Racconti brevi: CHE STRANO SOGNO, Gregorio Asero

Photo by Pixabay on Pexels.com

Racconti brevi: CHE STRANO SOGNO, Gregorio Asero

https://www.facebook.com/groups/855386975014790

CHE STRANO SOGNO

Camminavo in compagnia dei miei pensieri, fu così che non  mi resi conto di essere entrato nel mondo del nulla. Si lo so, son cose che capitano a chi è sbadato, ma io non pensavo di essere distratto, il fatto fu che pensavo alla mia donna e così senza accorgermene l’ho calpestata.

Ed ecco, nel mentre gli passavo di sopra, sentii come un lungo lamento scendere dal cielo. Dallo spavento smisi di pensare, lasciando cadere a terra il mio orgoglio. Quello che fu strano, fu che la mia donna mi guardava in silenzio e teneva le labbra come una smorfia di riso. Allora mi chinai a sfiorarle il viso, mentre lei mi guardava.

«Che fai!» esclamò impaurita.

«Niente, stavo solo pensando, quando inciampai sul tuo cadavere» gli risposi.

Allora la paura cominciò ad attanagliarmi il cervello, per scendere piano piano in fondo al mio cuore.

«La paura è un sentimento innato, non fartene pensiero, è il primo dei sentimenti che l’uomo conosce quando viene a far visita a questo mondo» lei mi rispose.

Ed ecco, allora successe una cosa molto strana, lei mi strinse a se e insieme fummo avvolti dalla terra e sparimmo per sempre da questo strano e assurdo mondo. Adesso sono in un altro mondo in un’altra dimensione e credetemi si sta molto meglio, qui non esiste la paura.

.

da ” I MIEI PENSIERI”

di Gregorio Asero

copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Momenti di poesia: LA PITTRICE, di Daniela Patrian

LA PITTRICE, Daniela Patrian

https://www.facebook.com/groups/855386975014790

LA PITTRICE

Nell’inconscio,

la pittrice,

sottopone ad attenta analisi

ogni aspetto presente.

La luce della vita filtra la coscienza,

crea e smuove.

Un deciso colpo di pennello

che scaturisce dal profondo dell’anima,

può spazzare via le nuvole

con colori vivaci,

cernere le tristi giornate

con colori cupi

e poi far tornare la luce

nelle nostre esistenze.

Passi di ricordi

tra le pareti vuote

e le lacrime di chi vivrà in lei.

Daniela Patrian 

Dipinto: copiato dal web,personalizzato Tempere pastelli

BUONGIORNO

GLI OCCHI DELLA ZONA BUIA, di Rebecca Lena 

GLI OCCHI DELLA ZONA BUIA

di Rebecca Lena 

_DSC8991

Perché io non sto, non so stare, ovunque nella normalità. E rifiuto l’intrattenere mellifluo che conforta. “Andrà bene, io sento, lei disse, ama, l’anima, liberi, vivere, vivi!”. Ho il ribrezzo solo a riportarne degli esempi. Smettiamo di insudiciare la bocca, che le mosche vigilano. 

Paura della solitudine? No, anzi mi affanno in ogni angolo della casa per scovarne una nuova manciata. Non esiste la vera solitudine. Neanche adesso che scrivo per nessuno, o per tutti coloro che non leggeranno. La stanza della mia coscienza è un monologo con un solo fievole riflettore puntato sulla mia diafanità, travestita da corpo. Volgo parole al pubblico, ma questo è troppo buio per riflettere alcuna presenza.

Eccola qui, la solitudine. È questa, per me. Il pubblico lì, silenzioso, invisibile, ma c’è. O non c’è? Non mi è dato saperlo, non preclude la performance. È perfetto: tutti e nessuno.

Così funziona l’agire interiore. Non è mai rivolto al nulla, o all’assenza reale, ma è rivolto al buio, vuoto, potenziale presenza di esseri inspiegabili. Seducente e oscuro, il mio pubblico.

………………………………………………………………………………………………………………………

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

L’ORA CANCELLATA, di Rebecca Lena

L’ORA CANCELLATA

 di Rebecca Lena

rebecca lena photography

L’ora non è semplicemente un segmento temporale definito da un certo numero di minuti, ma è anche ora di spazio, luogo etereo del nonsodove. Può accadere infatti di rimanere intrappolati dentro una camera di tempo che non esiste più: proprio come quel grumo di minuti racchiuso nelle ore due di notte che pare sia stato cancellato dal mondo per passare a quello successivo, le tre.

Eppure esiste, non so dove e quando, ma quell’ora scavalcata è una sfera nascosta fra le pareti di questa casa, come un’entità che fatica a credersi viva. È un guizzo querulo che pare agitarsi nel buio, accendere piccoli fuochi fatui attraverso gli schioppi delle dita invisibili, e con questi disegnare curve e confini del proprio corpo (ricercando quella forma che mai gli è appartenuta).

Immateriale, potrebbe scoprirsi, con gemiti d’insofferenza e sgomento quieto; un pezzo di spazio-tempo non ha corpo che nella mistura di vacuità, silenzio e immobilità del sentire.

rebecca lena photography 2

……………………………………………………………………………………………………………….

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

L’INVOLUCRO DI COSCIENZA FUORIUSCITA, di Rebecca Lena

L’INVOLUCRO DI COSCIENZA FUORIUSCITA

di Rebecca Lena 

rebecca-lena

Vedo un corpo, dentro una casa, dentro un pianeta, dentro un limbo di materia. Ogni suo pensiero colpisce le pareti con un tonfo che nessuno può sentire, forse una piccola onda evade, solo una, si dipana nel cosmo e non muore, in nessun luogo. Non ne sono sicura ma credo che qualcuno, in fondo all’universo, per un nanosecondo sia riuscito a carpirla, come se l’avesse sentita infrangersi sulla pelle della sua schiena, aliena, e dentro una schiuma lieve di brividi possa aver raggiunto la sua nuca – scavalcando gli spigoli della colonna – per insinuarsi infine dentro il foro della vertebra principale, l’Atlante, che sorregge il capo e conduce al luogo dei pensieri altrui. 

Le psicospirali dei dubbi, dei desideri, dei turbamenti per ciò che vorremmo ma non possiamo essere, forse se ne vanno, scappano oltre le pareti e talvolta si intrufolano dentro altri gusci per scuoterne i contenuti; per farli vibrare in quella frequenza muta che, fuoriuscendo dalla casa, può unirsi alla nube atmosferica dell’umana incertezza.

Un giorno, affacciandoci alla finestra per l’improvvisa oscurità del cielo, finalmente ne vedremo la consistenza, e forse avrà la forma di un enorme tessuto velino a incarto del mondo, nel suo dubbio, nella sua mania: noosfera soffice di inquietudine.

rebecca lena-2

……………………………………………………………………………………………………………….

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

IL CODICE, di Rebecca Lena

IL CODICE

di Rebecca Lena

2

È una frazione di secondo, abbasso lo sguardo e li scorgo: i solchi sul tavolo. Graffi remoti che formano lettere o numeri. Due nomi di persona qua e là, un 9.14 ripetuto, “qui il…ha dato fastidi di”.

Doveva avere una certa intensità nella calligrafia.

Il tavolo è l’unica cosa che non mi appartiene, l’ho trovato qui, in questa casa. Acero bianco, morbidissimo, con occhi neri che si materializzano un po’ ovunque.  Le parole incise dal precedente inquilino sono un tonfo al cuore. Soprattutto perché non appaiono affatto volontarie, è evidente. Come se il tavolo avesse voluto assorbire certi segreti, ma in modo frammentario; ogni giorno un pezzetto, appena il proprietario vi si fosse soffermato a scribacchiare su fogli provvisori. 

Mi avvicino, naso rasente come una bestia che fiuta, fletto il collo fino a trovare il controluce che rivela le curve. Sono in cerca di senso, indizi forse, necessari alla comprensione di qualcosa, non so bene cosa. “7.45, Sonia D, di una mia“. Non capisco. Scansiono la superficie in ogni angolo e con la testa spingo un bicchiere oltre il borgo, cade a terra frantumandosi.

D’un tratto è il risveglio di un bisbiglio, la voce morta di qualcosa. Alzo lo sguardo e si materializza a pochi centimetri. Mi punta col suo muso arido, osservandomi senza occhi. Ipnosi. Congelo le mie ipotesi e rimango a fissare il suo codice muto. Ritmico ticchettio di legno – acuto, crepitante a tratti – come se digrignasse i denti fino a spaccarli. Sembra durare anni, scrive qualcosa, ma è solo suono. Ascolto fino a renderlo insopportabile; d’un tratto volgo il viso altrove, il discorso è interrotto, si dilegua. Un’eternità deve essermi appena scivolata davanti.

Il tavolo è scuro, macchiato al centro da nuvole di piccoli fori. Ogni buco è una lettera sconosciuta, mi allontano e lascio che il vento improvviso faccia risuonare le sue vocali, tutte insieme. 

Forse parla di tempo e spazio, di morte, e menzogna. Indecifrabile poesia dei tarli.

1

……………………………………………………………………………………………………………….

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

ANATOMIA DEL RISVEGLIO, di Rebecca Lena

ANATOMIA DEL RISVEGLIO

di Rebecca Lena

rebecca lena portrait (3)

Il globo lunare, perfettamente intagliato, è un buco per spiare.

Ho aperto la finestra e due raggi di lampione sono entrati senza chiedere. Due pupille arancio scoppiettano ora sul muro: la casa è sveglia e il suo costato a travi, ben visibile sul soffitto, produce aliti in lentezza e scricchiolii. Mi osserva, proprio adesso mentre ballo a luci spente fra le dieci e le undici di sera, con viva attenzione sui movimenti non armonici che paiono tagliare l’aria al suo interno; in realtà non sa che non lo faccio per intrattenere, ma per liberarmi dei pensieri raggrumati durante il giorno, incastrati negli anfratti interni del corpo dove è impossibile pulire. Li getto a terra con forza, scuotendo braccia e gambe, contorcendo il busto. Loro sbattono sul suolo e si sfaldano come pugni di sabbia. 

Ballare è necessario per interrompere l’acquedotto della mente e ricordarsi del corpo, nell’intorpidimento doloroso che forse sa esprimere senza dire nulla, senza parole. 

Sono una bestia che parla di ritmo e curvilinearità del suono, di alti che distendono e di bassi che ripiegano, che si fa elastica nella dinamica di un intermezzo, esplode nella ripresa e si compone di nuovo, pezzo per pezzo, per ricominciare da capo. Non ci sono parole o figure visive ma estensioni e moto, che fanno amalgama fra aria buia, spazio e carne. 

La casa mi asseconda nel suo petto, si riassembla adattandosi ai miei gesti. Nessuna estetica o volontà. Sopravvivenza piuttosto, il divenire ibrido e libero degli organismi soli.

rebecca lena portrait (2)

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

NUOVI GRUMI DI SENSO GERMOGLIANO NEGLI SPAZI BIANCHI, di Rebecca Lena

NUOVI GRUMI DI SENSO GERMOGLIANO NEGLI SPAZI BIANCHI

 · di Rebecca Lena 

rebecca lena 2 (1)b

Potrei quasi rimanerci per sempre, adesso che l’aria si fa mite. L’alternarsi luce buio, esultanza terrore, quiete nostalgia, è una ruota levigata da una velocità incomprensibile, e non indugia, né si sofferma. Da sempre adagiati al centro, lasciamo che la coscienza centripeta si schieri a raggiera. Che si venga esposti all’euforia e poi oscurati dall’ombra, o si incontri la quiete tramontana e poi si svolti dritti verso la paura, non ci opponiamo io e il mio corpo. Perché ci rinnoviamo. È il connubio e sconfitta, al ciclo atavico dell’esistenza. Nulla al mondo potrebbe interrompere il suo moto perché la ruota stessa è moto.

Tale è il terreno, tale il bioma. 

Pagherei il liquefarsi istantaneo della mia memoria, l’esplosione dei raggi centrifughi, e in quel mare il crogiolarsi dell’ombra fra borborigmi grigi. 

Una sola melodia dentro qualche onda: il giorno non è giorno, la notte non è notte, il mattino non è mattino, il sole non è sole, il vento non è vento, il sonno non è sonno, il muro non è muro, la nascita non è nascita, la porta non è porta, l’acqua non è acqua, la cresta non è cresta, la morte non è morte, il tempo non è tempo, il nome non è nome, la fine non è fine


Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

MANIFESTO, di Rebecca Lena

MANIFESTO

di Rebecca Lena 

lena piante

Non voglio intrattenere, ma guidare in tratte nere. Tutto ciò che dico è verità ricostruita e non finzione che ha origine nella verità. Non posso che sentirmi libera nello smembrare i miei organi come tessuti sfilacciati sul margine di un fiume. È nella frantumazione delle parole che credo di respirare davvero; l’avvicendarsi dei segni – del senso – è condotto dal ritmo e dal profumo condiviso, lungo un sentiero inconscio che talvolta è precluso persino alla mia ragione. Le righe tuttavia non sono flutti della coscienza, piuttosto lucidi voli veritieri e compositivamente rampicanti, come l’edera intorno al busto levigato del tempo presente.

Ma è morte la lunghezza del testo, la storia compiuta, il finale. Perché la fine, se esiste e cara al lettore, è menzogna; non può esistere – per me e per tutti quanti – se non nella mera forma sgretolata, o sbriciolabile. Sono vivi solo gli inizi e le nuove origini o i mille preludi, quasi quanto automi improvvisamente destati che si autoassemblano, si agitano e scoprono il frastuono dell’esistenza quale cigolio stesso dei loro arti. 

È inutile immaginare la fine quando non si può viverla. Così io plasmo, rivelando, poi mi sfaldo di nuovo, ed è sospensione piacevole.

lena piante-2

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com