Il delitto Bennet – Oh my bridge

“Impegnatevi a vivere in pace e a occuparvi delle cose vostre”San Paolo5 Maggio 2022Un giorno, bevendo un caffè con il mio insegnante di bridge, vengo a sapere di un fatto di cronaca, ormai più che datato, a cui spesso si fa riferimento nelle dispute bridgistiche. Il famigerato “delitto Bennet”.Tralasciando i dettagli, che lasceremo approfondire ai più curiosi, tutto si può riassumere con l’uccisione del signor Bennet per mano (armata) della moglie. Nella loro casa, con una coppia di amici, passano la serata giocando a bridge. Durante una mano, a seguito di una licitazione discutibile, il pover’uomo non riesce a mantenere un contratto a 4 picche. Il contratto, con solo 18 punti di entrambi, era in effetti fattibile. La discussione scaturita successivamente, portò le due parti a gesti estremi.Vista la datazione dell’avvenimento (1929), sicuramente non saremo oltremodo colpiti, anzi la vicenda si presterà al sorgere di battute e a sarcasmo che perdurano fino ad oggi.Quello che invece mi ha fatto riflettere è la messa in opera di certe dinamiche anche violente, che ripropone modi di esistere e sviluppi culturali spesso celati.Nel mio piccolissimo tavolo da gioco, ho solo fatto una constatazione, talmente personale che non ha alcuna pretesa di sorta, se non quella di fermarsi un attimo solo a pensare se quanto scrivo può avere un fondamento non solo per me, ma anche per qualcun altro.Ai tavoli esistono coppie consolidate, e coppie occasionali.Molto spesso ovviamente le coppie sono miste, cioè composte da uomo e donna, oppure da gente dello stesso sesso.Il bridge porta sempre scompiglio. Se una mano la si vince si è tutti furbi, se invece c’era la possibilità di fare meglio, la colpa del mancato risultato deve SEMPRE ricadere su qualcuno. Sembra essere fondamentale trovare chi ha osato sbagliare la giocata decisiva, chi dei due ha avuto la grave colpa di aver deciso le sorti negative dell’incontro. Non è pensabile gestire la propria delusione nei meandri della propria mente, dobbiamo subito trovare il capro espiatorio e colpirlo a scudisciate finché non saremo liberi e purificati dalla rabbia.Che gran peccato però che, questo stato d’animo si sviluppi in entrambi i giocatori, ai quali basterebbe molto serenamente pensare a come avrebbero potuto agevolare il compagno, oppure altrettanto serenamente individuare il proprio errore per evitare di commetterlo all’ occasione successiva; molto meglio iniziare una discussione violenta come i gatti in amore che porterà allo stesso risultato. Qualche ciuffo di pelo per terra, quelli rimasti ritti sulla schiena, fino alla mano successiva dove ci si potrà miagolare e soffiare addosso in modo esattamente identico.Qui però ci sono delle differenze di sesso.Uomo Ø Donna:Tra partner consolidati e ugualmente bravi, generalmente ci si insulta in maniera equilibrata, non nel senso che la discussione rimane civile, questo proprio no, ma le accuse e le recriminazioni avvengono sia da una parte che dall’altra in modo uniforme. La grande confidenza livella la discussione.Interessante invece è vedere quando tra due soci di sesso opposto ma ambedue inesperti, gli uomini spesso, si sentano in diritto di usare un eccessiva violenza verbale nei confronti della loro partner. Il più delle volte a prescindere dalla ragione che non è poi detto che abbiano, si arroghino la spettanza di infierire anche su un errore della compagna con una veemenza davvero eccessiva. Le donne dal canto loro in queste situazioni sono troppe volte remissive e passive, come se implicito nel ruolo, ci fosse anche la componente di subire le ire dei soci. Una resa incondizionata alla evidente natura che stabilisce che sia normale che un uomo si possa incazzare e sfogare i suoi istinti, e che le donne debbano assorbire in religiosa mansuetudine le frustrazioni dei loro compagni.Uomo Ø uomo:in questi casi due partner di pari livello si bisticciano come vecchie conoscenze, senza troppa convinzione. Alternando commenti più o meno ragionevoli.Notevole è invece vedere come il giocatore meno preparato, visto in altre situazioni nella parte del leone quando la compagna era di sesso femminile, si dimostra invece remissivo e docile, lasciando il partner più esperto libero di rivolgergli qualsiasi improprio, come se fosse lo scotto da pagare per aver avuto l’onore di sedersi ad un tavolo con lui.Donna Ø donna:eccole nella maggior parte delle occasioni, le pacifiche e sottomesse vessate da compagni uomini, scatenarsi con le improvvisate socie. Esibirsi in risposte al vetriolo e rispondere a tono anche all’osservazione più innocua. Pronte a tirare fuori gli artigli e a colpire la compagna che si azzarda a far notare l’errore più banale e decise a marcare il proprio orgoglio.Senza aver la benché minima pretesa che questa mia osservazione trovi consensi, rifletto ovviamente sulle circostanze da me constatate.Partendo dall’assoluta certezza che lo sbaglio, da qualsiasi parte venga fatto, non ha rimedio. Possiamo anche affermare che, il primo a dispiacersene è senza alcun dubbio colui o colei che lo ha commesso. Devo quindi capire la logica dell’infierire, la necessità spasmodica di rimarcare e certe volte umiliare chi lo ha commesso, quando basterebbe spiegare quale sarebbe stata la mossa più corretta e perché. Tempo impiegato per fare quest’ultima correzione tra i 30 secondi e il minuto e mezzo.Aggiungiamo un paio di minuti di discussione se vogliamo ascoltare il ragionamento che ha indotto l’errore e l’elaborazione della formula corretta nella speranza di non ripeterlo.Ma sarebbe troppo semplice e delicato. Nell’arena dobbiamo vedere il sangue, e non c’è niente di più semplice di scegliersi una vittima più debole, uomo o donna che sia.Allora l’altra domanda che mi faccio è: se le donne sono capaci di essere come faine assatanate con le loro simili, perché di fronte ad una stentorea voce maschile si fanno nella maggioranza dei casi piccole come uccellini? Quale meccanismo scatta nella testa di noi donne che ci obbliga ad abbassare la testa e ad essere remissive e apatiche? Evidentemente la risposta è implicita nella nostra natura e nei retaggi culturali di centinaia d’anni.La signora Bennet, che giocava assai meglio del marito, dopo averlo canzonato ed insultato per la sconfitta subita a causa della maniera errata di lui nel giocare la mano incriminata, ha visto crescere la lite finché Jhon Bennet si avvicinò e iniziò a scrollarla per le spalle. Lei non cedette ma continuò a ripetere “nobody but a bum would hit a woman” (nessuno tranne un barbone picchierebbe una donna).Per farla breve quando lui fece per andarsene, lei prese la rivoltella dalla camera e gli sparò.Decisamente troppo drastica la signora Myrtle Bennet.Ma nell’animo delle quiete fanciulle che ho osservato, che si sorbiscono tutte le male parole che i compagni le rivolgono, si agitano sentimenti di ribellione a questo trattamento? Oppure c’è una pace interiore come se fossero monache buddiste? Si decide di non replicare alle provocazioni per mille ragioni, per educazione, debolezza, perché spesso le parole giuste non scaturiscono a comando nel momento opportuno. In un mondo migliore, molto lontano da quello in cui viviamo ora, la gente che si rispetta, discute i convincimenti e gli errori dell’altro vicendevolmente, creando situazioni in cui ognuno è a proprio agio nell’esprimere le proprie idee e punti di vista. Lo so è utopia.Nel frattempo se questo non si può avere nella vita, ne tantomeno al tavolo, ci sono Jhon e Mirtle.Sbagliare è un diritto, essere rispettati anche.milena bonazzi

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