Avrei voluto infilarti in uno schema, cucirti di parole, renderti bello per opera mia. Sentirmi intelligente nel definirti. Mi sarebbe piaciuto rendermi indipendente dal tuo nome oltre il pronunciamento. Sigillarti in un concetto, un pensiero aperto che sembrasse dialogante. La vita – a pensarci – non ha nulla di notevole: me la coltivo, come un piccolo orto discreto. – Illuminazioni nel dire lo renderanno – mi ripetevo – unico. Ma il tuo nome ritorna in altri nomi quando meno ti aspetto. Darti voce è incrociarti nelle cose. Evocarti è il tuo sangue che ancora circola in me.
aveva la luce di un vestito colluso con le sue tarme senza coraggio la promessa più vicina, decine di vendemmie prima era stata a inizio autunno: uno sguardo, il mosto e … via ora non aveva più un addio nemmeno dietro casa
tra la naftalina il cane dispettoso trasportava guaiti al suo bastone senza altro da fare che guardarne la punta tramestare resti di desideri e di pensiero
forsennata luce interna scortica a vivo quel che la luce esterna addita al nascondiglio
Tutte le coppie hanno una dolce storia romantica da raccontare sul momento in cui Cupido ha trafitto i loro cuori con la sua freccia… tutti, ma non Lottie e Huxley. Loro due si scontrano, letteralmente, nelle strade di Beverly Hills, lei disperata e lui furioso. Finiscono a sfogarsi sui loro guai in un bar e tra i due non nasce un colpo di fulmine… bensì un accordo: Huxley, agente immobiliare di grido di LA, propone a Lottie di essere la sua Vivian, come in Pretty Woman. Lui farà una buona impressione sui clienti come fidanzato amorevole e lei risolverà i suoi problemi economici, oltre a rimediare un perfetto futuro marito da presentare alla sua acerrima nemica del liceo, che tra l’altro l’ha appena licenziata. Nonostante l’inizio burrascoso, non è detto che Cupido rinunci a mirare ai loro cuori!
Recensione
Proprio quando pensi di aver toccato il fondo, che non ci sia modo di risalire la montagna e ritrovare la felicità, ecco che compare un sentiero, accidentato e in salita, ma con la sorpresa di un panorama mozzafiato alla fine.
Due persone “disperate” s’incontrano per caso e decidono di “darsi una mano” a vicenda. Un mero accordo commerciale, messo nero su bianco, volto a soddisfare le reciproche esigenze. I problemi iniziano quando entrano in gioco le emozioni.
Lottie Gardner si ritrova licenziata in tronco da quella che riteneva essere la sua “migliore amica”, anche se ad intermittenza. Bruciato il sogno di potersi permettere un posticino tutto suo, disperata e al verde, si butta nella folle idea di trovare un marito ricco.
Huxley Cane, a capo della Cane Enterprises coi fratelli, per cercare di accaparrarsi un grosso affare, s’inventa una finta fidanzata, che dovrà trovare in .…. quattro giorni!
Entrambi non sanno come uscire dalla loro tragica situazione e, complice un incontro casuale, stabiliranno un accordo esclusivamente professionale. Tra un battibecco e l’altro, però, un’irresistibile attrazione comincia a divampare tra loro.
Lei è troppo irresistibile.
Non sono in grado di controllarlo, di controllare come mi fa sentire.
Un romanzo esilarante, divertente e frizzante, che bilancia sarcasmo e verità, passione e bugie, dolore e gioia, comicità e momenti hot. Un romanzo emozionante, dalla pelle ruvida e dura ma dal ripieno dolce e tenero, dal sapore intenso ed inebriante e dall’aroma caldo e avvolgente. Un romanzo trascinante ed impetuoso, pulito e fresco come una giornata di pioggia estiva che lava via tristezza ed incomprensioni.
Voglio solo vederti felice.
Lottie non riesce proprio a comprendere il comportamento di Huxley, un minuto prima freddo e distante, poi generoso ed altruista. All’inizio la cosa la faceva solo arrabbiare, eppure adesso desidera conoscerlo meglio, capirlo, perché sente che non è più odio quello che prova per lui.
Lui mi piace davvero.
Huxley è abituato ad ottenere sempre ciò che vuole, e al momento vuole i terreni di Dave Toney ed è disposto a tutto, anche ad inventare un finto fidanzamento con una tipa stramba come Lottie. Tuttavia più passa il tempo, più diventa difficile non trovarla attraente.
E’ quel tipo di donna di cui non ti prendi un assaggio per poi dire stammi bene e tanti saluti. No, ti lascia un segno indelebile. Un’impronta. Che non se ne va.
Una storia rocambolesca, travagliata ed ironica, spesso ai limiti del surreale, con punte d’introspezione e riflessione profonde, colpi di scena e stravolgimenti degni di un film romantico iconico. Una storia apparentemente “leggera” che tocca invece temi anche delicati dandole una veste sofisticata ed affascinante. Una storia che rievoca alla mente “Pretty Woman” in chiave contemporanea, spregiudicata e spudoratamente accattivante.
Ti amo più di quanto pensavo possibile amare qualcuno.
Consigliato a tutti, per ricordare la bellezza e la prepotenza dei sentimenti, che se ne infischiano delle regole prestabilite.
Non credevo che a un certo punto avrei frequentato il mio finto fidanzato.
Questa poesia l’ho scritta il 28 Dicembre , ero molto triste e solitamente se scrivo sto meglio e così con la tristezza nel cuore dopo aver guardato un bel tramonto siculo , ho scritto questa breve poesia e la posto solo adesso . Sono mancata da un pò e non ho nè postato nè commentato. Quando scrivo mi dissocio da ciò che vivo nel reale e questo in un certo senso mi aiuta se attraverso un periodo difficile di ansia e preoccupazione… Eccomi adesso ci sono con ” Parole mai scritte “.
ALESSANDRIA VOLLEY SETTORE GIOVANILE IN PRIMO PIANO
Con la pausa per le feste natalizie si conclude la prima parte della settima stagione agonistica dell’Alessandria Volley, settima stagione che porterà la Società del Presidente Andrea La Rosa, alla ripresa dei campionati, toccare il traguardo delle 2.000 partite disputate entro la fine della stagione sportiva. La ripresa dei campionati avverrà dopo la festività dell’Epifania ma nel frattempo i team del sodalizio alessandrino non conoscono sosta e proseguono incessantemente gli allenamenti sia per quanto riguarda gli aspetti atletici sia per quanto riguarda quelli tecnico-tattici. Allo stesso tempo per lo staff dirigenziale, coadiuvato da quello tecnico, è il momento di tirare le prime somme ed effettuare le giuste analisi sull’attività finora svolta ed allo stesso tempo iniziare a tracciare le linee programmatiche per i prossimi 6 mesi nel breve termine e per la prossima stagione nel medio. Con la pausa è prammatica il dover fare un excursus su questi primi 6 mesi di attività. Di Serie C femminile e del team di Prima Divisione femminile, i due team ricordiamo che sono ai vertici delle rispettive classifiche, ne abbiamo già parlato in precedenti articoli ora è la volta di fare una panoramica sul settore giovanile che da sempre risulta essere un fiore all’occhiello della società alessandrina, società che conta ben oltre 200 atlete e mini atleti attivi. L’attività del settore giovanile in questa stagione 2022/2023 si snoda su tre filoni ben distinti. Infatti troviamo le squadre under che difendono i colori dell’Alessandria Volley, altre squadre under sotto l’insegna del progetto sperimentale DUEA e le più giovani leve che muovono i primi passi nel percorso S3 ex minivolley tutti nate e nati negli anni dal 2012 al 2016. Tutta l’attività dei team dell’Alessandria Volley è gestita dalla sua nascita (n.d.r. anno 2016) dal Direttore Tecnico Massimo Lotta con assoluta capacità organizzativa e professionalità di alto livello, professionalità dimostrata altresì da tutto lo staff tecnico del sodalizio alessandrino. Staff tecnico che conta, oltre naturalmente ai responsabili delle squadre di Serie Marco Jus Ruscigni, Giorgio Oberti e Paolo Demagistris, già dal suo nascere dei coach Gabriella Scarrone, che sta per staccare il biglietto delle 450 panchine con l’Alessandria volley, Alessandra Ferrando con 300 panchine e Marcello Ferrari alla rincorsa delle 250 presenze. Altri coach che da anni sono parte attiva del progetto del Club Alessandrino sono Elisa Milan, Marco Dua e da quest’anno Andrea Guazzotti, ex atleta nella serie C e D maschile alessandrina, coadiuvati dalla new entry Martina Demagistris. Altro fiore all’occhiello dell’Alessandria Volley è l’S3 ex minivolley, praticamente una accademia che introduce le nuove leve alla disciplina pallavolistica. Toccano quasi quota 100 le e gli iscritti in questo settore che vede in Elisa Milan e Marco Mantelli i motori di questa attività sotto l’aspetto organizzativo oltre al rivestire un ruolo tecnico. Altri tecnici e collaboratori di staff sono Arianna Gaia, Ivana Berta, Chiara Cazzulo e Greta Simi. Parlavamo quindi di tre filoni del settore giovanile e ai nastri di partenza in questa stagione sportiva come Alessandria Volley abbiamo visto scendere in campo 2 team partecipanti al campionato Under 13 femminile Territoriale e 1 team iscritto al campionato Under 14 femminile Territoriale e 1 team Under 13 maschile Territoriale. Per quanto riguarda il settore maschile occorre aprire una parentesi in quanto il sodalizio alessandrino nelle sue nuove strategie programmatiche ha deciso di iniziare, per questo settore, un percorso con partecipazione ai soli campionati under 13 territoriali nel tentativo di rilanciare la parte maschile del movimento pallavolistico del capoluogo procedendo con step graduali e ben definiti. Come enunciato in precedenza un altro filone seguito è quello del progetto sperimentale DUEA. Progetto nato in sinergia tra due importanti sodalizi femminili del territorio l’Alessandria Volley e l’Acqui Pallavolo con l’obiettivo di mettere insieme le risorse organizzative, tecniche ed economiche per fornire alle ragazze un percorso di qualificazione ed eccellenza. L’Under 14 femminile Eccellenza Territoriale, guidata da Gabriella Scarrone la troviamo al comando del girone ed ancora imbattuta facendo registrare 8 vittorie in 8 incontri disputati con 2 soli set persi, l’Under 16 femminile Eccellenza Territoriale sempre con coach Scarrone e roster composto da atlete sottocategoria e l’Under 16 femminile Eccellenza Regionale guidata da coach Marcello Ferrari ed attestatosi al termine del girone in posizione di metà classifica. Col nuovo anno inizieranno anche i campionati Under 12 femminili Territoriali con 1 Under 12 femminile territoriale 6 vs 6 e 2 Under 12 femminili 4 vs 4 ai nastri di partenza a difendere i colori dell’Alessandria Volley. I team Under 12 femminile come del resto l’under 13 maschile composti da giovani atlete e atleti provenienti dal florido settore S3. Non dimentichiamo infine che le ragazze dell’Under 16 Eccellenza Regionale del Progetto DUEA stanno cimentandosi anche nel campionato di serie D con alterne fortune essendo atlete molto giovani, tutte nate nell’anno 2008, ma che lottano per conquistare la permanenza nella categoria. La partecipazione a questo impegnativo campionato con lo scopo di offrire loro una chance in più in un percorso di crescita e di esperienza. Tiziana Barisone, Cinzia Ferretti, Stefania Gabutti, Badiaa Tazi, Dino Bianco e Rocco Famà sono i Team Manager che si occupano dell’attività organizzativa delle squadre del settore giovanile. Come per i team delle Serie C, D e Prima Divisione il medico sociale Dott. Francesco Mele e il massofisioterapista Antonio Aita, colonne portanti dell’Alessandria Volley Medical Zone, fanno parte dello staff di tutti i team come del resto i 20 dirigenti abilitati nei ruoli di Segnapunti, addetti DAE e addetti all’arbitro.
“Come società, fin dal suo nascere, la nostra mission è stata quella di creare progetti formativi per le atlete e gli atleti del settore giovanile.“ i commenti all’unisono a partire dal Presidente Andrea La Rosa e dal suovice Claudio Capra proseguendo con il Direttore tecnico Massimo Lotta e il responsabile del settore giovanile Simone Ponzano“Mission che doveva e deve tutt’oggi portare alla crescita del nostro settore giovanile e di riflesso condurre ad una crescita esponenziale della nostra Società. Uno degli obiettivi è stato ed è il creare oggi atlete e atleti per i progetti futuri. L’aver cresciuto ragazze come Alice Nardo, laureatasi campionessa europea con la Nazionale Italiana under 21 e militante nel campionato di A2 con l’Albese con Cassano o Alice Farina anche lei in A2 con il Vicenza Volley e Martina Furegato in B2 con l’Arbor Reggio Emilia sono la prova evidente del buon lavoro portato avanti da tutto il gruppo sia per la parte tecnica che per quella organizzativa. Buon lavoro testimoniato anche dal roster dell’attuale team di serie C femminile composto da 10 ragazze su 13 tutte nate negli anni 2000 e tutte provenienti dalla “cantera” alessandrina. Un percorso molto impegnativo” prosegue nell’analisi lo staff alessandrino “ma con esiti decisamente positivi grazie ad uno staff di tecnici e preparatori di grande livello sportivo, culturale e umano che hanno permesso e permettono tutt’oggi di trasformare i sogni in realtà. Sogni che si possono avverare, alzando anche l’asticella, grazie alla “sinergia” e alla “partecipazione” di tutte le forze societarie in comunione con quelle del territorio per far si che una Società sportiva, non solo la nostra, possa essere patrimonio comunitario e possa dar lustro di riflesso all’intera città”.
L’altra notte, sono toccati a (quasi) tutti in una pantomima di foggia americaneggiante e improbabile con inquadrature non-conventional e imbarazzanti ammiccamenti anni 80.
Lo spettacolo a reti unificate sarebbe stato troppo (per me ovviamente) e così ho atteso di vederlo un po’ alla volta e di leggere il (e “del”) suo discorso con calma. Era scritto e sottolineato, quasi fosse un merito, che il Presidente ha parlato per 16 minuti, roba da standing ovation.
Me ne sarebbero bastati anche la metà, o forse meno, per convincermi della distanza incolmabile tra valori e parole contenuta in ognuno di quei minuti.
Noi parliamo, paghiamo e spendiamo in nome del Dio giusto, del mondo giusto, della ricchezza diffusa, del merito e del valore della prosperità e serviamo la finanza magnanima e solidale che libera gli uomini.
In sintesi (ma non troppo, visti i sedici-minuti-sedici) il presidente recidivo stabilisce priorità e declina responsabilità: le tasse sono cosa buona e giusta, distinguono i patrioti e sostengono la nazione che avanza e progredisce senza sosta, una Presidente del Consiglio donna è la testimonianza della maturità italiana e nel mezzo c’è posto per ogni sorta di luogo comune, dall’appello ai giovani perché non guidino ubriachi all’occasione irripetibile del PNRR che ci farà (di nuovo) ricchi, senza trascurare una sanità più giusta e un paese più equo da Nord a Sud. Se non l’avessi letto al mattino, avrei pensato di essere ubriaco io, altro che i giovani.
Conclude, Mattarella, con le energie rinnovabili e, naturalmente, ci spiega che la guerra alla Russia è necessaria, altrimenti assisteremmo ogni sei mesi a un’invasione del mondo civilizzato da parte dei trogloditi che stanno fuori dai confini sacri dell’Occidente collettivo.
Su questi principi altissimi e granitici il Paese deve dimostrarsi compatto anche se non lo è in realtà e a questo serve il racconto monocorde dell’informazione italica, prima e dopo.
Il direttore de “La Stampa” Giannini fa il portavoce del verbo unico e meritorio nel suo editoriale di capodanno e conferma, convinto, che il 2023 dovrà essere come il 2022. Obbedire e combattere (la seconda, più o meno) con la Grande Alleanza (atlantica), con la parte più evoluta del mondo e la sua finanza creatrice. Il titolo (“Le democrazie resilienti e l’anno zero delle autocrazie”) la dice lunga e ci promette che metteremo a morte gli infedeli figli di Madre Russia.
Sullo stesso giornale, però, Massimo Cacciari assume il sembiante della sua nemesi e dimostra che qualcuno ha ancora un pensiero libero anche qui da noi, nonostante Mr. President. Credo che Giannini non lo abbia letto prima di pubblicarlo, doveva essere intento a smaltire l’ebbrezza dei festeggiamenti e le conseguenze dei sedici-minuti-del-presidente.
Mattarella e Cacciari sono l’uno l’antitesi dell’altro.
Il primo dispensa ovvietà e cinismo in parti uguali, condite con un bel po’ di faccia tosta e indifferenza per il mondo reale, mentre il secondo ritrova la linea del valore della Pace inciso nella Costituzione e invita a lavorare per risolvere la crisi (e le crisi in generale) con metodo diplomatico, con pazienza e con intelligenza.
Ovvietà sovversive ai tempi d’oggi.
Critica il giudizio preconcetto e la condanna senza appello, Cacciari, proprio mentre il Presidente si fa portavoce della sentenza emessa in contumacia da altri più in alto di lui e si presta convinto al servizio della missione internazionale compiuta a colpi di spada.
E gli altri?
Che dice il resto del mondo, quello di cui nessuno ci dice niente o quasi?
I discorsi di Vladimir Putin e Xi Jinping – quelli cattivi – durano decisamente meno e sono fatti senza la regia da televendita voluta dagli spin doctors di Mattarella, tutto molto più tradizionale e classico.
Vi risparmio le conclusioni a cui sono giunto, ma mi piacerebbe che faceste lo stesso e li guardaste (o li leggeste) anche voi, per capire cosa dicono i “nostri” nemici, quelli contro cui conduciamo la nostra nobile e virtuosa crociata per la liberazione dell’Ucraina e la nostra guerra economica e culturale per l’affermazione del modello neo-liberista, globalista e suprematista del nostro magnifico e florido occidente a guida USA.
Vladimir Putin – 31.12.2022
“Abbiamo sempre saputo che il futuro sovrano, indipendente e sicuro della Russia dipende solo da noi, dalla nostra forza e determinazione, e oggi ne siamo convinti ancora una volta.
Amici,
La Russia vive sotto sanzioni sin dagli eventi in Crimea nel 2014, ma quest’anno è stata scatenata contro di noi una guerra di sanzioni in piena regola. Coloro che l’hanno avviata si aspettavano che la nostra industria, le finanze e i trasporti crollassero e non si riprendessero mai.
Ciò non è accaduto, perché insieme abbiamo creato un affidabile margine di sicurezza. Abbiamo adottato misure per rafforzare la nostra sovranità in un campo di vitale importanza, l’economia. La nostra lotta per il nostro Paese, per i nostri interessi e per il nostro futuro serve indubbiamente da esempio ispiratore per altri Stati nella loro ricerca di un giusto ordine mondiale multipolare.
(…)
Considero molto importante che nell’anno in uscita qualità come la misericordia, la solidarietà e l’empatia proattiva siano diventate particolarmente importanti in Russia. Sempre più russi sentono il bisogno di aiutare gli altri. Si radunano insieme e prendono l’iniziativa senza istruzioni formali.
Voglio ringraziarvi per essere così premurosi, responsabili e gentili, per il vostro coinvolgimento attivo nella causa comune indipendentemente dall’età o dal reddito. Organizzate magazzini e trasporti per consegnare i pacchi ai nostri combattenti nella zona di combattimento, ai residenti delle città e dei paesi colpiti e aiutate a organizzare le vacanze per i bambini delle nuove entità costituenti della Federazione.
(…)
Amici miei, state fornendo un grande supporto alle famiglie dei combattenti che sono morti, che hanno dato la vita per difendere la vita degli altri.
So quanto sia difficile per le loro mogli, i loro figli e figlie, e per i loro genitori, che hanno cresciuto veri eroi; capisco come si sentono adesso, a Capodanno. Faremo ogni sforzo per aiutare le famiglie dei nostri compagni caduti a crescere i propri figli, dare loro una buona istruzione e ottenere una professione.
Con tutto il cuore, condivido il vostro dolore e vi chiedo di accettare le mie sincere parole di sostegno.”
Xi Jinping – 31.12.2022
“La Cina di oggi è un Paese dove i sogni diventano realtà. I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Pechino si sono conclusi con un clamoroso successo. Gli atleti cinesi degli sport invernali hanno dato il massimo e ottenuto risultati straordinari. I voli spaziali Shenzhou-13, Shenzhou-14 e Shenzhou-15 si sono librati nei cieli. La stazione spaziale cinese è stata completata e la nostra “casa nello spazio” sta vagando nel cielo blu intenso. Le forze armate popolari hanno festeggiato il loro 95° anniversario e tutti i membri del servizio stanno marciando con fiducia nel grande viaggio della costruzione di un forte esercito. La terza portaerei cinese Fujian è stata varata. Il C919, il primo aereo passeggeri di grandi dimensioni della Cina, è stato inaugurato. E la centrale idroelettrica di Baihetan è entrata in piena attività…
Nessuno di questi risultati sarebbe stato possibile senza il sudore e la fatica dei numerosi cinesi. Le scintille di talento si stanno unendo e sono la forza della Cina!
(…)
Qui voglio citare Su Shi, un famoso poeta cinese: “Sfida il più difficile e mira al più lontano”.
(…)
Possa il nostro Paese godere della prosperità e la nostra gente vivere in armonia. Possa il mondo godere della pace e possano i popoli di tutti i Paesi vivere felici.”
Manterrò la promessa di non esprimere convincimenti personali.
Nel frattempo è accaduto anche che sia morto Joseph Ratzinger.
Un uomo che ha vissuto tempi diversi e in quei tempi (era il 1969), scriveva così:
“Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità.
Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza.
Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti.
Allora la gente vedrà quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per sé stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto.”
Ho letto di lui su ogni pagina blasonata e accreditata, ma di queste sue parole non ho trovato traccia in quei racconti per tutti.
Il 2023 inizia ora e io non possiedo competenza, esperienza e tantomeno cultura sufficiente per trarre gli auspici dagli eventi che racconto e dai discorsi che vi propongo di conoscere, ma sono quasi certo che quello che mi dice il cuore possa essere messo al centro.
E mi dice di cercare, imparare e conoscere, perché troverò le risposte che voglio davvero.
Intanto ho imparato che Volodomyr Zelensky, Larry Fink, Jens Stoltenberg (il segretario generale della NATO), Fareed Zakaria (giornalista della CNN) saranno presto (il 17-18 gennaio) tutti ospiti da Klaus Schwab a Davos, dove il World Economic Forum (sempre lui) li ha voluti a parlare di come “Rilanciare il commercio, la crescita e gli investimenti”.
Tanto per darvi qualche informazione utile, Larry Fink è il CEO (Chief Executive Officer, l’equivalente di un Amministratore Delegato) di “Blackrock”.
Blackrock è americana ed è la società d’investimenti più grande del mondo, con ottomila miliardi (si…ottomilamiliardi) di dollari in portafoglio, ed è uno dei principali “partner” del WEF di cui finanzia su scala globale l’agenda ESG – Environmental (ambiente), Social (società) e Governance.
Cosa hanno in comune l’attore-Presidente Ucraino e Blackrock?
Indovinate?
Pare che il Fondo Statunitense sia da tempo al lavoro sulla raccolta dei capitali per le spese post-belliche di Kiev ed ha allo studio un fondo per rimettere in piedi l’economia.
Qualcuno dice che avesse già iniziato prima del 24 febbraio, ma vorrebbe dire che…
Non voglio fare cattivi pensieri e neppure ispirarne; del resto si sa che la preveggenza è una delle doti tipiche degli investitori e degli speculatori che per qualche motivo sanno sempre da che parte andrà il mondo e dove piazzeranno il loro prossimo business.
Si parte con le infrastrutture, per raccogliere più o meno 350 miliardi di dollari, per cominciare e poi vedremo (vedranno).
A me pare che ci sarebbe stato molto da dire a Capodanno in 16 minuti e che il nostro presidente ci abbia mostrato solo un punto di vista.
Il suo?
Forse, ma di certo non quello più interessante.
Per la verità rivolgetevi pure alla Chiesa di cui scriveva Benedetto XVI.
Alessandria: Ci hanno insegnato a farlo fin da piccoli: a festeggiare in modo «adeguato» la fine dell’anno vecchio e l’inizio di quello nuovo.
Per alcuni ciò rappresenterebbe anche una buona occasione per progettare cambiamenti, in modo da modificare ciò che non va bene o che crea disagio, tanto da leggere o sentire un riassunto di tutto quello che si sarebbe voluto cancellare, evitare nell’anno da cui ci stiamo congedando, con la determinazione (fantastica) di essere pronti a diventare diversi da ciò che in realtà siamo.
Un gioco che da bambini poteva essere riassunto nelle promesse di diventare più buoni, studiare di più, fare meno capricci, non dire troppi no, e da adulti, nell’azzeramento dei bilanci negativi, dalla conquista di nuovi amori, dal trovare un lavoro perché lo abbiamo perso o perché abbiamo ultimato gli studi e ce ne serve uno.
Se quando eravamo «giovani» tutto questo era appunto un gioco, puntare e ipotizzare cambiamenti nel futuro da adulti, può generare ansia e impedire il conseguimento di obbiettivi anche semplici e perseguibili.
Le ragioni? Noi e il nostro modo di pensare, di porsi davanti a una strada da percorrere a volte completamente sconosciuta come è un nuovo anno.
Considerare tutto quello che non ci ha soddisfatti e non ci è piaciuto come qualcosa di necessariamente negativo e da cancellare non è una soluzione utile.
Nessun cambiamento di ciò che siamo passa attraverso la rimozione di ciò che siamo stati.
Per questa ragione davanti ad ogni progetto di cambiamento è necessario tenere in gran considerazione ciò che in passato abbiamo fatto, come lo abbiamo fatto, perché, quali emozioni ci hanno spinto verso decisioni che alla fine non ci sono piaciute, ci hanno deluse, amareggiate, ferite.
Di fronte a un nuovo anno non possiamo pensare che tutto quello che non va bene per noi, potrà essere sostituito da cose migliori, tuttavia possiamo tenere ben chiari i risultati di quel bilancio fatto il 31 dicembre e metterci nella posizione di credere alla possibilità di cambiare, non tanto perché avremo davanti giorni felici, progetti realizzati, aspettative soddisfatte, ma perché saremo in grado, dalle delusioni, di cogliere quello che ci potrà essere utile per evitarne altre.
Cambiare è un percorso che richiede prima di tutto, la capacità di accettarci per come siamo.
Cosa fare? Metterci in piedi, diritti, con lo zaino delle esperienze fatte sulle spalle, a volte pesante, ma capace di contenere tutto quello che siamo e darci gli strumenti per guardare dritto di fronte a noi.
Immaginiamo allora che, almeno per i primi 500 metri di questo 2023, ci siano sul nostro cammino pesantezze da lasciare e leggerezze da raccogliere: delusioni e opportunità, rimpianti e progetti, amarezze e appagamenti, ansia e serenità.
Mariangela Ciceri
Sono psicologa clinica e forense. Come clinica mi occupo di consulenza e supporto psicologico sia individuale che di coppia, di psicodiagnostica, di sostegno alla genitorialità, di psico-geriatria, di orientamento scolastico e professionale. Come libera professionista in ambito giuridico e forense il mio ruolo è quello di consulente nella valutazione del danno psichico dovuto ad eventi traumatici, di valutazione delle competenze genitoriali in caso di separazione e divorzio, di mediazione familiare. Conduco inoltre laboratori di comunicazione, psicologia sociale, uso della scrittura come strumento di consapevolezza e problem solving, al fine di facilitare il superamento di criticità emotive.
Konstantinos Petrou Kavafis (1863 – 1933), noto in Italia anche come Costantino Kavafis, è stato un poeta e giornalista greco.
Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, né nell’irato Poseidone incapperai se non li porti dentro se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d’estate siano tanti quando nei porti – finalmente e con che gioia – toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti…
“…bisognerebbe intendere l’immediato al passato… Potremmo così parlare di disastro” (M. Blanchot, La scrittura del disastro, ed. SE)
(sarai tu la mia neve? bianco disastro, si scioglie)
un tallone incalza il vento la poltiglia di ansie lo guarda pesce fresco guizza ancora tra le mani nel cartoccio tace perché non ha nome …ne ha sempre meno… sempre meno poi un sussulto: l’ultimo
Leah Goldberg (1911-1970) ha scritto e pubblicato la lirica in questione nel 1943, mentre in Europa la persecuzione degli ebrei e la tragedia collettiva della Seconda guerra mondiale si stavano ancora compiendo. Come molti altri della sua generazione, all’epoca la poetessa aveva già raggiunto la Palestina Mandataria, ma guardava con dolore a ciò accadeva nel mondo. Ciò nonostante, il sentimento che domina la poesia non è l’angoscia, bensì un delicato amore per il cammino dell’esistenza, nella sua semplicità.
Davvero ancora verranno giorni di perdono e di grazia e te ne andrai per i campi? Come un ingenuo viandante vi camminerai, il piede nudo carezzato da foglie d’erba medica, ti pungeranno le stoppie e sarà dolce la loro ferita.
O forse con la massa delle sue gocce ti coglierà la pioggia battente, sulle spalle, il petto, il collo e ti rinfrescherà il capo. Camminerai per i campi umidi. La pace…
Il Dottor Dario Fornaro questa notte ci ha lasciato.
Alessandria: L’associazione “Città Futura”, di cui Fornaro è stato per anni un assiduo aderente, esprime le proprie condoglianze ai famigliari e partecipa al dolore degli amici e delle persone che lo hanno conosciuto.
Dario Fornaro, per anni direttore dell’Unione Industriale, ai temi dell’industria e dell’economia alessandrina, delle sue prospettive e del suo declino ha dedicato numerose e puntuali analisi.
In particolare nel 1969, come responsabile dell’Ufficio Studi, ha curato la pubblicazione, promossa dal Comune di Alessandria e dedicata a: “Industria e occupazione in Alessandria nel decennio 1958-1968”.
Negli ultimi mesi non potendo, per l’aggravarsi della malattia, partecipare direttamente ai lavori dell’associazione, non ha però mai fatto mancare per il giornale online di “Città Futura” i suoi precisi e dettagliati interventi sulla situazione dell’attualità politica ed economica del Paese e del territorio.
Ricordiamo, tra i molti, il contributo di Fornaro per il volume dedicato dall’associazione agli 850 anni della storia della città (“Alessandria: 850 anni di Storia”, pubblicato nel novembre 2019) che riguardava il tema: “Città e Industria – Separati in casa?”. Dove l’amico Fornaro, tra l’altro, constatava, con un pò di rammarico, come gli alessandrini guardassero ormai all’industria con un sentimento di distacco e delusione. Delusione che non poteva che aumentare quando gli sviluppi della “logistica”, più volte presentati come vincenti, non si sono rivelati tali.
Alla figura di Dario Fornaro, a partire dall’analisi dei suoi numerosi contributi scritti, l’associazione “Città Futura” dedicherà uno specifico approfondimento.
Come sonaglio sensibile utente dei miagolii per strada si apre spettra la mente ai vecchi mestieri del già fu.
A vuoto ha girato e fatto la conta alle mie pareti esposte come quotidiani al vento nelle edicole
disincanto spirituale, vago cercando prestiti da ogni ricchezza umana, da ogni povertà.
Odio certezze, facili bontà, sciarpe calde di lana sulla morte e vuota scavo tra la rabbia e il cuore con l’unghie e con i denti e mordo freni. la mia immortalità? Certo che c’è! Ha il cranio pelato ed è sdentata. mi danza attorno e non si fa afferrare. E’ vecchia non si addice al mio lutto sempre giovane che le sue note suona proprio adesso nella mente campana sgarrupata e infame
Non basta camminare, bisogna fermarsi a guardare un fiore, a sentire gorgogliare fra l’erba la luce, che materializza nella terra i filamenti di tessuto solare, a contemplare la cucitura di una foglia, a cogliere la memoria del seme partorito spontaneamente, e senza sforzo. Non basta camminare, bisogna maturare l’idea delle forme, tornare come se fossimo in quel periodo di latenza dell’immagine; tornare a quel periodo quasi intrauterino, in cui la meraviglia ci sfugge di mano, e diventiamo privi di sguardo cosciente, per essere anima presente a tutto il corso della gestazione.
Non basta camminare, bisogna fermarsi a guardare un fiore, a sentire gorgogliare fra l’erba la luce, che materializza nella terra i filamenti di tessuto solare, a contemplare la cucitura di una foglia, a cogliere la memoria del seme partorito spontaneamente, e senza sforzo. Non basta camminare, bisogna maturare l’idea delle forme, tornare come se fossimo in quel periodo di latenza dell’immagine; tornare a quel periodo quasi intrauterino, in cui la meraviglia ci sfugge di mano, e diventiamo privi di sguardo cosciente, per essere anima presente a tutto il corso della gestazione.
Strofa unica di 16 versi, 11 endecasillabi e 5 settenari, perfetti. Il titolo è un indicatore semantico perché annuncia la descrizione del paesaggio.
Questa poesia, compresa nella raccolta “Rime di viaggio per la terra dipinta”, fu composta nel 1968/69, probabilmente durante il suo soggiorno a Venezia. “Nata dall’occasione del dipingere e dalla gioia dell’essere io, agli occhi del vedere, la distanza che ne dà voce, queste poesie, trasparenti al segno e al colore, riguardano un anno della mia vita in cui viaggiai per la terra dipinta” annotazione del poeta in calce a questa raccolta.
Parafrasi. ‘bluastra’: con sfumature blu; ‘raggia’: splende; ‘finitamente’: in modo concluso, compiuto; ‘sparti’: piante erbacee, usate per produrre cordami; ‘spineti’: cespugli spinosi; ‘ranno’: miscuglio di cenere e di acqua, usato per lavare i panni; ‘l’insegna d’Afrodite’: cartello della dea greca dell’amore; ‘lumescente’: luminoso; ‘fastigio’: sommità del tetto; ‘agrore’: sapore aspro, ‘la pietà del gelo’: personificato.
Gatto descrive il paesaggio marino di Salerno; è un poeta pittore, le sue poesie, infatti, sono fatte di immagini visive, colorate, allegre, piene di luce e di gioia di vivere.
Il 31 dicembre per me è sempre stato un giorno speciale.
Prima di tutto è il compleanno di mia madre (80 quest’anno; auguri mamma) e quindi sin da piccola a casa c’era doppia festa, con nonni, zii e cugini. Ma anche dopo, da adulta, ho sempre vissuto in modo complesso questa giornata. È il momento di tirare le somme, di guardarsi indietro per capire dove si è adesso e come ci si è arrivati. Molti fanno i propositi per il nuovo anno: io preferisco guardare negli occhi l’anno trascorso, gli errori commessi, i momenti difficili ma anche le scelte giuste e coraggiose, i momenti di felicità.
Per il mondo, il 2022 è stato un anno orribile. Per me, l’anno orribile era stato il 2021 e quindi ho vissuto tutte le difficoltà personali del 2022 con una serenità ritrovata. Perché nell’anno che sta per chiudersi mi sono ricentrata, riscoperta e ritrovata. E, in questo stato di grazia interiore, ho potuto affrontare con il sorriso i 7 lunghissimi mesi sotto scorta, gli immancabili piccoli problemi a casa o al lavoro, e persino le grandi delusioni (che non sono mancate).
È stato, personalmente e professionalmente, un anno importante e felice. E, guardando indietro, so che lo è stato grazie ad alcune scelte giuste; giuste per me, ovviamente, perché mi hanno permesso di restare autentica, coerente, focalizzata sui miei obiettivi e centrata sui miei amori: scienza e famiglia. Al mondo auguro un 2023 completamente diverso, migliore del 2022. A me, auguro che questa sensazione di felicità che mi ha accompagnato per molti mesi del 2022, non mi abbandoni. E mi auguro un anno di scelte belle e coraggiose. Grazie a tutti voi che avete fatto parte del mio 2022, leggendo i miei libri, ascoltandomi alla radio o mandandomi messaggi, libri, fiori.. Grazie di e tanti auguri
Alessandria, pubblicato da: Pier Carlo Lava – Social Media Manager
Matteo Bussola: A volte rifletto sul fatto che la giovinezza, per me, è stata spesso far male al mio corpo in tutte le maniere possibili
A volte rifletto sul fatto che la giovinezza, per me, è stata spesso far male al mio corpo in tutte le maniere possibili.
L’ho alcolizzato, l’ho drogato (poco, per fortuna, l’articolo non mi è mai interessato più di tanto), l’ho tenuto innumerevoli notti in piedi senza dormire, l’ho usato per combattere e fare l’amore fino allo sfinimento, anche quando di amore non ve n’era più traccia, gli ho dato da mangiare male, l’ho forzato in fasi di sport disperatissimo alternate a, d’un tratto, l’immobilismo più completo, l’ho nutrito con letture sghembe, sparse, intermittenti, senza obiettivo, piegato su divani improbabili che (allora non potevo saperlo) avrebbero lasciato tracce permanenti sulla mia schiena, con molta tivù dimenticabile, l’ho fratturato, tagliato, gli ho fatto esplodere un polmone, l’ho messo a repentaglio in discesa a tutta in Vespa, in folle e senza miscela, giù dalla strada di Montecchio, l’ho schiantato contro i muri, l’ho ferito dentro con tutte le delusioni amorose e le perdite che mi sono meritato – a parte forse un paio che, ovviamente, sono quelle che non si sono ancora rimarginate, e forse mai.
Quando ne parliamo, con qualche amico con il quale si son condivisi quegli anni, ci definiamo spesso dei sopravvissuti, e io penso a ragione.
Ogni generazione ha la sua, di sopravvivenza. I nostri nonni e nonne sono sopravvissuti alla guerra, i nostri genitori agli anni Settanta, al furore della battaglie politiche, al naufragare dell’idea di un mondo nuovo, possibile (forse l’unica vera occasione che ci sia mai stata, sgretolatasi poi sotto i colpi dei personalismi e dell’umano desiderio di mettersi in salvo). Nessuna sopravvivenza è più nobile di altre, ciascuno porta a casa la pelle come può, da dove si trova e dalle battaglie che gli toccano. Anche quando quella battaglia sei tu.
I nostri figli e figlie, oggi, si trovano a dover sopravvivere soprattutto a questa ferita perenne che è diventata la scuola: il primo settore di cui ci si sarebbe dovuti occupare, in una pandemia, con decisioni chiare, coerenti, strutturali, dolorose perfino (ma necessarie), e invece siamo ancora qua. Un positivo no, due sì, la Dad dipende, slittiamo il rientro, poi no, poi dipenderà dai contagi, tutto il repertorio. In mezzo: loro. Che hanno passato la maggior parte del tempo, negli ultimi due anni, confinati nelle loro camerette, a studiare lì, relazionarsi lì, a far lezione lì, a provare a capirsi e a capirci da lì, cercando di sentirsi all’altezza, quasi vergognandosi per i loro problemi che sembravano venire, sempre, dopo tutto il resto. Ci sono voluti trentacinque giorni di pandemia prima che qualcuno – dopo “sanità”, “economia”, “lavoro”, “coesione sociale”, “diritti”, “lockdown” – osasse pronunciare le parole: “bambini”, “adolescenti”, “studenti”.
La sola cosa che mi auguro è che riescano a sopravvivere a tutto questo e che possa, tutto questo, diventare una specie di enorme rimosso generazionale, ma condiviso, qualcosa che paradossalmente li unisca: ti ricordi quando c’era la pandemia? Ti ricordi la didattica a distanza, le mascherine, i baci dati di nascosto, i direct su Insta alle tre di mattina, le foto delle lacrime sotto le coperte? Spero non si ricordino mai, invece, i ricoveri adolescenziali in psichiatria, mai alti come in questo periodo, spero possano dimenticare (senza però perdonarla) la viltà di una parte di classe politica che troppo spesso ha solleticato le pance, cavalcato le paure, rimbalzato fake news, rimanendo troppo a lungo in una pericolosa ambiguità, spero scorderanno le evidenti soluzioni di fortuna di fronte a uno scenario in continuo cambiamento, e lo spaesamento di quegli adulti che dovevano rappresentare un punto fermo, per garantire a giovani e adolescenti il diritto a sentirsi persi, in cerca, in crescita, e invece quelli persi sono stati proprio “i grandi”, siamo stati noi. Noi che poi facciamo la morale, noi che pretendiamo di educare, noi che quando ci troviamo in ambasce abbiamo perfino il coraggio di definirli “svogliati”, “bamboccioni”, o dir loro “eh ma io, alla tua età.”. Noi che da sopravvissuti li stiamo facendo diventare dei sopravviventi.
Noi che avremmo voluto essere padri migliori, madri migliori, noi che nonostante tutto cerchiamo di fare il meglio che possiamo, consapevoli che non sarà comunque abbastanza per tenerli al sicuro, consapevoli che non sapremo mai perdonarci per questo.
Essere genitori non è forse mai stato difficile come ora, ma essere figli e figlie adolescenti – oggi soprattutto – lo è incomparabilmente di più.
Mi piacerebbe che ce lo ripetessimo ogni giorno, e soprattutto che se lo ricordasse chi di dovere.
Mi piacerebbe che, almeno questo, non lo dimenticassimo mai.
Dal 31 dicembre al 1 gennaio non passa solamente un giorno, ma è un anno intero che va via e uno nuovo che comincia. Si tratta di una convenzione, è vero, ma è quasi un rito di passaggio e come ogni rito del genere le influenze sull’animo umano non sono quantificabili.
Fine d’anno di Jorge Luis Borges (1899-1986) si sofferma a riflettere sul vero significato del cambio di data. La poesia è tratta dalla raccolta Fervore di Buenos Aires del 1923 ed è per questo il riferimento ai numeri due e tre che troviamo all’inizio. Sul tema della temporalità Borges ha scritto pagine memorabili, di sapore filosofico e poetico.
Nel componimento “Fine d’anno” il tempo si personifica, è la successione degli anni di ciascuno, l’esistenza stessa di ognuno: “Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; La conclusione è sorprendente e sapiente. La vera causa dell’attesa, l’autentico sconcerto dinanzi alla scansione temporale non derivano tanto dal nuovo che verrà e non conosciamo ancora, ma da quello che ri-mane in noi e di noi ri-conosciamo. Nonostante i mille azzardi del caso, gli infiniti giochi del destino, malgrado il fluire che tutto trascina e il nostro stesso inesorabile divenire… quel che meraviglia è che qualcosa di noi perduri “immobile” nel mutare. Se tutto passa, irreparabile – come quei dodici rintocchi che attendiamo – il mistero non consiste nel passare e nello scomparire, ma nel rimanere e nel non finire.
Fine d’anno
Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile.
* Tutto passa, giorni, mesi, anni, il Tempo inarrestabile e si porta via tante cose e un po’ di noi eppure come scrive Borges, rimane sempre qualcosa in noi di immutabile. Certe emozioni, certi sentimenti che restano lì radicati, forti, immobili, anno per anno.
“Alcune memorie di Papa Benedetto XVI” di Curzi James
Ciao Benedetto XVI, ultimo baluardo contro il capitalismo selvaggio, “anarchico”, e la dittatura del progresso. Io non mi sento cristiano, ma non posso neanche definirmi ateo, anche se dai teologi del cristianesimo vengo considerato tale. Sono quindi molto distante da Ratzinger, nonostante ciò mi trovo più vicino alle sue posizioni che a quelle di Papa Francesco. Il “Papa buono”…si, buono a dar l’assenso spirituale alle politiche neoliberiste e al relativismo morale dalle quali originano. Non è facile per i più distinguere la linea sottile che demarca l’apertura, il rispetto, la tolleranza verso il prossimo e il suo sistema personale di valori, dall’anarchia morale. Anarchia dalla quale origina la retorica del più forte, e a cui è immanente una nuova morale altrettanto dogmatica di quella dalla quale “afferma” di emancipare. Ratzinger, a modo suo, quantomeno ha tentato di arginarne il fenomeno. Ovviamente anche Bergoglio parla di amore, moralità, pace, integrazione, ecc.ecc., ma il tutto è contestualizzato in un milieu quasi integralmente astrattizzato, tale da risultare utopico e paradossalmente vicino all’élite finanziaria. E in quanto utopico, irrealizzabile, o peggio ancora, dannoso se venisse provato realmente ad essere applicato. Un po’ come quasi tutte le idee basate su principi giusti, che in seguito all’isolamento dal loro reale campo di azione, e al dilatamento senza alcun tipo di confine, conducono all’estremo opposto.
Lascio la “parola” ad alcune dichiarazioni rilasciate da Benedetto XVI negli anni, parole che ritengo esemplificative delle differenze sostanziali – e al contrario mostrano l’affinità con quelle di Giovanni Paolo II – rispetto a quelle espresse da Papa Francesco:
<<…dittatura del relativismo, che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie>>.
[Fonte Wikipedia]
<< Sia la fede che la speranza, nell’epoca moderna hanno subito come uno spostamento perchè sono state relegate sul piano privato e ultraterreno, mentre nella vita concreta e pubblica si è affermata la fiducia nel progresso scientifico ed economico. Conosciamo tutti che questo progresso è ambiguo: apre possibilità di bene, insieme a prospettive negative. Gli sviluppi tecnici ed il miglioramento delle strutture sociali sono importanti e certamente necessari, ma non bastano a garantire il benessere morale della società». «L’uomo ha bisogno di essere liberato dalle oppressioni materiali, ma deve essere salvato, e più profondamente, dai mali che affliggono lo spirito». <<Tante forme di povertà nascono dall’isolamento, dal non essere amati, dal rifiuto di Dio e da una originaria tragica chiusura dell’uomo che pensa di poter bastare a se stesso, oppure di essere solo un fatto insignificante e passeggero; in questo nostro mondo che è alienato, quando ci si affida a progetti solo umani, solo Cristo può essere la nostra certa speranza>>.
[Fonte: quotidiano La Stampa.it – 27 settembre 2009]
<<Certo, ogni Stato ha il diritto di regolare i flussi migratori e di attuare politiche dettate dalle esigenze generali del bene comune, ma sempre assicurando il rispetto della dignità di ogni persona umana. Il diritto della persona ad emigrare – come ricorda la Costituzione conciliare Gaudium et spes al n. 65 – è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con facoltà per ciascuno di stabilirsi dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle sue capacità e aspirazioni e dei suoi progetti>>. <<Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra>>. <<Diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione>>. <<A tale proposito, non possiamo dimenticare la questione dell’immigrazione irregolare, tema tanto più scottante nei casi in cui essa si configura come traffico e sfruttamento di persone, con maggior rischio per donne e bambini>>. << Tali misfatti vanno decisamente condannati e puniti, mentre una gestione regolata dei flussi migratori, che non si riduca alla chiusura ermetica delle frontiere, all’inasprimento delle sanzioni contro gli irregolari e all’adozione di misure che dovrebbero scoraggiare nuovi ingressi, potrebbe almeno limitare per molti migranti i pericoli di cadere vittime dei citati traffici>>.
Egli auspicava:
<<Interventi organici e multilaterali per lo sviluppo dei Paesi di partenza>>.
[Fonte delle dichiarazioni: Il Giornale.it – 22 agosto 2017]
Abbiamo vissuto insieme 365 giorni del 2022 e voglio esprimere la mia gratitudine immensa alla mia famiglia, figli, nuore e nipotini, a qualche amico e amica in particolare per la loro presenza quotidiana che è la vera essenza del vivere insieme, essere e ricevere il dono della “Presenza” si è privilegiati. A tutte le altre persone con le quali ho intessuto un’amicizia davvero speciale non importa se vicine o lontane ma intrise da rispetto reciproco, sincerità, benevolenza, accoglienza, condivisione di momenti particolari, sensazioni, emozioni e tutto ciò che fa parte del vivere quotidiano nella sua quotidianità e straordinarietà alla quale siamo chiamati per sperimentare, apprendere e farne tesoro per migliorare.
Come potrei non esprimere la mia gratitudine alle “ottime persone” che lungo il percorso di questo anno si sono aggiunte, anzi mi hanno accolta nella loro per affrontare nuove sfide e nuovi sentieri tracciati per risolvere nel modo migliore le difficoltà per superare quegli ostacoli di pietre poste lungo il cammino e che non mi hanno abbandonato neanche un minuto… Questa è la vita!!! Fa parte delle asperità che ciascuno di noi può incontrare sotto al cielo non sempre limpido ma quel raggio di sole trafigge e oltrepassa le nuvole dei giorni più bui per scaldare il cuore e con la fede in Dio e fiducia nelle “persone” anche il percorso sulla strada in salita diviene più accettabile.
Da quando ero bambina ho sempre immaginato il primo gennaio come il posizionarmi sull’inizio di una strada ampia e dritta sulla quale andare… qualsiasi cosa accada, andare…comunque andare sempre avanti, con coraggio e gratitudine, senza voltarsi indietro… Oggi, primo giorno del nuovo anno 2023…pronti, partenza e…inizio del nuovo cammino….
Dall’Argentina il maestro Alejandro Iglesias Rossi al Festival 2023 Panorama Internazionale della Letteratura
La musica è respiro dell’anima e del corpo che si espande melodiosa nell’Universo, complimenti al maestro Alejandro Iglesias Rossi e a tutti i musicisti. Auguri di buon anno 2023 Elisa Mascia 1-1-2023
Un inizio fantastico per il nostro grandioso festival! Complimenti per questo magnifico lavoro sul tema PRANA, il Respiro!!
Writers Capital Foundation è qui per collegare le culture e unire le nazioni per una migliore umanità. Gratitudine a tutti coloro che condividono la stessa visione!
Mentre il mondo celebra Panorama International Literature Festival 2023, si apre il sipario sul tema Prana: The Breath di un’orchestra guidata da Alejandro Iglesias Rossi, Direttore dell’Orchestra of Native Instruments and New Technologies, Argentina.
Alejandro Iglesias Rossi è un compositore, regista, ricercatore ed educatore argentino. Ha ricevuto due distintivi riconoscimenti musicali dall’UNESCO: il “Primo Premio della Tribuna Internazionale dei Compositori” (Parigi, 1985) per la sua opera Riti Ancestrali di una Cultura Dimenticata, e il “Primo Premio della Tribuna Internazionale per la Musica Elettroacustica” ( Amsterdam, 1996) per la sua opera Angelus.
Ringraziamo Alejandro Iglesias Rossi per questo affascinante lavoro!
Music is breath of soul and body that expands melodiously in the universe, congratulations to the master Alejandro Iglesias Rossi and to all the musicians. Happy New Year 2023
La música es aliento de alma y cuerpo que se expande melodiosamente en el universo, felicitaciones al maestro Alejandro Iglesias Rossi y a todos los músicos. Feliz Año Nuevo 2023 Elisa Mascia 1-1-2023
An awesome beginning for our grandiose festival! Congratulations on this magnificent work on the theme PRANA, the Breath!!
Writers Capital Foundation is here to bridge cultures and to unite nations for a better humanity. Thankful to all those who share the same vision!
Preeth Nambiar Johanna Devadayavu Joan Josep Barcelo Filippo Papa Elisa Mascia Kari Krenn Raul Bolaños Romero Steven Roy Dimitrios Karousis Vicky Papageorgopoulou Dimitris Goris Tsianika Biky Βίκυ ΤΣΙΑΝΙΚΑ Saia Tsaousidou Kannavos Dimitris Vasilis Pasipoularidis Tsismalidou Georgina Marco Antonio Rodriguez Sequeiros Alejandra Veruschka Rodolfo.Abrego Smaragdi Mitropoulou
As the world celebrates Panorama International Literature Festival 2023, here is the curtain-raiser on the theme Prana: The Breath by an orchestra led by Alejandro Iglesias Rossi, Director of the Orchestra of Native Instruments and New Technologies, Argentina.
Alejandro Iglesias Rossi is an Argentine composer, director, researcher and educator. He has received two emblematic musical distinctions from UNESCO: the “First Prize of the International Tribune of Composers ” (Paris, 1985) for his work Ancestral Rites of a Forgotten Culture, and the “First Prize of the International Tribune for Electroacoustic Music ” ( Amsterdam, 1996) for his work Angelus.
We thank Alejandro Iglesias Rossi for this mesmerizing piece of work!
Di fronte alle manifestazioni della forza della natura e delle umane tragedie sorge il senso della paura e dell’angoscia ma anche della bellezza e del sublime. La bellezza presuppone forma, misura, proporzione, simmetria, il sublime richiama grandezze incommensurabili che generano sgomento e terrore. La bellezza e il sublime sono due poli in un continuo: un polo è la bellezza associata a un principio di organizzazione, l’altro rappresenta una disorganizzazione, una distopia e scaturisce dalla scoperta dell’abisso costitutivo dell’esistenza. È la differenza tra due spazi topologici che s’incontrano come in un nastro di Möbius: un fiore, un poema, un dipinto, o un brano musicale, che possieda bellezza del primo genere può essere vista anche come bellezza del secondo genere. Si ha la compresenza di due sensibilità in una: la physis, bistabile, si biforca e abita lo spazio möbiusiano: un meta-paradigma aldilà della metafisica-ermeneutica-epistemica.
Giacinto Plescia si laurea in Architettura al Politecnico di Torino, consegue n.2 Attestati di perfezionamento in “Scienza e Filosofia, Temi di Epistemologia Generale ed Applicata” e n.1 in “Estetica ed Ermeneutica delle Forme Simboliche” all’Università di Firenze.
Partecipa a Concorsi universitari di Docenza, Convegni internazionali e nazionali di Fisica, Modelli Matematici e Urbanistica. All’attivo ha molte pubblicazioni di Filosofia, Urbanistica, Modelli Matematici e Topologia. Ha presentato dei brevetti sul Fullerene ad Università ed agenzie.
Il libro La bellezza, la filosofia e il Mobius strip è stato pubblicato su Youcanprint, per la categoria Scienze Accademiche. È disponibile in versione digitale e cartacea con copertina flessibile, 118 pagine.
Quando ho iniziato a scrivere, non sapevo da dove iniziare, ancora oggi sono confusa, nel cosa…
Volevo scrivere e basta, avevo bisogno di trasmettere, di condividere, ma no, come nei social, a mio parere molto più, se mi passate la parola, superficiali. Scrivevo e non riuscivo ad arrivare alle persone, mi sentivo no capita, ho addirittura, giudicata.
Qui, ho trovato un posto molto accogliente, come per tanti che abbiamo fatto un salto nel vuoto, lasciando ognuno la loro terra.
Non ho mai aspettato niente di nessuno, né i likes, né parole belle nei miei confronti. Sorpresa mia, non sono da sola, non mi sento sola, anche sé nel quotidiano lo sia e affrontare, malattia, famiglia e quello che arriva improvvisamente, e non aspetti.
Volevo solo ringraziare ogni singola persona che mi ha letto, ha lasciato qualche parola o messo un mi piace.
Non avete idea del peso psicologico che possiede, in positivo!!! Anche sé, quest’anno è stato davvero duro per me.
RINGRAZIO A TUTTI VOI!
Avete alleggerito ogni singolo giorno di quest’anno, mi auguro di cuore che proseguirà…