Osservazioni minime (tanti saluti. Soltanto il tempo per un caffè)…

Per qualcuno che è ricco c’è qualcun altro che è povero. Per qualcuno che è amato troppo qualche altro è troppo solo. Potrà sembrare apparentemente banale, ma è una legge del mondo che pochi capiscono nel profondo.  Ci vogliono anni, delusioni, frustrazioni per capirla e alle volte non basta. Non ci vuole l’intelligenza. Ci vuole un minimo di cuore per capirla e poi  bisogna ritrovarsi in certe situazioni, in certe condizioni e in certi stati mentali per capire questa legge del mondo. I problemi sono due: percepire l’ingiustizia e porvi rimedio. Ma la seconda cosa è difficilissima. Richiederebbe empatia, impegno, partecipazione e sacrificio da parte di tutti e tutti dovrebbero essere capaci di risolvere il problema, oltre che essere capaci di  andare nella direzione giusta. Ma sentire l’ingiustizia, pensare la cosa giusta, farla assieme agli altri di buona volontà è chiedere la luna, è quasi impossibile.  Non a caso tutti i tentativi, tutte le rivoluzioni sono fallite. “L’uomo nuovo” non si può fare. Semplicemente non esiste. I discorsi da bar? Mi restano solo quelli, anche se molto raramente. La stragrande maggioranza delle volte vado lì solo per un caffè,  buongiorno e tanti saluti.

Se grandi poeti, grandi letterati, grandi artisti, grandi intellettuali hanno fatto naufragio è perché non erano tali? È perché non erano veri uomini o vere donne? È perché erano fragili, vulnerabili, deboli? Oppure perché erano degli incoscienti che osavano mettersi contro Dio e le sue regole? Forse non sapevano apprezzare la vita? Forse avevano perso di vista la vita, che è fatta di cose semplici? Non credo. Ritengo invece che l’animo, la mente, la vita non sai mai dove ti portino. Ci sono eventi o anche stati d’animo che in certe sere possono sopraffare chiunque.  Forse questi artisti o intellettuali al culmine della disperazione avevano più consapevolezza delle proprie fragilità e fratture interiori. Probabilmente si erano guardati dentro troppo, vuoi perché introversi, vuoi perché il loro mestiere di artisti o intellettuali richiedeva concentrazione, solitudine, capacità di introspezione.  Forse chiedevano troppo a sé stessi, alla loro arte, alla loro intellettualità. Le parole, il bello stile da soli non bastano, sono solo un surrogato. La vita è altrove, non nelle parole scritte, nella poesia, nell’arte. Prima si vive e poi viene il resto.  La verità è che tante parole sono inutili se non sono un semplice mezzo per vivere con gli altri. Per essere felici o almeno soddisfatti di sé bisogna avere le cose che tutti vogliono perché il desiderio è sempre mimetico o quantomeno una mimesi c’è sempre, anche se in un ristretto gruppo, in una piccola comunità.  È così bello essere approvati dagli altri, avere il consenso, il riconoscimento altrui. Per stare bene con sé stessi bisogna rispecchiarsi negli altri. L’artista vuole vendere molte copie del suo libro e avere riconoscimenti importanti perché desidera gli altri. Chi vuole essere apprezzato solo dalla critica vuole essere amato da una cricca.  Non si può lavorare per sé stessi. Non basta. Non funziona così la psiche umana. Ci vuole il riscontro altrui perché tutti o quasi vogliono l’amore altrui. E chi non cerca gli altri è destinato a fare cose a vuoto, a girare a vuoto.  Spera nel riconoscimento dei posteri. Insomma entra in un circolo vizioso. L’amicizia e se va bene l’amore altrui sono manna dal cielo, a cui nessuno in verità vuole sottrarsi. Si può scegliere chi amare e da chi essere amati, ma non si può rinunciare all’amore sotto qualsiasi forma si presenti.

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