Racconto: LA VERITÀ, di Gregorio Asero

I Libri di Gregoio Asero

Racconto: LA VERITÀ, di Gregorio Asero

LA VERITÀ

Procedendo con gli anni lungo il percorso della mia vita, mi accorgo di aver raggiunto una coscienza più compassata e matura e “lemme lemme” mi accorgo quasi con stupore a riflettere su come la mia vita fin qui vissuta, si sia modellata sia nel carattere sia nella mia indole. 

Quando ero un ragazzo di belle speranze, ero un fanatico integralista su cosa fosse giusto o sbagliato, secondo la mia morale ovviamente, e per questo agli occhi degli amici risultavo antipatico, un povero letterato e a volte, anzi molto spesso, un illuso idealista. 

Nella mia presunzione e intransigenza sapevo esattamente quale fosse il confine tra il bene e il male. Schierandomi, ovviamente, dalla parte del bene e degli eroi che per quel bene erano disposti a sacrificare la loro vita. Oggi, a causa della mia “maturità”, penso di aver cambiato un poco prospettiva e credo che al mondo non esista persona che si possa definire intransigente se non accompagnata da un forte egocentrismo. Con molta onestà e autocritica devo ammettere che questi difetti sono stati la causa principale, almeno credo, di molti errori commessi nella mia vita.

Errori commessi dalla buona fede e da un istintivo e primitivo bisogno di giustizia; ma questa non è una scusante e neppure una attenuante. Gli errori restano e sono tanti, con buona pace mia e di chi ha avuto la ventura di camminare al mio fianco. Non a caso alcuni amici mi definivano il “Don Chisciotte del duemila”.

Penso che la maturità abbia fatto capolino, un poco alla volta nella mia testa e nel mio animo, quando, silenziosi come spie nemiche, sono arrivati i primi dubbi.

I primi sospetti e i primi fallimenti, li ho percepiti non più come casualità, ma come veri e propri crolli delle mie certezze.

È dovuta passare tanta acqua sotto i ponti e molti insuccessi personali per scoprire che il problema non erano gli altri, ma si celava nella mia persona.

Sia come sia, il crollo nelle mie certezze esistenziali è avvenuto da una decina di anni, un poco troppo tardi per rimediare agli errori di una vita. Non credo che basterà il resto della mia esistenza per sgombrare le macerie e iniziare una nuova ricostruzione, ma l’importante, credo, non è ricostruire una nuova vita, ma non arrendersi mai e lottare sempre per quello in cui si crede. 

“È meglio morire in piedi che vivere in ginocchio” diceva Emiliano Zapata anarchico leader della Rivoluzione Messicana. 

Si sa ricostruire non è mai semplice e richiede tempo e molta pazienza e questo potrebbe essere un buon motivo per avere la speranza di poter vivere così a lungo fino a quando l’opera di ricostruzione non sia ultimata, o almeno fino a quando il mio travaglio interiore non cederà il posto a un livello di vita più serena… comunque lo spero.

Ad ogni modo ho acquisito uno una nuova certezza e cioè che la verità ha molti padri putativi ma che nessuno è in grado di riconoscerne il padre biologico. La verità è come la sfinge che, posta all’ingresso della città di Tebe, chiedeva ai passanti di risolvere l’enigma e chi non era in grado di dare la risposta giusta veniva divorato dal mostro. Ecco perché, sparite le certezze degli anni giovanili, i suoi punti fermi, le mie supponenze, adesso mi trovo a navigare in un mare in tempesta, perseguitato da mille dubbi, dove la verità, la mia verità è inseguita dal dubbio dell’incertezza, ma quasi come un ossimoro, sicuro che da qualche parte esiste la “vera” verità e non certo la mia o quella dei miei anni giovanili. 

Allora dico che la verità forse esiste ed è come un grande puzzle dove ognuno di noi, anche coloro che mi sono antipatici, ne possiedono solo un pezzetto. Per questo dico che saremo in grado di vederla nel suo insieme solo se siamo consapevoli che tutti dobbiamo concorrere a comporre il mosaico e se solo un essere vivente smarrisce il suo pezzetto di puzzle o si rifiuta di contribuire a completarlo, allora dico che sarà sempre una verità monca. 

Ecco, con questo voglio dire che non è una vita serena la mia perché vivo fra mille dubbi e incertezze, ero più felice da giovane dove avevo solo certezze e speranze in un mondo migliore, ma forse questo è il pegno che si deve pagare per diventare adulti e maturi. Do un senso alla mia esistenza perché penso di aver capito che nulla è veramente comprensibile fino in fondo e mi consola il pensiero che, come diceva Socrate, mica uno qualunque: so di non sapere. Bisognerebbe lasciarsi andare senza opporre alcuna resistenza allo scorrere lento del tempo e ricostruire giorno per giorno i pezzi di mattoni che inevitabilmente il tempo che passa fa crollare dalla nostra casa. Ogni giorno si distrugge una parte di muro e ogni giorno noi dobbiamo ricostruirlo, lo so che è una fatica immensa, come quella di Sisifo. Il guaio è che diventando anziani la fatica diventa immensa e le forze vengono meno. Una fatica che ci fa incurvare sempre di più. Del resto quello che non si è voluto o non si è saputo fare da giovani va prima o poi affrontato altrimenti si corre il rischio di essere venuti al mondo per niente: senza un senso e senza uno scopo.

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da ” I MIEI PENSIERI”

di Gregorio Asero 

copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Un pensiero su “Racconto: LA VERITÀ, di Gregorio Asero

  1. Avatar di maurizio carrer maurizio carrer

    ho conosciuto Gregorio ragazzino come me . Suo coetaneo e compagno nelle avventure che la vita ci proponeva. Lo ricordo per la sua acutezza di pensiero, per la sua incrollabile volontà, per i racconti della sua terra nativa che mi hanno fatto amare la Sicilia e la marmellata di arance che lui ci donava spalmata sul pane. Lo ricordo per le sue passeggiate sui trampoli per il suo coraggio. Non mi sono stupito nel ritrovarlo scrittore e poeta dei suoi sogni. Maurizio Carrer

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