La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico

Date: 13 settembre 2022 Author: irisgdm

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM . Roma
Mario Banella. Nato a Roma il 26/02/1962. Vivo e lavoro a Roma, nell’ambito della sanità privata-convenzionata. Da sempre interessato alla lettura e allo studio della narrativa e della poesia. La prima pubblicazione risale al 1989 con il breve romanzo “Chiara e le altre” pubblicato dalla casa editrice Totem di Roma. In concomitanza pubblico i primi versi(sei poesie)accompagnandoli con sei racconti, con il titolo “Al Passar della luna”, sempre con la -Totem- di Roma nel 1991. In tutti gli anni ’90 varie antologie ospitano miei versi. I più significativi appaiono in “Poeti Contemporanei” della Casa editrice -Internazionale- della città di Ragusa nel 2001. Dal 2012 al 2014 ho collaborato con la rivista -Poeti e Piesie- di Elio Pecora. Miei versi sono stati pubblicati nella suddetta rivista, sia in cartaceo, che on-line. Nel 2016, per l’editrice – -Book libri- viene edita la silloge dal titolo “Sparse”. Nel 2019 per le edizioni – Atile – 15 mie poesie appaiono nell’antologia – Versi Diversi Sentimenti -. Grazie a queste poesie, comincio a collaborare con il gruppo di poeti nel circolo culturale “Caffè Letterario” con varie letture in pubblico. Nel giugno del 2021 per la casa editrice -Porto Seguro- esce la silloge “Il sentiero tra i faggi” con discreti esiti. Attualmente collaboro e pubblico versi con la rivista on-line “Scalzi in Paradiso 2.0″ e la rivista ” Rinascimento Poetico”

Vedi com’erano i cocomeri un tempo,
non sono mica come quelli di oggi.
Certo, non so dirti se erano più buoni,
sicuramente erano più belli, come le
gonne a fiori, i reggiseni scolastici e
i grembiuli blu sopra le ginocchia.
I banchi della frutta più colorati, pieni
di verde, di rosso e i fichi? Chi li vende
più? Nemmeno lungo la strada del mare
li vedi e così il rossetto marcato, le calze
bucate al punto giusto e tutto tornava
più chiaro nelle domeniche estive.
Mi sembrano lontani quei versi scritti
sugli scalini quando non c’era l’ascensore
e ti vedevo le gambe mentre scendevi,
chiedevi la mano, la prima sigaretta, il
treno alla stazione. Un passato intravisto
nel cielo e un attimo dopo, chiedermi.
Cos’è che hai scritto?. Mario Banella

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi.tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività.
Sei di strada, oggi
nel sole più arduo che conosci.
L’estate è un ombra sui muri
e dei pochi, il cui passo sfiori. Mario Banella
l’estate è un ombra sui muri e dei pochi…sfioriamo le ombre dell’estate, che passa in fretta. Noi le cose non facciamo in tempo a tenerle, ci sfiorano e fuggono. Forse potrei amarlo come un poeta greco e sicuramento amo il modo di scrivere di Mario Banella.
Uomo dotato di grande sensibilità, certamente rara, come la sua discrezione e il suo non lasciarsi andare se non con le parole, e che parole! Leggetelo come si legge un grande, le sue poesie mettetevele dentro l’anima, usciranno leggere e piene di luce.
La mulattiera porta ancora fin su,
in quella casa che da tempo non
abiti ma che nessuno dopo di te
ha più abitato. La percorrono ormai
qualche cane randagio, una vecchia
capra, le cicale ci fanno rumore
tutto il pomeriggio e le rose
ne stanno alla larga. Qualche
volta la guardo, alzo gli occhi,
lo faccio quando scrivo, oppure
in primavera, ma non ho più
il passo per affrontarla, il cuore per
rivederla e poi arriverei senza fiato,
senza ricordi, senza memoria.
La immagino ancora sai, chiudersi in
una curva ostile e davanti sempre
la stessa porta. La porta di una
casa libera da arcaiche catene.
Questa mulattiera che se la
scendi in gennaio s’invade di neve….. Mario Banella

Vita dolce a noi cara fremi
di quella gioia che cerchi
leggera, sorridi piangendo
alla giornata di sole, cerchi
samarrita, al buio, una carezza
in sordina, che col suo vento
porta con sé il mare e scavalli
per la collina. Vita dolce a noi
arrivi, tra brevi scorci e sguardi
schivi. Mario Banella