la mia sinfonia, di Stefano polo

La mia sinfonia.
 
 
Sei la mia sinfonia più dolce
che mi suona dentro il cuore
sei come la stella più brillante
che ogni volta che mi guardo indietro
alba o tramonto che sia
sei la mia dolce melodia
il tuo vivere per me, il tuo respirare
sono attimi che mi rendono felice
sempre di più amore mio
sei la mia margherita
che con ogni suo petalo
avvolge il mio cuore
grazie amore mio
vivo del tuo splendore.

L’occasione perduta, di Patrizia Caffiero

l’occasione perduta, di Patrizia Caffiero

[l’occasione perduta]

Andò come andò

l’amore, che si era nascosto

in un angolo da un’ora

non si presentò

la piccola oca che riposava

fragrante fra l’erba

non si svegliò

nessuna bomba scoppiò

la folla non scese per strada

per festeggiare

l’unione fra due cuori che si somigliano

andò come andò

il termometro che misurava la paura

di sbagliare

di precipitare

annunciò un’onda terribile

di parole non dette, di abbracci risparmiati

allons – y, si parte

per la prossima vita 

croce sul petto

scarpe nuove 

occhi tristi, sorriso incerto 

nel tascapane un grammo di sollievo 

pesante come una montagna.

(Patrizia Caffiero)

Immagine di Ricardo Bessa

Quante cose fa la mamma! Forse troppe. Il visionario Rodari e le mamme lavoratrici

Quante cose fa la mamma! Forse troppe. Il visionario Rodari e le mamme lavoratrici

In una fase storica in cui rimanere a casa con i propri figli è oggetto di inedite e imprevedibili riflessioni e ponderazioni, la pagina de  Il Libro dei Perché dedicata alle mamme lavoratrici non smette di essere uno degli esempi migliori della visionarietà di Gianni Rodari. Il quale, negli anni Cinquanta, prova a spiegare ai bambini che l’impegno professionale fuori casa della mamma può anche non essere visto esclusivamente come fastidiosa privazione di una figura tuttofare.

Ecco perché, a due anni di distanza dal centenario del maestro, gli abbiamo dedicato una pubblicazione speciale, in versione illustrata e cartonata che non può mancare nelle collezioni dei piccoli lettori.

Perché la mia mamma deve andare a lavorare tutti i giorni, invece di restare a casa come piacerebbe a me e ai miei fratellini?

di Gianni Rodari / illustrato da Chiara Carrer / da 6 anni / 40 pp. / 14,90 € / in libreria dall’8 marzo 2022 / Emme Edizioni

L’album, uscito l’8 marzo 2022 in libreria, emoziona particolarmente perché rivela il pensiero libero, aperto, non allineato e lungimirante del suo autore. Il brano fa parte della raccolta delle risposte che Rodari dava alle domande dei bambini che gli scrivevano e che venivano pubblicate in due rubriche sul quotidiano «l’Unità» dal 1955 al 1958. Ed è un messaggio che restituisce bellezza, forza e dignità alle donne che lavorano, e in particolare alle mamme, all’interno di una società che le preferirebbe a casa, nei panni di angeli del focolare, e che le giudica come madri di serie B.

Poche parole e illustrazioni geniali contro i pregiudizi

In meno di 800 caratteri Gianni Rodari è in grado di polverizzare alla sua maniera leggiadra e inappuntabile questo pregiudizio – e con esso millenni di pensiero patriarcale – rivolgendosi a lettori di 6 anni: una sorta di miracolo, tanto più se si pensa che il testo fu scritto negli gli anni ’50, che diventa oggi un album, genialmente interpretato da una delle migliori illustratrici italiane di rilievo internazionale, la grande Chiara Carrer.

Ho un po’ idea che ti piacerebbe tanto se la mamma restasse sempre a casa a fare la domestica a te e ai tuoi fratellini, a lucidare le vostre scarpine, a lavare i vostri fazzolettini, e tanti altri eccetera, ecceterini. Non so che lavoro faccia la tua mamma ma sarà certo un lavoro utile: utile a voi (per i soldi che può guadagnare) e utile a tutta la società. E voi dovreste ammirarla ancora di piú, non soltanto perché è la vostra mamma, ma perché è una donna che lavora: una donna importante, e brava. Le scarpe le potete lucidare da soli, i fazzoletti li potete dare alla lavandaia, poi vi potete mettere alla finestra ad aspettare che la mamma torni per domandarle: «Che cos’hai fatto oggi? Parlaci del tuo lavoro e insegnaci a diventare bravi come te».

E la mamma lavoratrice di Rodari è anche una mostra

Dal 18 marzo al 18 aprile
Mostra delle tavole di Chiara Carrer tratte dall’album di Gianni Rodari Perché la mia mamma deve andare a lavorare tutti i giorni, invece di restare a casa come piacerebbe a me e ai miei fratellini?
Libreria delle donne di Bologna – Via S. Felice, 16
Orari di apertura: Lunedì 15.30 – 19; dal martedì al sabato 10-13 e 15.30 – 19; domenica chiuso
Rassegna BOOM! Crescere nei libri (Comune di Bologna e Associazione Hamelin)

https://100giannirodari.com/gianni-rodari-perche-la-mamma-deve-lavorare/

Filastrocca del pelo di gatto, di Gianni Rodari

Gianni Rodani foto wikipedia

Filastrocca del pelo di gatto, di Gianni Rodari

Filastrocca del pelo di gatto,

chi non la canta ha poco tatto,

peli di gatto ci sono in cantina,

sul materasso, nella cucina,

nel caffelatte della mattina,

peli di gatto nel minestrone,

peli di gatto sulle poltrone,

peli di gatto stanno sul letto,

sopra ai vestiti, dentro al cassetto,

peli di gatto nel frigorifero,

sotto il comò, sul calorifero,

peli di gatto nell’insalata

e su ogni persona invitata,

peli di gatto in bocca e negli occhi,

peli di gatto ovunque tu tocchi,

in tavola, in terra sulla tivvù,

dentro la pasta con il ragù,

nel tramezzino con il prosciutto:

peli di gatto ci son dappertutto!

(Gianni Rodari) 

Abissi, di Rita Frasca Odorizzi

Photo by Marek Piwnicki on Pexels.com

Abissi, di Rita Frasca Odorizzi

Abissi

Ci abbandoniamo al fato,

offesi nella dignità

di essere persone,

ammalate di un futuro

con le metastasi,

in una tempesta di ricordi:

Lotta, vertigini, visioni,

lunghi deliri..

E siamo solo scheletri:

Ma siamo vivi..

Io sarò lì, dove ci attende

il nuovo latte di luna,

sangue di buco nero,

sapore di infinito,

nella biforcazione tra i rami

che l’albero di carne dirama

solo, muto, crudo,

che si lascerà tradire

dalle emozioni nude,

nel languore e vastità

degli attimi stremati

sulla riva della com-passione,

con il tempo 

che arde in noi, visionari

senza confini.

Ritafrascaodorizzi

LIBRO “UNA SCATOLA DI LATTA” di MASSIMO OCCHIUZZO, recensione di Silvia De Angelis

Cosa accada nella mente umana sembra  rappresentare un’essenza unica e imprendibile
talvolta labile, altre misteriosa, ma come spesso succede può racchiudere una carica aggressiva irrecuperabile, che non permetta di poter tornare sui propri passi.
E’ quanto spesso si verifica soprattutto nella mente di soggetti maschili, che per motivi forse atavici o di forte frustrazione, sono capaci di riversare, completamente, sulle donne.
In un tracciato di scrittura notevole, per la sua creatività e ambientazione, è quanto mette in rilievo l’autore del testo “  UNA SCATOLA DI LATTA”,Massimo Occhiuzzo, rifacendosi, in parte,  a rapimenti di ragazze avvenuti in Italia negli anni passati.
Situazioni assai dolorose, che hanno coinvolto giovani donne, e indotto le loro famiglie, a ritrovarsi in un ginepraio disordinato, dal quale poter riuscire a estrapolare,  indizi e motivazioni, utili alla risoluzione del caso.. 
 In una circostanza di forte malessere interiore, agiscono alcuni dei personaggi presentati dall’autore  in questo volume, inserito in una Roma che si dimostra quasi indifferente alla gravità di certi avvenimenti, per la sua  ormai presa di coscienza, di dar vita a una società malsana, in cui si sono  dissolti, quasi del tutto, remoti valori interiori.
Due innocue signore d’età avanzata, dopo il ritrovamente d’una scatola con delle missive, danno inizio a un’indagine, inizialmente fantomatica, ma che col trascorrere del tempo darà corpo a fatti meno immaginosi e concreti su cui, le autorità, potranno muovere dei passi più decisi e risalire a quanto effettivamente accaduto anni prima.
Fanno la loro comparsa, gradualmente, nel volume i vari interpreti, che daranno il via a una serie di eventi ben congegnati tra loro e che metteranno in risalto, di volta, in volta, le peculiarità caratteriali di ogni personaggio. Aumenterà, nel corso della lettura la suspance della storia, in un crescendo di occasioni, che terranno avvinto  il lettore alle pagine del libro, giungendo così, ad un’inaspettata, quanto imprevedibile conclusione dello stesso.
L’autore oltre a rendere scorrevolissima la lettura, con un’attento tratteggio dei vari protagonisti, che a mano a  mano, compaiono sulla scena del giallo, ne raffigura con abilità  l’impronta ideologica, rendendo ognuno di loro molto vicino a una dialettica di vita che scorre giornalmente nel nostro quotidiano. In questo contesto, Occhiuzzo, rende assai appropriato alla dinamica del libro, l’atteggiamento dei vari soggetti, che si muovono in un’atmosfera precisa in tutti gli accadimenti, davvero correlati tra di loro.
 Dimostra pertanto, lo scrittore, una spiccata sensibilità d’animo a pennellare personalità umane dal profilo, talvolta complesso, che operano in una dimensione ambigua, celando la propria oggettività in atteggiamenti discordanti e lontani da una realtà accettabile di vita.
Una visione approfondita e delineata, risulta, essere stato il proponimento dell’autore, in questo testo, della primitività e violenza del maschio, che poco sembra essersi evoluto, nel corso dei secoli, dando vita a scene di possessività esasperante e cruenta nei confronti dell’altro sesso, assai più sensibile  e progredito, e in grado di dare scacco a sollecitazioni mentali dai toni assai superati.
@Silvia De Angelis

Per ” ti spaccio l’intervista” vi presento lo scrittore storico Ugo Nasi e ” l’algoritmo del male” . Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM.

libri di Ugo Nasi
” l’algoritmo del male”

𝐴 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑐𝑖𝑜𝑔𝑙𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑔ℎ𝑖𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎𝑖𝑜, 𝑒𝑚𝑒𝑟𝑔𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑑𝑎𝑙 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑢𝑛 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑝𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑜𝑓𝑓𝑎 𝑠𝑢 𝑐𝑢𝑖 ̀ 𝑑𝑖𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑠𝑖𝑚𝑏𝑜𝑙𝑜. 𝐶𝑜𝑛𝑔𝑖𝑢𝑟𝑒, 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑚𝑎 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑡𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑧𝑖𝑒 𝑑𝑎𝑙 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑜𝑠𝑐𝑢𝑟𝑜, 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑙 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑧𝑜. 𝐺𝑟𝑎𝑧𝑖𝑒 𝑠𝑒 𝑚𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑎𝑖 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜. 𝑈𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒 𝑣𝑜𝑟𝑟𝑎𝑖, 𝑣𝑖𝑣𝑟𝑒𝑚𝑜 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒.
𝙿.𝚜. 𝙻’𝙰𝙻𝙶𝙾𝚁𝙸𝚃𝙼𝙾 𝙳𝙴𝙻 𝙼𝙰𝙻𝙴 𝚕𝚘 𝚝𝚛𝚘𝚟𝚒 𝚜𝚞 𝙰𝚖𝚊𝚣𝚘𝚗, 𝚊𝚗𝚌𝚑𝚎 𝚒𝚗 𝚎𝚋𝚘𝚘𝚔

Siccome sono una curiosa per natura vado girovagando nel web per scovare scrittori
che in qualche modo mi solleticano, in senso buono direi. Ci scappa una risata, ma lessi
”Amo i libri e i misteri della storia. Leggimi e non ti pentirai” e un’ incoronata dei suoi libri.
Ovvio che non ho potuto resistere e gli ho chiesto un intervista. Wow! mi ha detto si!
Ha scritto ben sei libri e il settimo sta per uscire e noi abbiamo l’anteprima e le news di
quest’ultimo libro.
Naturalmente ho fatto le mie indagini e ho scoperto che è un avvocato, uno sfegatato di
tennis. Io ho tentato molte volte, ma non becco una palla, non fa per me.

Ama il buon vino, di cui è un intenditore, a quanto pare, ma soprattutto ama follemente la
storia. Un colpo di fulmine tra lui e la storia, un giorno, in un museo ,dove una simpatica professoressa
spiegava ai suoi allievi degli episodi storici in modo accattivante. Sappiamo di lui che
era pestifero in classe, faceva il servizio militare e durante le esercitazioni sgaiattolava da
furbastro e dormiva. IL suo scrittore preferito John Grisham, voleva diventare un avvocato
rampante di successo, ma di questo sappiamo molto poco e ci rifaremo nell’intervista.
Ha lasciato la città per vivere in un Borgo della Maremma, perchè si è rotto del progresso
e del degrado della periferia e della mancanza dei rapporti umani. Ugo Nasi dice ” il più grande spreco del mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare”
io, però, aggiungerei che nel mezzo, le mille sfumature della vita.
I suoi libri sono frutto di un attenta e approfondita ricerca storica, quindi vanno al di là,
del solito romanzo.
Un lavoro lungo e accurato che toglie molte ore al sonno, ma l’amore e l’entusiasmo
compensano i mancati riposi. Ha un canale You tube, a suo nome, dove parla di avvenimenti
storici, di misteri e fatti veramente accaduti. Vi invito a visitarlo, abbiamo tutti da imparare
e lui un insegnante bravo e preparato, soprattutto senza noia.
Il nome Ugo dal tedesco, significa spirito perspicace e credo che gli calzi a pennello
e molti personaggi storici hanno avuto questo nome.
Come lo chiameremo, Messer Ugo ? Il suo abbigliamento preferito la maglia di cotta?
Un cavaliere dei giorni nostri con tanto di armatura? Pensare all’armatura, mi fa ridere, perchè nel medievo certo non erano amanti dell’igiene, all’interno muffe, muschi e licheni.
Ma a noi di questo interessa ben poco, quello che importa è immergerci nella storia, nel modo che Ugo Nasi a di raccontarla. I suoi libri hanno basi storiche poi romanzate. Gli enigmi della storia sono tanti e mai svelati nei secoli, magari Ugo Nasi, nei suoi libri è riuscito ad avvicinarsi alla verità.

  • Nel 2016 il tuo romanzo d’esordio ” le pagine perdute” fino ad oggi sette libri,
    un libro l’anno e devo constatare che sei uno scrittore molto prolifico.
    Come ci riesci? Hai abbandonato il lavoro di avvocato o riesci in qualche modo a conciliare
    le due cose? Inoltre realizzi anche dei corti su You Tube, che io ritengo molto ben fatti,
    anche per questo ci vuole tempo.

Innanzitutto grazie Marina di darmi l’opportunità di questa intervista, e grazie anche ad
Alessandria Today. In effetti sai che non ci avevo mai pensato a questa cosa di un libro
all’anno? Diciamo che più che essere prolifico io (che sono l’imperatore dei pigri) è la mia
fantasia che galoppa, e non mi permette di dormire più di pochi istanti sugli allori perché
arriva lì, sul più bello, mi scrolla le spalle e mi dice “allora? Alzati che è tardi, e là fuori c’è
una nuova storia che non aspetta altro che di essere scritta!’
A parte gli scherzi, mi ritaglio il tempo dovunque e nelle maniere più assurde. Per esempio, ti
posso dire che nei momenti topici di un mio romanzo mi sveglio nelle ore più improbabili
della notte, prendo il telefonino e butto giù le idee che magari mi hanno attraversato per una
frazione di secondo il cervello. Che quelle, o le afferri subito, o ciao. Oppure, come per il mio
nuovo romanzo, mi potevi incontrate in giro per la strada, a piedi, che camminavo (sempre
con sto maledetto aggeggio di cellulare in mano) a parlarci dentro. E allora magari avresti
pensato di me che stavo partecipando ad estenuanti “call conference” per salvare il mondo,
ma in realtà buttavo giù con il riconoscitore vocale interi capitoli. Per cui diciamo che il tempo
me lo ritaglio nelle situazioni più assurde. Che poi a ben vedere, l’inizio di un romanzo,
almeno per me, è un po’ come un aereo di linea che rolla sulla pista di decollo ma non si
decide ad alzarsi in volo, perché arriva sempre qualche passeggero ritardatario a rallentare
la partenza. Solo poi, quando finalmente i carrelli sono rientrati e si decolla, allora spingo i
motori al massimo. Fuori di metafora… all’inizio di un racconto stento sempre a dargli una
forma organica, ma poi, arrivato a sessanta, settanta pagine, non mi fermo più. Diverso il
caso invece dei miei “corti” su YouTube. Lì è veramente una faticaccia, perché occorre una
maledettissima sintesi (raccontare la vita di un personaggio storico in sette/ dieci minuti,
credimi è dura) e serve tempo, tanto tempo, da dedicare solo per quello. Ed infatti di questi –
chiamiamoli – mini film, ne giro non più di un paio al mese, e quando sono particolarmente
ispirato. Rigorosamente nei weekend. Per cui debbo ammettere che Il tempo è veramente
tiranno. A proposito, sai cosa scrivo proprio ne “Le Pagine Perdute” che hai evocato tu? Che
l’uomo fu creato da Dio, mentre il Tempo… dal Diavolo. Apriti cielo, non l’avessi mai detto.
Ne è nata una discussione “teologica” sui social, da cui mi sono ben guardato dall’entrare.
Non amo le guerre di religione alla Savonarola, soprattutto nel ventunesimo secolo.

  • Tu hai pubblicato sia con case editrici che in self publishing. Il motivo di quest’ultimo?

Del perché il Self Publishing intendi? Potrei raccontarti un mucchio di soavi “palle” ma la
realtà è una sola, almeno per me: o ti chiami Ken Follet (faccio un nome a caso), o la casa
editrice è la tua. E allora comunque sia, va bene. Altrimenti scordati un editore che ti segua
per la promozione del romanzo, le presentazioni, le interviste, eccetera eccetera. Quindi chi
mai conoscerà il tuo fantastico libro, mi chiedo, e ti chiedo? E la risposta è allora: meglio
gestirsi in piena autonomia ed essere liberi di determinare i propri successi (od insuccessi).
Che poi, essere autori ed editori del proprio racconto è divertentissimo, perché se hai voglia
ed entusiasmo, e credi in quello che fai, ti permette di fare esperienze che nemmeno nei
sogni, quando dormi bene la notte. Tipo imparare piano piano a scrivere una sceneggiatura
di un tuo racconto, e collaborare con un’agenzia cinematografica seria, con l’intento di
realizzarci un film. Ma questa è un’altra storia.

  • Tutti i tuoi romanzi hanno basi storiche, dove fai le tue ricerche?

Dappertutto. Ma la prima fase la imbastisco attraverso il web. Sembrerà banale ma è così.
Controllo una fonte od un personaggio storico facendo verifiche incrociate per assicurarmi
dell’attendibilità delle informazioni. Anche se è vero pure il contrario, e cioè che è altrettanto
interessante apprendere che su di un personaggio o su di un fatto ci siano fonti contrastanti
e contraddittorie, perché lì aumenta il mistero, ed hai persino più libertà narrativa. In fondo,
come diceva James Rollins, quello che faccio non è altro che prendere un antico arazzo
sdrucito e consumato in più punti, e restaurarlo nelle parti mancanti con le mie personali
convinzioni, che magari si prestano perfettamente alla “fiction” del racconto. Quei fatti
controversi in cui io assumo una mia posizione ne fanno un romanzo storico o di fantasia?
Questo non lo sapremo mai.
Poi comunque approfondisco l’argomento sui libri. Per esempio, per il mio ultimo romanzo
che sarà pubblicato a giorni mi sono servito de “La Storia d’Italia” del grande Montanelli,
nella parte riservato al Rinascimento. Senza contare che ho una lettrice – Angela – che non
conosco ma che un giorno mi piacerebbe incontrare, perché sistematicamente mi invia
romanzi di storia medievale. Se permetti vorrei salutarla e ringraziarla anche da qui.

  • Il tuo autore indiscusso e preferito John Grisham, il tuo modo di scrivere si ispira a lui?

Certo che sì. Poi però ho sviluppato una serie di ingredienti aggiuntivi che mi fanno dire che
nei miei romanzi Il modo di scrivere sia mio, e molto personale. Amo il linguaggio, ne sono
attratto. Per cui cerco di sperimentare quando ne ho la possibilità, sempre nuove forme di
comunicazione letteraria. Ti faccio qualche esempio: i dialoghi in un racconto sono
fondamentali, e questo lo sappiamo tutti. Ed è altrettanto naturale quindi mettere in bocca
dei vari protagonisti di un racconto le espressioni che ne caratterizzano la personalità. Così,
al giovane boss emergente di Scampia non farò mai dire “Accidenti, rimango basito” o al
seminarista Vaticano ” Quel bastardo mi ha fottuto”.
Ma io mi spingo oltre e (se riesco) cerco di utilizzare non solo nei dialoghi ma anche nella
narrazione la “conformazione” linguistica adatta per i fatti che accadono nei vari capitoli del
romanzo. Impercettibili o anche marcate differenze di linguaggio per raccontare in modo
sciolto e un po’ terra terra la parte dove racconto del boss di Scampia, ed un’altra più
ossequiosa e trattenuta per narrare invece il capitolo dove parlo del seminarista.
Ovviamente ho fatto un esempio. Però, per dire, ne GLI UNTORI DELLA LUCE NERA, ho
sperimentato in modo importante questa mia tecnica. Mi sono sdoppiato, tanto da
raccontare quasi fossi un cronista del ‘200 le parti che si riferivano alla vicenda templare, per
poi indossare abiti moderni in quella che si svolge nell’odierno.

  • Nei tuoi libri quanto ci metti di te? Quale è il personaggio di cui hai scritto in cui ti
    identifichi di più.

So che adesso farò inarcare il sopracciglio di qualcuno, per quello che ti dirò. In particolare
per chi ha letto “Il Giudice Onorario”. Ma certo, se c’è un personaggio in cui vorrei
identificarmi, quello è proprio il protagonista di quel Legal Thriller: Rocco Lupo.
Sportivo, bello e fortunato con le donne, è cinico e stronzo al punto giusto, e si è fatto venire
in testa una fottutissima idea con cui fottersi l’umanità dei Social. E c’è riuscito!
Fortunatamente non puoi vedermi in questo momento, altrimenti ti accorgeresti che la mia
espressione si colora un tantinello di invidia. Insomma rosico, anche se non lo do a vedere.
Però, anche la vita “a mille” di Rocco Lupo alla fine gli presenta il conto. E sarà un conto
salato.
Comunque sì, lui. Tutta la vita Rocco Lupo. Perché è un antieroe, o un eroe negativo, mettila
così. E se devo dirtela tutta, giusto per inimicarmi un po ‘di lettori e lettrici, non apprezzo
questo buonismo ipocrita del “volemose bene” a tutti i costi, perché è solo utopia. L’uomo è
uno splendido animale, ma ha un mucchio di tragici difetti di “fabbricazione” che non
saranno mai eliminabili del tutto, almeno fino a quando non ci installeranno nel cervello dei
microchip al grafene, per farci diventare tutti robot. Attenzione che non è mica tanto
fantascienza questa. Basta guardare cosa sta succedendo con Metaverso. Questa tagliala…
Anzi no, tienila.
E comunque, Rocco Lupo è l’avvocato (poi diventato giudice onorario) disincantato e un po’
bastardo (ma non cattivo) che ci mette un po’ tutti con l’anima in pace.
Secondo me abbiamo bisogno di eroi negativi, o antieroi, perché siamo umani e ci
riconosciamo più in questi ultimi che in quelli positivi senza macchia e senza paura, che –
forse – non esistono neppure.
Parteggiamo di più per la banca, o per il ladro, che senza far del male a nessuno riesce ad
introdursi nel caveau?

  • Ora però vorrei che ci parlassi di te, chi è Ugo Nasi? Forse questa è la parte più difficile

Di Ugo Nasi che ti posso dire di così interessante per chi ci sta leggendo? Fammici
pensare… beh, diciamo che se devo ammirare qualcosa in Ugo Nasi è la volontà di non
darsi mai per vinto. Insomma una buona dose di caparbietà che consiglio a tutti. Chiunque di
noi ha le potenzialità per riuscire, in qualsiasi campo decida di lanciare la propria personale
sfida. Basta volerlo. Insomma non sono di quelli che: “ma tanto io non ci riuscirò mai, non ho
le capacità”
Che poi non è tanto raggiungere o meno l’obiettivo che è importante, che quello si sa, è
l’insieme di un miliardo di fattori che a volte il destino si diverte a rimescolare come i dadi,
quanto invece il volersi mettere in gioco. È quello il lato esaltante della faccenda.
Forse sarò un Don Quijote che combatte i mulini a vento, ma questo è il mio pensiero.
Adoro la mia compagnia, ed amo stare con me stesso. Quando devo fare una riunione mi
metto davanti allo specchio. A parte gli scherzi mi piace tantissimo la gente, non potrei farne
a meno, ma apprezzo anche la solitudine. Non ne ho paura, la cerco.
Non sono un falso modesto come quelle belle donne che sapendo di mentire dicono “Mi
sono messa la prima cosa che ho trovato nell’armadio”, ma conosco i miei limiti.
Certo non riuscirò mai a scrivere un romanzo come il meraviglioso “Io e te” di Nicolò
Ammaniti, perche è un genere che non è nelle mie corde. Ma spero e penso di riuscire a
dare il giusto phatos ai racconti storici ammantati di giallo che realizzo.
7 Sempre parlando di te, so che hai in uscita un nuovo Thriller Storico che ha per titolo
“L’algoritmo del Male”. Ci vuoi almeno accennare qualcosa in merito a questo romanzo?
Allora guarda… la copertina è questa, e credo sia facilmente riconoscibile il personaggio
ritratto qui sopra. Frate Girolamo Savonarola. Un monaco che molti hanno definito
“maledetto”. Parliamo dunque di basso medioevo, e degli ingredienti ‘normali” di un’epoca
come quella: intrighi, congiure, omicidi, guerra e mistero. Perché senz’altro avrai notato che
il romanzo porta anche un sottotitolo: ‘Il Codice Savonarola”. Cosa avrà mai voluto scrivere
su questo codice il frate che poi finì impiccato e bruciato? E chi fu il vero artefice della sua
condanna con l’accusa di essere eretico? E perché? Bada che in queste tre domande c’è
una buona dose di fantasia ma anche tanta storia vera, che pochi conoscono.
Giusto per aggiungere un po’ di pepe alla curiosità dei lettori che ci stanno seguendo ti dirò
che la storia prende inizio dai giorni nostri quando, a causa dello scioglimento di un
ghiacciaio del Monte Bianco, dovuto ahimè al surriscaldamento del nostro pianeta, viene
rinvenuto un antico fazzoletto su cui è disegnato un simbolo inspiegabile. Ah… un’ultima
cosa, chi mi legge (almeno nei miei Thriller Storici) ritroverà due protagonisti che hanno
riscosso successo in un mio precedente racconto. Purtroppo si guardano un po’ di traverso,
visti i trascorsi, ma lasciamo che chiariscano tra loro le rispettive incomprensioni. Ti confesso
che in molti mi hanno chiesto di rivederli all’opera, e visto che le mie lettrici ed i miei lettori
sono i miei unici signori e padroni, mi è sembrato che “L’algoritmo del Male” fosse
l’occasione giusta per farli tornare in scena. Ovviamente come in tutti i miei romanzi il
leitmotiv è il mistero, ma questo forse l’hai già capito.

  • Ovviamente uno scrittore prima di tutto è un lettore, non ti chiedo i tuoi libri preferiti, ma
    una cosa è appassionarsi di storia, un’ altra diventare uno scrittore. Tu ci sei riuscito da
    subito, in qualche modo scrivevi, tipo arringhe chilometriche?

Ho capito, tu vuoi insaporire con ampie dosi di pepe questa intervista ed io… vabbè, io ti do
corda. Allora ti dico che sono un appassionato lettore di romanzi storici. Un giorno acquisto
(o forse per me è stata mia moglie, ora non ricordo con precisione) un thriller storico di un
autore sconosciuto – che tale credo sia rimasto – edito dalla più importante casa editrice del
genere. Cioè, non una casa editrice inventata lì al momento, ma la più blasonata in assoluto
per i Thriller Storici. Lo leggo fino all’ultima pagina, per poi dire tra me e me: “Beh… se la
casa editrice XYZ ha avuto il coraggio di pubblicare sta’ cosa, allora posso diventare uno
scrittore anch’io!”.
Morale: non creiamoci tanti drammi nella testa, perché là fuori è pieno di gente che non vale
quanto noi, o per lo meno, noi valiamo (almeno) quanto loro. Insomma non buttiamoci giù.
Ovviamente non ti dirò mai, neppure sotto tortura, il nome di quello scrittore, che
intendiamoci, ha tutta la mia solidarietà. Come non ti dirò mai il nome di quella autrice di cui
all’inizio della mia carriera ho provato un’ammirazione sviscerata. Perché ha avuto l’intuito di
raccontare di un personaggio storico notissimo di cui però, prima di lei, nessuno si era mai
occupato. Dopo di che ha fatto un successo strepitoso con quel romanzo, ma ultimamente
non sento più parlare di lei. Ciò detto, le auguro con il cuore tanta fortuna, perché se la
merita.
Sai qual è il problema, ma non dirlo a nessuno, il fatto è che i Thriller Storici sono di gran
lunga i romanzi più gettonati e letti rispetto ai Legal Thriller, e quindi io mi adeguo al mercato
Anche se come sai, sono un amante della storia medievale, ed ho pure un canale YouTube
in cui parlo di avvenimenti storici, per cui gioco in casa.

  • Un ultima domanda, cosa sogna Messer Ugo Nasi? Hai ancora dei sogni nel cassetto?
  • Ti confesso che questa domanda un po’ mi mette i brividi, perché presuppone che ci sia
    qualcuno che – invece – non abbia più sogni da voler raggiungere. Il che è triste, perché se ci
    depriviamo di quella che è la benzina che ci fa andare avanti, cosa ci resta?
    Chi suscita di più la nostra ammirazione, Leonardo che si frattura un malleolo e si rompe il
    naso gettandosi in un dirupo con delle ali di legno e tela, per seguire il suo sogno di poter
    volare, o il contadino che magari sta lì seduto sulla collina, a mangiarsi una mela, in attesa di
    vedere se l’inventore riuscirà o meno nell’impresa? Beh… io sto con Leonardo. E con tutti
    quei Leonardo che magari non toccheranno mai il cielo con le loro ali, ma almeno potranno
    raccontare di averci provato.
    E comunque per rispondere alla tua domanda ho più di un sogno, forse ne ho persino troppi.
    Uno per tutti, vedere realizzato in un film uno dei miei romanzi. Diversi di questi
    richiederebbero risorse economiche forse proibitive, per una serie di scene in costume che
    solo case di produzione cinematografica di alto livello possono permettersi. Ma un paio di
    miei racconti, uno in particolare, potrebbe benissimo essere “ridotto cinematograficamente”
    in una serie a episodi, di quelli dei distributori più noti, come Netflix, Amazon Prime, eccetera
    eccetera. Diciamo che ci stiamo lavorando. Io le ali me le sono costruite. Ora si tratta di
    provare a volare.
    Bene, se non hai altre domande credo che questa bella intervista possa concludersi qui.
    Probabilmente sono stato un po’ prolisso, ma spero che i tuoi lettori, e quelli della bella
    rivista on line che rappresenti, Alessandria Today, mi perdonino. Ed allora permettimi di
    ringraziarli e di ringraziare te che mi hai dato questa opportunità, e che dire? Ti aspetto e vi
    aspetto tutti con il mio nuovo Thriller Storico: L: Algoritmo del Male. Ci conto.
Ugo Nasi

Un articolo lungo, ma che vale la pena di leggere per conoscere questo scrittore dalle mille risorse, poi cosa c’è di più affascinante della storia, se non la stessa storia?

Da seguire anche sul canale you tube, dove ci affascina con i suoi enigmi storici, che fanno parte della storia

https://youtube.com/c/UgoNasi .Il suo canale You Tube

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

La rubrica del poeta sconosciuto: Grazia Riballo. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Date: 15 giugno 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Nessuna descrizione della foto disponibile.
Grazia Riballo

Come al solito sono una vagabonda del web, giro scalza, con i tacchi, volo, corro, rallento,
leggo, mi fermo, assaporo, scappo e incappo in una poetessa dolcissima come il suo nome,
Grazia Riballo. Un nome come le sue poesie, iridescenti come bolle di sapone, che salgono in alto e quando meno te lo aspetti si aprono in mille colori. Una donna timida, molto!
Riservata, molto! Ma come tutte le persone che fanno fatica ad aprirsi, la sua anima nasconde una visione in technicolor delle emozioni. Dalla sua penna escono emozioni che non ti aspetteresti, ma ne prendi nota e ne rimani meravigliata. Lei vive in una bellissima campagna del canavese, raccoglie ciliegie dai suoi alberi e parole dal suo cuore.
Mi sento onorata da questa intervista, perchè lei è chiusa a bocciolo, ma una volta aperta è un profumo.

Grazia Riballo

Ogni volta che parlo di un poeta, sono emozionata, le parole producono effetti clamorosi e io le bevo, le assaporo, le gusto. Leggere le poesie di Grazia significa assaporare le parole e la sua anima da eterna adolescente. I poeti non invecchiano mai, hanno l’ elisir di eterna giovinezza, hanno la peculiarità di avere, per sempre, la freschezza della vita, nel piacere, nell’amore, nel dolore.

Grazia Riballo è una scrittrice che dona di se, professoressa di lettere in pensione, penso che i suoi allievi abbiano ricevuto al di là del livello scolastico, perchè lei sa costruire e donare con le sue parole.

  • Una piccola biografia.

Sono nata in Sicilia, in un paese i cui fondatori volevano farne una ” Nuova Gerusalemme”, tanto erano amanti di Cristo. Dopo essermi laureata in Materie Letterarie, mi sono trasferita a Torino, dove vivo attualmente, per insegnare nelle scuole medie, cercando di dare il meglio. Fornita di una fervida immaginazione e creatività, da sempre ho dato voce alle mie emozioni, scrivendo solo per me. Dal 2017 ho iniziato a farlo pubblicamente, come libero sfogo, superando la mia timidezza. Da quel momento non sono riuscita a fermarmi. Amante della natura, mi soffermo sullo spettacolo che offre, soprattutto quello del Canavese dove mi reco spesso e lì nella pace scrivo… scrivo. Appassionata di fotografia, mi piace riprendere quello che mi colpisce… il che può essere tutto Oggi, in pensione, mi godo la famiglia.

  • Hai iniziato a scrivere per te, poi cosa è accaduto per farti uscire dal guscio e regalarci le tue splendide poesie?

Ho iniziato a scrivere pubblicamente quando ho realizzato varie forme di ingiustizia, perpetrate verso i più deboli. Non che prima non sapessi, ma non sono più riuscita a sopportarlo e così ho scritto una lettera aperta su un quotidiano. Inizialmente gli scritti vertevano su aspetti sociali( caporalato, discriminazione, guerra…); successivamente ho diretto la mia attenzione sulla natura e sulla sua bellezza, anche se i temi affrontati sono vari.

  • Tu sei insegnante in pensione, hai mai letto le tue poesie ai tuoi studenti?

Sì, come insegnante di Lettere, ho cercato di stimolare i ragazzi, di farli riflettere. Ho iniziato con aforismi, massime…il che li ha portati a comprendere il messaggio di poeti e scrittori presi in esame.

  • I ragazzi a scuola non amano la poesia e sinceramente pure io la detestavo, secondo te perché?

A mio parere, per gustare testi poetici, è necessario un coinvolgimento emotivo e la giusta scelta; importante risulta essere l’ ascolto, grande mezzo di concentrazione. L’ ascolto di canzoni, vicine al loro mondo, può essere utile per avvicinarli a testi diversi.

  • Ora che hai tempo ti dedichi molto alla scrittura?

Avendo del tempo ed essendo fornita di fervida immaginazione, posso scrivere di tutto. Può essere un oggetto qualsiasi e persino forme avverbiali, interiezioni…A volte mi piace scrivere brevi racconti di vita quotidiana.

  • I poeti sono sognatori, non smettono mai di farlo, altrimenti non scriverebbero, tu cosa ne pensi?

Non ho pretese, non amo essere al centro dell’ attenzione. Mi piacerebbe essere solamente amata per quella che sono. Il mio sogno? quello di tanti: un mondo di pace e bellezza.

  • Tu cosa sogni?

Sì, certo i poeti sognano! Sognano un mondo ideale, di amore e bellezza, che poi è la vita stessa. Senza poesia, la vita sarebbe arida e priva di fantasia! Aiuta a superare incertezze e paure

Lo sconosciuto

Gli occhi bassi

sul viso un sorriso

andava…andava

lungo la strada

pareva un gigante

tanto era alto

ma magro… magro

come una lama

andava l’ uomo

lungo la strada

a piccoli passi

sempre in quel posto

aveva in mano

una piccola scatola

contava… contava

solo cerinI

ancora oggi

mi chiedo il perché

non ho risposte…

forse la mente

( G. Riballo)

Parole

Parole… parole…
al mondo di oggi
rompono i timpani
per tanto rimbombo
come tempesta
di vento… di mare…
fanno rumore
e non solo rumore
con voce potente
dire vorrei
di stare a sentire
la povera gente
amare lacrime
su visi disfatti
case in rovina
lutti in famiglia
parole… parole…
solo parole
forte clamore
tanti misfatti… tante parole. Grazia Riballo

Lei
Amava il mare
il sole d’ agosto
quando la sabbia
era di fuoco
bruciava… bruciava…
nessuna paura
il cielo spruzzava
colori nell’ acqua
di gran mistero
era avvolta la rena
di pietre e conchiglie
come tesoro
sempre in cerca
guardava la spuma
che molto dolce
baciava i suoi piedi
era felice
non era certezza
era felice
non lo sapeva. Grazia Riballo

foto di Grazia Riballo

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

Sognami, di Frida La Loka

Sognami

Sogna; io sogno ad occhi aperti che mi sogni.
Sogna, ad occhi chiusi, mentre il sipario cala fragile, delicatamente.

Non sognarmi; in condizioni impossibili, astratte o surreali, dove il contesto è un dipinto di Dalí.

Il forziere onirico potrà essere pieno, ma mai saranno reali, basta deciderlo, decidersi...

Carne e ossa sono cosa ben diversa, sogni...?

Schierarsi mai fu cosa semplice, peggio ancora quando di anima e corpo, si parla.

Centauro, guaritore ferito, le pulsazioni animalesche lottano con la saggezza della mente del uomo.


Tua.
13 giugno,  2022.
Da wordpress.

E siamo soltanto a martedì, di Frida La Loka

E siamo soltanto a martedì.

Arrivare a mercoledì per me e tutto un traguardo, con tanto di medaglia. Finire la settimana è ben altro discorso, ogni stramaledetto venerdì, mi accingo mentalmente ad ascoltare ‘Chariots of Fire’ e là, lontano, vedo il mio di nastro. Non è semplice fare come se la mia vita fosse ‘normale’ perché semplicemente non lo è. Ma come Frida, vado avanti, come posso.

By fridalaloka.com 

In ogni suo singolo scatto, quello che colpisce di più non è il suo aspetto ( per tanti canoni), trascurato, soppraciglie folte, baffi ben allineati.


Almeno per quanto mi riguarda, proprio il suo sguardo, gagliardo, sicuro, diritto alla lente, senza ripensamenti, con un bagaglio d’accettazione che io non possiedo, uno sguardo decisamente di sfida.
Il mento in su, sventolando veste di colori variopinti e importanti orecchini d’ogni genere, pure un paio che raffigurano delle mani, regalatole da Picasso,  quando si son conosciuti in una delle tante tertulie occasionali chissà, a parlare di politica e forse d’arte.

By fridalaloka.com 

Se guardo addietro, vedo in me quella gagliardia che oggi credo di aver perso, mentre che paradossalmente proprio dopo i suoi peggiori anni della vita, Frida ha saputo risollevarsi, da sola. Lei con al suo fianco la sua inseparabile ombra, fedele, forse l’unica.

By fridalaloka.com 

Tua.
31 maggio, 2022

Le cose belle da ricordare, di Frida La Loka

Le cose belle da ricordare

Come previsto, Palazzo Roverella ci aspettava con la mostra di Kandinskij. Emozioni travolgenti, quantità di lavori, dalle pitture, ai libri, alla musica, già, perché, questo magnifico pittore ci ha lasciato una eredità immensa!

Intreccio di una radice molto stretta che lo lega fortemente alla sua terra d’origine. Dicevo intreccio di capolavori che senza l’approfondimento sulla metafisica, matematica, musica, non sarebbe possibile riprodurre graficamente. 

By fridalaloka.com 

SUL PASSO D’UN DINOSAURO, di Silvia De Angelis

SUL PASSO D’UN DINOSAURO

Non più filtri

nè impatti nebbiosi

sull’appiglio d’un cosmo incisivo.

Dalle viscere umanoidi aggressivi

lacerano la logica del palcoscenico

arida scia di spettrali consumi.

Decadono l’orgoglio e il suono della natura

stuprata di vezzi e candore

su appetibili malie di virus

nel cammino in bilico

su passo d’un dinosauro

@Silvia De Angelis 

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/sul-passo-dun-dinosauro.html

S T O R M I, di Silvia De Angelis

S T O R M I

Esternazione d’un volo in simbiosi

nell’accuratezza d’una pacata geometria.

Scandisce perfette metriche d’equilibrio

al di fuori d’una scommessa disomogenea.

Incastri preziosi

impaginati nella rotta complessa

e impeto di mete inesplorate

nella concreta sintesi d’una falsariga

vibrante oltre la schiuma del mare

alfabeto ondoso nel flash della retina

@Silvia De Angelis 2021

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/s-t-o-r-m-i.html

TRACCE DI MEMORIA, di Silvia De Angelis

TRACCE DI MEMORIA

avvolge un fascio di luce

quel residuo di tenebra

restia dissolversi nei suoi confini

ove premono rimbalzi di nebbia

(dense colorazioni d’effimera filigrana che si flettono)

si rincorrono silenzi nei tornanti deserti ove

s’intravedono virtuosismi d’ombre e penombre

accarezzati da sfumature controluce 

in bilico su un frastuono di sguardi…

dipanano inverosimili mappe frastagliate

nell’asimmetrica scenografia

che inganna tracce di labile memoria

nell’appuntamento irriguardoso con sè stessi…

@Silvia De Angelis 2011

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/tracce-di-memoria.html

IRREALE OBIETTIVITA’, di Silvia De Angelis

IRREALE OBIETTIVITA’

Idiomi, scommesse e deterrenze

su palcoscenico di media

nell’oltraggio a semine d’eventi.

Riciclati su ringhiere d’opposte arcate

mietono “fictions” 

su tachicardia d’aorta

in collisione con realtà basculanti

su confini accesi in trampoli di luna

ostentando irreale obiettività

@Silvia De Angelis 2022

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/irreale-obiettivita.html

O R A, di Silvia De Angelis

O R A

Mordere l’attimo

sorteggiarne

l’intrinseco significato

Bicchiere pieno

retrogusto intrigante 

Avvolgente notturno

rito

portatore di nuova luce

Slancio

di corpo eretto

orbitante dal perimetro

lancia 

il futuro tempo 

Un pensiero intermittente

invade il marciapiedi

d’un cangiante riflesso 

Dono del presente

irrinunciabile presupposto

@Silvia De Angelis 2010

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/o-r-a.html

SONORITA’ NELLA BRUMA, di Silvia De Angelis

SONORITA’ NELLA BRUMA

suggestiona quel torpore ovattato e avvolgente di bruma…

sembra coagulare ascolti allusivi indefiniti

dispersi in sillabe confuse fuori tempo

si sofferma la coscienza su strati d’emotività

delineanti sagome di vissuto sbiadito

trafitto tra le nubi

rincorrono supremazie di luna inascoltata

nel suo karma d’amore melanconico e incompreso

mentre si disperde in un salto artificioso

marcato dalla sonorità d’un cupo silenzio

@Silvia De Angelis 

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/sonorita-nella-bruma.html

Lucia Triolo: non fateci caso

non fateci caso
abitare il pericolo è
come bere un bicchiere d’acqua colorato
da tua sorella su un quaderno
allunghi la mano
afferri un ponte volante
…il resto non sai

nella pagina dopo
si gonfia un galleggiante
è bucato 
ma sei ancora vivo
tua sorella guarda verso di te
nuota rivelando la 
rapidità di cambiamento tra i soggetti:
un vedersi guardare

una storia appare e scompare
è sempre una storia da raccontare

Risus abundat, di Rosalba Di Giacomo

Risus abundat, di Rosalba Di Giacomo

Risus abundat

Com’era bella la mia terra 

colorata di venti e di ginestre 

di mandorli e di sole

con tanta luce tremolante all’afa e alla calura. 

Al canto delle cicale scricchiolava il mais;

d’oro ondeggiava il grano 

per abbagliare il sole.

Tegole rosse a ricoprire i tetti di bianche case

con timide finestre sempre fiorite. 

Almeno un nespolo per ogni casa 

ed un grande gelso assai frondoso 

per donare ombra 

ad un breve diurno riposo. 

Accogliente, assai generoso,

con timidi e dolci frutti penzolanti 

fra grossi rami e foglie, il gelso,

ci ospitava anche a sera quando, 

dopo il Rosario, un po’ di fresco si coglieva

sotto il suo manto. 

Più alacre delle cicale,

il grillo dispiegava il suo logorante canto.

Ed io ascoltavo.

C’era sempre qualche racconto.

E il gelso ascoltava e tutti i segreti custodiva. 

In verità, poche storie erano belle e liete.

Era il tempo che si rideva con parsimonia.

“Risus abundat in ore stultorum”

Vita segnata senza nemmeno una risata. 

Quanto quel gelso con noi avrà patito,

mi chiedo, ora che quegli alberi

dalla mia terra sono spariti.

Eliminati dall’uomo ingrato. Tagliati. 

Erano, allora, gli anni addolciti 

dalla tenerezza di mia nonna,

anni in cui ogni ombra temevo

e mi rifugiavo sotto la sua gonna.

Rosalba Di Giacomo

Festival PIAF 2022… Arti e Sculture dal mondo

Elena Felicia Cimpian insegna  alla Facoltà di Lettere come  docente universitario di ruolo ,  presso la Facoltà di Arti Visive dell’Università di Oradea, è laureata   presso la Facoltà Ioan Andreescu di Cluj-Napoca con  Master in Oradea e con
Dottore in Arti Visive  a Bucarest.         
Partecipa a numerose  mostre,:
Esposizioni Internazionali, Esposizioni Nazionali , Provinciali e  Collettive,  realizzando   23 mostre personali (nazionali ed Internazionali.)
                          Entrando nei particolari
Attività artistica svolta in: pittura, grafica e tessile, ricevendo diplomi,  premi, rì presente  in oltre 150 cataloghi con colori esposti in Romania e  altri  paesi, tra cui la  PR Moldova, Ungheria, Polonia, Ucraina, Jugoslavia, Bulgaria, Serbia, Slovenia, Slovacchia, Italia, Francia, Bruxelles.
E’ presente  nell’Enciclopedia degli artisti rumeni contemporanei nel Centenario delle donne nell’arte rumena-
Partecipa a conferenze, Simposi nazionali e internazionali, campi creativi, plastici in Romania e all’estero.

👇
https://www.youtube.com/watch?v=mVAkH56bKME&t=779s



Panorama International Arts Festival 2022: SCADENZA ESTESA!
Tenendo conto delle richieste che stiamo ricevendo da artisti di tutto il mondo, abbiamo deciso di estendere l’ultima data di presentazione delle opere al 30 giugno 2022. Ci auguriamo che questo aiuti gli artisti ad avere più tempo per completare il loro lavoro.
SU PIAF 2022
Il programma firmato dalla Writers Capital Foundation, che si dedica alla diffusione dei potenti valori dell’umanità attraverso le arti e la letteratura, il Panorama International Arts Festival (PIAF) ha lo scopo principalmente di aiutare lo scambio culturale e di consentire agli artisti di espandere i loro orizzonti di comprensione del mondo.
A differenza di altri festival artistici, PIAF è concepito come santuari artistici in cui i delegati hanno l’opportunità unica di visitare vari luoghi nell’area in cui si svolge il festival e avere un’esperienza approfondita del luogo e della vivacità culturale che riteniamo aiuterà in plasmare il futuro di un artista.
A causa della pandemia, PIAF 2022 si svolge virtualmente, tuttavia è progettato in modo da garantire un maggiore impatto tra i partecipanti.
TEMA: GUERRA E PACE
Dopo il completamento unico di The Sphere Of Freedom (Esposizione di poesia e arte) nel 2021 e dopo aver ottenuto il riconoscimento globale con il PANORAMA International Literature Festival 22, vincitore del record mondiale, come il Festival internazionale di letteratura multilingue più lungo, meglio strutturato e presentato, che unisce le culture in 6 Continenti e unendo più di 60 nazioni in tutto il mondo, torniamo ora con l’annuale Panorama International Arts Festival 22 per illuminare ancora una volta l’umanità; per ispirare le persone verso il sentiero della luce e della pace, lontano dalla violenza e dalle tenebre.
Voltando una nuova pagina dai mali della guerra alle conquiste luminose e miracolose della Pace, abbiamo bisogno che tutti voi stiate al nostro fianco, a sostegno della nostra nobile causa. In un’epoca in cui il nostro pianeta sta soffrendo per la piaga della guerra, noi della WCIF ci dedichiamo più che mai all’instaurazione della PACE in tutto il mondo. Noi, come ferventi umanitari, ci sforziamo per un futuro migliore per tutti noi, soprattutto per le prossime generazioni.
TEMA: GUERRA E PACE
DATA: 1-31 luglio 2022
MODALITÀ: virtuale
Scadenza: 30 GIUGNO 2022
REGISTRAZIONE:
Globale: https://rzp.io/l/piaf2022
India: https://rzp.io/l/PIAFIndia
Unisciti a noi nel grande festival delle arti per il bene dell’umanità!
ESSERE l’ispirazione – ESSERE il cambiamento!
Fondazione del capitale degli scrittori
http://www.writersedition.com
http://www.wcifcentral@gmail.com
arts #piaf #PanoramaFestival2022 #humanity #WritersCapitalFoundation #WCF #athens #painting #sculpture
Panorama International Arts Festival 2022: DEADLINE EXTENDED!
Taking into account the requests we are receiving from artists across the world, we have decided to extend the last date of submission of works to June 30, 2022. We hope that this will help artists to have more time to complete their work.
ABOUT PIAF 2022
The signature programme of the Writers Capital Foundation which is dedicated to spreading the mighty values of humanity through the medium of arts & literature, the Panorama International Arts Festival (PIAF) is intended primarily to help cultural exchange and to enable artists to expand their horizons of understanding of world.
Unlike other arts festivals, PIAF is envisioned as arts sanctuaries where the delegates have a unique opportunity to visit various locations in the area where the festival is being conducted and have an in-depth experience of the place and cultural vividness that we believe will help in moulding the future of an artist.
Due to the pandemic, PIAF 2022 is conducted virtually, however, it is designed in a way it will ensure a greater impact among the participants.
THEME: WAR & PEACE
After the unique completion of The Sphere Of Freedom (Poetry and Arts Exhibition) in 2021 and after having obtained global acknowledgement with World Record Winning PANORAMA International Literature Festival 22 as the longest, best-structured and presented multilingual International Literature Festival, bridging cultures in 6 Continents and uniting more than 60 nations all over the world, we now come back with annual Panorama International Arts Festival 22 in order to enlighten humanity once more; to inspire people towards the path of light and peace, away from violence and darkness.
Turning a new page from the evils of war to the bright and miraculous achievements of Peace, we need all of you to stand by our side, in support of our noble cause. In an era when our planet is suffering from the plague of war, we at WCIF are more than ever dedicating ourselves to the establishment of PEACE worldwide.
We as ardent humanitarians strive for a better future for us all, most of all for the next generations.
THEME: WAR & PEACE
DATE: 1-31 July 2022
MODE: Virtual
Deadline: JUNE 30, 2022
REGISTRATION:
Global: https://rzp.io/l/piaf2022
India: https://rzp.io/l/PIAFIndia
Join us in the grand festival of Arts for the sake of humanity!
BE the Inspiration – BE the Change!
Team Writers Capital
Presidente Preeth Nambiar
Segretaria Generale Irene Doura-Kavadia
Coordinatrice Globale Silla Maria Campanini
Coordinatrice Italia Elisa Mascia

ANCORA MALAKOS, di Rebecca Lena

ANCORA MALAKOS

 · di Rebecca Lena · in lettere. ·

Dovreste immaginare una voce che non sia audace, ma querula e mediosa. Che non porti tuoni di apocalisse, ma brevi schiume confuse nell’alba di un bosco. Aghi di pino d’un tratto e qualche indugio di frascame che si infrange sulla gola come a trattenerla dal pronunciare parole troppo maestose, che probabilmente non ha mai voluto. È una voce che non si ascolta, talmente sublimata nel rumore di fondo dell’universo fuso che pare intermittenza erronea, irraggiunta, trascurabile. 

Quella voce è anche non-storia: che non compiaccia neanche un po’, e rimanga il fastidio vuoto di azioni non concluse o di personaggi non conclusi, o di tutto ciò che è pretesa incompleta. Non esiste completezza nella scrittura che sostiene questa voce, ma solo asimmetria pendula e sfrangiata, sparsa nei cocci qua e là, con pretese di incipit eterni che forse descrivono meglio l’andare di chi vive nell’irrealtà confortevole. 

Quella era la voce di A. Questa è anche la mia voce.

Mi sovviene il Tempòre, oggi, dal nulla. A, ricordi questa parola? L’unione di tempo e tepore che ci turbinava i sensi quando non osavo immaginare il tuo viso. Quando ero convinta che fossi uno spirito evaso dalla mia mente, il genio della piccola luna degenerata nel mio ombelico perlifero. E il piccolo rettile accanto al suo uovo, nato e impaziente, che la sera ci osservava fondere gli occhi dentro allo specchio degli schermi. Ti muoio, dicevi, mentre le nostre caviglie erano estremo l’uno dell’altra legate da un filo lungo oltre tremila chilometri. Ti proteggevo dal liquefarsi della paura nella notte lasciando schiudere l’alba senza rumore; tu mi proteggevi dal solidificare dell’argilla sopra la mia pelle, perché rimanessi molle, tua Malakos, mollusco malleabile incline all’ossessione sublime e alla pazzia. 

Psicosi mia del buio, non ti trovavo allora, ma era nell’assenza che riempivo cuore e polmoni. Conservo ancora quelle parole e sono una marea immag(i)nifica d’incisione, di sibili sulla pelle trasparente; vorrei destrutturare ancora, denarrare di più.

Dolce peso dell’insonnia, c’era un bicchiere d’inchiostro che ingoiavo per non avere nostalgia di quando, addormentati, nessuna carne poteva separarci. Eppure inevitabilmente svenivo, svenivi anche tu dopo poco e ad ogni risveglio eravamo scambiati, io uomo, tu donna, tremila chilometri di parole scritte sul materasso, tu nel mio letto, io nel tuo, Kāfir della realtà stessa. 

Giuro, potrei graffiare l’involucro vitreo del mondo opacizzando così tanto la superficie che una sinestesia inarrestabile regnerebbe furibonda sulla confusione delle cose. Ma adesso è tardi, lo so, non siamo più quel grumo di fumo fra i binari. Siamo saldi, e deformati dalla malattia irreversibile del corpo che vive.

Anche se non vuoi – perché mi reputi un’impostora, proprio come te – e anche se non voglio io – perché ti reputo un idiota superbo inabile alla vita, esattamente come sono io – accadrà: di nuovo. Quando, dischiusi dentro una pelle squamosa di foglie e di ossa, avremo bisogno di un posto in cui nessuno possa disturbarci – ancora e ancora – per lasciar tremare le voci, e l’anarchia di parole e l’egoismo supremo e gli svenimenti e i rinvenimenti che portano il racconto dei sogni. 

Oggi la rivedo, così vicina quella spremura dolce del cranio che genera fiumi. Ti inchiodo alla memoria.

La morte, che tu lo voglia o no, è solo un breve attimo di distrazione, un momento di sospensione necessaria per riprendere fiato e ricominciare tutto da capo. 

Te lo dico, sussurro al tuo orecchio con odio lieve: riscriveremo quella voce – pur non ricordando nulla – con le stesse parole; interromperemo, ricominceremo di nuovo, senza conclusione, alternando gli involucri, io donna, tu uomo, finché ogni incipit errante sarà libero di gravitare su questa terra.

“Racconti della Controra” è disponibile su:
Amazon     ||    IBS     ||     Feltrinelli

https://raccontidellacontrora.com/

SEDIMENTI, di Rebecca Lena

SEDIMENTI

 · di Rebecca Lena · in Racconti. ·

Fuggo per mantenere insieme le cose.

Giungo in città, dopo tanto, è vertigine lungo i muri secchi. L’acqua opaca del fiume che giace senza consenso, e giacciono i gabbiani sul bordo melmoso. Mi soffermo.

So che mi spii dal buco di un futuro.

Tu che potrei essere io, io che ancora non sono. Ho sentito le mani rabbrividire sul cornicione muschioso e infatti sono circondata da sguardi che non guardano, non ne incrocio neanche uno, incrociandoli: tutto è ricoperto da una patina di nausea. Coppie di occhi sollevate da terra quanto basta per mostrarsi e nessun uomo che mi somigli davvero. Forse perché non so vedermi? So che mi spii, non so dove, dall’alto delle righe dove il tempo si fa spazio bianco per divorare i versi lateralmente; sai, ho paura della poesia, finisce sempre sbriciolata in questo alito improvviso di vuoto (da cui continui a guardarmi). 

Nausea del sole trattenuto più vicino perché è inverno, nausea per la sua bile che proietta sagome e che conduce l’incatarrirsi delle nuvole pastello, forse mi scuoto un po’. Capire, capire come andare, anch’io lombricheggiante, ma senza euforia, nel dissesto edilizio cittadino. Non guardare in alto, piccoli respiri non troppo profondi. Il dio dei lampioni ha forma di lampione, mi disgusta forse l’ergonomia delle cose, l’antropocentrismo dello spazio. Mi disturbo io stessa sopra un marciapiede. Dovrei essere senza peso, sollevata, più vicino al nulla, senza un viso che è visto e che non vedo. Smarginare, immeandrirmi fra i ciottoli levigati dallo stupor, con slittamento detritico delle emozioni. L’asse di inclinazione del mondo perderebbe l’equilibrio e con lui i ponti e gli archi e le colonne in pietra serena. 

Succede ancora, quando mi guardi troppo, il pensiero straripa fuori dalla sintassi, ma mi affretto a ricompormi persona. 

Sono costretta, giorno dopo giorno, a rinchiudere il mio pensiero dentro alla rete di un lessico uniforme, altrimenti non vi sarebbe forma concepibile al sentire-non-sentire della coscienza. Che è inscrivibile o circoscrivibile al pensiero? E creare poi, con le righe, una direzionalità che sia alveo e, con la sintassi, una pendenza che definisca una portata, ragionevole, logica, efficiente. Gocce i lessemi, detriti i verbi, pesci le congiunzioni, li rinchiudo o sono loro a rinchiudere me? Poi alti argini del buon senso, e dislivelli per non alluvionare.

Fuggo nella direzione più confortevole e cioè nella scia di un mondo che si ricompone, forse più mansueto.

Non serve a nulla piantare le dita nel muschio della balaustra, ma il tatto mi convince di essere ricomposta, adesso fuggo nella solidità delle due gambe, sguardo basso, fra i gradini antropo-retti della città, confusa nel rigore distante degli spostamenti, magari ti sfuggo per qualche momento, magari mi nascondo un po’ al vuoto tipografico che divora.

“Racconti della Controra” è disponibile su:
Feltrinelli

https://raccontidellacontrora.com/

ABITO, di Rebecca Lena

ABITO

 · di Rebecca Lena · in Racconti. ·

Pelle, cos’è?

Penso alla pelle ed è subito funghi nel bosco. La vista, l’udito, il tatto vengono meno, come scuciti nel corpo da una pungenza bagnata. Ecco, è proprio frascame, boscaglia fradicia, funghi appena abbottonati al soprabito muschioso, ora che ci penso meglio, è anche peluria fine che trattiene al volo gli uccelli senza che loro possano comprendere come, o fanghiglia nera fra le croste fradice di un tronco che ben mi si concede se avessi ancora le dita. Tutto il bosco spugnoso è un polmone teso in esitazione perenne, pare trattenga il respiro per conservare dentro di sé, se stesso, il più a lungo possibile. Ma è anche singulto simbolico di una penetrazione stabile fra nebbia e muffa, tanto che il pensiero – che ancora, non so come, mi è saldo addosso – si desta, dentro una convinzione: ciò che prima ritenevo contenitore altro non è che contenuto impalpabile, spore. Non esisto, se non in questo. Esitazione umida. Ammuffita. 

Pelle. Penso al moto ondoso che spettina ogni forma del campo visivo. Pare che il mare, nella sua schiuma, catturi certi suoni sconosciuti, li custodisca per molto tempo, secoli, o minuti, per poi restituirli alla battigia in modo del tutto casuale, quando nessuno se lo aspetta. Specialmente di notte, e all’alba, vomita, travolge le spalle e le percuote di paura; le costringe a voltarsi, ma poi nulla, niente di niente, solo respiri e la schiuma.  Si sente giá – credo in fondo al cielo – un alito caldo di coperta che si spoglia. Sono pur sempre un uovo nelle mani di qualcuno che non vedo (che sta laggiù, oltre l’orizzonte marino). A quel punto forse, nel plauso di costui che omaggia la notte che muore, mi schiuderei in alba liquida e, colando, sul mare, amerei.

Pelle. Penso alla cristallizzazione infinitesima nella polvere d’ossa. Qui il moto ondoso delle dune induce alla calma del vento, e all’attesa epifanica. Accade qualcosa? Ma non un gesto atmosferico, né una sillaba dal sole. L’indugio che è aridità sottile, è sabbia.

Adesso capisco, che la pelle non è pelle, la pelle non è involucro, ma è occhi. É contemplazione quieta di una remora del tempo e non di una stagione. Mi chiedo soltanto, nell’attesa di un’ espirazione che concluda il mondo, sono dunque io, che proietto sulla natura, oppure è lei – la natura – che indossa la mia pelle e veste il mio sentire?

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https://raccontidellacontrora.com

A TU PER TU – INTERVISTA, di Rebecca Lena

A TU PER TU – INTERVISTA

 · di Rebecca Lena · in interviste. ·

Grazie Ivano dello spazio e del tempo che mi hai concesso.

Ecco un’intervista che parla soprattutto  di voi.

DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario

“Amo la frammentarietà delle forme brevi, libere di cambiare direzione in qualsiasi momento, di saltare un po’ovunque nello spazio e nel tempo etereo, fuoriuscire in modo lento e magmatico, oppure esplodere viscosamente in blocchi, lapilli e ceneri”, scrive Rebecca Lena in una delle risposte all’intervista.
Il titolo del suo libro è Racconti della Controra, e nella definizione non c’è solo un’indicazione cronologica. C’è una presa di posizione, una collocazione spazio-temporale, un modo di osservare il mondo e se stessa in relazione ad esso. La questione non è solo essere “contro” (sarebbe troppo agevole e forse inutile).  Consiste piuttosto nell’andare verso il mondo esterno senza snaturarsi. È una maniera di dirsi, di raccontare quella parte di sé che altrimenti resterebbe muta. I racconti del libro nascono dal blog dell’autrice, molto curato, attento anche all’importanza della dimensione iconografica. L’espressione di Rebecca Lena è ampia, a tutto tondo, e soprattutto è frutto…

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FORI SULLA MEMBRANA, di Rebecca Lena

FORI SULLA MEMBRANA

 · di Rebecca Lena · in Racconti. ·

Lei se n’è andata e mi coglie il grido di tutto ciò che scompare, non solo il dolore del suo divenire assenza, ma il potenziale assenteismo di chiunque. Siamo giunti e partiti al contempo, nati scomparsi, da sempre. Pare che esista un sigillo di garanzia impresso sul polmone del primo respiro. E quel marchio pulsa lungo tutto l’arco dell’esistere con una vitalità abbacinante, ma invisibile. 

Pioviggino sul mio corpo scrivendo traiettorie con le gocce in picchiata, crocifiggere le parole forse ci aiuta a pettinare il sentire, a sbrogliarlo di tutti i nodi. Le righe dritte precipitano da sé, guarda, orizzontalmente.  Anche il tempo è un precipizio. Eppure credo nella dolcezza dell’inquietudine, che non è attività inquieta, ma incomprensibile e tesa ricerca dell’immoto. Tutto muove, niente vive l’immobilità e dunque l’immobilità esiste solo nell’immaginazione di un’assenza di mobilità. Desiderio irraggiungibile quando si esiste dentro ad un cosmo.  

La morte, che non può essere realmente vissuta, magari è solo un modo di vivere, finalmente, l’immobilità del fondo. Là, ora lei giace immobile, dopo aver corso fino allo stremo. Qui, piove. Piovono tutti. E si dipana il fischio terribile di una membrana bucata.  Il mondo si sgonfia a poco a poco.

A Daniela. Quattrocentista, mezzofondista azzurra, poetessa.

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Ad occhi chiusi, ascoltami, di Rosalba Di Giacomo

Ad occhi chiusi, ascoltami, di Rosalba Di Giacomo

Ad occhi chiusi, ascoltami,

mi ritroverai 

dentro di te,

nei tuoi ricordi. 

Lascia che sia il silenzio.

Lascia che sia  

un tanto di noi.

Lascia che nulla 

possa interagire con il sogno. 

Il silenzio parla sempre 

con mille voci, 

è un manto che ci avvolge 

con spire di realtà e sogni. 

Tutto si intreccia 

e, in quell’intricato nodo,

io rimango. 

Nulla potrà districarmi 

da quel che è stato 

come nulla potrà 

restituirci i sogni del passato. 

Ad occhi chiusi, ascoltami.

Rosalba Di Giacomo

Scivola tra le dita, di Antonio Meola

Scivola tra le dita, di Antonio Meola

Scivola via 

Scivola tra le dita

come granelli di sabbia

che il vento

poi si porta via

chissà poi dove.

È il tuo tempo,

i tuoi attimi di vita,

i tuoi successi ,

ogni tuo dolore,

i tuoi amori

e la tua solitudine.

Si perdono nell’oblio

tutti i tuoi sorrisi,

ogni tua lacrima,

tutti i tuoi anni

che di te hanno fatto

quel che adesso sei.

Senza tregua,

senza mai fermarsi ,

la tua vita

ha visto passare,

ogni tua emozione 

ha sentito plasmarti

e adesso,

ancora va

dandoti l’impressione

di correre ancora più veloce

mentre tu

vorresti fermarlo

per assaporare di più

ogni attimo che passa,

ogni respiro che guadagni,

ogni battito di cuore

che ancora 

ti porta amore.

Il tempo

scivola via

portato dal destino 

che chissà 

cosa ancora

ti riserverà. 

Melanto 

( Antonio Meola )

poeta da quattro soldi 

foto presa dal web