in quel viso nessuno si lascia andare
nulla chiede
perdono
non lo chiedono gli occhi e le bianche
disperazioni del vagare sotto le palpebre
né le orecchie ferite dal suono
di leggende infantili
non lo chiede la linea del naso scattante
come un gatto all’assalto
e nemmeno le labbra
crollate sul mento
per quel che avevamo deciso
tra i denti
e non volevamo
comunicare a nessuno
non lo chiede la fronte da cui
si fuggiva sempre a gambe levate
una volta era venuto
un perdono
aveva abbassato per un attimo la guardia
su tutto quel terrore
chiedendo di non burlarsi
l’uno dell’altro
