Le emozioni condivise da una lettera dello scrittore colombiano Wilson Rogelio Enciso

Wilson Rogelio Enciso

Promessa a Rio Bravo.
Messaggio agli studenti del Liceo Tecnico n.10, Rio Bravo, Tamaulipas, Messico,
in occasione della conversazione durante la donazione di romanzi per la libreria.

Cosa, perché la mia energia? Questa occasione è per me il preludio del Gala per la consegna del migliore dei premi che amo e apprezzo di più: essere letti da voi, giovani, che siete il motivo principale per cui scrivo.
Mi scusate se parlo prima di me stesso, ne spiegherò il motivo. Vengo da una città da sogno situata nel centro della Colombia. Un borgo incorniciato e custodito da una mitica collina a forma di triangolo, da dove si può osservare il sinuoso e magico scorrere del fiume del paese. Questo, così simile a quello che corre sotto il ponte internazionale, lì a pochi metri da dove siete voi. L’uno e l’altro sono portentosi affluenti dell’Atlantico, ognuno dei quali porta sulle spalle il suo frettoloso slancio parte della storia delle nostre Nazioni, più che sorelle, socioculturalmente siamesi.
Ho studiato i miei primi anni in un Istituto
simile a questo. A quel tempo aveva il nome bucolico di: Scuola Comunale Maschile Urbana di San Agustín. Negli anni e con la riforma della scuola l’hanno cambiata per coniare con quella del fondatore del Comune. Poi, è diventato l’Istituto Educativo Dipartimentale Fray José Ledo.
Ragazzi, oltre alla vostra musica, sento che un numero infinito di cose ci unisce, che cercherò di catturare nei testi. Ad esempio, che ci siano leggende come quella sui cunicoli de ” La Casa Amarilla” , La Sauteña, oltre agli spiriti di alcuni intrepidi che tentavano di attraversare il letto del fiume nelle notti di luna piena, al battito distonico del pietoso ululato di coyote nascosti in lontananza. . Di tutto ciò che è prezioso, metterò in evidenza il più prezioso dei tesori che ululano ovunque… quello che cattura e incanta ogni straniero, sensibile o meno, che ficca il naso attraverso quella fertile pianura piena di contrasti, come ci sono, anche nel mio Chaguaní del soul, dove sono nato.
Sono innumerevoli i bastioni che, ovunque, con grida di eterno silenzio raccontano la storia, quella vera!, di questo iconico e settentrionale comune di Tamaulipas, mentre annunciano un futuro in inarrestabile e frettolosa costruzione.
Descriverò brevemente e diffonderò, in termini generali, il più piacevole e prezioso dei suoi tesori: i ragazzi.
Mi riferisco agli ineguagliabili residenti, il cui nome si adatta come un bottone a una tunica: Riobravenses! Persone temprate dalla battaglia di una casta che porta nei suoi geni lo slancio del “Conte Sauto”: Don Antonio Urízar. Pertanto, con quell’alone profondo di cannella negli occhi, che un lettore di storie, come dovrebbe essere ogni scrittore, troverà, in ognuno di questi, input sufficienti per tessere innumerevoli narrazioni magiche… Narrativa che deve avere il carattere e l’universale protagonista di questi tempi convulsi a livello globale: l’abitante subcontinentale. Personaggio universale, non solo quello di questo comune, un tempo chiamato Colombres, con il segno indelebile sul viso abbronzato lasciato dalla nostalgia sociale contagiosa, inguaribile e sempre più globalizzata che rattrista il mondo.
Personaggio universale di un romanzo sociale che percorre ogni giorno la sua città natale, quando non è per Cuauhtémoc, o per Graciano Sánchez, è per il 5 maggio, 27 febbraio, Mariano Abasolo, per il parco acquatico La Garrapata… insomma dappertutto, diventando parte indelebile del paesaggio comunale, della geografia umana, tanto dal nord di Tamaulipas quanto il raccolto appiccicoso della canna da zucchero e quegli squisiti tamales di cervo con salsa di peperoncino serrano… che delizia!
Ma nessuna di queste cose nutre tanto l’anima, né smuove la penna, e in che modo gratificante!, come accade quando si entra e ci si immerge nel mare agitato di una scuola, come questa, la vostra, ragazzi. Qui, come in ogni Istituto Scolastico, la vita scoppietta e il cuore dello straniero batte in modo incontrollabile quando respira e si unge della vitalità e della grazia dei suoi studenti, che costituiscono il più grande dei tesori comunali, del Paese e del mondo.
Fatelo sapere a tutti, lo sanno! Ma quasi sempre, a causa di quell’egocentrismo che governa l’irragionevolezza di alcuni anziani, questo viene lasciato nel cassetto rancido di una pericolosa dimenticanza sociale. Ognuno di questi novellini in palpitante età di formazione e apprendimento, con immense potenzialità unite a sogni e speranze avallate nei loro cuori, costituisce una ricchezza incalcolabile per le generazioni umane successive, se ce ne sono!, se l’eccessiva ambizione lo consente, mega poteri che governano male il mondo. Questa ragazza è la garanzia del presente per il futuro, tanto più se d’ora in poi farà della sana lettura, e per tutta la vita, la sua migliore abitudine ispiratrice.
Studenti che, per il loro ruolo di apprendisti del sapere e del lavoro universali, sono delicati tesori. Pubblico tesoro che gli anziani di questo, e di tutti i popoli, specialmente i loro parenti, maestri, autorità e cittadini, devono saper irrigare quotidianamente, devono curarli e guidarli verso il loro buono e sano fiorire; verso quella meritata ed equa nuova alba: il tuo futuro! La loro, che è solo da e per loro. Poiché i loro maggiori, per qualunque ragione, tendono a camminare lenti e tremanti verso Il freddo dell’oblio, Con un cammino incerto, molte di queste anime malate, come Marco Aurelio Mancipe e la sua morte illuminata, forse perché amano nel silenzio, nell’attesa cominciano  allo stesso modo, evocando il succo del Mataratón, le cui foglie verdi, per scacciare le zanzare, bruciano i cervi al tramonto nella Valle delle Apparizioni, un mondo spettrale in cui viviamo adesso… e chissà fino a quando!
Ti prometto, Rio Bravo, Tamaulipas, Messico, che racconterò a tutti quelli che sono alla mia portata… e un po’ di più, anche se devo spendere le mie spoglie, del grande tesoro che ho scoperto nelle tue strade, e soprattutto in le aule del Liceo Tecnico n. 10, dove lascio due mie opere per la loro biblioteca scolastica. Con questo intendo solo, oltre a farmi leggere, per questo scrivo, far leva sulla formazione accademica e letteraria di questi ragazzi, oltre a rafforzare la loro capacità di sognare e viaggiare leggendo in luoghi che, altrimenti, non potrebbero nemmeno arrivare ad immaginare.
Ragazzi, ovunque mi imbatto, sarò sempre a portata di mano, a portata di clic. Trovami, ci sarò.

Traduzione dall’idioma spagnolo all’italiano a cura di Elisa Mascia

Promesa a Río Bravo
Mensaje a los estudiantes de la Escuela Secundaria Técnica No.10,
Río Bravo, Tamaulipas, México,
con motivo del conversatorio durante la donación de novelas
para su biblioteca.

Que, ¿por qué mis nervios? Esta ocasión es para mí la antesala de la gala para la entrega del mejor de los galardones que amo y más valoro: ser leído por ustedes, jóvenes, quienes constituyen la principal razón por la cual escribo.
Discúlpenme si hablo primero de mí, ya encajarán el motivo. Provengo de un pueblito de ensueño ubicado en el centro de Colombia. Villorrio enmarcado y custodiado por un cerro mítico en forma de triángulo, desde donde se divisa el correr serpenteante y mágico del río de la patria. Este, tan similar al que corre bajo el puente internacional, allá a unos cuantos metros de donde ustedes están. Uno y otro son portentosos afluentes del Atlántico, cada cual cargando al lomo de su apresurado ímpetu parte de la historia de nuestras naciones, más que hermanas, socioculturalmente siamesas.
Estudié mis primeros años en un establecimiento algo parecido a este. En ese entonces llevaba el bucólico nombre de: Escuela Municipal Urbana de Varones San Agustín. Con el paso de los años y la reforma escolar se lo cambiaron para acuñarle el del fundador del municipio. Entonces, quedó como Institución Educativa Departamental Fray José Ledo.
Muchachos, además de su música, siento que nos une un sinfín de cosas, que intentaré plasmar en letras. Por ejemplo, que hay leyendas como la de los túneles de La Casa Amarilla, La Sauteña, amén de los espíritus de algunos intrépidos que intentaron cruzar el cauce del río en noches de luna llena, al compás distónico de aullidos lastimeros de coyotes escondidos en lontananza. De todo lo valioso resaltaré al más caro de los tesoros que ulula por doquiera… ese que atrapa y encanta a cuanto forastero, sensible o no, asome sus narices por esa llanura fértil y pletórica de contrastes, como haberlos, también, en mi Chaguaní del alma, donde nací.
Son incontables los baluartes que, por doquiera, con gritos de silencio eterno cuentan la historia, ¡la real!, de este icónico y norteño municipio tamaulipeco, a la vez que anuncian un futuro en imparable y apresurada construcción. Describiré y difundiré de manera breve, en líneas generales, al más grato y caro de sus tesoros, chamacos.
Me refiero a los simpares moradores, cuyo gentilicio se ajusta como botón a sayo: ¡riobravenses! Gente aguerrida y de una casta que lleva en sus genes el ímpetu del ‘Conde Sauto’: don Antonio Urízar. Por lo tanto, con ese halo en sus miradas de canela profundo, que un lector de historias, como lo debe ser todo escritor, encontrará, en cada una de estas, insumos suficientes para tejer infinidad de narraciones mágicas… Narrativa que ha de tener al personaje y protagonista universal de estos convulsos tiempos a nivel global: el habitante subcontinental. Personaje universal, no solo el de este municipio, antaño llamado Colombres, con la huella indeleble en su bronceada cara dejada por la contagiosa, incurable y cada vez más globalizada nostalgia social que apesadumbra al mundo.
Personaje universal de novela social que a diario por sus lares discurre, cuando no es por Cuauhtémoc, o por la Graciano Sánchez, es por la 5 de Mayo, la 27 de Febrero, la Mariano Abasolo, por el parque acuático La Garrapata… en fin, por donde quiera, haciéndose parte indeleble del paisaje municipal, de la geografía humana, tan del norte de Tamaulipas, como lo son, asimismo, la pegajosa zafra y esos exquisitos tamales de venado con salsa de chile serrano… ¡que qué delicia!
Pero, nada de lo anterior alimenta tanto el alma, ni agita la pluma, ¡y de qué gratificante manera!, como acaece al ingresar y sumergirse en la mar agitada de una escuela, como esta, la de ustedes, muchachos. Aquí, al igual que en toda institución educativa, la vida crepita y el corazón del foráneo palpita desbocado al respirar y untarse de la vitalidad y donaire de sus estudiantes, quienes constituyen el mayor de los tesoros municipales, del país y del mundo.
Que todos lo sepan, ¡que lo saben!, pero casi siempre, por esos egocentrismos que gobiernan la sinrazón de algunos mayores, esto se deja en la rancia gaveta de los peligrosos olvidos sociales. Cada uno de estos volantones en palpitante edad de formación y aprendizaje, con inmensas potencialidades emparejadas con sueños y esperanzas apostilladas en sus corazones, constituye un caudal incalculable para las siguientes generaciones humanas, ¡de haberlas!, si es que acaso lo permite la ambición desmedida de los mega poderes que a puño mal gobiernan el mundo. Esta muchachada es del presente el aval para el futuro, con mayor razón lo será si desde ahora hace de la lectura sana, y de por vida, su mejor costumbre inspiradora.
Alumnos que por su rol de aprendices del saber y del quehacer universales son delicado erario. Tesoro público que los mayores de este, y de todos los pueblos, en especial sus familiares, docentes, autoridades y ciudadanos, han de saber regar a diario, han de cuidar y orientar hacia su buen y sano florecer; hacia ese merecido y equitativo nuevo amanecer: ¡su futuro! El de ellos, que solo es de y para ellos. Puesto que sus mayores, por la razón que sea, suelen caminar lentos y trémulos hacia El frío del olvido, Con derrotero incierto, muchos de estos Enfermos del alma, como Marco Aurelio Mancipe y su iluminada muerte, tal vez por amar en silencio, esperando partir de igual forma, evocando el zumo del Matarratón, cuyas hojas verdes, para ahuyentar zancudos, queman al atardecer de los venados en El valle de las apariciones, fantasmal mundo en el que se vive ahora… ¡y quién sabe hasta cuándo!   
Te prometo, Río Bravo, Tamaulipas, México, que le contaré a cuantos estén a mi alcance… y a un poquito más, así tenga que gastar mis restos, del gran tesoro que descubrí en tus calles, y en especial en las aulas de la Escuela Secundaria Técnica No. 10, donde dejo para su biblioteca escolar dos de mis obras. Con esto solo pretendo, además de ser leído, que es por lo que escribo, apalancar la formación académica y literaria de estos chamacos, amén de afianzar su capacidad de soñar y viajar leyendo hasta lugares que, de otra manera, quizá nunca pudiesen siquiera llegarse a imaginar.
Muchachos, me tope donde me tope, siempre estaré a su alcance, a un clic de distancia. Búsquenme, ahí estaré.

Wilson Rogelio Enciso

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