1° Edizione della Fiera del libro di Brindisi “La città della Letteratura”

1° Edizione della Fiera del libro di Brindisi “La città della Letteratura”

Date: 14 giugno 2022Author: semini_letterari0 Commenti— Modifica

Dal 26 al 28 agosto 2022 la città di Brindisi si vedrà protagonista della 1°Edizione della Fiera del libro. Tre giorni dedicati all’editoria con autori blogger e case editrici del panorama Nazionale.

I protagonisti del settore saranno a disposizione del pubblico per presentare, nella sala convention, le loro opere. La Fiera è in piena fase organizzativa, chiunque fosse interessato puo’ scrivere alla mail:

lacittadellaletteratura@gmail.com

oppure iscriversi al gruppo Facebook “La città della Letteratura”. 

Silvana Carolla (Sylvia Carol su Facebook) organizzatrice della fiera, vi illustrerà a pieno come si svolgerà la manifestazione fieristica. 

Dalle ore 16:00 alle ore 18:00 autori di Grandi Case Editrici ed ex inviati del noto programma satiro “Striscia la notizia” saranno i protagonisti insieme ai partecipanti. 

Tre giorni di scambi di opinioni, innagurazioni e novità del mondo editoriale faranno da sfondo al mare del Salento. 

Margherita Hack, emissione del francobollo, Poste Italiane

di Francesca Coletti

Siamo davvero felici dell’emissione del francobollo e dell’ Annullo Speciale Filatelico nella data della sua nascita, il 12 giugno, centesimo anniversario della grande ed indimenticabile astrofisica

😀⭐

#MargheritaHack, da parte di #PosteItaliane 

Monna Fantasia, di Roberta Calati

Date: 13 giugno 2022 Author: roberta calati

Cristalli di sale

Riempio i pensieri 
smarrendoli per un istante
come fossero cristalli di sale
nel tramestio del vivere 
Nella continua ricerca 
del significato delle lettere
scavalco dall'altra parte del niente e nell'ovunque dimoro

Nella sensazione del momento
colgo il sapore e il valore
della sua presenza correndo
il rischio di pensare che questa
sia la felicità 

Dinanzi gli obliqui raggi del sole attraversati dal vento che ne cerne gli scarti m'illumina
di Poesia cambiandomi 
il nome in Monna Fantasia

Roberta Calati

Arance in bocca, di Rocco Scotellaro, analisi di Elvio Bombonato

ARANCE IN BOCCA.

Arriverà l’onda del mare al tuo vagone
arance in bocca ti sentirai:
il gesto che farai
porta a Napoli il mio cuore.
Io mi ricordo del primo saluto di amore:
la mano al finestrino
è il bacio più forte che mi hai dato.

ROCCO SCOTELLARO 1947

Strofa unica di 7 versi piani; ho contato: 2 doppi settenari; 3 endecasillabi; 2 settenari. Alla stazione ferroviaria, lei sta partendo, e il poeta le fa una dichiarazione d’amore spontanea,
fresca e ingenua, adolescenziale, che suscita nel lettore tenerezza e commozione.

Dive e donne. Un thè alla moda con Emanuela Martini

Dive e donne. Un thè alla moda con Emanuela Martini

Alessandria: Venerdì 17 giugno alle ore 18,30 la mostra “Un set alla Moda” allestita a Palazzo Cuttica ospiterà un altro personaggio noto ed  esperto del mondo del cinema.

Emanuela Martini critica cinematografica e direttrice della rivista di cultura filmica “Cineforum”  sarà protagonista di un incontro con il pubblico per parlare delle grandi dive del cinema italiano  ed internazionale. 

Partendo dai ritratti e dai costumi delle dive presenti nel percorso della mostra, da Sophia Loren a Silvana Mangano, da Antonella Lualdi a Senta Berger e Claudine Auger, solo per citarne alcune, la critica Emanuela Martini rievocherà la figura e le carriere non solo di alcune fra le attrici italiane più rappresentative del cinema degli anni Cinquanta e Sessanta, ma anche di quelle internazionali e specialmente di alcune stars hollywoodiane.

Un affascinante viaggio al femminile nella storia del cinema e delle variazioni del costume supportato anche da un numero speciale della rivista “Cineforum” proprio dedicato alle grandi donne del cinema, attraverso il quale si potrà fare la conoscenza di lady fatali, ragazze della porta accanto, eroine rivoluzionarie e persino ironiche ed irriverenti Bad Girls. 

L’incontro con Emanuela Martini sarà condotto da Barbara Rossi, critica cinematografica e Presidente de “La Voce della Luna”.        

L’iniziativa di venerdì è infatti organizzata dall’Azienda CulturAle Costruire Insieme, dall’Associazione di cultura cinematografica e umanistica “La Voce della Luna” con la partecipazione della Federazione Italiana Cineforum.

Si ricorda che la mostra “Un set alla moda. Un secolo di cinema italiano tra fotografie e costumi” aperta a Palazzo Cuttica fino al 30 giugno, è curata da Domenico De Gaetano direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino,  l’esposizione è stata fortemente voluta dalla Città di Alessandria e organizzata dall’Azienda CulturAle Costruire Insieme, promossa dalla Regione Piemonte, con il coordinamento scientifico del Museo Nazionale del Cinema di Torino e della Cineteca Nazionale di Roma, la partecipazione di Film Commission Torino Piemonte e della Fondazione Artea e la collaborazione della Fondazione Filatoio Rosso di Caraglio.

E’ visitabile dal giovedì alla domenica dalle ore 15 alle ore 19.

Per informazioni: serviziomusei@asmcostruireinsieme.i

“Ubriaco di versi”. La nostalgia di un’infanzia difficile ma felice

“Ubriaco di versi”. La nostalgia di un’infanzia difficile ma felice

L’amore è al primo posto nell’opera “Ubriaco di versi”, scritta dall’autore campano Domenico Tonziello e pubblicato nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. L’amore per la natura, per l’altro sesso, amori di gioventù, amori svaniti, amori rimpianti; ma anche l’amore per i versi, per le rime e per la poesia. «Tra le pagine del libro – spiega l’autore di Trentola Ducenta, in provincia di Caserta – c’è una poesia con l’omonimo titolo, con la quale ho cercato di descrivere proprio quello che sento, si percepisce il mio stato d’animo, ciò che provo mentre scrivo. Mi definisco ubriaco, perché mi immergo con la mente e con l’anima nei versi, al punto da sentirmi inebriato». 

Frammenti di vita, la natura, il mistero della creazione divina, l’amore, i ricordi di un’infanzia difficile ma felice, settimo di otto figli in una famiglia numerosa che viveva in una casa molto piccola, cresciuto troppo in fretta, anche lontano dai genitori, strappato dalla scuola a causa delle vicissitudini della vita.

Ma con determinazione e umiltà, Domenico è riuscito a costruire la sua vita, la sua famiglia, riuscendo a dar sfogo alle proprie emozioni, attraverso la scrittura, durante il lockdown. «Giocare con le parole mi permette di creare nuovi mondi, nuovi spazi in cui muovermi, di lenire ferite, esorcizzando i dolori. Ma è anche un viaggio nei ricordi, nella mia infanzia. E’ come guardare il mondo con gli occhi di quel bambino vivace e curioso, che correva scalzo tra i campi, innamorandosi di tutto, che non ha potuto studiare per una serie di motivi e di circostanze, e che ancora vive dentro di me. E’ per quel bambino che scrivo». 

Il legame con la propria terra, con le proprie origini, una vita a tratti selvaggia, libera, la propria famiglia, la semplicità di un passato che fu e che, a volte, torna a bussare alla porta. E’ questo che l’autore vuole trasmettere al lettore con un linguaggio semplice, cristallino, senza uno schema predefinito, ma cercando di dare ritmo e musicalità alle poesie.

«Domenico Tonziello – scrive Hafez Haidar nella Prefazione – ci trasmette con maestria, nei suoi versi, le sue brame e i suoi pensieri, le sue emozioni, i suoi sentimenti e le sue nostalgie. All’avvento della notte, rivolge lo sguardo verso la luna assisa nell’immenso cielo tempestato di stelle ed inizia il suo viaggio assetato d’amore nel mondo fatato della poesia, alla ricerca della bellezza e dell’armonia. Le parole ruotano come luccicanti stelle nella sua mente fino a trasportarlo nel nido di un dolce sonno».

«Mi piace lasciarmi travolgere da tutto ciò che mi circonda – racconta l’autore – ma sono del parere che qualunque cosa può essere fonte di ispirazione per scrivere una poesia: il fluire delle stagioni, lo scorrere del tempo, la natura in tutta la sua potenza e bellezza… Insomma, lascio che ciò che accade intorno a me mi colpisca e mi faccia volare con la fantasia». Una fantasia che corre proprio come faceva quel bambino, scalzo tra i campi, nelle lunghe giornate d’estate.

 Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

Concerto 18 giugno ore 17.00 – Museo Etnografico della Gambarina “C’era una volta”

Concerto 18 giugno ore 17.00 – Museo Etnografico della Gambarina “C’era una volta”

Piazza della Gambarina, 1 – Alessandria

Cari amici siamo lieti di organizzare e presentarvi il Concerto saggio “Sulle ali del Canto” e un pomeriggio di livello internazionale con i giovani cantanti lirici provenienti dalle varie parti del mondo gli allievi della Prof.ssa Elena Bakanova che è Docente di Canto presso il Conservatorio “G.B.Martini” di Bologna e il Pianista Samuele Piccinini.  Invitandovi ad un viaggio internazionale nella musica lirica con un programma molto vario e piacevole, per quanto verranno ascoltare le arie e duetti di Mozart, Bellini, Rossini, Verdi, Donizetti. Verranno eseguite arie celebri come “De’ miei bolenti spiriti” da La Traviata di G.Verdi e il duetto spiritoso di W.A.Mozart dall’opera l flauto magico  “Pa-pa-pa”.

Nel concerto si esibiscono Fiammette Tacca, Peng Peng, Carlotta Missiroli, Ding Xinran, Gaia Sacchetti, Liu Yaxuan, Du Linzi, Yuan Qinkai, Hu Zhuoheng ed alti. Al pianoforte Maestro Samuele Piccinini.

Questo concerto – saggio  vuole essere  manifestazione che la creatività, l’arte e la musica sono sempre vive! Il tutto  è  reso possibile grazie al prezioso sostegno e alla preziosa collaborazione   del  Museo  Etnografico della Gambarina “C’era una volta” di Alessandria.

Parodi Ligure: SABATO 18 GIUGNO NELL’EX ABBAZIA DI SAN REMIGIO

ABATO 18 GIUGNO NELL’EX ABBAZIA DI SAN REMIGIO

Evento culturale a Parodi Ligure  

Sabato 18 giugno alle ore 18,30 nell’ex abbazia di San Remigio di Parodi Ligure si terrà la presentazione dei cataloghi di “Quattro amici pittori” e “Naturalmente astratto”, mostre d’arte realizzate la scorsa stagione rispettivamente a Parodi Ligure e Novi Ligure. 

Durante l’incontro, a ingresso gratuito, dialogheranno l’Assessore alla Cultura di Novi Ligure, Andrea Sisti, il Vicesindaco di Parodi Ligure, Bruno Merlo, i curatori delle mostre, Gian Paolo Ghelardi e Chiara Vignola, con la partecipazione del pittore Alberto Boschi. Dopo il rinfresco, previsto alle 19,30, è in programma un concerto per la presentazione del nuovo album del duo Crocco Margaritella.

«L’evento – spiega l’Assessore Sisti – si colloca nel contesto dell’accordo di collaborazione culturale sottoscritto tra il nostro comune e Parodi Ligure, finalizzato a condividere esperienze di valorizzazione del territorio. L’arte e in particolare la pittura di Alberto Boschi, oggetto di due importanti mostre nei due comuni, è il primo ideale tema di approfondimento condiviso, perché entrambi crediamo nella cultura come straordinario veicolo di promozione del territorio».

Fino a 5 anni di arretrati su queste pensioni che possono essere ricalcolate da parte dell’INPS se il pensionato produce istanza

– Proiezioni di Borsa

Fino a 5 anni di arretrati su queste pensioni che possono essere ricalcolate da parte dell’INPS se il pensionato produce istanza Le aule dei tribunali del lavoro in Italia sono piene di cause e contenziosi. Molteplici aspetti del rapporto di lavoro finiscono col causare questi contenziosi. E non c’è un settore più interessato dell’altro da una situazione del genere. Le liti in materia di lavoro riguardano gli operai delle fabbriche, gli impiegati degli uffici, i lavoratori domestici, gli stagionali e così via dicendo. Ciò che molte volte passa in secondo piano e il lato previdenziale di questi contenziosi. Le lungaggini della giustizia in Italia finiscono anche con  l’ingessare questo genere di situazioni. Con risvolti che arrivano anche dopo il termine del rapporto di lavoro e che riguardano le pensioni.Fino a 5 anni di arretrati su queste pensioni che possono essere ricalcolate da parte dell’INPS se il pensionato produce istanzaIn Italia gli stipendi non pagati o pagati meno dal datore di lavoro sono una delle situazioni più diffuse nel rapporto di lavoro. E vanno di pari passo col mancato versamento dei contributi da parte degli stessi datori di lavoro. Sono sempre due cose differenti, ma finiscono nello stesso contenitore. Ed è così che un lavoratore che fa causa al datore di lavoro, per mancate retribuzioni o per retribuzioni più basse di quelle dovute, ha 5 anni di tempo per rivendicare i suoi diritti e per farsi pagare. E se non dal datore di lavoro, quantomeno dall’INPS. Ma se il lavoratore vince il contenzioso, potrebbe aver diritto anche ha maggiori contributi versati per la sua pensione. Quindi, guadagnando sull’assegno

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Comacchio, la piccola Venezia

Comacchio, la piccola Venezia

fonte: https://che-blog.com/2022/05/27/comacchio-la-piccola-venezia/

Comacchio è una ridente città dall’atmosfera rilassata, contesa fra il mare ed un’ampia zona umida che in passato è stata la sua difesa. Compresa nel Parco del Delta del Po Comacchio è considerata una Venezia in miniatura e della sorella maggiore riprende i canali ed i ponti, senza le folle che intasano Piazza San Marco. La città poggia le sue fondamenta sull’acqua e anche se in realtà il Po si ferma qualche decina di chilometri più a nord, Comacchio si trova all’interno della zona del Parco del Delta. Visitare Comacchio è come fare un salto indietro nel tempo e ritrovare l’atmosfera di un borgo dove la vita scorre al ritmo ordinato delle stagioni.  

Comacchio e la pesca all’Anguilla

La città è nota per la pesca dell’anguilla, attività che ha esportato in tutto il mondo diventata anche un presidio Slow Food https://www.slowfood.it . Purtroppo il costante calo del pescato dovuto agli eccessi della seconda metà del XX secolo, fa sì che l’attività sia ora un po’ in declino.
Ma Comacchio non è solo Pesca e natura, Comacchio significa anche mare e cultura, soprattutto dopo la recente scoperta di una nave Romana antica, rinvenuta completa del carico originale.

Cosa fare a Comacchio

Non puoi dire di essere stato a Comacchio senza aver fatto un’escursione in bicicletta, essere andato in barca fino ad uno dei caratteristici casoni ed passeggiato lungo il Loggiato dei Cappuccini. Ma soprattutto non puoi lasciare Comacchio senza aver mangiato l’anguilla.

Il periodo migliore per una visita

Il periodo migliore per visitare Comacchio parte da aprile ed arriva fino alla metà di ottobre. La primavera è un ottimo periodo per le gite in bicicletta e per osservare gli uccelli che svernano nel delta o che arrivano nelle paludi per la nidificazione. Ovviamente attenzione alle immancabili piogge ed al vento che rende l’aria frizzante, quando non gelida. Ottimo anche ottobre, quando nei primi due weekend si celebra la sagra dell’anguilla con degustazioni e spettacoli di strada, anche se negli ultimi due anni il segno della pandemia è stato evidente anche su questa manifestazione. In estate ovviamente, oltre alle paludi, ci si può anche rilassare in uno dei lidi, sdraiandosi al sole sulla spiaggia, facendo una nuotata o immergendosi nella lettura sotto un ombrellone.

Cosa vedere in città

Da visitare in città, oltre al famoso Ponte Pallotta https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_dei_Trepponti , che funge anche da porta di accesso e unico nel suo genere, con la confluenza di due canali, da non perdere è sicuramente il Museo Delta Antico.
All’interno di questo museo recentemente completato e con un tocco tecnologico da far invidia a musei di ben altra levatura, troviamo i reperti dell’antica città di Spina, ma soprattutto gli oggetti rinvenuti solo nel 1981 all’interno della Nave Romana. Si possono ammirare oggetti d’arte, ma anche utensili di tutti i giorni che possono dare l’idea di come viveva la popolazione ai tempi di Roma, come dei caratteristici tempietti portatili in piombo veramente unici.
Ultimo, ma solo in ordine di tempo, vale la pena di visitare la Manifattura dei Marinati, dove ancora oggi si produce l’anguilla in scatola, eccellenza di Comacchio e presidio Slow Food. Ci si arriva percorrendo il Loggiato dei Cappuccini, una galleria di colonne molto suggestiva, dove, soprattutto al tramonto si possono anche fare splendide e suggestive fotografie. Se volete acquistare qui l’anguilla marinata, meglio venire ad inizio stagione, perché va letteralmente a ruba.
Trovate informazioni più dettagliate nell’articolo Comacchio, cosa vedere in un giorno tra natura e cultura

Cosa puoi fare nei dintorni di Comacchio

Oltre all’immancabile gita nelle valle di Comacchio, magari facendo un po’ di birdwatching, per gli appassionati, una visita che proprio non ti puoi perdere visitando Comacchio è quella all’Abbazia di Pomposa. Il Nucleo originale dell’abbazia fu costruito intorno al Vi-VII secolo, ma l’abbazia ebbe il suo momento di splendore solo dopo l’anno mille, grazie ai monaci benedettini che qui operavano.
L’interno è una meravigli di dipinti antichi e ben conservati e, se si può veramente fare un appunto a questo monumento è la mancanza di didascalie, informazioni e di una audioguida che accompagni il visitatore durante la visita.
Ovviamente nell’era moderna è sempre possibile trovare qualche risorsa in rete e anche Pomposa non fa eccezione, si trovano infatti bellissime visite guidate su youtube.

Nell’ora principale, di Patrizia Caffiero

Nell’ora principale, di Patrizia Caffiero

[zenith]

Nell’ora principale

un’ombra verticale è piovuta sulla terra

un sole sul tappeto

mare nostrum 

kyrie eleison

possano gli dei proteggere

ciò che è stato costruito in un giorno

Karim

nascondi in una stanza vuota

la tua anima a brandelli

l’amore non vuole gendarmi

il cielo silenzioso non ti giudica

aspettando la morte

delle cose

resti sospeso in eterno 

fra le braccia degli alberi.

(Patrizia Caffiero) 

Olio su tela di Enrico Pantani

titolo: “Foto finale, prima dell’incontro con la morte e i fantasmi”

MONFRA’ JAZZ FEST AL VIA I CONCERTI CARTOLINA 

MONFRA’ JAZZ FEST AL VIA I CONCERTI CARTOLINA 

Tre appuntamenti di musica, paesaggio e sapori che fanno da preludio ad una settimana ancora più intensa di grandi nomi e grandi concerti 

Dopo il primo assaggio con Scott Hamilton Quartet allo spettacolare Dehor delle Rose di Treville, il Monfrà Jazz Fest entra decisamente nel vivo il prossimo fine settimana con tre “concerti cartolina” in luoghi che hanno segnato la storia di questa manifestazione. Ma è solo l’inizio: la settimana successiva il numero degli spettacoli e dei grandi ospiti occuperanno praticamente tutte le serate fino alla fine di giugno.  

Il primo appuntamento in programma è sabato 18 giugno a partire dalle 19 con il quartetto Frubers in The Sky formato da Silvia Carbotti Voce, Max Carletti Chitarre, Stefano Profeta Contrabbasso e Paolo Franciscone Batteria. Ci troviamo all’imbarcadero collocato sotto il Lungo Po e il concerto è a pochi metri dallo specchio d’acqua in cui il sole sta per immergersi.  Il fiume è uno dei grandi protagonisti del MonJF grazie anche all’Associazione Amici del Po che prima del concerto offre giri in barca e dopo una tradizionale merenda sinoira. 

Frubers in the sky, è un progetto che, a partire dalle sonorità̀ del jazz, esplora la musica nelle sue forme più̀ disparate definendosi 60% jazz, 15% tarantella e 25% canzoni per i giorni di pioggia. Dieci canzoni che hanno accompagnato un pezzo della piccola storia del gruppo ma anche delle singole vite di chi li ha suonati, scritti e reinterpretati, ma sono anche “effetti speciali” per la loro reinterpretazione. Si scopre così che il tema della tarantella napoletana si sposa naturalmente con una poesia di Raffaele Viviani. Nun fa la stupida stasera flirta con Figlio unico e L’estate sta finendo, Figli delle stelle è una ballata che svela un mondo fantastico, Rock ’N’ Roll Robot è perfetta per un videogame e così via.

Appena 12 ore dopo, alle ore 7 del mattino di domenica 19 giugno un concerto festeggia l’Alba sul Po. Un appuntamento che è diventato l’essenza stessa del MonJF: nel silenzio di una città che dorme ancora la musica si spande sull’acqua creando un gioco di sonorità unico.  Ormai sono in tanti gli appassionati che mettono la sveglia per parteciparvi, anche perché parte dell’emozione è l’imperdibile colazione monferrina a cura degli Amici del Po a base di muletta, gorgonzola e barbera.  

A salutare il sole sul fiume ci saranno iSwift art project formati da Mattia Niniano al pianoforte, Michele Millesimo al contrabbasso, Camillo Nespolo al sax.  Un gruppo dal cuore decisamente piemontese: Mattia Niniano ha cominciato a studiare con Enrico Pesce, Michele Millesimo è cresciuto nello storico Centro Jazz Torino e Camillo Nespolo si è formato con Carlo Actis Dato e poi al Centro Jazz Torino sotto la guida di Diego Borotti. Soprattutto sono un gruppo di amici per eseguire brani della tradizione e composizioni originali: melodie che fanno muovere la testa e battere ilpiede. 

Terzo “concerto cartolina” del week end quello nel Bosco dell’eremo di Moncucco.  Questa volta la particolarità è data dal fatto che ci troviamo proprio in una radura circondata da alberi che si raggiunge con un percorso di 10 minuti a piedi prima di arrivare ad Odalengo Grande.  A rendere particolare il suono è proprio il suo rifrangersi sul legno dei tronchi e sulla vegetazione di fronte all’antico eremo.   Anche in questo caso dopo il concerto previsto alle 17 non mancano i sapori con una merenda monferrina a cura della pro Loco di Odalengo Grande.  

La parte musicale è affidata al duo formato da Sabrina Mogentale alla voce e Fabrizio Forte alla chitarra che propongono un meraviglioso viaggio virtuale in Brasile con le più belle melodie del mondo della Bossa Nova. Un compositore su tutti incarna questo genere: Tom Jobim, di cui sentirete alcune tra le sue più note composizioni, oltre all’interpretazione di altri significativi autori resi celebri dalle interpretazioni di musicisti come João Gilberto, Dorival Caymmi, Carlos Lyra, Vinícius de Moraes.

Tutti questi concerti cartolina possono essere prenotati e acquistati sulsito www.monjazzfest.it ma il prezzo è decisamente simbolico: intero € 2, ridotto under 25 e soci Le Muse € 1. 

Da martedì 21 giugno (Festa della musica) i concerti si sposteranno al Castello di Casale, dove rimarranno fino al 26 di giugno con un cartellone di nomi straordinari. Tra questi spicca la serata del 22 giugno che vede alle 21 Edoardo Liberati  Synthetics e a seguire il batterista Tullio De Piscopo insieme alla incredibile voce di Patrizia Conte.

“Il Calendario Storico”. La Sicilia raccontata con fantasia maccheronica

“Il Calendario Storico”. 

La Sicilia raccontata con fantasia maccheronica

«Una “fantasia maccheronica” sia per il linguaggio che per aver inventato una fiaba siciliana, fotografata in un periodo e contesto storico che mi ha portato a mescolare la mia esperienza professionale ai racconti e i trascorsi dei miei nonni». Definisce così il suo libro Salvatore Seguenzia, autore siciliano, di Augusta (in provincia di Siracusa). Ed è lui stesso a spiegare il titolo dell’opera “Il Calendario Storico”. «Sono un Ispettore della Guardia di Finanza ed uno degli elementi rappresentativi del Corpo è appunto il Calendario Storico che, ogni anno, ha la sua diffusione nel periodo di dicembre come omaggio natalizio. Visto che il personaggio principe è un sottufficiale del Corpo, ho cercato di considerare, come elemento chiave, proprio il calendario con all’interno delle vicissitudini vissute nel corso delle indagini delegate al Maresciallo Seguino. Certo, posso garantire che, per il suo scopo utilizzato nel racconto, il libro ha un finale particolare».

La Sicilia può essere definita la musa ispiratrice del libro pubblicato nei “Diamanti della Narrativa” dell’Aletti editore. Con i suoi paesaggi, storpiati nel loro nome d’origine; il suo dialetto, che per l’autore dialetto non è, ma è una vera e propria lingua utilizzata dai personaggi nei loro dialoghi. Un “parlare” goliardico che trascina il lettore a girare la pagina e continuare a leggere tutto d’un fiato senza interrompere la lettura. L’attenzione maggiore è rivolta al concetto di “ricchezza”, intesa come valore e non come materialità delle cose. «La migliore ricchezza – afferma Seguenzia – è nel dare e non nel ricevere. Se questo principio si incolla dentro di noi, la nostra vita sarà stravolta positivamente e saremo da esempio per gli altri, che ancora credono il contrario. La libertà è l’autentica ricchezza che si realizza sugli eventi esterni a seguito della conseguenza di ciò che siamo e di come ci trasformiamo nel corso del tempo».

La trama è ambientata negli anni ‘60, quando la realtà era ben diversa da oggi. «Però – precisa l’autore – è sempre un supporto per poter spiegare come la vita di quel periodo era molto più semplice e genuina a cospetto di quella attuale. Quando scrivo le vicissitudini o le esperienze descritte, narro un misto tra il modo di essere di cinquant’anni fa e l’attuale vita quotidiana». Il romanzo, puramente di fantasia, è scritto in modo spumeggiante e, pagina dopo pagina, si crea un percorso che conduce a fantasticare con la realtà. La conclusione è un “finale aperto”, in cui il lettore è libero di esprimersi con la sua immaginazione.

Il linguaggio è lineare e scorrevole. Uno stile “maccheronico”, che suscita allegria e spensieratezza, che non stanca mai, perché ricco di suggerimenti comunicativi. «Nel mio raccontare, le frasi e le descrizioni possono attingere ad una metrica esistenziale che, in alcuni casi, si allontana anche dalla grammatica, per accedere al mondo dei sentimenti che non sono raggiungibili con le regole della quotidianità. 

Ogni personaggio, nel suo modo di esprimersi, trasmette quell’immagine “patriarcale” dell’epoca ma, di contro, apprende che in fondo è sempre sé stesso: dedito alla famiglia, lavoratore terrano e professionista emergente». Salvatore ama descrivere la sua Terra, fonte di grandi cantori e cantastorie. E il suo messaggio è rivolto soprattutto ai giovani siculi ma anche a chi si trova per lavoro in Sicilia. «Vivi del profumo del nostro mare, del calore della nostra montagna, della melodia del nostro dialetto, della nostra antica arte e del valore delle nostre tradizioni. Questa terra ha una forza interiore che si permette di incoraggiare ogni giovane ad esternare ciò che prima viveva inconsciamente dentro sé stesso». Per l’autore scrivere significa dare sfogo ai propri desideri. E le eventuali critiche? «Cerco di prenderne atto – risponde Salvatore -. Ma talvolta mi ripropongo una celeberrima parola che Andrea Camilleri ripeteva sempre nelle sue opere e che poi è diventata una delle mie parole preferite: “stracatafottersene”».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

Festival SCATOLA SONORA XXV – L’ORFEO (1607)

Festival SCATOLA SONORA XXV – L’ORFEO (1607)
Alessandria: L’Interdipartimento di Musica Antica (IMA) del “Vivaldi” presenta: L’ORFEO (1607)
16 e 17 giugno ore 21 – Chiesa di Santa Maria di Castello, Alessandria


L’Orfeo, una “favola in musica” composta da Claudio Monteverdi su libretto di Alessandro Striggio andata in scena a Mantova il 24 febbraio 1607, segna una pietra miliare nella storia della drammaturgia musicale moderna.
L’Interdipartimento di Musica Antica (IMA) del Conservatorio “Vivaldi” di Alessandria,
insieme agli studenti dei Conservatori di Novara e Milano e all’ Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, riuniscono le forze nel realizzare quest’opera, nella convinzione che studiare e allestire questi capolavori con attenzione e passione sia uno dei migliori modi di fare didattica.


Ingresso gratuito, fino a esaurimento posti, in conformità alle norme vigenti. 

E’ necessaria la prenotazione online, aperta fino al 16 giugno 2022 ore 13.

Tutte le informazioni e i link per prenotare alla pagina: https://www.conservatoriovivaldi.it/evento/festival-scatola-sonora-xxv-lorfeo/

La serata del 16 giugno si svolge in collaborazione e con il sostegno del Concorso internazionale di chitarra classica “Michele Pittaluga”: questa prima recita de “L’Orfeo” coincide con il “XXVII Concerto per un amico” e sarà anticipata da un’introduzione chitarristica dedicata al fondatore dell’omonimo Concorso.

SCATOLA SONORA XXV, Festival internazionale di Opera e Teatro Musicale di piccole dimensioni, si svolge in collaborazione con la Città di Alessandria ed è inserito nel progetto “Le Stagioni del Vivaldi” con il contributo della Regione Piemonte –

CONSERVATORIO STATALE DI MUSICA ANTONIO VIVALDI – Via Parma 1, 15121 Alessandria I

Ligio Zanini: dal gulag di Goli Otok

Doppiozero

Dal gulag di Goli Otok / Ligio Zanini: dal gulag di Goli OtokAlessandro Mezzena Lona14 Giugno 2022In Istria, fino al 1993, c’era un grande scrittore. Ma pochi lo sanno, ancor meno sono quelli che lo ricordano. Forse perché Ligio Zanini, a essere sinceri, non ha mai fatto niente per attirare l’attenzione dei critici, dei giornalisti, su di sé.Del resto, per lunghi anni, la vita lo ha costretto a collezionare esperienze davvero complicate nella sua bellissima Istria. Prima il crollo dell’Impero Austro-Ungarico, poi l’arrivo dei fascisti asserviti ai nazisti. E quando pensava che i partigiani di Tito portassero pace e libertà in Istria, si era ritrovato nell’infernale gulag di Goli Otok. L’Isola Calva dove il sole non tramonta mai, perché c’è soltanto roccia e qualche stecchito arbusto arso da una calura divorante. “Che al suo confronto la Ponza di Pertini – scriveva –, era un ameno luogo di villeggiatura”.   Il paradosso della vita di Ligio Zanini sta tutto qui. Tacciato di nostalgia per l’Impero Austro-Ungarico quando tutti si dichiaravano “italianissimi”, costretto a celare il proprio antifascismo per non finire nei lager nazisti, al poeta e romanziere nato a Rovigno nel 1927, e morto a Pola nel 1993, non portò fortuna nemmeno la decisione di aderire alla lotta di liberazione al fianco dei partigiani jugoslavi. Visto che lui non voleva smettere di pensare con la propria testa. E per questo venne perseguitato, emarginato, ridotto al silenzio…. leggi tutto su:   

Ligio Zanini: dal gulag di Goli Otok | Doppiozero

Che razza di libro!

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Che razza di libro!Paolo Landi14 Giugno 2022Harriet Beecher Stowe scrisse La capanna dello zio Tom, il primo romanzo abolizionista, nel 1852, dopo la promulgazione delle leggi che stabilivano che gli schiavi fuggiti negli stati liberi dovevano essere arrestati e riconsegnati ai proprietari nello stato d’origine. L’orrore del razzismo in America continua anche oggi, è recentissima (del 14 maggio scorso) la notizia della strage in un supermercato di Buffalo, nello stato di New York, dove un ragazzo di diciotto anni, Payton Gendron ha ucciso dieci afroamericani. Sarà per tenere alta l’attenzione verso questo odio ciclico, che non accenna a finire, che il National Book Award 2021 è stato assegnato al romanzo di Jason Mott Che razza di libro! (traduzione di Valentina Daniele, NN Editore, 2022), un testo decisamente militante, con alcune pagine molto belle, che cita, fornendo una pista, il movimento Black Lives Matter: per segnare questi anni venti del XXI secolo con un nuovo racconto, che aggiorni James Baldwin, Richard Wright, Gwendolyn Brooks, tutti quegli scrittori che non si sono mai stancati, nelle varie epoche, di denunciare la bassezza umana dell’apartheid… leggi tutto su:

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Agamben. Tutto è reale

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Agamben. Tutto è realeGianluca Solla14 Giugno 2022Non credo di essere il solo ad aver sempre amato nei libri di Giorgio Agamben la finezza con cui gli argomenti vengono prima posti e poi svolti, mediante riferimenti spesso sorprendenti. Da Walter Benjamin, di cui è stato curatore in Italia, Agamben pare aver appreso al meglio l’arte di coltivare percorsi all’apparenza marginali, ma che finiscono per andare al cuore delle questioni. Non sorprende, in un certo senso, che un lavoro teorico di tale finezza abbia spesso scontato un’accoglienza fredda, nonostante la sua ottima collocazione editoriale. Questa non-accoglienza, modesta quanto i suoi detrattori, ha significato dover passare dalla ricezione all’estero prima di ricevere attenzione nelle discussioni nella lingua in cui quei lavori erano originariamente scritti. Un’altra caratteristica speciale dei suoi libri – penso in particolare al ciclo di Homo sacer – è sempre stata l’idea di costruire delle parti che si trovano a occupare una posizione eccentrica, ma strategica, rispetto al resto del libro. A queste sezioni, redatte in uno stile differente, viene solitamente affidata una funzione difficile da definire, ma essenziale rispetto all’argomento trattano. Accade così per i passi del progetto Homo sacer indicati da un alef (ℵ), che costituiscono come delle aperture improvvise di prospettiva rispetto a quanto il discorso andava sviluppando. O si pensi al Prologo iniziale di L’uso dei corpi (Homo sacer IV/2), dedicato alla figura di Guy Debord e alla sua vita, in un certo senso eterogeneo e, al tempo stesso, perfettamente calibrato rispetto alle finalità della ricerca (poi Debord non tornerà più all’interno di tutto il testo, se non en passant un’unica volta).

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Ripercorriamo Wandering Italia: indimenticabile alba a Rocca Calascio – Manuel Chiacchiararelli

Ripercorriamo Wandering Italia: indimenticabile alba a Rocca CalascioPosted on 13 Giugno 2022 by inerro.landRipercorriamo Wandering Italia: indimenticabile alba a Rocca CalascioLa settima tappa, da Rocca Calascio a Campo Imperatore, va per forza di cose divisa in due parti perché, se da una parte il trekking vero e proprio è stato, sì impegnativo, ma assolutamente appagante, l’alba a Rocca Calascio non è stata certo da meno… leggi tutto su:

Ripercorriamo Wandering Italia: indimenticabile alba a Rocca Calascio – Manuel Chiacchiararelli

Lucia Triolo: Luogo

Sono un luogo
in cui tutti nascono
tutti passano
nessuno resta?

     -certo una non-misura-
    O solo un
     “non luogo a procedere”?

si è destata in me
la metamorfosi
che attendevo?
non so

Non so cosa stia facendo
adesso
il mio cadavere
Forse è
con la mia gamba destra
o con la sinistra

forse è col mio
“persino qui”?
Non lo so
non scalcio più
ma
non mi fermo
non è fermandosi che si arriva

taci taci
non si ingigantisce la verità!

DIVAGAZIONI LETTERARIE: “Charles Bukowsky” di Myriam Ambrosini

DIVAGAZIONI LETTERARIE: “Charles Bukowsky” di Myriam Ambrosini

Date: 13 giugno 2022 Author: culturaoltre140 Commenti— Modifica

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Ed apparteneva a quella inquietante genia dei reietti … Dei paria, degli alternativi pericolosi, degli inguaribili tossici: ma lui “faceva poesia”. E le sue poesie erano belle, profonde, ricche di sensibilità, nonostante la voglia di provocare, di stupire, persino d’insultare.
E Charles Bukowski giocò anche “con quel suo fare poesia”.
“Scrivo poesie per portarmi a letto le donne.” Affermò infatti … Ed era vero … Ma soltanto in parte. Alle donne piacciono le poesie e si mostrano inclini a chi le scrive – lo stesso non avviene al contrario -, ma il nostro Charles le scriveva perchè gli sgorgavano dal cuore; quel suo cuore malato perché non riceveva mai l’amore che avrebbe desiderato … MAI MAI MAI abbastanza amore.
Per questo beveva, per questo si drogava, per questo si disperdeva in mille corpi femminili.
L’amore che non si riceve, soprattutto nell’infanzia, diviene una ferita insanabile, un marchio di fuoco indelebile.

Charles Bukowski era infatti nato ad Ardernash, in una Germania devastata dalla prima guerra mondiale e prossima al tracollo economico, e si era trovato a vivere i suoi primi anni in un ambiente degradato dalle perenni difficoltà economiche e, dopo il trasferimento dei genitori negli Stati Uniti, dal non sentire mai alcun luogo come patria: bubboni che esplodono in quotidiano scontento, rabbia, violenza.
E quel Charles bambino che Bukowski era stato aveva respirato da subito quella violenza: un padre, perdente nella vita, che lo fustigava con una cintura di cuoio, un giorno sì e l’altro pure, anche quando non aveva commesso alcuna colpa, ed una madre assente, forse ormai inesorabilmente rassegnata.

Ed ora soltanto brevi cenni della sua autobiografia, perché mi sembra che l’ essenziale sia stato già detto, e poi farò parlare la sua voce, attraverso la citazione di alcune sue frasi o nel citare alcune ( ne scrisse a migliaia) delle sue bellissime poesie, dove ad un crudo realismo si contrappone spesso la delicatezza di una acuta sensibilità.

Henry Charles Bukowski nacque ad Andermach ( Germania) il 16 agosto del 1920. Il padre, Henry Bukowsky statunitense, ma di origini miste polacco/ tedesche, negli anni giovanili, era arruolato come sergente della Third United States, ma una volta emigrato negli Stati Uniti, rimase spesso disoccupato, fatto che acuì la sua tendenza alla violenza. Della madre – Katharina Fett, tedesca – Charles ci racconta assai poco, un chiaro segno della scarsa influenza che ebbe su di lui, nonché della lacunosa affettività di cui doveva essere dotata. I genitori si conobbero durante la prima guerra mondiale e si sposarono in tempi piuttosto brevi. Nel 1923 lasciarono la Germania devastata e raggiunsero gli Stati Uniti, sperando in un miglioramento delle loro condizioni, soggiornando dapprima a Baltimora nel Maryland e successivamente, nel 1930, a Los Angeles. Qui il piccolo Charles, oltre alle angherie paterne ed al silenzio materno, dovette anche subire la discriminazione dei suoi coetanei che ne contestavano l’accento linguistico ” pesante”, nonché il suo abbigliamento che non si affiancava ai canoni usuali e tacciato pertanto ” da femminuccia”.
“La mia infanzia come in un film dell’orrore” la definì lo stesso Bukowsky.
Quasi prevedibile, in una mente viva, ma particolare e scontrosa come la sua, il ricorso all’alcol … Un ” coupe de foudre” che avvenne a soli 14 anni e che si trasformerà in un amore dipendente per tutta la vita.
“Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare. Se succede qualcosa di bello, si beve per festeggiare. E se non succede niente, si beve per fare succedere qualcosa”.
Afferma lui stesso.
Nel 1969, grazie all’offerta dell’Uditore della Black Sparrow, poté finalmente abbandonare l’odiato lavoro da postino e, per uno stipendio contenuto di circa 100 dollari al mese, si dedicò completamente alla scrittura.
” Avevo solo due alternative: restare all’ufficio postale e impazzire … O andarmene a giocare a fare lo scrittore e morire di fame. Decisi di morire di fame.”
Affermò, giustificando la sua scelta.

Anche i suoi rapporti con le donne furono molto burrascosi … E quando dico “donne” non mi riferisco ai tanti “corpi” posseduti, ma a quelle che nella vita dell’artista hanno avuto un ruolo, se non fondamentale, almeno determinante.
Tra queste ultime possiamo sicuramente annoverare: la poetessa Barbara Frye, che sposò nel 1957, per poi divorziare nel ’59.
Jane Baker, costituì il suo primo grande amore ed, in occasione della sua morte, le dedicò parecchie poesie, da dove si evince lo sconforto ed il dolore per quella morte prematura.
Un’altra donna importante fu Frances Smith, che gli diede l’unica figlia, Marina Louise.
Seguirono Liza Williams, poetessa e scultrice e Tannie o Tanyn.
Una delle ultime e forse, infine, la più importante, fu Linda Lee Brigale, proprietaria di un ristorante, che, tra separazioni e ravvicinamenti, finì per sposare nel 1985.
All’inizio del 1988 si ammalò di tubercolosi, ma seguito’ ugualmente ed ininterrottamente nella sua intensa attività letteraria. Morì a Los Angeles il 9 marzo del 1991 per una leucemia fulminante.

Innumerevole e svariata la sua produzione letteraria: sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia le poesie composte. Tra le opere più rappresentative, voglio citare:
DONNE; PANINO AL PROSCIUTTO; POST OFFICE; L’AMORE È UN REGALO CHE VIENE DALL’INFERNO e lo scandalosissimo.” STORIE DI ORDINARIA FOLLIA”, da cui fu tratto anche un famoso film, che vide come protagonisti Ben Gazzara ed Ornella Muti.
Altri film riecheggiarono in seguito la figura di Bukowski, quali, ad esempio, “Banfly Moscone da bar
( Michey Rourke protagonista); Crazy love o Factotum ( Matt Dillon protagonista).
Ma è con alcuni suoi meravigliosi detti e con le sue poesie che intendo farvi salutare quest’uomo che mai conobbe l’equilibrio, ed ancor meno la felicità.

” Dentro ad un abbraccio puoi fare di tutto: sorridere o piangere, rinascere o morire. Oppure fermarti a tremarci dentro, come fosse l’ultimo.”

“Voglio mettere le mani sul viso e baciarti le rughe: gli anni dove non c’ero.”

“Tutto si riduce all’ultima persona a cui pensi la notte.”

“Parlatene Parlatene sempre di tutto, perchè i silenzi sono pietre e le pietre diventano muri ed i muri dividono.”.

” Scrivere poesie non è difficile: difficile è viverle.”

Cinico? Brutale? Depravato?
Se Bukowski fosse stato realmente così, non avrebbe mai potuto scrivere queste parole, che scaturivano comunque dalla sua anima … E ad un uomo così si può perdonare molto.

MYRIAM AMBROSINI

Aspettando Scarabocchi 22

Aspettando Scarabocchi 22

Giovedì 26 maggio e martedì 7 giugno appuntamento con due laboratori di creatività e riflessione, a cura di Print Club Torino in collaborazione con Graphic Days, in attesa della nuova edizione di Scarabocchi, in programma dal 16 al 18 settembre 2022.

>> Laboratorio grafico di tecnica del collage | Istituto Comprensivo Rita Levi Montalcini
Nessun individuo è uguale a un altro, ma è proprio nelle differenze che si cela il vero tesoro di cui disponiamo. Riconoscerle è il punto di partenza per stare insieme.
A partire da questo pensiero, il laboratorio si propone di far riflettere i bambini sul concetto di integrazione, coinvolgendoli tramite il gioco nella creazione di output visivi a partire dalle considerazioni collettive.
Con l’utilizzo di un semplice dado, si guiderà la classe attraverso la tecnica del collage nella creazione di maschere dai volti bizzarri, fuori dalle regole, sempre diverse. Tutte le maschere verranno poi unite per creare un fondale di volti, che farà da cornice al laboratorio a cura di Print Club Torino, con la collaborazione di Gabriele Pino, durante i giorni del festival.

>> Laboratorio di grafica combinatoria e stencil | Istituto Sacro Cuore di Gesù
Anche in questo caso è il concetto di integrazione come unione di molteplicità su cui si vuole far riflettere i bambini e le bambine.
A partire dall’iconografia delle bandiere, l’obiettivo è superare l’idea di vessillo identitario e unitario creando con le classi le bandiere di un regno ideale, simbolo di integrazione di molteplici parti e aperte a nuove narrazioni collettive. Le bandiere realizzate verranno poi esposte nella sede del festival e faranno da cornice al laboratorio guidato da Gabriele Pino.

L’angolo della poesia: Il ricordo di Caterina Alagna

Nei giardini assolati placida la mia ombra riposa

sfiorata dal candido profumo di una rosa.

Trascinati da una cascata di pensieri,  

rimontano incalzanti i giorni di ieri.

Allora il ricordo mi assale,

mi impregna la bocca di sale,

mi infilza la mente come lingua tagliente,

sventrando  sul nascere un’emozione imminente.

Quei giorni di ieri ormai andati, 

abbracciano attimi  di vita perduti  e rinnegati, 

risorgono veementi nel mio cuore innocente,

che ondeggia tremante sull’orlo di un vuoto abissale 

che come un vortice risucchia la pace.

Tratta dal mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

“L’entrata in scena delle donne dopo l’Unità d’Italia” – a cura di Maria Rosaria Teni

5991685_pckg_140162232891166809-20210530Lo scenario che si presenta in Italia all’indomani dell’Unità merita un utile e opportuno approfondimento per definire meglio il percorso dedicato alla  progressiva narrazione della storia delle donne. Vorrei prendere le mosse partendo dal secondo Ottocento in Italia, dove  rispetto ai paesi europei,  indubbiamente più avanti nella considerazione delle donne,  negli ultimi anni del XIX secolo, si presenta una duplice e sostanziale differenziazione, che vede un ulteriore divario nello status sociale e giuridico delle donne italiane, da imputare sicuramente anche alle forti disparità sociali e politiche che percorrono la nostra penisola da Nord a Sud. Per le donne, protagoniste delle lotte risorgimentali e che vivono negli Stati appartenuti al regno asburgico o in Toscana, la prospettiva di vivere in una realtà nazionale, costituisce  anche la perdita di alcuni diritti raggiunti, considerando che le donne italiane hanno partecipato in modo differenziato al generale movimento di emancipazione  che, a partire proprio dal perido in esame, ha visto coinvolte le donne più istruite d’Europa nall’acquisizione di una nuova coscienza e verso l’affermazione di una presenza pubblica anche attraverso la grande novità dell’associazionismo femminile. Di questo periodo di attivismo e volontà di partecipazione è espressione il grande successo letterario che mette in luce, negli stessi anni, scrittrici e intellettuali di diversa estrazione  animate dall’identica determinazione a scrivere, a contare e, soprattutto, a raccontare la vita stessa delle donne. Lo straordinario successo di romanzi popolari rivolti a un vasto pubblico femminile, con protagoniste donne, è indicativo del fatto che l’attuale pubblico si sta sviluppando su nuovi  modelli che, superando i ruoli tradizionali, si attestano su figure sociali ancora inedite. Nei ritratti di donna descritti dalla napoletana Matilde Serao (1856-1927), intellettuale indipendente e impegnata, ad esempio, si possono rinvenire modelli di personalità femminili più articolate e complesse, ben lontane dagli stereotipi abituali. Un altro tipo di esperienza letteraria si trova nell’unica donna italiana vincitrice del premio Nobel per la letteratura (1926), la sarda Grazia Deledda (1871-1936), che porta con sé a Roma il desiderio di raccontare la sua terra al di fuori dei quadretti di genere, per introdurre pulsioni inusuali e intricati dissidi interiori. Altra grande interprete della scrittura femminile post-unitaria è la piemontese Sibilla Aleramo (1876-1960), che introduce una forma privilegiata di espressione della nuova soggettività, attraverso la scrittura autobiografica. La Aleramo produce una forma di narrazione che è voce dei moti più profondi dell’animo e che tratteggia mirabilmente in quello che è il suo romanzo di maggior successo “Una donna”, e mette in discussione proprio lo stereotipo fondativo della nuova italiana, presentando una protagonista trasgressiva che è alla ricerca della propria libertà. Dagli inizi del Novecento  comincia a delinearsi,  grazie anche a queste donne di grande forza e talento, un nuovo e più ampio riscontro di presenze femminili, che si appropriano di una nuova soggettività tanto da portare alla definizione per il Novecento e di “Secolo delle donne”.
Maria Rosaria Teni

( cfr.: “Il senso e le forme“, R.Antonelli, A.S.Sapegno, 2017)

Vuoto di luna, di Giuseppe Pippo Guaragna

Vuoto di luna, di Giuseppe Pippo Guaragna

Vuoto di luna 

E’ d’oro spento l’orizzonte,

e di rosa è malato.

E’ tinto di porpora

e sangue il tramonto, 

viene buia la sera, 

è vuoto di luna

il cielo stanotte.

Straniero a me stesso

esalo e tesso tenebra, 

gravido  ragno

dalle molte membra

di veleno m’avvolgo. 

Son io che porto

l’oscurità nel mondo.

E nel mondo vago, 

spargo dolore e lutti,

spengo speranze

spoglio e nego gli affetti,

cresco d’assenza

e stringo, stringo 

in una morsa il cuore,

sfiorisce e muore, 

tutto ciò che sfioro muore.

Con vecchie pietre

sbriciolo pensieri osceni,

ne faccio coppe 

per mescere veleni,

all’anime dannate

succhio l’essenza,

m’inebrio in riti turpi

e sabba, turpe festino.

Legione è il mio nome.

Chaos il mio destino.

11 giugno 2022

La bella estate, di Stefania Melani

La bella estate, di Stefania Melani

La bella estate

La sera scende nella sua eternità,

sul riso della tua bocca parole cuciono

festoni di glicini bianchi.

È il tempo più bello dell’anno,

quando si colgono le stelle nella notte

e le tue braccia hanno la dolcezza

della riva fresca e bagnata

che si spiana sotto i nostri passi.

Fra noi e le onde che si rispondono

l’estiva brezza passa e ripassa

tirando lenzuola bianche di schiuma.

Mi chiedo se le onde dormano mai,

se la loro ininterrotta danza

sia un lungo incontro 

consumato…mentre tu che bevi con me

sorridi fra luci di lampare

finché l’estate, la bella estate, ripeta il suo miracolo.

Stefania Melani @d.r.

BUONGIORNO LUMINOSO E SERENO amici carissimi 

Foto di Stefania Melani @ Dalla mia casa in collina

La locanda degli amori sospesi, di Viviana Picchiarelli (Autore)

La locanda degli amori sospesi, di Viviana Picchiarelli (Autore)

Newton Compton Editori, 2018

Si può recuperare la parte di noi che abbiamo smarrito?

Inaspettato come Perfetti sconosciuti. Romantico come C’è posta per te.

La Locanda dei libri è un casale sulle sponde del lago Trasimeno. Negli anni è diventato un punto di riferimento per lettori onnivori e scrittori in cerca di ispirazione. L’atmosfera ricca di charme e dal tocco provenzale, le stanze traboccanti di romanzi lo rendono rifugio ideale per i clienti che cercano conforto nelle pagine e nelle storie altrui. Proprio la locanda, dopo trent’anni, fa da scenario all’incontro tra Matilde, ex psicoterapeuta e ora proprietaria del casale, e Matteo, avvocato di professione e scrittore per passione. Il loro amore, interrottosi bruscamente quando stava per diventare un sentimento assoluto e potente, sarà però costretto a fare i conti con il tempo che è trascorso, con i traguardi che entrambi hanno raggiunto e anche con gli errori commessi. Matteo e Matilde vivranno un confronto fatto di ricordi, dolore e passione. È possibile recuperare le emozioni nate tanti anni fa e che nessuno dei due ha mai dimenticato? E ritrovare quella parte di sé che senza l’altro sembrava perduta?

https://www.ibs.it/

SPIGHE AL VENTO, di Teresa Tropiano

Teresa Tropiano

SPIGHE AL VENTO

Chiudo gli occhi

e viaggio in un posto lontano.

Immagino un’isola deserta

e un campo di spighe di grano.

Vedo l’intero universo

da un’invisibile finestra aperta.

S’aprono spiragli di luce

su fotogrammi di fantasia

dove la mia mente

lentamente mi conduce,

mentre il vento

mi prende per mano

delicato m’accarezza i pensieri,

mi rilassa e m’invita a sognare.

In un vortice d’immaginazione

respiro la fresca brezza del mare.

Sento dentro profonda emozione

che mi trascina

nel moto dell’onde

che dolcemente mi culla

e m’eleva verso nuvole

sparse nel blu.

Riapro gli occhi e respiro la vita.

Era solo un bellissimo sogno

tra le spighe dorate di grano

e in un attimo

svanisce anche il mare

che diventa

un puntino lontano.

Teresa Tropiano

Dalla silloge “Falce di Luna”

Potrebbe essere un'immagine raffigurante natura e erba

Mi guardi e taci, di Maria Cannatella

Mi guardi e taci, di Maria Cannatella

Cinzia Innocenti

Mi guardi e taci

Guardano me i tuoi occhi e io, mi sento osservata  impacciata e lusingata.

Mi guardi e taci

rimani senza parole,

senza fiato e quasi senza emozioni. 

Nascondi tutto, per non mostrare a me le tue debolezze di quell’amore che, ti arriva fino alle viscere più profonde.

Attendo un tuo gesto,

oppure una sola parola,       magari, quell’abbraccio e quel conforto che mai hai saputo donarmi.

A cosa serve amare se si tace !

Ti aspetto seduta e intanto ti penso e spero.

Maria Cannatella @13/6/22

Riservati tutti i diritti. 

Opera di Cinzia Innocenti

Ancora e di nuovo sulla solitudine…

Pavese scriveva che il problema della vita è come rompere la solitudine,  come comunicare con gli altri. Sempre Pavese scriveva che l’importante era avere una donna a letto e a casa e tutto il resto erano balle. Secondo una celebre frase nessun uomo è un’isola. Per altri invece siamo tutti soli. C’è una problematica collettiva: sulla Terra si sono scordati di Budda, Socrate, Cristo, Maometto. Inoltre è Darwin a fare il mercato. Non c’è giustizia in questo mondo. Infine come scriveva la Wilcox: “Ridi e il mondo riderà con te./ Piangi e piangerai da solo”. È vero che ognuno può sperimentare la morsa della solitudine in vita sua perché la vita è fatta anche di solitudine. Tuttavia qualche goccia di veleno non risulta spesso letale. Solo per pochi la solitudine è intollerabile. Quando succede qualcosa di tragico per troppa solitudine nessuno sembra avere colpa. Invece la società, la politica stessa dovrebbero combatterla. Ma tutto ciò è lettera morta perché il potere divide e governa. Ai potenti tornano comode l’asocialità, l’isolamento di alcuni. I potenti godono quando le persone scomode e anticonformiste sono sole. Chi resiste alla pressione di uniformarsi avrà tra i vari guai anche una solitudine crescente. Ma poco importa se uno viene lasciato solo o sceglie di essere solo. Poco importano i motivi della solitudine. Il sesso è il modo più popolare e più istintivo per rompere la solitudine. Da giovani è quasi un’esigenza, che può sfociare nel ludico. Da maturi è soprattutto un modo per non sentirsi soli. La solitudine è affare che riguarda la soggettività, come direbbero gli psicologi riguarda la percezione soggettiva, anche se talvolta ci sono riscontri oggettivi. La solitudine è uno stato d’animo. Comunque di solito siamo fatti così: quando proviamo troppa solitudine telefoniamo, andiamo al bar, al ristorante,  in centro. Ma talvolta è comunanza, socialità senza un minimo di comunione. A volte basta poco per sentirsi sollevati. Basta una conversazione anche formale. Ci sono persone per cui la solitudine si fa feroce. Sono coloro che soffrono di deprivazione sociale, ovvero di povertà di stimoli sociali. Uno può essere ben disposto nei confronti del prossimo, ma a forza di essere soli ci si disabitua alle regole del gioco sociale, alla convivenza civile. Finisce  così che certi uomini sono costretti a vivere tra “pareti invisibili”, come ne “Il carcere” di Pavese, romanzo che parte dalla condizione esistenziale dell’uomo al confino per poi trattare della solitudine in senso lato. Ognuno dovrebbe scrivere un sos, un messaggio in bottiglia, come nella canzone di Sting.  Il problema è che di solito non li scriviamo gli sos né leggiamo quelli altrui. A questo mondo la solitudine è bandita. È considerata un falso problema. Invece esiste. Ci sono persone più o meno sole e ci sono persone più o meno resistenti nel sopportarla. Si può essere soli per i motivi più disparati. Talvolta ad altri problemi si somma anche la solitudine. Altre volte la solitudine è l’origine di altri problemi. La solitudine è un problema sottovalutato perché troppi artisti hanno cantato la solitudine,  assumendo una posa. La solitudine spesso era una questione borghese prevalentemente e spesso gli artisti trattavano questo tema non parlando di problematiche sociali ed economiche importanti. È però vero che ognuno dovrebbe parlare di ciò che conosce meglio e probabilmente molti artisti conoscevano a menadito la solitudine. Però chi voleva fare la rivoluzione combatteva non solo i controrivoluzionari ma anche i valori piccoloborgesi incarnati da essi. Chi era solo lo era perché asociale e solitario, perché non prendeva parte alla lotta, perché non era un compagno e perciò meritava la solitudine e con lui c’era poco o niente da spartire. Questa era la prassi. Succede che alla solitudine ci si abitua e si ha paura del cambiamento. Ci sono persone che accettano una solitudine eroica pur di andare avanti per la loro strada, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Una domanda che mi faccio spesso è, realisticamente parlando, quali e quanti compromessi bisogna accettare per non rimanere soli. Per esempio io preferisco starmene in disparte. Accade che se qualche persona nuova mi invita a uscire quasi sempre declino l’invito. Ho il timore di essere inadeguato, di deludere, di avere motivi di attrito, di non essere compreso o di non comprendere. Due sono le questioni cruciali della solitudine: quanta se ne può sopportare? Come e con chi romperla? Queste domande sono universali, ma le risposte hanno solo validità individuale. Spesso si va per tentativi ed errori. Le regole in questo senso sono ignote. Così talvolta per non sbagliare rimandiamo a data da destinare. Eppure stamani ho preso un caffè e sulla bustina di zucchero c’era una frase di Wayne Dyer, che dice: “Quello che hai da fare fallo adesso. Il futuro non è promesso a nessuno”. Diamo quasi per scontato la buona salute, l’autonomia fisica, una condizione economica non disagiata. Eppure tutto potrebbe finire da un momento all’altro. Alcuni poeti, addirittura troppo sfiduciati nei confronti dei contemporanei, affidano le loro parole ai posteri. Scrivono così le loro lettere al mondo, sperando che se non li comprende il mondo attuale li comprenda quello futuro. Come Emily Dickinson,  che scriveva questi versi immortali: 

“Questa è la mia lettera al mondo

che non ha mai scritto a me –

le semplici notizie dalla natura dette –

con tenera maestà

Il suo messaggio è affidato

a mani per me invisibili –

per amore suo – dolci compatrioti –

teneramente giudicate – me”