Point of view

“È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.”

John Keating (Robin Williams in “L’attimo fuggente”)

ASCOLTA (Video): https://youtu.be/SrMK8d9H_GM

“16 minutes of Mr. President”. 

L’altra notte, sono toccati a (quasi) tutti in una pantomima di foggia americaneggiante e improbabile con inquadrature non-conventional e imbarazzanti ammiccamenti anni 80.

Lo spettacolo a reti unificate sarebbe stato troppo (per me ovviamente) e così ho atteso di vederlo un po’ alla volta e di leggere il (e “del”) suo discorso con calma. Era scritto e sottolineato, quasi fosse un merito, che il Presidente ha parlato per 16 minuti, roba da standing ovation.

Me ne sarebbero bastati anche la metà, o forse meno, per convincermi della distanza incolmabile tra valori e parole contenuta in ognuno di quei minuti.

Noi parliamo, paghiamo e spendiamo in nome del Dio giusto, del mondo giusto, della ricchezza diffusa, del merito e del valore della prosperità e serviamo la finanza magnanima e solidale che libera gli uomini.

In sintesi (ma non troppo, visti i sedici-minuti-sedici) il presidente recidivo stabilisce priorità e declina responsabilità: le tasse sono cosa buona e giusta, distinguono i patrioti e sostengono la nazione che avanza e progredisce senza sosta, una Presidente del Consiglio donna è la testimonianza della maturità italiana e nel mezzo c’è posto per ogni sorta di luogo comune, dall’appello ai giovani perché non guidino ubriachi all’occasione irripetibile del PNRR che ci farà (di nuovo) ricchi, senza trascurare una sanità più giusta e un paese più equo da Nord a Sud. Se non l’avessi letto al mattino, avrei pensato di essere ubriaco io, altro che i giovani.

Conclude, Mattarella, con le energie rinnovabili e, naturalmente, ci spiega che la guerra alla Russia è necessaria, altrimenti assisteremmo ogni sei mesi a un’invasione del mondo civilizzato da parte dei trogloditi che stanno fuori dai confini sacri dell’Occidente collettivo.

Su questi principi altissimi e granitici il Paese deve dimostrarsi compatto anche se non lo è in realtà e a questo serve il racconto monocorde dell’informazione italica, prima e dopo.

Il direttore de “La Stampa” Giannini fa il portavoce del verbo unico e meritorio nel suo editoriale di capodanno e conferma, convinto, che il 2023 dovrà essere come il 2022. Obbedire e combattere (la seconda, più o meno) con la Grande Alleanza (atlantica), con la parte più evoluta del mondo e la sua finanza creatrice. Il titolo (“Le democrazie resilienti e l’anno zero delle autocrazie”) la dice lunga e ci promette che metteremo a morte gli infedeli figli di Madre Russia.

Sullo stesso giornale, però, Massimo Cacciari assume il sembiante della sua nemesi e dimostra che qualcuno ha ancora un pensiero libero anche qui da noi, nonostante Mr. President. Credo che Giannini non lo abbia letto prima di pubblicarlo, doveva essere intento a smaltire l’ebbrezza dei festeggiamenti e le conseguenze dei sedici-minuti-del-presidente.

Mattarella e Cacciari sono l’uno l’antitesi dell’altro.

Il primo dispensa ovvietà e cinismo in parti uguali, condite con un bel po’ di faccia tosta e indifferenza per il mondo reale, mentre il secondo ritrova la linea del valore della Pace inciso nella Costituzione e invita a lavorare per risolvere la crisi (e le crisi in generale) con metodo diplomatico, con pazienza e con intelligenza.

Ovvietà sovversive ai tempi d’oggi.

Critica il giudizio preconcetto e la condanna senza appello, Cacciari, proprio mentre il Presidente si fa portavoce della sentenza emessa in contumacia da altri più in alto di lui e si presta convinto al servizio della missione internazionale compiuta a colpi di spada.

E gli altri?

Che dice il resto del mondo, quello di cui nessuno ci dice niente o quasi?

I discorsi di Vladimir Putin e Xi Jinping – quelli cattivi –  durano decisamente meno e sono fatti senza la regia da televendita voluta dagli spin doctors di Mattarella, tutto molto più tradizionale e classico.

Vi risparmio le conclusioni a cui sono giunto, ma mi piacerebbe che faceste lo stesso e li guardaste (o li leggeste) anche voi, per capire cosa dicono i “nostri” nemici, quelli contro cui conduciamo la nostra nobile e virtuosa crociata per la liberazione dell’Ucraina e la nostra guerra economica e culturale per l’affermazione del modello neo-liberista, globalista e suprematista del nostro magnifico e florido occidente a guida USA.

Vladimir Putin – 31.12.2022

“Abbiamo sempre saputo che il futuro sovrano, indipendente e sicuro della Russia dipende solo da noi, dalla nostra forza e determinazione, e oggi ne siamo convinti ancora una volta.

Amici,

La Russia vive sotto sanzioni sin dagli eventi in Crimea nel 2014, ma quest’anno è stata scatenata contro di noi una guerra di sanzioni in piena regola. Coloro che l’hanno avviata si aspettavano che la nostra industria, le finanze e i trasporti crollassero e non si riprendessero mai.

Ciò non è accaduto, perché insieme abbiamo creato un affidabile margine di sicurezza. Abbiamo adottato misure per rafforzare la nostra sovranità in un campo di vitale importanza, l’economia. La nostra lotta per il nostro Paese, per i nostri interessi e per il nostro futuro serve indubbiamente da esempio ispiratore per altri Stati nella loro ricerca di un giusto ordine mondiale multipolare.

(…)

Considero molto importante che nell’anno in uscita qualità come la misericordia, la solidarietà e l’empatia proattiva siano diventate particolarmente importanti in Russia. Sempre più russi sentono il bisogno di aiutare gli altri. Si radunano insieme e prendono l’iniziativa senza istruzioni formali.

Voglio ringraziarvi per essere così premurosi, responsabili e gentili, per il vostro coinvolgimento attivo nella causa comune indipendentemente dall’età o dal reddito. Organizzate magazzini e trasporti per consegnare i pacchi ai nostri combattenti nella zona di combattimento, ai residenti delle città e dei paesi colpiti e aiutate a organizzare le vacanze per i bambini delle nuove entità costituenti della Federazione.

(…)

Amici miei, state fornendo un grande supporto alle famiglie dei combattenti che sono morti, che hanno dato la vita per difendere la vita degli altri.

So quanto sia difficile per le loro mogli, i loro figli e figlie, e per i loro genitori, che hanno cresciuto veri eroi; capisco come si sentono adesso, a Capodanno. Faremo ogni sforzo per aiutare le famiglie dei nostri compagni caduti a crescere i propri figli, dare loro una buona istruzione e ottenere una professione.

Con tutto il cuore, condivido il vostro dolore e vi chiedo di accettare le mie sincere parole di sostegno.”

Xi Jinping – 31.12.2022

“La Cina di oggi è un Paese dove i sogni diventano realtà. I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Pechino si sono conclusi con un clamoroso successo. Gli atleti cinesi degli sport invernali hanno dato il massimo e ottenuto risultati straordinari. I voli spaziali Shenzhou-13, Shenzhou-14 e Shenzhou-15 si sono librati nei cieli. La stazione spaziale cinese è stata completata e la nostra “casa nello spazio” sta vagando nel cielo blu intenso. Le forze armate popolari hanno festeggiato il loro 95° anniversario e tutti i membri del servizio stanno marciando con fiducia nel grande viaggio della costruzione di un forte esercito. La terza portaerei cinese Fujian è stata varata. Il C919, il primo aereo passeggeri di grandi dimensioni della Cina, è stato inaugurato. E la centrale idroelettrica di Baihetan è entrata in piena attività… 

Nessuno di questi risultati sarebbe stato possibile senza il sudore e la fatica dei numerosi cinesi. Le scintille di talento si stanno unendo e sono la forza della Cina!

(…)

Qui voglio citare Su Shi, un famoso poeta cinese: “Sfida il più difficile e mira al più lontano”. 

(…)

Possa il nostro Paese godere della prosperità e la nostra gente vivere in armonia. Possa il mondo godere della pace e possano i popoli di tutti i Paesi vivere felici.”

Manterrò la promessa di non esprimere convincimenti personali.

Nel frattempo è accaduto anche che sia morto Joseph Ratzinger.

Un uomo che ha vissuto tempi diversi e in quei tempi (era il 1969), scriveva così:

“Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità.

Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza.

Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti.

Allora la gente vedrà quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per sé stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto.”

Ho letto di lui su ogni pagina blasonata e accreditata, ma di queste sue parole non ho trovato traccia in quei racconti per tutti.

Il 2023 inizia ora e io non possiedo competenza, esperienza e tantomeno cultura sufficiente per trarre gli auspici dagli eventi che racconto e dai discorsi che vi propongo di conoscere, ma sono quasi certo che quello che mi dice il cuore possa essere messo al centro.

E mi dice di cercare, imparare e conoscere, perché troverò le risposte che voglio davvero.

Intanto ho imparato che Volodomyr Zelensky, Larry Fink, Jens Stoltenberg (il segretario generale della NATO),  Fareed Zakaria (giornalista della CNN) saranno presto (il 17-18 gennaio) tutti ospiti da Klaus Schwab a Davos, dove il World Economic Forum (sempre lui) li ha voluti a parlare di come “Rilanciare il commercio, la crescita e gli investimenti”.

Tanto per darvi qualche informazione utile, Larry Fink è il CEO (Chief Executive Officer, l’equivalente di un Amministratore Delegato)  di “Blackrock”.

Blackrock è americana ed è la società d’investimenti più grande del mondo, con ottomila miliardi (si…ottomilamiliardi) di dollari in portafoglio, ed è uno dei principali “partner” del WEF di cui finanzia su scala globale l’agenda ESG – Environmental (ambiente), Social (società) e Governance.

Cosa hanno in comune l’attore-Presidente Ucraino e Blackrock?

Indovinate?

Pare che il Fondo Statunitense sia da tempo al lavoro sulla raccolta dei capitali per le spese post-belliche di Kiev ed ha allo studio un fondo per rimettere in piedi l’economia. 

Qualcuno dice che avesse già iniziato prima del 24 febbraio, ma vorrebbe dire che…

Non voglio fare cattivi pensieri e neppure ispirarne; del resto si sa che la preveggenza è una delle doti tipiche degli investitori e degli speculatori che per qualche motivo sanno sempre da che parte andrà il mondo e dove piazzeranno il loro prossimo business.

Si parte con le infrastrutture, per raccogliere più o meno 350 miliardi di dollari, per cominciare e poi vedremo (vedranno).

A me pare che ci sarebbe stato molto da dire a Capodanno in 16 minuti e che il nostro presidente ci abbia mostrato solo un punto di vista. 

Il suo? 

Forse, ma di certo non quello più interessante. 

Per la verità rivolgetevi pure alla Chiesa di cui scriveva Benedetto XVI.

Buon anno a tutti e…auguri…(tanti).

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