Un pensiero brevissimo sulla scuola…

La scuola è uno dei migliori agenti di socializzazione oltre che la più grande istituzione culturale. In teoria dovrebbe dare possibilità di uguaglianza o almeno uguaglianza di possibilità.  Molto spesso i genitori chiedono troppo alla scuola. Troppo spesso le risorse sono scarse e gli insegnanti sono lasciati a sé stessi. Ogni insegnante avrebbe molti doveri purtroppo. Dovrebbe avere senso di responsabilità e cercare di non commettere errori sulla pelle altrui. Talvolta basta un giudizio negativo espresso in modo indelicato per affossare un ragazzo. Basta poco per demorallizarlo. Un insegnante dovrebbe spiegare bene e vedere se hanno appreso bene i suoi alunni. Ma non è tutto colpa o merito degli insegnanti, che come dice un proverbio possono portare alla fonte un cammello ma non possono costringerlo a bere. A un certo punto possono motivare, ma è all’allievo che spetta di studiare, di apprendere. Sono vari gli approcci disciplinari, le scuole di pensiero. La scuola dovrebbe favorire lo sviluppo cognitivo, accrescere la cultura, far diventare dei buoni lavoratori e dei buoni cittadini di domani. In verità manca molto alla scuola italiana: non c’è educazione civica né educazione sessuale. Per insegnare bene gli insegnanti per dirla alla Bateson dovrebbero utilizzare rigore e immaginazione. La scuola prima di tutto dovrebbe insegnare e a pensare, dovrebbe insegnare a imparare a imparare, dovrebbe fornire “visioni molteplici del mondo” (sempre Bateson), dovrebbe insegnare a scegliere, dovrebbe insegnare ad autocorreggersi. In realtà spesso tutto ciò è lettera morta. Agli insegnanti viene chiesto molto, anzi troppo. Succede così che qualsiasi cosa facciano sbaglino. Ma nonostante ci siano molte metodologie e mille manuali ogni studente ha il suo modo di apprendere e di approcciare la realtà,  ognuno è fatto a modo suo, ogni allievo è una storia a sé. Ogni studente, sempre per dirla alla Bateson, ha una sua particolare epistemologia. I problemi della scuola sono infiniti. Manca la carta igienica nei bagni. Gli edifici scolastici sono fatiscenti e crollano. Lo Stato spende poco per l’istruzione e il risultato tangibile è un’alta percentuale di abbandono scolastico. Ogni insegnante teoricamente dovrebbe porsi in ascolto dei suoi studenti, dovrebbe esercitare empatia. I peggiori insegnanti invece sono quelli che riversano le loro frustrazioni sugli allievi, si dimostrano svogliati e frustrati, non hanno un minimo di sensibilità,  sono disinteressati a tutto e tutti, pensano solo a riscuotere lo stipendio. Se come cantava Baglioni ci sono ragazzi che vanno in classe come se dovessero andare dal dentista, altrettanto succede agli insegnanti. Ma il peggior danno in assoluto è quello dell’insegnante che abusa del suo potere e esprime giudizi di valore assoluto sulle capacità vere o presunte dei suoi allievi. Alcuni di loro dicono che sono legittimati a esprimere tali valutazioni su capacità e limiti cognitivi perché hanno molta esperienza in materia. In realtà un adolescente può anche non impegnarsi erroneamente essere giudicato incapace oppure vivere una crisi. In realtà ogni ambito di esperienza è sempre limitato per sentirsi depositari assoluti della verità. Ogni insegnante dovrebbe perciò essere possibilista e aperto al dubbio. Nelle scuole ci vorrebbe lo psicologo non solo per l’orientamento scolastico, ma anche per venire incontro ai problemi dei giovani in crisalide. Infine la scuola non dovrebbe essere solo trasmissione culturale ma dovrebbe trasmettere passione. Troppe cose! Sarebbe troppo bello se accadesse, ma come dicevano un tempo: troppa grazia Sant’Antonio!!!

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