Racconti: Lisa, milanese nata a Busto Arsizio, torna a casa dall’ufficio e… di Lorenzo Rossomandi – Scritti

foto pexels

Lisa, milanese nata a Busto Arsizio, torna a casa dall’ufficio e trova il marito seduto sulla poltrona e intorno a lui cinque suoi amici, di cui lei ne conosce un paio.

Lisa sorride e li saluta mentre, senza fermarsi, si dirige verso la cucina per mettere qualcosa, che evidentemente ha comprato nel tragitto di ritorno, nel frigo.

Poi si sofferma un po’ perplessa. Nessuno di loro ha ricambiato il saluto.

Si volta verso il marito, che continua a guardarla serio dalla poltrona, e gli chiede cosa succede.

Il marito le ordina di avvicinarsi.

Lei fa qualche passo verso di lui continuando a non capire. Il marito le chiede se la vita che stanno conducendo sia per lei soddisfacente. Lei rimane in silenzio continuando a non capire. Lui le dice che per quello che gli riguarda, la risposta è no! A lui non basta più essere un uomo che accetta il fatto di essere considerato al pari della moglie. Non tollera più che lei si rivolga a lui, essere superiore per intelligenza e forza, come se fosse una sua “pari”. Ma fortunatamente la legge è cambiata nella notte e lui può finalmente attuare ciò che la natura e Dio gli permette di fare.

Lisa rimane sbigottita. Come può suo marito parlare così? Il loro rapporto non è più quello di un tempo, la parola divorzio era già stata pronunciata due volte, ma adesso cosa stava succedendo?

Il marito le chiede seccamente se si sente disposta ad accettare la sua inferiorità e a portargli rispetto e sottomissione.

Lei non sa se ridere per lo scherzo o preoccuparsi seriamente.

Lui per tutta risposta tira fuori un frustino e una pistola. Le ordina di inginocchiarsi.

Lei si rifiuta.

Gli amici del marito l’accerchiano. Lei si sente persa, impotente e terrorizzata. Decide di accondiscendere per uscire da quella situazione per poi procedere con una denuncia.

Si inginocchia.

Lui riprende a parlare, le elenca tutte le trasgressioni che lei avrebbe commesso in quegli anni. Le gonne troppo corte, le risate troppo aperte, l’utilizzo dell’auto, il camminare in luoghi pubblici col volto scoperto. Il fatto di rivolgersi a lui senza il dovuto rispetto che dovrebbe essere di assoluta sottomissione e persino di adulazione.

Lui si alza.

Lei adesso è davvero paralizzata dalla paura.

Lui le gira intorno e chiede agli amici se secondo loro il comportamento della moglie sembra loro adeguato.

Un “No” viene pronunciato all’unisono. Poi il marito chiede loro se ritengono che lei possa essere recuperabile. Se secondo loro lei sarebbe mai potuta cambiare.

Ancora un coro di “No”.

Lui allora chiede loro se ritengono che sia in diritto di procedere come è giusto che sia.

Questa volta un coro di “Sì”.

Lui alza la pistola, la punta alla nuca della moglie e le spara.

Sconvolti?

A Milano tutto questo sarebbe accettabile?

Tranquilli e tranquille… Lisa è salva!

E lo sono tutte le donne occidentali.

Potete continuare a dormire serene e sereni. Questo è un problema di altre donne.

Donne che non meritano la nostra compassione e il nostro sostegno.

Ma cerchiamo di capire che chi si gira dall’altra parte perché il problema non lo riguarda si comporta come quel marito che “presume” la sua superiorità verso la moglie.

Perché i diritti umani ancora non sono stati dichiarati patrimonio dell’Unesco?

Eppure leggo la sua definizione: “L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni …”

Perché il mondo occidentale deve continuare a tollerare certe cose?

Cosa stiamo aspettando?

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