POESIASTANCABLOG
la mia nebbia

come seta
si rilascia sulle colline
e s’infila tra i rami
che spettacolo la mia nebbia silenziosa,
ti ritrovi nei pensieri
che rimbombano nella valle dei sogni
realizzabili o meno
chissà.

come seta
si rilascia sulle colline
e s’infila tra i rami
che spettacolo la mia nebbia silenziosa,
ti ritrovi nei pensieri
che rimbombano nella valle dei sogni
realizzabili o meno
chissà.

Mentre in Franciacorta (con Pinot Nero e Chardonnay) ed in Sicilia (con il Grillo, uva autoctona) hanno già cominciato a raccogliere, la vendemmia Piemontese quest’anno partirà presumibilmente a Ferragosto. Tra i filari del territorio, costellati di uve bianche e nere, non si era mai giocato così d’anticipo. Colpa della siccità di questi mesi che sta facendo soffrire ogni tipo di vegetazione, vigneti compresi e del grande caldo: nottate afose e temperature elevate che non hanno permesso ai grappoli di prendere un po’ di ‘respiro’ climatico con il tradizionale sbalzo termico.
Così, se si fino all’anno scorso si vendemmiava da inizio settembre, come facevano i nostri nonni ad inizio secolo, quest’anno invece è l’anno della rivoluzione. Anche perché “la vite, che abitualmente non soffre la carenza idrica, potrebbe invece accusare problemi se non dovessero intervenire precipitazioni. I problemi sono legati ai picchi di calore, che potrebbero provocare l’appassimento degli acini sulla pianta prima della maturazione”.
Una vendemmia più bassa nei numeri, ma di grande profilo qualitativo. È questa la stima a proposito dei vigneti del Monferrato, con uve sane e senza particolari criticità malgrado la gelata di aprile.
Lo stato sanitario delle uve è molto soddisfacente. Per ora i grappoli sani, con un bilanciamento ottimo tra acidità e tenore alcolico, promettono belle sorprese.
“Ottima qualità, gradazione buona, bucce delle uve spesse: sono questi i caratteri che spiccano dalla vendemmia di quest’anno” (dall’analisi del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato).

“Una qualità eccellente che ci lascia prevedere un’evoluzione in cantina di alto livello, in linea con quella degli ultimi anni. Il grande caldo di quest’anno, però, ci mette in guardia sul futuro: stagione dopo stagione, i cambiamenti climatici sono sempre più percepibili, in particolare in agricoltura, e questo deve portarci a riflettere sul tema delle irrigazioni in vigna.”
Secondo l’Osservatorio Geofisico di Unimore, l’estate 2022, cominciata di fatto già a maggio, è molto simile a quella del 2003 di 19 anni fa. Anche allora, infatti, il caldo che caratterizzò la stagione fu definito ‘Hyperestremo’.
Anche Il Professor Claudio Cassardo, del dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Torino, ha presentato un’interessante analisi sulle differenze tra l’estate 2003, storicamente riconosciuta come caldissima, e quella del 2022 che stiamo affrontando: “si nota la fortissima anomalia pluviometrica negativa di quest’anno. – scrive Cassardo – Il 2003 fu l’anno dell’estate caldissima, il cui record stagionale ancora resiste in molte località piemontesi. Le prime ondate di calore iniziarono a maggio e sono visibili nell’andamento della temperatura massima, ma sostanzialmente – a livello termico – le due annate per ora si sono equivalse.” La differenza però la fanno le differenti precipitazioni.
Ricordiamo tutti che il 2003 è stata un’ottima annata vinicola, perciò in Monferrato siamo pronti a produrre anche quest’anno vini d’eccellenza.
26 OTTOBRE 2022,

Corrado Cattani nel film “La piovra”
Dopo aver visto Corrado Cattani in azione nello sceneggiato televisivo “La piovra”, incentrato sulla lotta a Cosa Nostra, Giovanni Falcone commentò: “Un bel western… ma la realtà è altra cosa”. Domandiamoci se western e mafia non si assomiglino e basta, ma siano quasi la stessa cosa. E ciò per dipanare la matassa intorno a uno dei fenomeni italiani più misteriosi in tema di cinema: come mai, in Italia, si è assistito al proliferare di una cosi copiosa produzione di film di genere western? Che c’azzecca il western in Italy? Abbiamo importato di tutto dagli Stati Uniti… Eppure, non contenti di John Wayne, il western ce lo siamo fabbricati in casa, negli studi di Cinecittà. Perché non abbiamo fatto la stessa cosa con la fantascienza alla Star Trek, ad esempio? O con le detective stories alla Simon&Simon o Beretta, tanto per dire? O con i film, tanto per continuare a dire, di arti marziali alla Kung Fu – se si eccettua Il ragazzo dal chimono d’oro, un Karate Kid in salsa alla bologna con Kim Rossi Stuart? Perché con i western e solo con i western? I western sono un prodotto tutto americano. Si ambientano in lande esotiche e in un contesto storico molto differente dal nostro. Allora, come mai? Forse perché come suggerisce Quentin Tarantino in C’era una volta… a Hollywood: “I western italiani sono una farsa del cazzo”? Tutto qui? Si tratta solo di uno spernacchio? Certo, l’americanizzazione, la conosciamo. Mangiare l’hamburger, bere la Coca Cola, aggrottare la fronte come Clint Eastwood… Le conosciamo, queste cagate. Tutti le abbiamo fatte. E poi, un conto è dire: “Dottor Sulu a rapporto”. Un conto: “Pietro, Paolo, Virginio a rapporto”. Fa ridere. Non si sa perché, ma fa ridere. In più, riguardo al proliferare dei western in Italy, c’è il fenomeno Tex.
Il clamoroso successo di Tex ha asfaltato la via per il western cinematografico a là italienne; ma questa argomentazione sa molto di serpente che si attorciglia su sé stesso. Un successo commerciale potrebbe non avere specifiche ragioni. Certe cose piacciono e basta. Sfondano e basta. Lo stesso potrebbe valere per Tex e gli spaghetti western. Tuttavia, evidenti sono le similitudini tra film western e film su Cosa Nostra – Nostra per modo di dire, perché “mia”, tanto per fare esempi, non lo è senz’altro. Pertanto, è giusto farsi qualche domanda su come mai per tanti anni le nostre orecchie abbiano risuonato dei colpi di pistola nel corso di furibonde sparatorie all’interno di saloon alla texana facendo un rumore soporifero simile a quello di una corsa automobilistica domenicale delle quattro del pomeriggio protagonisti Prost, Alboreto e Niki Lauda. Mieeeeooonnnn! Forse c’è qualcosa di più, degli effetti dell’americanizzazione – comunque, da non sottovalutarsi. Qualcosa sotto. Un messaggio sottotraccia.
Leonardo Sciascia diceva: “Il problema non è stabilire cosa sia mafia, ma stabilire cosa mafia non è”. Tutto potrebbe essere ricompreso nello schema mafioso. Il romanzo storico di Alessandro Manzoni I Promessi Sposi (di cui abbiamo parlato in modo non banale nell’articolo presente negli archivi di Meer “Il tracciato della Tradizione”), il capostipite di ogni romanzo italiano presente, passato e futuro, ad esempio, presenta un classico schema da storia di mafia. Nel Seicento un prepotente, protettore di una cittadella, s’incapriccia di una fanciulla, e sono guai per tutti. Persino nel scegliere l’espressione che apre le danze, nel romanzo, al dramma, il Manzoni (che la lingua italiana, la nostra lingua, inventò di mano in mano che scriveva le vicende di Renzo e Lucia) pare scegliere un costrutto vagamente siciliota: “Questo matrimonio non s’ha da fare. Né ora né mai”. Basta aggiungerci un “Minghia”, e sembra la più classica intimidazione mafiosa in terra sicula (terra straordinaria, ma teatro, anche per luogo comune, di storie di mafia): “Questo matrimonio non s’ha da fare. Né ora né mai. Minghia. E ch’avevi capito?”.
La storia di mafia è soprattutto: difesa del territorio. Territorio in senso geografico, ma territorio inteso anche come area di interessi. Da qui nascono lo scontro tra famiglie o lo scontro tra gang: comunque, scontro a fuoco, guerra senza quartiere. Con ammazzamenti, squartamenti. Macchine che saltano. Agguati. Queste le storie di mafia. Non basta lo spostamento di materiale illecito (traffico d’armi o di sostanze stupefacenti e via discorrendo). Una storia di mafia presuppone un conflitto tra fazioni contrapposte e spargimento di sangue. Non è mero documentario su come avvenga una truffa. E’ ovvio che se Renzo e Lucia, su consiglio di Agnese, non se la fossero battuti dal paesello sotto il dominio di Don Rodrigo, Dio solo sa cosa sarebbe potuto accadere. Quindi, I Promessi Sposi stessi si fondano sul tentativo da parte di Renzo e Lucia di non vivere una storia di prevaricazione simile a quella mafiosa: nel romanzo è dato per scontato che resistere significherebbe spargimento di sangue, pericolo di vita. Certo, se Renzo fosse stato uno spadaccino o un pistolero alla Clint Eastwood, e il romanzo fosse stato scritto non da Manzoni, ma da Alexandre Dumas, tanto per dire, probabilmente la storia dei Promessi Sposi sarebbe tutta diversa. Lucia sarebbe stata accoppata e Renzo, sciabola ad armacollo, magari con l’aiuto di Padre Cristoforo, avrebbe dato l’assalto al fortilizio di Don Rodrigo. Ma Renzo era un umile operaio, e tutte queste cose nemmeno lo sfiorano, se non giusto per fare un po’ di teatro difronte alla sua bella. Bisogna fuggire. Chiuso. Su questo non c’è discussione. In fondo, nei Promessi Sposi c’è una punta dell’animo pusillanime di Don Abbondio in tutti i personaggi. Ma perché l’Italia è un po’ così.
Poi, ci sono gli eroi. E questi eroi sono praticamente pistoleri da film western. Cowboy del cinema. Ecco perché Giovanni Falcone ne aveva ben donde a esprimersi nei confronti del commissario Cattani come si era espresso. Perché gli italiani non sono eroi. E per far interpretare il Capitano Bellodi nel film Il Giorno della Civetta, tratto dal capolavoro di Leonardo Sciascia, fu chiamato il cowboy italiano per antonomasia (assieme a Giuliano Gemma e Terence Hill) Franco Nero affiancato dalla lady degli spaghetti western all’italiana per eccellenza Claudia Cardinale. L’analisi semiotica di queste scelte porta a una conclusione grande come una casa: i western sono storie di mafia en travesti. Lo sono sempre state e sempre lo saranno. Esattamente come il film della coppia di comici Franco e Ciccio “Due mafiosi nel Far West” afferma senza mezzi termini pur facendosi scudo di un contesto di comicità.
Per un pugno di dollari (il miglior film western di Sergio Leone) di Sergio Leone è ambientato in una cittadina dove due famiglie si fronteggiano e l’arrivo di un pistolero le metterà una contro l’altra facendole sterminare. E l’antagonista è Gian Maria Volonté. Attore di numerosi film basati su fatti di cronaca nera. Nel paese si commerciano armi e alcol. Una famiglia si occupa di armi. L’altra di alcol. Ma quando ci sono due padroni uno è sempre di troppo. E nel mezzo un pistolero, che vuole arricchirsi. Il pistolero di Per un pugno di dollari fa la parte dello sceriffo. Fa la parte di un capitano delle Forze dell’Ordine deciso a non allinearsi all’atmosfera di omertà e aquiescenza dei suoi predecessori. Appunto, come afferma Falcone: “Solo un bel film western… ma la realtà è altra”.
I film western parlano delle nostre terre. Delle nostre questioni. Non smettono di farlo, benché l’ambientazione sia esotica. Ecco perché ne sono stati sfornati, in passato, a decine e decine. Perché c’entrano con un sistema corrotto come il nostro, un sistema che genera territori da Far West.

Alessandria: Il Museo Etnografico della Gambarina “C’era una volta” è uno dei più importanti musei della provincia di Alessandria.StoriaIl museo etnografico “C’era una Volta” di Alessandria è collocato all’interno di una caserma risalente al 1700 detta “Gambarina Vecchia”, di proprietà del Comune. L’area espositiva si articola su due piani e misura circa 1600 metri quadrati.
Al piano terra, sfruttando l’architettura a campate delle ex scuderie, è stato ricavato un suggestivo percorso composto da ambientazioni che riproducono i principali momenti della vita pubblica e privata nella società contadina a cavallo fra Ottocento e Novecento.
Le diverse “finestre sul passato” ripropongono il momento della nascita, i giochi, la scuola, la cucina, la camera da letto, la stanza del corredo e l’evento delle nozze. Una particolare sezione è dedicata alle due guerre mondiali con oggetti, armi e suppellettili provenienti in larga misura dalla guerra 1915-1918. La sezione dedicata ai lavori propone attrezzi e suppellettili appartenenti ai diversi laboratori artigianali (ciabattino, fabbro, falegname) e alle varie fasi della produzione agricola.
Inoltre, di fronte ad ogni sezione sono collocate vetrine contenenti collezioni di oggetti relativi all’aspetto rappresentato nella scena prospiciente.Al piano superiore è possibile ammirare l’allestimento di un’aula scolastica datata agli anni ’30 e quello della biblioteca contenente libri risalenti a inizio ‘800. Completano il settore etnografico una vasta collezione di bambole e giocattoli di varie epoche e le vetrine che espongono aspetti di Alessandria quale città produttiva nell’arco di un secolo.
Collezione Il museo raccoglie oggetti inerenti alla civiltà contadina della piana circostante la città e materiale relativo a vecchie industrie locali ormai scomparse. Di recente sta riorganizzando il proprio archivio fotografico. Le foto vanno dagli antichi dagherrotipi della metà dell’Ottocento, sino a foto anni ’60 ed oltre: un insieme di grande interesse.
Dorothy Parker, nata Dorothy Rothschild (1893 – 1967), è stata una scrittrice, poetessa e giornalista statunitense, nota anche con i diminutivi di Dot o Dottie.
Non voglio barattare la terra
col cielo,
oggetti noti,
disperazioni care,
la fuga della domanda
nel bianco degli occhi.
Ricucio l’ieri e l’oggi col domani
io qui che vivo il prima e il dopo di ogni istante
e a ciò che manca dico: aspetta
e a quel suono che
mi cerca e
che fa male di bellezza
non rispondo mai
perché morrei.
Lascio la ferita aperta,
da lì passa la terra col suo orrore,
col suo amore.
Lo sai vero?
C’è un’innocenza di cui vendicarsi
per questo sono qui.


Libri e autori di ieri e di oggi
di Luciana Benotto
Haruki Murakami
Penso che la maggior parte dei lettori conosca questo autore giapponese, visto che è stato tradotto in circa cinquanta lingue, i suoi libri hanno venduto milioni di copie e ha ricevuto numerosi premi letterari. Ultimamente di lui ho letto Uomini senza donne, una raccolta di sette racconti in cui, per l’appunto, i protagonisti rimangono soli senza donne. Non so se sarete d’accordo con me, ma vi esprimo la mia personale opinione e, chissà, che non vi venga voglia di sfogliare le pagine di questo libro che vi condurrà in un mondo un poco diverso dal nostro.
In Drive my car
il dialogo tra l’attore Kafuku e la guidatrice silenziosa Misaki, porta a galla il tradimento della sua defunta moglie e il ricordo di aver voluto conoscere l’ultimo dei suoi amanti, il quale in un bar, gli aveva raccontato tutto, obnubilato dai fumi dell’alcool. La sorta di familiarità che nasce tra i due, visto la condivisione della stessa donna, mette in luce un carattere maschile che non so sino a che punto sarebbe possibile nella nostra mentalità occidentale.
Anche in Yesterday
c’è questa sorta di scambio e di condivisione di una giovane donna, tra un ragazzotto strampalato che modifica le parole di questa famosissima canzone e il suo amico del cuore che poi, non osa mettersi con lei. Il descrivere i sogni, tipico dei racconti della Yoshimoto, l’ho ritrovato anche qui in quello in cui la ragazza da condividere narra il suo sulla luna di ghiaccio; così come il ricordo di vite precedenti nel racconto Shahrazād in cui una madre di famiglia divenuta l’amante di un uomo che non si sa perché rinchiuso in casa, gli rivela che un tempo era stata una lampreda. Credo che questo rientri nel mondo fiabesco giapponese, con le credenze di quel paese.
Mi ha colpito Organo indipendente
Che ha per protagonista un brillante medico playboy che si lascia morire di fame per amore di una donna che alla fine abbandona il marito e lui medesimo, tanto che il titolo indica che l’organo indipendente che solo le donne hanno, è quello di saper mentire con naturalezza.
Bello Kino, inserito in un’ambientazione notturna sfumata, col personaggio misterioso dell’uomo solitario che, presumo, sia un kami che lo protegge; e anche la donna bellissima e il gatto che porta clientela nel bar devono essere qualcosa di simile: degli spiriti buoni, mentre i serpenti sono qualcosa di fastidioso. Nella cultura scintoista essi rappresentano il cambiamento, per via della pelle che mutano, e qui l’autore, con la loro presenza, forse ha trovato la scusa per spingere il protagonista a viaggiare spostandosi spesso, alla ricerca di se stesso. Chissà.
In Samsa innamorato Murakami, inverte la situazione del protagonista del racconto di Kafka, mutandolo in un uomo, forse a significare la fatica del vivere, che si invaghisce di una ragazza gobba. La denuncia all’invasione dei carri armati sovietici a Praga potrebbe suggerisce che lo sconvolgimento politico ricade sempre sugli esseri umani che debbono per forza di cose subire un cambiamento nelle loro esistenze. Se pensiamo al nostro presente, l’invasione è quella della Csi contro l’Ucraina, che sta cambiando molte cose.
Nell’ultima storia che dà il titolo al libro, Uomini senza donne,si scopre che essi sono coloro che, profondamente innamorati, vengono abbandonati di punto in bianco.
Insomma, uomini e donne sono due mondi diversi: loro non capiscono del tutto noi e noi non capiamo del tutto loro.


| L’Aria in Piemonte. Facciamo il punto su dati, semaforo, andamenti, nuove tecnologie Una firma tra Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e Arpa Piemonte per una protezione ambientale regionale ancora più forte e coordinata |
| Giovedì 27 ottobre, alle ore 11.30, presso la sede di Arpa Piemonte – via Pio VII 9 a Torino, il Presidente Giorgio Prino e la Direttrice Alice de Marco di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e il Direttore Generale di Arpa Piemonte Angelo Robotto parleranno di aria in Piemonte, dei dati e del perché la qualità dell’aria nella nostra regione è così critica. Sarà l’occasione per la firma unica in Italia: un protocollo d’intesa tra un’associazione importante come Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e Arpa Piemonte, un’Agenzia per la protezione ambientale istituzionale. |

Ho sulle labbra il tuo nome,
mi sfiora appena.
La mia lingua batte sul palato,
poi sui denti
ma,dalla bocca non esce suono.
Mi specchio silenziosa,
le mie mani lisciano sui fianchi la stoffa del vestito.
Mi volto,
il mio letto vuoto,
la mia isola di vento ,
le finestre aperte,
l’aria sa di mandorli e peschi in fiore
e la notte non sa parlare.
Ho sulle labbra il tuo nome,
lo sciroppo d’acero appiccicoso sul mento,
a te leggevo le mie poesie,
pezzi di carta sparsi come vele colorate,
sillabe pronunciate ai piedi che toccavano i tuoi piedi.
Lo sa il cielo quanto erano vicine le stelle
quando io poggiavo il mio cuore
tra le tue costole!Iris G. DM

«Filastrocca per Gianni Rodari» di Mimmo Mòllica
La «Filastrocca per Gianni Rodari» di Mimmo Mòllica è un omaggio al maestro della fantasia nel 102esimo anniversario della nascita. Nato ad Omegna il 23 ottobre 1920, Gianni Rodari è morto a Roma nel 1980. È stato maestro elementare, scrittore, giornalista e pedagogista. Rodari ha saputo dare all’immaginazione il suo massimo valore, inculcando nei bambini il piacere della lettura, l’arte dell’immaginazione.
«Filastrocca per Gianni Rodari»
Sono Rodari Gianni,
ho centodue anni,
però in lemmi contrari
sono Gianni Rodari.
Sono nato nel venti
ed ho fatto contenti
tanti e tanti piccini,
babbi, mamme e bambini,
con racconti e poesie,
varie tipologie:
filastrocche e racconti,
in cielo, in terra e per monti,
fiabe per imparare
a pensare e a giocare,
a capire ed amare,
e perfino a studiare.
Non è per fare prima,
è che ho amato la rima:
rima piana o anche tronca,
rima ricca, mai monca,
ripetuta, incrociata,
versi in rima baciata,
rima ad eco, alternata,
rime e versi in terzine
per bambini e bambine.
È un segreto e lo rivelo:
Filastrocche in terra e in cielo
io l’ho scritto come omaggio
prima di mettermi in viaggio.
E così, quando ho finito,
chiuso il libro son partito,
verso il cielo son volato
e non sono più tornato.
Per tornare cosa aspetto?
di finire il mio progetto!
Sì, lo so, non è corretto,
però non è mica detto,
vedo di fare il biglietto,
e però non lo prometto!
Mimmo Mòllica
La fantasia è una cosa seria
Domenica 23 ottobre 2022 ha compiuto centodue anni Gianni Rodari, il maestro della filastrocca e della fantasia. E la fantasia, si sa, è importante: con la fantasia si può viaggiare per terra, cielo e mare, si può giocare e fare sul serio. Già, perché la fantasia è una cosa seria. Gianni Rodari ha saputo dare all’immaginazione il suo massimo valore, ha sputo inculcare nei bambini il piacere della lettura, l’arte di giocare con le parole e con i concetti.
Nato ad Omegna (provincia del Verbano-Cusio-Ossola), Gianni Rodari è morto a Roma nel 1980. È stato maestro elementare, scrittore, giornalista e pedagogista: un pioniere.
Ha messo il bambino al centro del percorso formativo della scuola, senza porre limiti al pensiero creativo. Le sue storie fantastiche hanno sollecitato l’immaginazione di generazioni di bambini e genitori, insegnanti e pedagogisti.
Nessuno possiede la parola magica
Nel 1970 a Gianni Rodari è stato assegnato il premio “Hans Christian Andersen”, il massimo riconoscimento internazionale per la letteratura per l’infanzia.
“Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi, essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo, gli può dare delle immagini anche per criticare il mondo. Per questo credo che scrivere fiabe sia un lavoro utile”, scriveva Gianni Rodari.
Ed ancora:
“Nessuno possiede la parola magica: dobbiamo cercarla tutti insieme, in tutte le lingue, con modestia, con passione, con sincerità, con fantasia; dobbiamo aiutare i bambini a cercarla, lo possiamo anche fare scrivendo storie che li facciano ridere: non c’è niente al mondo di più bello della risata di un bambino. E se un giorno tutti i bambini del mondo potranno ridere insieme, tutti, nessuno escluso, sarà un gran giorno, ammettetelo”.
Lui era anticomunista. Il resto della cittadina era comunista, anche se per comodo e per opportunismo votava partiti di centrosinistra. Per le sue idee si era fatto dei nemici, era malvisto, gli avevano fatto terra bruciata. Le ragazze non lo volevano, lo rifiutavano sempre, al massimo lo illudevano con un gioco di sguardi prolungato e poi andavano a fare ammucchiate con altri, rivelandosi con lui molto scostanti e altezzose. Lui era anticomunista e questo era il minimo che potesse succedere. Dicevano anche che era pazzo, gay, ritardato mentale, impotente, minidotato sessualmente, molto brutto. Lui li lasciava dire. D’altronde nessuno avrebbe testimoniato a suo favore perché erano tutti contro di lui. Così la diffamazione continuava. Lui era anticomunista e tre volte l’avevano picchiato a sangue per questo: pugni in faccia, una volta anche un calcio in faccia, varie escoriazioni sul corpo. Naturalmente era roba tra ragazzi o al massimo tra giovani uomini e poi nella civilissima Toscana a volte si prendono e a volte si danno. Lui era anticomunista. E alcuni giovani estremisti di sinistra per un periodo lo attenzionarono, lo pedinarono, volevano attentare alla sua incolumità fisica. A riprova della grande civiltà toscana fu il fatto che il corso di Pisa era pieno di studenti che protestavano per l’incarcerazione di quei giovani che oltre a pedinare lui avevano fatto attentati incendiari ad altre persone ed erano stati fermati tempestivamente dalle forze dell’ordine. Ma il popolo toscano dava solidarietà ai delinquenti e non alle vittime designate o potenziali. Ma erano forse delle ingiustizie? Al mondo c’erano ingiustizie più grandi e poi per teoria e per prassi i comunisti non commettono mai ingiustizie: i comunisti sono buoni e se talvolta usano la violenza è del tutto legittimo perché è per la rivoluzione. E poi se tutto gli andava male nella vita in quella cittadina bastava ascoltare i Negrita e capire una volta per tutte che quella cittadina non era Hollywood! Ma perché non poteva andare via? Era impossibilitato per ragioni familiari. Lui era anticomunista e non aveva amicizie né un lavoro perché le conoscenze, le pubbliche relazioni contavano molto in quel posto. Lui amava scrivere, ma anche lì nel mondo delle patrie lettere, nel 2000 e oltre, bisognava essere comunisti e scrivere per i comunisti cose da comunisti. Così finì solo e dimenticato da tutti. Nessuno lo aiutò e poi naturalmente aiutati che Dio ti aiuta. Lui era una mezzasega, un mezzo uomo e forse anche meno perché non aveva una donna, non aveva una famiglia, non aveva un lavoro. Quando morì nessuno lo ricordò. La gente era ormai diventata di destra perché faceva comodo, per opportunismo, per quieto vivere, per calcolo, per protesta. Ma anche la destra non lo vedeva di buon occhio perché non lui non si era mai venduto, mai allineato, mai iscritto e non aveva mai militato. Lui era uno che non aveva mai risparmiato critiche. Nessuno andava mai a visitare la sua tomba perché quando uno è morto è morto e a cosa serve? E poi i pochi che lo avevano conosciuto bene lo odiavano perché lui in vita era uno che aveva avuto tanto tempo da perdere e lo aveva perso e sprecato bene. Non si era industriato, non aveva rischiato, non era stato un uomo pratico. La gente si era a ogni modo dimenticata in fretta di lui e poi cosa c’era da ricordare? Assolutamente niente. Rimanevano disseminati in angoli del web i suoi scritti, che alcuni leggevano senza sapere che era morto. Lui era stato un anticomunista. Sipario.

Date: 26 ottobre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica
La notte mi trovava già pronta,
pettinata,
cosparsa di olio di monoi.
Una goccia di profumo,
la mia sottana di seta rossa.
Semplicemente a sognare. Iris G. DM


Date: 26 ottobre 2022Author: irisgdm

Oggi, per la ricorrenza del diciannovesimo anno della morte della mia mamma Itala, vorrei parlare dei cani che si lasciamo andare fino a morire per la mancanza dell’amato due zampe.

Tanti non credono che un cane dopo la mancanza del padrone possa lasciarsi andare fino a morire.
Invece ciò è possibile, al mio è successo.
Tra l’altro non sono l’unica ad aver avuto questa dolorosa esperienza, ci sono molteplici testimonianze in merito. Io, tanto tempo fa, abitavo in una casa col giardino e sopra di me e mio marito abitava la mia mamma Itala.
Lei era la persona che si prendeva cura dei nostri cani e gatti durante la nostra assenza.
Allora avevamo quattro cani e 4 gatti.
I cani: Ginetto un meticcio incrocio setter dalmata, Petrus un pastore tedesco, Nebbia una pastore bergamasco e Oreste un meticciotto incrocio volpino e non si sa. I gatti: Susy, la gatta che amava la mia mamma e che dopo la sua morte è sparita una settimana, Brunello, Attila, Lemonsoda.
Io, allora giovane donna, portavo, come faccio ancora, i cani attivi a correre con me.
Oreste non amava fare sport, aveva una passione innata per il divano, o meglio per la poltrona che troneggiava nel salotto della mia mamma, la quale all’epoca era malata e stava seduta su quella di fronte a quella dove c’era Oreste.

Mentre lei sorseggiava te e tisane, sgranocchiando biscotti, mentre leggeva un buon libro, o guardava la televisione oppure ascoltava la radio, lui se ne stava lì ad osservarla con sguardo adorante. Ogni tanto elemosinava qualche biscottino.
Mia mamma venne ricoverata per un intervento chirurgico che non riuscì a superare.
Portammo la bara in casa sua e lasciammo salire Oreste che si infilò sotto all’altezza della tesa della mamma. Da quel giorno Oreste smise di essere felice.
Passava ore in giardino ad osservare l’orizzonte per poi rivolgere lo sguardo sul terrazzo dove lei lo chiamava come se dovesse comparire da un momento all’altro.
Da allora iniziò ad avere crisi cardiache sempre più frequenti e devastanti.
Sei mesi dopo, il giorno del compleanno della mamma, iniziò il suo cammino per raggiungerla. Lo portai disperata dal mio veterinario per accontentarlo e raggiungere la sua adorata umana. Era tardi….dovevo farlo prima ma non ero pronta ad affrontare un altro lutto. Mi illudevo curandolo di allungargli la vita. Non era quello che lui voleva. Ora sono insieme, li ha raggiunti anche Susy non molto tempo dopo. Entrambi dipendevano da lei. #sguardoanimaledisironiflavia#sironiflavia#flaviasironi#canidiinstagram#animalifantastici#camminacolcane#sguardoanimale#canifelicineabbiamo#sguardoanimalediflaviasironi#canifelici#gattidiinstagram#gatti#gattonero#canibelli#canicross#sportcinofili

Articolo di Flavia Sironi. 26 ottobre 2022
Uno dei migliori poeti meridionali del secolo scorso

Come un polpo sbattuto ancora vivo contro lo scoglio
si arricciolavano i miei pensieri
a Bari fra le barche verdi e gli inviti
favolosi dei venditori
di quella iridescente pena; ma io
non avevo che una moneta
d’impazienza e di notte,
una moneta nera dei paesi
dell’interno, che soffoca le case
fra orizzonti di corda su cui oscilla
la tarantola – un’altra pena; e tu un’altra,
quando dicesti: la pietà è più forte
dell’amore. Più rapida è volata
che il mio odio la mano sulla tua guancia.
*

Irriverente la sagoma del mattino nell’alone d’un indefinito malessere coniugato in un bizzarro menù nell’evasione del buio. Lontana dal parafrasare capriole annuso fior di magnolia distinti dall’essenza di vigna tipica di giorni d’uva. Lievi contorni di luce nella mano raccontano di trame scontrose in un pressappoco di nubi galleggianti in un far di vento che le accorpi in un aquilone fluttuante simbolo d’un ipotetico sogno borbottante nel fondo d’un cielo cercato… @Silvia De Angelis
“Come una freccia scagliata contro il futuro
A men of no fortune and with a name to come
In mancanza dell’io, ogni teoria umana è una cospirazione
L.M. Panero “Sartor resartus” Prefazione a Peter Pan non è che un nome
Siamo quel che resta di una nascita
lontana sempre quanto un
dito mignolo
in mezzo il presagio
di una morte
cui ancora non siamo interessati
Ci chiamiamo l’un l’altro con
un nome che sta per arrivare
Un’ eventualità essenziale
ci infilerà tra le braccia
di una sonora risata e
sarà un diverso modo per noi
di tremare
Mi senti?
È sempre in serbo
il sipario di un altra profezia
da sollevare
per attraversare il burrone controsenso
per alleggerire il peso
di questo cielo vuoto
Travestiti da assenza conta
fino a dieci scappa e
poi povera e pazza
no non
ti voltare.

Frida la loka ( Lombardia)

Tua.
26 ottobre, 2022.
Dal blog personale
Ripubblicato su
Ross Gutierrez presenta poeti e artisti del mondo


Ross Gutierrez – poetessa Coordinatrice del CUCBA, nel gruppo “VIP ARTISTS & TURISMO” presenta Elisa Mascia dall’Italia:
Ciao cari amici artisti plastici e colleghi scrittori, spero che stiate bene, è il mio più grande augurio.
Di seguito faremo la presentazione, in primo luogo, di una donna nobilissima, con una carriera letteraria e artista plastica di grande qualità, ha un’espressione umana elementare, nella più bella del suo linguaggio; un’estensione stampata, senza limitazioni, che meriti un tale nome.
Elemento naturale nella raffinatezza delle emozioni e dei sentimenti.
La sua poesia è scritta con cura per resistere nel mondo della letteratura.
È possibile che molti la conoscano, è una poetessa originale, ordinata, di grandezza lirica.
Con te dalla bella Italia
Elisa Mascia
Un onore avere la tua presenza.
Una passerella di poeti, artisti plastici, cantanti e altra arte, viene presentata in questo bellissimo spazio.
Nata a Santa Croce di Magliano (Cb), Italia, Scrittrice, poetessa, speaker, conduttrice radiofonica, critica, giurata in concorsi di poesia e narrativa, promotrice culturale, Ambasciatrice della Pace.
“Scrivere è una vera esigenza di vita.”
Ha partecipato a numerosi concorsi di poesia nazionali ed internazionali. Ha pubblicato La Silloge poetica dal titolo “La Grattugia della Luna”, con “L’inedito Letterario”, dedicata al maestro Erminio Girardo, traduzione poetica del libro di poesie Savage Wind del giornalista poeta indiano Asoke Kumar Mitra – “Magiche Emozioni Dell’anima ” e “Sogni Dipinti”, altre due brevi raccolte di poesie.
Ha partecipato a 10 edizioni del Premio Histonium. Pubblica poesie sui siti: Scrivere – OggiScrivo e Alidicarta.
Declama poesie in molte radio.
È membro del RINASCIMENTO MILLENNIO III di George Onsy. Membro della Giuria del Premio Thrinakìa, Presidente Orazio Maria Valastro
Disegna e dipinge.
Ha presentato opere artistiche in New Cultural Era CUCBA – Coordinatore: Prof Renato Reúl Ulloa. e partecipa agli eventi mensili della Coordinatrice Ross Gutiérrez di poesia ispirata all’arte.
Ha ricevuto, dal Movimento “Pacis Nuntii” – Argentina, il Certificato e lo Stendardo Universale della Pace che conferisce al suo portatore il carattere e lo spirito di Annunciatore e Costruttore di Pace Universale, su proposta della scrittrice argentina, promotrice culturale Stellamaris Sandoval.
È un membro fondatore di WikiPoesia, è cittadina della Repubblica dei Poeti e Dama dell’Ordine Dante Alighieri.
Dalla prof. Teresa Gentile è Dama dell’Arcobaleno
Pace dell’Universo.
Sapienti mani piene di luce
offrono il simbolo della pace.
In libertà la colomba vola nell’Universo,
illumina il mattino vestito di colori dei fiori.
La natura, orgogliosa,
indossa l’abito delle rose profumate di primavera
mentre svolazzano festosi gli uccelli
tra cielo e terra
dove portano l’annuncio di serenità
con le melodíe di suoni e fischi allegri
che il cuore accoglie e conserva
tra i ricordi più belli,
per quando non ci saranno più.
Alcuni sprofondano nel calice fiorito per intingersi il becco lungo, colorito pappagallino
che collabora alla vitalità della natura nelle foreste e nei giardini
che anche di chi nulla possiede si sente felice come un re.
I colori dei fiori, i profumi, gli uccelli,
la pace dell’anima di ogni regina che invia un messaggio per te.
La pace sei tu.
Adesso sorridi al fratello.
Elisa Mascia 5-11-2021
Poesia ispirata all’opera disegnata e colorata da Elisa Mascia per C. U. C. B. A. Del mese di ottobre 2021

Fiocco rosa.
Colore delicato che annuncia nuova vita
di una bimba che presto diventerà donna
tra sfide e prospettive futura nonna
giorni come petali strappati di margherita.
Quel fiocco rosa con il tempo muta
diventa lotta per sé, per fratelli e sorelle,
angeli di sollievo, occhi brillano di stelle.
Si è insinuato nel corpo a sua insaputa!
Con tutte le forze adesso combattere,
si è in prima linea, è necessario reagire
amara medicina, non si può addolcire,
cambia personalità e anche il carattere.
Affidarsi all’intima preghiera è compagnia
nei momenti quando tristezza assale,
assaporare le piccole cose è ciò che vale,
ti strappa un sorriso e un po’ di allegria.
Elisa Mascia 19-10-2022

Ross Gutierrez – poetisa Coordinadora de CUCBA, en el grupo “ARTISTAS VIP & TURISMO” presenta Elisa Mascia desde Italia :
Hola queridos amigos artistas plásticos y compañeros de letras, espero que se encuentren bien, es mi mayor deseo.
A continuación haremos la presentación, primeramente de una mujer muy noble, con una carrera Literaria y Artista plástico de gran calidad, posee una expresión humana elemental, en lo más hermoso de su lenguaje; una extensión impresa, sin limitación, que merece tal nombre.
Elemento natural en la sofisticación de emociones y sentimientos.
Su poesía está escrita cuidadosamente para perdurar en el mundo de la literatura.
Es posible que muchos la conozcan, es una poeta original, ordenada, de grandeza lirica.
Con ustedes desde la bella Italia
Elisa Mascia
Un honor contar con su presencia.
Una pasarela de poetas, artistas plásticos, cantantes y demás arte, se presentan en éste bello espacio
Felicidades 👏
Nacida en Santa Croce di Magliano (Cb), Italia, Escritora, poetisa, declamadora, locutora de radio, crítica, jurada en concursos de poesía, promotora cultural, Embajadora de la Paz.
Escribir es una necesidad real en la vida.
Ha participado en numerosos concursos de poesía nacionales e internacionales. Ha publicado La Silloge poetica titulado “La Grattugia della Luna” con “L’inedito Letterario” dedicado al maestro Erminio Girardo, traducción poética del libro de poemas Savage Wind del poeta indio Asoke Kumar Mitra – “Magiche Emozioni Dell’anima ” y ” Sogni Dipinti “, dos breves colecciones de poemas.
Ha participado en 10 ediciones del Premio Histonium. Publica poemas en los sitios: Scrivere – OggiScrivo y en Alidicarta.
Declamadora de poemas en muchas estaciones de radio.
RENAISSANCE MILLENNIUM III de George Onsy. Miembra del Jurada del Premio Thrinakìa, Presidente Orazio Maria Valastro
Dibuja y pinta.
En El Umbral de las Artes y Nueva Era Cultural CUCBA – Coordinador: Prof Renato Reúl Ulloa. – Coordinadora Ross Gutiérrez de poesía inspirada en el arte.
Recibió, del Movimiento “Pacis Nuntii” – Argentina, el Certificado y la Bandera Universal de la Paz que otorga a su portador el carácter y espíritu de Anunciador y Constructor de la Paz Universal, a propuesta de la escritora, divulgadora cultural argentina Stellamaris Sandoval.
Es miembro fundador en WikiPoesia y es ciudadana de la República de los Poetas y Dama de la Orden Dante Alighieri.
Autora : Elisa Mascia
País : Itália
Título : Paz del Universo.
Sabias manos llenas de luz
ofrecer el símbolo de la paz.
En libertad vuela la paloma hacia el Universo,
ilumina la mañana vestida con los colores de las flores.
Naturaleza, orgullosa,
lleva el vestido de las rosas perfumadas de la primavera
mientras los pájaros revolotean alegremente
entre el cielo y la tierra
donde llevan el anuncio de la serenidad
con las melodías de alegres sonidos y silbidos
que el corazón acoge y conserva
entre los mejores recuerdos,
para cuando se hayan ido.
Algunos se hunden en el cáliz florido para sumergir su largo y colorido pico de periquito
que contribuye a la vitalidad de la naturaleza en bosques y jardines
que hasta el que nada tiene se sienta feliz como un rey.
Los colores de las flores, los perfumes, los pájaros,
la paz del alma de cada reina que envía un mensaje para ti.
La paz eres tú.
Ahora sonríele a tu hermano.
©®Elisa Mascia
Derechos reservados 5-11-2021
Poema inspirado en la obra dibujada y coloreada por Elisa Mascia para C. U. C. B. A. Del mes de Octubre 2021
Título : CINTA ROSA
Delicado color que anuncia nueva vida
de una niña que pronto se convertirá en mujer
entre retos y perspectivas para la futura abuela
días como pétalos de margaritas arrancados.
Ese lazo rosa cambia con el tiempo.
se convierte en una lucha por uno mismo, por los hermanos y hermanas,
ángeles de alivio, los ojos brillan con estrellas.
¡Se deslizó en el cuerpo sin su conocimiento!
Con todas tus fuerzas lucha ahora,
estás en primera línea, necesitas reaccionar
medicina amarga, no se puede endulzar,
cambia la personalidad y también el carácter.
Confiar en la oración íntima es compañía
en los momentos en que la tristeza asalta,
saborear las pequeñas cosas es lo que vale,
te arrebata una sonrisa y un poco de alegría.
Elisa Mascia 19-10-2022
👇👇👇 http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/10/25/ross-gutierrez-presenta-elisa-mascia/
http://alessandria.today/2022/10/25/ross-gutierrez-messico-presenta-elisa-mascia/






Lavorava come cubista in un locale alla moda, Miriam, per mantenersi gli studi all’università e il tempo a sua disposizione, per vivere la vita, era davvero pochissimo, visti i vari impegni che la prendevano. Una ragazza davvero volenterosa, e sempre aggiornatissima sugli eventi del globo, per avere una visione obiettiva sulle eventuali mete da raggiungere. Una sera tarda, mentre si sta cambiando nel suo camerino del Prince (è questo il nome del locale ove lavora) trova vicino alla specchiera un voluminoso mazzo di rose rosse, accompagnate da un biglietto. Curiosissima di conoscere il latore di quel profumato pensiero, avvicina le narici ai fiori per coglierne, a pieno, l’essenza….ma poco dopo sviene, stordita da quella malefica fragranza. Si risveglia, legata e imbavagliata, in un luogo buio e sconosciuto. Tenta di allentare le corde che le cingono i polsi, ma senza risultato. Improvvisamente uno sconosciuto, mascherato, si pone di fronte a lei, osservandola con attenzione e, imboccandola, le dà del cibo per nutrirsi e dell’acqua da bere. Miriam si divincola e fa capire di volere una spiegazione per quanto le sta capitando ma la persona si rifiuta di parlare, e se ne va sbattendo l’uscio, di quell’angusto e semibuio locale. Trascorre qualche giorno e gli eventi si ripetono sempre uguali. Ma una sera l’enigmatico rapitore decide di parlare, e rivolgendosi alla sventurata ragazza, le dice di essere un suo fratellastro non riconosciuto dal padre della donna e di trovarsi in una precaria situazione economica. Sta progettando di effettuare una rapina in banca, e vuole avere come complice Miriam, che se rifiuterà la collaborazione sarà uccisa. Miriam è sbigottita, e impaurita, da questa inaspettata e pericolosa situazione, quindi decide di sottostare alle richieste dell’uomo, per salvarsi almeno la vita. Nei giorni successivi Paolo (questo è il nome del fratellastro della ragazza) cerca di delineare un preciso piano per la rapina da fare con Miriam, minacciandola anche di non intralciare quanto sarà pattuito, perché, in quel caso, la donna, pagherebbe drammatiche conseguenze. La banca in questione è una piccola filiale d’un’altra sede importante, e si trova in una strada piuttosto deserta, quindi anche se venisse dato l’allarme ci vorrebbe più tempo per raggiungerla, da parte della polizia. Arriva il fatidico giorno, Miriam cerca di tenere bene in mente quanto le è stato detto da Paolo e giunta insieme a lui, all’entrata della banca, con una maschera sul volto, segue le direttive del fratello, che con arma in pugno, minaccia i pochi malcapitati (impiegati e pubblico). La donna tremante ha in mano una bisaccia nella quale l’uomo getta nervosamente le banconote, che raccatta con velocità dalle varie casse, per poi uscire alla svelta, dalla piccola filiale, e saltare insieme a Miriam, su una potente moto . Raggiunto il nascondiglio Paolo, si rivolge alla sorellastra facendole pesare tutto il suo livore, per non aver avuto una situazione familiare affettiva, come è giusto che sia, e di essersi sempre trovato in una situazione disastrosa ,lavorativamente. Quindi allontana la sorella, minacciandola con violenza, se le fosse venuto in mente di denunciarlo all’autorità pubblica. La ragazza, sfinita, torna a casa, usando le chiavi di riserva, lasciate sotto lo zerbino dell’appartamento. Un lungo sonno ristoratore la ripaga, almeno in parte, da quella inaspettata esperienza, e ascoltati i vari messaggi impressi nella segreteria telefonica, riprende i contatti col suo mondo. Passa qualche mese ,e una sera mentre sta eseguendo il suo spettacolo sexy sul cubo, intravede Paolo, che la osserva, con un particolare interesse. L’uomo raggiunge la ragazza nel camerino e con un fare molto deciso confessa alla stessa di essersi inventato la storia del fratellastro, di non essere assolutamente parente della ragazza, e di averla coinvolta nel furto, perché aveva intuito che era una donna forte e disinvolta….quindi, in conclusione, avrebbe avuto piacere di avere una storia d’amore con lei…… La ragazza si dimostra lusingata e accetta le avance di Paolo, ma dopo poco tempo arriva una volante della Polizia che arresta l’uomo….. Miriam aveva sempre con sé un piccolo registratore, e sapendo, che prima o poi Paolo, si sarebbe fatto vivo con lei, non aspettava che incastrarlo! @Silvia De Angelis
Antonella Viola: Abbiamo davvero bisogno del merito?

Nessuno più di me crede nel merito applicato ai settori strategici e competitivi del mondo del lavoro. Ho una storia personale dolorosa in questo senso: quando ancora non esisteva l’abilitazione scientifica nazionale e si andava in giro per l’Italia a fare concorsi, sono stata costretta più volte a ritirarmi perché il mio curriculum era troppo forte e avrebbe rotto schemi che si erano decisi a tavolino. Sono stata minacciata, lusingata.. e alla fine ero così disgustata dal sistema che quando arrivò il “mio concorso” (quello in cui dovevo vincere io, sempre per calcoli e incastri accademici) non mi presentai, mandai un sms in cui dicevo che dovevo portare i bambini a scuola. E lasciai l’Italia. Avevo un curriculum da ordinario da anni, ma ero ancora una ricercatrice perché non sono “figlia” di nessuno, nel senso che non ho mai avuto un capo in Italia. Ricordo che quando finalmente arrivarono le abilitazioni nazionali ed io partecipai, tra i vari giudizi (tutti positivi) ce n’era uno in inglese che diceva: ma come è possibile che questa persona non sia già prof. ordinaria da anni? Ho dovuto vincere un ERC Advanced Investigator Grant da 2,5 milioni di euro per diventare ordinaria e continuo a sostenere che il Consiglio Europeo della ricerca sia stato e sia ancora oggi uno strumento fondamentale per favorire la meritocrazia nell’accademia italiana. Ma la scuola, è una cosa diversa. La scuola deve accogliere e accompagnare tutti i bambini e le bambine verso un processo di crescita e formazione, senza metterli in competizione tra loro. La scuola deve insegnare la cooperazione, la complementarietà, il valore delle differenze, l’utilità degli errori. L’unico obiettivo della scuola dovrebbe essere di non lasciare indietro nessuno, insegnando ai nostri ragazzi che la bellezza del viaggio sta nel percorso, non nella meta.

Di notte una mano silenziosa
scarabocchia i muri dell’assenza
amica mia, tu non sai ciò
che di te s’è fatto, in nome tuo
sfregiando il radicare dei tuoi rami
dove i nidi nascondevano gusci
e il vento intonava i suoi canti.
No, non sai amica, quanto profanata la tua anima sottile
sia stata
nella mia morte, nella tua
e non mi so spiegare perché
perché mai tu m’abbia abbandonata
abbia lasciato il cammino
la simbiosi che legava i nostri polsi
l’inciampo, le caviglie
hai spezzato le catene forse?
Le labbra umide hanno ancora parole da intonare tra i miei versi
rovinosa arranca la mia vena
e non ti lascio andare per una zona franca.
Non saprei senza il tuo respiro
sostenere la mia vita
e anche tu, tu intima e segreta
senza questa penna deturpata
dove rinasci e risorgi per me ora
in quale cellula ti addormenti
‘sì serena o tormentata
in quale tuorlo o albume.
Tu sola sai amica cara
quanto bisogno ho
di non restare ombra

Alcune volte il mondo mi sembrava un confessionale, uno di quelli delle chiese dissacrate; un tatuaggio, un anello al naso, una moda.
Ché ogni cosa ritorna tra quelli civili, quelli che fanno tutto diventando dozzinali. Qualcuno penserà, senti chi parla -io me la rido.
E mi ricordo i miei jeans da ragazza
almeno due taglie più grandi
celesti, con le macchie a mo’ di leopardo fatte nella vasca con la candeggina.
Li tenevo su col cinturone e l’infilavo negli anfibi. Amavo le mie magliette corte, aderenti, e gli orecchini a cerchio con la croce appesa come Madonna.
In questo paese dove le comari guardavano dietro le tende di bambù, e additavano chiunque, vestite di nero, col fazzoletto sulla testa.
Loro andavano in chiesa, con l’occhio vigile e il rosario tra le mani, tra un padre nosto e un’ave maria. (Hai visto quella, ma com’è vestita?)
Sì, loro andavano in chiesa…
Loro non erano me
@nella

A me non piacciono le costrizioni, i parametri, le rime, le stilose porzioni di sillabe che costringono i versi al conto e a cercare l’ultimo accento nel vocabolario. Io sono una di fretta, come di fretta è il mondo, mi sono adeguata.
Eppure se ci penso la vita qui da me è più lenta, c’è ancora una primavera da aspettare, c’è ancora un albero in fiore, una poesia. Ma niente, mi sono dovuta adeguare, al caos, allo smog, alla voce bassa, alla settimana della moda, al tram, alla metro, al Duomo, alle corse, a non scivolare sui sampietrini, e a stare attenta, attenta alle lancette quando vivevo al nord. Qui da me un’amica dice, dai, ci vediamo nel pomeriggio per un caffè, e tu dici, d’accordo ti avviso quando esco. Al nord invece un’amica dice, ci becchiamo alle quindici e quindici, se non ci sei io vado.
Ricamare i petti delle giacche era diventata una sequenza, una sorta di catena di montaggio, pensavo come Frederick Taylor e agivo come Ford.
Per non parlare della fabbrica dove cucivamo i vestiti giganti delle mascotte, i guanti di spugna, mentre aspettavamo che asciugasse la colla dei copriscarpa, e tagliavamo le magliette che andavano veloci alla signora di turno alla tagliacuci per la rifinitura.
Non vi dico il call-center, un numero dietro l’altro e un continuo ripetere le stesse cose, a cadenza, tra un non mi interessa, non rompermi i maróni e un vaffa… Beh dai, al nord sono tutti gentili, salutano ovunque e chiedono sempre come stai, salvo poi non aspettare nemmeno che tu risponda, sono di fretta, corrono.
Il lavoro non manca, salvo esaltare il fatto che il lavoro non manca e trattarti come uno del sud. (Non sono tutti uguali, c’è brava gente ovunque, ovviamente).
Non che qui al sud sia differente, ma del lavoro nero si è sempre parlato solo al sud, oggi è diverso, sì, non che non si parli del lavoro nero, no, anzi, se ne dà perfino una giustificazione, esiste grazie al famigerato reddito di cittadinanza. Beh! Certo, il sud ne ha sempre una per scansare il lavoro, però bisogna considerare anche che le persone del nord che ho conosciuto erano imparentate in qualche modo con qualcuno del sud, insomma, un nonno, uno zio, un cugino, un padre.
Perché non è così difficile da credere e pensare, sapete? I giovani italiani del sud un tempo emigrati a nord, sono gli anziani di oggi che hanno i figli del nord che dicono male del sud. Non hanno tutti i torti forse, il sud non dà modo di restare, perché restare agli occhi di tutti oggi come ieri è sinonimo di “Non avere voglia di lavorare “. È vergognoso.
E io? A me non piacciono le costrizioni, i parametri, le rime, le stilose porzioni di sillabe che costringono i versi al conto e a cercare l’ultimo accento nel vocabolario, sono sempre di fretta per chi è di fretta, sono lenta per la mia vita, mi sono adeguata, e non aspetto che mi chiami un call-center per mandarvi a … ché io so come funziona, lo so, perchè sono una del sud, che ha dovuto lavorare in nero a nord per mantenere agli studi una figlia del sud che per lavorare, non sta al sud, non sta al nord, sta all’estero.
Perché questa è l’Italia, l’Italia non dà modo di restare… Al sud come al nord
@nella
Postato il di Giovanni Mainato
Ero già abbastanza indignato per la favola che la maestra aveva fatto leggere a mio figlio la settimana scorsa.
La cicala è là, fornica. Questo il titolo nel quaderno. “Sei sicuro di avere scritto bene?” “Sì sì, papà”.
Questa settimana la favola si intitola Un orsetta.
Ho sperato, ho pregato fino all’ultimo che l’assenza di apostrofo fosse un errore di mio figlio.
Invece anche in questo caso non è così.
E’ un infido tentativo della maestra di propagandare teorie Gender.
Per fortuna sono esperto di ortografia e l’ho colta in fallo. Scusate la volgarità.
Domani stesso mi recherò dal preside.
No ai Genders! Contronaturisti! Vergogna.

Postato il di Giovanni Mainato
Penso che molti di voi abbiano avuto modo di apprezzare la raffinata comicità dei miei post(s), una comicità che ha alle spalle molti modelli, da Aristofane ad Achille Campanile (in effetti mi considero un campanilista).
Non tutti però avranno colto il fatto che i miei post(s) si prestano a due livelli di lettura: c’è un livello, immediato, basso, quello della battuta facile, per intenderci; ma c’è anche un livello più sottile, un significato profondo, allegorico, subliminale, sublime.
Supponiamo che ad esempio uno zotico faccia una pernacchia. La gente dirà: ‘Dio mio, che burino! Ma che gente c’è in giro? Di questo passo dove andremo a finire? Che ignoranza!’. Se invece faccio una pernacchia io (con la bocca, s’intende), ecco che voi subito penserete: ‘Mainato ha fatto una pernacchia: questa cosa non è assolutamente da prendere alla leggera. Se solo avesse voluto, avrebbe potuto dissertare di filosofia, musica atonale e fisica quantistica. Invece facendo una pernacchia, Egli intende risvegliare le nostre coscienze assopite, denunciare il materialismo becero della società dei consumi in cui viviamo, la mercificazione dell’io, l’alienazione dell’uomo moderno, questo neoliberismo che ci rende schiavi e nemici gli uni degli altri’. In realtà io volevo solo fare una pernacchia, ma naturalmente mi fa piacere che voi pensiate tutte queste cose.
Insomma, per dirla in breve il mio blog è concepito in modo dale da rivolgersi sia ai raffinati intellettuali che al popolo bue. A proposito, voi in quale delle due categorie vi riconoscete?

Postato il di Giovanni Mainato
Come mostrano chiaramente alcuni miei post(s), io sono da sempre un grande appassionato di filosofia. Nella biblioteca in salotto ho a portata di mano quasi tutti i grandi classici.
A cominciare da Platone: l’Antologia di Socrate (i suoi scritti più belli), il Melone, il Pedro (ambientato in Messico, se non sbaglio), il Solista, Krizia (sulla compianta stilista), le Greggi (una dura critica a quei pecoroni che non sanno che cos’è la virtù), ecc. ecc.
… e da Aristotele: fondamentali la sua Fisica e la sua Chimica, mentre trovo un po’ fuori luogo gli Anali primi e gli Anali secondi.
Anche la filosofia romana non scherza: le Ascolane di Cicerone, e soprattutto le Lettere a Lucignolo di Seneca (quante ne pensa per cercare di raddrizzare quel ragazzaccio!)
E che dire delle Confessioni? Non so mai se preferire quelle di Agostino, quelle di Rousseau, quelle di Un Italiano o quelle di Ilona Staller.
Cosa scegliere nello sterminato mare della filosofia moderna e contemporanea? L’Elogio della razzia di Erasmo da Rotterdam, gli Assaggi di Montaigne (filosofia e cucina), i Pensieri di Pascale (adoro la sua definizione “l’uomo è una cagna pensante”), Livia t’amo di Hobbes, la Clinica del giudizio di Kant (un elogio della buona sanità), la Fenomenologia dello spirito di Hegel (un saggio sull’umorismo), Il Capitano di Marx, Il mondo come volontà e aberrazione di Schopenhauer (un libro molto forte), Così pallottola turca, Umano tanto umano, e La nascita è una tragedia (un saggio molto pessimista, di stampo leopardiano) di Nice, ecc. ecc.
E’ proprio vero che la filosofia nasce dalla meraviglia, come diceva Aristotele! Io infatti mi meraviglio di non avere aperto quasi nessuno dei suddetti libri, e di sapere già così tante cose.


le speranze
i tanti sogni nel cassetto
come cristalli di luce
e di ghiaccio,
difficile
vivere l’emozione
tra un bacio e una lacrima
un pantalone e una gonna,
darsi per dispersi
nello specchio
con il viso
di dopobarba e antirughe,
amo quel viale
con alberi alti e piccole foglie
che d’inverno
diventano scheletri.

ottobre
al termine
nei colori
e nei sapori di una volta,
ora sei libera
da ogni pensiero
da ogni frustrazione
e da qualsiasi battaglia,
dolce amante
che non chiede
e non ama nessuno
per scelta.