A VOLTE LE PERSONE CI USANO E NON CE NE ACCORGIAMO … di Maria Clausi
A VOLTE LE PERSONE CI USANO E NON CE NE ACCORGIAMO …
A volte nella vita facciamo degli incontri che all’inizio ci sembrano bellissimi, quasi una benedizione divina. Ci lasciamo affascinare dalle belle parole, da piccole attenzioni …
A queste persone offriamo tutto: aiuto nel momento del bisogno, vicinanza costante, affetto vero, gesti concreti con cui manifestiamo quello che abbiamo nel cuore.
Loro in cambio ci offrono solo parole e alle iniziali attenzioni si sostituisce via via una sempre maggiore indifferenza.
Ci usano quando gli fa comodo, consapevoli della nostra assoluta ingenuità e poi si disfano di noi come fossimo semplici oggetti.
Sono persone incapaci di amare e questa incapacità di amare è resa palese proprio dalla facilità con cui parlano dall’amore; con la facilità con cui fanno uso di parole importanti.
In genere sono persone egoiste, molto concentrare su sé stesse, attente solo ai loro bisogni, calcolatrici.
È il tempo che ci fa rendere conto di ciò che effettivamente siamo per loro: nulla!
È il tempo che ci restituisce lucidità e ci fa comprendere cosa hanno voluto queste persone da noi: tutto con l’intenzione di non dare nulla.
È il tempo che rimette le cose al loro posto.
Il tempo: un formidabile consigliere ed un eccellente guaritore!
Verónica Rosil scrittrice e poetessa nicaraguense.
Verónica Rosil ha pubblicato i seguenti libri: “Avventure selvagge e travestimenti” racconti per bambini 2009; Poesia “Nude Moon”, 2013 e poesia “Arrecifes” 2016 (pubblicata in El Salvador) e racconti “I fantasmi di una signora” 2021.
Poesie della poetessa nicaraguense Verónica Rosil
Non c’è silenzio per l’oblio. Sopra un tavolo una pianta gode delle sue foglie funebri garrese, non c’è voglia di trovarla alla memoria della vita, intorno alle pareti con i loro volti del tempo giocano a essere indovini (maghi della nostalgia) Al riparo da mobili con libri antichi Libri in attesa di aprire il cuore all’appassionato di bellezza o l’ironia e le sue verità. fioca speranza, quando molti nascono convertiti in dispositivi digitali: cieco nello spirito anima sorda.
La terra piange le ferite provocate alla sua flora e fauna ridurli in cenere cicatrice gigante che non rivela le coscienze umane coscienze robotiche per soldi. Chi siamo noi per schiaffeggiare ciò che Dio ha creato? Chi siamo noi per mettere in un ritratto il canto mattutino degli uccelli, la passione delle scimmie appese alle liane, il ruggito dei leoni e i loro sogni erotici e le vene dei pesci nei fiumi? Chi siamo noi per cancellare le montagne verdi e disidratare le speranze delle nostre generazioni future? Chi siamo noi per asciugarci gli occhi, l’olfatto, l’udito, la voce e il tatto? Cerchiamo di essere la goccia d’acqua che nutre la pianta orfana che cresce sull’asfalto.
Sono cresciuta con le paure.
Mi sveglio all’alba al trotto dei cavalli alle passeggiate la morte digrigna nelle coscienze delle anime. Nessuno osa alzarsi Nessuno è senza peccato. Le notti sono un lugubre scenario la scimmia salta sui tetti, mentre la mano pelosa gioca con i piedi nudi della sua vittima. La Taconuda, danza sul timpano dell’insonnia della calma e della paranoia del cuore. Poi qualcuno bussa alla porta, trascinando le catene dell’inferno. L’oscurità ulula e Cegua spoglia l’infelice, felice amante Segue il rintocco della campana della chiesa Inizia la messa, preceduta da padre Valdivieso la cui voce è stata decapitata, ma non la sua anima. Sono cresciuta nel frastuono dello zolfo, nel ritmo della filarmonica o nel canto della civetta È la festa degli ahuizotes che si percepisce nella peluria elettrica della pelle.
Cupido irriverente.
Una puntura d’ago Apre un immenso vuoto di riflessione. L’orgoglio delle nostre parole danzava come un dardo velenoso. La consolazione di inumidire l’anima cercando rifugio nel canto degli uccelli aveva fallito, quando una nuvola di zanzare interruppe il silenzio. Ho fatto un passo e parole appuntite mi sono entrate nei polmoni. La mancanza di ossigeno ha esaurito la speranza di un abbraccio avvolgente che ha perso la guerra.
Campi blu.
Non dimenticherò la perla notturna quella dal cielo scolpita il suo riflesso nelle tue nude acque malinconiche. Non dimenticherò il tuo sangue che ribolle al suono del Maypole fibre corporee della tua gente… Come dimenticarti! se entrando nel tuo porto mi hai ricevuto come quel tanto agognato bacio dopo una lunga assenza. Campi blu Il tuo sangue è fluito nelle mie vene aromatizzato di cocco e rondon. Sveglia i canti delle sirene ed io un poeta di Managua conservo quell’orgasmo causato dalle tue terre.
Nero
Uragani di paesaggi costieri il tuo corpo, serpenti fianchi, cosce, passione. Avrei dovuto navigare nel fiume nascosto scoprire il tuo molo ascoltare il tamburo del tuo tic tac descrivendo storie E poi innamorato di te irrompere nel fuoco del tuo corpo dotato come dèi in notti infernali.
Traduzione poetica dall’idioma spagnolo all’italiano a cura di Elisa Mascia
Circa l’autore:
Veronica Rossil. È nata a Managua il 7 luglio 1982. È laureata in Turismo e Amministrazione Alberghiera. Studentessa di lingue e letterature. Ha insegnato laboratori di narrativa e poesia a insegnanti e bambini nelle comunità rurali e urbane. Attualmente lavora come bibliotecaria e insegnante presso il Colegio Teresiano de Managua. Libri e antologie: Libri pubblicati: “Avventure selvagge e travestimenti” racconti per bambini 2009; Poesia “Nude Moon”, 2013 e poesia “Arrecifes” 2016 (pubblicata in El Salvador) e racconti “I fantasmi di una signora” 2021.
Ha pubblicato nelle Antologie: Novísimos, Poeti nicaraguensi del terzo millennio; il Nicaragua nelle Reti di Poesia; 18 voci della narrativa nicaraguense; Short land, minifiction 2018, oltre, in varie riviste e supplementi letterari. È stato membro per 5 anni del Forum della Cultura del Nicaragua. Membro della Fondazione Poetas en Órbita e del Gruppo Interculturale Poetas Sin Fronteras.
Verónica Rosil escritora y poeta nicaragüense.
Verónica Rosil a publicado los siguientes libros: “Aventuras y Travesuras Silvestres” cuentos infantiles 2009; “Luna Desnuda” poesía, 2013 y “Arrecifes” poesía 2016 (publicado en El Salvador) y “Los Fantasmas de una dama” cuentos breves 2021.
Poemas de la poeta nicaragüense Verónica Rosil
No existe el silencio para el olvido. Sobre una mesa una planta goza sus fúnebres hojas se marchita, no hay anhelo que la encuentre a la memoria de la vida, alrededor, las paredes con sus muecas del tiempo juegan a ser adivinos (magos de la nostalgia) Cobijados por muebles con libros viejos Libros en espera de abrir el corazón al aficionado de la belleza o la ironía y sus verdades. Turbia esperanza, cuando muchos nacen convertidos en aparatos digitales: ciegos de espirito sordos del alma.
La tierra llora las llagas provocadas a su flora y fauna los extinguen a cenizas gigante cicatriz que no desvela las conciencias humanas conciencias robotizadas por dinero. ¿Quiénes somos para bofetear lo que Dios ha creado? ¿Quiénes somos para meter en una retratera el canto matutino de las aves, la pasión de los monos colgándose de las lianas, el rugir de los leones y sus sueños eróticos y las venas de peces en los ríos? ¿Quiénes somos para borrar las verdes montañas y deshidratar las esperanzas de nuestras futuras generaciones? ¿Quiénes somos para secarnos la mirada, el olfato el oído, la voz y el tacto? Seamos la gota de agua que alimenta la huérfana planta que crece en el asfalto.
Crecí con los espantos
Despierto en las madrugadas por trotes de caballos a su andar rechina la muerte en las conciencias de las almas. Nadie se atreve a levantarse Nadie está libre de pecado. Las noches son un lúgubre escenario la mona salta sobre los techos, mientras la mano peluda juega con los pies desnudos de su víctima. La Taconuda, danza en el tímpano del desvelo de la calma y la paranoia del corazón. Luego, alguien toca la puerta, arrastra las cadenas del infierno. Aúlla la oscuridad y la Cegua desviste al infeliz, feliz amante Seguido, repica la campana de la iglesia inicia la misa, precedida por el padre Valdivieso a quien decapitaron la voz, pero no el alma. Crecí en la algarabía del azufre, del ritmo de la filarmónica o el canto de la lechuza es la fiesta de los ahuizotes que se percibe en la eléctrica pelusa de la piel.
Cupido irreverente
Un pinchazo de aguja abre inmenso vacío a la reflexión. Danzaba el orgullo de nuestras palabras como venenoso dardo. El consuelo de humedecer el alma buscando refugio en el canto de las aves había fracasado, cuando una nube de zancudos interrumpió el silencio. Di un paso y puntiagudas palabras penetraron en mis pulmones. La falta de oxígeno agotaba la esperanza de un abrazo que abrigara esa guerra perdida.
Bluefields
No voy a olvidar la perla nocturna que desde el cielo esculpía su reflejo en tus desnudas aguas melancólicas. No voy a olvidar tu sangre que hierve Al son del Palo de Mayo fibra s corporales de tu gente… ¡Cómo olvidarte !si al entrar a tu puerto me recibiste como ese beso anhelado después de una larga ausencia Bluefields Tu sangre ha latido en mis venas con sabor a coco y rondón. despierta cantos de sirenas y yo poeta de Managua guardo ese orgasmo que provocaron tus tierras.
Negro
Huracaneas tu cuerpo de paisajes costeños serpenteas caderas, muslos, pasión. Tendría que navegar por el rio escondido descubrir tu muelle escuchar el tambor de tu tic tac describiendo historias Y luego, enamorada de ti estallar en el fuego de tu cuerpo dotado de Dioses de noches infernales.
Sobre la autora:
Verónica Rosil. Nació en Managua el 7 de julio 1982. Licenciada en Administración turística y hotelera. Estudiante de la carrera de Lengua y Literatura. Ha impartido talleres de narrativa y poesía a maestros y niños en comunidades rurales y urbanas. Actualmente, labora como bibliotecaria y docente en el Colegio Teresiano de Managua. Libros y antologías: Libros publicados: “Aventuras y Travesuras Silvestres” cuentos infantiles 2009; “Luna Desnuda” poesía, 2013 y “Arrecifes” poesía 2016 (publicado en El Salvador) y “Los Fantasmas de una dama” cuentos breves 2021.
Ha publicado en las Antologías: Novísimos, Poetas Nicaragüenses del tercer Milenio; Nicaragua en las Redes de la poesía; 18 Voces de la Narrativa Nicaragüense; Tierra breve, minificciones 2018, así como, en diversas revistas y suplementos literarios. Fue miembro durante 5 años del Foro Nicaragüense de Cultura. Integrante de la Fundación Poetas en Órbita y Colectivo Intercultural Poetas Sin Fronteras.
Pagg. 240 coll. I Tascabili Noir €13,90Isbn 9788869436222
Fratelli Frilli Editori
Il corpo di Marco Lopez viene ritrovato senza vita nel vigneto che ha ereditato dal padre. Il maresciallo Gianluca Mariangelo, reduce dalla recente separazione dalla moglie, indaga su un nuovo caso di omicidio, tra i vigneti di Barcellona Pozzo di Gotto e le spiagge di Cicerata, con le Eolie a far da scenario alla morte violenta consumata sui Peloritani. Mariangelo indaga tra l’oblio delle coscienze e una passione clandestina consumata al riparo dalla luce del sole. Che ruolo ha nella morte di Lopez il grosso prestito che la vittima doveva rendere a un noto strozzino? E le numerose telefonate con Carmelo Romano, un travestito conosciuto da tutti come Tiffany? Il sangue scorre tra i filari dei vigneti, tra parenti-serpenti e una gioielleria di famiglia che deve preservare il suo buon nome. A collaborare con Mariangelo, il fidato brigadiere Fabio Fascia e Marcello Dominici, insieme al nuovo elemento trasferito da poco in città: Ettore Soraci, incaricato di un’indagine parallela che coinvolge un pirata della strada.
Antonino Genovese
Antonino Genovese, classe ’84, è Anestesista, Rianimatore e Algologo. Dopo aver esordito con i tipi delle Edizioni Il Foglio, ha pubblicato il romanzo noir Sciroccoe Zagara (Fratelli Frilli Editori 2020). I suoi racconti sono inclusi nelle antologie: Moschecontro vento (Morellini 2019), L’Isoladelle tenebre (Algra 2020), I luoghi del noir (Fratelli Frilli Editori 2020), Onda Variante (Golem 2020), Giallo Siciliano (Delos Digital 2022). Nel 2019 si è classificato secondo al premio letterario “Tutti i sapori del giallo” in collaborazione con Il Giallo Mondadori. Nel 2020 è arrivato finalista al concorso “Garfagnana in Giallo” con il racconto Sangue Zingaro. Il romanzo Sciroccoe Zagara ha vinto il premio “Il Convivio” (2020) e si è classificato 3° al premio “Un libro amico per l’inverno” (X Edizione – Gueciass). Nel 2021 si è classificato primo al concorso “GialloLunaNeroNotte” con il racconto La morte viaggia in cartolina, in collaborazione con Il Giallo Mondadori. In una Barcellona Pozzo di Gotto alle prese con la raccolta differenziata che funziona a singhiozzo, il Maestrale è arrivato prepotente e s’insinua nei recessi più reconditi dell’anima, con il suo gelido alito di morte.
Fratelli Frilli Editori, Via Priaruggia, 33/r, 16148 Genova
Libri: “Sogno d’amore” di Marco Galvagni (Quaderni di poesia – Eretica Edizioni, 2022)
“Sogno d’amore” di Marco Galvagni (Quaderni di poesia – Eretica Edizioni, 2022 pp.76 € 15.00) è un inno alla vita, un canzoniere destinato all’infinito sostegno della vocazione sensoriale nella mente e nell’animo. Il poeta padroneggia la materia plasmabile dell’amore, descrive una eloquente combinazione d’immagini e di sensazioni, coinvolge l’incanto delle emozioni. Marco Galvagni è profeta del desiderio. Raggiunge il talento esplicativo nel ritmo ardente delle liriche, accompagna l’intonazione della pura adesione all’infatuazione e all’intensità dell’anima, nello stupore e nel calore della complicità. L’occasione viva, incondizionata, esclusiva della poesia, sostiene l’esistenza, coglie l’istante descrittivo nei contenuti estetici del cuore, del destino, estende lo scenario naturale dell’illuminazione, attraverso il potere allusivo del mare, il confine simbolico del cielo, la lusinga degli occhi. Il poeta evoca forme e colori universali, nell’immediatezza idilliaca di carezzevoli similitudini e accattivanti metafore, nella trasposizione emblematica del linguaggio. I testi ripercorrono sentimenti suadenti e ritraggono impressioni lusinghiere nei confronti di una idealizzazione romantica, nella fantasia onirica dei paesaggi interiori. La meraviglia ricorrente del poeta esalta il fascino inatteso e amabile della seduzione, il corpo della donna e la trasmissione persuasiva del corteggiamento. Il germoglio amoroso dei versi manifesta l’origine compiuta della passione, unisce la spiritualità e la carnalità, nella sensualità dell’attesa, nella ricerca costante dell’universo di senso, nel carattere pulsionale dell’inconscio. L’eros, in Marco Galvagni, è sempre una rifrazione sincera verso la bellezza, un indicatore elegante e discreto dell’orizzonte segreto della volontà amatoria. “Sogno d’amore” coglie l’intensità vitale nell’ascolto estasiato del tempo, nella voce saggia del poeta che si affida al fascino originario del destino per decifrare la relazione ammaliante con il mondo. La silloge si compone anche di poesie scelte, riunite nella memoria affettiva, dalle tematiche intimiste, collegate allo strumento letterario di restituzione dei ricordi, nel silenzio della nostalgia. L’orientamento poetico di Marco Galvagni riconsegna alla parola penetrante e fremente l’energia assorta nel balsamo ipnotico dell’immaginazione, sublima l’entusiasmo e la delicatezza dell’ispirazione, evidenzia il beneficio della luce dell’inchiostro gettato su ogni pagina bianca della vita. Il poeta rivolge la sua infuocata e sapiente riflessione sulla natura umana nel vincolo reciproco della speranza, ammette la vulnerabilità della chimera ma continua ad assaporare il dolce spirito del rituale attraente nella necessità d’amare, nelle corde di un cammino memorabile verso la nobile esigenza del piacere. La verità rappresentativa del coinvolgimento, la risonanza intuitiva degli insegnamenti d’amore, traducono la direzione dell’approccio con le tonalità sentimentali dell’essere: “Perché l’amore, mentre la vita ci incalza, /è semplicemente un’onda alta sopra le onde.” (Pablo Neruda)
La psicologia del colore è legata alle emozioni e i significati dei colori possono variare anche a seconda delle culture. I colori hanno degli impatti sul nostro cervello e la psicologia dei colori diventata essenziale per il neuromarketing. Lo scopo è di studiare le reazioni del consumatore alla vista di un certo colore. Molti pittori hanno utilizzato il colore per esprimere la spiritualità dell’anima, con l’armonia deicolori. I colori esprimono delle emozioni ben precise, come i lineamenti del viso. Parlerò di un colore preciso, il rosso. Ad esempio la rabbia è rossa, ma oltre che l’odio rappresenta l’amore ed è un colore che spicca più di ogni altro. Il rosso è il cuore, il sangue, le passioni violente, l’energia, il desiderio. Un colore che viene usato per attirare l’attenzione, viene rappresentato anche come colore di pericolo. Io trovo che il rosso sia ” hot” ed è un colore che adoro, nel mio guardaroba ho molti vestiti rossi, tacchi, stivaletti rossi, giacche rosse. Un colore emozionante, eplosivo, sensuale, passionale. Il rosso ti veste in modo emozionale, emana presenza, emana luce. Una rosa rossa, una ciliegia, rossa, una fragola rossa, un rossetto rosso, unghie laccate di rosso, un bicchiere di vino rosso, lava rossa incandescente, tramonto rosso. Il rosso è una poesia di amore, rabbia, furia, passione, ma è anche pomodoro rosso. Impazzisco per il rosso e per il pomodoro, un calice di sauvignon blanc che esprime potente la foglia del pomodoro. La fresella con i pomodorini, inondazione di olio evo, basilico abbondante, olive di Gaeta. La salivazione aumenta, se poi aggiungi il peperoncino fresco, le papille vanno in visibilio. La mia discendenza è napoletana, il peperoncino e il pomodoro dovunque. Tagliolini al pomodoro fresco, pizza margherita, alla marinara. Il pomodoro fa da padrone ovunque e il suo aspetto, rotondo, oblungo, piccolo, grande, rigato, poesia pura per gli occhi, per il cuore, per il sapore. Esistono tante qualità di pomodori, anche gialli. Un orto di pomodori è qualcosa di sublime, in mezzo ad una folta vegetazione spiccano lucidi, polposi, poetici. Pomodoro e sole, pomodoro e amore. Pomodoro ed emozione, fame, tanta fame e tanto basilico.
Il pomodoro, un nobile che fa da padrone in ogni piatto, mai una nota stonata.
Uno spartito musicale che rende armonica ogni cucina.
Ode al pomodoro Un estate adolescente con pezzi di frutta nei capelli, Un sole che sa di pomodoro rosso maturo, un tramonto che sorge dalla terra con mazzi di basilico, pioggia di origano e aglio sfrigolante. Pomodori lucidi di olio, nevicati di sale e fiori di capperi. Grappoli del piennolo agli angoli delle porte di legno antico, Alle persiane grigie di tempo spiccano rossi ad asciugare. Cesti di pomodori, dopo il crepuscolo, come lampade accese, capaci porcellane di Vietri ricamate, spaghetti di grano e acqua corrente, arrotolati in punta di forchetta, un ode alla terra e ai suoi pomi d’oro. Iris G. DM
Per finire una mia ricetta sul pomodoro molto semplice. Io amo i pomodori rossi, polposi, carnosi. I miei preferiti i san marzano e i piccadilly. Lavare i pomodori, togliere la parte del picciolo, tagliarli a pezzi. Mi raccomando in un insalatiera di ceramica bianca. Condirli con sale, olio evo, cipollotto fresco di tropea, olive se volete, tanto basilico. Girare il tutto con delle posate degne di tale piatto e servire con abbondante pane casareccio a fianco. Buono per mangiarli e scarpettare il tutto. Bon appetit. Autore Iris G. DM
La Luna rossa e tonda
si leva su dai prati
lontani, che di cenere
la notte ha colorati.
Dell’infinita landa
la grigia tinta uguale
solo rompe il fantasma
d’un candido casale.
Sorride il plenilunio
a quel candor; sull’aia
un nero cane immobile
guarda la luna e abbaia. Vittoria Aganoor Pompilj
da Leggenda eterna – Intermezzo – Risveglio, 1900
Nacque a Padova il 26 maggio 1855 da Edoardo e da Giuseppina Pacini. La famiglia paterna, di origine armena, era emigrata in Persia e di lì poi in India nella prima metà del 1600; nel 1835, dall’India il nonno della scrittrice, Abramo, si era trasferito in Europa: a Parigi, a Venezia e infine a Padova. La provenienza della famiglia dall’India e la nascita del padre a Madras fecero credere erroneamente a più d’uno che l’A. fosse di sangue indiano e ad altri (che si riferivano probabilmente alla emigrazione della famiglia in Persia) che fosse di origine persiana. Invece, gli Aganoor furono molto attaccati alla loro origine armena e, sino al padre della scrittrice, coltivarono la lingua e le lettere armene. Ragione non ultima del loro trasferimento da Parigi a Venezia fu il desiderio di essere vicini ai mechitaristi dell’isola di San Lazzaro, con i quali la famiglia fu in stretti rapporti. Molti libri della congregazione furono stampati per conto degli Aganoor e molte notizie sulla scrittrice e sulla sua famiglia si sono potute avere da quel p. Arsenio Gazikian, che fu traduttore in lingua armena di Omero, Virgilio, Dante e Leopardi. L’agiatezza della famiglia, la fervida e precoce intelligenza e l’amicizia con alcuni dei migliori ingegni del tempo resero all’A. particolarmente felici l’infanzia e la giovinezza. A partire dal 1863 ebbe a maestro G. Zanella, che fu introdotto in casa Aganoor da Andrea Maffei e che guidò la giovinetta per circa un quindicennio: il suo consiglio fu certamente determinante nella scelta, da parte della A., della carriera delle lettere. L’Aganoor, per poter lavorare alla sua scuola, pur essendosi trasferita la famiglia paterna a Venezia, passava lunghi periodi dell’anno a Padova presso i nonni, nella “casa natale” alla quale dedicò poi una delle sue liriche. L’insegnamento diretto dello Zanella si concluse intorno al 1876 con la pubblicazione che egli fece, sulla Nuova Antologia, di un saggio poetico della sua allieva, cui si accompagnarono sei quartine intitolate Melanconia della sorella Elena, elegante verseggiatrice, autrice di Sonetti su Venezia (Venezia 1878, con illustrazioni del pittore Mainella) e della poesia Una lampada (in Poesie di autori contemporanei, raccolte da G. L. Patuzzi, Padova 1882). Dopo il ’76 la famiglia dell’A. si trasferì a Napoli. È incerto l’anno del trasferimento: l’A. abitava certamente a Napoli nel 1881. Datano soprattutto a questo periodo le vaste letture di scrittori stranieri, sotto la guida di Enrico Nencioni, succeduto allo Zanella nella direzione dei suoi studi. Questa esperienza affinò la sua sensibilità e fornì un contenuto più vivo alla sicurezza formale, che aveva acquistato nello studio dei classici italiani, latini e greci: notevoli anche alcune sue traduzioni, come quella di Reversibilité da Baudelaire. Nonostante gli elogi e le esortazioni dei maestri e gli inviti degli editori, l’A. si oppose per lungo tempo alla pubblicazione in volume dei suoi versi. A trattenerla dalla pubblicazione non era solo lo scrupolo dell’artista insoddisfatta della propria opera, ma anche il carattere gelosamente autobiografico di molte sue composizioni. Le sue liriche più sicure furono dettate infatti dall’intenso e infelice amore per un uomo (Domenico Gnoli), la cui morte lasciò nell’A. un perpetuo rimpianto e alimentò una certa vocazione all’infelicità, che si presenta come uno dei tratti fondamentali del suo temperamento. Tornata con la famiglia da Napoli a Venezia intorno al 1890 fu, dopo la morte del padre, compagna e assistente della madre durante la lunga infermità dei suoi ultimi anni. L’unico avvenimento importante che ravvivò questo periodo fu l’amore per Domenico Gnoli, che per l’Aganoor (e all’insaputa di lei) scrisse sotto lo pseudonimo di Giulio Orsini le liriche d’amore raccolte in seguito nel libro Fra terra ed astri. A questa vicenda amorosa dello Gnoli si ispirò poi, com’è noto, il Pirandello per il dramma Quando si è qualcuno. Erano scomparsi, intanto, i maestri della scrittrice: lo Zanella nel 1888, il Nencioni nel 1896 e giungeva infine, ancora più dolorosa, la perdita della madre nel 1899. Solo allora, per reagire alla disperazione e alla solitudine e anche per esaudire un desiderio molte volte espresso dalla madre stessa, l’A. si decise finalmente a pubblicare le sue poesie e il volume Leggenda eterna apparve a Milano presso l’editore Treves nel 1900. Il successo del libro è documentato dal rapido esaurirsi della prima edizione, cui seguì presto la seconda, a Torino, nel 1903. Nel 1905 usciva a Venezia la traduzione armena a cura di p. Gazikian. L’interesse destato dalla sua opera distolse l’Aganoor dal ripiegamento sul proprio dolore e da quella continua analisi dei propri stati d’animo, che tanto la assorbiva ed esauriva. Si ebbe in lei una specie di ritorno alla vita e agli slanci della giovinezza. Nel 1901 si fidanzò col deputato e giurista umbro Guido Pompilj, cui si doveva la bonifica del Trasimeno, compiuta nel 1898. Il matrimonio fu celebrato il 28 nov. 1901 a Napoli e l’Aganoor passò a vivere col marito a Perugia, dove trascorse anni sereni nella tranquillità degli affetti familiari, che accompagnavano l’ascesa politica del Pompilj, e nella consuetudine di amicizie elevate e congeniali, come quella di Alinda Bonacci Brunamonti. Nel 1908 usciva a Roma il suo secondo volume di versi, Nuove liriche, nella biblioteca della Nuova Antologia. Le accoglienze della critica furono assai calde e la fama dell’A. ne fu assai accresciuta. L’ammirazione che la circondava rese ancora più impressionante la sua morte, che avvenne in seguito a un difficile intervento chirurgico in una clinica di Roma, nella notte fra il 7 e l’8 maggio 1910. Poche ore dopo, Guido Pompilj si toglieva la vita accanto al cadavere della moglie. [Enciclopedia Treccani]
Bibl.: Atto di nascita ecclesiastico in Favilla, rivista letteraria perugina, luglio-agosto 1910; note autobiografiche in una lettura tenuta dall’A. al Collegio Romano, premessa da L. Grilli alla 3 ed. delle Poesie complete di V. A., Firenze 1927, che contiene anche un’ampia introduzione biografica dello stesso Grilli; altre notizie in G. Muzzioli, G. Pompili e V. A. P., commemorazione popolare tenuta la sera del 15 maggio 1910 nel villaggio di Ponte Valle Ceppi, Perugia 1910. Sulla poesia della A., a cominciare dal saggio citato dal Croce in Critica, IX (1911), p. 10 ss., e poi in La letteratura della nuova Italia, II, Bari 1929, pp. 368-375, si veda l’articolo di U. Bosco in Encicl. Ital., I, p. 883. e la relativa bibliografia. Per la bibliografia posteriore al 1930, soprattutto M. Battistrada: Il canzoniere amoroso di una gentildonna, in Rievocazioni, Ascoli Piceno 1933, e M. Rutigliano: V. A., Palo del Colle – Bari 1950.
All’inizio era il buio assoluto, non c’era luce che brillasse nell’universo, uno spazio immenso senza confini circondava un ciclopico ammasso di roccia e ghiaccio.
In nuce era presente tutto ciò che avrebbe dato vita al mondo, non come lo conosciamo ora, ma qualcosa di vagamente simile, senza animali e piante, perché l’atmosfera non era ancora respirabile.
Provate a immaginare milioni e milioni, e ancor più, di tonnellate di materia che contenevano gli stessi elementi di cui sono composti gli esseri viventi.
Riuscite a immaginare l’esplosione di tutto ciò? In pochi secondi tutto si frantumò e frammenti incandescenti di quell’ammasso primigenio cominciarono a vagare nello spazio fino a riempirlo tutto e a dargli quell’aspetto che noi ora ammiriamo.
Riuscite a immaginare la forza e la violenza di tutto ciò? Il calore sprigionato, l’immane clangore che scaturì, la velocità con cui si mossero questi pachidermi di dimensioni oceaniche: nessun essere vivente avrebbe potuto assistere alla scena, tantomeno avrebbe potuto sopravvivere, nemmeno se si fosse trovato distante milioni di chilometri, sarebbe stata soltanto una lunghissima agonia.
Provate a immaginare se qualcosa di simile dovesse accadere al nostro pianeta, più bistrattato che amato. In tre secondi tutta la vita si sarebbe estinta nel fuoco, un inferno che al confronto quello di Dante sarebbe sembrato uno scherzo.
Con tutto ciò non vi volevo spaventare cari lettori, tutto questo non succederà, non oggi almeno, ma credo che in ogni caso sia meglio estinguerci prima che assistere a questa immane catastrofe.
Vittorio Nevio Lena e Sebastian Santoli hanno fatto una bellissimo intervento durante la presentazione del mio libro “Racconti della Controra“. Ecco le loro parole:
“Fin da bambino ho vissuto quelle immagini e parte di quegli odori, arrivando a percepire la causa che ha dato vita a queste storie. Molti di questi racconti hanno luogo durante la Controra, un periodo delle prime ore del pomeriggio in estate, che ha inizio a mezzogiorno. Questo periodo lo abbiamo vissuto per almeno 15 anni, da soli con i nonni, 2 mesi l’anno tra fine giugno ed inizio settembre, in un luogo veramente unico, a tratti inquietante ma allo stesso tempo affascinante, mistico.
Dandogli una visione d’insieme lo suddividerei in due parti: la spiaggia viva, un litorale caratterizzato dalla presenza di 3000 case abusive, e la spiaggia morta. Quest’ultima è protagonista di molti racconti. Sulla spiaggia morta vi è una distesa di circa 8 km e mezzo di riserva naturale, in cui nel corso dell’anno si depositano tutti quegli oggetti e cose che il mare restituisce alla terra, ed essendo lasciata a sé stessa la si può paragonare ad un mercatino dell’usato, anch’esso abusivo, con risvolti inquietanti, quando si trovavano resti di cadaveri di animali e teschi.
A rendere unico, ma soprattutto triste ed inquietante il luogo è proprio la spiaggia deserta. Essa ha una storia da raccontare in ogni metro quadro che la si esplori. Soprattutto quando ti imbatti in vecchie case, chiese di età secolare o vecchie torri saracene, lasciate là a morire, come degli apolidi nomadi in mezzo al silenzio confortante del mare. Dall’aridità del luogo nascono varie riflessioni e racconti, quali La Torre e Vipsania sol minore; la prima viene definita come “piena di tristezza” dal protagonista della storia, mentre la seconda può far danzare il lettore tra le onde di un racconto, sospeso, tra la beatitudine dell’orizzonte, che rincorri senza mai raggiungere, e la sofferenza, provocata da un amore nato liberamente e naufragato in catene.
Dalla confutazione della realtà, nasce ogni singola storia narrata in questa raccolta. Il tutto ruota vorticosamente in uno spazio vuoto, riempito da riflessioni, suoni turbolenti ed immagini caratteristiche. Ciò viene reso più effervescente da una buona dose di fantasia, mescolata a racconti mitologici, barlumi di idee ed incessanti paradossi. D’altronde la controra dividendo il cielo in due metà speculari, per effetto della presenza ingombrante del sole, oltre a sancire l’inversione di tendenza che ci circonda, muovendo il giorno verso la notte, potrebbe di per sé offrire una visione alternativa della realtà. Una realtà costruita su basi diverse, dove il tempo può essere tagliato a metà e ricomposto a piacimento, dove un istante può durare una vita ed un ricordo può essere fugace ed incolore come un flashback. Una realtà dove prima di nascere si muore e dove ogni identità può celare un segreto misterioso che incrina il tempo rendendolo debole di fronte alle sue regole. Tutto può essere intrappolato in un attimo e da un attimo possiamo capire l’essenza del tutto, in un’esperienza che si ripete all’infinito.
Pochi mesi fa sono tornato alla famigerata torre, come di consueto ogni estate. Si chiama torre di Scampamorte perché due soldati sono riusciti a sopravvivere ad un maremoto avvenuto nel 1627 (da lì deriva il suo nome). Possiamo vedere le rovine, muri, che anno dopo anno si consumano e vacillano sempre più, tanto che i nostri genitori ci vietavano di salirci sopra. La potenza che hanno queste immagini di provocare un ricordo, un ricordo che perdura nel tempo, porta alla mente la decadenza che ha la materia nel corso dei secoli. Tutto decade, ma ne rimane sempre una traccia.
Stili di scrittura particolari, come il racconto “un sogno dedicato a chi non respira”, fanno da lieson* fra le storie, che nella grammatica francese indica un collegamento fonetico tra due parole. Ciò che spesso colpisce nel leggere, non è solo la storia ma anche le piccole componenti espressive della punteggiatura, come se tutto d’un tratto il nostro corpo entrasse in sintonia con la mente dello scrittore. Un respiro, un gemito, una pausa. Tutto quello che inizialmente non aveva senso, adesso lo ha. I colori che da opachi diventano vividi. Le immagini corrono nella mente a ritmo della parola e per pura magia quelle che sembravano parole in fila si tramutano in paesaggi inconfondibili nella quale la mente si coccola ovattata, in pace.
A rendere peculiare la raccolta è il modo in cui viene impresso con l’inchiostro di una penna, la carta DOVEROSAMENTE riciclata, e sottolineo doverosamente perché bisogna pur ricordare quando si ha l’occasione di farlo, che il consumismo sprecante sta marcendo il nostro mondo. L’esprimere con così forza e rudezza le proprie emozioni ed idee, costruire una fisica che circonda le storie, basate sul ricordo effimero ed immediato, sono alla base dell’efficacia che ha ogni singolo racconto, dando vita ad uno scontro violento con le emozioni del lettore. La vera espressione artistica, di fatti, connette direttamente l’emozione interiore con un canale esterno, che sia una nota, una parola o un colore, in un arcobaleno di esperienze che solo chi vive quell’emozione, come il suo ideatore, può comprendere. Si crea solo ascoltando ciò che si è, non pensando a ciò che si vorrebbe essere.
Dunque, ci dobbiamo chiedere infine, questi paradossi, cosa offrono alla mente del lettore?
Probabilmente non sapremo darvi una risposta, perché ogni individuo può rivedersi nei personaggi narrati in base alle proprie esperienze, ma se non altro, permettono di chiedersi cosa sia reale, e cosa no. Perché d’altronde, spesso la realtà ci appare simile ad un paesaggio, bello da guardare, ma distante da noi. Questo libro invece insegna che la realtà non è altro che il prodotto della nostra fantasia, perciò, siamo sempre meno osservatori del tramonto a cui crediamo di assistere, ma molto più pittori di un quadro che ancora non è stato dipinto.”
Eccolo il suono, emerso come una sveglia nel sonno. Vedo una grigia infamiliarità notturna là fuori, oltre i vetri. Non ricordo nemmeno chi sono e perché, le due note poco distanti – tono, semitono – di consistenza ferrosa, mi assimilano in un flusso senza identità.
Mi desto ancora un po’ e non posso crederci: è una melodia terrificante. Non comprendo la sua origine, è pacata attraverso il vetro, ma grida, bellissima. Riconosco due note che non combaciano, ma che strappano il vuoto. Sono bloccata, non muovo un muscolo: assorbo quelle grida meravigliose che sradicano la patina del vuoto.
D’un tratto ricordo chi sono e dove mi trovo, ma divengono informazioni del tutto insignificanti. Mi proietto su una traiettoria d’origine. Cosa può essere, un braccio meccanico? Un macchinario inconsapevole? Un treno merci che frena?
Non è un’illusione, ne sono certa, potrei registrarlo. Sono pronta ad afferrare il telefono ma le forze nel corpo mi mancano, come se il muscolo centrale dell’azione avesse deciso al posto mio di interpretare quell’esperienza solo nell’essere – inerme, immobile, sublimata dal suono – e mai più nell’avere.
Ho deciso di imprimerlo sul timpano della mia memoria, nessun surrogato digitale inutile, ma l’effetto dell’onda sul mio corpo ruvido e tangibile.
È un attrito elettromagnetico, un velo di fuoco bianco senza calore che rimescola i nostri respiri, ovunque, mentre viviamo assopiti. Ci amalgama alla superficie dello spazio, sulla densità del tempo, attraversa le nostre membra e non ci accorgiamo mai di vibrare anche noi, all’unisono. Ci affidiamo inconsapevolmente a quel suono – ormai parte stessa del fruscio dei pensieri – per potenziare la coscienza stessa di esistere.
Esisto perché ascolto il ronzio, senza conoscere la sua esistenza. (E sono due le note, come un respiro.)
Stanotte sono desta, non mi inganno, quella frequenza si è rivelata: chiara. D’un tratto mi vedo, ci vedo tutti quanti, scossi dall’invisibile microtremolio che sorregge la vita. Lentamente lo dipano dalla massa fitta che compone il silenzio. Sono un piccolo fuoco – incredulo – nel porto.
Racconti della Controra
Questi testi nascono a partire da ricordi, pagine di diario, foglie, foto e ossa, raccolti sulla spiaggia di Schiapparo (Gargano), “la spiaggia del Sub-Uranio”, foce della Controra. La Controra è il momento in cui il sole è talmente alto da far evaporare tutte le ombre. (Potremmo credere di essere morti?). L’aria è così afosa, pesante, e non resta che sdraiarsi immobili per combattere la calura. Questa paralisi è il fulcro delle mie storie: il Dubbio.
Invito ai nostri lettori: Segnalateci i problemi di Alessandria
Alessandria: Ci sono già giunte alcune segnalazioni in merito ai problemi della città che provvederemo a darvene conto quanto prima, invitiamo pertanto i lettori di Alessandria today e delle nostre pagine Facebook a segnalarci quello che succede in città alfine di consentirci di renderlo noto sui nostri media.
Il nostro obiettivo come sempre non è quello di polemizzare con la Giunta in carica (così come altre in passato) ma di segnalare e sensibilizzare la pubblica amministrazione affinché tali problemi vengano risolti…
Grazie a chi vorrà partecipare e collaborare nell’interesse esclusivo della nostra città.
Le segnalazioni possono essere fatte tramite il Messenger fecebook di Pier Carlo Lava, con un breve testo esplicativo e le relative foto del problema.
Johanna Devadayavu, alias Johanna DS Chittranjan, viene dalla Svizzera. In giovane età trascorse cinque anni in un Ashram nel sud dell’India, dove acquisì saggezza scritturale e una forte fede in Dio Creatore dell’Universo. Negli ultimi 40 anni ha vissuto nel sud dell’India, contribuendo notevolmente all’umanità attraverso la sua iniziativa di beneficenza.
Nel 1992, quando suo marito Devadayavu Sanjeevni Chittranjan ha fondato il “Laharinagar Charitable Trust”, è diventata la co-fondatrice di questo luogo lontano dalla frenetica vita cittadina, dove sono benvenute persone di ogni ceto sociale. È un luogo dove le persone possono vivere insieme in armonia e unità al di là di ogni confine sociale, religioso o nazionale.
Nel 2014 Johanna ha pubblicato la sua prima antologia di poesie dal titolo: ‘The Call of the Turtledove for Universal Peace’, seguita dalla seconda nel marzo 2022, dal titolo: ‘Flight of a Turtledove’. È stata inoltre pubblicata in varie Antologie e Riviste.
In qualità di membro del consiglio di amministrazione, è parte integrante della Writers Capital International Foundation, supportandone scopi e obiettivi. È anche membro onorario dell’Associazione degli Artisti e Scrittori del mondo SAPS che sostiene la causa dell’Unità, dell’Uguaglianza e della Pace.
Ascoltando la sua voce interiore, la poetessa continua il suo viaggio verso l’infinito, diffondendo la luce della saggezza attraverso le sue poesie e aggiungendo bellezza a quelle vite intorno a lei con il suo amore sconfinato.
Incontra autori contemporanei da tutto il mondo attraverso il programma “Meet The Author” della Writers Capital Foundations che sarà presente nel World Wide Web e su varie pagine di social media,
Writers Capital International Foundation
BIOGRAPHY: Johanna Devadayavu
Johanna Devadayavu, alias Johanna D.S. Chittranjan, hails from Switzerland. At her young age she spent five years at an Ashram in South India where she acquired scriptural wisdom and strong faith in God the Creator of the Universe. For the past 40 years she has been living in South India, contributing greatly to humanity through her charitable venture.
In 1992, when her husband Devadayavu Sanjeevni Chittranjan founded the ‘Laharinagar Charitable Trust’, she became the co-founder of this place away from busy city life, where people from all walks of life are welcome. It is a place where people can dwell together in harmony and unity beyond any social, religious, or national borders.
In 2014 Johanna published her first anthology of poems titled: ‘The Call of the Turtledove for Universal Peace’, followed by the second one in March 2022, titled: ‘Flight of a Turtledove’. She has also been published in various Anthologies and Magazines.
As the executive board member, she is an integral part of Writers Capital International Foundation, supporting their aims and objectives. She is also the honorary member of the Association of Artists and Writers of the world SAPS supporting the cause of Unity, Equality and Peace.
Listening to her inner voice, the poetess continues her journey to infinity, spreading the light of wisdom through her poems and adding beauty to those lives around her with her boundless love.
Meet contemporary authors from across the world through Writers Capital Foundations ‘Meet The Author’ Programme who will be featured in the World Wide Web and on various social media pages,
Brought to you by Writers Capital International Foundation wcifcentral@gmail.com
In association with Writers International Edition, Greece http://www.writersedition.com info.writersedition@gmail.com
Literature #Arts #ContemporaryWriters #books #Poetry #GlobalPeace
“Lacramioara-Ram Boz ha sperimentato negli ultimi anni diversi modi per comunicare attraverso l’uso di diverse tecniche plastiche e recentemente si è concentrata sulla modellazione di ritratti in creta in cui l’espressione del personaggio mira a decifrare i meandri dell’essere. Questi personaggi, assemblati all’interno di una rete tessile, suggeriscono, infatti, una breve storia dell’Uomo, formando un’immagine generica vicina ad un archetipo. Le visioni hanno la spontaneità di un’inventiva interessata al tutto e meno ai dettagli. L’esame visivo di questa introspettiva che si oggettiva, permette varie interpretazioni, avendo ogni spettatore la possibilità di aggiungere mentalmente altri possibili sviluppi di questi ritratti”. “Attraverso le caratteristiche intrinseche dal punto di vista artistico, queste tipologie di opere aprono la strada a un nuovo tipo di sensibilità artistica, ad un nuovo tipo di spazio-temporalità artistico”. < Mihai Păstrăguş, Galleria delle Arti, Moldavia letteraria, settembre 2020, ISSN 2066-6799 >
Panorama International Arts Festival 2022 ha una scadenza prorogata.
Tenendo conto delle richieste che la Writers Capital Foundation sta ricevendo da artisti di tutto il mondo, l’organizzazione ha deciso di prorogare il termine ultimo per la presentazione delle opere fino al 15 luglio 2022. “Ci auguriamo che questo aiuterà gli artisti ad avere più tempo per completare il loro opere”, affermano gli organizzatori del Panorama International Arts Festival 2022 .
Informazioni su PILF 2022
Il programma di punta della Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) è principalmente finalizzato ad assistere lo scambio culturale e consentire agli artisti di espandere i propri orizzonti di comprensione del mondo.
A differenza di altri festival d’arte, PIAF è concepito come santuari delle arti in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari spazi nell’area in cui si svolge il festival e avere una profonda esperienza del sito e della vivacità culturale che crediamo aiuterà nel formazione del futuro di un artista.
A causa della pandemia, PIAF 2022 si tiene virtualmente, tuttavia è progettato per garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.
Tema: Guerra e pace
Dopo la conclusione unica della Sfera della Libertà nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento mondiale con il 22° Festival Internazionale della Letteratura, vincitore di Panorama come il Festival Internazionale di Letteratura Multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce culture di 6 continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con il 22° Festival Internazionale del Panorama delle Arti per illuminare ancora una volta l’umanità; ispirare le persone sul sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.
Voltando una nuova pagina dai mali della guerra ai risultati brillanti e miracolosi della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi ci stiate al fianco a sostegno della nostra nobile causa. In un momento in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai a stabilire la PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, lottiamo per un futuro migliore per tutti noi, specialmente per le generazioni a venire.
Tenendomi per mano ho attraversato il ponte prima che crollasse Strano, ritrovo la sagoma là sulla sponda ebbra di specchi sfilacciati. Solo una pulce avida di polvere vede il mio nome imbrunire sulla sponda opposta
Il crollo fu di notte quando la sagoma iniziò a dibattersi
Salvatore Puggioni è nato a Luras, in provincia di Sassari. Figlio del noto artista Pinuccio Puggioni, è laureato in pedagogia ed ha insegnato materie letterarie. Ecco un testo critico di Andrea Barretta che ci racconta la pittura di Salvatore Puggioni
Salvatore Puggioni ci consegna sempre opere dalla forza straordinaria di pennellate che si raggrumano sulla tela come pura materia pittorica, che proietta in spinte emotive, tra luce e riflessi, tra nuovo e passato che ravviso come puro esercizio di un suo stile contemporaneo nel metaformismo che miscela un vortice segnico.
Così in questo quadro, in cui propone una poetica sinestetica che sta nel connubio tra colore e forza primitiva di una figura: quella di un cavallo in un atteggiamento capace di essere indipendente.
Un inno alla libertà che sta a significare anche rigenerazione nel renderne visibile vibrazioni di vita come per quelli di De Chirico, agili e potenti, o per quelli di Marino Marini, Messina e Sassu.
E su tutti la bellezza di un’opera che Puggioni esprime in un insieme atemporale, in un linguaggio e in un simbolo nella realtà che astrae, in un gioco di forme come strumento di espressione.
Andrea Barretta
Critico d’arte
Titolo: Per una nuova primavera Misura 30×25 Su cartoncino Tecnica mista: acrilici, tempere e acquerelli Anno 2019 Artista Salvatore Puggioni
Panorama International Arts Festival 2022 ha una scadenza prorogata.
Tenendo conto delle richieste che la Writers Capital Foundation sta ricevendo da artisti di tutto il mondo, l’organizzazione ha deciso di prorogare il termine ultimo per la presentazione delle opere fino al 15 luglio 2022. “Ci auguriamo che questo aiuterà gli artisti ad avere più tempo per completare il loro opere”, affermano gli organizzatori del Panorama International Arts Festival 2022 .
Informazioni su PILF 2022
Il programma di punta della Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) è principalmente finalizzato ad assistere lo scambio culturale e consentire agli artisti di espandere i propri orizzonti di comprensione del mondo.
A differenza di altri festival d’arte, PIAF è concepito come santuari delle arti in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari spazi nell’area in cui si svolge il festival e avere una profonda esperienza del sito e della vivacità culturale che crediamo aiuterà nel formazione del futuro di un artista.
A causa della pandemia, PIAF 2022 si tiene virtualmente, tuttavia è progettato per garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.
Tema: Guerra e pace
Dopo la conclusione unica della Sfera della Libertà nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento mondiale con il 22° Festival Internazionale della Letteratura, vincitore di Panorama come il Festival Internazionale di Letteratura Multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce culture di 6 continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con il 22° Festival Internazionale del Panorama delle Arti per illuminare ancora una volta l’umanità; ispirare le persone sul sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.
Voltando una nuova pagina dai mali della guerra ai risultati brillanti e miracolosi della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi ci stiate al fianco a sostegno della nostra nobile causa. In un momento in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai a stabilire la PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, lottiamo per un futuro migliore per tutti noi, specialmente per le generazioni a venire.
Poesia tratta dalla raccolta di poesie “INTER ROSAE ET MORI”
AUTONOMO
Fammi entrare nel mio mondo il mio mondo di arrossire, c’è la mia magia nel candore dei miei epitomi, fammi ballare tra le pietre vestita con la pelle che mi ha dato la vita, Lascia che senta, senta il tamburo cuore della terra zampogne suonate dal vento luci notturne che illuminano i miei movimenti, lascia che il fuoco mi bruci arrostisce la mia pelle indori i miei atomi per morire —sveglia— in questa convivenza quantistica.
Lasciami ballare al suono della vita, a mio piacimento, a modo mio
Sono stata già abbastanza preda di occhi curiosi che non hanno mai approvato la mia semplice eloquenza, lasciami essere – quella che sono – “unire lettere” con o senza motivo, ma con il cuore, pieno di versi e di amore.
Traduzione dall’idioma spagnolo all’italiano a cura di Elisa Mascia
Poemas extraídos del poemario “INTER ROSAE ET MORI”
AUTONOMUS
Déjame en mi mundo, mi mundo de rubores, allí está mi magia en el candor de mis epítomes, déjame que baile entre las piedras vestida con la piel que me dio la vida, déjame que sienta, que sienta el tambor corazón de la tierra zampoñas tocadas por el viento luces de la noche que iluminen mis movimientos, deja que el fuego me queme que tueste mi piel que dore mis átomos para morir —despierta— en esta cuántica coexistencia.
Déjame bailar al son de la vida, a mi gusto, a mi manera
ya bastante fui presa de ojos inquisidores que nunca aprobaron mis simples elocuencias, déjame ser —lo que soy— “juntaletras” con o sin razón, pero con el corazón, llenito de versos y amor.
Circa l’autore:
Ramina Herrera (nata a Luya, Amazonas, Perù, il 27 giugno 1979). Ha studiato Economia Aziendale presso l’Università Nazionale di Trujillo (UNT). Imprenditrice, si sente più una poetessa per vocazione. Ha ottenuto una Menzione d’Onore nei Racconti Floreali dell’UNT 2002 con il racconto “CUANDO FLOREZCAN LOS JAZMINES”. La raccolta di poesie “Memories of the Unborn” è stata pubblicata online dalla rivista “VOCES” di Spagna nel 2002. Nel 2006 è stata inclusa nell’antologia “CAMINOS DE POESÍA (Fondo editoriale del Comune provinciale di Cajamarca). Nel 2007 ha pubblicato il libro di poesie “NOCTURNA SOLEDAD Y OTROS POEMAS” (con la casa editrice Katequil Editores), nel 2021 ha pubblicato su AMAZON le raccolte di poesie “LEI NAD 42:21”, “MUJER LUNA”, “NOCTURNA SOLEDAD Y OTROS POEMAS ” seconda edizione (digitale); Nel 2022 ha pubblicato “CONFESIONES ALBA” tutte con la casa editrice EDICIONES KUELAP Lima –Perú; la raccolta di poesie, “INTER ROSAE ET MORI”, sotto il sigillo AYAME EDITORIAL Messico.
In questo link Ramina, ci presenta una canzone che il testo è di sua paternità :
Ramina Herrera (Nació en Luya, Amazonas, Perú, el 27 de junio de 1979). Estudió Administración de Empresas en la Universidad Nacional de Trujillo (UNT). Empresaria, más se siente Poeta por vocación. Obtuvo una Mención de Honor en los Cuentos Florales de la UNT 2002 con el cuento “CUANDO FLOREZCAN LOS JAZMINES”. El poemario “Memorias del No Nacido” fue publicado en línea por la revista “VOCES” de España 2002. En 2006 fue incluida en la antología “CAMINOS DE POESÍA (Fondo Editorial de la Municipalidad Provincial de Cajamarca). En 2007 publicó el libro de poesía “NOCTURNA SOLEDAD Y OTROS POEMAS” (bajo el sello editorial Katequil Editores), el 2021 publicó en AMAZON los poemarios “LEI NAD 42:21”, “MUJER LUNA”, “NOCTURNA SOLEDAD Y OTROS POEMAS” segunda edición (digital); el 2022 publicó “CONFESIONES AL ALBA” todos bajo el sello editorial EDICIONES KUELAP Lima –Perú; el poemario, “INTER ROSAE ET MORI”, bajo el sello AYAME EDITORIAL México.