Tra i tanti elementi che hanno contribuito a rendere unica la Grande Guerra e a farne un autentico spartiacque nella storia contemporanea, va senz’altro segnalata la straordinaria abbondanza di testimonianze letterarie, pubblicate in parte quando il conflitto era ancora in corso e in parte nel dopoguerra, seppure a intervalli, per oltre quindici anni circa.
La poesia di guerra rientra nell’ampia produzione letteraria italiana che si riferisce al primo e al secondo conflitto mondiale. È proprio con la Prima guerra mondiale infatti che l’intellettuale – in questo caso il poeta – si fa testimone della battaglia, raccontandola in prima persona, da combattente o da reduce. I poeti italiani furono i veri narratori-cronisti della guerra, se non altro i primi che la descrissero in tutta la sua reale atrocità. Nelle poesie di Giuseppe Ungaretti consacrata nella celebre raccolta Il porto sepolto (1916) troviamo tutto l’orrore provocato dalla guerra, sia sul piano fisico che dal punto di vista del tormento spirituale. Come Ungaretti, anche Clemente Rebora fu soldato sul Carso nel 1915 e descrisse, in un celebre componimento, lo strazio fisico vissuto da un soldato rimasto gravemente ferito. Umberto Saba dedica i Versi Militari contenuti ne Il Canzoniere all’esperienza della guerra e dell’addestramento militare. In queste poesie è racchiusa una riflessione profonda sul senso di solidarietà tra eguali che il combattimento trasmette e il rifiuto della guerra al nemico là fuori. Eugenio Montale, infine, ne La bufera e altro raccoglie le poesie scritte tra il 1940 e il 1954 che raccontano l’orrore del secondo conflitto mondiale e la barbarie del nazifascismo, alludendo inoltre ai crimini attuati dalle dittature totalitarie del Novecento. Nel 1946 il poeta ermetico Salvatore Quasimodo nella raccolta intitolata Giorno dopo giorno descrive l’eterno ritorno della guerra nelle esistenze dell’uomo con un tono accorato che sale in un crescendo nell’appello finale rivolto alle generazioni future.
“La guerra e’ nemica dell’umanita’. Ogni essere umano ha diritto a non essere ucciso. Per abolire la guerra e’ necessario il disarmo. Solo la non violenza puo’ salvare l’umanita”
Uomo del mio tempo (dalla raccolta Giorno dopo giorno, 1947)
Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro per la prima volta. E questo sangue odora come nel giorno Quando il fratello disse all’altro fratello: «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace, è giunta fino a te, dentro la tua giornata. Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue Salite dalla terra, dimenticate i padri: le loro tombe affondano nella cenere, gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
*1946, 2022, sei ancora uguale uomo del mio tempo, scriverebbe Quasimodo. Con la tua scienza esatta, i tuoi interessi, la tua miseria. Figli non avete dimenticato, né imparato niente, che amarezza !! Un grande esponente della letteratura italiana che con il suo stile diretto, conciso e privo di retorica esprime grandi verità.
*Se solo la guerra si limitasse ad altro…
UN’ALTRA GUERRA
Guerra. Brutta parola, pesante, come roccia che schiaccia. Sinonimo di orrore, di paura… se solo potesse assumere altri significati… Guerra i nostri sguardi che si cercano, si misurano, come avversari in attesa. Guerra le nostre mani, insaziabili esploratori alla ricerca di angoli nascosti. Guerra le nostre bocche affamate di assaggiarsi, di divorarsi l’anima. Guerra corpi accesi nell’affannosa voglia di fondersi colpo su colpo, in questa meravigliosa guerra, che non nuoce e non fa vittime.
Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968) è stato un poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell’ermetismo. Il termine ermetismo fu introdotto all’inizio con intento dispregiativo, quasi sinonimo di oscurità e incomprensibilità. Oggi ermetismo ha assunto il significato di pratica della poesia come atto puro, come esercizio assoluto di linguaggio, come componimento concentrato ed essenziale, in cui l’anima si concede per “illuminazioni liriche” Salvatore Quasimodo nasce in provincia di Ragusa, precisamente a Modica, il 20 agosto del 1901. Lo scrittore trascorre l’infanzia a Modica, seguendo il padre nel suo lavoro come capostazione di Ferrovie dello Stato. La sua famiglia viene colpita dal terribile terremoto del 1908 e in seguito è costretta a trasferirsi a Messina, dove il padre è stato chiamato per riorganizzare la stazione locale. Come molti dei superstiti, appena dopo la grande catastrofe Quasimodo deve vivere nei vagoni dei treni, esperienza che segna profondamente la vita del poeta. Il giovane Quasimodo si diploma a Messina presso l’Istituto Tecnico “A.M. Jaci” nella sezione fisico-matematica. A Messina Quasimodo comincia, di tanto in tanto, a scrivere versi, che pubblica su riviste locali. Non appena conseguito il diploma, il giovane lascia l’adorata Sicilia e viene assunto, nel 1926, al Ministero dei Lavori Pubblici, venendo assegnato al Genio Civile di Reggio Calabria, nel ruolo di geometra, tecnico e magazziniere. Sempre nel 1926, per lavoro, si trova a Reggio Calabria. Qui ritrova la fiducia nelle sue capacità letterarie, soprattutto grazie al rapporto con Pugliatti, e riscopre la forza per perseguire il suo obiettivo, riprendendo in mano i versi scritti durante il suo periodo a Roma e lavorandoci su. La fase più creativa dell’opera poetica di Quasimodo si può far risalire ad Acque e terre (1930), Oboe sommerso (1932), e a Ed è subito sera (1930). In tali raccolte vengono rievocate l’infanzia in Sicilia e le figure dei cari lontani. Nel 1934 Quasimodo si trasferisce a Milano e riesce a trovare lavoro nel settore editoriale come segretario di Cesare Zavattini. Questi, più tardi, lo fa entrare nella redazione del settimanale “Il Tempo”. In questo periodo scopre la sua profonda affinità con i lirici greci. In questo momento collimano alcuni aspetti della ricerca ermetica di Quasimodo e alcuni aspetti dell’antica letteratura greca. Risale al 1940 il primo ruolo come insegnante, precisamente per la cattedra di Italiano al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Questo è il lavoro che farà fino al momento della sua morte. Il suo più grande successo risale a due anni dopo, nel 1942: questo è l’anno della pubblicazione di Ed è subito sera. La Seconda guerra mondiale rappresenta uno spartiacque nella vita del poeta che, nonostante le mille difficoltà, continua a lavorare proficuamente ma avviene il cambiamento stilistico: la poesia di Quasimodo diventa più attenta alla società e impegnata. Nel 1950 ottenne il Premio San Babila; nel 1953 condivise il Premio Etna-Taormina con il poeta gallese Dylan Thomas; nel 1958 ebbe il premio Viareggio; nel 1959 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura «per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi» che gli fece raggiungere una definitiva fama. A esso seguirono le lauree honoris causa dalla Università di Messina nel 1960 e da quella di Oxford nel 1967.Il 14 giugno del 1968, mentre il poeta si trovava ad Amalfi, dove doveva presiedere un premio di poesia, venne colpito da un ictus (aveva avuto già un infarto mentre visitava l’Unione Sovietica), che lo condusse alla morte poche ore dopo. Quasimodo fu membro della Massoneria, iniziato il 31 marzo 1922 presso la Loggia “Arnaldo da Brescia” di Licata.La sua adesione alla fratellanza massonica è resa più manifesta nella poesia Uomo del mio tempo, una denuncia contro la barbarie nazifascista di una “scienza esatta votata allo sterminio, senza amore, senza Cristo”, e un invito al ritorno alla vita dei figli senza memoria del sangue versato dai padri e speranza di vederli risorgere dalla cenere.
NAPOLI:
Nella sua opera letteraria egli rivelò il suo carattere pensoso e profondamente umano e nello stesso tempo giunse, attraverso un itinerario ricco di svolte e di approfondimenti, a soluzioni originali e ricche sul piano intellettuale ed artistico. Egli aderì all’Ermetismo spontaneamente, per la sua naturale esigenza di concretezza e perchè vide nella nuova poesia un sussidio contro il Romanticismo; il suo ermetismo risultò in ogni caso originale, poiché egli aderì ad un linguaggio scarno ma non privo di sfumature musicali e caratterizzato da un velo di tristezza. Il paesaggio della Sicilia è quindi al centro della sua ispirazione nella prima parte della sua produzione letteraria ma non viene meno nei successivi momenti della sua storia spirituale. Le tragiche esperienze del conflitto indussero in particolare il poeta ad allontanarsi dagli aspetti più rigidi dell’Ermetismo, ad abbandonare le meditazioni solitarie e ad avvicinarsi a tutti gli uomini, nel tentativo di aiutarli nella ricostruzione degli antichi valori.
La poesia “Natale” noto anche con il titolo di Presepio, fu composta nel 1952 per celebrare la bellezza di un presepe ligneo. La poesia a un primo sguardo potrebbe apparire come un elogio della bellezza del presepe, un classico della tradizione natalizia cristiana; eppure, a una lettura più profonda, si può cogliere in questo componimento tutta l’inquietudine esistenziale del poeta, la pace fittizia rappresentata dal presepe, osserva Quasimodo, non si riflette nel cuore umano.
Natale. Guardo il presepe scolpito, dove sono i pastori appena giunti alla povera stalla di Betlemme. Anche i Re Magi nelle lunghe vesti salutano il potente Re del mondo. Pace nella finzione e nel silenzio delle figure di legno: ecco i vecchi del villaggio e la stella che risplende, e l’asinello di colore azzurro. Pace nel cuore di Cristo in eterno; ma non v’è pace nel cuore dell’uomo. Anche con Cristo e sono venti secoli il fratello si scaglia sul fratello. Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino che morirà poi in croce fra due ladri?
*Sono versi potenti molto duri in contrasto con il messaggio sereno e lieto della nascita di Gesù. È un presepe finto come finti sono i sentimenti di pace e fratellanza che spesso vengono sbandierati durante le festività per essere poi dimenticati…la chiusa è amara, come se quel Gesù avesse fallito il suo compito morendo tra due ladri, anche lui vittima della crudeltà umana. Bellissima, fa riflettere.
WITERS CAPITAL FONDAZIONE INTERNAZIONALE Sessione di streaming internazionale in diretta del Panorama International Arts Festival 2022.
ITALIA – SPAGNA – IRAN – FRANCIA – VENEZUELA 21 agosto 2022 alle 18:00 (Italia)
Coordinazione JOAN JOSEP BARCELO. Consigliere capo FILIPPO PAPA. Capo Coordinatore Giovani ELISA MASCIA. Comitato Organizzatore
Artisti ospiti MICHELE BIGLIOLI (Italia) STEFANO BIGLIOLI (Italia) MARILYNE BERTONCINI (Francia) ELHAM HAMEDI (Iran) IRMA BACCI (Italia) RICCARDO GAFFURI (Italia) DARLINE JOSEFINA DE ACURERO (Venezuela) MARIELA PORRAS SANTANA (Venezuela) GINA BONASERA (Italia) LETIZIA CAIAZZO (Italia)
PREETH NAMBIAR Presidente Writers Capital International Foundation IRENE DOURA-KAVADIA Coordinatore capo del programma JOHANNA DEVADAYAVU Consigliere Gestore
WRITERS CAPITAL INTERNATIONAL FOUNDATION Live International Streaming Session of Panorama International Arts Festival 2022.
ITALY – SPAIN – IRAN – FRANCE – VENEZUELA 21 August 2022 at 6:00pm (Italy)