“A Bindo Altoviti fece il ritratto suo quando era giovane, che è tenuto stupendissimo”, di Anselmo Pagani

“A Bindo Altoviti fece il ritratto suo quando era giovane, che è tenuto stupendissimo”, di Anselmo Pagani

“A Bindo Altoviti fece il ritratto suo quando era giovane, che è tenuto stupendissimo”: così il Vasari, nella biografia di Raffaello, fa riferimento ad uno dei più famosi ritratti eseguiti dal grande Maestro urbinate attorno al 1514.

Il bel giovane, dall’età apparente d’una ventina d’anni circa, è raffigurato di spalla mentre si volge quasi di scatto verso l’osservatore, come se si sentisse chiamato. In effetti coi suoi occhi azzurri, i tratti delicati e sensuali, la lunga capigliatura fluente e infine la basetta che costituisce l’unico accenno di peluria presente su un viso altrimenti imberbe, non può non richiamare l’attenzione altrui.

Il suo abbigliamento, al tempo stesso semplice ma raffinato ed elegante, insieme all’anello d’oro che porta al dito indice, ci fa capire che siamo di fronte ad un personaggio forse aristocratico, di certo benestante, in ogni caso ben rappresentativo dello splendore del nostro Rinascimento.

E Bindo Altoviti, nato a Roma il 26 novembre del 1491, nobile e ricchissimo lo era per davvero, essendo l’erede dell’aristocratico fiorentino Antonio, trasferitosi nell’Urbe durante il penultimo decennio del Quattrocento dopo aver sposato Dianora Cybo, nipote di Papa Innocenzo VIII, ed essere così diventato tesoriere pontificio, carica che in pochi anni gli permise di accumulare un’ingente fortuna.

Rimasto orfano del babbo a sedici anni, il bel Bindo seppe non soltanto conservare, ma anche ampliare il già considerevole giro d’affari della famiglia, sempre all’ombra delle corte papale, della quale si contese anche a colpi d’intrighi e bustarelle varie i favori e i lavori con l’altro “Rockefeller” romano dell’epoca: il ricchissimo banchiere Agostino Chigi, di origini senesi.

Già il suo matrimonio con la fiorentina Fiammetta Soderini, appartenente ad una famiglia di note simpatie repubblicane, costituì per lui una precisa scelta di campo in chiave antimedicea, cui sarebbe rimasto fedele per tutta la vita, al costo persino d’armare di tasca sua alcune compagnie di ventura, poi impegnate con scarso successo nelle battaglie di Montemurlo, nel 1537, e infine di Marsciano, nel 1554, combattute sempre dalla parte dei fuoriusciti fiorentini contro le truppe del duca Cosimo I de’ Medici.

E all’insegna ancora dei famosi versi danteschi “Libertà vo’ cercando ch’è sì cara / come sa chi per lei vita rifiuta”, riportati persino sul suo vessillo personale, si spense il 22 gennaio del 1557, poco dopo aver prestato la colossale somma di 300.000 scudi al re di Francia Enrico II, marito di un’altra acerrima nemica di Cosimo I, la lontana cugina Caterina de’ Medici, nella vana speranza che quest’ultimo l’impiegasse per muovere contro la Firenze medicea per liberarla dal “giogo dell’oppressione”.

Nello splendido Palazzo cinquecentesco degli Altoviti, situato proprio davanti a Ponte Sant’Angelo a Roma, questo capolavoro di Raffaello sarebbe rimasto sino al 1808, per poi prendere mestamente la via della Baviera e infine degli Stati Uniti d’America.

La stessa residenza familiare non sarebbe sopravvissuta molto al suo allontanamento, perché nel 1888 sarebbe stata una delle tante vittime sacrificali delle “ruspe postunitarie”, venendo impietosamente demolita per lasciare spazio al lungotevere e relativi muraglioni.

Accompagna questo scritto il “Ritratto di Bindo Altoviti”, di Raffaello, 1514 circa, National Gallery of Art, Kress Collection, Washington.

(Testo di Anselmo Pagani)

Cultura. Poesie: MELODIE, di Mirella Ester Pennone Masi

MELODIE

Melodia di voli

e pigolii tra i giunchi

dove il grano è attesa

fra i campi soleggiati

e prati verdeggianti

Melodia di grilli

di rane e cigni

nello stagno

dorato dal sole

dove si specchiano

le nubi passeggere

Melodia di notte

che lenta langue

lungo il sentiero

delle verdi chiomate

attese

Melodia che torna

dove i sogni incerti

destano le illusioni

e tu non sai

se vivere o morire

@Mirella Ester Pennone Masi – 5 maggio 2020

photo web

Cultura: Brancusi- il bacio

Enrica Bocchio

Brancusi- il bacio

È una scultura nella pietra, materiale non facile da addomesticare perché una volta lavorato non si torna indietro. Sono due figure speculari, rilevabili solo da un particolare del corpo che permette di distinguerli, anzi due: anche il …taglio dei capelli.

Però da queste forme così primitive, così essenziali, il sentimento viene espresso dalle braccia strette intorno alle figure, e poi quel bacio –viso contro viso, lingua e occhi in un unicum- secondo me sono notevoli . Brancusi era nato nel 1876. La scultura è del 1909

Cultura. Poesie: E dopo il maestrale…vi restituisco ciò che è vostro, di Cesare Moceo

E dopo il maestrale…vi restituisco ciò che è vostro.

Dentro le menti stanche,

restano solitari

certi quartetti d’archi

che intonano musiche

fragili d’accoglienza,

a accender nell’anima

immensi silenzi di colpe.

Là il tintinnio del vivere

e la dolce melodia

del suo pulsare,

sembrano inni di gioia

rivolti al cuore

nella falsa modestia

di accettarne gli umili battiti.

.

Moces 69N @ t.d.r

Cultura. Magritte: La condition humaine 1933

Enrica Bocchio

Magritte nacque il 21 novembre 1898; fu un artista surrealista belga, molto noto per le sue raffigurazioni e rappresentazioni spiritose e stimolanti, creati con grafiche semplici e oggetti di uso quotidiano; tutto ciò per dare nuovi significati alle cose familiari, per spingerci ad osservare il mondo con occhi diversi, a stupirci di ciò che è apparentemente banale, a scavare sotto la superficie per scoprire che la realtà è molto più affascinante di quanto non appaia.

Magritte: La condition humaine 1933

Cronaca. Territorio: Terremoto in Irpinia 23 novembre 1980

Enrica Bocchio

Ho indagato qua e là per avere notizie accettabili sul terremoto in Irpinia, ma i siti che ho visitato evidenziano, chi più chi meno, le speculazioni che sono state fatte in questi 42 anni da quel tragico 23 novembre 1980 alle 19,34, quando 90 terribili secondi sconvolsero 8 province italiane: Avellino, Caserta, Benevento, Matera, Napoli, Foggia, Salerno, Potenza, rasero al suolo paesi e città, provocarono 2914 morti, 8848 feriti, 280.000 sfollati.

E’ spaventoso dover considerare che gli iniziali 8000 miliardi di lire stimati per la ricostruzione, nel 2000 erano diventati 60.000 miliardi; nel 2008 si parlava di 32.000 miliardi ma di euro, di euro! E nel 2010 i miliardi di euro erano arrivati a 66.000, con un fiorire di inchieste: Terremotopoli, Irpiniagate, Terremoto infinito… E la ricostruzione non è ancora terminata…

Cultura: Jack London

Enrica Bocchio

Jack London

scrittore, giornalista e drammaturgo statunitense, noto per romanzi come Il richiamo della foresta, Martin Eden, Zanna Bianca, Il tallone di ferro, Il vagabondo delle stelle, Il lupo dei mari, La peste scarlatta…

La sua vita fu caratterizzata da attività e interessi personali diversi, coerenti con uno stile di vita vagabondo: fece lo strillone di giornali, il pescatore clandestino di ostriche, il lavandaio, il cacciatore di foche, il corrispondente di guerra (guerra russo-giapponese), l’agente di assicurazioni, il pugile, il coltivatore e il cercatore d’oro, prima di realizzarsi, dopo innumerevoli tentativi, come scrittore di successo.

Nell’arco della sua travagliata esistenza era stato colpito da gravi malattie tra cui lo scorbuto, e da infezioni tropicali durante i viaggi sullo Snark. Soffriva inoltre di insufficienza renale. Al momento della sua morte l’alcolismo era in fase avanzata e per alleviare le sofferenze assumeva molti antidolorifici, tra cui la morfina.

Il 22 novembre 1916 venne ritrovato cadavere in un Cottage, probabilmente a causa di un’overdose di antidolorifici. Aveva solo 40 anni.

Cultura. Libri: L’uomo di Hjbla, di Gregorio Asero

La storia si snoda tra una Sicilia povera e contadina, dove l’amore per la terra supera quello della propria persona, e il più ricco e prosperoso Nord Italia. È la saga di una famiglia forzata a emigrare miseramente dalla propria terra, con la speranza di farvi ritorno. Il mondo di Antonio, il protagonista, e un mondo primitivo, povero, popolato da contadini, sognatori, banditi e galantuomini, dietro i quali agiscono forze ataviche e dove si tramandano, di padre in figlio, miserie e speranze. E anche la rivalsa di un uomo che, grazie al suo lavoro onesto e al sacrificio di una vita intera, riesce a imporsi sulla Natura crudele e selvaggia, lottando contro un Fato che lo vorrebbe sottomesso e schiavo. Lo scrittore descrive, a tinte forti e crudeli, con magico realismo, un mondo impregnato di dolore e fatica: un grande affresco, dove realtà e sogno, poesia e materialismo, fanno da cornice a una vicenda in cui, alla fine, il vero vincitore e il tempo che passa.

Grazie, Grazie, Grazie a tutti i tantissimi amici di Facebook per gli auguri che mi avete fatto in occasione del mio compleanno…

Alessandria: Cari amici di Facebook ho cercato di ringraziarvi singolarmente per gli auguri che mi avete fatto in occasione del mio recente compleanno, ma mi sono reso conto era impossibile in quanto siete stati tantissimi, non conosco personalmente la stragrande maggioranza di voi, ma per quanto mi riguarda è come se ci conoscessimo da tempo.

A dimostrazione che volendo si può benissimo essere amici anche solo virtualmente e chissà che con alcuni di voi in futuro non ci sia il modo di incontrarci, in attesa continueremo ad essere amici su Facebook e ora non mi resta che dirvi ancora GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, con la vostra dimostrazione di grande affetto mi avete reso immensamente felice…

Pier Carlo Lava

Poeti: LUCE, PACE E AMORE, di LAURENCE HOUSMAN. Recensione di Elvio Bombonato

LUCE, PACE E AMORE

La pace guardò in basso

e vide la guerra,

“Là voglio andare”; disse la pace.

L’amore guardò in basso

e vide l’odio,

“Là voglio andare”; disse l’amore.

La luce guardò in basso

e vide il buio,

“Là voglio andare”; disse la luce.

Così apparve la luce

e risplendette.

Così apparve la pace

e offrì riposo.

Così apparve l’amore

e portò vita.

LAURENCE HOUSMAN

Housman (1865-1959) fu un importante illustratore inglese, autore di racconti per bambini. Nel 1906 fondò un’associazione che sosteneva il suffragio femminile.

Lirica di 6 strofe: 3 terzine e due distici, che si fonda sulla personificazione di due termini contrapposti: pace/guerra, amore/odio, luce/buio. Vinsero la luce e la pace, così l’amore trionfò e portò la vita. Il climax ascendente, a 3 voci, è introdotto dal sintagma ‘Là voglio andare’.

Momenti poetici: MELODIE, di Mirella Ester Pennone Masi

MELODIE

Melodia di voli

e pigolii tra i giunchi

dove il grano è attesa

fra i campi soleggiati

e prati verdeggianti

Melodia di grilli

di rane e cigni

nello stagno

dorato dal sole

dove si specchiano

le nubi passeggere

Melodia di notte

che lenta langue

lungo il sentiero

delle verdi chiomate

attese

Melodia che torna

dove i sogni incerti

destano le illusioni

e tu non sai

se vivere o morire

@Mirella Ester Pennone Masi – 5 maggio 2020

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Momenti poetici: RIDAMMI L’AMORE, di Ela Gentile

RIDAMMI L’AMORE.

Volevo provare ebbrezza

camminando a piedi nudi

sul prato fresco di rugiada,

ma ho trovato un campo d’ortiche.

Ho cercato di salire sul monte,

aggrappandomi per non cadere,

e ho tentato di afferrare una nuvola

ma sono stata inondata di pioggia.

Allora mi sono rifugiata sotto un albero

cercando riparo e ristoro

e ti ho chiamato Signore,

ti ho chiesto di non abbandonarmi

e di rendermi lieve il cammino.

“Ridammi l’amore”, ti ho detto,

che la vita ritorni a cantare,

risana il mio cuore malato,

che non batte più il ritmo normale

e “tu” disegnami la strada

che dal buio mi riporti nel giorno.

Ela Gentile

Cultura: Paesaggi di città” Mostra fotografica, di Fabio Decorato

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

Social Media Manager – https://alessandria.today/

Paesaggi di città” Mostra fotografica di Fabio Decorato al wine bar Fermento dal 30/11/2022 al 08/01/2023

Il wine bar Fermento, in via Pistoia 48 ad Alessandria conclude l’annata di eventi artistici, con una suggestiva mostra fotografica curata da Alberto Del Sarto.

Protagonisti di questa performance sono i paesaggi urbani di Fabio Decorato, fotografo con una lunga esperienza nella comunicazione d’impresa e istituzionale, con aziende, enti pubblici e organizzazioni internazionali.

La mostra comprenderà shots inediti e dei suggestivi test di stampa fine art delle precedenti esposizioni AL 2020 Il Nemico Invisibile e Carezze, tenutesi durante le restrizioni Covid. Per chi non conosce il lavoro di Decorato, sarà l’occasione per scoprire una città “bella come noi alessandrini forse, troppo spesso dimentichiamo sia”.

Paesaggi di città si aprirà con un vernissage mercoledì 30 novembre, per proseguire fino all’8 gennaio 2023 e sarà visitabile gratuitamente negli orari di apertura del locale.

Fermento con questa esibizione di fine anno si colloca in prima fila come promotrice di pregevole offerta artistica in città. Dopo Christo projet e Piero Gilardi, si propone come una delle poche vetrine indipendenti anche grazie alla collaborazione con Soave Arte Moderna e Contemporanea. 

The ink black heart, di Robert Galbraith

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Maria Teresa Petrone

TITOLO: The ink black heart

AUTORE: Robert Galbraith

Torna la coppia di investigatori creati dalla prolifica penna della mamma di Harry Potter, in una nuova indagine lunga ben mille pagine. La storia ha suscitato polemiche, perché sembra riflettere le vicende personali dell’autrice legate ai messaggi di odio circolati sui social in seguito a sue affermazioni ritenute transfobiche.

Infatti il caso a cui lavorano Cormoran e Robin è l’omicidio di una giovane donna che ha creato un cartone animato diffuso su youtube, che ha avuto tanto successo da essere stato opzionato da Netflix. Il cartone è ritenuto razzista e omofobico, e l’autrice riceve da tempo messaggi d’odio e minacce di morte.

Gli investigatori devono scoprire le identità degli haters più attivi sui social, per individuare l’assassino, tra pedinamenti, twitter, instagram e un gioco online, non sempre facile da seguire.

La vicenda è complessa e interessante. Fa riflettere su quanto facile sia diffondere odio online, sull’influenza che i social possono avere sulla vita reale, sul rispetto delle minoranze.

Al di là dell’indagine, quello che apprezzo di più è il rapporto che nel corso dei 6 romanzi si è creato tra la giovane Robin, con un brevissimo matrimonio alle spalle, e uno Strike che nonostante le sue dimensioni appare fragile, incapace di gestire una relazione duratura a causa di un passato sfortunato e tormentato, figlio non voluto di una star del rock, soldato mutilato in un’azione di guerra.

È chiaro che entrambi provano qualcosa l’uno per l’altra, ma entrambi sono frenati dal timore che un fallimento della loro relazione porterebbe alla rottura del loro sodalizio lavorativo e soprattutto della loro sincera amicizia. E posso dire per esperienza che si tratta davvero di un grande dilemma!

In ognuno dei romanzi della serie i due si avvicinano fin quasi a toccarsi – qui nelle prime pagine li vediamo festeggiare il compleanno di Robin, con Strike che prova a baciarla e lei che si tira indietro bruscamente – per poi allontanarsi di nuovo.

Chissà se dentro queste mille pagine riusciranno, oltre che a risolvere il caso, a mettere da parte i timori e ammettere i loro sentimenti?

Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi, Adelphi

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Fabrizio Zaccarini

Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi, Adelphi.

Tante cose in queste libro del 2006 e, oggi, di straordinaria attualità. La forza della Ietteratura come mappa per conoscere e conoscersi; la negazione del corpo femminile in favore di una moralità iperbolica, ma incapace di sfondare la più millimetrica superficialità; la ricerca, il peso e la repressione della libertà ferocemente assetata di sangue; noi capaci di abituarci a tutto; il rapporto con il nostro paese, la nostra storia e i nostri legami più intimi; ma anche un qui che soffoca e un altrove che fa sognare una vita, non perfetta, ma almeno che si avvicini ad essere normale.

Ecco! Vi auguro proprio di prenderlo in mano (e di leggerlo).

Se lo farete per tanti e tante in Iran sarà come un vero regalo. Per loro!!!

Aldous Leonard Huxley (Godalming, 26 luglio 1894 – Los Angeles, 22 novembre 1963)

Enrica Bocchio

Aldous Leonard Huxley (Godalming, 26 luglio 1894 – Los Angeles, 22 novembre 1963). In un discorso tenuto nel 1961alla California Medical School di San Francisco, Huxley disse che

“ci sarà in una delle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici”.

Vittorio Sermonti, traduttore di Virgilio e Ovidio, moriva 6 anni fa.

Enrica Bocchio

Vittorio Sermonti, traduttore di Virgilio e Ovidio, moriva 6 anni fa.

“Imbecilli ci sono sempre stati, dappertutto, tra i vecchi e tra i giovani. Viviamo tempi spudoratamente volgari. Ma ogni generazione ha le sue plebi.

Mia moglie ed io siamo insieme da trent’anni e il nostro rapporto è stato di gratitudine e ammirazione reciproca. Qualche volta litighiamo, ma io so che, grazie a lei, andrò verso la morte senza spavento. Mi scoccia un po’ il morire, ma non provo angoscia. Sostengo che questa signora che viene quando vuole e ti sorprende in realtà non c’è. La fine non esiste. Ci sono le persone che a un certo punto se ne vanno e con le quali non hai più rapporti: vengono sfilate, creano una ferita, ma poi la ferita si rimargina”.

Lo scopo della lettura, di Cinzia Perrone – Autrice

Lo scopo della lettura

Tanto tempo fa, c’era un insegnante che aveva tanti studenti.

Un giorno, uno dei suoi studenti gli chiede

Ho letto moltissimi libri, ma ho dimenticato tutto quanto. Qual è lo scopo della lettura?

Sentendo quella domanda, l’insegnante rimase zitto.

Da lì a pochi giorni, l’insegnante dette allo studente un setaccio logoro ed in bruttissime condizioni.

L’insegnante gli chiese di recarsi nel fiume vicino per portargli l’acqua.

Allo studente non piacque affatto questa richiesta, ma non poté rifiutare.

Si recò sulle sponde del fiume, riempì il setaccio di acqua ed iniziò il suo viaggio di ritorno.

Qualche passo dopo aver iniziato a camminare, tutta l’acqua che prima c’era nel setaccio è andata via attraverso i buchi.

Tornò sulle sponde del fiume a riempire di nuovo il setaccio.

Fece questa cosa tutto il giorno, ma non riuscì a portare a termine il compito.

Ritornò dall’insegnante e disse con l’espressione tipica di chi dice di aver fallito: “Non sono capace di portarle l’acqua con questo setaccio. Sono proprio una delusione!”

Il suo insegnante gli sorrise.

“no, non hai fallito”.

Gli indica il setaccio.

“è diventato come nuovo. Quando tentavi di portarmi l’acqua, si è pulito”.

Gli spiegò il reale motivo dietro a tutto ciò.

Disse: “Mi hai chiesto il reale scopo della lettura se non ricordi cosa hai letto; Ora, considera questo esempio.

Setaccio = intelletto

Acqua = scibile umano

Fiume = libro

Se non ricordi tutto quello che hai letto, è perfettamente normale!

Nonostante ciò, la tua mente sarà diventata più lucida.

La lettura ha un impatto notevole nella nostra mente, nel nostro cervello.

Ti aiuta ad essere una migliore versione di te stesso. Avviene nel tuo subconscio.

Il post più letto del 18 novembre 2022 su Alessandria today è di Salvatore De Luca

Il post più letto del 18 novembre 2022 su Alessandria today è di Salvatore De Luca

Alla luce di quanto emerge dalla classifica giornaliera dei primi 10 post più visti del 18 novembre 2022 su Alessandria today, il post più letto fra tutti gli autori, escludendo il sottoscritto è il seguente: 

La “noble art” e i menestrelli infedeli, di Salvatore De Luca

Salvatore De Luca (RORI) è un nuovissimo autore della redazione e questo è il suo primo post pubblicato, a Salvatore i miei complimenti per questo risultato…

Chi sarà domani 19 novembre 2022 il 1° classificato… seguiteci su Alessandria today e scopritelo, ricordo che questa classifica dipende esclusivamente da voi lettori…

Pier Carlo Lava

Social Media Manager

Momenti di poesia: SIEPI DI BIANCOSPINO, di Manuela Floris

Momenti di poesia: SIEPI DI BIANCOSPINO, di Manuela Floris

Siepi di biancospino  nasceranno 

sul pio sangue versato dei bambini 

Angeli in cielo muti voleranno

 su quella croce che non ha confini.

Lasciate che i piccoli  vengano a me …

… dicesti già … ma non così  Signore!

la guerra è un precipizio nei perché

di atroce crudeltà su ogni candore.

Senza il mio pianto se non c’è paura!

possa il mio cuore far da frangiflutti

ma con la gioia impavida e più pura 

ti do la vita … ma salvali tutti …

Proteggi anime perse nell’oblio 

com’è la mia … e perdonaci mio Dio!

Manuela Floris

Fai piano quando mi parli, di Iris G. DM

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

Social Media Manager – https://alessandria.today/

Fai piano quando mi parli,

se mi abbracci, fallo con delicatezza.

Non mi mentire, non vale mai la pena,

e io ho bisogno di verità,

anche se dolorose.

Se piango, lasciami sola,

ma se lo vuoi , veramente,

puoi starmi accanto .

Certe volte rido,

spesso il confine con le lacrime

è talmente sottile

che mi rendo conto di piangere,

anche se non vorrei.

Ho passato la vita

a nascondermi da me stessa,

la mia esistenza a fare quello che è giusto

per gli altri.

Sono confusa, tutto ciò mi ha confusa,

La mia identità spesso non la trovo.

Toccami piano,

mi sono rotta tante volte,

che è facile che io vada in mille pezzi.

Mi sono ricucita tante volte,

molte cuciture lise e consumate.

Sono sul punto di rottura,

vorrei essere incollata d’amore,

I miei confini sono freddi,

non vedo nulla,

oppure vedo la morte.Iris G.DM

Lapislazzuli e pepite d’oro

Lapislazzuli e pepite d’oro, di Federica Campanella

30 marzo 2022

Federica, le parole non servono

Tutto quello che non ti ho detto l’ho chiuso in uno scrigno di ottone intarsiato di lapislazzuli e pepite d’oro.

L’antica chiave di ferro che lo apre l’ho nascosta in fondo all’ultimo cassetto della biancheria e presto me ne dimenticherò.
Ti ho scritto parole su fogli che profumano d’albero, lo stesso su cui salivamo e guardavamo giù meravigliandoci di quanto fosse essenziale la vertigine.

Non avevamo paura quando oltrepassavamo il ruscello delle nostre emozioni saltando da una roccia all’altra in bilico sul filo della nostra innocenza.

Bevevamo acqua limpida e ci prendevamo cura delle nostre anime che si specchiavano sulla superficie. I nostri amici erano il vento, il buio e i lupi. La nostra medicina il veleno dei serpenti. Invincibili non avevamo paura di niente nemmeno di noi.
Tutto quello che non ti ho detto l’ho chiuso in uno scrigno di ottone intarsiato di lapislazzuli e pepite d’oro che si trova al centro del mio cuore. Trova la chiave e vieni a prenderlo.

Illustrazione di Janeen Constantino

Mele rosse

Mele rosse, di Federica Campanella

15 ottobre 2022

Federica, le parole non servono

Tutto si tinge di rosso, il colore del sangue e delle viscere della terra. Il serpente attorcigliato su se stesso si risveglia dall’arcaico torpore e ha fame.

Il suo cibo son frutti che maturano in lande profonde. Il rettile si muove deciso, conosce la sua direzione e strisciando solca il sentiero. Il suo veleno è medicina, i suoi denti affilati annientano sogni.

La sua dimora è il cielo.

Lo seguo con il mio occhio magico e trovo il suo giardino nell’abisso della terra. I suoi frutti sono rossi, grandi, succosi, goduriosi e brillanti nell’oscurità. Con la mano ne prendo uno. Un morso, poi un altro. È dolce più del miele.

Lo sguardo del serpente che si nasconde tra le foglie pare mostrarmi visioni contrastanti. Un fuoco che arde nel mare, una stella che brilla al centro della terra. Negli occhi le galassie.

Cado in terra immobile e senza respiro. Il serpente strisciando pesante sul mio corpo mi sussurra un canto lasciandomi abbandonata in un sonno profondo.

All’ombra di un albero di mele rosse apro gli occhi. Il sole forte rischiara ogni ambiguità, anche l’ombra più cupa del serpente. 

Nella mia pancia egli ha trovato la sua dimora. 

illustrazione di Lisa Gelli

Profumi d’autunno

Profumi d’autunno, di Federica Campanella

Federica, le parole non servono

3 novembre 2022

La luce penetra dalle imposte chiuse della camera e Alma si risveglia dal torpore del dormiveglia mattutino. La notte appena trascorsa è un flebile ricordo oppure solo uno strano sogno ma in ogni fibra della sua pelle vive un sottile cambiamento. 

Sposta le lenzuola a fiori aggrinzite e si mette seduta sul letto. Quando poggia i piedi sul pavimento freddo si irrigidisce. Vorrebbe tornarsene nel ventre caldo da cui è sgusciata qualche minuto fa ma lo stomaco borbotta e rivendica qualche biscotto di frolla alla cannella e un pezzo di crostata di mele, prelibatezze entrambe preparate per lei dalla nonna. 

Infila i piedi nelle pantofole ed esce dalla camera abbracciandosi nello scialle di lana. 

Si ferma ad osservare il dipinto appeso al muro del corridoio che ritrae una imponente balena regina del mare che nuota nel suo regno. Lo scruta come se fosse la prima volta. I colori intensi e sfaccettati che identificano quell’angolo di mare impresso su tela le solleticano la voglia di scendere di nuovo giù nelle profondità del sonno e del sogno. Ma lo stomaco borbotta ancora.

In cucina il profumo di mele e cannella è come una carezza che Alma assapora tutta. La nonna non c’è, sul tavolo il cappuccino è ancora caldo. 

“Nonna?”

Nessuna risposta. 

Alma si dirige verso la finestra. Il sole d’autunno le fa socchiudere gli occhi e le riscalda i punti del viso più esposti alla luce. La bocca si scioglie in un sorriso quando vede la nonna nel frutteto che coglie le mele cotogne. Accanto a lei un gatto nero dagli occhi magnetici la fissa attraverso il vetro. Al collo porta una chiave, la stessa che la notte scorsa tremolava nel muro e lo sgretolava, mattone dopo mattone.

L’infinitezza dei campi arati della campagna all’orizzonte fa meno paura di quella degli stessi celati al buio di una notte senza luna. La chiave adesso brilla al riflesso del sole. 

“Bambina mia queste cotogne sono perfette per la marmellata!”

Dice la nonna ad Alma rientrando in casa con gli occhi lucenti e il cestino pieno di mele. Un incontro di sorrisi e un abbraccio al profumo di chiodi di garofano e narcisi. 

Illustrazione di Nicola Magrin
Illustrazione di Nicola Magrin

Bellezza Italia sul lago d’Orta

“Bellezza Italia” sul lago d’Orta
“Bellezza Italia” sul lago d’Orta

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava – Social Media Manager – https://alessandria.today/

“Bellezza Italia” sul lago d’Orta
Presentazione dell’Osservatorio Cusio per comprendere e mitigare gli effetti del cambiamento climatico e pianificare l’adattamento di un territorio lacustre realizzato nell’ambito della campagna di Legambiente-Gruppo Unipol 
Appuntamento venerdì 11 novembre alle ore 11 presso il Municipio di Orta (No)
Sarà presentato venerdì 11 novembre il nuovo progetto realizzato da Legambiente e Gruppo Unipol nell’ambito della campagna “Bellezza Italia” nel territorio del lago d’Orta. Grazie alla costituzione dell’Osservatorio Cusio si vuole contribuire a sviluppare capacità territoriali di adattamento alla crisi climatica, aumentando la collaborazione e la condivisione delle risorse con altre organizzazioni e agenzie di gestione dei sistemi lacustri.
Legambiente e il Gruppo Unipol hanno scelto di avviare questo progetto sperimentale nel territorio del lago d’Orta (Cusio), il più occidentale dei grandi laghi prealpini, in Piemonte, con l’obiettivo di coordinare un’azione di monitoraggio costante del territorio che insiste su questo bacino e sui sistemi territoriali ad esso connessi. 
L’appuntamento è presso il Municipio di Orta (No), Villa Bossi, via Bossi 11, a partire dalle ore 11. 
 
Saluti: Giorgio Angeleri, Sindaco di Orta 
Modera: Massimiliano Caligarapresidente circolo Legambiente Gli Amici del Lago
 
Interventi e contributi di: Giorgio Zampetti, direttore generale di LegambienteMarisa Parmigiani, responsabile Sustainability del Gruppo Unipol Roberto Signorelli, vicepresidente circolo Legambiente Gli Amici del LagoAlice De Marco, direttrice Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Gianni De Bernardi, coordinatore contratto di Lago per il Cusio Maria Sighicelli, ricercatrice ENEA C.R. CasacciaAngelo Robotto, direttore ARPA PiemonteAldo Marchetto, responsabile di sede CNR-IRSA 

Casale Città Aperta: nuova edizione sabato 12 e domenica 13 novembre

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava – Social Media Manager – https://alessandria.today/

Casale Città Aperta: nuova edizione sabato 12 e domenica 13 novembre

Passeggiata gratuita ai monumenti domenica alle ore 15,00 con partenza da piazza Castello.

Sabato 12 e domenica 13 novembre torna la sempre apprezzata Casale Città Aperta, la tradizionale iniziativa per far conoscere i monumenti e i musei cittadini organizzata dell’Assessorato alla Cultura – Museo Civico in collaborazione con l’Associazione Orizzonte Casale. Come da tradizione la manifestazione si svolgerà in concomitanza con la domenica dedicata al mercatino dell’antiquariato e osserverà l’orario invernale.

I turisti e i visitatori potranno trovare aperti: 

Castello del Monferrato: con la possibilità di salire sugli spalti e all’interno dei torrioni e visitare gratuitamente le mostre allestite negli ambienti interni: sabato dalle 15,00 alle 19,00 e domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.

Cattedrale di Sant’Evasio e chiesa di San Domenico: sabato e domenica dalle 15,00 alle 17,30.

Chiesa di Santa Caterina: sabato dalle 15,00 alle 18,00 e domenica dalle 10,00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00 con ingresso da via Trevigi, 16 (Palazzo Trevisio).

Teatro Municipale: sabato chiuso per spettacolo; domenica aperto dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 17,30.

Torre Civica e chiesa di San Michele: sabato dalle 15,00 alle 17,30, domenica dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 17,30.

Palazzo Gozani di San Giorgio, sede del Comune. Sarà possibile visitare gli ambienti del piano nobile: Sala Consiliare, Galleria, Sala Verde, Sala Rossa e Sala Gialla, decorate con gli splendidi affreschi di Francesco Lorenzi dedicati a temi mitologici. Il palazzo sarà visitabile solo domenica dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 17,30.

Percorso storico-militare del Monferrato (Coordinamento delle Associazioni d’Arma in via Martiri di Nassiriya 8): domenica dalle 10,00 alle 12,30 con esposizione di un interessante e vasto patrimonio documentale e fotografico custodito dal Coordinamento.

Sarà inoltre possibile partecipare a una passeggiata gratuita condotta dai volontari dell’associazione Orizzonte Casale della durata di un’ora circa alla scoperta dei principali monumenti cittadini. Ritrovo al chiosco di piazza Castello (di fronte al Teatro Municipale) domenica alle 15,00.

Nel fine settimana saranno aperti anche i seguenti musei:

Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi con ingresso gratuito sabato e domenica dalle 10,30 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,30. Situato nell’ex Convento di Santa Croce, affrescato all’inizio del Seicento da Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, include la Pinacoteca (con l’esposizione di circa 250 opere tra dipinti e sculture) e la Gipsoteca Leonardo Bistolfi (una delle poche collezioni italiane in grado di illustrare l’intero percorso creativo di uno scultore nella sua completezza. 

Sono esposte 170 sculture del maestro simbolista, di origine casalese, che raggiunse fama  internazionale). Nella sala ipogea è esposta la collezione di Carlo Vidua, con le testimonianze di viaggio raccolte dal viaggiatore monferrino durante tre viaggi intorno al mondo all’inizio dell’Ottocento.

Il museo proporrà domenica 13 alle ore 17,00 la visita guidata Rappresentare il mito: Giuseppe Garibaldi nelle Collezioni civiche, a cura di Dario Salvadeo

La partecipazione all’iniziativa prevede il pagamento del biglietto ridotto di € 3,60. È gradita la prenotazione ai numeri 0142/444.249- 444.309.

Percorso museale del Duomo Sacrestia Aperta, visitabile sabato e domenica dalle 15,00 alle 18,00 che permette di ammirare preziosi reliquiari, splendidi tessuti e importanti mosaici. Il Museo del Duomo ospita attualmente la nuova mostra tematica dal titolo L’arte dei mestieri. Devozioni e confraternite nella Cattedrale di S. Evasio. L’esposizione è visitabile tutti i sabati e tutte le domeniche dalle 15,00 alle 18,00. Ingresso a offerta libera. Sarà anche possibile accedere la domenica al percorso dei sottotetti della Cattedrale: l’ingresso sarà organizzato con visite guidate ad orari fissi: ore 15,00 – 16,00 – 17,00; il percorso avrà una durata di circa 45 minuti ed è richiesto un contributo di 5 euro (per maggiori di anni 12), 4 euro (per minori di anni 12 e over 60), ingresso gratuito per possessori di tessera MoMu o Abbonamento Piemonte Musei. Il numero massimo consentito per ogni visita è di 10 persone, motivo per cui è consigliata la prenotazione al numero 392.9388505 o alla mail antipodescasale@gmail.com.

La Sinagoga e i Musei Ebraici saranno aperti domenica dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00 con ingresso a pagamento: edificata nel 1595, monumento di grande interesse storico e artistico, il Tempio Israelitico oggi si presenta nel suo splendore barocco rococò piemontese (1700- 1800). Sono annessi il Museo Ebraico, che espone numerosi argenti, tessuti e oggetti di culto.

Per ulteriori informazioni è possibile telefonare al numero 0142.444.330 – 444.309 o consultare il sito http://www.comune.casale-monferrato.al.it/cca.

Casale Monferrato, 7 novembre 2022

Novi Ligure. Museo dei Campionissimi: In mostra gli “accumuli di vita” di Arman

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava – Social Media Manager – https://alessandria.today/

AL MUSEO DEI CAMPIONISSIMI DAL 26/11/2022 AL 26/2/2023

In mostra gli “accumuli di vita” di Arman

Sarà inaugurata sabato 26 novembre, alle ore 17, l’esposizione dal titolo “Arman, accumuli di vita”, nuova mostra d’arte contemporanea allestita al Museo dei Campionissimi che potrà essere visitata fino al prossimo 26 febbraio

Protagonista assoluto l’artista francese Arman, al secolo Armand Pierre Fernandez (Nizza, 1928 – New York, 2005), fondatore, insieme a Yves Klein, del Nouveau Réalisme, movimento nato attorno al critico Pierre Restany che nell’aprile del 1960 ne stilò il manifesto. Ciò che lo caratterizza è un nuovo modo di osservare gli oggetti inutilizzati, ma recanti tracce dell’uomo. Nei suoi lavori, Arman compie un processo di dissemblage: l’oggetto non viene semplicemente esposto, ma sottoposto a un’azione distruttiva, metafora della violenza che la società esercita sui valori morali. Le opere prendono nuova vita dal riciclo degli oggetti di cui sono composte e incorporano le storie delle persone che con tali oggetti hanno condiviso una parte della propria esistenza. La selezione ospitata al Museo dei Campionissimi rappresenta appieno la sua poetica. Tra le 24 opere esposte (tutti pezzi unici e inediti provenienti da collezioni private) sono presenti alcuni dei soggetti più celebri e ricorrenti dell’artista, come i violini spezzati, le accumulazioni di oggetti riassemblati o annegati in blocchi di resina e di cemento, le fusioni in bronzo e in altri materiali.

«Con questa mostra – commenta il Commissario Straordinario Paolo Ponta –  il Museo dei Campionissimi conferma la sua vocazione polifunzionale di polo culturale per la città di Novi e il suo territorio. Al di là dell’indubbio valore artistico, le opere costituiscono un monito forte, e a tratti provocatorio, per le donne e gli uomini del nostro tempo. In una società sempre più caratterizzata dalla logica dell’”usa e getta”, il riciclo degli oggetti, persino dei rifiuti, è ormai una necessità. Mi auguro di cuore – conclude Ponta –  che questo messaggio giunga a tutti i visitatori».

Nel corso dell’inaugurazione, oltre alla presentazione del catalogo (curato da Carla Bertone con i contributi di Elena D’Elia, Giuliana Godio e Chiara Vignola), è in programma l’esibizione del duo Melonois (Andrea e Luca Serrapiglio) che accompagneranno gli intervenuti con l’anteprima di “Musica al Museo”, seconda edizione della rassegna concertistica organizzata in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Due di Novi Ligure, che prenderà il via nel mese di dicembre. 

La mostra è organizzata anche grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e di Gestione Ambiente.

ARMAN, accumuli di vita

A cura di Carla Bertone. Coordinamento generale: Chiara Vignola. Ideazione e ricerca opere: Giuliana Godio. Schede: Elena D’Elia.

Novi Ligure, Museo dei Campionissimi (Sale d’arte), viale dei Campionissimi 2

Dal 26 novembre 2022 al 26 febbraio 2023

Per informazioni:Museo dei Campionissimi tel. 0143772266–772230; http://www.museodeicampionissimi.it | fb: Museo dei Campionissimi | Instagram: museo_campionissimi; email museodeicampionissimi@comune.noviligure.al.it

Orari di apertura: venerdì dalle ore 15 alle 19; sabato, domenica e festivi dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 (chiuso a Natale e Capodanno)

Biglietti: 7 euro intero, 4 euro ridotto; catalogo della mostra in vendita a 15 euro

dal Palazzo Comunale, 8 novembre 2022

EN LA NOCHE DEL SUEÑO, por Pippo Bunorrotri

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava – Social Media Manager – https://alessandria.today/

EN LA NOCHE DEL SUEÑO

Publicado el  por Pippo Bunorrotri

En la noche del sueño

él te quiero

se apaga

en el silencio.

Él te amo,

rendido sin consuelo

se abraza al recuerdo

dejándose arrastrar

por el viento del olvido.

Las ausencias desorientan

nuestro desasosiego.

Las ausencias nos persiguen

en las cuevas oscuras

de los sueños.

La realidad nos confunde

en la soledad de tu ausencia

donde el quejido

es el sonrojó de la espera.

La penumbra de la noche

esconde las sombras

de mi pesar,

en el cuenca

de mis ojos

encuentras

nuestro sueño.

Pippo Bunorrotri.

INTERVISTA ALLO SCRITTORE GREGORY SPIS (a cura di Izabella Teresa Kostka)

INTERVISTA ALLO SCRITTORE POLACCO GREGORY SPIS (a cura di Izabella Teresa Kostka)

Il mondo è immenso, anche se ultimamente sembra così piccolo e facile da conquistare con un semplice clic sullo schermo di uno smartphone o di un computer. I percorsi umani divergono dal punto di partenza e si incrociano in modi strani, favorendo gli incontri in realtà lontane nonostante le radici comuni. Esattamente così è accaduto a me e a Gregory Spis. Siamo due connazionali e, a vario titolo, abbiamo costruito le nostre vite in due mondi diversi e distanti dalla nostra Patria: Gregory in Inghilterra, io in Italia. Nonostante le frontiere, ci siamo incontrati e conosciuti attraverso la letteratura, la poesia e… lo schermo di un computer digitale. In seguito, con grande piacere, ho deciso di scoprire qual è l’altro punto di vista, quello “britannico” di Gregory Spis: poeta, scrittore e traduttore, uomo di brillante intelligenza, penna ironica e radici polacche.


1) I.T.K.: Un vecchio proverbio indiano disse: “Viaggiando per conoscere paesi lontani, ogni volta si scopre un nuovo continente”. Da giovane fanciullo sognavi lunghi viaggi e una vita piena di sfide? Hai scoperto la “tua” America?


G.S.: Sì, come ogni bambino e ogni adolescente! Nella mia infanzia non c’era né Internet né tutti questi gadget, smartphone, ecc. Era come pura fantascienza per me, quindi stavo sfogliando l’atlante geografico, sognando i paesi in cui mi piacerebbe andare. Per me il GPS e l’applicazione Google Maps, dove puoi controllare il luogo in cui vuoi andare prima di partire, è una rivelazione ma, a volte, è un peccato che l’elemento sorpresa non sia più così importante. Comunque i tempi cambiano! Quando ero bambino mi piaceva leggere “Le avventure di Sindbad il marinaio”, mentre più tardi, già da adolescente, ho iniziato a interessarmi all’Inghilterra e agli Stati Uniti e, grazie alle canzoni e alla musica moderna, anche alla lingua inglese. Ho sognato di andarci. Come sapete, ai miei tempi non era facile. A vent’anni volevo viaggiare e volevo trascorrere almeno un anno in ogni capitale d’Europa per migliorare le mie competenze linguistiche: Roma, Parigi, Bonn, Berlino, Madrid e la mia Londra. Ovviamente non sono riuscito a fare questo viaggio come il mitico “Sindbad il marinaio”. E non perché non ci sia mare tra la Polonia e Roma o Parigi e mi fosse impossibile partire per una crociera spontanea per inseguire i miei sogni! Sono stato in questi paesi molte volte, lavorando come traduttore o in vacanza, ma come sappiamo, la vita a volte ci gioca brutti scherzi e non potevo permettermi di trascorrere un anno intero in ognuna di queste città. Un altro scherzo del destino è accaduto a Londra. Volevo restarci soltanto per un anno e, all’improvviso, sono trascorsi 15 anni! Quando si tratta di “scoprire l’America”: tutto è proprio come quello che sappiamo all’inizio. Euforia, infatuazione, gioia, e poi, più rimaniamo in un determinato ambiente e le realtà della vita offuscano le nostre attrazioni turistiche, iniziamo a scoprire questa nostra America in modo ironico: “Oh mamma! Ho scoperto l’America! Strano anche per me!”. Sfortunatamente, la prosa della vita è la stessa ovunque e la misura in cui ci colpisce dipende dal nostro potere onirico interiore, dalle capacità di ingannare noi stessi e dall’attitudine di fingere che certe cose non esistano. Sono un maestro nell’autoinganno e, spesso, scappo dalla realtà verso il mondo della poesia: una specie di illusione, dove tutto è proprio come piace a me.


2) I.T.K.: Parli fluentemente cinque lingue: polacco, inglese, italiano, francese e tedesco. Sei come un camaleonte che cambia pelle, adattandosi all’ambiente circostante. Esatto, l’argomento dominante di questa intervista è “Altri mondi, altri modi”. La tua vita è legata all’Inghilterra, dove risiedi di recente. Dal punto di vista di un uomo mondano, qual è la differenza tra la mentalità slava e la mentalità inglese, tra il modo di essere un uomo del continente e un isolano? Siamo fatti della stessa materia, della stessa carne?


G.S. : Ahah! Riguardo a questa padronanza delle lingue, devo ammettere che in questa frase sei andata un po’ troppo oltre la realtà! Inglese e italiano sì, quando si parla di linguaggio colloquiale e letterario, sì. Ovviamente tralascio traduzioni o colloqui specialistici, per i quali a volte devo prepararmi. La lingua tedesca occupa il terzo posto. In Polonia ho avuto l’opportunità di tradurre alcune conversazioni occasionali e documenti o socializzare seduto comodamente “davanti a una birra”. A Londra, ho lavorato in un’azienda per tre anni e ho usato il tedesco e l’inglese quotidianamente. Il francese è un po’ trascurato, perché a parte le conversazioni casuali nei bar o in Francia ecc., non ho avuto possibilità di approfondire questa materia. È molto difficile tenere “attive” cinque lingue quando una persona deve lavorare. Bisognerebbe leggere libri e guardare film in queste lingue 48 ore al giorno. Come sai, anche noi scriviamo le nostre cose e le traduciamo subito in inglese e italiano ecc.


3) I.T.K.: In passato hai lavorato come interprete / traduttore presso stabilimenti Fiat e non solo. Tuttavia, vorrei sapere come è iniziata la tua avventura con la letteratura? Ce l’hai nei tuoi geni o hai deciso di raccogliere tu stesso questa stimolante sfida?


G.S.: Domanda interessante! Non so se sia semplicemente nei miei geni. A partire dall’infanzia mi piaceva molto leggere. Più tardi, da adolescente tra i 12 e i 17 anni, non ho continuato troppo la lettura. Come tutti gli altri, ho passato molto tempo in cortile, ho giocato a calcio e ho dato la caccia alle ragazze. Tutto sommato, leggevo quello che si doveva leggere a scuola e, a volte, non avevo nemmeno voglia di farlo! Per pigrizia, invece di leggere, guardavo film o i miei amici mi raccontavano un riassunto. Ho anche imparato a suonare la chitarra, ho suonato un piccolo pianoforte ed ecco perché mi interessava la poesia, soprattutto la poesia cantata. Suonavo ballate, ma ero principalmente interessato al Rock’n’Roll. All’epoca ho provato a scrivere i miei testi. Da ragazzo chitarrista, ho avuto più successo con le ragazze e questo ha avuto un grande impatto sulla mia scrittura e sulla mia poesia. Quando avevo circa 22 anni volevo diventare uno scrittore, ma poi non ho pensato di scrivere libri ma volevo solo essere qualcuno, qualcuno diverso dai miei coetanei. Desideravo diventare famoso, sognavo interviste, proprio come nel programma letterario e culturale polacco “Pegaso”. Si trattava soprattutto di quella ribellione giovanile che accompagna ogni nuova generazione. Ho avuto la fortuna che mio fratello avesse quattro anni più di me e, in seguito, avessi libero accesso ai libri, anche a quelli proibiti! Era l’epoca comunista e ho visto molta gente ribellarsi. Ho già letto “Bei ventenni” di Marek Hłasko, “Piccola apocalisse ” di Konwicki ecc. I libri più datati erano come un frutto proibito e aggiungevano un brivido alla vita di tutti i giorni. Forse anche per questo ho iniziato a sognare di scrivere libri così “proibiti”, ho immaginato di rilasciare un’intervista in francese a “Cultura parigina”. Ho letto con attenzione “Diari” di Gombrowicz, Witkacy e altri, e tutto ciò mi ha influenzato molto. All’epoca non ho compreso appieno il significato di questi libri, ma molti avevano un significato profondo e sono rimasti impressi nella mia memoria.


4) I.T.K.: Sei famoso per la tua penna di sfumature ironiche eccezionali. Si sente spesso parlare del particolare “senso dell’umorismo inglese”. La tua ricetta per scrivere è ispirata all’umorismo britannico o pensi che la satira e l’ironia siano i migliori mezzi di comunicazione di massa e armi?


G.S.: Penso che tutto questo insieme abbia avuto una grande influenza sul modo di pensare e di scrivere. Mi ricordo bene i film di Woody Allen o Monty Python e le commedie polacche dell’assurdo nella Polonia comunista, tutto ciò ha creato nella mia testa una miscela esplosiva, una specie di bottiglia molotov, che lancio contro la stupidità umana. Dicono che viaggiare abbia un valore educativo. Giusto! Sono rimasto davvero scioccato quando ho incontrato in Francia e in Germania degli inglesi assolutamente non impressionati dai Monty Python. Ma è così dappertutto. Non tutti in Italia apprezzano quello che ha fatto Fantozzi. Anche se il nostro Bareja piace alla maggior parte dei polacchi, non so come ora, ma la generazione più anziana lo capisce perfettamente e sa di cosa ridere! Insomma penso davvero che la satira sia uno dei mezzi migliori per comunicare il modo in cui vogliamo “contrabbandare” e plasmare la nostra visione della realtà nella mente del lettore come destinatario.


5) I.T.K.: Il tuo libro “Il diario dell’interprete” è molto popolare. Puoi raccontarcelo o condividere con noi qualche aneddoto? È basato sui fatti realmente accaduti o è finzione letteraria?


G.S.: Il libro è scritto in forma diaristica, in tono da cabaret e descrive gli eventi degli anni ’90 e oltre. È molto divertente e originale. “Il diario del traduttore” è la storia di un giovane traduttore freelance per la Fiat. All’interno del libro intendo mostrare la realtà polacca in rapido cambiamento della consapevolezza sociale, nella condizione della famiglia polacca e, soprattutto, delle donne sullo sfondo degli eventi rivoluzionari degli anni ’90. È anche uno sguardo ironico e cabarettistico sulla realtà polacca nel periodo di svolta politica, economica e culturale degli anni ’90 fino alla fine del 2010. Mi interessa mantenere la credibilità del linguaggio dei miei protagonisti e ricordare il clima di diversi cambiamenti sociali. Il contenuto sfiora leggermente la politica, ma è ambientato nella realtà dei rapporti italo-polacchi che prevalevano in quel momento. Come traduttore e interprete della mutevole gerarchia dei direttori e di altri dignitari, sia da parte italiana che polacca, ho partecipato direttamente a tutti questi cambiamenti. “Il diario dell’interprete” sembra essere una raccolta di capitoli vagamente collegati. L’intero contenuto e la trama sono uniti in modo abbastanza forte tramite il concetto di famiglia quasi proverbiale: il ruolo della donna nella compagnia della Fiat e della sua amministrazione come unità fondamentale e più importante della società, vista attraverso il prisma della politica statale e del clero. Riguardo alla famiglia un proverbio disse: “I panni sporchi si lavano in famiglia”, riguardo alla politica aziendale c’è uno slogan proclamato dalla propaganda dell’amministrazione Fiat: “Fiat è una grande famiglia!”. Gli italiani aggiungevano sempre in silenzio che questa è “una grande famiglia di figli di puttana”. Infine, il governo e il clero dichiarano: “la famiglia come cellula è il valore più alto e più importante nella società”. Questa frase, in pratica, si è rivelata una bugia. Un altro elemento che distingue il libro dagli altri è la capacità di giocare con le parole in chiave cabarettistica, partendo dalla radice latina, seguendo poi l’italiano, l’inglese o il tedesco. Nell’introduzione al libro, ho spiegato che alcune delle parole sono state trasformate e semplificate per preservare il carattere comico del contenuto. Il gioco di parole e la personificazione di concetti come “Finzione e verità” esistono praticamente dall’inizio, ma il culmine arriva quando “l’interprete” viene trattato in modo troppo esplicito e schietto come “un’ erbaccia”, in italiano “Mal’Ǣrba” (non fa altro che parlare e guadagna tanto). È allora che avviene la svolta, in cui passo alla personificazione delle erbacce, che in modo molto vivido rispecchiano tutti i tratti caratteriali dei miei personaggi. Il libro può essere suddiviso in tre parti: nella prima si osserva la “realtà normale”; nella seconda “le erbacce” si trasformano e si personificano per descrivere il carattere dei miei personaggi; nella terza fase culminante avviene la metamorfosi della “fotosintesi” cioè “fiatosintesi”. Questo libro può interessare tutti i linguisti che amano neologismi. Espressioni che ci appaiono hanno la loro forma coerente in due o tre lingue. Ad esempio, la parola di partenza: Hitlerjugend, HJ come parte del cabaret, è stata trasformata in Unkrautjegend, e in italiano, MJ – Malærbajugend – un gioco di parole cabarettistico con HJ – Hitler-Jugend, un ramo del NSDAP e la sua controparte polacca “Chwastenjugend”. Un altro esempio delle conseguenze della traduzione: la parola Ǣsus, la forma latina corretta. Nel libro come Ǣsus Chwastus, in italiano Ǣsus Erbactus, procedimento di personificazione stilistica, viene associato all’immagine del martirio in cui credono “l’erbacce”. Inoltre, per preservare la lingua del cabaret, ci sono anche parole come: debiligentny – debilligente – tale parola non esiste in italiano, ma introdurrò questa parola nella lingua italiana. Oppure “tępoligent”, in italiano “imbecilintelligente”, “fiatolic view” in italiano “cretineria fiatolica, “omnifiat” in italiano “universo omnifiatente” e altri. Riassumendo, il contenuto del Diario è universale e si adatta a qualsiasi ambiente attraverso un linguaggio brillante e una ricca formazione di parole, all’interno del libro ci sono anche descrizioni erotiche e sensuali che mettono il lettore in uno stato d’animo diverso per riportarlo, in seguito, in un vortice di sarcasmo e farsa. Insomma, nel diario ci sono molte emozioni e una grande dose di umorismo!


6) I.T.K.: Appartieni alla comunità letteraria polacca e partecipi con entusiasmo a molte antologie e iniziative culturali. Come viene accolta la creatività polacca in Inghilterra? Ti sei mai sentito discriminato o “diverso” per motivi razziali?


G.S.: Giusto. Purtroppo non posso partecipare a tutte le feste e a tutti gli eventi organizzati dalla comunità letteraria polacca. Qui a Londra, la vita è molto frenetica. Anche l’ambiente stesso di scrittori, poeti e promotori di cultura polacca è un po’ diviso e un po’ “arrugginito”. Ma sono contento che stia accadendo qualcosa e cerco di partecipare agli eventi secondo il tempo a disposizione. Recentemente ho partecipato alla celebrazione del 75° anniversario dell’Associazione degli scrittori polacchi all’estero, presso l’Ambasciata polacca. Pensavo di poter leggere almeno una delle mie poesie o un frammento di prosa, ma purtroppo tutto era già programmato in anticipo. È vero, i miei lavori sono stati pubblicati in molte antologie in polacco, inglese, bulgaro ecc e ne sono molto soddisfatto. Una pubblicazione molto importante è “The Literary Diary / Diario letterario”, edita dalla “Writers’ Union” di Londra. L’editore Regina Wasiak-Taylor fa di tutto affinché la rivista abbia un carattere proprio e allo stesso tempo sia trasversale per quanto riguarda tutti i contenuti. Quando si tratta di “discriminazione” userei però un tono più leggero. Di recente, in un incontro riguardante l’esistenza stessa di “Diario Letterario” si è verificata una piccola controversia. Si tratta di una censura imposta dalla redazione che tiene alla bellezza e alla correttezza del nostro linguaggio. Vorrei parlare di una piccola “discriminazione” del linguaggio colloquiale che contiene volgarità. A mio avviso, “spulciare” questo linguaggio, che illustra il modo in cui i polacchi comunicano a Londra o a casa, non ha senso, perché il “Diario letterario” perde il suo carattere naturale. Come scrittore, mi siedo spesso in un ristorante polacco a Londra e ascolto involontariamente le conversazioni dei polacchi a pranzo o a cena. Queste conversazioni contengono spesso alcune volgarità ed è difficile non catturarle nei dialoghi scritti. Alcune persone in redazione ritengono che uno scrittore che usa parolacce sia lui stesso volgare. Non sono d’accordo, la volgarità non è una novità e vagliare il contenuto come parte della cura della lingua è un po’ inutile, perché crea solo un’immagine falsa della nostra emigrazione polacca. Quanto al razzismo devo dire, con rammarico, che ho provato questa discriminazione molte volte e, paradossalmente, da parte delle nazioni europee. Da parte degli abitanti dell’Africa in misura minore. Londra è una città in cui le persone desiderose di denaro e successo sono in grado di “camminare sui cadaveri” e non ci sono più né sentimenti né debolezze.


7) I.T.K.: Mi piacciono le domande bizzarre. In passato, l’artista polacco Andrzej Rosiewicz ha cantato con successo: “le ragazze polacche hanno più vitamine”. Sei d’accordo con lui? Sei un patriota o un cosmopolita?


G.S.: Conosco bene questa canzone ed è molto divertente! Per esperienza, le ragazze polacche sono al primo posto per me! Tuttavia, non possiamo dire che non ci siano belle ragazze in altri paesi. Infatti, ci sono belle ragazze in ogni paese e ci sono di quasi tutte le nazioni anche a Londra. Quando si tratta di essere un patriota o un cosmopolita penso che tutto sia sfocato nella realtà odierna. Sto scrivendo in polacco ma, se necessario, scrivo in inglese, ecc. Abbiamo un lusso psicologico di poter essere sia cosmopoliti che patrioti. Se abbiamo a cuore le nostre tradizioni, quelle razionali, non quelle prese per superstizione, è il più sano patriottismo. Le persone si spostano per una serie di motivi: amore, soldi, carriera e questo è il corso normale della vita. L’uomo non ha imparato a suonare molti strumenti per poi diventare organista in una chiesa del villaggio e fare soltanto un concerto alla settimana. Abbiamo più scelta e possibilità d’azione. Se qualcosa va storto, puoi andare in Francia, Germania o Regno Unito e migliorare la tua situazione economica grazie alla quale la tua famiglia ha un sostegno finanziario e non deve soffrire la miseria perché “il governo è una banda di ladri”! Una persona semplice è costretta al cosmopolitismo e deve padroneggiare una lingua straniera ecc. Io, purtroppo, sono uno dei “perdenti” perché negli anni non sono riuscito ad accumulare capitali sufficienti per assicurarmi il futuro, per non parlare della costruzione di una casa in Polonia. Altri, invece, stanno facendo carriere da capogiro in Occidente, costruendo case in Polonia, ma dobbiamo questo patriottismo al fatto che al momento giusto abbiamo avuto il coraggio e l’opportunità di diventare cosmopoliti. L’emigrazione economica non è una novità!


8) I.T.K.: Cosa ne pensi della globalizzazione? Pensi che l’unificazione culturale debba vincere contro la ricerca dell’individualismo? Cosa significa per te la tolleranza?


G.S.: Questo è un problema molto complicato. Sappiamo dall’esperienza storica che tutti i colossi artificiali, prima o poi, sono caduti: l’Impero Romano, Bisanzio, l’Unione delle Repubbliche Sovietiche dovevano essere saldi! Nonostante i molti anni trascorsi dalla creazione dell’UE, con l’adesione di più paesi in seguito, questa “unificazione culturale” esiste solo sulla carta e nelle leggi. C’è molta libertà quando si tratta di confini, viaggi e opportunità di lavoro, ma non esiste “unione mentale”. Un ottimo esempio di questo “malessere” troveremo tra le minoranze di emigrazione economica in vari paesi europei. In realtà non si sentono parte dell’Europa e la sensazione di sicurezza o libertà trovano soltanto nei beni economici per i quali devono lottare ogni giorno. Ogni nazione che arriva in una grande capitale per guadagnare denaro crea immediatamente la propria enclave, una comunità chiusa in cui si sente relativamente al sicuro, ma i suoi membri non si sentono europei, non ancora, e non si sa se succederà mai. Le nazioni dell’Europa orientale che hanno aderito all’UE non si tollerano molto, non c’è il senso di unità o comunità: questa è competizione e non ci sono sentimenti qui. Si prega di notare un rovescio della medaglia: cittadini francesi, tedeschi o inglesi, non li elencherò tutti, non hanno un senso di comunità tra di loro. Queste nazioni apprezzano le opportunità create dall’Unione, il progresso della scienza, i viaggi, ecc., ma un tedesco non vuole davvero sentirsi un francese, un francese non si identifica con un inglese ecc. D’altronde, le nazioni non vogliono cambiare la loro personalità né perdere la loro identità. Non esiste un linguaggio comune. Questa libertà è regolata da accordi commerciali pertinenti, progetti futuri ed è determinata dal denaro. È una questione delle giovani generazioni, i figli di immigrati nati all’estero possono già pensarla diversamente. Ma ecco un altro paradosso: un bambino nato in Germania, Italia o Regno Unito verrà cresciuto nella mentalità di una città o di un paese. Anche quei bambini che nascono nelle capitali d’Europa non hanno il senso del globalismo, non si sentono europei e sono sempre seduti coi loro smartphone. Più importante per loro è ciò che Joanna ha detto a Kate o Brian a Jessica. La comunità europea è una grande idea, ma sopravviverà finché non sarà richiesto alla nazione di perdere la sua identità e proprietà. La proprietà di terreni garantisce pace e tranquillità. Se una parte in questa comunità inizia a dominare e ad avere maggiori esigenze, una tale Unione di solito non ha il futuro. Maggiore è l’indipendenza finanziaria, maggiore è la tolleranza e la probabilità di una relazione duratura.


9). I.T.K.: Cosa vorresti ottenere nella vita e quale sarebbe il tuo desiderio se potessi chiedere al mitico Jin di realizzarlo?


G.S.: Vorrei avere di nuovo 20 anni e la saggezza di oggi. Mi piacerebbe avere la massima tranquillità finanziaria per poter scrivere. Ho tante idee in un cassetto! Ho già tradotto in inglese e italiano “Diario dell’interprete”, la mia seconda raccolta di poesie e una raccolta di testi satirici, e vorrei finalmente portarle alla luce. Inoltre, sogno la pubblicità non solo in Polonia, ma anche in Europa e all’estero. Mi piacerebbe viaggiare di nuovo e trascorrere del tempo in altre città europee, non necessariamente nelle grandi capitali ma più vicino al Mar Mediterraneo.


10) I.T.K.: “Amico a tutti, amico a nessuno (latino “Amicus omnibus, amicus nemini”). Quanto sono preziose l’amicizia, la famiglia e le relazioni interpersonali? Come ricordi il tempo della pandemia e del lockdown?


G.S.: Giusto, questo proverbio ha molto a che fare con quanto ho detto sul senso di comunità nell’Unione Europea. Sappiamo dalla storia che gli stati che avrebbero dovuto garantire la sicurezza e prevenire la guerra non hanno mantenuto la loro promessa come amici e alleati. Penso che sia simile anche ora, solo gli affari contano. Pertanto, il Regno Unito ha lasciato l’UE perché la Gran Bretagna non può essere amica di tutti. Da un punto di vista economico e strategico, chi cerca di accontentare tutti perde personalità, identità e denaro, e quindi indipendenza e libertà. Londra è una città molto difficile. Qui, infatti, si svolge quotidianamente la lotta per la sopravvivenza. Non ho molti amici ma alcuni amici nell’ambiente letterario e lavorativo. La mia famiglia è importante per me e l’amicizia è di grande valore ma è molto difficile. Quando si tratta di contatti interpersonali, non ho mai avuto problemi in nessun paese! Per quanto riguarda la pandemia, speriamo di tornare ai tempi normali in cui tornerà anche la parola “influenza” e tutte le truffe sanitarie, gli interessi contraffatti del governo con capitali privati usciranno allo scoperto. Questo è il più grande scandalo mondiale del 21° secolo e ho anche scritto un testo satirico a riguardo. Ebbene, grazie alla tecnologia e allo scambio istantaneo di informazioni abbiamo ciò che lo scrittore polacco Lem ha menzionato nel passato: tutto questo è usato contro gente comune. Ho voglia di dire: “La Russia ha invaso l’Ucraina e qualche milione di persone, senza passaporti covid, senza mascherine, vaccinazioni, ha invaso l’Europa e non è successo niente! Il tasso di mortalità nelle prime settimane era inesistente. Miracolo!” Grazie mille per questa opportunità di intervista, ne sono davvero molto felice. Saluto tutti gli amanti della letteratura e della poesia!

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Intervista allo scrittore Gregory Spis (conversazione e traduzione in italiano a cura di Izabella Teresa Kostka), agosto 2022.

Gregory Spis

Pubblicato anche su “Verso – spazio letterario indipendente”:

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