come e’ evidenziato nel capitolato al punto 8 i cani devono almeno avere un uscita garantita al giorno per il loro benessere psicofisico cosi non e’ almeno negli ultimi giorni sopratutto per quanto riguarda i cani morsicatori e’ successo un incidente non provocato dai cani a quanto e’ sorto , e’ chi hanno punito? i cani embe , non lo trovo giusto che paghino loro per colpa altrui addirittura a quanto so perche sono volontario del qua citato canile alcuni cani non escono da settimane , essendo cani poco equilibrati esiste il rischio che peggiorino quindi faccio l’ appello al buon senso che questi cani tornino ad uscire ovviamente in sicurezza, chiudo con una frase di Gandhi:” un paese civile si misura in base come trattano gli animali”.
Quando ho adottato i miei cani e i miei gatti, tutti provenienti da tristi realtà, ho sempre cambiato i loro nomi, sia che fossero cuccioli, giovani, adulti o anziani. Questo perché li considero figli anche se non li tratto come tali. Ai figli si sceglie il nome con entusiasmo e amore. Il nome che si sceglie è importante per un genitore. Il nome che io scelgo per i miei “animalifigli” è importante per me. Scelgo i loro nomi con entusiasmo e amore. I nomi che scelgo devono piacere a me e ai componenti della mia famiglia. Tra l’altro sono fermamente convinta che la loro vita inizi da me lasciandosi alle spalle tutto ciò che è stato il loro passato. Nelle foto Sandokan Rosso Stampella Havana Batman e Biancochiocco #sguardoanimalediflaviasironi#flaviasironi#sguardoanimale#gattineri#gattinicarini#gattini#gattile#gatti#gattidiinstagram#camminacolcane#canile#canifelici#caniche#canidiinstagram#canidivertenti
Ieri è stata la giornata mondiale del gatto, ma dobbiamo amarli sempre. Non serve un giorno per ricordare, dobbiamo sempre amarli, come ogni animale
Fernando António Nogueira Pessoa (1888 – 1935) è stato un poeta, scrittore e aforista portoghese. È considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, e per il suo valore è comparato a Camões. Il critico letterario Harold Bloom lo definì, accanto a Pablo Neruda, il poeta più rappresentativo del XX secolo.
Amo tutto ciò che è stato, tutto quello che non è più, il dolore che ormai non mi duole, l’antica e erronea fede, l’ieri che ha lasciato dolore, quello che ha lasciato allegria solo perché è stato, è volato e oggi è già un altro giorno.
Articolo di Marina Donnarumma. Roma 17 novembre 2022
La notte del 15 novembre 1963 a Recco tirava un vento gelido di tramontana. In ospedale tutti i neonati iniziarono a piangere, fino a mattina. Tutti tranne uno: Gianni, il più piccolo nato con un mese di anticipo. Solo due giorni dopo in ospedale si accorsero che qualcosa, in quel suo silenzio, non andava e quando lo trasportarono a Genova era oramai troppo tardi. Dopo due mesi di ricovero tornò a casa con un referto su cui c’era scritto: tetraparesi spastica distonica. Il freddo di quella notte gli aveva procurato una congestione con effetti devastanti e permanenti sul suo sistema nervoso.
Ieri sulla mia #newsletter ho raccontato la storia del mio amico Gianni, all’anagrafe Giovanni Battista Casareto, che ha tanti rimpianti, molta grinta, una testa velocissima, un talento per la scrittura e dei sogni. Voglio pubblicare qui un piccolo estratto. Io e Gianni ci siamo conosciuti alla presentazione del mio libro “La mattina dopo” e quella sera mi disse che la sua vita è una lunga mattina dopo, quella segnata dal vento ma anche dall’incompetenza degli uomini.
Gianni mi scrive regolarmente, mi manda cose da leggere, poesie, testi di canzoni, racconti storici, ci scambiamo pareri, io gli segnalo #podcast da ascoltare e mi viene sempre a salutare quando faccio presentazioni nella sua zona. Questa volta sono andato a trovarlo a casa, a Recco, dove ha passato tutta la vita e, dopo la morte del padre e della madre, vive con la sua badante ucraina e suo marito.
«Nei primi anni di vita, ero totalmente immobile, incapace di muovere anche il minimo arto. Ero tutto rigido con le mani chiuse a pugno, la schiena inarcata in avanti e i piedi che puntavano in dentro. Ricordo una visita che feci a Genova il giorno prima di compiere sei anni, durante la quale fecero a mia madre un discorso strano che si concluse con un consiglio: ricoverare in un istituto quel figlio disabile. Invece mi hanno cresciuto e testardamente mi hanno curato anche al di fuori delle terapie tradizionali. Assunsero un massaggiatore di Sori, che al prezzo di tanti sacrifici economici e a una montagna di mio dolore fisico, in anni di lavoro mi mise letteralmente in piedi».
Gianni è andato in prima elementare a otto anni, al Centro Spastici di #Genova, dopo due anni di inferno burocratico per aver diritto ad un posto sullo scuolabus.
«Alla fine delle elementari dissero che potevo essere inserito nella scuola media di Recco, usufruendo della riforma Malfatti, che consentiva ai #disabili di essere messi a contatto con i ragazzi “normali” all’interno delle singole classi. È stato un tempo bello anche se difficile, perché lì ho cominciato a vedere la differenza tra me e gli altri ragazzi: loro correvano e io restavo a guardarli e, più avanti nel tempo, li osservavo abbracciati alla fidanzata di turno e poi li ho visti sposarsi e avere dei figli. Questa è la parte più dolorosa, la mancanza dell’amore e di una famiglia mia».
Mi guardo intorno: le pareti e i ripiani della libreria sono pieni di piatti, vasi e sculture che ha imparato a fare alla scuola per ceramisti che ha frequentato per tre anni. «Non avevo nessuna manualità, nemmeno la percezione di come si tiene in mano un pennello per decorare, non riuscivo a connettere mano e cervello sulla stessa lunghezza d’onda. Piano piano la mano cominciò a rispondere agli impulsi della testa e cominciai a costruire vasi, ciotole, piatti e poi a decorarli». Anni dopo quella capacità gli permise di far parte di “un gruppo di pazzi” che aprì un laboratorio di ceramica nel suo garage: «Eravamo molto affiatati e c’era grande armonia tra noi, quel tempo è stata l’esperienza più intensa e felice della mia vita». Questa fase della vita si concluse nel 2004 con la morte di Giuliano, l’anima del gruppo in laboratorio: «La sua perdita improvvisa mi provocò un dolore indicibile e uno stress fortissimo, come se a morire fosse stato un fratello maggiore. Alcuni giorni dopo mi accorsi che nella parte destra del mio corpo stava succedendo qualcosa: il braccio destro cominciò a chiudersi e il tendine d’Achille ad accorciarsi, poco tempo dopo non mi fu più possibile camminare».
Ascolto Gianni e mi rendo conto di quanto siano fondamentali nelle nostre vite gli amici e i maestri, di quanto una comunità possa fare la differenza. La morte della madre lo ha obbligato a prendere in mano la sua vita, ha imparato ad andare a fare la spesa e la sua più grande sensazione di libertà è stata quella di lanciarsi con la carrozzina lungo la discesa verso Recco. «Non sono autosufficiente e mi muovo attraverso due carrozzine, una da interni e una da esterni, che piloto con grande maestria, tanto che mi chiamano “Schumacher”. Con gli anni ho capito che l’autonomia e la voglia di indipendenza la devi avere dentro te stesso e poi conquistarle giorno per giorno, lottando per te e per gli altri per abbattere le tante diffidenze, le discriminazioni, le barriere culturali e architettoniche che ancora avvolgono e condizionano la vita dei disabili».
Alla fine della nostra chiacchierata mi ricordo che Gianni mi aveva detto di avere tre sogni, gli chiedo di raccontarmeli. Il primo è la lotta contro le barriere architettoniche. Lo fa con il gruppo di cui è promotore, #ABA Abbattimento Barriere Architettoniche Recco. Ma il percorso è ancora lungo: «Cosa c’è di più discriminante di vedere gli altri entrare e di essere costretti a stare fuori. A me capita da una vita. Quante volte ho dovuto gridare come un ossesso per farmi vedere, perché quel negozio era senza scivolo? E ogni volta che accade mi sento ferito e umiliato nel profondo e penso di essere un cittadino di serie C». Un altro suo sogno è vedere una sua canzone, una di quelle di cui scrive i testi, arrivare a Sanremo, o di salire su quel palco per parlare dei maledetti ostacoli che rendono la vita un inferno. Il terzo sogno? Me lo confessa mentre ci stiamo salutando: «L’amore, la tenerezza, una compagna e una famiglia».Mario Calabresi
Una storia come tante, come tante di sofferenza, difficoltà, un nome, tanti nomi. Storie tragiche, storie a lieto fine, ma non senza amarezze e pregiudizi.
Dobbiamo imparare ad amarci di più, ad amare l’altro, riprendere in noi sentimenti di ”pietas” comprensione degli altri. Una storia non si deve risolvere perchè viene sbandierata, chiacchierata, si deve fare, un nostro dovere, un dovere di tutti noi. Dietro ogni ragazzo o ragazza disabile ci sono genitori, nonni che sacrificano fino all’estremo la loro vita. Spesso un unico genitore, abbandonato dalle istituzione, quando mai il contrario? Diventa una non vita, una vita esclusivamente di assistenza, dormendo poche ore, senza uscire, mai. Vorrei lanciare una campagna di sensibilizzazione su ALESSANDRIA TODAY, raccontateci le vostre storie, Fotografate con nome e cognome ogni barriera architettonica, ogni ostacolo che possa impedire un accesso. A presto un indirizzo e-mail dovete potrete mandare tutto ciò.
Probabilmente è vero che viviamo in un’epoca moderna e tecnologica, dotata di innumerevoli “diavolerie” per rendere più agiata e verosimile la nostra vita e quando, purtroppo capita un cataclisma naturale, il nostro inconscio ha come un senso di forte disagio, ad accettare quell’evento, che considererebbe,mentalmente preistorico…
Eppure la natura si muove, nei secoli, secondo un progetto inarrestabile e continuo, che non dà tregua ad alcun lasso di tempo, modificando la struttura più insita del territorio, destinato a cambiare nel percorso della vita che va avanti.
Putroppo non siamo ancora attrezzati a sufficienza, a prevedere smottamenti del terreno ed eruzioni di vulcani e, sebbene esistano lunghi periodi di tregua, poi la terra, improvvisamente, e con inaudita violenza, torna a scuotere i vari territori, procurando ingenti danni a persone e cose d’immenso valore artistico.
Credo che ogni governo dovrebbe affrontare seriamente il problema del sisma, cercando di mettere al sicuro, soprattutto fabbricati abitati e dettare severe leggi antisismiche per costruzioni di nuova data….
Ma si sa, sfruttare sempre la situazione, a discapito del prossimo è stata sempre una peculiarità degli esseri umani e come si dice “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”
Antonio Machado (1875 – 1939) è stato un poeta e scrittore spagnolo, tra i maggiori di tutti i tempi, appartenente alla cosiddetta generazione del ’98.
Nuda è la terra, e l’anima ulula contro il pallido orizzonte come lupa famelica. Che cerchi, poeta, nel tramonto? Amaro camminare, perché pesa il cammino sul cuore. Il vento freddo, e la notte che giunge, e l’amarezza della distanza… Sul cammino bianco, alberi che nereggiano stecchiti; sopra i monti lontani sangue ed oro… Morto è il sole… Che cerchi, poeta, nel tramonto?
Tutti abbiamo presente la rivoluzione fatta di giovani studenti universitari nel 68 contro le caste dei professori e la disuguaglianze nella valutazione dovuta al ceto sociale o al nome del candidato e il costo delle tasse che impedivano a meritevoli di potere proseguire negli studi.
Oggi di nuovo i giovani scendono in piazza ed occupano le università a causa della decisione del presidente del consiglio Giorgia Meloni di accorpare il dicastero dell’istruzione con la meritocrazia. La motivazione che ne ha dato lo stesso ministro in questione Giuseppe Valditara è:” non demonizzare il merito, valorizzare i talenti e le capacità degli studenti a prescindere dalle condizioni di partenza”.
Ma i giovani non ci stanno e scendono in piazza e occupano le università in nome …dell’uguaglianza. Ma allora perché cercare di ottenere voti alti o studiare in facoltà o università ritenute di livello?
Non è una dichiarazione nuova, quella di voler garantire a chi lo merita di distinguersi e di veder riconosciuti i propri meriti: questa ha raccolto consensi sia da destra e dalla sinistra liberale ,essendo una dichiarazione neutra che deve ridurre i vantaggi ereditari o economici che siano. Molti però vedono in questo una nuova strategia per la diseguaglianza perché non è chiaro quali siano “i meriti” che dovrà avere una persona: talento ? Volontà? Capacità nel raggiungere risultati o velocità …? Il concetto di merito dunque potrebbe assumere varie connotazioni e ammesso si raggiungesse un accordo valido sulla definizione del merito, sarebbe ancora difficile individuare e giudicare tali requisiti. Dunque il concetto di merito appare nebuloso ,eppure la “meritocrazia “ è stata associata a qualcosa di giusto ,di equilibrato,di salvifico nei confronti degli abusi di certe persone.
Merito vs uguaglianza
Ma qual è il rapporto tra merito ed eguaglianza ? Pare evidente che il merito svincolerebbe i singoli dalle condizioni sfavorevoli di partenza ,offendo loro opportunità di successo (che andrebbe meglio definito) e che essendo più talentuosi ,si distinguerebbero dagli altri. Ma questo non è forse di nuovo disparità o diseguaglianza? Infatti, la distribuzione dei talenti e delle doti personali è paragonabile alla distribuzione dei premi in una lotteria e tali attributi difficilmente possono essere interpretati come un merito dei singoli o correlati alle loro responsabilità. Anche l’idea di offrire a ogni persona le stesse opportunità di partenza, al fine di distribuire le risorse disponibili e le posizioni sociali attraverso il criterio del merito, non mette al sicuro da critiche. Ancora una volta, andrebbe innanzitutto chiarito che cosa si intende quando si parla di eguali opportunità di partenza.
Alcuni obiettano inoltre che ,ammesso che si possano ridurre drasticamente le disparità e garantire una medesima situazione di partenza,questo legittimerebbe un percorso fortemente individualistico e fortemente agonistico. Non il superamento dunque delle diseguaglianze, bensì la formazione di una nuova gerarchia sociale dominata dalla “classe” dei più meritevoli. Una delle principali conseguenze di questo modello sarebbe la rilettura in chiave morale delle diseguaglianze, secondo una prospettiva che lega indissolubilmente il successo e l’insuccesso alla responsabilità personale, senza tenere conto dei tanti fattori che sfuggono al controllo dei singoli. Dunque una diseguaglianza tra meritevoli e non meritevoli che potrebbe essere imputabile all’appartenenza a famiglie desiderose di far emergere i figli di generazione in generazione grazie alla volontà di successo che le caratterizza e alle loro disponibilità economiche.
La diversità è in natura
C’è comunque , a detta di altri,la volontà di “appiattimento verso l’omologazione al ribasso “ di chi nega che, comunque,in ogni ambito sociale, ci sono persone più o meno capaci e dunque meritevoli di progredire o aver opportunità consone alle loro capacità .Tutti gli adulti che occupano posti di impegno e di professionalità e che non hanno avuto il favore del denaro o del cognome,sanno che è con la fatica e l’impegno,unitamente alla loro capacità che si sono conquistate quel posto.
Una sana competizione,volta a mettersi in gara ed accettare sconfitte ,riconoscendo i propri limiti, fa parte da sempre di un processo chiamato “di formazione “ o “maturazione personale. Gli stessi studenti,inoltre parlano di “ingiustizia “ se un insegnate assegna una valutazione non adeguata alla prestazione data o allo svolgimento di un compito
Tutti sappiamo bene che non siamo tutti ugualmente predisposti allo studio o all’apprendimento di certe abilità e che questo fa parte della tanto decantata “diversità” di cui però non si vuole tenere conto quando si critica la “meritocrazia”.
Senza un distinguo tra chi è capace e chi non lo è nello svolgimento di un compito e nel raggiungimento di un obiettivo nel miglior modo possibile e nel tempo opportuno non ci sarebbe più un qualcuno che ha il ruolo di leader ed è in grado di operare scelte e conquiste proficue per la comunità oltre che per se stesso: nessuno deve essere spento nella sua voglia di progredire e di distinguersi e se questo è essere discriminante lo è la stessa natura che ci fa nascere diversi per sesso, aspetto fisico,indole e capacità psichiche e mentali.
Riscoprirti ora
quando una dolcissima inerzia
interferisca
sull’intento di sempre.
Circostanziale
ora
quel tuo aspetto famoso
inaspettatamente
lascia fraintendere
un che di fascinoso e occulto
che giochi
sul gheriglio di commozione
forse in letargo da qualche tempo.
S’amplia la visura
d’un pregiudizio antico
votato sullo schiudersi di labbra
non più barcollanti
ma assai decise
in un sentiero bagnato
in cui mosto vermiglio
sciolga una densità prediletta
alla sua rinascita….
@Silvia De Angelis
Luis Sepúlveda Calfucura (1949 – 2020) è stato uno scrittore, giornalista, sceneggiatore, poeta, regista e attivista cileno naturalizzato francese.
L’ultimo suono del tuo addio, mi disse che non sapevo nulla e che era giunto il tempo necessario di imparare i perché della materia. Così, tra pietra e pietra seppi che sommare è unire e che sottrarre ci lascia soli e vuoti. Che i colori riflettono l’ingenua volontà dell’occhio. Che i solfeggi e i sol implorano la fame dell’udito. Che le strade e la polvere sono la ragione dei passi. Che la strada più breve fra due punti è il cerchio che li unisce in un abbraccio sorpreso. Che due più due può essere un brano di Vivaldi. Che i geni amabili abitano le bottiglie del buon vino. Con tutto questo già appreso tornai a disfare l’eco del tuo addio e al suo posto palpitante a scrivere La Più Bella Storia d’Amore ma…
Innanzitutto blog è un abbreviativo di web log, letteralmente sito che tiene appunti. Il blog ha avuto successo negli Stati Uniti. Ormai è conosciuto anche da noi da anni. Viene da chiedersi subito: perchè aprire un blog? Ritengo che chi apre un blog lo faccia prima di tutto per comunicare le sue opinioni e le sue considerazioni sulla società odierna. Il blog è un angolo di web in cui dare sfogo a una parte di sé stessi, a ciò che si ha dentro. Alcuni l’hanno paragonato a un diario senza lucchetto. Certo è anche un modo di apparire, di far conoscere le proprie ansie, i propri turbamenti e i propri scazzi a persone prima irraggiungibili, perché lontane geograficamente. In molti blog ci sono annotazioni diaristiche, sensazioni, opinioni sul mondo attuale, articoli di giornale. Spesso un blog ben fatto è una via di mezzo tra il diario e il giornalismo, tra la community e la raccolta di link. Gli autori dei blog sono persone che vogliono comunicare in modo diretto e in modo giovane. Sono liberi pensatori che solamente un decennio fa non avrebbero trovato nessun sbocco. I blog in Italia attualmente sono migliaia e migliaia; forse aumenteranno ancora. Sono certo che aumenterà a dismisura anche quella che in gergo si chiama la fuffa. I blog aumenteranno per un motivo molto semplice: perché per creare un blog non c’è bisogno di conoscere l’html o altri linguaggi informatici specifici. Inoltre il blog rispetto al classico sito web è più semplice da creare ed è anche più dinamico. In un blog si possono mettere più scritti rispetto a un sito. Per fare un sito occorre anche dosare le forze, operare certe scelte, essere parsimoniosi. Ad esempio fare un sito personale di 500 pagine significa caricare troppo di link la home page e rendere più lente le visite del sito. Allo stesso tempo il blog è meno dinamico e più egocentrico rispetto alla mailing list, al gruppo Yahoo, al gruppo Facebook, al gruppo Msn. Nel blog il vero protagonista è l’autore stesso, anche se ci sono i commenti dei post. Inoltre nella mailing list frequentata un messaggio appare per poche ore. Spesso ci sono altre persone che postano e i visitatori leggono i messaggi più frequenti. Nella mailing list frequentata i messaggi si accavallano, si susseguono, si sovrappongono. Un intervento quindi cade subito nell’oblio. Nel blog l’intervento rimane per svariati giorni. Potremmo quindi teorizzare che il blog sia il giusto mezzo di comunicazione delle proprie sensazioni e delle proprie idee. E poi mi faccio una seconda domanda: perché i navigatori del web visitano i blog? Io penso sia per il voyeurismo. Probabilmente sono una sorta di guardoni telematici, che curiosano nei blog per sapere qualcosa di piccante o di interessante sulla vita sentimentale, sessuale e sociale delle persone. E’ anche vero d’altro canto che ci sono blog di aspiranti giornalisti o blog che trattano di letteratura, ma -ahimè- a quanto mi è stato dato di vedere questi siti non sono molto frequentati: non interessano quanto la tanto deprecata fuffa.
Un tempo esistevano le riviste letterarie cartacee. Ma da qualche anno a questa parte con l’avvento di internet è avvenuta una trasformazione: dalle riviste letterarie cartacee siamo passati alle riviste letterarie online, spesso aperiodiche per evitare di essere catalogate come testate giornalistiche. D’altronde i visitatori purtroppo sono più dei lettori per diverse ragioni: il disinteresse degli italiani alla lettura, l’oligarchia delle grandi case editrici, le difficoltà delle librerie indipendenti. Per chi possiede un sito letterario può essere particolarmente motivante e divertente accrescere la popolarità del proprio angolo virtuale. Un tempo i webmaster cercavano alla rinfusa link perché l’importanza di un sito internet veniva valutata in base alla link popularity. Oggi invece devono essere più accorti, il gioco si è fatto leggermente più sofisticato perché la rilevanza di un sito internet si basa su una serie di algoritmi che calcolano non solo la quantità dei link, ma anche la qualità e la pertinenza. Dal 2000 a oggi ho potuto constatare la proliferazione di siti letterari per aspiranti, emergenti o sedicenti poeti. I più snob ritengono che ciò vada a discapito della qualità letteraria, personalmente sono dell’idea che questo fenomeno sia un’ulteriore prova incontrovertibile della democraticità del web. Nessuno ha ancora pensato di vietare a critici letterari e italianisti di fare il proprio lavoro. Inoltre anche nel sito letterario più dilettantesco e scalcinato di un gruppo di adolescenti si deve valutare la buona fede e la passione, che animano i gestori di tale sito. I maligni sosterranno che ciò che spinge molti autori alla creazione di un sito sia solo narcisismo, ma personalmente ritengo che sia una forma di narcisismo molto più nobilitante di quella che spinge a fare le veline o i tronisti. Ognuno deve avere diritto ad uno spazio reale o virtuale in cui esprimersi. Internet è l’editore più democratico che esista. Il visitatore deve saper scegliere in questa dimensione parallela sconfinata. Non bisogna nemmeno dimenticarsi che oggi i caffè letterari e i salotti non fanno più letteratura, mentre artisti e scrittori oggi sempre più frequentemente si scambiano e-mail e collaborano a siti letterari.
Penso alle parole del poeta Aldo Nove, che recentemente ha dichiarato: “Se Pasolini fosse vivo, oggi avrebbe un blog”. Tagliamo subito la testa al toro: non tutti quelli che hanno un blog letterario sono Pasolini. Anzi per ora di Pasolini non ne ho trovati. Ma c’è anche chi da anni e anni certifica la morte dei blog letterari. E allora quale tra le due è la verità? A chi dare ragione? Il blog va bene per un autore per svariati motivi: per l’espressione delle sue idee, per veicolare più facilmente dei messaggi, per autopromuoversi. Anche collaborare a un blog collettivo può andare bene per gli stessi identici motivi. In fondo Pulsatilla, al secolo Valeria Di Napoli, non avrebbe venduto 300000 copie con il suo primo libro se non avesse gestito un blog frequentatissimo. A onor del vero diverse blogstar sono riuscite a compiere il passaggio, sono diventati bestselleristi. Altre hanno venduto molto di meno, ma sono approdati all’editoria di qualità. Certo per scrivere ci vuole un minimo di costanza. Bisogna avere un minimo di ideazione. Bisogna aggiornare il blog con continuità. È un impegno che si prende. È richiesta almeno la conoscenza basilare della lingua italiana, bisogna saper scrivere un minimo correttamente senza fare strafalcioni ed errori madornali (che poi le incertezze e i refusi toccano anche ai più attenti e meticolosi). Si deve stare più attenti alle leggi perché si esce fuori dalla bolla social e i post restano sui motori di ricerca. Bisogna autocensurarsi talvolta. Bisogna fare attenzione. Scrivere comporta molte controindicazioni e molte implicazioni. Bisogna ponderare e valutare tutto. Non si può certo scrivere ciò che passa per la testa. Ma la scrittura è libertà di espressione. Non solo ma se il Dsm comprende tra le varie dipendenze il sesso, la televisione, Internet, eppure la scrittura e la lettura non vi vengono annoverate. Scrivere e leggere non fa male, anzi è terapeutico. I pazienti vengono curati dagli psicoterapeuti con la psicosintesi e la biblioterapia. Quindi è solo un topos letterario quello di Don Chisciotte che impazzisce per i libri, che non corrisponde a realtà. Leggere fa bene. Aumenta le connessioni cerebrali. Fortifica l’intelligenza (qualsiasi definizione le si voglia dare). Arricchisce il vocabolario e più parole si conosce meno probabilità si ha di essere “fregati” dai padroni e più si è in grado di elaborare la realtà, come notò Don Milani. Ma poi gli stessi che giurano sulla morte dei literary blog sono anche gli stessi che cercano disperatamente i like sui gruppi Facebook! Literary blog come Nazione Indiana hanno fatto la storia del web italiano. Nei primi anni 2000 per farsi una certa reputazione poetica bisognava avere pubblicato qualcosa su Nazione Indiana perché la redazione era selettiva e nei commenti non veniva risparmiato nessuno, a nessuno venivano fatti sconti. Sui literary blog un tempo nascevano molte polemiche, in cui ci potevano essere duelli all’ultimo sangue tra trolls che si firmavano Paperino e professoresse universitarie. Consiglio a tutti a tale riguardo di approfondire l’argomento con il seguente libro: “Polemiche letterarie: dai Novissimi ai lit-blog” di Gilda Policastro (Carocci, 2012). Inoltre oggi i literary blog sono sempre visitati, ma è difficile partire da zero, partire dal nulla. È difficile creare traffico, attrarre visitatori. È sempre più difficile il posizionamento sui motori di ricerca. È sempre più difficile attrarre lettori con il passaparola. Ci vogliono soldi e/o pazienza e/o impegno. Bisogna a ogni modo dedicare una certa quota parte del proprio tempo libero. Sorge spontaneo un interrogativo: ne vale la pena di versarsi in questa attività non remunerativa per comunicare qualcosa a qualcuno, che in buona parte dei casi non si conosce? Il destinatario spesso se ne sta nascosto nell’anonimato. E poi siamo sicuri che qualcuno non percepisca in modo errato il nostro messaggio, il nostro contenuto? È un rischio che va messo in conto, ma che non è quantificabile né oggettivamente calcolabile. Per ora nessuno è stato perseguitato per un blog. Bisogna fare mente locale per una rapida analisi dei costi/benefici. Che cosa si vuole trovare con un blog o con una collaborazione? Soldi? Il partner? Legittimazione culturale? Lavoro? Oppure si è contenti di fare una cosa che ci piace con passione? Forse quest’ultima cosa non è già molto?
3° ed ultima parte. Manuela Cadoni, il libro : ”Hai mai atteso lo sbocciare di un fiore?” Emy’s word: la scrittrice che ascolta il mare e il suo cuore.
Io sono una fan della parola, mi rendo conto che le parole possono farti bene, tanto male, tanta gioia, lacrime, risate. Le parole possono essere fiore o coltello, calde eaccoglienti come una tazza di caffè, fredde come l’ultima glaciazione. Hanno un fascino speciale, misterioso, come i numeri, le costellazioni, sono sempre e comunque nel bene e nel male, multicolori.
Io mi sento come una ricercatrice, in questo caso di parole, e la mia mente e il mio cuore frenano bruscamente, facendo attrito quando trovo qualcuno che , in qualche modo mi colpisce. Emy’s words, le parole di Emy, una pagina che mi ha colpito, per i contenuti immediati, Emanuela Cadoni e le sue frasi, direi una poesia in pillole di impatto, che comunicano gioia di vivere, passioni, emozioni, veramente vibranti. Percepisci una donna vivace, grintosa, romantica, un pò guerriera, ma con una grande sensualità e di un fascino di cui lei stessa è consapevole, ma anche le persone con cui comunica, percepiscono. Tutto ciò che scrive, è lei, per conoscerla fatelo attraverso le sue parole. Definirei la sua poesia, uno shortino, lo bevi e poi ne vuoi un altro. Una personalità colorata e non tra le righe, lei che ascolta il mare come una musica e l’accorda al suo cuore. Aggiungerei per finire, una solarità che trasmette in ogni sua chiave di lettura.
“Tutti hanno diritto alla propria favola… la mia è da qualche parte in attesa di essere scritta.” Emanuela Cadoni.
Se vorrai camminare con me, dovrai muoverti lentamente. lo sono colei che si fermerà ad ogni passo, per attendere il risveglio del sole, per ammirare il cielo e la danza leggera delle nuvole che lo colorano. Hai mai atteso lo sbocciare di un fiore o prestato ascolto a un soffio di vento che ti accarezza il viso? Hai mai atteso l’attimo in cui la luna fa capolino all’orizzonte e gioca con le ombre? Come hai potuto non “vedere” fino ad oggi? lo mi fermo. Ti fermi con me?
Non lasciare che si spenga La “musica” che hai nel cuore. Emanuela Cadoni
Componi con i tuoi passi La musica della tua vita E fanne poesia. Emanuela Cadoni
MANCA Il suono remoto che scandaglia la musica dolce e il profumo del mare, il vento che carezza docile questo mio sentire .. Mi manca il luogo dove tutto ritorna com’era, l’aria, la polvere che si alza per tornare sotto una luce nuova. Avete mai ascoltato il mare? A me manca Il mistero di quella grigia luna che si illumina di poesia e bacia il mare, quel tramonto che sempre mi fa tremare Mancano Le stelle che con le nuvole giocano a nascondersi e poi farsi vedere lasciatemelo dire fatemi credere che giochino per me Mi mancano quei colori che brillando sulla pancia del mare sono rose che l’infinito mi regala .. Mancano Quelle mani e gli abbracci che scaldano il cuore, che fanno paura quasi a dimenticare Mi manco .. Ma non smetto di sospirare questo mio dire, sentire che non è certo sopravvivere Ma vive e non voglio e non posso dimenticare. Emanuela Cadoni
Vivi la vita a tempo di musica Quella che batte nel tuo cuore. Nota dopo nota hai costruito tu la scala che ti ha condotto dove sei ora con i valori e la frequenza di ogni singola emozione. Emanuela Cadoni
Ti sembrerà di non avere vissuto, di avere sprecato il tuo tempo, e allora voltati; osserva le impronte che hai lasciato lungo il cammino, quelle che restano nei cuori di chi, anche se solo per un istante, è stato al tuo fianco in questo viaggio meraviglioso che è la Vita. Ora prosegui e semina impronte! Emanuela Cadoni
La mente ha gli strumenti ma è il cuore a dirigere l’orchestra. Emanuela Cadoni
Mi chiedo, A volte, Quando la tristezza mi raggiunge E mi avvolge nel suo spietato abbraccio, Dove vanno a finire le parole che scrivo .. Chissà se il vento, quello buono, Te le consegna .. intatte. Emanuela Cadoni
Ci sono incontri che non ti aspetti Situazioni nelle quali ti ritrovi senza sapere come, ma mentre le vivi Ti cambiano dentro .. I ricordi cedono spazio al presente e il domani si colora .. Non fa più così paura. Emanuela Cadoni
Gli automezzi sono partiti per Mutlangen non abbiamo fatto nulla per fermarli. Sento le ossa rotte per i colpi, crollano le speranze nella ragione. Gli automezzi pesanti trasportano carichi arrivati da oltre oceano. Li stanno già montando, disboscano i boschi, recingono i prati della morte. Ho paura che un giorno le donne nelle piazze di Roma non potranno piu raccontare i racconti dei dolci baci al loro figli.
domenica 13 novembre 2022, nella corte della bellissima Abbazia di Mirasole ad Opera in provincia di Milano, si è svolto un importante evento cinofilo sportivo riguardante l’avvicinamento al canicross e alle sue discipline: 𝗰𝗮𝗻𝗶𝗰𝗿𝗼𝘀𝘀, 𝗯𝗶𝗸𝗲𝗷𝗼𝗿𝗶𝗻𝗴 𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗼𝘁𝗲𝗿𝗷𝗼𝗿𝗶𝗻𝗴.
All’appuntamento tanti partecipanti curiosi ed entusiasti accompagnati dai loro inseparabili beniamini “quattrozampeeunacoda” veri protagonisti dell’evento.
Persino il sole ci è stato d’aiuto regalandoci una splendida giornata.
L’evento è stato presentato dall’atleta 𝗞𝗮𝘁𝗶𝗮 𝗙𝗿𝗮𝗻𝘇𝗲𝘀𝗲 che è stata la prima a praticare questa disciplina, che insieme a 𝗦𝗶𝗺𝗼𝗻𝗲 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗱𝗮𝗻𝗼 tecnico di primo livello e giudice di gara Canicross Italia CSEN e 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗤𝘂𝗲𝗿𝗰𝗶𝗮 Responsabile Nazionale Canicross Italia CSEN, hanno spiegato il regolamento, l’attrezzatura, le razze predisposte, i comandi base, la gestione del cane e gli allenamenti da fare per poter praticare questo sport a livello agonistico.
Presenti all’evento gli atleti della Nazionale: Giovanni Scudieri con la sua impagabile Sagan, Giulia Nobile, Andrea Forni e Maria Turra con i suoi scooter, che insieme a Katia hanno fatto provare agli interessati le attrezzature lungo un sentiero adatto per conoscere la disciplina da loro preferita. C’è stato anche chi ha voluto provarle tutte tre.
𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗤𝘂𝗲𝗿𝗰𝗶𝗮 𝗵𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗶𝘀𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶, 𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗶𝗮 𝗽𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮, 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗴𝗿𝗮𝘁𝘂𝗶𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, nessuno percepisce compensi per promuovere questa disciplina. Questo perché ci sono il desiderio e la volontà, oltre che per far conoscere questo meraviglioso sport da praticare col proprio cane, se possibile, selezionare grandi atleti da portare ai Campionati sia Europei che Mondiali.
Quest’anno al Campionato Mondiale in Francia abbiamo “portato a casa” ben tre medaglie: oro Vito Antonio Fiore con Uma baikejoring, argento Rinaldo Marioli con Miss Norway bikejoring e bronzo Barbara Boccaccio con Ziva canicross.
𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗼 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗖𝗦𝗘𝗡 𝗵𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗗𝗡𝗔 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗯𝗮𝘀𝗲 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗴𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝗴𝗿𝗮𝘁𝘂𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼. 𝗛𝗮 𝘀𝗽𝗶𝗲𝗴𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗼𝗯𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲 e che lo possono praticare tutti i tipi di cani, da quelli di razza ai meticci.
A tutte le competizioni sono sempre presenti veterinari per accertare lo stato di salute del cane, ai quali è possibile anche chiedere informazioni riguardanti il proprio animale.
Dopo le gare agonistiche ci sono le non competitive, chiamate happy dog, utili per chi vuole iniziare a praticare questo sport a livello agonistico perché danno la possibilità di comprendere a fondo come si corre in compagnia del proprio bau e accertarsi che sia ben pronto per affrontare questa disciplina; oppure, per chi vuole solo divertirsi, passare una bellissima giornata in compagnia di tanti amici amanti della vita sportiva all’aria aperta.
Prima di andare Franco ha portato i saluti a tutti i partecipanti di 𝗠𝗮𝘀𝘀𝗶𝗺𝗼 𝗣𝗲𝗿𝗹𝗮 Responsabile Nazionale Settore Cinofilia Sportiva.
Ecco un appuntamento da non perdere per chi vuol conoscere il canicross e le sue discipline. Se vuoi provare a correre in compagnia del tuo cane dopo le gare competitive c’è la possibilità di fare la non competitiva. Conoscerai tanta gente amante dei quattrozampeeunacoda, molti atleti della Nazionale Italiana di canicross CSEN. Prima di ogni gara ci sono i veterinari che visitano accuratamente i cani che partecipano alla competizione. Trovi tutte le informazioni sulla locandina. #sguardoanimalediflaviasironi#camminacolcane#canidiinstagram#flaviasironi#caniliberi#sportcinofili#canifelici#caniche#canicrosstrailrunning#canicross#canibelli
“International Festival of poetry of Tozeur” con Filippo Papa e JoanJosep Barcelo
Catania, 14 novembre 2022
“SIGNS” عالمات
FILIPPO PAPA & JOAN JOSEP BARCELO PERFORMANCE ART & POETRY IN TUNISIA Filippo Papa e Joan Josep Barcelo saranno saranno ospiti del: “INTERNATIONAL FESTIVAL OF POETRY OF TOZEUR” – TUNISIA CON IL PATROCINIO DELLA REPUBBLICA TUNISINA – MINISTERO DELLA CULTURA “Se piccola è l’anima di una persona, minuscolo sarà anche il suo sogno, allora non si stancherà, né patirà; ma chi ha grandi ambizioni, sarà accolto dalla vita con la ferocia da leone.” Abu l-Qasim al-Shabbi
La nuova Perfomance Art & Poetry di Filippo Papa e Joan Josep Barcelo ha come titolo “Signs” (Segni). Protagoniste indiscusse saranno la cultura Araba e quella Tunisina con l’omaggio ad uno dei suoi massimi poeti Abu l-Qasim al-Shabbi. Papa e Barcelo saranno ospiti del 42° Festival internazionale di Poesia della città di Tozeur, un’oasi naturale e di cultura che ha da sempre ispirato artisti di ogni genere fra i quali il cantautore Franco Battiato, siciliano come Filippo Papa. Papa e Barcelo arriveranno nella città tunisina per portare una performance che definiscono “intima” dove l’amore e il rispetto per il “Segno poetico” saranno rappresentati attraverso una vigorosa gestualità e una sensibilità del linguaggio. La performance si svolgerà con un sottofondo musicale, Filippo Papa arriverà al centro della sala con accanto Joan Barcelo, ad adornare il performer Italiano vi saranno accessori e oggetti fra cui un libro di Abu l-Qasim al-Shabbi. Il poeta nel 1933 compose la sua poesia più celebre “La volontà di vivere”, i cui versi, per decenni, fino alle recenti rivolte della “Primavera Araba” (2011-2012), sono divenuti il “grido di battaglia” dei giovani dell’intero mondo arabo. Un messaggio di forza e passione che attraverso questa perfomance Papa e Barcelo prendono ad esempio per lanciare un messaggio di libertà assoluta. In un atto d’amore, passione e forza interiore Papa strapperà le pagine del libro per portare verso di sé i fogli fatti di carta e inchiostro con i “segni” in lingua araba mentre Joan Josep Barcelo completerà l’atto declamando i versi del sommo poeta Tunisino, lasciando spazio a sorprese linguistiche e stilistiche. L’atto performativo “gestuale” di Papa e “poetico-corale” di Barcelo ha lo scopo di permettere all’osservatore di cambiare punto di vista e leggere il sentimento immortale che sta dietro un verso poetico. Quando si scrive una poesia si dona un pensiero intimo al mondo. Segni sarà una perfomance “emozionale” dove la cultura Europea e quella Araba si incontrano fra le mani di Papa, la voce di Barcelo e l’eterno ricordo di Abu l-Qasim al- Shabbi. Un’opera artistica che inoltre diventa ponte fra culture, racconto di amore per la cultura e l’arte nelle sue forme più sublimi. All’interno di un festival importante con il patrocinio del governo Tunisino e del Ministero della Cultura la perfomance”Signs” segna un punto cardine nell’espressione artistica di Papa e Barcelo che saranno anche ospiti come poeti all’interno della manifestazione.
BIOGRAFIE Filippo Papa nato a Leonforte (EN) nel 1986 è un eclettico artista visivo siciliano che è stato inserito, fra gli esponenti più significativi del panorama artistico contemporaneo, all’interno delle due più importanti pubblicazioni editoriali italiane quali l’Atlante dell’Arte Contemporanea edito De Agostini e il CAM Mondadori. Inoltre, è vincitore del premio Italia per la fotografia 2022. La sua arte trova la massima espressione spaziando tra la fotografia d’architettura – caratterizzata dal contatto col divino attraverso l’estrema sintetizzazione delle forme ottenuta dal bianco e nero e dai forti contrasti tra luci ed ombre – e la performance in cui il suo corpo è il protagonista, specchio delle sue molteplici sfaccettature intime e carnali. Il movimento diventa forza, i gesti omaggi a miti e artisti del passato. Una nuova visione metafisica che connette tempo e spazio creando linguaggi ibridi tra le varie forme d’arte.
Joan Josep Barcelo nato a Palma di Maiorca (Spagna) nel 1953 è autore di numerosi libri di poesia in catalano e italiano che ha ricevuto importanti premi e riconoscimenti internazionali nella sua carriera letteraria come il premio Dante 2021. Il suo stile unico nel suo genere è caratterizzato dal surrealismo e dall’astrazione, con riferimenti a un mondo onirico e mitico, spirituale e carnale, alla ricerca di un concetto rivoluzionario. Ci racconta della terra e del mare, dei paesaggi polari e del deserto, seguendo le caratteristiche di un universo in cui la parola diventa respiro di un nuovo tempo. Luce e oscurità dominano la lingua finché il desiderio è la scintilla del fuoco alla ricerca dell’infinito.
L’EVENTO Sito: Tozeur – Tunisia Durata: dal 24 al 27 novembre 2022 Ingresso: Esclusivo su invito Per ulteriori informazioni Web: http://filippopapa.com/ mail: press@filippopapa.com
Rosy ed Angelo raccontano la loro esperienza in Kenya
Angelo Carpani e Rosy Pozzi.
Come aiutare a salvare molti bimbi in condizioni difficili, noi vicini ad ORPHANS’s Dreams ONLUS .
Presso l’edicola di CENTEMERO e alla LIBRERIA DEI RAGAZZI di Bulciago ho depositato una copia di ambo le versioni.
Sarà l’amore (a 360°) a salvare il mondo … NULLA VIENE FATTO PER GLI ALTRI, TUTTO È DOVUTO ALLA VITA.
“TURKANA_Estasi al mare di giada” “TURKANA_Ecstady at the Jade sea” versione inglese (grazie Padre Stephen)
di Rosy Pozzi e Rosella Stramare
TURKANA_Estasi al mare di giada di Rosy Pozzi TURKANA_Ecstasy at the Jade sea / Kenya è un racconto di viaggio verso un luogo ancora incontaminato, nella culla dell’umanità.
Una siccità che in questo momento sta mietendo morte e distruzione soprattutto in quella zona. 🌹
Un libro il cui ricavato solidale sarà da noi devoluto direttamente sul posto ad ORPHANS’s Dreams ONLUS per la realizzazione di un pozzo adiacente alla struttura in fase di ultimazione.
Il terzo libro tradotto anche in inglese è dedicato alla regione del Kenya.
Rientra tra le “Travel Tales”, storie di viaggio, il nuovo libro (il terzo) di Rosy Pozzi che, col marito Angelo, trascorre da qualche tempo la metà dell’anno in Kenya.
«E una terra – spiega – che abbiamo scoperto per caso, ospiti di amici, ormai 13 anni fa e ce ne siamo innamorati. Oltre a ciò, abbiamo iniziato a impegnarci in opere in favore delle popolazioni locali, perciò ora destiniamo a questo tutto il ricavato delle mie attività, come appunto i libri e però anche i miei dipinti e le creazioni artistiche che realizzo per basa. esempio su pietra>>.
Il titolo del libro più recente è “Turkana”: riguarda questo lago e la relativa regione, al confine con l’Etiopia, fuori dalle rotte turistiche più consuete.
In precedenza, di opere ne erano già state pubblicate altri due, anche se di genere di- verso: «Di dipinti e poesie», ricorda l’autrice. Sono comunque tutti acquistabili su Amazon e nei principali store.
«Ora “Turkana” – riprende che è una sorta di diario del viaggio. include mappe e foto ed è stato appena tradotto anche in inglese da un interprete davvero d’eccezione, il superiore dell’istituto “Consolata” di Bevera, padre Stephen Alfred Odhiambo Otieno».
Attualmente, la gran parte delle risorse devolute il beneficenza dalla coppia di nibionnesi è rivolta alla struttura “Orphans’ Dream” di Davide Ciarrapica, di Seregno, situata non lontano da Mombasa.
<«<Sono disponibile ad inviti per parlare del libro, dei luoghi e dei progetti dell’orfanotrofio», fa sapere Rosy Pozzi, che può essere contattata attraverso email all’indirizzo rosypozzi@alice.it, P. Zuc. LA PROVINCIA – 14 novembre 2022
Non piangere. No no ti prego non piangere amore… Ti vorrei vedere sempre sorridente un ricordo, una foto dentro me un’immagine indelebile un ricordo senza fine che viaggia con me dentro di me come una foglia che viaggia col suo vento. Dentro di me sento una voglia di stringere questa foglia e porla dentro il mio cuore che batte a ritmo incalzante. Sei la mia margherita piena di petali d’ amore per me sei come un’aurora che con la sua luce illumina il mio cuore.