Si prepara in un attimo e con soli 4 ingredienti questa sofficissima focaccia in padella buona come quella del panettiere

Si prepara in un attimo e con soli 4 ingredienti questa sofficissima focaccia in padella buona come quella del panettiere

PUBBLICATO DA Daniele Ciardo 8 GIUGNO 2022 19:28

Per accompagnare dei secondi piatti o per arricchire buffet, antipasti e aperitivi un’ottima ricetta da fare al volo è la focaccia. Semplice, golosa e veramente super versatile, essa si può preparare davvero in tantissimi modi. Infatti si potrebbe servire senza condimenti, oppure si potrebbe farcire aggiungendo, ad esempio, spinaci e scamorza.

Oggi concentreremo la nostra attenzione sulla focaccia senza condimenti, proponendo una versione davvero semplice e veloce. Nelle prossime righe sveleremo tutti i procedimenti necessari per prepararla, senza neanche accendere il forno. Infatti andremo a stenderla e cuocerla direttamente in una padella antiaderente, sfruttando il coperchio per trattenere il calore. Per realizzare questa focaccia avremo bisogno soltanto di 4 ingredienti, ossia:

  • 200 g di yogurt greco;
  • 200 g di farina 0;
  • 5 g di lievito istantaneo;
  • 3 cucchiai di olio EVO.

Si prepara in un attimo e con soli 4 ingredienti questa sofficissima focaccia in padella buona come quella del panettiere

Innanzitutto, versiamo all’interno di una ciotola lo yogurt greco, l’olio EVO ed un pizzico di sale. Naturalmente, al posto di quest’ultimo ingrediente potremmo inserire anche altre spezie.

Quindi, con l’aiuto di un cucchiaio, iniziamo a mescolare bene tutti gli ingredienti. Dopo di che aggiungiamo al composto anche la farina ed il lievito istantaneo, entrambi setacciati, e procediamo ad impastare con le mani. Una volta finito ed ottenuto un panetto morbido e compatto, riponiamolo nuovamente nella ciotola. Fatto ciò, ricopriamo quest’ultima con della pellicola trasparente e lasciamo riposare il panetto per circa 20 minuti.

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VISCERE E ARTEFATTI, di Rebecca Lena

VISCERE E ARTEFATTI

 di Rebecca Lena

rebecca lena photography

Qualcosa si fa loquace fra i gesti delle mie dita e quelle altrui che non vedo. Ma quei segni di parole insonorizzate altro non sono che ombre dei miei? O quegli arti che sostengono il peso fragilissimo dell’apparenza non appartengono davvero a me? 

Le funzioni segniche nelle pieghe delle mani sono estensione di un dialogo muto, sgomento dell’essere in vita, che non è triste, perché la tristezza altro non è che delusione di ciò che non è, e non è emotivo, perché le emozioni sono uno strato artefatto troppo superficiale; forse è fatto di malinconia, che è intervallo di incertezza a tratti meravigliata, o d’inquietudine, per la paura di aver perso tutto il Tempo possibile, e di angoscia, per le aspettative potenzialmente infrante di un Dio. 

Mi faccio eterea non per raccontare ciò che sono io, ma per spogliare ciò che di mio è in ognuno. Talvolta raggrinzito alla luce, squamato, altre volte molle e verecondo come un nocciolo inabissato dalla vergogna o dall’incapacità di sentire tutto ciò che è buio. La nudità non è motivo di orgoglio autocompiaciuto, ma è disperata separazione di ciò che è autentico da ciò che è posticcio. Meticolosa trama di viscere del bosco che, nell’oscurità incomprensibile, tiene insieme una montagna.

Tutto il resto è accessorio del tempo e col tempo esala. 



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LA TEMPESTA SOTTO IL MARE, di Rebecca Lena

LA TEMPESTA SOTTO IL MARE

di Rebecca Lena 

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Non vivere di emozioni, ma vivi di intuizioni. 

Ogni cosa, ogni cima di abete incorniciata da una finestra emette un grido atono, una movenza lieve che scuote qualcosa. Pare così, ma non è – dice – è molto di più – la differenza di potenziale che muove le cose. Forse un giorno…aggiungo io. Ma quando, e dove.
La guaina del tempo racchiude lo spazio in una sacca amniotica, e il suo mistero giace proprio nel volume: poco più grande dell’organismo che intuisce di essere sospeso, anche se appare circoscritto all’orizzonte.

A che serve esistere se non a struggersi beatamente nella consapevolezza di non poter sapere, nell’attesa ascetica di un privilegio che innalzi: catturare tutto il tempo e genufletterlo al proprio sguardo, anche se grida e tenta di fuggire. Perché non ora? Perché non posso flettere, bucare la pellicola e cogliere un altro presente (che non è il mio, il passato)? 

Molti si compiacciono, stordendosi, nel piacere di costruire edifici confortevoli, mura di certezze, solide nicchie di adorazione pagana del futuro per custodire i simulacri degli dei a cui vorrebbero somigliare; ma c’è anche chi rosola nell’enigma lieto, per fortuna, gli onanisti del dettaglio che sfugge ai più, le vittime sacrificali di se stessi che scoprono tutto il corso della vita dentro una crepa, e in suo nome si puniscono col disadattamento e la ricerca perpetua di ulteriore incomprensibile mistero. Esseri contro natura forse, ma che soccombono al difetto stesso della natura di sentire ciò che non è possibile vedere, o comprendere.

Non siamo emergenti, piuttosto ci inabissiamo, in cerca di una tempesta silenziosa, sotto il mare.



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FORI SULLA MEMBRANA, di Rebecca Lena

FORI SULLA MEMBRANA

 di Rebecca Lena 

Lei se n’è andata e mi coglie il grido di tutto ciò che scompare, non solo il dolore del suo divenire assenza, ma il potenziale assenteismo di chiunque. Siamo giunti e partiti al contempo, nati scomparsi, da sempre. Pare che esista un sigillo di garanzia impresso sul polmone del primo respiro. E quel marchio pulsa lungo tutto l’arco dell’esistere con una vitalità abbacinante, ma invisibile. 

Pioviggino sul mio corpo scrivendo traiettorie con le gocce in picchiata, crocifiggere le parole forse ci aiuta a pettinare il sentire, a sbrogliarlo di tutti i nodi. Le righe dritte precipitano da sé, guarda, orizzontalmente.  Anche il tempo è un precipizio. Eppure credo nella dolcezza dell’inquietudine, che non è attività inquieta, ma incomprensibile e tesa ricerca dell’immoto. Tutto muove, niente vive l’immobilità e dunque l’immobilità esiste solo nell’immaginazione di un’assenza di mobilità. Desiderio irraggiungibile quando si esiste dentro ad un cosmo.  

La morte, che non può essere realmente vissuta, magari è solo un modo di vivere, finalmente, l’immobilità del fondo. Là, ora lei giace immobile, dopo aver corso fino allo stremo. Qui, piove. Piovono tutti. E si dipana il fischio terribile di una membrana bucata.  Il mondo si sgonfia a poco a poco.

A Daniela. Quattrocentista, mezzofondista azzurra, poetessa.

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Napoli. La Certosa di San Martino 

foto. Stefania Lava

Napoli. La Certosa di San Martino 

Il museo Barocco della città 

Napoli, la città più popolosa d’Italia e dell’Impero Spagnolo, nel Seicento vide momenti difficili che tuttavia non fermarono lo sviluppo del Barocco nel complesso del suo tessuto urbano, architettonico e culturale

L’eruzione del Vesuvio (1631), la rivolta di Masaniello (1647), e la grande pestilenza (1656), passarono senza intaccare il fasto e il lusso estremo di un’aristocrazia cittadina noncurante della massa disperata di poveri ridotti a vivere ai margini della società.
Il Regno di Napoli prevedeva allora un Viceré in carica per soli tre anni, pochi per prendere decisioni impegnative sul territorio urbano, e in più, la densità abitativa del centro, cresceva vertiginosamente causa un decreto che impediva di abitare fuori le mura per motivi di controllo sociale. 

Pertanto, i palazzi seicenteschi di Napoli crescevano in verticale nei stretti vicoli, spesso come schermi, facciate che nascondevano dietro vecchie edifici

Solo i grandi ordini religiosi, riuscirono ad aprire varchi nel tessuto urbano, creando le piazze e i luoghi di ritrovo della vita sociale; e tra gesuiti, teatini, certosini e oratoriani, gli spazi del sacro si infittirono in monasteri, chiese, conventi, ospizi e chiostri, sia maschili, sia femminili. 

Ulteriori dettagli su:

https://www.raiscuola.rai.it/storiadellarte/articoli/2022/03/Napoli-La-Certosa-di-San-Martino–07ecd461-c7de-439f-b5f4-87403330c571.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Certosa_di_San_Martino

ISCHIA: La storia del Castello Aragonese

Foto: Stefania Lava

La terza generazione della famiglia Mattera si prende oggi cura del Castello garantendone l’apertura al pubblico 365 giorni all’anno, realizzando le necessarie opere di manutenzione e restauro e promuovendo eventi culturali che ne animano la vita.

Infatti l’opera più importante, oltre il restauro, è quella di tenere in vita il Castello: esso non è una semplice mostra di reperti storici ma un essere vivente dal quale pulsa un’energia utile alla comprensione del passato e del futuro: certo non c’è più l’affannoso movimento di una roccaforte che si difende, non c’è più la tumultuante vita quotidiana di 1800 famiglie che lavorano e si incontrano, ma una serenità ed una pace ineguagliabili che avvolgono il Castello di oggi, animato da mostre d’arte antica e contemporanea, studiato da storici e ammirato da migliaia di turisti che lo visitano e ne catturano il ricordo.

L’arte dialoga con il Castello e lo rende vivo; dopo aver ricoperto tanti ruoli, il maniero riprende quello di interlocutore privilegiato di tutte le forme d’arte e ripropone un’ennesima volta la sua presenza come indispensabile all’equilibrio dell’intero “regno” circostante.

L’intuizione iniziale dell’Avv. Nicola Ernesto Mattera trova ancora oggi nei suoi eredi il pieno entusiasmo e la conferma della giustezza di un gesto che, apparentemente inspiegabile all’epoca, ha garantito la rinascita di un protagonista della Storia dell’Isola e dell’intero Regno di Napoli.

Ulteriori dettagli su:

https://www.castelloaragoneseischia.com/it/la-storia-del-castello

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Aragonese_(Ischia)

Valerie la ragazzina in rosso tra le macerie, forse un fotomontaggio dal forte significato simbolico

Valerie la ragazzina in rosso tra le macerie, forse un fotomontaggio dal forte significato simbolico

Fa il giro social in ogni dove la foto della giovanissima Valerie con un meraviglioso abito rosso tra le macerie della guerra. Look studiatissimo, tutto pronto per debuttare al ballo di fine anno. Che non c’è e non ci sarà. 16 anni, Valerie è una studentessa di Kharkiv. Dall’immagine potremmo desumere abbia indossato l’abito per il ballo di fine anno per recarsi  tra le macerie dello scheletro fumante dell’Ucraina. Forse è un fotomontaggio. E se lo fosse, lo studio che c’è a monte riesce alla perfezione. Rosso su nero. Viso fanciullesco, candido, capelli raccolti. Sogni affondati. Testa reclinata in avanti e sguardo a terra.

La ragazza in rosso

Valerie, la ragazzina in rosso, arriva dalla galassia social. Il primo post pare sia made in Canada. Poi, si dice, a riprendere il tutto la zia della giovanissima. Comprendere se la foto sia reale o verosimile non è semplice. Anche se con un pizzico di malizia ci viene in mente la regia del «Presidente attore» Zelensky che in fatto di media e comunicazione social è ormai un guru. Per Zelensky i video e le foto tra le macerie con tanto di elmetto e giubbotto antiproiettile sono pensate, sebbene il fantasma cittadino sia certamente reale. Ne vediamo il fumo, i cadaveri, i resti evanescenti di strutture edili ridotte a scabrose colonne di cemento in bianco e nero.

Valerie la ragazzina in rosso tra le macerie, forse un fotomontaggio dal forte significato simbolico

La sedicenne Valerie si immortala con trucco e parrucca e le macerie su cui poggia il bellissimo vestito in tulle dovrebbero essere quelle della sua scuola. Delle aule dove Valerie studia fino al terribile 24 febbraio. Subito l’effetto emulazione. Altri liceali di Kharkiv ballano un valzer nel posto in cui sono. Davanti le fessure nere di edifici pubblici che non ci sono più. Al netto della propaganda, certamente l’Ucraina è invasa e subisce quella che i russi chiamano «operazione militare speciale».

Ma è guerra. Sporca guerra. E il significato simbolico del vestito rosso (saremmo curiosi di conoscere il nome dello stilista!) è forte. Poco spontaneo ma efficace. La vita che s’interrompe come i sogni propri della giovane età. La normalità che non c’è e al cui posto c’è una nuova vita sempre in grigio. Cielo scuro, orizzonti bui, fumo e cenere. E poi le sirene. Giorno dopo giorno, senza fine e senza pace.

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Pensioni, c’è il taglio agli assegni per chi esce prima: dal 10 al 18%

Pensioni, maxi-taglio a chi esce prima: quanto si perdeCon Quota 102 al capolinea, l’esecutivo ipotizza una mini-riforma del sistema pensionistico che potrebbe portare al taglio degli assegni4 Giugno 2022È corsa contro il tempo per evitare di tornare, nel 2023, alla tanto temuta legge Fornero sulle pensioni. Quota 102, infatti, volge ormai a conclusione e tra poco meno di sette mesi il governo dovrà avere a disposizione un giusto piano per la revisione del sistema pensionistico. Il dialogo tra le parti non sembra ancora far emergere una posizione netta, ma tra le ipotesi c’è quella di rendere accessibile a tutti l’uscita a 64 anni con 20 anni di contributi.Taglio pensioni, a quanto ammonta la riduzioneIl confronto avviato dal governo a inizio 2022 con le parti sociali per giungere in anticipo all’auspicata mini-riforma del sistema pensionistico è ormai fermo da febbraio. A causa dello scoppio del conflitto russo-ucraino e l’aggravarsi della crisi energetica è infatti cambiato l’ordine di priorità nell’agenda di Palazzo Chigi, ma non passa giorno senza il pressing di forze politiche e sindacati per riaprire il tavolo con numerose proposte al vaglio (intanto sono arrivate le istruzioni Inps per l’anticipo con Ape Sociale, ne abbiamo parlato qui).Tra queste ci sarebbe l’opzione di rendere accessibile a tutti il canale d’uscita con almeno 64 anni d’età e 20 di contribuzione, oggi di fatto consentito solo a chi è totalmente “contributivo”. Grazie a delle simulazioni tecniche, secondo quanto riferito da Il Sole 24 Ore, è però emersa una netta riduzione dell’assegno per quei lavoratori con metodo misto che al 31 dicembre 1995 avevano meno di 18 anni di contributi. Il taglio oscillerebbe tra il 10 e il 18%, mentre il picco si registrerebbe al 18,6% per un numero limitato di lavoratori in possesso fino a 17 anni di versamenti al momento ”agganciati” al retributivo (anche se i prossimi assegni potrebbero aumentare, ve ne abbiamo parlato qui nel dettaglio).

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Superbonus, nuovi chiarimenti AE per i coniugi in comunione dei beni

Superbonus, cosa cambia in caso di comunione dei beni col coniugeL’agenzia delle Entrate ha fornito nuovi chiarimenti in merito al Superbonus e al suo ottenimento in caso di proprietà tra coniugi in comunione dei beni26 Maggio 2022Con la risposta all’Interpello n. 298/2022, l’Agenzia delle Entrate ha fornito nuovi e ulteriori chiarimenti in merito al Superbonus e al suo ottenimento in caso di proprietà in comunione dei beni. L’Amministrazione finanziaria, nello specifico, ha specificato come e quando è possibile richiederlo e riceverlo due volte, dettando limiti e condizioni per i coniugi.Vediamo, nel dettaglio, di cosa si tratta.Superbonus, una coppia di coniugi può ottenerlo due volte? L’IstanzaIl caso portato all’attenzione della Direzione Centrale delle Entrate riguarda delle abitazioni di cui risultano comproprietari, al 50 per cento, due coniugi (marito e moglie) in comunione di beni: due edifici a prevalenza residenziale, entrambi su due piani e funzionalmente indipendenti con accesso autonomo dall’esterno. Nello specifico:

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Ecco come potremmo evitare di pagare le multe prese con l’autovelox, ottenendone l’annullamento mediante il ricorso a questo motivo

Ecco come potremmo evitare di pagare le multe prese con l’autovelox, ottenendone l’annullamento mediante il ricorso a questo motivo

Moltissimi automobilisti sarebbero soddisfatti se potessero contestare le multe comminate per violazione del Codice della Strada. In particolare, tra quelle più salate abbiamo le contravvenzioni per eccesso di velocità. Prova inconfondibile per l’imposizione del loro pagamento sono i rilievi fotografici, che immortalano l’auto usata per commettere la violazione. Sicché, quando la polizia effettua l’accertamento di siffatta trasgressione, si tratta di un accertamento indiretto. Per questo motivo, la prova fotografica da cui risulta la violazione rappresenta una prova necessaria. Tuttavia, non sempre le procedure si eseguono correttamente. Così, è proprio dell’errore dell’ente impositore o dell’autorità che bisogna approfittare. In particolare, c’è un modo per contestare efficacemente siffatti tipi di multe. Si tratta della contestazione basata sull’assenza o irregolarità del rilievo fotografico.

Caso giurisprudenziale in cui si è annullata la multa presa con l’autovelox

Recentemente, anche la giurisprudenza ha ribadito la necessità della sussistenza del rilievo fotografico ai fini dell’imposizione della sanzione. In particolare, il Giudice di Pace di Latina ha annullato dei verbali impugnati da un automobilista incorso in siffatto tipo di violazione. Il caso è stato deciso con sentenza del 13 aprile 2022. Nell’occasione, il giudice accoglieva il ricorso esperito contro delle multe per eccesso di velocità, accertate mediante autovelox. Ciò in quanto mancava il materiale fotografico documentante le infrazioni, definito dalla Cassazione prova insostituibile della stessa. Pertanto, l’automobilista ricorreva contro detti verbali irrogatigli per violazione dei limiti di velocità, ai sensi dell’art. 142 comma 7 del Codice della Strada.

In definitiva, ecco come potremmo evitare di pagare le multe prese con l’autovelox, ossia proprio seguendo lo stesso percorso motivazionale adottato nel caso di specie dall’automobilista. Egli, infatti, lamentò la carenza di documentazione esibita dall’ente accertatore ed, in particolare, l’assenza di una prova fotografica della violazione.

Ecco come potremmo evitare di pagare le multe prese con l’autovelox, ottenendone l’annullamento mediante il ricorso a questo motivo

A fronte delle suddette argomentazioni, il Giudice di Pace di Latina ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Nel decidere in questo senso, il giudice si è rifatto ad una sentenza della Cassazione, ossia la n. 16713/2003. Essa ha stabilito che l’accertamento sull’eccesso di velocità, compiuto dai pubblici ufficiali, è indiretto. Infatti, esso viene eseguito rifacendosi ad immagini registrate. Ne deriva che la documentazione fotografica è una prova insostituibile della correttezza dell’accertamento. Dimodoché, la sua carenza dimostra non correttezza dell’accertamento. In questi casi, come in quello descritto, pertanto, il ricorso viene accolto e il verbale annullato.

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“Ontologia della guerra e antropologia della pace” di Apostolos Apostolou

“Ontologia della guerra e antropologia della pace” di Apostolos Apostolou

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Tutti conosciamo che esiste una cultura della guerra; per esempio, le società sono indissolubilmente legate nel loro sviluppo all’esistenza dei conflitti. Così se analizziamo la storia della filosofia occidentale, ci accorgiamo che esiste una filosofia della guerra ma non esiste una filosofia della pace. Il primo che ha parlato di guerra nella filosofia occidentale era Eraclito di Efeso, quando sosteneva che “polemos” cioè la guerra è il padre di tutte le cose. Che cosa significa la frase di Eraclito? Tutto ciò che esiste, come gli dei, o il cosmos, cioè il mondo, tutto ciò che si afferma nella realtà esiste attraverso una continua quanto sanguinosa e pericolosa guerra, che allo stesso tempo appare bilanciata e armoniosa. In altre parole, Eraclito non vede la guerra solo come una violenza armata. Il concetto di guerra è un elemento antagonistico della pace e questo perché, pensa Eraclito, c’è sempre la dialettica cioè il sistema tesi – antitesi – sintesi. Così il concetto di guerra diventa sinonimo del concetto di potere di M. Foucault, quando il potere venga già inteso come produttivo. Anche la guerra, secondo Eraclito, diventa regola dell’esistenza.

Secondo Platone la guerra è uno strumento per la politica e non deve essere aprioristicamente condannata, ma usata come mezzo di governo per lo stabilimento dell’ordine e il perdurare della pace nella polis. (Vedi: Protagora, Leggi, Repubblica). Aristotele ha cercato di giustificare la guerra da un punto di vista morale; pertanto ha detto che la guerra è necessaria in tre casi: I) Per la difesa dei confini; II) Per esercitare egemonia sui popoli conquistati; III) Per ridurre in schiavitù i barbari. In altre parole, la guerra era considerata giusta non per motivi specifici di difesa o possiamo dire di liberazione, ma semplicemente perché dichiarata e combattuta secondo determinate procedure giuridiche. Aristotele scrive (vedi Politico) che ciò che la maggior parte degli uomini chiamano pace non è nient’altro che un nome, ma nella realtà per forza di natura c’è sempre una guerra.

Nel pensiero di Omero, per esempio nell’ Iliade, esistono tre forme di eroi. Aiantas ed Ettore che rappresentano la guerra con le regole, Achille che rappresenta la guerra violenta e Ulisse che rappresenta la guerra malvagia che si muove abilmente per sorprendere l’avversario. Ulisse è l’ unico sopravvissuto della guerra di Troia.

Secondo gli antichi Romani, la guerra era lo jus belli per regolare i confitti che dovevano essere indetti. Possiamo dire che esiste una grande contraddizione nel pensiero romano – latino riguardo il problema della guerra e della pace. Possiamo vedere che da un lato si aspirava a perseguire la pace, dall’altro l’imperialismo romano produsse guerre e distruzione. Nel pensiero romano esiste la cultura della guerra come nel pensiero greco antico così ci sono inni per quanto riguarda la virtù, la forza, la bellezza dell’eroismo e il coraggio. Cicerone diceva che se vogliamo godere della pace dobbiamo fare la guerra.

 Sant’ Agostino riconosce tuttavia che la guerra riveste talvolta un valore positivo, mentre Kant – leggiamo nella sua polemologia – afferma che di volta in volta la guerra promuove lo sviluppo morale dell’umanità. Dove c’ è vita c’ è conflitto che è il progresso civile e morale dei popoli. Nietzsche sosteneva che la guerra è il principio di salute per popoli infiacchiti. Il filosofo Hegel diceva che la guerra garantisce non solo la risoluzione della controversie ma esprime un alto valore morale. E secondo Hobbes la guerra di tutti contro tutti (bellum omnium contra omnes) è la legge del mondo. Secondo Grozio, (era il padre o il fondatore del Giustaturalismo moderno) e secondo Pufendorf, ci sono sempre “giuste cause” della guerra. I positivisti e i marxisti sostenevano che la guerra rimane un fenomeno naturale e inevitabile.

Mentre Clausewitz scriveva: “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica del procedimento politico, ma sua continuazione con altri mezzi.”

Il più antico testo d’arte militare esistente che descrive l’ontologia orientale è quello di Sun Tzu che dice “Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere”, anche “Se conosci il nemico e te stesso la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali.” E anche  “La invincibilità dipende da noi. La vulnerabilità del nemico dipende dai suoi sbagli”.

L’ antropologia della pace esiste con Aristofane e la sua opera Lisistrata, che descrive che le donne greche, per porre fine allo stato di guerra, si riuniscono e decidono un atto estremo, lo sciopero del sesso che alla fine piegherà gli uomini, mettendo d’ accordo tutti sull’ irrinunciabilità di un’esigenza comune. Tucidide diceva che la guerra è patologia. Eschilo, nei Persiani, diceva che la guerra è legata all’ idea del disastro e del lutto. Anche Fichte scriveva: “Chi fa la guerra e la provoca crea la distruzione alla fine anche di sé stesso.” E il filosofo tedesco Kant ha proclamato pace perpetua tra gli stati parlando più per un governo universale. Ciò che possiamo vedere è che la pace, sfortunatamente, rimane ancora un “pensiero debole”.

Apostolos Apostolou
Scrittore e professore di filosofia

RIPETIZIONE INSISTENTE DEL MORSO, di Rebecca Lena

RIPETIZIONE INSISTENTE DEL MORSO

di Rebecca Lena ·

Il mondo è cose attaccate a sputi di coscienza. Oppure il mondo è cose attaccate e basta, che pian piano si scollano fra loro. 

Estasi nella crepanza bruna dei tuoni, ogni ruggito è terrificante e pura bellezza. I lampi sono battiti di ciglia elettriche, sono le crepe del bussare di qualcuno che vuole entrare nella cupola del mondo. Bussa adesso nel guscio di nuvole e argilla grigia.

Conservo un ragno violino nella mia fessura. Pare sibilare un alito di freddo, quieto e inquieto, impalpabile fra le fessure di questo e quest’altro spazio lassù, là dietro, qui dentro. Mi hai detto che è pericoloso, devo farlo fuori, ma è il mio tesoro adesso, è il piano B della vita. Un morso raro che possa finalmente tagliare le mie mani, che non debbano fare, non debbano creare mai più. 

Sono le opere migliori quelle mai compiute. Sono pure, idee eteree che sopravvivono alla disidratazione. Pensa a come sarebbe gratificante non fare, non ricevere, non dover dare più nulla a nessuno. Privi di mani e senza l’inconveniente del peso, essere solo con l’essere, mai più con l’avere.

Di notte lo sento picchiettare sul vetro della finestra, una musica di stoffa per diciotto musicisti. Ed è come se ci mordesse senza tregua, sulle dita, sì, anche tu che non vuoi ma che in fondo menti. Ipnosi.

Loxosceles Rufescens, e tutti gli altri insetti, segreti e menzogne della casa; una cancrena si fa più larga fra le crepe del muro. Loro ci osservano, tutto il giorno, Penates di un tempo che non può esistere, che non avviene né è mai avvenuto. Mordicchiano, ipnotizzano il sogno nel sogno. Tentano di scavare un po’ con le tenaglie traslucide. Ogni tanto anche un ronzio di tela di zucchero. Mi coglie appena la tenerezza in mezzo al codice ovattato; il ragno violino ci appartiene e noi apparteniamo alla casa con le mura e il suolo incollati. I legami che si sfaldano come nidi di ragno ci fanno più lontani, impercettibilmente, mentre il vuoto necrotico colma le fenditure. Eppure è l’avvicinarsi, così pare, l’annullamento della distanza nella ripetizione potenziale del morso, la distanza che era l’avere stesso, le nostre mani tagliate, noi insetti imprigionati fra le pareti delle dimensioni indefettibili.

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Ape Sociale 2022, nuove istruzioni Inps anticipo pensione

Pensioni, nuove istruzioni Inps per anticipo con Ape Sociale 2022Posticipato il termine di scadenza della sperimentazione e introdotte nuove disposizioni in materia di Ape Sociale, nuove istruzioni a chiarimenti sono stati forniti dall’Inps2 Giugno 2022Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2022, pubblicata nel Supplemento Ordinario n. 49/L della Gazzetta Ufficiale n. 310 del 31 dicembre 2021, sono state introdotte dal legislatore modifiche e alcuni chiarimenti in materia di Ape Sociale. Posticipato il termine di scadenza della sperimentazione e introdotte nuove disposizioni in materia, con il messaggio n. 62 del 25 maggio 2022 l’Inps ha voluto fornire ulteriori e specifiche istruzioni applicative e chiarimenti al riguardo.Vediamo, nello specifico, di cosa si tratta.Ape Sociale: novità e chiarimenti sul posticipo del termineCome comunicato con il messaggio n. 274 del 20 gennaio 2022 dell’Inps, in accordo con quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2022, il periodo di sperimentazione dell’Ape Sociale è stato pertanto posticipato al 31 dicembre 2022.

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Bonus psicologo: chi può richiederlo, come e quanto spetta

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Bonus psicologo, c’è il decreto: chi può richiederlo, come e quanto spettaOk definitivo al Bonus psicologo, il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato il decreto. Ecco come funziona il nuovo aiuto30 Maggio 2022Ok definitivo al Bonus psicologo. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato il decreto che istituisce questo nuovo aiuto pensato per i cittadini in una fase particolarmente delicata. “Ho firmato il decreto che attiva il Bonus psicologo finanziato dal Parlamento con 10 milioni di euro. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale sarà possibile richiedere un contributo da utilizzare presso psicologi iscritti all’albo. È un primo passo. La salute mentale è uno dei grandi temi di questo tempo” ha detto il ministro su Facebook.

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Referendum giustizia 12 giugno 2022, i 5 quesiti: dove e come si vota

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Referendum 12 giugno, i 5 quesiti: dove e come si votaOltre ai circa 1.000 Comuni che votano per le elezioni amministrative, domenica 12 giugno si esprime soprattutto il proprio parere su 5 quesiti referendari sul tema giustizia7 Giugno 2022Domenica 12 giugno si torna a votare. Ma per cosa? In tanti state ponendo questa domanda a QuiFinanza, perché si è capito pochissimo di questa nuova chiamata ai seggi. Prima di tutto, va chiarito che circa 1.000 Comuni vanno al voto per le elezioni amministrative, che interessano quasi 9 milioni di elettori. Ma in contemporanea, si vota in tutto il Paese per 5 quesiti referendari sui quali l’elettore è chiamato ad esprimersi.Il corpo elettorale, comprensivo anche degli elettori residenti all’estero, desunto dalla rilevazione semestrale al 31 dicembre 2021, è pari a 51.533.195, di cui 25.039.273 uomini e 26.493.922 donne.

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VENERDI’ 10 GIUGNO LA GRANDE FESTA DI CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI GIORGIO ABONANTE

VENERDI’ 10 GIUGNO LA GRANDE FESTA DI CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI GIORGIO ABONANTE

Alessandria: Una grande giornata di festa chiuderà, venerdì 10 giugno, la campagna elettorale del candidato sindaco Giorgio Abonante e della sua coalizione. Gli eventi prenderanno il via già dalla mattina con un percorso che toccherà quattro “Abo Point” individuati nei quartieri della città. Si parte alle 9 da Spinetta, per proseguire alle 11 a Valmadonna, alle 15.30 a San Michele e alle 18 al quartiere Cristo. Quattro punti cardinali di Alessandria, quattro momenti di incontro per condividere con la cittadinanza gli ultimi attimi della lunga ma entusiasmante campagna elettorale che porterà alle elezioni di domenica 12 giugno.
Il clou della giornata sarà però la grande serata di chiusura. Il ritrovo è alle 19.00 ai Giardini Pubblici, da dove partirà un “tour” dei locali del centro passando attraverso corso Roma e Via Milano per giungere in Piazza Santo Stefano. Qui, dalle 21, si festeggerà sulle note dei “Mega Toto”, tribute band dei Toto per poi concludere con un Dj Set.

Vicenza, donna uccisa dall’ex: killer trovato morto in auto con la nuova compagna

Vicenza, donna uccisa dall’ex: killer trovato morto in auto con la nuova compagnaPrimo Pianomer 8 giugno 2022, 5:14 PMVicenza, donna uccisa dall’ex: killer trovato morto in auto con la nuova compagna (Getty)La 42enne di origine serba Lidia Miljkovic è stata uccisa a Vicenza a colpi di pistola dall’ex compagno. Il corpo senza vita del killer, che dopo l’omicidio si era messo in fuga, è stato ritrovato in un’auto.Secondo le prime informazioni avrebbe ucciso anche l’attuale compagna e poi si sarebbe tolto la vita. I corpi sono stati trovati in un’automobile, ferma in una piazzola della tangenziale ovest di Vicenza, che è stata chiusa al traffico.GUARDA ANCHE: I numeri del femminicidio: “Colpevole” di essere donna

Vicenza, donna uccisa dall’ex: killer trovato morto in auto con la nuova compagna

NON QUI, di Rebecca Lena 

NON QUI

di Rebecca Lena 

Appena volgo lo sguardo verso la melma lunare ho come la sensazione improvvisa di essere nient’altro che una potenzialità di cose mai raggiunte. Un bisticcio di mani ansiogene, che uno spirito recondito – fra i miei tanti, sfuggenti – muove. E i fili non li trovo, davvero, adesso che mi vedo così, groviglio burattinato, arranco nell’aria per spezzarli, ma non si fanno spezzare.

Il male più viscido non sta tanto nell’inconcludenza che si fa concreta fra le dita, quanto nel sentimento necessario che la precede. Perché mai devo scrutarmi le mani adesso, contare i frutti, investire nuove energie nelle conquiste? Quale originale anomalia mi muove alla capitalizzazione dei pensieri, delle azioni, per produrre per guadagnare per spendere per guadagnare, nel sogno dell’accumulo, della stabilità, nella smania di approvazione lungo un processo di ossessiva dilatazione della mia vecchiaia?

Guardo le mani che non sono più mie e scorgo la crosta di un mito uroborico di cui non conosco il nome. Il mito della crescita. Non può che essere un subdolo parassita di civiltà evolute. Per non dire il motore stesso.

Non ho mai disegnato per me un mondo fantastico, piuttosto sarebbe stato meglio uno fatalistico. Così che ognuno possa liberarsi dalle responsabilità di presunto fallimento. Ma avrei voluto sognare anche un mondo spogliato fino all’osso crudo, in cui il tempo scava e il peso di esistere si fa più lieve; un mondo più povero di se stesso ogni giorno, lungo il senso dell’essenzialità, che si fa sacrificabile, senza pretese di approvazione o di grandezza, né ombra di pentimento.

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SATELLITISMO, di Rebecca Lena

SATELLITISMO

di Rebecca Lena 

La meteopatia mascherata da malessere mascherato da esperienza metafisica è l’unica autentica condizione perché possa incontrare nuove solitudini nascoste al mio io, esse prendono la forma di altre ombre che non mi appartengono, che sono le ombre di tutti coloro che si nascondono da loro stessi, e dunque da me. Nel malessere metafisicopatico non esistono davvero “altri” ma solo ombre di vuoti affini. Proprio nella lettura, indotta da questa condizione, è possibile penetrare vasti maelstrom neri, esattamente come wormhole, per governare il tempo psicologico nonché bucare la dimensione del vero contatto con l’altro.
L’altro non è il diverso ma semplicemente il corpo successivo, o precedente. Una buccia originale attecchita ad un meccanismo mobile che internamente è dotato solo di paura e attrazione. Ma il motore che lo muove non sono davvero quest’ultimi, piuttosto un vortice residuo di nullità cosmica, come un fuocherello che non brucia, custodito dentro un’ampolla fatta di menzogna. Allora la paura e l’attrazione turbinano vorticosamente intorno ad essa, ma non sono capaci di vedere attraverso perché la superficie di quest’ampolla è opaca; dunque bruciano vive, alimentate dal dubbio del suo contenuto. 

Questo satellitismo atomico è scintilla di tutto l’organismo che sostiene, ma si manifesta stratificato: in altre vertigini o cose brusche antropomorfizzate, in ombre, profili, volti o ghigni, discorsi e dialoghi, banchetti, silenzi, paralisi e danze, manie, insicurezza, spasmo, dolcezza, fastidio, malessere, desiderio.


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INTUIZIONI ATOMIZZATE, di Rebecca Lena

INTUIZIONI ATOMIZZATE

di Rebecca Lena 

Vorrei rifugiarmi dentro una storia compiuta, perfettamente strutturata, con valli disegnate tutte intorno e colline che si incastrano nettamente; coi ruderi disposti dove la composizione più vi aggrada, e certi esseri perfettamente interessanti che pascolano, al momento giusto, vivendo un’esistenza consequenzialmente stabile.

Basterebbe soffermarsi su uno o un altro punto dello scenario per pescare azioni e poi storie, anch’esse così bene incastrate ed esattamente chiare poiché la luce ben si confà alle loro protuberanze. La luce, appunto, sparpagliata ovunque per scandire il tempo con le sue fasi naturali. 

Piacevoli, quelle storie con quei personaggi, perché iniziano e si concludono proprio come statue, e hai tutto il tempo per affezionarti (o provare pietà). In esse il racconto si fa torrente, docile comprensione immersiva sotto la quale proteggermi. Da cosa?


Dalla nebbia. Questa nebbia che in verità ammutolisce i pori e sfalda la chiarezza; non distrugge, scioglie soltanto, e non c’è scampo per ombre o flussi che persuadono i pensieri lungo alvei liscissimi. La nebbia intinta di guazza inghiotte la mia finestra tutta intera. Nebulizza la volontà di pensare, il potere di capire.  Allora gli esseri non sono, le colline nemmeno. Tutta l’aria non è. Ovunque è solo il tempo senza dimensione, omogeneo e immobile.

Vorrei rifugiarmi dentro qualcosa che non sia questa nebbia, ma non posso. Perché lo spazio stesso non è spazio, niente ha profilo o confine; e il ritagliarsi un bacino di realtà richiederebbe uno sforzo interminabile assolutamente vano (come costruire con la sabbia asciutta).

Magari è meglio – mormoro fra me e me – piuttosto che un paesaggio vivido di abitualità, questa finestra senza sguardo, fra la nebbia in cui non fare, non parlare.


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ABITO, di Rebecca Lena

ABITO

di Rebecca Lena

Pelle, cos’è?

Penso alla pelle ed è subito funghi nel bosco. La vista, l’udito, il tatto vengono meno, come scuciti nel corpo da una pungenza bagnata. Ecco, è proprio frascame, boscaglia fradicia, funghi appena abbottonati al soprabito muschioso, ora che ci penso meglio, è anche peluria fine che trattiene al volo gli uccelli senza che loro possano comprendere come, o fanghiglia nera fra le croste fradice di un tronco che ben mi si concede se avessi ancora le dita. Tutto il bosco spugnoso è un polmone teso in esitazione perenne, pare trattenga il respiro per conservare dentro di sé, se stesso, il più a lungo possibile. Ma è anche singulto simbolico di una penetrazione stabile fra nebbia e muffa, tanto che il pensiero – che ancora, non so come, mi è saldo addosso – si desta, dentro una convinzione: ciò che prima ritenevo contenitore altro non è che contenuto impalpabile, spore. Non esisto, se non in questo. Esitazione umida. Ammuffita. 

Pelle. Penso al moto ondoso che spettina ogni forma del campo visivo. Pare che il mare, nella sua schiuma, catturi certi suoni sconosciuti, li custodisca per molto tempo, secoli, o minuti, per poi restituirli alla battigia in modo del tutto casuale, quando nessuno se lo aspetta. Specialmente di notte, e all’alba, vomita, travolge le spalle e le percuote di paura; le costringe a voltarsi, ma poi nulla, niente di niente, solo respiri e la schiuma.  Si sente giá – credo in fondo al cielo – un alito caldo di coperta che si spoglia. Sono pur sempre un uovo nelle mani di qualcuno che non vedo (che sta laggiù, oltre l’orizzonte marino). A quel punto forse, nel plauso di costui che omaggia la notte che muore, mi schiuderei in alba liquida e, colando, sul mare, amerei.

Pelle. Penso alla cristallizzazione infinitesima nella polvere d’ossa. Qui il moto ondoso delle dune induce alla calma del vento, e all’attesa epifanica. Accade qualcosa? Ma non un gesto atmosferico, né una sillaba dal sole. L’indugio che è aridità sottile, è sabbia.

Adesso capisco, che la pelle non è pelle, la pelle non è involucro, ma è occhi. É contemplazione quieta di una remora del tempo e non di una stagione. Mi chiedo soltanto, nell’attesa di un’ espirazione che concluda il mondo, sono dunque io, che proietto sulla natura, oppure è lei – la natura – che indossa la mia pelle e veste il mio sentire?

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A TU PER TU – INTERVISTA, di Rebecca Lena

A TU PER TU – INTERVISTA

 di Rebecca Lena 

Grazie Ivano dello spazio e del tempo che mi hai concesso.

Ecco un’intervista che parla soprattutto  di voi.

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

“Amo la frammentarietà delle forme brevi, libere di cambiare direzione in qualsiasi momento, di saltare un po’ovunque nello spazio e nel tempo etereo, fuoriuscire in modo lento e magmatico, oppure esplodere viscosamente in blocchi, lapilli e ceneri”, scrive Rebecca Lena in una delle risposte all’intervista.
Il titolo del suo libro è Racconti della Controra, e nella definizione non c’è solo un’indicazione cronologica. C’è una presa di posizione, una collocazione spazio-temporale, un modo di osservare il mondo e se stessa in relazione ad esso. La questione non è solo essere “contro” (sarebbe troppo agevole e forse inutile).  Consiste piuttosto nell’andare verso il mondo esterno senza snaturarsi. È una maniera di dirsi, di raccontare quella parte di sé che altrimenti resterebbe muta. I racconti del libro nascono dal blog dell’autrice, molto curato, attento anche all’importanza della dimensione iconografica. L’espressione di Rebecca Lena è ampia, a tutto tondo, e soprattutto è frutto…

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Michelangelo Merisi detto il “Caravaggio” – Arte & Misteri

Michelangelo Merisi, ovvero il “Caravaggio” è stato uno dei più grandi artisti del barocco italiano vissuto nel XVI secolo. Proprietario di una forte personalità e di uno stile stravagante, gran parte del suo lavoro ha sconvolto la società. La sua pittura era considerata rivoluzionaria per l’epoca, sia nelle tecniche utilizzate che nelle persone ritratte. Di se stesso, diceva: 

Non sono un pittore prepotente, come mi chiamano, ma un pittore coraggioso, cioè che sa dipingere bene e imitare bene le cose naturali “.

Curiosità?

Il nome Caravaggio fa riferimento al nome della città dove visse. Alcuni storici ritengono sia nato a Milano e poi vissuto nel borgo di Caravaggio, dove la sua famiglia si recò a vivere per fuggire dalla peste a Milano.

Biografia del Caravaggio

Ritratto di Caravaggio
Ritratto di Caravaggio di Ottavio Leoni, 1621 ca.  Firenze, Biblioteca Marucelliana

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, nasce il 29 settembre 1571 a Porto Ercole, nel comune di Monte Argentario, in Italia. Ha appena 6 anni quando suo padre muore. All’età di 12 anni inizia a frequentare lo studio di Simone Peterzano a Milano, che accende il suo interesse per le arti visive. Lì rimane per alcuni anni come apprendista.

Leggi tutto su: https://artemisteriosa.com/michelangelo-merisi-detto-il-caravaggio/

Monumenti misteriosi tra i più belli del mondo

Amleto una volta disse: “Ci sono più misteri tra Cielo e Terra di quanti ne sogni la nostra vana filosofia“. La scienza è molto avanzata, la ricerca è costante e gli archeologi passano ore e ore a cercare di svelare edifici, monumenti e persino intere città, spesso senza successo. In questo elenco, abbiamo raccolto alcuni dei monumenti misteriosi tra i più belli del mondo che sono circondati da misteri sulle loro origini, i loro scopi o metodi costruttivi.

Machu Picchu, Perù

Machu Picchu

Continua su: https://artemisteriosa.com/monumenti-misteriosi-tra-i-piu-belli-del-mondo/

NINO ROTA CON TRE POESIE DI SILVIA DE ANGELIS


Ringrazio infinitamente l’autore Flavio Almerighi per essersi soffermato

sui  miei versi con questo bell’articolo (dal blog di Flavio Almerighi https://almerighi.wordpress.com/)

Arcano silenzio.

Sull’incipit della sera

nel mormorato di vortici lontani

s’assiepano vibranti schiume d’oceano

mosse da lumi di cose già narrate.

Pesanti tocchi di neve

impalmano tacite astrazioni

scivolate su anse di buio….

Gelide ne quietano l’ardire

nell’assenza di pochezza

approdata su un pallore d’abbandono.

Un arcano silenzio nel viola del pensiero

è interrotto da un suono di campana

scivolato su perfetti sgarbi

naufragati su lingua prosciugata…

*

Controllo delle emozioni.

Incisioni sulla pelle

nella linea che s’incurva

lasciando un fremito dolente

su ventre ceduto alla fiamma.

Mozioni tenute a bada

nella matrice che scandisce passi

sul tempo affusolato d’un narciso.

Abbaglia voci antagoniste

nell’inganno senza licenza

scivolato su trucchi non riusciti…

*

La destinazione.

Nelle pulsazioni d’aria metallica

spulcio il tuo dire silenzioso

inteso come una sberla alla vita che accade.

Affilo gli occhi in caduta libera

sul tuo ego riciclato

da una quasi ibernazione voluta.

Gazzelle si muovono velocemente

fuori del muto dogma

senza raggiungere la traversa

che ti attraversa …

proseguono imperterrite la corsa

mutando destinazione …

Silvia De Angelis è nata a Roma, sempre invogliata dal contatto con la gente per il suo carattere estroverso e comunicativo. Dopo un inizio poetico rivolto a elaborati dai toni “scarniti”, cresce notevolmente, modificando lo stile e delineandone il fascino, con scritti più congrui e completati da una struttura più armoniosa.Gioisce al contatto con la natura, in tutte le sue manifestazioni, dedicandole svariati elaborati poetici, in particolare, un volume, completamente riservato agli animali “CONOSCIAMOLI MEGLIO”. Ne pubblica poi un secondo, “CORALLI DI PAROLE INTAGLIATE COL FIATO”, in cui si sofferma volutamente su tratti d’inconscio. Ancora un terzo libro, stavolta in vernacolo, dedicato alla tradizione della sua città nativa, Roma, dal titolo “’N’ANTICCHIA DE’ ROMA MIA”. Segue un libro di poesie del profondo “INGANNI TRAVESTITI D’INCANTO” e infine un’ultima pubblicazione, di emozioni poetiche, dal titolo “SCREZI NEL VENTO”

https://almerighi.wordpress.com/

*

“Ritratto di donna: Lea”. L’amore nella Bologna degli anni ‘60

“Ritratto di donna: Lea”. L’amore nella Bologna degli anni ‘60

Inno alla femminilità e all’amore nei “Diamanti della Narrativa” dell’Aletti editore con l’opera “Ritratto di donna: Lea” dell’autrice Paola Prandini, nata a Bondeno, in provincia di Ferrara, dove tuttora risiede. È la storia di un grande amore, quello di Luca e di Lea, che nasce nella Bologna universitaria degli anni Sessanta, nel pieno della contestazione giovanile, fra l’occupazione delle Facoltà e le manifestazioni di protesta contro la guerra nel Vietnam e contro il sistema stantio della politica e della scuola. Il loro è l’amore di una vita, che il destino si diverte a scompigliare, facendo sì che due persone si incontrino, si innamorino e si lascino a suo piacimento, in un gioco perverso che imprigiona anche altre persone che gioiranno e soffriranno in egual misura, come Isabel, la coprotagonista che intreccerà la sua vita con quella di Luca e di Lea dando vita a un triangolo perfetto. «Le donne di questo romanzo – sottolinea nella Prefazione Francesca Aria Poltronieri, assessore alla Cultura della città di Bondeno – ma più in generale di tutta la scrittura di Paola Prandini, sono il motore delle vicende narrate e mai coloro che “subiscono” la storia».

«Quando parlo d’amore – spiega la scrittrice – non intendo solo il sentimento romantico, passionale ed esclusivo che lega due persone, ma un amore più universale e inclusivo come l’amicizia, la fratellanza, la solidarietà verso gli altri, il divino, temi a me molto cari che compaiono nei miei tre romanzi e tre racconti in contrapposizione al non amore, quel misto di egoismo, di egocentrismo spinto sino all’onnipotenza che sono all’origine di molti mali: violenza, supremazia, guerra. L’amore è vita, è gioia, è abnegazione verso gli altri, è spinta verso il divino, ma non annulla gli ostacoli e i dolori della vita. Ci dà, però, la forza di superarli».

È un libro in cui chi ha vissuto quegli anni si ritroverà e chi non li ha vissuti, imparerà a conoscerli. Benché le storie siano frutto della fantasia, la realtà è sempre presente nei romanzi della Prandini: una realtà attuale o di un passato recente, richiamato alla memoria da flashback. Nel romanzo ci sono avvenimenti storici fino alla rivoluzione culturale, sociale, filosofica, politica del ‘68 e anni successivi, vista nei pregi e nei difetti, ed anche la realtà delle periferie degradate nelle grandi città. La storia si svolge in gran parte in quel periodo, ma anche ai giorni nostri, affrontando argomenti, come quelli del Covid o della guerra civile in Sudan, che coinvolgono direttamente o indirettamente i personaggi, visti e analizzati nelle loro fragilità e nei loro punti di forza, nella gioia e nel dolore. 

Sono diversi i registri linguistici utilizzati che si alternano nei dialoghi e nelle descrizioni di ambienti e stati d’animo per non annoiare il lettore, con una grande cura verso la forma, frasi corte, con una loro musicalità. Quasi uno stile cinematografico, descrittivo, in cui le parole riescono a ricreare perfettamente l’ambientazione facendo immergere il lettore in vere e proprie inquadrature di luoghi e primi piani degli attori. Tanti i colpi di scena in una trama creata giorno per giorno, quando l’ispirazione arriva anche all’improvviso, come un fiume in piena in cui straripano i pensieri e fluiscono in parole. «Vorrei – afferma l’autrice – che le persone giudicassero in modo meno affrettato gli altri, tralasciassero etichettature che creano divisioni e che la stessa cosa fosse fatta da chi è giudicata per non creare circoli viziosi. Vorrei che ciascuno, meditando sui propri errori, cercasse di porvi rimedio e che si capisse l’inutilità della sopraffazione e della violenza».

Sebbene fresco di stampa “Ritratto di donna: Lea” si è già classificato al secondo posto nel “V Premio M. Cumani Quasimodo”. Il romanzo sarà presentato venerdì 10 giugno, alle ore 19.30, ai “Giardini Orselli” di Forlì. Inoltre, domenica 26 giugno, a Bondeno, presso la biblioteca comunale, in via dei Mille. L’autrice ha, poi, anticipato che, attualmente, è in stampa il racconto “Roxana”, un giallo con finale a sorpresa, selezionato dalla Aletti per la traduzione in arabo da parte del noto professore e scrittore Hafez Haidar.

 Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

“Quell’ombra nel giardino”. La conquista di essere donna contro ogni ostacolo. Sandy Ambrosio,

“Quell’ombra nel giardino”. 

La conquista di essere donna contro ogni ostacolo

La forza di una donna, pronta a superare ogni ostacolo che la vita le pone davanti. Difficoltà, a volte, raddoppiate proprio perché donna. E’ il libro di Sandy Ambrosio dal titolo “Quell’ombra nel giardino” che, pagina dopo pagina, racconta la storia, ambientata alla fine degli anni Sessanta, di una ragazza tenace, capace di crescere e costruire la sua vita nonostante la tradizione e le abitudini culturali radicate. Il romanzo è pubblicato nella collana “I Diamanti della Narrativa” dell’Aletti editore.

Un futuro tutto da scrivere con un segreto che non la abbandona ma che verrà a chiedere il conto. Essere donna vivendo situazioni e anni che la cambieranno per sempre, dimostrando la sua forza e la sua voglia di affermarsi superando ostacoli e delusioni. «Il titolo – spiega l’autrice che vive in provincia di Bergamo dove lavora in un Istituto scolastico – rispecchia la trama, gli avvenimenti, le situazioni più importanti del romanzo. L’ombra accompagnerà la protagonista nel suo percorso di vita, fa parte del suo passato, di conseguenza ne minerà il suo futuro».

E Sandy si sofferma anche sulla condizione attuale della donna, che ha ancora «tante radici di limitazioni, nella cosiddetta era moderna ed  emancipata a larga banda tecnologica. Lo si sente e vede, purtroppo, dai molteplici fatti di femminicidio. L’accettazione della condizione di una donna – afferma la scrittrice di origine calabrese, precisamente di San Giovanni in Fiore – che rivendica, a giusto senso, la libertà di pensiero, la libera scelta di avere un lavoro, una sua personale identità nel sociale, rende molto vulnerabile l’uomo, che si sente privato da quella autorità che per millenni ha gestito senza opposizione. Condizione che si riscontra in qualsiasi luogo o in qualsiasi ceto sociale, da Nord a Sud». 

Gli elementi stilistici dell’opera sono puramente ambientati, ad uso e costume, in un contesto culturale dove a prevaricare è il pregiudizio, ed una forma di esistenzialità radicata nell’ ignoranza. Questo fa sì che le negazioni, le costrizioni, le scelte degli altri, compromettano i sogni e le ambizioni della protagonista. «Il romanzo, puramente di fantasia, – afferma l’autrice – mette in chiara luce la differenza con l’artista, che descrive nel suo lavoro una realtà di cui non ha mai fatto parte».

Una trama ricca e avvincente costruita con consapevolezza. «Generalmente – svela Sandy – ho sempre in mente tutta la storia, dall’inizio alla fine. Nel percorso della scrittura, poi, provo sempre a rendere il più conforme possibile le situazioni ai miei personaggi. Credo che avere già un’idea ben definita e precisa della trama, sia di contenuto iniziale quanto di uno sviluppo finale, renda l’autore più consapevole di ciò che vuole scrivere e, soprattutto, far arrivare al lettore». Messaggio che arriva forte e chiaro a chi si lascia trasportare dalla storia, scritta con sentimento di profonda e sentita emozione: «Mettere in evidenza, la tenacia di una donna, anche se gli ostacoli sono sempre e comunque tantissimi».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione

Estate, di Ada Negri, analisi di Elvio Bombonato

Estate, di Ada Negri, analisi di Elvio Bombonato

Author: Cristina Saracano

ESTATE

Nei mesi estivi il solleone  
rende i muri così abbaglianti  
che a fissarli vien sonno:  
tende gialle e rosse  
si abbassano sui negozi  
il nastro di cielo  
che s’allunga fra due strisce  
parallele di tetti  
è una lamina di metallo rovente.  
Dolce è non far niente,  
accucciati sulle pietre roventi,  
respirando il caldo.  

ADA NEGRI  

Lirica di 12 versi piani. Ho contato 5 novenari, 5 settenari, 1 doppio senario, 1 endecasillabo. Il titolo è un indicatore semantico; la poetessa, infatti, descrive l’estate: il solleone, i muri abbaglianti e roventi, la sonnolenza, le tende abbassate sui negozi, ‘il nastro di cielo che s’allunga fra due strisce di tetti’ (immagine notevole); il dolce far niente, respirando il caldo (altra immagine notevole).

BIBLIOMAN(Z)IA E TAROT | Giochi in libreria con Valeria Bianchi Mian

BIBLIOMAN(Z)IA E TAROT | Giochi in libreria con Valeria Bianchi Mian

Date: 8 giugno 2022Author: poesievolanti0 Commenti— Modifica

La Biblioteca Bibliomantica e Biblioromantica del mercoledì per una volta diventa BIBLIOMAN(Z)IA del venerdì.

Questo
VENERDÌ, 10 GIUGNO
h. 18,00
Libreria Belleville Torino
giochi letterari
carte e oracoli
arcani arcani…

Valeria Bianchi Mian | http://www.tarotdramma.com | Psicoterapeuta e scrittrice, conduce laboratori e percorsi creativi.

Grazie all’ospitalità di Paola Tombolini!

*

Scrivimi

tarotdramma@gmail.com * tarotfulness@gmail.com