Tintura, di Tania Di Malta

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Tintura, di Tania Di Malta

Tintura 

Nero è l’obolo dell’obbedienza 

al tempo piceo delle vacche magre

E tu servo/padrone bevi

dolce il nome Melena rispetto al tanfo

un sinistro fiocco di neve inquinata

sciolto fra imbarazzanti cianfrusaglie

 sbeccate e pagate come nuove.

Il risentimento è una fame bulimica,

 una pizza surgelata vomitata in fretta, 

 la compravendita dozzinale, volgare 

di parole che smentiscono chi siamo 

e ci lascia solo i-odio senza tintura

 sui solchi aperti di una farsa, 

che offende l’ultimo barlume di coscienza.

#TaniaDiMalta

#RealismoTerminale

STRETTA VITALE, di Vincenzo Pollinzi

STRETTA VITALE, di Vincenzo Pollinzi

STRETTA VITALE

Quando scivoliamo per vie senza ragione 

un niente ci può trascinare nei gorghi 

della tempesta e si allontana ogni realtà.

Anneghiamo ogni volta 

in dialoghi senza parole, 

sguardi furtivi che non si parlano 

più di tanto,solo il necessario. 

E tanta è la paura di non farcela, 

lo so, lo sai, lo sappiamo e

la teniamo nascosta. 

Ma noi sappiamo anche che a volte

basta guardarsi negli occhi, 

un sorriso complice, 

un tornare bambini, quando

la vita vera era lontana. 

Col corpo e col pensiero ci fondiamo 

con le mani che si cercano e si ritrovano. 

Forse a metà strada, sospese, 

ma si ritrovano nella stretta vitale

che dura e vale tutta una vita.

VINCENZO POLLINZI – 3 Luglio 2022

Il resto della mia vita, di Iris G. DM

Il resto della mia vita, di Iris G. DM

Il resto della mia vita, 

l’ ho vissuta all’indietro,

la vedo, ora che mi guardo le spalle,

vedo che piove e profuma di primavera,

di fieno bagnato,

e la strada che scivola via come un nastro d’argento!

Sento la lezione delle onde

che parla al vento,

non sono solo parole,

sono semi e nuvole con le forme.

Sono angeli di plastilina,

nel mio cuore fermo di bambina.

Le mille e una notte,

e un fermacarte a forma di fiore. Iris G. DM

A VOLTE LE PERSONE CI USANO E NON CE NE ACCORGIAMO … di Maria Clausi

Maria Clausi

A VOLTE LE PERSONE CI USANO E NON CE NE ACCORGIAMO … di Maria Clausi

A VOLTE LE PERSONE CI USANO E NON CE NE ACCORGIAMO …

A volte nella vita facciamo degli incontri che all’inizio ci sembrano bellissimi, quasi una benedizione divina. Ci lasciamo affascinare dalle belle parole, da piccole attenzioni …

A queste persone offriamo tutto: aiuto nel momento del bisogno, vicinanza costante, affetto vero, gesti concreti con cui manifestiamo quello che abbiamo nel cuore.

Loro in cambio ci offrono solo parole e alle iniziali attenzioni si sostituisce via via una sempre maggiore indifferenza.

Ci usano quando gli fa comodo, consapevoli della nostra assoluta ingenuità e poi si disfano di noi come fossimo semplici oggetti.

Sono persone incapaci di amare e questa incapacità di amare è resa palese proprio dalla facilità con cui parlano dall’amore; con la facilità con cui fanno uso di parole importanti.

In genere sono persone egoiste, molto concentrare su sé stesse, attente solo ai loro bisogni, calcolatrici.

È il tempo che ci fa rendere conto di ciò che effettivamente siamo per loro: nulla!

È il tempo che ci restituisce lucidità e ci fa comprendere cosa hanno voluto queste persone da noi: tutto con l’intenzione di non dare nulla.

È il tempo che rimette le cose al loro posto.

Il tempo: un formidabile consigliere ed un eccellente guaritore!

MC

Veronica Rosil : scrittrice e poeta nicaragüense

Veronica Rosil

Verónica Rosil scrittrice e poetessa nicaraguense.

Verónica Rosil ha pubblicato i seguenti libri: “Avventure selvagge e travestimenti” racconti per bambini 2009; Poesia “Nude Moon”, 2013 e poesia “Arrecifes” 2016 (pubblicata in El Salvador) e racconti “I fantasmi di una signora” 2021.

Poesie della poetessa nicaraguense Verónica Rosil

Non c’è silenzio
per l’oblio.
Sopra un tavolo
una pianta gode delle sue foglie funebri
garrese,
non c’è voglia di trovarla
alla memoria della vita,
intorno alle pareti con i loro volti del tempo
giocano a essere indovini
(maghi della nostalgia)
Al riparo da mobili con libri antichi
Libri in attesa di aprire il cuore
all’appassionato di bellezza
o l’ironia e le sue verità.
fioca speranza,
quando molti nascono convertiti in dispositivi digitali:
cieco nello spirito
anima sorda.

La terra piange le ferite provocate alla sua flora e fauna
ridurli in cenere
cicatrice gigante
che non rivela le coscienze umane
coscienze robotiche per soldi.
Chi siamo noi per schiaffeggiare ciò che Dio ha creato?
Chi siamo noi per mettere in un ritratto il canto mattutino degli uccelli, la passione delle scimmie appese alle liane, il ruggito dei leoni e i loro sogni erotici e le vene dei pesci nei fiumi?
Chi siamo noi per cancellare le montagne verdi e disidratare le speranze delle nostre generazioni future?
Chi siamo noi per asciugarci gli occhi, l’olfatto, l’udito, la voce e il tatto?
Cerchiamo di essere la goccia d’acqua che nutre la pianta orfana che cresce sull’asfalto.


Sono cresciuta con le paure.

Mi sveglio all’alba al trotto dei cavalli
alle passeggiate
la morte digrigna nelle coscienze delle anime.
Nessuno osa alzarsi
Nessuno è senza peccato.
Le notti sono un lugubre scenario
la scimmia salta sui tetti, mentre la mano pelosa
gioca con i piedi nudi della sua vittima.
La Taconuda, danza sul timpano dell’insonnia
della calma e della paranoia del cuore.
Poi qualcuno bussa alla porta, trascinando le catene dell’inferno.
L’oscurità ulula e Cegua spoglia l’infelice, felice amante
Segue il rintocco della campana della chiesa
Inizia la messa, preceduta da padre Valdivieso
la cui voce è stata decapitata, ma non la sua anima.
Sono cresciuta nel frastuono dello zolfo, nel ritmo della filarmonica o nel canto della civetta
È la festa degli ahuizotes che si percepisce nella peluria elettrica della pelle.


Cupido irriverente.

Una puntura d’ago
Apre un immenso vuoto di riflessione.
L’orgoglio delle nostre parole danzava
come un dardo velenoso.
La consolazione di inumidire l’anima
cercando rifugio nel canto degli uccelli
aveva fallito, quando una nuvola
di zanzare interruppe il silenzio.
Ho fatto un passo e parole appuntite
mi sono entrate nei polmoni.
La mancanza di ossigeno ha esaurito la speranza
di un abbraccio avvolgente
che ha perso la guerra.


Campi blu.

Non dimenticherò la perla notturna
quella dal cielo
scolpita il suo riflesso
nelle tue nude acque malinconiche.
Non dimenticherò il tuo sangue che ribolle
al suono del Maypole
fibre corporee della tua gente…
Come dimenticarti!
se  entrando nel tuo porto
mi hai ricevuto come quel tanto agognato bacio
dopo una lunga assenza.
Campi blu
Il tuo sangue è fluito nelle mie vene
aromatizzato di cocco e rondon.
Sveglia i canti delle sirene
ed io un poeta di Managua
conservo quell’orgasmo
causato dalle tue terre.

Nero

Uragani  di paesaggi costieri il tuo corpo,
serpenti fianchi, cosce, passione.
Avrei dovuto navigare nel fiume nascosto
scoprire  il tuo molo
ascoltare il tamburo del tuo tic tac
descrivendo storie
E poi innamorato di te
irrompere nel fuoco del tuo corpo
dotato come  dèi
in notti infernali.

Traduzione poetica dall’idioma spagnolo all’italiano a cura di Elisa Mascia

Circa l’autore:

Veronica Rossil. È nata a Managua il 7 luglio 1982. È laureata in Turismo e Amministrazione Alberghiera. Studentessa di lingue e letterature. Ha insegnato laboratori di narrativa e poesia a insegnanti e bambini nelle comunità rurali e urbane. Attualmente lavora come bibliotecaria e insegnante presso il Colegio Teresiano de Managua.
Libri e antologie:
Libri pubblicati: “Avventure selvagge e travestimenti” racconti per bambini 2009; Poesia “Nude Moon”, 2013 e poesia “Arrecifes” 2016 (pubblicata in El Salvador) e racconti “I fantasmi di una signora” 2021.

Ha pubblicato nelle Antologie: Novísimos, Poeti nicaraguensi del terzo millennio; il Nicaragua nelle Reti di Poesia; 18 voci della narrativa nicaraguense; Short land, minifiction 2018, oltre, in varie riviste e supplementi letterari. È stato membro per 5 anni del Forum della Cultura del Nicaragua. Membro della Fondazione Poetas en Órbita e del Gruppo Interculturale Poetas Sin Fronteras.


Verónica Rosil escritora y poeta nicaragüense.

Verónica Rosil a publicado los siguientes libros: “Aventuras y Travesuras Silvestres” cuentos infantiles 2009; “Luna Desnuda” poesía, 2013 y “Arrecifes” poesía 2016 (publicado en El Salvador) y “Los Fantasmas de una dama” cuentos breves 2021.

Poemas de la poeta nicaragüense Verónica Rosil

No existe el silencio
para el olvido.
Sobre una mesa
una planta goza sus fúnebres hojas
se marchita,
no hay anhelo que la encuentre
a la memoria de la vida,
alrededor,
las paredes con sus muecas del tiempo
juegan a ser adivinos
(magos de la nostalgia)
Cobijados por muebles con libros viejos
Libros en espera de abrir el corazón
al aficionado de la belleza
o la ironía y sus verdades.
Turbia esperanza,
cuando muchos nacen convertidos en aparatos digitales:
ciegos de espirito
sordos del alma.

La tierra llora las llagas provocadas a su flora y fauna
los extinguen a cenizas
gigante cicatriz
que no desvela las conciencias humanas
conciencias robotizadas por dinero.
¿Quiénes somos para bofetear lo que Dios ha creado?
¿Quiénes somos para meter en una retratera el canto matutino de las aves, la pasión de los monos colgándose de las lianas, el rugir de los leones y sus sueños eróticos y las venas de peces en los ríos?
¿Quiénes somos para borrar las verdes montañas y deshidratar las esperanzas de nuestras futuras generaciones?
¿Quiénes somos para secarnos la mirada, el olfato el oído, la voz y el tacto?
Seamos la gota de agua que alimenta la huérfana planta que crece en el asfalto.


Crecí con los espantos

Despierto en las madrugadas por trotes de caballos
a su andar
rechina la muerte en las conciencias de las almas.
Nadie se atreve a levantarse
Nadie está libre de pecado.
Las noches son un lúgubre escenario
la mona salta sobre los techos, mientras la mano peluda
juega con los pies desnudos de su víctima.
La Taconuda, danza en el tímpano del desvelo
de la calma y la paranoia del corazón.
Luego, alguien toca la puerta, arrastra las cadenas del infierno.
Aúlla la oscuridad y la Cegua desviste al infeliz, feliz amante
Seguido, repica la campana de la iglesia
inicia la misa, precedida por el padre Valdivieso
a quien decapitaron la voz, pero no el alma.
Crecí en la algarabía del azufre, del ritmo de la filarmónica o el canto de la lechuza
es la fiesta de los ahuizotes que se percibe en la eléctrica pelusa de la piel.


Cupido irreverente

Un pinchazo de aguja
abre inmenso vacío a la reflexión.
Danzaba el orgullo de nuestras palabras
como venenoso dardo.
El consuelo de humedecer el alma
buscando refugio en el canto de las aves
había fracasado, cuando una nube
de zancudos interrumpió el silencio.
Di un paso y puntiagudas palabras
penetraron en mis pulmones.
La falta de oxígeno agotaba la esperanza
de un abrazo que abrigara
esa guerra perdida.

Bluefields

No voy a olvidar la perla nocturna
que desde el cielo
esculpía su reflejo
en tus desnudas aguas melancólicas.
No voy a olvidar tu sangre que hierve
Al son del Palo de Mayo
fibra s corporales de tu gente…
¡Cómo olvidarte !si al entrar a tu puerto
me recibiste como ese beso anhelado
después de una larga ausencia
Bluefields
Tu sangre ha latido en mis venas
con sabor a coco y rondón.
despierta cantos de sirenas
y yo poeta de Managua
guardo ese orgasmo
que provocaron tus tierras.

Negro

Huracaneas tu cuerpo de paisajes costeños
serpenteas caderas, muslos, pasión.
Tendría que navegar por el rio escondido
descubrir tu muelle
escuchar el tambor de tu tic tac
describiendo historias
Y luego, enamorada de ti
estallar en el fuego de tu cuerpo
dotado de Dioses
de noches infernales.

Sobre la autora:

Verónica Rosil. Nació en Managua el 7 de julio 1982. Licenciada en Administración turística y hotelera. Estudiante de la carrera de Lengua y Literatura. Ha impartido talleres de narrativa y poesía a maestros y niños en comunidades rurales y urbanas. Actualmente, labora como bibliotecaria y docente en el Colegio Teresiano de Managua.
Libros y antologías:
Libros publicados: “Aventuras y Travesuras Silvestres” cuentos infantiles 2009; “Luna Desnuda” poesía, 2013 y “Arrecifes” poesía 2016 (publicado en El Salvador) y “Los Fantasmas de una dama” cuentos breves 2021.

Ha publicado en las Antologías: Novísimos, Poetas Nicaragüenses del tercer Milenio; Nicaragua en las Redes de la poesía; 18 Voces de la Narrativa Nicaragüense; Tierra breve, minificciones 2018, así como, en diversas revistas y suplementos literarios. Fue miembro durante 5 años del Foro Nicaragüense de Cultura. Integrante de la Fundación Poetas en Órbita y Colectivo Intercultural Poetas Sin Fronteras.

Foto : Veronica Rosil

DELITTI e MAESTRALE, di Antonino Genovese. Fratelli Frilli Editori

Pagg. 240 coll. I Tascabili Noir €13,90 Isbn 9788869436222

Fratelli Frilli Editori

Il corpo di Marco Lopez viene ritrovato senza vita nel vigneto che ha ereditato dal padre. Il maresciallo Gianluca Mariangelo, reduce dalla recente separazione dalla moglie, indaga su un nuovo caso di omicidio, tra i vigneti di Barcellona Pozzo di Gotto e le spiagge di Cicerata, con le Eolie a far da scenario alla morte violenta consumata sui Peloritani. Mariangelo indaga tra l’oblio delle coscienze e una passione clandestina consumata al riparo dalla luce del sole. Che ruolo ha nella morte di Lopez il grosso prestito che la vittima doveva rendere a un noto strozzino? E le numerose telefonate con Carmelo Romano, un travestito conosciuto da tutti come Tiffany? Il sangue scorre tra i filari dei vigneti, tra parenti-serpenti e una gioielleria di famiglia che deve preservare il suo buon nome. A collaborare con Mariangelo, il fidato brigadiere Fabio Fascia e Marcello Dominici, insieme al nuovo elemento trasferito da poco in città: Ettore Soraci, incaricato di un’indagine parallela che coinvolge un pirata della strada.

Antonino Genovese

Antonino Genovese, classe ’84, è Anestesista, Rianimatore e Algologo. Dopo aver esordito con i tipi delle Edizioni Il Foglio, ha pubblicato il romanzo noir Scirocco e Zagara (Fratelli Frilli Editori 2020). I suoi racconti sono inclusi nelle antologie: Mosche contro vento (Morellini 2019), L’Isola delle tenebre (Algra 2020), I luoghi del noir (Fratelli Frilli Editori 2020), Onda Variante (Golem 2020), Giallo Siciliano (Delos Digital 2022). Nel 2019 si è classificato secondo al premio letterario “Tutti i sapori del giallo” in collaborazione con Il Giallo Mondadori. Nel 2020 è arrivato finalista al concorso “Garfagnana in Giallo” con il racconto Sangue Zingaro. Il romanzo Scirocco e Zagara ha vinto il premio “Il Convivio” (2020) e si è classificato 3° al premio “Un libro amico per l’inverno” (X Edizione – Gueciass). Nel 2021 si è classificato primo al concorso “GialloLunaNeroNotte” con il racconto La morte viaggia in cartolina, in collaborazione con Il Giallo Mondadori. In una Barcellona Pozzo di Gotto alle prese con la raccolta differenziata che funziona a singhiozzo, il Maestrale è arrivato prepotente e s’insinua nei recessi più reconditi dell’anima, con il suo gelido alito di morte.

Fratelli Frilli Editori, Via Priaruggia, 33/r, 16148 Genova

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“Sogno d’amore” di Marco Galvagni (Quaderni di poesia – Eretica Edizioni, 2022)

Libri: “Sogno d’amore” di Marco Galvagni (Quaderni di poesia – Eretica Edizioni, 2022)

“Sogno d’amore” di Marco Galvagni (Quaderni di poesia – Eretica Edizioni, 2022 pp.76 € 15.00) è un inno alla vita, un canzoniere destinato all’infinito sostegno della vocazione sensoriale nella mente e nell’animo. Il poeta padroneggia la materia plasmabile dell’amore, descrive una eloquente combinazione d’immagini e di sensazioni, coinvolge l’incanto delle emozioni. Marco Galvagni è profeta del desiderio. Raggiunge il talento esplicativo nel ritmo ardente delle liriche, accompagna l’intonazione della pura adesione all’infatuazione e all’intensità dell’anima, nello stupore e nel calore della complicità. L’occasione viva, incondizionata, esclusiva della poesia, sostiene l’esistenza, coglie l’istante descrittivo nei contenuti estetici del cuore, del destino, estende lo scenario naturale dell’illuminazione, attraverso il potere allusivo del mare, il confine simbolico del cielo, la lusinga degli occhi. Il poeta evoca forme e colori universali, nell’immediatezza idilliaca di carezzevoli similitudini e accattivanti metafore, nella trasposizione emblematica del linguaggio. I testi ripercorrono sentimenti suadenti e ritraggono impressioni lusinghiere nei confronti di una idealizzazione romantica, nella fantasia onirica dei paesaggi interiori. La meraviglia ricorrente del poeta esalta il fascino inatteso e amabile della seduzione, il corpo della donna e la trasmissione persuasiva del corteggiamento. Il germoglio amoroso dei versi manifesta l’origine compiuta della passione, unisce la spiritualità e la carnalità, nella sensualità dell’attesa, nella ricerca costante dell’universo di senso, nel carattere pulsionale dell’inconscio. L’eros, in Marco Galvagni, è sempre una rifrazione sincera verso la bellezza, un indicatore elegante e discreto dell’orizzonte segreto della volontà amatoria.  “Sogno d’amore” coglie l’intensità vitale nell’ascolto estasiato del tempo, nella voce saggia del poeta che si affida al fascino originario del destino per decifrare la relazione ammaliante con il mondo. La silloge si compone anche di poesie scelte, riunite nella memoria affettiva, dalle tematiche intimiste, collegate allo strumento letterario di restituzione dei ricordi, nel silenzio della nostalgia. L’orientamento poetico di Marco Galvagni riconsegna alla parola penetrante e fremente l’energia assorta nel balsamo ipnotico dell’immaginazione, sublima l’entusiasmo e la delicatezza dell’ispirazione, evidenzia il beneficio della luce dell’inchiostro gettato su ogni pagina bianca della vita. Il poeta rivolge la sua infuocata e sapiente riflessione sulla natura umana nel vincolo reciproco della speranza, ammette la vulnerabilità della chimera ma continua ad assaporare il dolce spirito del rituale attraente nella necessità d’amare, nelle corde di un cammino memorabile verso la nobile esigenza del piacere. La verità rappresentativa del coinvolgimento, la risonanza intuitiva degli insegnamenti d’amore, traducono la direzione dell’approccio con le tonalità sentimentali dell’essere: “Perché l’amore, mentre la vita ci incalza, /è semplicemente un’onda alta sopra le onde.” (Pablo Neruda) 

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/ 

Il poeta

Il poeta è una nuvola innamorata,

una goccia di stella scesa dal cielo,

la sua parola è l’onda che sale e si rovescia,

parola nel mare che sposta le navi col pensiero

macchia di luna bagnata dai raggi del suo sorriso

cielo impassibilmente terso

che custodisce i sogni dei gabbiani:

volano nella notte scendendo dalle stelle,

risalgono nell’aurora bruciando il sole.

Ho visto te

Ho visto un cielo di bolle

colorate di giallo grano,

di verde cespuglio,

di rosso papavero.

Ho visto uno spazio 

libero per l’amore.

Ho visto te.

Sogno d’amore

Donna proibita

carnosa nelle lame di sole

scaverai, dopo un autunno lussureggiante,

con le sottili note di canto

della tua voce

un bagno di musica nel manto nevoso dei prati.

Sono ora ombre di tomba

i vecchi amori con corteccia di tartaruga,

un altro nido ha il mio paesaggio femminile

trepido di future delizie infuocate,

altre finestre hanno gli spifferi di vento –

agiterà con desiderio d’ardore le lenzuola.

Sarà nostro il paesaggio,

nostre saranno le calze che sovrasteranno i cirri,

non un palmo della mia mano ti sarà distante –

sarò la tua palma prestabilita,

dea che trae origini dai miei sogni,

dal mio sogno d’amore.

Sarai frutto deflorato,

regina che spossata si rigirerà

in un turbine di passione,

in un armonico saliscendi di ogni notte

figlio del mio desiderio d’amarti

facendoti gioire col mio vello. 

Nell’aurora

Ti scorgo nuda e brillante –

un aculeo di paura

irrompe sotto il firmamento –

un fremito nel corpo

il tuo di corallo

orda la spuma dell’erba.

Giorni funesti per altre donne

bruciano infuocati,

gioventù s’è infranta,

ora son sorrisi velati

tramati di carezze – 

avranno i gemiti del fiore brunito.

L’alba libera gli uccelli,

parole dal cuore di marmo,

rettili dagli occhi d’artigli –

costruisco la catena d’un ponte

invisibile come paglia trepida d’aria. 

Sulla nostra pelle vestita d’amore

Potremo respirare

l’odore di stelle del mare

annusando il profumo di muschio della notte

sulla nostra pelle vestita d’amore.

Perdermi nella musica d’un arcobaleno

coricati accanto sul silenzio del bagnasciuga

intinto dei tuoi colori: carbone corvino

come le tracce, ornato – come i nembi del cielo –

da un velo d’ebano come il mare dei tuoi occhi.

Volo sognante nella fitta trama dei pensieri

in un’aurora di colori, accarezzato

dalla luce del sole, ascoltando i miei sospiri:

saranno sferzate di brezza

sulla nostra pelle vestita d’amore

mentre sarai nuda tra le mie braccia

e avrai un sorriso di stelle di madreperla, luccicante di

desideri.

Nella sabbia persino gli arenicoli danzeranno di gioia,

lascerà una scia di libertà l’impronta dei nostri passi. 

Il cibo è poesia: il pomodoro

Articolo di Marina Donnarumma Iris G, DM

La psicologia del colore è legata alle emozioni e i significati dei colori possono variare
anche a seconda delle culture. I colori hanno degli impatti sul nostro cervello
e la psicologia dei colori diventata essenziale per il neuromarketing.
Lo scopo è di studiare le reazioni del consumatore alla vista di un certo colore.
Molti pittori hanno utilizzato il colore per esprimere la spiritualità dell’anima, con l’armonia
deicolori. I colori esprimono delle emozioni ben precise, come i lineamenti del viso.
Parlerò di un colore preciso, il rosso. Ad esempio la rabbia è rossa, ma oltre che l’odio
rappresenta l’amore ed è un colore che spicca più di ogni altro.
Il rosso è il cuore, il sangue, le passioni violente, l’energia, il desiderio.
Un colore che viene usato per attirare l’attenzione, viene rappresentato anche come colore
di pericolo.
Io trovo che il rosso sia ” hot” ed è un colore che adoro, nel mio guardaroba ho molti vestiti
rossi, tacchi, stivaletti rossi, giacche rosse. Un colore emozionante, eplosivo, sensuale,
passionale. Il rosso ti veste in modo emozionale, emana presenza, emana luce.
Una rosa rossa, una ciliegia, rossa, una fragola rossa, un rossetto rosso, unghie laccate
di rosso, un bicchiere di vino rosso, lava rossa incandescente, tramonto rosso.
Il rosso è una poesia di amore, rabbia, furia, passione, ma è anche pomodoro rosso.
Impazzisco per il rosso e per il pomodoro, un calice di sauvignon blanc che esprime potente
la foglia del pomodoro. La fresella con i pomodorini, inondazione di olio evo, basilico
abbondante, olive di Gaeta. La salivazione aumenta, se poi aggiungi il peperoncino fresco,
le papille vanno in visibilio.
La mia discendenza è napoletana, il peperoncino e il pomodoro dovunque.
Tagliolini al pomodoro fresco, pizza margherita, alla marinara. Il pomodoro fa da padrone
ovunque e il suo aspetto, rotondo, oblungo, piccolo, grande, rigato, poesia pura per gli
occhi, per il cuore, per il sapore. Esistono tante qualità di pomodori, anche gialli.
Un orto di pomodori è qualcosa di sublime, in mezzo ad una folta vegetazione spiccano
lucidi, polposi, poetici. Pomodoro e sole, pomodoro e amore.
Pomodoro ed emozione, fame, tanta fame e tanto basilico.

Il pomodoro, un nobile che fa da padrone in ogni piatto, mai una nota stonata.

Uno spartito musicale che rende armonica ogni cucina.

Ode al pomodoro
Un estate adolescente con pezzi di frutta nei capelli,
Un sole che sa di pomodoro rosso maturo,
un tramonto che sorge dalla terra
con mazzi di basilico, pioggia di origano
e aglio sfrigolante.
Pomodori lucidi di olio, nevicati di sale
e fiori di capperi.
Grappoli del piennolo agli angoli delle porte di legno antico,
Alle persiane grigie di tempo
spiccano rossi ad asciugare.
Cesti di pomodori,
dopo il crepuscolo,
come lampade accese,
capaci porcellane di Vietri ricamate,
spaghetti di grano e acqua corrente,
arrotolati in punta di forchetta,
un ode alla terra e ai suoi pomi d’oro. Iris G. DM

Per finire una mia ricetta sul pomodoro molto semplice.
Io amo i pomodori rossi, polposi, carnosi. I miei preferiti i san marzano e i piccadilly.
Lavare i pomodori, togliere la parte del picciolo, tagliarli a pezzi. Mi raccomando in
un insalatiera di ceramica bianca.
Condirli con sale, olio evo, cipollotto fresco di tropea, olive se volete, tanto basilico.
Girare il tutto con delle posate degne di tale piatto e servire con abbondante pane
casareccio a fianco. Buono per mangiarli e scarpettare il tutto.
Bon appetit. Autore Iris G. DM

foto presa dal web

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Il colore della poesia: Iris G. DM

Ho quel vestito che ha tanti bottoni,

88 bottoni,

52 bianchi e 36 neri.

Ottantotto volte che le tue dita,

mi sfiorano la schiena,

Ottantotto brividi

e io che ancora lo tengo su.

Ti vedo, dallo specchio,

dietro di me,

e ogni volta un bacio,

ottantotto volte fino alla fine.

Una tastiera di emozioni,

nel crepuscolo prima della sera,

prima delle stelle,

ora giù il mio vestito, semplice mucchio di seta

e note che io sento,

io sento! Iris G. DM

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“Schizzo” di Vittoria Aganoor Pompilj

La Luna rossa e tonda
si leva su dai prati
lontani, che di cenere
la notte ha colorati.
Dell’infinita landa
la grigia tinta uguale
solo rompe il fantasma
d’un candido casale.
Sorride il plenilunio
a quel candor; sull’aia
un nero cane immobile
guarda la luna e abbaia.
Vittoria Aganoor Pompilj

da Leggenda eterna – Intermezzo – Risveglio, 1900

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Nacque a Padova il 26 maggio 1855 da Edoardo e da Giuseppina Pacini. La famiglia paterna, di origine armena, era emigrata in Persia e di lì poi in India nella prima metà del 1600; nel 1835, dall’India il nonno della scrittrice, Abramo, si era trasferito in Europa: a Parigi, a Venezia e infine a Padova. La provenienza della famiglia dall’India e la nascita del padre a Madras fecero credere erroneamente a più d’uno che l’A. fosse di sangue indiano e ad altri (che si riferivano probabilmente alla emigrazione della famiglia in Persia) che fosse di origine persiana. Invece, gli Aganoor furono molto attaccati alla loro origine armena e, sino al padre della scrittrice, coltivarono la lingua e le lettere armene. Ragione non ultima del loro trasferimento da Parigi a Venezia fu il desiderio di essere vicini ai mechitaristi dell’isola di San Lazzaro, con i quali la famiglia fu in stretti rapporti. Molti libri della congregazione furono stampati per conto degli Aganoor e molte notizie sulla scrittrice e sulla sua famiglia si sono potute avere da quel p. Arsenio Gazikian, che fu traduttore in lingua armena di Omero, Virgilio, Dante e Leopardi. L’agiatezza della famiglia, la fervida e precoce intelligenza e l’amicizia con alcuni dei migliori ingegni del tempo resero all’A. particolarmente felici l’infanzia e la giovinezza. A partire dal 1863 ebbe a maestro G. Zanella, che fu introdotto in casa Aganoor da Andrea Maffei e che guidò la giovinetta per circa un quindicennio: il suo consiglio fu certamente determinante nella scelta, da parte della A., della carriera delle lettere. L’Aganoor, per poter lavorare alla sua scuola, pur essendosi trasferita la famiglia paterna a Venezia, passava lunghi periodi dell’anno a Padova presso i nonni, nella “casa natale” alla quale dedicò poi una delle sue liriche. L’insegnamento diretto dello Zanella si concluse intorno al 1876 con la pubblicazione che egli fece, sulla Nuova Antologia, di un saggio poetico della sua allieva, cui si accompagnarono sei quartine intitolate Melanconia della sorella Elena, elegante verseggiatrice, autrice di Sonetti su Venezia (Venezia 1878, con illustrazioni del pittore Mainella) e della poesia Una lampada (in Poesie di autori contemporanei, raccolte da G. L. Patuzzi, Padova 1882). Dopo il ’76 la famiglia dell’A. si trasferì a Napoli. È incerto l’anno del trasferimento: l’A. abitava certamente a Napoli nel 1881. Datano soprattutto a questo periodo le vaste letture di scrittori stranieri, sotto la guida di Enrico Nencioni, succeduto allo Zanella nella direzione dei suoi studi. Questa esperienza affinò la sua sensibilità e fornì un contenuto più vivo alla sicurezza formale, che aveva acquistato nello studio dei classici italiani, latini e greci: notevoli anche alcune sue traduzioni, come quella di Reversibilité da Baudelaire. Nonostante gli elogi e le esortazioni dei maestri e gli inviti degli editori, l’A. si oppose per lungo tempo alla pubblicazione in volume dei suoi versi. A trattenerla dalla pubblicazione non era solo lo scrupolo dell’artista insoddisfatta della propria opera, ma anche il carattere gelosamente autobiografico di molte sue composizioni. Le sue liriche più sicure furono dettate infatti dall’intenso e infelice amore per un uomo (Domenico Gnoli), la cui morte lasciò nell’A. un perpetuo rimpianto e alimentò una certa vocazione all’infelicità, che si presenta come uno dei tratti fondamentali del suo temperamento. Tornata con la famiglia da Napoli a Venezia intorno al 1890 fu, dopo la morte del padre, compagna e assistente della madre durante la lunga infermità dei suoi ultimi anni. L’unico avvenimento importante che ravvivò questo periodo fu l’amore per Domenico Gnoli, che per l’Aganoor (e all’insaputa di lei) scrisse sotto lo pseudonimo di Giulio Orsini le liriche d’amore raccolte in seguito nel libro Fra terra ed astri. A questa vicenda amorosa dello Gnoli si ispirò poi, com’è noto, il Pirandello per il dramma Quando si è qualcuno. Erano scomparsi, intanto, i maestri della scrittrice: lo Zanella nel 1888, il Nencioni nel 1896 e giungeva infine, ancora più dolorosa, la perdita della madre nel 1899. Solo allora, per reagire alla disperazione e alla solitudine e anche per esaudire un desiderio molte volte espresso dalla madre stessa, l’A. si decise finalmente a pubblicare le sue poesie e il volume Leggenda eterna apparve a Milano presso l’editore Treves nel 1900. Il successo del libro è documentato dal rapido esaurirsi della prima edizione, cui seguì presto la seconda, a Torino, nel 1903. Nel 1905 usciva a Venezia la traduzione armena a cura di p. Gazikian. L’interesse destato dalla sua opera distolse l’Aganoor dal ripiegamento sul proprio dolore e da quella continua analisi dei propri stati d’animo, che tanto la assorbiva ed esauriva. Si ebbe in lei una specie di ritorno alla vita e agli slanci della giovinezza. Nel 1901 si fidanzò col deputato e giurista umbro Guido Pompilj, cui si doveva la bonifica del Trasimeno, compiuta nel 1898. Il matrimonio fu celebrato il 28 nov. 1901 a Napoli e l’Aganoor passò a vivere col marito a Perugia, dove trascorse anni sereni nella tranquillità degli affetti familiari, che accompagnavano l’ascesa politica del Pompilj, e nella consuetudine di amicizie elevate e congeniali, come quella di Alinda Bonacci Brunamonti. Nel 1908 usciva a Roma il suo secondo volume di versi, Nuove liriche, nella biblioteca della Nuova Antologia. Le accoglienze della critica furono assai calde e la fama dell’A. ne fu assai accresciuta. L’ammirazione che la circondava rese ancora più impressionante la sua morte, che avvenne in seguito a un difficile intervento chirurgico in una clinica di Roma, nella notte fra il 7 e l’8 maggio 1910. Poche ore dopo, Guido Pompilj si toglieva la vita accanto al cadavere della moglie. [Enciclopedia Treccani]

Bibl.: Atto di nascita ecclesiastico in Favilla, rivista letteraria perugina, luglio-agosto 1910; note autobiografiche in una lettura tenuta dall’A. al Collegio Romano, premessa da L. Grilli alla 3 ed. delle Poesie complete di V. A., Firenze 1927, che contiene anche un’ampia introduzione biografica dello stesso Grilli; altre notizie in G. Muzzioli, G. Pompili e V. A. P., commemorazione popolare tenuta la sera del 15 maggio 1910 nel villaggio di Ponte Valle Ceppi, Perugia 1910. Sulla poesia della A., a cominciare dal saggio citato dal Croce in Critica, IX (1911), p. 10 ss., e poi in La letteratura della nuova Italia, II, Bari 1929, pp. 368-375, si veda l’articolo di U. Bosco in Encicl. Ital., I, p. 883. e la relativa bibliografia. Per la bibliografia posteriore al 1930, soprattutto M. Battistrada: Il canzoniere amoroso di una gentildonna, in Rievocazioni, Ascoli Piceno 1933, e M. Rutigliano: V. A., Palo del Colle – Bari 1950.

Suggestioni Veneziane.. di Giuliano Saba

Suggestioni Veneziane.. di Giuliano Saba

Suggestioni Veneziane..

L’autunno andava salvato

da uno spettro invernale..

chiesi ad un artista Parigino 

di dipingere

 spicchi di luna blu notte

Da appendere

 ai sette colori dell’Iris, 

 in un chiar di luna 

Di una città vuota…

Dove le strade erano

Dei labirinti 

Diroccati della mente.

Non trovai colori nuovi

Per dipingere i miei giorni .

E Venezia.

La sentivo troppo lontana.

Per partecipare

Alla corsa verso la serenità.

Giuliano Saba Sculture

Ho quel vestito che ha tanti bottoni, di Iris G. DM

Ho quel vestito che ha tanti bottoni, di Iris G. DM

Ho quel vestito che ha tanti bottoni,

88 bottoni,

52 bianchi e 36 neri.

Ottantotto volte che le tue dita,

mi sfiorano la schiena,

Ottantotto brividi

e io che ancora lo tengo su.

Ti vedo, dallo specchio,

dietro di me, 

e ogni volta un bacio, 

ottantotto volte fino alla fine.

Una tastiera di emozioni, 

nel crepuscolo prima della sera,

prima delle stelle, 

ora giù il mio vestito, semplice mucchio di seta

e note che io sento, 

io sento! Iris G. DM

LUPO SOLITARIO, di Gregorio Asero

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LUPO SOLITARIO, di Gregorio Asero

LUPO SOLITARIO

Cammino sopra la cresta della mia vita 

voglio raggiungere prima della mia sera 

la spiaggia della felicità.

Io lo so dove gettare l’ancora 

e solitario il mio passo condurrò 

alla fine dei giorni. 

Son sempre stato un viandante asociale 

e adesso che mi trovo davanti 

alla mia ultima meta 

ecco apparire il lupo 

che dal tempio mi chiama 

con gesti gentili.

Mi guarda dall’alto 

con occhi cangianti 

e scruta in fondo al mio dolore. 

Che vuoi adesso che sono dinnanzi 

alla fine del mio viaggio? 

Si lo so tu vuoi che ti chieda perdono 

e il soffice pelo della tua zampa

 mi accarezza furtivo.  

Lo so l’amore è il danno maggiore 

per chi vuole vivere come un lupo solitario 

per questo rido della mia follia 

mentre getto l’ancora nella rada promessa.

.

da “ARCADIA” 

di Gregorio Asero 

copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

IL FERMAGLIO DI MADREPERLA, di Mirella Ester Pennone Masi

IL FERMAGLIO DI MADREPERLA, di Mirella Ester Pennone Masi

IL FERMAGLIO DI MADREPERLA

Un raggio di luna

mi colpì ieri sera,

accese un lampo d’emozioni

rifugiate in un profumo di campagna

e aromi di bosco

Tra le vecchie cianfrusaglie

è sgusciato qualcosa di te,

un fermaglio di madreperla

per raccogliere i tuoi rossi capelli 

Nel mio antico pensiero

ti ricordo in altri tempi

maestra di grande intelletto

Senza luna,

io bambina gioiosa

al buio, salivo le scale…

per venire da te

Ancora cammino nei sogni

mentre tu nonna mi sussurri

parole gentili nel buio

mi benedivi

con il bacio tuo, leggero

Adesso ascolto la tua voce

senza un lamento;

sola io, nel mio silenzio

di fiabe vissute

Mirella Ester Pennone Masi  5/07/2019

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CANTO DI GIOIA, di Imma Paradiso

CANTO DI GIOIA, di Imma Paradiso

CANTO DI GIOIA

Elevo il mio canto di gioia

per questa vita,

così folle, sorprendente,

che coinvolge e travolge.

Dura come macigno,

lieve come un volo di farlalle.

Elevo il mio canto di gioia

per questa vita,

che si riflette nel rosso di

un autunno carezzevole

come la mano di un amante.

Nella soavità di

una nevicata d’inverno che

copre come candido manto.

Elevo il mio canto di gioia,

ringraziando la dolce primavera

che si prodiga a piene mani

nel sorriso di fanciulla…

E per la fulgente estate,

pregna di sapori e di roventi desideri.

Elevo il mio canto di gioia

per questa vita,

che sempre ricomincia e ne

resto incantata, mio malgrado.

Imma Paradiso

Buona giornata e coraggio 

Camminavi leggera

Camminavi leggera

Camminavi leggera sfiorando l’impiantito,

strisce di velluto rosso volteggiavano

tra delicate mani di seta e d’intorno

un malinconico canto di fisarmonica.

Io ti guardavo orgoglioso

nelle tue vesti candide segno

di una purezza d’animo eccelsa.

Danzavi leggera sopra versi di poesia,

tra canzoni d’amore e ritmi di chitarra

nella solitudine di una luce

che era tutta per te.

Castelnovo ne’ Monti – spettacolo teatrale

All’inizio era il buio assoluto

All’inizio era il buio assoluto

Marfan’s Poetry

All’inizio era il buio assoluto, non c’era luce che brillasse nell’universo, uno spazio immenso senza confini circondava un ciclopico ammasso di roccia e ghiaccio.

In nuce era presente tutto ciò che avrebbe dato vita al mondo, non come lo conosciamo ora, ma qualcosa di vagamente simile, senza animali e piante, perché l’atmosfera non era ancora respirabile.

Provate a immaginare milioni e milioni, e ancor più, di tonnellate di materia che contenevano gli stessi elementi di cui sono composti gli esseri viventi.

Riuscite a immaginare l’esplosione di tutto ciò? In pochi secondi tutto si frantumò e frammenti incandescenti di quell’ammasso primigenio cominciarono a vagare nello spazio fino a riempirlo tutto e a dargli quell’aspetto che noi ora ammiriamo.

Riuscite a immaginare la forza e la violenza di tutto ciò? Il calore sprigionato, l’immane clangore che scaturì, la velocità con cui si mossero questi pachidermi di dimensioni oceaniche: nessun essere vivente avrebbe potuto assistere alla scena, tantomeno avrebbe potuto sopravvivere, nemmeno se si fosse trovato distante milioni di chilometri, sarebbe stata soltanto una lunghissima agonia.

Provate a immaginare se qualcosa di simile dovesse accadere al nostro pianeta, più bistrattato che amato. In tre secondi tutta la vita si sarebbe estinta nel fuoco, un inferno che al confronto quello di Dante sarebbe sembrato uno scherzo.

Con tutto ciò non vi volevo spaventare cari lettori, tutto questo non succederà, non oggi almeno, ma credo che in ogni caso sia meglio estinguerci prima che assistere a questa immane catastrofe.

Marco Fantuzzi

SEMPLICE E CRUDA RIFLESSIONE SULLA FANTASIA – RECENSIONE RACCONTI DELLA CONTRORA, di Rebecca Lena

SEMPLICE E CRUDA RIFLESSIONE SULLA FANTASIA – RECENSIONE RACCONTI DELLA CONTRORA

 · di Rebecca Lena

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Vittorio Nevio Lena e Sebastian Santoli hanno fatto una bellissimo intervento durante la presentazione del mio libro “Racconti della Controra“. Ecco le loro parole:


“Fin da bambino ho vissuto quelle immagini e parte di quegli odori, arrivando a percepire la causa che ha dato vita a queste storie. Molti di questi racconti hanno luogo durante la Controra, un periodo delle prime ore del pomeriggio in estate, che ha inizio a mezzogiorno. Questo periodo lo abbiamo vissuto per almeno 15 anni, da soli con i nonni, 2 mesi l’anno tra fine giugno ed inizio settembre, in un luogo veramente unico, a tratti inquietante ma allo stesso tempo affascinante, mistico.

Dandogli una visione d’insieme lo suddividerei in due parti: la spiaggia viva, un litorale caratterizzato dalla presenza di 3000 case abusive, e la spiaggia morta. Quest’ultima è protagonista di molti racconti. Sulla spiaggia morta vi è una distesa di circa 8 km e mezzo di riserva naturale, in cui nel corso dell’anno si depositano tutti quegli oggetti e cose che il mare restituisce alla terra, ed essendo lasciata a sé stessa la si può paragonare ad un mercatino dell’usato, anch’esso abusivo, con risvolti inquietanti, quando si trovavano resti di cadaveri di animali e teschi. 

A rendere unico, ma soprattutto triste ed inquietante il luogo è proprio la spiaggia deserta. Essa ha una storia da raccontare in ogni metro quadro che la si esplori. Soprattutto quando ti imbatti in vecchie case, chiese di età secolare o vecchie torri saracene, lasciate là a morire, come degli apolidi nomadi in mezzo al silenzio confortante del mare. Dall’aridità del luogo nascono varie riflessioni e racconti, quali La Torre e Vipsania sol minore; la prima viene definita come “piena di tristezza” dal protagonista della storia, mentre la seconda può far danzare il lettore tra le onde di un racconto, sospeso, tra la beatitudine dell’orizzonte, che rincorri senza mai raggiungere, e la sofferenza, provocata da un amore nato liberamente e naufragato in catene. 

Dalla confutazione della realtà, nasce ogni singola storia narrata in questa raccolta. Il tutto ruota vorticosamente in uno spazio vuoto, riempito da riflessioni, suoni turbolenti ed immagini caratteristiche. Ciò viene reso più effervescente da una buona dose di fantasia, mescolata a racconti mitologici, barlumi di idee ed incessanti paradossi. D’altronde la controra dividendo il cielo in due metà speculari, per effetto della presenza ingombrante del sole, oltre a sancire l’inversione di tendenza che ci circonda, muovendo il giorno verso la notte, potrebbe di per sé offrire una visione alternativa della realtà. Una realtà costruita su basi diverse, dove il tempo può essere tagliato a metà e ricomposto a piacimento, dove un istante può durare una vita ed un ricordo può essere fugace ed incolore come un flashback. Una realtà dove prima di nascere si muore e dove ogni identità può celare un segreto misterioso che incrina il tempo rendendolo debole di fronte alle sue regole. Tutto può essere intrappolato in un attimo e da un attimo possiamo capire l’essenza del tutto, in un’esperienza che si ripete all’infinito. 

Pochi mesi fa sono tornato alla famigerata torre, come di consueto ogni estate. Si chiama torre di Scampamorte perché due soldati sono riusciti a sopravvivere ad un maremoto avvenuto nel 1627 (da lì deriva il suo nome). Possiamo vedere le rovine, muri, che anno dopo anno si consumano e vacillano sempre più, tanto che i nostri genitori ci vietavano di salirci sopra. La potenza che hanno queste immagini di provocare un ricordo, un ricordo che perdura nel tempo, porta alla mente la decadenza che ha la materia nel corso dei secoli. Tutto decade, ma ne rimane sempre una traccia. 

Stili di scrittura particolari, come il racconto “un sogno dedicato a chi non respira”, fanno da lieson* fra le storie, che nella grammatica francese indica un collegamento fonetico tra due parole. Ciò che spesso colpisce nel leggere, non è solo la storia ma anche le piccole componenti espressive della punteggiatura, come se tutto d’un tratto il nostro corpo entrasse in sintonia con la mente dello scrittore. Un respiro, un gemito, una pausa. Tutto quello che inizialmente non aveva senso, adesso lo ha. I colori che da opachi diventano vividi. Le immagini corrono nella mente a ritmo della parola e per pura magia quelle che sembravano parole in fila si tramutano in paesaggi inconfondibili nella quale la mente si coccola ovattata, in pace. 

A rendere peculiare la raccolta è il modo in cui viene impresso con l’inchiostro di una penna, la carta DOVEROSAMENTE riciclata, e sottolineo doverosamente perché bisogna pur ricordare quando si ha l’occasione di farlo, che il consumismo sprecante sta marcendo il nostro mondo. L’esprimere con così forza e rudezza le proprie emozioni ed idee, costruire una fisica che circonda le storie, basate sul ricordo effimero ed immediato, sono alla base dell’efficacia che ha ogni singolo racconto, dando vita ad uno scontro violento con le emozioni del lettore. La vera espressione artistica, di fatti, connette direttamente l’emozione interiore con un canale esterno, che sia una nota, una parola o un colore, in un arcobaleno di esperienze che solo chi vive quell’emozione, come il suo ideatore, può comprendere. Si crea solo ascoltando ciò che si è, non pensando a ciò che si vorrebbe essere. 

Dunque, ci dobbiamo chiedere infine, questi paradossi, cosa offrono alla mente del lettore?

Probabilmente non sapremo darvi una risposta, perché ogni individuo può rivedersi nei personaggi narrati in base alle proprie esperienze, ma se non altro, permettono di chiedersi cosa sia reale, e cosa no. Perché d’altronde, spesso la realtà ci appare simile ad un paesaggio, bello da guardare, ma distante da noi. Questo libro invece insegna che la realtà non è altro che il prodotto della nostra fantasia, perciò, siamo sempre meno osservatori del tramonto a cui crediamo di assistere, ma molto più pittori di un quadro che ancora non è stato dipinto.”

Foto di Francesca Nardoni.
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SCOPRIRE IL SUONO, di Rebecca Lena

SCOPRIRE IL SUONO

 · di Rebecca Lena 

Eccolo il suono, emerso come una sveglia nel sonno. Vedo una grigia infamiliarità notturna là fuori, oltre i vetri. Non ricordo nemmeno chi sono e perché, le due note poco distanti – tono, semitono – di consistenza ferrosa, mi assimilano in un flusso senza identità.

Mi desto ancora un po’ e non posso crederci: è una melodia terrificante. Non comprendo la sua origine, è pacata attraverso il vetro, ma grida, bellissima. Riconosco due note che non combaciano, ma che strappano il vuoto. Sono bloccata, non muovo un muscolo: assorbo quelle grida meravigliose che sradicano la patina del vuoto. 

D’un tratto ricordo chi sono e dove mi trovo, ma divengono informazioni del tutto insignificanti. Mi proietto su una traiettoria d’origine. Cosa può essere, un braccio meccanico? Un macchinario inconsapevole? Un treno merci che frena? 

Non è un’illusione, ne sono certa, potrei registrarlo. Sono pronta ad afferrare il telefono ma le forze nel corpo mi mancano, come se il muscolo centrale dell’azione avesse deciso al posto mio di interpretare quell’esperienza solo nell’essere – inerme, immobile, sublimata dal suono – e mai più nell’avere.

Ho deciso di imprimerlo sul timpano della mia memoria, nessun surrogato digitale inutile, ma l’effetto dell’onda sul mio corpo ruvido e tangibile. 

È un attrito elettromagnetico, un velo di fuoco bianco senza calore che rimescola i nostri respiri, ovunque, mentre viviamo assopiti. Ci amalgama alla superficie dello spazio, sulla densità del tempo, attraversa le nostre membra e non ci accorgiamo mai di vibrare anche noi, all’unisono. Ci affidiamo inconsapevolmente a quel suono – ormai parte stessa del fruscio dei pensieri – per potenziare la coscienza stessa di esistere. 

Esisto perché ascolto il ronzio, senza conoscere la sua esistenza. (E sono due le note, come un respiro.)

Stanotte sono desta, non mi inganno, quella frequenza si è rivelata: chiara. D’un tratto mi vedo, ci vedo tutti quanti, scossi dall’invisibile microtremolio che sorregge la vita. Lentamente lo dipano dalla massa fitta che compone il silenzio. Sono un piccolo fuoco – incredulo – nel porto.


volantino vuoto

Racconti della Controra

Questi testi nascono a partire da ricordi, pagine di diario, foglie, foto e ossa, raccolti sulla spiaggia di Schiapparo (Gargano), “la spiaggia del Sub-Uranio”, foce della Controra. La Controra è il momento in cui il sole è talmente alto da far evaporare tutte le ombre. (Potremmo credere di essere morti?). L’aria è così afosa, pesante, e non resta che sdraiarsi immobili per combattere la calura. Questa paralisi è il fulcro delle mie storie: il Dubbio.

13,00 €

Invito ai nostri lettori: Segnalateci i problemi di Alessandria 

Invito ai nostri lettori: Segnalateci i problemi di Alessandria 

Alessandria: Ci sono già giunte alcune segnalazioni in merito ai problemi della città che provvederemo a darvene conto quanto prima, invitiamo pertanto i lettori di Alessandria today e delle nostre pagine Facebook a segnalarci quello che succede in città alfine di consentirci di renderlo noto sui nostri media.

Il nostro obiettivo come sempre non è quello di polemizzare con la Giunta in carica (così come altre in passato) ma di segnalare e sensibilizzare la pubblica amministrazione affinché tali problemi vengano risolti…

Grazie a chi vorrà partecipare e collaborare nell’interesse esclusivo della nostra città.

Le segnalazioni possono essere fatte tramite il Messenger  fecebook di Pier Carlo Lava, con un breve testo esplicativo e le relative foto del problema.

Pier Carlo Lava – Social Media Manager

Dall’India la carissima stimata poetessa – Ambasciatrice della Pace : Johanna Devadayavu

Johanna Devadayavu

BIOGRAFIA: Johanna Devadayavu

Johanna Devadayavu, alias Johanna DS Chittranjan, viene dalla Svizzera. In giovane età trascorse cinque anni in un Ashram nel sud dell’India, dove acquisì saggezza scritturale e una forte fede in Dio Creatore dell’Universo. Negli ultimi 40 anni ha vissuto nel sud dell’India, contribuendo notevolmente all’umanità attraverso la sua iniziativa di beneficenza.

Nel 1992, quando suo marito Devadayavu Sanjeevni Chittranjan ha fondato il “Laharinagar Charitable Trust”, è diventata la co-fondatrice di questo luogo lontano dalla frenetica vita cittadina, dove sono benvenute persone di ogni ceto sociale. È un luogo dove le persone possono vivere insieme in armonia e unità al di là di ogni confine sociale, religioso o nazionale.

Nel 2014 Johanna ha pubblicato la sua prima antologia di poesie dal titolo: ‘The Call of the Turtledove for Universal Peace’, seguita dalla seconda nel marzo 2022, dal titolo: ‘Flight of a Turtledove’. È stata inoltre pubblicata in varie Antologie e Riviste.

In qualità di membro del consiglio di amministrazione, è parte integrante della Writers Capital International Foundation, supportandone scopi e obiettivi. È anche membro onorario dell’Associazione degli Artisti e Scrittori del mondo SAPS che sostiene la causa dell’Unità, dell’Uguaglianza e della Pace.

Ascoltando la sua voce interiore, la poetessa continua il suo viaggio verso l’infinito, diffondendo la luce della saggezza attraverso le sue poesie e aggiungendo bellezza a quelle vite intorno a lei con il suo amore sconfinato.


Incontra autori contemporanei da tutto il mondo attraverso il programma “Meet The Author” della Writers Capital Foundations che sarà presente nel World Wide Web e su varie pagine di social media,

Writers Capital International Foundation


BIOGRAPHY: Johanna Devadayavu

Johanna Devadayavu, alias Johanna D.S. Chittranjan, hails from Switzerland. At her young age she spent five years at an Ashram in South India where she acquired scriptural wisdom and strong faith in God the Creator of the Universe. For the past 40 years she has been living in South India, contributing greatly to humanity through her charitable venture.

In 1992, when her husband Devadayavu Sanjeevni Chittranjan founded the ‘Laharinagar Charitable Trust’, she became the co-founder of this place away from busy city life, where people from all walks of life are welcome. It is a place where people can dwell together in harmony and unity beyond any social, religious, or national borders.

In 2014 Johanna published her first anthology of poems titled: ‘The Call of the Turtledove for Universal Peace’, followed by the second one in March 2022, titled: ‘Flight of a Turtledove’. She has also been published in various Anthologies and Magazines.

As the executive board member, she is an integral part of Writers Capital International Foundation, supporting their aims and objectives. She is also the honorary member of the Association of Artists and Writers of the world SAPS supporting the cause of Unity, Equality and Peace.

Listening to her inner voice, the poetess continues her journey to infinity, spreading the light of wisdom through her poems and adding beauty to those lives around her with her boundless love.


Meet contemporary authors from across the world through Writers Capital Foundations ‘Meet The Author’ Programme who will be featured in the World Wide Web and on various social media pages,

Brought to you by
Writers Capital International Foundation
wcifcentral@gmail.com

In association with
Writers International Edition, Greece
http://www.writersedition.com
info.writersedition@gmail.com

Literature #Arts #ContemporaryWriters #books #Poetry #GlobalPeace

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Al Festival PIAF 2022 Arti e Sculture

Lacramioara – Ram Boz

“Lacramioara-Ram Boz ha sperimentato negli ultimi anni diversi modi per comunicare  attraverso l’uso di  diverse tecniche plastiche e recentemente si è concentrata sulla modellazione di ritratti in creta in cui l’espressione del personaggio mira a decifrare i meandri dell’essere. Questi personaggi, assemblati all’interno di una rete tessile, suggeriscono, infatti, una breve storia dell’Uomo, formando un’immagine generica vicina ad un archetipo. Le visioni hanno la spontaneità di un’inventiva interessata al tutto e meno ai dettagli. L’esame visivo di questa introspettiva che si oggettiva,  permette varie interpretazioni, avendo ogni spettatore la possibilità di aggiungere mentalmente altri possibili sviluppi di questi ritratti”.
        “Attraverso le caratteristiche intrinseche dal punto di vista artistico, queste tipologie di opere aprono la strada a un nuovo tipo di sensibilità artistica, ad un nuovo tipo di spazio-temporalità artistico”.
< Mihai Păstrăguş, Galleria delle Arti, Moldavia letteraria, settembre 2020, ISSN 2066-6799 >

1) Ram Lacramioara Boz, ILUZIE, 50X50,mixta,panza (1)

2) Lacramioara Ram Boz PALMIERUL ceramica glazurata, foita de aur

4) Ram-Boz Lacrămioara, EMOTII,40X20,acryl, panza
Lăcrămioara Boz SENTIMENT, ceramica Raku 14X15,5X9,5 (2)

Panorama International Arts Festival 2022 ha una scadenza prorogata.

Tenendo conto delle richieste che la  Writers Capital Foundation sta  ricevendo da artisti di tutto il mondo, l’organizzazione ha deciso di prorogare il termine ultimo per la presentazione delle opere fino al 15 luglio 2022. “Ci auguriamo che questo aiuterà gli artisti ad avere più tempo per completare il loro opere”, affermano gli organizzatori del  Panorama International Arts Festival 2022 .

Informazioni su PILF 2022

Il programma di punta della Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) è principalmente finalizzato ad assistere lo scambio culturale e consentire agli artisti di espandere i propri orizzonti di comprensione del mondo.

A differenza di altri festival d’arte, PIAF è concepito come santuari delle arti in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari spazi nell’area in cui si svolge il festival e avere una profonda esperienza del sito e della vivacità culturale che crediamo aiuterà nel formazione del futuro di un artista.

A causa della pandemia, PIAF 2022 si tiene virtualmente, tuttavia è progettato per garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.

Tema: Guerra e pace

Dopo la conclusione unica della Sfera della Libertà nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento mondiale con il 22° Festival Internazionale della Letteratura, vincitore di Panorama come il Festival Internazionale di Letteratura Multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce culture di 6 continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con il 22° Festival Internazionale del Panorama delle Arti per illuminare ancora una volta l’umanità; ispirare le persone sul sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.

Voltando una nuova pagina dai mali della guerra ai risultati brillanti e miracolosi della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi ci stiate al fianco a sostegno della nostra nobile causa. In un momento in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai a stabilire la PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, lottiamo per un futuro migliore per tutti noi, specialmente per le generazioni a venire.

TEMA: GUERRA E PACE

DATA: dal 1 al 31 luglio 2022

MODALITÀ: Virtuale

Scadenza: 15 luglio 2022

SOTTOSCRIZIONE:

Coppa del Mondo: https://rzp.io/l/piaf2022

India: https://rzp.io/l/PIAFIndia

Unisciti a noi nel grande festival delle Arti per il bene dell’umanità!

Sii l’ispirazione – ESSI il cambiamento!

Team di scrittori della Fondazione Capital

http://www.writersedizione.com

http://www.wcifcentral@gmail.com

Lucia Triolo: la sagoma

Tenendomi per mano
ho attraversato il ponte
prima che crollasse
Strano, 
ritrovo la sagoma
là sulla sponda ebbra di specchi sfilacciati.
Solo una pulce avida di polvere vede 
il mio nome imbrunire 
sulla
sponda opposta

Il crollo fu di notte quando la sagoma
iniziò a dibattersi 

Salvator Dalì, il ponte rotto

Artisti al Festival mondiale PIAF 2022 di Arti e Sculture

Salvatore Puggioni-artista

Salvatore Puggioni è nato a Luras, in provincia di Sassari.
Figlio del noto artista Pinuccio Puggioni, è laureato in pedagogia ed ha insegnato materie letterarie.
Ecco un testo critico di Andrea Barretta che ci racconta la pittura di Salvatore Puggioni

Salvatore Puggioni ci consegna sempre opere dalla forza straordinaria di pennellate che si raggrumano sulla tela come pura materia pittorica,  che proietta in spinte emotive, tra luce e riflessi, tra nuovo e passato che ravviso come puro esercizio di un suo stile contemporaneo nel metaformismo che miscela un vortice segnico.

Così in questo quadro, in cui propone una poetica sinestetica che sta nel connubio tra colore e forza primitiva di una figura: quella di un cavallo in un atteggiamento capace di essere indipendente.

Un inno alla libertà che sta a significare anche rigenerazione nel renderne visibile vibrazioni di vita come per quelli di De Chirico, agili e potenti, o per quelli di Marino Marini, Messina e Sassu.

E su tutti la bellezza di un’opera che Puggioni esprime in un insieme atemporale, in un linguaggio e in un simbolo nella realtà che astrae, in un gioco di forme come strumento di espressione.

Andrea Barretta

Critico d’arte

Titolo: Per una nuova primavera
Misura 30×25
Su cartoncino
Tecnica mista: acrilici, tempere e acquerelli
Anno 2019
Artista Salvatore Puggioni

Panorama International Arts Festival 2022 ha una scadenza prorogata.

Tenendo conto delle richieste che la  Writers Capital Foundation sta  ricevendo da artisti di tutto il mondo, l’organizzazione ha deciso di prorogare il termine ultimo per la presentazione delle opere fino al 15 luglio 2022. “Ci auguriamo che questo aiuterà gli artisti ad avere più tempo per completare il loro opere”, affermano gli organizzatori del  Panorama International Arts Festival 2022 .

Informazioni su PILF 2022

Il programma di punta della Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) è principalmente finalizzato ad assistere lo scambio culturale e consentire agli artisti di espandere i propri orizzonti di comprensione del mondo.

A differenza di altri festival d’arte, PIAF è concepito come santuari delle arti in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari spazi nell’area in cui si svolge il festival e avere una profonda esperienza del sito e della vivacità culturale che crediamo aiuterà nel formazione del futuro di un artista.

A causa della pandemia, PIAF 2022 si tiene virtualmente, tuttavia è progettato per garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.

Tema: Guerra e pace

Dopo la conclusione unica della Sfera della Libertà nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento mondiale con il 22° Festival Internazionale della Letteratura, vincitore di Panorama come il Festival Internazionale di Letteratura Multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce culture di 6 continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con il 22° Festival Internazionale del Panorama delle Arti per illuminare ancora una volta l’umanità; ispirare le persone sul sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.

Voltando una nuova pagina dai mali della guerra ai risultati brillanti e miracolosi della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi ci stiate al fianco a sostegno della nostra nobile causa. In un momento in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai a stabilire la PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, lottiamo per un futuro migliore per tutti noi, specialmente per le generazioni a venire.

TEMA: GUERRA E PACE

DATA: dal 1 al 31 luglio 2022

MODALITÀ: Virtuale

Scadenza: 15 luglio 2022

SOTTOSCRIZIONE:

Coppa del Mondo: https://rzp.io/l/piaf2022

India: https://rzp.io/l/PIAFIndia

Unisciti a noi nel grande festival delle Arti per il bene dell’umanità!

Sii l’ispirazione – ESSI il cambiamento!

Team di scrittori della Fondazione Capital

http://www.writersedizione.com

http://www.wcifcentral@gmail.com

Poeti e poesie dal mondo

Ramina Herrera Arteaga – poeta

Poesia tratta dalla raccolta di poesie “INTER ROSAE ET MORI”

AUTONOMO

Fammi entrare nel mio mondo
  il mio mondo di arrossire,
  c’è la mia magia
                nel candore dei miei epitomi,
fammi ballare tra le pietre
  vestita con la  pelle
  che mi ha dato la vita,
                Lascia che senta,
senta il ​​tamburo
  cuore della terra
  zampogne suonate dal vento
                luci notturne che illuminano i miei movimenti,
lascia che il fuoco mi bruci
  arrostisce la mia pelle
  indori i miei atomi
               per morire —sveglia— in questa convivenza quantistica.

Lasciami ballare
  al suono della vita,
  a mio piacimento,
                a modo mio

Sono stata già abbastanza preda
di occhi curiosi
che non hanno mai approvato
                la mia semplice eloquenza,
lasciami essere – quella che sono –
“unire lettere” con o senza motivo,
  ma con il cuore,
                pieno di versi e di amore.

Traduzione dall’idioma spagnolo all’italiano a cura di Elisa Mascia

Poemas extraídos del poemario  “INTER ROSAE ET MORI”

AUTONOMUS

Déjame en mi mundo,
  mi mundo de rubores,
  allí está mi magia
                en el candor de mis epítomes,
déjame que baile entre las piedras
  vestida con la piel
  que me dio la vida,
                déjame que sienta,
que sienta el tambor
  corazón de la tierra
  zampoñas tocadas por el viento
                luces de la noche que iluminen mis movimientos,
deja que el fuego me queme
  que tueste mi piel
  que dore mis átomos
                para morir —despierta— en esta cuántica coexistencia.

Déjame bailar
  al son de la vida,
  a mi gusto,
                a mi manera

ya bastante fui presa
de ojos inquisidores
que nunca aprobaron
                mis simples elocuencias,
déjame ser —lo que soy—
“juntaletras” con o sin razón,
  pero con el corazón,
                llenito de versos y amor.

Circa l’autore:

Ramina Herrera (nata a Luya, Amazonas, Perù, il 27 giugno 1979). Ha studiato Economia Aziendale presso l’Università Nazionale di Trujillo (UNT). Imprenditrice, si sente più una poetessa per vocazione. Ha ottenuto una Menzione d’Onore nei Racconti Floreali dell’UNT 2002 con il racconto “CUANDO FLOREZCAN LOS JAZMINES”. La raccolta di poesie “Memories of the Unborn” è stata pubblicata online dalla rivista “VOCES” di Spagna nel 2002. Nel 2006 è stata inclusa nell’antologia “CAMINOS DE POESÍA (Fondo editoriale del Comune provinciale di Cajamarca). Nel 2007 ha pubblicato il libro di poesie “NOCTURNA SOLEDAD Y OTROS POEMAS” (con la casa editrice Katequil Editores), nel 2021 ha pubblicato su AMAZON le raccolte di poesie “LEI NAD 42:21”, “MUJER LUNA”, “NOCTURNA SOLEDAD Y OTROS POEMAS ” seconda edizione (digitale); Nel 2022 ha pubblicato “CONFESIONES ALBA” tutte con la casa editrice EDICIONES KUELAP Lima –Perú; la raccolta di poesie, “INTER ROSAE ET MORI”, sotto il sigillo AYAME EDITORIAL Messico.

In questo link Ramina, ci presenta una canzone che il testo è di sua paternità :

En este enlace Ramina, nos presenta una canción que la letra es de su autoría:
https://youtu.be/eZRQDGuwhcQ

Sobre la autora:

Ramina Herrera (Nació en Luya, Amazonas, Perú, el 27 de junio de 1979). Estudió Administración de Empresas en la Universidad Nacional de Trujillo (UNT). Empresaria, más se siente Poeta por vocación. Obtuvo una Mención de Honor en los Cuentos Florales de la UNT 2002 con el cuento “CUANDO FLOREZCAN LOS JAZMINES”. El poemario “Memorias del No Nacido” fue publicado en línea por la revista “VOCES” de España 2002. En 2006 fue incluida en la antología “CAMINOS DE POESÍA (Fondo Editorial de la Municipalidad Provincial de Cajamarca). En 2007 publicó el libro de poesía “NOCTURNA SOLEDAD Y OTROS POEMAS” (bajo el sello editorial Katequil Editores), el 2021 publicó en AMAZON los poemarios “LEI NAD 42:21”, “MUJER LUNA”, “NOCTURNA SOLEDAD Y OTROS POEMAS” segunda edición (digital); el 2022 publicó  “CONFESIONES AL ALBA” todos bajo el sello editorial  EDICIONES KUELAP Lima –Perú; el poemario, “INTER ROSAE ET MORI”, bajo el sello AYAME EDITORIAL  México.

Redes sociales:

Página web: https://raminaherrera.com/
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