Festival sotto il Conero… “Donne combattenti”…premio Lucio Dalla

Festival sotto il Conero… “Donne combattenti”…premio Lucio Dalla

Author: elisamascia

Foto di Lucia Ciccone 

Il duo abruzzese composto da Lucia Ciccone, cantante, compositore e interprete e Simona Francini autore e paroliere esultano per la vittoria presso il Teatro Cinema Italia – Via Carlo Alberto di Ancona.

Gran finale con l’eccezionale “Patron” del premio Lucio Dalla, Maurizio Meli, che ha premiato la vincitrice della sezione inediti “senior”, Lucia Ciccone con “Donne combattenti”

Così afferma il Patron del Festival :
“Sono finito sotto il Conero” … pardon è finito il Festival Sotto il Conero.
A volte le cose più belle nascono e si realizzano dallo spirito di persone semplici e appassionate.
Non mi sono emozionato per il contesto generale ma mi sono commosso per quanto di bello ha prodotto lo sforzo generale di Gianluca Berti e Walter Fontana. Ciò che vediamo sul palco è la maschera di un lavoro di tanti mesi alle spalle che tantissimi non vedono e non possono manco immaginare.
Gianluca e Walter hanno centrato un obiettivo molto importante. Con la loro passione e voglia di ricreare una certa realtà (nessuno si permetta di mettere limite ai sogni), hanno avuto il coraggio di rimettere in attività una vocazione musicale pop-nazionale degna dei fasti di circa 60 anni fa. Onore al merito davvero.
Lieto di esserci stato ed aver dato anche un minimo contributo al FESTIVAL SOTTO IL CONERO  con la mia presenza e che questo contributo prosegua con la presenza del FSC al Decennale di Premio Luico Dalla a Roma aDicembre 2022.
Grazie Gianluca e Walter e buona musica a tutti.

Maurizio Meli 
Ci vediamo a Roma.

La ppremiazione 👇

Di seguito il link della canzone vincitrice Donne combattenti 👇
https://youtu.be/OBfXyckr0vM

Foto di Lucia Ciccone e lo staff del Festival 
Foto: Maurizio Meli 

VIAGGIO ASTRALE, di Silvia De Angelis

VIAGGIO  ASTRALE, Silvia De Angelis

VIAGGIO  ASTRALE

Grandinano sogni magenta

nell’inesplorato impatto del buio.

S’impaginano tessiture

e favole astruse

su zoppe leggende

mischiate a focali bugie.

Nell’estuario d’un soffio di fiato

che volge a Oriente

si vive un empirico affresco

nella scansione di sé stessi

uscenti dalla corporeità.

Si destreggia l’aura

su una caduca livrea

fluttuando alla deriva

“di quelle interiora” della coscienza,

scivolate

fatiscenti

su un arcaico sciamanismo…

@Silvia De Angelis

LA SVEDESE, DE CATALDO GIANCARLO

La Svedese

LA SVEDESE DE CATALDO GIANCARLO

DETTAGLI

Genere: Libro Lingua: Italiano

Editore:  Einaudi

Pubblicazione: 06/2022


TRAMA

Roma non ha più un padrone, ognuno può prenderne un pezzo. Lei lo ha fatto. Era una ragazza di borgata come tante, con sogni nemmeno troppo grandi. Poi ha afferrato un’occasione, ed è diventata la Svedese.

Sharon, detta Sharo, poco più di vent’anni, bionda, alta, magra, la faccia sempre imbronciata; non una bellezza classica, eppure attira gli uomini come il miele le mosche. Vive in periferia con la madre invalida e ha bruciato un bel po’ di lavoretti precari sempre per la stessa ragione: le mani lunghe dei capi.

Poi una misteriosa consegna portata a termine per conto del fidanzato, un piccolo balordo, cambia la sua esistenza. Con la protezione di un annoiato aristocratico, Sharo inizia la sua irresistibile ascesa criminale. Ma la mala che conta, quella che controlla il mercato della droga, si accorge di lei e comincia a tenerla d’occhio, a guardarla con rispetto, con timore, con odio. Lì, in quell’ambiente, nella zona oscura della città, nessuno la chiama più con il suo nome. Per tutti è la Svedese.

INSEGUENDO QUEL SUONO LA MIA MUSICA, LA MIA VITA – CONVERSAZIONI CON ALESSANDRO DE ROSA

morricone ennio; de rosa alessandro - inseguendo quel suono

INSEGUENDO QUEL SUONOLA MIA MUSICA, LA MIA VITA – CONVERSAZIONI CON ALESSANDRO DE ROSA

MORRICONE ENNIODE ROSA ALESSANDRO

“Questa lunga esplorazione, questa lunga riflessione, a questo punto della mia vita è stata importante e persino necessaria. Entrare in contatto con i ricordi non significa solamente malinconia di qualcosa che sfugge via come il tempo, ma anche guardare avanti, capire che ci sono ancora, e chissà quanto ancora può succedere.”

Questo libro è il risultato di anni di incontri fra Ennio Morricone e il giovane compositore Alessandro De Rosa.

È un dialogo denso e profondo, e allo stesso tempo chiaro ed esatto, che parla di vita, di musica e dei modi meravigliosi e imprevedibili in cui vita e musica entrano in contatto e si influenzano a vicenda. Morricone racconta con ricchezza di particolari il suo percorso: gli anni di studio al Conservatorio, gli esordi professionali per la Rai e la Rca dove scrive e arrangia numerose canzoni di successo – sua, tra le tante, Se telefonando, interpretata da Mina -, le collaborazioni con i più importanti registi italiani e stranieri, da Leone a Pasolini, a Bertolucci e Tornatore, da De Palma a Almodóvar, fino a Tarantino e all’ultimo premio Oscar.

In pagine che danno vertigine a chiunque ami la musica e l’arte, il maestro apre per la prima volta le porte del suo laboratorio creativo, introducendo il lettore alle idee che stanno al cuore del suo pensiero musicale e fanno di lui uno dei più geniali compositori del nostro tempo. 


NOTE EDITORE

Ennio Morricone ha anche deciso di raccontare in un libro la sua arte, la sua musica, la sua esperienza. Inseguendo quel suono. La mia musica, la mia vita è il frutto di anni di incontri con il suo allievo e discepolo Alessandro De Rosa. Una sorta di lungo dialogo, approfondito e ricco di informazioni, aneddoti e riflessioni, per far entrare i suoi fan nel laboratorio del mito, capire quali storie e quali pensieri ci sono dietro le sue musiche più amate. 


PREFAZIONE

«È curioso osservare e riesaminare la propria vita attraverso un percorso del genere. Ad essere onesto non avrei mai pensato che lo avrei fatto. Poi ho conosciuto Alessandro e questo progetto si è sviluppato così gradualmente e spontaneamente che io stesso ho ripreso contatto con i fatti che emergevano, quasi senza rendermene conto, man mano. Oggi posso dire che ho assunto nuove posizioni rispetto ad alcuni accadimenti, quegli stessi avvenimenti che solitamente durante l’arco di una vita succedono e basta, senza avere il tempo di essere riflettuti e messi in prospettiva. Forse questa lunga esplorazione, questa lunga riflessione, a questo punto della mia vita è stata importante e necessaria. E poi, come ho scoperto, entrare in contatto con i ricordi non significa solamente malinconia di qualcosa che sfugge via come il tempo, ma anche guardare avanti, capire che ci sono ancora, e chissà quanto ancora può succedere.»  Ennio Morricone


AUTORE

Ennio Morricone si è diplomato in tromba e in composizione al conservatorio di Roma, si è cimentato in tutte le forme di espressione musicale, nella musica assoluta così come nella musica applicata, dapprima come orchestratore e direttore in campo discografico, poi come compositore per il teatro, la radio, la televisione e il cinema. Ha composto oltre quattrocentocinquanta colonne sonore. Nel 2007 ha ricevuto l’Oscar alla carriera. Nel 2016 ha vinto l’oscar per la miglior colonna sonora originale nel film The Hateful Eight.

https://www.hoepli.it/libro/che-musica/9788804663515.html

La rubrica del poeta sconosciuto: Elena Milani.Art. di Marina Donnarumma. Iris G. DM

La rubrica del poeta sconosciuto: Elena Milani.Art. di Marina Donnarumma. Iris G. DM

Date: 8 giugno 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

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Elena Milani

Io mi definisco un esploratrice delle parole, per scovare chi mi affascina svolgo una vera e propria caccia. Ecco che un giorno incappo in una persona deliziosa e brillante, Elena MIlani.
Mi colpiscono i suoi versi insoliti, efficaci, originali. Perchè il suo modo di scrivere è diverso e vivace. Elena con una semplicità unica è capace di sfornare poesie a profusione. Lei è la poetessa della porta accanto, la scrittrice del fiore raccolto, delle faccende da svolgere, della corsa per fare la spesa, insomma del quotidiano ed è un piacere leggerla. Semplice, luminosa, come la sua personalità, appare sempre gioiosa. Anche capace di affrontare problemi come la morte, il dolore, la gioia, l’amore, colpendo nel segno con il suo stile semplice, senza artefizi, umile. Umile si, ma direi brava e originale. Le sue poesie sono come lei, la quotidianità della sua vita, i suoi umori, ciò che le accade, o di bello o di brutto, di triste, doloroso, o gioioso. Elena che viaggia, Elena che balla, Elena che dorme, Elena che ama i gatti. La sua vita è una profusione di parole che ci regala, direi quasi danzanti. Una donna nello stesso tempo discreta e solare.
Tutte le sue belle poesie e filastrocche, solo sulla sua home, che la rispecchia in tutto e per tutto. Lei dice di non avere una grande cultura, io dico che ha un grande cuore e le sue poesie meritano, meritano davvero. Personalmente la definisco uno scroscio d’acqua fresco e argentino. Una caratteristica che la distingue è la sua solarità, il suo sorriso, la sua voglia di godere la vita, dalle cose più semplici.

Elena Milani è un ruscello di montagna, acqua limpida, fresca e zampillante.
Allora è il momento di tirarmi indietro e di presentarvela: Elena Milani.

Mi chiamo Elena Milani ,ho 58 anni e vivo in una piccola frazioncina sull’appennino Tosco Emiliano, dove sono nata. Sono mamma di due ragazzi adulti e nonna orgogliosa di due nipoti. Ho interrotto la scuola al termine del secondo anno dell’istituto magistrale, perché stavo diventando mamma proprio all’età di 16 anni e mezzo e fu la prima decisione importante della mia vita quella di creare una famiglia col ragazzo che amavo fin da quando ero bambina. All’età di 24 anni abbiamo deciso di avere un secondo bambino. Furono anni pieni di amore e di immensi sacrifici, eravamo soli, noi con la nostra famiglia, senza aiuti e parecchi dispiaceri dal mondo circostante. Io ,per aiutare l’economia familiare ho lavorato come colf par time per poter seguire anche i miei figli e all’età di 31 anni, in seguito ad un corso specifico, sono diventata assistente di base ,in seguito operatore socio sanitario ed ho lavorato in diverse strutture per anziani e disabili adulti e anche presso i loro domicili. Ho sempre scritto quaderni e diari con i miei pensieri che non si limitavano ad essere cronaca del giorno, ma mi rendevo conto che si spingevano in profondità, ogni tanto, come da bambina, mi usciva una sorta di poesia. Ho sofferto tanto la solitudine, perché la mia famiglia di origine ha avuto un percorso travagliato e mio marito ha lavorato sempre come montatore meccanico esterno ,viaggiando per il mondo e lì, la lettura e la scrittura sono state le mie amiche più fedeli e vicine. All’età di 50 anni ,qualcosa è cambiato in me, i figli oramai adulti ed indipendenti, un’economia familiare più serena, è stato allora che ho deciso di smettere di lavorare e cominciare a seguire mio marito in diversi viaggi, nel frattempo sono entrata nel mondo di Facebook trovando una sorta di visibilità ed un piccolo corteo di orecchie disposte ad ascoltarmi. Questa è stata una spinta importante per me, finalmente avevo più tempo per me ed una sorta di compagnia virtuale con cui condividere la mia passione. Man mano che sono entrata nel mondo di Facebook, ho trovato la strada della poesia, tanti poeti, tanta gente come me che ama scrivere e molti incoraggiamenti, soprattutto l’accoglienza del mio lato affettuoso sempre generosamente ricambiato. Pian piano, leggendo gli altri e le poesie di autori importanti che proponevano, ho un pò migliorato il mio modo di scrivere, che rimane naturalmente semplice, senza alcuna pretesa. Io parlo di me, di ciò che mi arriva da fuori, del mio mondo interiore, di cicatrici e speranze ,di desiderio di amore universale, il tutto con la voce di una bambina che non ha studiato e che scrive per comunicare.

  • Elena hai detto che scrivi da sempre o quasi? Quando hai scoperto questo bisogno?

Da quando ero piccolina, sentivo di essere predisposta alla scrittura, me lo fece notare il maestro e, anche alle scuole medie, venivo premiata per la forma ed i contenuti dei miei temi. Quando diventai madre, molto giovane, mi resi conto di avere la necessità di continuare a scrivere un diario, e i miei diari li conservo tutti. Lì c’è una Elena che soffriva dentro un bocciolo.

  • Tu sostieni che le tue poesie nascono senza studio, io invece ritengo che tu abbia un talento innato a prescindere da ciò che hai studiato. Per migliorarti come tu dici, hai letto, ti sei informata, continui a farlo?

Non so rispondere, certamente l’attenzione al mondo circostante, l’ascolto del cuore di persone che ho fortuna di incontrare, qualche lettura vengono incontro al mio desiderio di scrivere, ma il mio scrivere non è premeditato.

  • Elena donna com’è?

Elena donna è semplice esteriormente, complessa intimamente come tutte le donne controverse, ma consapevoli.

  • Quali sono i tuoi sogni nel cassetto? se ne hai?

Il mio sogno nel cassetto è uno. Assaporare la fortuna di essere in questo mondo, avere per gli anni a venire la serenità che so si meritare ,godere della mia casa e crescere l’esperienza di vita attraverso il viaggio. Arrivare alla meta ringraziando.

  • Cosa ti piacerebbe avvenisse per le tue poesie, o ti basta il web?

Io credo che quando non ci sarò più, i miei figli propagheranno il mio ricordo, sarò ricordata con dolcezza.

  • Elena tu scrivi molto, direi moltissimo, come fai a scrivere anche cinque, sei poesie al giorno?

Ho periodi più proficui, altri meno, a volte sembra che scrivo tanto, perché pubblico ricordi o condivido altri poeti. ,non faccio molto caso alla quantità, scrivo spinta da un desiderio ,o bisogno, ma non tutto è poesia.

  • A me piace il tuo modo di scrivere, esce immediato, subito comprensibile, anche molto profondo.
  • Io ti leggo e certe volte rimango impressionata dalla quantità di poesie che scrivi, vuol dire che sei attenta a tutto ciò che ti circonda, e tutto fonte di ispirazione. grazie

Metti in salvo il sasso
prima della radice,
l’albero è nella memoria dei semi,
sta fra le meraviglie del creato,
è nel reclamo degli uccelli,
dell’ombra,
nel digiuno del fuoco,
il sasso è tacciato di infamia,
è nel corredo delle lapidazioni,
è d’inciampo,
scarto nelle fondamenta,
cippo dell’uomo anonimo,
ma mai dimentica un nome inciso. Elena Milani

Scelsi il rossetto più brillante
la mattina del mio funerale,

ero due cose insieme

le mie labbra erano già livide
e gli angoli così piegati in basso
che quasi parevo tradire
una volta per tutte
le mie rose carnose,
i miei nidi senza sfratti,
i mari amati in cartolina,

ero due cose insieme

mi feci vestire di bianco
come una sposa,una zagara

ero due cose insieme

la sottoveste aveva uno strappo
fra l’inguine ed il fianco,
non avevo mai voluto ricucire nulla
per non tradire nessuna memoria
e per portare altrove
le mie due cose insieme. Elena Milani

Raramente le mie due anime coincidono,
è capitato nella lontananza dagli sguardi
ed occasionalmente,
dentro il mio precipizio
visitato dall’euforia. Elena Milani

Elena Milani

Articolo di Marina Donnarumma. Iris G. DM

“La ragazza di Genova”, il nuovo romanzo di Riccardo Amadio 

“La ragazza di Genova”, il nuovo romanzo di Riccardo Amadio 

Sullo sfondo i fatti del G8 di Genova fino all’attentato alle Torri Gemelle.

In libreria con il romanzo “La ragazza di Genova”, editato dalla Aletti Editore nella collana “I Diamanti”, Riccardo Amadio ripercorre le vicende storiche di un momento storico cruciale, di grandi cambiamenti nella società globale, con conseguente svolta per i destini dell’umanità. «Il libro è nato all’indomani dei fatti accaduti nel luglio 2001 a Genova in occasione del G8 e subito dopo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle di New York l’11 settembre dello stesso anno – ha affermato lo scrittore romano, insegnante in pensione di materie scientifiche, che ha impiegato all’incirca tre mesi per la stesura.

La trama, che si sviluppa in 160 pagine, segue le vicende di Adriano Robbiani, fotografo e pubblicitario di successo, a capo dell’omonima agenzia nota a livello mondiale. L’uomo, folgorato dall’espressione di un volto femminile, inquadrato durante le riprese del funerale di Carlo Giuliani, decide di mettersi sulle tracce della misteriosa ragazza per coinvolgerla in un ambizioso progetto. L’individuazione de “La ragazza di Genova” sarà l’effetto domino di tutto il racconto, che coinvolgerà il protagonista, spesso accompagnato dalla moglie Doriane, in una serie di incontri con nuovi personaggi che entreranno in scena. L’espediente narrativo darà il via ad una sequela di spostamenti in più luoghi, movimentando la narrazione, e sarà anche l’occasione per approfondire molteplici punti di vista su quello scorcio cruciale della Storia mondiale, grazie all’abile costruzione dei dialoghi, in cui i vari personaggi esprimono i propri pensieri nel rispetto delle opinioni altrui, in una ideale rappresentanza dell’intera umanità.

Attraverso una scrittura asciutta, precisa e incalzante, la penna esperta di Amadio consegna una prospettiva originale, in cui emerge la sua passione e profonda conoscenza delle tematiche annesse alla Storia d’Italia e alla politica globale, di cui quest’opera rappresenta la sintesi di tutte le «convinzioni maturate nel corso della vita», come ha dichiarato lo stesso romanziere. 

Le pagine del libro, oltre che ad una lettura di primo livello che segue la trama tout court, presentano una densità di argomenti che evidenziano lo sguardo illuminato dello scrittore nel comporre il ritratto dello spirito del nostro tempo. La visione include le tematiche a lui care: «La questione femminile, nella consapevolezza che la società italiana era troppo arretrata culturalmente e socialmente nei confronti delle donne. L’energia delle nuove generazioni, approdate a nuove sensibilità, al rispetto dell’ambiente naturale e delle specie animali e vegetali, dopo che le precedenti generazioni di giovani avevano dato origine a lotte altrettanto importanti per l’affermazione delle idee di libertà, di solidarietà e di conquiste di diritti sociali e civili. La necessità di giungere finalmente a una Europa dei popoli che sia prima di tutto politica nei valori universali di libertà, di giustizia e di solidarietà.» 

È una scrittura, infine, vivace e magnetica, che coinvolge il lettore. Con l’inserimento anche di un simpatico cameo nel racconto.

“Occhi di ghiaccio, cuore di fuoco”. Esordio poetico per la giovanissima studentessa Rachele Lupi

Esordio poetico per la giovanissima studentessa Rachele Lupi.

In libreria con “Occhi di ghiaccio, cuore di fuoco”, di Rachele Lupi (Aletti Editore) con prefazione di Alfredo Rapetti Mogol

Esordio promettente in poesia per la giovanissima Rachele Lupi, studentessa vastese sedicenne da sempre appassionata di lettura e di scrittura, che debutta in libreria con la raccolta poetica “Occhi di ghiaccio, cuore di fuoco”, editato dalla Aletti, con la prefazione del noto paroliere Alfredo Rapetti Mogol, in arte Cheope. Una firma illustre, quella di Cheope, non soltanto figlio d’arte (è figlio del noto paroliere Mogol), ma autore di successo anch’egli, avendo consegnato alla storia della musica italiana tanti testi fortunati, come “Battito animale”, “Due”, “Stai con me” di Raf, “Il chitarrista” del compianto Ivan Graziani e per Laura Pausini “Strani amori”, “Incancellabile” e “E ritorno da te”, solo per citarne alcuni. Ora Cheope presta la sua competenza per valorizzare l’opera di questa autrice che si affaccia al mondo editoriale e le riserva parole lusinghiere. Scrive Cheope: «La poesia di Lupi è uno specchio dove tutti troviamo qualcosa che ci assomiglia, qualcosa che sentiamo profondamente nostro perché l’autore si mette in una relazione, senza soluzione di continuità, con l’universo intero, le creature viventi e persino gli oggetti, facendo vibrare tutto di una luce calda, rassicurante anche quando le circostanze lo portano a dichiarare “tremo al tuo nome”. La sua scrittura poetica emette scintille di un passato amato, come stelle che nonostante non esistano più da millenni ci regalano ancora la magia della loro luce».

Nonostante la giovanissima età, Rachele ha già vinto concorsi di poesia ed ha le idee ben chiare su cosa rappresenti per lei la poesia e la figura del poeta oggi. «Mi sono fatta un’idea ben precisa di colui che viene definito “poeta”: un individuo contemplativo e preciso, ma allo stesso tempo sensibile e fragile. Da qui è partita l’idea del titolo: “occhi di ghiaccio”, indicanti, appunto, la scrupolosa azione dell’osservare e porsi domande in maniera razionale, e “cuore di fuoco”, elemento appartenente ad ogni artista, rappresentante la voglia di andare oltre le semplici domande, cercando di darsi delle risposte, che siano o meno razionali» ha affermato, svelando anche di seguire una struttura compositiva ben precisa nella creazione delle poesie. «Parto sempre da un’accurata analisi delle emozioni che vivo e delle circostanze in cui mi trovo. Queste, poi, vengono tramutate in sensazioni rivissute grazie a un profumo, una foto, un oggetto personale, un luogo, una persona».

Rachele frequenta il liceo classico di Vasto e insieme allo studio continua a coltivare le sue passioni. Tra i suoi interessi artistici, non c’è solo la poesia, a cui ha iniziato ad avvicinarsi all’età di dodici anni, quando compose i suoi primi versi, ma anche la musica. Suona il pianoforte dall’età di otto anni. Come ogni buon allievo, Rachele studia, consapevole del valore della formazione nel raggiungere un livello alto nella scrittura e si dedica con passione allo studio della letteratura italiana e inglese. Ah, il suo poeta preferito è Giacomo Leopardi.

Promettente esordio in poesia per Francesco Matteo Pagano con il libro “So(u)litude”

Promettente esordio in poesia per Francesco Matteo Pagano con il libro “So(u)litude”

Aletti Editore

È appena uscita, per i tipi di Aletti, la raccolta poetica “So(u)litude” di Francesco Matteo Pagano, giovanissimo poeta, classe 1995, napoletano di nascita (entrambi i genitori sono  originari di Napoli), ma vissuto prima a Brindisi e poi, dall’età di tre anni ad oggi, a La Spezia. Formazione scientifica negli anni delle superiori, Pagano è da due anni soltanto che utilizza in maniera assidua la forma poetica, a cui si è avvicinato gradualmente. Prima attraverso lo studio di materie umanistiche da autodidatta, poi grazie al percorso universitario in cui è attualmente impegnato. Frequenta infatti la facoltà di Lettere Moderne a Pisa ed è affascinato dalla corrente letteraria del simbolismo. 

«In realtà, da bambino scrivevo testi saltuariamente, cioè in alcune particolari ricorrenze, e buttavo frasi su un foglio e le lasciavo lì. Poi ho iniziato a scrivere pensieri e mie elaborazioni personali di ciò che studiavo, come ad esempio alcune riflessioni sull’egoismo e sull’ego, interpretando il pensiero di Nietzsche. È un’attitudine che ho sempre avuto, quella di scrivere le mie suggestioni su un pensiero di un altro autore», ha dichiarato Pagano che, con “So(u)litude”, dà il via al suo esordio in poesia. 

«Ho provato a creare una narrazione in versi, avendo come temi principali l’amore, il doppio, inteso come doppia personalità, come contrapposizione di due pensieri diversi, contrastanti e che combaciano allo stesso tempo: in sintesi, contradditori». 

La scelta del titolo è motivata dalla volontà di dare «un’impronta ancora più personale, rimarcando che è mio», e riprende un tatuaggio di Pagano che unisce due parole: soul (anima) e solitude. Un’anima solitaria, dunque.

«Ho un animo claustrofobico con un intenso desiderio di condividere ma, piuttosto che aprirmi a chi possa non apprezzare il mio mondo interiore, preferisco stare da solo». La sua poesia, che è caratterizzata da “un impeto funesto di emozioni e pensieri”, come l’autore stesso ha dichiarato, facendo trasparire contenuti contradditori, romantici e veri, ha intanto suscitato l’interesse di Cheope, pseudonimo di Alfredo Rapetti Mogol, noto paroliere della musica italiana.

Cheope, sulle orme del padre Giulio Mogol, ha collaborato alla scrittura di grandi successi della musica italiana, come “Il chitarrista” del compianto Ivan Graziani e “Strani amori” di Laura Pausini, ha scritto numerose canzoni per artisti di spicco – tra tutte “Due” e “Battito animale”, entrambe rese celebri da Raf – ed è uno che di parole se ne intende. Per questo, il suo beneplacito alla raccolta fa auspicare un promettente esordio. Così scrive Cheope, nella prefazione del libro da lui stesso redatta: «Francesco Matteo Pagano taglia e scava le parole con il rasoio della verità. La sua scrittura poetica non dà adito a nessuna ambiguità, non fa sconti è esplicita fino al punto di rottura». Continua Cheope, con parole colme di entusiasmo: «Ogni verso è carico dell’inchiostro della sincerità, è cicatrice e testimone di vita vissuta. Il poeta dà del tu al dolore, lo guarda in faccia, diritto negli occhi, questo non impedisce inattese epifanie di luce radente che ci trasportano in impreviste oasi di pace e inattese struggenti felicità».

Su ali di farfalla – raccolta poetica di Federica Ventola

Aletti Editore 

Su ali di farfalla – raccolta poetica di Federica Ventola

Immediatamente siamo travolti da parole evocanti mondi del presente e del passato, attraverso un sinestetico uso di immagini e colori, simboli e segni. Siamo come pellegrini assetati, ci lasciamo travolgere dal suo mondo e dal suo elegante modo di essere donna, amante, figlia, amica. Ne siamo inebriati, quasi storditi. Ci fermiamo per prendere fiato, per lasciare che ogni impulso creativo diventi nostro, per diventare parte del racconto stesso e divenire. Dinanzi a noi, come nelle fiabe, per magia, le parole schiudono il loro significato, a volte duro e sofferto, a volte sensuale e materno.

(dalla Prefazione di Mirella Raganato)

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Collana “Gli Emersi – Poesia”

pp.56 €12.00

ISBN 978-88-591-7250-5

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La “Rosa dei venti” del professor Sabetta. Un gioco di specchi, tra cielo e terra. Sergio Sabetta

La “Rosa dei venti” del professor Sabetta. Un gioco di specchi, tra cielo e terra

Il poeta è un sognatore e la sua opera un quadro in cui la natura è presente con le sue forme. E’ la “Rosa dei venti”, l’opera di Sergio Sabetta, laureato in Giurisprudenza all’Università di Genova cancelliere, Magistrato Onorario, funzionario presso la Corte dei Conti e docente universitario. La collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore si arricchisce, così, di un’altra opera il cui titolo – spiega l’autore – «vuole riassumere le diverse fonti di ispirazione a cui ho attinto e le diverse epoche della mia vita a cui i versi sono riferiti».

A far recuperare la concentrazione necessaria alla riflessione poetica – come lo stesso Sabetta racconta – è la pandemia, con il blocco forzato delle attività. «Fin da giovane mi confidavo in versi, tuttavia, con gli anni la spinta non si esaurì ma anzi si allargò nell’ispirazione a seguito dei nuovi ambienti, da quelli universitari a quelli lavorativi, da quelli civili a quelli militari. Le urgenze familiari, però, vennero a farmi tralasciare la poesia, concentrandomi su scritti prevalentemente lavorativi anche se alternati a studi storico-economico giuridici e sociologici». E questo tempo si è rivelato quasi catartico per l’autore. «Il distacco è necessario per riflettere e unire in un unico discorso i vari momenti poetici, in un gioco di specchi tra cielo e terra, presente e passato».

La Prefazione del libro è a cura di Hafez Haider, scrittore libanese naturalizzato italiano, candidato a Premio Nobel per la Pace nel 2017. «Il poeta – scrive nei versi – osserva stupito l’immenso cielo, dove le improvvise piroette dei venti sospingono le nubi sospinte dall’ira dei venti ma anche il suo pensiero che fa parte del gioco dei continui cambiamenti atmosferici in cui la natura indossa gli abiti di diversi venti provenienti da Marte e da Mercurio, in un luogo misterioso sul mare dove il freddo si sposa con il caldo e creano meraviglie e stupore nel cuore del poeta che vede in mezzo a tutto ciò un arcano strabiliante».

Non soltanto una raccolta di versi ma un viaggio indefinito tra tempo e spazio, in cui si incontrano divinità, quasi a ricordare la bellezza, le arti, l’amore, vagando tra pensieri e ricordi. Tra voci e silenzio. Presepe e Quaresima. Speranza e coraggio. La natura fa da sfondo, là dove l’anima vola verso l’infinito in un continuo peregrinare alla ricerca della libertà. «Lo scavare in sé – afferma l’autore – porta ad emergere la parte più intima, quella che è la radice dello spirito sia nel bene che nel male, in un impasto unitario. Questo naturalmente può creare timore, in quanto vedersi allo specchio senza finzioni, può non essere del tutto piacevole, a differenza di quello che vuole farci credere l’attuale società dell’immagine. La poesia diventa a suo modo una forma di resistenza al degrado e impoverimento culturale che vi è attualmente in atto».

Federica Grisolia

dav

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

La “Fratellanza d’Anima” nella “Saggistica” di Aletti. Marzia Biondi

La “Fratellanza d’Anima” nella “Saggistica” di Aletti

Incontriamo anche la saggistica nella collana “I Diamanti” di Aletti, con l’opera “Fratellanza d’Anima” dell’autrice di Forlì, Marzia Biondi, educatrice professionale e mediatrice interculturale. Diversi i temi trattati e tante le riflessioni suscitate: sul valore della vita, della morte, della bellezza, sulla fede, sulla speranza, sull’amicizia, la famiglia e l’amore. Valori universali che, se condivisi con l’esperienza di altri occhi e altre penne, assumono un significato diverso, più sfaccettato e autentico, che fa emergere anche i propri limiti, come ammette la stessa scrittrice. «Negli ultimi dieci anni di condivisione poetica e letteraria con altri scrittori, ho conosciuto il limite della mia conoscenza, mi sono messa in gioco; il cammino continua. Tale fatto ha contribuito alla mia maturazione personale e letteraria. Alcune domande sulla vita e sul vero senso di viverla hanno “preso più luce”. Il difficile e, al contempo, il bello di ascoltare voci diverse dalla propria su argomenti importanti ha affinato la risonanza per similitudine o per differenza con esse. Tale ascolto è stato possibile solo quando ho creato un “vuoto” interiore per dare spazio a ciò che trapela esplicitamente o viene taciuto nell’espressione degli animi altrui».

L’opera è un’analisi letteraria di tre autori di spicco nazionale ed internazionale: Paola Lucarini, Massimo Morasso e Alessandro Ramberti. «Scegliere tali artisti – spiega Marzia Biondi – è stato naturale: la modalità di scrittura dei tre autori è molto diversa l’un l’altra, ricca di versi molto ermetici ed altri arricchiti da aggettivi figurativi, più dolci che inducono a proseguire nel verso successivo con curiosità bambina, creativa». L’autrice parla di «versi composti da lemmi ricercati, arcaici, onomatopeici dove c’è il volto di una bellezza inusuale, seppur parte del monto espressivo umano. Tali espressioni antitetiche – aggiunge – mi sono balzate più evidenti nei tre artisti citati piuttosto che in altri».

Marzia Biondi, nel suo percorso letterario, la incontriamo nella doppia veste di saggista e poetessa. «Sì, sono generi letterari diversi – afferma – ma l’elemento in comune è proprio la poesia. L’occhio o l’orecchio col quale ci si avvicina alle altre forme artistiche, infatti, ha la chiave di lettura e la sensibilità al visibile e all’invisibile che solo la poesia può». «In entrambe le forme di scrittura – dichiara l’autrice – la parola si materializza interiormente e viene trasformata in qualcosa di percepibile anche ad occhi nuovi, cercando di rimanere fedele, in senso luziano e spirituale, alla sua essenza. La forma poetica è quella che racchiude più interamente il mio animo; per meglio dire, lascia meno tracce non raccolte».

Una vita, dunque, fatta di costante ricerca della verità, del pensiero unico ma diverso nelle sue interpretazioni. E, in riferimento alla sua opera, l’autrice ribadisce: «Certamente le mie corde hanno vibrato in “fratellanza”, in quanto condivido molto del loro sentire a tratti più intelligibile, in altri da interpretare nell’invisibile. Con la mia, nelle quattro voci di “Fratellanza d’anima” il vero principale autore è l’amore».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

“Fiori sull’asfalto”. La meraviglia dell’inaspettato che irrompe nella vita. Marco Pagliari

“Fiori sull’asfalto”. La meraviglia dell’inaspettato che irrompe nella vita

Nascono i fiori persino sull’asfalto quando si riesce ad andare oltre il grigiore per cogliere, invece, i colori e la vivacità della vita. Forse un’illusione, una visione onirica, ma ciò che, davvero, consente di cogliere la bellezza della natura, l’autenticità dell’amore, la dolcezza dei ricordi. E’ ciò che avviene nell’opera di Marco Pagliari, autore di Milano, “Fiori sull’asfalto”, pubblicato nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. «Ho deciso di dare questo titolo alla mia raccolta – spiega l’autore – per farne risaltare la sua atipicità rispetto alla piattezza e aridità che, spesso, contraddistingue la nostra quotidianità e a cui, altrettanto spesso, fa da contraltare il profumo e la meraviglia dell’inaspettato, che sovente irrompe, improvvisamente e impetuosamente, nella nostra vita». 

Una raccolta di poesie in cui si parla di amore in tutte le sue espressioni, sfumature ed accezioni, «declinato in tutti i modi e in tutti i sensi». Ma ad ispirare i versi, vi è anche «l’introspezione di sé stessi e la visione della propria individualità, in rapporto alla natura e al mondo universale dei sentimenti». “E tu cammina tenendo per mano il tuo Cuore… E vedrai che, dietro ai tuoi passi, sta già sbocciando un nuovo profumato fiore”.

Questa accezione dualistica tra i fiori e l’asfalto, sembra emergere anche nella vita di Marco Pagliari, poeta ma contabile di professione per diverse aziende e società. Una laurea in Economia Aziendale e una penna da scrittore. In realtà, il fatto che la scrittura – a cui l’autore si è appassionato circa una decina di anni fa, riscoprendo l’affascinante quanto complesso mondo dell’animo umano – risulti in antitesi con il suo “background” culturale, di tipo tecnico-scientifico e non certo umanistico, è per Marco uno stimolo in più per approfondirne e apprezzarne i suoi aspetti meno noti e più attrattivi. «D’altronde – racconta – ho sempre amato cimentarmi in ambiti per me nuovi e ancora inesplorati, per curiosità intellettuale e piacere personale, rifuggendo il più possibile dal “déjà vu” e dallo scontato». E un’esperienza che ha arricchito l’animo dell’autore consentendogli una forte crescita personale, dovuta alle situazioni difficili da gestire, è stata quella vissuta nel volontariato, al fianco di minori con problemi familiari e a rischio di devianza sociale (soprattutto delinquenza e tossicodipendenza).

L’opera è un inno alla vita e alla bellezza della poesia. «Le rime baciate – scrive Alessandro Quasimodo nella Prefazione – e l’utilizzo dell’anafora, frequente in altri testi, sottolineano determinate tematiche che rientrano nel percorso dell’autore. Il senso di amarezza, di fronte agli ostacoli che si prospettano, si sviluppa in modo coerente in numerose liriche. Eppure si fa strada la speranza che almeno la poesia non ci abbandoni». 

Di certo, la voglia di scavare nell’animo umano non ha mai abbandonato Marco Pagliari. Per questo motivo, oltre alla poesia, un altro genere letterario in cui si sente maggiormente a proprio agio è il romanzo giallo. «Consente di mettere in luce la parte più nascosta e spesso più interessante di un personaggio – afferma l’autore – ai fini della narrazione. E permette, inoltre, di mettere alla prova le proprie capacità analitico-deduttive e di determinazione causa-effetto, in relazione alle situazioni che si vengono a creare nel corso del racconto».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

“La solitudine di chi resta”. L’abbandono e la sessualità femminile senza censure. Miriam Vanessa Gagino

“La solitudine di chi resta”. L’abbandono e la sessualità femminile senza censure

Date: 5 aprile 2022Author: alessandria today0 Commenti— Modifica

“La solitudine di chi resta”. 

L’abbandono e la sessualità femminile senza censure

Il tumulto interiore di chi viene abbandonato ma anche la sessualità femminile, quella più scomoda, come tentativo di conforto, sono le tematiche principali della raccolta di versi “La solitudine di chi resta”, scritta, senza censure, in maniera cruda e volutamente provocatoria, dalla giovane Miriam Vanessa Gagino, non solo scrittrice ma anche attrice. L’opera è stata pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. «Trovo affascinante – spiega l’autrice che vive a Roma – il percorso emotivo e psicologico di un essere umano che viene abbandonato. Colui che viene lasciato e, quindi, colui che resta è forzato a mutare e lo fa controvoglia e anche goffamente. Navigare le acque torbide della solitudine piene di errori e di scoperte è quello che più mi interessa. Ci vuole coraggio per restare, soprattutto quando non hai fatto altro che scappare un’intera vita».

«Nel nome stesso della poeta – scrive Cosimo Damiano Damato nella Prefazione – tutto il presagio della sua poetica. Miriam è il nome ebraico della madre di Cristo, una ragazza su cui grava tutta la sofferenza del mondo, il suo corpo violato per una vocazione non richiesta, la condanna di una sofferenza senza fine, lo strappo di un figlio di carne e ossa che profuma ancora di latte. Vanessa, nessun etimo, nessuna maternità greca, ma puro inchiostro, parto cesareo del gioco di uno scrittore di Dublino, nessuna santa da festeggiare per questo Miriam Vanessa può riscrivere la linea della sua vita in quel palmo sinistro dove una farfalla bagnata balla una taranta cieca con un’ala sola». 

Una raccolta di pensieri intensi, radicati, non di chi abbandona, ma di chi viene abbandonato. Di chi rimane solo con la sua solitudine, tra gli altri che vagano nella solitudine. Di chi vagabonda nel suo dolore, ma cerca un appiglio. Di chi viene spogliato nel corpo e nell’anima.

«Il libro – racconta l’autrice, appassionata di racconti brevi e saggistica, per lo più di natura sociale e femminista – nasce dall’urgenza di raccontare il viaggio di una donna nella depressione alla ricerca di bocche e orgasmi per trovar finalmente pace. La così scomoda sessualità femminile, poco discussa e sempre giudicata, la troviamo qui in versi e, mentre Bukowski passando di letto in letto ne ha fatto una carriera letteraria, una donna che si comporta nello stesso modo viene etichettata come ambigua».

L’ambiguità delle donne nei momenti di disperazione e solitudine perché mai dovrebbe essere silenziata e censurata? Questa domanda pervade l’intera opera, caratterizzata da componimenti scarni e anche violenti, mai ambigui ma, al contrario, disarmanti nella loro realtà. «Non mi reputo una persona di grande immaginazione – afferma, a tal riguardo, la scrittrice -. Scrivo quello che conosco. Spesso, gioco con i miei amici dicendo che è fin troppo chiaro, per chi mi conosce, a chi o a cosa sto facendo riferimento. Non ho paura di mettermi a nudo. Ecco, quello non mi spaventa affatto». 

Una donna abbandonata, alle prese con la sua solitudine. «La ricetta che ho voluto utilizzare – è  un connubio di onestà e lingua tagliente, addirittura lasciando nomi di persone reali nei miei componimenti, quasi a volermi liberare del fardello dell’ambiguità e normalizzare il mio viaggio».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

“Luci di Poesia”. Una tavolozza dell’umanità che illumina l’anima. Filomena Compagno

“Luci di Poesia”. Una tavolozza dell’umanità che illumina l’anima

«La Poesia è fonte perenne di luce con la sua funzione lirica e catartica. Si può anche tacere al momento di una tragedia perché si è quasi paralizzati davanti al dramma e alla morte ma, in un secondo momento, con la Poesia si riesce ad esprimere anche il dolore con una delicatezza di toni che solo essa può raggiungere». Con queste parole, autrice di Terracina (in provincia di Latina) e insegnante di Francese, descrive la sua raccolta di liriche che spiega, così, anche il titolo “Luci di Poesia”. L’opera è pubblicata nella raccolta “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. «Questi versi – scrive Alessandro Quasimodo nella Prefazione – caratterizzati dalle rime colore-dolore, dall’antitesi tra ricca tavolozza e cupa atmosfera, dalla sinestesia nero del silenzio, rappresentano il nucleo della poetica di Filomena Compagno. Una sezione del libro, soprattutto, sottolinea la molteplicità delle sfumature d’amore. Si passa dalla passione reciproca, alla indifferenza e, subito dopo, all’allontanamento. L’autrice, inoltre, non tratta temi solo di carattere lirico, ma dedica spazio alle tragedie collettive: l’attentato alle Torri Gemelle, al teatro Bataclan, a terremoti e naufragi».

La raccolta è suddivisa in quattro sezioni, precedute da un testo introduttivo sul valore infinito della Poesia. Come si legge nella Presentazione, la prima sezione è dedicata all’Amore in tutte le sue sfumature: il romanticismo, la fedeltà, l’assenza, il perdono, il dolore per il sentimento non ricambiato o per la fine di un rapporto. Seguono alcune poesie su Parigi con testo francese a fronte, ora brevi ora più articolate, ma sempre tinte d’intensità e talvolta drammatiche. «Ho deciso di presentare anche in francese le poesie dedicate a Parigi per la grande passione che provo verso questa lingua così dolce, ricca ed elegante, e verso una città che considero letteralmente magica». Poi, le emozioni si accendono nei ricordi d’infanzia, al cospetto della natura, sempre pronta a sorprenderci con la sua bellezza solitaria.

Chiude il volume la sezione dedicata alle tragedie umane e ambientali con un orizzonte di speranza che sconfina nel firmamento. «La realtà e la mia professione di docente di lingua francese – spiega l’autrice – incidono molto nella scrittura. Sono convinta che ogni poeta debba trovare ispirazione nella realtà, ma che debba altresì trasporla in una dimensione irreale e universale, così da renderla fruibile a chiunque e da farla diventare senza tempo e senza uno spazio preciso». E Parigi, città dalle mille sfaccettature liriche e romantiche, rappresenta uno degli argomenti ispiratori dei suoi versi, insieme all’amore, con tutte le sue sfumature perché costituisce l’essenza di ogni essere umano. Ma anche, «le emozioni che ci regalano la natura, in particolare le stelle, e le luci della città; le tragedie umane, ma sempre con un orizzonte di speranza». 

Un linguaggio delicato e facilmente fruibile dal lettore, per esprimere i componimenti, arricchito da scelte lessicali e figure retoriche, anche quando le tematiche sono forti. «Mi è sempre piaciuto leggere e scrivere – racconta la Compagno – ma è solo nell’ultimo decennio che ho deciso di dedicarmi alla scrittura in modo più strutturato. Ho iniziato con qualche poesia ogni tanto, quando l’ispirazione era più forte e poi, anche a seguito dell’incoraggiamento di alcune persone a me care e dei diversi riconoscimenti ottenuti in alcuni concorsi letterari, ho deciso di continuare a scrivere in modo più costante e su più fronti: poesia, saggistica e narrativa».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

“Liriche da Castelvecchio”. La poesia che nasce dal “nido” di Pascoli. Matilde Estensi

“Liriche da Castelvecchio”. La poesia che nasce dal “nido” di Pascoli

Immaginiamo di rivivere i luoghi di Giovanni Pascoli, quelli in cui il celebre poeta costruì il suo “nido” con la sorella Mariù, e di farlo proprio attraverso la poesia, con le “Liriche da Castelvecchio” di Matilde Estensi, edito da Aletti, nella collana “I Diamanti”. La poetessa, insegnante, ma anche pittrice, vive a Barga (in provincia di Lucca), a pochi chilometri dalla frazione di Castelvecchio Pascoli, in cui il poeta del “Fanciullino” soggiornò a lungo costruendo “quel nido che protegge dal mondo”.

L’autrice, spesso, ha visitato la casa di Pascoli, pregna di poesia e di “piccole e pur grandi cose”. Qui le emozioni palpitano una ad una. Diventano ricordi, dolori, ma anche calma e serenità con il profumo dei fiori e un alito di vento. «Nel giardino di casa Pascoli – racconta Matilde Estensi – si respira un’aria di poesia. La copertina stessa del libro, che ha come immagine la porta d’ingresso della casa del poeta, indica l’ingresso nel mondo della poesia ed il viaggio stesso della poesia verso nuove persone e territori».

“Liriche da Castelvecchio” è un omaggio a Pascoli, a Castelvecchio Pascoli, alla Valle del Serchio, definita dal poeta stesso “la Valle del buono e del bello”. E’ un’opera che – scrive Alfredo Rapetti Mogol, figlio del noto paroliere, nella sua Prefazione – «si legge come una specie di piccolo Vangelo quotidiano che, pagina dopo pagina, ci monda dai peccati e ci riallinea con il nostro più intimo battito del cuore». E’ suddivisa in due sezioni: “Natura e luoghi”; “Persone e animali”. Con l’unico fil rouge che collega la vita umana all’ambiente circostante: mutano le stagioni, i mesi, i colori; e con loro, mutano gli stati d’animo, le sensazioni. “Il vecchio – recita una lirica – cammina stanco, appoggiato al bastone dei ricordi. La sua memoria ha un lungo corso, confusa tra la nostalgia e l’andar dei giorni”.

La scrittura diventa un quadro in cui è impressa la realtà, prima vissuta interiormente, poi rielaborata e trasformata in poesia. Per l’autrice, infatti, è stretto il legame tra pittura e poesia, suggellato, a volte, dalla presenza di brevi quadretti pittorici presenti nell’opera, che caratterizzano gli elementi stilistici insieme a versi brevi, che spesso terminano con rime baciate e figure retoriche. «La parola è colore e, a sua volta, il colore è parola. Mi piace rappresentare brevi immagini campestri, quasi bucoliche, flash per comunicare la travagliata vita esistenziale, un alternarsi tra luce e buio, vita e dolore, giorno e notte».

«Da bambina – racconta la poetessa – avevo sempre con me l’album da disegno, quaderni e libri, amavo disegnare e scrivere, già mi ponevo domande sul “perché delle cose” e nelle lunghe sere d’estate ero solita affacciarmi dalle piccole finestre della soffitta e ammirare i misteri del cielo. Credo che dentro di me c’era già un po’ di filosofia, di poesia, di pittura. La scrittura ha un ruolo importante, la considero una privilegiata forma di comunicazione. Per me la poesia è come un arcobaleno, un ponte tra uomo ed uomo (dimensione orizzontale) ed un ponte tra l’uomo e l’Assoluto (dimensione verticale). Poesia come àncora, salvezza per questa umanità malata di edonismo, nichilismo, materialismo». E questo “essere”, la poetessa vuole trasmetterlo al lettore. «Voglio comunicare le mie emozioni, i miei stati d’animo, le mie riflessioni filosofico-poetiche, affinché le faccia proprie per una nuova rielaborazione personale».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di comunicazione)

“Pensieri misti e sconclusionati” nella Narrativa di Aletti, Barbara De Dominicis

“Pensieri misti e sconclusionati” nella Narrativa di Aletti

Volano “Pensieri misti e sconclusionati. Ma neanche tanto” nei “Diamanti della Narrativa” dell’Aletti editore. A scriverli, come in un flusso di coscienza, è Barbara De Dominicis, autrice nata a Tivoli ma che oggi vive a Pescara, consulente in Comunicazione e copywriter freelance. Pensieri “misti”. Sulla vita, seri o divertenti, che fanno ridere, commuovere e riflettere. Si parla di affetti, di cioccolata, religione, di uomini. E “sconclusionati”. Ma neanche tanto. «Perché – racconta l’autrice – li ho scritti esattamente come mi venivano in mente e nello stesso ordine, recuperandoli da pezzi di carta, scontrini, agendine, fazzoletti e qualsiasi altro supporto io abbia avuto a disposizione per scriverli in quel momento e non farli volare via. Però, quando li si legge, non sembrano tanto sconclusionati, alla fine. Mettendoli per iscritto, ho voluto lasciarne una traccia». Per l’autrice, più che un sogno nel cassetto, la scrittura rappresenta un modo per esprimersi e dare spazio alla sua fantasia. Solo da qualche anno, una passione diventata, poi, mestiere. 

«La mente è continua generatrice di idee e pensieri. Il celeberrimo flusso di coscienza, creatore di un caos solo apparente. Mi viene da pensare – afferma la scrittrice – al brodo primordiale, in cui tutto era indefinito e dal quale, piano piano, si sono delineate tutte le meravigliose creature che popolano questo pianeta. Insieme a tutte le loro storie. Per la scrittura è un po’ così: si inizia da questo caos-calderone, poi si segue il filone di un’idea e da lì si delinea una storia, un breve racconto. Quando tutto viene scritto credo si perda un po’ la magia di quell’istante iniziale, proprio perché cambia la natura stessa dell’idea: da pensiero intangibile e senza consistenza, a parole scritte ed entità con una loro dimensione fisica. Ma non credo ci sia qualcosa di negativo in questo passaggio: credo semplicemente che l’uno sia parte integrante dell’altro e ognuno porti con sé un suo valore. Generare un pensiero è qualcosa di intimo, mentre metterlo per iscritto permette di condividerlo con gli altri e prenderne vera coscienza».

Si tratta di un’opera originale, definita dall’autrice “una pazza raccolta di momenti di vita”, che vuole toccare il cuore dei lettori o far sorridere. In poche parole, suscitare emozioni. «Queste – afferma la scrittrice – rappresentano il legame con il nostro essere ancestrale. Vengono dalla pancia, dal cuore. Sono meravigliose, misteriose, da decifrare a volte o del tutto esplicite delle altre. Mi piace pensare che, se siamo ancora umani, è perché siamo ancora in grado di provare emozioni». 

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

“Pagine del diario di un lockdown …e non solo” di Giovanni De Roma

Pagine del diario di un lockdown …e non solo” di Giovanni De Roma. 

Un salotto letterario nato in rete, ora trasferito nelle pagine del suo libro d’esordio.

Tutta la vita rappresa in due mesi. Nel fitto diario, che va dal 10 marzo al 4 maggio, di un anno fatidico per l’intera umanità, quale è stato il 2020, la penna di Giovanni De Roma racconta la pandemia durante il primo isolamento, nel libro d’esordio “Pagine del diario di un lockdown …e non solo”, editato di recente da Aletti Editore. 

L’autore offre un taglio originale, rispetto ai tanti scritti scaturiti in quel periodo e che sono tesi prevalentemente al recupero della memoria di un momento eccezionale per le vite di tutti. Anche De Roma impreziosisce la routine monotona, di giornate sempre uguali, con l’impegno quotidiano di un nuovo giorno da scrivere, ma è intenzionato a non fermarsi alla stesura di un diario intimo e personale, come ce ne sono tanti. Le sue parole si connettono con il mondo e diventano il pungolo per un confronto. Giovanni allestisce in rete, con la sua cerchia di “amici” del social network Facebook, una sorta di salotto letterario a distanza, in cui agevolare lo scambio di opinioni e confronti artistici. In tal senso, nell’opera sono riportate anche citazioni di altri.

La scrittura diventa un ottimo rimedio per affollare la solitudine, tra considerazioni, racconti, poesie, canzoni (inclusi gli accordi), appunti minimali e ancora altro; tutte forme che avvicinano l’opera al prosimetro, con qualche incursione nelle arti figurative, grazie alle pregevoli opere pittoriche realizzate sempre dalla mano di De Roma e inserite nel libro, per fornire un ritratto completo della sua realtà di uomo e artista. 

Il diario è nato dal silenzio della costrizione in casa. L’isolamento è la condizione favorevole per questo genere letterario, di cui abbiamo tanti eccelsi esempi nel passato. Gli scritti di De Roma, che nascono come un dialogo social, si sono trasferiti sulle pagine di questo libro, dove sosteranno più a lungo, a dispetto della velocità vorace di internet, con la successione di notizie fluide che non hanno la forza di lasciarsi afferrare.

Lo scenario inusuale della Covid 19 è rappresentato con dovizie di particolari, seguendo la cronaca giornaliera, tra i moderni bollettini di guerra sulla situazione dei contagi; le strade deserte e le piazze vuote, mentre gli animali escono allo scoperto. Giorni in cui l’umanità si fermava, la natura rinasceva. 

Non c’è solo il lockdown, come avverte il titolo. Ci sono «riflessioni che sfiorano tematiche ambientalistiche, religiose, sportive, artistiche, socio-politiche, problematiche dell’intera umanità o di etnie segnate dalla medesima sorte» asserisce l’autore. 

Classe 1945, nato a Portici e vissuto a Napoli, Direttore Amministrativo del MPI ora in pensione, De Roma ha fatto confluire, nel breve lasso di tempo del racconto, tutte le passioni, gli interrogativi di un’intera esistenza, con i rimandi tra passato e presente. Un concentrato di tutto ciò che conta nella sua vita e che si allarga verso quelle degli altri, per riflettere sulle grandi questioni del mondo. Il linguaggio chiaro e dettagliato è un ulteriore invito ad avvicinarsi al testo.

Una menzione merita anche la copertina del libro, su cui è riportato un disegno a matita di un particolare del “David” di G. L. Bernini, realizzato dal De Roma nel 1980. Si tratta, infatti, di un’immagine centrale, che ritorna nella narrazione e che esprime ancor più l’intenso intreccio tra vita e arte nell’esistenza dell’autore. 

“Ora e nell’ora del rispetto”, il libro di poesie di Graziella Pasini. Una profonda riflessione su un valore antico, ma fondamentale in ogni epoca: il rispetto

Graziella Pasini

“Ora e nell’ora del rispetto”, il libro di poesie di Graziella Pasini. Una profonda riflessione su un valore antico, ma fondamentale in ogni epoca: il rispetto

È in libreria la raccolta di poesie dal titolo “Ora e nell’ora del rispetto“, editata da Aletti nella prestigiosa collana “I Diamanti”. Testimonial del progetto è Alessandro Quasimodo, figlio del poeta Salvatore Quasimodo. 

Giuseppe Aletti Editore

Il titolo dell’opera di Pasini – come spiega Giuseppe Aletti nella prefazione – rimanda mnemonicamente alla notissima frase con cui si conclude “L’Ave Maria”. Nelle pagine del volume, infatti, «c’è un costante riferimento ai valori di cui oggi si sente necessità per un vivere più sereno per l’umanità. Quei valori che dovrebbero far parte imprescindibilmente del vivere in società e accompagnare il cammino dell’uomo».

Tra questi, la Pasini si sofferma appunto sul rispetto. «Il rispetto è lo specchio della realtà – continua Aletti – è il metro di comparazione per misurare alcuni temi che l’autrice ha voluto affrontare nel libro». Pasini ha analizzato diverse problematiche, quali la violenza sulle donne, la sofferenza dei più deboli, specie degli anziani, giungendo alla conclusione che esse derivino proprio dalla mancanza di questa virtù.

Nata ad Albinea, appassionata di civiltà egizia, l’autrice è anche un’amante dell’arte a 360 gradi. Pittura, fotografia, musica, danza, teatro. Di ogni forma artistica che l’attira, trattiene la particolare forza che emana, per riversarla nella scrittura.

Graziella Pasini si avvicina alla scrittura giovanissima. Continua nel tempo a comporre sia poesie che racconti brevi, ma soltanto dal 2018 inizia a presentarsi al pubblico. È finalista del VII Concorso “Cet – Scuola Autori di Mogol”, con presidente di giuria Giulio Rapetti, il noto autore della musica italiana conosciuto col nome d’arte Mogol. Pubblica nel 2019 la prima raccolta poetica “Non serve un perché”. Di recente, si presenta in libreria con questa sua nuova opera, “Ora e nell’ora del rispetto”. La finalità della nuova raccolta si traduce anche in un profondo rispetto per la scrittura e soprattutto per i lettori. «La poesia è donare, io dono un testo, il lettore che mi legge o mi ascolta mi fa dono di sé: quel preciso momento è assoluto conforto reciproco» afferma la poetessa.

Come si legge nel retro di copertina, il libro si è rivelato impegnativo per le virtù di cui vuole occuparsi. Ha costretto l’autrice ad un lavoro di ricerca dei suoi testi più significativi. Il messaggio importante da far arrivare è che umiltà e rispetto interagiscono. Piantare questi “semi” può portare solo buoni frutti. 

Alimentando il rispetto, infatti, aumenta la fiducia di una rinascita collettiva che coinvolga tutti.

«Volevo scrivere da tempo di questa virtù, il rispetto. L’ho trattato come un sentimento – ha dichiarato Pasini -. Nel titolo si cela l’urgenza di ripartire, ora più che mai, da questa qualità. In un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, è importante comportarsi moralmente e socialmente in modo corretto».

I “Diamanti della Narrativa” di Aletti si tingono di giallo con “Il caso del monastero”

I “Diamanti della Narrativa” di Aletti si tingono di giallo con “Il caso del monastero”

Si tingono di giallo i “Diamanti della Narrativa” della casa editrice Aletti, con il romanzo della scrittrice siciliana Caterina Marchesini, dal titolo “Il caso del monastero”. Nata in provincia di Trapani, inizia a scrivere racconti e versi sin da giovanissima coltivando la sua passione, che – racconta l’autrice – si è fatta sempre più forte dopo la maturità classica, durante gli studi in Giurisprudenza. «La svolta è avvenuta con la stesura del mio primo libro Mistero al castello, insignito nel tempo di menzioni di merito, al quale è seguito adesso Il caso del monastero. In concomitanza, ho continuato a scrivere versi che stanno attualmente ricevendo anch’essi menzioni e riconoscimenti letterari». 

Una pergamena ritrovata in archivio con la mappa dei sotterranei di un monastero seicentesco, l’inspiegabile sparizione dello storico chiamato ad esaminarla, un delitto, le indagini della Polizia, tanti personaggi complessi le cui storie si intrecciano in uno scenario ricco di suspense e colpi di scena, a tratti anche romantico. Con la narrazione che inizia un mercoledì 30 aprile e che non risparmia intrecci e congetture da leggere tutto d’un fiato. «Una trama – spiega la Marchesini – elaborata gradualmente, pagina dopo pagina, ispirazione dopo ispirazione, come in un mosaico le cui tessere, piano piano, si vanno ad incastrare le une con le altre, rendendo il quadro della vicenda sempre più definito». I capitoli sono scanditi dal calendario che sancisce l’inizio, l’evoluzione e la fine della storia. «Scrivendo – svela l’autrice – mi piace costruire il procedimento di indagine che ruota intorno a un delitto o alla risoluzione di un enigma, scandagliando i vari indizi e analizzando la personalità dei personaggi che man mano fanno ingresso sulla scena. I misteri e gli enigmi hanno, da immane memoria, un forte ascendente su di me». 

Il romanzo, con la sua maturità stilistica e narrativa, rappresenta il risultato di un percorso che ha portato ad una maggiore consapevolezza culturale. «Da accanita lettrice – aggiunge la Marchesini – ho costantemente considerato i libri, di vario genere, dei “cari amici”. Abbastanza presto ho cominciato ad affiancare alla lettura la scrittura, componendo poesie e brevi racconti del mistero che custodisco ancora. Da ragazzina, specie d’estate, prediligevo i libri gialli e mi sono imbattuta prima nella penna di Agatha Christie e dopo ho subìto il fascino di Sherlock Holmes, il celebre investigatore londinese creato da Arthur Conan Doyle. Così – conclude l’autrice – è esplosa la mia passione per questo genere letterario».

Federica Grisolia

Aletti Editore

Grande successo per l’incontro in streaming con la poetessa siciliana Grazia Distefano, presentato da Alessandro Quasimodo

Aletti Editore

Grande successo per l’incontro in streaming con la poetessa siciliana Grazia Distefano, presentato da Alessandro Quasimodo

Aletti Editore

Una bella novità coinvolge la poetessa siciliana Grazia Distefano, da poco in libreria con la raccolta poetica “Pathos”, editata dalla Aletti. Il libro è stato presentato in streaming sulle pagine Facebook della Aletti Editore dal Maestro Alessandro Quasimodo, figlio del poeta siciliano Salvatore Quasimodo, Premio Nobel per la Letteratura, catturando l’attenzione di numerosi utenti della rete.
“Pathos” è nata nel periodo di pandemia, quando l’esperienza di costrizione ha dato una spinta maggiore all’autrice verso l’arte poetica. Originaria di Paternò, Distefano ha utilizzato più stili di scrittura. Principalmente si tratta di scritti poetici, tra loro eterogenei, sia impersonali, sotto forma di metafore e dialoghi, sia intimi, a cui si aggiungono piccoli passi di prosa e riflessioni. Molti degli argomenti che si incontrano nella lettura sono anticipati dal testo in prosa in apertura “Lettera alla vita”, che è una sorta di manifesto tematico ed è stato particolarmente apprezzato dal professore libanese Hafez Haidar, che ha curato la prefazione dell’opera. Haidar conosce a fondo la parola poetica, essendo tra i più noti traduttori di Gibran, e la scrittura in generale, avendo tra l’altro tradotto in arabo le opere di Oriana Fallaci.

Ad attirare l’attenzione del lettore c’è anche la struttura delle poesie che sono, nella maggior parte dei casi, precedute dalla breve citazione di un autore noto: poche parole che danno una chiave di lettura ai versi della poetessa, i quali sembrano svilupparsi attorno a quella traccia con la forza seducente di un linguaggio naturale e cristallino. In altri casi, i versi sono anticipati da dediche, dettagli biografici e brevi note, che svelano ulteriori particolari. Conosciamo così le preferenze artistiche, letterarie e musicali dell’autrice, che vanno ad aggiungersi alle altre informazioni ricavate durante la lettura, tra cui il sentimento di gratitudine verso Dio e la vita, il forte bisogno di poesia, l’umile interrogarsi se la sua sia o meno arte poetica. Atteggiamento, quest’ultimo, che accomuna i grandi e che non è sfuggito ad Alessandro Quasimodo, che ha apprezzato le qualità umane e artistiche della poetessa.

La finalità ultima della poesia, per Grazia, è espressa con chiarezza nella nota nel retro di copertina. «Grazia rivive momenti di vita vissuta insieme all’amore della sua vita, durato 35 anni – si legge -. La poesia ne illumina i momenti oscuri, e davanti a una lirica l’anima è come una spogliarellista perché cadono le coperture e rimane la nudità dei sentimenti.» È un legame, quello con l’amato, che ritorna nel libro ed è ricordato anche nella bella immagine di copertina realizzata dall’artista Stefano De Gennaro, con un disegno stilizzato che ritrae un uomo e una donna che si incamminano mano nella mano, lungo il sentiero della vita. 

“In limine” di Gianluca Alberti. Un libro spartiacque tra la poesia prima e dopo la consapevolezza della scrittura

“In limine” di Gianluca Alberti. Un libro spartiacque tra la poesia prima e dopo la consapevolezza della scrittura

Con “In limine”, espressione latina che sta per “sulla soglia”, Gianluca Alberti rende partecipi i lettori del suo cammino poetico, rinnovato da una consapevolezza nuova sulla propria scrittura in versi. Un atteggiamento dichiarato già nella dedica iniziale del libro: «… sereno, mi affaccio ad una nuova vita / oggi è il primo giorno di tutto». 

Decisivo nella svolta poetica di Alberti – classe 1980, originario di Napoli, che vive a Forlì dal 1992, una laurea in Filosofia e un percorso di formazione nel counselling presso l’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona – è stato l’incontro con il poeta ed editore Giuseppe Aletti, come lo stesso Alberti ha dichiarato durante la prima presentazione al pubblico dell’opera, il 15 dicembre scorso, presso il liceo classico “G.B.Morgagni” di Forlì, dove lavora come insegnante di sostegno. 

Anche Giuseppe Aletti ha ricordato, nella corposa prefazione che ha scritto per il volume, il rapporto di interazione intercorso tra i due. «Ho avuto la fortuna di accompagnare il poeta Alberti verso l’utilizzo consapevole della parola – ha confessato Aletti-. È stato un percorso lungo e gratificante, mesi di incontri e confronti, sperimentazione e applicazione.». Dedizione che alla fine ha portato i suoi eccellenti frutti e la soddisfazione di Aletti, che ha elogiato le qualità letterarie, la poetica e il viaggio emotivo di Alberti. In lui, c’è l’autenticità del sacrificio e questo lo differenzia nel popoloso panorama poetico. Nel percorso dell’autore, ha avuto inoltre grande rilevanza una profonda sensibilità cristiana, fin da piccolo, coltivata anche attraverso la frequentazione di movimenti religiosi cattolici che lo hanno sostenuto nella fede e reso una persona migliore.

Il lavoro che presenta ai lettori si pone come risultato di una crescita interiore, ma anche stilistica e poetica. «In questa nuova raccolta di poesie, forse finalmente degne di tale nome, a fianco ad alcune nuove composizioni l’autore riprende in mano molte di quelle già pubblicate e le rimaneggia alla luce degli insegnamenti di un buon maestro, come quelli proprio del poeta editore Giuseppe Aletti che le pubblica. – si legge nel retro di copertina -. Per narrare alcuni tra i suoi vissuti emotivi ed incontri importanti che lo hanno accompagnato fino alla soglia dei quarant’anni, l’autore questa volta non sente più bisogno di appuntare le date ad ogni componimento: saranno loro stessi a condurre per mano il lettore dentro il suo percorso esistenziale». 

Alberti ha dichiarato con nitidezza la finalità dell’opera: «Si dice che a quarant’anni inizi la vita vera di una persona. Ebbene, alla mia pongo questo libro in limine».

Le poesie, caratterizzate da essenzialità, verso breve, lasciano una piacevole sospensione nel lettore. L’opera è pubblicata nella collana “I Diamanti”, a cui collaborano personalità di spicco come il poeta e autore di canzoni Francesco Gazzè, il paroliere Alfredo Rapetti Mogol, il maestro Alessandro Quasimodo, figlio del poeta Premio Nobel Salvatore Quasimodo, l’intellettuale Cosimo Damiano Damato e lo scrittore libanese Hafez Haidar, il più importante traduttore di Gibran. Il libro sta riscuotendo ampia condivisione sui social e sarà protagonista di altri eventi aperti al pubblico, già dal mese di febbraio.

“Bianca” di Maria Rosaria Teni

“Bianca” di Maria Rosaria Teni

Author: culturaoltre14

Hai urlato
prima che la tua voce
annegasse tra le fiamme
prima che i tuoi occhi
catturassero il terrore
prima di perdere la vita
tra le braccia del dovere.

La chiamano bianca
questa morte che schernisce
che si prende gioco
e del bisogno irride
che ironizza sui colori
e disdegna il rosso fiore
di chi paga col suo sangue.

La chiamano bianca
questa morte che scolora
che porta solo nero
a chi la coglie
che di buio eterno è pregna
e non rischiara
i sogni di chi vive con onore.

La chiamano bianca
questa morte vana
che si scioglie come neve
e non fa orme.

alle vittime sul lavoro

Maria Rosaria Teni – Antologia dei Poeti contemporanei, Aletti editore, Roma, 2009

Maria Rosaria Teni

24 pezzi facili, di Francesco Gazzè, Aletti Editore

Author: alessandria today

24 pezzi facili, di Francesco Gazzè

I ventiquattro componimenti scelti per la presente raccolta sono il frutto di un esperimento letterario portato avanti dal sottoscritto parallelamente alle canzoni negli ultimi tre anni, consistente nella sistematica destrutturazione del verso in vocaboli assonanti o rimati tra loro in modo incalzante, quasi ossessivo, e nell’utilizzo rigoroso dell’accapo in presenza di ogni singola rima o assonanza. 

Il risultato di tale stramba operazione è stato in sostanza quello di veder spesso giacere sul foglio figure oltremodo strette e allungate, per lo più a forma di fumo di sigaretta, e d’imbattermi in riletture ad alta voce piuttosto scorrevoli e come innervate costantemente da refrain musicali sottostanti. 

E allora, ciò che all’inizio si palesava in tutta evidenza come un mero esercizio di stile o un semplice divertissement, si è trasformato con l’andar del tempo nell’esatto contrario: uno stile in esercizio.

Aletti editore

“Abelardo ed Eloisa”, l’appassionante storia d’amore riscritta dal vicentino Luigi Umberto Giacomuzzi, che piace tanto ad Alfredo Rapetti Mogol

“Abelardo ed Eloisa”, l’appassionante storia d’amore riscritta dal vicentino Luigi Umberto Giacomuzzi, che piace tanto ad Alfredo Rapetti Mogol

Questo è sul libro “Abelardo ed Eloisa”, scritto in versi sotto forma di opera teatrale dall’autore vicentino Luigi Umberto Giacomuzzi ed editato dalla Aletti Editore sempre nella collana “I Diamanti”.
L’opera porta la prefazione di Alfredo Rapetti Mogol, che utilizza parole di complimenti per la qualità dello scritto.
Giacomuzzi è commercialista, è laureato in Lingua e letteratura straniere, ed è stato sindaco del Comune di Noventa Vicentina.

Caterina Aletti

Aletti Editore

Felice ritorno in libreria per l’autore vicentino Luigi Umberto Giacomuzzi con il libro “Abelardo ed Eloisa”, dramma storico in versi, editato dalla Aletti Editore nella prestigiosa collana “I Diamanti” e presentato dal noto paroliere Alfredo Rapetti Mogol, che ne ha curato la prefazione. 

Il testo, sotto forma di opera teatrale, è dedicato alla travagliata storia d’amore fra il grande filosofo precettore e la sua giovane colta bella allieva, nella Parigi dei primi decenni del XII secolo. 

L’appassionante storia, raccontata dagli stessi protagonisti nell’intensa corrispondenza epistolare rinvenuta tra i due, ha solleticato l’immaginazione di Giacomuzzi, che ne ha realizzato questa pregevole opera. La trama cattura l’attenzione del lettore, non solo grazie all’intrigante vicenda sentimentale, ma anche al contesto storico ricco di nuovi fermenti culturali, a qualche nozione di dottrina, che sono esposti con la musicalità della metrica, di cui l’autore è un gran cultore. 

È un amore antico, quello di Giacomuzzi per il ritmo della parola. Dall’età di dodici anni, quando prese in prestito un libro che parlava di metrica, da uno dei suoi fratelli più grandi, e lo lesse fino ad entusiasmarsi. «I versi sono tutti endecasillabi intervallati da settenari. Ho cercato la massima semplificazione per garantire snellezza al testo, che sarebbe risultato ancora più lungo dei 4000 versi sviluppati» ha confidato Giacomuzzi che, oltre alla passione per la scrittura di romanzi storici, di libri di poesia e narrativa, grazie alla quale ha ottenuto importanti riconoscimenti, è commercialista di professione, con una laurea in Lingua e letteratura straniere, ed è stato anche sindaco del proprio Comune. 

La vita piena di interessi e vivace di Giacomuzzi ha alimentato le emozioni dei protagonisti, che sono state incrementate dalla sua esperienza personale, fino a renderle palpabili e attuali. «I dialoghi tra Abelardo ed Eloisa palpitano più vivi che mai a più di ottocento anni di distanza e arrivano vergini ed intatti fino a noi – ha affermato Mogol junior complimentandosi per la qualità della scrittura -. Il pathos scaturisce vividamente dai versi di Giacomuzzi e ci rende partecipi al battito dei loro cuori come fossero con noi nella stessa stanza a distanza di un respiro». 

Il lavoro più impegnativo è stato studiare la storia, vagliare documenti, per decidere il taglio da dare alla narrazione. Soltanto dopo che il libro aveva preso forma almeno nella mente dell’autore, Giacomuzzi si è lasciato guidare dall’ispirazione, trasferendo sulle pagine anche dettagli personali nella piacevole sintesi proposta. 

Come si legge nella nota riportata nel retro di copertina: «È un’opera da leggere, godendo della musicale fruibilità dei versi, sia nei momenti di estrema felicità per le gioie intense dell’amore, sia nei successivi delicati rimpianti e nelle profonde sofferenze interiori che termineranno soltanto nella luce della visione eterna e immortale dell’amore». Grazie alla lettura, sarà possibile aggiungere qualche tassello in più al ritratto dell’antico e sempre attuale sentimento che colora le nostre vite.

Oltre le apparenze di Maria Cannatella, Aletti Editore

Oltre le apparenze di Maria Cannatella, Aletti Editore

oltre MC1
oltre MC2

Maria Cannatella si definisce una mamma a tempo pieno che lavora, con una grande passione per la scrittura, questo è il suo terzo libro, le sue poesie spaziano continuamente su diversi generi, parlano d’amore, di solitudine, ma anche di rabbia, sentimenti che insieme hanno contribuito a farla crescere e diventare una donna più combattiva, ora si prefigge di realizzare tutti i suoi sogni che prima teneva chiusi dentro un cassetto..

Con l’occasione la ringrazio per avermelo gentilmente donato, nei prossimi sarò lieto di iniziare a leggero.

Pier Carlo Lava

“La ragazza di Genova”, il nuovo romanzo di Riccardo Amadio

“La ragazza di Genova”, il nuovo romanzo di Riccardo Amadio

Sullo sfondo i fatti del G8 di Genova fino all’attentato alle Torri Gemelle.

In libreria con il romanzo “La ragazza di Genova”, editato dalla Aletti Editore nella collana “I Diamanti”, Riccardo Amadio ripercorre le vicende storiche di un momento storico cruciale, di grandi cambiamenti nella società globale, con conseguente svolta per i destini dell’umanità. «Il libro è nato all’indomani dei fatti accaduti nel luglio 2001 a Genova in occasione del G8 e subito dopo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle di New York l’11 settembre dello stesso anno – ha affermato lo scrittore romano, insegnante in pensione di materie scientifiche, che ha impiegato all’incirca tre mesi per la stesura.

La trama, che si sviluppa in 160 pagine, segue le vicende di Adriano Robbiani, fotografo e pubblicitario di successo, a capo dell’omonima agenzia nota a livello mondiale. L’uomo, folgorato dall’espressione di un volto femminile, inquadrato durante le riprese del funerale di Carlo Giuliani, decide di mettersi sulle tracce della misteriosa ragazza per coinvolgerla in un ambizioso progetto. L’individuazione de “La ragazza di Genova” sarà l’effetto domino di tutto il racconto, che coinvolgerà il protagonista, spesso accompagnato dalla moglie Doriane, in una serie di incontri con nuovi personaggi che entreranno in scena. L’espediente narrativo darà il via ad una sequela di spostamenti in più luoghi, movimentando la narrazione, e sarà anche l’occasione per approfondire molteplici punti di vista su quello scorcio cruciale della Storia mondiale, grazie all’abile costruzione dei dialoghi, in cui i vari personaggi esprimono i propri pensieri nel rispetto delle opinioni altrui, in una ideale rappresentanza dell’intera umanità.

Attraverso una scrittura asciutta, precisa e incalzante, la penna esperta di Amadio consegna una prospettiva originale, in cui emerge la sua passione e profonda conoscenza delle tematiche annesse alla Storia d’Italia e alla politica globale, di cui quest’opera rappresenta la sintesi di tutte le «convinzioni maturate nel corso della vita», come ha dichiarato lo stesso romanziere. 

Le pagine del libro, oltre che ad una lettura di primo livello che segue la trama tout court, presentano una densità di argomenti che evidenziano lo sguardo illuminato dello scrittore nel comporre il ritratto dello spirito del nostro tempo. La visione include le tematiche a lui care: «La questione femminile, nella consapevolezza che la società italiana era troppo arretrata culturalmente e socialmente nei confronti delle donne. L’energia delle nuove generazioni, approdate a nuove sensibilità, al rispetto dell’ambiente naturale e delle specie animali e vegetali, dopo che le precedenti generazioni di giovani avevano dato origine a lotte altrettanto importanti per l’affermazione delle idee di libertà, di solidarietà e di conquiste di diritti sociali e civili. La necessità di giungere finalmente a una Europa dei popoli che sia prima di tutto politica nei valori universali di libertà, di giustizia e di solidarietà.» 

È una scrittura, infine, vivace e magnetica, che coinvolge il lettore. Con l’inserimento anche di un simpatico cameo nel racconto.

Caterina Aletti – addetto stampa Aletti Editore

«Compagni di viaggio», il nuovo libro di poesie di Piero Bonora

Un inno all’amicizia e alla solidarietà.

«Compagni di viaggio», il nuovo libro di poesie di Piero Bonora

Aletti Editore

Dopo «Il viaggio», presentata con successo sui giornali e negli incontri al pubblico, Piero Bonora ritorna in libreria con la raccolta poetica «Compagni di viaggio», edita Aletti, che è il naturale prosieguo della precedente. Come lo stesso Bonora ha indicato nella premessa del volume, «il cammino dell’esistenza è sempre fatto in compagnia», in un ampio contesto di relazioni che ci completano. «I compagni di viaggio sono di vario genere: dai singoli ai gruppi, dai famigliari agli amici, dagli scrittori ai personaggi. – scrive il poeta -. Tutti hanno lasciato un segno, tutti hanno influito nella vita degli altri, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore, negli ideali e nelle convinzioni».

Significativo, nell’inquadramento dell’opera, è il sottotitolo «Galleria di personaggi», che rimanda alla vasta gamma di prototipi incontrati dall’autore, e verosimilmente, con le dovute differenze, incrociati da ognuno di noi, quando sperimentiamo quotidianamente la molteplicità e varietà della realtà in cui agiamo. Chiaro è l’intento, come ammette ancora Bonora, di raffigurare una piccola commedia umana, rappresentata con più linguaggi e stili che rendono la ricchezza espressiva dell’opera, aulica e ricercata, ma anche scherzosa, popolaresca. E dove emerge, in ogni caso, l’importanza fondamentale di sentimenti come l’amicizia e la solidarietà.

«Avanziamo tenendoci per mano,/ noi e i nostri compagni di viaggio/ cantiamo le nostre canzoni / mentre il sole tramonta/ nel lontano occidente», si legge nella poesia «Insieme», contenuta nel libro.

Bonora, insegnante di Lettere ora in quiescenza, nato a Vedelago, Treviso, nel 1943, studi classici a Castelfranco Veneto, laureato in Filosofia a Padova, impegnato in attività sociali del suo territorio, da sempre dedito alla scrittura con ottimi risultati, tra tutti il premio consegnatogli da Alessandro Quasimodo, si conferma un osservatore acuto delle cose del mondo, grazie al suo sguardo illuminato.

La sua produzione poetica è una lettura necessaria, come l’ha definita il poeta ed editore Giuseppe Aletti: «Una lettura che ci spinge ad alimentare la consapevolezza del vivere. A trattenere ciò che resta davvero delle nostre vite, a valorizzarne l’essenza irrinunciabile». Perché nel viaggio, alla fine, ciò che conta è quanto riusciamo a dare di noi, quanta condivisione riusciamo a generare.

Già presentato il 12 e il 19 novembre presso la libreria «Torre di libri», il libro, che è anche corredato da suggestive immagini al suo interno, è stato riproposto al pubblico il 25 novembre presso il Centro Bordignon di Castelfranco Veneto.

Foulard – di Cesira Svaldi

Foulard – di Cesira Svaldi

Una nuova raccolta di poesie “Foulard” da leggere e gustare, con cui l’autrice ci vuol trasmettere i sentimenti provati, nei luoghi visitati e dagli incontri fatti nel corso della sua vita. Tutti i versi della raccolta, ci accarezzano e ci avvolgono, leggeri come un foulard, sfiorandoci la mente e il cuore. In questa originale edizione, ha voluto accompagnare i suoi versi con alcune delle sue fotografie scattate qua e là. “Fotografare è: catturare in silenzio l’anima dell’immagine”.

CON LA PREFAZIONE DI ALFREDO RAPETTI MOGOL

Il libro è acquistabile, previa ordinazione, presso qualsiasi libreria

Collana “I Diamanti – #Poesia

pp.88 €12.00

ISBN 978-88-591-7249-9

Il libro è disponibile anche in versione e-book

Clicca qui per acquistarlo su IBS 

https://www.ibs.it/foulard-libro-cesira…/e/9788859172499

Aletti Editore 

POESIA:  NATALIA CASTELLUCCIO – IL FEDERICIANO XIII EDIZIONE LIBRO BLU 2022 ALETTI EDITORE.

POESIA :  NATALIA CASTELLUCCIO-IL FEDERICIANO XIII EDIZIONE LIBRO BLU 2022 ALETTI EDITORE.

Author: nataliacastelluccio

  • POESIA :  NATALIA CASTELLUCCIO
  • IL FEDERICIANO XIII EDIZIONE LIBRO BLU 2022 ALETTI EDITORE.
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  • Ti accorgi che una manifestazione è diventata una istituzione quando rappresenta molto di più dell’elenco degli eventi che la compongono. Il Premio Il Federiciano, giunto già alla sua tredicesima edizione, fin dal suo esordio ha raccontato qualcosa che va oltre il semplice premio letterario, che di anno in anno rinnova e infoltisce il suo albo d’oro con i nomi dei vincitori e delle relative poesie premiate. Come lo slogan che ci accompagna, suggeritomi da Eugenio Bennato nel 2012 “L’unico concorso che dà l’eternità”, Il Federiciano rappresenta un incontro ideale e reale allo stesso tempo, l’utopia possibile di realizzare il primo Paese della Poesia in Italia, arredare un intero borgo con le poesie su stele di ceramica maiolicata, facendo convivere nello stesso luogo autori che provengono dagli inediti di questo concorso con autori, poeti, intellettuali e artisti di fama mondiale.
  • Giuseppe Aletti.
  • Natalia Castelluccio

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L’ESSERE E IL SENTIRE I NEMBI, di Rebecca Lena

L’ESSERE E IL SENTIRE I NEMBI

 · di Rebecca Lena · in Racconti. ·

Il mio modo di sentire è diversamente reale. 

Ci sono nembi che incedono come croste del cielo e non si può far nulla che non sia amarli, d’orrore. E l’orrore, che non è paura, ha una sfumatura d’attrazione sensuale spesso incompresa; somiglia ad un prurito interiore per metà soddisfatto dalla vista, o meglio, dalla contemplazione lontana. (Col diminuire della distanza allora l’orrore diventa paura.)

Così sono i nembi della percezione: cupi e frastagliati, titanicamente bellissimi. E remoti.

Potrebbero squarciarsi nel momento più inaspettato, vomitando un oceano di viscere sul fragore della realtà, ma indugiano sempre, guardano, passano oltre; anche l’ombra, più grave di quel che pare, mi compiace lo sguardo levigando il suolo senza muovere alcuna foglia.

I miei occhi, macroscopici, si illuminano come perle, offerte in dono nel boato della loro lentezza. Eppure sono i soli – gli occhi calamita per nembi – tutto è spento intorno e per il mondo intero il cielo pare sgombro di assurdità.

“Racconti della Controra” è disponibile su:
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