Capodanno in poesia: Borges, di Imma Paradiso

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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Capodanno in poesia: Borges

Dal 31 dicembre al 1 gennaio non passa solamente un giorno, ma è un anno intero che va via e uno nuovo che comincia. Si tratta di una convenzione, è vero, ma è quasi un rito di passaggio e come ogni rito del genere le influenze sull’animo umano non sono quantificabili.

Fine d’anno di Jorge Luis Borges (1899-1986) si sofferma a riflettere sul vero significato del cambio di data. La poesia è tratta dalla raccolta Fervore di Buenos Aires del 1923 ed è per questo il riferimento ai numeri due e tre che troviamo all’inizio. Sul tema della temporalità Borges ha scritto pagine memorabili, di sapore filosofico e poetico.

Nel componimento “Fine d’anno” il tempo si personifica, è la successione degli anni di ciascuno, l’esistenza stessa di ognuno: “Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; La conclusione è sorprendente e sapiente. La vera causa dell’attesa, l’autentico sconcerto dinanzi alla scansione temporale non derivano tanto dal nuovo che verrà e non conosciamo ancora, ma da quello che ri-mane in noi e di noi ri-conosciamo. Nonostante i mille azzardi del caso, gli infiniti giochi del destino, malgrado il fluire che tutto trascina e il nostro stesso inesorabile divenire… quel che meraviglia è che qualcosa di noi perduri “immobile” nel mutare. Se tutto passa, irreparabile – come quei dodici rintocchi che attendiamo – il mistero non consiste nel passare e nello scomparire, ma nel rimanere e nel non finire.

Fine d’anno

Né la minuzia simbolica

di sostituire un tre con un due

né quella metafora inutile

che convoca un attimo che muore e un altro che sorge

né il compimento di un processo astronomico

sconcertano e scavano

l’altopiano di questa notte

e ci obbligano ad attendere

i dodici e irreparabili rintocchi.

La causa vera

è il sospetto generale e confuso

dell’enigma del Tempo;

è lo stupore davanti al miracolo

che malgrado gli infiniti azzardi,

che malgrado siamo

le gocce del fiume di Eraclito,

perduri qualcosa in noi:

immobile.

* Tutto passa, giorni, mesi, anni, il Tempo inarrestabile e si porta via tante cose e un po’ di noi eppure come scrive Borges, rimane sempre qualcosa in noi di immutabile. Certe emozioni, certi sentimenti che restano lì radicati, forti, immobili, anno per anno.

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