SUL PASSO D’UN DINOSAURO, di Silvia De Angelis

SUL PASSO D’UN DINOSAURO

Non più filtri

nè impatti nebbiosi

sull’appiglio d’un cosmo incisivo.

Dalle viscere umanoidi aggressivi

lacerano la logica del palcoscenico

arida scia di spettrali consumi.

Decadono l’orgoglio e il suono della natura

stuprata di vezzi e candore

su appetibili malie di virus

nel cammino in bilico

su passo d’un dinosauro

@Silvia De Angelis 

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/sul-passo-dun-dinosauro.html

S T O R M I, di Silvia De Angelis

S T O R M I

Esternazione d’un volo in simbiosi

nell’accuratezza d’una pacata geometria.

Scandisce perfette metriche d’equilibrio

al di fuori d’una scommessa disomogenea.

Incastri preziosi

impaginati nella rotta complessa

e impeto di mete inesplorate

nella concreta sintesi d’una falsariga

vibrante oltre la schiuma del mare

alfabeto ondoso nel flash della retina

@Silvia De Angelis 2021

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/s-t-o-r-m-i.html

TRACCE DI MEMORIA, di Silvia De Angelis

TRACCE DI MEMORIA

avvolge un fascio di luce

quel residuo di tenebra

restia dissolversi nei suoi confini

ove premono rimbalzi di nebbia

(dense colorazioni d’effimera filigrana che si flettono)

si rincorrono silenzi nei tornanti deserti ove

s’intravedono virtuosismi d’ombre e penombre

accarezzati da sfumature controluce 

in bilico su un frastuono di sguardi…

dipanano inverosimili mappe frastagliate

nell’asimmetrica scenografia

che inganna tracce di labile memoria

nell’appuntamento irriguardoso con sè stessi…

@Silvia De Angelis 2011

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/tracce-di-memoria.html

IRREALE OBIETTIVITA’, di Silvia De Angelis

IRREALE OBIETTIVITA’

Idiomi, scommesse e deterrenze

su palcoscenico di media

nell’oltraggio a semine d’eventi.

Riciclati su ringhiere d’opposte arcate

mietono “fictions” 

su tachicardia d’aorta

in collisione con realtà basculanti

su confini accesi in trampoli di luna

ostentando irreale obiettività

@Silvia De Angelis 2022

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/irreale-obiettivita.html

O R A, di Silvia De Angelis

O R A

Mordere l’attimo

sorteggiarne

l’intrinseco significato

Bicchiere pieno

retrogusto intrigante 

Avvolgente notturno

rito

portatore di nuova luce

Slancio

di corpo eretto

orbitante dal perimetro

lancia 

il futuro tempo 

Un pensiero intermittente

invade il marciapiedi

d’un cangiante riflesso 

Dono del presente

irrinunciabile presupposto

@Silvia De Angelis 2010

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/o-r-a.html

SONORITA’ NELLA BRUMA, di Silvia De Angelis

SONORITA’ NELLA BRUMA

suggestiona quel torpore ovattato e avvolgente di bruma…

sembra coagulare ascolti allusivi indefiniti

dispersi in sillabe confuse fuori tempo

si sofferma la coscienza su strati d’emotività

delineanti sagome di vissuto sbiadito

trafitto tra le nubi

rincorrono supremazie di luna inascoltata

nel suo karma d’amore melanconico e incompreso

mentre si disperde in un salto artificioso

marcato dalla sonorità d’un cupo silenzio

@Silvia De Angelis 

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/sonorita-nella-bruma.html

Lucia Triolo: non fateci caso

non fateci caso
abitare il pericolo è
come bere un bicchiere d’acqua colorato
da tua sorella su un quaderno
allunghi la mano
afferri un ponte volante
…il resto non sai

nella pagina dopo
si gonfia un galleggiante
è bucato 
ma sei ancora vivo
tua sorella guarda verso di te
nuota rivelando la 
rapidità di cambiamento tra i soggetti:
un vedersi guardare

una storia appare e scompare
è sempre una storia da raccontare

Risus abundat, di Rosalba Di Giacomo

Risus abundat, di Rosalba Di Giacomo

Risus abundat

Com’era bella la mia terra 

colorata di venti e di ginestre 

di mandorli e di sole

con tanta luce tremolante all’afa e alla calura. 

Al canto delle cicale scricchiolava il mais;

d’oro ondeggiava il grano 

per abbagliare il sole.

Tegole rosse a ricoprire i tetti di bianche case

con timide finestre sempre fiorite. 

Almeno un nespolo per ogni casa 

ed un grande gelso assai frondoso 

per donare ombra 

ad un breve diurno riposo. 

Accogliente, assai generoso,

con timidi e dolci frutti penzolanti 

fra grossi rami e foglie, il gelso,

ci ospitava anche a sera quando, 

dopo il Rosario, un po’ di fresco si coglieva

sotto il suo manto. 

Più alacre delle cicale,

il grillo dispiegava il suo logorante canto.

Ed io ascoltavo.

C’era sempre qualche racconto.

E il gelso ascoltava e tutti i segreti custodiva. 

In verità, poche storie erano belle e liete.

Era il tempo che si rideva con parsimonia.

“Risus abundat in ore stultorum”

Vita segnata senza nemmeno una risata. 

Quanto quel gelso con noi avrà patito,

mi chiedo, ora che quegli alberi

dalla mia terra sono spariti.

Eliminati dall’uomo ingrato. Tagliati. 

Erano, allora, gli anni addolciti 

dalla tenerezza di mia nonna,

anni in cui ogni ombra temevo

e mi rifugiavo sotto la sua gonna.

Rosalba Di Giacomo

Festival PIAF 2022… Arti e Sculture dal mondo

Elena Felicia Cimpian insegna  alla Facoltà di Lettere come  docente universitario di ruolo ,  presso la Facoltà di Arti Visive dell’Università di Oradea, è laureata   presso la Facoltà Ioan Andreescu di Cluj-Napoca con  Master in Oradea e con
Dottore in Arti Visive  a Bucarest.         
Partecipa a numerose  mostre,:
Esposizioni Internazionali, Esposizioni Nazionali , Provinciali e  Collettive,  realizzando   23 mostre personali (nazionali ed Internazionali.)
                          Entrando nei particolari
Attività artistica svolta in: pittura, grafica e tessile, ricevendo diplomi,  premi, rì presente  in oltre 150 cataloghi con colori esposti in Romania e  altri  paesi, tra cui la  PR Moldova, Ungheria, Polonia, Ucraina, Jugoslavia, Bulgaria, Serbia, Slovenia, Slovacchia, Italia, Francia, Bruxelles.
E’ presente  nell’Enciclopedia degli artisti rumeni contemporanei nel Centenario delle donne nell’arte rumena-
Partecipa a conferenze, Simposi nazionali e internazionali, campi creativi, plastici in Romania e all’estero.

👇
https://www.youtube.com/watch?v=mVAkH56bKME&t=779s



Panorama International Arts Festival 2022: SCADENZA ESTESA!
Tenendo conto delle richieste che stiamo ricevendo da artisti di tutto il mondo, abbiamo deciso di estendere l’ultima data di presentazione delle opere al 30 giugno 2022. Ci auguriamo che questo aiuti gli artisti ad avere più tempo per completare il loro lavoro.
SU PIAF 2022
Il programma firmato dalla Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) ha lo scopo principalmente di aiutare lo scambio culturale e di consentire agli artisti di espandere i loro orizzonti di comprensione del mondo.
A differenza di altri festival artistici, PIAF è concepito come santuari artistici in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari luoghi nell’area in cui si svolge il festival e avere un’esperienza approfondita del luogo e della vivacità culturale che riteniamo aiuterà in plasmare il futuro di un artista.
A causa della pandemia, PIAF 2022 si svolge virtualmente, tuttavia è progettato in modo da garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.
TEMA: GUERRA E PACE
Dopo il completamento unico di The Sphere Of Freedom (Esposizione di poesia e arte) nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento globale con il PANORAMA International Literature Festival 22, vincitore del record mondiale, come il Festival internazionale di letteratura multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce le culture in 6 Continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con l’annuale Panorama International Arts Festival 22 per illuminare ancora una volta l’umanità; per ispirare le persone verso il sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.
Voltando una nuova pagina dai mali della guerra alle conquiste luminose e miracolose della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi stiate al nostro fianco, a sostegno della nostra nobile causa. In un’epoca in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai all’instaurazione della PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, ci sforziamo per un futuro migliore per tutti noi, soprattutto per le prossime generazioni.
TEMA: GUERRA E PACE
DATA: 1-31 luglio 2022
MODALITÀ: virtuale
Scadenza: 30 GIUGNO 2022
REGISTRAZIONE:
Globale: https://rzp.io/l/piaf2022
India: https://rzp.io/l/PIAFIndia
Unisciti a noi nel grande festival delle arti per il bene dell’umanità!
ESSERE l’ispirazione – ESSERE il cambiamento!
Fondazione del capitale degli scrittori
http://www.writersedition.com
http://www.wcifcentral@gmail.com
arts #piaf #PanoramaFestival2022 #humanity #WritersCapitalFoundation #WCF #athens #painting #sculpture
Panorama International Arts Festival 2022: DEADLINE EXTENDED!
Taking into account the requests we are receiving from artists across the world, we have decided to extend the last date of submission of works to June 30, 2022. We hope that this will help artists to have more time to complete their work.
ABOUT PIAF 2022
The signature programme of the Writers Capital Foundation which is dedicated to spreading the mighty values of humanity through the medium of arts & literature, the Panorama International Arts Festival (PIAF) is intended primarily to help cultural exchange and to enable artists to expand their horizons of understanding of world.
Unlike other arts festivals, PIAF is envisioned as arts sanctuaries where the delegates have a unique opportunity to visit various locations in the area where the festival is being conducted and have an in-depth experience of the place and cultural vividness that we believe will help in moulding the future of an artist.
Due to the pandemic, PIAF 2022 is conducted virtually, however, it is designed in a way it will ensure a greater impact among the participants.
THEME: WAR & PEACE
After the unique completion of The Sphere Of Freedom (Poetry and Arts Exhibition) in 2021 and after having obtained global acknowledgement with World Record Winning PANORAMA International Literature Festival 22 as the longest, best-structured and presented multilingual International Literature Festival, bridging cultures in 6 Continents and uniting more than 60 nations all over the world, we now come back with annual Panorama International Arts Festival 22 in order to enlighten humanity once more; to inspire people towards the path of light and peace, away from violence and darkness.
Turning a new page from the evils of war to the bright and miraculous achievements of Peace, we need all of you to stand by our side, in support of our noble cause. In an era when our planet is suffering from the plague of war, we at WCIF are more than ever dedicating ourselves to the establishment of PEACE worldwide.
We as ardent humanitarians strive for a better future for us all, most of all for the next generations.
THEME: WAR & PEACE
DATE: 1-31 July 2022
MODE: Virtual
Deadline: JUNE 30, 2022
REGISTRATION:
Global: https://rzp.io/l/piaf2022
India: https://rzp.io/l/PIAFIndia
Join us in the grand festival of Arts for the sake of humanity!
BE the Inspiration – BE the Change!
Team Writers Capital
Presidente Preeth Nambiar
Segretaria Generale Irene Doura-Kavadia
Coordinatrice Globale Silla Maria Campanini
Coordinatrice Italia Elisa Mascia

ANCORA MALAKOS, di Rebecca Lena

ANCORA MALAKOS

 · di Rebecca Lena · in lettere. ·

Dovreste immaginare una voce che non sia audace, ma querula e mediosa. Che non porti tuoni di apocalisse, ma brevi schiume confuse nell’alba di un bosco. Aghi di pino d’un tratto e qualche indugio di frascame che si infrange sulla gola come a trattenerla dal pronunciare parole troppo maestose, che probabilmente non ha mai voluto. È una voce che non si ascolta, talmente sublimata nel rumore di fondo dell’universo fuso che pare intermittenza erronea, irraggiunta, trascurabile. 

Quella voce è anche non-storia: che non compiaccia neanche un po’, e rimanga il fastidio vuoto di azioni non concluse o di personaggi non conclusi, o di tutto ciò che è pretesa incompleta. Non esiste completezza nella scrittura che sostiene questa voce, ma solo asimmetria pendula e sfrangiata, sparsa nei cocci qua e là, con pretese di incipit eterni che forse descrivono meglio l’andare di chi vive nell’irrealtà confortevole. 

Quella era la voce di A. Questa è anche la mia voce.

Mi sovviene il Tempòre, oggi, dal nulla. A, ricordi questa parola? L’unione di tempo e tepore che ci turbinava i sensi quando non osavo immaginare il tuo viso. Quando ero convinta che fossi uno spirito evaso dalla mia mente, il genio della piccola luna degenerata nel mio ombelico perlifero. E il piccolo rettile accanto al suo uovo, nato e impaziente, che la sera ci osservava fondere gli occhi dentro allo specchio degli schermi. Ti muoio, dicevi, mentre le nostre caviglie erano estremo l’uno dell’altra legate da un filo lungo oltre tremila chilometri. Ti proteggevo dal liquefarsi della paura nella notte lasciando schiudere l’alba senza rumore; tu mi proteggevi dal solidificare dell’argilla sopra la mia pelle, perché rimanessi molle, tua Malakos, mollusco malleabile incline all’ossessione sublime e alla pazzia. 

Psicosi mia del buio, non ti trovavo allora, ma era nell’assenza che riempivo cuore e polmoni. Conservo ancora quelle parole e sono una marea immag(i)nifica d’incisione, di sibili sulla pelle trasparente; vorrei destrutturare ancora, denarrare di più.

Dolce peso dell’insonnia, c’era un bicchiere d’inchiostro che ingoiavo per non avere nostalgia di quando, addormentati, nessuna carne poteva separarci. Eppure inevitabilmente svenivo, svenivi anche tu dopo poco e ad ogni risveglio eravamo scambiati, io uomo, tu donna, tremila chilometri di parole scritte sul materasso, tu nel mio letto, io nel tuo, Kāfir della realtà stessa. 

Giuro, potrei graffiare l’involucro vitreo del mondo opacizzando così tanto la superficie che una sinestesia inarrestabile regnerebbe furibonda sulla confusione delle cose. Ma adesso è tardi, lo so, non siamo più quel grumo di fumo fra i binari. Siamo saldi, e deformati dalla malattia irreversibile del corpo che vive.

Anche se non vuoi – perché mi reputi un’impostora, proprio come te – e anche se non voglio io – perché ti reputo un idiota superbo inabile alla vita, esattamente come sono io – accadrà: di nuovo. Quando, dischiusi dentro una pelle squamosa di foglie e di ossa, avremo bisogno di un posto in cui nessuno possa disturbarci – ancora e ancora – per lasciar tremare le voci, e l’anarchia di parole e l’egoismo supremo e gli svenimenti e i rinvenimenti che portano il racconto dei sogni. 

Oggi la rivedo, così vicina quella spremura dolce del cranio che genera fiumi. Ti inchiodo alla memoria.

La morte, che tu lo voglia o no, è solo un breve attimo di distrazione, un momento di sospensione necessaria per riprendere fiato e ricominciare tutto da capo. 

Te lo dico, sussurro al tuo orecchio con odio lieve: riscriveremo quella voce – pur non ricordando nulla – con le stesse parole; interromperemo, ricominceremo di nuovo, senza conclusione, alternando gli involucri, io donna, tu uomo, finché ogni incipit errante sarà libero di gravitare su questa terra.

“Racconti della Controra” è disponibile su:
Amazon     ||    IBS     ||     Feltrinelli

https://raccontidellacontrora.com/

SEDIMENTI, di Rebecca Lena

SEDIMENTI

 · di Rebecca Lena · in Racconti. ·

Fuggo per mantenere insieme le cose.

Giungo in città, dopo tanto, è vertigine lungo i muri secchi. L’acqua opaca del fiume che giace senza consenso, e giacciono i gabbiani sul bordo melmoso. Mi soffermo.

So che mi spii dal buco di un futuro.

Tu che potrei essere io, io che ancora non sono. Ho sentito le mani rabbrividire sul cornicione muschioso e infatti sono circondata da sguardi che non guardano, non ne incrocio neanche uno, incrociandoli: tutto è ricoperto da una patina di nausea. Coppie di occhi sollevate da terra quanto basta per mostrarsi e nessun uomo che mi somigli davvero. Forse perché non so vedermi? So che mi spii, non so dove, dall’alto delle righe dove il tempo si fa spazio bianco per divorare i versi lateralmente; sai, ho paura della poesia, finisce sempre sbriciolata in questo alito improvviso di vuoto (da cui continui a guardarmi). 

Nausea del sole trattenuto più vicino perché è inverno, nausea per la sua bile che proietta sagome e che conduce l’incatarrirsi delle nuvole pastello, forse mi scuoto un po’. Capire, capire come andare, anch’io lombricheggiante, ma senza euforia, nel dissesto edilizio cittadino. Non guardare in alto, piccoli respiri non troppo profondi. Il dio dei lampioni ha forma di lampione, mi disgusta forse l’ergonomia delle cose, l’antropocentrismo dello spazio. Mi disturbo io stessa sopra un marciapiede. Dovrei essere senza peso, sollevata, più vicino al nulla, senza un viso che è visto e che non vedo. Smarginare, immeandrirmi fra i ciottoli levigati dallo stupor, con slittamento detritico delle emozioni. L’asse di inclinazione del mondo perderebbe l’equilibrio e con lui i ponti e gli archi e le colonne in pietra serena. 

Succede ancora, quando mi guardi troppo, il pensiero straripa fuori dalla sintassi, ma mi affretto a ricompormi persona. 

Sono costretta, giorno dopo giorno, a rinchiudere il mio pensiero dentro alla rete di un lessico uniforme, altrimenti non vi sarebbe forma concepibile al sentire-non-sentire della coscienza. Che è inscrivibile o circoscrivibile al pensiero? E creare poi, con le righe, una direzionalità che sia alveo e, con la sintassi, una pendenza che definisca una portata, ragionevole, logica, efficiente. Gocce i lessemi, detriti i verbi, pesci le congiunzioni, li rinchiudo o sono loro a rinchiudere me? Poi alti argini del buon senso, e dislivelli per non alluvionare.

Fuggo nella direzione più confortevole e cioè nella scia di un mondo che si ricompone, forse più mansueto.

Non serve a nulla piantare le dita nel muschio della balaustra, ma il tatto mi convince di essere ricomposta, adesso fuggo nella solidità delle due gambe, sguardo basso, fra i gradini antropo-retti della città, confusa nel rigore distante degli spostamenti, magari ti sfuggo per qualche momento, magari mi nascondo un po’ al vuoto tipografico che divora.

“Racconti della Controra” è disponibile su:
Feltrinelli

https://raccontidellacontrora.com/

ABITO, di Rebecca Lena

ABITO

 · di Rebecca Lena · in Racconti. ·

Pelle, cos’è?

Penso alla pelle ed è subito funghi nel bosco. La vista, l’udito, il tatto vengono meno, come scuciti nel corpo da una pungenza bagnata. Ecco, è proprio frascame, boscaglia fradicia, funghi appena abbottonati al soprabito muschioso, ora che ci penso meglio, è anche peluria fine che trattiene al volo gli uccelli senza che loro possano comprendere come, o fanghiglia nera fra le croste fradice di un tronco che ben mi si concede se avessi ancora le dita. Tutto il bosco spugnoso è un polmone teso in esitazione perenne, pare trattenga il respiro per conservare dentro di sé, se stesso, il più a lungo possibile. Ma è anche singulto simbolico di una penetrazione stabile fra nebbia e muffa, tanto che il pensiero – che ancora, non so come, mi è saldo addosso – si desta, dentro una convinzione: ciò che prima ritenevo contenitore altro non è che contenuto impalpabile, spore. Non esisto, se non in questo. Esitazione umida. Ammuffita. 

Pelle. Penso al moto ondoso che spettina ogni forma del campo visivo. Pare che il mare, nella sua schiuma, catturi certi suoni sconosciuti, li custodisca per molto tempo, secoli, o minuti, per poi restituirli alla battigia in modo del tutto casuale, quando nessuno se lo aspetta. Specialmente di notte, e all’alba, vomita, travolge le spalle e le percuote di paura; le costringe a voltarsi, ma poi nulla, niente di niente, solo respiri e la schiuma.  Si sente giá – credo in fondo al cielo – un alito caldo di coperta che si spoglia. Sono pur sempre un uovo nelle mani di qualcuno che non vedo (che sta laggiù, oltre l’orizzonte marino). A quel punto forse, nel plauso di costui che omaggia la notte che muore, mi schiuderei in alba liquida e, colando, sul mare, amerei.

Pelle. Penso alla cristallizzazione infinitesima nella polvere d’ossa. Qui il moto ondoso delle dune induce alla calma del vento, e all’attesa epifanica. Accade qualcosa? Ma non un gesto atmosferico, né una sillaba dal sole. L’indugio che è aridità sottile, è sabbia.

Adesso capisco, che la pelle non è pelle, la pelle non è involucro, ma è occhi. É contemplazione quieta di una remora del tempo e non di una stagione. Mi chiedo soltanto, nell’attesa di un’ espirazione che concluda il mondo, sono dunque io, che proietto sulla natura, oppure è lei – la natura – che indossa la mia pelle e veste il mio sentire?

“Racconti della Controra” è disponibile su:
Amazon     ||    IBS     ||     Feltrinelli

https://raccontidellacontrora.com

A TU PER TU – INTERVISTA, di Rebecca Lena

A TU PER TU – INTERVISTA

 · di Rebecca Lena · in interviste. ·

Grazie Ivano dello spazio e del tempo che mi hai concesso.

Ecco un’intervista che parla soprattutto  di voi.

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

“Amo la frammentarietà delle forme brevi, libere di cambiare direzione in qualsiasi momento, di saltare un po’ovunque nello spazio e nel tempo etereo, fuoriuscire in modo lento e magmatico, oppure esplodere viscosamente in blocchi, lapilli e ceneri”, scrive Rebecca Lena in una delle risposte all’intervista.
Il titolo del suo libro è Racconti della Controra, e nella definizione non c’è solo un’indicazione cronologica. C’è una presa di posizione, una collocazione spazio-temporale, un modo di osservare il mondo e se stessa in relazione ad esso. La questione non è solo essere “contro” (sarebbe troppo agevole e forse inutile).  Consiste piuttosto nell’andare verso il mondo esterno senza snaturarsi. È una maniera di dirsi, di raccontare quella parte di sé che altrimenti resterebbe muta. I racconti del libro nascono dal blog dell’autrice, molto curato, attento anche all’importanza della dimensione iconografica. L’espressione di Rebecca Lena è ampia, a tutto tondo, e soprattutto è frutto…

View original post 2.318 altre parole

FORI SULLA MEMBRANA, di Rebecca Lena

FORI SULLA MEMBRANA

 · di Rebecca Lena · in Racconti. ·

Lei se n’è andata e mi coglie il grido di tutto ciò che scompare, non solo il dolore del suo divenire assenza, ma il potenziale assenteismo di chiunque. Siamo giunti e partiti al contempo, nati scomparsi, da sempre. Pare che esista un sigillo di garanzia impresso sul polmone del primo respiro. E quel marchio pulsa lungo tutto l’arco dell’esistere con una vitalità abbacinante, ma invisibile. 

Pioviggino sul mio corpo scrivendo traiettorie con le gocce in picchiata, crocifiggere le parole forse ci aiuta a pettinare il sentire, a sbrogliarlo di tutti i nodi. Le righe dritte precipitano da sé, guarda, orizzontalmente.  Anche il tempo è un precipizio. Eppure credo nella dolcezza dell’inquietudine, che non è attività inquieta, ma incomprensibile e tesa ricerca dell’immoto. Tutto muove, niente vive l’immobilità e dunque l’immobilità esiste solo nell’immaginazione di un’assenza di mobilità. Desiderio irraggiungibile quando si esiste dentro ad un cosmo.  

La morte, che non può essere realmente vissuta, magari è solo un modo di vivere, finalmente, l’immobilità del fondo. Là, ora lei giace immobile, dopo aver corso fino allo stremo. Qui, piove. Piovono tutti. E si dipana il fischio terribile di una membrana bucata.  Il mondo si sgonfia a poco a poco.

A Daniela. Quattrocentista, mezzofondista azzurra, poetessa.

“Racconti della Controra” è disponibile su:
Amazon     ||    IBS     ||     Feltrinelli

https://raccontidellacontrora.com

Ad occhi chiusi, ascoltami, di Rosalba Di Giacomo

Ad occhi chiusi, ascoltami, di Rosalba Di Giacomo

Ad occhi chiusi, ascoltami,

mi ritroverai 

dentro di te,

nei tuoi ricordi. 

Lascia che sia il silenzio.

Lascia che sia  

un tanto di noi.

Lascia che nulla 

possa interagire con il sogno. 

Il silenzio parla sempre 

con mille voci, 

è un manto che ci avvolge 

con spire di realtà e sogni. 

Tutto si intreccia 

e, in quell’intricato nodo,

io rimango. 

Nulla potrà districarmi 

da quel che è stato 

come nulla potrà 

restituirci i sogni del passato. 

Ad occhi chiusi, ascoltami.

Rosalba Di Giacomo

Scivola tra le dita, di Antonio Meola

Scivola tra le dita, di Antonio Meola

Scivola via 

Scivola tra le dita

come granelli di sabbia

che il vento

poi si porta via

chissà poi dove.

È il tuo tempo,

i tuoi attimi di vita,

i tuoi successi ,

ogni tuo dolore,

i tuoi amori

e la tua solitudine.

Si perdono nell’oblio

tutti i tuoi sorrisi,

ogni tua lacrima,

tutti i tuoi anni

che di te hanno fatto

quel che adesso sei.

Senza tregua,

senza mai fermarsi ,

la tua vita

ha visto passare,

ogni tua emozione 

ha sentito plasmarti

e adesso,

ancora va

dandoti l’impressione

di correre ancora più veloce

mentre tu

vorresti fermarlo

per assaporare di più

ogni attimo che passa,

ogni respiro che guadagni,

ogni battito di cuore

che ancora 

ti porta amore.

Il tempo

scivola via

portato dal destino 

che chissà 

cosa ancora

ti riserverà. 

Melanto 

( Antonio Meola )

poeta da quattro soldi 

foto presa dal web

Non potrai non sentire il mio pensiero, di Alma Bigonzoni

Non potrai non sentire il mio pensiero, di Alma Bigonzoni

Poesia e Serenità

Pensiero

Non potrai non sentire il mio pensiero. 

Le lettere corrono nella mia mente, è 

tutto in testa, mi piacerebbe scrivere ma 

non lo so fare.

Chiudo gli occhi e sento la mia anima 

tremare, sento emozioni che mi sono 

difficili da spiegare. 

C’è nebbia nella mia mente.

L’anima soffre e la passione agita il mio 

cuore.

Il mio pensiero coltiva le speranze

abbraccia i sogni, ha orecchie per sentire, 

ma non possiede occhi per vedere.

Continua imperterrito a volare, con tutto 

l’amore che ancora fa battere il cuore, per 

arrivare fino a te.

___@Ab___