Scende
l’abito discinto
strusciando
su antiche remore
non dissipate
Battiti ancestrali
di ruvidi graffiti
frenano la torsione
d’uno sfacciato impulso
E’ serrato da un lieve velo nero
ammainato
da un rantolo di luna
precipitata
al primo quarto
in un fianco d’inferno
@Silvia De Angelis
Apro finestre e porte – Ma nulla non esce, Non entra nessuno: Inerte dentro, Fuori l’aria è la pioggia. Gocciole da un filo teso Cadono tutte, a una scossa. Apro l’anima e gli occhi – Ma sguardo non esce, Non entra pensiero: Inerte dentro, Fuori la vita è la morte. Lacrime da un nervo teso Cadono tutte, a una scossa. Quello che fu non è più, Ciò che verrà se n’andrà, Ma non esce non entra Sempre teso il presente – Gocciole lacrime A una scossa del tempo.
Nonostante tutto sono già morto. Sono morto in me. Sono morto in voi. Voi siete morti in me. Sono “morto al mondo” e il mondo è morto in me. Tutto è vanità, finzione, pantomima. Tutto è divenire, secondo noi occidentali. Tutto è illusione, velo di Maya, secondo gli orientali. Allora Tutto è tutto, è anche il suo contrario perché qui ogni contraddizione si contraddice o è contraddetta. Non c’è altra soluzione, né alternativa. Lo scriveva molto tempo fa il grande poeta Carlo Michelstaedter: “Vita, morte,/ la vita nella morte;/ morte, vita,/ la morte nella vita”. Risolveteli voi i problemi. Voi risolvete davvero i problemi? Eccoli gli uomini pratici, che pagano le tasse e hanno famiglia! Eccoli gli uomini arrivati, gli uomini necessari (i cimiteri sono pieni di persone un tempo ritenute indispensabili e il mondo va avanti lo stesso, anche dopo la loro dipartita)! Eccoli i grandi poeti illuminati, che polverizzeranno Montale, Zanzotto e Sanguineti! In realtà nel migliore dei casi si può essere solo buffi epigoni! Se tutto va bene e non è assolutamente detto…In realtà voi cercate di risolvere i vostri piccoli problemi che vi angustiano tanto, ma ve ne fregate dei problemi del mondo. I soldi, l’apparire, l’avere, il decoro sono le vostre uniche ragioni di vita. Vi vedo sempre all’autolavaggio in fila. Alcuni di voi ci sono fissi perché la macchina è un prolungamento del vostro cazzo, pardon, del vostro ego. Il vostro decoro (che Mastronardi chiamava catrame e che se si toglie viene via anche la pelle…così scriveva ne “Il maestro di Vigevano”)! Salvate le apparenze e ostentate benessere. Così va la vita. Io invidio la vostra sicurezza. Credete in Dio o in Vasco Rossi, sua emanazione? Credete in Berlusconi? Credete in Dio o nella Ferrari, sua emanazione? Credete pure negli status symbol, nei falsi miti e nei falsi idoli. Io fondo la mia causa sul nulla perché anche lo Stato è oppressivo, così come tutte le istituzioni. Io non ho alcuna fede. Cosa ci vuoi sperare? Siamo nella cosiddetta (in)civiltà dell’immagine e non solo perché veniamo da trent’anni di berlusconismo, dove contano solo potere, soldi, aspetto fisico, compromessi sessuali. Importante per un uomo è fare carriera, avere una posizione. Non c’è soluzione, né alternativa. Se non sei un dirigente, se non sei titolare di una società, se non hai i soldi di famiglia, sei una nullità. E poi l’aspetto fisico ha una parte preponderante, gioca un ruolo fondamentale. Io sono uno scarto. Sono l’eterno rifiutato. Sono una nullità, anzi meno di zero. Io posso scrivere perché ho fallito, perché sono un fallito. La scrittura è sempre fallimento in questa società consumista, tecnologica, scientista. La mia poesia è morta. La vostra non è mai nata. Io ho cercato invano e ingenuamente poesia in questo mondo assurdo e ho solo trovato l’assurdo in me e nel mondo. Povero illuso! Vaffanculo anche a Camus! L’importante è far credere di stare sempre bene e nascondere il malessere nel pozzo senza fondo del vostro animo. Io scrivo solo quando mi vanno queste cose alla rinfusa e non sono meglio di voi e non mi sento meglio di voi e non sto meglio di voi. Nonostante tutto sono già morto e pochi verranno al mio funerale perché mi erano care poche persone e io sono stato caro a poche persone (al funerale di Mozart c’erano solo 14 persone, al funerale di Rimbaud c’erano solo sua madre e sua sorella. Io non sono un genio, ma per favore non fatevi abbindolare e diffidate di chi ha i funerali di Stato). Che poi anche io sono vile e ipocrita, ma almeno non faccio la morale agli altri, né vivo nei sensi di colpa che mi attanagliano. Salvale tu le apparenze, ragazza che ora sei donna, e non mi hai dato neanche il tempo di un aperitivo. La mia poesia è morta, anzi non c’è mai stata in me. Io sono il poeta che non sono. Sono inaccessibile a me stesso. Rinnego me stesso. Rinnego le mie parole. Sono un essere spirituale che ha fatto porcate. Sono un porco con frammenti spirituali. Siamo tutti carnali e mortali. Siamo tutti già morti senza saperlo. Non c’è speranza. Sì. C’è ancora una piccola speranza che un domani possa nascere una speranza. Spero di rinascere da qualche parte in un’altra epoca e diverso da come sono adesso. Sono un idiota perché non vivo come voi. Sono un ritardato perché non penso come voi. Ho amato ragazze e donne che non mi hanno amato e anche per questo sono uno stupido perdente di cui potete ridere allegramente. A volte penso alle donne che non ci sono state e mi chiedo cosa sarebbe stata la mia vita se mi avessero detto sì. Sliding doors. Citazione scontata, abusata. E naturalmente infiniti bivi e nessuna indicazione perché ogni attimo è un bivio e poi da lassù non sono pervenuti segnali. Vorrei essere come quelli che hanno certezza che Dio esista. Vorrei essere come loro, ma non sono come loro. Purtroppo o per fortuna. Questi sono i miei pensieri oggi. Domani saranno monete fuori corso. Domani saranno da buttare via. Io stesso sono un pensiero già pensato, una vita già (non)vissuta. Non posso neanche andarmene via da qui. Non sono niente. Non sono nessuno. Non credo in niente. Capisco Stirner quando scriveva che fondava la sua causa sul nulla. Mi porto un poco in giro ogni giorno. Cammino da solo, quasi indisturbato. Mi tengo stretta la mia vita. Presto sarò non essere o vero essere. Io mi confondo quando confondo le mie idee. Io sono ripetitivo perché la mia vita è ripetitiva. Io non ho niente da offrirti, mio grande amore non ricambiato. Io non ho mai avuto niente da offrirti. Vivo alla periferia della periferia. Scrivo di nulla, del mio nulla. Il fatto è che ognuno cova il suo irrisolto dentro di sé, ovvero tutto quello che non è stato, che non ha mai avuto, che non ha mai vissuto. E badate bene che l’irrisolto è di tutti, non è cosa da ricchi o da perdigiorno che hanno il lusso di rimpiangere e di sprecare il tempo. Io sono tutte le donne che non ho mai avuto, donne che sono e sono state di altri. Il fatto è che un innamoramento non ricambiato non lo scacci dalla mente con una scopata fine a sé stessa ma solo con un innamoramento ricambiato, con un vero amore nuovo. Oggi vogliono tutte il maschio alfa e non si accontentano di me. Non ho neanche 10 euro da spendere al giorno e se ce le avessi sarei un signore. Non posso permettermi di andare in quel bar e offrire da bere due birre a quella ragazza, che forse ci starebbe, ma dovrei muovermi con discrezione e circospezione perché è già fidanzata. Anche la sua amica è già fidanzata. Non ho neanche i soldi per una escort libera professionista. Resto solo e ritorno nella mia solitudine. “È ovvio” diceva una volta un mio ex amico. Per lui era tutto ovvio, tranne le panzanate che sparava lui e che gli sembravano grandi verità. Io so di essere un fallito e questa è la mia forza. La tua debolezza è credere di essere. Tutti siamo e non siamo, pensiamo e siamo pensati. La realtà è che la scopata fine a sé stessa senza complicazioni esiste molto raramente. Vale solo se ti scopi una escort, un’esibizionista in un parcheggio, una massaggiatrice, una ragazza di un night club o di un club privé, una tantum. Ma già se vedi una escort o una di queste signorine più di una volta le cose si possono complicare sentimentalmente, affettivamente, umanamente. La realtà è che prima e dopo una scopata fine a sé stessa tu devi comprendere il vissuto della donna e la donna deve comprendere il tuo vissuto. Insomma ci vuole empatia reciproca, comprensione reciproca. E ve lo dice uno che non scopa! Uno che vorrebbe rompere la solitudine con una donna, ma non con qualsiasi donna! Da certe donne non voglio essere (in)compreso. Sì. Perché c’è sempre il rischio di non comprendere o di essere incompresi! Che poi ci sono anche altri modi di stimolare il nostro nucleo accumbens, non solo il sesso! La differenza tra me e voi, cari nemici, è che voi credete con tutta la vostra forza in quello che fate e in quello che dite e in quello che scrivete. Stateci seri! Mi raccomando. Un minimo di autoironia, un mimino di autocritica, un minimo di umiltà… Cari nemici, vi do il permesso di parlare male di me in mia assenza. Così sarete felici e mi farete contento. Per me voi pubblicamente non esistete e io sono già da tempo immemorabile passato ad altro. E tu smettila di dire che l’anarchia è utopia perché qualsiasi ideologia oppure orientamento politico contiene una discreta dose di utopia. Tu parli di democrazia, ma si è forse realizzata la tua democrazia? Non vedi che anche la tua concezione di democrazia è utopia?!? E smettila anche di dire che l’anarchia andrebbe bene se tutti fossero educati, colti, intelligenti e civili. Non è così. L’anarchia, come la intendo io, potrebbe anche fare diventare migliori gli uomini. Le parole che non dici e non scrivi fanno vincere il non detto. Se non ami una donna, lei amerà altri, e in te prevarrà solo odio, cinismo o indifferenza. Ecco perché in me vince il disamore e il disincanto! Come se ne fossi veramente certo. No. Non siamo sicuri di niente o quasi. E poi tutti questi scrittori seri scrivono un romanzo all’anno, che poi molto raramente vende…Tenetevi i vostri romanzi, che poi a onor del vero non sono neanche tali. Tenetetevi stretti i vostri editor e ghost writer. Io con il mio tablet economico scrivo solo i miei piccoli pensieri senza pretese: è un vizio antico ormai quello di giocare con le parole.
Siate tutti i benvenuti!!, di Frida la loka, Lombardia.
Foto: Francesco Ungaro ( Pexels), Foto di portata: Isaac García ( Pexels)
La giostra è aperta!
Care amiche, cari amici, conoscenti vari e soprattutto quelli che non lo sono affatto!!!, (per voi, faccio uno strappo alla regola).
L'ingresso è gratuito, ma c'è purtroppo una piccola regola, solo una, chi entra non potrà uscire finché non ha sperimentato l'adrenalina di ogni passatempo o svago che dir si voglia.
Perciò, requisiti indispensabili; coraggio, tenacia e resistenza con una buona dose di (auto)ironia.
Avrete diversi privilegi, i quali vi serviranno a interagire meglio sui diversi ruoli, secondo la situazione proposta, considerate che non tutte saranno gradite, altre addirittura disgustose, beh! sarà parte della vostra "experience", direi, indimenticabile.
Potrete fruire di maschere, (disporrete dun'ampia varietà di scelta), giacché noterete che nel percorso ci saranno contesti nei quali, sé avrete indossato la maschera con un sorriso stampato su di essa, il resto vedrà in voi una persona allegra e che in apparenza si gode la giostra, concludendo col ragionamento che poi alla fine, non è tanto male. Qualcun'altra, porterà con sé, la maschera della malinconia, che parla da sola, siccome la stragrande maggioranza sarà impegnata ad altro (non preoccupatevi!), passerete inosservati.
Noterete che la maschera con le labbra verso il basso, con gesto di tristezza, non la prenderà quasi nessuno, non sia il caso di far intravedere agli altri i propri stati emozionali...
Infine, avrete (eccezionalmente), l'opportunità di assaggiare il vero senso delle vertigini, quelle che vi metteranno un disagio unico e inspiegabile, sembrerà che il battito cardiaco acellera e il tutto viene a mancare, le gambe tremerano e ogni senso non sarà più in grado di avere il proprio controllo, e penserete, - è il momento di dire basta!!
Beh, vi do una notizia, non sarete in grado di uscirne, a questo punto, non sarete voi a decidere. Vi ricordate "Jumanji"? Quel gioco che prende vita e finché non si fa come da regolamento, non se ne esce.
Probabilmente più d'uno penserà che sta avendo un attacco di panico, tranquilli sono soltanto le vertigini, (le qualli vi faranno forse pentirvi d'aver accettato, a tal punto di rimettere tutti i tramezzini).
La giostra avrà presso le vostre anime e sarà lei a gestirvi.
Allora! Se sarete stati alla altezza e, come consigliato all'inizio: portasti con voi tenacia, resistenza, coraggio, vorrà dire che avrete trascorso solo delle poche ore, d'una sola giornata, delle vostre vite in questa giostra, la mia.
Cosa avete vinto? Nulla...
Semmai, avrete capito per un istante, come ci si sente, vivere gli alti e bassi di questa sciagurata e miserabile giostra chiamata vita...
Carlos Drummond de Andrade (Itabira, 31 ottobre 1902 – Rio de Janeiro, 17 agosto 1987) è stato un poeta e scrittore brasiliano, considerato uno dei più influenti del suo tempo.
La poesia è incomunicabile. Resta storto nel tuo angolo. Non amare.
Sento dire d’una sparatoria all’altezza dei nostri corpi. E’ la rivoluzione? L’amore? Non dire niente.
Tutto è possibile, solo io impossibile. Il mare trabocca di pesci. Uomini camminano sull’acqua come camminassero per strada. Non raccontare.
Immagina che un angelo di fuoco spazzasse la faccia della terra e gli uomini sacrificati chiedessero perdono. Non chiedere.
Il fiume va Guardo più in là Un’automobile corre E lascia dietro sé Del fumo grigio e me E questo verde mondo Indifferente perché Da troppo tempo ormai Apre le braccia a nessuno Come me che ho bisogno Di qualche cosa di più Che non puoi darmi tuUn’auto che va Basta già a farmi chiedere se io vivoMezz’ora fa Mostravi a me La tua bandiera d’amore Che amore poi non è E mi dicevi che Che io dovrei cambiare Per diventare come te Che ami solo me Ma come un’aquila può Diventare aquilone Che sia legata oppure no Non sarà mai di cartone, no Cosa son io non soMa un’auto che va Basta già a farmi chiedere se io vivo Basta già a farmi chiedere se io vivoIl fiume va, sa dove andare Guardo più in là in cerca d’amore Un’automobile corre, non ci son nuove terre E lascia dietro sé Del fumo grigio e me E questo verde mondo nel quale mi confondo Indifferente perché Da troppo tempo, ormai Apre le braccia a nessuno Come me che ho bisogno Di qualche cosa di più Che non puoi darmi tuMa un’auto che va Basta già a farmi chiedere se io vivo
La canzone “L’ aquila” fu inizialmente scritta da Battisti e Mogol per Bruno Lauzi che la pubblica nel 1971. L’anno successivo anche Battisti la interpreterà inserendola nell’album ” Il mio canto libero“. Il brano tratta vari temi. Quello principale è la libertà. Il protagonista si trova ad osservare la discrepanza tra la sua vita personale e il mondo. L’autore è attanagliato da una grande sofferenza perché non riesce a trovare il senso della vita. Rivolge il suo sguardo al mondo in cerca di una saliente risposta ma tutto ciò che ottiene è indifferenza. Il mondo continua imperterrito il suo percorso senza prestare attenzione alla sofferenza dell’autore. Un mondo freddo che non riesce a dargli il senso della vita, senso che non ottiene neppure dall’amore. Emblematici in tal senso sono i versi ” E questo verde mondo/indifferente perché/ da troppo tempo ormai /apre le braccia a nessuno/come me che ho bisogno/di qualche cosa di più/che non puoi darmi tu“. Quel che più è chiaro è che l’autore ha bisogno di respirare la libertà. Libertà che predomina persino sull’amore. Non è possibile modificare o plasmare una persona a nostro piacimento, se la si ama veramente la si lascia libera di essere quel che è. L’autore vuole essere libero da regole, obblighi e impedimenti che gli impedirebbero di essere sé stesso. Il significato della canzone è racchiuso tutto nei versi ” Ma come un’aquila può/ diventare aquilone/ che sia legata oppure no/ non sarà mai di cartone“.
Biografia
Lucio Battisti nasce il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone, un piccolo paese in provincia di Rieti, da una famiglia piccolo borghese. Ancora bambino si trasferirà prima a Vasche di Castel Sant’Angelo e poi a Roma. Molto poco si sa dell’infanzia di Lucio. Dal carattere estremamente riservato, non lascerà molte interviste e tenderà sempre a proteggere la sua vita privata. Si sa che a Roma frequenta le scuole elementari e medie, conseguendo nel 1962 il diploma di perito industriale. Fin da piccolo non nasconde la sua passione per la musica e per la chitarra. Con gli anni della maturità per Lucio diventa sempre più chiaro quel che è il suo obiettivo: diventare un cantante.Nel 1965 arriva l’incontro che segnerà il suo destino, quello con il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol. I due iniziano un sodalizio che durerà per ben 15 anni, grazie al quale regaleranno alla musica alcune delle canzoni più belle mai scritte. Pur facendo musica d’autore, in effetti, Lucio non è un cantautore ma più un musicista, o per meglio dire, un grande musicista. Prima di conoscere Mogol scrive alcuni testi, ma ben presto si accorge che le parole sono troppo deboli per sposarsi con la sua musica. Nel 1968 arriva il successo grazie alla canzone “Balla Linda“, a cui seguiranno “Un’avventura” nel 1969, brano che presenterà a Sanremo, e la canzone che gli consentirà di ottenere il successo definitivo, ovvero “Acqua azzurra Acqua chiara” che porterà nell’estate seguente al Festival Bar. Gli anni più importanti della sua carriera musicale sono senza dubbio gli anni ’70 e ’80, anni in cui regalerà alla musica italiana dei brani immortali e ineguagliabili, quali “La canzone del sole“, “I giardini di marzo“, ” Anche per te“, ” E penso a te“, ” Il mio canto libero“. Veri e propri capolavori che finiscono sempre in testa alle classifiche. Artista musicalmente eclettico, spazia in tutti i generi musicali, dalla musica leggera al rock progressive, dalla canzone d’autore al rock psichedelico, dalla musica dance a quella elettronica. Dopo la rottura con Mogol inizia una nuova collaborazione con il paroliere Pasquale Panella. La differenza tra i due periodi è lampante, ma il genio di Lucio resta invariato. I testi scritti da Panella sono di difficile interpretazione e anche la musica perde la sua vena pop. Gli album con Panella sono grandi capolavori che però possiamo definire di nicchia. Le parole, costruite su una sintassi a volte contorta, a limite del non sense, non arrivano a tutti. Nonostante ciò, gli album avranno delle buone vendite. Purtroppo nel 1998 per cause mai chiarite, Lucio Battisti, dopo aver trascorso diversi in giorni in terapia intensiva, muore a soli 55 anni. Una grande perdita per la musica. Qualcuno ha detto che con la morte di Lucio Battisti sia morta metà della musica italiana. Quel che è certo è che Lucio Battisti è stato uno dei più grandi musicisti e cantanti italiani e che, senza ombra di dubbio, la sua musica è destinata all’eternità.
Intervista di Aracelly Diaz ad Elisa Mascia -Italia
Foto di Elisa Mascia con il libro “La Grattugia della Luna” pubblicato nel 2019
CULTURA Intervista alla poetessa italiana Elisa Mascia 3 maggio 2023
Di Aracelly Diaz Vargas
I ricordi dotati di un’esperienza unica sono sempre nella memoria e nell’anima. La nostra ospite di oggi ha vissuto in modo molto speciale quel mondo meraviglioso e unico dell’infanzia, con tanta tenerezza, gioia e fascino per scoprire i valori e i percorsi dell’esistenza. I suoi ricordi e desideri sono diventati una fonte inesauribile di sogni costanti, ispirazione e obiettivi da raggiungere. Nelle prime risposte, la nostra poetessa sottolinea quei momenti che per lei erano e sono molto significativi. È con grande gioia che condivido con voi questa intervista che ho condotto con la poetessa, scrittrice e traduttrice italiana Elisa Mascia, che è sempre stata una persona ammirevole.
Per quanto riguarda la sua carriera, ha costruito la sua esperienza e il suo contributo all’umanità con molta passione, distinzione e coraggio in molti persone, ma soprattutto grazie alla sua vera amicizia che ha coltivato nei suoi rapporti interpersonali. Ecco perché in questa conferenza affrontiamo il tema della cultura e dell’arte nelle diverse fasi ed esperienze della sua vita. Oggi ho l’onore di presentarvi questa grande donna, sperando che possa ispirare e motivare ciascuno dei nostri lettori.
Di Aracelly Diaz Vargas
Quali sono i ricordi più belli della tua infanzia? Pensi che quelle esperienze ti abbiano dato le ali per il tuo mondo letterario? – I ricordi che amo richiamare alla mente con dolcezza è quando con gli altri bambini e bambine ci riunivamo nella piazzetta e ci mettevamo a giocare senza giocattoli ma fingendo di essere maestra ed alunni oppure la cerimonia della sposa con tutti i familiari e a giocare a palla o altri giochi come nascondino, uno due tre stella… Erano momenti di creatività che sicuramente hanno dato libero sfogo alla fantasia e ai sogni di bambina e che siano state la formazione di radici forti per espandersi in rami protesi verso l’infinito dove volare sempre più in alto con le ali poetiche che soltanto la poesia ha la capacità di donare.
Quali sono state le emozioni più frequenti all’età di 15 anni per iniziare a scrivere, ricordi le tue prime poesie?
– La passione per scrivere sono certa che abbia avuto origine in me fin da quando recitavo le poesie a scuola che ai miei tempi era obbligatorio imparare a memoria e a me piaceva recitare incentivata anche dalla mia maestra che mi prendeva per mano e conduceva nelle altre classi di scolari per far ascoltare la capacità in una bambina di saper declamare. Pensavo di scrivere anch’io poesie poiché mi riflettevo in quei versi poetici emozionanti e che trasmettevano anche agli altri delicate sensazioni. Ricordo la semplicità di espressione delle prime poesie.
Come hai interpretato il momento in cui hai smesso di scrivere?
– È avvenuto senza rendermi conto che non scrivevo più poesie e dediche poiché attratta e catapultata completamente nel mondo della creazione della famiglia e la crescita dei figli che, naturalmente, non mi passava neanche per la mente di sottrarre un solo minuto ai miei figli per dedicare a fare qualcosa di diverso per me. Ho lavorato e sinceramente non ho sentito l’esigenza di scrivere poiché le giornate erano piene di impegni abbastanza onerosi e oggi credo che nei momenti di relax avrei dovuto e potuto dedicarmi a questa passione che successivamente è diventata una terapia e una vera e propria esigenza esistenziale quotidiana. (Le mie giornate erano impegnative e faticose in quanto mi occupavo a tempo pieno della famiglia e del lavoro. Poi le cose sono cambiate, non ho più lavorato nell’ufficio, i figli vivono lontano da casa poiché lavorano e pertanto ho avuto più tempo disponibile per dedicare a fare ciò che mi piace cioè l’arte e la poesia che secondo me sono diventate “una esigenza”, sono come una terapia in quanto mi aiutano a stare bene con me stessa e con gli altri).
Qual è stata la tua più grande motivazione nella tua performance come insegnante e madre?
– Come insegnante è stato il constatare il comportamento degli alunni che in pochi giorni si affezionavano al mio metodo di insegnamento e riuscivamo a costruire un rapporto di fiducia e di sincerità era in pratica la realizzazione concreta e gratificante dell’attività di docenza che purtroppo ha avuto breve durata per aver dovuto fare una scelta più consona e comoda per guidare i figli e avere nella mamma un punto di riferimento costante e certo che altrimenti non avrei avuto il tempo di svolgere pienamente. Cosicché ho seguito passo passo la crescita e i successi scolastici di ciascuno dei figli affrontando le problematiche normali che s’incontrano durante il percorso degli studi e le migliori performance sono state certamente quando hanno concluso gli studi universitari con la laurea e con l’inizio dei rispettivi lavori.
Come pensi che l’arte influenzi la fratellanza universale contemporanea?
– È innegabile che chiunque si dedichi all’arte di qualsiasi genere, pittura, scultura, fotografia, poesia, musica, ecc. oltre ad avere capacità e talento deve, secondo me, possedere una forte dose di generosità e amore per il prossimo, essere una persona altruista che fa’ tendere sempre una mano al fratello seminando valori insostituibili della pace e della fratellanza. Diversamente, se si è propensi all’affermazione dell’io e del non essere dono per me non è pienamente artista. I grandi che si fanno piccoli, che sono umili questa è la fratellanza universale possibile oggi raggiungere anche nel virtuale per divulgare questi valori essenziali per un “abbraccio Planetario” ( cit.Carlos Jarquin)
Cosa significa per te essere stato invitato a partecipare a CANTO PLANETARIO, in cui verranno pubblicate le tue poesie in italiano e spagnolo?
– È un progetto planetario che ho avuto l’onore di poter accogliere sin dalla prima idea accarezzata dal suo ideatore, Carlos Jarquin, che poi ha visto i suoi albori in molti paesi del mondo e in idiomi conosciuti e diffusi e in alcuni in via d’ estinzione parlati da poche persone. Ho accettato con entusiasmo l’invito a partecipare oltre per essere sensibile al problema dell’ambiente e della salvaguardia del pianeta ma anche per aver percepito l’estrema precisione e professionalità profusa nell’impegno costante del poeta Carlos Jarquin nell’organizzare e costruire giorno dopo giorno il lungo ponte della poesia che abbatte barriere e ha avuto la capacità di intessere una fitta rete di contatti con poeti e scrittori rappresentanti di Paesi del mondo per aver una partecipazione planetaria e costituire un evento fatto da numeri reali che parlano da soli nella conferma oggi del lavoro certosino svolto in favore del Pianeta per sensibilizzare e unire le forze nel dare un contributo con la poesia a sensibilizzare gli animi e le coscienze dei “Grandi della Terra” e risolvere l’immane problema. Poter presentare le mie poesie nel duplice idioma italiano – spagnolo mi entusiasma molto poiché il mio messaggio potrà raggiungere più popoli del Pianeta.
Com’è stato il processo creativo della tua raccolta di poesie ‘La Grattugia della Luna’?
– Da tempo pensavo di pubblicare in un libro cartaceo una raccolta di poesie che avevo scritto e già pubblicate sul sito Scrivere previa conferma che fossero corrette pertanto è stato un lavoro più difficile prima e facilitato dopo poiché le poesie non necessitavano di correzioni. In seguito a vari accordi e contatti con l’editore per cercare un titolo che fosse originale e di grande impatto per il lettore fu ardua scelta poiché questo titolo La Grattugia della Luna lo proposi dopo aver scartato precedenti 44 titoli.
Cosa significa per te la frase “La pelle non entra nei pori” nella tua poesia “Es un regalo” ?
-Il significato letterale è figurativo e significa : “attendere qualcosa di piacevole con grande gioia e impazienza, oppure manifestare felicità o contentezza con tale eccitazione da sembrare sul punto di schizzare fuori dalla pelle, come incapaci di trattenere le proprie emozioni.” “Non stare nella pelle, attendere con impazienza.”
Che ruolo pensi che abbiano la curiosità e l’immaginazione nella scrittura?
– Sono due caratteristiche essenziali per chi ha creatività. L’essere “curiosa” permette di aprire porte in continuazione per esplorare e conoscere e non mi riferisco soltanto a porte esterne ma alle porte dell’anima, dell’intima e segreta impaginazione della mente e dell’anima che sono chiuse con chiavi che, a volte, per aprire bisogna recuperale in fondo all’oceano. Alla curiosità è collegata l’immaginazione, soltanto chi è curioso ha anche una fantasia che galoppa e riesce a intersecare mondi reali con quelli dell’immaginazione senza farne scoprire i confini ma estenderli nell’infinito affinché ciascuno, nel leggere, può ritrovare se stesso.
Come definisci il lavoro poetico nella tua traiettoria di vita?
– Un lavoro sempre in evoluzione e frutto di studio continuo per migliorare lo stile poetico e offrire un pensiero pulito, raffinato, diplomatico affinché non si evinca il sentimento personale da quello che può catturare il lettore facendolo proprio.
Qual è stata la tua esperienza più significativa interagendo virtualmente con poeti di diversi paesi?
– È un’esperienza che apporta sempre qualcosa di nuovo e di diverso facendo tesoro dell’arricchimento culturale che riesco a trarre dalla singola persona con la quale interagisco che sia poeta, artista, cantante, scrittore o altro genere di arte poiché guardo e sono attratta dai dettagli e dalle piccole cose che spesso agli altri non interessano invece per me hanno un grande valore che sono fonte di ispirazione e di crescita personale e culturale.
Ritieni che viaggiare, conoscere credenze e culture, siano essenziali per lo sviluppo letterario di un autore? Hai intenzione di viaggiare in America Latina?
– Sono dell’opinione che non necessariamente si deve viaggiare per allargare i propri orizzonti letterari oggi specialmente che abbiamo alla portata di un click non solo ciò che ci interessa e che cerchiamo ma ci vengono offerte caleidoscopiche risposte alla nostra ricerca. Mi piacerebbe visitare l’America Latina, ho tantissime amicizie virtuali che mi piacerebbe conoscere di persona, ma dovrei avere anche un’accompagnatore motivato uguale a me o che almeno guardiamo nella stessa direzione e avere gli stessi interessi.
Qual è il tuo messaggio per coloro che iniziano la loro vita artistica?
– Il mio messaggio è sicuramente di iniziare dal nulla, dal poco piano piano crescere senza mai scoraggiarsi. Parto dall’idea che ciascuno di noi possiede una parte più o meno recondita di arte creativa la quale dev’essere scovata e tirata fuori forgiandola come fa un bravo scultore nel lavorare la pietra che nella sua durezza si ammorbisce per divenire opera d’arte. Il mio consiglio è di dedicarsi alla cultura poetica e letteraria, all’arte qualsiasi che piace e non tenere custoditi per sé stesso i tesori realizzati ma condividere sempre poiché non possiamo nemmeno immaginare l’effetto terapeutico che possa rivelarsi alla vista di una persona che magari in quel preciso momento ha bisogno di quell’artistica distrazione che si rivela terapeutica e persino esempio da emulare. Pertanto il mio messaggio finale di questa interessante intervista è sicuramente quello di incentivare la divulgazione e contaminazione da condividere della poesia e dell’arte.
Sopra l’autrice dell’intervista.
Martha Aracelly Díaz Vargas (nata il 17 febbraio 2001 a Matiguás, Matagalpa, Nicaragua). È scrittrice, poetessa ed editorialista. Quando era studentessa, di scuola primaria e secondaria, eccelleva sempre nella declamazione delle poesie di Rubén Darío. In giovane età scopre che gli piace scrivere poesie e da allora non ha smesso di farlo. Attualmente ha un libro di poesie inedito intitolato “Locuras de mi Soledad”.
En la foto posan : Aracelly Díaz y Elisa Mascia que muestra la portada de su libro publicado en 2019.
Clemente di Leo, detto Dino (1946 – 1970), è stato un poeta abruzzese. Giovanissimo contrasse un grave vizio cardiaco che gli impedì di proseguire gli studi. Impiegato del dazio, ha trovato la sua felicità nello studio autodidatta e nella produzione poetica. http://www.clementedileo.it/
Mi sono ritrovato con un nome tra pietre; e senza risposte mi consumo con loro.
Poeta, scrittore, Presidentedel Panorama Internazionale della Letteratura: Preeth Nambiar
Preeth Padmanabhan Nambiar
L’uomo dietro il festival di letteratura di maggior successo al mondo!
I Festivals Panorama International Arts & Literature sono stati ideati e sono organizzati sotto la supervisione e la direzione del poeta, giornalista ed educatore indiano Preeth Padmanabhan Nambiar, Presidente fondatore della Writers Capital International Foundation, che lavora con l’obiettivo di unire culture e Nazioni del mondo. Originario della città storica Mysore in India, il principio basilare su cui è fondato il suo credo è che: “Solo attraverso una più profonda comprensione dell’Universo, della vita e delle culture in tutto il mondo, possiamo realizzare l’unità tra le diverse forme di vita che è determinante per portare pace e armonia nel mondo. Ritiene che la letteratura, le arti e altre espressioni creative possano svolgere un ruolo fondamentale nello stesso.” È un fervente ambientalista che sostiene gli uguali diritti di vivere per tutti gli esseri viventi sulla Terra, dove gli esseri umani non sono in alcun modo superiori. È anche Consigliere Permanente del Consiglio Internazionale per la Diplomazia e la Giustizia (ICDJ), Italia. Seguendolo nel suo viaggio come poeta, idealista, educatore, leader constatiamo che è notevolmente il più devoto umanitario… Educatore, letterato e umanitario, Preeth Nambiar ha iniziato il viaggio della sua vita in Kerala, nella regione sud-occidentale dell’India, sulla costa del Malabar. Nato in un’antica famiglia aristocratica che possedeva la ricca cultura del Kerala e del Karnataka, dove la musica, le arti e la letteratura erano l’atmosfera naturale, dotato e ispirato dalla Musa ha iniziato a scrivere in tenera età. Come autore è rinomato per lo stile semplicistico della narrazione e le melodie meditative nelle sue opere letterarie, mentre le sue idee chiave sull’educazione che incorporano filosofie orientali e occidentali, hanno ottenuto l’acclamazione internazionale. “The Voyage to Eternity”, una raccolta di poesie pubblicata dalla Poetry Society of India, ha attirato l’attenzione internazionale ed è stata premiata con il Yayati Madan G Gandhi International Poetry Award 2014. Le sue opere includono, oltre a The Voyage to Eternity (Poetry Society of India, 2013) , the Solitary Shores (Global Fraternity of Poets, 2015), Pages From my Diary (Kindle, 2018), Songs Ethereal (Indus Scrolls Press, 2019) e molte altre opere pubblicate in inglese e in altri idiomi come lo spagnolo e greco.
Le sue opere riflettono molto i rudimenti della musica, delle arti e della devozione che sono stati acquisiti dall’atmosfera stessa della sua prima infanzia e la vita successiva di viaggi attraverso le terre vergini dell’India e all’estero lo hanno preparato per una prospettiva più ampia dell’esistenza universale che ha un grande ruolo nella definizione della sua poesia e di altre opere. È famoso per l’eloquenza nella narrazione mentre gli elementi del misticismo gli conferiscono la posizione di uno tra i più significativi poeti mistici contemporanei. Segue lo stile della prosa libera nella poesia, dove la natura, la vita, l’umanità, ecc. costituiscono i temi centrali. Ha anche scritto racconti, che sono di natura sorprendentemente poetica. Le sue opere sono trasmesse da Celestial Radio, Londra, Regno Unito, e vengono presentate in pubblicazioni internazionali. È anche un appassionato fotografo che assorbe la miriade di stati d’animo della natura attraverso l’obiettivo.
In qualità di educatore, ha prestato servizio agli esami internazionali dell’Università di Cambridge alle Maldive come capo del dipartimento di ESOL, dove ha condotto programmi di formazione in inglese per persone che parlano altre lingue per più di un decennio. Al fine di instillare valori universali e perenni nelle nuove generazioni, sostiene fortemente l’educazione olistica e basata sui valori. Per questo motivo ha anche condotto programmi per gli indigenti e i bisognosi per aiutare gli iscritti ad acquisire le competenze necessarie per una vita migliore. Ha, inoltre, lavorato con varie organizzazioni internazionali e ha presentato prestigiosi lavori di ricerca su educazione, filosofia, arti e letteratura, mentre collabora con Accademie e Università in tutto il mondo. Inoltre, è revisore e consigliere capo del comitato editoriale di Writers Edition responsabile di numerose antologie collettive, articoli accademici, libri di singoli autori, ecc. Dopo aver prestato servizio per anni come giornalista, è anche membro di l’Advisory Board della Writers Academy International di Atene, Grecia, proprietario della casa editrice Writers Edition Guild Pvt Ltd, India e proprietario dell’International Center for Foreign Languages and Literature. Inoltre, è docente in università private in tutto il mondo su invito, ispirando con le sue idee esclusive sia studenti che insegnanti.
Attualmente vive a Mysore, in India, contribuendo notevolmente ai media e alla letteratura. È anche Ambasciatore e Consigliere permanente del Consiglio Internazionale per la Diplomazia e la Giustizia (ICDJ), Italia. Preeth Nambiar è stato più volte premiato per il suo instancabile lavoro nei settori letterario, educativo e ambientale, nonché per la sua missione sociale con i massimi riconoscimenti, come il YMG Gandhi International Award (Dr. Madan Gandhi Foundation, Delhi, 2014), il World Icon of Peace Award (World Institute of Peace, Nigeria, 2016), il San Francisco Peace Award (Cultural Ambient International Association, Italia, 2020), per citarne solo alcuni.
La sua offerta primaria all’umanità, la Writers Capital Foundation, è un’organizzazione Internazionale che riflette la visione di Preeth Nambiar per diffondere i valori dell’umanità. È stato approvato dalle Nazioni Unite ed è ora operativo in più di 48 Paesi con l’obiettivo di ispirare l’umanità. Panorama International Literature Festival e Panorama International Arts & Sculpture Festival sono i due programmi distintivi organizzati dalla Fondazione che riuniscono scrittori di tutto il mondo per la causa dell’umanità. Diffondere la consapevolezza sul significato del minimalismo, della vita naturale, della compassione verso gli animali, ecc., sono le altre aree a cui l’organizzazione sta contribuendo.
Preeth Nambiar è senza dubbio una persona nata come leader che contribuisce notevolmente a così tanti aspetti: cambiamento sociale, problemi di consapevolezza ambientale, cambiamento educativo e molti altri, poiché è un ardente umanitario, un filantropo, un educatore ispiratore, un vero ambientalista , un sostenitore della pace, dell’uguaglianza, della solidarietà, ecc. – solo per citare alcune delle cause, in favore dell’umanità, a cui si dedica quotidianamente. Soprattutto, Preeth Nambiar è una persona unica con numerosi meriti, un uomo di convinzione e passione per aiutare il prossimo, in realtà ogni essere vivente è un fratello, completamente dedicato alla sua famiglia, composta da tre amate figlie, e a tutta l’ umanità. Coloro che hanno la possibilità di conoscerlo sono inondati dai doni della sua poliedrica personalità e sono estremamente fortunati ad aver incontrato un’anima genuina e pura, un vero genio, distinto per la sua umiltà.
Il progetto più recente della Writers Capital International Foundation è la BIENNALE DEL CONCORSO INTERNAZIONALE DI AGIOGRAFIA/ICONOGRAFIA/ΗΥMNOGRAFIA 2023 “Chi ha due mantelli, lo darà a chi non ne ha” – Luca γ’11 La WRITERS CAPITAL FOUNDATION è orgogliosa di annunciare la Biennale del Concorso Internazionale di Agiografia/Iconografia/Innografia 2023 con l’obiettivo di evidenziare l’agiografia che infonde la Parola Divina e l’Amore di Cristo per l’uomo e la promozione dell’arte dell’iconografia. La BIENNALE della WRITERS CAPITAL FOUNDATION, che è sotto l’egida dell’Accademia Tiberina Roma, è stata accolta da Sua Beatitudine l’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Hieronymos II, che ha espresso con tutto il cuore i suoi migliori auguri e la sua benedizione. Per la partecipazione e/o ulteriori dettagli sui termini di partecipazione, si prega di contattare wcifcentral@gmail.com Rendiamo speciale le vostre vite con la nostra dedizione all’umanità!
Foto cortesia per gentile concessione di Preeth Padmanabhan Nambiar
Velata
quasi flebile parola
nell’ idonea ubicazione
narra
quanto il suo dire
possa esaltare
logiche plateali.
Lontano
e non accolto il suo ritroso
da coloro
giocolieri nel mietere inganni
in quel solco dietro le tempie
che accenda
soffi di sospetto
nella metamorfosi accidentale di luna
@Silvia De Angelis
Lo so stasera, o cara. I nostri cuori sono nati da un’unica magnolia, quell’albero di casa che a Torino nel cortile distrutto sbandierava due fiori soli a ogni primavera. L’albero non c’è più. Sotto la nera terra, da tanto esilio e tanta arsura, sento che va intrecciandosi ancor viva una radice all’altra.
si incolla alla sguardo rinfrangendo ammalianti onde del tuo eccitante carisma quel luogo d’incontro ambita meta di desiate suggestioni contaminate da dolci presupposti che inebetiscono al di là d’una passione coinvolgente sembra agguantare con un’indomabile forza… inarrestabile eppur si diluisce lentamente tramutandosi in un’insulsa piuma ondeggiante scontrosa nel lieve sibilo del vento fino a scomparire nell’ultimo fremito del giorno quando la luna nel lato che non mostra s’aggrappa a un’uggiosa nuvola per non morire…
Foto di @sergio_arba_80 Dolceacqua è una pittoresca cittadina situata nella regione italiana della Liguria, nel cuore della Valle Nervia. Questa antica cittadina medievale è stata in grado di preservare intatta la sua bellezza storica e architettonica, e offre ai visitatori un’esperienza unica nel suo genere.
Il centro storico di Dolceacqua è caratterizzato da stradine acciottolate, case in pietra e antiche chiese, il tutto immerso in un’atmosfera medievale. Gli abitanti del luogo, in modo attento, hanno saputo mantenere intatte le caratteristiche originarie del paese, regalando ai visitatori un’esperienza autentica e genuina.
Uno dei principali luoghi di interesse della città è il Castello dei Doria, situato sulla cima della collina che sovrasta il centro storico. Questo castello medievale, costruito nel XII secolo, è stato la residenza della famiglia Doria, una delle più potenti famiglie genovesi dell’epoca. Oggi il castello è aperto al pubblico e offre una vista mozzafiato sulla città e sulla Valle Nervia.
Ma non è solo il Castello dei Doria ad incantare i visitatori. Anche il Ponte Vecchio, costruito nel XV secolo e composto da una sola arcata, è un’opera d’arte che si fonde perfettamente con il paesaggio circostante.
Dolceacqua è anche famosa per il suo vino Rossese di Dolceacqua, un vino rosso di alta qualità prodotto localmente. Inoltre, la città è nota per la produzione di olio d’oliva di alta qualità, che viene esportato in tutto il mondo.
Durante il periodo estivo, Dolceacqua ospita una serie di eventi culturali e artistici, tra cui concerti, mostre e spettacoli teatrali. Questi eventi rappresentano un’opportunità per i visitatori di immergersi ancora di più nella cultura e nella vita quotidiana della città.
In sintesi, Dolceacqua è un gioiello medievale della Liguria che incanta i visitatori con la sua bellezza architettonica, i suoi vicoli caratteristici e i suoi panorami mozzafiato. Una visita a questa cittadina è un’esperienza indimenticabile che permette di immergersi nella storia e nella cultura della Liguria.
Nizar Qabbani (Damasco 1923 – Londra 1998) è stato un celebre poeta, scrittore e diplomatico siriano, noto per i suoi versi d’amore e di impegno sociale. Qabbani è considerato uno dei più grandi poeti arabi del XX secolo, e la sua opera ha avuto un impatto profondo sulla cultura e sulla letteratura araba.
Qabbani nacque a Damasco nel 1923 in una famiglia di commercianti. Studiò presso l’Università di Damasco, dove si laureò in legge nel 1945. Iniziò la sua carriera di scrittore e poeta negli anni ’40, e presto divenne uno dei poeti più famosi della Siria.
Nel corso della sua vita, Qabbani scrisse oltre 30 libri di poesia, tra cui “La gabbia della civiltà”, “La candela e il cristallo” e “L’amore, le donne e la vita”. Le sue opere sono note per la loro eleganza, la loro bellezza e la loro intensità emotiva. Qabbani affrontò inoltre temi sociali e politici come la libertà, la giustizia sociale e il femminismo, diventando così una figura di riferimento per molti movimenti di protesta.
Nel 1966, Qabbani fu nominato ambasciatore della Siria in diversi paesi, tra cui Egitto, Libano e Turchia. Durante il suo servizio diplomatico, continuò a scrivere poesie e a sostenere la causa della libertà e della giustizia sociale.
Qabbani morì a Londra nel 1998, all’età di 75 anni. La sua opera continua a essere molto amata e apprezzata in tutto il mondo arabo e oltre, e ha influenzato molti scrittori e poeti successivi.
“Quando appoggi la tua testa sulla mia spalla” è una poesia dell’autore siriano Nizar Qabbani, considerato uno dei maggiori poeti arabi del XX secolo.
Quando appoggi la tua testa sulla mia spalla Respiro l’odore del tuo corpo Il profumo della tua pelle Sento la tua voce leggera Il tocco della tua mano sulla mia mano La morbidezza dei tuoi capelli sulla mia guancia E mi sento in paradiso.
Quando appoggi la tua testa sulla mia spalla Non c’è nessun’altra cosa al mondo Solo noi due insieme E tutto il resto scompare.
Quando appoggi la tua testa sulla mia spalla Mi sento completo E tutto ha un senso.
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Quando appoggi la tua testa sulla mia spalla il mio cuore si riempie di dolcezza, i miei occhi si riempiono di te, e il mio spirito si rallegra.
Non c’è nulla di più bello di questo momento, quando siamo uniti in un abbraccio, e il tempo sembra fermarsi, mentre noi ci perdiamo nei nostri pensieri.
Il tuo profumo è come una carezza per la mia anima, e le tue parole sono come musica per le mie orecchie. Siamo l’uno per l’altra un porto sicuro, un rifugio in cui ripararsi dal mondo.
Non importa ciò che accade, quando sei accanto a me tutto ha un senso, e io so che insieme possiamo affrontare ogni sfida, perché il nostro amore è forte e sincero.
La poesia esprime il sentimento di intimità e vicinanza tra due persone, che si sentono complete quando sono insieme. Il poeta descrive l’esperienza sensoriale del contatto fisico, il respiro profondo, il profumo della pelle, il tocco della mano, la morbidezza dei capelli. L’esperienza del contatto fisico è descritta come qualcosa di paradisiaco, che fa dimenticare tutto il resto del mondo. La poesia è un inno alla bellezza dell’amore e della vicinanza tra due persone.
Noi in Italia siamo più fortunati rispetto a tanti altri paesi dove vige un regime dittatoriale, dove tanti giornalisti sono stati uccisi, catturati, dispersi o dove marciscono in una prigione.
Ma anche qui purtroppo abbiamo i nostri martiri; avevo tredici anni quando dirigevo il giornalino della scuola e scrissi un editoriale su di Giancarlo Siani che era stato appena assassinato brutalmente nella sua auto, e il suo ricordo non potrà mai abbandonarmi…un giovane che come tanti amava la vita e nonostante questo, in nome del loro impegno sociale e civile, l’hanno sacrificata per darci la cosa più bella che possa esistere al mondo: LA VERITA’.
Ricordiamo, insieme a lui, quei giornalisti Giornalisti che hanno deciso di sfidare la criminalità organizzata, pur di onorare il proprio mestiere.
-Giancarlo Siani (Napoli, 19 settembre 1959 – Napoli, 23 settembre 1985) assassinato dalla camorra.
-Cosimo Cristina (Termini Imerese, 11 agosto 1935 – Termini Imerese, 5 maggio 1960) assassinato dalla mafia.
-Mauro De Mauro (Foggia, 6 settembre 1921 – …scomparso a Palermo il 16 settembre 1970) è stato rapito da cosa nostra e mai più ritrovato.
-Giovanni Spampinato (Ragusa, 6 novembre 1946 – 27 ottobre 1972) assassinato dalla mafia.
-Mario Francese (Siracusa, 6 febbraio 1925 – Palermo, 26 gennaio 1979) vittima di mafia.
-Mauro Rostagno (Torino, 6 marzo 1942 – Lenzi di Valderice, 26 settembre 1988) vittima di un agguato mafioso.
-Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino (Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978) assassinato dalla mafia.
-Giuseppe Fava detto Pippo (Palazzolo Acreide, 15 settembre 1925 – Catania, 5 gennaio 1984) ucciso da cosa nostra.
-Giuseppe Aldo Felice Alfano detto Beppe (Barcellona Pozzo di Gotto, 4 novembre 1945 – Barcellona Pozzo di Gotto, 8 gennaio 1993) ucciso per mano della mafia.
Oltre a loro ricordiamo:
-Carlo Casalegno (Torino, 15 febbraio 1916 – Torino, 29 novembre 1977) ucciso dalle Brigate Rosse; fu il primo giornalista ucciso da terroristi durante gli anni di piombo.
-Walter Tobagi (Spoleto, 18 marzo 1947 – Milano, 28 maggio 1980) venne assassinato in un attentato terroristico perpetrato dalla Brigata XXVIII marzo.
Dal film Fortapàsc di Marco Risi, che racconta dell’ultimo periodo della vita di Giancarlo Siani e del suo brutale assassinio:
“Non ha paura a scrivere certe cose?”
“Ogni tanto sì”
“E allora perché lo fa?”
“Perché è il mio lavoro, perché l’ho scelto. E non è che mi senta particolarmente coraggioso nel farlo bene. E’ che la criminalità, la corruzione, non si combattono soltanto con i carabinieri. Le persone per scegliere devono sapere, devono conoscere i fatti. Allora quello che un giornalista-giornalista dovrebbe fare è questo: informare”
Acquaviva Picena è un piccolo borgo medievale situato nella provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche. La città è famosa per la sua imponente Fortezza, che domina il paesaggio circostante.
La Fortezza di Acquaviva Picena risale al XII secolo ed è stata costruita per difendere la città dalle invasioni dei Normanni. Nel corso dei secoli, la fortezza ha subito numerose modifiche e ampliamenti, ma il suo aspetto originale è ancora ben visibile.
La Fortezza di Acquaviva Picena è un esempio straordinario di architettura militare medievale. La fortezza si estende su una superficie di circa 10.000 metri quadrati e presenta quattro torri angolari, un cortile interno e un pozzo.
La fortezza di Acquaviva Picena è stata restaurata di recente e oggi ospita numerose attività culturali e turistiche. Al suo interno, è possibile visitare il Museo Archeologico, che ospita una vasta collezione di reperti archeologici rinvenuti nella zona.
La città di Acquaviva Picena è anche famosa per la sua produzione di vino. La zona circostante è ricca di vigneti e la città ospita numerose cantine e aziende vinicole che producono vini di alta qualità. La maggior parte delle cantine è aperta al pubblico e offre la possibilità di degustare i vini locali.
Acquaviva Picena è anche un luogo ideale per gli amanti della natura. La città si trova ai piedi dei Monti Sibillini e offre molte opportunità per escursioni a piedi o in mountain bike. La zona circostante è caratterizzata da paesaggi mozzafiato e da una flora e fauna uniche.
Durante l’estate, Acquaviva Picena ospita numerose feste e sagre locali, tra cui la famosa Festa della Cicerchia. Durante questa festa, i ristoranti della città offrono specialità a base di cicerchia, un legume tipico della zona.
In sintesi, Acquaviva Picena è un piccolo borgo medievale situato nella provincia di Ascoli Piceno, famoso per la sua imponente Fortezza e per la sua produzione di vino. La città offre molte opportunità per una visita culturale, una degustazione di vino o un’escursione nella natura.
Frontino è un piccolo borgo medievale situato in provincia di Pesaro e Urbino, nella storica regione del Montefeltro. Immerso nella natura del Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello, Frontino offre ai visitatori un’esperienza autentica e unica nel suo genere.
Il borgo medievale di Frontino si trova ai piedi del Monte Carpegna e offre una vista spettacolare sulle colline circostanti. Le case in pietra, le stradine acciottolate e la torre medievale creano un’atmosfera magica e senza tempo.
Il centro storico di Frontino è il luogo ideale per una passeggiata romantica o per una visita culturale. Le case antiche, le botteghe artigiane e le chiese rappresentano un vero e proprio patrimonio culturale che merita di essere scoperto.
La Torre Civica di Frontino, risalente al XIII secolo, rappresenta uno dei luoghi più iconici della città. La torre è stata restaurata di recente e ora ospita il Museo del Territorio, che offre ai visitatori una panoramica sulla storia e sulle tradizioni del Montefeltro.
Frontino è anche un luogo perfetto per gli amanti della natura e del trekking. Il Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello offre molte opportunità per escursioni a piedi o in mountain bike. I sentieri sono ben segnalati e permettono di esplorare la flora e la fauna locale.
Il borgo medievale di Frontino è anche famoso per la produzione di formaggi di alta qualità. I formaggi sono prodotti con il latte delle mucche locali e sono conosciuti in tutta la regione per il loro sapore unico e genuino.
Durante l’estate, Frontino ospita una serie di eventi culturali e gastronomici, tra cui sagre e feste locali. Questi eventi offrono ai visitatori l’opportunità di assaggiare i prodotti locali e di immergersi nella vita e nelle tradizioni della città.
In sintesi, Frontino è un piccolo borgo medievale immerso nella natura del Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello. La sua bellezza architettonica, la sua storia e la sua produzione gastronomica ne fanno un luogo ideale per una visita culturale, una passeggiata romantica o un’escursione nella natura.
Oscar Wilde è stato uno degli scrittori più importanti e controversi dell’epoca vittoriana. Nato a Dublino, in Irlanda, nel 1854, Wilde è stato un autore di grande talento, noto per la sua lingua acuta e per il suo umorismo pungente.
Wilde è stato educato in una scuola di élite a Dublino e successivamente ha frequentato l’Università di Oxford, dove si è laureato in Lettere Classiche. Durante questo periodo, Wilde si è fatto notare per la sua personalità eccentrica e per il suo stile di vita lussuoso.
Dopo la laurea, Wilde si trasferì a Londra e iniziò a scrivere per diverse riviste e giornali. Nel 1890 pubblicò il suo primo romanzo, “Il ritratto di Dorian Gray”, che ebbe un grande successo di pubblico ma provocò anche molte critiche per il suo contenuto controverso.
Wilde divenne ben presto un personaggio pubblico noto per la sua stravaganza e il suo stile di vita dissoluto. Nel 1895, tuttavia, la sua vita ebbe una brusca svolta quando venne condannato per omosessualità e imprigionato per due anni con lavori forzati.
Dopo il suo rilascio, Wilde si trasferì a Parigi e visse il resto della sua vita in esilio. Morì a Parigi nel 1900, a soli 46 anni, a causa di una meningite.
Nonostante la sua vita tumultuosa, Oscar Wilde è stato un autore estremamente influente e innovativo. I suoi scritti hanno anticipato molte delle tendenze letterarie e culturali del XX secolo, ed è considerato uno dei grandi autori del movimento estetico.
Le opere di Wilde sono caratterizzate da una lingua elegante e un uso sperimentale della forma. I suoi lavori più noti includono il già citato “Il ritratto di Dorian Gray”, ma anche le commedie teatrali “L’importanza di chiamarsi Ernesto” e “Una donna senza importanza”.
La vita di Oscar Wilde è stata tutt’altro che facile, ma il suo impatto sulla letteratura e sulla cultura è stato enorme. La sua influenza si estende fino ai giorni nostri, e i suoi scritti continuano ad ispirare generazioni di lettori e scrittori in tutto il mondo.