“La solitudine di chi resta”. L’abbandono e la sessualità femminile senza censure. Miriam Vanessa Gagino

“La solitudine di chi resta”. L’abbandono e la sessualità femminile senza censure

Date: 5 aprile 2022Author: alessandria today0 Commenti— Modifica

“La solitudine di chi resta”. 

L’abbandono e la sessualità femminile senza censure

Il tumulto interiore di chi viene abbandonato ma anche la sessualità femminile, quella più scomoda, come tentativo di conforto, sono le tematiche principali della raccolta di versi “La solitudine di chi resta”, scritta, senza censure, in maniera cruda e volutamente provocatoria, dalla giovane Miriam Vanessa Gagino, non solo scrittrice ma anche attrice. L’opera è stata pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. «Trovo affascinante – spiega l’autrice che vive a Roma – il percorso emotivo e psicologico di un essere umano che viene abbandonato. Colui che viene lasciato e, quindi, colui che resta è forzato a mutare e lo fa controvoglia e anche goffamente. Navigare le acque torbide della solitudine piene di errori e di scoperte è quello che più mi interessa. Ci vuole coraggio per restare, soprattutto quando non hai fatto altro che scappare un’intera vita».

«Nel nome stesso della poeta – scrive Cosimo Damiano Damato nella Prefazione – tutto il presagio della sua poetica. Miriam è il nome ebraico della madre di Cristo, una ragazza su cui grava tutta la sofferenza del mondo, il suo corpo violato per una vocazione non richiesta, la condanna di una sofferenza senza fine, lo strappo di un figlio di carne e ossa che profuma ancora di latte. Vanessa, nessun etimo, nessuna maternità greca, ma puro inchiostro, parto cesareo del gioco di uno scrittore di Dublino, nessuna santa da festeggiare per questo Miriam Vanessa può riscrivere la linea della sua vita in quel palmo sinistro dove una farfalla bagnata balla una taranta cieca con un’ala sola». 

Una raccolta di pensieri intensi, radicati, non di chi abbandona, ma di chi viene abbandonato. Di chi rimane solo con la sua solitudine, tra gli altri che vagano nella solitudine. Di chi vagabonda nel suo dolore, ma cerca un appiglio. Di chi viene spogliato nel corpo e nell’anima.

«Il libro – racconta l’autrice, appassionata di racconti brevi e saggistica, per lo più di natura sociale e femminista – nasce dall’urgenza di raccontare il viaggio di una donna nella depressione alla ricerca di bocche e orgasmi per trovar finalmente pace. La così scomoda sessualità femminile, poco discussa e sempre giudicata, la troviamo qui in versi e, mentre Bukowski passando di letto in letto ne ha fatto una carriera letteraria, una donna che si comporta nello stesso modo viene etichettata come ambigua».

L’ambiguità delle donne nei momenti di disperazione e solitudine perché mai dovrebbe essere silenziata e censurata? Questa domanda pervade l’intera opera, caratterizzata da componimenti scarni e anche violenti, mai ambigui ma, al contrario, disarmanti nella loro realtà. «Non mi reputo una persona di grande immaginazione – afferma, a tal riguardo, la scrittrice -. Scrivo quello che conosco. Spesso, gioco con i miei amici dicendo che è fin troppo chiaro, per chi mi conosce, a chi o a cosa sto facendo riferimento. Non ho paura di mettermi a nudo. Ecco, quello non mi spaventa affatto». 

Una donna abbandonata, alle prese con la sua solitudine. «La ricetta che ho voluto utilizzare – è  un connubio di onestà e lingua tagliente, addirittura lasciando nomi di persone reali nei miei componimenti, quasi a volermi liberare del fardello dell’ambiguità e normalizzare il mio viaggio».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

“Luci di Poesia”. Una tavolozza dell’umanità che illumina l’anima. Filomena Compagno

“Luci di Poesia”. Una tavolozza dell’umanità che illumina l’anima

«La Poesia è fonte perenne di luce con la sua funzione lirica e catartica. Si può anche tacere al momento di una tragedia perché si è quasi paralizzati davanti al dramma e alla morte ma, in un secondo momento, con la Poesia si riesce ad esprimere anche il dolore con una delicatezza di toni che solo essa può raggiungere». Con queste parole, autrice di Terracina (in provincia di Latina) e insegnante di Francese, descrive la sua raccolta di liriche che spiega, così, anche il titolo “Luci di Poesia”. L’opera è pubblicata nella raccolta “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. «Questi versi – scrive Alessandro Quasimodo nella Prefazione – caratterizzati dalle rime colore-dolore, dall’antitesi tra ricca tavolozza e cupa atmosfera, dalla sinestesia nero del silenzio, rappresentano il nucleo della poetica di Filomena Compagno. Una sezione del libro, soprattutto, sottolinea la molteplicità delle sfumature d’amore. Si passa dalla passione reciproca, alla indifferenza e, subito dopo, all’allontanamento. L’autrice, inoltre, non tratta temi solo di carattere lirico, ma dedica spazio alle tragedie collettive: l’attentato alle Torri Gemelle, al teatro Bataclan, a terremoti e naufragi».

La raccolta è suddivisa in quattro sezioni, precedute da un testo introduttivo sul valore infinito della Poesia. Come si legge nella Presentazione, la prima sezione è dedicata all’Amore in tutte le sue sfumature: il romanticismo, la fedeltà, l’assenza, il perdono, il dolore per il sentimento non ricambiato o per la fine di un rapporto. Seguono alcune poesie su Parigi con testo francese a fronte, ora brevi ora più articolate, ma sempre tinte d’intensità e talvolta drammatiche. «Ho deciso di presentare anche in francese le poesie dedicate a Parigi per la grande passione che provo verso questa lingua così dolce, ricca ed elegante, e verso una città che considero letteralmente magica». Poi, le emozioni si accendono nei ricordi d’infanzia, al cospetto della natura, sempre pronta a sorprenderci con la sua bellezza solitaria.

Chiude il volume la sezione dedicata alle tragedie umane e ambientali con un orizzonte di speranza che sconfina nel firmamento. «La realtà e la mia professione di docente di lingua francese – spiega l’autrice – incidono molto nella scrittura. Sono convinta che ogni poeta debba trovare ispirazione nella realtà, ma che debba altresì trasporla in una dimensione irreale e universale, così da renderla fruibile a chiunque e da farla diventare senza tempo e senza uno spazio preciso». E Parigi, città dalle mille sfaccettature liriche e romantiche, rappresenta uno degli argomenti ispiratori dei suoi versi, insieme all’amore, con tutte le sue sfumature perché costituisce l’essenza di ogni essere umano. Ma anche, «le emozioni che ci regalano la natura, in particolare le stelle, e le luci della città; le tragedie umane, ma sempre con un orizzonte di speranza». 

Un linguaggio delicato e facilmente fruibile dal lettore, per esprimere i componimenti, arricchito da scelte lessicali e figure retoriche, anche quando le tematiche sono forti. «Mi è sempre piaciuto leggere e scrivere – racconta la Compagno – ma è solo nell’ultimo decennio che ho deciso di dedicarmi alla scrittura in modo più strutturato. Ho iniziato con qualche poesia ogni tanto, quando l’ispirazione era più forte e poi, anche a seguito dell’incoraggiamento di alcune persone a me care e dei diversi riconoscimenti ottenuti in alcuni concorsi letterari, ho deciso di continuare a scrivere in modo più costante e su più fronti: poesia, saggistica e narrativa».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

“Liriche da Castelvecchio”. La poesia che nasce dal “nido” di Pascoli. Matilde Estensi

“Liriche da Castelvecchio”. La poesia che nasce dal “nido” di Pascoli

Immaginiamo di rivivere i luoghi di Giovanni Pascoli, quelli in cui il celebre poeta costruì il suo “nido” con la sorella Mariù, e di farlo proprio attraverso la poesia, con le “Liriche da Castelvecchio” di Matilde Estensi, edito da Aletti, nella collana “I Diamanti”. La poetessa, insegnante, ma anche pittrice, vive a Barga (in provincia di Lucca), a pochi chilometri dalla frazione di Castelvecchio Pascoli, in cui il poeta del “Fanciullino” soggiornò a lungo costruendo “quel nido che protegge dal mondo”.

L’autrice, spesso, ha visitato la casa di Pascoli, pregna di poesia e di “piccole e pur grandi cose”. Qui le emozioni palpitano una ad una. Diventano ricordi, dolori, ma anche calma e serenità con il profumo dei fiori e un alito di vento. «Nel giardino di casa Pascoli – racconta Matilde Estensi – si respira un’aria di poesia. La copertina stessa del libro, che ha come immagine la porta d’ingresso della casa del poeta, indica l’ingresso nel mondo della poesia ed il viaggio stesso della poesia verso nuove persone e territori».

“Liriche da Castelvecchio” è un omaggio a Pascoli, a Castelvecchio Pascoli, alla Valle del Serchio, definita dal poeta stesso “la Valle del buono e del bello”. E’ un’opera che – scrive Alfredo Rapetti Mogol, figlio del noto paroliere, nella sua Prefazione – «si legge come una specie di piccolo Vangelo quotidiano che, pagina dopo pagina, ci monda dai peccati e ci riallinea con il nostro più intimo battito del cuore». E’ suddivisa in due sezioni: “Natura e luoghi”; “Persone e animali”. Con l’unico fil rouge che collega la vita umana all’ambiente circostante: mutano le stagioni, i mesi, i colori; e con loro, mutano gli stati d’animo, le sensazioni. “Il vecchio – recita una lirica – cammina stanco, appoggiato al bastone dei ricordi. La sua memoria ha un lungo corso, confusa tra la nostalgia e l’andar dei giorni”.

La scrittura diventa un quadro in cui è impressa la realtà, prima vissuta interiormente, poi rielaborata e trasformata in poesia. Per l’autrice, infatti, è stretto il legame tra pittura e poesia, suggellato, a volte, dalla presenza di brevi quadretti pittorici presenti nell’opera, che caratterizzano gli elementi stilistici insieme a versi brevi, che spesso terminano con rime baciate e figure retoriche. «La parola è colore e, a sua volta, il colore è parola. Mi piace rappresentare brevi immagini campestri, quasi bucoliche, flash per comunicare la travagliata vita esistenziale, un alternarsi tra luce e buio, vita e dolore, giorno e notte».

«Da bambina – racconta la poetessa – avevo sempre con me l’album da disegno, quaderni e libri, amavo disegnare e scrivere, già mi ponevo domande sul “perché delle cose” e nelle lunghe sere d’estate ero solita affacciarmi dalle piccole finestre della soffitta e ammirare i misteri del cielo. Credo che dentro di me c’era già un po’ di filosofia, di poesia, di pittura. La scrittura ha un ruolo importante, la considero una privilegiata forma di comunicazione. Per me la poesia è come un arcobaleno, un ponte tra uomo ed uomo (dimensione orizzontale) ed un ponte tra l’uomo e l’Assoluto (dimensione verticale). Poesia come àncora, salvezza per questa umanità malata di edonismo, nichilismo, materialismo». E questo “essere”, la poetessa vuole trasmetterlo al lettore. «Voglio comunicare le mie emozioni, i miei stati d’animo, le mie riflessioni filosofico-poetiche, affinché le faccia proprie per una nuova rielaborazione personale».

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di comunicazione)

“Pensieri misti e sconclusionati” nella Narrativa di Aletti, Barbara De Dominicis

“Pensieri misti e sconclusionati” nella Narrativa di Aletti

Volano “Pensieri misti e sconclusionati. Ma neanche tanto” nei “Diamanti della Narrativa” dell’Aletti editore. A scriverli, come in un flusso di coscienza, è Barbara De Dominicis, autrice nata a Tivoli ma che oggi vive a Pescara, consulente in Comunicazione e copywriter freelance. Pensieri “misti”. Sulla vita, seri o divertenti, che fanno ridere, commuovere e riflettere. Si parla di affetti, di cioccolata, religione, di uomini. E “sconclusionati”. Ma neanche tanto. «Perché – racconta l’autrice – li ho scritti esattamente come mi venivano in mente e nello stesso ordine, recuperandoli da pezzi di carta, scontrini, agendine, fazzoletti e qualsiasi altro supporto io abbia avuto a disposizione per scriverli in quel momento e non farli volare via. Però, quando li si legge, non sembrano tanto sconclusionati, alla fine. Mettendoli per iscritto, ho voluto lasciarne una traccia». Per l’autrice, più che un sogno nel cassetto, la scrittura rappresenta un modo per esprimersi e dare spazio alla sua fantasia. Solo da qualche anno, una passione diventata, poi, mestiere. 

«La mente è continua generatrice di idee e pensieri. Il celeberrimo flusso di coscienza, creatore di un caos solo apparente. Mi viene da pensare – afferma la scrittrice – al brodo primordiale, in cui tutto era indefinito e dal quale, piano piano, si sono delineate tutte le meravigliose creature che popolano questo pianeta. Insieme a tutte le loro storie. Per la scrittura è un po’ così: si inizia da questo caos-calderone, poi si segue il filone di un’idea e da lì si delinea una storia, un breve racconto. Quando tutto viene scritto credo si perda un po’ la magia di quell’istante iniziale, proprio perché cambia la natura stessa dell’idea: da pensiero intangibile e senza consistenza, a parole scritte ed entità con una loro dimensione fisica. Ma non credo ci sia qualcosa di negativo in questo passaggio: credo semplicemente che l’uno sia parte integrante dell’altro e ognuno porti con sé un suo valore. Generare un pensiero è qualcosa di intimo, mentre metterlo per iscritto permette di condividerlo con gli altri e prenderne vera coscienza».

Si tratta di un’opera originale, definita dall’autrice “una pazza raccolta di momenti di vita”, che vuole toccare il cuore dei lettori o far sorridere. In poche parole, suscitare emozioni. «Queste – afferma la scrittrice – rappresentano il legame con il nostro essere ancestrale. Vengono dalla pancia, dal cuore. Sono meravigliose, misteriose, da decifrare a volte o del tutto esplicite delle altre. Mi piace pensare che, se siamo ancora umani, è perché siamo ancora in grado di provare emozioni». 

Federica Grisolia

(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

“Pagine del diario di un lockdown …e non solo” di Giovanni De Roma

Pagine del diario di un lockdown …e non solo” di Giovanni De Roma. 

Un salotto letterario nato in rete, ora trasferito nelle pagine del suo libro d’esordio.

Tutta la vita rappresa in due mesi. Nel fitto diario, che va dal 10 marzo al 4 maggio, di un anno fatidico per l’intera umanità, quale è stato il 2020, la penna di Giovanni De Roma racconta la pandemia durante il primo isolamento, nel libro d’esordio “Pagine del diario di un lockdown …e non solo”, editato di recente da Aletti Editore. 

L’autore offre un taglio originale, rispetto ai tanti scritti scaturiti in quel periodo e che sono tesi prevalentemente al recupero della memoria di un momento eccezionale per le vite di tutti. Anche De Roma impreziosisce la routine monotona, di giornate sempre uguali, con l’impegno quotidiano di un nuovo giorno da scrivere, ma è intenzionato a non fermarsi alla stesura di un diario intimo e personale, come ce ne sono tanti. Le sue parole si connettono con il mondo e diventano il pungolo per un confronto. Giovanni allestisce in rete, con la sua cerchia di “amici” del social network Facebook, una sorta di salotto letterario a distanza, in cui agevolare lo scambio di opinioni e confronti artistici. In tal senso, nell’opera sono riportate anche citazioni di altri.

La scrittura diventa un ottimo rimedio per affollare la solitudine, tra considerazioni, racconti, poesie, canzoni (inclusi gli accordi), appunti minimali e ancora altro; tutte forme che avvicinano l’opera al prosimetro, con qualche incursione nelle arti figurative, grazie alle pregevoli opere pittoriche realizzate sempre dalla mano di De Roma e inserite nel libro, per fornire un ritratto completo della sua realtà di uomo e artista. 

Il diario è nato dal silenzio della costrizione in casa. L’isolamento è la condizione favorevole per questo genere letterario, di cui abbiamo tanti eccelsi esempi nel passato. Gli scritti di De Roma, che nascono come un dialogo social, si sono trasferiti sulle pagine di questo libro, dove sosteranno più a lungo, a dispetto della velocità vorace di internet, con la successione di notizie fluide che non hanno la forza di lasciarsi afferrare.

Lo scenario inusuale della Covid 19 è rappresentato con dovizie di particolari, seguendo la cronaca giornaliera, tra i moderni bollettini di guerra sulla situazione dei contagi; le strade deserte e le piazze vuote, mentre gli animali escono allo scoperto. Giorni in cui l’umanità si fermava, la natura rinasceva. 

Non c’è solo il lockdown, come avverte il titolo. Ci sono «riflessioni che sfiorano tematiche ambientalistiche, religiose, sportive, artistiche, socio-politiche, problematiche dell’intera umanità o di etnie segnate dalla medesima sorte» asserisce l’autore. 

Classe 1945, nato a Portici e vissuto a Napoli, Direttore Amministrativo del MPI ora in pensione, De Roma ha fatto confluire, nel breve lasso di tempo del racconto, tutte le passioni, gli interrogativi di un’intera esistenza, con i rimandi tra passato e presente. Un concentrato di tutto ciò che conta nella sua vita e che si allarga verso quelle degli altri, per riflettere sulle grandi questioni del mondo. Il linguaggio chiaro e dettagliato è un ulteriore invito ad avvicinarsi al testo.

Una menzione merita anche la copertina del libro, su cui è riportato un disegno a matita di un particolare del “David” di G. L. Bernini, realizzato dal De Roma nel 1980. Si tratta, infatti, di un’immagine centrale, che ritorna nella narrazione e che esprime ancor più l’intenso intreccio tra vita e arte nell’esistenza dell’autore. 

“Ora e nell’ora del rispetto”, il libro di poesie di Graziella Pasini. Una profonda riflessione su un valore antico, ma fondamentale in ogni epoca: il rispetto

Graziella Pasini

“Ora e nell’ora del rispetto”, il libro di poesie di Graziella Pasini. Una profonda riflessione su un valore antico, ma fondamentale in ogni epoca: il rispetto

È in libreria la raccolta di poesie dal titolo “Ora e nell’ora del rispetto“, editata da Aletti nella prestigiosa collana “I Diamanti”. Testimonial del progetto è Alessandro Quasimodo, figlio del poeta Salvatore Quasimodo. 

Giuseppe Aletti Editore

Il titolo dell’opera di Pasini – come spiega Giuseppe Aletti nella prefazione – rimanda mnemonicamente alla notissima frase con cui si conclude “L’Ave Maria”. Nelle pagine del volume, infatti, «c’è un costante riferimento ai valori di cui oggi si sente necessità per un vivere più sereno per l’umanità. Quei valori che dovrebbero far parte imprescindibilmente del vivere in società e accompagnare il cammino dell’uomo».

Tra questi, la Pasini si sofferma appunto sul rispetto. «Il rispetto è lo specchio della realtà – continua Aletti – è il metro di comparazione per misurare alcuni temi che l’autrice ha voluto affrontare nel libro». Pasini ha analizzato diverse problematiche, quali la violenza sulle donne, la sofferenza dei più deboli, specie degli anziani, giungendo alla conclusione che esse derivino proprio dalla mancanza di questa virtù.

Nata ad Albinea, appassionata di civiltà egizia, l’autrice è anche un’amante dell’arte a 360 gradi. Pittura, fotografia, musica, danza, teatro. Di ogni forma artistica che l’attira, trattiene la particolare forza che emana, per riversarla nella scrittura.

Graziella Pasini si avvicina alla scrittura giovanissima. Continua nel tempo a comporre sia poesie che racconti brevi, ma soltanto dal 2018 inizia a presentarsi al pubblico. È finalista del VII Concorso “Cet – Scuola Autori di Mogol”, con presidente di giuria Giulio Rapetti, il noto autore della musica italiana conosciuto col nome d’arte Mogol. Pubblica nel 2019 la prima raccolta poetica “Non serve un perché”. Di recente, si presenta in libreria con questa sua nuova opera, “Ora e nell’ora del rispetto”. La finalità della nuova raccolta si traduce anche in un profondo rispetto per la scrittura e soprattutto per i lettori. «La poesia è donare, io dono un testo, il lettore che mi legge o mi ascolta mi fa dono di sé: quel preciso momento è assoluto conforto reciproco» afferma la poetessa.

Come si legge nel retro di copertina, il libro si è rivelato impegnativo per le virtù di cui vuole occuparsi. Ha costretto l’autrice ad un lavoro di ricerca dei suoi testi più significativi. Il messaggio importante da far arrivare è che umiltà e rispetto interagiscono. Piantare questi “semi” può portare solo buoni frutti. 

Alimentando il rispetto, infatti, aumenta la fiducia di una rinascita collettiva che coinvolga tutti.

«Volevo scrivere da tempo di questa virtù, il rispetto. L’ho trattato come un sentimento – ha dichiarato Pasini -. Nel titolo si cela l’urgenza di ripartire, ora più che mai, da questa qualità. In un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, è importante comportarsi moralmente e socialmente in modo corretto».

I “Diamanti della Narrativa” di Aletti si tingono di giallo con “Il caso del monastero”

I “Diamanti della Narrativa” di Aletti si tingono di giallo con “Il caso del monastero”

Si tingono di giallo i “Diamanti della Narrativa” della casa editrice Aletti, con il romanzo della scrittrice siciliana Caterina Marchesini, dal titolo “Il caso del monastero”. Nata in provincia di Trapani, inizia a scrivere racconti e versi sin da giovanissima coltivando la sua passione, che – racconta l’autrice – si è fatta sempre più forte dopo la maturità classica, durante gli studi in Giurisprudenza. «La svolta è avvenuta con la stesura del mio primo libro Mistero al castello, insignito nel tempo di menzioni di merito, al quale è seguito adesso Il caso del monastero. In concomitanza, ho continuato a scrivere versi che stanno attualmente ricevendo anch’essi menzioni e riconoscimenti letterari». 

Una pergamena ritrovata in archivio con la mappa dei sotterranei di un monastero seicentesco, l’inspiegabile sparizione dello storico chiamato ad esaminarla, un delitto, le indagini della Polizia, tanti personaggi complessi le cui storie si intrecciano in uno scenario ricco di suspense e colpi di scena, a tratti anche romantico. Con la narrazione che inizia un mercoledì 30 aprile e che non risparmia intrecci e congetture da leggere tutto d’un fiato. «Una trama – spiega la Marchesini – elaborata gradualmente, pagina dopo pagina, ispirazione dopo ispirazione, come in un mosaico le cui tessere, piano piano, si vanno ad incastrare le une con le altre, rendendo il quadro della vicenda sempre più definito». I capitoli sono scanditi dal calendario che sancisce l’inizio, l’evoluzione e la fine della storia. «Scrivendo – svela l’autrice – mi piace costruire il procedimento di indagine che ruota intorno a un delitto o alla risoluzione di un enigma, scandagliando i vari indizi e analizzando la personalità dei personaggi che man mano fanno ingresso sulla scena. I misteri e gli enigmi hanno, da immane memoria, un forte ascendente su di me». 

Il romanzo, con la sua maturità stilistica e narrativa, rappresenta il risultato di un percorso che ha portato ad una maggiore consapevolezza culturale. «Da accanita lettrice – aggiunge la Marchesini – ho costantemente considerato i libri, di vario genere, dei “cari amici”. Abbastanza presto ho cominciato ad affiancare alla lettura la scrittura, componendo poesie e brevi racconti del mistero che custodisco ancora. Da ragazzina, specie d’estate, prediligevo i libri gialli e mi sono imbattuta prima nella penna di Agatha Christie e dopo ho subìto il fascino di Sherlock Holmes, il celebre investigatore londinese creato da Arthur Conan Doyle. Così – conclude l’autrice – è esplosa la mia passione per questo genere letterario».

Federica Grisolia

Aletti Editore

Grande successo per l’incontro in streaming con la poetessa siciliana Grazia Distefano, presentato da Alessandro Quasimodo

Aletti Editore

Grande successo per l’incontro in streaming con la poetessa siciliana Grazia Distefano, presentato da Alessandro Quasimodo

Aletti Editore

Una bella novità coinvolge la poetessa siciliana Grazia Distefano, da poco in libreria con la raccolta poetica “Pathos”, editata dalla Aletti. Il libro è stato presentato in streaming sulle pagine Facebook della Aletti Editore dal Maestro Alessandro Quasimodo, figlio del poeta siciliano Salvatore Quasimodo, Premio Nobel per la Letteratura, catturando l’attenzione di numerosi utenti della rete.
“Pathos” è nata nel periodo di pandemia, quando l’esperienza di costrizione ha dato una spinta maggiore all’autrice verso l’arte poetica. Originaria di Paternò, Distefano ha utilizzato più stili di scrittura. Principalmente si tratta di scritti poetici, tra loro eterogenei, sia impersonali, sotto forma di metafore e dialoghi, sia intimi, a cui si aggiungono piccoli passi di prosa e riflessioni. Molti degli argomenti che si incontrano nella lettura sono anticipati dal testo in prosa in apertura “Lettera alla vita”, che è una sorta di manifesto tematico ed è stato particolarmente apprezzato dal professore libanese Hafez Haidar, che ha curato la prefazione dell’opera. Haidar conosce a fondo la parola poetica, essendo tra i più noti traduttori di Gibran, e la scrittura in generale, avendo tra l’altro tradotto in arabo le opere di Oriana Fallaci.

Ad attirare l’attenzione del lettore c’è anche la struttura delle poesie che sono, nella maggior parte dei casi, precedute dalla breve citazione di un autore noto: poche parole che danno una chiave di lettura ai versi della poetessa, i quali sembrano svilupparsi attorno a quella traccia con la forza seducente di un linguaggio naturale e cristallino. In altri casi, i versi sono anticipati da dediche, dettagli biografici e brevi note, che svelano ulteriori particolari. Conosciamo così le preferenze artistiche, letterarie e musicali dell’autrice, che vanno ad aggiungersi alle altre informazioni ricavate durante la lettura, tra cui il sentimento di gratitudine verso Dio e la vita, il forte bisogno di poesia, l’umile interrogarsi se la sua sia o meno arte poetica. Atteggiamento, quest’ultimo, che accomuna i grandi e che non è sfuggito ad Alessandro Quasimodo, che ha apprezzato le qualità umane e artistiche della poetessa.

La finalità ultima della poesia, per Grazia, è espressa con chiarezza nella nota nel retro di copertina. «Grazia rivive momenti di vita vissuta insieme all’amore della sua vita, durato 35 anni – si legge -. La poesia ne illumina i momenti oscuri, e davanti a una lirica l’anima è come una spogliarellista perché cadono le coperture e rimane la nudità dei sentimenti.» È un legame, quello con l’amato, che ritorna nel libro ed è ricordato anche nella bella immagine di copertina realizzata dall’artista Stefano De Gennaro, con un disegno stilizzato che ritrae un uomo e una donna che si incamminano mano nella mano, lungo il sentiero della vita. 

“In limine” di Gianluca Alberti. Un libro spartiacque tra la poesia prima e dopo la consapevolezza della scrittura

“In limine” di Gianluca Alberti. Un libro spartiacque tra la poesia prima e dopo la consapevolezza della scrittura

Con “In limine”, espressione latina che sta per “sulla soglia”, Gianluca Alberti rende partecipi i lettori del suo cammino poetico, rinnovato da una consapevolezza nuova sulla propria scrittura in versi. Un atteggiamento dichiarato già nella dedica iniziale del libro: «… sereno, mi affaccio ad una nuova vita / oggi è il primo giorno di tutto». 

Decisivo nella svolta poetica di Alberti – classe 1980, originario di Napoli, che vive a Forlì dal 1992, una laurea in Filosofia e un percorso di formazione nel counselling presso l’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona – è stato l’incontro con il poeta ed editore Giuseppe Aletti, come lo stesso Alberti ha dichiarato durante la prima presentazione al pubblico dell’opera, il 15 dicembre scorso, presso il liceo classico “G.B.Morgagni” di Forlì, dove lavora come insegnante di sostegno. 

Anche Giuseppe Aletti ha ricordato, nella corposa prefazione che ha scritto per il volume, il rapporto di interazione intercorso tra i due. «Ho avuto la fortuna di accompagnare il poeta Alberti verso l’utilizzo consapevole della parola – ha confessato Aletti-. È stato un percorso lungo e gratificante, mesi di incontri e confronti, sperimentazione e applicazione.». Dedizione che alla fine ha portato i suoi eccellenti frutti e la soddisfazione di Aletti, che ha elogiato le qualità letterarie, la poetica e il viaggio emotivo di Alberti. In lui, c’è l’autenticità del sacrificio e questo lo differenzia nel popoloso panorama poetico. Nel percorso dell’autore, ha avuto inoltre grande rilevanza una profonda sensibilità cristiana, fin da piccolo, coltivata anche attraverso la frequentazione di movimenti religiosi cattolici che lo hanno sostenuto nella fede e reso una persona migliore.

Il lavoro che presenta ai lettori si pone come risultato di una crescita interiore, ma anche stilistica e poetica. «In questa nuova raccolta di poesie, forse finalmente degne di tale nome, a fianco ad alcune nuove composizioni l’autore riprende in mano molte di quelle già pubblicate e le rimaneggia alla luce degli insegnamenti di un buon maestro, come quelli proprio del poeta editore Giuseppe Aletti che le pubblica. – si legge nel retro di copertina -. Per narrare alcuni tra i suoi vissuti emotivi ed incontri importanti che lo hanno accompagnato fino alla soglia dei quarant’anni, l’autore questa volta non sente più bisogno di appuntare le date ad ogni componimento: saranno loro stessi a condurre per mano il lettore dentro il suo percorso esistenziale». 

Alberti ha dichiarato con nitidezza la finalità dell’opera: «Si dice che a quarant’anni inizi la vita vera di una persona. Ebbene, alla mia pongo questo libro in limine».

Le poesie, caratterizzate da essenzialità, verso breve, lasciano una piacevole sospensione nel lettore. L’opera è pubblicata nella collana “I Diamanti”, a cui collaborano personalità di spicco come il poeta e autore di canzoni Francesco Gazzè, il paroliere Alfredo Rapetti Mogol, il maestro Alessandro Quasimodo, figlio del poeta Premio Nobel Salvatore Quasimodo, l’intellettuale Cosimo Damiano Damato e lo scrittore libanese Hafez Haidar, il più importante traduttore di Gibran. Il libro sta riscuotendo ampia condivisione sui social e sarà protagonista di altri eventi aperti al pubblico, già dal mese di febbraio.

“Bianca” di Maria Rosaria Teni

“Bianca” di Maria Rosaria Teni

Author: culturaoltre14

Hai urlato
prima che la tua voce
annegasse tra le fiamme
prima che i tuoi occhi
catturassero il terrore
prima di perdere la vita
tra le braccia del dovere.

La chiamano bianca
questa morte che schernisce
che si prende gioco
e del bisogno irride
che ironizza sui colori
e disdegna il rosso fiore
di chi paga col suo sangue.

La chiamano bianca
questa morte che scolora
che porta solo nero
a chi la coglie
che di buio eterno è pregna
e non rischiara
i sogni di chi vive con onore.

La chiamano bianca
questa morte vana
che si scioglie come neve
e non fa orme.

alle vittime sul lavoro

Maria Rosaria Teni – Antologia dei Poeti contemporanei, Aletti editore, Roma, 2009

Maria Rosaria Teni

24 pezzi facili, di Francesco Gazzè, Aletti Editore

Author: alessandria today

24 pezzi facili, di Francesco Gazzè

I ventiquattro componimenti scelti per la presente raccolta sono il frutto di un esperimento letterario portato avanti dal sottoscritto parallelamente alle canzoni negli ultimi tre anni, consistente nella sistematica destrutturazione del verso in vocaboli assonanti o rimati tra loro in modo incalzante, quasi ossessivo, e nell’utilizzo rigoroso dell’accapo in presenza di ogni singola rima o assonanza. 

Il risultato di tale stramba operazione è stato in sostanza quello di veder spesso giacere sul foglio figure oltremodo strette e allungate, per lo più a forma di fumo di sigaretta, e d’imbattermi in riletture ad alta voce piuttosto scorrevoli e come innervate costantemente da refrain musicali sottostanti. 

E allora, ciò che all’inizio si palesava in tutta evidenza come un mero esercizio di stile o un semplice divertissement, si è trasformato con l’andar del tempo nell’esatto contrario: uno stile in esercizio.

Aletti editore

“Abelardo ed Eloisa”, l’appassionante storia d’amore riscritta dal vicentino Luigi Umberto Giacomuzzi, che piace tanto ad Alfredo Rapetti Mogol

“Abelardo ed Eloisa”, l’appassionante storia d’amore riscritta dal vicentino Luigi Umberto Giacomuzzi, che piace tanto ad Alfredo Rapetti Mogol

Questo è sul libro “Abelardo ed Eloisa”, scritto in versi sotto forma di opera teatrale dall’autore vicentino Luigi Umberto Giacomuzzi ed editato dalla Aletti Editore sempre nella collana “I Diamanti”.
L’opera porta la prefazione di Alfredo Rapetti Mogol, che utilizza parole di complimenti per la qualità dello scritto.
Giacomuzzi è commercialista, è laureato in Lingua e letteratura straniere, ed è stato sindaco del Comune di Noventa Vicentina.

Caterina Aletti

Aletti Editore

Felice ritorno in libreria per l’autore vicentino Luigi Umberto Giacomuzzi con il libro “Abelardo ed Eloisa”, dramma storico in versi, editato dalla Aletti Editore nella prestigiosa collana “I Diamanti” e presentato dal noto paroliere Alfredo Rapetti Mogol, che ne ha curato la prefazione. 

Il testo, sotto forma di opera teatrale, è dedicato alla travagliata storia d’amore fra il grande filosofo precettore e la sua giovane colta bella allieva, nella Parigi dei primi decenni del XII secolo. 

L’appassionante storia, raccontata dagli stessi protagonisti nell’intensa corrispondenza epistolare rinvenuta tra i due, ha solleticato l’immaginazione di Giacomuzzi, che ne ha realizzato questa pregevole opera. La trama cattura l’attenzione del lettore, non solo grazie all’intrigante vicenda sentimentale, ma anche al contesto storico ricco di nuovi fermenti culturali, a qualche nozione di dottrina, che sono esposti con la musicalità della metrica, di cui l’autore è un gran cultore. 

È un amore antico, quello di Giacomuzzi per il ritmo della parola. Dall’età di dodici anni, quando prese in prestito un libro che parlava di metrica, da uno dei suoi fratelli più grandi, e lo lesse fino ad entusiasmarsi. «I versi sono tutti endecasillabi intervallati da settenari. Ho cercato la massima semplificazione per garantire snellezza al testo, che sarebbe risultato ancora più lungo dei 4000 versi sviluppati» ha confidato Giacomuzzi che, oltre alla passione per la scrittura di romanzi storici, di libri di poesia e narrativa, grazie alla quale ha ottenuto importanti riconoscimenti, è commercialista di professione, con una laurea in Lingua e letteratura straniere, ed è stato anche sindaco del proprio Comune. 

La vita piena di interessi e vivace di Giacomuzzi ha alimentato le emozioni dei protagonisti, che sono state incrementate dalla sua esperienza personale, fino a renderle palpabili e attuali. «I dialoghi tra Abelardo ed Eloisa palpitano più vivi che mai a più di ottocento anni di distanza e arrivano vergini ed intatti fino a noi – ha affermato Mogol junior complimentandosi per la qualità della scrittura -. Il pathos scaturisce vividamente dai versi di Giacomuzzi e ci rende partecipi al battito dei loro cuori come fossero con noi nella stessa stanza a distanza di un respiro». 

Il lavoro più impegnativo è stato studiare la storia, vagliare documenti, per decidere il taglio da dare alla narrazione. Soltanto dopo che il libro aveva preso forma almeno nella mente dell’autore, Giacomuzzi si è lasciato guidare dall’ispirazione, trasferendo sulle pagine anche dettagli personali nella piacevole sintesi proposta. 

Come si legge nella nota riportata nel retro di copertina: «È un’opera da leggere, godendo della musicale fruibilità dei versi, sia nei momenti di estrema felicità per le gioie intense dell’amore, sia nei successivi delicati rimpianti e nelle profonde sofferenze interiori che termineranno soltanto nella luce della visione eterna e immortale dell’amore». Grazie alla lettura, sarà possibile aggiungere qualche tassello in più al ritratto dell’antico e sempre attuale sentimento che colora le nostre vite.

Oltre le apparenze di Maria Cannatella, Aletti Editore

Oltre le apparenze di Maria Cannatella, Aletti Editore

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Maria Cannatella si definisce una mamma a tempo pieno che lavora, con una grande passione per la scrittura, questo è il suo terzo libro, le sue poesie spaziano continuamente su diversi generi, parlano d’amore, di solitudine, ma anche di rabbia, sentimenti che insieme hanno contribuito a farla crescere e diventare una donna più combattiva, ora si prefigge di realizzare tutti i suoi sogni che prima teneva chiusi dentro un cassetto..

Con l’occasione la ringrazio per avermelo gentilmente donato, nei prossimi sarò lieto di iniziare a leggero.

Pier Carlo Lava

“La ragazza di Genova”, il nuovo romanzo di Riccardo Amadio

“La ragazza di Genova”, il nuovo romanzo di Riccardo Amadio

Sullo sfondo i fatti del G8 di Genova fino all’attentato alle Torri Gemelle.

In libreria con il romanzo “La ragazza di Genova”, editato dalla Aletti Editore nella collana “I Diamanti”, Riccardo Amadio ripercorre le vicende storiche di un momento storico cruciale, di grandi cambiamenti nella società globale, con conseguente svolta per i destini dell’umanità. «Il libro è nato all’indomani dei fatti accaduti nel luglio 2001 a Genova in occasione del G8 e subito dopo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle di New York l’11 settembre dello stesso anno – ha affermato lo scrittore romano, insegnante in pensione di materie scientifiche, che ha impiegato all’incirca tre mesi per la stesura.

La trama, che si sviluppa in 160 pagine, segue le vicende di Adriano Robbiani, fotografo e pubblicitario di successo, a capo dell’omonima agenzia nota a livello mondiale. L’uomo, folgorato dall’espressione di un volto femminile, inquadrato durante le riprese del funerale di Carlo Giuliani, decide di mettersi sulle tracce della misteriosa ragazza per coinvolgerla in un ambizioso progetto. L’individuazione de “La ragazza di Genova” sarà l’effetto domino di tutto il racconto, che coinvolgerà il protagonista, spesso accompagnato dalla moglie Doriane, in una serie di incontri con nuovi personaggi che entreranno in scena. L’espediente narrativo darà il via ad una sequela di spostamenti in più luoghi, movimentando la narrazione, e sarà anche l’occasione per approfondire molteplici punti di vista su quello scorcio cruciale della Storia mondiale, grazie all’abile costruzione dei dialoghi, in cui i vari personaggi esprimono i propri pensieri nel rispetto delle opinioni altrui, in una ideale rappresentanza dell’intera umanità.

Attraverso una scrittura asciutta, precisa e incalzante, la penna esperta di Amadio consegna una prospettiva originale, in cui emerge la sua passione e profonda conoscenza delle tematiche annesse alla Storia d’Italia e alla politica globale, di cui quest’opera rappresenta la sintesi di tutte le «convinzioni maturate nel corso della vita», come ha dichiarato lo stesso romanziere. 

Le pagine del libro, oltre che ad una lettura di primo livello che segue la trama tout court, presentano una densità di argomenti che evidenziano lo sguardo illuminato dello scrittore nel comporre il ritratto dello spirito del nostro tempo. La visione include le tematiche a lui care: «La questione femminile, nella consapevolezza che la società italiana era troppo arretrata culturalmente e socialmente nei confronti delle donne. L’energia delle nuove generazioni, approdate a nuove sensibilità, al rispetto dell’ambiente naturale e delle specie animali e vegetali, dopo che le precedenti generazioni di giovani avevano dato origine a lotte altrettanto importanti per l’affermazione delle idee di libertà, di solidarietà e di conquiste di diritti sociali e civili. La necessità di giungere finalmente a una Europa dei popoli che sia prima di tutto politica nei valori universali di libertà, di giustizia e di solidarietà.» 

È una scrittura, infine, vivace e magnetica, che coinvolge il lettore. Con l’inserimento anche di un simpatico cameo nel racconto.

Caterina Aletti – addetto stampa Aletti Editore

«Compagni di viaggio», il nuovo libro di poesie di Piero Bonora

Un inno all’amicizia e alla solidarietà.

«Compagni di viaggio», il nuovo libro di poesie di Piero Bonora

Aletti Editore

Dopo «Il viaggio», presentata con successo sui giornali e negli incontri al pubblico, Piero Bonora ritorna in libreria con la raccolta poetica «Compagni di viaggio», edita Aletti, che è il naturale prosieguo della precedente. Come lo stesso Bonora ha indicato nella premessa del volume, «il cammino dell’esistenza è sempre fatto in compagnia», in un ampio contesto di relazioni che ci completano. «I compagni di viaggio sono di vario genere: dai singoli ai gruppi, dai famigliari agli amici, dagli scrittori ai personaggi. – scrive il poeta -. Tutti hanno lasciato un segno, tutti hanno influito nella vita degli altri, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore, negli ideali e nelle convinzioni».

Significativo, nell’inquadramento dell’opera, è il sottotitolo «Galleria di personaggi», che rimanda alla vasta gamma di prototipi incontrati dall’autore, e verosimilmente, con le dovute differenze, incrociati da ognuno di noi, quando sperimentiamo quotidianamente la molteplicità e varietà della realtà in cui agiamo. Chiaro è l’intento, come ammette ancora Bonora, di raffigurare una piccola commedia umana, rappresentata con più linguaggi e stili che rendono la ricchezza espressiva dell’opera, aulica e ricercata, ma anche scherzosa, popolaresca. E dove emerge, in ogni caso, l’importanza fondamentale di sentimenti come l’amicizia e la solidarietà.

«Avanziamo tenendoci per mano,/ noi e i nostri compagni di viaggio/ cantiamo le nostre canzoni / mentre il sole tramonta/ nel lontano occidente», si legge nella poesia «Insieme», contenuta nel libro.

Bonora, insegnante di Lettere ora in quiescenza, nato a Vedelago, Treviso, nel 1943, studi classici a Castelfranco Veneto, laureato in Filosofia a Padova, impegnato in attività sociali del suo territorio, da sempre dedito alla scrittura con ottimi risultati, tra tutti il premio consegnatogli da Alessandro Quasimodo, si conferma un osservatore acuto delle cose del mondo, grazie al suo sguardo illuminato.

La sua produzione poetica è una lettura necessaria, come l’ha definita il poeta ed editore Giuseppe Aletti: «Una lettura che ci spinge ad alimentare la consapevolezza del vivere. A trattenere ciò che resta davvero delle nostre vite, a valorizzarne l’essenza irrinunciabile». Perché nel viaggio, alla fine, ciò che conta è quanto riusciamo a dare di noi, quanta condivisione riusciamo a generare.

Già presentato il 12 e il 19 novembre presso la libreria «Torre di libri», il libro, che è anche corredato da suggestive immagini al suo interno, è stato riproposto al pubblico il 25 novembre presso il Centro Bordignon di Castelfranco Veneto.

Foulard – di Cesira Svaldi

Foulard – di Cesira Svaldi

Una nuova raccolta di poesie “Foulard” da leggere e gustare, con cui l’autrice ci vuol trasmettere i sentimenti provati, nei luoghi visitati e dagli incontri fatti nel corso della sua vita. Tutti i versi della raccolta, ci accarezzano e ci avvolgono, leggeri come un foulard, sfiorandoci la mente e il cuore. In questa originale edizione, ha voluto accompagnare i suoi versi con alcune delle sue fotografie scattate qua e là. “Fotografare è: catturare in silenzio l’anima dell’immagine”.

CON LA PREFAZIONE DI ALFREDO RAPETTI MOGOL

Il libro è acquistabile, previa ordinazione, presso qualsiasi libreria

Collana “I Diamanti – #Poesia

pp.88 €12.00

ISBN 978-88-591-7249-9

Il libro è disponibile anche in versione e-book

Clicca qui per acquistarlo su IBS 

https://www.ibs.it/foulard-libro-cesira…/e/9788859172499

Aletti Editore 

POESIA:  NATALIA CASTELLUCCIO – IL FEDERICIANO XIII EDIZIONE LIBRO BLU 2022 ALETTI EDITORE.

POESIA :  NATALIA CASTELLUCCIO-IL FEDERICIANO XIII EDIZIONE LIBRO BLU 2022 ALETTI EDITORE.

Author: nataliacastelluccio

  • POESIA :  NATALIA CASTELLUCCIO
  • IL FEDERICIANO XIII EDIZIONE LIBRO BLU 2022 ALETTI EDITORE.
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  • Ti accorgi che una manifestazione è diventata una istituzione quando rappresenta molto di più dell’elenco degli eventi che la compongono. Il Premio Il Federiciano, giunto già alla sua tredicesima edizione, fin dal suo esordio ha raccontato qualcosa che va oltre il semplice premio letterario, che di anno in anno rinnova e infoltisce il suo albo d’oro con i nomi dei vincitori e delle relative poesie premiate. Come lo slogan che ci accompagna, suggeritomi da Eugenio Bennato nel 2012 “L’unico concorso che dà l’eternità”, Il Federiciano rappresenta un incontro ideale e reale allo stesso tempo, l’utopia possibile di realizzare il primo Paese della Poesia in Italia, arredare un intero borgo con le poesie su stele di ceramica maiolicata, facendo convivere nello stesso luogo autori che provengono dagli inediti di questo concorso con autori, poeti, intellettuali e artisti di fama mondiale.
  • Giuseppe Aletti.
  • Natalia Castelluccio

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