La poetessa che parlava alle api

Emily Elizabeth Dickinson nota come Emily Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886) è stata una poetessa statunitense, considerata tra i maggiori lirici moderni.
I fiori e, in particolar modo, le api che si posano sulle loro corolle sono elementi ricorrenti nelle opere della poetessa americana Emily Dickinson.
Il regno della Natura è per la poetessa lo scenario che l’Invisibile ha scelto per celarsi e a tratti rivelarsi tramite quelli che la poetessa chiama i “Bollettini dell’Immortalità”. Delle circa 1800 poesie che Emily Dickinson ha scritto nel corso della sua esistenza se ne trovano circa un centinaio dedicate alle api. Quei piccoli esserini volanti e industriosi catturavano l’immaginazione della poetessa che vi trovava lo specchio più fedele di se stessa, l’allegoria più fedele di emozioni e sensazioni. Nelle opere della poetessa di Amherst i vivaci insetti ronzanti sono spesso paragonati a pirati, condottieri temerari, eserciti di soldati: non hanno quasi mai una funzione confortante, non evocano dolcezza o riposo, ma sono esseri deputati all’azione, alla costruzione, talvolta anche all’annientamento. Le farfalle volano sognanti, mentre le api, nell’immaginario della poetessa, marciano come un plotone di cavalieri pronti a conquistare tutti i fiori del giardino. Nella poesia di Dickinson tuttavia spesso le api non sono solo semplici api, percepite nella loro pura essenza animale. Gli insetti ronzanti si fanno allegoria di sensazioni ed emozioni inespresse, l’ape è generalmente utilizzata per rappresentare una “figura maschile” che domina una figura femminile, solitamente nascosta dietro l’allegoria di un fiore, spesso di una rosa. Se il rapporto tra gli impollinatori e le piante di cui si nutrono è fondamentale per sostenere i nostri ecosistemi, allo stesso modo l’ispirazione poetica era vitale per la poetessa. Viene definita non a caso: la poetessa impollinatrice. È naturale che proprio alle api, sue interlocutrici favorite, Emily Dickinson decida di confidare il presagio della morte. Annunciare la sua morte all’ape la renderebbe inevitabile, e spezzerebbe l’incanto del giardino, la sua terra promessa. L’ape è una creatura innocente che non conosce il trauma della sofferenza né il destino ineluttabile della morte: la poetessa quindi non ha il coraggio di infliggerle tale conoscenza che spezzerebbe l’incanto di una vita vissuta cogliendo l’istante, in un eterno presente.

Non l’ho ancora detto al mio giardino –
Perché potrei esserne sopraffatta.
Non ho proprio la forza ora
Di svelarlo all’Ape.
Non ne farò parola nella strada,
perfino le botteghe stupirebbero ch’io
timida ed ignorante come sono,
abbia l’audacia di morire.

*È naturale che una poetessa dall’animo sensibile come Emily guardasse con occhi attenti e sognanti i fiori e gli insetti del suo giardino. Singolare questo suo grande amore per le api, esse diventano quasi una personificazione del suo io poetico. Il loro incessante lavoro, la voglia di vivere l’attimo, quella forza che a lei spesso mancava, lo slancio quasi sensuale dell’impollinazione su cui fantasticava. Ed anche quando la depressione oscurava i suoi pensieri, al piccolo insetto si aggrappava a cercare l’invisibile filo che riuscisse a tenerla legata alla vita perché l’ape non conosce il vuoto della fine.

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