SAPORI E PROFUMI DI LIGURIA: PERCORSO TRA RICORDI DI FAMIGLIA E PIATTI TIPICI

di Ludovica Palì

Madeleine 

Il profumo di una madeleine inzuppata nel tè rievocava nello scrittore Marcel Proust piacevoli ricordi d’infanzia. Ed è proprio così che funziona per tutti. Ognuno di noi conserva in memoria delle fragranze legate a determinati momenti di vita; momenti che riaffiorano anche dopo molti anni se torniamo a contatto con quel particolare odore ad essi collegato.

L’odore del cibo è fra i più evocativi 

Giornalmente la nostra vita è scandita da pranzi e cene, grande varietà di alimenti, e ognuno di noi ha i propri piatti preferiti. Quando sentiamo il profumo di alcune pietanze ci appaiono immagini vivide di momenti vissuti e riproviamo alcune emozioni, anche risalenti all’infanzia. 

La fragranza della pizza appena sfornata

In giornate in cui siamo giù di morale, un consiglio è quello di preparare un piatto che sappiamo essere evocativo per noi e che riporta a galla un ricordo felice. Ricordate, ad esempio, quando nelle fredde sere invernali in prossimità del Natale la mamma ci preparava una cioccolata calda e poi si preparavano insieme i biscotti alla cannella? Al tempo non ci facevamo caso, ma oggi il profumo della cannella e il ricordo che gli associamo potrebbero corrispondere a una vera e propria pillola del buon umore.

Biscotti alla cannella

Tour gastronomico tra i miei ricordi

I piatti tipici della mia vita sono quelli presenti nel territorio ligure della Spezia e del territorio toscano con cui confina, luogo di incontro tra la città di origine di mio padre, Genova, e quella di mia madre, Livorno. A La Spezia ci sono molti ristoranti che offrono piatti della cucina tipica ma quelli tramandati in famiglia sono l’esaltazione di quei sapori antichi che tanto mi piacciono, ricchi di genuinità e autenticità. Ora molte ricette che prepariamo sono state rivisitate aggiungendo altri ingredienti che non fanno parte della tradizione, perciò alcuni piatti sono diversi da quelli preparati all’origine ma fanno parte della tradizione di famiglia

Sgabei

Una specialità locale sono gli sgabei, ovvero pasta lievitata fritta. In genere viene data loro una forma allungata perché dovrebbero essere tagliati a metà e farciti con salumi o formaggio, ma sono buoni anche da soli. Vengono preparati spesso nelle sagre mentre in città si possono gustare in alcune friggitorie o come antipasto in alcuni ristoranti. E il mio ricordo più divertente va all’odore pungente di olio fritto alle sagre di paese. Sgabei farciti di salame o caldi con Nutella erano le nostre cene estive quando ero più piccola, tra balli di gruppo e qualche calcio al pallone erano le sere più belle passate in campagna. 

Sgabei 

Focaccia

Ogni regione d’Italia ha una focaccia tipica e quella spezzina è abbastanza bassa e croccante. Viene preparata tonda, rettangolare oppure a triangolo. Gli ingredienti sono farina, acqua e sale ma quello che cambia è la cottura, l’importante è che sia unta con molto olio. Una delle colazioni preferite da mio padre, «il vero genovese la gusta così» afferma ogni volta che intinge una bella fetta unta nel caffellatte, ritrovandosi poi più olio che latte.  

Focaccia ligure 

La cima alla genovese

La cima ripiena è un piatto povero di ingredienti, ma non di sapore. La ricetta prevede un taglio di carne di vitello, tipicamente preso dalla pancia, piegato in modo tale che possa creare una sorta di tasca da farcire con diversi ingredienti come uova, piselli, animelle, mollica di pane e maggiorana. È sempre stato nella mia famiglia il piatto delle feste, cucinato obbligatoriamente il giorno di Capodanno. «Se l’anno funesto vuoi evitare, cima a Capodanno devi mangiare» cita ogni anno mio zio per sottolineare l’importanza di questo piatto, dunque che fai? Non ne mangi una porzione abbondante per scongiurare la sfortuna? 

Cima alla genovese

Il Pandolce 

La ricetta del Pandolce è semplice pur avendo molti ingredienti. Le varie ricette liguri lo vogliono tutte ricco di uvetta, canditi e pinoli e si prepara senza lievitazione. Ha una consistenza morbida, umida e leggermente sbriciolata. Tradizione vuole, nella mia famiglia, di prepararne due, uno per i “bimbi” di casa e uno per i più “grandi”. Non sono mai stata un’amante di uvetta e canditi, così come i miei cugini, quindi viene chiesto ogni anno, a mio padre, il “pasticcere di Pandolce” della famiglia, di prepararne uno speciale con gocce di cioccolato solo per noi piccoli golosi. 

Pandolce 

Panigacci e testaroli 

Sono due piatti tipici della cucina povera della Lunigiana che nascono da un impasto molto simile – fatto di acqua, farina e sale – ma differiscono quanto a preparazione e consumo. I testaroli vengono cotti su un testo di ghisa, ed una volta raffreddati vengono rapidamente bolliti in acqua e conditi con olio e parmigiano, pesto e sugo. I panigacci vengono invece cotti su testi di terracotta, prima arroventati nel camino o nel forno a legna. I testi vengono impilati uno sopra l’altro, in modo che la pastella rimanga schiacciata ed il calore accumulato dalla terracotta la faccia cuocere rapidamente. Vengono serviti insieme a salumi, affettati e formaggi spalmabili. Quando ero più piccola li preparavamo nel forno a legna nel giardino dei miei zii, non amavo particolarmente questo piatto però mi piaceva l’atmosfera che si creava quando venivano preparati. Tutta la famiglia insieme, nelle calde sere estive illuminati delle lucciole e in lontananza la musica di qualche sagra. 

Panigacci e testaroli

CAMPIONATO MONDIALE DEL PESTO, VINCE LA STUDENTESSA CAMILLA PIZZORNO

Sfidanti da ogni angolo del mondo, a trionfare è la genovese e più giovane della gara 

Camilla Pizzorno vince il Campionato

Frequentando il corso di giornalismo presso l’Università di Genova, ho avuto la possibilità di poter scrivere in prima persona articoli che trattano gli eventi più significativi della zona. Attrezzata di carta e penna, sono riuscita ad intervistare in esclusiva la vincitrice del Campionato Mondiale del Pesto. Con questo articolo voglio portarvi con me alla scoperta di tradizioni familiari e ricette segrete tra il profumo del basilico. 

Il pesto più buono del mondo lo prepara Camilla Pizzorno, 22 anni, studentessa universitaria di psicologia, residente a Pegli. È la terza donnae la ragazza più giovane nella storia a vincere il  Campionato Mondiale del Pesto Genovese, che è tornato dopo 2 anni di assenza, causa Covid. Camilla ha sbaragliato i cento concorrenti provenienti da tutto il mondo, sabato 4 giugno, sfidandosi a colpi di pestello nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Hanno partecipato adulti, bambini e addirittura un robot, grazie al contributo dell’Istituto Italiano di Tecnologia: Robo Twin, caratterizzato da un sistema di movimentazione composto da due braccia robotiche dotate di mani poliarticolate e muscoli artificiali che per la prima volta nella storia si è cimentato con la preparazione della storica salsa genovese. 

Robo Twin

Si sono sfidati concorrenti provenienti da  Cambogia, Camerun, Giappone, Guinea, Messico, Moldavia e Stati Uniti, alla presenza di trenta giudici selezionati per esperienza, competenza e attivismo nel mondo del food e della promozione territoriale, e tanti illustri ospiti, ma i veri protagonisti sono i sette ingredienti “magici” uguali per tutti, un mortaio e il pestello. 

La più giovane concorrente in gara vince con due ingredienti segreti “lo faccio con amore e divertendomi”, dedicando la vittoria alla nonna che le ha insegnato da bambina la passione per il pesto genovese “ricordo ancora quando mi veniva a prendere a scuola alle elementari, mi portava  a casa e nella sua cucina preparavamo il pesto con il suo  grosso mortaio. La guardavo affascinata, rappresentava un momento per stare insieme”. 

Una tradizione di famiglia, tanto che il padre aveva già partecipato ad altre edizioni del campionato, nel 2016 e nel 2018, arrivando due volte secondo. Lei lo ha superato: “Adesso il pesto a casa lo farò solo io – ha detto al termine della premiazione – Qual è il segreto del mio pesto? I segreti non vanno mai rivelati”. Inattesa la vittoria dato che il mondo delle cucina non le appartiene, ma da vera genovese è cresciuta tra basilico e mortaio

Il “trofeo”

Il pesto è la salsa più conosciuta al mondo dopo quella al pomodoro – commenta il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – non possiamo parlare di un semplice condimento ma di una bandiera non solo della Liguria ma del nostro Paese, perché all’interno dello scrigno del mortaio c’è il profumo e il sapore della nostra terra”. Il Campionato si svolge una volta ogni due anni e il vincitore viene selezionato tra i cento finalisti mondiali. Sarà dunque un compito importante per Camilla che diventa così la portavoce del pesto in tutto il mondo: “spero di adempiere questo ruolo al meglio” spiega emozionata, dovendo partecipare come giudice alle selezioni dei prossimi finalisti, una grande responsabilità rappresentando la Liguria e sopratutto Genova.

OPEN MIND”

OPEN MIND”

Nuova stagione di dialoghi, incontri, seminari, laboratori e spettacoli 

con

Inaugurazione anno accademico Domenica 6 Novembre ore 15,30 

Polo musicale di Salabue

Il concerto di inaugurazione dell’Anno Accademico 2022-23 apre la nuova stagione “Open Mind” realizzata da Le Muse Accademia Europea d’Arte in collaborazione con il Comune e la pro loco di Ponzano Monferrato,  la Banda della Collina e la rassegna Books&Blues.

Domenica 6 novembre presso il Polo musicale di Salabue alle ore 15,30 il concerto, che da tradizione apre ufficialmente le attività didattiche dell’Accademia Le Muse, vedrà la partecipazione dei docenti Andrea Cataneo, Andrea Rogato, Gabriele Guglielmi, Gigi Andreone, Giulia Motta, Matteo Foresto con alcuni allievi dei corsi musicali; il Coro Anima Mundi diretto da Massimiliano Limonetti; e una formazione ridotta de La Banda della Collina diretta da Luca Cecchini
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Da quest’anno l’Accademia Le Muse, oltre alla sede in Via Trevigi di Casale Monferrato, avrà una sede distaccata delle attività presso il Polo artistico musicale di Salabue, dove insieme diverse realtà culturali del territorio offrirà un ricco calendario appuntamenti, la nuova stagione “OPEN MIND”.

“Un sogno fino a ieri, da oggi una realtà. Il Polo artistico musicale di Salabue muove i primi passi. Questo grazie alla perseveranza dell’amministrazione comunale e della Pro loco che hanno  trovato nell’Accademia Le Muse e nella Banda della Collina i partners ideali per realizzare il grande progetto!” Paolo Lavagno, sindaco di Ponzano Monferrato.

La stagione OPEN MIND che proseguirà fino a maggio, sarà un’occasione di dialoghi, incontri, seminari, laboratori e spettacoli che soddisferà la curiosità e l’interesse di tutte le età, abbracciando diverse arti performative.
Sarà anche il gradito ritorno dopo 18 mesi di fermo di Book&Bluesla rassegna di musica e libri, ideata da Paolo Bonfanti, che comincia con 2 incontri che vedranno Paolo Bonfanti dialogare prima con Ezio Guaitamacchi, noto giornalista, conduttore radiofonico e autore di molti libri a tema musicale e successivamente con il vulcanico Aldo Pedron, giornalista e divulgatore. Entrambi presenteranno le loro più recenti produzioni librarie.

Prossimi appuntamenti di Novembre, che si terranno preso il Polo Artistico Musicale di Salabue, nel Palazzo Comunale (ex scuole) in Via Garibaldi 1:

Concerto _ Domenica 6 novembre, ore 15.30

Inaugurazione dell’anno accademico, presentazione dei corsi e della stagione OPEN MIND

Docenti Le Muse Accademia Europea d’arte: Andrea Cataneo, Andrea Rogato, Gabriele Guglielmi, Gigi Andreone, Giulia Motta, Matteo Foresto accompagnati da alcuni allievi dei corsi musicali Fabiana Rosa, Francesco Zavanone, Glauco Held, Michele Minja, Samanta Valsecchi ;

Coro anima Mundi, diretto da Massimiliano Limonetti;

La Banda della Collina, diretta da Luca Cecchini;

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Books&Blues _ Domenica 20 novembre, ore 16.30 
Ezio Guaiatamacchi: “La Storia del Rock”, Hoepli Editore, con Paolo Bonfanti.

La prima opera italiana che, a 60 anni esatti dalla nascita, celebra la storia della musica che ha cambiato il nostro mondo. Dalle radici folk e blues all’avvento di Elvis, dalla Swinging London di Beatles e Rolling Stones alla San Francisco psichedelica, dalla rivoluzione punk al “fragore del metallo” sino al nichilismo grunge e ai suoni del nuovo Millennio. Il rock è un’arte straordinaria, una delle più rilevanti e influenti del secolo scorso. Ma anche una delle forme d’espressione più rivoluzionarie mai concepite dagli esseri umani. Perché il rock non è stato soltanto ritmo e melodia: nuove mode, stili di vita innovativi, filosofie di pensiero alternative, arti, culture e controculture sono state influenzate o addirittura generate da questa formidabile miscela sonora. Una blend acustica nata a metà del ‘900 dall’incrocio tra la cultura nordamericana bianca e quella afroamericana, fenomenale mix di folk e blues che ancora oggi è in grado di affascinare il mondo intero. Come le sue “radici” sono lì a testimoniarlo, il rock è una forma d’arte popolare. E, come tale, deve essere analizzato tenendo così conto del tempo, del luogo e del contesto socio-culturale da cui è emerso. Ecco perché quest’opera, la prima in Italia come unicità e completezza, traccia un percorso per “momenti”, “scene” e “fenomeni” piuttosto che concentrarsi sulle bio-discografie (per altro presenti) dei protagonisti o seguire un percorso strettamente cronologico.

L’autore: Ezio Guaitamacchi, milanese e milanista, viaggiatore e tennista, nella vita fa tante cose divertenti: è giornalista musicale, autore e conduttore radio/tv, scrittore, musicista, docente e performer. Direttore di JAM, voce di Lifegate Radio, docente di giornalismo al CPM di Milano, ha diretto collane di libri musicali e scritto una dozzina di saggi rock. 

Ingresso ad offerta fino ad esaurimento posti.

Per info: www.accademialemuse.org

La maglia scontata e le frase imprudente” Se costa 39 euro la compro”

La maglia scontata e le frase imprudente” Se costa 39 euro la compro”

 unallegropessimista    7 ottobre 2022 

Nel nostro breve soggiorno, arrivati il primo giorno nella località prescelta,quando il sole è sceso, dolce consorte per passare il tempo come tutte le donne ha voluto fare un giro per vetrine. 

Ora sono anni che io non partecipo a questa attività c’è figlia che l’accompagna.

Io ho il mio negozio di fiducia se mi serve qualcosa vado lì. 

Mentre passeggiavamo siamo capitati davanti a un negozio di una nota ditta di maglie e accessori, in vetrina c’erano vari capi scontati maglie, giacche, pantaloni, scarpe e via dicendo tra cui una maglia azzurra a treccia a doppio filo, a me piacciono fatte così, saranno antiche ma sono tra le mie preferite e poi io sono antico.

” Bella ” dico distrattamente mentre dolce consorte guarda in maniera attenta la vetrina.

I prezzi erano su display elettrici ed erano a rotazione, mentre si capiva cosa costavano le altre cose sulla maglia c’erano dubbi, infatti su maglia c’erano due prezzi uno 59 euro e uno 39 euro e in vetrina c’erano due tipi di maglie e nel prezzo non si specificava quale costasse una o l’altra.

Sempre distrattamente dico ” se costa 39 euro la compro” non l’avessi mai detto dolce consorte era già dentro a chiedere.

Esce sorridente ” costa 39 euro ” dice ” ne ha solo due ” finisce di dire.

Ora la speranza era che non ci fosse la taglia, niente da fare una è la mia taglia, rimaneva la speranza che mi stesse male, perfetta fatta apposta su di me. Quelli che hanno fatto le taglie nella mia taglia si sono ispirati a me. 

Cerco una scusa plausibile ” Neanche sono sceso dall’auto e dolce consorte mi ha portato a comprare ” dico all’uomo dietro al bancone ” E’ l’ultima ” mi dice “ed è scontatissima” finisce di dire . 

Dolce consorte non vede l’ora di farmi comprare qualcosa il mio armadio è semi vuoto ” Non ne hai più di maglie, quelle che avevi le hai usurate ” sostiene, in realtà le ha fatte sparire una alla volta a mia insaputa. 

“La potrei tenere addosso ” dico ” visto che fuori c’è vento e l’aria è fredda” pago ed usciamo. 

Dolce consorte mi dice” torniamo indietro che prima ho visto una bella giacchetta ” ecco la sua non costava 39 euro e non era neanche in offerta. 

Invito i blogger a diventare autori di Alessandria online

Invito ovviamente esteso a tutti i blogger ma anche a chi non ha un proprio blog ma ama scrivere e vedere pubblicato quello che scrive su un media online, oltre che su diverse pagine social collegate…

Alessandria online https://alessandriaonline.com/ invita tutti i blogger che ci seguono a diventare autori e scrivere direttamente anche sul nostro media.

A tale scopo gli interessati dovranno cortesemente  comunicare i loro dati: link del proprio blog, nome e cognome, città di residenza e numero di cellulare al seguente indirizzo email: alessandriatoday@yahoo.com oppure sul mio messenger Facebook: Pier Carlo Lava.

Quanto sopra per consentire un primo contatto con il sottoscritto alfine di valutare se sussiste un reciproco interesse ad entrare nella redazione attualmente composta da 31 autori (prevalentemente blogger) ma non solo.

Tengo a precisare che Alessandria online non contiene pubblicità pertanto la partecipazione sarà esclusivamente su base volontaria.

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Social Media Manager

Pier Carlo Lava

LEONARDO DA VINCI – LA SCAPIGLIATA

LEONARDO DA VINCI – LA SCAPIGLIATA

C’è un forte bisogno di vivere di signorilità, di gentilezza, di morbidezza nei tratti e di eleganza nell’espressioni, c’è un forte bisogno di immaginazione, di sogno e di leggerezza nei pensieri, e tutto questo lo possiamo rivivere e vivere in questa magnifica opera del grande Leonardo da Vinci, un tratto di matita, un tocco leggero di pennello, un progetto (forse) o soltanto un suo desiderio o studio come tecnicamente lo si vuol chiamare, tale comunque da renderci quel magico senso di bellezza e cura che ben pochi maestri hanno raggiunto con così veloce e delicata maestria.

La Scapigliata come viene denominata questa opera, è conservata alla Galleria Nazionale di Parma e rappresenta un volto in tre quarti di donna giovanile con lo sguardo abbassato e abbandonato, quasi triste o quasi no, malinconico ma di una dolcezza indescrivibile, un volto delicato come delicata lo è la naturale giovinezza, con i capelli al vento (ricci) a malapena tracciati ma tali da imprimerli e quasi toccarli, una scapigliatura appunto come ne deriva poi il titolo del quadro.

E’ una piccola tavoletta realizzata a biacca con pigmenti di ferro e cinabro e leggermente rifilata nel bordo tale da far supporre che un tempo avesse un’ulteriore cornice, diversa da quella che attualmente la contiene. La storia di questa tavola ha quasi del fantastico in quanto pare sia menzionata nell’inventario dei beni del duca di Ferdinando Gonzaga del 1627, in quanto si parla di “un quadro dipintovi una testa d’una dona scapiliata , bozzata, con cornici di violino, oppera di Lonardo d’Avinci, stimato lire 180”. Ma non si è assolutamente certi che si tratti di questa che oggi ammiriamo, tanto che intorno al 1826 gli eredi del pittore Callani danno in offerta all’Accademia delle Belle Arti di Parma questa Scapigliata che entrerà più tardi nella Galleria Palatina attribuendola addirittura al Leonardo da Vinci, risultato comunque dalle ricerche che aveva fatto il Callani stesso.

Non sto a rimembrare tutta la storia che questa opera ha avuto, tra contestazioni, rilievi e accurate ricerche, quello che interessa è la decisa attribuzione del Maestro e quel poco di immaginazione che ci riserva nel guardarla e nel porsi per un attimo nel suo intento personale, cercando di carpire la motivazione di questo studio, tanti l’attribuiscono a uno studio della sua poi famosa opera “Leda e il cigno”, altri ne vedono le sembianze nella Vergine delle rocce, ma a noi interessa soltanto la sua magistrale facilità di rilasciarci emozionalità.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web – Leonardo da Vinci – La Scapigliata e foto di Errebi dalla Galleria Nazionale di Parma.

Arte in cornice

Antonella Viola: “Il Covid non è ancora sconfitto ma il periodo più drammatico è passato”

“Il Covid non è ancora sconfitto ma il periodo più drammatico è passato”. Con queste parole di grande equilibrio e buonsenso, il Presidente Mattarella ha richiamato i politici a non strumentalizzare una tragedia come la pandemia e ad attenersi ai fatti e alla scienza che, come il Presidente ha ricordato, è stata decisiva. E lo è stata proprio perché la scienza non è una religione: non si basa su fede o miti o sentimenti individuali ma su fatti dimostrabili e condivisi tra chi di scienza si occupa. Proprio per questa sua natura concreta e razionale, la scienza deve essere la guida durante una pandemia, l’unico strumento di navigazione su cui possiamo fare affidamento. Per nostra fortuna – di tutti noi, comunque la pensiamo – l’ex ministro Speranza questo lo sapeva bene e, pur non avendo una formazione biomedica, si è affidato alla comunità di esperti per prendere decisioni difficili, spesso impopolari, ma nel complesso razionali e giustificate dai dati. E’ grazie alla sua guida e alla maturità dimostrata dall’87% degli italiani vaccinati (91% se si considerano gli italiani con più di 12 anni) se ci prepariamo ad affrontare il prossimo inverno senza l’ansia e l’angoscia di quelli passati.

Il neo-ministro Schillaci avrà la possibilità di muoversi in uno scenario completamente diverso e non deve quindi sorprendere se la sua linea di azione non sarà sovrapponibile a quella del suo predecessore. Indipendentemente dalle frasi ad effetto di chi nel governo continua a strizzare l’occhio ai no vax, analizziamo quali novità potrebbero arrivare nella gestione della pandemia. La prima è stata già annunciata: non ci saranno più i bollettini quotidiani sul Covid19, che diventeranno settimanali. Questa mi sembra una decisione giustissima – che io stessa proposi tempo fa – in linea con la fine dello stato di emergenza. Del resto, ai cittadini non si nasconde nulla perché le informazioni e i dati saranno sempre disponibili a chi li voglia cercare. Le altre possibili azioni riguarderebbero i sanitari no vax, l’isolamento dei positivi asintomatici e le mascherine. La scelta del reintegro anticipato dei sanitari no vax è politica e come tale va letta: entrano in gioco problemi di carenza di personale, così come il tentativo di andare verso una pacificazione che il Paese merita. Certamente, da cittadina e possibile paziente, io non vorrei essere curata da un medico no vax, che non conosce la medicina e che quindi potrebbe fare sulla mia pelle molte scelte sbagliate. Ma il ministro sta solo anticipando di un paio di mesi un reintegro che era già previsto e basterebbe una sua dichiarazione forte sulla necessità che il personale sanitario si vaccini (anche contro l’influenza) per spegnere ogni polemica su questa decisione. Si sta inoltre valutando la possibilità di eliminare l’obbligo di isolamento per i positivi asintomatici e anche in questo caso, considerando che sempre più persone fanno il tampone a casa, più che l’obbligo è importante la comunicazione: anche gli asintomatici possono contagiare, e avere contatti con altre persone da positivi significa metterne a rischio la salute. Più che sull’obbligo, facilmente raggirabile, è bene puntare quindi sull’accortezza degli italiani, perché credo che nessuno di noi vorrebbe sentirsi responsabile della morte di una persona fragile. Infine, mi auguro vivamente che il ministro Schillaci, che è un medico e che quindi conosce la situazione delicata dei reparti ospedalieri e delle RSA, mantenga l’obbligo di mascherina in questi ambienti. Tra nuove e vecchie varianti del SARS-CoV-2 in circolazione, tra influenza e virus stagionali, le mascherine negli ospedali e nelle RSA dovrebbero continuare a costituire un essenziale strumento per limitare la circolazione dei patogeni. Le abbiamo scoperte col Covid19 ma, indipendentemente dalla pandemia, dovremmo continuare a indossarle quando ci rechiamo in quei luoghi in cui ogni microbo, anche il meno aggressivo, può aggravare le già precarie condizioni di salute di chi è fragile. La pacificazione e il ritorno alla normalità passano anche attraverso questo: l’abbandono delle posizioni conflittuali prese in campagna elettorale, in nome della tutela della salute pubblica e di una vera etica della convivenza.

(Editoriale pubblicato ieri su La Stampa)

Racconti: No, questa non è una crisi di natura economica o sociale, di Guido Mazzolini

No, questa non è una crisi di natura economica o sociale, sarebbe una definizione troppo semplice che confonde le conseguenze con la causa. Ciò che stiamo vivendo è il frutto malato di qualcosa ancora più terribile, una crisi etica e morale che riguarda i “valori”, parola così antica che ricordiamo solo in bocca a qualche nonna. Ma la realtà è palese, abbiamo raso al suolo ogni passione, cultura, capacità di autocritica e orgoglio, sdoganando nefandezze insulse, spacciando per diritti quello che in realtà è il semplice capriccio di qualche moccioso.

Abbiamo abbattuto il pensiero, in nome di un paradigma unico e autoritario che impedisce la dissidenza. Attraverso un sistematico lavaggio del cervello per uniformare le coscienze, i media sono diventati il braccio del sistema, quello stesso sistema che inocula veleni spacciandoli per ideali “progressisti” e “liberali”. Parole, ci fottono con le parole, ne cambiano il significato e l’essenza. La mistificazione più grande è quella relativa alla libertà, che oggi è diventato un termine abusato e distorto. Quanta strada ancora da fare, abbiamo imboccato un sentiero oscuro e triste. Il relativismo dei valori che lasceremo in eredità alle generazioni future diventerà una delle disgrazie più grandi nella storia di un occidente ormai arrivato al capolinea.

Antonella Viola: Non mi disturba l’idea di una commissione d’inchiesta sulla pandemia

Non mi disturba l’idea di una commissione d’inchiesta sulla pandemia. E credo anzi che, se condotta con onestà e intelligenza, sia doverosa e utile. Appalti, finanziamenti, spartizioni, nomine, gestione dei tamponi… sono tutte cose che vanno controllate perché sarebbe inaccettabile se qualcuno avesse approfittato della pandemia e commesso illeciti. Così come è importante capire bene cosa è accaduto nelle RSA perché non accada mai più. Anche sulla gestione della scuola o sulla scelta delle categorie da vaccinare per prime è bene che si faccia chiarezza (chi mi segue sa che ho sempre criticato le misure restrittive scolastiche).

Quello che non si deve fare è usare questa importante occasione per screditare la scienza in nome della religione no vax (quella sì è una religione!). Per il resto, chi ha operato nella legalità, guidato dalle evidenze scientifiche e per il bene comune non ha nulla da temere da un’inchiesta.

Abbiamo davvero gestito male la pandemia? O, come ha detto la premier, abbiamo avuto più morti degli altri nonostante le misure più drastiche? No. L’Italia è stata la prima ad essere colpita e questo ha causato la tragedia dei primi mesi del 2020. Ma se confrontiamo i dati di eccesso di mortalità vediamo che siamo messi molto meglio di tanti altri Paesi (Uk e Spagna per restare in zona) e che siamo in linea con la mortalità che c’è stata in Francia e Germania. (I dati sono disponibili sul sito EuroMomo; ringrazio Enrico Bucci per la segnalazione). Così come è discutibile l’affermazione che abbiamo adottato le misure più restrittive, perché lockdown lunghi, mascherine e green pass ci sono stati ovunque. Quindi se questo è il motivo per la commissione d’inchiesta è meglio non sprecare tempo e denaro (pubblico) perché la domanda è basata su affermazioni false. Meglio invece capire se c’è stato spreco di denaro pubblico per illeciti, se i finanziamenti pubblici sono stati assegnati con trasparenza e usati in maniera efficace. O, come scrivevo ieri, per essere più preparati alla prossima pandemia, mettendo in sicurezza ospedali, scuole e RSA.

Invito i blogger che ci seguono a diventare autori di Alessandria online

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Pier Carlo Lava

Western e Mafia: Un sistema corrotto come il nostro, un sistema che genera territori da Far West, di Marco Candida

Western e Mafia

Un sistema corrotto come il nostro, un sistema che genera territori da Far West

26 OTTOBRE 2022, 

MARCO CANDIDA

Corrado Cattani nel film "La piovra"

Corrado Cattani nel film “La piovra”

Dopo aver visto Corrado Cattani in azione nello sceneggiato televisivo “La piovra”, incentrato sulla lotta a Cosa Nostra, Giovanni Falcone commentò: “Un bel western… ma la realtà è altra cosa”. Domandiamoci se western e mafia non si assomiglino e basta, ma siano quasi la stessa cosa. E ciò per dipanare la matassa intorno a uno dei fenomeni italiani più misteriosi in tema di cinema: come mai, in Italia, si è assistito al proliferare di una cosi copiosa produzione di film di genere western? Che c’azzecca il western in Italy? Abbiamo importato di tutto dagli Stati Uniti… Eppure, non contenti di John Wayne, il western ce lo siamo fabbricati in casa, negli studi di Cinecittà. Perché non abbiamo fatto la stessa cosa con la fantascienza alla Star Trek, ad esempio? O con le detective stories alla Simon&Simon o Beretta, tanto per dire? O con i film, tanto per continuare a dire, di arti marziali alla Kung Fu – se si eccettua Il ragazzo dal chimono d’oro, un Karate Kid in salsa alla bologna con Kim Rossi Stuart? Perché con i western e solo con i western? I western sono un prodotto tutto americano. Si ambientano in lande esotiche e in un contesto storico molto differente dal nostro. Allora, come mai? Forse perché come suggerisce Quentin Tarantino in C’era una volta… a Hollywood: “I western italiani sono una farsa del cazzo”? Tutto qui? Si tratta solo di uno spernacchio? Certo, l’americanizzazione, la conosciamo. Mangiare l’hamburger, bere la Coca Cola, aggrottare la fronte come Clint Eastwood… Le conosciamo, queste cagate. Tutti le abbiamo fatte. E poi, un conto è dire: “Dottor Sulu a rapporto”. Un conto: “Pietro, Paolo, Virginio a rapporto”. Fa ridere. Non si sa perché, ma fa ridere. In più, riguardo al proliferare dei western in Italy, c’è il fenomeno Tex. 

Il clamoroso successo di Tex ha asfaltato la via per il western cinematografico a là italienne; ma questa argomentazione sa molto di serpente che si attorciglia su sé stesso. Un successo commerciale potrebbe non avere specifiche ragioni. Certe cose piacciono e basta. Sfondano e basta. Lo stesso potrebbe valere per Tex e gli spaghetti western. Tuttavia, evidenti sono le similitudini tra film western e film su Cosa Nostra – Nostra per modo di dire, perché “mia”, tanto per fare esempi, non lo è senz’altro. Pertanto, è giusto farsi qualche domanda su come mai per tanti anni le nostre orecchie abbiano risuonato dei colpi di pistola nel corso di furibonde sparatorie all’interno di saloon alla texana facendo un rumore soporifero simile a quello di una corsa automobilistica domenicale delle quattro del pomeriggio protagonisti Prost, Alboreto e Niki Lauda. Mieeeeooonnnn! Forse c’è qualcosa di più, degli effetti dell’americanizzazione – comunque, da non sottovalutarsi. Qualcosa sotto. Un messaggio sottotraccia. 

Leonardo Sciascia diceva: “Il problema non è stabilire cosa sia mafia, ma stabilire cosa mafia non è”. Tutto potrebbe essere ricompreso nello schema mafioso. Il romanzo storico di Alessandro Manzoni I Promessi Sposi (di cui abbiamo parlato in modo non banale nell’articolo presente negli archivi di Meer “Il tracciato della Tradizione”), il capostipite di ogni romanzo italiano presente, passato e futuro, ad esempio, presenta un classico schema da storia di mafia. Nel Seicento un prepotente, protettore di una cittadella, s’incapriccia di una fanciulla, e sono guai per tutti. Persino nel scegliere l’espressione che apre le danze, nel romanzo, al dramma, il Manzoni (che la lingua italiana, la nostra lingua, inventò di mano in mano che scriveva le vicende di Renzo e Lucia) pare scegliere un costrutto vagamente siciliota: “Questo matrimonio non s’ha da fare. Né ora né mai”. Basta aggiungerci un “Minghia”, e sembra la più classica intimidazione mafiosa in terra sicula (terra straordinaria, ma teatro, anche per luogo comune, di storie di mafia): “Questo matrimonio non s’ha da fare. Né ora né mai. Minghia. E ch’avevi capito?”. 

La storia di mafia è soprattutto: difesa del territorio. Territorio in senso geografico, ma territorio inteso anche come area di interessi. Da qui nascono lo scontro tra famiglie o lo scontro tra gang: comunque, scontro a fuoco, guerra senza quartiere. Con ammazzamenti, squartamenti. Macchine che saltano. Agguati. Queste le storie di mafia. Non basta lo spostamento di materiale illecito (traffico d’armi o di sostanze stupefacenti e via discorrendo). Una storia di mafia presuppone un conflitto tra fazioni contrapposte e spargimento di sangue. Non è mero documentario su come avvenga una truffa. E’ ovvio che se Renzo e Lucia, su consiglio di Agnese, non se la fossero battuti dal paesello sotto il dominio di Don Rodrigo, Dio solo sa cosa sarebbe potuto accadere. Quindi, I Promessi Sposi stessi si fondano sul tentativo da parte di Renzo e Lucia di non vivere una storia di prevaricazione simile a quella mafiosa: nel romanzo è dato per scontato che resistere significherebbe spargimento di sangue, pericolo di vita. Certo, se Renzo fosse stato uno spadaccino o un pistolero alla Clint Eastwood, e il romanzo fosse stato scritto non da Manzoni, ma da Alexandre Dumas, tanto per dire, probabilmente la storia dei Promessi Sposi sarebbe tutta diversa. Lucia sarebbe stata accoppata e Renzo, sciabola ad armacollo, magari con l’aiuto di Padre Cristoforo, avrebbe dato l’assalto al fortilizio di Don Rodrigo. Ma Renzo era un umile operaio, e tutte queste cose nemmeno lo sfiorano, se non giusto per fare un po’ di teatro difronte alla sua bella. Bisogna fuggire. Chiuso. Su questo non c’è discussione. In fondo, nei Promessi Sposi c’è una punta dell’animo pusillanime di Don Abbondio in tutti i personaggi. Ma perché l’Italia è un po’ così. 

Poi, ci sono gli eroi. E questi eroi sono praticamente pistoleri da film western. Cowboy del cinema. Ecco perché Giovanni Falcone ne aveva ben donde a esprimersi nei confronti del commissario Cattani come si era espresso. Perché gli italiani non sono eroi. E per far interpretare il Capitano Bellodi nel film Il Giorno della Civetta, tratto dal capolavoro di Leonardo Sciascia, fu chiamato il cowboy italiano per antonomasia (assieme a Giuliano Gemma e Terence Hill) Franco Nero affiancato dalla lady degli spaghetti western all’italiana per eccellenza Claudia Cardinale. L’analisi semiotica di queste scelte porta a una conclusione grande come una casa: i western sono storie di mafia en travesti. Lo sono sempre state e sempre lo saranno. Esattamente come il film della coppia di comici Franco e Ciccio “Due mafiosi nel Far West” afferma senza mezzi termini pur facendosi scudo di un contesto di comicità. 

Per un pugno di dollari (il miglior film western di Sergio Leone) di Sergio Leone è ambientato in una cittadina dove due famiglie si fronteggiano e l’arrivo di un pistolero le metterà una contro l’altra facendole sterminare. E l’antagonista è Gian Maria Volonté. Attore di numerosi film basati su fatti di cronaca nera. Nel paese si commerciano armi e alcol. Una famiglia si occupa di armi. L’altra di alcol. Ma quando ci sono due padroni uno è sempre di troppo. E nel mezzo un pistolero, che vuole arricchirsi. Il pistolero di Per un pugno di dollari fa la parte dello sceriffo. Fa la parte di un capitano delle Forze dell’Ordine deciso a non allinearsi all’atmosfera di omertà e aquiescenza dei suoi predecessori. Appunto, come afferma Falcone: “Solo un bel film western… ma la realtà è altra”. 

I film western parlano delle nostre terre. Delle nostre questioni. Non smettono di farlo, benché l’ambientazione sia esotica. Ecco perché ne sono stati sfornati, in passato, a decine e decine. Perché c’entrano con un sistema corrotto come il nostro, un sistema che genera territori da Far West.

Alessandria: Il Museo Etnografico della Gambarina “C’era una volta”

Alessandria: Il Museo Etnografico della Gambarina “C’era una volta” è uno dei più importanti musei della provincia di Alessandria.StoriaIl museo etnografico “C’era una Volta” di Alessandria è collocato all’interno di una caserma risalente al 1700 detta “Gambarina Vecchia”, di proprietà del Comune. L’area espositiva si articola su due piani e misura circa 1600 metri quadrati.

Al piano terra, sfruttando l’architettura a campate delle ex scuderie, è stato ricavato un suggestivo percorso composto da ambientazioni che riproducono i principali momenti della vita pubblica e privata nella società contadina a cavallo fra Ottocento e Novecento.

Le diverse “finestre sul passato” ripropongono il momento della nascita, i giochi, la scuola, la cucina, la camera da letto, la stanza del corredo e l’evento delle nozze. Una particolare sezione è dedicata alle due guerre mondiali con oggetti, armi e suppellettili provenienti in larga misura dalla guerra 1915-1918. La sezione dedicata ai lavori propone attrezzi e suppellettili appartenenti ai diversi laboratori artigianali (ciabattino, fabbro, falegname) e alle varie fasi della produzione agricola.

Inoltre, di fronte ad ogni sezione sono collocate vetrine contenenti collezioni di oggetti relativi all’aspetto rappresentato nella scena prospiciente.Al piano superiore è possibile ammirare l’allestimento di un’aula scolastica datata agli anni ’30 e quello della biblioteca contenente libri risalenti a inizio ‘800. Completano il settore etnografico una vasta collezione di bambole e giocattoli di varie epoche e le vetrine che espongono aspetti di Alessandria quale città produttiva nell’arco di un secolo.

Collezione Il museo raccoglie oggetti inerenti alla civiltà contadina della piana circostante la città e materiale relativo a vecchie industrie locali ormai scomparse. Di recente sta riorganizzando il proprio archivio fotografico. Le foto vanno dagli antichi dagherrotipi della metà dell’Ottocento, sino a foto anni ’60 ed oltre: un insieme di grande interesse.

Legambiente: L’Aria in Piemonte. Facciamo il punto su dati, semaforo, andamenti, nuove tecnologie 

L’Aria in Piemonte. Facciamo il punto su dati, semaforo, andamenti, nuove tecnologie Una firma tra Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e Arpa Piemonte per una protezione ambientale regionale ancora più forte e coordinata 
Giovedì 27 ottobre, alle ore 11.30, presso la sede di Arpa Piemonte – via Pio VII 9 a Torino, il Presidente Giorgio Prino e la Direttrice Alice de Marco di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e il Direttore Generale di Arpa Piemonte Angelo Robotto parleranno di aria in Piemonte, dei dati e del perché la qualità dell’aria nella nostra regione è così critica.  Sarà l’occasione per la firma unica in Italia: un protocollo d’intesa tra un’associazione importante come Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e Arpa Piemonte, un’Agenzia per la protezione ambientale istituzionale.

Antonella Viola: Abbiamo davvero bisogno del merito?

Antonella Viola: Abbiamo davvero bisogno del merito?

Nessuno più di me crede nel merito applicato ai settori strategici e competitivi del mondo del lavoro. Ho una storia personale dolorosa in questo senso: quando ancora non esisteva l’abilitazione scientifica nazionale e si andava in giro per l’Italia a fare concorsi, sono stata costretta più volte a ritirarmi perché il mio curriculum era troppo forte e avrebbe rotto schemi che si erano decisi a tavolino. Sono stata minacciata, lusingata.. e alla fine ero così disgustata dal sistema che quando arrivò il “mio concorso” (quello in cui dovevo vincere io, sempre per calcoli e incastri accademici) non mi presentai, mandai un sms in cui dicevo che dovevo portare i bambini a scuola. E lasciai l’Italia. Avevo un curriculum da ordinario da anni, ma ero ancora una ricercatrice perché non sono “figlia” di nessuno, nel senso che non ho mai avuto un capo in Italia. Ricordo che quando finalmente arrivarono le abilitazioni nazionali ed io partecipai, tra i vari giudizi (tutti positivi) ce n’era uno in inglese che diceva: ma come è possibile che questa persona non sia già prof. ordinaria da anni? Ho dovuto vincere un ERC Advanced Investigator Grant da 2,5 milioni di euro per diventare ordinaria e continuo a sostenere che il Consiglio Europeo della ricerca sia stato e sia ancora oggi uno strumento fondamentale per favorire la meritocrazia nell’accademia italiana. Ma la scuola, è una cosa diversa. La scuola deve accogliere e accompagnare tutti i bambini e le bambine verso un processo di crescita e formazione, senza metterli in competizione tra loro. La scuola deve insegnare la cooperazione, la complementarietà, il valore delle differenze, l’utilità degli errori. L’unico obiettivo della scuola dovrebbe essere di non lasciare indietro nessuno, insegnando ai nostri ragazzi che la bellezza del viaggio sta nel percorso, non nella meta.

Prorogata la mostra sui Marchesi del Monferrato

Informiamo che la mostra “I Marchesi di Monferrato di ferro vestiti”, allestita a cura di Stefano Fracchia nel Torrione Sud Est del Castello del Monferrato, è stata prorogata fino a domenica 13 novembre 2022.
L’esposizione sarà aperta nelle giornate di sabato e domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.
Per maggiori info sulle mostre al Castello del Monferrato: www.comune.casale-monferrato.al.it/MostreCastelloOtt22

Renzo Penna: GIUSTA LA MOBILITAZIONE DEL COMITATO DI SPINETTA, MA LA BONIFICA NON SI OTTIENE CON LA CHIUSURA DELLA SOLVAY

Alessandria: GIUSTA LA MOBILITAZIONE DEL COMITATO DI SPINETTA, MA LA BONIFICA NON SI OTTIENE CON LA CHIUSURA DELLA SOLVAY

“Condividendo molto le ragioni del Comitato che a Spinetta Marengo si batte per tutelare la salute degli abitanti, rivendicando nei confronti della Solvay la messa al banco delle produzione nocive e chiedendo agli Enti di controllo e alle Istituzioni un maggiore impegno e trasparenza nelle loro importanti funzioni, debbo però con franchezza dire che lo slogan “chiusura e bonifica subito” non mi convince e non mi trova d’accordo.

Infatti, oltre a contrapporsi ai lavoratori della Solvay senza offrire loro una credibile alternativa occupazionale, la storia industriale di questo Paese ci insegna che la chiusura delle aziende non porta mai alla bonifica, ma scarica i costi e le conseguenze di un sito inquinato non su chi lo ha causato, spesso aziende private, ma sul pubblico, cioè a carico della collettività che le risorse per le bonifiche sovente non ha.

Una battaglia giusta, ma molto difficile come quella condotta dal comitato di Spinetta ha bisogno, per risultare vincente, del pieno sostegno delle istituzioni (Comune, Provincia, Regione) e della condivisione da parte delle organizzazioni dei lavoratori, anch’esse interessate alla salute dei lavoratori, per non risultare isolata nei confronti delle iniziative della multinazionale belga. Da questo punto di vista l’esperienza unitaria del sindacato, del Comune e delle strutture sanitarie portata avanti, con costanza e per anni, nei confronti della Eternit di Casale Monferrato rappresenta un utile situazione da prendere come riferimento”.

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Galileo mostra il cannocchiale al Doge di Venezia, di Cinzia Perrone – Autrice

Galileo mostra il cannocchiale al Doge di Venezia

Il genio pisano che rivoluzionò l’astronomia è considerato il padre della scienza moderna per aver introdotto il metodo scientifico.

Galileo Galilei non fu l’inventore del cannocchiale, ma fu colui che trasformò quello che veniva considerato quasi un giocattolo in uno strumento di grande perfezione, adatto all’indagine scientifica del cosmo. In un certo senso lo ha reinventato nell’agosto del 1609, dato che non ebbe mai fra le mani uno di quei piccoli strumenti provenienti dalle Fiandre e ne aveva solo sentito parlare come di oggetti che permettevano di vedere vicine le cose lontane.

La paternità del cannocchiale fu oggetto di grandi discussioni all’epoca, tanto che nel 1665 fu addirittura pubblicato un libro “De vero telescopii inventore”, per far luce sul problema, senza tuttavia arrivare ad una conclusione condivisa. L’intuizione che mediante una combinazione di lenti si potesse realizzare uno strumento per l’osservazione astronomica si può far risalire addirittura a Leonardo da Vinci, un secolo prima, che nel suo “Codice Atlantico” parla di “Far occhiali per vedere la luna più grande”.

Il 21 agosto 1609, Galileo mostra la prima realizzazione del suo strumento a senatori e notabili veneziani dal campanile di San Marco, a Venezia e, con lettera datata 24 agosto, presenta il cannocchiale al Doge, ottenendo un grande successo. Ritornato a Padova, dove risiedeva, lo perfeziona ulteriormente portandolo a 20 e addirittura a 30 ingrandimenti, quando i cannocchiali di costruzione olandese raggiungevano appena i 4.

Il successo veneziano sarebbe stato cosa effimera se Galileo non avesse subito compreso che il cannocchiale non era tanto da utilizzare guardando a terra quanto rivolgendolo verso il cielo. La Luna, Giove e la Via Lattea sono i primi oggetti celesti verso i quali Galileo punta il cannocchiale scoprendo in essi caratteristiche che mai uomo prima di lui aveva visto.

A Padova, dove fu professore all’Università, Galileo usava la torre del castello che ancora oggi, i padovani chiamano “la specola”.

Alessandria per la Pace: TACCIANO LE ARMI NEGOZIATO SUBITO!. Verso una conferenza Internazionale di Pace

Alessandria: TACCIANO LE ARMI NEGOZIATO SUBITO!

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa ed ha già fatto decine di migliaia di vittime e si avvia a diventare un conflitto di lunga durata con drammatiche conseguenze per la vita e il futuro delle popolazioni ucraine, ma anche per l’accesso al cibo e all’energia di centinaia di milioni di persone, per il clima del pianeta, per l’economia europea e globale.

Siamo e saremo sempre dalla parte della popolazione civile, delle vittime della guerra in Ucraina e dei pacifisti russi che si battono per porre fine all’aggressione militare.

Questa guerra va fermata subito e va cercata una soluzione negoziale, ma non si vedono sinora iniziative politiche né da parte degli Stati, né da parte delle istituzioni internazionali e multilaterali che dimostrino la volontà di cercare una soluzione politica alla crisi.

Occorre invece che il nostro paese, l’Europa, le Nazioni Unite operino attivamente per favorire il negoziato e avviino un percorso per una conferenza internazionale di pace che, basandosi sul concetto di sicurezza condivisa, metta al sicuro la pace anche per il futuro.

Bisogna fermare l’escalation militare. Le armi non portano la pace, ma solo nuove sofferenze per la popolazione. Non c’è nessuna guerra da vincere: noi invece vogliamo vincere la pace, facendo tacere le armi e portando al tavolo del negoziato i rappresentanti del governo ucraino, di quello russo, delle istituzioni internazionali.

La popolazione italiana, nonostante sia sottoposta a una massiccia propaganda, continua ad essere contraria al coinvolgimento italiano nella guerra e a chiedere che si facciano passi concreti da parte del nostro governo e dell’Unione Europea perché sia ripresa con urgenza la strada dei negoziati.

Questo sentimento maggioritario nel paese è offuscato dai media mainstream ed è non rappresentato nel Parlamento. Occorre dargli voce perché possa aiutare il Governo a cambiare politica ed imboccare una strada diversa da quella attuale.

Per questo – a otto mesi dall’inizio della guerra – promuoviamo una nuova giornata nazionale di mobilitazione per la pace con iniziative in tutto il Paese per ribadire:TACCIANO LE ARMI, NEGOZIATO SUBITO!

La settimana sul disarmo indetta dalle Nazioni Unite, è preceduta quest’anno da una serie di manifestazioni in Europa il 21, 22, 23 ottobre promosse da Europe for peace, una rete di associazioni che in Italia fa riferimento a Rete pace e disarmo, Sbilanciamoci e #StopTheWarNow.

L’appello,riportato in fondo, chiede un immediato cessate il fuoco, che si aprano negoziati e che l’ONU indica una conferenza internazionale di pace. Venerdì 21 ottobre a Casale Monferrato, ANPI, CGIL, CISL e UIL invitano la cittadinanza a partecipare alla manifestazione che sarà in Piazza Mazzini dalle 16.30 alle 19.

Il 22 ottobre, ad Alessandria, in piazzetta della Lega, alle 17 ci sarà un presidio promosso dal coordinamento Alessandria per la pace, di cui fanno parte diverse associazioni: Associazione Verso il Kurdistan, Associazione per la pace e la nonviolenza, Rete Radié Resch, APS SineLimes, ICS Ets, Emergency, Equazione, Laboratorio Synthesis, Città Futura, Human Art, Refugees Welcome, Cambalache, Casa di Quartiere, L’ulivo e il libro, Cooperativa Azimut, Coompany, Me.dea contro la violenza sulle donne,Tessere le identità, Laboratorio Perla Nera, Assefa, persone a titolo individuale.

Alla manifestazione hanno già aderito: ANPI, ACLI, Associazione il Colibrì, CGIL, ISRAL, Libera, Possibile, ma l’elenco potrebbe continuare nei prossimi giorni.

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Clima: non cadono le foglie, ci sono le zanzare e nei campi è allarme siccità

Alessandria: E’ autunno ma la situazione meteo è drammatica, il rischio è che ripartano le fioriture

Clima: non cadono le foglie, ci sono le zanzare e nei campi è allarme siccità

Le piante non sono entrate nella fase di riposo vegetativo, gravi ripercussioni sulle produzioni

Non cadono le foglie dalle piante che per il caldo non sono entrate nella fase di riposo vegetativo caratteristico della stagione ma in giro ci sono ancora mosche e zanzare, ancora particolarmente aggressive, a testimoniare un autunno bollente che ha fatto scattare di nuovo l’allarme siccità. 

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti diffusa in occasione del gran caldo anomalo registrato anche in Alessandria e provincia, in un 2022 che si classifica, fino ad ora, come il più caldo di sempre con una temperatura addirittura superiore di quasi un grado (+0,96 gradi) rispetto alla media storica.

“Oltre a bloccare la normale caduta autunnale delle foglie, l’allungamento della fase vegetativa delle piante rischia addirittura di far ripartire le fioriture, con il pericolo di esporle ai danni di un prevedibile forte abbassamento delle temperature. Fatto ancora più grave è che le gemme che fioriranno anticipatamente, destinate a gelare, verranno a mancare in primavera, diminuendo il potenziale produttivo delle coltivazioni e quindi il raccolto. Ma nelle campagne gli effetti si fanno sentire anche per i parassiti che sono rimasti attivi con le temperature miti e attaccano più facilmente le colture ancora in campo.  Inoltre, se l’inverno non dovesse essere sufficientemente freddo, aumenterebbe il numero di insetti svernanti che riescono a sopravvivere e si presenterebbero più numerosi e dannosi in primavera”, ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco.

Il caldo record e la mancanza di pioggia hanno fatto addirittura scattare l’allarme siccità fuori stagione. Le piogge delle scorse settimane non sono state sufficienti pertanto gli imprenditori agricoli stanno intervenendo con irrigazioni supplementari decisamente fuori stagione, per non compromettere i raccolti.

“Le condizioni metereologiche quasi estive all’inizio dell’autunno, la cosiddetta ottobrata, non sono un fenomeno raro, anche se meno frequente nel territorio alessandrino, ma quest’anno si inseriscono in una quadro generale che conferma la tendenza al cambiamento climatico che si manifesta con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed stati gelo, nubifragi, trombe d’aria, bombe d’acqua, grandinate e siccità ma anche con l’arrivo di insetti alieni che colpiscono le colture con un danno complessivo nelle campagne stimato in 14 miliardi in un decennio”, ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco.

Inoltre, le fioriture anomale, fuori periodo, non procurano danni ‘solo’ alla campagna e ai raccolti ma causano anche problemi alle persone allergiche ai pollini, provocando allergie e raffreddori non previsti.

Paesana — 10: Matteotti

Paesana —10: Matteotti

Publicado por J RE CRIVELLOel

By j re crivello

Abrí la segunda carta de Margherita Re, estaba fechada en Paesana, en agosto de 1924. Casi en los días que se marchaban sus dos hijas. Esta vez la letra era ligera, rápida como si mostrara una furia ante la vida desde aquella aldea al borde de Los alpes.

“Dos de mis hijas se marchan a América, estamos en el año 1924 y aún las mujeres no podemos votar. Una frase del Papa Pio X en 1905 nos ha condenado y lo dice todo: «no electoras, no diputada, porque todavía hay demasiada confusión para los hombres en el Parlamento. La mujer no debe votar, sino votar por un alto ideal del bien humano […]. Dios nos proteja del feminismo político”.

Y el fascismo no pienso que lo hará ya jamás, no nos dará los derechos que nos corresponden ¿qué será de la vida de María, la única hija que me queda aquí?” Margherita Re.

“Quieren más que sus brazos, sus lomos”(1) La frase de Teresa Re flotaba en el ambiente. La última charla con su hermana Domenica mostraba esa dificultad para convencerla que marcharan. Quedaban pocos días para su boda y ese si de su hermana ya cerrado y con reparos, llevo a Teresa a caminar por la senda que veía desde hace años ir a Domenica. ¿Qué habría detrás de esa gruta? Teresa 8 años más joven que ella, escuchaba radio, le gustaba estar al tanto de las noticias y sabía que el gobierno de Mussolini recortaría los salarios a las mujeres un 50% en las fábricas. Ellas dos bajaban caminando hasta Paesana a trabajar a una de ellas. Nada bueno venía con este gobierno.

“Nos quieren para tener más hijos” —se repetía. La frase la usaba una compañera del trabajo. Hasta que llego la carta de Chiafredo y luego de Antonio Re y convinieron en casarse.

¿Casarse con un primo? Ya no le torturaba esta idea. Ya no le molestaba más que esta continúa insistencia en que las mujeres debían estar en su casa, tener hijos, y casarse muy jóvenes. ¿Y si cerraban la emigración? Y si, Mussolini ¿no dejaba a nadie salir? Pero su futuro marido había llegado hace dos días con otros dos. Tres mujeres se casarían y una cuarta Domenica se marcharía con ellas. América por más difícil que fuera no la imaginaba como una tierra de tan solo mujeres para traer hijos por orden del Estado.

Sus ojos grises se toparon con otros del mismo color. No lo había visto. Salió de su ensimismamiento. Era un lobo, mayor, le miraba fuera de la cueva. ¿Hasta aquí venia mi hermana estos años? Saco unos caramelos de su falda y se los dio. Aquel goloso unto su mano con la lengua.

¿Qué hacer? —dijo en voz alta, como si su compañero comprendiera su idioma. El lobo movió la cola y con su pata arrastro el barro que se formaba con el agua que caía de la cueva y marco una redonda, luego atravesó con la pata uniendo la parte alta con la baja.

¡El mundo es redondo! —exclamó Teresa. Esa era la clave, donde vivieras, tu vida sería una práctica de amor. No quedaban dudas, decidió despedir a su amigo pero antes canto una suave canción en piamontés

¿Dónde has estado? —pregunto Domenica. Teresa prefirió mantener el secreto de su hermana. Y puso la radio. Un parte de las noticias les helo la sangre: hoy 16 de agosto, en Roma han encontrado el cadáver descompuesto de Matteotti. Una mezcla de indignación y miedo recorre el país (1).

Decidí abrir la tercera carta de Margherita. Era triste, de cierta desazón, fechada en 1930. Solo tres líneas:

“Hoy han aprobado los fascistas la ley del Uroxidio. Con ella cualquier marido con ganas de revancha le permite castigar a su mujer. Mis dos hijas están bien y casadas con dos maridos que las aman, pero, sé que ya no las volveré a ver”. Margherita Re.

Nota:

(1)El País. Mujeres y fascismo

(2) Giacomo Matteotti (Fratta Polesine, 22 de mayo de 1885Roma, 10 de junio de 1924) fue un político socialista italiano, famoso por su firme oposición al fascismo italiano incluso después de que Benito Mussolini tomara el poder tras la Marcha sobre Roma, para lo cual Matteotti aprovechó su condición de parlamentario a fin de denunciar la violencia del régimen y su manipulación de las elecciones. Matteotti fue secuestrado el 10 de junio de 1924 en Roma, y semanas después se encontró su cadáver en estado de descomposición (el 16 de agosto). Se sabe que fueron militantes fascistas los que lo secuestraron y asesinaron, pero nunca se demostró que fuera el mismo Benito Mussolini quien ordenara su muerte. Tras la Segunda Guerra Mundial y la caída del fascismo, Matteotti fue homenajeado como político luchador que, a pesar de su intimidación por las camisas negras, nunca calló su deseo de democracia.

Mi Historia

A los 8 años leí La Biblia (una espléndida colección de mi abuela de 10 tomos ilustrada) pero no me hice religioso, luego El Quijote y una biblioteca entera propiedad de mi Tia Estela que devore en mi exilio. Mis padres se habían divorciado y mi alimento espiritual era la rutina del colegio (¡que horrible repetir sandeces!) y mis dos abuelas italianas que me sumergían en relatos sobre las vidas paralelas de sus familias en Los Alpes. Del colegio solo tengo un record Guinness, me enviaron a izar la bandera en un mástil de casi 100 metros y rompí el alambre que elevaba el símbolo patrio, desde aquel día… sigue sin solución el déficit de bandera.

Durante aquel exilio mi única amiga era mi prima hermana Monica, escritora igual y soñadora. Bueno yo soñador y ella escritora.

Siempre pensé que sería escritor, lo que ocurre es que viví extraviado hasta los 50 años. Fui ayudante de albañil, vendedor de tonterías varias, guardia urbano, agricultor de temporada, friegaplatos, modelo de desnudos para dibujantes, traficante en pequeña escala de la Mafia griega, profesor de El Capital de Carlos Marx muy joven en la Universidad, empresario y profesor de niños y jóvenes en mi trabajo actual.

Y el extravío durante aquellos años me llevo de regreso a mi cualidad intima, contar y escribir historias como lo hacían mis abuelas y pensar sobre la sociedad y desvelar sus artificios ideológicos. Con lo cual… he regresado a la pasión que nunca abandone.

Y les invito a juzgarme por esa esencia, personal, efímera, sutil, ambivalente y compartir mi oficio de cultivo de la inteligencia y la memoria.

Si alguien es responsable de este avatar, diríjanse a mis dos abuelas: Francesca & Domenica

23 ottobre – Trisobbio (AL) – Fiera Nazionale del Tartufo Bianco

23 ottobre – Trisobbio (AL) – Fiera Nazionale del Tartufo Bianco

Degustazioni guidate nelle cantine storiche, mercato di tartufi del territorio, raccolti nella Tartufaia di Trisobbio, piatti tipici e vini locali per la quarta edizione nazionale della Fiera Nazionale del Tartufo Bianco “Tarsobi Tartufi & Vino”. Per maggiori informazioni: www.comune.trisobbio.al.it

Malinteso (6) di Giovanni Mainato

Malinteso (6)

Postato il  di Giovanni Mainato

Mi è capitato un episodio curioso che vi voglio raccontare. Era tanto tempo che volevo visitare la Spagna e finalmente ho approfittanto di questo fine settimana libero per un breve viaggio a Barcellona. 

Appena arrivato ero così eccitato che ho iniziato a salutare tutti quelli che incontravo. Ad un certo punto ho visto un meraviglioso banco di frutta e rivolgendomi al fruttivendolo gli faccio: ‘Salve signore, lei non immagina come sono eccitato di visitare la sua città: non vedo l’ora di conoscere i membri della Sagrada familia, di assistere ad una partita della vostra straordinaria squadra al Camp Nou, di vedere le opere di Gaudì e di Picasso, di vivere l’ebrezza della vostra vita notturna… Inoltre ammiro il vostro buon umore e il vostro orgoglio catalano’.

Dal momento che il fruttivendolo mi guardava esterrefatto, io mi sono reso conto che gli stavo parlando in italiano: ‘Oh, escusas, escusas hombre. Non imaginas como soy entusiasmado, como soy contento de encontrar los membros de la Sagrada familia, di asistir a un match de futbol de vuestro extraordinario equipo, de ver las maravvillosas operas de Gaudì e de Picasso, de vivere la movida, la vida nocturna, Olè! Ademàs yo admiro el vuestro buon humor y el vuestro orgullo catalano!’. 

Niente. Il fruttivendolo ancora esterrefatto. A quel punto io: ‘Oh, che stupido, come ho fatto a non pensarci prima? Stavo parlando castigliano! Chiedo umilmente scusa: parto subito con il catalano…’

Stavo già per ritradurre il discorso quando lui mi fa: ‘Ma che minchia dici? Aricchiuni! Test’ri cazzu! Figghiu ri buttana! Cuinnutu! E’ megghiu ca ti stai mutu! Ietta sangu! Cugghiuni! Pezz’i mieidda! Scemunitu! Sucaminchia! Babbu! Non ci scassari a minchia! Picchì non t’ammazzi? Và rumpiti i cuoairna! Rugnusu!’

E niente! Anche questa volta il navigatore mi ha giocato un brutto scherzo: sono finito a Barcellona Pozzo di Gotto. Peccato! Posso però garantire che anche qui le arance sono squisite.

Five Simple Steps to Developing Your Leadership Skills, di Michael Van Eaton

Five Simple Steps to Developing Your Leadership Skills

Become a better listener. Influential leaders are active listeners who build on criticism and advice. Additionally, attentive listeners can detect non-verbal signs. If you’re looking to improve your listening skills, consider taking an online leadership course.

If you’ve ever watched someone who struggles to listen, you may have noticed that they are frequently preoccupied, don’t pay attention, and are quick to fill the quiet with their own thoughts. As a result, you can find yourself at a loss for words or unprepared to react in such circumstances. In these situations, practical listening abilities will enable you to handle conflict, interact with people, and build bonds with them.

Effective listening is a skill that can only be learned via emotional self-control and empathy. This implies that you must disengage from your emotions and concentrate on the other person. It would be ideal if you made an effort to put yourself in the other person’s position and listened to them without passing judgment.

You may grow as a leader by passing down responsibility and power. You may avoid becoming overwhelmed by work and have more time for other essential duties. It’s interesting to note that delegating raises job happiness. Four studies found that when tasks were outsourced by managers, workers were more pleased. All facets of life can be explained by the board’s fundamental logic.

You must be aware of the abilities and passions of your team members in order to allocate responsibility successfully. For instance, whereas some people enjoy social duties, others enjoy gathering information and writing reports. Similar to this, brainstorming meetings and policy creation should include those who like personal engagement. By doing this, you may make use of their interests and skills. It is advisable to start at the lowest level and work your way up when distributing power. Delegation prevents a chain of responsibility and referrals via various groups and departments, which boosts efficiency and effectiveness.

You may acquire the abilities you need to lead more successfully by taking an online leadership course. Naturally, this kind will assist you in growing your self-awareness and self-confidence, two traits that a strong leader must possess. Additionally, it will get you ready for a day when people will look to you to set an example.

Look for short courses that concentrate on particular leadership topics to help you strengthen your leadership abilities. You may get the information you need to become a better leader, for instance, by taking brief courses in communication, leadership and management, HR management, and soft skill development. These fast online courses might assist you in picking up new abilities rapidly.

It may seem challenging to develop your decision-making abilities as a leader, but there are actions you can take to make more rational choices. Making an assessment of your circumstance is the first step. Consider what the situation now is lacking, what may be improved, and possible solutions. Once you have this knowledge, you may start coming up with solutions on your own.

Second, you need to be able to recognize your emotions and communicate them in constructive ways. This is significant because feelings may influence choices. To keep their emotions from clouding their judgment, leaders must also possess emotional intelligence. You must also be conscious that you may occasionally require the advice of others and that not all of your decisions will be your own. To make the most excellent choice for the team, you should encourage team meetings and solicit information from others.

Alla giornalista Maria Grazia Di Mario il “Premio Minerva 2022” alla Carriera

Maria Grazia Di Mario – Duilio Paiano giornalista

Nella VI edizione del “Premio accademico internazionale di letteratura contemporanea L. A. Seneca” alla giornalista Maria Grazia Di Mario viene assegnato il “Premio Minerva” 2022.
La consegna del Riconoscimento, un’opera scultorea realizzata dall’artista Dino Bilancia, è avvenuta il 15 ottobre 2022 durante la cerimonia conclusiva del Premio letterario Seneca, presso il Castello normanno svevo di Sannicandro di Bari. Il Senato dell’Accademia delle Arti e delle Scienze filosofiche ha così motivato la scelta:

In riconoscenza agli Alti meriti per l’impegno e la capacità divulgativa, per l’amore verso la ricerca della notizia, la deontologia e il sapere, spaziando dal giornalismo alla letteratura in modo incisivo e personale e per aver saputo modulare la sua scrittura con toni distesi e accattivanti sulle pagine di narrazione del presente e con piglio innovativo riguardo all’ambito culturale letterario in cui i riconoscimenti ricevuti ne attestano l’ampia validità e il ricco bagaglio di conoscenze.

Premio Minerva 2022 alla Carriera per la sua vasta opera di giornalista e saggista, per la sua visione cosmopolita della notizia e i profondi legami con le origini e la sua storia personale, per il suo carattere entusiasta e la versatile professionalità a cui si devono i successi da lei siglati; per l’acume con cui ha saputo muoversi tra le pagine di quotidiani dalle ormai antiche origini contribuendo al mantenimento della pluralità e all’indipendenza dell’informazione legata alla grande tradizione del migliore giornalismo italiano.

Maria Grazia Di Mario oltre a un folto percorso giornalistico è impegnata in vari settori letterari.
Laureata in Lettere e filosofia presso La Sapienza di Roma, ha conseguito il diploma in Giornalismo e Tecniche audiovisive presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Camerino e il diploma in Laboratorio di scrittura per la narrativa, la sceneggiatura e il fumetto.
È iscritta all’Albo dei Giornalisti pubblicisti e all’Albo dei professionisti. Corrispondente, inviato, caposervizio, caporedattore, direttore si è occupata di cronaca locale e nazionale, cultura, turismo e spettacolo, economia e politica.
Ha fondato case editrici e periodici nazionali e locali.
Insegna Giornalismo nelle scuole superiori presso la Dante Alighieri di Roma.
Attualmente collabora con le riviste letterarie Fili d’Aquilone, con il blog letterario Alla Volta di Leucade, il quotidiano L’Avanti online e con La Voce di New York.
Per l’ufficio stampa dell’Università La Sapienza di Roma (Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali) e dell’Accademia Polacca di Roma, si occupa di comunicazione per grandi eventi culturali e letterari. Dirige i magazine da lei fondati http://www.thefilmseeker.it, http://www.sabinamagazine.it e il periodico cartaceo Sabina, la più antica testata della provincia di Rieti e della Sabina.
Già vicedirettore del Cinecorriere e caposervizio presso il Radiocorriere TV edito dalla Rai, ha curato l’ufficio stampa delle trasmissioni di Canale 5 per molte trasmissioni tra cui La Corrida, condotta da Corrado.
Ha collaborato con testate nazionali quali Il Messaggero, redazione di Rieti e del Lazio, con articoli di grande impatto sociale inerenti la realtà del territorio; Avvenire; L’umanità, occupandosi di economia, politica, cultura e inchieste sociali; Paese Sera, cronaca, politica, attualità.

All’attività giornalistica, affianca quella di saggista e poetessa.
Nel 2013 pubblica il saggio Alberto Moravia Il Profeta Indifferente realizzato in sinergia con l’Archivio del Novecento dell’Università La Sapienza di Roma. Il saggio è tra i cinque finalisti del Premio Carver si classifica 2° al Premio Nabokov.
Suoi anche il saggio Roma di Moravia tra narrativa e cinema, il libro di poesia L’Attesa Infinita (di recente ha vinto un Premio Speciale ad Abano Terme) e La donna senza testa (vincitore del Premio ArgenPic e del Premio Letterario Mondiale Golden Aster Book).
Molte le sue interviste a importanti personaggi del mondo televisivo e cinematografico e a dirigenti Rai, tra i quali Nino Manfredi, Gigi Proietti, Piero e Alberto Angela, Paolo Villaggio, Pippo Baudo, Katia Ricciarelli, Raffaella Carrà e personaggi politici tra quali il Presidente della Repubblica Cossiga. È stata ospite in numerose trasmissioni Rai.
Intensa anche la sua attività di operatrice culturale
Nel 2014, dopo la morte del padre Angelo (poeta, scultore, etrusco-logo), fonda e dirige la Biblioteca Casa Museo Angelo Di Mario, occupandosi anche delle Relazioni Esterne e dell’Ufficio Stampa.
Grazie al suo impegno, la biblioteca viene riconosciuta dal M.I.B.A.C. e dalla Regione Lazio.

Attualmente sono in corso vari progetti ed eventi di tipo culturale e sociale in sinergia con numerose istituzioni pubbliche e presidi culturali, con l’intento di valorizzare la figura paterna e di stimolare la cre-scita del territorio.


Estratto Antologia Seneca 2022
Maria Teresa Infante

Racconti: Lisa, milanese nata a Busto Arsizio, torna a casa dall’ufficio e… di Lorenzo Rossomandi – Scritti

foto pexels

Lisa, milanese nata a Busto Arsizio, torna a casa dall’ufficio e trova il marito seduto sulla poltrona e intorno a lui cinque suoi amici, di cui lei ne conosce un paio.

Lisa sorride e li saluta mentre, senza fermarsi, si dirige verso la cucina per mettere qualcosa, che evidentemente ha comprato nel tragitto di ritorno, nel frigo.

Poi si sofferma un po’ perplessa. Nessuno di loro ha ricambiato il saluto.

Si volta verso il marito, che continua a guardarla serio dalla poltrona, e gli chiede cosa succede.

Il marito le ordina di avvicinarsi.

Lei fa qualche passo verso di lui continuando a non capire. Il marito le chiede se la vita che stanno conducendo sia per lei soddisfacente. Lei rimane in silenzio continuando a non capire. Lui le dice che per quello che gli riguarda, la risposta è no! A lui non basta più essere un uomo che accetta il fatto di essere considerato al pari della moglie. Non tollera più che lei si rivolga a lui, essere superiore per intelligenza e forza, come se fosse una sua “pari”. Ma fortunatamente la legge è cambiata nella notte e lui può finalmente attuare ciò che la natura e Dio gli permette di fare.

Lisa rimane sbigottita. Come può suo marito parlare così? Il loro rapporto non è più quello di un tempo, la parola divorzio era già stata pronunciata due volte, ma adesso cosa stava succedendo?

Il marito le chiede seccamente se si sente disposta ad accettare la sua inferiorità e a portargli rispetto e sottomissione.

Lei non sa se ridere per lo scherzo o preoccuparsi seriamente.

Lui per tutta risposta tira fuori un frustino e una pistola. Le ordina di inginocchiarsi.

Lei si rifiuta.

Gli amici del marito l’accerchiano. Lei si sente persa, impotente e terrorizzata. Decide di accondiscendere per uscire da quella situazione per poi procedere con una denuncia.

Si inginocchia.

Lui riprende a parlare, le elenca tutte le trasgressioni che lei avrebbe commesso in quegli anni. Le gonne troppo corte, le risate troppo aperte, l’utilizzo dell’auto, il camminare in luoghi pubblici col volto scoperto. Il fatto di rivolgersi a lui senza il dovuto rispetto che dovrebbe essere di assoluta sottomissione e persino di adulazione.

Lui si alza.

Lei adesso è davvero paralizzata dalla paura.

Lui le gira intorno e chiede agli amici se secondo loro il comportamento della moglie sembra loro adeguato.

Un “No” viene pronunciato all’unisono. Poi il marito chiede loro se ritengono che lei possa essere recuperabile. Se secondo loro lei sarebbe mai potuta cambiare.

Ancora un coro di “No”.

Lui allora chiede loro se ritengono che sia in diritto di procedere come è giusto che sia.

Questa volta un coro di “Sì”.

Lui alza la pistola, la punta alla nuca della moglie e le spara.

Sconvolti?

A Milano tutto questo sarebbe accettabile?

Tranquilli e tranquille… Lisa è salva!

E lo sono tutte le donne occidentali.

Potete continuare a dormire serene e sereni. Questo è un problema di altre donne.

Donne che non meritano la nostra compassione e il nostro sostegno.

Ma cerchiamo di capire che chi si gira dall’altra parte perché il problema non lo riguarda si comporta come quel marito che “presume” la sua superiorità verso la moglie.

Perché i diritti umani ancora non sono stati dichiarati patrimonio dell’Unesco?

Eppure leggo la sua definizione: “L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni …”

Perché il mondo occidentale deve continuare a tollerare certe cose?

Cosa stiamo aspettando?

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Territorio. Me Piemont: Casa Scaccabarozzi

Casa Scaccabarozzi

Casa Scaccabarozzi, comunemente nota ai torinesi come Fetta di polenta (Fëtta ‘d polenta in piemontese), è un edificio storico di Torino situato nel quartiere Vanchiglia, all’angolo tra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo; in passato fu nota anche come «Casa luna» e «la spada».

La sua particolarità e l’origine del suo soprannome risiedono nel suo color giallo ocra e soprattutto nella singolare pianta trapezoidale e molto sottile dell’edificio, simile a una “fetta di polenta” appunto, e che fa sì che uno dei prospetti laterali misuri appena cinquantaquattro centimetri.

Progettata da Alessandro Antonelli, il nome ufficiale deriva dal cognome della moglie dell’architetto, Francesca Scaccabarozzi, nobildonna originaria di Cremona. La coppia visse nell’edificio soltanto per pochi anni, per trasferirsi poi nell’edificio adiacente, sempre di progettazione antonelliana, di via Vanchiglia 9, angolo corso San Maurizio.

(Fonte: Wikipedia)

Curiosità. Quanto pesa un bicchiere d’acqua?, di Cinzia Perrone – Autrice

Quanto pesa un bicchiere d’acqua?

Siamo all’Università di Berkley, in California. Un professore della Facoltà di Psicologia fa il suo ingresso in aula, come ogni martedì. Il corso è uno dei più gremiti e decine di studenti parlano del più e del meno prima dell’inizio della lezione. Il professore arriva con il classico quarto d’ora accademico di ritardo. Tutto sembra nella norma, ad eccezione di un piccolo particolare: il prof. ha in mano un bicchiere d’acqua.

Nessuno nota questo dettaglio finché il professore, sempre con il bicchiere d’acqua in mano, inizia a girovagare tra i banchi dell’aula. In silenzio. Gli studenti si scambiano sguardi

divertiti, ma non particolarmente sorpresi. Sembrano dirsi: “Eccoci qua: oggi la lezione riguarderà sicuramente l’ottimismo. Il prof. ci chiederà se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Alcuni diranno che è mezzo pieno. Altri diranno che è mezzo vuoto. I nerd diranno che è completamente pieno: per metà d’acqua e per l’altra metà d’aria! Tutto così scontato!”.

Il professore invece si ferma e domanda ai suoi studenti: “Secondo voi quanto pesa questo bicchiere d’acqua?”. Gli studenti sembrano un po’ spiazzati da questa domanda, ma in molti rispondono: il bicchiere ha certamente un peso compreso tra i 200 e i 300 grammi. Il professore aspetta che tutti gli studenti abbiano risposto e poi propone il suo punto di vista: “Il peso assoluto del bicchiere d’acqua è irrilevante. Ciò che conta davvero è per quanto tempo lo tenete sollevato”. Felice di aver catturato l’attenzione dei suoi studenti, il professore continua: “Sollevatelo per un minuto e non avrete problemi. Sollevatelo per un’ora e vi ritroverete un braccio dolorante. Sollevatelo per un’intera giornata e vi ritroverete un braccio paralizzato”.

Gli studenti continuano ad ascoltare attentamente il loro professore di psicologia: “In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non è cambiato. Eppure, più il tempo passa, più il bicchiere sembra diventare pesante. Lo stress e le preoccupazioni sono come questo bicchiere d’acqua. Piccole o grandi che siano, ciò che conta è quanto tempo dedichiamo loro. Se gli dedichiamo il tempo minimo indispensabile, la nostra mente non ne risente. Se iniziamo a pensarci più volte durante la giornata, la nostra mente inizia ad essere stanca e nervosa. Se pensiamo continuamente alle nostre preoccupazioni, la nostra mente si paralizza.” Il professore capisce di avere la completa attenzione dei suoi studenti e decide di concludere il suo ragionamento: “Per ritrovare la serenità dovete imparare a lasciare andare stress e preoccupazioni. Dovete imparare a dedicare loro il minor tempo possibile, focalizzando la vostra attenzione su ciò che volete e non su ciò che non volete. Dovete imparare a mettere giù il bicchiere d’acqua”.

Territorio. Me Piemont: Colle dell’Agnello

Colle dell’Agnello

Il Colle dell’Agnello (2.748 metri s.l.m. – Col Agnel in francese; Còl dl’Agnél in piemontese) è un valico alpino delle Alpi Cozie (Alpi del Monviso), nonché il secondo valico automobilistico più alto d’Italia e il terzo d’Europa preceduto soltanto dal Colle dell’Iseran e dal Passo dello Stelvio.

Situato a sud-ovest del Monviso, tra il Pan di Zucchero e la Punta dell’Alp, collegando l’Italia alla Francia dal comune piemontese di Chianale a quello francese di Fontgillard del dipartimento delle Alte Alpi, è stato inaugurato nel 1973 ampliando una preesistente strada militare sterrata, è meta di transito di svariate tappe del Giro d’Italia e del Tour de France e meta consueta di campi estivi da parte di astrofili, offrendo uno dei siti di osservazione con il cielo più buio, incontaminato e accessibile con vetture normali.

La salita inizia presso il comune di Chianale, ultimo paese abitato della Valle Varaita e, dopo un tratto relativamente agevole, gli ultimi otto chilometri rilevano una pendenza media del 10% con picchi ben superiori. L’ambiente severo e desolato, sovrastato dal Monviso a est, ne fa una delle più dure strade alpine con una carreggiata che costeggia sovente tanto dirupi quanto pareti di roccia nuda.

La strada è asfaltata e carrozzabile su entrambi i versanti per tutti i suoi 25 km e conta due carreggiate, percorribili per ciascun senso di marcia; nel suo complesso ha una pendenza media che oscilla tra il 9% e il 10%, ma in alcuni tratti supera il 15%. Il tracciato conta complessivamente un ponte, numerose curve, ventidue tornanti, di cui sedici sul versante italiano e soltanto sei su quello francese che risulta meno duro e scosceso; inoltre lungo il tragitto vi sono punti di partenza di molti sentieri escursionistici GTA. Dalla sommità si gode di un’ottima visuale sia sul lato italiano della Valle Varaita, da cui si può notare la parete occidentale del Monviso, che sul versante francese del parco del Queyras.

Su entrambi i versanti il passo rimane chiuso stagionalmente tra ottobre e maggio.

(Fonte: Wikipedia)

Territorio. Me Piemont: La Panissa

Panissa

La paniscia (in novarese) è un tipo di risotto diffuso tra Piemonte e Lombardia con alcune varianti regionali.

È diffuso soprattutto nel Novarese con il nome di paniscia e nel Lodigiano ed alta Lomellina, dove è conosciuta come paniscia; nonché nell’appenninica alta val Curone (paesi di Bruggi, Salogni, Caldirola, Forotondo ecc…), dove è stata importata dai lavoratori stagionali nelle risaie vercellesi ed è celebrata da una sagra a Lunassi ad inizio settembre.

Si ipotizza che il nome derivi da panìgo, una varietà povera di miglio, con il quale veniva cucinato questo piatto, prima della diffusione del riso.

Gli ingredienti della panissa vercellese sono: riso della varietà Arborio, Baldo, Sant’andrea o Maratelli, fagioli della qualità tipica coltivata a Saluggia o a Villata, cipolla, vino rosso Barbera, lardo, salam d’la duja, sale.

Gli ingredienti della paniscia novarese sono: riso della varietà Arborio, Carnaroli o Roma, fagioli borlotti, cavolo verza, carota, sedano, cipolla, vino rosso (possibilmente delle Colline Novaresi), lardo (non il burro), cotica di maiale, salam d’la duja, sale e pepe. In ogni casa, naturalmente, la ricetta viene personalizzata e spesso la lista degli ingredienti è ridotta anche se sicuramente non possono mancare i fagioli, la cipolla, il vino e il salame.

Un piatto di panissa si può abbinare ad un vino rosso fermo di medio corpo come un barbera piemontese o un vino delle Colline Novaresi (ad esempio un Ghemme DOCG) o delle Coste della Sesia (come ad esempio un Gattinara DOCG).

(Fonte: Wikipedia)