LA GUERRA DEL GAS PER FAR FUORI LE RINNOVABILI, di Mauro Coltorti

LA GUERRA DEL GAS PER FAR FUORI LE RINNOVABILI

Stiamo andando incontro al razionamento del gas perché, comprensibilmente Putin minaccia di chiudere i rubinetti se non saranno tolte le sanzioni contro Mosca. Il Mite ha appena pubblicato il piano che prevede la riduzione dell’orario del riscaldamento condominiale di un’ora e del termostato da 20 a 19 gradi. E anche per l’acqua chiederanno sacrifici alla popolazione. Ma dubito che saranno sufficienti perché chi è in crisi mistica è il nostro tessuto industriale ed in particolare le imprese energivore. Tutto questo mentre è evidente che nel corso degli ultimi anni l’Unione europea abbia sbagliato completamente le sue scelte che hanno inciso sulla determinazione del prezzo del gas. Prima del 2013 infatti i prezzi del gas erano stabiliti in contratti a lungo termine quindi estremamente stabili, mentre poi si è via via passati al prezzo spot della borsa olandese (TTF), aprendo al libero mercato soggetto però a fortissime speculazioni. Inoltre il gas che arrivava dalla Russia, prima del conflitto e della crisi energetica causata dalla pandemia (perchè con la ripresa il mercato cinese che paga di più si è “preso” le nostre forniture determinando l’innalzamento dei prezzi), era molto più conveniente di quello Usa. Ma gli Stati Uniti avevano deciso con Trump nel 2019 di aumentare del 50% le esportazioni di gas. Venerdì ci sarà un nuovo consiglio europeo: dopo l’accordo Parigi Berlino per lo scambio gas/nucleare, Draghi spera che l’intesa sul tetto al prezzo del gas sia più vicina, ma intanto l’Italia va a tutto carbone: le centrali sono spinte al massimo per risparmiare metano mentre si parla di recuperare risorse da destinare agli aiuti alle imprese dai decreti attuativi scaduti o inattuati. Sacrosanti gli aiuti alle imprese, ma scommetto che tra i decreti che salteranno ce ne saranno molti che riguardavano le rinnovabili e le comunità energetiche. Sembra quasi che la crisi venga usata come scusa per fermare la transizione ecologica e insistere con le fonti fossili. Perché non si negozia con urgenza la separazione del prezzo delle rinnovabili da quello del gas? E soprattutto aspettiamo di vedere investimenti sostanziali per le rinnovabili che dovrebbero sostituire quanto prima il gas. Ma sono mesi che si sarebbe dovuto lancirae massicci investimenti sulle rinnovabili. Li avete visti voi? A pensar male si fa peccato, diceva Andreotti, ma spesso ci si indovina. Ma vogliamo ancora sostenere il governo dei migliori? “Ma de che?” dicono a Roma

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