Ho assassinato la poesia (prosa breve)…

Perchè sole ci illumini e ci riscaldi? Perchè notte ci oscuri e ci addorment? Ho assassinato la poesia in una notte senza luna e senza stelle e sono stato condannato all’innocenza perché nessuno si è accorto di niente……e come mai avrebbe potuto? No. Scrivere ormai è inutile. Non serve a niente svenarsi le vene e scrivere con il proprio sangue. Uomini fate esattamente come prima: fate come se non esistesse l’altra faccia della luna, anche se esiste per vostra sfortuna. Ho assassinato la poesia, perchè inutile e ingombrante, falsa ed illusoria. Ho assassinato la poesia perchè non aveva prezzo, ma solo valore intrinseco. Ho assassinato la poesia perchè non aveva più nessuna funzione sociale. Ho assassinato la poesia perchè non guariva, né cercava di curare, ma al massimo di consolare. Ho assassinato la poesia perchè non arricchiva i poveri né impoveriva i ricchi. Ho assassinato la poesia perchè non diceva niente di più sul mondo. Ho assassinato la poesia perchè il mondo era in frantumi e l’io in frammenti. Ho assassinato la poesia perchè non indicava nessuna strada maestra. Ho assassinato la poesia perchè non cambia niente, né gli individui, né i gruppi, né tantomeno il corso degli eventi. Ho assassinato la poesia popolare perchè era utopica creazione collettiva. Ho assassinato la poesia dei poeti perchè era solipsismo in una torre eburnea. Ho assassinato la poesia perchè significava trascendere la morte, ma a me non me ne fregava niente di trascendere. Prima quando la poesia era viva o almeno vegetava in letargo……prima insomma…..i profumi annusavano i colori, i suoni assaporavano carezze, i colori accarezzavano i profumi in un oceano disarmante di sinestesie. Le lacrime allora sorridevano, i sorrisi piangevano. I morti mi vivevano. I vivi mi morivano. Ubriacavo il vino, saziavo la sete dell’acqua, i cibi avevano fame di me. Allora ero un ignorante, che conosceva l’ottusità della scienza; allora ero un saggio, che non conosceva l’intelligenza dell’ignoranza. Stavo a leggere le facce dei passanti e contavo nelle loro rughe gli anni. Poi ho assassinato la poesia, come un pittore monco uccise i suoi quadri perchè lo guardavano in modo troppo indiscreto. Adesso l’amore mi odia, l’odio mi ama. Io odio l’amore e amo l’odio. Tutto questo da quando ho assassinato la poesia.

Poesia: “Luna” di Caterina Alagna

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Una brezza eterea carezzava

la terra come piuma leggera. 

La sua luce argentea cullava

i pensieri stanchi della sera,

bagnando di un bianco bagliore 

le nostre parole di cera.

Gli animi agitati placava 

dagli attacchi del mondo, 

dalle logoranti vicende del giorno.

Ombre spossate nel corpo,

arrese nell’abbraccio di Selene

che mutava in quiete 

il flusso burrascoso delle vene.

Sguardo assente

Di Frida la loka ( Lombardia)

Me ne accorgo sai? Io ti vedo
Invece tu? Tanti pensieri, insoddisfazioni,
domande senza risposte, tanta malinconia, solitudine immersa fra tanti, ma quanti veri?

Non ti manca niente per essere felice, invece...
Sempre quello sguardo;
Perso nel nulla, nell'infinito che nessuno ha mai raggiunto nemmeno tu ne riuscirai.

Una camuffata indifferenza evoca, suplica, implora affetto, tenerezza, serenità che mai usciranno dalle tue labbra, perché non è nel tuo; chiedere... amore.
Di Frida la loka

Tua.

6 dicembre, 2022.

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Tristezza

Bergamo, ore 20:49

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Tristezza

Sei sempre più forte…

Posso ingannarti con il computer

Posso illudermi di poter combattere

Posso pensare di non essere

Tuo bersaglio

Non sei stanca di colpirmi?

Non sei stanca di vincere sempre?…

Nemica mia… Perché mi perseguiti?

Non hai già preso il meglio

Degli anni miei?…

Non hai colpito abbastanza?

Perché turbini nella mia vita?

Ho bisogno anche del dolore

E dell’amaro…

Ma non pensi di essere

Onnipresente, nella mia vita?

Buon Dio, ti prego: allontana da me

Questa sofferenza…

Però, sia sempre fatta

Non la mia, ma la Tua

Di volontà.

“Stralci di fuoco all’orizzonte” di Mariantonietta Valzano

Originalissimo il parallelismo, insieme poetico e filosofico, tra il rutilante tramonto dagli “stralci di fuoco”, di cui pare sentirsi quasi il “crepitio” e il cuore ribelle e indomito- il tassello primordiale, emozionale del tutto e voce nostalgica dell’anima. Il pensiero indugia sulla soglia di una porta, che dalla vita conduce alla dimensione metafisica. Il Crepuscolo è chiaramente un limbo, una zona di frontiera. È un fronte incandescente, sul campo di battaglia del cielo, tra la luce e il buio. Ogni giorno la luce, a prezzo di fuoco e “sangue”, si arrende al buio e al silenzio della notte. Il fuoco,tuttavia, cova sotto la cenere, crepita sommessamente… e una scintilla, ancora , accenderà l’alba di un nuovo giorno!
Così, “l’anima indomita non vuole rassegnarsi alle rotte già segnate”; e “continua ad abbandonarsi ai sogni”. La ragione, il freddo intelletto, non fa che nutrire il pensiero di postulati e teorizzazioni euclidee. Lo imbavaglia e lo vuole manichino nelle mani di “ciò che ovvio è alla comprensione”. Ma il desiderio è un “cavallo che scalcia e morde” e rifiuta le “redini”.
Il suo galoppo libero va sempre verso l’alba, verso la luce. Un infinito verso l’Infinito! Molto molto bella! [ Antonio Teni]

Stralci di fuoco all’orizzonte
sorgono a rammentare
laddove si si lotta tra luce e buio
sovrastando zolle di vita rigogliosa
che sotto il cielo resta in silenzio
nel crepitio di un crepuscolo quotidiano
morde la debolezza della fatica
mentre gli occhi desiderano solo
scorgere il dopo
per rasserenare l’anima indomita
che non vuole rassegnarsi
alle rotte già segnate
e continua ad abbandonarsi ai sogni
che graffiano la ragione
quasi a volerne dominare l’esatta tesi
che non dà molto scampo.
Stralci di fuoco
sul cuore ribelle della sera
cuore che scalcia
e morde le redini dell’intelletto
perché rifiuta di capire
ciò che ovvio è alla comprensione
e mentre volge il desiderio verso l’infinito
sente l’illusione farsi largo
in una tenue carezza di speranza…
Ultimo baluardo per il viaggio verso domani

 Mariantonietta Valzano

index

A volte in religioso silenzio (testo di canzonetta da musicare)…

A volte in religioso silenzio

penso a quando nel buio le mie mani

cercavano le tue,

ma ormai è un ricordo sbiadito,

un piccolo pensiero affievolito.

A volte penso a tutte le volte

in cui non sono stato ricambiato,

ma ormai ho fatto pace con queste delusioni.

A volte penso alle mie estati da ragazzo.

A volte penso a certe ragazze diventate madri e mogli,

a certi conoscenti e amici ormai morti o persi da vista.

A volte penso a ciò che ero e a ciò che sarò,

ma cerco di non abbattermi, di non rimpiangere.

A volte penso che siamo poca cosa, che finiremo nel niente,

che non serve a niente vivere, ma poi cerco di scacciare questi pensieri. 

È da quindici anni che non faccio una vacanza.

Avrei bisogno di cambiare un poco d’aria.

A volte ripercorro a ritroso tutte le notti 

che ho passato in albergo.

Siamo figli del caso e padri dei nostri piani.

La vita non è altro che mischiare certezze e dubbi, 

fare un impasto quotidiano di odio e amore. 

Puoi cercare l’amore nei libri, ma non fare un libro dei tuoi amori

e non rispondermi che ogni libro è un libro d’amore.

Cerco di non informarmi troppo

perché le brutture del mondo non mi avvelenino troppo l’animo. 

Certe sere abbiamo bisogno di uscire e ritrovarci. 

Abbiamo rinnegato i valori di un tempo

per riprenderci quel poco che è nostro,

per non farcelo portare via

perché è breve la vita e passa veloce il tempo.

Cerco di guardarmi il meno possibile allo specchio

per non confrontarmi con me stesso.

È da anni che non prendo un treno.

A volte penso che ogni vita è un treno,

ma non sai quante fermate farà

nè quando arriverà a destinazione,

ma poi la giudico una metafora stupida, banale

e smetto di pensare. 

Vado sempre al solito bar.

Non ho più la stessa voglia di avventura di un tempo.

Conosco sempre gli stessi posti.

Vedo sempre la solita gente.

Penso sempre le solite cose.

A volte puoi aguzzare la mente per giorni

e non approdare a niente.

Altre volte senza sforzo giunge l’intuizione. 

A volte penso ai ritorni karmici.

Altre volte penso che con anni di solitudine

ho espiato in vita alcuni peccati di gioventù, 

ma poi penso che è solo un’illusione. 

Sono un uomo ordinario.

Non ho niente di speciale.

Non mi importa del giudizio del mondo.

Da tempo ho smesso di giudicare il mondo.

All’alba cammino nella nebbia.

Mi trovo perfettamente a mio agio

quando non mi imbatto in nessuno.

Raramente qualcuno mi chiede informazioni.

Raramente vado in centro.

Resto il più delle volte in periferia,

ma mi hanno detto che ora tutta la città 

è addobbata e piena di luci.

A volte in religioso silenzio

penso a quando nel buio le mie mani

cercavano le tue,

ma ormai è un ricordo sbiadito,

un piccolo pensiero affievolito.

A volte penso a tutte le volte

in cui non sono stato ricambiato,

ma ormai ho fatto pace con queste delusioni.

È da anni che non prendo un treno.

A volte penso che ogni vita è un treno,

ma non sai quante fermate farà

nè quando arriverà a destinazione,

ma poi la giudico una metafora stupida, banale

e smetto di pensare. 

Preghiera

Di Frida la loka (Lombardia)

Ho pregato; lontana oramai del Sacro.

In una piccola chiesa abandonata da Dio.

Le mie mani consunte, una sull'altra,

mi son pure inginocchiata, davanti all'altare pieno di polvere.

Ho pregato; ho chiesto perdono.

Con la fatica di chi vive nel profano, ho cercato evocare antiche parole, sante...

Occhi chiusi e percezione di anime che chiedono salvezza vagabano in giro.

Odore acre d'incenso secolare coprono i muri.

Mi scrutano, le Vergini bellate di ragnatela fine.

Un vecchio organo dall'alto filtra tenui raggi come lanterne.

Mi distraggo, qualcuno ha appena acceso una candela, ma non si vede nessuno.

Stranita e agitata, esco...
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29 novembre, 2022.

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SOLTANTO, di Dario Menicucci “Le Mie Poesie”

Dario Menicucci “Le mie poesie”

  · 

SOLTANTO

Soltanto

la frenesia

mi ha trascinato.

Ma la notte

alle porte

mi aspetta.

Potessi

semplicemente

addormentarmi.

Chiudere gli occhi

per quietare

i pensieri.

Ma so già

che non

ci riuscirò.

Eppure

sono così

esausto.

Stanco

di lottare

con le nostalgie.

Soltanto

avrei voluto

invecchiare insieme.

Dario Menicucci

CANTA, di Massimiliano Giannocco. Poesia tratta dal libro “Notturno stellato”, Europa Edizioni, 2022

CANTA, di Massimiliano Giannocco. Poesia tratta dal libro “Notturno stellato”, Europa Edizioni, 2022

di Massimiliano Giannocco

CANTA

Canta la gioia di vivere,

canta le emozioni 

e, se ti va, pure i dolori, 

che poi sono come il retrogusto 

amaro del cuore

su cui banchettano i vicini.

Canta sulla base musicale

di fisarmonica, fiati e violini,

fanfara allegra e malinconica

di balli gitani sotto

i portici dell’anima.

Canta, anche se non hai più fiato,

canta con la gola squarciata,

tanto canti per te stesso

e le note esplodono dai precordi,

dalle viscere e dal seme che feconda

il mondo intero. Canta per lei,

che ti ama ed è lì che ti aspetta.

Cantate insieme, durante l’amplesso,

mentre il mare vi inonda di sensazioni

e le stelle sono l’unico pubblico

che applaude pulsante di entusiasmo,

perché la voce dei vostri corpi

è una, sola, bellissima

e partorisce fiori sulle dune della vita.

Massimiliano Giannocco 

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Poesia tratta dal mio libro “Notturno stellato”, Europa Edizioni, 2022

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Poesie: GRIGIO, di Rodolfo Lettore

Rodolfo Lettore

  · 

#violenza2022

GRIGIO

Il ricordo dipinge grigio

la corsa nel nulla

la lotta ti agguanta alla vita

e ti cinge di punte

sferzano i gridi

nel silenzio che ovatta.

Lacera le vesti

che raccogli a difesa

le strappa

furente sogghigna

sei tu la resa.

Non sono nata per questo

non sono stata figlia

bambina, per questo

non ho avuto famiglia

non ho cercato l’amore

non ho gioito al bacio

non ho avuto compagno

storia

progetto

futuro.

Per questo.

Per essere qui

tra mani luride

a tacere la bocca

che morde violenza.

Non sono io questa donna

di orrore cresciuta

in spettro violato di presente.

Luisa Di Francesco@inedito

Poesie: Ti sento donna, di Mirko Bertelli

Mirko Bertelli

Ti sento donna

Ho conosciuto il battito del pericolo

Sono arrivato bello alla meta

Non ho mai reagito

Non ho mai guidato

Tu non mi hai capito

Mi hai colpito al momento giusto

Le nostre menti in poche parole

Nell’entusiasmo ti ho amato

Tu senza baci

Senza abiti

Ti sento donna

Tu che hai privilegiato il silenzio

Quel silenzio non mio

Quel silenzio che ci ha dato tutto

Poesie: LA MENTE E IL LUME, di Mirella Ester Pennone Masi

Mirella Ester Pennone Masi

  · 

LA MENTE E IL LUME

Un dolce oriental zaffiro

Mi accolse nel sereno

Come in un brillio di stelle

Fin lassù in cima al monte

Dove la sponda si inghirlanda

Un’onda divenne chiara fonte

E fu cornice e fu fiume

La mente e il lume

Allora chiesi timidamente

A Virgilio, da sempre, il saggio,

Dov’era il Purgatorio

Lui subito mi rispose:

“Taci, e ringrazia il sole.”

© Mirella Ester Pennone Masi 22 novembre 2022

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Dall’Ospedale Maggiore, di Yuleisy Cruz Lezcano

Yuleisy Cruz Lezcano

  · 

Dall’Ospedale Maggiore

Guardare il cielo

da una stanza di ospedale,

guardare le mura, le finestre

soltanto per completarle

con un pezzo della propria vita.

Ed è in questo cercare respiro

lo sforzo delle terre pesanti,

un pezzo di spazio asfissiante,

il coro delle cose

che parlano insieme

per non ascoltare il dolore.

E fra le braccia quello che chiamo amore,

di quell’amore puro che non muore,

fragile come un fiore

si aggrappa al mio petto

chiedendomi aiuto.

Ed è così che passa attraverso l’imbuto

il sospiro della bocca che non apro.

Non posso raccontarmi nessuna bugia

mentre fragile anche io

vorrei farmi piccola

e coccolarmi fra le mie braccia,

ma non posso

sono una madre,

non posso permetterlo.

Y. C. L.

(Riesco a parlare della bufera solo dopo che è passata)

Un uomo, sa amare un uomo?, di Iris G. DM

Iris G. DM

  · 

Un uomo, sa amare un uomo?

Quanto sa farlo,

sa farlo?

Un uomo sa essere solo,

dentro la sua solitudine, un cuore di ferro!

Una donna sa cosa è l’amore,

non è capace di vivere senza,

quanta musica nella testa,

quanta musica nel cuore, che muore d’amore.

A una donna piace vivere di baci e di impazienza,

diretta e sciolta,

nei diari dell’innocenza.

Quanto sa amare un uomo?

Un uomo che uccide, quanto sa amare?

Sa amare sempre troppo poco

e mai più di se stesso,

mai più delle sue ragioni,

mai più della sua violenza.

Io sono donna e so amare,

non uccido, io invento,

invento uomini da amare,

uomini da desiderare,

uomini seduti sul mio ventre,

sulla mia faccia, sulla mia vita,

sul mio destino che non è di guerra, ma è guerra.

Io so amare, io so amare,

sono donna e so amare. Irisi G. DM

Il lago

Di Frida la loka ( Lombardia)

Le sponde aride d'state, umide bagnate di nebbia d'autunno.

Non c'è vento, non c'è brezza, solo il rorido che hai lasciato nella bruma che emana il lago.

Salato, sull'acqua dolce, accogliente...

Seduta sulla roccia scomoda bagnata, muttilo l'erba giallastra che mi circonda,

mentre aggrappo qualche pietrisco gioccarellando fra le dita...

Butto uno dopo l'altro , unico rumore che torna; cerqui, tanti che accrescono la figura.

Lo sguardo svanisce là dall'altra parte del riflesso dei tronchi alti e snelli di pini secolari.

Ondeggianti ballerini nell'acqua mutta.
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Tua.

26 ottobre,  2022.

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E sarà autunno?- da Frida la loka.

Lombardia

E siamo qui; ancora. Il sole immutato offre il suo candore più vitale come se no fossimo ad un passo di Natale, come se no fossimo in guerra.

Il mare increspato, le sue onde che colpiscono la pietra, una, due, infinitamente è sempre lui, semplicemente cambia colore secondo le sue emozioni.

Qualche telo copre la fine sabbia e uno ch'alto umano si fa abbraciare dall'acqua.

La maggior parte delle piante, con un verde e brillante fogliame, qualcuna di loro ingiallita per terra e un timido fiore ancora nasce trionfalmente.

Per quanto mi riguarda, m'affascina il lago, mi rassicura; quando giovane, sfidavo le onde in mare aperto con la gagliardia propria della spensieratezza, addirittura pazzia osserei.

Adesso mi cula il calmo e sereno, quando le gocce l'ho stuzzicano la sua pelle si'arriccia e i pesci vanno a rifoccillarsi.

E io osservo. Pensieri; tanti.

Vincitori e vinti, siamo qua, nessuno va molto lontano.
Su oppure giù...
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1 novembre, 2022.

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Lo so, è di giorni fa, pubblico solo oggi perché sono stata travolta da tante situazioni da risolvere e non postergabili. Quella giornata era bellissima e quel sole fu l’ultimo; preludio d’un autunno che arrivò proprio il giorno successivo.

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Doppo la pioggia – da Frida la loka

Lombardia

Da Frida la loka
Si fa mattino, le ultime gocce scorrono 
Pulito cielo, lavato, azzurro
I fusti coperti a punto d'esplodere da tant'acqua, che un tiepido sole non prosciuga mai.

I peccatori oggi stanno meglio
La salvezza da la su è arrivata purificando possibili vizi, traviamenti; la schiena è meno pesante, si cammina adagio.

Passi leggeri si mescolano nel frastuono del brulicante paessaggio.
Da Frida la loka

Tua.

4 novembre, 2022.

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Diego Rivera su Frida Kahlo.

Frida la loka ( Lombardia)

Beh, nessuno è perfetto..

“Frida è acida e tenera, dura come l’acciaio e delicata e fine come l’ala d’una farfalla.
Adorabile come un bel e profondo sorriso e crudele come l’amarezza della vita”

“Frida es ácida y tierna, dura como el acero y delicada y fina como el ala de una mariposa. Adorable como una bella y profunda sonrisa y cruel como la amargura de la vida.”

Tua.

25 novembre, 2022.

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CHIAROVEGGENZA DEL DOMANI, di Silvia De Angelis

Silvia De Angelis

CHIAROVEGGENZA DEL DOMANI

Evocazione essenziale di voce

nel cantico espansivo del sole.

S’apre così

un estuario di vita

unito al profumo di viole

nella dissolvenza d’alba sul viso.

Un rituale metodico nel respiro leggero

al di fuori di ceste d’incensi

e pensieri incupiti.

Vaga ora la scelta

per additare nuovi sguardi

oltre ciglia indecise e sinuosi fianchi

che intinti nel tepore di mani

disegnino amene geografie

senza vincoli

sull’agile chiaroveggenza del domani.

@Silvia De Angelis

DONNA DI SEMPRE, di Manuela Floris

Manuela Floris

DONNA DI SEMPRE

Donna di ieri,di oggi

Sempre violata,infangata,derisa

C’è l’eco in ogni tempo

Delle tue sofferenze.

Un tempo nell’ombra vivevi

Tacciata di strega,

o rinchiusa in convento,

venduta a biechi individui

sparivi nel nulla.

In tenera età ti davano in sposa

Perdevi l’infanzia

Perdevi il candore.

Da Ieri all’oggi cosa è cambiato?

Gli stessi abusi su corpi di bimbe

Di donne, di mamme

Il destino è ormai quello,

subire le onte

subire il martirio.

Oggi sono colpevoli

Del loro dolore:

portano marchi nell’anima

e graffi nel cuore.

E la cruda mattanza giammai si ferma

Salgono in cielo

Vestite di bianco

Donne e bambine

Intrise di sangue.

Quando si fermerà

Dell’uomo la ferocia?

Nessuno potrà lenire quel dolore se non un volo…Per sempre.

Di Manuela Floris

I giorni si seguono ininterrottamente, di Rosa Cozzi

Rosa Cozzi

  · 

Buongiorno!☕️🥐🍹🍀

I giorni si seguono ininterrottamente,

scanditi dal tic-tac delle lancette

di un orologio invisibile!

ESTASI E SPASMO “

Eccomi statua di creta

in attesa delle tue carezze,

voglia di

baci impuri

che sfiorano l’incavo tenero

del mio essere donna.

Mi trasformi e mi plasmi

a tua immagine e ormai vinta

mi lascio trasportare dai sensi

trattengo il respiro

e accetto il tuo sensuale contatto.

Cresce in me

la voglia di abbandonarmi

desiderosa di te e sottomessa

aspetto languidamente

che tu compia l’ultimo gesto.

da “ Diario Erotico “

di Rosa Cozzi

D.L.1941/ 633

foto di Eva Angelini

“L’ EXTASE ET LE SPASME “

Je suis statue de Crète

dans l’attente de tes caresses.

Envie de baisers impures

qui frôlent l’encoche tendre

de mon être une femme.

Tu me transforme et me moule

a ton image et déjà gagnée

je me laisse porter par les sens.

Je retiens mon souffle

et j’accepte ton sensuel contact.

Grandit en moi

l’envie de m’abandonner.

Désireuse de toi et soumise

j’attend indolemment

que tu fasse le dernier geste.

“Diario Erotico”

De Rosa Cozzi

D.L. 1941 / 633

photos d’Eva Angelini

Sono nata a novembre, di Marina Donnarumma

Marina Donnarumma

Sono nata a novembre,

Il mese delle lapidi e delle messe,

Dei giorni grigi e delle piogge che pungono

Come metallo.

Da bambina pensavo che i crisantemi

Fossero tutti bianchi, poi ho scoperto gli altri colori.

Ho pensato che forse non era così triste novembre!

Alla fine le corone erano state mazzi di fiori!

Ho pensato che era un mese per morire,

di fiammelle a consumare.

Però c’erano le mele nuove,

Le focacce d’uva,

Nei cassetti le noci e i cachi a maturare.

Sono nata a novembre,

La luna era calante,

Non si poteva amare,

chi era nata a novembre.

A novembre si moriva,

Chi mi avrebbe mai amata!

I cipressi nascondevano la luna,

Ma la luce, la luce,

Quella inondava ogni atomo

Del mio corpo! Iris G.DM

MI SENTO IN BILICO, di Mirella Ester Pennone Masi

Mirella Ester Pennone Masi

MI SENTO IN BILICO

(controcanto)

Vita lieta che da bambina

aleggiavi cantando, mi ricordi

anche gli ingenui vent’anni,

i sospiri non devi aggirare

fosti il tenero mistero del cuore

e la fiaba priva d’inganni.

Cerca e trova nel lontano mare

la memore bufera di sentimenti;

l’azzurro splenderebbe solare.

Ritornerai, è quel che io sento,

sopra i fiori e i roveti morenti.

Trovatore di quel mio tempo

il notturno sarà un nuovo volo;

già ti scelsi tra mille più stelle:

“Forse sei un miraggio tremulo

che vuole risplendere da solo?”

Sai che, quelle lacrime salmastre

fra le ciglia pungeranno sempre?

Ma noi siamo ancora gli stessi,

viviamo dunque la lirica campestre

mosto dolce e musica solenne:

“Mi sento in bilico!”

@Mirella Ester Pennone Masi 26 novembre 2022

photo dal web

Ossa rotte II, e il sole è sorto..

Di Frida la loka ( Lombardia)

Sorto come la fenice, dall’oscuro nulla e infame o dal fuoco amagliante e accogliente dell’universo.

Ho spalancato finestre, lenzuole scaraventate contro il muro ma… ossa e carne, sono troppo deboli ancora per disfarmene.

Successione infinita di fotogrami, pasato a colori, presente nero bianco, il futuro non s’intravede chissà, magari è più vicino di quanto pare, ragomitato, la giù, in un angolo dietro il lampione fuori.

Trascorrono le ore, il mio andare è affannoso e lento, direi affaticato e poco imbogliato.

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Per oggi non ho molte aspettative, né fisiche, né mentali; quindi magro uso d’un mecanismo perfetto ( quasi)…

Tua

25 novembre, 2022.

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Poesia: “Anima Potente”di Caterina Alagna. Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

A tutte le donne

Donna, colonna d’oro 

che regge la vita

nel grembo e nelle ossa,

nell’anima, sensibile e deliziosa,

che assorbe l’essenza di ogni cosa,

nelle mani che sorreggono montagne

di ansie e paure,

di desideri e premure,

di pensieri pronti a navigare

su mari oscuri 

pur di approdare su terre di luce.

Donna ti affibbiarono

l’immagine della debolezza

perché ignoravano,

o,forse, perché temevano l’idea 

che da un tenero fiore

di vellutata carne

si generasse un altare solenne,

la luce della tua anima potente

al cui confronto

s’appassisce il bagliore delle stelle.

Link al mio blog https://ilmiocantopoetico.altervista.org/anima-potente-no-la-violenza-sulle-donne/

Cultura. Poesie: MELODIE, di Mirella Ester Pennone Masi

MELODIE

Melodia di voli

e pigolii tra i giunchi

dove il grano è attesa

fra i campi soleggiati

e prati verdeggianti

Melodia di grilli

di rane e cigni

nello stagno

dorato dal sole

dove si specchiano

le nubi passeggere

Melodia di notte

che lenta langue

lungo il sentiero

delle verdi chiomate

attese

Melodia che torna

dove i sogni incerti

destano le illusioni

e tu non sai

se vivere o morire

@Mirella Ester Pennone Masi – 5 maggio 2020

photo web

Cultura. Poesie: E dopo il maestrale…vi restituisco ciò che è vostro, di Cesare Moceo

E dopo il maestrale…vi restituisco ciò che è vostro.

Dentro le menti stanche,

restano solitari

certi quartetti d’archi

che intonano musiche

fragili d’accoglienza,

a accender nell’anima

immensi silenzi di colpe.

Là il tintinnio del vivere

e la dolce melodia

del suo pulsare,

sembrano inni di gioia

rivolti al cuore

nella falsa modestia

di accettarne gli umili battiti.

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Moces 69N @ t.d.r