Crudo e lungo inverno di Enrique Gracia Trinidad

voce aggraziata di un grande poeta spagnolo contemporaneo

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Enrique Gracia Trinidad, nato a Madrid nel 1950, è autore di un’opera poetica molto vasta, cresciuta parallelamente alla sua attività professionale in ambito culturale come conferenziere, rapsodo, voce recitante, docente di laboratori letterari, coordinatore di concorsi di poesia e collaboratore con vari mezzi di comunicazione.

Mi sono vestito lentamente, una
camicia scura, un paio di jeans;
fa molto freddo e mi metto una giacca
di panno nero con le scarpe grosse;
portafoglio, occhiali, orologio,
e giù in strada, un giorno come gli altri.
Di fronte alla prima vetrina
la vertigine mi assale e capisco
che il freddo da evitare è un altro freddo,
che sono quasi nudo:
sono uscito come tante altre volte
con tutto il cuore allo scoperto.

*

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RINASCITA, di Silvia De Angelis

Riscoprirti ora

quando una dolcissima inerzia

interferisca

sull’intento di sempre

Circostanziale

ora

quel tuo aspetto famoso

inaspettatamente

lascia fraintendere

un che di fascinoso e occulto

che giochi

sul gheriglio di commozione

forse in letargo da qualche tempo

S’amplia la visura

d’un pregiudizio antico

votato sullo schiudersi di labbra

non più barcollanti

ma assai decise

in un sentiero bagnato

in cui mosto vermiglio

sciolga una densità prediletta

alla sua rinascita….

@Silvia De Angelis

IL FATTO

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Inaspettata fanfara
rumoreggiante
su davanzale aperto
alle fauci del giorno.
Sancisce una volontà diversa
dal crisma motivato nell’attimo.
Consapevolezze e ironie
si scambiano inusuali ritmi
alla ricerca d’un talento
dolce/amaro stupefacente.
Disegnerà bocci di magnolia cangianti
nel retrovia del pensiero
divenuto crepitio d’umore
come disfatta d’un dolo…
@Silvia De Angelis 

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I laghi d’Endine, di Gaiano, d’Iseo, la valle del freddo e il sentiero Partigiano della Malgalunga. Flavia Sironi flasir59@yahoo.com

Date: 16 gennaio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Flavia Sironi 16 Gennaio 2023 Bergamo

Spesso, in compagnia delle mie tre care amiche o di Ezio detto lo zio dei cani e dei miei “quattrozampeeunacoda” adoro scendere dal mio colle e recarmi al lago di Endine.

Il lago d’Endine ha un periplo di sedici chilometri, 11 dei quali lungo una ciclabile fra una natura che in alcuni tratti sembra uscita da un paesaggio fiabesco.

Ci sono a tratti canneti dove trovano riparo gli abitanti della zona quali: superbi cigni, aironi, e tante altre specie di uccelli.

Il lago ha acque dai riflessi dai colori della giada e dello smeraldo.

Ha pochissimi affluenti che sono piccoli torrenti quali: il Fossadone, il Torrezzo e lo Spirola. L’emissario unico è il fiume Cherio a regime torrentizio, che a Palosco sfocia nel fiume Oglio che a sua volta sfocia nel fiume Po.

La maggior parte dell’acqua la trae da sorgenti sotterranee.

Durante gli inverni particolarmente freddi le acque gelano, alcuni temerari pattinano sopra il ghiaccio.

I Comuni bagnati dal lago sono quattro: Endine Gaiano che dà il nome al lago ed è il più grande. Monasterolo del castello dove c’è un castello databile nell’alto medioevo. Ranzanico e Spinone al lago. Il lago è totalmente circondato dalle Prealpi Orobiche e i quattro paesi vi ci sono in parte arroccati.

Poco distante, lungo la statale che porta al lago d’Iseo, ovvero il lago Sebino, c’è la meravigliosa valle del freddo, un’area protetta che per la conformazione della montagna di tipo carsico vede fuoriuscire da alcune bocche un’aria fredda che permette di avere una flora tipicamente alpina come le stelle alpine.

Nel periodo invernale le correnti fredde che percorrono la valle entrano nelle buche per poi riaffiorare in superficie permettendo così il fenomeno delle alitazioni di aria fredda, raffreddando le rocce sottostanti. Perfino in estate le temperature possono essere di poco superiori allo zero gradi. Dette temperature fredde sono solo a livello del sottobosco.

Il lago d’Endine è di origine glaciale, come del resto tutti i laghi alpini.

Fino a circa centodiecimila anni fa, nel periodo pleistocene l’umano era ancora un essere sconosciuto, il lago d’Endine e il piccolissimo lago di Gaiano erano un unico lago che occupava quasi tutta la val Cavallina dove sono situati i due laghi.

Poco distante c’è il più famoso lago Sebino detto anche lago d’Iseo, che appartiene in parte alla provincia di Bergamo e in parte alla provincia di Brescia.

Se si sale lungo il bellissimo sentiero Partigiano Caslini Trovesi sopra il Comune di Bianzano verso la Malgalunga, c’è un punto dove in una giornata tersa si possono ammirare tutti e tre i laghi. Se ci si lascia andare e si lascia spazio alla fantasia si può pensare che tutti e tre siano un unico grande e meraviglioso specchio d’acqua.

I geologi, recentemente, hanno scoperto nel sottosuolo bacini di acque termali.

Tutta la provincia di Bergamo è ricca di acque sia termali che non.

In val Cavallina ci sono le importantissime Terme di Trescore, Comune capoluogo della valle e quelle di Gaverina.

A Predore, sulla costa Bergamasca del lago d’Iseo, ci sono tuttora ruderi delle antiche terme romane.

Il sentiero Caslini Trovesi era il tragitto che percorrevano i Partigiani Andrea Caslini, nome di battaglia Rocco e Angelo Trovesi, nome di battaglia Pirata, dalle loro abitazioni site in Scanzo Rosciate fino al rifugio della cinquantatreesima brigata Garibaldi chiamato Malgalunga.

Ogni anno, il primo sabato di maggio, a ricordo delle imprese eroiche della cinquantatreesima brigata Garibaldi, si organizza una camminata che parte da Scanzorosciate e arriva alla Malgalunga per un totale di trentatré chilometri su un dislivello complessivo di 1500 metri circa.

Io e i miei “quattrozampeeunacoda” abbiamo la possibilità di scorrazzare lungo questi magnifici percorsi, circondati da una natura incantata che lascia spazio ad una fervida fantasia e garantisce una notevole qualità della vita.

Articolo di Flavia Sironi. Bergamo 16 gennaio 2023

Un’altra icona che ha segnato la storia del cinema: Gina Lollobrigida, la “bersagliera” muore a Roma e ci lascia un po’ più soli.Gabriella Paci

    La carriera artistica

Nata a Subiaco nel 1927, figlia di una famiglia borghese benestante, Luigia Lollobrigida, nota con il nome di Gina e il soprannome “la bersagliera”( da un ruolo avuto che l’ha consacrata alla celebrità),questa bellissima attrice era anche talentuosa,avendo vinto ben 7 David di Donatello ,2 nastri d’argento ,il titolo di grand’ufficiale della Repubblica itlaliana e cavaliere della Legion d’onore francese.

Da giovane,dopo un’infanzia agita quale figlia di un  noto produttore di mobili, conosce la quasi miseria in seguito ai bombardamenti alleati :il trasferimento a Roma della famiglia non fa migliorare la condizione economica e Gina deve arrangiarsi vendendo disegni e caricature o comparendo su qualche fotoromanzo  per contribuire al pagamento dei suoi studi all’Istituto delle Belle Arti in cui è iscritta.

Ma è una ragazza di carattere e spiccata bellezza e sa cogliere l’opportunità di un concorso di bellezza nel 1947 dove,anche se lascia il titolo a Lucia Bosè, arriva seconda e conquista giudici e pubblico.

Già aveva prestato il suo volto e il suo fisico perfetto pere fotoromanzi che gli avevano fatto avere piccoli ruoli a Cinecittà.

La sua fama arriva però prima dall’estero dove per decenni è,insieme ad Alida Valli, l’attrice italiana più amata dai registi americani,primo fra tutti Howard Hughes.Ma Gina vuole conquistare l’Italia e così lascia il regista che le aveva promesso un ricco contratto in esclusiva e torna a Roma.Qui abbraccia il cinema del neorealismo e lavora sotto il regista Pietro Germi e Carlo Lizzani,con i quali si definisce come attrice dalla forte carica passionale anche se con una recitazione da autodidatta.

Il primo successo personale è però fuori dai confini: il francese “Fanfan la Tulipe” con Gerard Philipe nel 1952. Recita per René Clair, Alessandro Blasetti, Mario Monicelli e Steno, Mario Soldati e finalmente diventa diva in patria con il trionfale “Pane amore e fantasia” di Luigi Comencini (1953) con il quale sarà poi l’indimenticabile fata Turchina delle sue Avventure di Pinocchio per la tv –

Il seguito della storia ,in coppia con Vittorio De Sica, dà inizio alla  sua presunta rivalità con Sophia Loren ( di 8 anni più giovane )  che la sostituisce nella parte da lei rifiutata per più di una volta.

Intanto per la Lollo (conosciuta ora così) si apre la porta del successo che la vede recitare a fianco di Burt Lancaster, Antony Queen;Frank Sinatra,Errol Flyn,Yul Brynner.Addirittura canta da soprano e doppia in francese.

Negli anni 70,stanca del cinema, a cui tornerà però vent’anni dopo,si dedica lal fotografia dove miete successi immortalando divi e politici ,tra cui Fidel Castro.

Non basta:sarà anche scultrice in giro con le sue mostre per il  mondo.

La vita privata.

Sposatasi nel 1949 con il medico sloveno Milko Skofic,avrà un figlio con lui ma si separerà nell1971.

Ha poi avuto amori o flirt con colleghi di lavoro ,tutti invaghiti di lei che solo a 90 anni ha confessato di essere stata stuprata giovanissima e di aver avuto la vita segnata da questo episodio doloroso.

Nel 2006 ha annunciato di voler sposare lo spagnolo Javier Rigau di 45 anni ( ben più giovane di lei,che ne aveva 79 ) ma poi il matrimonio fu negato da entrambi e comunque annullato dalla Sacra Rota.

 Ancora oggi c’è  battaglia in tribunale : figlio Andrea Milko Skofic accusa un collaboratore della madre, Andrea Piazzolla ,nato da una relazione con un produttore e attore sloveno,  di averla raggirata sottraendole buona parte della sua fortuna.

A settembre una brutta caduta e la rottura del femore, l’avevano costretta al ricovero per un intervento,giudicato perfettamente riuscito,tanto da farla candidare a Latina per la lista ‘Italia sovrana e popolare’.

Non era la prima volta: nel 1999 il suo nome compariva nella lista dei Democratici per le Europee.

Solo negli ultimi anni era stata oggetto di critiche e di dubbi sulla sua integrità mentale, proprio per questo amore con un uomo che poteva essergli quasi nipote ma ,per il resto ,è stata sempre una donna discreta e ritirata e portava regalmente i  suoi 95 anni

.

VIVERE OGGI, di Silvia De Angelis

Una serie di persone sconosciute, in una metropoli che si muove compulsivamente, nelle giornate colme di impegni, di tutti i generi, ai quali attenersi con la migliore precisione.

I contatti, fra esseri umani, sono sempre più sporadici, nelle città super abitate e in cui il modo più veloce, per sentirsi, è quello dei messaggi sul telefonino.

Da quando si è diffuso l’uso del web, le persone si guardano negli occhi e si toccano meno, lasciando trapelare le loro sensazioni su strumenti altamente tecnologici, ormai, alla portata di tutti.

Forse sono una romantica, ma preferivo i tempi addietro, quando ci si parlava fra simili e attraverso un contatto, prettamente umano, ci si scambiavano punti di vista ed emozioni, a volte indimenticabili.

Inoltre, in quest’epoca, è tutto velocizzato, come se fossimo degli automi, alle prese con una continua corsa, per il raggiungimento di  una qualsiasi cosa della vita.

In strada si cammina con sospetto, molto guardinghi, per paura di essere scippati, o di essere avvicinati da qualcuno che abbia reconditi scopi, pericolosi per noi.

Decisamente non è un bel vivere, ancorati principalmente ad amicizie di vecchia data, che sappiano trasmetterci sicurezza o, in alternativa, avere conoscenze superficiali con cui argomentare in modo

generico, senza far trapelare la parte più genuina di noi.

Mi auguro che la situazione possa evolversi al meglio, ritornando a momenti di solidarietà, fra la gente, e fiducia gli uni negli altri, anche diminuendo episodi spiacevoli, e violenti, che talvolta ci dànno un senso

di grande ansia interiore.

@Silvia De Angelis

Sui Poetry Slam, le cover band, la poesia, la musica leggera…

Se un poeta di alto livello partecipa a un Poetry Slam può arrivare a prendere anche 100 euro di gettone di presenza (come scriveva la professoressa Gilda Policastro in una sua poesia, molto prima della crisi economica della pandemia). Un componente di una cover band o di una tribute band percepisce oggi dai 50 ai 100 euro come minimo, senza necessariamente essere di buon livello. Il fatto è che la cover band fa quantomeno 200 serate all’anno, mentre il poeta al massimo ne fa 10 di serate (se va di lusso).  A un componente di una cover band i gestori dei locali offrono sempre da bere e da mangiare, mentre invece ciò non è affatto scontato per il poeta. Inoltre il componente della cover band non è costretto a viaggiare, a fare centinaia di km; di solito suona nei locali vicini, della sua città e dei paesi limitrofi, al massimo qualche volta va fuori provincia ma rimane comunque nella sua regione di appartenenza. Il poeta è costretto spesso a fare centinaia di km, andare fuori regione, spendere per il viaggio, per le spese di pernottamento perché i festival di poesia o i Poetry Slam non sono così diffusi. Gli italiani preferiscono la musica alla poesia. Dirò di più: gli italiani preferiscono canzoni cantate non dai migliori interpreti e non dai migliori musicisti (non me ne vogliate, ma è il mercato a stabilire questo) ai migliori poeti e alle migliori poetesse italiane. Quindi correggo il tiro: gli italiani preferiscono di gran lunga la musica appena passabile alla poesia di buon livello. È sempre il mercato che stabilisce tutto. Andare a sentire dei musicisti e cantanti appena passabili, che fanno le canzoni di Ligabue o Vasco Rossi, è di gran lunga preferibile per tante persone a un Poetry Slam, a un reading,  a una presentazione di un libro di un poeta o di una poetessa importante, riconosciuti dalla critica.  Volete mettere farsi diverse birre o alcolici in un locale pieno di tanti giovani ad ascoltare le canzoni sentite centinaia di altre volte dei propri beniamini, cantate da degli onesti musicisti in buon parte dei casi ma nulla più? Che poi l’importante in serate come quelle è ritrovarsi insieme, condividere qualcosa con gli altri, avere uno stato alterato di coscienza, essere in buona compagnia, avere più probabilità di trovare l’anima gemella, magari con gli stessi gusti musicali. Tutte cose, anche giuste o sacrosante, che una serata musicale può garantire oggi in Italia e una serata poetica invece no. Ma perché confrontare una serata poetica di alto livello con quella di una cover band? Paragoniamo un grande reading poetico a un concerto di un grande cantautore o di una grande interprete. Di solito con poche decine di euro si può assistere al concerto di musica leggera, quella che è considerata oggi la migliore musica leggera, e si vede dal vivo il proprio mito musicale. Inoltre tutti i  cantanti fanno un tour, che tocca ogni regione o ogni città.  Basta solo saper aspettare qualche mese nel peggiore dei casi e il cantante o la cantante prima o poi fanno una data vicino casa del suo fan. Ma alla base di tutto c’è un rapporto diverso tra cantante e pubblico rispetto al rapporto tra poeta e pubblico. Il cantante è adorato. Anche i componenti delle cover band più scarsi hanno le loro fan e spesso non sono belli né bravi (ho conosciuto queste realtà di persona). Il poeta viene considerato uno qualsiasi. Il poeta non ha pubblico. Al massimo amici, parenti, aspiranti poeti pseudoamici. La bravura o presunta tale nel cantare o nel suonare è stimata molto di più che del talento poetico. È così. Non c’è nulla da fare. Alla base di tutto c’è il fatto che la musica leggera emoziona molto di più della poesia. Di conseguenza tra cantante e pubblico si crea un rapporto libidico che non si crea tra poeta e lettrici. La stessa stima o reputazione di cui gode un cantante un minimo decente è di gran lunga superiore a quella dei migliori poeti in circolazione, almeno qui in Italia. E non è solo una questione di soldi.  Ai cantanti e ai musicisti si vuole bene, mentre i poeti sono guardati  come persone strane, eccentriche, singolari,  un poco disturbate. Il poeta non gode di buona reputazione. Spesso scrivere poesie è considerato un tarlo. Di solito vecchi amici, diventate persone serie e rispettabili,  ti chiedono dopo anni che non ti vedono, molto ironicamente e con paternalismo: scrivi ancora poesie? Scrivere poesie non è considerata una cosa seria perché non porta soldi né successo. Non è considerata dagli intellettuali un’attività rispettabile. Detto tra noi, un italianista ti considera degno di nota solo se hai pubblicato con una grande casa editrice, almeno un libro. Non parliamo poi della mentalità comune. C’è sempre qualcosa che alla gente fa ridere di un poeta o di una poetessa, anche se famosi. Il 16% delle persone in Italia scrive poesie, ma pochi tra loro leggono libri di poesia contemporanea.  Invece un d.j, anche uno poco professionale,  è venerato dalle ragazze. Saper mixare delle canzoni (nemmeno scriverle o cantarle) è considerato molto di più che lo  scrivere poesie, anche con talento. I dischi, i CD vengono venduti, nonostante la crisi, i libri di poesia contemporanea invece no. Ma queste problematiche esistevano anche ai tempi antichi (carmina non dant panem) e ai tempi di Orwell, che scrisse “Fiorirà l’aspidistra”. Il poeta o la poetessa oggi fatica a riempire una libreria di 100 persone, che appartengono soprattutto alla sua rete amicale, per non parlare di tutti i parenti che vengono lì per fare numero.  Ci sono poeti che pubblicano con grandi case editrici e si devono raccomandare per far venire le persone alla presentazione del loro libro. Va un poco meglio se l’autore o autrice è insegnante e giocoforza invita gli studenti, obbligandoli a presenziare. Insomma scrivete pure poesie, ma non disturbate troppo gli altri con illusioni e vanagloria. Bisogna sempre farsi un esame di realtà.  

Lucia Triolo: la voce

“…la voce
smette di somigliare alle parole”
P.S.Dolci, Alfa Lyrae, I, da “I processi di ingrandimento delle immagini. Per un’antologia di poeti scomparsi”

——-

la voce 
mi tiene a bada per
impedirmi di mordermi
dura o sfilacciata che
sia

mutua la parola con il gioco
dei fili di voce?
non so:

ho scritto al Van Gohg di Artaud,
seduto in piazza
su una vecchia panchina
mi ha risposto
di cambiare matita,
questioni di grafia?
era in bilico sulla panca scassata
della società

ho raccontato Celan
uomo di terra e sogni
può capitargli di tutto
Inbegorg teme per lui ogni
corrente:
pare dimentichi ovunque
il fasciacollo

ho invitato un’ insonne Anne Sexton
allo studio di Freud
perché lo psicanalizzasse
sdraiata 
sul lettino 
ma appena l’ha vista
lui voleva altro da lei

una notizia:
leggere poesie ad alta voce
efficace rimedio
contro il mal di gola

I poeti dell’America Latina, partecipanti al Festival PILF 2023, in collegamento live sabato 14 gennaio 2023

Irene Doura-Kavadia – Joan Josep Barcelo – Filippo Papa – Elisa Mascia in collegamento live : Prana – Aria – Respiro

WRITERS CAPITAL INTERNATIONAL FOUNDATION
PANORAMA INTERNATIONALE DELLA LETTERATURA FESTIVAL 2023

“Tutti insieme raggiungiamo ottimi risultati, oggi abbiamo creato gioielli indimenticabili da custodire nel cuore. Grazie a tutti noi che abbiamo vissuto un’esperienza di grande umanità, fraternità e generosità culturale donando il nostro tempo e accogliendo la ricchezza di emozioni regalate da ciascuno, insieme abbiamo respirato emozioni.” (Elisa Mascia)

Congratulazioni a tutti i partecipanti alle due sessioni live tenute sabato 14 u. s.

Todos juntos logramos excelentes resultados, hoy hemos creado joyas inolvidables para guardar en nuestros corazones. Gracias a todos los que hemos vivido una experiencia de gran humanidad, hermandad y generosidad cultural dando nuestro tiempo y acogiendo la riqueza de emociones dadas por cada uno Juntos respiramos emociones”. (Elisa Mascia)
Enhorabuena a todos los participantes en las dos sesiones en directo celebradas sábado 14.

All together we achieve excellent results, today we have created unforgettable jewels to keep in our hearts. Thanks to all of us who have lived an experience of great humanity, brotherhood and cultural generosity giving our time and welcoming the wealth of emotions given by each one.
Together we breathed emotions.” (Elisa Mascia)
Congratulations to all the participants in the two live sessions held this Saturday.

■ IRENE DOURA-KAVADIA – GREECE
■ JOAN JOSEP BARCELO – SPAIN
■ FILIPPO PAPA – ITALY
■ ELISA MASCIA – ITALY

■ CARLOS CORREA – COLOMBIA
■ IVIS CAMPOS – CUBA
■ ANA ULEHLA – ARGENTINA
■ MARIELA PORRAS SANTANA – VENEZUELA
■ OLGA ALANIS – MEXICO
■ MARU PARODI – CHILE
■ GLÓRIA CASTAÑO – COLOMBIA
■ ARIANYS NÚÑEZ – PANAMÁ
■ NORMA MARINA SOLIS ZAVALA – PERÚ
■ LEO ACOSTA – NICARAGUA
■ MARGARITA SALIRROSAS – PERÚ
■ CHRISTIAN RENATO ORBE – ECUADOR
■ PATRICIA M. SOTO VIEYRA – MEXICO

👇👇👇
https://www.youtube.com/watch?v=IhlIhfpW1Ro
https://www.youtube.com/watch?v=eUUI6zosiBQ

http://alessandria.today/2023/01/15/al-festival-mondiale-piaf-2023-abbiamo-respirato-emozioni/

Festival 2023 Internazionale della Letteratura, incontri live 14 u. s. “Abbiamo respirato emozioni”

FIOCA LUCE

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Sterzo su evolute trazioni del presente
lasciando scivolare
nessi scomodi al respiro
nel risveglio d’una luce fioca.
Svuotata di conforto
supero incognite gravose
nella bocca
che aggiunge respiri all’ugola
vogliosa d’un canto originale.
Dita impalpabili si muovono
a sorreggere codici svelati
nelle mani solide
sognanti carichi di fiducia
oltre segrete tane.
@Silvia De Angelis 


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Variabili

Da Frida la loka (Lombardia)

La coppa di cristallo si ruppe;
Condizionata dalle variabili alle quali era sposta;

Può essere che sopravviva a tempeste, terremoti; una svista e si rovescia, però non si è rotta, ancora;

neanche un graffio giacché, ben protetta, custodita accuratamente; tenuta lontana dai pericoli...

quando v'è l'affetto ad essa;
Da sola, è un oggetto come qualsiasi altro della sua specie, gracile...

Dilazionare il suo utilizzo più di quanto si possa immaginare talvolta è una inconsueta preziosità ...

Le variabili, già;
Suficiente una lacrima piena di dolore, pessante di tanto contenimento caduta dal cielo per compiere l'atto finale sul orlo del calice per disfarsene.

Tua

14 gennaio, 2023

Dal blog personale

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

http://alessandria.today

Cultura. Poesia: “Venezia” di Caterina Alagna

Link al mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Link a questo post nel mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/2022/03/viaggio-venezia.html

Sulle sponde della mia pelle

Venezia cosparge il suo canto serafico,

una melodia che risuona di stelle

e  mi inebria il cuore di chiarore romantico.

Illuminato nasce un sorriso 

che si squarcia profondo e senza fiato,

innamorato  s’inoltra nelle  vie  del paradiso 

fino a perdersi nel cuore di San Marco.

Sulla loggia della Basilica

estasiato ho lasciato il mio viso 

e nella laguna che di delizia brulica,

s’incendiano i miei occhi d’oro intriso.

Brillantate dai raggi di dorate increspature,

movenze sinuose trascinano i canali,

per le calli dissolvono ataviche paure 

e sotto i ponti mietono i sospiri degli innamorati. 

Venezia ha posto sul mio capo un diadema,

davanti alla sua immagine idilliaca

la mia carne ancora trema,

s’immerge nel ricordo del suo lirico splendore,

un sigillo che s’incarna come emblema

scolpito nell’anima da brividi d’amore. 

Una anno con Salinger (2020)

Oggi cinema.

Avatar di almerighialmerighi

Fosse ancora vivo e volessi scrivergli una lettera, direi a Salinger: Ho letto il suo Giovane Holden una volta sola e l’ho trovato piuttosto ingiallito, ma sotto la patina ho intravisto l’energia di una grande scrittura, la sua. Un anno con Salinger è un film che mi ha colpito per immediatezza, dolcezza, intreccio. Un gran bel film da vedere, specie per noi che crediamo di saper scrivere, persone del tutto ordinarie che si credono straordinarie. La versione colta di Il diavolo veste Prada, con il New Yorker, l’Algonquin e l’autore di “Il giovane Holden” al posto della moda, degli abiti e degli stilisti. Poteva essere insopportabile nel suo strizzare l’occhio allo spettatore amante di un certo mondo letterario, ma non è mai spocchioso né arrogante, ed è sempre sincero. E così, diventa una gradevole commedia, un riuscito racconto di formazione capace di toccare leggermente temi ampi e complessi senza voler…

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FASCINOSA SOLITUDINE, di Silvia De Angelis

 Con dolcezza

apro le mani

le appoggio

sul silenzio imperante

d’un attimo sfacciato

Trapela dalle sue fessure

un manto di fascinosa solitudine

S’inarca

nel profondo

come le onde del mare

sussurrando di velate creste

intarsiate di scirocco

Immersione azzurra

nella smania d’un respiro solitario

che risorge

e lascia scivolare

ombre dagli occhi

nel blu d’inviolato amore

e sagace inganno

@Silvia De Angelis

“Del mio tentativo di far sposare Renzo e Lucia” di Gabriele Andreani

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Racconto che si muove su un impianto costruttivo che racchiude una storia nella storia,  dove leit motiv è rappresentato da una sottile ironia  che lega una trama intessuta in un immaginario dialogo tra il lettore/narratore e i protagonisti del celebre romanzo del Manzoni. Lo stile narrativo è ineccepibile e la padronanza lessicale e sintattica rendono il brano un esempio brillante di prosa moderna e rigorosamente strutturata.[Maria Rosaria Teni]

9788817097413_1_536_0_75La cena era stata pantagruelica e il vino aveva fatto affari d’oro con la mia gola. Per non ingolfare ulteriormente il mio cervello di liquori, barcollai a mezz’aria in direzione della saletta all’ingresso, presi un libro dallo scaffale, inforcai gli occhiali e diedi un’occhiata al titolo stampato in rosso sulla copertina: I Promessi Sposi. Poi, mentre gli amici eruttavano grasse risate, sprofondai nella poltrona, accanto a un raggio di luna. Aprii il romanzo e lessi un periodo a caso: Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo, non si fece molto aspettare. Appena gli parve ora di poter, senza indiscrezione, presentarsi al curato, v’andò, con la lieta furia di un uomo di vent’anni, che deve in quel giorno sposare quella che ama…[1]

Andai avanti nella lettura fino al punto in cui Don Abbondio dice a Renzo che il matrimonio non verrà celebrato per alcune formalità che devono essere ancora adempiute.

Sentendo il giovanotto sospirare, decisi di offrirgli il mio aiuto. Balzai come in sogno a pagina trentaquattro e mi sedetti su una virgola, accanto a un ma.

«Salve» dissi.

«Voi chi siete? Da dove siete entrato?» gracchiò don Abbondio, guardandomi con sospetto, mentre Renzo, pallido di rabbia, andava avanti e indietro per la canonica.

«Sono il Lettore» dissi. «Sono entrato da una nota a piè di pagina.»

«Uscite dalla mia casa!» gridò il curato, agitando la mano.

«Me ne andrò solo quando avrò ottenuto soddisfazione.»

«Che?»

«Quando sposerete questo bravo ragazzo.»

«È del mio matrimonio che state parlando, signore?» chiese Renzo, andandosi a sedere sul ma.

Sorrisi e feci segno di sì.

«Non voglio che questo tizio s’impicci dei miei imbrogli!» tuonò don Abbondio.

Mi prudevano le mani. Sentii il desiderio di strappargli il folto pizzo.

«Ecco, vedete» disse il giovane, rivolto al curato, «magari è il caso di ascoltare l’opinione del Lettore.»

Don Abbondio si aggrappò a una sponda del latinorum e un istante dopo lasciò la canonica. Perpetua lo trovò accartocciato sotto un impedimento, con il respiro pesante e un’espressione turbata.

Poiché battevo i pugni nell’aria, Renzo mi chiese perché provassi così tanta rabbia. In fondo, il turlupinato era lui, mormorò quasi piangendo.

«Rinviare al giorno del poi e all’anno del mai un matrimonio che aspetta solo di essere celebrato» dissi «è una cosa che mi fa uscire dai gangheri. Se non fossi il Lettore, se potessi apportare delle annotazioni al testo e inserire delle pagine, aggiungerei elementi sufficienti per ridurre don Abbondio allo stato laicale. Cristo Santo, come si fa a impedire a un onesto filatore di seta di crearsi una famiglia?»

«Già, come si fa?» domandò Renzo rivolgendosi alla caricatura del curato affissa alla parete, opera di Grignapoco[2] da Bergamo.

«Mi è venuta un’idea!» esclamai. Tirai fuori da una tasca lo smartphone e composi il numero di don Euro, il sacerdote che mi aveva sposato una decina d’anni prima e con il quale, sebbene il mio matrimonio fosse andato a pezzi, ero rimasto in buoni rapporti.

«Cos’è quel coso?» chiese il filatore di seta, strabuzzando gli occhi, mentre una voce raffreddata sospirava: «Pronto, pronto…»

Spiegai la situazione a don Euro, pregandolo di raggiungermi prima di sera in cima alla collina che sorge sulle rive del ramo meridionale del lago di Como.

Rispose che non era in grado di alzarsi dal letto. Aveva il Covid-19. Tuttavia, non c’era da preoccuparsi, almeno per il momento.

Gli feci gli auguri di pronta guarigione e chiusi la conversazione. Renzo continuava a guardare lo smartphone con gli occhi più grandi delle orbite. Glielo mostrai e ne spiegai le numerose funzionalità, compresa l’APP-IMMUNI creata per combattere l’epidemia di Yersinia Pestis, il batterio responsabile della peste manzoniana.

«Che te ne pare?» chiesi.

Renzo non rispose subito. Poi disse:

«In verità, da povero figliolo che opinione posso avere di un’appendice dell’orecchio di cui nessuno qui da noi, neppure Padre Cristoforo, ha mai sentito parlare?»

«Già» feci io. «È un prodotto dell’evoluzione o, per essere più precisi, dell’educazione moderna. Chi ne abusa, e sono davvero in tanti, non si gode il sole, non sa di che colore siano i fiori, crede che il Libro sia una stella morta.»

«E ora che accadrà?» domandò Renzo, appoggiando la testa su un punto interrogativo.

«A essere sinceri non lo so» dissi. «Dammi un paio d’ore. Cercherò di convincere il curato a cambiare idea. Ora vai a casa e tappati la bocca. Ci vedremo a pranzo alla locanda di Gorgonzola.»

«Stai cercando di smaltire la sbronza leggendo I Promessi Sposi?» mi chiese Gilberto, abbassando lo sguardo sul libro. Gilberto aveva gli stessi anni di Renzo, anche se ne dimostrava di meno. Era in procinto di sposarsi. Clara, la futura moglie, non la conoscevo, Gilberto non me l’aveva ancora presentata. Quella sera, alla Luna Piena aveva riunito gli amici per festeggiare l’addio al celibato.

«Lo sapevi che don Euro ha il Covid-19?» dissi.

Gilberto impallidì di colpo. «Ah, che disgrazia! Il matrimonio è fra tre giorni. E adesso chi lo sente Gastone, mio suocero. Lui, da buon comunista, aveva insistito per un matrimonio civile.»

«Calma, calma» dissi. «Se don Euro non ti ha detto niente, avrà i suoi buoni motivi. Se non sarà lui a celebrare il matrimonio, lo farà il prete di un’altra parrocchia. Il Padre Provinciale sistemerà ogni cosa. Andrà tutto bene.»

Gilberto sorrise e tornò a sedersi a capotavola.

Io che avrei riferito a Renzo? Mezz’ora se n’era già andata e non avevo concluso ancora nulla.

Aprii di nuovo il libro e, dopo un attimo di smarrimento, entrai nella canonica di Don Abbondio. Lo trovai uggiolante su una sedia. Perpetua, con un gran cavolo sotto il braccio, lo guardava con occhi torvi.

Appena il curato s’avvide della mia presenza, pregò la zitella di accompagnarmi alla porta. Quando Perpetua avanzò verso di me, l’afferrai per la cuffia e gridai: «Attenta vecchia, un altro passo e ti strozzo!» Con mia sorpresa, lei mi mollò un ceffone, andò alla porta, si girò e disse: «Fuori!»

«Aspetti» dissi mentre mi passavo una mano sulla faccia. «Giungo a un accordo con il Don e me ne vado. Sarà questione di minuti.»

«Il tempo che questo cavolo venga tolto dalle fiamme del fornello» fece lei dalla soglia, pestando i piedi.

Mi avvicinai al curato e lo guardai negli occhi. Don Abbondio sfuggiva il mio sguardo.

Domandai: «Perché questo matrimonio non s’ha da fare

«Vi siete introdotto come un ladro nella mia canonica a pagina trentaquattro, non avete letto le precedenti pagine?»

«No» dissi «le ho saltate.»

«Ma non le avete almeno sfogliate quando andavate a scuola?»

«A scuola ero un somaro.»

«Quindi non sapete nulla delle minacce che ho ricevuto stamattina da due gaglioffi al soldo del diavolo?»

Scossi la testa.

«E allora fatemi il piacere, tornatevene alla vostra cena e lasciatemi in pace. Perché volete intromettervi in questa faccenda?»

«Lei è un prete davvero strano e per certi versi anche buffo» dissi. «Un giovanotto, che lei conosce come le sue tasche, le viene a chiedere a che ora le comoda che ci troviamo in chiesa e lei gli risponde che è stato un suo sbaglio fissare per quel giorno la data del matrimonio. Un servitore di Dio, se pensa di fare la cosa giusta, non si tira mai indietro. Mantiene la parola data. Qualcuno, contrario alle nozze, l’ha minacciata? Che ridicolaggine! Ha mai sentito parlare di Giorgio Gennaro, di Pino Puglisi e di Peppe Diana?[3]»

«No, mai. Chi sono costoro?»

«Sacerdoti che, in nome del Vangelo, sfidarono malavitosi molto potenti.»

«E che ne è stato di loro?»

Il mio viso si rannuvolò. «I loro corpi furono ritrovati coperti di piombo.»

A quelle parole, il curato sobbalzò dalla sedia.

«Sposi Renzo e Lucia e mandi al diavolo chi ha osato minacciarla» continuai. «Nostro Signore fa il tifo per lei.»

Parlai per quasi tre quarti d’ora. Quando tacqui, Don Abbondio si alzò e andò a controllare che il cavolo fosse pronto per essere servito a tavola.

Scuro in volto, uscii dalla canonica e mi avviai lungo il sentiero per Gorgonzola. Quando arrivai alla locanda, Renzo era seduto in fondo della tavola, vicino all’’uscio. Alla sua sinistra un pesciaiolo se ne stava abbandonato sulla seggiola tracannando un boccale di vino. A destra, il barrocciaio del paese si stava mettendo in tasca delle molliche di pane nero. Accanto al bancone, un cagnuccio affondava i denti negli avanzi di una beccaccia.

Non dissi nulla a Renzo del mio fallimento, non ce ne fu bisogno, la mia faccia era un libro aperto. Quando vi lesse questo periodo:

Don Abbondio ordinò a Perpetua di mettere la stanga all’uscio, di non aprir più per nessuna cagione, e, se alcun bussasse, risponder dalla finestra che il curato era andato a letto con la febbre

Il giovane scoppiò in un’amara risata.

«Sant’Iddio, ti vuoi svegliare!» esclamò Gilberto chinandosi a terra per raccogliere il libro capovolto.

Quando aprii gli occhi, il locale era quasi vuoto. Un cameriere stava riordinando i tavoli.

«Ti accompagno a casa» disse Gilberto.

«No, preferirei che lo facesse Renzo.»

«Renzo chi?»

In un lampo realizzai che non mi avrebbe potuto capire. «Andiamo» balbettai.

Nella stanza da letto, mentre mi sbottonavo la camicia, decisi di fare un altro tentativo.

Forte di quel convincimento, mi recai in soffitta e aprii una scatola odorante di muffa. Un’edizione del 1953 dei Promessi Sposi, rinvenuta sotto vecchie riviste, m’illuminò gli occhi. La presi e scesi di sotto. In cucina mi versai una mezzetta di vino in un boccale, poi mi sedetti in soggiorno, accanto alla finestra.

Incurante delle ore che passavano, della fame e degli squilli del telefono, lessi il libro fino alla fine, andando alla ricerca del passo in cui sarei potuto intervenire. Ma non ce ne fu bisogno. La talentuosa penna di Don Lisander[4], indagando i cuori dei personaggi e dando a ciascuno secondo il merito delle proprie azioni, aveva già provveduto a fare giustizia, assicurando la felicità ai due giovani.

Quando mi alzai dalla poltrona era giorno pieno. Mentre mi sgranchivo le gambe, sentii suonare alla porta. Raccolsi tutte le mie forze e andai ad aprire. Il postino mi consegnò una lettera proveniente da Pescarenico. Così diceva lo scritto:

Lettore,

mai scorderò quanto avete fatto per me. Anche se il vostro tentativo non è andato a buon fine, il fatto stesso che vi siete ingegnato affinchè il matrimonio avesse luogo fa di voi un galantuomo.

Fra poco andrò da don Abbondio a prendere i concerti per lo sposalizio. Oggi stesso Lucia e io saliremo all’altare. Non udite suonare a festa le campane?

Prima di congedarmi, v’ho da dire un’ultima cosa, la più importante: se su un Capolavoro, su tutti i Capolavori del mondo, non calerà mai il sole, il merito è Vostro, amico Lettore.”

Renzo

Gabriele Andreani

[1] I riferimenti in corsivo del testo rimandano alle parole testuali dei Promessi Sposi.

[2] È uno dei bravi di Don Rodrigo.

[3] Don Giorgio Gennaro (1866 – 1916), don Pino Puglisi (1937 – 1993), don Peppe Diana (1958 – 1994) furono trucidati dalle mafie.

[4] Alessandro Manzoni veniva affettuosamente chiamato dai milanesi Don Lisander.

Gabriele  Andreani vive a Pesaro e lavora a Forlì. Laureato in giurisprudenza e in sociologia è stato anche professore a contratto in criminologia presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. È autore di alcuni saggi pubblicati su riviste specializzate concernenti la violenza, la devianza giovanile, il bullismo, la prevenzione situazionale del crimine, la deprivazione relativa e le armi. Nel 2014 è vincitore del concorso di poesia “BRA DAY (Breast Reconstruction Awareness Day)” indetto dall’Associazione Musicale Culturale “Gian Matteo Rinaldo” Sambuca di Sicilia – Agrigento in collaborazione con gli Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello di Palermo. Nel 2015 ha ricevuto la Menzione d’Onore al premio di poesia indetto dal Salotto Letterario di Torino “Il numero UNO della Poesia Italiana Contemporanea” e, nello stesso anno, il Premio Speciale Miglior Racconto Noir con  “Il respiro della primavera” al concorso letterario “Città di Grottammare” indetto dall’Associazione Culturale “PELAGSO 968”. Numerosi sono i premi e riconoscimenti ottenuti in varie parti di Italia, tra cui podi, menzioni, segnalazioni, pubblicazioni e premi speciali

Non ti salvare di Mario Benedetti

Conosco due Mario Benedetti, entrambi poeti immensi. Uno è italiano, l’altro uruguainao. La poesia di oggi è del Mario Benedetti uruguaiano (1920 – 2009)

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Conosco due Mario Benedetti, entrambi poeti immensi. Uno è italiano, l’altro uruguainao. La poesia di oggi è del Mario Benedetti uruguaiano(1920 – 2009)

Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare la gioia
non amare con noia
non ti salvare adesso
né mai
non ti salvare
non riempirti di calma

*

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TIRO ALLA FUNE, di Silvia De Angelis

Nel vortice inconsueto

di quel tuo ansimare denso

muovo
su stanze d’amore

il tracimare infinito

di passione condivisa

Quasi una sfuriata incontrollabile

migrante

su mobilità di sinuose mani

vibranti nel vagito del tempo

Inutile dire

che caviglie slanciate
 rincorrano i tuoi passi

So, nello sconcerto

che ibridi artifici

fanno leva

sul manto delle tue emozioni

nel tiro alla fune

resa sottile


dallo scandire


d’un inverno in sordina

@Silvia De Angelis

Rade – Paolo Angeli (2022) con poesie di Grazia Denaro

Poesie di Grazia Denaro con musica di Paolo Angeli

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Scrive Grazia Denaro: ho sempre amato la poesia, infatti sono sempre stata una lettrice entusiasta. Circa dodici anni fa, ho sentito l’esigenza di scriverne anch’io, non so se ciò che scrivo sia interessante, ma mi aiuta a rasserenarmi dall’inquietudine che mi alberga interiormente. Alcune mie poesie sono presenti su antologie On-line e cartacee. Visitate il suo blog:

https://graziadenaro.wordpress.com/?s=denaro+

*

Un silenzio letale
.
Stasera la pagina del cielo
piange il suo lamento
quando di tanto in tanto
viene graffiata dal lampo.
.
Coperto è il suo velario
intento a nascondere
il brillio degli astri.
.
Osservo l’asfalto viscido
e brumoso
dove non si vede anima
passare
in questa serata spettrale.
.
Una solitudine arcana
m’incombe, rimembrandomi
un bosco di memorie malsane
e di soli neri
in cui la mia cartilagine
è arpa che si scioglie
disfacendo le sue corde
nel buio di ombre lontane
enuncianti l’inquietudine
di un silenzio…

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ALLA VOCE DEL TEMPO, di Silvia De Angelis

 

Dentro quei soli grandi

disegnavamo a iosa

cerchi concentrici d’amore

nel contrappeso di binari fermi

presidio invisibile di sguardi.

Nella mossa artificiosa d’accadere

si sbrinano giorni

in un’implosione di tocchi

e oscure scansioni

disciolte in volute opache.

Indossa altresì

la memoria

un impeto a sé stante

scostando i cardini del buio

che è alle spalle

nel salto d’una scheggia di luce grezza

trafugata alla voce del tempo

insaporita di lavanda e dolore…

Silvia De Angelis

Lucia Triolo su Matilde Cesaro

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Eccola: Matilde Cesaro


Negli anni 60 era appena nata, 
nei 70 girava a vuoto, 
negli 80 dimagrivo a vista d’occhio.
Nei 90 ero viva… ma morta, 
Nel 2000 ho sostituito le lire con gli euro 
e torri gemelle si disgregavano.
Nel 2010 ho iniziato a collezionare parole 
sistemandole su mensole di leggerezza

E su mensole di leggerezza l’ho incontrata, impegnata con la massima serietà a non prendersi troppo sul serio, a non ontologizzare né il sorriso né il pianto. Ma a vivere intensamente e senza sconti minuto per minuto la responsabilità del “qui e ora”.  
Abitante attenta e sensibile del villaggio globale di cui è intelligente critica, mi è piaciuta per questo

Quattro testi da Poesie Sghembe, 
Oedipus 2021

SCHIZZI 

-pare che ci rivedremo… 
-sì, così pare 
-pareva impossibile 
-sì, anche a me 
-pare di nuovo come la prima volta 
-sì, proprio come la prima volta 
-pareva non dovesse mai più accadere 
-sì, anche a me 
-pareva tutto risolto 
-sì, proprio così 
-pareva… e invece scorre di nuovo.

[Metafisica di un rubinetto]

ATTACCAMENTI

Sono stremato non faccio altro che cedere le tue pressioni, 
ti inseguo su traiettorie spericolate 
che non tengono minimamente conto dell’ora o della presenza di estranei.
A volte ti allontani, indifferente ai miei appelli 
e mi lasci nella più cupa disperazione in attesa che passi.
Altre volte mi cogli di sorpresa: ti lasci andare senza un reale motivo 
sembri pervaso da una furia diabolica, fatico a riconoscerti, 
e di nuovo mi costringi a rincorrerti, a tenere il passo con te.
E riprendiamo fiato solo quando hai verificato ogni cosa 
esaminato ogni minimo dettaglio.

Eppure all’inizio non era non era così, eri più riflessivo, prudente direi 
Eri entrato nella mia vita proprio perché aspiravo a un quotidiano più ordinato, 
distante da levare improvvise e schiamazzi a qualunque ora.
Profondamente deluso e sconfortato vorrei abbandonarti alla tua scatola 
e restituiti al mittente 

[Monologhi con l’aspirapolvere]

SENSAZIONI

Non pensavo che saremmo stati qui a parlarne eppure tu insisti… 
Vuoi sapere quando ci siamo incontrati e cosa lo mantiene così attivo? 
Credo basti una sola parola: intesa, mia cara!
E’ cominciata per caso – come nelle migliori storie –
e nel tempo si è intensificata.
Una relazione duratura basata sulla fiducia. Reciproca.
all’inizio piccoli passi mossi con cautela, una precauzione necessarie 
per instaurare un’economia del pensiero 
e garantirsi un certo tipo di serenità.
Oggi ancora confermiamo quella magia che ci avvicinati: un non so che di attraente,
stuzzicante 
un fluire di emozioni che mi invadono di cui sono molto gelosa.
Inutile stare a spiegare é necessario come successo a me.
Bisogna decidere di farsi prendere e sorprendere, 
valutando il prezzo che si è disponibile a pagare nonostante le offerte.

Solo così potrai scoprire la differenza tra il tuo e il mio supermercato 
e fare la tua scelta! 

[Esperienze condivise di banco]

INSISTENZE

E mi guardi insistente, 
senza aggiungere nulla di nuovo – che io non sappia o non abbia già sperimentato -.
Sto al gioco senza porre una particolare resistenza, 
poi, e solo quando mi sentirò pronta,
-senza capire perché quello sia il momento giusto-
mi perderò tre righe immaginarie e paragrafi allineati.

[Monologo alla pagina bianca]

—————-

Docente di scrittura autobiografica nella Libera Università Autobiografica Anghiari, Matilde Cesaro vive a Napoli

Controluce: gradite, per caso, una buona lasagna con farina di grillo?

Date: 10 gennaio 2023Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma Roma 10 gennaio2023

Quando ero piccola pensavo che i grilli parlassero, leggevo Pinocchio, questo grilletto saggio e carino, e mi piaceva molto.

Da adulta ho scoperto che i grilli mi facevano schifo, è capitato che mi saltassero vicino ed ho urlato per mezz’ora! Mi è capitato anche di schiacciarli, non volendo, quell’umore verdastro, un pò giallino, mi ha provocato un movimento tellurico allo stomaco. Conosco poche donne, che se gli salta un grillo addosso, non gridano. Vorrei fare una considerazione – Donne, se un grillo vi salta addosso, non urlate, mangiatelo direttamente!-.

A vederla così fa impressione ma si potrà scegliere se mangiarla o no… ma in tutto ciò che mangiamo ci sono già cose che nemmeno si possono immaginare, a cominciare dagli insetti. “Si chiama Acheta domesticus, ed è il nome scientifico del grillo domestico che a partire dal prossimo 24 gennaio arriverà sulle tavole degli europei. L’Ue ha infatti autorizzato l’immissione sul mercato della polvere di grillo sgrassata come nuovo alimento.

Di fatto si tratta di una farina ottenuta dal grillo essiccato che potrà essere utilizzata in numerosi alimenti, dal pane alle salse passando per i prodotto sostitutivi della carne.

Sono in molti però a considerare la farina di grillo inadatta alla nostra alimentazione, primi fra tutti gli italiani che, secondo Coldiretti, “non porterebbe mai a tavola gli insetti, considerati estranei alla cultura alimentare nazionale”. Sulla stessa linea anche Filiera Italia: “Mangi pure gli insetti chi ha voglia di esotico, ma è un gioco in malafede promuoverli per una dieta sostenibile in alternativa alla nostra”, le parole di Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

L’Unione europea ha approvato l’utilizzo di questa polvere in vari alimenti, tra cui pane, cracker, grissini, barrette ai cereali, nei biscotti, nei prodotti secchi a base di pasta farcita e non farcita, nelle salse, nei piatti a base di leguminose e di verdure, nella pizza, nei prodotti a base di pasta, nel siero di latte in polvere, nei prodotti sostitutivi della carne, nelle minestre o anche nelle bevande tipo birra, nei prodotti a base di cioccolato, negli snack diversi dalle patatine e nei preparati a base di carne, destinati alla popolazione in generale.

Il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale comunitaria. E per un periodo di cinque anni, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, 24 gennaio 2023, è precisato nel provvedimento, solo la società Cricket One Co. Ltd è autorizzata a immettere sul mercato dell’Unione il nuovo alimento, salvo nel caso in cui un richiedente successivo ottenga un’autorizzazione per tale alimento.” @fanpage.it#itsitalybaby💙🇮🇹#wearedreamers#tommassinivirtualfamily

https://www.iodonna.it/attualita/costume-e-societa/2023/01/05/farina-di-grillo-negli-alimenti-perche-lunione-europea-ha-dato-il-via-libera/embed/#?secret=Az53yIn1A3Questi uno dei tanti articoli al riguardo, vorrei suggerire, per tutti quei posti invasi da bacarozzi
avete presenti quelli neri cicciotti, non li ammazzate, allevateli, escogitate ricette, nel loro guscio non c’è un umore rivoltante, ma un nettare sublime, super proteico. Volete mettere una bistecca succulenta con una tale prelibatezza di bacarozzo? Avete presente un ristorante ” bacarozzo gourmet!” Poi quelli delle fogne, ben nutriti , in modo, come dire, ruspante? quelli ancora meglio. Poi che carini, che delicatezza, i grilli, li fanno morire congelati, una filiera controllata, appetitosa, gustosa. Addio parmigiana, addio ragù dal profumo sublime, crostate, ecc, facciamo tutto con la farina di grillo!. Questa cosa mi rivolta lo stomaco, di cosa può odorare la farina di grillo? come potrei adoperare una tale nefandezza? Ma chi ha partorito un conato di vomito, invece di una spiga di grano luminosa di sole?

Con la scusa del politicamento corretto che mira alla ” cancel culture” che sia culturale, tradizionale, culinaria, vogliono spiazzare millenni di bellezza e tradizioni? Ma chi la vuole la farina di grillo? Avete presente l’odore degli insetti in putrefazione? Pensate che abbiano un ottimo odore? Pensate che non aggiungano aromi e varie per aggiustare questa cosa che mi inorridisce? La cucina, come tutto si è evoluta. Pensate al vino, come lo facevano prima, i greci, i romani, un vino forte che addizionavano con miele ed altri ingredienti, fino alla sapienza di oggi, nel fare viticultura, vini nobili, sassicaia, amarone, tutta la pasticceria napoletana, siciliana, la pasta che noi amiamo e cuciniamo in infiniti modi, la pizza, la nostra amata pizza, patrimonio dell’umanità, la volete fare con farina di grillo?

Il grillo parlante di Pinocchio dice che dobbiamo ascoltare la coscienza, abituarci ad ascoltare! la mia coscienza dice viva la tradizione culinaria italiana, la farina, la farina di grano maturato al sole. Ci sono anche altre farine, ma tutte vegetali, quelle animali mi fanno schifo, gli insetti ancora di più

D’estate le zanzare non le paletto, le mangio, le formiche? anche quelle. I vermi, ma che boni! Mettete carte moschicida per le mosche, staccatele e mangiatele. A proposito, non vi ho detto che per un chilo di farina, ci vogliono ventimila grilli. ! 100 gr. di farina di grillo, pura per carità! costa la modica cifra di euro 8,14. se la fanno pure pagare bene, sta roba! Dovrebbero pagare profumatamente chi osa assaggiarla, intanto! Ma non fermiamoci qui, c’è la farina di scorpione, 100 gr. euro 14euro e su di lì, la farina di Tenebrio Molitor, vermi in pratica, 100 gr quasi 29 euro. Come avrete notato, sono prelibatezze che si pagano!

Non aggiungo altro, l’articolo si commenta da solo, vorrei terminare con ” Bon appetit”

Articolo di Marina Donnarumma Roma 10 gennaio 2023

ER CIMAROLO (vernacolo), di Silvia De Angelis

Ecchime…so’ er cimarolo er mejo

de tutti li carciofi co’ ‘a chioma arotonnata

de’ ‘na grannezza mai vista prima

co’ ‘na tinta fra er verde stantio

e er violetto che te se ‘nfila drento

l’occhio pe’ fallo godè da subbito.

Nun ciò gnente a che vedè co’

quei mei parenti striminziti

che si nun t’avvedi te bucheno er palato

cor pelo niscosto nel profonno

e fregatte mejo ‘n’do’ ‘o sguardo

nun ce po’ arivà.

Nun te poi mai sbaijà…come me

cucini so’ sempre prelibbato…

lesso, a la giudia, a spicchi o

come artro te pare.

Accompagnato cor limone

che me schiarisce ‘ a corolla

ce poi giurà so’ un ‘n piatto sopraffino.

In quer de Caere me piace d’esse

cortivato e lì mani robbuste

me raccojeno da dicembre a

aprile pe’ famme interpretà l’anteprima

ner mercato ove e‘ perzone se litigheno

pe’ potemmese accaparà….

@Silvia De Angelis

IL CIMAROLO (traduzione)

Eccomi, sono il cimarolo il

meglio di tutti i carciofi con la chioma arrotondata

di una grandezza mai vista prima

con una tinta fra il verde stantio

e il violetto che s’infila

dentro l’occhio per farlo godere da subito.

Non ho nulla a che vedere con

quei miei paranti striminziti

che se non fai attenzione ti bucano il palato

col pelo nascosto nel profondo

e fregarti meglio dove lo sugardo

non può arrivare.

Non ti puoi mai sbagliare come mi

cucini sono sempre prelibato…

lesso a la giudia, a spicchi

o come altro desideri.

Insieme al limone

che mi schiarisce la corolla

puoi giurarci sono un piatto sopraffino.

In quel di Caere (Cerveteri) mi piace di essere

coltivato e lì mani robuste

mi raccolgono da dicembre

ad aprile per farmi interpretare l’anteprima

nel mercato ove le persone litigano

per potermi accaparrare.

Le parole di José Saramago

Gran bella poesia del grande Saramago

Avatar di almerighialmerighi

José de Sousa Saramago (1922 – 2010) è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta, critico letterario e traduttore portoghese, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1998.

Scordiamo le parole, le parole:
quelle tenere, dure, capricciose,
quelle dolci di miele, quelle oscene,
quelle di febbre e fame, le assetate.
Lasciamo che il silenzio dia senso
al pulsar del mio sangue nel tuo ventre:
che parola o discorso può mai dire
amare nella lingua del mio seme?

*

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Lucia Triolo: un giorno, un senso

E poi ci sarà un giorno
come ci fu un momento in cui avrà senso
che sia rimasta qui
Chi ha inventato questo ventre
che mi si svuota dentro?
Parlavo una lingua sconosciuta
per non far finire mai il momento bello

Ma tu non sei il mio eroe

non erano per me quelle prodezze
che facevano sentire
nuda la carne
non erano carezze.
Dov’è ora il mio eroe?
Quanto è lunga la via che non c’è!

Hai fatto visita ai sogni degli amici
hai frugato la linea di ogni mano
Vieni a vederla, ora
affrettati
Basta un attimo a percorrerla,
un palmo ad acciuffarla.

Questi avanzi di stupore 
nei miei panieri notturni 
pieni d’acqua basteranno
a saziare la fame dell’ eroe.

Pende dal viso uno sguardo
che lascia il corpo
e corre lungo il mare

Lui nuota, conosce l’inchiostro

Al Cineforum progetto Genitori il film “Genitori quasi perfetti”

Alessandria, 10/01/2023

Venerdì 13 gennaio 2023, alle ore 20.30 si inaugurano gli incontri 2023 del Progetto Genitori dell’Associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria con il ciclo “Guardiamo un film insieme?!”, in collaborazione con l’Associazione di cultura cinematografica e umanistica La Voce della Luna. In occasione del Cineforum dedicato a genitori e figli verrà proiettato il film “Genitori Quasi Perfetti”, una commedia di Laura Chiossone che mette a nudo ansie e fragilità dei genitori  moderni.
Conducono la serata Barbara Rossi, media e film educator, saggista di cinema, presidente dell’Associazione La Voce della Luna e Patrizia Farello, psicologa e  pedagogista, già docente di scienze umane. Ingresso libero: è possibile prenotare il posto a sedere al seguente link:  https://culturaesviluppo.it/evento/al-cineforum-del-progetto-genitori-il-film-genitori-quasi-perfetti/

Per informazioni: info@culturaesviluppo.it; lavoce.dellaluna@virgilio.it


Simona è una mamma single legata da un amore profondo al suo bambino, Filippo. L’organizzazione della festa per gli otto anni di lui porta a galla tutte le sue insicurezze e il senso di profonda inadeguatezza. Combattuta tra l’assecondare i desideri del figlio e la volontà di proteggerlo dal giudizio altrui, Simona arriva al giorno della festa carica di aspettative e di ansia. Quando arrivano gli invitati, si viene a comporre uno variegato squarcio di umanità e mentre i bambini giocano, gli adulti si odiano amabilmente. Fino a quando una inattesa performance di Filippo rompe gli schemi e innesca un effetto domino di azioni e reazioni che porta la festa a deragliare…

Laura Chiossone, regista di ampia esperienza sia teatrale che pubblicitaria, fa seguire al suo debutto indipendente (“Tra cinque minuti in scena”, 2012) questa tragicommedia che, fin dal titolo, rivela i suoi punti di riferimento, e racconta: «Da piccola volevo scrivere storie, ma il lavoro dello scrittore mi è sempre parso troppo solitario, quando sono inciampata nel mondo del cinema a 25 anni mi è sembrato un modo meraviglioso per raccontare storie accompagnati in un viaggio da un lavoro di gruppo che rende prezioso ogni filo della trama. Ho fatto la gavetta prima in produzione, quindi come aiuto regia, auto-producendomi i primi corti con gli scarti di pellicola dei set su cui lavoravo. I primi festival, i premi, uno dal Maestro Monicelli mi hanno incoraggiato e da lì sono passata al rutilante mondo del videoclip, tanta libertà di provare la tastiera della mia immaginazione. Ho esplorato il mondo del documentario per mettermi alla prova in prima linea, come per il documentario per Amnesty sui desaparecidos. Il debutto al cinema è stato con un film indipendente e coraggioso, “Tra cinque minuti in scena”, che gioca con i linguaggi del teatro, del documentario e del cinema per raccontare con un tocco di leggerezza, poesia ed ironia un tema non facile come quello dei caregiver. Nel 2019 è uscito nelle sale il mio secondo film “Genitori quasi perfetti” una commedia scomoda e irresistibile sulla follia della genitorialità contemporanea, con un cast di prim’ordine e la sfida della mono-location. Sempre affamata di nuove sfide ho ora in sviluppo o finalizzazione progetti su vari fronti e linguaggi dal documentario d’arte alla regia esecutiva di progetti seriali».