Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione
Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging
La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale.
Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding.
Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile.
Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro.
Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.
La guerra in #Ucraina, seppur grave e dolorosa, non ci deve far dimenticare i drammi che avvengono nel Mediterraneo e le sfide comuni che dobbiamo affrontare.
Oggi la Commissione Affari esteri del Parlamento europeo ha finalmente approvato a larga maggioranza un importante documento sulla precaria situazione in #Libia.
Il testo, di cui sono stato relatore, rimette al centro della nostra azione politica in Libia il rispetto dei principi democratici, dei #dirittiumani e dello Stato di diritto. Da troppo tempo in Libia i Diritti sono ferocemente calpestati, la società civile è brutalmente repressa e chi attraversa i confini libici in cerca di un futuro migliore viene torturato, violentato e incarcerato in campi di detenzione dove è negato ogni diritto.
Proprio per questo, nel testo approvato, si chiede espressamente che l’#UnioneEuropea nomini al più presto un Rappresentante speciale dell’Ue per la Libia che sostenga attivamente il processo di riconciliazione nazionale libico il cui presupposto deve essere il ritiro di tutti i gruppi armati e delle forze straniere, nonché l’elaborazione di una Costituzione democratica e lo svolgimento di elezioni libere ed eque, monitorate da missioni elettorali #ONU e #UE.
Le libertà fondamentali devono essere pienamente garantite, chi ha subito gravi violazioni deve finalmente ottenere giustizia e la pena di morte deve essere abolita.
Nel testo approvato dalla Commissione #AFET vengono anche trattati il problema gravissimo delle mine e della proliferazione delle armi, i diritti delle donne e dei minori, nonché la situazione nei vergognosi campi di detenzione.
Dobbiamo essere più ambiziosi sul tema migratorio. Tutti gli Stati membri, nessuno escluso, dovranno garantire che sia le attività di ricerca e soccorso sia quelle di sbarco e accoglienza non siano più responsabilità solo dei Paesi meridionali ma facciano parte di un progetto equamente condiviso.
Un primo, importante, passo in avanti è stato fatto. Il #ParlamentoEuropeo discuterà e voterà questo testo nella plenaria di novembre. Se, come auspichiamo, sarà approvato dal Parlamento, la #CommissioneEuropea e il #ConsiglioEuropeo dovranno anch’essi dimostrare di voler cambiare passo e non deludere le aspettative del popolo libico.
Mai come in questa fase così delicata per l’#Europa dobbiamo mostrare al mondo la forza e il primato dei nostri valori e dei nostri principi, è il momento di non restare indifferenti e agire.
LA VERDE VALLE Amo il giorno e i suoi colori. È un sogno la mia verde valle Che è tutto un mólcere d’erbe Vi fluiscono fiumi e torrentelli. Talora fra le rive e le sterpaglie Nascono gli orti, ai più, segreti. E poi d’improvviso in una notte Di Primavera sboccia il pesco. D’estate c’è una poesia di voli, Le risaie rispecchiano le stelle Come dentro un quadro antico Che nessun pittore può imitare: Regina è la Natura inebriante! Oh, come sarebbe ancora bello Se ci fossi anche tu nella fiaba Dentro un tramonto d’amaranto, Invece c’è soltanto la nostalgia Che rimbomba ed è un’agonia. * THE GREEN VALLEY I love the day and its colors. It’s a dream, my green valley That’s all a mole of herbs Rivers and streams flow, Sometimes between the banks and the pits Most of the orchards are born, secrets. And suddenly in one night Of spring the peach blossoms. In the summer there is a poem of flights, The rice fields mirror the stars Like inside an ancient picture No painter can imitate: Queen is the Inebriating Nature! Oh, how cool she would be If there were you in the fairy tale Inside an amaranth sunset, Instead, there is only nostalgia That rumbling and it’s an agony. @Mirella Ester Pennone Masi 15 ottobre 2020 ( dedicata a mia sorella Terry)
PER POESIA E MUSICA Tavola rotonda Conservatorio Vivaldi di Alessandria Giovedì 20 Ottobre 2022 ore 17,00 Si tornerà a parlare di musica e poesia, come già ripetutamente in Biennale si fece negli anni passati, questa volta nella prestigiosa sede del Conservatorio “Vivaldi” di Alessandria.
Erano gli anni ’80 del Novecento, quando la Biennale di Poesia intraprese un’esplorazione del tema, soprattutto in direzione della canzone d’autore e della più estesa oralità poetica. È doveroso ricordare, a questo proposito, l’opera svolta dal compianto Giancarlo Bertolino con il Club “Tenco” di Sanremo, ancora presenti allora due mitiche figure come quelle di Amilcare Rambaldi e di “Bigi”, collaborazioni che portarono in Città i maggiori nomi del cantautorato italiano. Sicuramente fu un ramo di attività che non si sarebbe dovuto abbandonare… ma si sa che Alessandria è piuttosto brava a trascurare le opportunità culturali che le si offrono. Eppure, sarebbe bastato attendere ed ecco, per iniziativa del direttore Giovanni Gioanola e della professoressa Lina Maria Ugolini del Conservatorio “Vivaldi”, questa proposta di approfondimento con momenti di ascolto e di esecuzione cui, nella prossima primavera, farà seguito un concerto su testi di importanti poeti contemporanei affidati a compositori, studenti e docenti, dell’Istituto musicale alessandrino. Il pomeriggio di giovedì 20 Ottobre sarà anche l’occasione per presentare la neonata Biennale Italiana di Poesia fra le Arti (BIPA), cui la Biennale alessandrina cederà, per il futuro, il testimone per quanto riguarda le iniziative di maggior rilievo sul piano nazionale e internazionale, dopo esserne stata, in un anno di gestazione, promotrice e ideatrice insieme ad altre realtà culturali (Piacenza, Bologna, Modena, Cremona). Si procederà – ma si auspica su più larga scala – su quella strada che fu da sempre l’ambizioso progetto della Biennale di Poesia di Alessandria: avvicinare la poesia alle arti, in primis musica/teatro/arti visive e, nello specifico della musica e del canto di poesia, proprio Alessandria e il suo Conservatorio potrebbero divenire polo privilegiato nell’avventura che si sta aprendo con la nuova Biennale. L’appuntamento si svilupperà attraverso tre riflessioni sul rapporto tra poesia e musica (di Lina Maria Ugolini, membro del Conservatorio, e dei poeti Mauro Ferrari, Presidente della neonata Biennale e Francesco Macciò) cui seguiranno un Intermezzo musicale a cura di Roberto Berziero, una riflessione sulla Biennale di poesia di Alessandria a cura di Aldino Leoni, e un momento musicale a cura di Serafina Carpari, Danela Desana, Mario Martinengo del “Gruppo dell’Incanto”.
N. di R. – “questa è una canzone” di un cantautore poco conosciuto ascoltato al circolo CCP (Comitato Culture e Popoli) di Ceriale. Non è solo la musica, ma il contenuto ad alto tasso di poesia dei racconti immaginati da questo autore con buona voce e anche con ottima sintonia nei brevi dialoghi gentilmente espressa. Il suo V disco.
Le nuvole di ghiaccio rinfrescavano la sera
Mentre un cielo lucidato col bitume di Giudea
Stillava goccia a goccia nell’aria più leggera
Un senso di sollievo e il ricordo di una antica malattia
La terra del libero arbitrio era un deserto di conchiglie
E di un deserto non si vede mai la fine
Ma se io avessi previsto tutto questo non avrei lasciato figli
A camminare su pezzi di vetro fra le rovine
L’alchimista delle contraddizioni le spargeva sulla battigia
Per confondere le acque e inquinare il mare
Mentre i penultimi affondavano l’arca degli ultimi
E si sentivano già terzultimi guardandola affondare
Non c’erano combattenti a opporre resistenza
E i sogni si sognavano a vicenda
Nelle città deserte, nell’insonnia, nella castità
Quando un opinione diventa storia e un’idiozia verità
I roghi erano pronti in via degli Asini
Per chi ha potuto salutare in diciassette lingue le stelle
Chi ha venduto il suo teatro con il sipario e gli attori
Chi ha creduto negli aruspici e nelle case editrici
Chi ha inciso iscrizioni sulle meridiane
Per chi tra l’immondizia, i pensieri dei morti, una risacca di spine
Ha cercato un istmo di bellezza con il fiuto del cane
I politici e gli scienziati si fondevano in un solo Golem
Che calpestava i templi e la Bibblioteca di Babele
Gli ospedali scontravano l’iceberg come quel 14 di aprile
in cui non ci fu scampo né per Achab né per Ismaele
La gente solidale si dava una mano a spostare l’aria
Bruciando le coperte dei senza fissa dimora
Dev’essere senz’altro una sorta di naufragio
Quando da vecchi ci si arrabbia e ci si indigna per qualcosa ancora
Dunque mi è caduto il libro là dentro. Ma il suo volo mi ha lasciato un lieve desiderio di precipitare al contrario dentro l’infinito, cosa che, in verità, mi è successa davvero, o quasi, l’8 Agosto 2017.
8 Agosto 2017. Dormo profondamente. Ecco che compare, credo, un luogo. Le pareti che lo delimitano sono lontane, centinaia di pareti che definiscono una geometria inconcepibile; quando voglio raggiungerne una quella diventa immediatamente vicina. Non saprei dire chi si muove per prima. L’aria intorno è una foschia luminosa, a tratti grigia, come minacciata da lontani temporali di grafite.
Sono consapevole che questo è il luogo in cui è possibile rifugiarsi per risolvere un problema, un dubbio o semplicemente per riflettere in modo profondo. Non è raro infatti trovare qualcuno ritto in piedi nella nebbia, immobile come una statua, ad occhi spalancati.
Qua gli uomini entrano in una meditazione profondissima. Talvolta a coppie, uno di fronte all’altro, per discutere a lungo senza parole.
Questo spazio non è reale perché vi si accede solo attraverso la dimensione del sogno. Ed io ne sono consapevole: sono qui perché sto sognando, dentro ad un sogno.
Cammino adagio fino a raggiungere una parete che appare bucata, una finestra buia? No, un quadro. Forse.
Il soggetto è rettangolare, logorato, come una porzione di cielo grigio.
Accosto gli occhi alla tela e le pupille si dilatano. I contorni dello spazio si sfaldano, la ghiera del fuoco sugli occhi è frantumata.
La schiuma dell’aria mi sembra vibrare, tutto il mondo onirico trasalisce e quel brivido è un rumore solido dentro alle mie orecchie: adesso mi fa pensare ad una fusione casuale tra un phon e un aspirapolvere atterrati su Nettuno.
Vengo trascinata lentamente, o forse la parete e il quadro si avvicinano, comincio a penetrare le fibre incartapecorite dell’infinito nulla. E d’un tratto mi sovvengono parole di vaste vertigini intorno al vuoto, il movimento di un oceano fermo intorno al buco del nulla, profondissima ansia quieta.
L’attrazione verso il quadro-finestra è irresistibile, sono consapevole che se non interrompo il flusso che dai miei occhi si dirige verso le linee fitte, microscopiche (mi ricordano dei cromosomi esposti a disseccare davanti a Dio), mi ritroverò perduta per sempre, là dentro; dentro la mia stessa cavità cosciente di niente che si proietta in me da quel foro, senza più possibilità di svegliarmi o tornare alla realtà.
Non so infine come abbia fatto ad evitare la caduta con irreversibile dissoluzione, sono pur sveglia e viva adesso, così pare. Credo che il sogno si sia interrotto senza un vero e proprio finale.
Cosa ci fosse nel quadro-finestra ancora non mi è chiaro. La morte forse, può essere composta di tali segni e di tale rumore che risucchia i pensieri fra i minuscoli spazi vuoti? Oppure era un vortice immobile di potenziali combinazioni cromosomiche di qualunque cosa? O un irresistibile baratro di caos, di resti atrofizzati della memoria, che non si possono leggere né ordinare ma solamente comprendere col risveglio dal sogno della vita?
Insomma, io quel luogo – quel suono – lo avevo dimenticato, ne avevo scordata la frequenza, finché non è sgusciata fuori di nuovo, nel tremore ronzante di un libro che cade e cade all’infinito. Forse era davvero una finestra, quel buco, sull’arnia gigantesca del
L’odore di solchi – futuri e remoti – scuce il capo fin sopra le nubi, a inseguire scie, abbandonate le membra laggiù, in attesa. Si fa mongolfiera quel volto fuggito, intanto il vento leviga il mondo e non se ne cura.
Si salpa più in alto, dove le crepe del tempo sbuffano lampi e sillabe chiare. Si immerge il volto, le fessure stridono e le vocali inquiete urtano la pelle con un formicolio d’oro, ancora larve di suono.
Saziano subito, e non serve masticare o riformulare, basta ingoiare senza pretesa di controllo, i segni si mescolano nel gorgoglio del palato e si fanno sillabe, parole e discorsi e pensiero, e il pensiero si inebria e perde il senso della comodità o del conforto, si fa denso di testura e poi implode, ancora, con perdita di massa delle parole, – nuovamente – sillabe, vocali, segni, e infine nullità assoluta, elettrica, sospesa nel movimento ellittico di qualcosa, che non so affatto, che forse è l’essere in vita; il vivere stesso: l’inspiegabile maelstrom nero senza alcun desiderio di sosta.
Così l’involucro di pelle si fa teso, turgido e incosciente, per poi collassare, perdere lo sguardo fra le pieghe, e di nuovo: ancora ripido respiro di follie. É polmone di bellezza, elastico.
I segni si fanno schioppi come funi in tempesta, i sibili, intima gelosia, sono incagliati nella gola che ha paura di pronunciare. Niente si deve pronunciare, tutto è ostaggio dei denti e della lingua e guai a lasciarli andare. Leggere senza leggere, tutto è traccia di ciò che ancora non è stato scritto, a labbra serrate, mai mescolare le corde vocali. Il silenzio è più ebbro.
Ma il piacere si conclude, l’imprevisto timore – la ragione – di aver perso l’ultima cima, quella che riconduce l’errante in volo al corpo-àncora, ritto e immobile, dove il vento lima le cose del suolo. Si torna indietro a fatica, la pelle del volto di nuovo grave.
Ci sono nembi che incedono come croste del cielo e non si può far nulla che non sia amarli, d’orrore. E l’orrore, che non è paura, ha una sfumatura d’attrazione sensuale spesso incompresa; somiglia ad un prurito interiore per metà soddisfatto dalla vista, o meglio, dalla contemplazione lontana. (Col diminuire della distanza allora l’orrore diventa paura.)
Così sono i nembi della percezione: cupi e frastagliati, titanicamente bellissimi. E remoti.
Potrebbero squarciarsi nel momento più inaspettato, vomitando un oceano di viscere sul fragore della realtà, ma indugiano sempre, guardano, passano oltre; anche l’ombra, più grave di quel che pare, mi compiace lo sguardo levigando il suolo senza muovere alcuna foglia.
I miei occhi, macroscopici, si illuminano come perle, offerte in dono nel boato della loro lentezza. Eppure sono i soli – gli occhi calamita per nembi – tutto è spento intorno e per il mondo intero il cielo pare sgombro di assurdità.
“Racconti della Controra” è disponibile su: IBS || Feltrinelli
Aspettando Halloween, tornano gli appuntamenti della Biblioteca delle Ragazze e dei Ragazzi Emanuele Luzzati di Casale Monferrato con numerose iniziative per i giovani della città, e non solo.
Venerdì 21 ottobre alle ore 17,00, infine, il Collettivo Teatrale proporrà nuovamente E se sugli alberi crescessero scarpe?, racconti animati di storie che crescono sui rami e che basta staccarle, lucidarle e… attendere che svelino i loro segreti. Un’iniziativa del ciclo Nati per leggere con i raccontastorie già in programma nel mese di settembre ma rimandato.
Durante il mese di ottobre ci saranno anche una serie di appuntamenti dedicati alle scuole, come Favoleggiando, girovagando, con le ex insegnanti volontarie dell’Auser di Casale Monferratoper promuovere e incentivare la lettura, Libri in viaggio, con la consegna di un trolley di libri direttamente nelle sedi scolastiche, o Bas – Biblioteca A Spasso, con la consegna di libri di argomenti a tema per la didattica delle insegnanti.
La partecipazione a tutti gli incontri e attività è gratuita. I materiali necessari ai laboratori saranno forniti dalla biblioteca. Per aderire alle iniziative è obbligatoria la prenotazione all’indirizzo biblioluzzati@comune.casalemonferrato.al.it o ai numeri telefonici 0142-444302 / 444308 / 444297.
Si ricorda che con il mese di ottobre la Biblioteca Luzzati cambierà orario e sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 15,00 alle 18,00 e il sabato dalle 9,00 alle 12,00.
Quarta di copertina: sabato 15 si presenta il libro di Stefano Fracchia
Alle ore 16 nel cortile del Castello del Monferrato si parlerà di In arti e in spirito
Sabato 15 ottobre ritorna Quarta di copertina, la rassegna letteraria organizzatadall’Assessorato alla Cultura per far conoscere e scoprire scrittori e libri del panorama locale, regionale e nazionale.
L’appuntamento è per le ore 16,00 nel cortile del Castello del Monferrato con Stefano Fracchia che presenterà il suo libro In armi e in spirito – L’incanto cavalleresco tra mito, storia e realtà, edito da Edizioni della Goccia.
Come ha spiegato l’autore: «Quando mi apprestai a scrivere questo libro non sapevo se sarebbe stato un saggio o un romanzo, sicuramente volevo che fosse il resoconto di una vita trascorsa coltivando un sentimento che poco a poco è diventato ragione della vita stessa, tale da permeare ogni aspetto della personalità: la ricerca dell’ideale Cavalleresco. Queste pagine, quindi, sono nate con l’intento di raccontare ai lettori, giovani e meno giovani, la passione volta alla ricerca di quell’incanto Cavalleresco che ancora nel terzo millennio può riscaldare il cuore di una società in parte smarrita».
Nato a Casale Monferrato, Stefano Fracchia dal 1995 si occupa di ricostruzioni e rievocazioni storiche medievali, collaborando con enti privati e pubblici, in particolare con il settore della pubblica istruzione. È curatore di esposizioni e ambientazioni medievali in varie dimore storiche. Appassionato e studioso del periodo storico compreso tra l’XI e il XV secolo, le sue ricerche sono rivolte in particolare alla figura del Cavaliere feudale e alle vicende del Marchesato di Monferrato. Oltre a praticare e insegnare scherma antica, è fondatore dell’Ordine della Lancia, del quale è maestro d’armi e condottiero col nome di Stefano di Monferrato.
La presentazione rientra tra le iniziative della mostra I Marchesi di Monferrato di ferro vestiti allestita nel Torrione Sud Est del Castello del Monferrato fino al 23 ottobre e aperta il sabato e la domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.
Ci sono giorni in cui lasciare casa, prendere un treno per un impegno di lavoro fuori città è pesante, difficile… e si parte con una sorta di triste stanchezza che apre le porte a troppe domande. Ieri è stato così.
Mio figlio, in lacrime per un insignificante fallimento, mi ha detto “Io non sono capace di fare nulla, non ho alcun talento: sono inutile“. Questa è una frase che sento ripetere spesso dai ragazzi: non sono un genio e quindi devo accontentarmi delle briciole, non realizzerò mai i miei sogni. E, d’altro canto, sento troppo spesso adulti parlare di talento come se fosse un dono riservato a pochi.
Mi domandano: lei come ha scoperto il suo talento? E io rispondo: scusi quale? …. Ragazzi, tranne che per rarissime eccezioni, il genio o il talento non esistono! Esistono persone mediamente intelligenti che però si sono impegnate molto, esiste la passione, la perseveranza, la capacità di imparare dai propri, tanti, utilissimi errori.
Conosco personalmente premi Nobel che sono persone di una banalità inimmaginabile… ma che non hanno mai smesso di far volare i sogni e di alimentare la passione con l’impegno e la fatica. E che quando falliscono, piangono sì (quanto ho pianto per il mio lavoro!) ma il giorno dopo si rimboccano le maniche e ricominciano proprio da lì. Dagli errori e dai sogni.
Biblioteca delle Ragazze e dei Ragazzi: tutti gli appuntamenti di ottobre Laboratori, storie e letture aspettando Halloween Aspettando Halloween, tornano gli appuntamenti della Biblioteca delle Ragazze e dei Ragazzi Emanuele Luzzati di Casale Monferrato con numerose iniziative per i giovani della città, e non solo. Si inizierà domani, martedì 4 ottobre con il dodicesimo incontro del ciclo Il Parco va in Biblioteca, la Biblioteca va al Parco, i laboratori, con passeggiate, organizzati con le Aree protette Po Piemontese e il contributo della Compagnia di San Paolo. Per questo mese Renza Baiardi proporrà alle ore 17,00 Hotel degli insetti, un laboratorio di costruzione per realizzare con diversi materiali naturali una cassetta rifugio per gli insetti. Le stanze saranno “arredate” con canne, pezzi di corteccia, paglia, e accoglieranno durante l’inverno i piccoli ospiti utili per i giardini. Mercoledì 5 ottobre alle ore 17,00 torneranno i volontari di Orizzonte Casale con Ma che bel castello marcondirondirondello, che intratterranno i presenti con i Mezzi di comunicazione nel Medioevo: segnali di fumo, messaggeri a cavallo, piccioni viaggiatori, segnali luminosi, messaggi portate a voce e su pergamene. Tantissime nozioni e curiosità, per arrivare ai giorni nostri. Per il ciclo Npl – Nati per leggere, prenderanno il via il 6 ottobre i Martedì e giovedì da favola, le letture a bassa voce delle ore 17,00 a cura delle insegnanti volontarie Teresa e Marinella: appuntamento il 6, il 18, il 25 e il 27 ottobre. Per questo mese, letture da brivido dedicate ad Halloween! Sabato 8 ottobre sempre per il ciclo Npl l’associazione Penelope proporrà alle ore 10,30 Che paura… crescere, con lettura del libro Gino, piccolo grande girino sul significato della crescita dei bambini insieme ai genitori. Confronto con i genitori e laboratorio creativo per i bambini. Martedì 11 ottobre alle ore 17,00 primo dei due laboratori creativi dedicati ad Halloween a cura della Biblioteca Luzzati con attività manuali e la creazione di simpatici e spaventosi oggetti. Il secondo appuntamento sarà giovedì 20 ottobre. Il tradizionale laboratorio orticolo curato da Giovanni Ganora proporrà per ottobre Attrezzi e storie del passato, con la visita alla sede del Centro Doc Paolo Desana per scoprire gli arnesi utilizzati nelle colline del Monferrato nei decenni passati. Appuntamento per giovedì 13 ottobre alle ore 17,00. Venerdì 21 ottobre alle ore 17,00, infine, il Collettivo Teatrale proporrà nuovamente E se sugli alberi crescessero scarpe?, racconti animati di storie che crescono sui rami e che basta staccarle, lucidarle e… attendere che svelino i loro segreti. Un’iniziativa del ciclo Nati per leggere con i raccontastorie già in programma nel mese di settembre ma rimandato. Durante il mese di ottobre ci saranno anche una serie di appuntamenti dedicati alle scuole, come Favoleggiando, girovagando, con le ex insegnanti volontarie dell’Auser di Casale Monferrato per promuovere e incentivare la lettura, Libri in viaggio, con la consegna di un trolley di libri direttamente nelle sedi scolastiche, o Bas – Biblioteca A Spasso, con la consegna di libri di argomenti a tema per la didattica delle insegnanti. La partecipazione a tutti gli incontri e attività è gratuita. I materiali necessari ai laboratori saranno forniti dalla biblioteca. Per aderire alle iniziative è obbligatoria la prenotazione all’indirizzo biblioluzzati@comune.casalemonferrato.al.it o ai numeri telefonici 0142-444302 / 444308 / 444297. Si ricorda che con il mese di ottobre la Biblioteca Luzzati cambierà orario e sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 15,00 alle 18,00 e il sabato dalle 9,00 alle 12,00.
Pagg. 224 coll. I Tascabili Noir € 13,90 Isbn 9788869436376
Un intrigo sulle sponde dell’Adda, nella provincia lombarda, tra Treviglio e Cassano D’Adda, in cui un avvenimento inaspettato mette in crisi la pace di un liceo di provincia. Il miraggio dei soldi facili, del divertimento assicurato a base di droghe e di sesso fanno di questo noir l’immagine realistica della cronaca dei nostri giorni. Il conflitto eterno tra l’amore promesso e l’instabilità dei sentimenti rende tragica la convivenza di due giovani studenti, che si rincorrono tra errori e pentimenti. Il commissario Albani si mette sulle tracce degli autori di delitti insoluti e dalla scuola muove le sue indagini e penetra nella realtà cittadina dei due paesi. C’è l’ombra del carcere i cui cancelli si aprono per chi non sa mettere un freno alle sue ossessioni. Eppure uno spiraglio di luce potrebbe arrivare dall’amicizia che vince sull’amore folle e corrotto dal risentimento.
Antonio G. D’Errico, autore prolifico che spazia nei vari campi della cultura. Poeta, scrittore e sceneggiatore. Premio Grinzane Pavese, nel 1998 e nel 2000. Nel 2008 con il noir ispirato alle attività delle sette sataniche, Il Discepolo (Fratelli Frilli Editori), ha conquistato il podio della giuria popolare al Premio Scerbanenco. Nel 2018 sempre con un noir, Morte a Milano. Ernest (Macchione editore), ha vinto il Premio Nazionale Rende. Intrighie morte sull’Adda è il suo quarto noir. Ha scritto numerosi testi di argomento musicale. Nel 2011 pubblica la biografia di Eugenio Finardi, Spostare l’orizzonte (Rizzoli), scritta insieme al cantautore milanese e, nel 2015, esce presso Mondadori con la biografia di Pino Daniele, Je sto vicino a te. Sempre nel 2015 con l’editrice Arcana pubblica Per rabbiae per amore, neapolitan power e dintorni: una conversazione con i protagonisti dell’ondata creativa della neapolitan power, con le testimonianze di James Senese, Enzo Gragnaniello, Eugenio Bennato, Tony Esposito, Beppe Barra. Ha scritto inoltre la biografia di Marco Pannella, nel 2012, dal titolo Segnalidi distensione. Ha scritto per il teatro insieme a Donato Placido, fratello di Michele, del quale ha redatto nel 2019 la biografia, dal titolo Dio e il cinema. Nel 2020 ha scritto il saggio di divulgazione scientifica Il virus delleverità (Santelli editore).
Dopo una serie di notizie e smentite si è arrivati ad un passo preoccupante destinato a concludersi con l’indicazione del “sito meno idoneo possibile”. Quello per il confinamento delle tonnellate di rifiuti ad alta, media e bassa radioattività di origine industriale, sanitaria e, soprattutto, come residuo del breve periodo di produzione elettronucleare italiana.
Si tratta di quasi 150 ettari di territorio per la maggior parte coperti da strutture di contenimento “eterne” destinate ai rifiuti a media e bassa radioattività. Con circa un quarto di questa superficie destinata ad uno stoccaggio temporaneo (almeno decennale) delle scorie nucleari più pericolose, in attesa di una loro collocazione estera. Bene!
A tutto ciò l’Associazione Agriambiente di Alessandria si oppone da sempre! I costi di costruzione, gestione e decomissioning, come previsto, si stanno presentando proibitivi e di difficile quantificazione.
Ora, come già scritto in altre occasioni, assieme a Laboratorio Synthesis siamo per trovare (e aiutare le forze di governo e con responsabilità specifica) la migliore soluzione possibile, data l’insostenibilità e il rischio degli attuali stoccaggi temporanei (anche in provincia di Alessandria e Vercelli).
Meglio sarebbe esportare tutte le quantità in oggetto, anche a bassa e media radioattività o, in subordine, indicare il sito meno idoneo possibile. Sicuramente non in territorio alessandrino e vercellese per i possibili interessamenti di falda, la situazione idrogeologica difficile, la composizione poco idonea del terreno, la capillare presenza di centri abitati e, soprattutto, la presenza di numerosi siti di interesse storico/culturale.
Le associazioni ambientaliste nazionali competenti sull’argomento hanno più volte segnalato ai Ministri uscenti possibili intelligenti vie d’uscita… non sicuramente (come sembra) la ricerca “del territorio e dei Sindaci meno ostili dietro cospicuo riconoscimento”. Non aggiungiamo altro, attendendo l’ufficializzazione dei 58 siti, per ora non ancora iscritti nei repertori ufficiali.
“La capitagna e il glifo”: presentazione del libro di Simonetta Gorsegno e Gianni Cellè all’auditorium di Marengo giovedì 20 alle ore 17,30
Prosegue la nuova stagione di “Marengo di giovedì”, la rassegna culturale che ha come splendida cornice l’Auditoruim di Marengo e che propone una serie di interessantissimi appuntamenti.
Il prossimo incontro prevede la presentazione del nuovo romanzo storico scritto da Simonetta Gorsegno e Gianni Cellè dal titolo “La capitagna e il glifo”, vicenda ambientata nell’Alessandria del 1589.
Gli autori dialogheranno con lo scrittore e redattore del quotidiano online Alessandria24.com Piercarlo Guglielmero.
La vicenda romantica quanto rocambolesca narrata nel romanzo offrirà al pubblico e ai lettori interessantissimi spunti per riscoprire la vita quotidiana e l’aspetto dell’Alessandria di fine XVI° secolo con i suoi palazzi ed i monumenti in gran parte purtroppo perduti.
L’appuntamento è all’auditorium di Marengo per giovedì 20 ottobre alle ore 17,30.
La trama
Corre l’anno 1589. Diversi stati d’Italia sono stretti nella morsa del dominio spagnolo. Non fa eccezione Alessandria che subisce la pressione fiscale da parte del Governatore in carica: Don Rodrigo de Toledo, un uomo dissoluto e senza scrupoli, il quale si invaghisce di una giovane orfana, Elvira che lava i panni per la guarnigione spagnola nel palazzo cittadino dove dimora Don Rodrigo.
La fame di riscatto spinge Elvira tra le braccia del Governatore, le promette una nuova vita. Don Rodrigo però viene meno alla parola data e scatenerà in Elvira un rancore tanto grande da indurla ad aderire a un gruppo di ribelli deciso a insorgere contro l’oppressore a causa delle ingenti tasse che attanagliano il popolo e le corporazioni cittadine.
La rivolta fallisce ed Elvira viene imprigionata nelle segrete del Palazzo insieme ai suoi compagni di sventura, ma proprio quando le speranze sembrano essere perdute, Elvira conoscerà Carlito, una guardia spagnola, che l’aiuterà a fuggire dalla città attraverso la ragnatela di strade sotterranee.
Oltre la storia di Elvira e Carlito la trama del romanzo focalizzerà l’attenzione sulla storia architettonica della città di Alessandria.
Una storia di chiese, piazze, palazzi che oggi, in parte, non possiamo più ammirare, ma soltanto ricordare come i capisaldi della nostra cultura.
Gli autori
Simonetta Gorsegno vive ad Alessandria, la città dove è nata nel 1963. Ha scritto numerosi racconti per diverse case editrici e vinto diversi premi letterari. Appassionata di viaggi, nel 2021 ha pubblicato il suo primo libro di viaggi dal titolo: “Horn please – Viaggio nel paese dei Maharaja” edizioni Sillabe di Sale. Scrive racconti per un giornale locale.
Gianni Cellè è un esperto di storia locale. Collabora a giornali e riviste di Alessandria. Laureato in architettura è stato curatore di diverse mostre cittadine e organizzato cicli di convegni e conferenze presso il museo etnografico di Alessandria “C’era una volta”.
Nel 2012 ha pubblicato “Valentinum primi insediamenti umani nella pianura alessandrina”, nel 2014 “Piazzetta del Grano e le osterie delle tre lepri” e nel 2015 “Il Mestiere, caratteri dell’economia alessandrina attraverso i secoli”.
“La capitagna e il glifo” di Simonetta Gorsegno e Gianni Cellè
I° edizione del Forum Agroecologia in Piemonte 2022
Primo momento di confronto tra associazioni ambientaliste, associazioni di categorie, ricerca e mondo universitario per trovare la giusta applicazione dei principi di agroecologia sul territorio piemontese
Oggi si è tenuta la prima edizione del Forum Agroecologia di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, in collaborazione di Fondazione Agrion. Legambiente ha organizzato un tavolo di confronto associazioni ambientaliste, associazioni di categoria, ricerca e mondo universitario per sottolineare il ruolo del cibo contro la crisi climatica verso una transizione ecologica giusta e solidale. Considerata la rilevanza del territorio, il Forum Agroecologia si è realizzato nella città di Cuneo, presso le sale del Centro Incontri in Corso Dante Alighieri 41, per poter cogliere l’occasione di valorizzare le realtà virtuose che già operano nella provincia.
Il focus dell’edizione del Forum Agroecologia 2022 è stato l’agricoltura sostenibile al tempo dei cambiamenti climatici con interventi e stimoli per affrontare la crisi climatica, come PAC, il rapporto con la biodiversità, cambiamenti di stile di vita e di metodi agricoli.
“Dove c’è agricoltura ci sono coesione sociale, presidi territoriali, tutela del paesaggio, difesa del dissesto idrogeologico, rapporto con le comunità” – dichiara Giorgio Prino, Presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. “È urgente la necessità di una vera e propria rivoluzione, attualmente avviata solo in parte nel sistema agroalimentare. Si deve partire dai dati e dalle informazioni, dai consumi reali, dalla domanda presente e potenziale. L’agricoltura, asse portante dell’economia Made In Italy, deve divenire un settore strategico anche dal punto di vista ambientale, a cominciare dalle sfide imposte dalla crisi climatica, scoraggiando economicamente pratiche agricole e zootecniche intensive e a elevato impatto ambientale, indirizzando le risorse europee verso l’agroecologia”.
Dopo i saluti istituzionali di Giorgio Prino (Presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta), Luca Robaldo(Presidente Provincia di Cuneo), Patrizia Manassero (Sindaca Città di Cuneo), ha aperto la sessione un ampio confronto con le varie associazioni di categoria con gli interventi con gli interventi di Giacomo Ballari(Presidente Fondazione Agrion), Gabriele Carenini (Presidente CIA Piemonte), Roberto Moncalvo(Presidente Coldiretti Piemonte), Enrico Allasia (Presidente Confagricoltura Piemonte). Secondo Giacomo Ballari, Presidente Fondazione Agrion, c’è ancora necessità di migliorarsi, ma ci sono gli strumenti per andare nella giusta direzione, riducendo l’impatto delle colture agricole e sprecando il meno possibile gli scarti di produzione e alimentari.
Ad approfondire il tema della PAC e del PSR è intervenuta Anna Maria Valsania della Direzione Agricoltura e Cibo Regione Piemonte. A seguito Maria Letizia Gardoni, Ufficio di Presidenza FederBio, che ha posto l’accento sulla necessità di convertire la produzione agricola secondo i principi del biologico. Come ha affermato Maria Letizia Gardoni, l’Agricoltura biologica e biodinamica pongono l’Italia ai primi posti a livello europeo con un 17% di superficie agricola biologica. Non si devono, però, abbassare gli standard qualitativi solo con l’obiettivo di raggiungere il 25% di superficie biologica richiesta dalle direttive europee.
A conclusione del Forum Agroecologia, gli interventi del mondo accademico con Chiara Flora Bassanini(Docente Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo), Cristiana Peano (Docente Università degli studi di Torino), Danilo Demarchi (Docente Politecnico di Torino), e l’intervento di Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente.
“L’agroecologia è un approccio sistemico che punta alla trasformazione dell’agricoltura e delle filiere alimentari verso una sostenibilità ambientale, sociale ed economica” – dichiara Chiara Flora Bassanini. “L’agroecologia è una scienza transdisciplinare ed un insieme di pratiche, ma soprattutto è un movimento politico, che porta all’advocacy e alla sensibilizzazione su queste tematiche della cittadinanza territoriale”.
Nel pomeriggio si sono tenuti 3 tavoli tematici di discussione su “Il ruolo del biologico e stop pesticidi” coordinato da Giuseppe Ferraris, Legambiente Vercellese e della Val Sesia; “Il ruolo della biodiversità e del suolo in agricoltura” coordinato da Gianfranco Peano, Legambiente Cuneo; “Innovazione tecnologica” coordinato da Lorenzo Berra, Fondazione Agrion.
Il Forum Agroecologia si è svolto con il patrocinio di Comune di Cuneo, Provincia di Cuneo, Regione Piemonte, Consiglio Regionale del Piemonte e Unioncamere Piemonte.
EINSTEIN & ME La storia d’amore che ha rivoluzionato la fisica e il mondo
Produzione Tieffe Teatro Milano, Associazione culturale Paul Dirac
Di e conGabriella Greison Con la voce diGiancarlo Giannini nei panni di Albert Einstein
In questo monologo teatrale Gabriella Greison interpreta Mileva Maric, fisica, prima moglie di Albert Einstein e madre dei suoi figli. Il monologo è tratto dal romanzo “Einstein e io”, edito da Salani, uscito nel 2018, scritto dalla stessa Greison. “Einstein & me” è un viaggio nella vita di Albert Einstein attraverso gli occhi di una donna che è stata fondamentale per la sua crescita e per l’attualissima battaglia dell’affermazione femminile in campo scientifico. I due si sono conosciuti tra i banchi di scuola, al Politecnico di Zurigo nel 1896 e per oltre vent’anni hanno vissuto insieme. Anni fondamentali per Einstein e per la storia della fisica, dalla formulazione della teoria della relatività ristretta (con la famosa formula E=mc²) alle basi per la teoria quantistica.
Una vita vissuta in simbiosi, che ha permesso ad entrambi di crescere e creare, tra lezioni all’università, lunghe camminate in montagna, esami, soste ai tavolini del Café Metropole, laboratori di fisica, salotti, figli, e battaglie contro gli stereotipi e i luoghi comuni a cui una donna doveva sottostare in una società come quella di inizi ‘900. Chiunque può identificarsi nelle vicende evocate nel monologo, metafora bellissima per tutti, delle piccole azioni che compiamo ogni giorno, dei grandi progetti, dei cambiamenti, degli opposti che inevitabilmente si attraggono, delle speranze e dei diritti. Chiunque sia mosso dalla ricerca affannosa verso la conoscenza e la realizzazione dei propri sogni.
Gabriella Greison intesse un monologo in cui le sue ricerche vanno a sdoganare le false voci le voci su Mileva, regalandole una vita diversa e molto attuale. Le quattro stagioni si alternano nella vita di Mileva, esattamente come accade nella vita di ciascuno di noi. Racconta Greison: “L’idea di approfondire questa nuova visione della vita di Albert Einstein, dal punto di vista femminile della moglie, nasce dalla mia esigenza di avere nuove forme di confronto e stimolo. Un tempo i biografi di Einstein sono stati tutti uomini, ed è per questo che l’immagine di Mileva ci è arrivata distorta. Oggi Mileva è una di noi, modernissima, indipendente, sicura, che non si fa certo scrupolo nel rifiutare situazioni che le vanno strette. Nel mio lavoro non si fa cenno a polemiche sui lavori di Albert Einstein, e all’attribuzione degli stessi, che sono sempre stati e sempre lo saranno di Einstein stesso, essendo lui stato un genio assoluto; ma si descrive con i termini di oggi, la personalità, la mente e la natura di una donna che potrebbe essere una di noi, il cui percorso è stato oscurato da una società che mal tollerava le diversità ed era arroccata su vecchi concetti di appartenenza. Il finale è un viaggio nel futuro, ancora aperto, ancora da scrivere”. La stessa Greison ha portato nel 2018 al Politecnico di Zurigo una domanda per l’attribuzione di una laurea postuma a Mileva Maric, domanda che è stata all’inizio rifiutata, mentre ora, ai giorni nostri, nel 2022, con il cambio di rettorato, è al vaglio della nuova commissione.
Fanpage.it: La presidente provvisoria Liliana Segre apre tra gli applausi la prima seduta al Senato della nuova legislatura.
“Incombe su tutti noi l’atmosfera agghiacciante della guerra, vicino a noi, con tutto il suo carico di morte e distruzione in una follia senza fine. La pace è urgente e necessaria. La via per ricostruirla passa da un ristabilimento del diritto internazionale e della libertà del popolo ucraino. Oggi sono emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva. A ottobre ricorre il centenario della marcia su Roma, che dette avvio alla dittatura. Il valore simbolico di questa circostanza si amplifica in me perché ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre. Fui costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il banco della scuola elementare. Oggi per uno strano destino mi trovo sul banco più prestigioso del Senato.
Potremmo anche concederci il piacere di lasciare fuori da questa assemblea la politica urlata, che tanto ha contribuito a far crescere la disaffezione dal voto, interpretando invece una politica ‘alta’ e nobile, che senza nulla togliere alla fermezza dei diversi convincimenti, dia prova di rispetto per gli avversari, si apra sinceramente all’ascolto, si esprima con gentilezza, perfino con mitezza.
In Italia il principale ancoraggio attorno al quale deve manifestarsi l’unità del nostro popolo è la Costituzione repubblicana, che come disse Piero Calamandrei non è un pezzo di carta, ma è il testamento di 100.000 morti caduti nella lunga lotta per la libertà; una lotta che non inizia nel settembre del 1943 ma che vede idealmente come capofila Giacomo Matteotti. Il popolo italiano ha sempre dimostrato un grande attaccamento alla sua Costituzione, l’ha sempre sentita amica.
Altro terreno sul quale è auspicabile il superamento degli steccati e l’assunzione di una comune responsabilità è quello della lotta contro la diffusione del linguaggio dell’odio, contro l’imbarbarimento del dibattito pubblico, contro la violenza dei pregiudizi e delle discriminazioni. Permettetemi di ricordare un precedente virtuoso: nella passata legislatura i lavori della ‘Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza’ si sono conclusi con l’approvazione all’unanimità di un documento di indirizzo Segno di una consapevolezza e di una volontà trasversali agli schieramenti politici, che è essenziale permangano”.
Alessandria: Tra i celebri nomi che sono legati alla nostra città oggi vogliamo ricordarne uno in particolare: Vittorio Mangili, giornalista e reporter, nella sua casa a Lobbi oggi spegne 100 candeline.
Mangili è stato testimone oculare dei più significativi avvenimenti storici che hanno tracciato il solco indelebile del ‘900: divenuto reporter RAI nel 1956, tra i suoi primi incarichi da inviato televisivo ci sono i drammatici giorni dell’insurrezione ungherese.
Lui è lì, in una terra che sente vicina a sé: nato da madre ungherese, parla la lingua locale e vive in prima persona gli eventi che mineranno le basi del dominio sovietico in Est Europa.
Grazie alla sua innata vicinanza, corre con i patrioti per le strade della capitale e produce l’unica testimonianza audiovisiva di quei momenti. Il nastro verrà succesivamente consegnato all’ ONU come testimonianza delle violazioni dei diritti umani perpetrate in quelle occasioni.
Tra i suoi servizi più conosciuti vi sono quelli di carattere alpinistico, dalla scalata di Reinhold Messner della parete nord del Makalu fino alla spedizione di alpinisti valdostani che nel 1982 raggiunse la vette del Kanchenjunga.
Nei momenti più critici abbandonò taccuino e cinepresa per prestare soccorso: quando la roccia franò sulla valle del Vajont esattamente 59 anni fa, fu uno degli angeli del fango durante l’Alluvione di Firenze e imbracciò la pala anche quattro anni più tardi a Genova.
Per molti anni Vittorio Mangilli con i suoi reportage ci ha raccontato la Grande Storia, oggi in occasione del suo compleanno siamo noi a voler raccontare la sua.
In questi versi io mi racconto fingendomi poeta e un po’ poesia. Quando scrivo è come accedere a una stanza, in cui la donna amata attende. È a lei che busso come tornando da una lunga assenza e a lei mi rivolgo senza essere spesso capace di comunicare compiutamente il mio stato d’animo o il mio pensiero. Trovo quindi nella stanza vuota solo briciole lacrimose. La poesia è fuggita.
Accade però che essa torni quando meno la si aspetti, non soltanto al poeta ma a coloro che si accostano ai suoi versi e a chiunque senta l’esigenza di un mondo più luminoso dove anche il dolore e la morte portano il segno della bellezza.
Ci sono due luoghi di questi versi in cui la poesia può essere attesa: il primo è la stanza, ancora profumata di narcisi che è il profumo di chi scrive poesie, dove coloro che conoscono il poeta sanno che prima o poi tornerà, l’altro è il giardino che ciascuno porta in sé ornato di statue come i loro pensieri, e dove aspettano immobili come fontane che zampillano, perché c’è sempre nel cuore di ciascuno un giardino con fontane, che attende un poeta che le canti.
Ma il più folgorante è l’incontro inatteso, quello con un verso o con un’immagine, che all’improvviso trascina il lettore nel cuore della notte per rivelargli la visione dello spazio divino in cui le stelle sono la luce del respiro umano.