Racconti: Lisa, milanese nata a Busto Arsizio, torna a casa dall’ufficio e… di Lorenzo Rossomandi – Scritti

foto pexels

Lisa, milanese nata a Busto Arsizio, torna a casa dall’ufficio e trova il marito seduto sulla poltrona e intorno a lui cinque suoi amici, di cui lei ne conosce un paio.

Lisa sorride e li saluta mentre, senza fermarsi, si dirige verso la cucina per mettere qualcosa, che evidentemente ha comprato nel tragitto di ritorno, nel frigo.

Poi si sofferma un po’ perplessa. Nessuno di loro ha ricambiato il saluto.

Si volta verso il marito, che continua a guardarla serio dalla poltrona, e gli chiede cosa succede.

Il marito le ordina di avvicinarsi.

Lei fa qualche passo verso di lui continuando a non capire. Il marito le chiede se la vita che stanno conducendo sia per lei soddisfacente. Lei rimane in silenzio continuando a non capire. Lui le dice che per quello che gli riguarda, la risposta è no! A lui non basta più essere un uomo che accetta il fatto di essere considerato al pari della moglie. Non tollera più che lei si rivolga a lui, essere superiore per intelligenza e forza, come se fosse una sua “pari”. Ma fortunatamente la legge è cambiata nella notte e lui può finalmente attuare ciò che la natura e Dio gli permette di fare.

Lisa rimane sbigottita. Come può suo marito parlare così? Il loro rapporto non è più quello di un tempo, la parola divorzio era già stata pronunciata due volte, ma adesso cosa stava succedendo?

Il marito le chiede seccamente se si sente disposta ad accettare la sua inferiorità e a portargli rispetto e sottomissione.

Lei non sa se ridere per lo scherzo o preoccuparsi seriamente.

Lui per tutta risposta tira fuori un frustino e una pistola. Le ordina di inginocchiarsi.

Lei si rifiuta.

Gli amici del marito l’accerchiano. Lei si sente persa, impotente e terrorizzata. Decide di accondiscendere per uscire da quella situazione per poi procedere con una denuncia.

Si inginocchia.

Lui riprende a parlare, le elenca tutte le trasgressioni che lei avrebbe commesso in quegli anni. Le gonne troppo corte, le risate troppo aperte, l’utilizzo dell’auto, il camminare in luoghi pubblici col volto scoperto. Il fatto di rivolgersi a lui senza il dovuto rispetto che dovrebbe essere di assoluta sottomissione e persino di adulazione.

Lui si alza.

Lei adesso è davvero paralizzata dalla paura.

Lui le gira intorno e chiede agli amici se secondo loro il comportamento della moglie sembra loro adeguato.

Un “No” viene pronunciato all’unisono. Poi il marito chiede loro se ritengono che lei possa essere recuperabile. Se secondo loro lei sarebbe mai potuta cambiare.

Ancora un coro di “No”.

Lui allora chiede loro se ritengono che sia in diritto di procedere come è giusto che sia.

Questa volta un coro di “Sì”.

Lui alza la pistola, la punta alla nuca della moglie e le spara.

Sconvolti?

A Milano tutto questo sarebbe accettabile?

Tranquilli e tranquille… Lisa è salva!

E lo sono tutte le donne occidentali.

Potete continuare a dormire serene e sereni. Questo è un problema di altre donne.

Donne che non meritano la nostra compassione e il nostro sostegno.

Ma cerchiamo di capire che chi si gira dall’altra parte perché il problema non lo riguarda si comporta come quel marito che “presume” la sua superiorità verso la moglie.

Perché i diritti umani ancora non sono stati dichiarati patrimonio dell’Unesco?

Eppure leggo la sua definizione: “L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni …”

Perché il mondo occidentale deve continuare a tollerare certe cose?

Cosa stiamo aspettando?

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Accosta…

Accosta…

Accosta alla mia carne il tuo dire

parole in suono

che sanno pelle sfiorare…

Accosta al tuo scrivermi un sospiro

ch’io possa discernerlo

nel battito denso di lettura…

Oh, cara, non tenere a freno

quel tuo dire che ti fa paura.

Così io nel leggerti

riempirò di terra buona

le trincee del mio cuore

lasciando che ogni tua parola

ne pervada di nuovo sangue lo spazio.

Oh, sai? Così distanza non sarà strazio

nel tempo di un gioco nuovo

di cui non sarò mai sazio.

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Voce sola e molteplice

Voce sola e molteplice.

Non è il viaggiare di queste parole un pianto,

non un lamento o un vago gioco di rimpianto.

Solo è un suono caldo che parte e si veste,

e si veste dei colori d’altri pianti e rimpianti

e raccoglie, in condivisa allegria,

d’altri sensi e d’altri occhi,

tracce di vita che non è più solo mia.

Oh il calore e l’amore d’ogni condivisa poesia!

Voce sola e molteplice al tempo stesso,

appartenenza di carne , anche, se leggi adesso.

Indicibile

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Basta chiudere gli occhi 23

Basta chiudere gli occhi 23

In linea retta verso il mare. Via Porta di Massa, ultimi sussurri di indaffarata allegrezza tra i radi studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia che sciamano all’imbrunire. Oh ci passerò ancora in quel chiostro, ma ora, sirena lontane mi portano al porto. Quanto amo vedere le navi attraccate, fantasmi beccheggianti e dormienti. Palermo, le Isole Eolie, bastimenti…ultimi traghetti imbarcano verso le isole del golfo. Più che partire mi piace sognare il viaggio. Oh no certo in quegli orribili grattacieli galleggianti che troneggiano più avanti all’imbarco del Municipio.

La mia passione sono le navi ferraglia in disuso. Mi avvicino più che posso. Lo scricchiolio delle gomene mi saluta. Gli oblò arrugginiti nascondono cabine in cui sostavano viaggiatori in disagio, per una qualche fuga o per lasciarsi alle spalle un tempo non buono. “Partene e’ bastimenti pe’ terre assaje luntane” mi risuona il canto antico dei migranti, le cui orme forse, ora calpesto ignaro. La città porto a quest’ora del tramonto un po’ mi inquieta.

E mi ritrovo nel labirinto di containers che sanno di terre e merci lontane…indecifrabili ed impossibili scritte mi danno esotica accoglienza. Cammino e osservo le colonne accatastate di queste enormi casse ferrose, palazzi senza finestre nell’improvviso silenzio, rotto dal mio passo lento. “Se deve prendere il traghetto per le isole è fuori strada” mi fa un finanziere garbato.

Come faccio a dirgli che sto vagando senza meta alla ricerca di anfratti che mi regalino bagliori d’altri spazi, d’altri tempi? “Credo d’essermi smarrito” m’esce con tono semplice e lui ad inanellarmi la corretta via, l’unica che lì dentro possa avere uno scopo, una meta: prendere una nave e partire.

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Sogna, di Franco Bonvini

Sogna, quelle immagini che passano
le bancarelle, le mura e il mercato
le passanti generose dei pomeriggi di luglio
generose di forme e colori
sono vere più del vero
più di questo cielo grigio di un ottobre preso a caso
spoglio d’ori e di lustrini.
Sogna quello che hai negli occhi
anche se non ricordan bene
quello che inventano sarà
e sarà sole sulle passanti splendide
e ombre sotto i seni
e poi vesti che si aprono
per un bagno dentro il lago
sogna carni mobili e vive.
Sarà vero quel che gli occhi riempie
e scambia il grigio con il rosa
e negli occhi pesa come un falso ma d’autore.

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Patrice Avella: “Modigliani, l’amore e Paris”, “Prevert, l’amore e Paris”, cura di Libera Mente-Laboratorio di Idee

Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee
nel rispetto della normativa vigente contro la diffusione del Covid-19

INVITA
Alla presentazione dei libri di
Patrice AVELLA
Dai titoli
“Modigliani , l’amore & Paris ”
“Prévert, l’amore & Paris “

Venerdì 21 ottobre 2022 alle ore 18,00 presso
Il Salone dell’ex Taglieria del Pelo Fabbrica Borsalino, Via Riccardo Wagner, n. 38 – 15121 Alessandria

Sarà presente l’Autore
Modera Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione

Il quale dichiara:
”L’associazione culturale Libera Mente Laboratorio di Idee, fin dalla sua nascita ha proposto dibattiti e presentazioni di libri.
Negli anni, con alcuni scrittori, si è creato un rapporto di amicizia e Patrice Avella è certamente uno di questi.
Con Patrice abbiamo già presentato due libri ma oltre a questo ha partecipato ad altre iniziative dell’associazione.
Oggi ci troviamo a presentare in contemporanea due libri che parlano di altrettanti grandissimi personaggi, Modigliani e Prevert, il loro legame con Parigi e il filo rosso dell’amore”

Patrizio AVELLA
Nato in Francia nel 1959, vive ormai in Maremma di fronte all’isola d’Elba a Piombino.
Journalist-food dal 2012 per la rivista di Paris La Voce, le magazine degli italiani in Francia per la rubrica Enogastronomia e Cultura.
In Francia ha avuto il Premio a Parigi del «Livre Européen et Méditérranéen» per il romanzo Rome Criminelle – tome un Caffè Sangue, nel 2012, per la categoria Roman et cinéma.
In Italia lo stesso libro ha un diverso titolo che è Piazza Fontana.
In collaborazione con il cinefilo Gordiano Lupi hanno scritto diversi libri insieme Pasta e Cinema, Piombino con Gusto, La Grande Abbuffata e A Tavola con gli Appiani sempre con le Edizioni Il Foglio Letterario di Piombino.
Il libro Modigliani, l’amore e Paris ha ricevuto il prestigioso Premio “Napoli Cultural Classic 2021.
Il libro di poesie e disegni in pointillisme col titolo Réminiscences ha ricevuto il Premio “Città di Castellamare di Stabia 2022” nella regione di Napoli.
In corso altri libri sui poeti francesi nella stessa collezione: Pasolini, l’amore e la sua Roma per l’inverno 2022, Saint-Exupéry, l’aviatore e il Piccolo Principe estate 2023, e Baudelaire, l’amour et Paris per l’estate 2024.
Il progetto è in corso di un Giallo storico durante il periodo del Rinascimento in Toscana è in corso per la primavera 2023 col titolo Giallo Appiani.

MODIGLIANI L’AMORE E PARIS –
Patrice Avella – Edizioni Il Foglio Letterario 2021

Un libro per fare una visita romantica di Paris e Livorno dove ha vissuto Amedeo Modigliani. Storia della pittura e delle donne che hanno ispirato il mitico artista toscano,Che ha vissuto nei quartieri della “Ville Lumière”, apprezzato la gastronomia delle Brasseries di Montparnasse.

Modigliani è uno. Modigliani è indivisibile.

La sua storia comincia e finisce con lui. E anche la sua pittura. Modigliani è l’unità dell’anima. Era un peccatore rovinoso, di quelli che bruciano e tutto consumano per arrivare al centro dell’anima.

Il colore rosso era l’emanazione di questo centro: per raggiungere l’ansietà dei rossi Modigliani ha vissuto sul bruciato. Ha peccato. Ha espiato. Ha peccato ancora. Le donne erano fuoco.

La pittura era fuoco. Parigi comme Babilonia la capitale del male. La vedeva rossa come i senesi la città del demonio. E rosse le facce delle donne dai cui occhi l’anima dipartiva alitava nell’aria arrossandola.

Quando Modigliani consumo’ l’ultimo rosso mori’ …
Critico d’arte R. Carrieri – 1950

Presentazione di
Prévert l’amore e Paris –
Edizioni Il Foglio Letterario – 2022

Prévert per me è un compagno dalla mia infanzia. Era uno dei miei sogni nel cassetto di fare un giorno un libro sul mio amico artista geniale.
In Italia, parlando del poeta francese, sono stato sorpreso che tante persone avevano imparato almeno una delle sue poesie a scuola e ne conservavano un bel ricordo allorché io pensavo che nessuno lo conoscevo. E quando facevo ascoltare la canzone delle Foglie Morte, tanti musicisti o cantanti, o altri artisti mi dicevano che era una favolosa canzone che amavano tanto da anni.
Però nessuno conosceva la vita di Jacques Prévert, dove aveva vissuto, chi aveva frequentato come amici come Picasso, famosi fotografi come Doisneau, artisti della musica come il suo compositore Kosma, attrice e attori famosi in Francia come Yves Montand, Jean Gabin, Michèle Morgan o Arletty, poca gente sa che Prévert era un sceneggiatore dei più grandi film del cinema francese famosi come quelli del genere del neorealismo italiano con grandi registi come Jean Renoir e Carné.

Films in italiano
IL PONTE DELLE NEBBIE QUAI DES BRUMES
MENTRE PARIGI DORME LES PORTES DE LA NUIT
AMANTI PERDUTI LES ENFANTS DU PARADIS
Dopo, sono giornalista alla rivista di Paris, LA VOCE, le magazine degli Italiani in Francia per la rubrica Storia della gastronomia, dunque in più di parlare dei quartieri di Parigi di Prévert da visitare, ho precisato anche i nomi delle famose Brasseries ancora esistente che frequentava Prévert e i famosi piatti da gustare con la loro storia come,
per rimanere nelle CREPES le famose crêpes Suzette e la loro origine
o la celebre Zuppa alle cipolle che ha anche lei origine… FIORENTINE.

IN PIU’

Da 75 anni, tutte le generazioni dei ventenni si sono innamorati delle poesie di Prévert dal suo libro edito nel 1946 e un fatto incredibile con l’effetto di modo di ogni generazione e dell’abbandono della passione per la letture delle poesie del mondo moderno.

Jacques Prévert, uno dei poeti più amati dalle giovani generazioni di tutti i tempi, è diventato famoso perché ha saputo rendere la sua opera, poesia, testi di canzoni e sceneggiature per i film e il teatro comprensibili a tutti al punto di diventare il poeta più letto e recitato in tutto il mondo per le sue opere sull’amore. Con parole semplici ha saputo offrire la magia di questo misterioso sentimento umano: l’amore che non ha bisogno di essere imprigionato. Questo è l’amore per Jacques Prévert.
come diceva lo scrittore Boris Vian, “la mia generazione aveva solo conosciuto la guerra” Ma anche oggi la libertà del linguaggio di Prévert sarebbe importante per le nuove generazioni. Con parole di una semplicità esemplare ci avrebbe insegnato a rivoltarsi con i suoi accenti di libertà. Non è un poeta che usa parole astratte, ma ci parla come un uomo del popolo, come un uomo di luce, di sole e d’amore. Il compositore Kosma, che non parlava bene il francese, non ha avuto nessuna difficoltà ad adat-tare le sue poesie alla musica delle sue canzoni.
Ha permesso di fare passeggiare le parole di Prévert nelle sue melodie per toccarci nel più profondo dei nostri cuori, di instal-larsi all’interno di noi, della nostra mente e darci coraggio di vi-vere con la bellezza e la purezza. Purtroppo oggi come oggi nes-suno ci parla con un linguaggio come il suo, che ci aiuta a capire chi siamo e come fare per vivere felici.
Un aneddoto per farvi capire il mio amore per Prévert malgrado tutto, mi riporta negli anni della Leva nell’esercizio militare francese dei miei ventenni. Ero uno dei pochi che frequentavo la biblioteca e non è che leggevo Bakunin ma letteratura francese come Emile Zola, Victor Hugo e il loro libri che parlavano della miseria del popolo e della contestazione. Ma niente di che come rivoluzionari pericolosi. E leggevo molto le opere di Prévert. Ho potuto leggere quasi alla fine del mio periodo militare il mio dossier personale. Sono stato molto sorpreso di leggere che ero un sotto ufficiale da sorvegliare perché avevo dei sentimenti sovversivi e antimilitaristi. Non sono mai stato a venti anni come oggi appassionati dall arte militaria o della guerra come uomo, pero’ non sono mai stato pericoloso. No, la ragione della mia sorveglianza era perché leggevo il poeta Jacques Prévert in continuazione e il mio capitano mi vedeva sempre con questo libro in mano! Un libro diventa sempre più pericolo che un fucile lo sapete bene voi o no ?

Prévert è un uomo come tanti, un uomo della strada, un uomo semplice che mette un braccio sulle spalle e quel gesto è pieno d’amore: un amore casualmente incontrato, riconosciuto, vissuto, divorato. In questo libro si descriverà la relazione con famosi amici frequentati dal poeta come: il pittore Picasso, il compositore Kosma, il cantante Yves Montand o il fotografo Desneau. Ma soprattutto si parlerà, all’interno di questo libro, della relazione privilegiata che il poeta ha avuto con le donne della sua vita sentimentale, in primis, ma anche della sua vita professionale, donne artiste che hanno avuto un ruolo essenziale nella sua creazione artistica. Prévert era il paroliere dei nostri amori, dei nostri timori, del nostro modo di vivere, delle nostre scelte di vita futura. Prévert ha fatto quello che siamo ancora oggi, quello che siamo diventati tutta la nostra vita. Ci ha dato la voglia di sognare di nuovo e della bellezza. “E non volermene se ti do del tu. Io do del tu a tutti quelli che amo, anche se non li ho visti che una volta sola. Io do del tu a tutti quelli che si amano, anche se non li conosco”.

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Momenti di poesia. ” ALBERI “, di Augusta Del Corso

” ALBERI “

Brina di stelle…

e Orione

in cintura

adamantina

rischiara

la casa

del bosco…

le nostre ombre

sospese

nella notte.

Arriverà

il giudizio

anche per noi…

Sulla soglia

di un freddo

letargo…

saremo spogliati

di foglie.

Questo

l’orribile dubbio…

essere solo

scheletri

d’albero.

Augusta Elena Del Corso

18 Ottobre 2022

(Diritti Riservati)

Territorio. Me Piemont: Casa Scaccabarozzi

Casa Scaccabarozzi

Casa Scaccabarozzi, comunemente nota ai torinesi come Fetta di polenta (Fëtta ‘d polenta in piemontese), è un edificio storico di Torino situato nel quartiere Vanchiglia, all’angolo tra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo; in passato fu nota anche come «Casa luna» e «la spada».

La sua particolarità e l’origine del suo soprannome risiedono nel suo color giallo ocra e soprattutto nella singolare pianta trapezoidale e molto sottile dell’edificio, simile a una “fetta di polenta” appunto, e che fa sì che uno dei prospetti laterali misuri appena cinquantaquattro centimetri.

Progettata da Alessandro Antonelli, il nome ufficiale deriva dal cognome della moglie dell’architetto, Francesca Scaccabarozzi, nobildonna originaria di Cremona. La coppia visse nell’edificio soltanto per pochi anni, per trasferirsi poi nell’edificio adiacente, sempre di progettazione antonelliana, di via Vanchiglia 9, angolo corso San Maurizio.

(Fonte: Wikipedia)

Curiosità. Quanto pesa un bicchiere d’acqua?, di Cinzia Perrone – Autrice

Quanto pesa un bicchiere d’acqua?

Siamo all’Università di Berkley, in California. Un professore della Facoltà di Psicologia fa il suo ingresso in aula, come ogni martedì. Il corso è uno dei più gremiti e decine di studenti parlano del più e del meno prima dell’inizio della lezione. Il professore arriva con il classico quarto d’ora accademico di ritardo. Tutto sembra nella norma, ad eccezione di un piccolo particolare: il prof. ha in mano un bicchiere d’acqua.

Nessuno nota questo dettaglio finché il professore, sempre con il bicchiere d’acqua in mano, inizia a girovagare tra i banchi dell’aula. In silenzio. Gli studenti si scambiano sguardi

divertiti, ma non particolarmente sorpresi. Sembrano dirsi: “Eccoci qua: oggi la lezione riguarderà sicuramente l’ottimismo. Il prof. ci chiederà se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Alcuni diranno che è mezzo pieno. Altri diranno che è mezzo vuoto. I nerd diranno che è completamente pieno: per metà d’acqua e per l’altra metà d’aria! Tutto così scontato!”.

Il professore invece si ferma e domanda ai suoi studenti: “Secondo voi quanto pesa questo bicchiere d’acqua?”. Gli studenti sembrano un po’ spiazzati da questa domanda, ma in molti rispondono: il bicchiere ha certamente un peso compreso tra i 200 e i 300 grammi. Il professore aspetta che tutti gli studenti abbiano risposto e poi propone il suo punto di vista: “Il peso assoluto del bicchiere d’acqua è irrilevante. Ciò che conta davvero è per quanto tempo lo tenete sollevato”. Felice di aver catturato l’attenzione dei suoi studenti, il professore continua: “Sollevatelo per un minuto e non avrete problemi. Sollevatelo per un’ora e vi ritroverete un braccio dolorante. Sollevatelo per un’intera giornata e vi ritroverete un braccio paralizzato”.

Gli studenti continuano ad ascoltare attentamente il loro professore di psicologia: “In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non è cambiato. Eppure, più il tempo passa, più il bicchiere sembra diventare pesante. Lo stress e le preoccupazioni sono come questo bicchiere d’acqua. Piccole o grandi che siano, ciò che conta è quanto tempo dedichiamo loro. Se gli dedichiamo il tempo minimo indispensabile, la nostra mente non ne risente. Se iniziamo a pensarci più volte durante la giornata, la nostra mente inizia ad essere stanca e nervosa. Se pensiamo continuamente alle nostre preoccupazioni, la nostra mente si paralizza.” Il professore capisce di avere la completa attenzione dei suoi studenti e decide di concludere il suo ragionamento: “Per ritrovare la serenità dovete imparare a lasciare andare stress e preoccupazioni. Dovete imparare a dedicare loro il minor tempo possibile, focalizzando la vostra attenzione su ciò che volete e non su ciò che non volete. Dovete imparare a mettere giù il bicchiere d’acqua”.

Momenti di poesia. L’ANTICA FERROVIA (ai miei concittadini) di Augusta Del Corso

L’ANTICA FERROVIA (ai miei concittadini)

Li avremmo visti poi

solcare l’azzurro del mare

i gabbiani…

Io penso a prima

e a quando la vecchia ferrovia

da quelle brulle colline

di pietre e saggina

scendeva a valle

tra casolari ed aie…

Ma che ne è stato

di quello scialle rosa

un po’ svanito…

dei miei sedici anni

e dei tuoi…

dei nostri sogni…

Ora so che anche noi

siamo impastati della terra

di queste colline

che come noi ancora oggi

si struggono

di nostalgia di mare

solo per esserne state abbracciate

in ere lontane…

Augusta Elena Del Corso

18 Ottobre 2022

Diritti Riservati –

Momenti di poesia. Mi accade di te e io mi incendio e brucio, di Iris G.DM

Mi accade di te e io mi incendio e brucio.

Accade

un preludio notturno di verbena che un meraviglioso istante impresse l’alba

dopo l’esilio di carezze e baci.

E un fiorire di mandarini,

mi spoglio a ridosso del tempo nel mio tempio di musica.

Cosa farei per strapparti un solo pensiero di me

E portarlo fra le mani ,

berlo nei miei desideri più disperati.

Mi accade di te ,

senza poter fare a meno di te

che mi offuschi l’aria

e fai diventare il mio respiro

senza respiro quando mi accade di te. Iris G. DM

Territorio. Me Piemont: Colle dell’Agnello

Colle dell’Agnello

Il Colle dell’Agnello (2.748 metri s.l.m. – Col Agnel in francese; Còl dl’Agnél in piemontese) è un valico alpino delle Alpi Cozie (Alpi del Monviso), nonché il secondo valico automobilistico più alto d’Italia e il terzo d’Europa preceduto soltanto dal Colle dell’Iseran e dal Passo dello Stelvio.

Situato a sud-ovest del Monviso, tra il Pan di Zucchero e la Punta dell’Alp, collegando l’Italia alla Francia dal comune piemontese di Chianale a quello francese di Fontgillard del dipartimento delle Alte Alpi, è stato inaugurato nel 1973 ampliando una preesistente strada militare sterrata, è meta di transito di svariate tappe del Giro d’Italia e del Tour de France e meta consueta di campi estivi da parte di astrofili, offrendo uno dei siti di osservazione con il cielo più buio, incontaminato e accessibile con vetture normali.

La salita inizia presso il comune di Chianale, ultimo paese abitato della Valle Varaita e, dopo un tratto relativamente agevole, gli ultimi otto chilometri rilevano una pendenza media del 10% con picchi ben superiori. L’ambiente severo e desolato, sovrastato dal Monviso a est, ne fa una delle più dure strade alpine con una carreggiata che costeggia sovente tanto dirupi quanto pareti di roccia nuda.

La strada è asfaltata e carrozzabile su entrambi i versanti per tutti i suoi 25 km e conta due carreggiate, percorribili per ciascun senso di marcia; nel suo complesso ha una pendenza media che oscilla tra il 9% e il 10%, ma in alcuni tratti supera il 15%. Il tracciato conta complessivamente un ponte, numerose curve, ventidue tornanti, di cui sedici sul versante italiano e soltanto sei su quello francese che risulta meno duro e scosceso; inoltre lungo il tragitto vi sono punti di partenza di molti sentieri escursionistici GTA. Dalla sommità si gode di un’ottima visuale sia sul lato italiano della Valle Varaita, da cui si può notare la parete occidentale del Monviso, che sul versante francese del parco del Queyras.

Su entrambi i versanti il passo rimane chiuso stagionalmente tra ottobre e maggio.

(Fonte: Wikipedia)

Momenti di poesia. LIBERA, di Paola Varotto

LIBERA

Libera

ora sono davvero libera

da quella che sembrava

una prigione

e invece era Vita.

E non saprò mai se

fa più male

sognare ancora

o rinunciare a immaginarti

sulla mia pelle.

Si muore di troppo amore?

Allora stiamo usando le

parole sbagliate.

E se non mi penserai

che differenza fa

Non sarà meno

grande il mare

e il cielo, non avrà

meno stelle da contare.

E se mi cancellerai

riempirai il mio posto

con tutte le parole che

ricami sulla carta.

Sapessi quanto sale può

contenere una ferita

e quanto dolore si prova

a voler essere in un posto

che non è il tuo.

Non mi vedi, ma sono li,,

esisto, come i punti cardinali

i venti, le correnti.

E cammino a testa in su

cercando ossigeno

per respirarti ancora

perchè mi giri dentro

ed io non so tenerti.

Io che pensavo ci fosse

un motivo per ogni cosa

e che nulla avviene per caso.

ci scegliamo con una ragione precisa

e ci lasciamo con il cuore che sanguina.

Per ritornare a cercarci

come il giorno si arrende alla notte,

le nostre anime si cercano

e trovano la pace!

©copyright L.633/1941

Paola Varotto

Territorio. Me Piemont: La Panissa

Panissa

La paniscia (in novarese) è un tipo di risotto diffuso tra Piemonte e Lombardia con alcune varianti regionali.

È diffuso soprattutto nel Novarese con il nome di paniscia e nel Lodigiano ed alta Lomellina, dove è conosciuta come paniscia; nonché nell’appenninica alta val Curone (paesi di Bruggi, Salogni, Caldirola, Forotondo ecc…), dove è stata importata dai lavoratori stagionali nelle risaie vercellesi ed è celebrata da una sagra a Lunassi ad inizio settembre.

Si ipotizza che il nome derivi da panìgo, una varietà povera di miglio, con il quale veniva cucinato questo piatto, prima della diffusione del riso.

Gli ingredienti della panissa vercellese sono: riso della varietà Arborio, Baldo, Sant’andrea o Maratelli, fagioli della qualità tipica coltivata a Saluggia o a Villata, cipolla, vino rosso Barbera, lardo, salam d’la duja, sale.

Gli ingredienti della paniscia novarese sono: riso della varietà Arborio, Carnaroli o Roma, fagioli borlotti, cavolo verza, carota, sedano, cipolla, vino rosso (possibilmente delle Colline Novaresi), lardo (non il burro), cotica di maiale, salam d’la duja, sale e pepe. In ogni casa, naturalmente, la ricetta viene personalizzata e spesso la lista degli ingredienti è ridotta anche se sicuramente non possono mancare i fagioli, la cipolla, il vino e il salame.

Un piatto di panissa si può abbinare ad un vino rosso fermo di medio corpo come un barbera piemontese o un vino delle Colline Novaresi (ad esempio un Ghemme DOCG) o delle Coste della Sesia (come ad esempio un Gattinara DOCG).

(Fonte: Wikipedia)

Momenti di poesia. Non so di quel niente, di Silvia De Angelis

Non so di quel niente

scivolato sul tuo inventario

di concavi crucci.

Inciampo sul volto adombrato

dedito a fiochi lucori di vita

e affondo in un vuoto gestuale

invaghito d’indocile luna.

Osservi la linea del tempo

mentre ciondola

sul crepaccio d’un dire

capovolto su parole nude

prese in prestito dall’ombra pastosa

d’un forse appena…

@Silvia De Angelis

http://deangelissilvia.blogspot.com/

Cinema. Autumn School Immersi nelle storie 2002. guerra e Pace   

Autumn School Immersi nelle storie 2002. guerra e Pace   

L’esperienza complessiva dell’Autumn School 2022 può dirsi positiva a partire dal tema generativo: guerra e Pace: un viaggio all’interno dei conflitti alla ricerca di soluzioni “senza perdenti”.

Si è svolta a metà ottobre – con il patrocinio del Comune di Alessandria e dell’Università del Piemonte Orientale – la quarta edizione del Campus sui linguaggi del cinema e dei media organizzato dall’Associazione di cultura cinematografica e umanistica ‘La Voce della Luna’, quest’anno in una nuova collocazione stagionale.

Tre giornate a ingresso libero di cineforum, laboratori, presentazioni, incontri con protagonisti del mondo del cinema, della comunicazione, del giornalismo e della letteratura, dedicate agli studenti degli istituti scolastici di Alessandria e provincia, ma aperte alla partecipazione dell’intero territorio.

Il Campus per la Media Education e i linguaggi cinematografici, visivi e digitali, giunto nel 2022 alla sua quarta edizione con il titolo tematico “guerra e Pace”, si rivolge ogni anno agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, con particolare attenzione ai ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado, oltre che agli universitari: propone laboratori e workshop su storia e linguaggio del cinema, sul Visual Storytelling e l’utilizzo consapevole degli strumenti digitali, sul giornalismo di carta stampata e on-line, condotti da registi, attori, critici cinematografici, media educator, giornalisti, scrittori e creativi in genere, con l’obiettivo di imparare anche in forma ludica attraverso la condivisione di momenti formativo-ricreativi comuni che prevedano il coinvolgimento diretto e partecipato degli utenti nella costruzione del format.

L’iniziativa, valida in relazione ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (già percorsi di alternanza scuola-lavoro), viene offerta gratuitamente, attraverso eventi di diverso genere, all’intera cittadinanza, nell’ottica del raggiungimento di una trasversalità multigenerazionale e della costruzione di una narrazione territoriale comune.

La quarta edizione di “Autumn School” si è particolarmente focalizzata sull’approfondimento delle tematiche legate sia ai conflitti geo-politici internazionali in corso e alla relativa educazione alla pace, sia alla risoluzione dei conflitti in ambito familiare e sociale.

Il Campus sui linguaggi del cinema e dei media si è rivolto, in particolare, agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado con un laboratorio di Media Education, dal titolo “guerra e Pace: ragionare con la Media Education sui conflitti geo-politici, sociali, interpersonali”, a cura della dott.ssa Barbara Rossi, media e film educator, saggista di cinema e della prof.ssa Patrizia Farello, psicologa, pedagogista, già docente di Scienze Umane; una Masterclass di regia e interpretazione cinematografica condotta dal regista Luigi Pane e dall’attore Francesco Ferrante. All’intera cittadinanza si sono rivolti, invece, l’edizione speciale del Cineforum “Progetto Genitori”, in collaborazione con l’Associazione ‘Cultura e Sviluppo’ di Alessandria, con la proiezione del film di Luigi Pane “Un mondo in più”, presentato alla ‘Festa del Cinema di Roma’ 2021 nella sezione “Alice nella città”, dedicata alle giovani generazioni, e la presenza in sala dello stesso regista e del giovane protagonista Francesco Ferrante; la presentazione del volume di Luciana Capitolo, già docente di liceo e studiosa del cinema pasoliniano, “Pasolini e l’Ombra” (C&P Adver Effigi, 2022), in collaborazione con la Biblioteca Civica ‘Francesca Calvo’ di Alessandria e l’Azienda Multiservizi ‘CulturAle-Costruire Insieme’. 

La “Autumn School Immersi nelle storie” si è svolta la sera di mercoledì 12 ottobre, in orario 20:30-23:30, presso la Sala conferenze dell’Associazione ‘Cultura e Sviluppo’ di Alessandria (P.zza F.De André 76); nelle mattinate di giovedì 13 e venerdì 14 ottobre, in orario 10-13 rispettivamente presso l’Aula Magna dell’I.I.S. ‘Saluzzo-Plana’ (Via Faà di Bruno 85) e in Aula Magna dell’ITIS ‘A.Volta’ (Spalto Marengo 42), Alessandria; nel pomeriggio di giovedì 13 ottobre, a partire dalle ore 17:30, presso la Biblioteca Civica ‘F. Calvo’ di Alessandria (P.zza Vittorio Veneto 1).

«La quarta edizione dell’annuale campus sui linguaggi del cinema e dei media si è rivelata davvero entusiasmante, non solo per la consistente e appassionata partecipazione alle nostre iniziative da parte di studenti, docenti, educatori e famiglie, ma anche per il feedback positivo ricevuto dall’intero territorio» – commenta Barbara Rossi, media e film educator, presidentessa dell’Associazione “La Voce della Luna”. 

«La nostra iniziativa, pur essendo declinata principalmente in dimensione scolastica, si pone come obiettivo primario il coinvolgimento e la partecipazione attiva delle diverse generazioni che animano la nostra collettività, all’interno di un dialogo e di uno scambio costruttivi e proficui.   

Il tema proposto quest’anno ci sta particolarmente a cuore, alla luce del particolare e delicatissimo momento storico che stiamo vivendo, non solo a livello internazionale ma anche nel profondo della nostra società e del quotidiano, sempre più di frequente attraversati da conflitti sociali, familiari, interpersonali di complessa risoluzione. 

La risposta attenta e partecipe del territorio agli eventi aperti alla partecipazione di tutto il pubblico – il Cineforum nell’ambito del ciclo di incontri formativi ‘Progetto Genitori’ promosso dall’Associazione Cultura e Sviluppo, con il dialogo intenso e stimolante instauratosi fra il regista del film “Un mondo in più” Luigi Pane, il giovane protagonista Francesco Ferrante e gli spettatori; come la presentazione del saggio della studiosa Luciana Capitolo “Pasolini e l’Ombra”, che analizza in maniera originale l’immagine pasoliniana in chiave psicoanalitica – oltre a gratificare il nostro impegno, ci esorta a proseguire il percorso culturale e in chiave formativa sui linguaggi del cinema e dei media della nostra Associazione, che nel 2023 si propone di festeggiare i dieci anni di attività con una manifestazione rinnovata, ancora più ricca di eventi e ospiti che ci aiutino a porre in risalto e a condividere l’esperienza del cinema come bellezza e impareggiabile strumento di rappresentazione del tempo presente come dell’immaginario collettivo».                   

«Il crescente coinvolgimento del mondo della scuola ha permesso, quest’anno, di affrontare la tematica soprattutto attraverso gli occhi dei ragazzi e delle ragazze delle scuole medie e superiori», conclude Patrizia Farello, pedagogista, già docente di Scienze Umane e socio fondatore della “Voce della Luna”. 

«La visione del film “Un mondo in più”, con la presenza del regista e del giovane attore, ha aperto un dialogo interessante e autentico sia sulle molteplici tematiche portate dalle vicende raccontate nel film, sia sul ‘come si fa a narrare storie attraverso il cinema’. L’obiettivo di fondo dell’Associazione è proprio quello di educare a una fruizione attiva e costruttiva dei media. 

Il laboratorio che ha chiuso l’iniziativa presso l’Istituto Volta aveva il compito di coinvolgere attivamente gli studenti nel fare un viaggio attraverso frame tratti da film famosi relativi all’esperienza dei conflitti, a partire da quelli geopolitici a quelli sociali e interpersonali. 

Lo scambio tra studenti di quinta del Liceo delle scienze applicate dell’Istituto e quelli di terza media della scuola Vivaldi ha dimostrato ancora una volta quanto il lavoro cooperativo, fondato sull’ ‘educazione tra pari’ sia una metodologia molto fruttuosa per facilitare apprendimenti significativi e duraturi». 

“L’Autumn School 2022 Immersi nelle storie” – guerra e Pace è organizzata dall’Associazione di cultura cinematografica e umanistica ‘La Voce della Luna’: si ringraziano il Comune di Alessandria e l’Università del Piemonte Orientale per la concessione del patrocinio all’iniziativa; l’Istituto Comprensivo Statale ‘G.Galilei’, l’I.I.S. ‘Saluzzo-Plana’, l’Istituto Tecnico Industriale Statale ‘A. Volta’, l’Associazione ‘Cultura e Sviluppo’, la Biblioteca Civica di Alessandria ‘Francesca Calvo’, per la collaborazione e la messa a disposizione degli spazi; ‘Caffè Teatro’, ‘FIC-Federazione Italiana Cineforum’, ‘Il Piccolo’ (bisettimanale di Alessandria e provincia), Libreria ‘Ubik’ Alessandria, ‘Officinema-Laboratorio cinematografico’ dell’I.I.S. ‘Saluzzo-Plana’, per il supporto logistico e comunicativo all’evento. 

Info:

facebook.com/AutumnSchoolImmersiStorie; facebook.com/VoceLuna; www.voceluna.altervista.org; instagram.com/associazione_lavocedellaluna; instagram.com/autumn_school_

Museo della Gambarina: Presentazione del libro “La Monferrina – Storia del ballo che conquistò l’Europa” di Giuliano Grasso

Alessandria: INCONTRO CON L’AUTORE

Presentazione del libro “La Monferrina – Storia del ballo che conquistò l’Europa” di Giuliano Grasso  con la partecipazione di Enzo G. Conti dell’Associazione Culturale Trata Birata

Sabato 22 ottobre ore 17:00 presso l’auditorium del Museo della Gambarina

piazza della Gambarina 1 – Alessandria

ingresso gratuito

Sul finire del XVIII secolo un nuovo ballo di gruppo irrompe nei saloni dell’alta società dove regnava il poliedrico repertorio delle Contradanze. Dapprima affermatasi come danza di gran moda a Milano e a Venezia, nel giro di pochissimi anni la Monferrina compie un vero e proprio exploit andando a conquistare le sale e i teatri di Parigi, Londra, Monaco e Vienna, trovando un posto di primo piano in ogni programma di ballo. 

Per tutto il primo quarto dell’Ottocento, al seguito delle guarnigioni napoleoniche, raggiunge le maggiori località del nord Italia dove decine di musicisti di fama, ma anche semplici amatori, si cimentano nella composizione di nuove melodie per i teatri, le feste e i carnevali. 

Già alla fine del secolo però, incalzata dai nuovi balli di coppia provenienti dal centro Europa, la sua stella si spegne lentamente e agli esordi del Novecento la Monferrina è ormai estromessa dalle sale cittadine, restando in auge solo nel repertorio popolare di alcune località di montagna. 

Qui gli studiosi di folklore, impegnati nella riscoperta dei balli di tradizione, la ritroveranno ancora vitale sui monti della Val d’Aosta, della Savoia e delle Quattro Province, nei balli a palchetto del Piemonte, fra le comunità venete dell’Istria e nelle feste della Derobée in Bretagna. 

Il libro traccia la storia di queste peregrinazioni fra luoghi e culture attraverso decine di testimonianze, cronache e documenti d’epoca.

Letras para la vida: Parole per la vita Copertina flessibile – 27 gennaio 2021 

Letras para la vida: Parole per la vita Copertina flessibile – 27 gennaio 2021 

Edizione Spagnolo    di  Michela Zanarella  (Autore), Elisabetta Bagli  (Autore), Fiorella Cappelli  (Autore), Claudia Piccinno  (Autore), María del Carmen Aranda  (Autore), Brunhilde Román Ibáñez  (Autore)

pedizione GRATUITA con consegna presso punti di ritiro (se disponibile per il tuo ordine).  Dettagli 

Questo articolo è acquistabile con il Bonus Cultura e con il Bonus Carta del Docente  quando venduto e spedito direttamente da Amazon. Sono esclusi prodotti di Venditori terzi sul Marketplace di Amazon. Verifica i termini e condizioni dell’ iniziativa  Bonus Cultura 18app e di Carta del Docente.

Edizione bilingue italiano/spasgnolo. In molte occasioni le cose migliori sorgono nel modo più inaspettato, in modo semplice e senza pretese. Ed è proprio così che, in un incontro poetico dedicato agli emarginati, è nata l’idea nella quale sei poetesse, unendo legami e ponti tra l’Italia e la Spagna hanno deciso di far ascoltare le loro voci nelle gole silenziate, oppresse e svantaggiate di molte persone attraverso le loro Parole per la Vita, parole vive che viaggiano in ogni angolo del pianeta, vive perché stimolano lo spirito, combinano emozioni e sentimenti e crescono nella speranza.Per questo abbiamo dato vita a questo libro i cui profitti andranno alla ONG Otromundoesposible con lo scopo di aiutare i bambini affetti da malattie rare sostenendo la loro ricerca; sono piccoli granelli di sabbia che daranno sostegno a quelle manine che esigono una vita più dignitosa.

Libri. “L’arpa incantata”. Bellezza e armonia del Creato per un messaggio d’amore

“L’arpa incantata”. Bellezza e armonia del Creato per un messaggio d’amore
La natura che culla i ricordi della fanciullezza, che viaggia tra passato e presente, offre nei versi di Attilio Muscolino, poeta originario di Merano (Bolzano), un fluido scorrere del tempo, un insieme di profonde meditazioni filosofiche che testimoniano un grande amore per il Creato e il Creatore. L’opera dell’autore, che vive a Bolzano, si intitola “L’arpa incantata” ed è pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. «È stato il ricordo del “L’arpa birmana”, film di Kon Ichicawa del 1966, – racconta Muscolino -, già dirigente amministrativo nelle Pubbliche Amministrazioni – a suggerire il titolo alla silloge. Il vibrato della cetra, dal suono ieratico, morbido, pensoso, consolatorio, talora teneramente elegiaco nel ricordo d’una patria lontana o degli affetti perduti, è in quel film, con le sue immagini sonorizzate, e nei versi, resi viventi e trasfigurati dalla lettura ad alta voce, riaffermazione dell’uomo nella sua essenza più profonda, quale irradia e s’impone dall’immoto e infinito silenzio». 
 
«Il poeta Attilio Muscolino – scrive nella Prefazione Hafez Haidar, candidato, negli anni scorsi, al Nobel per la Pace e per la Letteratura – ama incondizionatamente madre natura, scrigno dei suoi sogni, delle sue brame e dei suoi sentimenti, musa dei suoi versi, ispiratrice delle sue riflessioni e delle sue immaginazioni. In essa cerca la quiete e la pace e trova la spinta per spiccare il volo verso le alte mete del pensiero e la forza per catturare le stelle e le alte comete».
 
I versi si ispirano alla realtà fenomenica in tutti i suoi aspetti, mai dimenticando che, come per la filosofia greca, l’evento che dà colore all’esistenza e, quindi, avente valenza comportamentale, è la morte. La morte intesa non come un precipitare nel nulla, ma come elemento armonico nell’Essere. «Le mie poesie, storia d’una coscienza e delle sue meditazioni, – spiega l’autore – sono state disposte secondo un itinerario che porta, prima, ad un giudizio di credibilità verso il Verbo che era in principio e, poi, trattano della fede nel Cristo». E, nell’opera, la religione riveste un ruolo catartico. «La fede – afferma il poeta, candidato Maestro di scacchi e presidente emerito di un Circolo bolzanino – è l’atto d’accettazione d’un assunto, non per intrinseca evidenza o diretta conoscenza, ma per l’autorità d’una o più testimonianze ritenute sufficientemente valide. In particolare, la fede cristiana si materializza in un atteggiamento di fiducia in Gesù, quale portatore d’un divino mistero, e nell’accettazione della sua parola: poiché in lui il Verbo si è fatto carne. Ne consegue, per ogni credente, l’abbandono fiducioso nelle mani di Dio, che non mente, né può mentire». E, su questo aspetto, si sofferma anche don Paolo Renner, nella Postfazione. «Le liriche di Attilio – scrive il professore ordinario di Scienze della religione e teologia fondamentale presso lo Studio Teologico Accademico di Bressanone, nonché direttore dell’Istituto De Pace Fidei di Bressanone e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Bolzano – rappresentano in tal modo anche una sorta di terapia complementare. Ci guariscono dalla fretta, dalla volgarità, dalla prepotenza, per riaffidarci a rapporti garbati e delicati con quanto e quanti ci circondano e intessono momenti essenziali del nostro cammino vitale».
 
I versi trasudano, in maniera armonica, bellezza e bontà. E’ questo che il poeta vuole far emergere negli aspetti stilistici delle sue liriche. «Il poeta è un piccolo artigiano che scava in sé stesso alla ricerca di frasi armoniche, da cui irradino minuzzoli di bellezza. Se vuole essere poeta veramente può avere un solo stile, o meglio stilema, il suo». E, a proposito di bellezza e ricerca di armonia, alcune poesie sono arricchite dalla presenza di illustrazioni, a cura del Maestro Giorgio Trevisan. «Pragmaticamente parlando – sostiene l’autore – la bellezza è percezione, o più precisamente, appercezione d’incantevoli sensazioni pervenute dall’osservazione fenomenica. Diamo perciò – mi sono detto – spazio anche all’arte della pittura, oltre che a quella della poesia». E’ un messaggio di fede l’opera di Muscolino. Ma non solo. E’ voce del paradigma umano. E’ un messaggio d’amore. «Imparate ad amare ed amate. Credenti e non credenti. Quando la vita terrena comincia ad appassirsi, dolci restano solamente i ricordi dei nostri atti d’amore e gli zampilli di questa limpida fonte che le residue forze permettono».    
 
Federica Grisolia
 
(Vincenzo La Camera – Agenzia di Comunicazione)

“Nulla succede per caso”, di Salvatore Scalisi

Già, è una cosa insolita che nel breve tempo di qualche giorno in cui ci si conosce, una collaboratrice domestica venga invitata a cena dal suo datore di lavoro, non uno qualsiasi, ma uno scrittore di fama internazionale. Ma evidentemente sia Giovanni che Valeria non sono fatti per le cose ordinarie e c’è da scommettere che se ne vedranno delle belle. Lo scrittore non sta nella pelle, è ansioso come un ragazzino alle prese con la sua prima uscita con la ragazza dei suoi sogni. Non gli era mai successo di essere fortemente attratto da una donna, nonostante le innumerevoli opportunità avute nella vita. Forse è solo curiosità, desiderio di conoscere a fondo un personaggio affascinante e misterioso al tempo stesso. È quello che Giovanni si propone di fare, iniziando proprio dalla serata che si appresta a trascorrere insieme a Valeria, la sua collaboratrice domestica.

INCONTRO, di Natalia Castelluccio

Foto dal web

Il nostro incontro fortuito

ha il sapore dolce sopito

di  frasi non dette.

Di quei sospiri sospesi mai vissuti

che lasciano in bocca l’ amaro

ormai assorbito da un corpo 

pittosto adagiato

nel peso degli anni.

L’esperienza sussurra

che ciò che non hai mai vissuto

è ormai già perduto

e non ci resta che sfumare

nei sogni di quell’Alba magica

che fa sentir il profumo intenso

di poter avverare ogni tuo desiderio.

Spera, e ancor tu vedi

l’amor come credi.

Illusione mista alla fantasia

che ti fa vivere la vita

con piena nostalgia.

Natalia Castelluccio

https://pensieriparoleepoesie.wordpress.com

DIARIO, Vincenzo Pollinzi

DIARIO
15 OTTOBRE 2022
Sospesi su un passato che
a volte ritorna, il presente
da vivere alla meno peggio,
con il futuro incerto all’ orizzonte
noi abbassiamo la guardia
nelle strettoie di un delirio.
Le ruote della ragione stridono
come granelli di sabbia
nel nostro ingranaggio vitale e
noi non ci prendiamo più per mano.
Ma niente resta fermo, tutto
si muove per energia propria.
Ogni sera un giorno muore,
dopo ogni notte un altro giorno nasce.
In mezzo ci siamo noi e il mondo.
Oh come forse sarebbe bello
sedersi comodi e osservare
il mondo con l’ indifferenza
propria degli occhi di un gatto.
Vivere la vita come viene,
un prendere o lasciare con saggezza,
fare la conta dei momenti che
nella vita veramente contano e
mandare a fanculo tutto il resto.
VINCENZO POLLINZI – Ottobre 2022
Foto mia di un incontro per caso.

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La rubrica del poeta sconosciuto: Imma Paradiso

Il modo del web è una fioritura continua di scrittori e poeti, chi più ne ha,
più ne metta. Una jungla infinita dove tutti si improvvisano scrittori, anche chi scrittore
non lo è proprio. Tutti pubblicano, in self publishing, tutti possono diventare editori e la
ricerca del talento? Beh, quello non esiste più. Quindi un minestrone, dove è impossibile
distinguere il merito, da chi non ha merito. Alla fine c’è un businness, anche in tutto ciò,
ed è difficile emergere, anche per chi il talento ce l’ha! Gli editori, quelli di una volta dove
sono? Ma anche loro, poverini, tempestati da migliaia di scrittori come fanno a leggerli
tutti? Non li leggono.
Eppure in tutta questo uragano di scrittori, capita di leggere parole che ti incantano,
perchè sono parole dell’anima e allora pensi che c’è ancora speranza.
Io amo la poesia e quindi parlerò di chi scrive poesia, chi fa ciò non si appella con tale
altisonante nome, è semplicemtente una persona che pesca nelle emozioni,
scrive sentimenti, moti d’animo, amore, disperazione, sofferenza, gioia, allegria,
insomma un caleidoscopio di sensazioni. Vero che la poesia è di nicchia, ma piano piano
sta entrando nelle nostre abitudini e attitudini mentali.
Imma Paradiso, già il nome è tutto un programma, già si ha l’impressione che sia
destinata a scrivere o comunque un nome che è già una firma.
Io che guardo in giro, sono rimasta colpita dalla sua freschezza zampillante, dai suoi versi
del cuore, dal suo modo di essere attraverso ciò che scrive. Se avverti qualcosa dentro di te,
quando leggi, vuol dire che ciò che leggi, non è solo lettura, ma è sbirciare nel profondo.
Questo mi piace molto di Imma Paradiso, ritengo inoltre che sia una brava scrittrice
dialettale. C’é molta cura in ciò che scrive, il napoletano è scritto come deve essere scritto.
Una cura che è frutto di studio e di ricerca, come la sua evoluzione, nel senso che dimostra
nei testi una certa maturità differenti dall’inizio. Consiglio a tutti di leggerla, molto profonda,
mai a caso, racconta sempre una storia di se. Io le ho chiesto tre poesie, ed espressamente
due in dialetto, per l’accuratezza del testo e la passione che esprime.
Imma ha fatto della poesia il suo mondo, un mondo che ti salva la vita. Un mondo lieve,
sensibile, delicato, un mondo di trascendenza, dove il suo ” Io” si identifica con le sue
parole.
Imma è la sua poesia.

Una piccola biografia di Imma – Imma una tua biografia per conoscerti meglio-

Mi chiamo Imma Paradiso, ho 52 anni e vivo ad Acerra in provincia di Napoli. Sono sposata ed ho un meraviglioso figlio di 22 anni. Ho un diploma di maestra elementare e da anni faccio doposcuola ai bimbi che adoro forse perché io stessa mi rispecchio in loro, eterna Alice in questo Mondo delle Meraviglie che è quello della poesia. Da ragazzina prediligevo la prosa, mi cimentavo nei racconti e alcuni mi sono stati pubblicati in una rivista nazionale. Ora ho trovato la vera dimensione nei versi ed è una continua scoperta.

  • Una domanda di prassi, ma sarei curiosa di sapere, quando hai cominciato a scrivere-

Quando ho cominciato a scrivere…direi quando non l’ho mai fatto? Da adolescente, ero una ragazzina timida, molto chiusa, già nel mio mondo, avevo 12/13 anni e mio nonno mi regalò una macchina da scrivere e ci passavo intere domeniche.

  • Quindi da quello che dici, è sempre stata la tua passione.

Penso che si nasce già con un’anima poetica, leggevo tantissimo e “Piccole donne” fu la mia rivelazione…mi immedesimavo in Jo e ero risoluta a diventare una scrittrice.

Quindi a un certo punto della tua vita, hai fatto una scelta e cioè abbandonare la prosa, perchè?-

Ho abbandonato la prosa con un taglio netto e totale. Parecchi scrittori si sono dilettati nei due sensi ma alla fine è come dividersi fra due amanti, col tempo uno di loro ti diventa indifferente, non ti suscita più niente. Per molto tempo inseguivo il mio sogno ma i versi riempivano le pagine del mio diario. I racconti nascevano dalla fantasia e venivano inviati alle case editrici, le poesie esprimevano le inquietudini del mio animo e nascevano nel buio della mia stanza, quasi in segreto…la poesia richiede maturità, raggiungere la consapevolezza di sé e quando questo è avvenuto ho trovato la mia vera vocazione.

  • Quale è il tema più ricorrente nelle tue poesie?-

Amo affrontare più temi nelle poesie, cerco di non fossilizzarmi né essere monotematica, certo l’Amore è il sentimento cardine un po’ per tutti ma la poesia è anche una grande arma sociale, deve emozionate ma anche fare riflettere.

_So che scrivi in vernacolo, anche.

Sono napoletana quindi il dialetto è il mio patrimonio culturale, tra parlare e scrivere c’è una grande differenza. È difficile grammaticalmente, quindi più che altro è per questo che mi cimento poco anche per una sorte di pudore verso i grandi nomi della poetica napoletana. Ci sono momenti in cui però questo desiderio è prioritario perché niente come il mio dialetto riesce ad esprimere in pochi versi la passione, il fuoco di certe emozioni, come dico io la carnalità che coinvolge subito chi legge.

_ Grazie Imma, per questa intervista, è sempre un piacere leggerti. Vorrei aggiungere per i lettori che Imma Paradiso, condivide un interessante rubrica dove parla di poeti famosi, pubblica una loro poesia e commenta, direi in modo acuto ed intelligente. Condivide in gruppi letterari come ad esempio ”rinascimento poetico”

Imma é la sua poesia

Vulesse sta ‘ngoppa
‘a nu scoglio a riva ‘e mare,
io sulo, quanno ‘o cielo
‘e niro e sta pe’ chiovere.
Vulesse sta vicino ‘o mare
quann’è arraggiato, se sbatte,
s’arravota comme ‘e pienziere
ca’ tengo dinto ‘a chistu core.
Me vulesse ‘nfonnere
sotto ‘o schiaffo ‘e l’onne,
accussì nun se capesse
si ‘e gocce ca’ me scorrono
‘ngoppa ‘a faccia songo
acqua ‘e mare ‘o lacreme.

Vorrei stare su uno scoglio
in riva al mare,
da sola, quando il cielo
è nuvoloso e minaccia pioggia.
Vorrei stare vicino al mare
quando è arrabbiato, agitato,
tempestoso come i pensieri
che ho dentro il cuore.
Mi vorrei bagnare
sotto lo schiaffo delle onde,
così non si capirebbe
se le gocce che mi scorrono
sulla faccia sono
acqua di mare o lacrime.

Imma Paradiso

Fatte cchiù vicino,
te voglio da’
‘nu vase doce, azzeccuso,
ca te fa vòllere ‘o sangue
dint’e vene
e murì a poco a poco.

Fatte cchiù vicino,
te voglio guardà
dint’all’uocchie,
pecchè accussì
facimm’ammore
senza manco ce tuccà.

Fatte cchiù vicino,
t’accarezzo chianu chianu
‘e capille, ‘a faccia
comme si te vedesse
p’a primma vota.

E resto accussì,
senza parole.

Fatti più vicino,
ti voglio dare
un bacio dolce, appassionato,
che ti farà bollire il sangue
nelle vene e
morire poco a poco.

Fatti più vicino,
ti voglio guardare
negli occhi,
perché così
facciamo l’amore
senza nemmeno toccarci.

Fatti più vicino,
ti accarezzo piano piano
i capelli, la faccia,
come se ti vedessi
per la prima volta.

E resto così
senza parole.

Imma Paradiso

C’È CHI NON FA RUMORE

Quanta dignità
nel lavoro onesto
di una vita intera.
C’è chi
non fa rumore
mentre il tempo scorre.
Sa cos’è il dovere,
spende gli anni
e sé stesso
senza clamori.
Quanta dignità
in quei visi segnati,
in quelle mani operose.
Vite semplici,
di poche parole,
dove è grande il cuore
che si perde nella malinconia
dei giorni passati.
Hanno la saggezza
negli occhi stanchi
e quando cala la sera,
amano fissare il cielo.

Imma Paradiso

La rubrica del poeta sconosciuto: Elena Milani.Art. di Marina Donnarumma . Iris G. DM

Elena Milani

Io mi definisco un esploratrice delle parole, per scovare chi mi affascina svolgo una vera e propria caccia. Ecco che un giorno incappo in una persona deliziosa e brillante, Elena MIlani.
Mi colpiscono i suoi versi insoliti, efficaci, originali. Perchè il suo modo di scrivere è diverso e vivace. Elena con una semplicità unica è capace di sfornare poesie a profusione. Lei è la poetessa della porta accanto, la scrittrice del fiore raccolto, delle faccende da svolgere, della corsa per fare la spesa, insomma del quotidiano ed è un piacere leggerla. Semplice, luminosa, come la sua personalità, appare sempre gioiosa. Anche capace di affrontare problemi come la morte, il dolore, la gioia, l’amore, colpendo nel segno con il suo stile semplice, senza artefizi, umile. Umile si, ma direi brava e originale. Le sue poesie sono come lei, la quotidianità della sua vita, i suoi umori, ciò che le accade, o di bello o di brutto, di triste, doloroso, o gioioso. Elena che viaggia, Elena che balla, Elena che dorme, Elena che ama i gatti. La sua vita è una profusione di parole che ci regala, direi quasi danzanti. Una donna nello stesso tempo discreta e solare.
Tutte le sue belle poesie e filastrocche, solo sulla sua home, che la rispecchia in tutto e per tutto. Lei dice di non avere una grande cultura, io dico che ha un grande cuore e le sue poesie meritano, meritano davvero. Personalmente la definisco uno scroscio d’acqua fresco e argentino. Una caratteristica che la distingue è la sua solarità, il suo sorriso, la sua voglia di godere la vita, dalle cose più semplici.

Elena Milani è un ruscello di montagna, acqua limpida, fresca e zampillante.
Allora è il momento di tirarmi indietro e di presentarvela: Elena Milani.

Mi chiamo Elena Milani ,ho 58 anni e vivo in una piccola frazioncina sull’appennino Tosco Emiliano, dove sono nata. Sono mamma di due ragazzi adulti e nonna orgogliosa di due nipoti. Ho interrotto la scuola al termine del secondo anno dell’istituto magistrale, perché stavo diventando mamma proprio all’età di 16 anni e mezzo e fu la prima decisione importante della mia vita quella di creare una famiglia col ragazzo che amavo fin da quando ero bambina. All’età di 24 anni abbiamo deciso di avere un secondo bambino. Furono anni pieni di amore e di immensi sacrifici, eravamo soli, noi con la nostra famiglia, senza aiuti e parecchi dispiaceri dal mondo circostante. Io ,per aiutare l’economia familiare ho lavorato come colf par time per poter seguire anche i miei figli e all’età di 31 anni, in seguito ad un corso specifico, sono diventata assistente di base ,in seguito operatore socio sanitario ed ho lavorato in diverse strutture per anziani e disabili adulti e anche presso i loro domicili. Ho sempre scritto quaderni e diari con i miei pensieri che non si limitavano ad essere cronaca del giorno, ma mi rendevo conto che si spingevano in profondità, ogni tanto, come da bambina, mi usciva una sorta di poesia. Ho sofferto tanto la solitudine, perché la mia famiglia di origine ha avuto un percorso travagliato e mio marito ha lavorato sempre come montatore meccanico esterno ,viaggiando per il mondo e lì, la lettura e la scrittura sono state le mie amiche più fedeli e vicine. All’età di 50 anni ,qualcosa è cambiato in me, i figli oramai adulti ed indipendenti, un’economia familiare più serena, è stato allora che ho deciso di smettere di lavorare e cominciare a seguire mio marito in diversi viaggi, nel frattempo sono entrata nel mondo di Facebook trovando una sorta di visibilità ed un piccolo corteo di orecchie disposte ad ascoltarmi. Questa è stata una spinta importante per me, finalmente avevo più tempo per me ed una sorta di compagnia virtuale con cui condividere la mia passione. Man mano che sono entrata nel mondo di Facebook, ho trovato la strada della poesia, tanti poeti, tanta gente come me che ama scrivere e molti incoraggiamenti, soprattutto l’accoglienza del mio lato affettuoso sempre generosamente ricambiato. Pian piano, leggendo gli altri e le poesie di autori importanti che proponevano, ho un pò migliorato il mio modo di scrivere, che rimane naturalmente semplice, senza alcuna pretesa. Io parlo di me, di ciò che mi arriva da fuori, del mio mondo interiore, di cicatrici e speranze ,di desiderio di amore universale, il tutto con la voce di una bambina che non ha studiato e che scrive per comunicare.

  • Elena hai detto che scrivi da sempre o quasi? Quando hai scoperto questo bisogno?

Da quando ero piccolina, sentivo di essere predisposta alla scrittura, me lo fece notare il maestro e, anche alle scuole medie, venivo premiata per la forma ed i contenuti dei miei temi. Quando diventai madre, molto giovane, mi resi conto di avere la necessità di continuare a scrivere un diario, e i miei diari li conservo tutti. Lì c’è una Elena che soffriva dentro un bocciolo.

  • Tu sostieni che le tue poesie nascono senza studio, io invece ritengo che tu abbia un talento innato a prescindere da ciò che hai studiato. Per migliorarti come tu dici, hai letto, ti sei informata, continui a farlo?

Non so rispondere, certamente l’attenzione al mondo circostante, l’ascolto del cuore di persone che ho fortuna di incontrare, qualche lettura vengono incontro al mio desiderio di scrivere, ma il mio scrivere non è premeditato.

  • Elena donna com’è?

Elena donna è semplice esteriormente, complessa intimamente come tutte le donne controverse, ma consapevoli.

  • Quali sono i tuoi sogni nel cassetto? se ne hai?

Il mio sogno nel cassetto è uno. Assaporare la fortuna di essere in questo mondo, avere per gli anni a venire la serenità che so si meritare ,godere della mia casa e crescere l’esperienza di vita attraverso il viaggio. Arrivare alla meta ringraziando.

  • Cosa ti piacerebbe avvenisse per le tue poesie, o ti basta il web?

Io credo che quando non ci sarò più, i miei figli propagheranno il mio ricordo, sarò ricordata con dolcezza.

  • Elena tu scrivi molto, direi moltissimo, come fai a scrivere anche cinque, sei poesie al giorno?

Ho periodi più proficui, altri meno, a volte sembra che scrivo tanto, perché pubblico ricordi o condivido altri poeti. ,non faccio molto caso alla quantità, scrivo spinta da un desiderio ,o bisogno, ma non tutto è poesia.

  • A me piace il tuo modo di scrivere, esce immediato, subito comprensibile, anche molto profondo.
  • Io ti leggo e certe volte rimango impressionata dalla quantità di poesie che scrivi, vuol dire che sei attenta a tutto ciò che ti circonda, e tutto fonte di ispirazione. grazie

Metti in salvo il sasso
prima della radice,
l’albero è nella memoria dei semi,
sta fra le meraviglie del creato,
è nel reclamo degli uccelli,
dell’ombra,
nel digiuno del fuoco,
il sasso è tacciato di infamia,
è nel corredo delle lapidazioni,
è d’inciampo,
scarto nelle fondamenta,
cippo dell’uomo anonimo,
ma mai dimentica un nome inciso. Elena Milani

Scelsi il rossetto più brillante
la mattina del mio funerale,

ero due cose insieme

le mie labbra erano già livide
e gli angoli così piegati in basso
che quasi parevo tradire
una volta per tutte
le mie rose carnose,
i miei nidi senza sfratti,
i mari amati in cartolina,

ero due cose insieme

mi feci vestire di bianco
come una sposa,una zagara

ero due cose insieme

la sottoveste aveva uno strappo
fra l’inguine ed il fianco,
non avevo mai voluto ricucire nulla
per non tradire nessuna memoria
e per portare altrove
le mie due cose insieme. Elena Milani

Raramente le mie due anime coincidono,
è capitato nella lontananza dagli sguardi
ed occasionalmente,
dentro il mio precipizio
visitato dall’euforia. Elena Milani

Articolo di Marina Donnarumma. Iris G. DM

La rubrica del poeta sconosciuto: Rita Frasca Odorizzi. Articolo di Iris G. DM

Incappai per caso, nel mio girovagando, in questa poetessa, di cui avevo un timore reverenziale. Il perchè, è subito detto, scriveva cose bellissime e di grande forza.
Poi scopri che, oltre che scrivere, dipinge magnificamente e fa sculture che io definisco, esse stesse poetiche. Sono poesia scolpita con le mani. Il suo stesso nome, di origini nobili, mi incutevano soggezione, poi non capivo come una artista come lei a 360 gradi, sempre nel sottobosco degli sconosciuti. Allora ti ricordi di una citazione di Charles Bukowski – nati cosi, in un posto dove le masse trasformano i cretini, in eroi di successo-. I grandi li trovi, basta saperli cercare, basta saperli leggere. Siamo in una società dove diventano qualcuno, quel qualcuno, non è, li spacciamo per grandi, senza che ne abbiano la grandezza. Rita Frasca Odorizzi è una grande donna, sensibile, umana, forte, temeraria, combattiva, le sue opere? invece di stare nelle mostre, nei musei, seppellite in cantina, in grosse panche, bellezze di cui non potremo godere. Con il tempo, poi facemmo amicizia, un accento toscano, simpatica, dolce, semplice e con una grande grinta.
Rita Frasca Odorizzi, vive, come lei stessa dice , in un cammeo di Monti in Chianti, frazione del comune di Gaiole, provincia di Siena. Un piccolo gioiello tra colline di olivi, vigneti, alberi di fichi ovunque e anche ciliegi, giardini, orti. La sua è una zona di vini nobili e importanti.
Ecco io la definirei un sangiovese purosangue, in purezza, i cui tratti significativi si esprimono a 360 gradi, riflesso di nuances uniche. Rita una ,, super tuscan,,
Un paragone, secondo me, che le calza a pennello. Nella sua vita ha anche disegnato etichette dei vini, che sono esportati in tutto il mondo. Potrei raccontare molti aneddoti a tale proposito, un giorno mi riservo di farle una video intervista. Scrive su fb a suo nome, e ha una pagina che si chiama ,, la macchina del tempo,,. Un artista completa, grande, potente, umile. Un cuore generoso, e io vorrei ammirare le sue opere, come degnamente merita, in bella vista dove tutti possano apprezzare. Leggere le sue poesie, toccare le sue sculture e immergermi nella bellezza dei suoi quadri.

E dire signori e signore…vi presento Rita Frasca Oderizi!

intanto la sua biografia.

Rita Frasca Odorizzi, è una Pittrice, Scultrice e Poetessa Fiorentina. È un’Artista Italiana, Contemporanea, nata nel 1941 a Firenze, che dal 1976 vive nel Chianti insieme ai suoi amatissimi e numerosi A-mici Gatti. Autodidatta, ha esposto per la prima volta all’età di 32 anni a Scandicci, in occasione del premio di pittura “Scandicci Arte”, suscitando subito consensi favorevoli. Nel ’76, si è trasferita nel Chianti, uscendo dal circuito delle gallerie, ma continuando per qualche tempo a esporre in occasione di eventi culturali e mostre personali, (Tavarnelle Val di Pesa, Panzano, Gaiole in Chianti, Castello di Meleto, Rocca di Castagnoli, Castelnuovo Berardenga, Siena, San Gimignano). Da oltre 40 anni, Ofrì, dipinge ad olio e crea sculture in terracotta, con tecniche classiche e personali.Ha iniziato con quadri figurativi e come ritrattista, evolvendo lentamente verso l’arte astratta. La necessità di cercare sempre nuove possibilità di espressione, l’ha portata a sperimentare anche nel campo del disegno (con la sanguigna, il carboncino e la china), della marmorizzazione, del vetro, fino alla creazione di grandi tele batik o all’utilizzo di muffe e terre colorate sia per i quadri che per le sculture. Da più di 10 anni Ofrì scrive anche Poesie, che l’hanno portata a creare e pubblicare una Serie di Illustrazioni e Dipinti, chiamata l’Alfabeto dell’Intero. Si è specializzata nelle Corto Poesie con le quali ha vinto vari premi.

Uno dei quadri della trilogia azzurra

Un curriculum di tutto rispetto, sarebbe stato logico che fosse conosciuta ed apprezzata, ma questa società, stranamente funziona a rovescio.

  • Rita quando è nata il tuo amore per la scrittura?

L’amore per la scrittura, è nata a 13 anni. A 17 anni ho cominciato a dipingere, a 35 anni
ho cominciato a scolpire in terracotta e cemento.
Praticamente da sempre scrivo, anche se quasi subito ci ho unito la pittura.

Quando scrivi lo fai sempre per un impulso emotivo?

  • Scrivo sempre per un impulso emotivo, sono molto emotiva. Ora mi dedico alla poesia, come ho quasi sempre fatto nella mia vita.

So che la tua vita è stata molto movimentata e sofferta, ci sarebbe tanto da dire, una vita da artista, direi.

Io avrei tanto piacere di farlo, lo faremo più in là in una video intervista. adesso lascerò che le tue opere parlino per te.

scultura di Rita Frasca Oderizzi
Sorellanza di Rita Frasca Oderizzi
un opera d’arte l’etichetta realizzata da Rita Frasca Oderizzi

Preludio temporale

Ti osservo creatura,
mentre dal tuo rifugio
tiepido
nasci e maledici
lo strappo dal luogo,
utero temporale
della storia,
,dove il tuo respiro
è un preludio
all’Immensità,
che farà strame
di reietti ,

Ritafrascaodorizzi
cattivi esempi..

Divina armonia

Pascoliano, muti,
in questo silenzio
che ci protegge,
cortina fumogena
che fa desiderare
d’esser pietra,
tra i moti del cuore,
e dolci come l’amore
che fa pace con
il cielo che ci azzurra
del suo diafano tremore,
candore,
di allucinata follia
nella divina intensità
dell’anima.
Siamo alone di luna
tormentata dal delirio
di riconoscerci amanti
del nostro destino,
in un fato che ci accompagna,
leggeri come l’amicizia
che ci lega alle stelle,
alla terra, all’acqua, al vento..
Noi mortali, forti,
come la vita,
che scorre in noi,
nelle nostre vene, viscere,
come affluenti
del Divino fluire del tempo,
nel Tempio dello Spirito infante.

Ritafrascaodorizzi

Paura..

Non ho paura del vento
che mi scuote fino alle radici,
o del tempo
che mi trapassa:
sono una virgola,
un punto interrogativo,
un punto a capo
di nuovo, con furore,
nel paradiso dei sensi..

Ritafrascaodorizzi

arte meravigliosa di Rita Frasca Oderizzi

LA RUBRICA DEL POETA SCONOSCIUTO: Grazia Riballo. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Come al solito sono una vagabonda del web, giro scalza, con i tacchi, volo, corro, rallento,
leggo, mi fermo, assaporo, scappo e incappo in una poetessa dolcissima come il suo nome,
Grazia Riballo. Un nome come le sue poesie, iridescenti come bolle di sapone, che salgono in alto e quando meno te lo aspetti si aprono in mille colori. Una donna timida, molto!
Riservata, molto! Ma come tutte le persone che fanno fatica ad aprirsi, la sua anima nasconde una visione in technicolor delle emozioni. Dalla sua penna escono emozioni che non ti aspetteresti, ma ne prendi nota e ne rimani meravigliata. Lei vive in una bellissima campagna del canavese, raccoglie ciliegie dai suoi alberi e parole dal suo cuore.
Mi sento onorata da questa intervista, perchè lei è chiusa a bocciolo, ma una volta aperta è un profumo.

Grazia Riballo

Ogni volta che parlo di un poeta, sono emozionata, le parole producono effetti clamorosi e io le bevo, le assaporo, le gusto. Leggere le poesie di Grazia significa assaporare le parole e la sua anima da eterna adolescente. I poeti non invecchiano mai, hanno l’ elisir di eterna giovinezza, hanno la peculiarità di avere, per sempre, la freschezza della vita, nel piacere, nell’amore, nel dolore.

Grazia Riballo è una scrittrice che dona di se, professoressa di lettere in pensione, penso che i suoi allievi abbiano ricevuto al di là del livello scolastico, perchè lei sa costruire e donare con le sue parole.

  • Una piccola biografia.

Sono nata in Sicilia, in un paese i cui fondatori volevano farne una ” Nuova Gerusalemme”, tanto erano amanti di Cristo. Dopo essermi laureata in Materie Letterarie, mi sono trasferita a Torino, dove vivo attualmente, per insegnare nelle scuole medie, cercando di dare il meglio. Fornita di una fervida immaginazione e creatività, da sempre ho dato voce alle mie emozioni, scrivendo solo per me. Dal 2017 ho iniziato a farlo pubblicamente, come libero sfogo, superando la mia timidezza. Da quel momento non sono riuscita a fermarmi. Amante della natura, mi soffermo sullo spettacolo che offre, soprattutto quello del Canavese dove mi reco spesso e lì nella pace scrivo… scrivo. Appassionata di fotografia, mi piace riprendere quello che mi colpisce… il che può essere tutto Oggi, in pensione, mi godo la famiglia.

  • Hai iniziato a scrivere per te, poi cosa è accaduto per farti uscire dal guscio e regalarci le tue splendide poesie?

Ho iniziato a scrivere pubblicamente quando ho realizzato varie forme di ingiustizia, perpetrate verso i più deboli. Non che prima non sapessi, ma non sono più riuscita a sopportarlo e così ho scritto una lettera aperta su un quotidiano. Inizialmente gli scritti vertevano su aspetti sociali( caporalato, discriminazione, guerra…); successivamente ho diretto la mia attenzione sulla natura e sulla sua bellezza, anche se i temi affrontati sono vari.

  • Tu sei insegnante in pensione, hai mai letto le tue poesie ai tuoi studenti?

Sì, come insegnante di Lettere, ho cercato di stimolare i ragazzi, di farli riflettere. Ho iniziato con aforismi, massime…il che li ha portati a comprendere il messaggio di poeti e scrittori presi in esame.

  • I ragazzi a scuola non amano la poesia e sinceramente pure io la detestavo, secondo te perché?

A mio parere, per gustare testi poetici, è necessario un coinvolgimento emotivo e la giusta scelta; importante risulta essere l’ ascolto, grande mezzo di concentrazione. L’ ascolto di canzoni, vicine al loro mondo, può essere utile per avvicinarli a testi diversi.

  • Ora che hai tempo ti dedichi molto alla scrittura?

Avendo del tempo ed essendo fornita di fervida immaginazione, posso scrivere di tutto. Può essere un oggetto qualsiasi e persino forme avverbiali, interiezioni…A volte mi piace scrivere brevi racconti di vita quotidiana.

  • I poeti sono sognatori, non smettono mai di farlo, altrimenti non scriverebbero, tu cosa ne pensi?

Non ho pretese, non amo essere al centro dell’ attenzione. Mi piacerebbe essere solamente amata per quella che sono. Il mio sogno? quello di tanti: un mondo di pace e bellezza.

  • Tu cosa sogni?

Sì, certo i poeti sognano! Sognano un mondo ideale, di amore e bellezza, che poi è la vita stessa. Senza poesia, la vita sarebbe arida e priva di fantasia! Aiuta a superare incertezze e paure

Lo sconosciuto

Gli occhi bassi

sul viso un sorriso

andava…andava

lungo la strada

pareva un gigante

tanto era alto

ma magro… magro

come una lama

andava l’ uomo

lungo la strada

a piccoli passi

sempre in quel posto

aveva in mano

una piccola scatola

contava… contava

solo cerinI

ancora oggi

mi chiedo il perché

non ho risposte…

forse la mente

( G. Riballo)

Parole

Parole… parole…
al mondo di oggi
rompono i timpani
per tanto rimbombo
come tempesta
di vento… di mare…
fanno rumore
e non solo rumore
con voce potente
dire vorrei
di stare a sentire
la povera gente
amare lacrime
su visi disfatti
case in rovina
lutti in famiglia
parole… parole…
solo parole
forte clamore
tanti misfatti… tante parole. Grazia Riballo

Lei
Amava il mare
il sole d’ agosto
quando la sabbia
era di fuoco
bruciava… bruciava…
nessuna paura
il cielo spruzzava
colori nell’ acqua
di gran mistero
era avvolta la rena
di pietre e conchiglie
come tesoro
sempre in cerca
guardava la spuma
che molto dolce
baciava i suoi piedi
era felice
non era certezza
era felice
non lo sapeva. Grazia Riballo

foto di Grazia Riballo

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

La rubrica del poeta sconosciuto: Milena Lauro Patrizi. Art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

Milena Lauro Patrizi

Roma 9 Settembre 2022

Dopo un’ abbondante pausa estiva ritorna la mia rubrica ” del poeta sconosciuto. Non che io abbia smesso di cercare, ma capita di doversi fermare per mille motivi. Questa ricerca delle parole ”parole di altri poeti” mi affascina. Mi rendo conto che alcuni scrittori hanno una tale ricchezza interiore! La donano attraverso i loro scritti, il loro sentire. Puoi parlare dello stesso argomento, ma sentirlo in modo diverso. Migliaia di secoli di poesia, tesori inestimabili di parole, ed ecco ognuno racconta di se, le sue storie, le sue emozioni. Certo la poesia intima è sempre esistita, Saffo, Catullo, ma molti poeti narravano anche di storia, come Alessandro Manzoni nel ”Cinque Maggio ”, di esempi tantissimi.
Poi con l’avvento dei social e in particolare di fb, tutti a scrivere, purtroppo anche chi non lo sa fare! Ormai una jungla dove è difficile farsi strada, se non a colpi di machete!
Gli editori non ti guardano, cestinano anche cose valide, se non sei molto social, poi la poesia è di nicchia!
Invece la poesia ridà le emozioni in questo mondo arido, ed è terapeutica. Il dolce infinito sentire dell’anima, del dolore, della gioia, e delle mille sfumature della vita.
Quindi io scavo, cerco, e alla fine trovi chi non vuol farsi notare, ma splende di luce propria, sto parlando di Milena Lauro Patrizi. Una donna silenziosa, discreta, che legge molto anche di altri, e pensa di essere da meno.
La sua è una poesia profonda, sviscerata, intensa, lei si riconosce spirito e carne, in un eterna lotta, che poi è la lotta di ogni persona pensante.

Spirituale e Carnale

“Spirituale e carnale

sono io

nel delirio del mio essere

il disvelarsi di una follia

essenza incarnata

di donna e di te

che sa affrettare

il passo e fuggire

da processioni d’ipocrisia

sguardi che sussurrano

e dita che puntano

Spirituale e carnale

sono io

un canto di congiunzione

tra sentimento e ragione

assonanze di emozioni

tentazione e opposizione

moralità e passione

viandante di notte stellate

da mistiche elevazioni

Dolce e amara

miele e fiele

estasi e preghiera

fuoco e sangue

brividi e vene

imperfetta

e sfrontatamente

sincera

Con questo spirito

ti venero e ti adoro

con questa carne

fortemente ti amo

tu sei la mia musica

la mia poesia

Il mio centro

il traguardo

il finale punto

Spirituale e carnale

sono io

e non ho meriti né colpe

per tutto questo amore

che mi porto dentro”

©️Milena Lauro ❤️


La sua poesia, è una poesia intima, spirituale, come la sua vita, una vita non facile, come quella di tutti noi, ma predomina con i suoi valori, l’amore, l’amore per la famiglia, per Dio.
Oggi è lecito essere atei, agnostici, buddisti, musulmani ma guai essere diversi da tutto ciò!
Di lei ho un ritratto delicato, dolce, ma forte deciso, coraggioso e le sue poesie sono molto belle, le definirei ‘ il mondo di Milena”, anche se lei non si definisce all’altezza, io direi che non solo lo è, ma supera l’altezza e va oltre. Leggetela è veramente brava!

Maria Maddalena dipinto di Denise Daffara

Milena Lauro, nata a Roma dove attualmente risiede. Sposata e madre di un ragazzo 26 anni e una ragazza di 20 anni.
Ha frequentato l’istituto tecnico femminile di analista chimica “Armando Dìaz”.
Ha lavorato come impiegata 15 anni nel negozio di arte sacra “Ghezzi”, esperienza significativa che le ha permesso di arricchirsi spiritualmente e culturalmente.

Da quando scrivi?

  • Fin dai primi anni dell’infanzia ho sempre manifestato un”indole timida e particolarmente introversa; trovavo difficile esprimere le mie emozioni ed è così che quando imparai a scrivere trovai finalmente “il mio mondo”. La poesia mi aiutava dunque a concretizzare ció che sentivo e a sentirmi parte di qualcosa, anche se frutto della mia stessa immaginazione.
    Questo mio mondo fantastico, misto di realtà e sogno, mi ha sempre accompagnato nei vari stadi della vita fino all’età adulta. Per me esso è stato e continua ad essere un’importante fonte di consolazione che mi ha sostenuto nell’affrontare i drammi e le prove alle quali la vita mi ha messo dinnanzi.

Scrivi a caso o sotto l’impulso di un episodio o di un’emozione che ti spinge a farlo?

  • No, io non scrivo mai a caso. Ho sempre bisogno di una fonte di ispirazione o comunque di uno stimolo, che sia positivo o negativo, tangibile o intangibile. Come ho già spiegato, spesso sono i drammi e le difficoltà che mi spingono ad esternare ció che sento e tale forma espressiva mi aiuta anche ad affrontare queste situazioni difficili. Inoltre, sono una persona molto credente e fin da bambina sento un forte “legame spirituale” con il Creatore. Leggendo le mie poesie ci si rende facilmente conto di questo aspetto religioso e dentro di me ho la certezza che un simile “dono” sia semplicemente il frutto del mio amore per Lui, mia più grande fonte di ispirazione.

Per te cosa significa scrivere?

  • Ho già risposto in parte a questa domanda, ma proverò ad approfondire tale aspetto.
    Quando scrivo mi sento di connettermi sia alla mia anima che a una sorta di “sfera celeste”. È come un vero e proprio viaggio spirituale che mi permette di “toccare con mano” i miei sentimenti e le mie sensazioni, fortemente legate all’ispirazione divina.

Tanti di noi scrivono e hanno un progetto, tu ce l’hai?

  • Onestamente, non ho mai avuto grandi progetti e credo che queste mia insicurezza sia dovuta a vari fattori che spiegheró di seguito.
    In primis, vi è l’aspetto caratteriale che purtroppo mi ha frenato più volte dall’intraprendere qualsiasi tipo di progetto.
    Poi, vi è l’aspetto che riguarda l’istruzione personale. Sfortunatamente, in età adolescenziale fui travolta da vari problemi personali che non mi permisero di completare gli studi. Questo fatto ha creato in me un senso di insicurezza, inferiorità, inadeguatezza e forte vergogna che ha perseguitato e tormentato la mia esistenza. Dunque anche la mia mancata educazione ha sempre troncato ogni iniziativa sul nascere.
    Ora, in età adulta, sto cercando di superare questi limiti condividendo “la voce della mia anima”. Oltre questo, ho intenzione di creare una raccolta di poesia per lasciarla ai miei figli, una parte di me vorrebbe pubblicarla una volta terminato, ma riguardo a questo ancora non ho preso una decisione definitiva.

Sei una brava scrittrice, molto profonda,ti leggo tra le righe e leggo questa sorta di te che non vuoi fare vedere, ti occulti. In tutti noi regnano storie

  • io abito nella zona universitaria di Tor Vergata.
    Sinceramente mi sento un animo tormentato da fattori e preoccupazioni sia esterni che interni, quindi no non mi definisco serena. Tuttavia, vorrei tanto esserlo e diventarlo è il mio fine primo.
    Il mio concetto di felicità lo definisco così “vivere in pace, lontano da ogni male e angoscia, esprimere sè stessi con sincerità e spontaneità senza temere niente e nessuno.”
    Io mi definisco come una donna semplice, devota ai valori tradizionali quali la famiglia, ma assetata di sapere e conoscenza. Infatti amo la lettura e fare approfondimenti sui miei interessi.

Altra domanda, che ne pensi di tutte queste persone che scrivono?

  • Le rispetto e in generale le sento vicine a me in quanto utilizziamo la stessa forma espressiva.
    Per alcuni in particolare provo una sincera ammirazione e per me sono dei modelli da seguire.

Milena Lauro Patrizi, leggetela, una vera scoperta. Le sue poesie delicate, gentili, piena di sentimenti, tutti da scoprire.

È LO STUPORE

“È lo stupore che mi salva
mi plasma in varchi estesi
di serenità e pienezza
mi fonde in spiragli
temporali di gioia
spalancandomi valichi
in un’esplosione di pace
incanto e bellezza
facendomi parte di infinito
impercettibile e sconfinato
particella di cielo
amalgama di terra
e pulviscolo di stelle
energia nell’universo
senso di totalità in un istante
nell’immensità perduto

È lo stupore che mi salva
da questa vita
violata dall’ingiustizia
da tutte le brutture
e le disarmonie
dal cuore profanato
della sua dolcezza
ed è stupore
il versante sull’amore
che perseguo passo dopo passo
amore grande smisurato senza limiti
quello creatore
che mi fa amare gli altri
e me stessa
con tutta la passione
e la compassione
con tanta tenerezza

È lo stupore che mi salva
mi affaccia sull’eternità
e mi innamora
non delle cose
non delle persone
ma della loro luce
ed ad ogni mio respiro
ad ogni mio pensiero
fa di questa attesa
una speranza di verità che splende
e che nella realtà riluce “
©️Milena Lauro ❤️

❤️

                          IO SONO

“Io sono palpiti di tenerezza
e la mia vocazione è amare
resina di olibano che arde


aromi diffusi che si consumano
dietro una celata bellezza

Sono fugaci fantasie
e armoniose immagini
svelate in semplicità e grazia
una rosa di un giardino
sempre in fiore
candela incessantemente accesa

Sono effluvio del vivere
persa dentro ad un amore
linfa di corteccia
testimone di misteri divini
rivelati nello spettacolo
dell’aurora boreale di un cuore
scenario di un divampante fuoco
e dimora di passioni ignote

Sono impastata di versi e di rime
di sorrisi che nascondono il dolore
musica e canti
sinfonie dal sacro inebriate
la mia anima è di vento e di sole
e sono albore
nel chiarore del mattino
un esplosione di luce
in nuvole bianche di schiuma

Sono fatta di tutto e di niente
sono una donna come tante
e uguale a nessuna “
©️Milena Lauro ❤️

“Irrequieta per riflesso divino
per passione
orgoglio e fierezza
sopraffatta dal silenzio
mi smarrisco
in un fondo di tristezza

Ho messo un fermaglio
alle mie ali
perché non spicchino
più voli di parole
da dedicare a questo amore
che non siano stucchevoli e banali

China sui miei fianchi
esausta indifesa
stremata con eleganza
come una danzatrice
in scena sui passi
finali di una danza

Mi inchino
e non mi aspetto niente
resto muta deglutisco
raggomitolata
su un altopiano lunare
grigio e opalescente
trangugio prosodia
irregolare di versi
e non mi illudo se penso
che la metrica non serve
per te che sei
il mio canto libero
e sei ovunque
che mi travolgi
come un uragano di fiori
e ti sento nel concerto del vento

Mi riposo in te
Inventando giorni migliori
e tu intanto
guardami mentre ti scrivo
e riversami sulle membra stanche
tutto il firmamento”
©️Milena Lauro ❤️

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM