Ci siamo quasi

“Per avere successo, non è sufficiente prevedere, dobbiamo anche imparare ad improvvisare”
Isaac Asimov

Attesa
Sembra proprio che il gran giorno sia arrivato.
Molto presto siederò ad un tavolo vero, di fronte a persone in carne ed ossa e avrò tra le mani carte da gioco reali.
Questa passione per il bridge è nata in pandemia, quando un lock down di quasi tre mesi ha chiuso il mio negozio e mi sono trovata per la prima volta forzatamente a casa sballando tutto il mio quotidiano. L’amico, che poi si è tramutato nel mio socio esclusivo, mi aveva parlato diverse volte del bridge decantandomene le virtù, ma io non avendo particolare passione per i giochi di carte avevo sempre sorvolato sul discorso. Chiusa in casa, al culmine della noia dovuta all’inattività, l’ho invitato ad accennarmi qualcosa..
Da quel momento il bridge è stata una valanga che mi ha travolto e senza arrestarsi, continua la sua corsa diventando sempre più grande.
Per diversi motivi però la mia esperienza si limita a lezioni e gioco online. Comodissimo e di grande impatto, questa modalità mi ha senz’altro permesso di bruciare le tappe e di dedicare tempo allo studio e all’esperienza di gioco in modo più assiduo, rispetto a quanto avrei potuto fare esclusivamente in presenza.
Detto tutto ciò, io sono per la vita vera e ho sempre aspettato con ansia il momento di concretizzare ad un tavolo tutto ciò che ho praticato solo virtualmente.
Eccoci quindi ad oggi.
Ho finalmente un appuntamento.
La situazione mi fa sorridere, perché mi è venuto in mente il paragone con quanti si conoscono sui social oppure nei siti di incontri. Non essendo mai stata attirata da questo modo di approcciarsi, anche se non ho mai criticato quelli che lo trovano coinvolgente, sono sempre stata molto distaccata nei confronti di queste situazioni.
Avendo la propensione alla vita sociale dell’orso bruno, ma dovendo condurre una vita in comunità come il pinguino imperatore, non riuscivo a trovare una motivazione valida per impiegare tempo a conoscere qualcuno, senza un criterio preciso, solo sulla scorta di informazioni di un ipotetico profilo virtuale. Rischiando che, nel momento della resa dei conti, quando l’incontro diventa reale, si riveli una delusione galattica. Il pericolo di dovermi sorbire ore, gomito a gomito, con qualcuno che magari dopo dieci minuti spedirei in Malesia impacchettato come un cartone Amazon, mi toglie ogni attrattiva nei confronti di questo modo di interagire.
Stasera alla vigilia del mio incontro di bridge in presenza, invece ho capito!
Posso continuare tranquillamente la mia vita affettiva da orso solitario. Ognuno sarà guidato dalle proprie passioni e dalle proprie curiosità utilizzando i mezzi e i modi che gli sono più congeniali. Non ha senso essere rigidi e avere prese di posizioni tassative nei confronti di nessuna situazione. Anche perché come diceva sempre la mia nonna “La meraviglia si attacca”. In effetti ogni volta che mi sono fatta meraviglia di qualcosa, negli anni ho fatto molto di peggio!
Che gli incontri e le esperienze siano stati poi una bell’idea oppure no è un’altra storia. L’importante è l’adrenalina e la speranza che si vive nell’attesa che si realizzino.
Quindi è ufficiale, ho saltato da un pezzo senza accorgermene la barricata e faccio parte degli internauti che hanno mescolato il virtuale al reale.
Ma come la mettiamo con la mia ansia reale della vita reale? Rendetevi conto che sminuire le questioni non è di nessun aiuto. Io vorrei consigli chiari, attuabili, tangibili!
E se mi cadono tutte le carte?
E se non sono più capace di giocare? Dovendomi anche concentrare su quegli aspetti pratici che il programma virtuale ti risolve, riuscirò a fare i ragionamenti necessari?
E se faccio incazzare il mio socio?
E se scopro che tutto il tempo e l’impegno che ho messo in questi due anni sono stati buttati e ora devo ricominciare daccapo?
E se mi tremano le mani? Sono una vecchia carampana, che figura ci faccio se mi tremano le mani come ad uno scolaro davanti al preside?
Chi ha già vissuto le esperienze che noi affrontiamo per la prima volta, spesso non capisce chi, dall’altra parte, esce dal guscio e deve affrontare situazioni che per lui risultano consolidate e a volte addirittura banali.
Il pulcino è un pollo e lo rimane dentro o fuori dal guscio. Ma fuori deve cavarsela e affrontare quello che lo aspetta. Senza nulla togliere all’intelligenza dei polli però dubito che i pulcini si facciano tutte queste pensate. Noi (io almeno in abbondanza), quando mi affaccio in qualcosa di nuovo in cui potrei fallire, mi sento tantissimo sotto pressione e per non cedere alla tentazione di rinunciare all’impresa per non correre il rischio del fallimento, devo trovare il coraggio di Leonida alle Termopili.
Dopotutto aderire a siti di incontri, giocare a bridge online oppure partecipare a tutte quelle attività che prima vengono mediate da uno strumento qualsiasi, capisco che è un modo come un altro di andare incontro ad una nostra esigenza di qualsiasi natura avendo un jolly nel mazzo (che nel bridge però non esiste.. ) e concedendosi di rompere il ghiaccio in modo più lento.
Mi rimane solo da studiare un piano d’attacco per il mio appuntamento al tavolo verde.
Non potendo contare su di un decolté generoso per distrarre gli avversari, mi toccherà puntare solo sul cervello e visto l’arrivo del caldo, male che vada, se proprio avrò prestazioni di gioco imbarazzanti, ripiegherò usando il ventaglio di carte solo per farmi aria.. Non è un gran piano lo riconosco, ma vi ricordo che sono più brava nell’improvvisazione!
to be continued..
milena bonazzi