PRIMAVERA.. di Rita Frasca Odorizzi

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PRIMAVERA.. di Rita Frasca Odorizzi

PRIMAVERA..

Le colline del mio cuore sono abitate. .

Perché il tuo ha seminato amore,

sotto il mandorlo in fiore.. ..

E sotto il pesco, una generazione di furore 

 ha piantato semi ribelli.. 

Tutta la terra esplode, in questa primavera..

dove l’ansia ci ha impedito di vedere,

dove fioriscono le viole..

e le margherite arrossiscono nel prato.. al suono del tuo fiato..

Nel respiro di un soffio di vento ancora gelido,

noi ci perdiamo in sintonia d’amore..

mentre i sogni e i desideri, volano..

come un polline segreto,

denso di misteriosi effluvi, 

di piacere intenso,

che si disperdera’ nell’aria

turgido e sensuale,

pronto.. 

alla trasformazione ciclica,

Come antiche spirali di tempo..

Nel tempo delle capinere..

Ritafrascaodorizzi..

RULES #3 Johns Hopkins Medical Series DI SARAH RIVERA

RULES #3 Johns Hopkins Medical Series DI SARAH RIVERA

Francesca Ghiribelli

Segnalazione RULES #3 Johns Hopkins Medical Series DI SARAH RIVERA

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Scheda tecnica

Titolo RULES #3 Johns Hopkins Medical Series

Autrice: Sarah Rivera

Editore: Self publishing

Data di uscita: 27 maggio 2022

Genere: Contemporary Romance, Medical Romance

Editore: Self Publishing

Numero pagine 250 circa

Formati: Ebook e Cartaceo con copertina flessibile

Prezzo: 2,99€ ebook

cartaceo 10,90€

Progetto grafico: Shine Editing

Cover Model: Marco Palma IG @marcolino30

LINK ACQUISTO: https://amzn.to/3PUSKUq

QUARTA DI COPERTINA:

Il successo deriva da due fattori: ambizione e costanza. Questo è ciò che contraddistingue il dottor Emanuel Ferrari, giovane neurochirurgo di origini italiane che ambisce a essere primario in uno degli ospedali migliori al mondo: il Johns Hopkins. La sua carriera è in ascesa e non sembra conoscere una battuta d’arresto.

Quando metterà piede al JH le sue certezze inizieranno a sgretolarsi, a partire dalle fondamenta. 

Una regina algida e bellissima invaderà i suoi pensieri e le sue sicurezze si dissolveranno, perché il loro legame è quanto di più sbagliato possa esserci.

Il prezzo da pagare per lei sarà altissimo e i compromessi inimmaginabili. Nel momento della resa dei conti riuscirà Emanuel a liberare la sovrana del suo cuore dal castello in cui si è barricata?

BIOGRAFIA AUTRICE:

Sarah nasce in una città di mare a cui è molto legata in un giorno di primavera. Nella vita è un matematico, ma questo lato razionale non è l’unico che l’ha portata avanti, e non nasconde che non l’ha mai appagata completamente. Coltiva da sempre un amore per la letteratura e la lettura, e in particolare per i romanzi rosa, infatti le piace dire che un tempo era “Harmony dipendente”. La scrittura le ha fatto compagnia in momenti molto difficili e di forte sconforto, da cui può affermare di essere uscita più forte di prima.

“La vita mi ha preso a sberle, ma le ho risposto a tono.”

(Cit. Sarah Rivera) Sarah Rivera

Il sasso nello stagno di AnGre

Il sasso nello stagno di AnGre

Angela Greco – AnGre è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti,  Lupo Editore, con prefazione di Michelangelo Zizzi, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Edizioni Smasher, con una nota di Roberto Ranieri, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, con prefazione di Rita Pacilio, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, con una nota di Nunzio Tria, 2015, con ciclo fotografico realizzato con Giorgio Chiantini); Anamтrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017); Correnti contrarie (Edizioni Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (formato elettronico, Quaderni di RebStein LXVII, 2017); Ancora Barabba (plaquette, collezione Bocche naufraghe, YCP Ed., 2018); All’oscuro dei voyeur (YCP, 2019, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa); Arcani (Achille e La Tartaruga, 2020, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa); Ananke (Ladolfi, 2021, introduzione di FabrizioBregoli); Aiguiller (Ladolfi, 2022). E’ presente in antologie, siti e blog.

Ha realizzato: Uscita d’emergenza (2014) e Generazione senza (2014), libri d’artista; Irrivelato segreto (2015), opera poetico-fotografica su alluminio; Messa a fuoco (2015), fotografia su legno, per la sensibilizzazione sul tema Ulivo di Puglia.

E’ ideatrice e curatrice del lit-blog di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (https://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Tutto quanto è stato scritto sui suoi versi à reperibile all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

L’ora fatale di Raymond Queneau

L’ora fatale di Raymond Queneau

 ~ ANGELA GRECO – ANGRE

L’ora fatale di Raymond Queneau (1903 – 1976)

Quando noi riluttanti penetreremo a forza
entro il regno dei morti
e ci avremo le verruche e i pidocchi e i nostri cancri
proprio come ce l’hanno i morti
quando noi scenderemo sotterra con il naso turato
a raggiungerli i morti
gustate che avremo le funebri onoranze
delizie rinfrescanti per i morti
quando coi denti molli morderemo la polvere
sbriciolata dalle ossa dei morti
e ci avremo le orecchie tappate e il muso intinto nella birra
nel “Bar delle bare”- ritrovo dei morti
quando il corpo sarà sfiancato dagli sforzi midollari
che slombano i morti
col cervello poverello bucherellato come ’na groviera
specialità della casa dei morti
quando il coso sarà moscio e tutti i pezzi fuori uso
non si scopa tra i morti
e la schiena sarà gibbosa e la carcassa deforme
mica gli piace lo sport ai morti
andremo a trovare i vermoni e gli insetti
che si mangiano i morti
trascinandoci la bara fino alla nostra ultima stazione
là dove bofonchiano i morti
quando le bizzoche avranno recitato le dieci avemaria
che rassicurano i morti
e quando avremo rimesso le nostre cause alle carte notarili
che li escludono i morti
legando i nostri beni come i nostri inventari
eccoli qua i bagagli dei morti
ai sopravvissuti che infreddoliti come noi già fanno eccì
ma il naso gli cola molto di più, ai morti
Quando noi riluttanti penetreremo a forza
entro il regno dei morti
insomma ci toccherà come lugubri lumiere
spegnerci proprio come fanno i morti
d’improvviso chiuderemo di scatto il circuito della vita
e allora così ci aggregheremo ai morti
e le nostre famose ultime volontà noi le faremo
abbrustolire sopra il fuoco dei morti
e tu ti rivedi bimbetto e sorridi alla terra
che fa da coperchio ai morti
e sorridi al cielo tutto azzurro tutto luci
dimenticato dai morti
e sorridi agli spazi increspati del mare
che inghiotte in un boccone i morti
e sorridi alla fiamma la dolcissima incendiaria
si sbriciolano in cenere i morti
ti sorride la mamma ti sorride papà
eccoli qua già morti
e i cuginetti e i micetti e i nonni e le nonne
non dirmi che non lo sai che sono tutti morti
e il buon cagnetto Empy e il cagnolino Dudù
i morti fanno Bubù e Bubù
e non sono meno morti i suonati professori
della tua giovinezza sono da tempo belli che morti
e amen per il beccaio amen per la tabaccaia
è una città di morti
e poi eccoti là ragazzo e allora vai alla guerra
dove trovi un esercito di morti
e poi ti sposi e metti al mondo
chissà quanti futuri morti
con lo stipendio mica male tu vivi e già prosperi adesso
sulla pelle dei morti
ed eccoti canuto e allargato e panciuto
tu che detesti i morti
e ti prendono i malanni e gli acciacchi miserabili
ti preoccupano i morti
tossendo e tremolando a poco a poco tu degeneri
già ti avvicini ai morti
fino al dì che poi sarai fottuto e senza scampo e allora
con riluttanza giù ti ficcheranno poi tra i morti
intento a percepire la prima sensazione
che non è per i morti
alla fine ti piacerebbe recuperare la memoria di tutto
perché ti possa separare dai morti
lodevole proposito! giusto lavorìo! coscienza esemplare
di cui sorridono i morti però
perché sempre l’ora fatale ci distrarrà verrà

Lettera a mia madre, di Maria Rosaria Teni

Lettera a mia madre, di Maria Rosaria Teni

La demenza instillava progressivamente i suoi tarli nel tuo ormai debole cervello, risucchiato fatalmente in una spirale di smemorati attimi di vita. Mi guardavi, ma l’immagine del mio volto riflessa in te, ritornava rimbalzando sullo schermo piatto della tua mente priva di emozioni. Il tuo sguardo impermeabile era un segno evidente che dimostrava che in realtà tu non sapevi chi fossi io, tua figlia, la creatura nata da te, amata da te con viscerale trasporto, accudita e protetta da te, mamma perfetta e amorevole. Tutto questo eri tu, mamma, quando l’avvoltoio della malattia ha carpito la tua essenza, ha rapito i tuoi sentimenti per disperderli in un vento di immateriale sostanza. Solo le tue mani riuscivano ancora a parlare di te, di come eri stata; morbide mani profumate di mamma, odorose di carezze tenere, ricche d’amore puro. Mani che, ancora composte armoniosamente, si muovevano tuttavia a fatica, non assecondando più un’esigenza ma impulsi involontari e inconsapevoli. Le mani alacri ed operose della mia infanzia, che ora stringevo nell’estremo saluto e che restavano inerti, fredde di gelida impronta.

Oggi è la Festa della Mamma! Fluiscono auguri da ogni parte: social, biglietti, messaggi, slogan, fiori, tanti… Ad ogni frase letta, ad ogni augurio espresso, nel mio animo risuona un’eco di nostalgia che si riacutizza e non riesce a trovare pace e rifugio nell’oasi del silenzio. Da quando non ci sei, solo la forza di essere madre a mia volta mi sostiene nell’affrontare la tua assenza e nei passi di mia figlia, io ritrovo i miei passi vissuti con te. Allora arriva il momento in cui mi fermo, rifletto e penso che un modo per sentirti ancora parte di me è scrivere, tirare fuori tutte le parole che non ti ho detto, per mancanza di tempo, per inutile pudore, per inconsapevole superficialità, perché c’è troppa frenesia nel quotidiano per parlare di sentimenti, perché si dà per scontato che la mamma c’è e ci sarà sempre… No, non è così! Niente ci sarà sempre. La caducità è insita nella vita fugace e illusoria e niente rimane immutato e immutabile. Restano soltanto le parole, quelle impresse su una pagina, scritte per fissare i momenti che divengono immortali attraverso termini che traducono ricordi e decodificano, comunicandole, le emozioni. E allora, vincendo una personale ritrosia, su questa pagina che ti dedico, mamma, in questa lettera ideale che ti dono e che spero irrazionalmente ti raggiunga, dischiudo uno squarcio nel mio smisurato sconforto e allora sì, ti ritrovo e capisco realmente che tu ci sei, sempre, e soprattutto che si sarai per sempre.
Maria Rosaria

Racconti: Giorni, di Maria Rosaria Teni

Giorni

Giorni pervasi di malinconia, giorni che si frantumano su pensieri e immagini sfocate e che rivelano cocci di rimpianto… A volte una pagina può rappresentare quel tappeto da cui si raccolgono questi piccoli residui di vita che restano dopo tanti attimi, dopo ore lunghe o brevi, dolorose o liete, vissute o sognate… Giorni in cui vorresti che il tempo fosse rimasto cristallizzato a quell’istante, impresso in una retina virtuale da cui non si può cancellare nulla… Giorni in cui il dolore è stato così forte da desiderare un vento impetuoso per spazzare via tutto, in un rapido balenare di follia, in un volteggiare imbizzarrito da cui non si esce che tramortiti… Giorni che si avviluppano su scorci di momenti che sfumano e raggiungono un cielo che non ha confini…Giorni che sono onde, sussurri e voci in un mare liquido di emozioni che non si toccano ma si vivono o forse si sognano, perché cosa altro è la vita se non un sogno?

https://mariarosariateni.blogspot.com/2020/02/giorni.html

“Notturno” di Alberto Tarchiani

“Notturno” di Alberto Tarchiani

da culturaoltre14

Brulichio d’astri, tepido gorgoglio,
filtro di fuochi tremulo sul mare;
voce che chiama, ombra che scompare;
passi sul greto e passi sul trifoglio.
Timida mano esangue senza orgoglio,
muove la cuna dell’ infante. Rare,
alla spiaggia, barche, in terra, bare,
(un grave libro nel silenzio sfoglio)
dormon tranquille. S’ode l’oscillare
dell’universo, d’onda in onda. E viene,
dalle navi lontane ed’ oltremare
folto uno stormo di messaggi. Pare
(vela del mondo!) che si gonfi il cielo
pel mio folle desìo di navigare.
Alberto Tarchiani

da Piccolo libro inutile

Immagine 522

ph Eleonora Mello

Autore poco conosciuto, il poeta Alberto Tarchiani è stato  anche giornalista, antifascista, politico e diplomatico. Nati a Roma il 1° novembre 1885, in una famiglia della media borghesia di origine toscana, è cresciuto in un contesto familiare di orientamenti mazziniani,  Giovanissimo ha iniziato la sua attività di giornalista al quotidiano Il Nuovo Giornale di Firenze, per poi passare a La Tribuna di Roma. In quegli stessi anni ha compiuto  studi poco sistematici nelle Università di Roma e di Firenze. Interessato alla letteratura e alla scrittura, ha frequentato il cenacolo letterario del caffè Sartoris a Roma, e ha fatto parte del gruppo dei ‘poeti giovinetti’ raccolti intorno a Sergio Corazzini. Insieme a questo poeta romano, già gravemente ammalato (sarebbe morto nel 1907), nel 1906 Tarchiani ha scritto la raccolta di versi Piccolo libro inutile, in cui dominano la vena decadente e il malinconico distacco propri del crepuscolarismo. È morto a Roma il 30 novembre 1964.
Opere. Prima de le stelle: dramma di un atto, Roma 1905; Piccolo libro inutile, Roma 1906 (con S. Corazzini), rist. Genova 2013; America-Italia. Le dieci giornate di De Gasperi negli Stati Uniti, Milano 1947; Il mio diario di Anzio, Milano 1947; Dieci anni tra Roma e Washington, Milano 1955; Il volo di Bassanesi su Milano e il processo di Lugano, in Trent’anni di storia italiana 1915-1945: dall’antifascismo alla Resistenza, a cura di F. Antonicelli, Torino 1961, pp. 167-170; L’impresa di Lipari, in No al fascismo, a cura di E. Rossi, Torino 1963, pp. 71-126; Tormenti di un ambasciatore. L’anno conclusivo a Washington (1954), a cura di D. Felisini, Soveria Mannelli 2006. [ Enciclopedia Treccani]

NOTIZIE, di Silvia De Angelis

Siamo continuamente bersagliati da notizie di ogni genere. Ultimamente la televisione, e i giornali,fanno a gara per chi riesce a divulgare più panico nelle genti.E’ incredibile quanto, ogni notizia, diventi esasperante solo per poter fare uno scoop giornalistico eriuscire a stare il più possibile, al centro dell’attenzione.I latori di queste “bravate” non si rendono conto della grande entità dei danni procurati a tutti.Innanzi tutto  lasciano accadere un gran rallentamento in tutte le azioni che normalmente fanno parte del quotidiano, in quanto, molte persone si sentono bloccate per paura di subire un qualsiasi danno e la cosa si ripercuote sull’andamento generale dell’andare di vita, con ripercussioni estremamente negative.Effettivamente le “notizie pesanti” debbono essere riportate, ma in modo giusto, senza essere caricatedi quei giudizi e considerazioni “catastrofici”, capaci di suggestionare, in modo negligente, la massa che ascolta e interpreta in modo peggiorativo ogni cosa memorizzata.Sembra che da un momento all’altro fra terremoti,  bombe esasperanti di pioggia, virus incontrollabilie violenti tzunami prima o poi saremo inghiottiti inevitabilmente da una di queste tremende calamità.I pensieri negativi non giovano alla nostra mente, in continua elaborazione di dati e in assiduo apprendimento di cose nuove. Queste dovrebbero avere la loro giusta dimensione e interpretazione,ma senza cagionare stati di stress, o di pressante ansia, come invece capita spesso in seguito all’ascolto di un telegiornale basato su un 99% di notizie disastrose, senza essere minimamente intercalato da flash di cronache interessanti e distensive.@Silvia De Angelis

Valeria Bianchi Mian: Conoscere mio figlio osservando il suo comportamento

Valeria Bianchi Mian: Conoscere mio figlio osservando il suo comportamento

Passano i mesi e si delinea l’individuo. Il fanciullo che dice: “Fermiamoci nei paraggi, perché alle 15,30 comincia la degustazione delle ciliegie e delle amarene. Non voglio perdermela.”. 

Quello che resta lì in silenzio in mezzo agli adulti, a sorbirsi tutta la spiegazione, rendiamo grazie alla AgriCooPecetto e alla Pro Loco, dettagli e classificazione, Vittona e altre specie, Durone-Graffione, eccetera, ad assaggiare versioni antiche e moderne del frutto, succhi e parole. 

Ne esce con mezzo litro di estratto di amarene in dono (godimento puro). E stamattina si ricorda ancora tutto. 

Naturalmente, tra le sue dieci vite possibili c’è già quella in cui abita a Pecetto, ha una villetta e molti alberi di ciliegie, una moto per andare a lavorare a Torino.

Valeria Bianchi Mian: ATTACCAMENTO 

Valeria Bianchi Mian: ATTACCAMENTO 

Ogni giorno lasciamo andare cose, animali, persone, minuti, briciole, nubi: un esercitarsi costante che per me non risulta scontato. Sono una di quelle che si affeziona, che si attacca al mondo mentre il mondo sfuma. Respiro, apro, respiro ancora. 

Mi alleno e diventa più facile ma non nego il piccolo o grande dolore. La tredicesima carta del Tarot ci racconta come sia possibile potare il nostro giardino quotidiano. 

Ci descrive la vita come decluttering dell’anima. Certamente non potrei fare il mio mestiere, se fossi una fan dell’attaccamento adesivo al tempo e allo spazio, all’amore e all’odio. Però, oh, non è facile. Non è una passeggiata, il distacco. 

Diciamo la verità. Ad esempio, ho trovato tenerissima la maestra, quella che è sempre stata più professionale e più ‘dura il giusto’ rispetto alle altre, che ieri non ha smesso di commuoversi. 

Equilibri necessari, dico io. La giusta distanza vien sentendo profondamente l’attaccamento.

#ilmiovocabolario #A #esercizidibenessere

La poetessa Santina Gullotto si presenta ai lettori di Alessandria online

La poetessa Santina Gullotto si presenta ai lettori di Alessandria online

BIOGRAFIA

Mi chiamo Santina Gullotto nome battesimo Santa Gullotto nata 06\12\1953 a Randazzo dove vive in Via Galliano N. 95 ..paese situato nella valle dell’Alcantara, tra i Nebrodi e le pendici verdeggianti etnee. Ho disegnato e realizzato abiti personalizzati soprattutto da cerimonia e da sposa. Amo cucinare, ho rivisitato le vecchie ricette della nonna personalizzandole. Ho l’hobby della pittura, dipingo paesaggi e ritratti olio su tela e ritratti a matita. Ho scritto poesie, liriche e prose sia in italiano che dialettali, “Vernacolo” un saggio e qualche libro autobiografico. La mia poesia nasce dalla mia vita intensa e piena di non poche sofferenze, che come un fiume in piena mi hanno travolto ma non mi hanno distrutto e la fede in Dio mi ha fatto sempre superare.

Le mie pubblicazioni e premi. La mia prima pubblicazione è stata con tre poesie, passando la selezione di un concorso “VERSI PER UN TERRITORIO” del la GB editoria Roma.

Aderendo a delle iniziative editoriali ho partecipato alla realizzazione di antologie come “ATTIMI” “Poeti contemporanei” della casa editrice “PAGINE” della stessa, sono state pubblicate diverse poesie tra gli otto Poeti scelti dallo scrittore “ELIO PECORA” sulla rivista mensile “POETI E POESIA”

Con ALETTI EDITORE ho pubblicato per selezione delle poesie per diversi volumi autori vari …

Ho partecipato alla realizzazione di una trilogia “CIO CHE CAINO NON SA” con poesie e brani …per la sensibilizzazione della lotta contro la violenza sulla donna ma anche in generale.

La poesia “MI RIFUGIO NEL SILENZIO” premiata con targa d’argento e pubblicata sull’antologia “ALDA NEL CUORE” nell’omonimo concorso con la Casa editrice URSINI EDIZIONI

La poesia “IN OGNI DOVE” Vince il primo premio assoluto nel concorso Premio nazionale “OASI” MOTTA S. ANASTASIA, nello stesso concorso per la poesia dialettale il premio speciale poesia “STU NOSRU MARI”

Ho pubblicato sette sillogi di poesie in lingua italiana un libro di dialettali “Vernacolo”e quattro libri di narrativa, due saggi, un libro di favole e aforismi, un libro di Ricette

Nel Maggio 2018 A Motta S.Anastasia il “Premio Mediterraneo Oasy VI edizione” con la poesia “GUARDANNU ATTORNU” e “Premio Arte e poesia” con la poesia “VA COL PENSIERO” 

Nell’Agosto 2018 “PREMIO POESIA CASTELLI DI VERSI” CON LA POESIA “CHE NE SAI” Omnia Arte Eventiad Acicastello (ct) 

Dalle guardie d’onore del Pantheon ricevo “PREMIO UMBERTO SECONDO “ con la poesia “AVANZA IL VENTO”

Il 4 Dicembre 2019 la poesia “NEL CIELO DI SETTEMBRE” riceve la menzione speciale della giuria nel concorso letterario “Beato Girolamo De Angelis” a Enna

A Motta S. Anastasia (ct) ricevo, Il Premio “NEL CIELO DELL’AFRICA” con la poesia “LI DOVE ARDE IL SOLE…

E il “PREMIO MEDITERRANEO” con la poesia “ARIA DI UN SOGNO DI PACE “OASI REGINA PACIS” Motta S.Anastasia

Agosto 2020 Primo premio “Estemporanea di pittura Parco sciarone e premio letterario sul medesimo tema” 

Nel 2021 vengo inserita nella “ANTOLOGIA DI POETI CONTEMPORANEI SICILIANI” secondo volume. Vent’anni dopo il duemila.

Anno 2022 Maggio (Oasi regina Pacis Motta S.Anastasia) Premio speciale ”COLORI DI LIBERTA’” con la poesia “CI SARANNO ANCORA”

Menzione di merito “POESIA IN CRONACA” con la poesia “NEL CUORE DELLA TERRA”

Per la pittura ho realizzato mostre dei miei dipinti. La mia prima mostra realizzata durante lo svolgimento del concorso del concorso “Fogghi Mavagnotti” a Malvagna (ME). Alla mia poesia (Guardannu attornu) viene assegnata la menzione d’onore.

Altre mostre svolte nel mio paese durante la festa dell’Assunta Agosto 2017 e 2018

Partecipazione a mostre collettive a Randazzo (CT) Giugno 2017, giugno 2018, Agosto 2021. Un mio olio su tela rappresentante il chiostro comunale ex convento dei Benedettini lato ovest si trova nella sede comunale di Randazzo, e sempre un mio olio su tela rappresentante il lato est del chiostro comunale è stato portato in dono dal nostro sindaco al sindaco di Gradara Marche per il gemellaggio dei paesi Medievali.

In questi ultimi anni ho insegnato pittura Olio su tela all’Unitre  di Randazzo ct.

Momenti di Poesia: Atlantide, di Tania Di Malta

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Momenti di Poesia: Atlantide, Tania Di Malta

Atlantide 

Hai visto il cielo sopra le nuvole? 

un secchio d’azzurro con tanta schiuma …

 Atlantide, sei un jubox che mi parla

mi dici alzati, è tempo di andare!

Apri le cancellate della mente 

 infrangila  la bolla d’aria e prova

la voluttà di un tuffo rovesciato 

per esperimenti di felicità.

#TaniaDiMalta

#RealismoTerminale

Inedita 02-06-2022

Momenti di Poesia: IN QUELLE STANZE, Daniela Patrian

Momenti di Poesia: IN QUELLE STANZE, Daniela Patrian

IN QUELLE STANZE

Quanti percorsi, da me lontani;

ristagna l’estate ma in quelle stanze non c’è più sole.

ombre di rondini che fuggono dal gelo,

la tristezza avanza veloce;

estesi laghi di lacrime asciutte nel fermo letto

del tempo vuoto

ove anche gli uccelli cantano ad ore ingiuste ormai.

Finestre chiuse.

schermi, sveglie, bagni, sapone,

come bozze di vita;

le favole non vengono ricordate

ma ritorna la vita passata.

Tanti visi sotto la polvere del dolore

in quelle stanze gelide,

corpi esausti e tremanti.

Daniela Patrian

HO CHIESTO AI MIEI VERSI, Dario Menicucci “Le mie poesie”

HO CHIESTO AI MIEI VERSI, Dario Menicucci “Le mie poesie”

HO CHIESTO AI MIEI VERSI

Ho chiesto 

ai miei versi

di librarsi

altissimi nel cielo

dove le stelle

sussurrano alla luna

e di abbandonarsi al vento.

E da lassù

lasciarsi trasportare

con dolcezza dal silenzio

per ricadere lenti

e liberare

man mano 

le parole.

Così 

da poter portare

in ogni luogo

il dimenticato amore

ed insegnare 

a guardar di nuovo

con gli occhi di bambino.

Potranno deporsi

sui pensieri neri

mutandoli 

in giovani colori 

e poi discendere

fin dentro i cuori duri

colmandoli di sogni.

Ho chiesto loro

persino di rubare

un po’di polvere di stelle

e intinte le parole

donarle 

a tutti quelli

smarriti nella notte.

Dario Menicucci

Momenti di Poesia: Incarnazione, di Donatella Maino 

Momenti di Poesia: Incarnazione, Donatella Maino 

dove l’anima diventa carne

in uno scarlatto sfogliarsi di papaveri,

ogni passo è un reciproco carcere

che riceve tutto il dolore voluto

e tutto l’amore che porta:

l’ostia si spezza all’offertorio,

giorno per giorno ripete le piaghe

mentre con gli occhi tento un gradino

che sfugge al piede deviato dal valgo.

 tutto avviene quasi sempre più tardi

nella sessualità del tempo invisibile

UN RAPPORTO D’AMORE MOLTO SINGOLARE, Sergio Garbellini

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UN RAPPORTO D’AMORE MOLTO SINGOLARE, Sergio Garbellini

Una scena particolarmente commovente … (di Sergio Garbellini)

UN RAPPORTO D’AMORE MOLTO SINGOLARE

“Credevo che volessi far l’amore

così come fan tutti, in modo assente,

invece t’ho sentito emozionato,

per me è stato molto divertente !

.

Sei timido? Mi sembri frastornato,

m’hai chiesto proprio tu di fare sesso,

mi son concessa perch’è il mio mestiere,

però ti vedo strano, sei perplesso?

.

Che c’è? Vorresti dirmi qualche cosa?

A me puoi confidare ciò che vuoi,

non vado certo a raccontarlo agli altri,

la cosa resterebbe fra di noi !”

.

Il giovane rispose: “Veramente

è stato il mio primissimo rapporto,

gli amici mi prendevan sempre in giro …,

e questa cosa io non la sopporto !”

.

La prostituta ripensava al figlio

abbandonato dentro all’ospedale,

perché non lo poteva mantenere

in modo educativo e naturale.

.

Quel giovane le aveva risvegliato

la sua rinuncia ad essere una madre,

perché doveva crescerlo da sola,

non sapendo neppur chi fosse il padre !

.

In piedi, sotto al solito lampione,

ad aspettar l’arrivo dei clienti

ed esser disponibile ogni volta

a dei rapporti squallidi e violenti !

.

Per un momento si sentì smarrita,

il suo mestiere la portava spesso

ad essere violentata dai balordi

che usavano il suo corpo per far sesso !

.

Ma quel ragazzo timido, inesperto,

l’aveva posseduta con rispetto

muovendo nel suo orgoglio femminile

il senso premuroso dell’affetto.

.

Il giovane con il denaro in mano

le disse: “E’ il compenso per l’amore !”

Lei restò ferma, muta, concentrata,

voleva tanto stringerlo sul cuore.

.

Fissava la sua faccia ed il suo sguardo,

cercando in quel leggiadro atteggiamento

qualcosa che le ricordasse il bimbo,

gli chiese con un certo turbamento:

.

“Se mi confessi quando tu sei nato,

non ti faccio pagare l’onorario !”

Seguitava a guardarlo dentro gli occhi

e gli sorrise in senso assai bonario.

.

Sorpreso il ragazzotto le rispose:

“Il quattro maggio del duemilasei,

però adesso devo proprio andare,

mi stanno ad aspettar gli amici miei !”

.

Il giovane rimase lì perplesso,

guardò la donna quasi con timore,

imbarazzato per la strana scena

le disse con un timido fervore:

.

“Io la ringrazio per la prestazione,

ma vado a festeggiar la prima volta,

però la vedo molto pensierosa,

mi sembra impaurita ed è sconvolta !”

.

E mentre quel ragazzo se ne andava,

la donna tirò fuori il fazzoletto

e s’asciugò le lacrime di pianto …,

provava un gran rimorso dentro al petto !

.

La luce del lampione rischiarava

la zona in quella notte silenziosa,

le macchine passavano veloci

e lei restava tremula e dubbiosa.

.

Pensava al suo bambino abbandonato

appena nato, senza aver potuto

svezzarlo con l’amore di una madre,

… il cuore si sentiva combattuto !

.

SERGIO GARBELLINI

Racconti brevi: CHE STRANO SOGNO, Gregorio Asero

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Racconti brevi: CHE STRANO SOGNO, Gregorio Asero

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CHE STRANO SOGNO

Camminavo in compagnia dei miei pensieri, fu così che non  mi resi conto di essere entrato nel mondo del nulla. Si lo so, son cose che capitano a chi è sbadato, ma io non pensavo di essere distratto, il fatto fu che pensavo alla mia donna e così senza accorgermene l’ho calpestata.

Ed ecco, nel mentre gli passavo di sopra, sentii come un lungo lamento scendere dal cielo. Dallo spavento smisi di pensare, lasciando cadere a terra il mio orgoglio. Quello che fu strano, fu che la mia donna mi guardava in silenzio e teneva le labbra come una smorfia di riso. Allora mi chinai a sfiorarle il viso, mentre lei mi guardava.

«Che fai!» esclamò impaurita.

«Niente, stavo solo pensando, quando inciampai sul tuo cadavere» gli risposi.

Allora la paura cominciò ad attanagliarmi il cervello, per scendere piano piano in fondo al mio cuore.

«La paura è un sentimento innato, non fartene pensiero, è il primo dei sentimenti che l’uomo conosce quando viene a far visita a questo mondo» lei mi rispose.

Ed ecco, allora successe una cosa molto strana, lei mi strinse a se e insieme fummo avvolti dalla terra e sparimmo per sempre da questo strano e assurdo mondo. Adesso sono in un altro mondo in un’altra dimensione e credetemi si sta molto meglio, qui non esiste la paura.

.

da ” I MIEI PENSIERI”

di Gregorio Asero

copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Momenti di poesia: LA PITTRICE, di Daniela Patrian

LA PITTRICE, Daniela Patrian

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LA PITTRICE

Nell’inconscio,

la pittrice,

sottopone ad attenta analisi

ogni aspetto presente.

La luce della vita filtra la coscienza,

crea e smuove.

Un deciso colpo di pennello

che scaturisce dal profondo dell’anima,

può spazzare via le nuvole

con colori vivaci,

cernere le tristi giornate

con colori cupi

e poi far tornare la luce

nelle nostre esistenze.

Passi di ricordi

tra le pareti vuote

e le lacrime di chi vivrà in lei.

Daniela Patrian 

Dipinto: copiato dal web,personalizzato Tempere pastelli

BUONGIORNO

GLI OCCHI DELLA ZONA BUIA, di Rebecca Lena 

GLI OCCHI DELLA ZONA BUIA

di Rebecca Lena 

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Perché io non sto, non so stare, ovunque nella normalità. E rifiuto l’intrattenere mellifluo che conforta. “Andrà bene, io sento, lei disse, ama, l’anima, liberi, vivere, vivi!”. Ho il ribrezzo solo a riportarne degli esempi. Smettiamo di insudiciare la bocca, che le mosche vigilano. 

Paura della solitudine? No, anzi mi affanno in ogni angolo della casa per scovarne una nuova manciata. Non esiste la vera solitudine. Neanche adesso che scrivo per nessuno, o per tutti coloro che non leggeranno. La stanza della mia coscienza è un monologo con un solo fievole riflettore puntato sulla mia diafanità, travestita da corpo. Volgo parole al pubblico, ma questo è troppo buio per riflettere alcuna presenza.

Eccola qui, la solitudine. È questa, per me. Il pubblico lì, silenzioso, invisibile, ma c’è. O non c’è? Non mi è dato saperlo, non preclude la performance. È perfetto: tutti e nessuno.

Così funziona l’agire interiore. Non è mai rivolto al nulla, o all’assenza reale, ma è rivolto al buio, vuoto, potenziale presenza di esseri inspiegabili. Seducente e oscuro, il mio pubblico.

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L’ORA CANCELLATA, di Rebecca Lena

L’ORA CANCELLATA

 di Rebecca Lena

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L’ora non è semplicemente un segmento temporale definito da un certo numero di minuti, ma è anche ora di spazio, luogo etereo del nonsodove. Può accadere infatti di rimanere intrappolati dentro una camera di tempo che non esiste più: proprio come quel grumo di minuti racchiuso nelle ore due di notte che pare sia stato cancellato dal mondo per passare a quello successivo, le tre.

Eppure esiste, non so dove e quando, ma quell’ora scavalcata è una sfera nascosta fra le pareti di questa casa, come un’entità che fatica a credersi viva. È un guizzo querulo che pare agitarsi nel buio, accendere piccoli fuochi fatui attraverso gli schioppi delle dita invisibili, e con questi disegnare curve e confini del proprio corpo (ricercando quella forma che mai gli è appartenuta).

Immateriale, potrebbe scoprirsi, con gemiti d’insofferenza e sgomento quieto; un pezzo di spazio-tempo non ha corpo che nella mistura di vacuità, silenzio e immobilità del sentire.

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L’INVOLUCRO DI COSCIENZA FUORIUSCITA, di Rebecca Lena

L’INVOLUCRO DI COSCIENZA FUORIUSCITA

di Rebecca Lena 

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Vedo un corpo, dentro una casa, dentro un pianeta, dentro un limbo di materia. Ogni suo pensiero colpisce le pareti con un tonfo che nessuno può sentire, forse una piccola onda evade, solo una, si dipana nel cosmo e non muore, in nessun luogo. Non ne sono sicura ma credo che qualcuno, in fondo all’universo, per un nanosecondo sia riuscito a carpirla, come se l’avesse sentita infrangersi sulla pelle della sua schiena, aliena, e dentro una schiuma lieve di brividi possa aver raggiunto la sua nuca – scavalcando gli spigoli della colonna – per insinuarsi infine dentro il foro della vertebra principale, l’Atlante, che sorregge il capo e conduce al luogo dei pensieri altrui. 

Le psicospirali dei dubbi, dei desideri, dei turbamenti per ciò che vorremmo ma non possiamo essere, forse se ne vanno, scappano oltre le pareti e talvolta si intrufolano dentro altri gusci per scuoterne i contenuti; per farli vibrare in quella frequenza muta che, fuoriuscendo dalla casa, può unirsi alla nube atmosferica dell’umana incertezza.

Un giorno, affacciandoci alla finestra per l’improvvisa oscurità del cielo, finalmente ne vedremo la consistenza, e forse avrà la forma di un enorme tessuto velino a incarto del mondo, nel suo dubbio, nella sua mania: noosfera soffice di inquietudine.

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IL CODICE, di Rebecca Lena

IL CODICE

di Rebecca Lena

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È una frazione di secondo, abbasso lo sguardo e li scorgo: i solchi sul tavolo. Graffi remoti che formano lettere o numeri. Due nomi di persona qua e là, un 9.14 ripetuto, “qui il…ha dato fastidi di”.

Doveva avere una certa intensità nella calligrafia.

Il tavolo è l’unica cosa che non mi appartiene, l’ho trovato qui, in questa casa. Acero bianco, morbidissimo, con occhi neri che si materializzano un po’ ovunque.  Le parole incise dal precedente inquilino sono un tonfo al cuore. Soprattutto perché non appaiono affatto volontarie, è evidente. Come se il tavolo avesse voluto assorbire certi segreti, ma in modo frammentario; ogni giorno un pezzetto, appena il proprietario vi si fosse soffermato a scribacchiare su fogli provvisori. 

Mi avvicino, naso rasente come una bestia che fiuta, fletto il collo fino a trovare il controluce che rivela le curve. Sono in cerca di senso, indizi forse, necessari alla comprensione di qualcosa, non so bene cosa. “7.45, Sonia D, di una mia“. Non capisco. Scansiono la superficie in ogni angolo e con la testa spingo un bicchiere oltre il borgo, cade a terra frantumandosi.

D’un tratto è il risveglio di un bisbiglio, la voce morta di qualcosa. Alzo lo sguardo e si materializza a pochi centimetri. Mi punta col suo muso arido, osservandomi senza occhi. Ipnosi. Congelo le mie ipotesi e rimango a fissare il suo codice muto. Ritmico ticchettio di legno – acuto, crepitante a tratti – come se digrignasse i denti fino a spaccarli. Sembra durare anni, scrive qualcosa, ma è solo suono. Ascolto fino a renderlo insopportabile; d’un tratto volgo il viso altrove, il discorso è interrotto, si dilegua. Un’eternità deve essermi appena scivolata davanti.

Il tavolo è scuro, macchiato al centro da nuvole di piccoli fori. Ogni buco è una lettera sconosciuta, mi allontano e lascio che il vento improvviso faccia risuonare le sue vocali, tutte insieme. 

Forse parla di tempo e spazio, di morte, e menzogna. Indecifrabile poesia dei tarli.

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ANATOMIA DEL RISVEGLIO, di Rebecca Lena

ANATOMIA DEL RISVEGLIO

di Rebecca Lena

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Il globo lunare, perfettamente intagliato, è un buco per spiare.

Ho aperto la finestra e due raggi di lampione sono entrati senza chiedere. Due pupille arancio scoppiettano ora sul muro: la casa è sveglia e il suo costato a travi, ben visibile sul soffitto, produce aliti in lentezza e scricchiolii. Mi osserva, proprio adesso mentre ballo a luci spente fra le dieci e le undici di sera, con viva attenzione sui movimenti non armonici che paiono tagliare l’aria al suo interno; in realtà non sa che non lo faccio per intrattenere, ma per liberarmi dei pensieri raggrumati durante il giorno, incastrati negli anfratti interni del corpo dove è impossibile pulire. Li getto a terra con forza, scuotendo braccia e gambe, contorcendo il busto. Loro sbattono sul suolo e si sfaldano come pugni di sabbia. 

Ballare è necessario per interrompere l’acquedotto della mente e ricordarsi del corpo, nell’intorpidimento doloroso che forse sa esprimere senza dire nulla, senza parole. 

Sono una bestia che parla di ritmo e curvilinearità del suono, di alti che distendono e di bassi che ripiegano, che si fa elastica nella dinamica di un intermezzo, esplode nella ripresa e si compone di nuovo, pezzo per pezzo, per ricominciare da capo. Non ci sono parole o figure visive ma estensioni e moto, che fanno amalgama fra aria buia, spazio e carne. 

La casa mi asseconda nel suo petto, si riassembla adattandosi ai miei gesti. Nessuna estetica o volontà. Sopravvivenza piuttosto, il divenire ibrido e libero degli organismi soli.

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NUOVI GRUMI DI SENSO GERMOGLIANO NEGLI SPAZI BIANCHI, di Rebecca Lena

NUOVI GRUMI DI SENSO GERMOGLIANO NEGLI SPAZI BIANCHI

 · di Rebecca Lena 

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Potrei quasi rimanerci per sempre, adesso che l’aria si fa mite. L’alternarsi luce buio, esultanza terrore, quiete nostalgia, è una ruota levigata da una velocità incomprensibile, e non indugia, né si sofferma. Da sempre adagiati al centro, lasciamo che la coscienza centripeta si schieri a raggiera. Che si venga esposti all’euforia e poi oscurati dall’ombra, o si incontri la quiete tramontana e poi si svolti dritti verso la paura, non ci opponiamo io e il mio corpo. Perché ci rinnoviamo. È il connubio e sconfitta, al ciclo atavico dell’esistenza. Nulla al mondo potrebbe interrompere il suo moto perché la ruota stessa è moto.

Tale è il terreno, tale il bioma. 

Pagherei il liquefarsi istantaneo della mia memoria, l’esplosione dei raggi centrifughi, e in quel mare il crogiolarsi dell’ombra fra borborigmi grigi. 

Una sola melodia dentro qualche onda: il giorno non è giorno, la notte non è notte, il mattino non è mattino, il sole non è sole, il vento non è vento, il sonno non è sonno, il muro non è muro, la nascita non è nascita, la porta non è porta, l’acqua non è acqua, la cresta non è cresta, la morte non è morte, il tempo non è tempo, il nome non è nome, la fine non è fine


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MANIFESTO, di Rebecca Lena

MANIFESTO

di Rebecca Lena 

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Non voglio intrattenere, ma guidare in tratte nere. Tutto ciò che dico è verità ricostruita e non finzione che ha origine nella verità. Non posso che sentirmi libera nello smembrare i miei organi come tessuti sfilacciati sul margine di un fiume. È nella frantumazione delle parole che credo di respirare davvero; l’avvicendarsi dei segni – del senso – è condotto dal ritmo e dal profumo condiviso, lungo un sentiero inconscio che talvolta è precluso persino alla mia ragione. Le righe tuttavia non sono flutti della coscienza, piuttosto lucidi voli veritieri e compositivamente rampicanti, come l’edera intorno al busto levigato del tempo presente.

Ma è morte la lunghezza del testo, la storia compiuta, il finale. Perché la fine, se esiste e cara al lettore, è menzogna; non può esistere – per me e per tutti quanti – se non nella mera forma sgretolata, o sbriciolabile. Sono vivi solo gli inizi e le nuove origini o i mille preludi, quasi quanto automi improvvisamente destati che si autoassemblano, si agitano e scoprono il frastuono dell’esistenza quale cigolio stesso dei loro arti. 

È inutile immaginare la fine quando non si può viverla. Così io plasmo, rivelando, poi mi sfaldo di nuovo, ed è sospensione piacevole.

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Elicottero disperso sull’Appennino con 7 persone a bordo, ricerche sospese fino al mattino

Elicottero disperso sull’Appennino con 7 persone a bordo, ricerche sospese fino al mattinoUn elicottero con 7 persone a bordo risulta disperso sull’Appennino tosco-emiliano. In corso le ricerche tra le province di Modena e LuccaDi: VirgilioNotizie | Pubblicato il: 09-06-2022 19:25 – Ultimo aggiornamento: 09-06-2022 23:26 58 Un elicottero è scomparso mentre sorvolava l’Appennino tra la Toscana e l’Emilia Romagna con sei persone a bordo più il pilota. L’ultima segnalazione del piccolo velivolo sarebbe arrivata dalla zona delle montagne del Modenese. Le ricerche sono andate avanti per ore tra le province di Modena e Lucca ma alle 23 sono state interrotte. Riprenderanno venerdì mattina.Elicottero disperso sull’Appennino con 6 passeggeri, la rottaLe operazioni di ricerca sono gestite dai Vigili del Fuoco che hanno attivato diverse squadre a terra, insieme al soccorso alpino, e l’elicottero Reparto Volo. La zona battuta è quella appenninica al confine con la Toscana, in particolare tra Pievepelago e San Pellegrino in Alpe, dove si è avuto l’ultimo contatto.Il velivolo disperso è un Agusta Koala, che secondo le prime informazioni sarebbe decollato stamattina alle 10 dal piccolo aeroporto di Capannori Tassignano (Lucca) e aveva come destinazione finale Treviso.

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Pensione anticipata ai lavoratori delle imprese in crisi

Pensione anticipata, arriva l’ammortizzatore pensionistico per le imprese in crisiL’assegno temporaneo di 3 anni precederà la pensione vera e propria per tutti i lavoratori che ne hanno i requisiti di età e contributi.9 Giugno 2022Fonte: 123RFInpsArriva la pensione anticipata per le imprese in crisi. Si tratta di un vero e proprio “ammortizzatore pensionistico” introdotto dalla Legge di Bilancio 2022 per gli anni dal 2022 al 2024, a favore delle imprese di medie e piccole dimensioni che si trovino in uno stato di crisi e raggiungano un accordo con i sindacati per le uscite anticipate. E’ una forma di pensione anticipata che si aggiunge a quella regolamentata.La Legge di bilancio ha previsto una copertura di 150 milioni per il 2022 e di 200 milioni per ciascun anno nel 2023 e 2024, che serviranno a coprire l’assegno provvisorio in attesa della pensione vera e propria. Si prevede che vi accederanno dai 10mila ai 20mila lavoratori.A chi spetta l’ammortizzatore pensionisticoLa platea dei beneficiari è costituita da imprese che occupano dai 15 ai 250 dipendenti, con fatturato annuo non superiore ai 50 milioni di euro, che abbiano subito un calo dei ricavi del 30% nei 12 mesi precedenti rispetto alla media del fatturato dell’anno 2019.

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Fit for 55, zero emissioni per auto e furgoni nel 2035. La votazione decisiva

Fit for 55, zero emissioni per auto e furgoni nel 2035. La votazione decisivaIl testo legislativo viene approvato con 339 voti favorevoli, 249 contrari e 24 astensioni.9 Giugno 2022 – Ultimo aggiornamento 9 Giugno 2022 Donatella MaistoR&D DIRECTOR AT BLOCKCHAIN REVOLUTIONLINKEDINFonte: ShutterstockMercoledì 8 Giugno, come anticipato nell’articolo Fit for 55%, Strasburgo al voto. Cos’è il pacchetto “Pronti per il 55%”, in una votazione in Plenaria, gli eurodeputati hanno adottato il loro mandato per negoziare con i governi UE i livelli di riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture nuove e dei veicoli commerciali leggeri nuovi.Il testo legislativo è stato approvato con 339 voti favorevoli, 249 contrari e 24 astensioni.I deputati hanno sostenuto la proposta della Commissione di raggiungere una mobilità stradale a emissioni zero entro il 2035 con l’obiettivo, a livello europeo, di produrre autovetture nuove e i veicoli commerciali leggeri nuovi a zero emissioni.PUBBLICITÀGli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni per il 2030 sarebbero fissati, secondo la posizione del PE, al 55% per le automobili e al 50% per i furgoni.Passa, inoltre, in questa giornata concitata, che ha messo a dura prova la maggioranza Ursula l’emendamento “salva Ferrari”, presentato con il chiaro obiettivo di salvaguardare la produzione di supercar nella motor valley dell’Emilia-Romagna da parte degli eurodeputati italiani di tutti gli schieramenti, per prolungare la deroga alle regole Ue sugli standard di emissione della CO2 di cui beneficiano i produttori di nicchia.

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