Nuda sull’alba immortale,
l’esistenza stesa sull’orizzonte con i profumi del bosco,
le labbra bagnate di copiosa rugiada,
tu il fiume e il sangue,
il vento e poi morire d’amore, non si può.
Ho vissuto invano,
tra il sacro e profano,
riempire vuoti mai colmati,
inghiottire l’ultima goccia di veleno,
cadere e farsi male,
un tacco rotto, le calze smagliate.
Delle parole ricordo il suono,
non la verità,
cadono, e tu fiume e sangue. Iris G. DM
