Racconto: LA VITA, di Gregorio Asero

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Racconto: LA VITA, di Gregorio Asero

LA VITA 

Quando ero giovane e avevo molto tempo davanti a me, credendomi un filosofo, mi divertivo ad osservare la vita e il modo di comportarsi delle persone che incontravo lungo la mia esistenza, cercavo di studiare i loro gesti, i loro modi di fare, la loro stessa esistenza, credendo che in qualche modo non assomigliasse alla mia. Pensavo che le loro esperienze a me fossero precluse, senza immaginare che, sebbene siamo tutti diversi, alla fin fine siamo tutti uguali: proviamo lo stesso tipo di dolore se ci diamo una martellata sul dito, oppure sorridiamo quando qualcuno ci racconta qualche barzelletta, certo con sfumature diverse, ma sostanzialmente abbiamo la stessa gioia e gli stessi dolori.  Per fare un esempio quando vediamo un film abbiamo tutti la sensazione di essere un po’ protagonisti, immaginando di essere solo noi a provare quelle sensazioni, per poi scoprire che anche il nostro vicino di poltrona fantastica le nostre stesse cose.  Tutti si identificano nelle avventure del protagonista pensando di averne l’esclusiva, perché tutti vogliamo essere, nel nostro inconscio, quello che non siamo e non saremo mai. Per questo motivo, i sentimenti degli altri, come l’amore, la gioia, il benessere, il dolore o la disperazione, mi hanno sempre attratto, perché ho la convinzione che le loro emozioni siano pari alle mie. In queste mie elucubrazioni mentali mi sono sentito come le foglie appese ai rami più alti degli alberi che, sicuro di non essere visto, spiavo l’incedere del viandante, ed ero costretto ad una immobilità obbligata per non essere visto. E quando percepivo che qualcuno si accorgeva del fatto che lo stessi “osservando” mi sentivo scosso da un brivido emozionale, come fanno le foglie quando son sbatacchiate dal vento. E allora cercavo di “far finta di nulla” e, come le foglie che temono di essere strappate dal ramo dalla forza del vento, così io, con illusoria indifferenza cercavo di star fermo, per non fare trasparire il mio imbarazzo. Ho imparato che la vita di molti miei simili è spesso paragonabile alla corrente impetuosa dei ruscelli che trasporta a valle tutto quello che incontra nel suo vorticoso cammino, portandoli a vivere verso luoghi prima inimmaginabili e a volte li intrappola in un insidioso mulinello, costringendoli in un perenne vortice e a vivere una vita di “inutili fatiche” come quella di Sisifo costretto a spingere un masso per l’eternità. Tutto questo “osservare” gli altri mi ha portato a considerare la mia di esistenza e mi sono accorto di quanto io non sia affatto uno spettatore, ma un protagonista assoluto della mia vita, sia quando sono immobile, appeso come le foglie al ramo della mia vita, sia quando vortico turbinoso nel mio ruscello e vedo gli altri felici cavalcare le onde della loro tempestosa corrente. Penso che sia solo questione di “prospettiva” per come ci poniamo nel vivere la nostra vita perché e in questa postazione che le cose avvengono per tutti, sia che siano buone o cattive, per poi scoprire che arriva sempre il momento in cui bisogna fermarsi. L’importante è che quando questo avviene, si sia pronti e lasciarsi andare alla corrente, al cambiamento, alla scoperta di ciò che non sappiamo ancora di essere.

Ma anche aver paura è una scelta; anche restare aggrappati a un ramo, anche lasciarsi avvitare in eterno a un mulinello piuttosto che abbandonarsi alla corrente impetuosa è una scelta. L’importante, l’essenziale, è che sia una scelta nostra, libera, determinata, responsabile e consapevole. Forse, l’unica scelta stupida che possiamo fare, tra la pericolosa libertà e la rassicurante sicurezza della prigionia, è il rimpianto. O, peggio, l’irresistibile tentazione di dare agli altri la colpa di tutto ciò che non ci piace della nostra esistenza. Capita di sentirmi simile al sasso che riposa sul greto del mio fiume, fermo, immobile, liscio e immagino di prenderlo in mano e stringerlo forte, vagheggiando che sia il mio cuore. Questo sasso, questo mio cuore è impaziente di tornare a rotolare lungo il letto del torrente perché sa che in fondo al suo cammino c’è il mare che lo attende, perché ha capito che la meta è il mare e non il semplice rotolare lungo la discesa della vita, sa questo mio cuore che deve tornare da dove era partito. Ecco, finalmente ho compreso che la vita degli altri non è altro che la mia vita, finalmente ho capito che la vita che batte in questo cuore, in tutti i cuori del mondo è semplicemente un’avventura straordinaria che parte dai monti e finisce nel mare, per poi tornare ai monti sotto un’altra forma: quella dei nostri figli. Ecco cos’è la vita, qualcosa di illogico, di incomprensibile, ma nello stesso tempo qualcosa di incommensurabile.

Gregorio Asero

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