Italia addio, sta saltando tutto, Il Giardiniere 

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Il Giardiniere 

Italia addio, sta saltando tutto

Nonostante il taglio delle accise di circa 35 centesimi, la benzina costa alla pompa circa due euro. Che significa? Faccio un esempio semplice. Le ciliegie pugliesi “ferrovia”, pagate ai produttori meno di due euro, costano a Milano dieci. Il prezzo raddoppia per i costi di trasporto: il resto è margine dei rivenditori. Ma siccome in ben pochi possono permettersi le ciliegie a dieci euro, la frutta resterà sui campi.

Così per la carne, aumentata del 50 per cento; per il pane; per il latte; per la verdura.

Il costo a cosa è dovuto? Alla speculazione sull’energia, che poi si riverbera sui concimi e sui fitofarmaci (che sono sintetizzati con grande consumo energetico). Infatti l’Europa, per dare retta agli Usa, ha tagliato il petrolio russo per comprare quello americano che costa ben di più.

Siamo agnelli che affidati volontariamente ai lupi.

Sta per saltare tutto,

E salterà per molto tempo.

Per pareggiare i conti lo Stato aumenta le tasse e invita quei vampiri dell’agenzia delle entrate a mandare a tutti cartelle esattoriali completamente false.

Il popolo, nonostante la fame che arriva, è quasi contento;: infatti quasi tutti preferiscono il male altrui al bene proprio.

L’ex partito dei lavoratori, il pd, alchimia perfetta di ogni intrallazzo della prima Repubblica, continua a usare armi di distrazione di massa: diritti civili, diritti degli animali, diritti di qua e diritti di la.

L’unico diritto al quale rinunciano è quello della dignità del lavoro.

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Anziano spara e uccide il figlio della sua badante nel Pavese

Anziano spara e uccide il figlio della sua badante nel Pavese

Vittima un italiano di 43 anni

Anziano spara e uccide il figlio della sua badante nel Pavese

Ansa

Rainews: Dai primi accertamenti, sembra comunque che a spingere il pensionato a esplodere il colpo contro la vittima siano stati motivi di poco conto Condividi

Un anziano, 85 anni, ha ucciso questa sera, con un fucile da caccia, il figlio 43enne della sua badante. L’omicidio è avvenuto a Gambolò (Pavia), in Lomellina a pochi chilometri da Vigevano (Pavia).

L’85enne, da tempo malato e costretto a muoversi su una carrozzina, deteneva regolarmente l’arma con cui ha sparato. Non sono al momento conosciute le ragioni del gesto: dai primi accertamenti, sembra comunque che a spingere il pensionato a esplodere il colpo contro la vittima siano stati motivi di poco conto.

A lanciare l’allarme è stata la badante, italiana, disperata dopo aver visto il figlio crollare sul pavimento dell’appartamento. Sul posto, sono subito accorsi i soccorritori, insieme ai carabinieri. Ormai non c’era più nulla da fare. Il 43enne è morto all’istante.

I carabinieri hanno subito avviato gli accertamenti per ricostruire il fatto e comprendere meglio le ragioni che hanno spinto l’anziano a impugnare il suo fucile e a sparare. L’indagine è coordinata dalla Procura di Pavia

https://www.rainews.it/articoli/2022/06/anziano-spara-e-uccide-il-figlio-della-sua-badante-nel-pavese-48b3b5d6-6c4a-4f4b-96db-a6f8f7a09e49.html

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VERSI DI SARDEGNA – AA.VV.

VERSI DI SARDEGNA – AA.VV.

Versi di Sardegna – AA.VV.

LIBRI Poesia

“Versi di Sardegna”

antologia poetica curata da Alessandra Sorcinelli

“Versi di Sardegna” è un progetto letterario della poetessa Alessandra Sorcinelli, la quale per celebrare la sua isola, la Sardegna, ha selezionato poeti e poetesse per un’antologia che spazia dalla versificazione in limba (con la presenza di traduzione in lingua italiana) ai ricordi dei tempi dell’infanzia.

In copertina l’opera “Il Vessillifero Sardo” dell’artista Gianni Argiolas.

L’antologia consta di 11 raccolte poetiche, in ordine di comparizione:

Alessandra Sorcinelli

Carlo Onnis

Dennys Cambarau

Francesca Petrucci

Franco Carta

Gabriella Zedda

Gigliola Cuccu

Giuseppa Sicura

Lilli Sanna

Maria Domenica Pileri

Mary Ibba

È possibile prenotare una copia di “Versi di Sardegna” inviando un’e-mail a: info@tomarchioeditore.it

Genere: poesia

Prezzo: 12.00 euro

Spedizione: 4.00 euro

Pagine: 240

Pubblicato: prima edizione dicembre 2021

seconda ristampa giugno 2022

ISBN: 978-88-945946-3-8

Ordina via e-mail: info@tomarchioeditore.it

Alessandra Sorcinelli è poetessa e scrittrice cagliaritana. Organizzatrice di eventi. Conduttrice di programmi sociali culturali e artistici radiofonici e web tv.

Collabora con la Pro Loco di Cagliari e Istituzioni.

Ha conseguito due lauree in materie giuridico economiche ed un Master come esperto in pubblica amministrazione.

Attualmente studia beni culturali e spettacolo. Laurea hc in organizzazione eventi e spettacoli.

È Madre.

Responsabile gruppo Audit e Internal Auditor Università di Cagliari. Sindacalista Segretario d’Ateneo Uil rua. Esperta in politiche di genere pari opportunità e violenza domestica. Articolista su riviste on line e cartacee UniCa news. La voce degli Italiani.it.

Ideatrice e conduttrice del Progetto itinerante “Son caduta quella sera” che racconta per strade piazze istituzioni la violenza domestica e i mezzi per farvi fronte dalla prevenzione alla tutela con spiegazioni e informazioni sul Codice Rosso e con messaggio poetico sociale tratto da Avevo sempre le scarpe rosse.

Ha curato numerose Antologie con autori vari e ha pubblicato numerosi libri.

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CONVERSAZIONI POETICHE – AA.VV.

CONVERSAZIONI POETICHE – AA.VV.

Conversazioni poetiche – AA.VV.

LIBRI Poesia

“Conversazioni poetiche”

antologia di poesie

“Conversazioni poetiche” è un’antologia di poesie con autori ed autrici d’Italia, alcune opere sono state scritte nel dialetto del poeta e presentate con traduzione italiana.

Dalla prefazione della poetessa Giuseppa Sicura:

“In un mondo che ha fatto della materialità il cardine del progresso umano, scrivere oggi di poesia potrebbe sembrare anacronistico, come voler occuparsi del nulla. La nostra società, complessa e frenetica, non ha tempo per soffermarsi a meditare, a scrutare l’animo umano e le sue emozioni; la poesia invece è di questo che si nutre. È un atto creativo che richiede tempo e silenzio, perciò è opinione diffusa che potesse avere la sua valenza nell’infanzia del mondo, non adesso che viviamo sotto la tirannia delle ore e del rumore.

Credo che la poesia non sia un trastullo per bambini ed anche oggi che il mondo vive l’età matura, dell’informatica e dei social, a maggior ragione, l’essere umano ne ha bisogno: è un contraltare di bellezza, un balsamo che allevia le brutture del mondo, un’oasi di respiro per il pensiero e la riflessione, una tregua all’ansia e alle corse giornaliere.

Per creare poesia serve l’ispirazione, ma di questa parola si sono quasi perse le tracce. È vero che il tempo delle Muse è finito e che Euterpe, Erato e Calliope vivono solo nei nostri ricordi scolastici. Oggi tutto è più terrestre, concreto, e allora diamo i nomi giusti alle cose e diciamo che nella poesia, così come in ogni opera artistica, l’ispirazione può giungere da qualsiasi cosa, persona o fatto, da una lettura, da un pensiero o da un’emozione, in ogni momento e spesso arriva inattesa e genera nell’artista la necessità di esprimersi e sarà proprio questa necessità la molla di tutto, una forza interiore che farà dimenticare fatiche ed ostacoli. […]”

L’antologia consta di 12 raccolte poetiche. In ordine di comparizione:

Roberta Sgrò

Giovanna Fracassi

Gabriella Mantovani

Roberto Chimenti

Indiana

Dennys Cambarau

Caterina Muccitelli

Francesca Santucci

 Elena Papa

Antonietta Angela Bianco

Teresa Viola

Rosario Tomarchio

È possibile prenotare una copia dell’antologia scrivendo a: info@tomarchioeditore.it 

Genere: poesia

Prezzo: 14.00 euro

Spedizione: 4.00 euro

Pagine: 260

Pubblicato: prima edizione dicembre 2021

ISBN: 978-88-945946-5-2

Ordina via e-mail: info@tomarchioeditore.it

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USCIRE DA QUEL MONDO – SALVATORE TURIANO

USCIRE DA QUEL MONDO – SALVATORE TURIANO

Uscire da quel mondo – Salvatore Turiano

LIBRI Romanzi e Racconti

“Uscire da quel mondo”

di Salvatore Turiano

Dal primo capitolo del romanzo:

La signora Gina, che precedeva di solito la levata del marito, si era alzata aprendo le imposte al nuovo giorno, e buttando il consueto sguardo sui palazzi di fronte alla propria abitazione e sulla piazza che già iniziava ad animarsi di gente. Scoprire ancora una volta la bellezza della vita nella luce del giorno è per tutti una gioia infinita, ma per lei c’era un motivo in più per essere felice: era il giorno del suo compleanno.

Il sole adagiava morbidamente la sua luce calda sui tetti delle case, sui balconi, sulle terrazze, disegnando ombre che creavano contrasti nei primi bagliori del mattino, e diffondevano immagini suggestive e armoniose in sfumature di colore scuro, tendente al grigio chiaro.

Si stagliavano sulle pareti, sulla piazza e sulle ville, riparate da ombrosi alberi, che a quell’ora mostravano un intenso fogliame verde, disegni e architetture di variegata e rara bellezza. Il rincorrersi delle ombre e delle luci, come mosse da mano invisibile, creavano effetti cromatici e geometrie di valore artistico strano e inusitato.

Genere: romanzo

Prezzo: 18.00 euro

Spedizione: 4.00 euro

Pagine: 226

Pubblicato: prima edizione gennaio 2022

ISBN: 978-88-945946-7-6

Ordina via e-mail: segreteria@tomarchioeditore.it

Salvatore Turiano residente a Piedimonte Etneo (CT), docente di materie letterarie ormai in pensione, ha collaborato per svariati anni con il settimanale “Il Gazzettino di Giarre”.

Ha pubblicato le seguenti opere: “Emigrammo in Australia”, “Dal Belvedere a Piedimonte indagine socio economica”, “Mariano Salluzzo, garibaldino, medico di Bixio, amico di Verga”.

Con la casa editrice Tomarchio Editore ha pubblicato nel 2020 il romanzo storico “Il matrimonio di Mara”.

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ALESSANDRIA VOLLEY CALA IL SIPARIO SULLA STAGIONE 2021.2022Sport

Campionato serie C femminile Playoff

ALESSANDRIA VOLLEY CALA IL SIPARIO SULLA STAGIONE 2021.2022

Palacima Alessandria, sabato 4 giugno con la gara dei playoff del campionato di pallavolo femminile di serie C tra le locali dell’Alessandria volley e la formazione del Santena si è calato il sipario sulla stagione 2021-2022. Alessandria 1 Santena 3 il risultato finale con i parziali di 22.25 25.18 23.25 23.25. Partita molto equilibrata tra due buone squadre ma visti i punteggi parziali viene subito alla mente un adagio dei nostri vecchi “mancano sempre 2 soldi per fare una lira” ovvero è mancato lo sprint finale nei set per invertire i parziali a favore alessandrino. Comunque una ottima stagione per questo gruppo guidato da MarcoRuscignieGiorgioOberti. Dopo un inizio campionato balbettante abbiamo assistito ad una crescita esponenziale di partita in partita che ha portato Marku e compagne a conquistare il diritto alla partecipazione ai playoff e poco conta se sono mancati successi perché il team alessandrino, ricordiamo con età media di 17 anni tutte provenienti dalla cantera giovanile dell’Alessandria volley, si è dovuto cimentare con avversari che vantano al momento esperienza e crediti superiori. Una stagione ottima per i colori alessandrini, infatti anche i boys della serie D hanno raggiunto e disputato i playoff mentre le under 13,14 e 16 femminili hanno tutte ottenuto il pass alle final four per la conquista dello scudetto territoriale Fipav comitato Ticino Sesia Tanaro.

Ora lo staff dirigenziale presieduto da Andrea La Rosa e quello tecnico con a capo il Direttore Tecnico MassimoLottaha già da tempo aperto il tavolo della programmazione per la stagione sportiva 2022.2023 facendo frutto delle esperienze positive della stagione appena conclusa ed anche delle eventuali difficoltà emerse. Ancora qualche allenamento nella riconfermata casa del Palacima e poi il sciogliete le righe in attesa della ripresa, con tante novità, alla fine di agosto.

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Onda Pride: il coming out di Marco

Giugno è il Pride Month, il mese dedicato all’orgoglio pride e alla lotta alle discriminazioni nei confronti della comunità LGBTQIA+. Durante questo periodo le piazze e le strade di tutto il mondo si riempiono di bandiere arcobaleno, parate e persone libere di amarsi e di mostrarsi per come sono nel profondo. Benché si tratti di un evento collettivo, ognuno ha la sua personalissima esperienza. Uno degli aspetti che mostra più sfumature è il coming out. Delicato e soggettivo, il coming out è differente da persona a persona. Ecco qual è stata l’esperienza di Marco Giusta, Coordinamento Torino Pride… leggi su: Sorgente: Onda Pride: il coming out di Marco

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LA ROSA, LA COSA, L’ANARCHIA DEL VERSO – ANTONIETTA FRAGNITO

LA ROSA, LA COSA, L’ANARCHIA DEL VERSO – ANTONIETTA FRAGNITO

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La rosa, la cosa, l’anarchia del verso – Antonietta Fragnito

LIBRI Poesia

“La rosa, la cosa, l’anarchia del verso”

di Antonietta Fragnito

Dalla prefazione dell’autrice:

“La mia secondogenita silloge “La rosa, la cosa, l’anarchia del verso” nasce da un patto tra le mie emozioni e la parola scritta. I tessitori occulti di questo libro sono infatti gli affetti, gli archetipi, i fantasmi che popolano da sempre la mia psiche e i miei giorni. In questo progetto bello e soave mi sono stretta con entusiasmo al petto del mio dire, intessendo una trama appagante intorno alla mia voce e al mio sogno. Parlo dell’aspetto salvifico che sempre mi avvolge quando scrivo, della speranza di gioia che ripongo nella mente che elabora, nella mano che crea. Questa mia piccola opera nasce da un premio e da premio si trasforma, come per miracolo, in dono, in percorso, in granello di pace. […]”

Poesia “Camere da letto”

“La bella Croce sul letto/ Quel dormire sempre di schiena/ che il fiato gli sa troppo di tabacco/ Parlare il necessario/ Piangere con discrezione/ per un rimprovero/ Per un’orgogliosa disperazione/ E poi le scuse espresse/ senza darlo a vedere/ Come buttando fuori un pezzo di sangue/ Senza alzare gli occhi/ Senza una carezza/ Siediti e mangia/ che se no si raffredda”

Genere: poesia

Prezzo: 10.00 euro

Spedizione: 4.00 euro

Pagine: 100

Pubblicato: prima edizione gennaio 2022

ISBN: 978-88-945946-9-0

Ordina via e-mail: segreteria@tomarchioeditore.it

Antonietta Fragnito è nata a San Giorgio la Molara (Bn) nel 1950. Ha lavorato come docente nella scuola Primaria.
Da alcuni anni coltiva la passione per la scrittura prediligendo la poesia.
Ha pubblicato la silloge poetica “Rossetto Vermiglio sul volto della Luna” con Pluriversum Edizioni.
Ha svolto attività di relatrice e pubblicato in alcune antologie.
Si è classificata in diverse competizioni e ha vinto il primo premio della Seconda edizione del Concorso poetico “Free Poetry” indetto dalla casa editrice Tomarchio Editore.

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COME FIORI SUL CIGLIO DELLA STRADA – AA.VV.

COME FIORI SUL CIGLIO DELLA STRADA – AA.VV.

Come fiori sul ciglio della strada – AA.VV.

LIBRI Poesia Romanzi e Racconti

“Come fiori sul ciglio della strada”

Antologia di racconti e poesie

Dalla prefazione di Miriam Ballerini:

“Alcuni guardano alle antologie come a figli di un Dio minore. Ritengono che non abbiano lo stesso valore di uno scritto pubblicato da un unico autore.

Personalmente le ritengo un’occasione di incontro, un modo per proporre diverse vedute e opinioni unite in un unico contenitore.

Stiamo vivendo da due anni una situazione che non abbiamo mai vissuto, che ci ha lasciato molto tempo per riflettere e per guardarci dentro.

Ora più che mai c’è bisogno di parole buone, di occasioni di riflessione e, perché no, anche di svago.”

L’antologia consta di 14 raccolte:

Libertà di Marco Salvario

Fiori di ibisco di Samuel Pezzolato

Quattro su sei di Roberta Sgrò

Camminando in diagonale di Marco Leonardi

Penso, rifletto, scrivo di Oswaldo Codiga

Amore senza età di Beatrice Benet

Alla scoperta del Socialismo reale di Gian Carlo Storti

C’è un unico amore di Mary Castelli

Oltre ogni limite di Marcello Sgarbi

Tra sacro e profano di Silverio Scognamiglio

La forza delle donne di Tiziana Topa

Persone di Enrico Pinotti

Nel tempo di una vita di Danilo Perico

Fragilità poetiche di Maria Marchese

In copertina: Fotografia “Come fiori sul ciglio della strada” di Aldo Colnago

È possibile prenotare una copia dell’antologia scrivendo a: info@tomarchioeditore.it 

Genere: racconto, poesia

Prezzo: 18.00 euro

Spedizione: 4.00 euro

Pagine: 368

Pubblicato: prima edizione maggio 2022

ISBN: 979-12-80993-02-1

Ordina via e-mail: info@tomarchioeditore.it

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Teatro Menotti:  Rassegna Contemporanea 2022 dal 7 al 15 giugno

Milano. Teatro Menotti:  Rassegna Contemporanea 2022 dal 7 al 15 giugno

Contemporanea 2022, fino al 26 giugno, un festival dedicato alla creatività giovanile che coinvolgerà diversi linguaggi artistici: teatro, danza, musica, arte visiva, comicità d’autore, cinema, filosofia.  Una nuova esperienza che ci porterà ad esplorare l’Arte nelle sue molteplici forme.

Fusioni di stili e generi con l’obiettivo di scoprire e favorire giovani artisti emergenti e promuoverne il lavoro sulla scena artistica contemporanea nazionale.   Il festival si svolgerà nei vari spazi del teatro Menotti da metà maggio a metà giugno in tutto l’arco della giornata.

Danza
7 giugno 2022 ore 20.00
DanceHaus Company
LITANIA
Idea, regia e coreografia MATTEO BITTANTEDurata 60 min.

Un trasporto in una dimensione ultraterrena e un grido di una stessa generazione verso l’uomo che invade il territorio naturale in cui risiede l’anima. Ciò che emerge è un corpo che trascende verso la comunità e l’armonia collettiva, per battersi, ma soprattutto per vivere. Litania è una performance in cui vivono in contrapposizione due diverse entità: da una parte l’azione analitica e razionale che spinge l’uomo verso la forma macchinosa delle cose; e dall’altra, la spinta emotiva e sensibile dell’istinto. In un incontro e in una lotta per la supremazia, o per una resa, si compie un equilibrio delle due parti, a favore di una sopravvivenza che non eleva le vittime ma loda i carnefici.

Matteo Bittante

Formatosi a metà degli anni ’90 come danzatore tra la Fondazione Teatro Nuovo di Torino e l’Hamburg Ballettschule “J. Neumeier”, oggi è co-direttore del Centro Nazionale di Produzione della Danza di Milano DANCEHAUS più, riconosciuto dal MIC, Regione Lombardia, Comune di Milano e direttore artistico e coreografo della DanceHaus Company. Nel 2011 è cofondatore di Contart, associazione artistica che si occupa di formazione del pubblico e promozione della danza contemporanea, che dal 2014 fa parte del network DANCEHAUSpiù. Attualmente Art Director per il marchio Tom Rebl, nella sua carriera ha affiancato personaggi del calibro di: Tiziano Ferro, Filippa Giordano, Giusy Versace, Raimondo Todaro, Raffaella Carrà, Antonio Marras, Dolcenera, Neffa, Hot Dust. Dal 2006 è docente di Accademia Susanna Beltrami – Triennio di formazione per danzatori contemporanei. Ha lavorato come danzatore per: Ballet National de Marseille Roland Petit; Teatro alla Scala di Milano, Stadtheater Bremenhaven, Compagnie Aenaon Daniel Lommel, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Balletto dell’Esperia, Teatro Nuovo Torino, con le coreografie di Neumeier, Petit, Duato, North, Dell’Ara, Nureyev, Bourmaister, Kemp, Berriel, Della Monica,Lommel. Ha danzato accanto alle étoiles Myrna Kamara, Oriella Dorella, Carlotta Zamparo, Luciana Savignano. Si avvicina alla coreografia nel 1999 fondando assieme a Margherita Miralli il Giovane Balletto Italiano grazie al quale sperimenta i primi lavori artistici. Dal 2003 collabora con Susanna Beltrami in tutte le sue creazioni. Nel 2005 è direttore artistico di Modeldanzando fondata da Chiara Benedetti.  

Foto: https://drive.google.com/drive/folders/13DJOErst63Le7jSFcxcKMkORwk4crN_t

Prezzo: €11,50

Teatro
8 e 9 giugno 2022 ore 20.00
Peso Piuma
ALL YOU CAN HITLER
Testo BR Franchi
Regia scene e costumi Andrea Piazza
con Riccardo Bursi, Simone Cammarata, Riccardo Vicardi
Produzione Peso piuma
Durata 70 min.

Siamo nel mezzo del Pacifico, nel Kiribati, primo Paese a rischio di sparizione a causa dell’innalzamento del livello dei mari. Su questo sfondo drammaticamente reale, troviamo un’immaginaria ditta italiana di merendine e il suo gestore, che cerca il modo di tornare a casa mentre una pioggia sempre più fitta impedisce l’arrivo di un aereo che lo salvi. Con lui, solo il tuttofare Chao: immigrato cambogiano, “nero, cinese, albino e omosessuale”, naufragato sull’isola da bambino. L’equilibrio cede con l’arrivo dello studente Garelli, emulo di Che Guevara venuto a liberare il popolo del Kiribati, senza che questo gliel’abbia mai chiesto. Ne nasce una commedia cinica, ritmata e politicamente scorretta: la sala break della ditta diventerà presto il terreno di una lotta identitaria, con echi alle condizioni climatiche, sociali e politiche che costituiscono i demoni di ognuno. L’ultimo baluardo di un capitalismo che ha infranto le sue promesse, circondato da un deserto di acqua salata.

Peso Piuma

Cioè: leggeri, agili e diretti. Come ogni altra compagnia under 30, il gruppo nasce infatti perché convinto della necessità che serva tornare a fare un teatro “per tutti” che, pur toccando temi seri e profondi, non dimentichi mai il divertimento e l’ironia. Decidono per questo di partire dalle storie più che dai concetti e dai personaggi più che dai performer, mettendo la vita reale, anche se non sempre raccontata realisticamente, al centro della loro ricerca. Conosciutisi tra i corridoi della Paolo Grassi e quelli dello Stabile di Genova, con All you can Hitler vincono il bando Richiedo Asilo Artistico (PimOff e Associazione Quarantasettezeroquattro): debuttano al festival Contaminazioni Digitali nel 2020, per approdare poi nel 2021 al Festival Dominio Pubblico – La Città agli Under 25.

Foto: https://drive.google.com/drive/folders/1KNWCmJL-t7zKcbJAQ-WJnHsd5t8w8GkF

Prezzo: € 11,50

Incontro ore 18

“Le startup del settore culturale. Come l’innovazione sta cambiando il modo di fare e vivere l’arte”

Un imperdibile incontro, organizzato dalla Camera di commercio in collaborazione con il Teatro Menotti, dedicato alle giovani imprese della cultura che si sono presentate durante Tavolo Giovani #FocusOnCulture del 25 maggio, che racconteranno la loro esperienza di giovani imprenditori, attraverso uno sguardo fresco ed innovativo. 

Parteciperanno Applausi Milano – Chiara Mignemi (Ideatrice e responsabile della piattaforma), Open Stage – Stefano Frosi (Co-Founder & Business Developer), Stendhapp  – Francesca De Finis (Founder) Way – Marco Aldo Pizzoni (Co-founder & CEO)   Patrimonio Cultura – Martina Di Castri (Arts management e fundraising). A moderare l’evento MODERA: Doris Ciliberti – Responsabile U.O.   Progetti internazionali Giovani Startup, Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi

Evento gratuito

Musica

10 giugno 2022ore 20.00

Evento L’Isola che non c’era 

GARA00 e THE CROWSROADS

CONCERTO LIVE

Durata: 90 min.

Evento dedicato a L’Isola che non c’era, realtà editoriale che da oltre 20 anni è attiva sulla musica italiana attraverso un aggiornamento quotidiano sul sito www.lisolachenoncera.it e i social collegati. Nel corso delle varie attività, molte le occasioni per conoscere giovani talenti musicali, come uno dei protagonisti della serata, Giuseppe Garavana. Oltre alla sua attività solistica, ha fondato ‘Gara00’, progetto dal taglio rock (sporcato da blues, psichedelia, prog…). Frequentando il Cpm di Milano e L’Associazione Minuetto, ha potuto accompagnare già in giovane età artisti come: Ornella Vanoni, Omar Pedrini, Bernardo Lanzetti, Ghemon ed altri. 

Una volta all’anno L’isola che non c’era, organizza il Premio L’Artista che non c’era, giunto alla 19ª ediz. Tra i vari vincitori ci sono The Crowsroads, altri protagonisti di questa serata. Un duo folk-rock-blues dal sound ruvido e coinvolgente, caratterizzato da un uso originale dell’armonica e solide ritmiche di chitarra a cui si aggiungono riusciti intrecci vocali. Si sono esibiti al Pistoia Blues e negli anni hanno collaborato con Sarah J. Morris, Jono Manson, Frankie Chavez e aperto i concerti di Robben Ford, Stef Burns, Treves Blues Band, Danny Bryant.

Foto: https://drive.google.com/drive/folders/1L_C3qYVTN3yBCEoYzOYYVWV3ryYFniWc

Prezzo: € 11,50

Musica classica

11 giugno ore 20.00
Quintetto Conservatorio Svizzera Italiana

TRA IL CLASSICO E IL ROMANTICO
Tomer Sharoni – clarinetto

Katariina Maria Kits – violino I

Nadzeya Saladukhina – violino II

Jone Diamantini – viola

Pedro Fernàndez Millàn – violoncello

Durata: 70 min.

Mozart e Brahms coinvolgono profondamente il pubblico con la stessa intuizione timbrica trattata all’apice di due stili storicamente differenti: il classicismo delle forme e del mondo mozartiano si trasfigura nel crepuscolo romantico di Brahms per una serata che saprà dimostrare l’intramontabile attualità di questa musica.

Wolfgang Amadeus Mozart – Quintetto in La Maggiore KV 581

per clarinetto, due violini, viola e violoncello

Allegro, larghetto, minuetto e allegretto con variazioni

Johannes Brahms – Quintetto in Si minore op.115 per clarinetto,

due violini, viola e violoncello Allegro, Adagio, Andantino, Finale

Il quintetto del Conservatorio della Svizzera italiana 

Una formazione di giovani che offre due tra le opere più celebri e affascinanti del repertorio che unisce al tradizionale quartetto d’archi la presenza del clarinetto. La voce sognante di questo strumento crea un tessuto di melodie e ornamenti che arricchiscono l’articolazione timbrica degli archi e si salda in un dialogo che alterna frasi musicali con una fortissima potenza emotiva.

Foto: https://drive.google.com/drive/folders/1L_C3qYVTN3yBCEoYzOYYVWV3ryYFniWc

Prezzo: €11,50

Teatro
12 giugno 2022 ore 20.00
Riccardo Dal Ferro 

SENECA NEL TRAFFICO

Di e con Riccardo Dal Ferro – Rick Dufer
Durata 70 min.

Facile sopravvivere da stoici in epoca romana: non c’era mica Facebook, non c’erano nemmeno gli ingorghi di Milano, il Black Friday, i gratta-e-vinci, i terrapiattisti (anzi, quelli c’erano anche allora). Insomma, essere stoici in un’epoca diversa dalla nostra sembra facile, accessibile, quasi inevitabile. Eppure, le cose non stavano esattamente così: c’erano le congiure, i senatori avidi, gli imperatori che ammazzavano tutta la famiglia, gli esili e le accuse di piazza. Insomma, il frastuono, il caos, il casino c’è sempre stato, anche ai tempi di Seneca. Così, è bello immaginare come i grandi filosofi del passato, da Socrate a Marco Aurelio, da Platone ad Epitteto, avrebbero vissuto la nostra epoca. Partendo dagli scritti di questi grandi uomini, che hanno saputo trovare (non sempre) la serenità in mezzo al trambusto, lo spettacolo “Seneca nel Traffico” cerca di scovare alcuni indizi utili a vivere con tranquillità nell’epoca dei social network. Ma con moderazione.

Riccardo Dal Ferro 

Consegue il diploma classico a indirizzo linguistico presso il liceo “G. Zanella” di Schio (VI) e si laurea successivamente in filosofia presso l’Università di Padova. Collabora con numerose riviste, cartacee e online, trattando di attualità, filosofia, letteratura. Si occupa di storytelling e copywriting attraverso vari progetti multimediali. Dal 2007 insegna scrittura creativa e sceneggiatura e nell’anno 2009/10 collabora con la cattedra di “Storia del pensiero scientifico” del professor Fabio Grigenti, all’Università di Padova. Porta avanti un progetto di divulgazione letteraria e filosofica sul web attraverso il suo canale YouTube “Rick DuFer” e il suo programma podcast “Daily Cogito “, partecipa periodicamente a conferenze e organizza seminari. È autore e interprete di molti monologhi teatrali a sfondo letterario, filosofico e satirico. Inventa la Stand-Up Philosophy, spettacolo di satira filosofica che nel 2016 porta in tutta Italia. Nel 2014 pubblica il suo romanzo d’esordio “I Pianeti Impossibili”, edito da Tragopano Edizioni. Nel 2015 fonda la sua scuola di scrittura e creatività “Accademia Orwell” che nel 2016 trova sede anche a Padova, Bologna e Roma. Collabora con vari enti formativi e culturali sparsi su tutto il territorio come per esempio ENAC Lab, e l’associazione Popsophia. Nel 2016, su invito di Umberto Eco, interviene al Festival della Comunicazione di Camogli con una conferenza dal titolo “Divulgo Ergo Sum”. È presidente di giuria alla decima edizione (2017) del Festival Internazionale “Fiuggi Film Festival”. È direttore della rivista accademica ENDOXA, patrocinata dall’Università di Trieste ed edita da Mimesis. Nel giugno 2018 esce il suo libro “Elogio dell’idiozia”, saggio filosofico che nel 2021 vedrà una seconda edizione ampliata e rivista. Nel 2019 il suo nuovo monologo “Seneca nel Traffico” va in tour per l’Italia. Nel 2019 esce per De Agostini il suo “Spinoza e Popcorn “, libro che racconta le più importanti idee filosofiche analizzando le serie televisive. Nel 2020 esce la raccolta di racconti gotici “I Racconti della Vera Nuova Carne “, per edizioni Poliniani, illustrata da sua moglie Ary De Rizzo. Nel 2020 pubblica per Audible il podcast originale “Parole Preziose “, in collaborazione con l’amico e collega Roberto Mercadini. Nello stesso anno esce il podcast originale “A Mente Libera” per Storytel.

Foto: https://drive.google.com/drive/folders/1pCE6pd5NIiY3nSbZx0Cj_fGr4ksGGk9R

Prezzo: € 11,50

Teatro
14 e 15 giugno 2022ore 20.00
Enrico Ballardini e Helena Hellwig

SOLI COME I PINK FLOYD
Scritto e diretto da Enrico Ballardini
Con Enrico Ballardini e Helena Hellwig
Arrangiamenti di Enrico Ballardini
Durata 60 min.

Un arrangiamento in solitaria di alcune tra le opere più conosciute dei Pink Floyd accompagna le riflessioni deliranti di un personaggio solo, che pare appena uscito da un quadro surreale di Magritte, stretto al suo ideale di amore, di vita, di nascita e di morte. Inseguito dalla voce prorompente di un amore perduto, il nostro omino nero si immerge in atmosfere psichedeliche senza ritorno. 

Lui, che barcolla tra il senso e le parole.
Lei, per cui le parole sono solo suoni.
Loro, per i quali i pensieri sono come sogni. 
La scena, piazza comune che accoglie l’Altro, in ragione e follia.
L’uomo dalla schiena infuocata che incontra il suo doppio della copertina di “Wish you were here” e la voce di “The great gig in the sky”, si ritrovano a girare nello stesso spazio, come passanti sul marciapiede di una vita comune. Una. Unica.
Come due soli solitari: risplendono, anche se distanti anni luce.

Enrico Ballardini

Attore, regista, autore, musicista e cantautore. A diciannove anni entra alla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano (per fuggirne a 20). Si è formato con il regista Claudio Orlandini. Approfondisce la sua formazione con artisti quali Danio Manfredini, César Brie, Tahdashi Suzuki, e con actor coach statunitensi quali: Lola Cohen, Bernard Hiller, Greata Seacat, Francesca Viscardi Leonetti.A teatro è stato diretto e ha collaborato con diversi registi italiani e stranieri, tra cui Emma Dante, Simon Mc Burney, Mary Zimmerman, Theodoros Terzopulos, Claudio Orlandini, Emilio Russo, Stefano De Luca, Claudio Autelli, Giuseppe Isgrò, Omar Nedjari.Esordisce come regista nello spettacolo “In panne” di Friedrich Durrenmatt. Insieme a Davide Gorla e Giulia D’ Imperio, fonda la compagnia teatrale “Odemà”, con la quale ottengono la Segnalazione speciale al Premio Scenario 2009, Premio dello spettatore per il miglior spettacolo 2009-2010, con il progetto da loro scritto, diretto e interpretato “A tua immagine”, di cui firma anche le musiche. Spettacolo che approda al Piccolo Teatro di Milano nella stagione 2015-2016. Sempre per Odemà firma la drammaturgia di “Mea Culpa” e “Acordo di Mare”. Tra le principali produzioni cinematografiche alle quali ha partecipato: “Il capitale umano”, di Paolo Virzì, “Vallanzasca – gli angeli del male”, di Michele Placido, “The International” di Tom Tykwer, “La cura del gorilla”, di Carlo Sigon, “L’ultimo giorno d’inverno”, di Sergio F. Ferrari, Miglior Film nel 2010 al festival internacional de Cine GLBT di La Paz (Bolivia). Partecipa inoltre a diversi film, sceneggiati e sit com per la TV italiana e svizzera. Come musicista e cantautore, nel 2010, viene premiato al concorso Note Scordate indetto dall’A. N. M. I. L. (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro).

Helena Hellwig

Madre milanese e padre tedesco, nasce a Milano e pur non essendo figlia d’arte, fin da piccola mostra una spiccata predisposizione per la musica e contemporaneamente agli studi classici, all’età di 15 anni si iscrive al CET-Centro Europeo Toscolano, la scuola fondata e diretta da Mogol conseguendo il diploma E.V.T.S Voicecraft. Nel 2001 in occasione di un provino presso una casa discografica Helena conosce Andrea Bocelli che la sceglie per farla cantare nel duetto “L’Abitudine”, pubblicato nell’album “Cieli di Toscana” e partecipa al tour promozionale del disco, esibendosi dal vivo in tutto il mondo, al fianco di Bocelli. L’anno seguente, sempre attraverso un provino musicale, incontra il Maestro Ennio Morricone che le chiede di collaborare alla colonna sonora del film a cartoni animati “Aida degli alberi” interpretando la canzone “Frange di nuvole”. È grazie a queste prestigiose partecipazioni che nel febbraio del 2004 viene pubblicato l’album di debutto di Helena intitolato “Per conto mio”. Frequenta un corso di teatro alla scuola “Quelli di Grock” e un corso di “Storia e conservazione dei beni teatrali, cinematografici e televisivi” all’Università Statale di Milano. Nel 2006, in collaborazione con Planet Funk, Helena è scelta dalla Coca Cola per incidere il brano “We stand together”, inno ufficiale delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006, e segue il viaggio della fiamma olimpica, esibendosi in concerti in tutta Italia. Nel marzo 2006 partecipa nella categoria Giovani alla 56^ Edizione del Festival di Sanremo con il brano scritto per lei da Mango, “Di luna morirei”, classificandosi terza (prima fra le interpreti femminili) e riceve il premio A.F.I. Nell’ottobre 2015 ha preso parte al Concorso Nazionale per Cantautrici “Io sono un’isola” Bianca d’Aponte aggiudicandosi ben 3 premi: -Premio della Critica-Premio per la miglior interpretazione-Premio per il miglior testo. Ha partecipato per cinque stagioni sulla “7” e successivamente la “Nove” alla trasmissione di Maurizio Crozza “Crozza nel paese delle meraviglie” in qualità di attrice e cantante.

Prezzo: €11,50

BIGLIETTERIA

biglietteria@teatromenotti.org tel. 0282873611

Teatro Menotti

Via Ciro Menotti 11

Dal lunedì al sabato dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Domenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo

PREZZI

  • Biglietti €11,50

Acquisti online
Con carta di credito su www.teatromenotti.org

ORARI SPETTACOLI

Menotti Teatro Filippo Perego:

Dal martedì alla domenica: ore 20.00 

Domenica 26 giugno ore 17.00

Lunedì riposo

UFFICIO STAMPA
Linda Ansalone stampa@teatromenotti.org

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AL VIA LUNEDÌ 13 GIUGNO ESTATE AL MAGGIORE 

Verbania: AL VIA LUNEDÌ 13 GIUGNO ESTATE AL MAGGIORE 

Dopo il successo degli spettacoli portati in scena nei mesi scorsi, 

il palco del Maggiore, la sua Arena Esterna e Villa Simonetta ospitano 

la MAV Symphony Orchestra Budapest, Compagnia EgriBiancoDanza, I Legnanesi con l’Orchestra Matteo Bensi, Davide Van De Sfroos, Aka 7even, Drusilla Foer, Stefano Massini con l’Orchestra Multietnica di Arezzo e importanti appuntamenti con la musica classica

Biglietti acquistabili al link https://toptix1.mioticket.it/fondazioneilmaggiore/

Disponibili da oggi i biglietti per lo spettacolo del 13 giugno

Dal 10 giugno sarà possibile acquistare tutti gli altri biglietti 

Dopo il successo della stagione appena conclusa, Verbania torna ad accogliere un ricco cartellone di eventi, ospitati al TEATRO MAGGIORE, nella sua ARENAESTERNA, il cui palco è stato acquistato grazie al progetto Culturagility, finanziato da Fondazione Cariplo, e nella recentemente riaperta al pubblico VILLASIMONETTA

Si tratta di ESTATE AL MAGGIOREal via lunedì 13 giugnonove appuntamenti che spaziano dalla musica classica a quella contemporanea, passando per la danza e la prosa

Come per la serie di eventi da poco conclusa, questa volta con l’impressione di essere sempre più vicini alla “normalità” a cui siamo sempre stati abituati, la “città giardino sul Lago Maggiore” torna ad essere luogo di condivisione di emozioni, dove poter tornare a ritrovarsi in platea, assistendo fisicamente agli spettacoli nel pieno rispetto delle normative attualmente in vigore.

E così, lunedì 13 giugno (ore 21.00 – sala teatrale), la MAV SYMPHONY ORCHESTRA BUDAPEST dà il via ufficiale a ESTATE AL MAGGIORE: diretta dalla DIRETTRICE ELENA CASELLA, la MAV Symphony Orchestra, fondata nel 1945 e oggi, con i suoi 90 musicisti professionisti, tra le migliori formazioni orchestrali ungheresi, porterà in scena un programma che comprende Walzer per orchestra d’archi (A. Finzi), Crisantemi (G. Puccini), Serenata per Orchestra d’Archi op.22 (A. Dvorak).

Segue, domenica 3 luglio (ore 21.00 – sala teatrale), il GRAN GALÀ DELLA DANZA con la COMPAGNIA EGRIBIANCODANZA: un ampio programma a rappresentare il mondo della danza con le sue molteplici sfaccettature, i suoi stili e le sue innumerevoli dimensioni (sociale, formativa, professionale e folkloristica); una serata pensata non solo per gli appassionati ma anche per avvicinare nuovi pubblici a questa straordinaria arte performativa. Spettacolo realizzato in convenzione con Piemonte dal Vivo.

Venerdì 8 luglio (ore 21.00 – Arena Esterna) appuntamento con grandi interpreti della tradizione teatrale italiana e il mix unico tra musica e comicità dello spettacolo CANTA E RIDI CON I LEGNANESI & ORCHESTRA MATTEO BENSI. Per la prima volta, fin dalla nascita della Compagnia, avvenuta nel 1949 a Legnano, i personaggi della Teresa, la Mabilia e il Giovanni si trovano a condividere il palco con una formazione musicale dal vivo come l’ORCHESTRA MATTIA BENZI. In scaletta scene esilaranti nuove e d’archivio de I Legnanesi, brani famosissimi della canzone leggera italiana e i brani più conosciuti dell’Orchestra Matteo Bensi, formazione musicale nata nel 2017 di cui fanno parte sette musicisti e una voce femminile, da allora in tour in tutta Italia con concerti in piazze, teatri e locali da ballo. 

Si prosegue giovedì 14 luglio (ore 21.00 – Arena Esterna) con DAVIDE VAN DE SFROOS e il suo LIVE ESTATE 2022: l’occasione perfetta per estendere l’abbraccio al pubblico e farlo ballare e scatenare sulle note dei brani simbolo del repertorio dell’artista – un best of che miscela i grandi successi del passato con incursioni nell’ultimo progetto discografico MAADER FOLK (BMG/MyNina). Anche per questa tappa estiva Davide Van De Sfroos sarà accompagnato da Angapiemage Galiano Persico (violino, mandolino, tamburello, cori), Paolo Cazzaniga (chitarra elettrica e acustica, cori), Silvio Centamore (batteria, percussioni), Matteo Luraghi (basso), Thomas Butti (fisarmonica, tromba) e Daniele Caldarini (tastiere, chitarra acustica).

Sabato 16 luglio (ore 21.00 – Villa Simonetta) è la volta di SALON MUSICAL Arie da camera di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Puccini, Duparc, Fauré, Debussy, Ravel, Obradors, Mompo, De Falla Rodrigo. Sul palco la soprano Annarita Taliento, la mezzosoprano Giorgia Gazzola e Anna Bigliardi al pianoforte.

Domenica 17 luglio (ore 21.00 – Arena Esterna) appuntamento con AKA 7EVEN, pronto a partire con il suo primo tour live. Tra le attese date estive annunciate c’è anche Verbania: qui, l’artista porterà sul palco i brani che hanno fatto ballare tutti i suoi fan negli ultimi due anni e presenterà dal vivo il nuovo singolo “Come la prima volta” (Columbia Records Italy/Sony Music Italy), di cui è già disponibile il videoclip online.

Segue, venerdì 22 luglio (ore 21.00 – Arena Esterna), ELEGANZISSIMA ESTATE scritto e interpretato da DRUSILLA FOER. Un recital in divenire, scritto e interpretato da Drusilla Foer. Un viaggio fra gli aneddoti tratti dalla vita straordinaria di Madame Foer, vissuta fra l’Italia, Cuba, l’America e l’Europa, e costellata di incontri e grandi amicizie con persone fuori dal comune e personaggi famosi, fra il reale e il verosimile. Il recital, ricco di musica e canzoni dal vivo, svela un po’ di lei: familiare per i suoi racconti così confidenziali e unica, per quanto quei ricordi sono eccezionali e solo suoi. Il pubblico si trova coinvolto in un viaggio nella realtà poco ordinaria di un personaggio realmente straordinario, in un’alternanza di momenti che strappano la risata e altri dall’intensità commovente. 

Il giorno successivo, sabato 23 luglio (ore 21.00 – Villa Simonetta), la musica fa il suo ritorno in scena con LIEDERABEND Lieder di Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann, Brahms, Wolf. Sul palco la mezzosoprano Anna Giumentaro e Mirco Godio al pianoforte. 

A chiudere Estate al Maggiore, martedì 26 luglio (ore 21.00 – Arena Esterna), è Stefano Massini: QUANDO SARÒ CAPACE DI AMARE Massini racconta a Gaber Con Orchestra Multietnica di Arezzo. Un corto circuito spiazzante: Stefano Massini in questo spettacolo non si propone di raccontare Gaberbensì racconta aGaber. Ma racconta cosa? Semplicemente storie, personaggi, vicende realmente accadute, incontri e memorie che lo scrittore non avrebbe mai intercettato, se non fossero state attratte dalla calamita delle canzoni del signor G. Perché aveva ragione Borges: ogni verso evoca altri versi, ogni creazione semina altri raccolti, ogni opera muta forma in un’ennesima opera. Cosa accade allora se un narratore come Massini si lascia ispirare dai brani di Giorgio Gaber?

Spettacolo realizzato in convenzione con Piemonte dal Vivo.

Biglietti disponibili al link: https://toptix1.mioticket.it/fondazioneilmaggiore/

Per ulteriori informazioni consultare il sito www.ilmaggioreverbania.it

www.facebook.com/ilMaggioreVerbania

www.instagram.com/il_maggiore_verbania/

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“Riflettendo sulla giustizia” – Riflettendo sulla giustizia

l Movimento ecclesiale di impegno culturale e l’Azione Cattolica Italiana organizzano, martedì 7 giugno, ore 19, un incontro di riflessione intorno ai temi oggetto dei cinque quesiti referendari sui quali il corpo elettorale è chiamato a esprimersi domenica 12 giugno.

Interverrà Renato Balduzzi, che dialogherà con il presidente nazionale del MEIC, Luigi D’Andrea, e con il presidente nazionale dell’AC, Giuseppe Notarstefano.

L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming sui canali Facebook e Youtubedell’Azione Cattolica. Alleghiamo il programma.

Ufficio stampa del prof. Renato Balduzzi

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Il Sottosegretario Nisini (Lega) martedì ad Alessandria e a Acqui Terme

Il Sottosegretario Nisini (Lega) martedì ad Alessandria e a Acqui Terme

L’on. Tiziana Nisini, Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sarà martedì 7 giugno ad Alessandria e ad Acqui Terme, a sostegno dei candidati sindaco, prof. Gianfranco Cuttica di Revigliasco e dott.essa Franca Roso.

La mattina alle 10 il sottosegretario parteciperà a Villa Guerci ad un tavolo dedicato a lavoro e formazione, insieme a Mattia Roggero, assessore al Lavoro e alle Attività Produttive del Comune di Alessandria.

Alle 11 sarà ospite del punto elettorale in Piazzetta della Lega, e alle 12 si trasferirà a Palazzo Pacto per un incontro al ForAl.

Successivamente raggiungerà Acqui Terme, dove alle 14,30 ci sarà a Palazzo Robellini (piazza Levi) un incontro con gli imprenditori locali su attività produttive e lavoro.  La tappa acquese del sottosegretario Nisini si concluderà con la visita ad alcune primarie realtà imprenditoriali del territorio.

Agua que cayó en el mar…

Agua que cayó en el mar…

« Agua que cayó en el mar
No puedo vivir en esta realidad
¿Y cómo me cuesta entender que no tengo una gota de vida sin ti?
Sola por la oscuridad
En mi habitación no cabe nadie más
Sólo está tu voz que golpea en mi frente y ya nada la podrá callar

Te quise tanto que supe entregarte enterita mi alma
Te quise tanto que nunca escuché lo que hablaban de mí
Te quise tanto que para olvidarte una vida no alcanza
Y me queda perder la esperanza de andar por el mundo buscando por ti

Te quise tanto que toda mi piel sólo quiere tus besos
Te quise tanto que nunca podré arrancarte de mí
Te quise tanto que para olvidarte una vida no alcanza
Y me queda perder la esperanza de andar por el mundo buscando por ti

Todo lo dejó perder
Que no estarás conmigo al amanecer
Que es un imposible seguir adelante el castigo es mirar hacia atrás
Tanto que no sé querer
¿Por qué no pude amar a nadie más?
Tengo tu caricia tatuada en mi pecho y ya nada la podrá borrar

Te quise tanto que supe entregarte enterita mi alma
Te quise tanto que nunca escuché lo que hablaban de mí
Te quise tanto que para olvidarte una vida no alcanza
Y me queda perder la esperanza de andar por el mundo buscando por ti… »

(Paulina Rubio – Te Quise Tanto)

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NUOVI MISTERI, di Raimondo Lemma

NUOVI MISTERI

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di Raimondo Iemma

[E’ uscito da poco per Interlinea, nella collana Lyra giovani a cura di Franco Buffoni, il nuovo libro di Raimondo Iemma, Nuovi misteri. Proponiamo alcune poesie].

Una donna mendicava per strada

quest’anno, a poche settimane dall’inverno

e dall’errore grammaticale sul cartello

si deduceva non fosse del luogo.

In questa città, la disposizione delle strade

e degli arredi risponde tuttora

alla conformazione del castro romano:

le prospettive, le lunghe fughe

stordiscono gli autoctoni e ingannano i forestieri.

Quando mi avvicinai, senza intenzioni,

la donna mi rivolse un gesto, torse l’indice

fino a dargli forma di uncino,

poi lo fece roteare. Mi aveva raggiunto

la parodia di una rivelazione

in un giorno di improvvisi squarci.

*

In un certo romanzo, un uomo

succube del proprio datore di lavoro

comincia in segreto a ricattarlo.

Trasmette materiali compromettenti,

lettere anonime che redige la sera,

metodicamente. Non ottiene risposta

ma seguita nel suo proposito. In ufficio

consegue via via migliori risultati

tanto che viene promosso, convocato

dal direttore generale,

e nel silenzio dei piani superiori

un pomeriggio siede, attende di venire ammesso.

Alla sola vista di una targhetta

recante un cognome, gli torna in mente

un suo compagno della scuola elementare

che un giorno gli chiese, lo implorò

di essere battuto con un ramo.

*

Egli passeggiava

lungo il perimetro dell’orto botanico

al centro di un palazzo oggi adibito a ministero.

Camminando descriveva un cerchio, per rendere tributo

alla sua situazione, o forse per

simboleggiarla. Guardava i fiori non sapendo

attribuire loro un nome. I fiori stavano

al centro. Un inserviente

lo scrutava senza intelligenza.

Se dicessi che questi minuti sono passati

direi una cosa oggettiva, tuttavia falsa.

*

Quando il negozio di decorazioni chiuderà

tutti quei manichini, quei vortici di legno,

quegli unguenti di colore finiranno

nei depositi della città

e da lì, dopo mesi di carestia, distribuiti

ad altri messi, ai grossisti del veleno,

suddivisi in più piccole partite

di pitture macilente, a loro volta infuse

in caratteri di morte, in ciniche ingiunzioni.

*

A Costantinopoli pensarono

che fosse preferibile tappezzare di ritratti

i numerosi corridoi dei fabbricati

così da convincere gli invasori

di stare combattendo un nemico molteplice.

E se molti dei ritratti non erano che specchi

questo non fece che accelerare

la perdita di senno dei soldati

e con essa una gratuita crudeltà.

Compiuta l’ecatombe, su di un masso

lasciarono iscritto: il presente riposa

tra gli innumerevoli guanciali dei secoli.

A causa di questo affronto

l’armistizio non fu mai siglato.

[Immagine: Foto di Alexandro Pelaez].

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NOI SIAMO CAMPO DI BATTAGLIA, di Nicoletta Vallorani

NOI SIAMO CAMPO DI BATTAGLIA

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di Nicoletta Vallorani

[Esce oggi per Zona 42 Noi siamo campo di battaglia, di Nicoletta Vallorani. Ne presentiamo un estratto] 

Han

Oriente è un ricordo inventato e un’aspirazione, una realtà solubile tinta di azzurro. Azzurro è il colore dei bambini, mentre il rosa è per le bambine. Io sono verde, la creatura nel mezzo. Io sono carminio, che si sporca di bianco. Quello che dipingo parla per me.

Copiavo le opere degli artisti sui muri. Cambiando qualcosa.

Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni, coi cigni al posto dei vecchi ghignanti.

E una Gioconda vestita da geisha e con il sorriso cucito.

L’Annunciata di Palermo col velo azzurro e nella mano un telefonino. Ho visto una foto così, e l’ho copiata facendone un quadro.

Poi Los fusilamientos con colombe che si levavano dai fucili.

Un toro di Picasso inginocchiato sulle zampe davanti, quasi a chiedere perdono di essersi reso responsabile, come Zeus, di tanti stupri. Chiedere perdono alle vittime. Come se bastasse a cancellare l’obbrobrio.

Gli orrori della guerra trasformati nei patimenti della pace. Questa pace che non è, e ci schiaccia tutti. Un’onda dopo l’altra dopo l’altra.

Avevo sei sorelle, nessuna che mi somigliasse. Un po’ le amavo, ma mi piacciono di più quelle che ho ora e che non hanno il mio stesso sangue.

Che è misto e bastardo, meticcio come i miei disegni.

Avevo sei sorelle di padri diversi. Mia madre era una donna libera che ha pagato per la sua libertà: si è trovata sola a crescerci tutte. Dipingeva anche lei nello stesso modo in cui si prendeva cura di noi. Distrattamente.

Così mi sono immaginata una sorella in più nello specchio, di sesso misto anche lei. Una creatura creata da me.

Creatura è una bella parola: è al femminile, ma non dice un sesso. Io sono una creatura.

La mia sorella nello specchio lo è anche lei, ma è più libera e capace di vivere in un mondo diverso. Per questo mi piace, anche se non esiste. Mi dà tanti consigli. Mi ha mostrato la strada per il Vivaio e ora vive oltre la breccia. Ci vediamo nello specchio anche adesso. Sempre.

Prima di capire che sono una creatura, stavo sempre nel mezzo, indecisa su quello che volevo essere. Ma poi dicono che è normale purché poi passi: diventare grandi significa essere qualcosa per sempre. Diventare per stare infine nei modelli. Le caselle funzionano così, e per chi non ha fantasia, le caselle sono perfette: geometrie senza arte.

Quando sono arrivata alle medie, avevo già deciso che ero una creatura. Il Vivaio è stato il primo posto dove non mi hanno considerata matta o svitata. Ho imbrogliato per essere ammessa: non ero proprio un’appassionata di musica, però avevo qualche talento, e ho provato a spiegarlo dicendo che ero un po’ oriente e un po’ mista, perché mio padre e mia madre mi avevano dipinta così, da creatura di mezzo. Non gli ero riuscita benissimo, ma del resto le creature fanno questi scherzi e sfuggono di mano: non sono necessariamente femmine, anche quando gli aggettivi che le riguardano si declinano al femminile. È stato un bel problema provare a spiegarlo davanti ai prof che dovevano decidere se andavo bene per la scuola o no. Per me, nessuno ha capito niente, tranne la prof. Non avevano chiaro che cosa fare di me, ma ormai ero lì, e il dipinto che ho fatto sul muro dell’aula di artistica, quando ero stanca di parole, è piaciuto tantissimo.

Così, sono entrata.

Per me quella era casa. Casa è il posto dove scegli di stare, e io ho scelto lì. Non fosse stato che poi crescendo ho dovuto cambiare scuola, ci sarei rimasta per sempre. Nessuno conosce il dolore di nascondere quel che è finché non lo prova. Di lì in avanti, dopo le medie e prima delle comuni, mi sono sempre nascosta perché non mi insultassero e non mi picchiassero. Non sono mai riuscita a capire perché tutti abbiano bisogno di caselle nelle quali infilare le persone. Essere imprigionati non è piacevole per nessuno. Perché gli altri si trovano bene nelle gabbie e io no? Devo ancora capirlo.

In ogni caso, non è stato bello questo sopportare per sempre e per sempre il tentativo di imprigionarmi in una immagine di me che non era vera. Pietrificata dentro un involucro immobile, che tutti sanno come leggere. Da nuda mi si riconosce come femmina. Ma il mio corpo non è solo pelle. Non sono una statua, eppure lo sguardo del mondo mi pietrifica.

Medusa era la donna con serpenti al posto dei capelli. È stata dipinta da molti artisti, sempre arcigna e crudele.

Medusa si avvolgeva i capelli-serpenti in un telo azzurro, sistemato a turbante, così a guardarla gli uomini non diventavano pietra. Mi piace pensare che non fosse cattiva. Aveva un corpo pericoloso, e chi non lo ha?

La prof amava raccontarci la storia di Medusa, e secondo lei non era un mostro e non voleva davvero distruggere il genere umano. A quello ci pensiamo senza aiuti.

Ci estinguiamo indipendentemente dai miti.

Medusa era bellissima, irresistibile e sola. Trasformava i suoi amanti in oggetti per tenerli per sé, sperando che le fossero compagni. Ma l’amore degli uomini è un imbroglio. Il sesso è un inganno. Lo so ben io, che non ho genere.

E che non sono né oriente né occidente.

Mio padre voleva una femmina, mia madre un maschio. Li accontento entrambi nel mio non saper essere né l’una né l’altro.

Mio padre era occidente.

Occidente è uno sbaglio consolidato e una storia da maschi. Spero che l’oriente sia diverso, per quello ho cominciato a studiarlo. Senza trovare risposte, tuttavia.

I miei genitori odiavano la mia arte. Era sporca e popolare, e non mi avrebbe resa celebre. Odiavano il fatto che fossi una sognatrice e mi avrebbero preferita manager (era la fase razionale di mia madre, che è durata il tempo di mettermi al mondo). Mi hanno concepita su un foglio Excel, ma gli sono uscita come un quadro di Van Gogh. Il che dimostra che la biologia non è un teorema e che il sesso è una scelta.

Anche la vita che vuoi fare, e pazienza se ti porta in un posto che non è né oriente né occidente.

L’appartenenza è solubile. Non ti ci puoi aggrappare perché alla prima pioggia si scioglie.

Che non è poi un male. Quando si scioglie scopri che forse puoi fare senza.

La prof non è d’accordo, lo so.

Forse dovrei darle ragione, adesso.

Penso che in fondo i miei genitori abbiano voluto proteggermi, per un po’. Sapevano che cosa mi sarebbe capitato se mi fossi ostinata a stare nel mezzo.

«Scegli, bambina, perché bambina sei».

«Smettila con queste stranezze. E smetti anche di dipingere questi mostri».

«Se torni normale, vedrai che i tuoi dipinti saranno anche più belli».

«Alla gente piaceranno di più».

Non ho mai trovato il modo giusto per rispondere, anche se ce lo avevo chiaro in mente.

Caravaggio era un pittore assassino, un’artista straordinario e delinquente che lavorava per la Chiesa. Un peccatore che ha dipinto i più bei quadri sacri che si ricordino.

Caravaggio, per me, era una persona che ha scelto di non scegliere ed è stato quello che voleva fino alla fine dei tempi. Del suo tempo, cioè.

«È morto presto e male» direbbe mia madre

«Meglio che vivere a lungo e in prigione» risponderei io. Ma poi non credo che mia madre capirebbe. Neanche mio padre, mi sa.

Così a un certo punto me ne sono andata a vivere per strada. Nel mezzo delle onde, nessuno se n’è accorto.

Casa è dove scegli di stare.

Famiglia è tutte le persone che ami, che magari non sono parenti, e va bene lo stesso.

Non penso che vorrei avere figli: l’esperienza di famiglia che ho avuto mi è bastata. Mi sono sempre pensata sola e unica perché i prof delle superiori mi dicevano così. Anche alla scuola materna, a dire il vero, si arrabbiavano molto quando da piccola disegnavo dei pupazzetti col pisello e le tette. A me sembravano completi e a loro dei mostri. Ho capito che il concetto di mostro dipende da quello che molti pensano che sia normale. È una questione di quantità. Per me è la qualità che conta.

La qualità del futuro, anche.

Io penso che posso costruire un mondo migliore di quello di adesso. Non so ancora come fare, ma intanto dipingo i muri della città e delle comuni con le mie visioni bislacche. Non mi disturba che non siano originali, o lo siano solo un po’. Facciamo parte tutti della stessa storia. Se a un certo punto ce ne rendessimo conto, magari sarebbe anche meglio. E sarebbe una buona cosa smetterla di perdere tempo con tutte le stupidaggini che ci passano per la testa.

Tipo stabilire quali generi sono meglio e quali no.

Io non lo so chi sono. Però ho imparato chi siamo noi del Vivaio.

Siamo famiglia.

Ho imparato a stare in equilibrio. Per chi non è questo né quello è importante. Ho camminato sul filo tra le culture e i sessi. Sono la persona bambina che non ha ancora deciso che cosa vuole fare da grande.

Io divento nelle cose che disegno. Qualcuno potrebbe dire che non sono un’artista davvero, perché non invento niente. Solo, prendo gli artisti bravi e li trasformo in qualcosa di diverso. Per me questa è arte.

O comunque non importa come la chiamano. Questo è l’atto che mi fa sentire viva. Mi dà la sensazione di resistere al tempo.

Il tempo, dice la prof, è una cipolla. È da stupidi rimanere sempre nello stesso strato e muoversi in linea retta. Sarebbe più furbo attraversare gli strati uno dopo l’altro e scegliersi dove stare.

Per un po’, non fino alla fine del mondo.

Ho pensato spesso a questa cosa. Non so se sia vera o no. Però posso dire che nel Vivaio abbiamo cominciato a trovare delle risposte. Ci dobbiamo ricordare che non sono definitive. Si aggiustano col divenire delle cose.

Così ogni creatura sta sempre in mezzo, che è una posizione bellissima. Da sopra il confine si vedono tutti e due i mondi invece di uno solo.

L’albero non è maschio né femmina. Per questo lo amo. L’albero si è dipinto da solo nel cortile della scuola. Noi lo amiamo. E lo proteggeremo.

Per sempre e per sempre.

Noi siamo la generazione compost.

Noi siamo quelli destinati a preparare un mondo che non vedremo. Ci avete sacrificati pensando di amarci.

Fertilizziamo il futuro.

FREDRIC JAMESON

FREDRIC JAMESON

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di Marco Gatto

[E’ uscito da poco per Futura Fredric Jameson di Marco Gatto, con una prefazione di F. Jameson. Pubblichiamo un estratto].

La fotografia di una realtà leggera, estetizzata, spazializzata, che si presenta come un testo di immagini prive di spessore, pone non pochi problemi a chi la osserva con lenti teoriche schiettamente moderne. Non già perché il diagnosta sia giocoforza inserito nel quadro che intende ritrarre, quanto per il fatto che il quadro stesso trovi un suo paradossale fondamento nella destituzione di un soggetto giudicante. In altri termini, il postmoderno, traendo linfa dall’estensione generalizzata del concetto di “cultura”, mette in crisi l’istanza basilare del gesto critico, che è appunto quella del distanziamento, pur strategico e in un certo senso provvisorio, dall’oggetto di analisi. Siamo, al contrario, talmente avvolti dal sistema culturale – dall’ipertrofia di parole, immagini, simboli propria del network postmoderno – che pensare di liberarsene, o di istituire zone franche, appare come una fin troppo banale illusione, al pari delle subdole rinunce al compromesso (sempre convertite in sterili pose anti-realistiche). La crisi della critica è, per usare un’espressione di Jameson, il «“momento di verità” del postmodernismo» (Jameson, 2007: 64), ossia il banco di prova di una trasformazione molto più ampia dovuta alle variazioni sistemiche del tardo capitalismo. Quest’ultimo sembra opporre un’intensa resistenza alla sua comprensione. Raggiunge questo scopo con un’astuzia senza precedenti: mistificando i presupposti che rendono possibile la sua egemonia, e tuttavia aggiungendovi una compensazione edonistica, che consiste in una nuova (e contraddittoria) idea di libertà, fondata su un’accettata costrizione a esprimersi, esporsi, rappresentarsi. Una tale gratificazione è assicurata dal modo di produzione culturale che il tardo capitalismo promuove: una cultura che, dietro la facies democratica della libera diffusione, diventa strumento e veicolo del disorientamento di cui abbiamo discusso.

Bisogna però accogliere, a questo punto, un’indicazione pedagogica di Jameson: evitare una lettura moralistica del postmoderno e tenersi lontani da ogni genere di complottismo o dalla surrettizia amplificazione di un qualche inganno malevolo da portare allo scoperto. Al contrario, occorre insistere sul nodo politico che l’iperspazio del tardo capitalismo pone: la sostanziale «resistenza ideologica nei confronti del concetto di totalità» (Jameson, 2007: 331) e i decisivi ostacoli che l’analisi incontra nel rappresentare (termine importante, come vedremo) filosoficamente la realtà postmoderna in modo sistematico. Se è vero che il punto di partenza può essere tradizionalmente dialettico – mostrare come la gabbia d’acciaio del capitalismo multinazionale e la sua cultura onnipervasiva siano processi egemonici (per dirla con Gramsci), ossia “totalizzazioni in corso” (per dirla invece con Sartre) –, bisogna tuttavia spingersi più in là, per ragioni di sano realismo, e accettare che «un modello di cultura politica adeguato alla nostra situazione dovrà necessariamente avere quale fondamentale interesse organizzativo le questioni di ordine spaziale» (ivi: 66). Prendere sul serio la postmodernità e la sua dominante culturale significa fare i conti con l’immane cambio di paradigma che investe le capacità di analisi e di rappresentazione. L’adesione passiva o il rifiuto integrale sono opzioni che si annullano reciprocamente, dal momento che non riescono a tematizzare in modo adeguato le innumerevoli ricadute, sul piano teorico e concettuale, della transizione in atto, alcune delle quali presentano problemi nuovi e apparentemente irrisolvibili. Ecco un primo punto di arrivo (o di partenza):

[l’]ultima mutazione dello spazio – dell’iperspazio postmoderno – è riuscita […] a trascendere le capacità di orientarsi del singolo corpo umano, di organizzare percettivamente l’ambiente circostante e, cognitivamente, di tracciare una mappa della propria posizione in un mondo esterno cartografabile. Si può dire ormai che questo allarmante punto di separazione tra il corpo e l’ambiente edificato – che sta all’iniziale disorientamento del modernismo come la velocità dell’astronave a quella dell’automobile – possa a sua volta configurarsi quale simbolo e analogo di quel dilemma ancor più spinoso che è l’incapacità delle nostre menti, almeno al presente, di tracciare una mappa della grande rete comunicazionale, globale, multinazionale e decentrata, nella quale ci troviamo impigliati in quanto soggetti individuali (Jameson, 2007: 60).

L’impasse appena descritta è dovuta, del resto, all’inevitabile sfida posta dalla velocità della transizione – un altro aspetto da considerare con cura, non necessariamente cedendo alle lusinghe del concetto di “accelerazione”, ma guardando storicamente alla nostra esperienza (i lettori italiani potranno proficuamente pensare alla modernizzazione, per certi versi violentemente rapida, del Paese nei primi anni Sessanta, e, sul piano culturale, alla penetrazione capillare dell’american way of life) –, velocità che produce una sfasatura pericolosa e gravida di implicazioni: «noi stessi, i soggetti umani che irrompono in questo nuovo spazio, non abbiamo tenuto il passo con questa evoluzione»; poiché «la mutazione nell’oggetto non è stata accompagnata da alcuna mutazione equivalente nel soggetto», «non possediamo il corredo percettivo per armonizzarci» (Jameson, 2007: 54) con la nuova dimensione iperspaziale e superficiale della postmodernità. La risposta che l’intellettuale americano elabora tiene conto di questo particolare deficit sensoriale. L’estetica della cartografia cognitiva – l’espressione con cui Jameson indica un vero e proprio programma teorico – presuppone la ricerca di un modo nuovo e più consono di rappresentare l’incongruenza percettiva appena evocata. Partendo dalla necessità di una mappa che «tenti di dotare il soggetto individuale di una nuova, accresciuta consapevolezza della sua posizione nel sistema globale» (ivi: 69). La sua funzione è, dunque, orientativa e pedagogica a un tempo: simultaneamente produce e indica forme di coscienza e di possibile prassi politica. Il suo fine, potremmo riassumere, è la riconquista della «capacità di agire e lottare», in larga parte «neutralizzata dalla nostra confusione spaziale e sociale» (ib.). Il problema teorico, successivo a qualsivoglia decodifica ideologica della realtà circostante, coincide con la ricerca di modalità concettuali di rappresentazione della nuova fase storica. Daniele Giglioli ha con acume osservato che nel primo capitolo di Postmodernismo «ci troviamo effettivamente di fronte a una mappa» (Giglioli, 2007: 427). La sintesi dei caratteri principali della postmodernità produce nel lettore una temporanea soddisfazione che dipende dalla possibilità di orientarsi e di ricevere indicazioni.

La mappa risponde al desiderio di totalità che il patrimonio dialettico e marxista contribuisce ad alimentare. Del resto, una delle acquisizioni più rilevanti del volume consiste nel palesare i percorsi – forse oggi avvertibili con più nettezza – di un’ideologia in tutto e per tutto pluralistica e frammentaria, il cui esito è senza dubbio la pervasiva disgregazione delle forme collettive e condivise di vita sociale e culturale. Il postmoderno è, a conti fatti, il tempo della detotalizzazione. Ma – avverte Jameson – si tratta di un processo di «differenziazione, specializzazione o semiautonomizzazione» che non ha più a che vedere – come ai tempi del Lukács di Teoria del romanzo – con la perdita di una «totalità organica preesistente», quanto con l’irruzione «del molteplice secondo modalità nuove e inattese» (Jameson, 2007: 371). Ciò permette di cogliere il valore strategico del passaggio a una condizione epocale in cui l’Uno si disarticola nell’infinita messe dei Molti, dando così vita alle difficoltà di ricostruzione dell’interezza cui si accennava. In tal senso, la mappa cognitiva prova a formulare una risposta alla domanda “come posso totalizzare ciò che stabilmente si detotalizza?”. E il quesito, come detto, riguarda i modi in cui il pensiero elabora una rappresentazione il più possibile valida dell’iperspazio postmoderno.

Dicevamo, nondimeno, che l’emersione di tali caratteri possiede una ragione ideologica e un valore strategico. Obbedisce, cioè, a una costruzione. Il terzo orizzonte di analisi de L’inconscio politico contribuisce a chiarire che la superficializzazione del reale, l’estetizzazione della vita e la cancellazione della storia reale, insieme agli altri fenomeni messi in rilievo dalla mappa, dipendono dal modo di produzione capitalistico nella sua fase più aggiornata. Ne sono, cioè, la forma. Siamo pertanto in grado di azzardare l’ipotesi per cui dietro la frammentazione e il decentramento, dietro la manomissione della temporalità a beneficio della spazialità, dietro la valorizzazione del superficiale a detrimento del profondo, dietro l’istanza di detotalizzazione, vi sia una totalità concreta e attiva che, mirando a occultarsi, fino a scomparire in una paradossale onnipresenza, rafforza la sua signoria o, per meglio dire, la sua egemonia. È forse seguendo questa strada che la mappa cognitiva riesce a raccogliere il testimone filosofico del pensiero dialettico, candidandosi a essere, in sintesi, la versione più aggiornata (ma non per questo postmoderna) della coscienza di classe. Il richiamo alla prassi che chiude il primo capitolo di Postmodernismo, ma che ritorna, in vario modo, anche nelle Elaborazioni secondarie, suggerisce alla ricostruzione orientativa delle ideologie un necessario approdo materialista. Il quale, d’altra parte, risponde ancora all’esigenza di storicizzare e totalizzare.

Indubbiamente, l’analisi di Jameson ha un carattere aperto. Invoca una verifica. Ed è lecito raccoglierne l’eredità forzando le sue ipotesi, trascinando dialetticamente le sue tesi su nuovi piani di analisi. Resta tuttavia imprescindibile il valore di un’intuizione che ancora oggi appare valida e costruttiva: l’evidenza con cui il teorico americano associa la postmodernità a un processo di superficializzazione derealizzante e di potenziale scomparsa del concreto. In termini più nettamente marxiani, Roberto Finelli, nel suo cinquantennale lavoro di ricostruzione filosofica dei nessi principali del pensiero dialettico, legge l’innovativa capacità del tardo capitalismo di coprire l’intero campo del sociale nei termini di uno «svuotamento del concreto da parte dell’astratto», ossia come il totalizzarsi di un «soggetto astratto», il capitale, «quale ricchezza non antropomorfa», bensì solo quantitativa, «che ha come proprio fine costitutivo l’espansione tendenzialmente inesauribile e non limitabile della sua quantità: come cioè ricchezza che piega alla sua accumulazione l’intero mondo qualitativo dei valori d’uso e dei bisogni umani». Mettendo così a tema l’espansione di un soggetto (e non di un processo senza soggetto, per distinguere tale proposta da quella di Althusser) che, per imporre il suo dominio, espropria il contenuto di realtà nello stesso tempo dandogli una nuova vita, del tutto svuotata e superficiale, collocata su uno spazio fatto di forme, rappresentazioni, silhouettes prive di spessore. Per mantenere la sua egemonia, l’astrazione capitalistica produce ideologicamente una cultura feticistica della visione e del simulacro capace di manomettere le usuali dicotomie della modernità e di imporre una «colonizzazione dell’intero ambito del concreto» (Finelli, 2005: 213, 213-214 e 234) attuata non per mezzo di una manifesta imposizione, ma tramite una sottile interiorizzazione di tale svuotamento, che prevede un compenso soddisfacente: la liberazione euforica del soggetto sul terreno della rappresentazione esteriore. […] Non siamo pertanto lontani dalla lezione di Jameson (e un confronto ulteriore tra i due pensatori potrebbe essere fruttuoso, anzitutto per un rilancio dell’ottica materialistica: vedi Finelli, 2018 e Gatto, 2018). Per entrambi, possiamo concludere, la postmodernità capitalistica si muove su un registro di apparenza superficiale che garantisce frammentazione, disgregazione e disorientamento, dietro il quale però occorre vedere un piano essenziale di totalizzazione in corso. L’astuzia del sistema sta però nella capacità di dissimularsi nella superficie luccicante delle sue manifestazioni, la cui accesa ed esibita visibilità è meno trasparente di quanto si vorrebbe. Si palesa, pertanto, un problema estetico e politico di vasta portata: come rappresentare (e portare a conoscenza) ciò che si manifesta, nella sua evanescenza, come irrappresentabile per statuto? Come rappresentare, in altri termini, l’astrazione capitalistica? Come dare consistenza all’immateriale, alla solidità che si dissolve nell’aria, che “si svapora”, per evocare un luogo classico del Manifesto?

Riferimenti

Finelli R. (2005), Tra moderno e postmoderno. Saggi di filosofia sociale e di etica del riconoscimento, Lecce, Pensa.

Finelli R. (2018), Per un nuovo materialismo. Presupposti antropologici ed etico-politici, Ronserberg&Sellier, Torino

Gatto M. (2018), Resistenze dialettiche. Saggi di teoria della critica e della cultura, manifestolibri, Roma.

Giglioli, D. (2007), Postfazione a Fredric Jameson, Postmodernismo. Ovvero, la logica culturale del tardo capitalismo, Fazi, Roma, pp. 419-434.

Jameson F. (2007), Postmodernismo. Ovvero la logica cultural del tardo capitalismo, Fazi, Roma (ed or. Postmodernism, or, The Cultural Logic of Late Capitalism, Duke University Press, Durham, 1991).

Francesco Gigante: Cosa c’è di bello

Francesco Gigante: Cosa c’è di bello

Cosa c’è di bello 

Cosa c’è nel tempo di bello 

se non note che ci appartengono, 

che cantano di noi. Pensieri visibili 

e translucidi sulla mensola 

del tempo. Un rossore diffuso

in un’attrazione adolescenziale,  

una dedica d’amore dischiusa 

nella via assolata in un meriggio 

di primavera. Cosa c’è di più bello 

nel comprendere che bisogna 

scompaginarsi i capelli correndo 

contro la scriminatura ordinaria 

della ragione. Arrestarsi repentinamente 

in quell’impulso in cui si diletta un bacio, 

dove uno sguardo è inizio e finale radioso 

di una storia incancellabile.

Cosa c’è di più bello nel socchiudere 

gli occhi in quell’istante dove recita 

un’inclinazione ancora sospesa sul filo 

di un rossore. E’ bello approntare 

la nostra esistenza in quella commedia 

singolare e irripetibile mentre la luna 

offre il suo ammaliante alone.

Un passo sicuro che rasserena un cane 

randagio smarrito nei vicoli dell’indifferenza.

Cosa c’è di più meraviglioso di una lacrima 

che irriga ogni solco dell’emozione, 

stilla di rugiada che irraggia 

ogni piana dimenticata nella calura 

insostenibile dell’abbandono.

Gigante Francesco 

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