IL FATTO

quandolamentesisveste

Inaspettata fanfara
rumoreggiante
su davanzale aperto
alle fauci del giorno.
Sancisce una volontà diversa
dal crisma motivato nell’attimo.
Consapevolezze e ironie
si scambiano inusuali ritmi
alla ricerca d’un talento
dolce/amaro stupefacente.
Disegnerà bocci di magnolia cangianti
nel retrovia del pensiero
divenuto crepitio d’umore
come disfatta d’un dolo…
@Silvia De Angelis 

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I laghi d’Endine, di Gaiano, d’Iseo, la valle del freddo e il sentiero Partigiano della Malgalunga. Flavia Sironi flasir59@yahoo.com

Date: 16 gennaio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Flavia Sironi 16 Gennaio 2023 Bergamo

Spesso, in compagnia delle mie tre care amiche o di Ezio detto lo zio dei cani e dei miei “quattrozampeeunacoda” adoro scendere dal mio colle e recarmi al lago di Endine.

Il lago d’Endine ha un periplo di sedici chilometri, 11 dei quali lungo una ciclabile fra una natura che in alcuni tratti sembra uscita da un paesaggio fiabesco.

Ci sono a tratti canneti dove trovano riparo gli abitanti della zona quali: superbi cigni, aironi, e tante altre specie di uccelli.

Il lago ha acque dai riflessi dai colori della giada e dello smeraldo.

Ha pochissimi affluenti che sono piccoli torrenti quali: il Fossadone, il Torrezzo e lo Spirola. L’emissario unico è il fiume Cherio a regime torrentizio, che a Palosco sfocia nel fiume Oglio che a sua volta sfocia nel fiume Po.

La maggior parte dell’acqua la trae da sorgenti sotterranee.

Durante gli inverni particolarmente freddi le acque gelano, alcuni temerari pattinano sopra il ghiaccio.

I Comuni bagnati dal lago sono quattro: Endine Gaiano che dà il nome al lago ed è il più grande. Monasterolo del castello dove c’è un castello databile nell’alto medioevo. Ranzanico e Spinone al lago. Il lago è totalmente circondato dalle Prealpi Orobiche e i quattro paesi vi ci sono in parte arroccati.

Poco distante, lungo la statale che porta al lago d’Iseo, ovvero il lago Sebino, c’è la meravigliosa valle del freddo, un’area protetta che per la conformazione della montagna di tipo carsico vede fuoriuscire da alcune bocche un’aria fredda che permette di avere una flora tipicamente alpina come le stelle alpine.

Nel periodo invernale le correnti fredde che percorrono la valle entrano nelle buche per poi riaffiorare in superficie permettendo così il fenomeno delle alitazioni di aria fredda, raffreddando le rocce sottostanti. Perfino in estate le temperature possono essere di poco superiori allo zero gradi. Dette temperature fredde sono solo a livello del sottobosco.

Il lago d’Endine è di origine glaciale, come del resto tutti i laghi alpini.

Fino a circa centodiecimila anni fa, nel periodo pleistocene l’umano era ancora un essere sconosciuto, il lago d’Endine e il piccolissimo lago di Gaiano erano un unico lago che occupava quasi tutta la val Cavallina dove sono situati i due laghi.

Poco distante c’è il più famoso lago Sebino detto anche lago d’Iseo, che appartiene in parte alla provincia di Bergamo e in parte alla provincia di Brescia.

Se si sale lungo il bellissimo sentiero Partigiano Caslini Trovesi sopra il Comune di Bianzano verso la Malgalunga, c’è un punto dove in una giornata tersa si possono ammirare tutti e tre i laghi. Se ci si lascia andare e si lascia spazio alla fantasia si può pensare che tutti e tre siano un unico grande e meraviglioso specchio d’acqua.

I geologi, recentemente, hanno scoperto nel sottosuolo bacini di acque termali.

Tutta la provincia di Bergamo è ricca di acque sia termali che non.

In val Cavallina ci sono le importantissime Terme di Trescore, Comune capoluogo della valle e quelle di Gaverina.

A Predore, sulla costa Bergamasca del lago d’Iseo, ci sono tuttora ruderi delle antiche terme romane.

Il sentiero Caslini Trovesi era il tragitto che percorrevano i Partigiani Andrea Caslini, nome di battaglia Rocco e Angelo Trovesi, nome di battaglia Pirata, dalle loro abitazioni site in Scanzo Rosciate fino al rifugio della cinquantatreesima brigata Garibaldi chiamato Malgalunga.

Ogni anno, il primo sabato di maggio, a ricordo delle imprese eroiche della cinquantatreesima brigata Garibaldi, si organizza una camminata che parte da Scanzorosciate e arriva alla Malgalunga per un totale di trentatré chilometri su un dislivello complessivo di 1500 metri circa.

Io e i miei “quattrozampeeunacoda” abbiamo la possibilità di scorrazzare lungo questi magnifici percorsi, circondati da una natura incantata che lascia spazio ad una fervida fantasia e garantisce una notevole qualità della vita.

Articolo di Flavia Sironi. Bergamo 16 gennaio 2023

Un’altra icona che ha segnato la storia del cinema: Gina Lollobrigida, la “bersagliera” muore a Roma e ci lascia un po’ più soli.Gabriella Paci

    La carriera artistica

Nata a Subiaco nel 1927, figlia di una famiglia borghese benestante, Luigia Lollobrigida, nota con il nome di Gina e il soprannome “la bersagliera”( da un ruolo avuto che l’ha consacrata alla celebrità),questa bellissima attrice era anche talentuosa,avendo vinto ben 7 David di Donatello ,2 nastri d’argento ,il titolo di grand’ufficiale della Repubblica itlaliana e cavaliere della Legion d’onore francese.

Da giovane,dopo un’infanzia agita quale figlia di un  noto produttore di mobili, conosce la quasi miseria in seguito ai bombardamenti alleati :il trasferimento a Roma della famiglia non fa migliorare la condizione economica e Gina deve arrangiarsi vendendo disegni e caricature o comparendo su qualche fotoromanzo  per contribuire al pagamento dei suoi studi all’Istituto delle Belle Arti in cui è iscritta.

Ma è una ragazza di carattere e spiccata bellezza e sa cogliere l’opportunità di un concorso di bellezza nel 1947 dove,anche se lascia il titolo a Lucia Bosè, arriva seconda e conquista giudici e pubblico.

Già aveva prestato il suo volto e il suo fisico perfetto pere fotoromanzi che gli avevano fatto avere piccoli ruoli a Cinecittà.

La sua fama arriva però prima dall’estero dove per decenni è,insieme ad Alida Valli, l’attrice italiana più amata dai registi americani,primo fra tutti Howard Hughes.Ma Gina vuole conquistare l’Italia e così lascia il regista che le aveva promesso un ricco contratto in esclusiva e torna a Roma.Qui abbraccia il cinema del neorealismo e lavora sotto il regista Pietro Germi e Carlo Lizzani,con i quali si definisce come attrice dalla forte carica passionale anche se con una recitazione da autodidatta.

Il primo successo personale è però fuori dai confini: il francese “Fanfan la Tulipe” con Gerard Philipe nel 1952. Recita per René Clair, Alessandro Blasetti, Mario Monicelli e Steno, Mario Soldati e finalmente diventa diva in patria con il trionfale “Pane amore e fantasia” di Luigi Comencini (1953) con il quale sarà poi l’indimenticabile fata Turchina delle sue Avventure di Pinocchio per la tv –

Il seguito della storia ,in coppia con Vittorio De Sica, dà inizio alla  sua presunta rivalità con Sophia Loren ( di 8 anni più giovane )  che la sostituisce nella parte da lei rifiutata per più di una volta.

Intanto per la Lollo (conosciuta ora così) si apre la porta del successo che la vede recitare a fianco di Burt Lancaster, Antony Queen;Frank Sinatra,Errol Flyn,Yul Brynner.Addirittura canta da soprano e doppia in francese.

Negli anni 70,stanca del cinema, a cui tornerà però vent’anni dopo,si dedica lal fotografia dove miete successi immortalando divi e politici ,tra cui Fidel Castro.

Non basta:sarà anche scultrice in giro con le sue mostre per il  mondo.

La vita privata.

Sposatasi nel 1949 con il medico sloveno Milko Skofic,avrà un figlio con lui ma si separerà nell1971.

Ha poi avuto amori o flirt con colleghi di lavoro ,tutti invaghiti di lei che solo a 90 anni ha confessato di essere stata stuprata giovanissima e di aver avuto la vita segnata da questo episodio doloroso.

Nel 2006 ha annunciato di voler sposare lo spagnolo Javier Rigau di 45 anni ( ben più giovane di lei,che ne aveva 79 ) ma poi il matrimonio fu negato da entrambi e comunque annullato dalla Sacra Rota.

 Ancora oggi c’è  battaglia in tribunale : figlio Andrea Milko Skofic accusa un collaboratore della madre, Andrea Piazzolla ,nato da una relazione con un produttore e attore sloveno,  di averla raggirata sottraendole buona parte della sua fortuna.

A settembre una brutta caduta e la rottura del femore, l’avevano costretta al ricovero per un intervento,giudicato perfettamente riuscito,tanto da farla candidare a Latina per la lista ‘Italia sovrana e popolare’.

Non era la prima volta: nel 1999 il suo nome compariva nella lista dei Democratici per le Europee.

Solo negli ultimi anni era stata oggetto di critiche e di dubbi sulla sua integrità mentale, proprio per questo amore con un uomo che poteva essergli quasi nipote ma ,per il resto ,è stata sempre una donna discreta e ritirata e portava regalmente i  suoi 95 anni

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VIVERE OGGI, di Silvia De Angelis

Una serie di persone sconosciute, in una metropoli che si muove compulsivamente, nelle giornate colme di impegni, di tutti i generi, ai quali attenersi con la migliore precisione.

I contatti, fra esseri umani, sono sempre più sporadici, nelle città super abitate e in cui il modo più veloce, per sentirsi, è quello dei messaggi sul telefonino.

Da quando si è diffuso l’uso del web, le persone si guardano negli occhi e si toccano meno, lasciando trapelare le loro sensazioni su strumenti altamente tecnologici, ormai, alla portata di tutti.

Forse sono una romantica, ma preferivo i tempi addietro, quando ci si parlava fra simili e attraverso un contatto, prettamente umano, ci si scambiavano punti di vista ed emozioni, a volte indimenticabili.

Inoltre, in quest’epoca, è tutto velocizzato, come se fossimo degli automi, alle prese con una continua corsa, per il raggiungimento di  una qualsiasi cosa della vita.

In strada si cammina con sospetto, molto guardinghi, per paura di essere scippati, o di essere avvicinati da qualcuno che abbia reconditi scopi, pericolosi per noi.

Decisamente non è un bel vivere, ancorati principalmente ad amicizie di vecchia data, che sappiano trasmetterci sicurezza o, in alternativa, avere conoscenze superficiali con cui argomentare in modo

generico, senza far trapelare la parte più genuina di noi.

Mi auguro che la situazione possa evolversi al meglio, ritornando a momenti di solidarietà, fra la gente, e fiducia gli uni negli altri, anche diminuendo episodi spiacevoli, e violenti, che talvolta ci dànno un senso

di grande ansia interiore.

@Silvia De Angelis

Sui Poetry Slam, le cover band, la poesia, la musica leggera…

Se un poeta di alto livello partecipa a un Poetry Slam può arrivare a prendere anche 100 euro di gettone di presenza (come scriveva la professoressa Gilda Policastro in una sua poesia, molto prima della crisi economica della pandemia). Un componente di una cover band o di una tribute band percepisce oggi dai 50 ai 100 euro come minimo, senza necessariamente essere di buon livello. Il fatto è che la cover band fa quantomeno 200 serate all’anno, mentre il poeta al massimo ne fa 10 di serate (se va di lusso).  A un componente di una cover band i gestori dei locali offrono sempre da bere e da mangiare, mentre invece ciò non è affatto scontato per il poeta. Inoltre il componente della cover band non è costretto a viaggiare, a fare centinaia di km; di solito suona nei locali vicini, della sua città e dei paesi limitrofi, al massimo qualche volta va fuori provincia ma rimane comunque nella sua regione di appartenenza. Il poeta è costretto spesso a fare centinaia di km, andare fuori regione, spendere per il viaggio, per le spese di pernottamento perché i festival di poesia o i Poetry Slam non sono così diffusi. Gli italiani preferiscono la musica alla poesia. Dirò di più: gli italiani preferiscono canzoni cantate non dai migliori interpreti e non dai migliori musicisti (non me ne vogliate, ma è il mercato a stabilire questo) ai migliori poeti e alle migliori poetesse italiane. Quindi correggo il tiro: gli italiani preferiscono di gran lunga la musica appena passabile alla poesia di buon livello. È sempre il mercato che stabilisce tutto. Andare a sentire dei musicisti e cantanti appena passabili, che fanno le canzoni di Ligabue o Vasco Rossi, è di gran lunga preferibile per tante persone a un Poetry Slam, a un reading,  a una presentazione di un libro di un poeta o di una poetessa importante, riconosciuti dalla critica.  Volete mettere farsi diverse birre o alcolici in un locale pieno di tanti giovani ad ascoltare le canzoni sentite centinaia di altre volte dei propri beniamini, cantate da degli onesti musicisti in buon parte dei casi ma nulla più? Che poi l’importante in serate come quelle è ritrovarsi insieme, condividere qualcosa con gli altri, avere uno stato alterato di coscienza, essere in buona compagnia, avere più probabilità di trovare l’anima gemella, magari con gli stessi gusti musicali. Tutte cose, anche giuste o sacrosante, che una serata musicale può garantire oggi in Italia e una serata poetica invece no. Ma perché confrontare una serata poetica di alto livello con quella di una cover band? Paragoniamo un grande reading poetico a un concerto di un grande cantautore o di una grande interprete. Di solito con poche decine di euro si può assistere al concerto di musica leggera, quella che è considerata oggi la migliore musica leggera, e si vede dal vivo il proprio mito musicale. Inoltre tutti i  cantanti fanno un tour, che tocca ogni regione o ogni città.  Basta solo saper aspettare qualche mese nel peggiore dei casi e il cantante o la cantante prima o poi fanno una data vicino casa del suo fan. Ma alla base di tutto c’è un rapporto diverso tra cantante e pubblico rispetto al rapporto tra poeta e pubblico. Il cantante è adorato. Anche i componenti delle cover band più scarsi hanno le loro fan e spesso non sono belli né bravi (ho conosciuto queste realtà di persona). Il poeta viene considerato uno qualsiasi. Il poeta non ha pubblico. Al massimo amici, parenti, aspiranti poeti pseudoamici. La bravura o presunta tale nel cantare o nel suonare è stimata molto di più che del talento poetico. È così. Non c’è nulla da fare. Alla base di tutto c’è il fatto che la musica leggera emoziona molto di più della poesia. Di conseguenza tra cantante e pubblico si crea un rapporto libidico che non si crea tra poeta e lettrici. La stessa stima o reputazione di cui gode un cantante un minimo decente è di gran lunga superiore a quella dei migliori poeti in circolazione, almeno qui in Italia. E non è solo una questione di soldi.  Ai cantanti e ai musicisti si vuole bene, mentre i poeti sono guardati  come persone strane, eccentriche, singolari,  un poco disturbate. Il poeta non gode di buona reputazione. Spesso scrivere poesie è considerato un tarlo. Di solito vecchi amici, diventate persone serie e rispettabili,  ti chiedono dopo anni che non ti vedono, molto ironicamente e con paternalismo: scrivi ancora poesie? Scrivere poesie non è considerata una cosa seria perché non porta soldi né successo. Non è considerata dagli intellettuali un’attività rispettabile. Detto tra noi, un italianista ti considera degno di nota solo se hai pubblicato con una grande casa editrice, almeno un libro. Non parliamo poi della mentalità comune. C’è sempre qualcosa che alla gente fa ridere di un poeta o di una poetessa, anche se famosi. Il 16% delle persone in Italia scrive poesie, ma pochi tra loro leggono libri di poesia contemporanea.  Invece un d.j, anche uno poco professionale,  è venerato dalle ragazze. Saper mixare delle canzoni (nemmeno scriverle o cantarle) è considerato molto di più che lo  scrivere poesie, anche con talento. I dischi, i CD vengono venduti, nonostante la crisi, i libri di poesia contemporanea invece no. Ma queste problematiche esistevano anche ai tempi antichi (carmina non dant panem) e ai tempi di Orwell, che scrisse “Fiorirà l’aspidistra”. Il poeta o la poetessa oggi fatica a riempire una libreria di 100 persone, che appartengono soprattutto alla sua rete amicale, per non parlare di tutti i parenti che vengono lì per fare numero.  Ci sono poeti che pubblicano con grandi case editrici e si devono raccomandare per far venire le persone alla presentazione del loro libro. Va un poco meglio se l’autore o autrice è insegnante e giocoforza invita gli studenti, obbligandoli a presenziare. Insomma scrivete pure poesie, ma non disturbate troppo gli altri con illusioni e vanagloria. Bisogna sempre farsi un esame di realtà.  

Lucia Triolo: la voce

“…la voce
smette di somigliare alle parole”
P.S.Dolci, Alfa Lyrae, I, da “I processi di ingrandimento delle immagini. Per un’antologia di poeti scomparsi”

——-

la voce 
mi tiene a bada per
impedirmi di mordermi
dura o sfilacciata che
sia

mutua la parola con il gioco
dei fili di voce?
non so:

ho scritto al Van Gohg di Artaud,
seduto in piazza
su una vecchia panchina
mi ha risposto
di cambiare matita,
questioni di grafia?
era in bilico sulla panca scassata
della società

ho raccontato Celan
uomo di terra e sogni
può capitargli di tutto
Inbegorg teme per lui ogni
corrente:
pare dimentichi ovunque
il fasciacollo

ho invitato un’ insonne Anne Sexton
allo studio di Freud
perché lo psicanalizzasse
sdraiata 
sul lettino 
ma appena l’ha vista
lui voleva altro da lei

una notizia:
leggere poesie ad alta voce
efficace rimedio
contro il mal di gola