Ritorno a Breuddwyd di Anna Esse

Date: 14 giugno 2022 Author: semini_letterari

Salve lettori e lettrici vi parlo di:

Ritorno a Breuddwyd di Anna Esse

Scappare lontano dai propri traumi si può?

Ovunque si andrà essi non ci abbandonano, ritornare all’origine non sarà mai tanto dura come affrontarli. Un lungo cammino si prospetta per la guarigione completa dell’anima.

La scrittrice in questo romanzo noir, presenta una cittadina dalla facciata mite, ambientato nel Galles in una città inventata con un panorama mozzafiato sull’oceano, ma proprio come le sue onde impetuose e impreviste sono i suoi abitanti.

Ognuno con la sua maschera che cela un animo oscuro, nei quali regna la maldicenza. Una microsocietà nata per innalzare chi ha un ruolo rispettabile nella comunità e affossare chi non ha avuto questa fortuna.

I suoi personaggi sono soggiogati dalla mentalità retrograda degli anziani che aizzano le nuove generazioni contro chi si comporta diversamente da loro, costringendo alcuni alla fuga e ad altri all’emarginazione totale, commettendo reati che rimangono impuniti. Una generazione dietro l’altra, in cui la voce fuori dal coro viene solo azzittita.

Un romanzo che anima molti personaggi, tutti caratterizzati con una voce personale, nascondono un mistero, in alcuni prevale i sensi di colpa e in altri il senso di preservare pulita l’immagine di chi non esiste più a costo della propria vita pur di non darla in pasto agli aguzzini della società.

Un racconto che gradualmente si scoprono tanti altarini di una società marcia. Ma cosa nasconde Breuddwyd tanto importante da essere tanto amata quanto odiata?

Perché tornare al punto di partenza, dove inconsciamente si sa che riemergeranno i vecchi dolori dell’anima, i traumi subiti? La città che da i natali agli emarginati ha veramente questa potenza? È come una corda stretta al loro cuore che neanche il vento del nord sembra che potrà mai sradicarli oppure ritornare alle origini nasconde qualcos’altro?

Una trama davvero ben ordita, dove si alterna il mistero all’ansia costante che qualcosa di irreparabile stia per succedere a momenti ironici, in questa altalena il lettore si sentirà sempre in costante allarme ma grazie alla sublime narrazione e alla ricerca di base adatto a ogni personalità e al mestiere che ricopre riuscirà a barcamenarsi.

Nulla viene lasciato al caso, ogni personaggio nominato ha un determinato ruolo che conduce il lettore attento fino alla fine.

Nota personale:

Devo dire che non è stata una lettura facile, l’attenzione è sempre alta, la bravura dell’autrice è stata proprio qui, nel sapere dosare momenti di ansia a momenti più rilassanti, nel sapere come alternarli con la parte romantica e quella noir. Si sente la ricerca che c’è stata nel far parlare con il linguaggio consono, la giornalista, il detective, lo psichiatra, e perfino le doppie personalità. Sono rimasta davvero colpita di tutta l’attenzione che ha messo per i singoli dettagli, e che non ci sono state parti superflue ma ognuna ha la sua motivazione.

Consigliatissimo!

Trama:

«Tutti abbiamo un’etichetta cucita addosso, non siamo noi a sceglierla, è la società che ce la impone».

Ann Hughes è una donna forte, intraprendente, incasinata, istintiva e avventata.

Dopo aver trascorso gli ultimi cinque anni a Londra, ritorna nella sua città natale, Breudwydd, una piccola località marittima sulla costa sud del Galles dove ritrova i suoi affetti e un mistero da risolvere: perché tutta la comunità chiama “mostro” il solitario Christopher Davies? Cos’ha mai fatto per meritare tanto odio?

Il senso di giustizia di Ann pizzica, mentre la giornalista che è in lei scalpita all’idea di conoscere la verità: ma sarà in grado di trovarla? E l’intera comunità come prenderà questo suo ficcanasare?

Odio, risentimenti e vecchie ferite che riprenderanno a sanguinare, saranno alcuni degli elementi principali di questa storia dalle tinte noir dove, a volte, l’amore può ferire più di uno schiaffo.

1° Edizione della Fiera del libro di Brindisi “La città della Letteratura”

1° Edizione della Fiera del libro di Brindisi “La città della Letteratura”

Date: 14 giugno 2022Author: semini_letterari0 Commenti— Modifica

Dal 26 al 28 agosto 2022 la città di Brindisi si vedrà protagonista della 1°Edizione della Fiera del libro. Tre giorni dedicati all’editoria con autori blogger e case editrici del panorama Nazionale.

I protagonisti del settore saranno a disposizione del pubblico per presentare, nella sala convention, le loro opere. La Fiera è in piena fase organizzativa, chiunque fosse interessato puo’ scrivere alla mail:

lacittadellaletteratura@gmail.com

oppure iscriversi al gruppo Facebook “La città della Letteratura”. 

Silvana Carolla (Sylvia Carol su Facebook) organizzatrice della fiera, vi illustrerà a pieno come si svolgerà la manifestazione fieristica. 

Dalle ore 16:00 alle ore 18:00 autori di Grandi Case Editrici ed ex inviati del noto programma satiro “Striscia la notizia” saranno i protagonisti insieme ai partecipanti. 

Tre giorni di scambi di opinioni, innagurazioni e novità del mondo editoriale faranno da sfondo al mare del Salento. 

Margherita Hack, emissione del francobollo, Poste Italiane

di Francesca Coletti

Siamo davvero felici dell’emissione del francobollo e dell’ Annullo Speciale Filatelico nella data della sua nascita, il 12 giugno, centesimo anniversario della grande ed indimenticabile astrofisica

😀⭐

#MargheritaHack, da parte di #PosteItaliane 

Monna Fantasia, di Roberta Calati

Date: 13 giugno 2022 Author: roberta calati

Cristalli di sale

Riempio i pensieri 
smarrendoli per un istante
come fossero cristalli di sale
nel tramestio del vivere 
Nella continua ricerca 
del significato delle lettere
scavalco dall'altra parte del niente e nell'ovunque dimoro

Nella sensazione del momento
colgo il sapore e il valore
della sua presenza correndo
il rischio di pensare che questa
sia la felicità 

Dinanzi gli obliqui raggi del sole attraversati dal vento che ne cerne gli scarti m'illumina
di Poesia cambiandomi 
il nome in Monna Fantasia

Roberta Calati

Arance in bocca, di Rocco Scotellaro, analisi di Elvio Bombonato

ARANCE IN BOCCA.

Arriverà l’onda del mare al tuo vagone
arance in bocca ti sentirai:
il gesto che farai
porta a Napoli il mio cuore.
Io mi ricordo del primo saluto di amore:
la mano al finestrino
è il bacio più forte che mi hai dato.

ROCCO SCOTELLARO 1947

Strofa unica di 7 versi piani; ho contato: 2 doppi settenari; 3 endecasillabi; 2 settenari. Alla stazione ferroviaria, lei sta partendo, e il poeta le fa una dichiarazione d’amore spontanea,
fresca e ingenua, adolescenziale, che suscita nel lettore tenerezza e commozione.

Dive e donne. Un thè alla moda con Emanuela Martini

Dive e donne. Un thè alla moda con Emanuela Martini

Alessandria: Venerdì 17 giugno alle ore 18,30 la mostra “Un set alla Moda” allestita a Palazzo Cuttica ospiterà un altro personaggio noto ed  esperto del mondo del cinema.

Emanuela Martini critica cinematografica e direttrice della rivista di cultura filmica “Cineforum”  sarà protagonista di un incontro con il pubblico per parlare delle grandi dive del cinema italiano  ed internazionale. 

Partendo dai ritratti e dai costumi delle dive presenti nel percorso della mostra, da Sophia Loren a Silvana Mangano, da Antonella Lualdi a Senta Berger e Claudine Auger, solo per citarne alcune, la critica Emanuela Martini rievocherà la figura e le carriere non solo di alcune fra le attrici italiane più rappresentative del cinema degli anni Cinquanta e Sessanta, ma anche di quelle internazionali e specialmente di alcune stars hollywoodiane.

Un affascinante viaggio al femminile nella storia del cinema e delle variazioni del costume supportato anche da un numero speciale della rivista “Cineforum” proprio dedicato alle grandi donne del cinema, attraverso il quale si potrà fare la conoscenza di lady fatali, ragazze della porta accanto, eroine rivoluzionarie e persino ironiche ed irriverenti Bad Girls. 

L’incontro con Emanuela Martini sarà condotto da Barbara Rossi, critica cinematografica e Presidente de “La Voce della Luna”.        

L’iniziativa di venerdì è infatti organizzata dall’Azienda CulturAle Costruire Insieme, dall’Associazione di cultura cinematografica e umanistica “La Voce della Luna” con la partecipazione della Federazione Italiana Cineforum.

Si ricorda che la mostra “Un set alla moda. Un secolo di cinema italiano tra fotografie e costumi” aperta a Palazzo Cuttica fino al 30 giugno, è curata da Domenico De Gaetano direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino,  l’esposizione è stata fortemente voluta dalla Città di Alessandria e organizzata dall’Azienda CulturAle Costruire Insieme, promossa dalla Regione Piemonte, con il coordinamento scientifico del Museo Nazionale del Cinema di Torino e della Cineteca Nazionale di Roma, la partecipazione di Film Commission Torino Piemonte e della Fondazione Artea e la collaborazione della Fondazione Filatoio Rosso di Caraglio.

E’ visitabile dal giovedì alla domenica dalle ore 15 alle ore 19.

Per informazioni: serviziomusei@asmcostruireinsieme.i

“Ubriaco di versi”. La nostalgia di un’infanzia difficile ma felice

“Ubriaco di versi”. La nostalgia di un’infanzia difficile ma felice

L’amore è al primo posto nell’opera “Ubriaco di versi”, scritta dall’autore campano Domenico Tonziello e pubblicato nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. L’amore per la natura, per l’altro sesso, amori di gioventù, amori svaniti, amori rimpianti; ma anche l’amore per i versi, per le rime e per la poesia. «Tra le pagine del libro – spiega l’autore di Trentola Ducenta, in provincia di Caserta – c’è una poesia con l’omonimo titolo, con la quale ho cercato di descrivere proprio quello che sento, si percepisce il mio stato d’animo, ciò che provo mentre scrivo. Mi definisco ubriaco, perché mi immergo con la mente e con l’anima nei versi, al punto da sentirmi inebriato». 

Frammenti di vita, la natura, il mistero della creazione divina, l’amore, i ricordi di un’infanzia difficile ma felice, settimo di otto figli in una famiglia numerosa che viveva in una casa molto piccola, cresciuto troppo in fretta, anche lontano dai genitori, strappato dalla scuola a causa delle vicissitudini della vita.

Ma con determinazione e umiltà, Domenico è riuscito a costruire la sua vita, la sua famiglia, riuscendo a dar sfogo alle proprie emozioni, attraverso la scrittura, durante il lockdown. «Giocare con le parole mi permette di creare nuovi mondi, nuovi spazi in cui muovermi, di lenire ferite, esorcizzando i dolori. Ma è anche un viaggio nei ricordi, nella mia infanzia. E’ come guardare il mondo con gli occhi di quel bambino vivace e curioso, che correva scalzo tra i campi, innamorandosi di tutto, che non ha potuto studiare per una serie di motivi e di circostanze, e che ancora vive dentro di me. E’ per quel bambino che scrivo». 

Il legame con la propria terra, con le proprie origini, una vita a tratti selvaggia, libera, la propria famiglia, la semplicità di un passato che fu e che, a volte, torna a bussare alla porta. E’ questo che l’autore vuole trasmettere al lettore con un linguaggio semplice, cristallino, senza uno schema predefinito, ma cercando di dare ritmo e musicalità alle poesie.

«Domenico Tonziello – scrive Hafez Haidar nella Prefazione – ci trasmette con maestria, nei suoi versi, le sue brame e i suoi pensieri, le sue emozioni, i suoi sentimenti e le sue nostalgie. All’avvento della notte, rivolge lo sguardo verso la luna assisa nell’immenso cielo tempestato di stelle ed inizia il suo viaggio assetato d’amore nel mondo fatato della poesia, alla ricerca della bellezza e dell’armonia. Le parole ruotano come luccicanti stelle nella sua mente fino a trasportarlo nel nido di un dolce sonno».

«Mi piace lasciarmi travolgere da tutto ciò che mi circonda – racconta l’autore – ma sono del parere che qualunque cosa può essere fonte di ispirazione per scrivere una poesia: il fluire delle stagioni, lo scorrere del tempo, la natura in tutta la sua potenza e bellezza… Insomma, lascio che ciò che accade intorno a me mi colpisca e mi faccia volare con la fantasia». Una fantasia che corre proprio come faceva quel bambino, scalzo tra i campi, nelle lunghe giornate d’estate.

 Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

Concerto 18 giugno ore 17.00 – Museo Etnografico della Gambarina “C’era una volta”

Concerto 18 giugno ore 17.00 – Museo Etnografico della Gambarina “C’era una volta”

Piazza della Gambarina, 1 – Alessandria

Cari amici siamo lieti di organizzare e presentarvi il Concerto saggio “Sulle ali del Canto” e un pomeriggio di livello internazionale con i giovani cantanti lirici provenienti dalle varie parti del mondo gli allievi della Prof.ssa Elena Bakanova che è Docente di Canto presso il Conservatorio “G.B.Martini” di Bologna e il Pianista Samuele Piccinini.  Invitandovi ad un viaggio internazionale nella musica lirica con un programma molto vario e piacevole, per quanto verranno ascoltare le arie e duetti di Mozart, Bellini, Rossini, Verdi, Donizetti. Verranno eseguite arie celebri come “De’ miei bolenti spiriti” da La Traviata di G.Verdi e il duetto spiritoso di W.A.Mozart dall’opera l flauto magico  “Pa-pa-pa”.

Nel concerto si esibiscono Fiammette Tacca, Peng Peng, Carlotta Missiroli, Ding Xinran, Gaia Sacchetti, Liu Yaxuan, Du Linzi, Yuan Qinkai, Hu Zhuoheng ed alti. Al pianoforte Maestro Samuele Piccinini.

Questo concerto – saggio  vuole essere  manifestazione che la creatività, l’arte e la musica sono sempre vive! Il tutto  è  reso possibile grazie al prezioso sostegno e alla preziosa collaborazione   del  Museo  Etnografico della Gambarina “C’era una volta” di Alessandria.

Parodi Ligure: SABATO 18 GIUGNO NELL’EX ABBAZIA DI SAN REMIGIO

ABATO 18 GIUGNO NELL’EX ABBAZIA DI SAN REMIGIO

Evento culturale a Parodi Ligure  

Sabato 18 giugno alle ore 18,30 nell’ex abbazia di San Remigio di Parodi Ligure si terrà la presentazione dei cataloghi di “Quattro amici pittori” e “Naturalmente astratto”, mostre d’arte realizzate la scorsa stagione rispettivamente a Parodi Ligure e Novi Ligure. 

Durante l’incontro, a ingresso gratuito, dialogheranno l’Assessore alla Cultura di Novi Ligure, Andrea Sisti, il Vicesindaco di Parodi Ligure, Bruno Merlo, i curatori delle mostre, Gian Paolo Ghelardi e Chiara Vignola, con la partecipazione del pittore Alberto Boschi. Dopo il rinfresco, previsto alle 19,30, è in programma un concerto per la presentazione del nuovo album del duo Crocco Margaritella.

«L’evento – spiega l’Assessore Sisti – si colloca nel contesto dell’accordo di collaborazione culturale sottoscritto tra il nostro comune e Parodi Ligure, finalizzato a condividere esperienze di valorizzazione del territorio. L’arte e in particolare la pittura di Alberto Boschi, oggetto di due importanti mostre nei due comuni, è il primo ideale tema di approfondimento condiviso, perché entrambi crediamo nella cultura come straordinario veicolo di promozione del territorio».

Fino a 5 anni di arretrati su queste pensioni che possono essere ricalcolate da parte dell’INPS se il pensionato produce istanza

– Proiezioni di Borsa

Fino a 5 anni di arretrati su queste pensioni che possono essere ricalcolate da parte dell’INPS se il pensionato produce istanza Le aule dei tribunali del lavoro in Italia sono piene di cause e contenziosi. Molteplici aspetti del rapporto di lavoro finiscono col causare questi contenziosi. E non c’è un settore più interessato dell’altro da una situazione del genere. Le liti in materia di lavoro riguardano gli operai delle fabbriche, gli impiegati degli uffici, i lavoratori domestici, gli stagionali e così via dicendo. Ciò che molte volte passa in secondo piano e il lato previdenziale di questi contenziosi. Le lungaggini della giustizia in Italia finiscono anche con  l’ingessare questo genere di situazioni. Con risvolti che arrivano anche dopo il termine del rapporto di lavoro e che riguardano le pensioni.Fino a 5 anni di arretrati su queste pensioni che possono essere ricalcolate da parte dell’INPS se il pensionato produce istanzaIn Italia gli stipendi non pagati o pagati meno dal datore di lavoro sono una delle situazioni più diffuse nel rapporto di lavoro. E vanno di pari passo col mancato versamento dei contributi da parte degli stessi datori di lavoro. Sono sempre due cose differenti, ma finiscono nello stesso contenitore. Ed è così che un lavoratore che fa causa al datore di lavoro, per mancate retribuzioni o per retribuzioni più basse di quelle dovute, ha 5 anni di tempo per rivendicare i suoi diritti e per farsi pagare. E se non dal datore di lavoro, quantomeno dall’INPS. Ma se il lavoratore vince il contenzioso, potrebbe aver diritto anche ha maggiori contributi versati per la sua pensione. Quindi, guadagnando sull’assegno

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Comacchio, la piccola Venezia

Comacchio, la piccola Venezia

fonte: https://che-blog.com/2022/05/27/comacchio-la-piccola-venezia/

Comacchio è una ridente città dall’atmosfera rilassata, contesa fra il mare ed un’ampia zona umida che in passato è stata la sua difesa. Compresa nel Parco del Delta del Po Comacchio è considerata una Venezia in miniatura e della sorella maggiore riprende i canali ed i ponti, senza le folle che intasano Piazza San Marco. La città poggia le sue fondamenta sull’acqua e anche se in realtà il Po si ferma qualche decina di chilometri più a nord, Comacchio si trova all’interno della zona del Parco del Delta. Visitare Comacchio è come fare un salto indietro nel tempo e ritrovare l’atmosfera di un borgo dove la vita scorre al ritmo ordinato delle stagioni.  

Comacchio e la pesca all’Anguilla

La città è nota per la pesca dell’anguilla, attività che ha esportato in tutto il mondo diventata anche un presidio Slow Food https://www.slowfood.it . Purtroppo il costante calo del pescato dovuto agli eccessi della seconda metà del XX secolo, fa sì che l’attività sia ora un po’ in declino.
Ma Comacchio non è solo Pesca e natura, Comacchio significa anche mare e cultura, soprattutto dopo la recente scoperta di una nave Romana antica, rinvenuta completa del carico originale.

Cosa fare a Comacchio

Non puoi dire di essere stato a Comacchio senza aver fatto un’escursione in bicicletta, essere andato in barca fino ad uno dei caratteristici casoni ed passeggiato lungo il Loggiato dei Cappuccini. Ma soprattutto non puoi lasciare Comacchio senza aver mangiato l’anguilla.

Il periodo migliore per una visita

Il periodo migliore per visitare Comacchio parte da aprile ed arriva fino alla metà di ottobre. La primavera è un ottimo periodo per le gite in bicicletta e per osservare gli uccelli che svernano nel delta o che arrivano nelle paludi per la nidificazione. Ovviamente attenzione alle immancabili piogge ed al vento che rende l’aria frizzante, quando non gelida. Ottimo anche ottobre, quando nei primi due weekend si celebra la sagra dell’anguilla con degustazioni e spettacoli di strada, anche se negli ultimi due anni il segno della pandemia è stato evidente anche su questa manifestazione. In estate ovviamente, oltre alle paludi, ci si può anche rilassare in uno dei lidi, sdraiandosi al sole sulla spiaggia, facendo una nuotata o immergendosi nella lettura sotto un ombrellone.

Cosa vedere in città

Da visitare in città, oltre al famoso Ponte Pallotta https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_dei_Trepponti , che funge anche da porta di accesso e unico nel suo genere, con la confluenza di due canali, da non perdere è sicuramente il Museo Delta Antico.
All’interno di questo museo recentemente completato e con un tocco tecnologico da far invidia a musei di ben altra levatura, troviamo i reperti dell’antica città di Spina, ma soprattutto gli oggetti rinvenuti solo nel 1981 all’interno della Nave Romana. Si possono ammirare oggetti d’arte, ma anche utensili di tutti i giorni che possono dare l’idea di come viveva la popolazione ai tempi di Roma, come dei caratteristici tempietti portatili in piombo veramente unici.
Ultimo, ma solo in ordine di tempo, vale la pena di visitare la Manifattura dei Marinati, dove ancora oggi si produce l’anguilla in scatola, eccellenza di Comacchio e presidio Slow Food. Ci si arriva percorrendo il Loggiato dei Cappuccini, una galleria di colonne molto suggestiva, dove, soprattutto al tramonto si possono anche fare splendide e suggestive fotografie. Se volete acquistare qui l’anguilla marinata, meglio venire ad inizio stagione, perché va letteralmente a ruba.
Trovate informazioni più dettagliate nell’articolo Comacchio, cosa vedere in un giorno tra natura e cultura

Cosa puoi fare nei dintorni di Comacchio

Oltre all’immancabile gita nelle valle di Comacchio, magari facendo un po’ di birdwatching, per gli appassionati, una visita che proprio non ti puoi perdere visitando Comacchio è quella all’Abbazia di Pomposa. Il Nucleo originale dell’abbazia fu costruito intorno al Vi-VII secolo, ma l’abbazia ebbe il suo momento di splendore solo dopo l’anno mille, grazie ai monaci benedettini che qui operavano.
L’interno è una meravigli di dipinti antichi e ben conservati e, se si può veramente fare un appunto a questo monumento è la mancanza di didascalie, informazioni e di una audioguida che accompagni il visitatore durante la visita.
Ovviamente nell’era moderna è sempre possibile trovare qualche risorsa in rete e anche Pomposa non fa eccezione, si trovano infatti bellissime visite guidate su youtube.

Nell’ora principale, di Patrizia Caffiero

Nell’ora principale, di Patrizia Caffiero

[zenith]

Nell’ora principale

un’ombra verticale è piovuta sulla terra

un sole sul tappeto

mare nostrum 

kyrie eleison

possano gli dei proteggere

ciò che è stato costruito in un giorno

Karim

nascondi in una stanza vuota

la tua anima a brandelli

l’amore non vuole gendarmi

il cielo silenzioso non ti giudica

aspettando la morte

delle cose

resti sospeso in eterno 

fra le braccia degli alberi.

(Patrizia Caffiero) 

Olio su tela di Enrico Pantani

titolo: “Foto finale, prima dell’incontro con la morte e i fantasmi”

MONFRA’ JAZZ FEST AL VIA I CONCERTI CARTOLINA 

MONFRA’ JAZZ FEST AL VIA I CONCERTI CARTOLINA 

Tre appuntamenti di musica, paesaggio e sapori che fanno da preludio ad una settimana ancora più intensa di grandi nomi e grandi concerti 

Dopo il primo assaggio con Scott Hamilton Quartet allo spettacolare Dehor delle Rose di Treville, il Monfrà Jazz Fest entra decisamente nel vivo il prossimo fine settimana con tre “concerti cartolina” in luoghi che hanno segnato la storia di questa manifestazione. Ma è solo l’inizio: la settimana successiva il numero degli spettacoli e dei grandi ospiti occuperanno praticamente tutte le serate fino alla fine di giugno.  

Il primo appuntamento in programma è sabato 18 giugno a partire dalle 19 con il quartetto Frubers in The Sky formato da Silvia Carbotti Voce, Max Carletti Chitarre, Stefano Profeta Contrabbasso e Paolo Franciscone Batteria. Ci troviamo all’imbarcadero collocato sotto il Lungo Po e il concerto è a pochi metri dallo specchio d’acqua in cui il sole sta per immergersi.  Il fiume è uno dei grandi protagonisti del MonJF grazie anche all’Associazione Amici del Po che prima del concerto offre giri in barca e dopo una tradizionale merenda sinoira. 

Frubers in the sky, è un progetto che, a partire dalle sonorità̀ del jazz, esplora la musica nelle sue forme più̀ disparate definendosi 60% jazz, 15% tarantella e 25% canzoni per i giorni di pioggia. Dieci canzoni che hanno accompagnato un pezzo della piccola storia del gruppo ma anche delle singole vite di chi li ha suonati, scritti e reinterpretati, ma sono anche “effetti speciali” per la loro reinterpretazione. Si scopre così che il tema della tarantella napoletana si sposa naturalmente con una poesia di Raffaele Viviani. Nun fa la stupida stasera flirta con Figlio unico e L’estate sta finendo, Figli delle stelle è una ballata che svela un mondo fantastico, Rock ’N’ Roll Robot è perfetta per un videogame e così via.

Appena 12 ore dopo, alle ore 7 del mattino di domenica 19 giugno un concerto festeggia l’Alba sul Po. Un appuntamento che è diventato l’essenza stessa del MonJF: nel silenzio di una città che dorme ancora la musica si spande sull’acqua creando un gioco di sonorità unico.  Ormai sono in tanti gli appassionati che mettono la sveglia per parteciparvi, anche perché parte dell’emozione è l’imperdibile colazione monferrina a cura degli Amici del Po a base di muletta, gorgonzola e barbera.  

A salutare il sole sul fiume ci saranno iSwift art project formati da Mattia Niniano al pianoforte, Michele Millesimo al contrabbasso, Camillo Nespolo al sax.  Un gruppo dal cuore decisamente piemontese: Mattia Niniano ha cominciato a studiare con Enrico Pesce, Michele Millesimo è cresciuto nello storico Centro Jazz Torino e Camillo Nespolo si è formato con Carlo Actis Dato e poi al Centro Jazz Torino sotto la guida di Diego Borotti. Soprattutto sono un gruppo di amici per eseguire brani della tradizione e composizioni originali: melodie che fanno muovere la testa e battere ilpiede. 

Terzo “concerto cartolina” del week end quello nel Bosco dell’eremo di Moncucco.  Questa volta la particolarità è data dal fatto che ci troviamo proprio in una radura circondata da alberi che si raggiunge con un percorso di 10 minuti a piedi prima di arrivare ad Odalengo Grande.  A rendere particolare il suono è proprio il suo rifrangersi sul legno dei tronchi e sulla vegetazione di fronte all’antico eremo.   Anche in questo caso dopo il concerto previsto alle 17 non mancano i sapori con una merenda monferrina a cura della pro Loco di Odalengo Grande.  

La parte musicale è affidata al duo formato da Sabrina Mogentale alla voce e Fabrizio Forte alla chitarra che propongono un meraviglioso viaggio virtuale in Brasile con le più belle melodie del mondo della Bossa Nova. Un compositore su tutti incarna questo genere: Tom Jobim, di cui sentirete alcune tra le sue più note composizioni, oltre all’interpretazione di altri significativi autori resi celebri dalle interpretazioni di musicisti come João Gilberto, Dorival Caymmi, Carlos Lyra, Vinícius de Moraes.

Tutti questi concerti cartolina possono essere prenotati e acquistati sulsito www.monjazzfest.it ma il prezzo è decisamente simbolico: intero € 2, ridotto under 25 e soci Le Muse € 1. 

Da martedì 21 giugno (Festa della musica) i concerti si sposteranno al Castello di Casale, dove rimarranno fino al 26 di giugno con un cartellone di nomi straordinari. Tra questi spicca la serata del 22 giugno che vede alle 21 Edoardo Liberati  Synthetics e a seguire il batterista Tullio De Piscopo insieme alla incredibile voce di Patrizia Conte.

“Il Calendario Storico”. La Sicilia raccontata con fantasia maccheronica

“Il Calendario Storico”. 

La Sicilia raccontata con fantasia maccheronica

«Una “fantasia maccheronica” sia per il linguaggio che per aver inventato una fiaba siciliana, fotografata in un periodo e contesto storico che mi ha portato a mescolare la mia esperienza professionale ai racconti e i trascorsi dei miei nonni». Definisce così il suo libro Salvatore Seguenzia, autore siciliano, di Augusta (in provincia di Siracusa). Ed è lui stesso a spiegare il titolo dell’opera “Il Calendario Storico”. «Sono un Ispettore della Guardia di Finanza ed uno degli elementi rappresentativi del Corpo è appunto il Calendario Storico che, ogni anno, ha la sua diffusione nel periodo di dicembre come omaggio natalizio. Visto che il personaggio principe è un sottufficiale del Corpo, ho cercato di considerare, come elemento chiave, proprio il calendario con all’interno delle vicissitudini vissute nel corso delle indagini delegate al Maresciallo Seguino. Certo, posso garantire che, per il suo scopo utilizzato nel racconto, il libro ha un finale particolare».

La Sicilia può essere definita la musa ispiratrice del libro pubblicato nei “Diamanti della Narrativa” dell’Aletti editore. Con i suoi paesaggi, storpiati nel loro nome d’origine; il suo dialetto, che per l’autore dialetto non è, ma è una vera e propria lingua utilizzata dai personaggi nei loro dialoghi. Un “parlare” goliardico che trascina il lettore a girare la pagina e continuare a leggere tutto d’un fiato senza interrompere la lettura. L’attenzione maggiore è rivolta al concetto di “ricchezza”, intesa come valore e non come materialità delle cose. «La migliore ricchezza – afferma Seguenzia – è nel dare e non nel ricevere. Se questo principio si incolla dentro di noi, la nostra vita sarà stravolta positivamente e saremo da esempio per gli altri, che ancora credono il contrario. La libertà è l’autentica ricchezza che si realizza sugli eventi esterni a seguito della conseguenza di ciò che siamo e di come ci trasformiamo nel corso del tempo».

La trama è ambientata negli anni ‘60, quando la realtà era ben diversa da oggi. «Però – precisa l’autore – è sempre un supporto per poter spiegare come la vita di quel periodo era molto più semplice e genuina a cospetto di quella attuale. Quando scrivo le vicissitudini o le esperienze descritte, narro un misto tra il modo di essere di cinquant’anni fa e l’attuale vita quotidiana». Il romanzo, puramente di fantasia, è scritto in modo spumeggiante e, pagina dopo pagina, si crea un percorso che conduce a fantasticare con la realtà. La conclusione è un “finale aperto”, in cui il lettore è libero di esprimersi con la sua immaginazione.

Il linguaggio è lineare e scorrevole. Uno stile “maccheronico”, che suscita allegria e spensieratezza, che non stanca mai, perché ricco di suggerimenti comunicativi. «Nel mio raccontare, le frasi e le descrizioni possono attingere ad una metrica esistenziale che, in alcuni casi, si allontana anche dalla grammatica, per accedere al mondo dei sentimenti che non sono raggiungibili con le regole della quotidianità. 

Ogni personaggio, nel suo modo di esprimersi, trasmette quell’immagine “patriarcale” dell’epoca ma, di contro, apprende che in fondo è sempre sé stesso: dedito alla famiglia, lavoratore terrano e professionista emergente». Salvatore ama descrivere la sua Terra, fonte di grandi cantori e cantastorie. E il suo messaggio è rivolto soprattutto ai giovani siculi ma anche a chi si trova per lavoro in Sicilia. «Vivi del profumo del nostro mare, del calore della nostra montagna, della melodia del nostro dialetto, della nostra antica arte e del valore delle nostre tradizioni. Questa terra ha una forza interiore che si permette di incoraggiare ogni giovane ad esternare ciò che prima viveva inconsciamente dentro sé stesso». Per l’autore scrivere significa dare sfogo ai propri desideri. E le eventuali critiche? «Cerco di prenderne atto – risponde Salvatore -. Ma talvolta mi ripropongo una celeberrima parola che Andrea Camilleri ripeteva sempre nelle sue opere e che poi è diventata una delle mie parole preferite: “stracatafottersene”».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

Festival SCATOLA SONORA XXV – L’ORFEO (1607)

Festival SCATOLA SONORA XXV – L’ORFEO (1607)
Alessandria: L’Interdipartimento di Musica Antica (IMA) del “Vivaldi” presenta: L’ORFEO (1607)
16 e 17 giugno ore 21 – Chiesa di Santa Maria di Castello, Alessandria


L’Orfeo, una “favola in musica” composta da Claudio Monteverdi su libretto di Alessandro Striggio andata in scena a Mantova il 24 febbraio 1607, segna una pietra miliare nella storia della drammaturgia musicale moderna.
L’Interdipartimento di Musica Antica (IMA) del Conservatorio “Vivaldi” di Alessandria,
insieme agli studenti dei Conservatori di Novara e Milano e all’ Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, riuniscono le forze nel realizzare quest’opera, nella convinzione che studiare e allestire questi capolavori con attenzione e passione sia uno dei migliori modi di fare didattica.


Ingresso gratuito, fino a esaurimento posti, in conformità alle norme vigenti. 

E’ necessaria la prenotazione online, aperta fino al 16 giugno 2022 ore 13.

Tutte le informazioni e i link per prenotare alla pagina: https://www.conservatoriovivaldi.it/evento/festival-scatola-sonora-xxv-lorfeo/

La serata del 16 giugno si svolge in collaborazione e con il sostegno del Concorso internazionale di chitarra classica “Michele Pittaluga”: questa prima recita de “L’Orfeo” coincide con il “XXVII Concerto per un amico” e sarà anticipata da un’introduzione chitarristica dedicata al fondatore dell’omonimo Concorso.

SCATOLA SONORA XXV, Festival internazionale di Opera e Teatro Musicale di piccole dimensioni, si svolge in collaborazione con la Città di Alessandria ed è inserito nel progetto “Le Stagioni del Vivaldi” con il contributo della Regione Piemonte –

CONSERVATORIO STATALE DI MUSICA ANTONIO VIVALDI – Via Parma 1, 15121 Alessandria I

Ligio Zanini: dal gulag di Goli Otok

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Dal gulag di Goli Otok / Ligio Zanini: dal gulag di Goli OtokAlessandro Mezzena Lona14 Giugno 2022In Istria, fino al 1993, c’era un grande scrittore. Ma pochi lo sanno, ancor meno sono quelli che lo ricordano. Forse perché Ligio Zanini, a essere sinceri, non ha mai fatto niente per attirare l’attenzione dei critici, dei giornalisti, su di sé.Del resto, per lunghi anni, la vita lo ha costretto a collezionare esperienze davvero complicate nella sua bellissima Istria. Prima il crollo dell’Impero Austro-Ungarico, poi l’arrivo dei fascisti asserviti ai nazisti. E quando pensava che i partigiani di Tito portassero pace e libertà in Istria, si era ritrovato nell’infernale gulag di Goli Otok. L’Isola Calva dove il sole non tramonta mai, perché c’è soltanto roccia e qualche stecchito arbusto arso da una calura divorante. “Che al suo confronto la Ponza di Pertini – scriveva –, era un ameno luogo di villeggiatura”.   Il paradosso della vita di Ligio Zanini sta tutto qui. Tacciato di nostalgia per l’Impero Austro-Ungarico quando tutti si dichiaravano “italianissimi”, costretto a celare il proprio antifascismo per non finire nei lager nazisti, al poeta e romanziere nato a Rovigno nel 1927, e morto a Pola nel 1993, non portò fortuna nemmeno la decisione di aderire alla lotta di liberazione al fianco dei partigiani jugoslavi. Visto che lui non voleva smettere di pensare con la propria testa. E per questo venne perseguitato, emarginato, ridotto al silenzio…. leggi tutto su:   

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Che razza di libro!

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Che razza di libro!Paolo Landi14 Giugno 2022Harriet Beecher Stowe scrisse La capanna dello zio Tom, il primo romanzo abolizionista, nel 1852, dopo la promulgazione delle leggi che stabilivano che gli schiavi fuggiti negli stati liberi dovevano essere arrestati e riconsegnati ai proprietari nello stato d’origine. L’orrore del razzismo in America continua anche oggi, è recentissima (del 14 maggio scorso) la notizia della strage in un supermercato di Buffalo, nello stato di New York, dove un ragazzo di diciotto anni, Payton Gendron ha ucciso dieci afroamericani. Sarà per tenere alta l’attenzione verso questo odio ciclico, che non accenna a finire, che il National Book Award 2021 è stato assegnato al romanzo di Jason Mott Che razza di libro! (traduzione di Valentina Daniele, NN Editore, 2022), un testo decisamente militante, con alcune pagine molto belle, che cita, fornendo una pista, il movimento Black Lives Matter: per segnare questi anni venti del XXI secolo con un nuovo racconto, che aggiorni James Baldwin, Richard Wright, Gwendolyn Brooks, tutti quegli scrittori che non si sono mai stancati, nelle varie epoche, di denunciare la bassezza umana dell’apartheid… leggi tutto su:

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Agamben. Tutto è reale

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Agamben. Tutto è realeGianluca Solla14 Giugno 2022Non credo di essere il solo ad aver sempre amato nei libri di Giorgio Agamben la finezza con cui gli argomenti vengono prima posti e poi svolti, mediante riferimenti spesso sorprendenti. Da Walter Benjamin, di cui è stato curatore in Italia, Agamben pare aver appreso al meglio l’arte di coltivare percorsi all’apparenza marginali, ma che finiscono per andare al cuore delle questioni. Non sorprende, in un certo senso, che un lavoro teorico di tale finezza abbia spesso scontato un’accoglienza fredda, nonostante la sua ottima collocazione editoriale. Questa non-accoglienza, modesta quanto i suoi detrattori, ha significato dover passare dalla ricezione all’estero prima di ricevere attenzione nelle discussioni nella lingua in cui quei lavori erano originariamente scritti. Un’altra caratteristica speciale dei suoi libri – penso in particolare al ciclo di Homo sacer – è sempre stata l’idea di costruire delle parti che si trovano a occupare una posizione eccentrica, ma strategica, rispetto al resto del libro. A queste sezioni, redatte in uno stile differente, viene solitamente affidata una funzione difficile da definire, ma essenziale rispetto all’argomento trattano. Accade così per i passi del progetto Homo sacer indicati da un alef (ℵ), che costituiscono come delle aperture improvvise di prospettiva rispetto a quanto il discorso andava sviluppando. O si pensi al Prologo iniziale di L’uso dei corpi (Homo sacer IV/2), dedicato alla figura di Guy Debord e alla sua vita, in un certo senso eterogeneo e, al tempo stesso, perfettamente calibrato rispetto alle finalità della ricerca (poi Debord non tornerà più all’interno di tutto il testo, se non en passant un’unica volta).

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Ripercorriamo Wandering Italia: indimenticabile alba a Rocca Calascio – Manuel Chiacchiararelli

Ripercorriamo Wandering Italia: indimenticabile alba a Rocca CalascioPosted on 13 Giugno 2022 by inerro.landRipercorriamo Wandering Italia: indimenticabile alba a Rocca CalascioLa settima tappa, da Rocca Calascio a Campo Imperatore, va per forza di cose divisa in due parti perché, se da una parte il trekking vero e proprio è stato, sì impegnativo, ma assolutamente appagante, l’alba a Rocca Calascio non è stata certo da meno… leggi tutto su:

Ripercorriamo Wandering Italia: indimenticabile alba a Rocca Calascio – Manuel Chiacchiararelli

Lucia Triolo: Luogo

Sono un luogo
in cui tutti nascono
tutti passano
nessuno resta?

     -certo una non-misura-
    O solo un
     “non luogo a procedere”?

si è destata in me
la metamorfosi
che attendevo?
non so

Non so cosa stia facendo
adesso
il mio cadavere
Forse è
con la mia gamba destra
o con la sinistra

forse è col mio
“persino qui”?
Non lo so
non scalcio più
ma
non mi fermo
non è fermandosi che si arriva

taci taci
non si ingigantisce la verità!