“Le due panchine”, di Salvatore Scalisi

– Come stai? – gli chiede la moglie, in piedi in cucina mentre prepara la cena.

– Bene. Perché? – risponde Eugenio, anch’esso in piedi, intento a darle una mano.

– Non lo so, hai un’aria più stanca del solito. –

– E andrà avanti così. –

La donna lo osserva attonita.

– Voglio dire, è normale che sia così, non ringiovanisco di certo. –

– Per te siamo con un piede nella fossa. –

– Non proprio; comunque, io parlo per me. –

– Certo, io sono una ragazzina. Mi domando, a questo punto, che viviamo a fare? –

– Mi dispiace … coinvolgerti in queste mie paranoie – dice Eugenio.

– Ci sarebbe un unico modo per evitarlo – replica la donna.

– Non parlarne. –

– No, accettare la vita per quella che è. Dovremmo farlo tutti, o sbaglio? –

– No, hai ragione, come sempre. La verità, è che dovrei togliere il disturbo. –

– Davvero geniale! – esclama con tono sarcastico la donna. – E in che modo? Diamoci un taglio, prima che mi si blocchi l’appetito. –

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