L’arminuta, di Donatella Di Pietrantonio


Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Patrizia Franchina  ·   · 

L’arminuta di Donatella si Pietrantonio

E’ un romanzo scritto in prima persona da una ragazzina di 13 anni che, come non era insolito nelle famiglie numerose e molto povere delle campagne nell’immediato dopo guerra, era stata ceduta dai genitori ad una coppia di parenti senza figli, da loro la bimba era stata cresciuta nel benessere e nell’amore; improvvisamente, all’età di 13 anni viene restituita alla famiglia di origine senza apparente motivo. Dall’oggi al domani, quindi la ragazzina perde il suo mondo, le sue certezze, quasi la sua identità, per finire catapultata in un’altra realtà da lei mai sospettata a cui si sente estranea e guardata con ostilità dai fratelli.

L’ arminuta, ossia, la restituita, dovrà farsi carico di imparare a vivere una nuova vita, deve imparare a fare a meno delle comodità che le erano familiari, adattarsi a condividere ogni intimità con i nuovi familiari in una casa vecchia e povera. La madre, quella vera, non sa o non è in grado di aiutarla, di sostenerla perché è una donna indurita dalla vita, dalle fatiche , dalle innumerevoli gravidanze e dalla miseria; solo Adriana, la sorellina più piccola, sveglia e scaltra, sembra ben disposta nei suoi confronti, quasi protettiva e tra loro nasce un legame di affetto e di complicità.

Ma è il comportamento della madre il più contraddittorio: per un verso sembra provare ammirazione per quella figlia tanto brava a scuola, dai modi educati e comunque ormai lontana dall’ambiente rozzo e povero in cui è nata, ma nello stesso tempo sembra essere irritata dalla sua presenza e non tenta minimamente di aiutarla a capire cosa sia davvero successo; non la aiuta a comprende come una madre possa a privarsi della propria figlia affidandola ad altri se non la speranza di offrirle qualcosa di meglio o di diverso da quanto lei stessa potrebbe darle.

E che cosa può spingere una madre adottiva, che tanto desiderato una figlia, poi da rimandarla indietro senza alcuna spiegazione ragionevole? E come una ragazzina puo vivere il doppio abbandono e la perdita di ogni certezza? Sono questi i temi della narrazione, oltre che la difficoltà e la fatica di ricostituirsi un posto nella nuova famiglia imparando a controllare i propri sentimenti di rifiuto, paura, insicurezza generati dalla nuova situazione. L’autrice indaga con uno stile asciutto, severo, essenziale a volte duro i sentimenti di un’adolescenza rifiutata e abbandonata due volte, il suo ingiustificato senso di colpa per l’inadeguatezza degli adulti, e il desiderio di rimediare comunque una motivazione, una giustificazione per essere stata rifiutata una seconda volta.

Osservazioni minime (tanti saluti. Soltanto il tempo per un caffè)…

Per qualcuno che è ricco c’è qualcun altro che è povero. Per qualcuno che è amato troppo qualche altro è troppo solo. Potrà sembrare apparentemente banale, ma è una legge del mondo che pochi capiscono nel profondo.  Ci vogliono anni, delusioni, frustrazioni per capirla e alle volte non basta. Non ci vuole l’intelligenza. Ci vuole un minimo di cuore per capirla e poi  bisogna ritrovarsi in certe situazioni, in certe condizioni e in certi stati mentali per capire questa legge del mondo. I problemi sono due: percepire l’ingiustizia e porvi rimedio. Ma la seconda cosa è difficilissima. Richiederebbe empatia, impegno, partecipazione e sacrificio da parte di tutti e tutti dovrebbero essere capaci di risolvere il problema, oltre che essere capaci di  andare nella direzione giusta. Ma sentire l’ingiustizia, pensare la cosa giusta, farla assieme agli altri di buona volontà è chiedere la luna, è quasi impossibile.  Non a caso tutti i tentativi, tutte le rivoluzioni sono fallite. “L’uomo nuovo” non si può fare. Semplicemente non esiste. I discorsi da bar? Mi restano solo quelli, anche se molto raramente. La stragrande maggioranza delle volte vado lì solo per un caffè,  buongiorno e tanti saluti.

Se grandi poeti, grandi letterati, grandi artisti, grandi intellettuali hanno fatto naufragio è perché non erano tali? È perché non erano veri uomini o vere donne? È perché erano fragili, vulnerabili, deboli? Oppure perché erano degli incoscienti che osavano mettersi contro Dio e le sue regole? Forse non sapevano apprezzare la vita? Forse avevano perso di vista la vita, che è fatta di cose semplici? Non credo. Ritengo invece che l’animo, la mente, la vita non sai mai dove ti portino. Ci sono eventi o anche stati d’animo che in certe sere possono sopraffare chiunque.  Forse questi artisti o intellettuali al culmine della disperazione avevano più consapevolezza delle proprie fragilità e fratture interiori. Probabilmente si erano guardati dentro troppo, vuoi perché introversi, vuoi perché il loro mestiere di artisti o intellettuali richiedeva concentrazione, solitudine, capacità di introspezione.  Forse chiedevano troppo a sé stessi, alla loro arte, alla loro intellettualità. Le parole, il bello stile da soli non bastano, sono solo un surrogato. La vita è altrove, non nelle parole scritte, nella poesia, nell’arte. Prima si vive e poi viene il resto.  La verità è che tante parole sono inutili se non sono un semplice mezzo per vivere con gli altri. Per essere felici o almeno soddisfatti di sé bisogna avere le cose che tutti vogliono perché il desiderio è sempre mimetico o quantomeno una mimesi c’è sempre, anche se in un ristretto gruppo, in una piccola comunità.  È così bello essere approvati dagli altri, avere il consenso, il riconoscimento altrui. Per stare bene con sé stessi bisogna rispecchiarsi negli altri. L’artista vuole vendere molte copie del suo libro e avere riconoscimenti importanti perché desidera gli altri. Chi vuole essere apprezzato solo dalla critica vuole essere amato da una cricca.  Non si può lavorare per sé stessi. Non basta. Non funziona così la psiche umana. Ci vuole il riscontro altrui perché tutti o quasi vogliono l’amore altrui. E chi non cerca gli altri è destinato a fare cose a vuoto, a girare a vuoto.  Spera nel riconoscimento dei posteri. Insomma entra in un circolo vizioso. L’amicizia e se va bene l’amore altrui sono manna dal cielo, a cui nessuno in verità vuole sottrarsi. Si può scegliere chi amare e da chi essere amati, ma non si può rinunciare all’amore sotto qualsiasi forma si presenti.

“Berenice, una donna felice” l’ultimo romanzo dello scrittore Wilson Rogelio Enciso – Colombia

Dalla Colombia lo scrittore Wilson Rogelio Enciso

Lo scrittore colombiano Wilson Rogelio Enciso, editorialista di Revista Latina NC, ci ha premiato per averci dato lo scoop sulla pubblicazione e il lancio internazionale della sua ottava opera, settimo romanzo: ‘Berenice, una donna felice’.
Per RLNC è un onore che il nostro romanziere, oltre alle sue Storie subcontinentali che pubblica mese dopo mese su questo mezzo, ci gratifica con questa notizia che con immenso orgoglio e soddisfazione facciamo conoscere al mondo.

Questo nuovo romanzo, sicuramente, per l’attualità che vi sviluppa apertamente, sebbene trasfigurato con il pennello della letteratura di narrativa sociale, farà sì che i suoi lettori, ovunque si imbattano, si identifichino e sentano che li colpisce anche in modo diverso, in qualche modo inesorabile. Perché, come si legge in quarta di copertina:

…il profumo rancido della nostalgia sociale finì per contagiare anche l’essenza del fiore di cera in un finale che fa addormentare l’anima dei sensibili… sempre meno in quella società unica e sempre uguale!

Le sue frasi iniziano a legare il lettore fin dalla prima pagina, senza lasciarsi andare fino ad arrivare al tremulo finale, grazie a quella tecnica così sua che evoca l’artigiano delle sarapes che, dopo aver tinto la lana in cinque colori, che in Enciso sono la vita, storie di vita quotidiana ispano-americana, va all’ordito e lo assembla sul telaio della trama subcontinentale, con quell’intreccio satirico e fino ad intrecciare strisce multicolori che ricordano caste sociali, apparentemente diverse. Tuttavia, come negli estremi e nel centro, a prescindere dalle sfumature, alla fine finiscono tutti per intrecciarsi a formare l’arazzo della società odierna, in cammino verso la catastrofe annunciata.

L’asse del romanzo, dal sapore socio-ambientale, è costituito da una coppia, figli di famiglie potenti e contestate all’interno della società nazionale. Intorno a loro ruotano personaggi che, sebbene sembrino non avere nulla a che fare con gli altri, meno con la loro magica storia, finiscono per essere fili di lana indissolubili e immersi nella stessa “pezza letteraria”.

I due protagonisti, senza cercarlo, dopo ventidue anni di separazione forzata e una diffusa promessa di rivedersi, lo fanno, si incontrano per caso durante una grigia notte di ottobre all’angolo sud-ovest di Carrera 15 e Calle 76 a la capitale di quel paese subcontinentale.

In quel Paese spetta ai governanti di turno proclamare chi è il più felice del mondo, nonostante l’inarrestabile povertà che ovunque soffoca e annienta.

Quando si rincontrano, ciascuno porta con sé bisacce sociali contraddittorie e dissimili, in relazione alle famiglie opulente e interrogative da cui provengono, all’interno di una società condannata a ripetere all’infinito la sua tragicommedia nazionale.
Lignaggi d’ignominia li travolsero entrambi fin da fanciulli, con maggior dolore quando raggiunsero l’indomita adolescenza e la prima maturità. Per questo cercarono da soli di evadere dai loro ambienti opprimenti, ciascuno a suo modo, per liberarsi di tanta sontuosità pesante e macchiata. Rifacimento sociale tra stormi di passeri in cerca per strada e sotto gli occhi di tutti per rendere più difficile la loro localizzazione e tornare all’ovile frondoso che li attendeva.

Nonostante i suoi particolari sforzi e il suo ingegno, il profumo rancido della nostalgia sociale finì per infettare anche l’essenza del fiore di cera in un finale che fa addormentare l’anima dei sensibili… sempre meno in quella società unica e sempre uguale! !

Questo nuovo romanzo di Enciso: ‘Berenice, una donna felice’, come tutti i precedenti, è disponibile da oggi sulle piattaforme Amazon.com e Autoreseditores.com in formato cartaceo, anche in e-book, solo su Amazon.

Dobbiamo leggerlo e diffonderlo se non vogliamo che la barbarie prevalga sulla ragione e finiamo tutti nell’esercito maledetto degli insensibili!
L’invito, quindi, è rivolto ai nostri lettori e follower in ogni parte del mondo a sostenere questo autore latinoamericano che, a sua volta, incoraggia con la sua iniziativa: ‘Un romanzo per ogni scuola’, la lettura in gioventù attraverso la donazione delle sue opere nelle biblioteche e nelle scuole pubbliche ovunque vada. Finora ha consegnato quasi duecento delle sue copie in almeno sessanta stabilimenti e in più di dieci paesi.

Recensione di Revista Latina NC, pubblicata il 30 ottobre 2022

  El escritor colombiano Wilson Rogelio Enciso, columnista de la Revista Latina NC, nos premió para dar la primicia de la publicación y lanzamiento a nivel internacional de su octava obra, séptima novela: ‘Berenice, una mujer feliz’.
Para RLNC es un honor que nuestro novelista, además de sus Relatos subcontinentales que publica mes a mes en este medio, nos gratifique con esta noticia que con inmenso orgullo y satisfacción damos a conocer al mundo.

Esta nueva novela, con toda seguridad, por los temas de actualidad que ahí desarropa sin tapujos, aunque trasfigurados con el pincel de la literatura de ficción social, hará que sus lectores, tópense donde se topen, se identifiquen y sientan que también los afecta de alguna inexorable manera. Porque, como lo plasma en la contraportada:

…el rancio perfume de la nostalgia social terminó por contagiar hasta la esencia de la flor de cera en un final que aletarga el alma de los sensibles… ¡cada vez menos en aquella sociedad sinigual y siempre igual!

Sus frases comienzan a engarzar al lector desde la primera página, sin soltarlo hasta llegar al trémulo final, gracias a esa técnica tan suya que hace evocar al artesano de sarapes quien, tras teñir la lana en cinco colores, que en Enciso son historias de vida cotidiana hispanoamericana, pasa a la urdimbre y lo monta en el telar de la trama subcontinental, con ese satírico y fino tejido para entrelazar franjas multicolores que semejan castas sociales, en apariencia distintas. Sin embargo, como en los extremos y el centro, sin importar tonalidades, al fin y al cabo todos terminan siendo entrelazados para formar el tapiz de la sociedad actual, camino a la anunciada hecatombe.

El eje de la novela, con sabor socioambiental, lo conforma una pareja, hijos de familias poderosas y cuestionadas dentro de la sociedad nacional. Entorno a ellos giran personajes que, aunque parecieran no tener nada que ver con los demás, menos con la mágica historia de aquellos, terminan siendo hilos de lana indisolubles e inmersos en la misma pieza literaria.

Los dos protagonistas, sin estarlo buscando, tras veintidós años de obligada separación y una difusa promesa de volverse a encontrar, lo hacen, se encuentran por casualidad del destino durante una noche de octubre gris en la esquina suroccidental de la carrera 15 con calle 76 de la ciudad capital de aquel país subcontinental.

En ese país a los mandatarios de turno les corresponde pregonar que es el más feliz del mundo, pese a la imparable pobreza que por doquiera asfixia y aniquila.

Para cuando vuelven a encontrarse cada uno carga alforjas sociales contradictorias y disímiles, en relación con sus opulentas y cuestionadas familias de donde ellos provienen, al interior de una sociedad condenada a repetir una y muchas veces su tragicomedia nacional.
Linajes de ignominia a los dos agobiaba desde niños, con mayor dolor al llegar a su adolescencia indómita y madurez temprana. Razón esta por la cual intentaron por su cuenta escapar de sus entornos agobiantes, cada uno a su manera, con tal de librase de tan pesada y manchada suntuosidad. Refundida social entre bandadas de gorriones del rebusque en calle y a la vista de todos para hacer más difícil su ubicación y reintegro al redil frondío que los esperaba.

Pese a sus particulares esfuerzos e ingenios, el rancio perfume de la nostalgia social terminó por contagiar hasta la esencia de la flor de cera en un final que aletarga el alma de los sensibles… ¡cada vez menos en aquella sociedad sinigual y siempre igual!

Esta nueva novela de Enciso: ‘Berenice, una mujer feliz’, como todas las anteriores, está disponibles desde hoy en las plataformas de Amazon.com y Autoreseditores.com en formato tapa blanda, también en e-book, solo en Amazon.

¡Hay que leerla y difundirla si no queremos que la barbarie le gane a la razón y todos terminemos en el condenado ejército de los insensibles!
La invitación, entonces, es para nuestro lectores y seguidores en cualquier parte del mundo a apoyar a este autor latinoamericano quien, a su vez, incentiva con su iniciativa: ‘Una novela para cada escuela’, la lectura en la juventud mediante la donación de sus obras en bibliotecas y escuelas públicas por donde quiera que vaya. Hasta el momento ha entregado cerca de doscientos de sus ejemplares en al menos sesenta establecimientos y en más de diez países.

Reseña de Revista Latina NC, publicada el 30 de octubre de 2022

👇👇👇 http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/11/25/wilson-rogelio-enciso-scrittore-presenta-il-suo-ultimo-romanzo-bereniz-una-mujer-feliz/

👇👇👇 http://alessandria.today/2022/11/25/wilson-rogelio-enciso-dalla-colombia-presenta-il-suo-ultimo-romanzo-bereniz-una-mujer-feliz/

“Fuori dal silenzio” 25 Novembre 2022

Fuori dal silenzio : Invito alle donne

Gruppi internazionali sostenitori dell’evento : Fuori dal silenzio “

Fuori dal silenzio.

Rendi noto.
L’esortazione nasce dal profondo del cuore
di rendere noto se un torto o un’ingiustizia
rende vittima una donna per supremazia
falsificare odio e proclamarlo amore.

Inconsapevole entra in un circolo vizioso
persino ella si sente colpevole e insulti
e botte prende e accetta per evitar tumulti
fino a giustificar comportamento capzioso.

Basta subire! esci dal tuo intimo segreto,
reagisci, esigi diritto negato del rispetto
donna sei in un labirinto e lui abietto
intento ordina e prescrive ogni divieto.

Ti isolerà per gestire la tua trappola,
fuori dal silenzio è giunta l’ora di parlare
sei in suo possesso adesso devi scappare
prima che sia troppo tardi e l’anima vola.

Elisa Mascia 25 -11-2022

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http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/11/25/25-novembre-2022/

Cronaca. Cultura: “Fuori dal silenzio” 25 Novembre 2022

Tutti i fotomontaggi sono stati realizzati dalla divulgatrice culturale che ha organizzato e curato l’evento Veronica Paredes – Ecuador

Ossa rotte II, e il sole è sorto..

Di Frida la loka ( Lombardia)

Sorto come la fenice, dall’oscuro nulla e infame o dal fuoco amagliante e accogliente dell’universo.

Ho spalancato finestre, lenzuole scaraventate contro il muro ma… ossa e carne, sono troppo deboli ancora per disfarmene.

Successione infinita di fotogrami, pasato a colori, presente nero bianco, il futuro non s’intravede chissà, magari è più vicino di quanto pare, ragomitato, la giù, in un angolo dietro il lampione fuori.

Trascorrono le ore, il mio andare è affannoso e lento, direi affaticato e poco imbogliato.

Libreria multimediale W.press

Per oggi non ho molte aspettative, né fisiche, né mentali; quindi magro uso d’un mecanismo perfetto ( quasi)…

Tua

25 novembre, 2022.

Dal blog personale di

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su

Raccontino scritto in un’ora tanto per scacciare la noia che mi assale…

I due amici di vecchia data camminano di notte in una strada di periferia deserta. Vanno verso la macchina. La macchina è ancora lontana. Camminano mentre una pioggia fine lì bagna appena, ma loro non se ne curano.  Devono smaltire del pessimo vino, ingurgitato in fretta, tracannato per avere uno stato alterato di coscienza, per rompere gli schemi, per evadere dal grigiore abituale. Uno senza lavoro, disoccupato cronico e solo. L’altro invece sposato con prole, sempre di corsa, sempre stressato e indaffarato. Il disoccupato ha troppo tempo per pensare. Invece l’altro vorrebbe avere più tempo per sé.  Ognuno raccoglie gli sfoghi dell’altro. Ognuno cerca di comprendere l’altro. Parlano di vecchie amicizie, di vecchie conoscenze. Qualcuno ha detto che frequentandosi tra coetanei non si invecchia mai. 

Il disoccupato cronico esordisde: “Si è presa gioco di me. Mi ha fatto soffrire. Sono solo, mentre tutti si amano. E non posso dirlo che a te. I giovani ridono della solitudine perché pensano che non li riguarderà mai. Tutti qui sono deterministi economici. Per loro l’amore e le questioni esistenziali sono cose borghesi di nessun conto, a cui non bisogna prestare ascolto. Io ormai non sono neanche più borghese.  Tutti qui vogliono escludermi. Spesso penso che non mi perdo niente. Penso che per rompere la mia solitudine dovrei sopportare troppa superficialità,  troppa stupidità.  A volte mi dico che mi basta già la mia di stupidità; mi basta già il mio vuoto. Penso che il vuoto altrui non riempirà il mio vuoto. Al vuoto non si può aggiungere altro vuoto.”

“Si credeva una regina. Aveva molti privilegi. Aveva il privilegio di far innamorare, di giocare con i sentimenti altrui, di far soffrire. Rideva di te, della tua persona, delle tue parole, del tuo  lavoro… quando avevi un lavoro. Immaginiamoci come si comporterebbe con te ora che non hai un lavoro. Eri sotto scacco, non eri in te perché eri in suo potere. Lei non ti apprezzava, non ti voleva. Non sono questi i drammi. Comprendo i tuoi problemi. Il tempo passa, cura le ferite e fa scomparire la bellezza sui volti,  sui corpi. Si credeva invincibile, eterna, bellissima. Pensava che niente e nessuno avrebbero potuto fermarla. Aveva i suoi amanti e rideva di te con loro. Guardala ora come è patetica. Guardala ora che cerca una rispettabilità piccolo-borghese, che si è sposata e ha un figlio. Adesso è la sua stagione dei rimorsi, dei sensi di colpa. Adesso rinnega la sua giovinezza. Ma nel suo sguardo c’è ancora una luce, che ricorda vagamente quell’ardire, quella fierezza, quella presunzione. La vecchiaia, la malattia, la morte vincono sull’amore, che è una sciocchezza e niente più.”

“A me non è stato dato l’amore ricambiato. A me non è toccato l’amore. Passano gli anni e mi dico che ho sofferto e vissuto inutilmente, se poi alla fine morirò solo. E per la gente qui io sono solo uno che ha il lusso di poter sprecare il suo tempo. Quante parole sull’amore quando in amore tutto si riduce a un chiedere e a un dare, a un consenso o a un rifiuto. Tutto il resto è puro parlarsi addosso.”

“La vita è un senso unico alternato. Prima o poi tocca tutti a tutto. Dimenticatela. Ci sono miliardi di donne a questo mondo. È stata una ragazza qualsiasi che tu hai idealizzato. Solo un piccolo paese, una cittadina possono condannarti alla solitudine. Lo so. La gente di questo posto vuole importi la sua visione del mondo e condannarti alla solitudine. Poi vanno a servire e a strisciare come vermi di fronte ai nuovi potenti, ora che è cambiato il vento. Non sanno cosa siano la coerenza e la dignità.  Allora molto meglio la tua coerenza e la tua dignità di essere solo. Solo un piccolo mondo di provincia può condannarti alla solitudine. Solo alla morte non c’è rimedio. Si trova sempre il modo, la maniera. Non sprecare il tempo che ti rimane. Vai oltre la cattiveria locale. Il mondo è molto più grande di questa cittadina. Il mondo intero non condanna nessuno alla solitudine. Ricordati sempre che nel mondo tu non sei solo.”

I due amici di vecchia data camminano di notte in una strada di periferia deserta. Vanno verso la macchina. La macchina è ancora lontana. Camminano mentre una pioggia fina lì bagna appena, ma loro non se ne curano. Ci vuole una volta al mese un’uscita, una cena. Ci vuole qualcuno con cui ritrovarsi, ridere assieme, sfogarsi, raccontarsi vecchie storie andate e mischiarle con sciocchezze, come del resto è l’amore o la sua parvenza.  Bisogna ritrovarsi una sera tra amici per il solo gusto di chiacchierare assieme senza alcun secondo fine, senza alcuna ipocrisia e senza alcun filtro,  mentre tutto il mondo sembra imporre la scelta solita abituale, ovvero fottere o farsi fottere. 

 Poi all’improvviso i due amici guardano di sfuggita il cielo. Ora non è più tutto nuvoloso. Si è aperto un piccolo varco. C’è un piccolo corridoio nel cielo ritagliato apposta da chissà chi perché loro due guardino di sfuggita le stelle e si sentano allo stesso tempo più confusi, meno certi delle loro certezze e meno soli perché tutti apparteniamo a qualcosa di più  grande di cui ci sfugge il senso, la logica. 

Supplica a mia madre di Pier Paolo Pasolini

Da un maestro

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La poesia “Supplica a mia madre” fu scritta da Pier Paolo Pasolini il 24 aprile 1962 e fu inserita nella prima edizione del libro “Poesia in forma di rosa” pubblicato nel 1964, nella prima sezione “La Realtà” della quale è la poesia numero quattro.

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo…

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Poesia: “Anima Potente”di Caterina Alagna. Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

A tutte le donne

Donna, colonna d’oro 

che regge la vita

nel grembo e nelle ossa,

nell’anima, sensibile e deliziosa,

che assorbe l’essenza di ogni cosa,

nelle mani che sorreggono montagne

di ansie e paure,

di desideri e premure,

di pensieri pronti a navigare

su mari oscuri 

pur di approdare su terre di luce.

Donna ti affibbiarono

l’immagine della debolezza

perché ignoravano,

o,forse, perché temevano l’idea 

che da un tenero fiore

di vellutata carne

si generasse un altare solenne,

la luce della tua anima potente

al cui confronto

s’appassisce il bagliore delle stelle.

Link al mio blog https://ilmiocantopoetico.altervista.org/anima-potente-no-la-violenza-sulle-donne/

Cultura. Libri: Claire Keegan, Piccole cose da nulla, Einaudi, 2022, traduzione di Monica Pareschi

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Moreno Migliorati  ·   · 

Claire Keegan, Piccole cose da nulla, Einaudi, 2022, traduzione di Monica Pareschi

Con l’avvicinarsi del Natale del 1985, Bill Furlong si ritrova sempre più turbato da un senso di insoddisfazione. Mercante di carbone e legname che vive a New Ross, in Irlanda, dovrebbe essere felice della sua vita: è felicemente sposato e padre di cinque brillanti figlie, e gestisce un’attività di successo. Ma le cicatrici della sua infanzia permangono: sua madre lo ha dato alla luce quando era ancora un adolescente e non ha mai conosciuto suo padre.

Ora, mentre si avvicina alla mezza età, Furlong si chiede se tutto ha un senso e se ci sia da aspettarsi qualcosa di nuovo. Ma una serie di incontri preoccupanti nel convento locale, che funge anche da “scuola di formazione per ragazze” e attività di lavanderia, sconvolge la vita tranquilla di Furlong. I lettori che hanno familiarità con la storia delle Magdalene Laundries irlandesi, istituzioni in cui le donne venivano incarcerate e spesso morivano, riconosceranno immediatamente le circostanze di cui si parla e la situazione delle donne disperate intrappolate nel convento di New Ross.

Ma Furlong non capisce immediatamente a cosa ha assistito. Keegan, premiata scrittrice irlandese di racconti, purtoppo poco nota in Italia, riesce a dire moltissimo usando pochissime parole, con effetti straordinari, in questo breve e molto convolgente romanzo.

Nonostante la brevità del testo, lo stato emotivo di Furlong è reso pienamente, con una perfetta aderenza psicologica, e risulta profondamente toccante. Keegan riesce anche a ricreare con cura la rete di complicità attorno alle attività del convento, rete che risulta assai banale, e quindi tanto più agghiacciante. «Mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva essere vivi se non ci si aiutava l’uno con l’altro. Era possibile tirare avanti per anni, decenni, una vita intera senza avere per una volta il coraggio di andare contro le cose com’erano e continuare a dirsi cristiani, a guardarsi allo specchio?». Furlong riesce a rispondere alla sua domanda e a dare un senso alla sua vita.

Romanzo bellissimo, scritto con una prosa asciutta e che va dritta all’essenziale: consigliatissimo.

Cronaca: Le parole di Paola Cortellesi, che oggi festeggia il suo compleanno

Che tempo che fa 

«È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano un luogo comune, un luogo comune un po’ equivoco che poi a guardar bene è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione.

Vi faccio degli esempi.

Un cortigiano: un uomo che vive a corte; Una cortigiana: una mignotta.

Un massaggiatore: un cinesiterapista; Una massaggiatrice: una mignotta.

Un uomo di strada: un uomo del popolo; Una donna di strada: una mignotta.

Un uomo disponibile: un uomo gentile e premuroso; Una donna disponibile: una mignotta.

Un uomo allegro: un buontempone; Una donna allegra: una mignotta.

Un gatto morto: un felino deceduto; una gatta morta, una mignotta.

Non voglio fare la donna che si lamenta e che recrimina, però anche nel lessico noi donne un po’ discriminate lo siamo.

Quel filino di discriminazione la avverto, magari sono io, ma lo avverto. Per fortuna sono soltanto parole. Se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri, un giorno potremmo sentire affermazioni che hanno dell’incredibile, frasi offensive e senza senso come queste. “Brava, sei una donna con le palle”, “Chissà che ha fatto quella per lavorare”, “Anche lei però, se va in giro vestita così”, “Dovresti essere contenta che ti guardano”, “Lascia stare sono cose da maschi”, “Te la sei cercata”.

Per fortuna sono soltanto parole ed è un sollievo sapere che tutto questo finora da noi non è mai accaduto.»

– Le parole di Paola Cortellesi, che oggi festeggia il suo compleanno.

Cultura. Libri. Jacqueline Winspear: Un semplice caso d’infedeltà

Jacqueline Winspear: Un semplice caso d’infedeltà

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Paola Magalotti

Jacqueline Winspear: Un semplice caso d’infedeltà.

Macy Dobbs è giovane, coraggiosa, intelligente, determinata ed in carriera. Non teme il sacrificio, il dolore, la stanchezza, sta sempre a fianco degli uomini, li supporta e loro la stimano e la rispettano. E’ una donna moderna, sebbene vissuta un secolo fa! 

Rimasta orfana di madre, per aiutare il padre in difficoltà, va a servizio, appena adolescente. Nella casa in cui si trasferisce c’è molto lavoro ma anche una grande biblioteca, con tanti libri. Così Macy decide di leggere di notte, quando tutti in casa dormono. Scoperta dai padroni, teme di essere licenziata. Viene affidata, invece, ad un precettore che ne curerà l’istruzione e le aprirà la strada verso gli studi universitari. Lo scoppio della Grande Guerra cambia i suoi piani e Macy sceglie di diventare crocerossina.

A distanza di dieci anni dalla fine della guerra, quando la vita è ripresa a scorrere, nonostante le cicatrici nel corpo e nell’anima, Macy, chiamata ad indagare su un presunto caso d’infedeltà, si ritroverà, inaspettatamente, a fare i conti con il suo passato. 

Una storia d’amore, dolore, forza e riscatto.

Un libro delizioso, che tocca il cuore.

Cultura. Libri:  Il Commissario Soneri e la strategia della lucertola, di Valerio Varesi

Cultura. Libri:  Il Commissario Soneri e la strategia della lucertola, di Valerio Varesi

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Algo Ferrari

TITOLO: Il Commissario Soneri e la strategia della lucertola

AUTORE: Valerio Varesi

Usciva nel 2014 questo romanzo dello scrittore parmigiano con al centro il suo solito commissario: Soneri. 

Direi che la nota riportata in apertura del libro, la quale ci ricorda che il romanzo è un’opera di fantasia e che ogni somiglianza con persone o  fatti è puramente casuale, in questo caso, risulta essere più che mai opportuna.

Il romanzo, infatti, definito come poliziesco atipico dallo stesso Varesi, rappresenta un quadro estremamente realistico e sconfortante di una città, Parma, in piena decadenza morale e politica, ancor prima che materiale.

La storia, che vede al centro un sistema di potere sempre più corrotto, coinvolge dagli uomini di affari ai politici, Sindaco e Assessori compresi.

In pratica, il libro non è solo un poliziesco ma anche un “j’accuse” al potere, corrotto e mafioso, in questa piccola città che, tuttavia, è uno specchio del potere e delle sue degenerazioni, in generale.

Varesi da buon dottore in filosofia non manca di riflettere sui tempi che viviamo e che ci rovinano la bellezza di una città con un passato fatto di grandi eventi e grandi uomini. Come non ricordare l’eroico Guido Picelli, il quale sulle barricate dell’oltretorrente fu alla testa dei resistenti all’avanzare dei fascisti di Italo Balbo o il mitico ex partigiano Giacomo Ferrari poi Sindaco mai dimenticato dai vecchi parmigiani.

Eppure, nel romanzo di Varesi, Parma è oggi in mano a bande di delinquenti che riescono a coinvolgere pienamente la politica.

Il giallo vero e proprio, invece, coinvolge un  anziano che muore in una casa di riposo in strane circostanze, il Sindaco che sparisce misteriosamente e i torrenti Parma e Baganza che sono percorsi da misteriosi uomini alla ricerca di un cane scomparso.

#recensionialgo

“A Bindo Altoviti fece il ritratto suo quando era giovane, che è tenuto stupendissimo”, di Anselmo Pagani

“A Bindo Altoviti fece il ritratto suo quando era giovane, che è tenuto stupendissimo”, di Anselmo Pagani

“A Bindo Altoviti fece il ritratto suo quando era giovane, che è tenuto stupendissimo”: così il Vasari, nella biografia di Raffaello, fa riferimento ad uno dei più famosi ritratti eseguiti dal grande Maestro urbinate attorno al 1514.

Il bel giovane, dall’età apparente d’una ventina d’anni circa, è raffigurato di spalla mentre si volge quasi di scatto verso l’osservatore, come se si sentisse chiamato. In effetti coi suoi occhi azzurri, i tratti delicati e sensuali, la lunga capigliatura fluente e infine la basetta che costituisce l’unico accenno di peluria presente su un viso altrimenti imberbe, non può non richiamare l’attenzione altrui.

Il suo abbigliamento, al tempo stesso semplice ma raffinato ed elegante, insieme all’anello d’oro che porta al dito indice, ci fa capire che siamo di fronte ad un personaggio forse aristocratico, di certo benestante, in ogni caso ben rappresentativo dello splendore del nostro Rinascimento.

E Bindo Altoviti, nato a Roma il 26 novembre del 1491, nobile e ricchissimo lo era per davvero, essendo l’erede dell’aristocratico fiorentino Antonio, trasferitosi nell’Urbe durante il penultimo decennio del Quattrocento dopo aver sposato Dianora Cybo, nipote di Papa Innocenzo VIII, ed essere così diventato tesoriere pontificio, carica che in pochi anni gli permise di accumulare un’ingente fortuna.

Rimasto orfano del babbo a sedici anni, il bel Bindo seppe non soltanto conservare, ma anche ampliare il già considerevole giro d’affari della famiglia, sempre all’ombra delle corte papale, della quale si contese anche a colpi d’intrighi e bustarelle varie i favori e i lavori con l’altro “Rockefeller” romano dell’epoca: il ricchissimo banchiere Agostino Chigi, di origini senesi.

Già il suo matrimonio con la fiorentina Fiammetta Soderini, appartenente ad una famiglia di note simpatie repubblicane, costituì per lui una precisa scelta di campo in chiave antimedicea, cui sarebbe rimasto fedele per tutta la vita, al costo persino d’armare di tasca sua alcune compagnie di ventura, poi impegnate con scarso successo nelle battaglie di Montemurlo, nel 1537, e infine di Marsciano, nel 1554, combattute sempre dalla parte dei fuoriusciti fiorentini contro le truppe del duca Cosimo I de’ Medici.

E all’insegna ancora dei famosi versi danteschi “Libertà vo’ cercando ch’è sì cara / come sa chi per lei vita rifiuta”, riportati persino sul suo vessillo personale, si spense il 22 gennaio del 1557, poco dopo aver prestato la colossale somma di 300.000 scudi al re di Francia Enrico II, marito di un’altra acerrima nemica di Cosimo I, la lontana cugina Caterina de’ Medici, nella vana speranza che quest’ultimo l’impiegasse per muovere contro la Firenze medicea per liberarla dal “giogo dell’oppressione”.

Nello splendido Palazzo cinquecentesco degli Altoviti, situato proprio davanti a Ponte Sant’Angelo a Roma, questo capolavoro di Raffaello sarebbe rimasto sino al 1808, per poi prendere mestamente la via della Baviera e infine degli Stati Uniti d’America.

La stessa residenza familiare non sarebbe sopravvissuta molto al suo allontanamento, perché nel 1888 sarebbe stata una delle tante vittime sacrificali delle “ruspe postunitarie”, venendo impietosamente demolita per lasciare spazio al lungotevere e relativi muraglioni.

Accompagna questo scritto il “Ritratto di Bindo Altoviti”, di Raffaello, 1514 circa, National Gallery of Art, Kress Collection, Washington.

(Testo di Anselmo Pagani)

Cultura. Poesie: MELODIE, di Mirella Ester Pennone Masi

MELODIE

Melodia di voli

e pigolii tra i giunchi

dove il grano è attesa

fra i campi soleggiati

e prati verdeggianti

Melodia di grilli

di rane e cigni

nello stagno

dorato dal sole

dove si specchiano

le nubi passeggere

Melodia di notte

che lenta langue

lungo il sentiero

delle verdi chiomate

attese

Melodia che torna

dove i sogni incerti

destano le illusioni

e tu non sai

se vivere o morire

@Mirella Ester Pennone Masi – 5 maggio 2020

photo web

Cultura: Brancusi- il bacio

Enrica Bocchio

Brancusi- il bacio

È una scultura nella pietra, materiale non facile da addomesticare perché una volta lavorato non si torna indietro. Sono due figure speculari, rilevabili solo da un particolare del corpo che permette di distinguerli, anzi due: anche il …taglio dei capelli.

Però da queste forme così primitive, così essenziali, il sentimento viene espresso dalle braccia strette intorno alle figure, e poi quel bacio –viso contro viso, lingua e occhi in un unicum- secondo me sono notevoli . Brancusi era nato nel 1876. La scultura è del 1909

Cultura. Poesie: E dopo il maestrale…vi restituisco ciò che è vostro, di Cesare Moceo

E dopo il maestrale…vi restituisco ciò che è vostro.

Dentro le menti stanche,

restano solitari

certi quartetti d’archi

che intonano musiche

fragili d’accoglienza,

a accender nell’anima

immensi silenzi di colpe.

Là il tintinnio del vivere

e la dolce melodia

del suo pulsare,

sembrano inni di gioia

rivolti al cuore

nella falsa modestia

di accettarne gli umili battiti.

.

Moces 69N @ t.d.r

Cultura. Magritte: La condition humaine 1933

Enrica Bocchio

Magritte nacque il 21 novembre 1898; fu un artista surrealista belga, molto noto per le sue raffigurazioni e rappresentazioni spiritose e stimolanti, creati con grafiche semplici e oggetti di uso quotidiano; tutto ciò per dare nuovi significati alle cose familiari, per spingerci ad osservare il mondo con occhi diversi, a stupirci di ciò che è apparentemente banale, a scavare sotto la superficie per scoprire che la realtà è molto più affascinante di quanto non appaia.

Magritte: La condition humaine 1933

Cronaca. Territorio: Terremoto in Irpinia 23 novembre 1980

Enrica Bocchio

Ho indagato qua e là per avere notizie accettabili sul terremoto in Irpinia, ma i siti che ho visitato evidenziano, chi più chi meno, le speculazioni che sono state fatte in questi 42 anni da quel tragico 23 novembre 1980 alle 19,34, quando 90 terribili secondi sconvolsero 8 province italiane: Avellino, Caserta, Benevento, Matera, Napoli, Foggia, Salerno, Potenza, rasero al suolo paesi e città, provocarono 2914 morti, 8848 feriti, 280.000 sfollati.

E’ spaventoso dover considerare che gli iniziali 8000 miliardi di lire stimati per la ricostruzione, nel 2000 erano diventati 60.000 miliardi; nel 2008 si parlava di 32.000 miliardi ma di euro, di euro! E nel 2010 i miliardi di euro erano arrivati a 66.000, con un fiorire di inchieste: Terremotopoli, Irpiniagate, Terremoto infinito… E la ricostruzione non è ancora terminata…

Cultura: Jack London

Enrica Bocchio

Jack London

scrittore, giornalista e drammaturgo statunitense, noto per romanzi come Il richiamo della foresta, Martin Eden, Zanna Bianca, Il tallone di ferro, Il vagabondo delle stelle, Il lupo dei mari, La peste scarlatta…

La sua vita fu caratterizzata da attività e interessi personali diversi, coerenti con uno stile di vita vagabondo: fece lo strillone di giornali, il pescatore clandestino di ostriche, il lavandaio, il cacciatore di foche, il corrispondente di guerra (guerra russo-giapponese), l’agente di assicurazioni, il pugile, il coltivatore e il cercatore d’oro, prima di realizzarsi, dopo innumerevoli tentativi, come scrittore di successo.

Nell’arco della sua travagliata esistenza era stato colpito da gravi malattie tra cui lo scorbuto, e da infezioni tropicali durante i viaggi sullo Snark. Soffriva inoltre di insufficienza renale. Al momento della sua morte l’alcolismo era in fase avanzata e per alleviare le sofferenze assumeva molti antidolorifici, tra cui la morfina.

Il 22 novembre 1916 venne ritrovato cadavere in un Cottage, probabilmente a causa di un’overdose di antidolorifici. Aveva solo 40 anni.

Cultura. Libri: L’uomo di Hjbla, di Gregorio Asero

La storia si snoda tra una Sicilia povera e contadina, dove l’amore per la terra supera quello della propria persona, e il più ricco e prosperoso Nord Italia. È la saga di una famiglia forzata a emigrare miseramente dalla propria terra, con la speranza di farvi ritorno. Il mondo di Antonio, il protagonista, e un mondo primitivo, povero, popolato da contadini, sognatori, banditi e galantuomini, dietro i quali agiscono forze ataviche e dove si tramandano, di padre in figlio, miserie e speranze. E anche la rivalsa di un uomo che, grazie al suo lavoro onesto e al sacrificio di una vita intera, riesce a imporsi sulla Natura crudele e selvaggia, lottando contro un Fato che lo vorrebbe sottomesso e schiavo. Lo scrittore descrive, a tinte forti e crudeli, con magico realismo, un mondo impregnato di dolore e fatica: un grande affresco, dove realtà e sogno, poesia e materialismo, fanno da cornice a una vicenda in cui, alla fine, il vero vincitore e il tempo che passa.

Ossa rotte

Di Frida la loka ( Lombardia)

Distrutta giaccio, in modo informe, un’ammaso non ben preciso;

Carne adesso più molle con osse che inchiodano da per tutto dando molto fastidio.

Pure la lenzuola sembra pungere, quando in altri momenti non te ne accorgi nemmeno ch’è lì, in entrambi casi, raccoglie sudore che il corpo emana, talvolta sono due che depurano la pelle e la lenzuola serve come corda ferma da dove afferrarsi.

Libreria multimediale W.press

Oggi sola; sofferenze al musculo (che domina tutto), irriggidito dalla vita, dal passare del tempo, da tanti vocaboli detti a sua volta col rigor della delicatezza; rimasti incisi a sangue però;

in atessa siano cancellati… ma non credo accada. Neanche un profondo vento di scirocco porterebbe con loro.

Per ora, mi devo accontentare, far passare il temporale, ma remare da sola ogni volta si fatica di più.

Di Frida la loka

Ci sarà un domani o un dopodomani e ci sarà pure il sole, anche sé il vento gelido mi darà quattro sberle in faccia. Sarò pronta per aprire le finestre e fare un accumulo di carne, lenzuole e ossa.. e fare pulizia.

Tua.

24 novembre, 2022.

Dal blog personale:

http://fridalaloka.com

Ripubblicato su:

http://alessandria.today

Grazie, Grazie, Grazie a tutti i tantissimi amici di Facebook per gli auguri che mi avete fatto in occasione del mio compleanno…

Alessandria: Cari amici di Facebook ho cercato di ringraziarvi singolarmente per gli auguri che mi avete fatto in occasione del mio recente compleanno, ma mi sono reso conto era impossibile in quanto siete stati tantissimi, non conosco personalmente la stragrande maggioranza di voi, ma per quanto mi riguarda è come se ci conoscessimo da tempo.

A dimostrazione che volendo si può benissimo essere amici anche solo virtualmente e chissà che con alcuni di voi in futuro non ci sia il modo di incontrarci, in attesa continueremo ad essere amici su Facebook e ora non mi resta che dirvi ancora GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, con la vostra dimostrazione di grande affetto mi avete reso immensamente felice…

Pier Carlo Lava

Poeti: LUCE, PACE E AMORE, di LAURENCE HOUSMAN. Recensione di Elvio Bombonato

LUCE, PACE E AMORE

La pace guardò in basso

e vide la guerra,

“Là voglio andare”; disse la pace.

L’amore guardò in basso

e vide l’odio,

“Là voglio andare”; disse l’amore.

La luce guardò in basso

e vide il buio,

“Là voglio andare”; disse la luce.

Così apparve la luce

e risplendette.

Così apparve la pace

e offrì riposo.

Così apparve l’amore

e portò vita.

LAURENCE HOUSMAN

Housman (1865-1959) fu un importante illustratore inglese, autore di racconti per bambini. Nel 1906 fondò un’associazione che sosteneva il suffragio femminile.

Lirica di 6 strofe: 3 terzine e due distici, che si fonda sulla personificazione di due termini contrapposti: pace/guerra, amore/odio, luce/buio. Vinsero la luce e la pace, così l’amore trionfò e portò la vita. Il climax ascendente, a 3 voci, è introdotto dal sintagma ‘Là voglio andare’.

Momenti poetici: MELODIE, di Mirella Ester Pennone Masi

MELODIE

Melodia di voli

e pigolii tra i giunchi

dove il grano è attesa

fra i campi soleggiati

e prati verdeggianti

Melodia di grilli

di rane e cigni

nello stagno

dorato dal sole

dove si specchiano

le nubi passeggere

Melodia di notte

che lenta langue

lungo il sentiero

delle verdi chiomate

attese

Melodia che torna

dove i sogni incerti

destano le illusioni

e tu non sai

se vivere o morire

@Mirella Ester Pennone Masi – 5 maggio 2020

photo web

Momenti poetici: RIDAMMI L’AMORE, di Ela Gentile

RIDAMMI L’AMORE.

Volevo provare ebbrezza

camminando a piedi nudi

sul prato fresco di rugiada,

ma ho trovato un campo d’ortiche.

Ho cercato di salire sul monte,

aggrappandomi per non cadere,

e ho tentato di afferrare una nuvola

ma sono stata inondata di pioggia.

Allora mi sono rifugiata sotto un albero

cercando riparo e ristoro

e ti ho chiamato Signore,

ti ho chiesto di non abbandonarmi

e di rendermi lieve il cammino.

“Ridammi l’amore”, ti ho detto,

che la vita ritorni a cantare,

risana il mio cuore malato,

che non batte più il ritmo normale

e “tu” disegnami la strada

che dal buio mi riporti nel giorno.

Ela Gentile

CULTURA

Intervista al Maestro Carlo Palleschi: quando la musica è vita.

Date: 24 novembre 2022Author: irisgdm0 Commenti— Modifica

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 24 novembre 2022

  • La grande musica e le grandi melodie sono immortali. Cambiano le culture; cambiano le mode; cambiano gli usi, ma la grande musica è immortale. La gente non smetterà mai di ascolatare Mozart; Tchaikovsky; Rachmaninov. ”La grande musica è come una grandiosa scultura, un fantastico dipinto. Ha consistenza in eterno. Questo è un fatto. ”(Michael Jackson)

E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica. (Friedrich Nietzsche).

  • Sappiate che non si può comprendere un dipinto, una poesia, un opera artistica in genere, può non piacere la danza classica, ma la musica? Dove la parola manca, là comincia la musica, ” dove le parole si arrestano, l’uomo non può che cantare. (Vladimir Jankélévitch).”
  • A tutti, ma proprio a tutti, piace la musica, da piccini ci addormentiamo con la musica, una canzone, da grandi ascoltiamo musica, di qualsiasi genere e la classica? “La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori.” Johann Sebastian Bach.

“La musica non è nelle note, la musica è tra le note”. Wolfgang Amadeus Mozart.

  • Scusate se ho voglia di citare questi grandi musicisti, ma loro hanno reso al mondo capolavori sublimi, le loro note sono la poesia dell’aria che soffia nell’anima. Intervistare il Maestro Carlo Palleschi un grande onore, un talento eccezionale, a 7 anni componeva. Un uomo dal grande spessore musicale e interpretativo.

” Il direttore sta in piedi “in luogo elevato” ed è visibile davanti e dietro. I suoi movimenti agiscono in avanti sull’orchestra e all’indietro sugli ascoltatori. Egli impartisce veri e propri comandi con la sola mano o con la mano e bacchetta. Con un piccolissimo movimento egli desta d’improvviso alla vita questa o quella voce, altre ne tacita, secondo la sua volontà. Ha dunque potere di vita e di morte sulle voci. Una voce morta da molto tempo può risorgere al suo comando. La differenza degli strumenti corrisponde alla differenza degli uomini. L’orchestra equivale a un’assemblea di tutti i principali tipi. Pronti a ubbidire, permettono al direttore di trasformarli in un’unità che egli farà poi divenire visibile dinanzi a loro stessi.
Elias Canetti, Massa e potere, 1960”

  • Personalmente amo la musica classica, per me i musicisti hanno un fascino speciale, da adolescente mi presi una cotta per un ragazzo che mi suonava il ” chiar di luna” di Beethoven, ogni volta che sento suonare mi vengono gli occhietti a cuoricino.

”Il cammino lungo e complesso, pressoché impossibile, del direttore; si tratta di portare il messaggio delle note verso l’infinito, che è Dio.” Riccardo Muti, su Corriere della Sera, 2009.

  • Carlo Palleschi, direttore d’orchestra, uomo dotato di grande personalità, sensibilità, umanità, un uomo come tanti? Assolutamente no, non un uomo come tanti, lui guida le note, non le possiamo vedere, ma le possiamo sentire. Non c’è nulla di più bello della musica. Ascoltatela. amatela. La musica cura e culla l’anima.

http://www.carlopalleschi.net/index2.php?pag=archive&cat=3

  • Sin da piccolissimo ha scoperto di avere un amore grande per la musica, dimostrando ”un orecchio assoluto ” I suoi genitori hanno intuito questo talento è accompagnato da subito? Ci può raccontare?

Veramente ho cominciato a suonare all’età di sette anni, insieme a mia sorella che aveva dieci anni, e questo non perché l’avessimo chiesto noi, ma perché era intenzione soprattutto di mia madre completare la nostra educazione dandoci anche una infarinatura di cultura musicale. Questo perché lei, da giovane, aveva cominciato a suonare il violino con ottimi risultati ma dopo appena tre anni aveva dovuto interrompere gli studi perché la sua famiglia non aveva i mezzi per poterle far proseguire questo tipo di studi.
Appena arrivato a casa il pianoforte, io ho cominciato a giocarci facendo ” un gran casino” e divertendomi molto a sentire tutti quei suoni. Poi mi divertivo anche a ritrovare sulla tastiera le melodie e le musiche che sentivo in televisione e sui dischi e inoltre mi piaceva in particolare inventare dei pezzi che partivano dall’improvvisazione, ma poi alcune parti di quelle improvvisazioni venivano selezionate, ripetute, perfezionate e in seguito collegate a sezioni diverse secondo un vero e proprio lavoro spontaneo di composizione. Avevo formato così un repertorio di una ventina di composizioni molto diverse fra loro a cui mio padre, al quale piaceva ascoltarmi quando tornava dall’ufficio leggendo il giornale seduto su una poltrona, dava i titoli a seconda del carattere, dell’andamento e delle caratteristiche musicali dei brani che andavo via via componendo. Per fare questo però, trascuravo completamente di fare gli esercizi noiosi ed ostici che ci assegnava la nostra vecchia insegnante con il risultato che le lezioni di pianoforte erano un supplizio sia per me che per la vecchia maestra la quale arrivò al punto di consigliare ai miei genitori, contro il suo interesse, di farmi smettere di studiare perché secondo lei non avevo nessun talento per la musica, mentre mia sorella era più disciplinata e diligente, quindi avrebbe potuto continuare. A questo punto mio padre si oppose dicendo: come è possibile che questo ragazzino sia negato per la musica se crea dei brani da solo e riesce a suonare ad orecchio tutte le melodie che sente mentre la sorella non è capace? Ci fu una riunione a casa dell’insegnante la quale disse: non sapevo che Carlo compone dei pezzi, fatemeli sentire. Così io suonare un brano che avevo composto e lei disse: questo procedimento di quinte paralle è tipico di Puccini, si vede che ha copiato. Io pensai: cosa c’entrano i pulcini? Perché di Puccini non avevo mai sentito neanche il nome! Comunque i miei decisero che anche io dovevo continuare e così questa tortura andò avanti ancora qualche anno finché mia madre decise di farci cambiare insegnante. Questi furono i primi sette anni del mio rapporto con la musica.
Il fatto che io avessi l’orecchio assoluto fu scoperto dopo sette anni dall’inizio dal professore che cominciò a prepararmi per l’esame di solfeggio, il quale si accorse che avevo una estrema facilità nel fare il dettato musicale e sospettò subito la presenza appunto dell’orecchio assoluto, così mi mandò in un’altra stanza e suonò delle note, poi mi chiese che note erano ed io ovviamente risposi perfettamente, poi ripete’ l’esperimento con gruppi di note più complessi e dopo pochissimi minuti mi disse: tu hai l’orecchio assoluto, ed infatti io quando sentivo i suoni li riconoscevo per nome: do, mi bemolle, fa diesis, la, si naturale etc.

  • Maestro, prima di essere un direttore d’orchestra era un musicista, credo che non le bastava, quale è stata la spinta?

lo stimolo ad intraprendere la direzione d’orchestra e’ derivato da una parte dall’aver coltivato insieme allo strumento lo studio della composizione, dall’altra il fatto di aver cominciato a vent’anni, appena diplomato, a lavorare in teatro e di essere rimasto affascinato dalla figura di alcuni Maestri con cui ho avuto la fortuna di lavorare insieme.

  • Per arrivare ai suoi livelli, ci sono voluti anni di studi e sacrifici, un mondo complicato, competitivo, difficile, non è mai stato sul punto di mollare?

Musicista, in qualche modo, si nasce e non è possibile abbandonare la cosa per cui nutri la tua più grande passione, sarebbe qualcosa di innaturale. D’altro canto è vero che il mercato del lavoro per i musicisti è un ambiente pieno di difficoltà e di figure ambigue e spesso fanno più strada quelli che hanno un particolare talento nel curare i contatti e le conoscenze con le persone che hanno potere in questo settore. Anche per questo spesso nella storia abbiamo avuto esempi di grandi musicisti che sono stati costretti ad emigrare per cercare un ambiente più favorevole e propizio dove il proprio talento potesse essere meglio apprezzato e compreso rispetto al paese d’origine.

  • Il suo un curriculum è di tutto rispetto, ha lavorato in tutto il mondo, dove si è trovato meglio?

Un concerto sinfonico o una produzione lirica sono attività che coinvolgono un importante numero di persone. Per questo la riuscita dell’evento dipende molto dalla qualità, dalla serietà e dalla precisione del lavoro organizzativo, oltre che dalla qualità dei musicisti e dei solisti che si hanno a disposizione. In ogni paese troviamo luoghi di eccellenza e realtà con profili artistici meno importanti, e ciò in virtù del fatto che di solito hanno sovvenzioni più limitate e quindi meno possibilità di investire in qualità. Devo dire che in America ( USA e Canada) la serietà e la professionalità nel modo di lavorare sono davvero fuori dal comune. Ciò non toglie che si lavori benissimo anche nella maggior parte dei paesi europei e nei paesi asiatici più sviluppati.

  • Cosa consiglierebbe ai giovani che vogliono diventare musicisti?

Ai giovani musicisti si può consigliare di viaggiare il più possibile ed andare a studiare nelle grandi città dove normalmente si ha la possibilità di andare in un Teatro di livello internazionale e di ascoltare le migliori orchestre ed i migliori solisti del mondo. Inoltre è molto importante e stimolante approfondire la conoscenza di altre culture e anche di più lingue, conoscere altri sistemi di studio e di approccio verso la materia. Tutto questo cercando ovviamente di entrare in contatto con gli artisti e i didatti di chiara fama e capacità.

  • Lei è ospite come direttore del teatro dell’opera di Seul, è spesso in Corea?

Si può dire che la Corea è un Paese per me molto familiare, anche perché mia moglie è coreana. Per questo Seoul è una seconda patria per me, anche perché sono molto affascinato dalla cultura orientale e dalla capacità di questo popolo di capire ed amare la nostra arte. Negli anni ho maturato la convinzione che questa popolazione abbia delle capacità particolari nella pratica della musica e ciò è dimostrato anche dal fatto che una altissima percentuale dei vincitori dei più importanti concorsi internazionali di esecuzione musicale sia formata appunto da giovani coreani. Inoltre ammirano molto noi italiani per il nostro modo di essere e di vivere, per il nostro stile e per la nostra passione oltre che per l’immenso patrimonio artistico che abbiamo ereditato dai nostri avi, per cui mi trovo benissimo in quel paese orientale e vengo trattato con molto riguardo e rispetto sia in ambito lavorativo che nella vita di tutti i giorni.

  • Sicuramente avrà un grande musicista preferito, e fonte di ispirazione, chi è?

Avere dei modelli è tipico della fase giovanile dell’attività artistica; man mano che si avanza verso la maturità diventa sempre più importante la meditazione, la ricerca introspettiva e la continua evoluzione del pensiero in base alle proprie esperienze. Da ragazzo ho avuto varie figure che ho ammirato molto per quanto riguarda la direzione d’orchestra, primo fra tutti forse Arturo Toscanini, ma anche molti altri grandi direttori come Tullio Serafin, Claudio Abbado, Herbert Von Karajan, Carlos Kleiber, solo per citare i più noti. Fra i compositori sento un’affinità speciale con Verdi, ma mi trovo molto a mio agio anche con Puccini, Rossini e Donizetti per quel che riguarda l’opera e con tutti i grandi classici a partire da Mozart fino a Shostakovic, passando per Beethoven, Brahms, Schubert, Schumann, Tchaikovsky, Ravel, Mahler, Stravinski etc.

  • Lei ha dei progetti e dei sogni da tirare fuori dal suo cassetto?

Ho avviato un progetto molto interessante a Seoul in collaborazione con mia moglie che è una produttrice di eventi musicali, si tratta de “La Bottega dell’Opera”, ovvero un centro teatrale dove i più giovani ( cantanti, direttori, pianisti, registi) imparano il proprio mestiere lavorando insieme a chi ha più esperienza. È bello tramandare ai nuovi talenti tutto ciò che si è appreso per esperienza diretta nell’arco di vari decenni di studio e lavoro. Mi piacerebbe che questo progetto si possa sviluppare ed ingrandire sempre di più e proiettarsi su più continenti. Fra i miei prossimi impegni devo dirigere la Tosca al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, La Traviata a Seoul, la Turandot a Spoleto e vari concerti sinfonici in diversi paesi europei ed asiatici.

  • Io la ringrazio per questa bellissima intervista, il mondo musicale è affascinante e pieno di stimoli. Dire che la musica è vita è una verità, se non ci fosse, il mondo sarebbe silenzioso, morto. Tutto ciò che è in natura è musica, noi, non facciamo altro che leggerla. Grazie Maestro Carlo Palleschi

Articolo di Marina Donnarumma. Roma 24 novembre 2022.

https://www.facebook.com/carlo.palleschi.9

Abitare se stessi di Stefania Formicola

Stefania Formicola – scrittrice

Foto : Stefania Formicola

ABITARE SE STESSI di Stefania Formicola (Articolo pubblicato sulla Rivista “Spiritus Domini” – Anno 86 n.11 Novembre 2013)
01.12.2013 19:20

Entrare in Dio rende accessibile dimora anche al proprio io!

Nell’omelia della veglia di Copacabana durante la Giornata Mondiale della Gioventù con Papa Francesco a Rio de Janeiro lo scorso luglio, il concetto di costruzione è stato preso a prestito dalle parole di san Pietro perché ciascuno sia pietra viva dell’ edificio spirituale, quel pezzetto della costruzione utile e necessario quando, al cader della pioggia, non causi infiltrazioni ed allagamenti.

Per costruire una casa occorrono innanzitutto le fondamenta ( è l’ impegno nel basare la propria struttura interiore), i pilastri ( è la fede, speranza e carità a reggere la struttura), le pareti (è la consapevolezza nel cozzare spesso in avversità e difficoltà d’ogni sorta in contrasto con la realtà interiore), il tetto ( è la sicurezza che alcuna ruspa mai potrà demolire).

In Matteo 7,24-25 si legge: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia”.

Il colpo di piccone per dare decisivo senso alla propria vita è mettere al centro Dio; è come disporre di un cantiere che, attraverso le cose operate con le mani impastate nella grazia divina, danno corso a quei lavori che impegnano ed affaticano fino allo stremo ma ne vale certamente la pena se ci si vuole abitare con gioia e per amore.

Alcune componenti si uniscono alla materia unica ed originale di ciascuno nella ferrea paiola della struttura interiore: educativa, psicologica, emotiva e spirituale. E’ nell’infanzia prima e poi nell’adolescenza che si stabiliscono le basi che ne determinano il futuro di se stessi ma sarà nell’età adulta che se ne delineano i perimetri di quanto si è andati costruendo durante gli anni trascorsi.

Le figure che scalpellano in qualche modo lo sviluppo di questa abitazione interiore sono fondamentalmente i genitori, parenti, educatori, amici o nemici mediante legami ed aiuti più o meno intensi e duraturi che solidificano o ne ammollano il progetto di riferimento.

Gli  impulsi comportamentali, pertanto, come cemento armato, si imprimono in se nella misura direttamente proporzionale agli esempi ed ai valori assimilati. In altri termini si può affermare che le fondamenta saranno buone quando la struttura edificata riuscirà  a reggersi su se stessa in caso contrario necessiterà di ospitalità o soggiorni più o meno lunghi nelle dimore altrui. E’ il caso di tanti centri di accoglienza, di riabilitazione, case famiglie, case di cura, case circondariali…

Laddove un abitacolo è minato da pietre d’inciampo o infiltrazioni lo si scoprirà attraverso tante forme di disagi, patologie comportamentali, malesseri esistenziali, instabilità emotive, insicurezze e vulnerabilità.

Ciò che sostiene tutta la casa sono i pilastri, livella vitale derivante da una salda fede, tenacia speranza ed operosa carità cristiana perché credere è vivere queste tre virtù per salire ed abitare i piani più alti della struttura stessa.

Costruire muri permette però, da un lato di delineare confini e formare ambienti indipendenti, dall’altro di accedere a nuovi spazi arredati di armonia  superando i varchi degli ostacoli, avversità, difficoltà ovvero tutto ciò che osa chiudere il passaggio alla vita interiore, vita che come filo a piombo, ha la sua inclinazione ed il suo peso perché deve aprirsi e non chiudere lo sguardo per fissarlo e fermarlo nello stesso posto, imprigionandosi in se stesso. L’idea di edificare deve essere neppure quella di innalzare case più belle delle altre perché si rischia di aggiungere al calderone la malta delle competizioni, delle gelosie, delle sopraffazioni che minano così, poco a poco, se stessi ed in taluni casi il terreno altrui per non lasciare spazio ai progetti di Dio.

Quando il campanello dall’arme suona stridente ed assillante nell’anima, occorrerà trovare una chiave d’accesso per aprire la porta del cuore, visitare le stanze dell’anima, gettare via gli scheletri dagli armadi, ripulire e rimettere in ordine da cima a fondo. Di qui tirare fuori dai cassetti i propri sogni e spalancare le finestre sul mondo così che anche al buio, nel cuore della notte, sia sempre accesa la vivida lampada che faccia luce a tutta la casa per illuminare e tergere gli aloni segnati dalle maschere dell’ inganno e dell’ipocrisia onde specchiarsi nel chiaro volto di Cristo anche quando l’immagine riflessa non ci assomiglia affatto.

L’importanza di un attento ascolto retrospettivo ed introspettivo proietta verso ciò che circonda la realtà, tetto che sovrasta l’intera dimora  e che fornisce riparo in ogni istante della crescita personale e sociale soprattutto durante le più terribili e temibili calamità della vita.

Abitarsi è soprattutto esprimersi nella verità per stare bene ed in pace con se stessi, trattasi pure nelle sole quattro mura di casa. Quante pesantissime pietre, dunque, occorrerà gettare durante i lavori in corso per non fossilizzare ed intralciare la costruzione poiché la durezza di cuore è cumulo di sassi , è intonaco incrostato sull’anima. Abbattere ogni limite, inoltre, allarga i propri pertugi al punto tale che la pietra scartata diviene finanche testata d’angolo!

La lettera di san Paolo apostolo agli Efesini dichiara: “Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito”.

In una sì tale e forte struttura la direzione spirituale è affidata al Capocantiere che insiste ed incita sempre a rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani e mettere le dita nelle piaghe dolorose: di qui la costruzione di nuovi edifici o l’ammodernamento e ristrutturazione a quella già avviata; poi…quando, a colpi di martello, sarà necessario abbattere e lasciare, è giunto il tempo di ricominciare.

In Spiritus Orationis il beato Giustino,  nel ricalcare la necessità di scoprire o riscoprire la propria autentica vocazione, annota: “Ecco che ogni volta che si bussa alla porta della nostra famiglia spirituale mi sento bussare al cuore dolcemente e il cuore, ancor prima della porta, si apre al nuovo venuto.
E diviene mio, più che fratello e amico, carne della mia carne e ossa delle mie ossa e io non riesco più a separarmene senza strazio fisico e morale, il più crudele che mai” però…il più giusto che mai, essendo “se stessi” un diritto più che un dovere, legge matura e responsabile per divenire parte di quel  tutto con l’ entrare, abitare ed invitare altri a farvi ingresso. Gesù, infatti, chiede che la sua casa (la Chiesa vivente) sia una casa per tutti così grande da poter accogliere l’intera umanità  e contemplarla con amore dalla terrazza del cielo.

Maggiori informazioni https://fedebook.webnode.it/news/abitare-se-stessi-di-stefania-formicola-articolo-pubblicato-sulla-rivista-spiritus-domini-anno-86-n-11-novembre-2013-/

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http://nonsolopoesiarte.art.blog/2022/11/24/abitare-se-stessi-di-stefania-formicola/

Cultura. Stefania Formicola: “Abitare se stessi”

FIDUCIA, di Silvia De Angelis

In questa era, in cui si avvicendano fatti incredibili e non sempre dal finale positivo, siamo tutti sospettosi e portati a non dare molta fiducia al nostro prossimo.

Molti anni fa la gente era più semplice e ben pensante, oggi per svariati motivi, tra cui anche la tecnologia veloce ed esasperante, è avvenuto un peggioramento mentale nelle persone, davvero preoccupante.

Poca educazione, cultura minima, crescente malessere interiore, e tanta insoddisfazione, tutti elementi che non contribuiscono, nel loro complesso, ad una buona crescita della personalità.

In  questa società turbolenta è difficile, muoversi con serenità, e trovare appigli positivi, cui far capo, con momenti di benessere.

Normalmente si cerca di frequentare persone di vecchia data, più affidabili, cercando di fare un’attenta analisi delle nuove conoscenze, per non trovarsi, poi, in situazioni ingarbugliate, che ci metterebbero, di sicuro, a disagio.

Sembrerebbe strano, ma anche le persone del condominio, in cui abitiamo  a volte sono inaffidabili, con i loro atteggiamenti subdoli, e incomprensibili, e soffermarsi a un veloce buongiorno sembrerebbe la cosa migliore da fare…

Comunque non fa bene allo spirito, essere sempre diffidenti, e guardinghi…..allora cerchiamo di affidarci anche al nostro istinto interiore, che, certamente, ci trasmetterà una sensazione positiva se siamo nei pressi di una persona, che, almeno in parte, meriti la nostra fiducia….

@Silvia De Angelis 

Benjamin Clementine con poesie di René Char

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Avatar di almerighialmerighi

A occhi chiusi e nello sforzo di prendere sonno,
vedo brillare, sul fondo delle mie palpebre,
una brace: è l’anima ostinata,
il relitto lampeggiante
del naufragio glorioso del mio giorno.

*

Il banco d’ocra
.
Tornavamo alle strade
per terre d’ombra e rampe di sangue.
Il timone dell’amore non ci sorpassava,
non ci precedeva più.
Aperta la tua mano,
me ne hai mostrato le linee:
vi sorgeva la notte.
Vi ho deposto una minuscola lucciola
affinché brillasse sul solco della vita:
anni di rinunce s’illuminarono di colpo
sotto quella lampada vivente
infatuata di noi.

*

La carta della sera
.
Una volta ancora l’anno nuovo ci confonde gli occhi.
La veglia è di alte erbe che non hanno amore
se non col fuoco e la prigione che mordono.
Poi saranno le ceneri del vincitore
e il racconto del male.
Saranno le ceneri dell’amore.
La rosa selvatica
che sopravvive a presagi…

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