SU TUSORZU AD ALESSANDRIA, di Sebastiano Tettei

SU TUSORZU AD ALESSANDRIA, di Sebastiano Tettei

Su tusorzu” ad Alessandria. Il Circolo “Su Nuraghe” proporrà l’importante rito tipico della tradizione pastorale sarda il 12 giugno negli spazi all’aperto della propria sede sociale in via Sardegna, 2.

In primavera a su “beranu” quando i primi caldi iniziano ad opprimere le pecore si procede in ogni ovile alla tosatura del loro manto lanoso. L’operazione ha assunto in Sardegna le caratteristiche di un evento particolare con significativi momenti di aggregazione e socializzazione.

La  tosatura delle pecore sarà proposta ad Alessandria così come avveniva realmente in antichità con “sos ferros de tundere”, “s’ismurzu” e nell’osservanza del cerimoniale festoso che la seguiva in modo da ribadirne anche nel continente la valenza e il significato culturale.

La “Festa de su tusorzu” è stata pertanto allestita  con un programma che rispetta in pieno le procedure e le usanze tradizionali.

Si partirà alle 10.00 con la tosatura. La pecora immobilizzata con una “corria” o “cordiolu” sarà tosata con “sos ferros de fundere”, forbici di ferro, appuntite, lunghe cica 35 centimetri.

Alle 11.00 sarà mostrato il processo di trasformazione del latte di pecora in formaggio. È questa una fase tanto antica quanto ricca di particolari interessanti.

Alle 13 è previsto il banchetto. Ne “su tusorzu” è immancabile e rappresenta una vera e propria consumazione cerimoniale da condividere con parenti e amici.
Si comincia con un antipasto a base  di salumi per passare ai gnocchetti sardi cotti con il brodo di pecora. Poi sarà servita la “pecora in cappotto”, il pezzo forte, uno dei piatti più noti della tradizione culinaria isolana. Gli ingredienti sono semplici e antichi ma sempre molto apprezzati: carne bollita, patate e cipolle.

Il tutto sarà accompagnato da dolci vari, vino bianco e vino rosso di qualità. Immancabili “s’abba ardente”  e il mirto di Sardegna. Ai bambini sarà proposto un menù speciale: pasta wiuster con patatine e gelato.

L’incontro sarà accompagnato dalla musica del gruppo “Durusia”, di Valentina Chirra e Luigi Ladu,

La festa de “Su tusorzu” è stata concepita all’insegna del rispetto della tradizione per portare ad Alessandria un rito ancora seguitissimo negli ovili dell’isola. È un appuntamento da non perdere. Prenotazione obbligatoria.

Alda Merini: Il colore azzurro degli alberi

Alda Merini: Il colore azzurro degli alberi

Il colore azzurro degli alberi

nella corteccia rovente,

il colore piano del muschio

protetto da ogni dolore,

il colore chiaro del legno

che alza il suo cuore cantando

nell’inno dei cieli,

quel colore che si leva nel vento

e parla col tuo Signore

l’antico messaggio segreto

della creazione del caos,

la parola nuda del servo

che inneggia al Dio salvatore,

e le piccole pieghe ed i ricci

e ciò che cade

dall’albero antico,

fortifica tutte le zolle

che hai dentro al cuore,

fortifica tutte le cose

le cose d’amore. 

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Alda Merini: Forse è l’angoscia che mi fa cantare

Alda Merini: Forse è l’angoscia che mi fa cantare

Forse è l’angoscia che mi fa cantare;

come uccello ferito che decade

dall’altissimo ramo

e bagna l’ale dentro il tuo ruscello

così son io che giaccio nella terra

avvinghiata da morse di dolore

nè tu vieni, amor mio a risollevarmi

nè tu mi degni di uno sguardo strano…

Ma fin che ho vita canterò il tuo nome

e il tuo nobile passo

e la sfera remota ove risiedi,

ma finchè ho vita io terrò speranza

che mi raccogli e che mi tenga in seno

sol quanto basti a ridonarmi vita. 

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QUAL FOSSE IL TEMPO – HORION ENKY, Horion Enky

QUAL FOSSE IL TEMPO – HORION ENKY, Horion Enky

QUAL FOSSE IL TEMPO – HORION ENKY

Un rivolo di speranza fluttua tra i ricordi, 

giovin sogni nascono alle prime luci di una nuova alba,

tenendo la vita connessa al pensiero, 

il più delle volte della materia prigioniero.

Il desio all’ardor appare fanciullesco, 

all’alpe di un’epica antica battaglia.

Non so qual fosse il tempo del cammino,

nascosto nelle silenziose preghiere,

consumate davanti a statue di sale.

Brucia la cera, affumicando di nero la pala di un altare,

l’egida, suonando, esala il respiro dell’anima, 

vestendola di un candido lindore.

Inedia accumulata nel perpetuare delle gesta,

i morsi delle fame non parlano,

ma dalle viscere s’impongono,

richiamando a obbedire l’effimero servo

che deve alimentar il corpo per far vivere l’intelletto.   

Horion Enky

QUEL CHE RESTA DEL GIORNO, Horion Enky

QUEL CHE RESTA DEL GIORNO, Horion Enky

QUEL CHE RESTA DEL GIORNO

Quel che resta del giorno,

sfumature sbiadite, ombre confuse,

sogni dimenticati,

ammiccanti promesse perse,

colori assopiti dal buio.

Gli odori dispersi dal vento,

l’eco delle tante parole gridate 

che inesorabilmente si spengono

come le insegne delle vetrine,

le porte si chiudono al mondo.

La stanchezza assonata,

qualche nota suonata in un piano bar,

il sapore di un cocktail tra le labbra,

l’ombrello zuppo di pioggia,

l’acre fumo di una sigaretta.

Lampioni che si accendono

illuminando vie che si svuotano

di gente frettolosa.

Prufuman di sogni le lenzuola di un bambino,

tra le mani mentre il sole dorme

a qualcuno resta il ricordo di una fotografia. 

Horion Enky

VITA, di Horion Enky

VITA, Horion Enky

VITA

Brillano ancor gli occhi curiosi

su d’un volto dispettoso, 

or divenuto crocevia di rughe, 

quel che un tempo fu

il tempio dell’amore. 

Scarne e ossute son diventate le mani,

ruvide al tatto,

ma san dispensare tenere carezze.

I piedi son stanchi,

hanno camminato e raggiunto ogni angolo di mondo,

per conoscere i crocevia del sapere.

Tutto è cambiato sotto il peso degli anni,

il corpo è maturato e invecchiato,

divenendo un fuscello coperto di neve

che aspetta la primavera per fiorire.

La vita vola come un gabbiano,

ma quando è stanco si posa su una chiglia sfiorando il mare.

Una tempesta di rubini colora l’orizzonte,

stanco ti fermi e scopri che la  tua mente conosce l’infinito.  

Horion Enky

“L’EQUILIBRIO di BEN-ESSERE”: Arteterapie e Depressione – a cura di CIPRIANO GENTILINO

Pubblicato su Cultura Oltre – Rivista letteraria on Line – Direttrice Maria Rosaria Teni

Contano i legami Non sai bene se la vita è viaggio, se è sogno, se è attesa, se è un piano che si svolge giorno dopo giorno e non te ne accorgi se …

“L’EQUILIBRIO di BEN-ESSERE”: Arteterapie e Depressione – a cura di CIPRIANO GENTILINO

Il grande inganno, di Ornella Mariani Forni

Il grande inganno,
di Ornella Forni

Il testo è un excursus storico dei personaggi e degli eventi alla base della costruzione dell’Unione Europea ed una rivisitazione delle circostanze che in essa impegnarono l’Italia, fino alla analisi spietata della situazione politica attuale e dei meccanismi internazionali che la regolano imponendo al Paese ed alla sua Gente vessazioni; umiliazioni e compressioni dei Diritti e delle Libertà.

Elogio della follia. Ediz. integrale, di Erasmo da Rotterdam

Elogio della follia. Ediz. integrale

di Erasmo da Rotterdam

Il titolo stesso di quest’opera ne racchiude il contenuto: figlia di Plutone e Neotete, la Follia è la divinità suprema capace di dispensare benefici agli uomini e agli dèi, dà sapore all’esistenza portando all’accettazione di sé e degli altri, genera i matrimoni e le amicizie, armonizza la società umana e domina persino sugli dèi. La Follia dissacra ma non condanna mai. Uno dei più grandi successi letterari del secolo, l’Elogio della Follia fu letto ovunque in Europa, fu tradotto in varie lingue ed ebbe numerosissime edizioni e imitazioni. Tutte le opere di Erasmo, furono inserite nell’Indice dei libri proibiti istituito nel 1559.

Un pensiero brevissimo sulla scuola…

La scuola è uno dei migliori agenti di socializzazione oltre che la più grande istituzione culturale. In teoria dovrebbe dare possibilità di uguaglianza o almeno uguaglianza di possibilità.  Molto spesso i genitori chiedono troppo alla scuola. Troppo spesso le risorse sono scarse e gli insegnanti sono lasciati a sé stessi. Ogni insegnante avrebbe molti doveri purtroppo. Dovrebbe avere senso di responsabilità e cercare di non commettere errori sulla pelle altrui. Talvolta basta un giudizio negativo espresso in modo indelicato per affossare un ragazzo. Basta poco per demorallizarlo. Un insegnante dovrebbe spiegare bene e vedere se hanno appreso bene i suoi alunni. Ma non è tutto colpa o merito degli insegnanti, che come dice un proverbio possono portare alla fonte un cammello ma non possono costringerlo a bere. A un certo punto possono motivare, ma è all’allievo che spetta di studiare, di apprendere. Sono vari gli approcci disciplinari, le scuole di pensiero. La scuola dovrebbe favorire lo sviluppo cognitivo, accrescere la cultura, far diventare dei buoni lavoratori e dei buoni cittadini di domani. In verità manca molto alla scuola italiana: non c’è educazione civica né educazione sessuale. Per insegnare bene gli insegnanti per dirla alla Bateson dovrebbero utilizzare rigore e immaginazione. La scuola prima di tutto dovrebbe insegnare e a pensare, dovrebbe insegnare a imparare a imparare, dovrebbe fornire “visioni molteplici del mondo” (sempre Bateson), dovrebbe insegnare a scegliere, dovrebbe insegnare ad autocorreggersi. In realtà spesso tutto ciò è lettera morta. Agli insegnanti viene chiesto molto, anzi troppo. Succede così che qualsiasi cosa facciano sbaglino. Ma nonostante ci siano molte metodologie e mille manuali ogni studente ha il suo modo di apprendere e di approcciare la realtà,  ognuno è fatto a modo suo, ogni allievo è una storia a sé. Ogni studente, sempre per dirla alla Bateson, ha una sua particolare epistemologia. I problemi della scuola sono infiniti. Manca la carta igienica nei bagni. Gli edifici scolastici sono fatiscenti e crollano. Lo Stato spende poco per l’istruzione e il risultato tangibile è un’alta percentuale di abbandono scolastico. Ogni insegnante teoricamente dovrebbe porsi in ascolto dei suoi studenti, dovrebbe esercitare empatia. I peggiori insegnanti invece sono quelli che riversano le loro frustrazioni sugli allievi, si dimostrano svogliati e frustrati, non hanno un minimo di sensibilità,  sono disinteressati a tutto e tutti, pensano solo a riscuotere lo stipendio. Se come cantava Baglioni ci sono ragazzi che vanno in classe come se dovessero andare dal dentista, altrettanto succede agli insegnanti. Ma il peggior danno in assoluto è quello dell’insegnante che abusa del suo potere e esprime giudizi di valore assoluto sulle capacità vere o presunte dei suoi allievi. Alcuni di loro dicono che sono legittimati a esprimere tali valutazioni su capacità e limiti cognitivi perché hanno molta esperienza in materia. In realtà un adolescente può anche non impegnarsi erroneamente essere giudicato incapace oppure vivere una crisi. In realtà ogni ambito di esperienza è sempre limitato per sentirsi depositari assoluti della verità. Ogni insegnante dovrebbe perciò essere possibilista e aperto al dubbio. Nelle scuole ci vorrebbe lo psicologo non solo per l’orientamento scolastico, ma anche per venire incontro ai problemi dei giovani in crisalide. Infine la scuola non dovrebbe essere solo trasmissione culturale ma dovrebbe trasmettere passione. Troppe cose! Sarebbe troppo bello se accadesse, ma come dicevano un tempo: troppa grazia Sant’Antonio!!!

Quali sono i Bonus figli per il 2022 e quali invece sono spariti o sostituiti proprio a partire da quest’anno

– Proiezioni di Borsa

Quali sono i Bonus figli per il 2022 e quali invece sono spariti o sostituiti proprio a partire da quest’anno A partire dal corrente anno, e precisamente dal mese di marzo del 2022, in Italia è partita la rivoluzione per quel che riguarda i contributi economici a sostegno della natalità e della genitorialità.E questo perché dal marzo scorso sono iniziati, per i legittimi beneficiari che hanno presentato la domanda, i pagamenti relativi all’assegno unico e universale. Che è una misura strutturale a favore dei figli minorenni e maggiorenni fino all’età di 21 anni.Inoltre, l’assegno unico e universale ha sostituito una misura che, partita nel mese di luglio del 2021, è poi andata in archivio proprio con la misura strutturale. Si tratta, nello specifico, dell’assegno temporaneo INPS per i figli minori che, quindi, non può essere più richiesto.Ma in realtà l’assegno unico e universale ha cambiato molte cose. Ed ha fatto sparire, tra l’altro, pure altri Bonus che sono decaduti nel 2021. Vediamo allora quali sono nel dettaglio.Quali sono i Bonus figli per il 2022 e quali invece sono spariti o sostituiti proprio a partire da quest’annoIn particolare, con l’arrivo dal marzo scorso dell’assegno unico e universale, sono spariti due Bonus destinati sempre al sostegno della natalità. Ovverosia, il Bonus mamma domani, che era noto anche come premio alla nascita, ed il Bonus bebè. Ma non finisce qui, su quali sono i Bonus figli per il 2022.Infatti, con l’arrivo dal marzo dell’assegno unico e universale, a sparire sono pure le detrazioni fiscali per i figli a carico. Mentre tra i pochi Bonus che nel 2022 si sono salvati, sempre per quel che riguarda il sostegno alla genitorialità, spicca il Bonus asilo nido. Che è un contributo che arriva fino a ben 3.000 euro annui, e che permette di coprire le spese per la retta sostenute dalla famiglia con bambini.

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I colori dell’autunno, di Maria Rosaria Teni

I colori dell’autunno

Belli i colori dell’autunno

infiammati dall’ ultimo sole …

Malinconiche note

nelle foglie ramate

e un’estate che muore

tra  vapori di nebbie 

nei tramonti di fuoco.

Belli i colori dell’autunno

negli anfratti cupi vellutati …                        

   [… Dei ricordi sospiri

       canti lievi al mio andare

      tramutate in poesia

      nostalgie di fanciulla

      disattese nel tempo … ]

Maria Rosaria Teni – @ tratta dalla raccolta “Nella casa del vento”

Pomeriggio d’estate, di Maria Rosaria Teni

Pomeriggio d’estate

Dopo trentadue anni, il sogno continua…

Assonnato pomeriggio d’estate…

Alacri violiniste senza sosta 

cicale generose

esibiscono note a profusione

brezza tra i rami

carezza leggera i nostri volti

lambisce le nostre speranze

        Giovani negli anni / storditi di futuro

Abbagliano nel caldo pomeriggio

bianche case di calce colorate 

strade deserte / svuotate dalle voci

Insieme percorriamo 

solitarie vie

la tua mano / la mia mano

tacito pudore / complice discreto

Insieme camminiamo

su sentieri della mente

percorsi tracciati

dal disegno della vita

Pomeriggio d’estate nel ricordo

sonnolento rivivere nel tempo

che s’è perso per sempre…

irrimediabilmente…

dalla silloge poetica “Dissonanti armonie”

Racconti: Il tuo profumo, di Maria Rosaria Teni

Il tuo profumo

Quattro anni fa, in questi giorni veniva a mancare mia madre… Sono giorni dolorosi, incisi nel mio corpo, venuto alla luce grazie a lei. Sono attimi eterni che oggi si rivelano cicatrici indelebili pietrificate nel mio animo, disperatamente proteso nel tentativo di non perdere la sua memoria, di non dimenticare le sue sembianze, di non scordare la sua voce, di non disperdere il suo profumo…
Oggi, mentre ero intenta a conservare alcuni libri, ho trovato un foglietto dove, quattro anni fa, avevo scritto una riflessione, in seguito all’aggravamento irreversibile delle sue condizioni di salute. In questa pagina che è balzata davanti ai miei occhi, casualmente o forse no, ho ritrovato il dolore puro, tagliente, inesorabile… Mia madre,  che ormai non mi riconosceva più, era scivolata verso una realtà insondabile che la allontanava da me, recidendo brutalmente il cordone salvifico e io, impotente, cercavo i suoi occhi che non riflettevano più emozioni, ma solo ombre… Intanto, il vaso accanto al suo letto diveniva testimone del pallore delle rose tanto amate, ma ormai appassite.

Il tuo profumo si dilegua

tra le rose appassite che

mi parlano di te.

Ritrovarti 

tra le mani vuote

per non perderti mai più 

e vivere nell’illusione mendace

che la morte non sia definitiva,

 A te, mamma 

ph Maria Grazia Bisconti

Nulla la multa se manca la prova del tempo e del luogo dell’infrazione, da dimostrare in questo modo, secondo la giurisprudenza

Nulla la multa se manca la prova del tempo e del luogo dell’infrazione, da dimostrare in questo modo, secondo la giurisprudenza

Oltre che dalle diverse forme di imposizione fiscale, i cittadini sono terrorizzati anche dalle multe. Tuttavia, se si dà un occhio alle novità giurisprudenziali, pubblicate di volta in volta, si potrà pensare anche di contestarle. Sicché, un’alternativa a pagare le contravvenzioni, sarà quella di impugnarle innanzi all’autorità giudiziaria competente. Si consideri che per il ricorso al Giudice di Pace non è necessario il patrocinio dell’avvocato, quindi si potrà agire autonomamente. Tuttavia, bisogna informarsi su quelli che sono i possibili vizi da far valere e che possano trovare accoglimento da parte del giudice.

Ebbene, da ultimo, il GdP di Milano ha richiamato un principio molto importante in tema di infrazioni. In particolare, l’ente accertatore, in caso di contestazione non immediata, deve poter produrre delle prove per poter provare l’avvenuta infrazione. Tra queste vi sono i rilievi fotografici, che, però, sono considerati utili ai fini probatori solo se presentano determinate caratteristiche. Vediamo quali.

Come va provata l’infrazione da parte dell’autorità

Le foto, per rappresentare una valida prova, devono ritrarre il veicolo, il tempo e il luogo dell’infrazione. Non è sufficiente, infatti, che si visualizzi solo la targa del veicolo. È quanto ribadito recentemente dal Giudice di Pace di Milano, con sentenza n. 3691 del 2022, del 30 maggio 2022. In quest’ultima si precisa proprio che la foto prodotta dall’ente accertatore rileverà ai fini probatori solo se da essa sia possibile identificare:

  • il veicolo;
  • la posizione dello stesso;
  • il luogo e il tempo della condotta contestata.

Sarebbe, infatti, nulla la multa se manca la prova di tutte le circostanze in cui sia avvenuta la violazione. Per queste ragioni, nel caso esaminato, il Giudice di Pace milanese ha accolto il ricorso elevato dall’automobilista. L’ente accertatore, infatti, aveva prodotto una foto che ritraeva solo una targa dell’auto, su uno sfondo nero. Di conseguenza, non si è reputata provata l’infrazione, non essendo possibile risalire né al luogo né tantomeno alla posizione del mezzo.

Nulla la multa se manca la prova del tempo e del luogo dell’infrazione, da dimostrare in questo modo, secondo la giurisprudenza

Il rilievo fotografico che sia privo delle caratteristiche indicate non è sufficiente, con conseguente annullamento della multa. Detta sentenza, in verità, ribadisce un orientamento già consolidato in giurisprudenza. Infatti, in una precedente sentenza, ossia la n. 11633/2017, la medesima autorità giudiziaria si era pronunciata nello stesso senso. Il tutto, con riferimento alla diversa infrazione consistente nell’ingresso non autorizzato in una ZTL. Anche in questo caso, la contestazione differita sarebbe validamente provata attraverso i rilievi fotografici ma sempre con i limiti fin qui indicati.

Approfondimento

Ecco come potremmo evitare di pagare le multe prese con l’autovelox, ottenendone l’annullamento mediante il ricorso a questo motivo

Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell’autore, consultabili QUI»)

Diranno addio agli arretrati INPS e ai soldi di questi 3 Bonus le famiglie e le imprese che non presenteranno la domanda a giugno 

Diranno addio agli arretrati INPS e ai soldi di questi 3 Bonus le famiglie e le imprese che non presenteranno la domanda a giugno 

Viviamo in un mondo fatto di scadenze e di incombenze e giugno sta lì a ricordarcelo. Entro la fine del mese, infatti, andranno fatte le opportune domande all’INPS o all’Agenzia delle Entrate o ai Ministeri opportuni per non perdere il diritto ai rispettivi benefici.

Vediamo di quali si tratta. Anticipiamo solo che metà mese o dal 1° da luglio diranno addio agli arretrati INPS e ai soldi di questi 3 Bonus chi non si è mosso per tempo.

L’assegno unico universale

A distanza di diversi mesi dal suo ingresso, ancora molti aventi diritto non hanno fatto domanda all’INPS per l’assegno unico universale (AUU). La misura è stata introdotta esattamente un anno fa (il 1° luglio), in via temporanea fino a febbraio 2022 e a regime dal 1° marzo. Lo testimonia indirettamente anche il nome della misura, passata da “assegno temporaneo” ad AUU, appunto.

Ora, tra i 9 dettagli sull’AUU INPS da sapere uno riguarda i termini per avere diritto agli arretrati. In sintesi valgono le seguenti regole:

  • per le istanze presentate dal 1° marzo in poi, il pagamento di solito avviene alla fine del mese successivo a quello di inoltro dell’istanza;
  • inoltre scatta il diritto a ricevere gli arretrati per chi invia la domanda entro il 30 giugno. In questi casi, infatti, l’Ente di Previdenza riconosce anche il diritto ai mesi che vanno da marzo a quello di presentazione della domanda;
  • passato questo mese, addio arretrati.

Diranno addio agli arretrati INPS e ai soldi di questi 3 Bonus le famiglie e le imprese che non presenteranno la domanda a giugno

Un altro capitolo di scadenze riguarda le domande da inoltrare all’Agenzia delle Entrate. Ad esempio dal 9 al 23 giugno (quindi scade prima della fine del mese) si possono chiedere alcuni contributi a fondo perduto. Vale a dire quelli previsti per i settori del wedding, dell’organizzazione i feste e cerimonie e del settore HO.RE.CA.

Le imprese richiedenti devono avere sede legale o operativa in Italia. Inoltre devono aver subito nel 2020 un calo dei ricavi e del risultato d’esercizio almeno pari al 30% degli stessi valori del 2019.

Un altro provvedimento riguarda invece il Bonus riqualificazione alberghi. La misura riguarda le imprese che dal 1° gennaio 2020 al 6 novembre 2021 hanno sostenuto spese per il miglioramento delle stesse strutture.

L’istanza per avere il credito d’imposta va inoltrata al Ministero del Turismo e la domanda va fatta dalle ore 12.00 del 13 giugno alle ore 12.00 del 16 giugno.

Domanda entro giugno per i 1.000 euro del Bonus idrico

Altra scadenza chiave che arriva a fine mese riguarda il Bonus idrico per le spese effettuate nel corso dello scorso anno. Nel Bonus rientrano le spese di sostituzione e/o installazione di rubinetteria, vasi sanitari e soffioni e colonne docce che consentono un risparmio idrico.

Il ristoro ricomprende anche le spese di natura edilizia, ossia quelle legate ai lavori. Il tetto del rimborso conseguibile è di 1.000 euro e la domanda è da presentarsi al portale dedicato, accedendo con le proprie credenziali.

Approfondimento

Per affrontare il caldo torrido ci sono 3 modi per avere il Bonus condizionatori anche senza ISEE.

Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell’autore, consultabili QUI»)

Multe da 16 mila euro per mancati versamenti di pochi euro: bufera sull’Inps

– ilGiornale.it

Manca proporzionalità tra la quota di omesso pagamento e l’entità delle multe conseguenti: la denuncia di Federcontribuenti Federico Garau31 Come denunciato da Federcontribuenti, di recente numerosi datori di lavoro stanno ricevendo da parte dell’Inps pesanti ingiunzioni causa omesso versamento delle ritenute previdenziali.Una situazione, vista l’entità di suddette sanzioni, del tutto spropositata rispetto al mancato introito, in grado di mettere in ginocchio tante piccole aziende. Niente che non sia previsto dalla legge attuale, secondo quanto spiegato da ItaliaOggi, dato che esiste una specifica norma che determina tale regime sanzionatorio, con multe che possono arrivare fino a 50mila euro. Pagare le ritenute previdenziali è certo un obbligo civile da rispettare, ma a mancare è l’equilibrio con la sanzione in caso di omesso pagamento, nonché un’attenta disamina delle conseguenze della sua applicazione a vari livelli, non da ultimo la possibilità di causare la chiusura di piccole realtà imprenditoriali in grado di generare lavoro. Ecco che quindi, specie nella pesante crisi economica attuale, salvaguardare l’occupazione può voler significare anche istituire un adeguato e proporzionale sistema di sanzioni per imprese/aziende che impedisca loro di fallire.

… leggi tutto su: Multe da 16 mila euro per mancati versamenti di pochi euro: bufera sull’Inps – ilGiornale.it

SCENDI, SIGNORE!, di Miriam Maria Santucci

Terrificante Regressione Umana 

SCENDI, SIGNORE!

Scendi, Signore,
qualunque sia il nome con cui vieni chiamato
scendi sulla terra insanguinata
che ingoia bambine martoriate
e donne imprigionate nei loro lenzuoli.
Scendi, Signore,

libera da assurde atrocità
le nostre sorelle afghane
che conoscono solo tenebre e dolore.
Per una volta sola almeno, un solo istante,
scendi dall’alto dei cieli!
Scendi, Signore!

#MiriamMariaSantucci

#cuoriakabul
#poesiaitaliana
#oltreiconfinidelcieloedelmare

foto Web

Un pensiero sulla poesia in una giornata al mare…

Si fa presto a dire e scrivere poesia. Invece oggi, almeno in Italia, è terribilmente difficile. Se Woodstock attrasse 500000 giovani vicino a New York, nonostante giorni di pioggia torrenziale, Castelporziano fu una sconfitta inequivocabile. La stessa differenza che intercorre tra un capolavoro come Don Chisciotte e la pur simpatica armata Brancaleone. Sempre continuando le analogie con il cinema, sperando che non risultino delle forzature eccessive, a volte la poesia italiana mi sembra una partita a tennis senza pallina come in Blow-up di Antonioni (e la situazione mi appare peggiorata da quando Frost sosteneva che scrivere versi liberi è come giocare a tennis senza rete), altre volte mi sembra che i poeti siano come i protagonisti dell’Avventura, sempre di Antonioni, che dovrebbero ricercare la poesia scomparsa e invece nell’indagine si accorgono di essere interessati a ben altro. Continuando con il tennis, a  volte i poeti mi sembrano trovarsi in una terra di nessuno e come certi tennisti si trovano a metà campo, si fanno prendere alla sprovvista dai passanti dell’avversario che mette loro la pallina tra i piedi, mentre altre volte gli stessi poeti si trovano troppo vicini alla rete e allora ha gioco facile l’avversario/il pragmatico/l’uomo comune della strada/ la stessa realtà a fare loro il pallonetto e fare il punto decisivo. Talvolta i poeti mi sembrano inadeguati. Altre volte mi sembra che la realtà sia spietata, assassina nei confronti della poesia, come in Easy rider, dove i ribelli fanno una brutta fine. L’Italia è nel migliore dei casi inospitale per chi voglia fare poesia, nel peggiore è addirittura repressivo, limitante, castrante, per non usare il termine abusato concentrazionario, dato che sarebbe fuori luogo parlare di campi di concentramento. Insomma diciamocelo in tutta onestà: non è un Paese per poeti, indipendentemente dai detti e da una grande tradizione culturale che abbiamo alle spalle. Diciamocelo ulteriormente: questa realtà non è poetica. C’è crisi economica, tutta una serie di problemi annessi e connessi,  la guerra, una pandemia che non vede fine. Eppure allo stesso tempo la realtà contiene in sé ancora un nucleo indissolubile di poesia. Basta saperla scorgere. Basta un’alba,  un tramonto, un amore sbocciato, anche un semplice gioco di sguardi. Sono a Marina di Cecina con un amico di infanzia. Passeggiamo sul lungomare. Guardiamo i bagni. Osserviamo tutta la gente nella spiaggia libera. Guardiamo una casa con 3 vani e 5 posti letto in affitto e parliamo di questo. Ci facciamo delle foto in riva al mare. Prendiamo un caffè. Abbiamo fatto discorsi seri, abbiamo parlato di noi stessi, ma ci troviamo bene anche a stare quarti d’ora in silenzio.   Nel vocio indistinto c’è poesia. Nei riflessi di sole c’è poesia. In un turista che non sa dove andare e mi chiede informazioni c’è poesia. Ripensare alle mie estati d’infanzia passate proprio a Marina di Cecina e rimembrare c’è poesia. La poesia è eterna perché fa parte dell’essere umano. È connaturata all’essere umano. La poesia per dirla con le parole del sociologo Alberoni è uno stato nascente, come minimo tra l’autore e il lettore. Il problema comunque non è tanto che non ci sono persone pronte a riconoscere in sé stessi la poesia oppure nel mondo. Il problema di base è la mancanza di volontà di rispecchiarsi nei poeti italiani viventi. Tutto al più le persone assaporano le loro liriche in blog letrerari o riviste online. Ma di solito non avviene il fatidico passo di comprare il libro. Forse una delle questioni è che la comunità poetica è piccola e solo chi vi appartiene compra libri di poeti italiani viventi. Non si tratta di legittimazione culturale, di cui alcuni poeti godono, ma di legittimazione mediatica. Di poesia contemporanea ne parlano pochissimo i mass media. Sui giornali come Repubblica hanno chiuso le rubriche di poesia. Hanno poco successo. Non hanno riscontro di pubblico. Di conseguenza l’ego smisurato di diversi poeti diventa frustrazione assoluta, fallimento. Essere poeta è quasi un contentino. Assume per i più pratici quasi un significato spregiativo.  Un tempo era vanto e orgoglio essere considerati tali. Chi lo fa fare di metterci la faccia? Come cantava Ron “alle ragazze non chiedere niente se il tuo nome non è sui giornali o si fa dimenticare”. A essere poeti non si guadagna nulla, anzi si spende, nella maggioranza dei casi. Ma nonostante questo qualcuno continua a essere poeta, pur essendoci molti contro e pochi pro. Nonostante tutto c’è chi scrive ancora per amore della poesia. Io mi prometto che non scriverò più poesia, nonostante ogni tanto mi si presenta una disposizione d’animo favorevole. E continuo a guardare una bella ragazza in due pezzi che prende il sole e mi perdo poi nel mare e nel luccichio dei raggi di sole, che si incontrano con le onde. Sono al mare e sono quasi felice a prendermi questo vento, a godermi questo istante. Mi prometto che non si può scrivere poesia a 50 anni ormai, così come mi riprometto sempre di non innamorarmi. Ma siamo umani e potrei anche finire per ricascarci. Nessuno è perfetto, come in una celebre battuta di un film che ha fatto epoca.

Le statue più alte del mondo

Le statue più alte del mondo

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Il primo pensiero che potrebbe venire in mente quando si tratta delle statue più alte del mondo è la famosa e iconica Statua della Libertà degli Stati Uniti, tuttavia, non si trova neanche nella lista delle prime 10 più alte del mondo.

In questo post faremo un un tour virtuale delle 10 statue più alte del mondo. Iniziamo!

Statua dell’Unità – India

  • Altezza della statua: 182 metri
  • Altezza totale inclusa la base: 240 metri
Statua dell'Unità: India
Leggi tutto su: https://artemisteriosa.com/le-statue-piu-alte-del-mondo/

L’angolo della poesia: Luce cristallina di Caterina Alagna

Una sorgente d’argento squarcia 

L’orrore della vita

Dolente spina incarnita 

La sua bocca di luce cristallina

Pervade la mia anima china

Genuflessa alle ombre della vita

Un fervore infiamma la mia carne

Quelle membra tremule e scarne

Lieve la brezza respira gentile

Baciati dalle tiepide stelle d’aprile

Danzano sinuosi i nostri corpi

In un manto di vento avvolti                                                    

E’ il delirio della mente

Il mio cuore ingravidato dalle stelle

Quel cuore sommerso dall’angoscia

Catena mordace che strozza

Leggero si libra in volo

Intonando della libertà l’assolo

Tratta dal mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Roma, quello strano odore dall’appartamento: macabra scoperta tra i rifiuti

Roma, quello strano odore dall’appartamento: macabra scoperta tra i rifiutigio 9 giugno 2022, 4:01 PMcarabinieriUna donna ha conservato il cadavere della madre 80enne tra i rifiuti. I vicini di casa hanno infine lanciato l’allarme a causa del cattivo odore che proveniva dall’appartamento. L’episodio è accaduto a Roma, più precisamente al quartiere San Lorenzo nei pressi del civico 10 di via dei Volsci. Sono stati i carabinieri intervenuti sul posto a fare la macabra scoperta. Come informa FanPage, la figlia della deceduta risulta essere una donna di 43 anni con problemi psichici.Lascia il cadavere della madre tra i rifiuti e in stato di decomposizioneA dare informazioni dettagliate sulla vicenda è stato Il Messaggero: una donna di 43 anni con disturbi psichici ha lasciato in stato di abbandono (e di decomposizione) il cadavere della madre nel corridoio di casa loro, in mezzo all’immondizia. Sono stati i carabinieri, intervenuti dopo una segnalazione da parte dei vicini, a rinvenire il corpo.I carabinieri hanno trovato difficoltà a entrare

… leggi tutto su: Roma, quello strano odore dall’appartamento: macabra scoperta tra i rifiuti

NUCLEI DI CONDENSAZIONE PER PIOGGIA COSMICA, di Rebecca Lena

NUCLEI DI CONDENSAZIONE PER PIOGGIA COSMICA

 · di Rebecca Lena 

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Che non mi si accusi di passività, se le circostanze mi schiaffeggiano il viso e io godo delle percosse, se le pareti si fanno più spesse ed io poso l’orecchio per ascoltare, se la morte si accoda al mio passo ed io sono pronta, e la invito a guidare la salita. Non sono inerte ai fenomeni, sono trafitta, sono reticolo leggerissimo, meraviglia assente, ma infima e senza autorità; filtro di intuizione gassosa, pan-direzionale, alleggerita pure da se stessa; che non si dica che voglio essere qualcosa, che sarò o che sia già stata più di una mite inconsistenza, senza traccia neppure ai piedi dell’ombra. Che rimanga piuttosto un pulviscolo sottile sospinto per sbaglio dal mio respiro quieto che niente smuove e niente urta, ma che sopravvive senza senso – una lancetta soltanto – nell’inutile sonno di una gigante rossa.

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PENSIERI SFERICI ATTORNO AL VUOTO, di Rebecca Lena

PENSIERI SFERICI ATTORNO AL VUOTO

 · di Rebecca Lena . ·

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Sole tiepido che stampa macchie sulle mani, ma i brividi sono per l’assenza del tocco alcuno. Oggi tutto funziona al contrario, il derma freme per ciò che non c’è; le unghie scavano in aria e trovano qualcosa, di più.

L’uomo solo dentro la casa è cavità che si riempie del vuoto, una grotta del non sentire la cui volta inorridisce fra le icone dipinte un tempo con le dita. Lui sottovoce – già presagio di qualcosa – guarda le bestie rossicce impresse sul muro e loro suonano per lui: una fermentazione aleatoria. L’aria trema ancora per poco.

Fuori dalla casa è il silenzio, pulito, un soffio di vetro innaturale desta le anatre più coraggiose: volgono il capo verso la strada e d’un tratto comprendono come gli uomini siano spariti per sempre.

Svanire? Forse, e senza preavviso. Il processo fermentativo della solitudine li ha sublimati nell’atmosfera, sparpagliati in ogni singola particella, lasciando i letti disfatti, le dita scolpite nel barattolo di crema, alcuni carrelli che non fanno più alcun rumore.

Adesso anche l’epidermide terrestre può vibrare per ciò che non c’è, per l’inspiegabile vacuità di massa, per la nuova mite assenza.

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Sutra d’Occidente di Roberto Bertoldo – suggerimenti di lettura

Sutra d’Occidente di Roberto Bertoldo – suggerimenti di lettura

 ~ ANGELA GRECO – ANGRE

Bertoldo Sutra d_Occidente Mimesis 2022

    Sutra d’Occidente di Roberto Bertoldo, 

Mimesis, collana Sisifo, marzo 2022. 

Questo libro racchiude, in brevi riflessioni, uno sguardo disincantato sul mondo e sull’uomo occidentali. Il Sutra, nella cultura letteraria e religiosa dell’India antica, è una raccolta di aforismi di carattere religioso, letterario, filosofico, scientifico. Abbiamo così, in Oriente, il Veda ̄nta Sutra, il più noto Ka ̄ma Sutra, e poi il Sutra del loto, il Sutra del diamante, ecc. La forma aforistica è insomma la più adatta per rappresentare, in modo meno petulante possibile, la condizione drammatica e a volte grottesca dell’esistenza umana e della vita sociale; del resto, come dice qui l’autore appellandosi a un noto proverbio, “l’aforisma è un bel gioco perché dura poco”. [Quarta di copertina]

* * *

C’è qualcosa di più difficile da capire del pensiero profondo ed è il pensiero superficiale: è difficile capire a cosa serva.

C’è una cosa che noi uomini non riusciamo a percepire perché troppo più grande di noi: la nostra piccolezza.

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Tascabile, maneggevole, difficilissimo da chiudere per la voglia di continuare a leggere e a leggere, questa nuova pubblicazione di Roberto Bertoldo affascina per la sintesi, la leggerezza di scrittura e la profondità, al contempo, dei contenuti: è la sconcertante bellezza dell’aforisma, genere letterario scritto da pochi, perché necessita di un certo modo di essere non comune, che ha la capacità di un fulmine a ciel sereno condensato in poche parole o pochissimi righi, in voga molto tempo prima che un social limitasse il numero dei caratteri a 140 – 280 nello scrivere sulla sua piattaforma e lo rendesse, almeno nel ricordo della brevità di esposizione del pensiero, popolare. Già l’esergo – di Miguel Hernández tratto da Eterna Ombra – è una visione forte: “Io sono un carcere con una finestra \ che dà su un gran deserto di ruggiti.” che la dice lunga sulla concezione e sul pensiero dell’autore sul mondo che lo circonda e sui suoi abitanti.

Roberto Bertoldo, poeta, scrittore e saggista di filosofia, cattura il lettore anche in pochissime battute, senza nulla togliere alla dotta penna dei suoi editi precedenti. Anzi. Con Sutra d’Occidente viene messo in luce il lato più sagace e ironico dell’autore, che non si piega al pensiero dominante o all’opinione che va per la maggiore, che non incensa, né si ingrazia nessuno, né tantomeno indulge verso alcun argomento o categoria; duecentotrenta pagine di sé, in cui si susseguono e si inseguono strali, consigli, pensieri e riflessioni e dove si palesa la bravura di dire tanto e nonostante ciò non perdere pienezza di significati e serietà, a fronte di un’epoca nella quale si riempiono spazi con parole senza senso. Assolutamente da leggere, rubando tempo a tutto il resto, aprendo le pagine a random, per respirare. [Angela Greco AnGre] 

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Non sono affidabili i gruppi culturali, sono sempre e soltanto gruppi di potere i cui componenti finiscono per osservarsi e analizzarsi l’un l’altro invece di osservare e analizzare il mondo.

Occorre appartenere a quel genere di persone che sono clementi con i sottoposti e intolleranti con i capi.

Non c’è nulla di più bello di ciò che sentiamo autentico. La seduzione intenzionale, in arte come in amore, adesca solo gli stupidi e i deboli.

Non è vero che non ci sono più i maestri di pensiero, la verità è che non esistono più i loro discepoli.

Lo scribacchino nostrano scrive una poesia e si sente Dio, scrive un romanzo e si sente Dio, scrive un saggio e si sente Dio. Eppure Dio, essere perfetto e proprio in virtù della sua perfezione, non ha mai scritto né poesie, né romanzi, né saggi. E, beninteso, neppure aforismi.

Racconti: La pioggia, di Maria Rosaria Teni

La pioggia

Mi piace ascoltare il rumore della pioggia sul tettuccio della macchina mentre, seduta all’interno, guardo il mondo fuori e mi allontano dalla realtà materiale che mi attanaglia quotidianamente. Posso indugiare con lo sguardo sulle gocce di pioggia che diluiscono la loro veemenza adagiandosi sui vetri ed enfatizzando un paesaggio incredibilmente liquido. Le strade luccicanti riflettono lembi di cielo che rischiarano il grigio cupo dell’asfalto con barlumi di chiarore alternato a pozzanghere umide di fango. 
Non muovo un dito per pulire i vetri perché voglio nutrirmi anch’io di quell’acqua benedetta che scende dal cielo e irrora ogni sozzura terrena. Un albero alla mia sinistra agita debolmente rami coraggiosi  che si rinfrescano sotto lo scrosciare continuo della pioggia incessante. Il verde appassito delle foglie trae vigore e promette nuove primavere.
Osservo, ascolto, sono un’unica sostanza nella materia circostante e sono felice di non appartenermi, ma di essere parte di un’entità che non sono io.
Non penso, perché il mio spirito è immerso in un panteistico e sublime incontro con la terra e gode di attimi di eterea inconsapevolezza.
La pioggia continua a cadere, ora con più violenza. Buca i vetri dell’auto di ghirigori impazziti, presto sostituiti, presto dileguantisi in misteriose evaporazioni.
Raramente passa qualche macchina ed il rombo copre il ticchettio, rompendo il mio sogno di compenetrazione in una natura materna che accoglie i miei pensieri stanchi e li culla… in eterno.
Maria Rosaria Teni

https://mariarosariateni.blogspot.com/2018/01/la-pioggia.html

Racconti: Raggi di luna, di Maria Rosaria Teni

Raggi di luna

Filtrano i raggi della luna, questa sera, nel mio salotto.

Attraverso la finestra ne intravedo il chiarore e magicamente mi rivedo in una realtà che ho vissuto tanto tempo fa e che ricordo ancora con enorme nostalgia.

Quante sere ho trascorso in questa stessa stanza a pensare al mio futuro, al mio presente di allora che oggi è già passato;  a tutta la mia vita, a come sarebbe stata, a cosa sarebbe successo e oggi mi ritrovo, dopo tanti anni, seduta ancora su quella poltrona a rendermi conto di aver trascorso più passato rispetto al futuro che mi avanza e avverto che la mia vita sta scivolando in un letto di fiume che sfocerà in un mare profondo, senza confini, circondato all’orizzonte da bagliori evanescenti. 

La luna, ricettacolo di pensieri, abbraccia questi momenti che appartengono a ieri e che vivo oggi nell’incertezza di un domani che ha il sapore beffardo di un’illusione.

© Maria Rosaria Teni

https://mariarosariateni.blogspot.com/2018/02/raggi-di-luna.html

Momenti di poesia: Solo con tutto il cuore, Alma Bigonzoni

Solo con tutto il cuore, Alma Bigonzoni

Poesia e Serenità

Solo con tutto il cuore

L’amore che provo per te va oltre il tempo 

e confini , difficile trovare le giuste 

parole per esprimere quello che sente il 

mio cuore.

Amo la tristezza e la malinconia che 

suscita in me il tuo pensiero,

la felicità che si accende nella mia anima 

quando ti sogno, l’amore che mi chiama 

con la tua voce e mi guarda con i tuoi 

occhi.

Sei la canzone che non so intonare, ma 

che non posso fare a meno di ascoltare, 

la scintilla capace di generare nella mia 

anima calde emozioni, lo scoglio a cui mi 

aggrappo per non naufragare. 

Sei emozione allo stato puro,  passione e 

desiderio.

Vorrei essere per te quello che tu sei per 

me, ma ti dico:

Se devi amarmi, amami con tutto il cuore 

o non amarmi per niente

__@Ab__

7 PROSE/RACCONTINI BREVISSIMI, di Davide Morelli

7 PROSE/RACCONTINI BREVISSIMI

Date: 9 giugno 2022Author: davidemorellix0 Commenti— Modifica

IN FACOLTÀ:

 Oggi sono andato in facoltà. Sono andato in biblioteca per studiare. In realtà ero molto distratto. Non ero assolutamente concentrato. Non ho combinato niente. Sono uscito fuori dall’aula. Mi sono messo a fumare in un corridoio. Poi avevo degli spiccioli e ho preso un cioccolato al distributore automatico di bibite. Mi si è avvicinato un tipo strano, che conoscevo di vista. Aveva gli occhi infossati. Aveva i capelli a  caschetto pieni di forfora. Aveva delle basette e una barba incolta. Emanava un odore nauseante. Aveva indosso un piumino rammendato, dei jeans sporchi, delle scarpe di camoscio macchiate dal fango.  Due ragazze lo hanno guardato. Una ha sussurrato nell’orecchio dell’altra qualcosa e si sono messe a ridere. Era un tipo strano, ma nella mia facoltà non c’è da stupirsi di niente. Con la sua voce gutturale questo tizio si è messo a parlare dell’aumento delle tasse universitarie. Poi mi ha detto che io avrei dovuto fare il teatro: è un’esperienza formativa e può anche essere un’autoterapia. Quindi mi ha detto che lui non ha potuto fare l’occupazione e mi ha chiesto come è andata. Io gli ho risposto che l’occupazione era durata quindici giorni ed era difficile riassumere ciò che era successo in poche frasi. La verità è che non avevo molta voglia di parlare questo pomeriggio.  Il tipo strano se ne è andato. Io mi sono messo a pensare all’occupazione. Quelle notti avevamo parlato, ballato e scherzato. Erano state notti di sacchi a pelo, litri di vino, odore di fogli ciclostilati, fax, volantini, bacheche di annunci, canzoni stonate al suono di una chitarra scordata e suonata senza peltro, commistione di dialetti, accenti e cadenze di noi studenti fuori sede, provenienti da tutte le regioni di Italia. L’occupazione era tante cose insieme. Avevamo parlato e discusso di Woodstock, Bob Dylan, Leonard Cohen, Frank Zappa, beat generation, controcultura, politica internazionale, il sessantotto, il settantasette, il maggio francese, il terzomondismo, la questione israeliana, lo zen, il postfemminismo, la parcellizzazione del lavoro, l’alienazione, Tondelli, Gramsci e l’intellettuale organico, seminari autogestiti, democrazia dal basso.

Quindi mi sono messo a pensare che quella occupazione me la sarei ricordata per tutta la vita.  Forse tra molti anni avrei avuto nostalgia di quei momenti, di quei giorni. Forse li avrei raccontati. Forse avrei scritto qualcosa. Poi sono ritornato in aula studio. Ho smesso di pensare e mi sono rimesso a leggere.

​​​​

IL PIRATA:

Parcheggiai la macchina. Guardai il cielo. Dopo cinquanta metri mi fermai all’ombra dei cipressi per accendermi una sigaretta. Quindi varcai la soglia del cimitero. Dovevo fare quella visita. Ci andavo una volta ogni tre mesi. Sapevo dove era la tomba, perché il cimitero di quel paesino era piccolissimo: trecento tombe o poco più. Avevo notato quella tomba al primo colpo d’occhio. Era proprio subito dopo il cancello. Se la salma fosse stata in un loculo allora avrei sarebbe stato più difficile per me. Mi fermai davanti alla tomba. Ero lì raccolto nei miei pensieri quando si avvicinò una signora. Era sua madre. Era una donna dall’aspetto ancora giovanile. Aveva gli occhi spiritati e dei capelli molto lunghi raccolti con una coda di cavallo. Indossava un abito da sera dai colori smaglianti e calzava delle ballerine. Non era una donna bella perché aveva un naso adunco. Nell’aria c’era lo stridio dei gabbiani e il guaito di un cane in lontananza. Fu lei ad attaccare discorso.

“Conosceva mio figlio ?”

“Si. Eravamo compagni di università. Era un bravissimo ragazzo. Il destino è stato molto crudele. Era prossimo alla laurea. Gli restava da discutere soltanto la tesi.”

“E’ la prima volta che la vedo.”

“Io abito a venti chilometri da qui. Poi al funerale non c’ero. L’ho saputo qualche giorno dopo. Ero in vacanza quando è successa la disgrazia. Suo figlio era un ragazzo brillante. Avrebbe avuto successo nella vita!!! Ne sono sicuro. Era capace sia di parlare di cose serie che di raccontare barzellette e di fare di ridere tutti quanti. Ogni volta che apriva bocca riusciva a incantare con la sua cultura.”

“Mi piacerebbe avere giustizia. Mi piacerebbe vedere negli occhi chi mi ha strappato mio figlio. Mi piacerebbe che la pagasse. Invece sono passati due anni e gli inquirenti non sono ancora riusciti a farci sapere nulla.”

“Quel pirata avrebbe dovuto costituirsi. Come si fa a vivere con quel senso di colpa per tutta la vita ?”

“Caro ragazzo, questo è un mondo assurdo. Talvolta sfugge a qualsiasi logica. A volte mi metto a pensare che quel disgraziato non l’ha soccorso ed è scappato via perché era ubriaco o drogato. Forse è scappato via perché aveva l’assicurazione scaduta. Probabilmente non saprò mai i motivi per cui non l’ha soccorso ed è fuggito. Io penso che innanzitutto sia questione di civiltà. Anche i tedeschi e gli inglesi si ubriacano ogni weekend, però non si mettono alla guida di una macchina. Alcuni giovani italiani invece si sballano e poi si mettono a correre con le proprie macchine. E poi la giustizia che fa?  Se riesce a trovarli li punisce con un semplice omicidio colposo. Ma per me questo è stato un omicidio volontario.”

“Ci sono fatti di cronaca che fanno pensare. C’è stato un tale disoccupato cronico che ha nascosto il cadavere della madre anziana per ritirare ancora la pensione. Un altro tale invece   ha rinchiuso e recluso per anni il figlio gravemente disturbato in una stanza. Infine un altro tizio ha ucciso la moglie demente e invalida da anni. Non c’è limite alla malvagità ed all’abiezione umana. Basta leggere la cronaca nera. Basta guardare i telegiornali.”

“Adesso devo andare. Mi fa piacere che qualche amico di mio figlio venga ancora a fargli visita. E’ passato del tempo. La gente dimentica in fretta, anche le disgrazie.”

Ci salutammo. Lei si incamminò verso l’uscita. La madre non si era accorta di niente. Io in realtà suo figlio non l’avevo mai conosciuto. Avevo soltanto letto gli articoli di giornale quei giorni. Era da lì che ero riuscito a sapere diverse informazioni sul conto di quello sfortunato ragazzo. Avevo comprato tutti i giornali in quei giorni.

Ero solo nel cimitero. Anzi a dire il vero eravamo solo io ed il custode.  Solo io sapevo che cosa era successo quella sera. Nessun altro. La polizia non era riuscita a risalire al colpevole. Ero io l’unico a sapere. Ero io quel pirata della strada. Ero solo. Le lacrime cominciarono a rigarmi il volto. Guardai per un attimo i filari di vigne, che circondavano il cimitero. Guardai il cielo. Le stelle erano appena percepibili. Tra poche ore da semplici comparse sarebbero diventate delle protagoniste nel cielo. Nel frattempo il sole tramontava. Incendiava le nuvole. Pensai per un attimo a quando ero bambino e mi facevo ingannare dal moto apparente del sole. Poi ritornai nel mio incubo e mi chiesi per quanto tempo ancora sarei riuscito a convivere con quel peso, con quel segreto.

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