Suono i segreti del mio giardino, concentrica l’acqua dei miei notturni, mezzi archi di violino e di mezza luna, è lì dove si fissano le stelle e i pensieri perduti. Chi ama è perduto, irrisolvibile, senza conforto, inesprimibile. Non conoscono le parole della mia lingua, un alfabeto, che muto rimbalza e si perde, si perde! Ognuno di noi ha paura di entrare, anche se abitiamo nello stesso posto del cuore! Iris G. DM
Oggi voglio parlarvi di un cane poco conosciuto in Italia, il Terrier Nero Russo.
Ruben’s Pride – Esemplare di quattro anni e mezzo.
Di questo canesi è scritto veramente poco, molte delle informazioni che girano sono ripetitive e sono basate su traduzioni dei pochi testi russi che trattano l’argomento.
Non abbiamo certo la presunzione di svelare verità nascoste, vogliamo raccontare un po’ di storia di questo magnifico cane e soprattutto molti aneddoti raccolti fra persone, esperti e amanti di questa razza, persone oramai avanti negli anni, che hanno lavorato nei centri di addestramento militare e per tanto di storie ne avevano molte da raccontare.
Impressioni e aneddoti che non sono oggettivamente confutabili, e che non hanno mai avuto una grande diffusione sui tanti siti, blog e testi ufficiali.
In effetti di questa razza si hanno poche notizie “certe”, essendo un progetto militare nato e sviluppato nel periodo dell’Unione Sovietica molto è stato secretato, e soprattutto non vi è mai stata una trasmissione ufficiale, o una comunicazione ufficiale degli apparati militari incaricati del progetto.
Conosciamo solo ciò che hanno voluto che conoscessimo.
E’ anche molto probabile, come sostiene qualcuno, che all’inizio alcuni esponenti dell’esercito abbiano cercato di rendere le cose fumose, per evitare che dei concorrenti potessero replicare in proprio la razza. Si dice pure che gli inglesi in passato abbiano cercato, sulla base delle informazioni ufficiali, di replicare la razza, ma senza nemmeno avvicinarsi al TNR.
Sta di fatto però che molto è stato anche cancellato dai testi, che comunque nei primi anni avevano quanto meno documentato la storia del progetto.
Alcune di queste persone sostengono che non sia un caso che una delle biblioteche militari russe più importanti la DOSAAF (ДОСААФ), che custodiva molti libri sulla creazione delle razze canine sovietiche, negli anni abbia subito diversi incendi, di fatto mai resi pubblici ufficialmente, perdendo però molta della documentazione ivi custodita. Solo attraverso la testimonianze dei pochi direttamente interessati al progetto militare e rimasti ancora in vita, si è venuti a conoscenza di queste importanti e curiose perdite.
Ufficialmente è noto che il progetto “Rusky Tchornje Terrier”(per noi Terrier Nero RussoTNR) ha avuto inizio alla fine della seconda guerra mondiale.
Il motivo che ha spinto alla produzione di una nuova razza è altresì conosciuto; con il conflitto mondiale erano stati persi quasi tutti i cani da lavoro delle unità cinofile militari, molti morti in guerra sotto i bombardamenti, molti altri nel generoso espletamento delle proprie mansioni.
Si dice che nei quattro anni del conflitto mondiale morirono circa 70.000 cani in uso alle forze militari, compresi molti cani di civili prestati obbligatoriamente alla causa.
L’Unione Sovietica prima del grande progetto di sviluppo e creazione delle nuove razze, non aveva che poche razze autoctone da lavoro.
I cani in servizio all’esercito e alla polizia erano in buona parte dei meticci o cani stranieri, come ad esempio il Pastore Tedesco o il Dobermann, mentre tra gli unici dell’ex URSS c’era il “Laika” e il “pastore del Caucaso”, quest’ultimo però non risultava essere molto gestibile; forte e robusto sì, ma molto aggressivo e poco controllabile.
Già durante il primo anno di conflitto morirono buona parte dei cani di razza, utilizzati come trasportatori di mine anticarro.
I cani venivano addestrati per portare sotto ai carri armati tedeschi ordigni che pesavano dai 3 ai 4 Kg, lì avrebbero dovuto sganciare l’ordigno innescandolo, e ritornare in fretta dal proprio conduttore.
Purtroppo il poco tempo a disposizione per gli addestramenti non aveva preparato adeguatamente tutti i cani, e così molti persero la vita durante quelle operazioni, non facendo in tempo a scappare prima dell’esplosione.
L’enorme sacrificio canino era imposto dall’inferiorità meccanizzata dell’esercito sovietico; a differenza del nemico, l’armata rossa non possedeva ancora un numero adeguato di carri armati per contrastare ad armi pari i tedeschi.
Queste squadre di guastatori furono quindi dismesse solamente a partire dal 1943, quando l’armata sovietica iniziò ad utilizzare i modo massiccio i carri armati, lungo tutti i fronti.
Altre attività militari cruciali che venivano svolte dai cani Laika, riguardavano la ricerca di mine.
Dai numeri riportati negli annuali dell’esercito, si parla di circa 6.000 cani impiegati che, in quattro anni di conflitto, resero inoffensivi circa 4.000.000 di ordigni.
Un altro impiego riguardava i servizi di collegamento e trasporto di messaggi o medicinali.
Una prima discordanza sulla data di inizio del progetto TNR, è legata proprio al conflitto oggi ricordato come “la guerra d’inverno”, con la Finlandia.
Siamo nel 1940 e i vertici militari riportarono al Cremlino i resoconti dei notevoli risultati nel uso dei cani Laika, così che Stalin, impressionato, pare diede già allora il famigerato ordine di sviluppare e creare dei cani propri, ad uso militare e servizio civile.
I Laika e tutti gli altri cani che riuscirono a trovare, infatti, durante i combattimenti con la Finlandia, aiutarono a mettere in salvo circa 650.000 soldati, trasportandoli con delle barelle tirate da slitte, dai boschi e dalle paludi, sino agli ospedali da campo più o meno vicini.
Per tali attività furono impiegate circa 15.000 mute, mentre furono circa 3.500 le tonnellate di munizioni, vettovaglie e armi trasportate sempre dai cani, senza contare poi i viveri, di cui non v’è una cifra ufficiale.
Relativamente alle vittime russe cadute durante l’intero secondo conflitto mondiale, le fonti riconosciute parlano di 20 milioni di perdite, di cui 8 milioni di soli militari, ma le cifre non ufficiali parlano addirittura di cifre doppie.
Alla fine del conflitto l’intero paese era sguarnito di una reale copertura militare, ed era praticamente impossibile riuscire a controllare l’intero territorio e tutta la linea dei confini.
Le truppe meccanizzate che erano state schierate lungo i confini dovevano essere riportate nelle basi, ma le incredibili distanze (anche oltre 10 mila chilometri) che separano i confini orientali da quelli occidentali e il clima rigido, non permettevano di utilizzare i pochi soldati rimasti, sempre che riuscissero a sopravvivere a simili spostamenti.
Così pare che Stalin, ma molti sostengono che il suo intervento sia più una leggenda, dette ordine di sviluppare un progetto per la creazione di un cane talmente robusto e intelligente, da poter sostituire l’uomo in questi duri compiti.
Ecco allora che le caratteristiche dettate dallo stesso Stalin e dai suoi collaboratori, per contraddistinguere questo nuovo esemplare, possono essere riassunte nei seguenti punti:
Doveva essere un cane di grossa taglia, robusto e allo stesso tempo agile;
Doveva avere un senso innato per la difesa e per la guardia;
Doveva essere veloce, scattante e forte;
Gli arti dovevano essere lunghi e le zampe grosse e possenti così da consentirgli una particolare attitudine al salto e agli atterraggi su superfici accidentate; sui convogli militari, di fatto, avrebbe dovuto saltare da un vagone all’altro durante la corsa del treno;
Doveva essere molto resistente alla fatica e alla mancanza di cibo e acqua, così da poter sopportare, lunghi periodi di guardia in solitaria e le lunghe attraversate con i treni;
Doveva avere un mantello che lo proteggesse dalle intemperie (freddo e caldo) senza aver bisogno di grande manutenzione (tolettatura);
Doveva avere un carattere forte, serio, ma di facile addestramento;
Doveva essere molto intelligente, doveva poter in perfetta autonomia, individuare una situazione di pericolo e prendere le corrette contromisure. Per l’impiego previsto, infatti, sarebbe stato costretto spesso a lavorare senza la presenza del partner umano (conduttore);
Doveva essere adeguatamente temibile e alla necessità aggressivo;
Doveva essere coraggioso ma anche molto sospettoso;
Non doveva temere, e quindi rimanere impassibile rispetto alla comparsa improvvisa di rumori secchi e forti, come gli spari di armi da fuoco, scoppi violenti o temporali;
Doveva avere assolutamente il mantello nero, per non essere facilmente individuato la notte;
Doveva avere un mascheramento degli occhi (ciuffo) per impedire l’identificazione notturna attraverso il riflesso delle luci nelle pupille, per questo motivo l’udito doveva essere superiore alla media, così da poter compensare l’impedita visibilità.
Nonostante il mascheramento degli occhi, doveva avere comunque una vista molto potente e reattiva, così da valutare le situazioni e i soggetti che gli si presentavano davanti, attraverso un’analisi complessiva di udito più vista;
Non doveva avere un fiuto troppo sviluppato, per evitare che fosse deviato male intenzionalmente da odori forti;
Doveva avere un’andatura molto silenziosa e leggera, così da non essere facilmente individuabile nei suoi spostamenti notturni;
Doveva avere reazioni immediate, senza mezzi avvertimenti o segnalazioni di intenti, per questo non doveva essere un cane che abbaiava inutilmente.
Da questo lungo elenco di caratteristiche si capisce subito che le condizioni imposte erano molto restrittive e l’operazione ardua.
L’incarico fu affidato come ben si sa all’allevamento militare “Stella Rossa”, sito nella periferia di Mosca, ma per l’immane lavoro che veniva richiesto loro, furono coinvolti non solo gli allevatori ma anche reparti specializzati nello studio e nella manipolazione genetica.
La storia ufficiale parla di un lavoro che è durato parecchi anni, utilizzando molte razze diverse, cifre che pur essendo impressionanti sono volutamente sottostimate.
I primi esemplari che cominciarono ad assomigliare alla razza che sarebbe poi stata formalizzata, si riporta che comparvero nel 1952, mentre il primo Standard di razza sovietico venne ufficializzato proprio nel 1956.
Sono date che ci danno un po’ da pensare, in quanto l’intervallo di tempo tra l’inizio del progetto e lo Standard è estremamente compresso e poco realistico.
Viene da pensare che l’intera operazione sia iniziata ben prima di quanto dichiarato, ed è da questo semplice ragionamento che si può avvallare alcune notizie, non ufficiali, che mettono come data d’inizio del progetto TNR negli anni ‘20.
Comunque sia, il primo Standard di TNR riportava le seguenti misure:
Standard maschio: altezza al garrese 66-72cm
Standard femmina: altezza al garrese 64-70cm
Index Formato 100-105
(un Index 106-108 era già considerato non accettabile)
Con questi pochi dati possiamo già capire che i cani dovevano avere una proporzione al quanto quadrata, non allungata o alta e snella.
Negli anni vissuti in Russia io e mia moglie (russa), come accennato all’inizio, abbiamo raccolto varie testimonianze di persone coinvolte direttamente e indirettamente in questo progetto, e del numero ufficiale o meno di razze impiegate per selezionare il Terrier Nero Russo.
Nelle informazioni ufficiali, si afferma che è stato individuando, quale capostipite della razza, un maschio di Schnauzer Gigante, tale Roy. Di fatto però, sia per la constatazione che la tempistica di sviluppo del progetto sia poco attendibile, sia per la presa in considerazione anche di informazioni non ufficiali, che riportano l’utilizzo nei primissimi esperimenti, di incroci con diversi esemplari di cani meticci e randagi, dei quali sarebbe impossibile anche volendo ricostruirne i tratti genetici o di discendenza, siamo portati a dedurre che sia veramente improbabile avere delle certezze sull’intero percorso del progetto TNR,
Così facendo, da alcune fonti che hanno avuto modo di accedere ad informazioni di prima mano, abbiamo appreso quelli, che in mancanza di prove documentate, possiamo considerare solamente degli aneddoti interessanti.
Ci hanno parlato di 39 razze diverse utilizzate nel programma, ma non solo, ci hanno fatto notare che il TNR ha una particolare dote che si evidenzia nei suoi movimenti in fase di attacco, ovvero la facoltà di muovere gli arti anteriori anche trasversalmente, in una apertura come un abbraccio o uno schiaffo, arrivando ad aprire le due zampe anteriori quasi a 90° rispetto l’asse del torace, caratteristica che pare sia stata inserita con la genetica, prendendola dagli orsi.
Inoltre per coloro che hanno avuto modo di addestrare il TNR o assistere ai loro addestramenti, avranno notato che generalmente il TNR non è disposto ad attaccare in modo metodico ed ordinato la manica del figurante, come ad esempio fanno i Pastori Tedeschi, bensì tiene un atteggiamento che può sembrare quasi isterico, saltando da un lato all’altro e attaccando il figurante in varie parti del corpo, prediligendo la spalla.
È il cane che in piena autonomia, per indole imposta, vuole decidere la strategia d’attacco.
Un anziano istruttore che ha lavorato all’interno del programma per quasi quarant’anni, ci ha raccontato che questa è una tecnica che è stata loro inculcata fin dalle origini, proprio per non dare una prevedibilità delle loro intenzioni, per cercare di sfinire l’avversario fisicamente e psicologicamente disorientandolo, in modo da abbatterlo portandolo a terra, così da poterlo gestire più agevolmente una volta disteso.
Tra i vari soprannomi che gli sono stati affibbiati, oltre a quello più conosciuto: “Il cane di Stalin” (anche se ci sono dei dubbi sul fatto che sia stato proprio lui a dare l’inizio al progetto), ci sono anche “Il fulmine nero” o “La morte nera”.
Quest’ultimo è nato dalla particolare tecnica d’attacco che il TNR predilige, arrivando veloce e silenzioso alle spalle della vittima, l’aggredisce a zampe anteriori aperte, addentandola alla spalla (in prossimità della clavicola), un’azione repentina e inaspettata che gli consente il vantaggio della sorpresa e la prerogativa di non concedere all’avversario una qualsiasi reazione di difesa.
È ovvio che stiamo parlando sempre di caratteristiche peculiari agli esemplari, allevati ed addestrati fin da cuccioli, dai responsabili dell’allevamento militare “Stella Rossa”.
Sempre lo stesso istruttore ci raccontò anche che alcuni dei primissimi esemplari ottenuti, nelle presentazioni ai vertici militari, cosa strana, si fecero notare per una dote mancante: praticamente non abbaiavano mai.
A quel punto un generale esclamò dicendo:
“un cane che non abbaia non è un cane!”.
La cosa oggi ci può far sorridere, ma ci dobbiamo immedesimare nei poveri addestratori e allevatori di quel tempo, nella rigida e rigorosa Unione Sovietica, dove un simile errore poteva costare molto caro.
Fu così che per risolvere la mancanza, dovettero inserire negli incroci anche dei cani da caccia.
Per spiegare meglio il concetto di rigidità e severità sovietica, vi racconterò un aneddoto che centra poco con il TNR, ma rende molto bene l’idea, e soprattutto ci fa capire come mai questi cani rispettivo in toto, o quasi, le caratteristiche imposte inizialmente.
Se qualcuno ha avuto modo di visitare Mosca, in pieno centro alle spalle della Piazza Rossa, di fronte al parco del Maneggio, c’è l’ex Hotel Moscva (Мосва).
L’hotel ha una storia davvero bizzarra, visto l’importanza dell’opera, l’architetto e il suo staff decisero di preparare un bozzetto generale per sottometterlo a Stalin per l’avvallo finale.
Il bozzetto in questione, per la facciata centrale riportava due distinti stili per ognuno dei due corpi laterali, uno a destra e uno a sinistra, diversi tra loro come ho già detto.
Quando fu presentato, il presidente del PCUS appose la sua firma al centro, approvando di getto l’intero bozzetto.
Gli architetti che non avevano fatto in tempo a spiegare prima a Stalin che doveva scegliere uno dei due stili, non ebbero il coraggio di chiederglielo in seconda battuta e così realizzarono la costruzione, pari pari al bozzetto approvato.
Hotel Moskva a Mosca – Immagine tratta dal web
Tornando al nostro caro TNR, un’altra argomento degno di nota, riguarda i primi test di lavoro e i primi incarichi assegnati, tra i quali fu impiegato come guardia nelle carceri.
Il risultato fu stupefacente, gli esemplari impiegati risultarono molto diligenti all’incarico assegnatogli, aggressivi e temuti, così che ancora oggi vengono impiegati in tali contesti.
Fin qui abbiamo parlato del grosso lavoro svolto da tutti gli esperti coinvolti nel progetto, e delle grandi aspettative riposte nello sviluppo della razza, purtroppo però oggi dobbiamo affrontare anche l’aspetto non militare di questa operazione.
Già dall’inizio degli anni ’80 e poi con l’inizio della Perestroika, il Centro Cinofilo Stella Rossa decise di vendere ai privati cittadini gli esemplari meno consoni al lavoro, ovvero, quei cani che ad esempio nel processo di sviluppo nascevano con un mantello più folto e morbido e quindi più delicati, caratteristica che rendeva necessarie maggiori cure sotto il profilo della tolettatura.
Da quel momento si aprì la strada agli allevamenti privati, al riconoscimento ufficiale della razza e di conseguenza alle esposizioni di bellezza.
Una razza che sino a quel momento aveva avuto come unico scopo di essere utile all’Esercito, alla Polizia, alle Guardie Doganali, alla protezione Civile dell’Unione Sovietica, cominciava a farsi conoscere e stimare anche sul piano internazionale.
Va da sé che come ogni attività sregolata, se lasciata completamente nelle mani di inesperti o esteti fanatici, si finisce per rovinare l’intera operazione e con essa vanificare il grande sforzo dei creatori.
Uno dei problemi che più addolora e fa arrabbiare chi con questi cani ha lavorato per anni, è che i possessori di TNR non addestrano e non impiegano più i loro cani per lo scopo cui sono stati creati, cioè il lavoro.
Per i loro creatori e per i puristi della razza, il TNR rimane un cane di servizio, da lavoro, non un cane da scorrazzare da una mostra di bellezza all’altra, e per il resto del tempo, tenerli chiusi in casa o nel cortile.
Un altro grande problema, che ci ha evidenziato un anziano addestratore di TNR, riguarda gli standard internazionali di addestramento, che non sono adatti a questo tipo di cane, e costringerli ad adeguarsi significa operare una forzatura sulla loro psiche, e sulla loro genetica.
Ricordo ancora vivamente una telefonata di mia moglie ad un generale del Centro Cinofilo Stella Rossa, io a fianco sentivo le urla del generale, le sue imprecazioni in russo nei confronti dei privati cittadini che a suo dire:
“Stanno rovinando una razza esclusiva e irripetibile”.
Solo per citare alcuni esempi a cui faceva riferimento il militare:
incroci tra discendenti dello stesso ramo genealogico, solo per valorizzare esemplari dai mille titoli conquistati nelle esposizioni;
valorizzazioni di aspetti estetici a discapito di quelli fisici, ad esempio la continua riproduzione di esemplari sempre di più grossa taglia (gigantismo) con il rischio di ripercussioni sulla struttura ossea;
la cultura ossessiva del mantello nei suoi dettagli (ciuffo, barba, elementi decorativi lungo le gambe), ricercata con tolettature estreme e impedendo ai cani di poter vivere una vita più naturale, divertendosi a sgranocchiare ossa animali o facendo lunghi bagni nei fiumi e nei laghi, il tutto per non rovinare le acconciature.
Una reazione, quella del generale, che di fatto preannunciava quella che con inizio gennaio 2018 è stata ufficialmente una decisione del Ministro della Difesa russo, che ha introdotto il divieto, da parte degli allevamenti di Stato, di vendere ai privati cittadini i loro cani.
Non parlo poi della follia di alcuni, che ultimamente si sono posti la mira di creare un esemplare dal mantello chiaro.
A tal proposito voglio ricordare che proprio durante lo studio e i primi esperimenti fu chiaro fin da principio, che i cani con il mantello nero risultavano essere più docili nell’addestramento, e quindi più gestibili.
Pensare ad un cane di questa mole e queste caratteristiche genetiche, che non sia adeguatamente docile e addestrabile, significa produrre dei cani pericolosissimi.
Va da sé che facendo riferimento alle caratteristiche sopra citate, e quindi alla storia che ha portato alla produzione di questo magnifico esemplare, capiamo benissimo che non è un cane adatto a tutti, o meglio, non è un cane adatto a quel tipo di famiglia che, non ha né il tempo e né la voglia, di dedicare parte della propria vita all’addestramento prima e al lavoro poi del cane.
Quando parlo di lavoro, per i privati, intendo un costante impegno in termini di esercizi e allenamenti per mantenere vivo in lui il senso di utilità nel nucleo familiare e nella società.
Un cane ben addestrato, infatti, che ha ben chiari i ruoli di tutti i singoli individui del nucleo familiare (per lui “branco”), risulterà un cane bilanciato e privo di atteggiamenti aggressivi gratuiti.
Un altro mito da sfatare riguarda la sua aggressività nei confronti dei bambini.
L’indole protettiva (difesa) del TNR, fa sì che se il cane sente un bambino gridare, piangere, o emettere suoni alterati rispetto alla norma, scatta in lui un senso di protezione nei confronti del piccolo, che manifesta nell’unico modo che conosce, spinge con le zampe a terra il piccolo e cerca di tenerlo fermo per farlo calmare, proteggendolo da qualsiasi intervento di terzi.
Quella che può sembrare, a primo acchito, un’aggressione di fatto è una messa in sicurezza.
È evidente che vista la mole del cane, nella manovra sopra descritta, il bambino può subire un trauma psicologico superiore a quello fisico, per questo motivo è consigliabile evitare di fargli avvicinare bambini troppo piccoli, che il più delle volte possono avere reazioni emotivamente improvvise e incontrollate, che il TNR potrebbe mal interpretare.
Il TNR è un cane, come ho già detto, dal carattere forte ma dal facile addestramento.
Il carattere forte si evince dalla sua caratteristica di dominatore, per questo motivo nella famiglia che lo alleverà ,dovrà essere ben presente una figura forte di capo branco (solitamente l’uomo di famiglia), dal pugno di ferro, per usare una metafora, altrimenti lui si arrogherà il diritto di prenderne il posto.
È vero anche che gli esemplari oggi a disposizione dei privati, nella loro evoluzione lontano dagli impieghi militari e di sicurezza, sono diventati molto più docili e non pericolosi per le famiglie, senza però venir meno alla loro principale missione, ovvero quella di difendere in tutti i modi il branco (i componenti della famiglia).
La loro intelligenza si apprezza nella capacità innata che hanno di soppesare ogni situazione, adottando di volta in volta l’atteggiamento più adeguato alla stessa.
Ad esempio il TNR è capace di comprendere l’umore del suo proprietario, infatti se l’umore non è buono lui starà in disparte, se invece in famiglia c’è aria allegra anche lui chiederà attenzioni.
Nel caso i proprietari ricevano ospiti in casa, il TNR inizialmente sarà abbastanza diffidente, poi si comporterà di conseguenza al comportamento del capo famiglia, quindi la reazione del cane dipenderà molto da quella del proprietario.
C’è un altro aspetto molto importante del carattere del TNR, e riguarda il legame che lo stesso instaura con il suo proprietario, all’interno della famiglia che lo ha accolto.
È un legame molto forte, che non gli consente di rimanere per lunghi periodi separato dal suo proprietario.
La separazione prolungata è per il TNR una grande sofferenza che può procurargli inappetenza, depressione e soprattutto indebolimento del sistema immunitario.
Questo aspetto caratteriale è stato, all’inizio della sua carriera militare, un grosso limite in quanto, a quei tempi i cani venivano affidati ai conduttori per periodi non superiori ai due anni, dopo di che il cane passava ad un altro conduttore.
Il TNR non è mai riuscito a sopportare la separazione dal suo primo conduttore, e per tanto il suo impiego è stato molto inferiore alle aspettative, in quanto è stato possibile utilizzarli solo nei corpi dove il cane rimaneva affiancato sempre allo stesso conduttore, come ad esempio nella polizia doganale.
Mia moglie Anna con Ruben’s pride e Gypsy Girl Ederlezi
In ultimo alcuni suggerimenti che mi sento di dare.
Come per ogni razza, i futuri proprietari prima di procedere all’acquisto, dovrebbero conoscere bene che cane stanno acquistando, dovrebbero avere ben presente come dovrà cambiare la loro vita familiare con l’arrivo di quel cane in particolare, e come dovranno comportarsi con il resto del mondo quando porteranno a spasso il proprio cane o riceveranno ospiti a casa.
Altra cosa che io ritengo importante, e questo sempre a prescindere dalla razza che si vuole acquistare, l’allevatore da cui si vuole acquistare il cucciolo o semplicemente il responsabile del canile dove si vuole prelevare un cucciolo, dovrebbe avere la serietà e la professionalità di intervistare gli acquirenti, indagando a fondo, per capire se quel cane in particolare, faccia proprio al caso loro.
Professionale è quell’allevatore che a volte sa dire “no” ad un acquirente inadeguato, per il bene del cane, per il bene dei familiari e per il bene della comunità intera.
Il Festival della Bovesìa è il primo Raduno – in area grecanica – dedicato al mondo Nerd, Geek e alla Pop-Culture. Citando il Mito legato alla Fiumara dell’Amendolea, questa prima Edizione si propone di frinire come le cicale che hanno interrotto il sonno dell’Alcide Eracle, destando nuovi Eroi pronti ad accorrere in questa terra ricca di tradizioni e cultura; un viaggio all’insegna della scoperta di nuove frontiere artistiche, culturali e sociali, un appuntamento estivo che punta al cuore dei giovani di tutte le età. Patrocinato da Fraternità Giovani di Condofuri (RC) Co-Organizzato da:
Masters of Comics – ODV è un’associazione no profit che ha come obiettivo l’abbattimento di qualsivoglia barriera sociale che divide e contrappone gli individui. Il mezzo con il quale si adoperano per favorire la socializzazione e l’inclusione risiede nelle tante attività che sono abituati a proporre tra Giochi di Ruolo, da Tavolo, Laboratori ecc. Li incontrerete dalle 15:00 nell’Area GamesLand con una selezione di Giochi da Tavolo e di Ruolo tutti da scoprire. Fox’s Cosplayers. Un collettivo composto da Giocatori di Ruolo, Cosplayers e Artisti, uniti dalla passione per l’avventura come dalla voglia di condividere le diverse passioni che li animano. Per questa prima Edizione ci porteranno nel mondo di Hogwarts con la Mostra dedicata alla saga di Harry Potter, un’esposizione della loro collezione personale che sarà fruibile al pubblico. Associazione ARTE CHE PARLA Si occupano di presentazione e promozione di libri. Organizzano campagne di sensibilizzazione (violenza contro le donne, bullismo e cyberbullismo, disturbi alimentari, ecc) Organizzano mostre e incontri con gli autori nelle scuole. Fanno workshop di carattere culturale e informativo. Sono attivi online con diverse rubriche culturali. E attualmente sono impegnati in vari progetti con le scuole. Li troverete con l’evento TASTE OF BOOKS dalle 15:30 alle 17:30 L’Evento patrocinato da Fraternità Giovani si terrà Nel Centro Giovanile Padre V. Rempicci di Condofuri Marina (Rc) a partire dalle 15:30 durante il quale si terrà:
Primo Raduno & Contest Cosplay-dell’area Grecanica con iscrizioni direttamente in luogo. La giuria vanta nomi Famosi dell’arte cosplay:
Il termine cosplay, é l’unione delle parole inglesi costume+play che tradotto significa “recitare con un costume”.
É un tipo di attività che coinvolge indifferentemente sia adulti che ragazzi e chi lo pratica viene definito un cosplayer. Un cosplayer è un appassionato di fumetti, manga, anime, film o videogiochi che si traveste per interpretare un personaggio di fantasia. Oppure un Original: personaggio tratto da ispirazione letteraria o cinematografica ma Revisitato dal cosplayer (Un cosplayer è un appassionato, o più raramente un professionista, che si traveste per interpretare un personaggio.
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A chi sta attraversando il suo buio
A chi sta attraversando il suo buio dico soltanto di non mollare. Ci siamo finiti tutti in quel posto maledetto dove il freddo ti morde le ossa e il silenzio ti piove nel cuore. A chi sta attraversando il suo buio dico soltanto di allontanarsi da chi dice di darsi una mossa di smettere di piangersi addosso. Quella gente vuole farvi del bene ma non sa cosa dice. Quella gente lì dove siamo finiti noi non c’è mai arrivata. A chi sta attraversando il suo buio dico soltanto di avere coraggio bisogna stringere i denti e aspettare che il sole riprenda a brillare. A chi sta attraversando il suo buio dico soltanto di credere nella poesia. Negli occhi di chi quella strada l’ha già ritrovata. C’è un cielo di qua che vi aspetta con un panorama di sogni da togliere il fiato.
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Perdersi
Ci ho messo un po’ a comprendere: non volevi essere abbracciata per paura di essere capita. Che essere capiti è la cosa più preziosa al mondo ma significa buttare giù le difese arrendersi consegnarsi. Significa non potersi più difendere per un istante non riuscire più a mentire. E la gente non sempre lo sa non sempre lo capisce cosa significa abbracciarsi dirsi tutto senza parlare. Perdersi. In quella terra di nessuno da qualche parte nel cuore.
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Le persone che amano stare da sole
Non giudicate le persone che amano stare da sole non fatelo mai. La loro non è cattiveria non è strafottenza ma vera e propria necessità bisogno d’essere, appartenenza. Abbiate sempre cura di aspettarle di rispettarle. Non mettetegli fretta se i loro tempi non sono i vostri lasciatele andare. Se avrete pazienza sapranno ricompensarvi perché la loro voce è una carezza scesa dalle labbra che si scioglie negli occhi. Perché il loro cuore è un posto caldo e silenzioso capace di accogliere e proteggere. Non giudicate le persone che amano stare da sole non avete la minima idea di quanto abbiano dovuto lottare di quale miracolo siano state capaci di compiere. La solitudine spaventa la solitudine è un patto di purissimo Amore con la propria anima che quasi mai nessuno ha il coraggio di fare ma loro sì, e ne sono felici. Loro ci sono riusciti. Loro ce l’hanno fatta.
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Chi rischia la felicità, non muore mai
Adesso ti passo a prendere e ti porto a mangiare un sacco di schifezze e se ti va balliamo un po’ davanti agli occhi increduli della gente seria. Ti passo a prendere e ti porto a non pensare che quando non si pensa si torna un po’ bambini. Ti porto a sognare quelle robe da imbecilli scalmanati che non si possono raccontare. Adesso ti passo a prendere e ti porto a ridere con me perché ho bisogno di sapere chi sei quando non hai bisogno di apparire quando non hai bisogno di essere. Ti porto a sbagliare a bruciare a impazzire. Come l’ultima volta che hai pianto e non sapevi perché ma ti sentivi viva. Ti porto a toccare la notte ti porto a respirare il silenzio delle parole rimaste in gola e che finiscono negli occhi e dentro ai baci dati di corsa. Ti porto a rischiare di essere felice perché non so se lo sai ma chi rischia la felicità vince sempre. Chi rischia la felicità, non muore mai.
L’Artista Ana Alexoaie-Conachi **** “Dopo un semplice sguardo possiamo facilmente vedere che la pittura di Ana-Maria Alexoaie-Conache completa felicemente una dimensione della personalità, oscillando tra figurativo e gesto carico e libero. L’astrattismo come intenzione si traduce in pattern espressivi, organici, sensuali o aggressivi, soggetti a particolari configurazioni, che si diffondono sulla tela ipnoticamente, attirandoci in forti intensità emotive. Le opere di Ana-Maria devono essere viste come reti di giustapposizioni cromatiche, archetipi lineari, che racchiudono un motivo che si ritrova nel modo in cui dosano il colore, in modo sempre implicito, facendo appello attraverso i cromatismi straripanti alla sensibilità di tutti.
La gioia del discorso plastico si osserva in alcune opere in cui è visibile la tentazione di un gesto quasi informale del tatto. Con tutti i disturbi formali è presente l’impressione di vivere, di muoversi. Il predominio stilistico di Ana-Maria è una trasfigurazione metaforica del reale e del bagaglio delle impressioni in una meditazione sul mondo. La realtà all’interno del dipinto e delle opere realizzate con tecniche complesse è creata da una mutazione metaforica.” Prof.phd. Cristina Talpan
“After a simple look we can easily see that the painting of Ana-Maria Alexoaie-Conache happily completes a dimension of personality, oscillating between figurative and a loaded and free gesture. Abstractionism as intention translates into expressive, organic, sensual or aggressive patterns, subject to special configurations, which are spread on the canvas hypnotically, attracting us in strong emotional intensities. Ana-Maria’s works must be seen as networks of chromatic juxtapositions, linear archetypes, which contain a motif that you can find in the way they dose the color, in an always implicit way, appealing through the overflowing chromatics to everyone’s sensitivity. The joy of plastic discourse is observed in some works in which the temptation of an almost informal gesture of touch is visible. With all the formal disturbances the impression of living, moving is present. Ana-Maria’s stylistic dominance is a metaphorical transfiguration of the real and the baggage of impressions in a meditation on the world. The reality inside the painting and the works made by complex techniques is created by a metaphorical mutation.” Prof.phd. Cristina Talpan
Cristina Talpan Ana is an artist who intervenes by cutting out from reality those parts that she finds interesting, which she researches and then reproduces them meticulously, being influenced by the mood of the creative moment. It combines the undecided with the precise, fading lines, colors that absorb reflections, moods without contour, shadows and penumbras. Cristina Talpan
Invizibile war, year 2022, technique mixed media with aerography on canvas, dimensions 30×40 cm
EUROPE- THE FLAME OF TRUTH
THE WORK ILLUSTRATES A FIRMED EUROPE. I IMAGINED THE OLD CONTINENT AS AN OLD MAN IN PROFILE BUT ALSO AS A FLAME, IT COMES OUT OF THE WEBSITE OF INFORMATION AND ENLARGES THE ANTENNA OF HUMAN AND ENERGY DNA TO WIN IN THE INFORMATION WAR. VICTORY FOR HUMANITY. Ana
TITLE : EUROPE THE FLAME OF TRUTH, YEAR 2022, TECHNIQUE ACRILICS ON BLACK CANVAS, DIMENSION 50X70 CM
Title: Crystals of peace, Year 2022,technique acrilica on canvas, dimensions 50×70 cm.
Panorama International Arts Festival 2022 ha una scadenza prorogata.
Tenendo conto delle richieste che la Writers Capital Foundation sta ricevendo da artisti di tutto il mondo, l’organizzazione ha deciso di prorogare il termine ultimo per la presentazione delle opere fino al 15 luglio 2022. “Ci auguriamo che questo aiuterà gli artisti ad avere più tempo per completare il loro opere”, affermano gli organizzatori del Panorama International Arts Festival 2022 .
Informazioni su PILF 2022
Il programma di punta della Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) è principalmente finalizzato ad assistere lo scambio culturale e consentire agli artisti di espandere i propri orizzonti di comprensione del mondo.
A differenza di altri festival d’arte, PIAF è concepito come santuari delle arti in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari spazi nell’area in cui si svolge il festival e avere una profonda esperienza del sito e della vivacità culturale che crediamo aiuterà nel formazione del futuro di un artista.
A causa della pandemia, PIAF 2022 si tiene virtualmente, tuttavia è progettato per garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.
Tema: Guerra e pace
Dopo la conclusione unica della Sfera della Libertà nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento mondiale con il 22° Festival Internazionale della Letteratura, vincitore di Panorama come il Festival Internazionale di Letteratura Multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce culture di 6 continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con il 22° Festival Internazionale del Panorama delle Arti per illuminare ancora una volta l’umanità; ispirare le persone sul sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.
Voltando una nuova pagina dai mali della guerra ai risultati brillanti e miracolosi della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi ci stiate al fianco a sostegno della nostra nobile causa. In un momento in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai a stabilire la PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, lottiamo per un futuro migliore per tutti noi, specialmente per le generazioni a venire.
Giovanna Zoboli torna in libreria con una raccolta poetica composta da una cinquantina di testi organizzati in tre sezioni, scritti in un arco di tempo che va dal 1999 al 2005, e dal 2011 a oggi. Un’appassionante galleria di istantanee, frammenti che hanno per oggetto l’infanzia, tornati alla luce e portati a galla dal tempo. Sono ritratti, paesaggi e nature morte con bambini e bambine, in primo piano o sullo sfondo; incontri con l’infanzia e la sua fulminea presenza, ma anche, al tempo stesso, con la sua incoercibile distanza; frasi sottratte a dialoghi di adulti che parlano dei loro bambini; forme dei luoghi e dei modi del crescere; situazioni improvvisamente sovvertite da apparizioni infantili; rovesciamenti di senso provocati dalla scoperta di essere al mondo; brecce aperte nel cemento della cecità adulta; riflessioni sullo stato dell’esser piccoli; tentativi di misurazione di una condizione umana fra le più misteriose. Le illustrazioni di Enrico Pantani che accompagnano i testi nascono da una ricerca dell’artista intorno all’immagine fotografica, alla memoria e ai soggetti infantili di cui una parte è confluita nel volume Sviluppi, edito nel 2021 da Skinnerboox. I dipinti a olio di Pantani sono rielaborazioni di immagini fotografiche di famiglia di Giovanna Zoboli.
All’uscita di scuola, da come scendono le scale e sul marciapiede si spintonano, gridano diffidano l’uno dell’altro, guardano le madri, le sorelle, i nonni, mangiano le merendine trascinano gli zaini, meticolosamente attenti a non pestare le righe con le scarpe – seri, contratti agitati, il più delle volte solo tristi o innaturalmente eccitati – i bambini si direbbero tutti presi da qualche salvifica impresa una fatica senza posa, intollerabile come redimerci, scongiurare la catastrofe saputo dell’apocalisse, prendersi tutta la colpa.
*
Sul sentiero il bambino indica la fonte, il ponte minuscolo di assi. La pozza torbida, dice, è palude e pronuncia la u buia di mostri marini sotto la superficie.
In lui brilla il genius loci antichissimo del bosco che sa, che nomina.
Guarda, dice al papà chiuso nel gps cieco, che non sente niente.
Autrice: Cecilia Roda Illustrazioni: Lilybris Collana: Interno Beta ISBN: 978-88-85583-64-1 Data di pubblicazione: 21 ottobre 2021 Pagine: 156 Formato: 13×19 cm
La collana «Interno Beta» arriva in libreria con la prima opera poetica di Cecilia Roda, artista e illustratrice conosciuta con lo pseudonimo di Lilybris. “L’amore da quando ci sei tu” è un libro leggero e divertente, con una scrittura emotiva che racconta in versi l’amore quotidiano vissuto nelle piccole cose, l’amore fatto di piccoli gesti che rivelano inaspettate verità. Il filo poetico si snoda attraverso spazi sazi di vita, rispettandone i tempi, i rituali e le rivoluzioni attraverso una geografia dei cinque sensi. Una lettura intima, che fa ridere e riflettere allo stesso tempo, capace di disinnescare, con sarcasmo e ironia, i tabù legati all’amore; grazie anche alle illustrazioni contenute, questo volume è una piccola opera d’arte che parla attraverso un linguaggio universale e colorato, in cui poesia e illustrazione convivono e insieme raccontano l’amore.
L’artista Maria Negreanu Cenni biografici Sono diplomata in un prestigioso istituto d’arte, Nicolae Grigorescu, a Bucarest, in Romania. Da quando mi sono laureata, ho lavorato nel campo dell’arte tessile. Partecipo ogni anno a diverse mostre organizzate da sindacati professionali nel paese e all’estero. Svolgo anche attività curatoriali con artisti del campo degli artisti decorativi. Ho molte opere in collezioni private in tutto il mondo. Ho fondato il gruppo SIX T, col quale promuoviamo l’arte tessile contemporanea su innovazione.
I am agraduete of a prestigiose art Institute ,Nicolae Grigorescu,’ in Bucharest Romania. Since graduating,I have works in the field of textile art.I habe participate annually in several axhibitions organizet by profesional unions in the country and abourd.I also have curatorial activites with artist from the field of decorative artists I Have many works in private colection in intire world. I founder de SIX T group , wich we promote contemporary textile art on innovation.
1) Twilight dim. 128 cm x 120 cm mixed hand embroiderie Crepuscolo fioco
2) Detali from : Guardian Angels dim 160cm x130 cm ,tehnic muxt,hand embroiderie,textile modelaj
3) Body and Soui dim 128 cm x 120 cm hand embroidery wit crochet
4) Angeli Custodi – 160 cm x 130 cm tecnica mista, ricamo a mano, collage, modellazione tessile
Panorama International Arts Festival 2022 ha una scadenza prorogata.
Tenendo conto delle richieste che la Writers Capital Foundation sta ricevendo da artisti di tutto il mondo, l’organizzazione ha deciso di prorogare il termine ultimo per la presentazione delle opere fino al 15 luglio 2022. “Ci auguriamo che questo aiuterà gli artisti ad avere più tempo per completare il loro opere”, affermano gli organizzatori del Panorama International Arts Festival 2022 .
Informazioni su PILF 2022
Il programma di punta della Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) è principalmente finalizzato ad assistere lo scambio culturale e consentire agli artisti di espandere i propri orizzonti di comprensione del mondo.
A differenza di altri festival d’arte, PIAF è concepito come santuari delle arti in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari spazi nell’area in cui si svolge il festival e avere una profonda esperienza del sito e della vivacità culturale che crediamo aiuterà nel formazione del futuro di un artista.
A causa della pandemia, PIAF 2022 si tiene virtualmente, tuttavia è progettato per garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.
Tema: Guerra e pace
Dopo la conclusione unica della Sfera della Libertà nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento mondiale con il 22° Festival Internazionale della Letteratura, vincitore di Panorama come il Festival Internazionale di Letteratura Multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce culture di 6 continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con il 22° Festival Internazionale del Panorama delle Arti per illuminare ancora una volta l’umanità; ispirare le persone sul sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.
Voltando una nuova pagina dai mali della guerra ai risultati brillanti e miracolosi della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi ci stiate al fianco a sostegno della nostra nobile causa. In un momento in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai a stabilire la PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, lottiamo per un futuro migliore per tutti noi, specialmente per le generazioni a venire.
Indifferente fino allo strazio Indugia nella sua presenza, fa soffrire Noncurante delle rose che avvizziscono Indiferente agli uccelli che si dissetano nei suoi stagni.
Adiaforo, virtù che gli apparteneva Nella premura essenziale di cosa vivente Ma la sua , non è reità a vivere, schernito Dall’uomo ignorante, ingenuo. Il suo è affranto, le sue lacrime versa addosso di qualcun altro fino ad allagare le anime.