Gestazione, di Yule is Cruz Lezcano

Gestazione

Non basta camminare, bisogna fermarsi a guardare un fiore, a sentire gorgogliare fra l’erba la luce, che materializza nella terra i filamenti di tessuto solare, a contemplare la cucitura di una foglia, a cogliere la memoria del seme partorito spontaneamente, e senza sforzo.
Non basta camminare, bisogna maturare l’idea delle forme, tornare come se fossimo in quel periodo di latenza dell’immagine; tornare a quel periodo quasi intrauterino, in cui la meraviglia ci sfugge di mano, e diventiamo privi di sguardo cosciente, per essere anima presente a tutto il corso della gestazione.

Gestazione, di Yule is Cruz Lezcano

Gestazione

Non basta camminare, bisogna fermarsi a guardare un fiore, a sentire gorgogliare fra l’erba la luce, che materializza nella terra i filamenti di tessuto solare, a contemplare la cucitura di una foglia, a cogliere la memoria del seme partorito spontaneamente, e senza sforzo.
Non basta camminare, bisogna maturare l’idea delle forme, tornare come se fossimo in quel periodo di latenza dell’immagine; tornare a quel periodo quasi intrauterino, in cui la meraviglia ci sfugge di mano, e diventiamo privi di sguardo cosciente, per essere anima presente a tutto il corso della gestazione.

Poeti: SPIAGGIA D’INVERNO, di Alfonso Gatto. Analisi di Elvio Bombonato

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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SPIAGGIA D’INVERNO

E’ l’inverno del mare, la viola

bluastra della spiaggia

s’allarga dai suoi petali, ne raggia

finitamente sola.

E di sparti tenaci, di spineti,

di ceneri annerite

odora il ranno della schiuma morta.

La parola dell’uomo è nei divieti

promessi per l’estate,

pali, confini, l’arco di una porta,

l’insegna d’Afrodite.

Ora il silenzio sgombra le facciate

delle nebbie piovose, sale al cielo

lumescente il fastigio dell’agrore

disabitato, la pietà del gelo

per l’inverno del mare e dell’amore.

ALFONSO GATTO

Strofa unica di 16 versi, 11 endecasillabi e 5 settenari, perfetti. Il titolo è un indicatore semantico perché annuncia la descrizione del paesaggio.

Questa poesia, compresa nella raccolta “Rime di viaggio per la terra dipinta”, fu composta nel 1968/69, probabilmente durante il suo soggiorno a Venezia. “Nata dall’occasione del dipingere e dalla gioia dell’essere io, agli occhi del vedere, la distanza che ne dà voce, queste poesie, trasparenti al segno e al colore, riguardano un anno della mia vita in cui viaggiai per la terra dipinta” annotazione del poeta in calce a questa raccolta.

Parafrasi. ‘bluastra’: con sfumature blu; ‘raggia’: splende; ‘finitamente’: in modo concluso, compiuto; ‘sparti’: piante erbacee, usate per produrre cordami; ‘spineti’: cespugli spinosi; ‘ranno’: miscuglio di cenere e di acqua, usato per lavare i panni; ‘l’insegna d’Afrodite’: cartello della dea greca dell’amore; ‘lumescente’: luminoso; ‘fastigio’: sommità del tetto; ‘agrore’: sapore aspro, ‘la pietà del gelo’: personificato.

Gatto descrive il paesaggio marino di Salerno; è un poeta pittore, le sue poesie, infatti, sono fatte di immagini visive, colorate, allegre, piene di luce e di gioia di vivere.

Poeti: Quel che sentiamo, FERNANDO PESSOA, tr. Antonio Tabucchi. Analisi di Elvio Bombonato

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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Quel che sentiamo,

non quello che è sentito,

è quel che abbiamo.

Certo, l’inverno stringe.

Come destino accogliamolo.

Ci sia inverno sulla terra,

non nella mente,

e, amore ad amore, o libro a libro,

amiamo il nostro fuoco breve.

FERNANDO PESSOA, tr. Antonio Tabucchi

Pubblicata con l’eteronimo Ricardo Reis, Odi.

Il tema della poesia è la sensazione trasformata in riflessione intellettiva. Il freddo dell’inverno riguardi la terra, ma non la nostra mente.

Antonella Viola: Il 31 dicembre per me è sempre stato un giorno speciale

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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Il 31 dicembre per me è sempre stato un giorno speciale.

Prima di tutto è il compleanno di mia madre (80 quest’anno; auguri mamma🥂💫) e quindi sin da piccola a casa c’era doppia festa, con nonni, zii e cugini. Ma anche dopo, da adulta, ho sempre vissuto in modo complesso questa giornata. È il momento di tirare le somme, di guardarsi indietro per capire dove si è adesso e come ci si è arrivati. Molti fanno i propositi per il nuovo anno: io preferisco guardare negli occhi l’anno trascorso, gli errori commessi, i momenti difficili ma anche le scelte giuste e coraggiose, i momenti di felicità.

Per il mondo, il 2022 è stato un anno orribile. Per me, l’anno orribile era stato il 2021 e quindi ho vissuto tutte le difficoltà personali del 2022 con una serenità ritrovata. Perché nell’anno che sta per chiudersi mi sono ricentrata, riscoperta e ritrovata. E, in questo stato di grazia interiore, ho potuto affrontare con il sorriso i 7 lunghissimi mesi sotto scorta, gli immancabili piccoli problemi a casa o al lavoro, e persino le grandi delusioni (che non sono mancate).

È stato, personalmente e professionalmente, un anno importante e felice. E, guardando indietro, so che lo è stato grazie ad alcune scelte giuste; giuste per me, ovviamente, perché mi hanno permesso di restare autentica, coerente, focalizzata sui miei obiettivi e centrata sui miei amori: scienza e famiglia. Al mondo auguro un 2023 completamente diverso, migliore del 2022. A me, auguro che questa sensazione di felicità che mi ha accompagnato per molti mesi del 2022, non mi abbandoni. E mi auguro un anno di scelte belle e coraggiose. Grazie a tutti voi che avete fatto parte del mio 2022, leggendo i miei libri, ascoltandomi alla radio o mandandomi messaggi, libri, fiori.. Grazie di 💖 e tanti auguri

Cultura. Matteo Bussola: La giovinezza, per me, è stata spesso far male al mio corpo in tutte le maniere possibili

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Alessandria, pubblicato da: Pier Carlo Lava – Social Media Manager

Matteo Bussola: A volte rifletto sul fatto che la giovinezza, per me, è stata spesso far male al mio corpo in tutte le maniere possibili

A volte rifletto sul fatto che la giovinezza, per me, è stata spesso far male al mio corpo in tutte le maniere possibili.

L’ho alcolizzato, l’ho drogato (poco, per fortuna, l’articolo non mi è mai interessato più di tanto), l’ho tenuto innumerevoli notti in piedi senza dormire, l’ho usato per combattere e fare l’amore fino allo sfinimento, anche quando di amore non ve n’era più traccia, gli ho dato da mangiare male, l’ho forzato in fasi di sport disperatissimo alternate a, d’un tratto, l’immobilismo più completo, l’ho nutrito con letture sghembe, sparse, intermittenti, senza obiettivo, piegato su divani improbabili che (allora non potevo saperlo) avrebbero lasciato tracce permanenti sulla mia schiena, con molta tivù dimenticabile, l’ho fratturato, tagliato, gli ho fatto esplodere un polmone, l’ho messo a repentaglio in discesa a tutta in Vespa, in folle e senza miscela, giù dalla strada di Montecchio, l’ho schiantato contro i muri, l’ho ferito dentro con tutte le delusioni amorose e le perdite che mi sono meritato – a parte forse un paio che, ovviamente, sono quelle che non si sono ancora rimarginate, e forse mai.

Quando ne parliamo, con qualche amico con il quale si son condivisi quegli anni, ci definiamo spesso dei sopravvissuti, e io penso a ragione.

Ogni generazione ha la sua, di sopravvivenza. I nostri nonni e nonne sono sopravvissuti alla guerra, i nostri genitori agli anni Settanta, al furore della battaglie politiche, al naufragare dell’idea di un mondo nuovo, possibile (forse l’unica vera occasione che ci sia mai stata, sgretolatasi poi sotto i colpi dei personalismi e dell’umano desiderio di mettersi in salvo). Nessuna sopravvivenza è più nobile di altre, ciascuno porta a casa la pelle come può, da dove si trova e dalle battaglie che gli toccano. Anche quando quella battaglia sei tu.

I nostri figli e figlie, oggi, si trovano a dover sopravvivere soprattutto a questa ferita perenne che è diventata la scuola: il primo settore di cui ci si sarebbe dovuti occupare, in una pandemia, con decisioni chiare, coerenti, strutturali, dolorose perfino (ma necessarie), e invece siamo ancora qua. Un positivo no, due sì, la Dad dipende, slittiamo il rientro, poi no, poi dipenderà dai contagi, tutto il repertorio. In mezzo: loro. Che hanno passato la maggior parte del tempo, negli ultimi due anni, confinati nelle loro camerette, a studiare lì, relazionarsi lì, a far lezione lì, a provare a capirsi e a capirci da lì, cercando di sentirsi all’altezza, quasi vergognandosi per i loro problemi che sembravano venire, sempre, dopo tutto il resto. Ci sono voluti trentacinque giorni di pandemia prima che qualcuno – dopo “sanità”, “economia”, “lavoro”,  “coesione sociale”, “diritti”, “lockdown” – osasse pronunciare le parole: “bambini”, “adolescenti”, “studenti”.

La sola cosa che mi auguro è che riescano a sopravvivere a tutto questo e che possa, tutto questo, diventare una specie di enorme rimosso generazionale, ma condiviso, qualcosa che paradossalmente li unisca: ti ricordi quando c’era la pandemia? Ti ricordi la didattica a distanza, le mascherine, i baci dati di nascosto, i direct su Insta alle tre di mattina, le foto delle lacrime sotto le coperte? Spero non si ricordino mai, invece, i ricoveri adolescenziali in psichiatria, mai alti come in questo periodo, spero possano dimenticare (senza però perdonarla) la viltà di una parte di classe politica che troppo spesso ha solleticato le pance, cavalcato le paure, rimbalzato fake news, rimanendo troppo a lungo in una pericolosa ambiguità, spero scorderanno le evidenti soluzioni di fortuna di fronte a uno scenario in continuo cambiamento, e lo spaesamento di quegli adulti che dovevano rappresentare un punto fermo, per garantire a giovani e adolescenti il diritto a sentirsi persi, in cerca, in crescita, e invece quelli persi sono stati proprio “i grandi”, siamo stati noi.  Noi che poi facciamo la morale, noi che pretendiamo di educare, noi che quando ci troviamo in ambasce abbiamo perfino il coraggio di definirli “svogliati”, “bamboccioni”, o dir loro “eh ma io, alla tua età.”. Noi che da sopravvissuti li stiamo facendo diventare dei sopravviventi.

Noi che avremmo voluto essere padri migliori, madri migliori, noi che nonostante tutto cerchiamo di fare il meglio che possiamo, consapevoli che non sarà comunque abbastanza per tenerli al sicuro, consapevoli che non sapremo mai perdonarci per questo.

Essere genitori non è forse mai stato difficile come ora, ma essere figli e figlie adolescenti – oggi soprattutto – lo è incomparabilmente di più.

Mi piacerebbe che ce lo ripetessimo ogni giorno, e soprattutto che se lo ricordasse chi di dovere. 

Mi piacerebbe che, almeno questo, non lo dimenticassimo mai.

Capodanno in poesia: Borges, di Imma Paradiso

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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Per info: alessandriatoday@yahoo.com

Capodanno in poesia: Borges

Dal 31 dicembre al 1 gennaio non passa solamente un giorno, ma è un anno intero che va via e uno nuovo che comincia. Si tratta di una convenzione, è vero, ma è quasi un rito di passaggio e come ogni rito del genere le influenze sull’animo umano non sono quantificabili.

Fine d’anno di Jorge Luis Borges (1899-1986) si sofferma a riflettere sul vero significato del cambio di data. La poesia è tratta dalla raccolta Fervore di Buenos Aires del 1923 ed è per questo il riferimento ai numeri due e tre che troviamo all’inizio. Sul tema della temporalità Borges ha scritto pagine memorabili, di sapore filosofico e poetico.

Nel componimento “Fine d’anno” il tempo si personifica, è la successione degli anni di ciascuno, l’esistenza stessa di ognuno: “Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; La conclusione è sorprendente e sapiente. La vera causa dell’attesa, l’autentico sconcerto dinanzi alla scansione temporale non derivano tanto dal nuovo che verrà e non conosciamo ancora, ma da quello che ri-mane in noi e di noi ri-conosciamo. Nonostante i mille azzardi del caso, gli infiniti giochi del destino, malgrado il fluire che tutto trascina e il nostro stesso inesorabile divenire… quel che meraviglia è che qualcosa di noi perduri “immobile” nel mutare. Se tutto passa, irreparabile – come quei dodici rintocchi che attendiamo – il mistero non consiste nel passare e nello scomparire, ma nel rimanere e nel non finire.

Fine d’anno

Né la minuzia simbolica

di sostituire un tre con un due

né quella metafora inutile

che convoca un attimo che muore e un altro che sorge

né il compimento di un processo astronomico

sconcertano e scavano

l’altopiano di questa notte

e ci obbligano ad attendere

i dodici e irreparabili rintocchi.

La causa vera

è il sospetto generale e confuso

dell’enigma del Tempo;

è lo stupore davanti al miracolo

che malgrado gli infiniti azzardi,

che malgrado siamo

le gocce del fiume di Eraclito,

perduri qualcosa in noi:

immobile.

* Tutto passa, giorni, mesi, anni, il Tempo inarrestabile e si porta via tante cose e un po’ di noi eppure come scrive Borges, rimane sempre qualcosa in noi di immutabile. Certe emozioni, certi sentimenti che restano lì radicati, forti, immobili, anno per anno.

“Alcune memorie di Papa Benedetto XVI” di Curzi James

“Alcune memorie di Papa Benedetto XVI” di Curzi James

Ciao Benedetto XVI, ultimo baluardo contro il capitalismo selvaggio, “anarchico”, e la dittatura del progresso.
Io non mi sento cristiano, ma non posso neanche definirmi ateo, anche se dai teologi del cristianesimo vengo considerato tale. Sono quindi molto distante da Ratzinger, nonostante ciò mi trovo più vicino alle sue posizioni che a quelle di Papa Francesco. Il “Papa buono”…si, buono a dar l’assenso spirituale alle politiche neoliberiste e al relativismo morale dalle quali originano.
Non è facile per i più distinguere la linea sottile che demarca l’apertura, il rispetto, la tolleranza verso il prossimo e il suo sistema personale di valori, dall’anarchia morale. Anarchia dalla quale origina la retorica del più forte, e a cui è immanente una nuova morale altrettanto dogmatica di quella dalla quale “afferma” di emancipare.
Ratzinger, a modo suo, quantomeno ha tentato di arginarne il fenomeno.
Ovviamente anche Bergoglio parla di amore, moralità, pace, integrazione, ecc.ecc., ma il tutto è contestualizzato in un milieu quasi integralmente astrattizzato, tale da risultare utopico e paradossalmente vicino all’élite finanziaria. E in quanto utopico, irrealizzabile, o peggio ancora, dannoso se venisse provato realmente ad essere applicato. Un po’ come quasi tutte le idee basate su principi giusti, che in seguito all’isolamento dal loro reale campo di azione, e al dilatamento senza alcun tipo di confine, conducono all’estremo opposto.

Lascio la “parola” ad alcune dichiarazioni rilasciate da Benedetto XVI negli anni, parole che ritengo esemplificative delle differenze sostanziali – e al contrario mostrano l’affinità con quelle di Giovanni Paolo II – rispetto a quelle espresse da Papa Francesco:

<<…dittatura del relativismo, che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie>>.

[Fonte Wikipedia]

<< Sia la fede che la speranza, nell’epoca moderna hanno subito come uno spostamento perchè sono state relegate sul piano privato e ultraterreno, mentre nella vita concreta e pubblica si è affermata la fiducia nel progresso scientifico ed economico. Conosciamo tutti che questo progresso è ambiguo: apre possibilità di bene, insieme a prospettive negative. Gli sviluppi tecnici ed il miglioramento delle strutture sociali sono importanti e certamente necessari, ma non bastano a garantire il benessere morale della società».
«L’uomo ha bisogno di essere liberato dalle oppressioni materiali, ma deve essere salvato, e più profondamente, dai mali che affliggono lo spirito».
<<Tante forme di povertà nascono dall’isolamento, dal non essere amati, dal rifiuto di Dio e da una originaria tragica chiusura dell’uomo che pensa di poter bastare a se stesso, oppure di essere solo un fatto insignificante e passeggero; in questo nostro mondo che è alienato, quando ci si affida a progetti solo umani, solo Cristo può essere la nostra certa speranza>>.

[Fonte: quotidiano La Stampa.it – 27 settembre 2009]

<<Certo, ogni Stato ha il diritto di regolare i flussi migratori e di attuare politiche dettate dalle esigenze generali del bene comune, ma sempre assicurando il rispetto della dignità di ogni persona umana. Il diritto della persona ad emigrare – come ricorda la Costituzione conciliare Gaudium et spes al n. 65 – è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con facoltà per ciascuno di stabilirsi dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle sue capacità e aspirazioni e dei suoi progetti>>.
<<Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra>>.
<<Diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione>>.
<<A tale proposito, non possiamo dimenticare la questione dell’immigrazione irregolare, tema tanto più scottante nei casi in cui essa si configura come traffico e sfruttamento di persone, con maggior rischio per donne e bambini>>.
<< Tali misfatti vanno decisamente condannati e puniti, mentre una gestione regolata dei flussi migratori, che non si riduca alla chiusura ermetica delle frontiere, all’inasprimento delle sanzioni contro gli irregolari e all’adozione di misure che dovrebbero scoraggiare nuovi ingressi, potrebbe almeno limitare per molti migranti i pericoli di cadere vittime dei citati traffici>>.

Egli auspicava:

<<Interventi organici e multilaterali per lo sviluppo dei Paesi di partenza>>.

[Fonte delle dichiarazioni: Il Giornale.it – 22 agosto 2017]

▪︎ Curzi James

Riflessioni semplici sull’anno appena passato…

Brindiamo al nuovo anno 2023

Abbiamo vissuto insieme 365 giorni del 2022 e voglio esprimere la mia gratitudine immensa alla mia famiglia, figli, nuore e nipotini, a qualche amico e amica in particolare per la loro presenza quotidiana che è la vera essenza del vivere insieme, essere e ricevere il dono della “Presenza” si è privilegiati.
A tutte le altre persone con le quali ho intessuto un’amicizia davvero speciale non importa se vicine o lontane ma intrise da rispetto reciproco, sincerità, benevolenza, accoglienza, condivisione di momenti particolari, sensazioni, emozioni e tutto ciò che fa parte del vivere quotidiano nella sua quotidianità e straordinarietà alla quale siamo chiamati per sperimentare, apprendere e farne tesoro per migliorare.

Come potrei non esprimere la mia gratitudine alle “ottime persone” che lungo il percorso di questo anno si sono aggiunte, anzi mi hanno accolta nella loro per affrontare nuove sfide e nuovi sentieri tracciati per risolvere  nel modo migliore le difficoltà per superare quegli ostacoli di pietre poste lungo il cammino e che non mi hanno abbandonato neanche un minuto… Questa è la vita!!! Fa parte delle asperità che ciascuno di noi può incontrare sotto al cielo non sempre limpido ma quel raggio di sole trafigge e oltrepassa le nuvole dei giorni più bui per scaldare il cuore e con la fede in Dio e fiducia nelle “persone” anche il percorso sulla strada in salita diviene più accettabile.

Da quando ero bambina ho sempre immaginato il primo gennaio come il posizionarmi sull’inizio di una strada ampia e dritta sulla quale andare… qualsiasi cosa accada, andare…comunque andare sempre avanti, con coraggio e gratitudine, senza voltarsi indietro…
Oggi, primo giorno del nuovo anno 2023…pronti, partenza e…inizio del nuovo cammino….

Auguri a tutti, tutti, tutti, vicini e lontani.

Elisa Mascia
1-1-2023

👇👇👇
http://nonsolopoesiarte.art.blog/2023/01/01/primo-giorno-dellanno-2023/

http://alessandria.today/2023/01/01/primo-giorno-dellanno-nuovo-2023/

Immagine Google ispirativa
Ph by Elisa Mascia : Percorso…

La musica è Respiro dell’anima

Dall’Argentina il maestro Alejandro Iglesias Rossi al Festival 2023 Panorama Internazionale della Letteratura

La musica è respiro dell’anima e del corpo che si espande melodiosa nell’Universo, complimenti al maestro Alejandro Iglesias Rossi e a tutti i musicisti.
Auguri di buon anno 2023
Elisa Mascia 1-1-2023

Un inizio fantastico per il nostro grandioso festival! Complimenti per questo magnifico lavoro sul tema PRANA, il Respiro!!

Writers Capital Foundation è qui per collegare le culture e unire le nazioni per una migliore umanità. Gratitudine a tutti coloro che condividono la stessa visione!

Mentre il mondo celebra Panorama International Literature Festival 2023, si apre il sipario sul tema Prana: The Breath di un’orchestra guidata da Alejandro Iglesias Rossi, Direttore dell’Orchestra of Native Instruments and New Technologies, Argentina.

Alejandro Iglesias Rossi è un compositore, regista, ricercatore ed educatore argentino. Ha ricevuto due distintivi riconoscimenti musicali dall’UNESCO: il “Primo Premio della Tribuna Internazionale dei Compositori” (Parigi, 1985) per la sua opera Riti Ancestrali di una Cultura Dimenticata, e il “Primo Premio della Tribuna Internazionale per la Musica Elettroacustica” ( Amsterdam, 1996) per la sua opera Angelus.

Ringraziamo Alejandro Iglesias Rossi per questo affascinante lavoro!

Team Panorama Festival Internazionale della Letteratura 2023
http://www.panoramafestival.org
info@panoramafestival.com

umanità #letteratura #arti #wcif #pilf #pilf2023 #GlobalPeaceAndHarmony #OneWorld

Music is breath of soul and body that expands melodiously in the universe, congratulations to the master Alejandro Iglesias Rossi and to all the musicians. Happy New Year 2023

La música es aliento de alma y cuerpo que se expande melodiosamente en el universo, felicitaciones al maestro Alejandro Iglesias Rossi y a todos los músicos. Feliz Año Nuevo 2023
Elisa Mascia 1-1-2023

An awesome beginning for our grandiose festival! Congratulations on this magnificent work on the theme PRANA, the Breath!!

Writers Capital Foundation is here to bridge  cultures and to unite nations for a better humanity. Thankful to all those who share the same vision!

Preeth Nambiar
Johanna Devadayavu
Joan Josep Barcelo
Filippo Papa
Elisa Mascia
Kari Krenn
Raul Bolaños Romero
Steven Roy
Dimitrios Karousis
Vicky Papageorgopoulou
Dimitris Goris
Tsianika Biky Βίκυ ΤΣΙΑΝΙΚΑ
Saia Tsaousidou
Kannavos Dimitris
Vasilis Pasipoularidis
Tsismalidou Georgina
Marco Antonio Rodriguez Sequeiros
Alejandra Veruschka
Rodolfo.Abrego
Smaragdi Mitropoulou


As the world celebrates Panorama International Literature Festival 2023, here is the curtain-raiser on the theme Prana: The Breath by an orchestra led by Alejandro Iglesias Rossi, Director of the Orchestra of Native Instruments and New Technologies, Argentina.

Alejandro Iglesias Rossi is an Argentine composer, director, researcher and educator. He has received two emblematic musical distinctions from UNESCO: the “First Prize of the International Tribune of Composers ” (Paris, 1985) for his work Ancestral Rites of a Forgotten Culture, and the “First Prize of the International Tribune for Electroacoustic Music ” ( Amsterdam, 1996) for his work Angelus.

We thank Alejandro Iglesias Rossi for this mesmerizing piece of work!

Team Panorama International Literature Festival 2023
http://www.panoramafestival.org
info@panoramafestival.com

humanity #literature #arts #wcif #pilf #pilf2023 #GlobalPeaceAndHarmony #OneWorld

Please watch the curtain raiser here:
https://www.facebook.com/WritersCapitalFoundation/videos/883052679417572

👇👇👇
http://alessandria.today/2023/01/01/la-musica-e-respiro/

http://nonsolopoesiarte.art.blog/2023/01/01/la-musica-e-respiro-dellanima/

Foto screen shot estrapolato dal video

La bellezza, la filosofia e il Möbius strip

La bellezza, la filosofia e il Möbius strip

Iris e Periplo Blog

Il nuovo libro di Giacinto Plescia

Di fronte alle manifestazioni della forza della natura e delle umane tragedie sorge il senso della paura e dell’angoscia ma anche della bellezza e del sublime.
La bellezza presuppone forma, misura, proporzione, simmetria, il sublime richiama grandezze incommensurabili che generano sgomento e terrore.
La bellezza e il sublime sono due poli in un continuo: un polo è la bellezza associata a un principio di organizzazione, l’altro rappresenta una disorganizzazione, una distopia e scaturisce dalla scoperta dell’abisso costitutivo dell’esistenza.
È la differenza tra due spazi topologici che s’incontrano come in un nastro di Möbius: un fiore, un poema, un dipinto, o un brano musicale, che possieda bellezza del primo genere può essere vista anche come bellezza del secondo genere.
Si ha la compresenza di due sensibilità in una: la physis, bistabile, si biforca e abita lo spazio möbiusiano: un meta-paradigma aldilà della metafisica-ermeneutica-epistemica.

Giacinto Plescia si laurea in Architettura al Politecnico di Torino, consegue n.2 Attestati di perfezionamento in “Scienza e Filosofia, Temi di Epistemologia Generale ed Applicata” e n.1 in “Estetica ed Ermeneutica delle Forme Simboliche” all’Università di Firenze.                 

Partecipa a Concorsi universitari di Docenza, Convegni internazionali e nazionali di Fisica, Modelli Matematici e Urbanistica.
All’attivo ha molte pubblicazioni di Filosofia, Urbanistica, Modelli Matematici e Topologia. Ha presentato dei brevetti sul Fullerene ad Università ed agenzie.

Il libro La bellezza, la filosofia e il Mobius strip è stato pubblicato su Youcanprint, per la categoria Scienze Accademiche.
È disponibile in versione digitale e cartacea con copertina flessibile, 118 pagine.

Link dell’autore:

Sito web: https://www.giacintoplescia.it/
Blog: https://giacintoplescia.blogspot.com/
Blog di Scienze e Humanities: https://frame-frames.blogspot.com/

Link per l’acquisto:

Amazon: https://amzn.to/3TDC5po
Youcanprint:https://www.youcanprint.it/la-bellezza-la-filosofia-e-il-mobius-strip/b/3fd98d02-7ec2-5fc6-9a93-26f67b9cdcb6
https://iriseperiplo.art.blog/2022/10/25/la-bellezza-la-filosofia-e-il-mobius-strip/

Tutto ha un’inizio

Di Frida la loka

Quando ho iniziato a scrivere, non sapevo da dove iniziare, ancora oggi sono confusa, nel cosa…

Volevo scrivere e basta, avevo bisogno di trasmettere, di condividere,  ma no, come nei social, a mio parere molto più, se mi passate la parola, superficiali.  Scrivevo e non riuscivo ad arrivare alle persone, mi sentivo no capita, ho addirittura, giudicata.

Qui, ho trovato un posto molto accogliente,  come per tanti che abbiamo fatto un salto nel vuoto, lasciando ognuno la loro terra.

Non ho mai aspettato niente di nessuno,  né i likes, né parole belle nei miei confronti.  Sorpresa mia, non sono da sola, non mi sento sola, anche sé nel quotidiano lo sia e affrontare,  malattia, famiglia e quello che arriva improvvisamente,  e non aspetti.

Volevo solo ringraziare ogni singola persona che mi ha letto, ha lasciato qualche parola o messo un mi piace.

Non avete idea del peso psicologico che possiede,  in positivo!!! Anche sé,  quest’anno è stato davvero duro per me.

RINGRAZIO A TUTTI VOI!

Avete alleggerito ogni singolo giorno di quest’anno,  mi auguro di cuore che proseguirà…

BUON 2023
A TUTTI VOI
Grazie

Vostra

1 gennaio, 2023

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

A ROMA MIA, di Silvia De Angelis

Nun me pari più ‘a stessa Roma mia

trasannata drento quei vicoli

cormi de monnezza.

Te sei ‘ngrannita troppo

e li governatori nun te stanno più appresso

dediti solo a magnà pe li fattacci loro.

In passato eri “caput mundi”

pe’ l’indicibbile bellezza che ci avevi

mo pari ‘na vecchia zoccola ‘mbruttita

ch’elemosina quarche vecchia lira

pe’ potesse magnà ‘n tozzo de’ pane ‘ndurito.

Aritorna godibbile, Roma mia,

che a vedette così

me piagne proprio er core!

@Silvia De Angelis2019

A ROMA MIA (traduzione)

Non mi sembri più la stessa Roma mia

trasandata in quei vicoli

colmi d’immondizia.

Ti sei ingrandita troppo

e i governatori non ti seguono più

dediti solo a sfruttare la situazione a loro favore.

In passato eri “caput mundi”

Per l’indicibile bellezza che emanavi

ora sembri una vecchia prostituta

che elemosina qualche vecchia lira

per poter mangiare qualche pezzo di pane indurito.

Torna godibile, Roma mia,

che a vederti così,

mi si stringe proprio il cuore!