
Il fantasma della basilica di Novara
La basilica di San Gaudenzio non necessita di spiegazioni, la sua bellezza è evidente, con la sua imponente cupola che si staglia nel cielo.
Ciò che invece necessita di essere spiegato, o meglio, narrato è un fenomeno insolito, che sfugge ai più, ma non alle anime sensibili.
E’ qualcosa di vago, avvertito non tanto dai sensi ma percepito nell’intimo; percepire una presenza che non è visibile, ma che avvertiamo.
La presenza aleggia nei pressi della basilica, specie quando vi è la nebbia; è allora che vi sentite osservati, vi voltate e …nulla.
Immaginate allora che i vostri sensi siano fallaci, ma ne siete sicuri? Ecco vacillare le vostre convinzioni, la sensazione era forte, eravate osservati!
Un brivido freddo vi percorre la schiena, vi fate circospetti, interrompete il fiato e state in ascolto; vi fa eco un silenzio ovattato.
Date un calcio ad un ciotolo, quel silenzio vi infastidisce; restate però circospetti in ansioso ascolto, ora ne siete certi: non siete soli.
Da sempre, quando vi siete sentiti osservati ed avete avuto la medesima sensazione che provate ora, sempre poi appuravate che qualcuno vi guardava.
Ora no, siete soli, voi con la vostra precisa sensazione e l’assoluta mancanza di un osservatore; qualcosa vi ha sfiorato il volto.
Ma non vi è brezza alcuna, la nebbia intorno a voi è immobile; tranne, ecco, tranne un leggero movimento che prende forma lentamente.
E sempre con lentezza assume la forma, non ben definita, di una sagoma umana; una sembianza umana fatta di nebbia, in lento movimento.
Ma voi siete razionali, ciò che non è spiegabile non esiste e quindi pensate ad una allucinazione; però, non vi fidate della vostra razionalità.
E quindi a passi lesti vi allontanate dal mistero e vi rituffate nel nostro stordente mondo attuale, rutilante di suoni ed immagini inutili.
Ostinatamente non volete ripensare a quelle sensazioni provate, ma non ci riuscite; esse si ripresentano e vi accompagnano, nonostante il vostro inutile rifiuto.
Riedizione di racconti di Ernesto Martinasso pubblicati su Me Piemont.