I cuochi contadini di Campagna Amica hanno realizzato un vademecum per risparmiare
Gas: contro il caro bollette 1 su 5 ha giàrinunciato ai fornelli, i consigli antispreco
Cittadini e aziende sono in grave difficoltà, subito intervento a livello nazionale ed europeo
Con la crisi energetica e i rincari in bolletta quasi un alessandrino su cinque (19%) per risparmiare ha già rinunciato ai fornelli, cucinando di meno e indirizzandosi verso pietanze che non necessitano di essere cotte. E’ quanto emerge da un sondaggio Coldiretti sull’impatto del caro energia i cucina dove un altro 53% ha adottato comunque accorgimenti per coniugare la voglia di continuare a portare in tavola cibi cotti con la necessità di ridurre l’impiego dei fornelli, contribuendo alla campagna per il risparmio energetico lanciata dal Governo con il decreto del ministro Cingolani. Solo il 27% dei cittadini dichiara di non aver cambiato le proprie abitudini di consumo in cucina.
Per sostenere l’impegno dei cittadini per il risparmio i cuochi contadini di Campagna Amica hanno preparato un vademecum che va dal fare attenzione all’uso delle stoviglie al modificare tempi e modalità di cottura.
“Meglio usare pentole che consentono il risparmio di energia come quella a pressione o per cotture plurime (bollitura e vapore) e utilizzare il coperchio quando è possibile. Importante anche utilizzare il fornello adeguato alle dimensioni della pentola che si sta utilizzando e verificare che la fiamma del fornello sia di colore blu, che indica efficienza nella combustione – ha affermato Stefania Grandinetti, cuoco contadino di Campagna Amica e presidente provinciale Terranostra -. Ridurre la cottura dei cibi per gustare bocconi più croccanti, al dente, leggermente al sangue vuol dire ingerire cibi con un più alto contenuto di nutrienti, assaporarne gli aromi originari degli ingredienti e soprattutto masticare di più aiutando moltissimo la digestione. Per gli alimenti che, per sicurezza alimentare, è meglio servire ben cotti, come pollo e uova, preferire ricette che permettano cotture veloci. Quando si utilizza il forno si possono pianificare più infornate, cuocendo contemporaneamente più pietanze facendo attenzione ai vari gradi di cottura, oppure infornare di seguito piatti diversi sfruttando la temperatura già raggiunta dal forno”.
Ma è possibile risparmiare anche l’energia elettrica, magari scegliendo di scongelare i cibi togliendoli qualche ora prima dal congelatore invece di utilizzare il forno a microonde o usando per la preparazione dei cibi gli attrezzi manuali come frusta e cucchiai invece del frullino elettrico.
Consigli pratici per fronteggiare una situazione che necessita però di un intervento a livello nazionale ed europeo per sostenere i cittadini e le aziende.
“Con i rincari energetici che stanno facendo esplodere le bollette di famiglie e imprese, occorre innanzitutto mettere un tetto al prezzo di tutto il gas che entra in Europa, non solo a quello proveniente dalla Russia – ha aggiunto il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco -. Come Coldiretti abbiamo già chiesto al Governo di dare risposte ai bisogni delle nostre imprese ma queste risposte devono venire anche dall’Europa perché non è accettabile in un momento di gravissima crisi prevalgano gli egoismi. Con la beffa che le nostre aziende si trovino a subire, oltre all’aumento dei costi, anche la concorrenza sleale da parte di Paesi come l’Olanda o la Germania, che ha annunciato un piano nazionale di sostegno al proprio sistema economico”.
“Ma occorre lavorare anche per l’autosufficienza energetica, incentivando l’installazione dei pannelli fotovoltaici sui tetti per stimolare la produzione di energia rinnovabile nelle aziende agricole, superando a livello europeo il limite dell’autoconsumo come barriera agli investimenti agevolati – ha concluso il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco -. Ed è importante anche supportare la produzione di biogas e biometano, arrivando ad immettere nella rete fino a 6,5 miliardi di metri cubi di gas “verde” da qui al 2030, e potenziare la capacità estrattiva che nel nostro paese si è ridotta dei 3/4 negli ultimi decenni. E possiamo fare anche a meno dei fertilizzanti prodotti proprio a partire dal gas, puntando su quelli organici e, in particolare, sul digestato, facendo chiarezza sulla possibilità di utilizzo ed eliminando la soglia dei 170 chilogrammi di azoto per ettaro all’anno”.
L’attività di trasformatori “fai da te”, comunque comporta l’osservanza di precise regole in quanto la sicurezza degli alimenti conservati parte dalla qualità e sanità dei prodotti utilizzati, ma non può prescindere da precise norme di lavorazione che valgono per il settore agroindustriale, ma che devono valere anche per i consumatori casalinghi, soprattutto nella fase della sterilizzazione.
Nell’ infausta sorte avida notte a brandelli e la morte e l’amore incedono.. La putrida acqua ingoia gl’ affetti più cari, e l’allegria degl’ amori nascenti giace, sconfitta.
Il dolore s’ incarna!
Profumo d’ amata terra con amore custodita; gingilli sepolti d’ infanzia gioiosa; suggellati argomenti ad honorem, or, inesorabilmente recisi.
Il dolore s’ incarna!
Sulla traiettoria ancor vitale, il coraggioso pensier giovanile azione celere diviene, e con purezza d’intenti travolge le” barriere”.
È umile operosità, della Speranza, preziosa Virtù !
E son passate l'estaggioni siamo ancora una volta in autunno. Momento di riflessione, momento di bilancio, momento di paura, momento d'incerrezza, momento per fermarsi, momento per chiedersi; perché...
Perché siamo qui, perché siamo arrivati a questo punto... D'un tempo a questa parte la mia maggior preoccupazione è mio figlio. Gli ho mentito, l'ho tradito. L'ho portato al mondo pensando di farlo crescere sereno, felice... Un mondo da esplorare; gli avevo promesso.
Ancora due annetti e andrai a fare il rito sacro della vendemmia, gli avevo suggerito.
Potrai trovarti un lavoretto mentre fai l'università,gli avevo detto. Oggi mi sento una traditrice; traditrice involontaria, ma è così. Cosa gli aspetta? Nemmeno noi lo sappiamo.
Non sappiamo neanche se ci sveglieremo domani. Ho fatto promesse che non so se sarà in grado di portar avanti e non è stata una mia decisione.
Oggi a Masera l’ultimo saluto a Franco Sgrena. Così ho ricordato mio papà.
«Perdere un padre è sempre dolorosissimo, nel perderne uno come il tuo c’è anche più tristezza e però fierezza per come è stato» questo è il messaggio che mi ha mandato ieri Luciana Castellina. E, infatti la tristezza, il dolore per la perdita si accompagnano alla fierezza per quello che mio papà è stato e ha rappresentato.
Tanti di coloro che sono venuti a salutarlo mi hanno detto se ne va un pezzo di storia, in un momento in cui ci sarebbe più che mai necessario mantenere la memoria, la testimonianza viva di quella che è stata la lotta per la liberazione del nostro paese dal nazi-fascismo.
Franco Sgrena era una istituzione di Masera e non solo, soprattutto, mi hanno detto, non era solo tuo padre. Questa frase insieme alla commozione di chi la pronunciava – e non erano persone della mia età ma più giovani – mi ha resa particolarmente orgogliosa. La capacità di parlare ai giovani, di trasmettere valori non è da tutti.
Io sono orgogliosa di essere la figlia di Franco Sgrena, partigiano, contrabbandiere, ferroviere, comunista, sindacalista, che non si è mai arreso.
Se sono quella che sono, se ho potuto fare la vita che ho fatto è grazie a lui e anche a mia mamma Netta, come tutti la chiamavano, che è diventata Antonietta solo durante il mio rapimento. Ho avuto la fortuna di avere avuto genitori eccezionali e per lungo tempo. Non posso parlare di mio papà senza ricordare anche mia mamma; lui aspetto da duro, coerente, inflessibile, lei dolce e disponibile, ma molto forte sotto la sua apparente debolezza. La dignità era di entrambi. La coerenza che ho ereditato è quella che mi ha salvata nei momenti più difficili.
Quando sono nata mio papà non mi ha guardata per tre giorni perché ero una femmina e non poteva chiamarmi Ivan come il suo compagno georgiano che era morto combattendo accanto a lui quando, da partigiani, difendevano la val Cannobina. Forse anche per dimostrare quanto può valere una femmina sono diventata così testarda.
Mio papà era innanzitutto un partigiano e per questo sono cresciuta a pane e resistenza, resistenza declinata nei valori di libertà, giustizia solidarietà e laicità. Valori non scontati negli anni Cinquanta, soprattutto quando mi sono trovata a frequentare la scuola elementare in una classe gestita da una suora, ma era la scuola pubblica e non avevo scelta. Anche se ogni giorno la suora faceva pregare tutta la classe per la compagna Giuliana, costretta a vivere in una famiglia di comunisti, sotto accusa era mio papà perché la mamma era considerata una vittima, come me, ma io avrei dovuto redimermi facendomi suora, ma poi mi sono liberata diventando atea. Erano anni difficili, in attesa di un lavoro stabile, che sarebbe arrivato con l’assunzione nelle ferrovie, mio papà aveva fatto diversi lavori, soprattutto contrabbandiere. Un lavoro legittimato dalla necessità e dal fatto che gli spalloni conoscendo bene il territorio avevano fornito un grande aiuto quando erano entrati a far parte della resistenza, anche accompagnando ebrei oltre confine.
Spesso le difficoltà quotidiane del dopo guerra le abbiamo superate con il lavoro di mia mamma che era una sarta molto apprezzata e cuciva giorno e notte. Per necessità e anche per l’attesa snervante del papà contrabbandiere, si temeva sempre il peggio.
Mio papà ossessionato dalla coerenza con i valori della resistenza e dell’essere comunista ai tempi del Pci, anteponeva sempre i bisogni degli altri ai nostri, che eravamo considerati dei privilegiati, con la costernazione della mamma. La nostra casa è sempre stata aperta e lo è stata fino ad oggi. Casa nostra era alternativamente bivacco per gli spalloni che tornavano dalla montagna o sede politica per richieste di aiuto, distribuzione di volantini o dell’Unità.
Il primo maggio 1973 è stato invitato a Mosca come uno dei segretari di sezione del Pci con un rapporto tra popolazione e iscritti al partito più alti. Inutile raccontare il dramma della morte di Berlinguer e della fine del Pci, condiviso da molti compagni. Ha poi militato nel Pdci. Alla fine, nonostante le disillusioni, ha sempre mantenuto il suo impegno politico leggendo e informandosi.
Anche perché il suo impegno si estendeva a livello locale nella partecipazione all’amministrazione comunale più all’opposizione che nella maggioranza o nella Comunità montana e poi nel sindacato dei ferrovieri all’interno della Cgil.
Senza dimenticare il suo passato da spallone e quello che aveva rappresentato in una zona di confine come la nostra, aveva raccolto le firme per una statua e alla fine è nato il museo degli amici dello spallone, di cui vi parlerà Patrizia.
I miei genitori hanno dovuto affrontare due grandi e drammatiche prove, nel 2005 il mio rapimento, con l’assedio dei giornalisti che avevano invaso i loro spazi privati senza nessun rispetto per il dolore. Quella prova è stata superata con la mia liberazione anche se la morte di Calipari ha segnato con un lutto quella libertà.
Estremamente più drammatica e dolorosa è stata però la morte di mio fratello Ivan, un lutto che mia mamma non ha mai superato e ha segnato profondamente mio papà. Poi la morte della mamma, dopo 73 anni di vita insieme, è stato un duro colpo.
Negli ultimi anni con la malattia della mamma e poi sua, abbiamo intensificato molto il nostro rapporto. Abbiamo discusso di politica ma anche e soprattutto della resistenza della repubblica dell’Ossola. Lui non aveva mai nascosto il suo essere ribelle sempre e comunque, che l’aveva portato fin da piccolo ad essere contro i fascisti e i loro diktat e a compiere gesti che poi gli si sarebbero ritorti contro. Con amici e conoscenti ha passato le ore a raccontare episodi di quegli anni, è andato nelle scuole e ha rilasciato interviste per gli studenti che facevano le tesi sulla resistenza. Ha sempre mantenuto uno spirito critico, non si è mai fossilizzato sulle sue posizioni, nonostante le sue convinzioni
Se ne va un pezzo di storia vissuta, di memoria, un punto di riferimento, una persona coerente e resta una eredità da condividere.
Ringrazio tutti i presenti ma anche coloro che sono passati nei giorni scorsi a salutare mio papà perché la manifestazione di stima, di affetto, di partecipazione al dolore mi aiuteranno a superare questo distacco.
(Tradotto e ripubblicato da Frida la loka) – Lombardia
È morto l’argentino candidato al Nobel di Letteratura 2022. Si chiamava Noé, e con i suoi 94 anni, era il patriarca degli scrittori argentini. Esiliato dovuto alla dittatura.
Era Cavaliere delle Arti e delle Lettere in Francia e quest’anno, candidato al Premio Nobel.
《Non l’ho mai conosciuto, ma quando lesse la saga ” Africa “, mi recapito un commento molto riconoscente, esagerato sicuramente, oggi compare nella sovraccoperta dei miei 5 libri》
H. Lanvers
Dicono ch’era l’uomo più esperto nella Letteratura argentina e non solo, a livello umano era un brav’uomo e molto onesto, come successe con Borges. Il Premio Novel ha perso un’altro personaggio incredibile.
Fra mille e mille di alunni e lettori che lo ricorderanno con affetto se n’è andato il vecchio saggio della Aldea della Cultura argentina .
Abbiamo perso a Noé Jitrik .
Ha diretto una monumental opera composta da 12 volumi, intitolata ” Historia crítica de la literatura argentina” (Storia critica della letteratura argentina), che scrisse tra tanti altri libri.
Foto a sinistra: Jitrik con lo scrittore J. Saramago* in attesa della cottura della grigliata nel cortile della legendaria Libreria Notanpuán, in San Isidro, Buenos Aires.
*(José de Sousa Saramago è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta, critico letterario e traduttore portoghese, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1998). Wikipedia.
I versi di Gianni Rodari sono unici nel loro genere, comunicano dei messaggi estremamente profondi attraverso un linguaggio semplice e diretto; in questo caso, i versi che compongono la filastrocca Il maestro giusto sottolineano l’importanza di trovare, lungo il proprio cammino, un maestro che sappia coltivarci nel migliore dei modi; creando anche un modo molto tenero ma efficace, proprio oggi, giornata mondiale degli insegnanti, di ringraziare un maestro per tutto quello che ha fatto per noi.
Il maestro giusto
C’era una volta un cane che non sapeva abbaiare. Andò da un lupo a farselo spiegare. Ma il lupo gli rispose con un tale ululato che lo fece scappare spaventato.
Andò da un gatto, andò da un cavallo, e, mi vergogno a dirlo,
Imparò dalle rane a gracidare, dal bove a muggire, dall’asino a ragliare, dal topo a squittire, dalla pecora a fare “bè bè”, dalle galline a fare “coccodè”.
Imparò tante cose, però non era affatto soddisfatto e sempre si domandava (magari con un “qua qua”): “Che cos’è che non va?”. Qualcuno gli risponda, se lo sa. Forse era matto? O forse non sapeva
L’importanza dell’insegnante giusto Spesso si ignora l’importanza di trovare il maestro giusto lungo il nostro cammino; basta poco per smarrirsi lungo il percorso di studi o per impantanarsi in una strada senza via d’uscita. Se nel nostro cammino riusciamo a trovare il maestro giusto, che comprende le nostre potenzialità e sa come coltivarle al meglio, dobbiamo essere pronti a mostrargli tutta la nostra gratitudine, perché è grazie a lui se siamo riusciti a crescere come meritavamo.
“Celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale”. Con questo scopo, nel 2005, è stata istituita in Italia, con una legge apposta, la Festa dei Nonni, che ricorre ogni anno in una data molto speciale, quella del 2 ottobre, giorno in cui la Chiesa cattolica celebra gli ‘Angeli custodi’. I nonni infatti, nella vita quotidiana, per i nipoti e le famiglie sono, dei veri e propri ‘angeli custodi’.
I nonni sono il nostro passato, aiutano la famiglia nella crescita dei nipoti, rappresentano un bagaglio di esperienze, saggezza, valori e consigli che trasmettono alle generazioni future. “Ecco 10mila lire, ma non sprecarle”, “Mangia ancora un poco”, “Copriti, che fa freddo!”, “Ai miei tempi…”. Innegabile non avere nelle orecchie queste frasi. Quante volte le abbiamo sentite dai nostri nonni? Non c’è un numero preciso, certamente tante. Quello che è sicuro è che chiunque, riascoltandole, nella vita ha provato le 500leggendole.
I nonni spesso riescono ad avere confidenza con i nipoti più dei genitori, che certamente coccolano e viziano di più, per troppa bontà. Le nonne regalano poi deliziosi piatti di una volta, che sanno fare solo loro: la torta, la crostata, le tagliatelle, i ravioli.
“La generazione più giovane è la freccia, la più vecchia è l’arco”, diceva lo scrittore John Steinbeck.
Un tesoro familiare preziosissimo per piccoli e grandi, sempre pronti ad aiutare moralmente e anche economicamente la famiglia. Gentili, affettuosi, generosi, inclini ad ascoltare, accontentare e curare tutti i mali con la dolce medicina dei
baci e delle carezze. Per tutto quello che fanno, forse una giornata speciale per celebrarli non basta: ogni giorno in realtà andrebbero festeggiati.
Non ci resta quindi che dire: tanti auguri nonni e nonne!
Forse l’estate ha finito di vivere. Si sono fatte rare anche le cicale. Sentirne ancora una che scricchia è un tuffo nel sangue. La crosta del mondo si chiude, com’era prevedibile se prelude a uno scoppio. Era improbabile anche l’uomo, si afferma. Per la consolazione di non so chi, lassù alla lotteria è stato estratto il numero che non usciva mai.
Ma non ci sarà scoppio. Basta il peggio che è infinito per natura mentre il meglio dura poco. La sibilla trimurtica esorcizza la Moira insufflando vita nei nati-morti. È morto solo chi pensa alle cicale. Se non se n’è avveduto il torto è suo.
Io sono una cacciatrice di interviste, individuo il bersaglio e gli sparo un intervista. Vado curiosando, leggendo per scovare qualcuno che soddisfi la mia vena di impicciona della parola. Con Jean Christophe Casalini non è andata proprio cosi, mi ha scovata lui per leggere le mie poesie. In un primo momento sono rimasta interdetta, sorpresa che qualcuno le avesse notate e poi leggerle. Credo che abbia dato una bel colpo alla mia autostima, perchè lui le poesie non solo le legge, le viviseziona per poi commentarle. I suoi commenti scandagliati, profondi, una sorta di psicoanalisi del pensiero poetico, per cercare quell’essenza, quell’io profondo che fa di noi persone uniche ed originali. Jean Chistophe, non scrive di poesia, lui scrive libri surreali a sfondo violento e psicologico, libri distopici, ma ama la poesia, la declama, la commenta. Lui è uno spirito poliedrico, dire solo che scrive libri è estremamente riduttivo, già a 16 anni compone il primo jingle pubblicitario, suona la chitarra, fa l’attore e diventa il primo sound designer italiano. Il primo che intuisce la rivoluzione digitale acustica, portando il cinema italiano agli stessi livelli già sperimentati all’estero. Mi piace ricordare che nel 1997, inventa il suono del morso del Magnum, avete presente il gelato e il famoso ” croc” ? Ebbene l’ha ideato Casalini, ancora oggi viene usato nelle pubblicità. Ma io non sono qui per parlare della sua biografia, già molto esauriente, in questa pagina, ma di Jean Christophe come persona. Dietro ogni cosa nella vita, c’è una persona unica ed ineguagliabile, come dire ogni volta si rompe lo stampo. Dietro i libri che scrive c’è una persona e allora domandiamoci chi sia! Casalini ama tutto ciò che fa, tutto ciò che fa, lo fa con grande entusiasmo, dedicando tutto se stesso. Lui sceglie quello che vuole fare e lo fa bene, ieri come sound designer, oggi come scrittore. I suoi libri, in qualche modo, sono” ciò che pensa”, Nel suo ultimo libro Hypnos, Adam il personaggio, anche nel nome, ha un significato spirituale. Adam ” Adamo ” il primo uomo della terra, e anche in Hypnos il primo uomo che prende coscienza e per la salvezza del resto del genere umano, sacrifica se stesso fino alla morte, una morte che lo immortala, più che fosse vivo. Un libro da leggere, una scrittura fluida e percettibile, lo leggi di un fiato, scorrevole come una fonte d’acqua. Studioso appassionato tra un immutabile eterno e misterioso e l’universo mortale e finito.
Alla ricerca dell’anima, appassionato di poesia perchè alcuni l’anima ce l hanno dentro e poi riescono a scriverlo. Un ricercatore del dentro, dell’interiorità. Casalini razionale, sognatore, ambientalista, perfezionista, precisino, una personalità eclettica, dotato di grande sensibilità e umanità. Lui stesso è un ”sound” la sua vita molto articolata, segnata in qualche modo, dalla morte della madre, donna bellissima e di grande talento come pittrice.. Nel 2000 realizza il suo primo libro”CA43” sulla sua splendida madre, che non ha mai voluto esporre le sue opere, quadri bellissimi dove tutto è interpretativo e sentito, una pittura che è poesia. Poi accade qualcosa nella sua vita, che lo cambia e gli fa un ulteriore salto, che lo porta ad indagare quell’anima di cui diventa fortemente appassionato, e a quel creatore che ci ha generato. Qualche anno fa ebbe un incidente gravissimo, decise di non lavorare più come sound designer, ma dedicarsi e dare priorità a cose che prima aveva sottovaluto. Allora nasce la sua attività di scrittore a corpo pieno, in lui c’è un pò di” Adam”personaggio tormentato del suo libro, ma dalla grande consapevolezza e determinazione e soprattutto di grande coraggio. Leggetelo Jean Christophe Casalini, sorprendente, scorrevole, la musica comunque non l’abbandona, lui dirige l’orchestra della sua vita, un motivo appassionato in cui si butta. In Casalini sono condensate due vite, forse anche una in più, per quest’uomo che dorme poco e coltiva senza tempo le sue passioni, mettendo tutto se stesso. L’intervista è limitativa, la sua vita è un concentrato di vite, di esperienze che fanno di lui una persona tutta da scoprire. Casalini potrei definirlo una sinfonia, dove tutti gli strumenti suonano, e fanno di lui un artista a tutto tondo. Veramente un piacere conoscerlo.
Jean Crhistophe Casalini
L’Intervista:
Sei nato in una casa di artisti, tua madre pittrice, tuo padre regista, tu stesso sei stato precoce, dal mondo della recitazione, nel mondo del sound designer. Hai dimostrato molto talento in questa cosa che poi hai lasciato, mi domando il perché!
Ho sempre lasciato ogni esperienza artistica quando ho ritenuto di aver raggiunto il potenziale della mia offerta, o della domanda del mercato. Erano tutte esperienze partite per hobby che poi ho coltivato e assecondato seguendo l’interesse e le richieste dei clienti. Quando notavo che la mia propositività veniva messa in secondo piano per soddisfare solo gli aspetti tecnici o, peggio, economici, ho sentito spegnere ogni volta la mia passione. Questa trappola, in cui cadono molti, non è facile da superare perché devi rimetterti in gioco ogni volta, rinunciando alla zona di confort di una posizione di mercato consolidata e guadagni certi, che non sono mai facili quando si parla di lavoro come artista.
Ricominciare da capo, significa lottare per emergere sopra il rumore bianco dei desideri di tutti di poter lavorare avendo il piacere di soddisfare una propria creatività. Il mercato pubblicitario mi piaceva perché spietato da questo punto di vista. Escludeva il qualunquismo e cercava talenti capaci di accompagnare con freschezza le idee creative. Era sempre un gioco di squadra multimediale tra creativi, regista, produttori, troupe, post produzione dove ognuno dava sempre il massimo di sé, sperimentando tecniche sempre nuove. Era l’apoteosi della perfezione raggiungibile da parte di ogni professionista coinvolto con la tecnologia disponibile in quel momento
È stato così fintanto che il marketing e gli uffici acquisti non hanno prevalso sull’arte, sbilanciando di fatto un equilibrio creativo. Le logiche dei numeri (prezzi, sconti) hanno soffocato ogni mia motivazione, poiché per chi lavorava come me oltre 12 ore al giorno sempre in urgenza per le messe in onda, riteneva che la mancanza di libertà dovesse essere adeguatamente ricompensata. Ho pertanto seguito il mio bisogno di liberarmi per non restare imprigionato nel degrado creativo e del mio tempo non più apprezzato, seguendo le indicazioni degli eventi che si susseguivano offrendomi ogni volta una via di fuga e che ho saputo interpretare anche soffrendo.
Quale è stato l’episodio che ha segnato profondamente la tua vita e segnato un cambiamento?
Sarebbero tanti e tutti legati ad ogni mio cambiamento
È stato come se gli episodi mi suggerivano una porta che si apriva oppure una porta che stava per richiudersi. Ho però notato come questi eventi avessero sempre maggiore impatto. È un po’ come se ogni episodio fosse sempre stato commisurato alla forza necessaria per scuotermi, e quindi sempre maggiore ad ogni mio momento della vita sempre più piena. Non per ultimo l’incidente in moto quattro anni fa; sono stato tamponato e vivo – a detta di tutti – per miracolo. È stato un evento drammatico che mi ha segnato decisamente fino a coinvolgere e stravolgere i miei affetti, il mio impegno professionale, le mie passioni, i miei ritmi. L’impatto in questo caso mi ha fermato il tempo necessario per comprendere il senso della sofferenza come necessaria per un cambiamento radicale e di buttarmi pienamente nella scrittura che chiedeva con sempre maggiore forza la sua attenzione.
Ogni scrittore sceglie il proprio genere di scrittura e tu certamente non sei uno scrittore mieloso, quando c’è di te nei tuoi libri?
Ho sempre agito controcorrente perché seguo l’ispirazione che mi giunge senza badare se sia quello che richiede il mercato. Mi ritengo uno scrittore surrealista. Mi divertono le esasperazioni per rivelare la parte oscura in ognuno di noi o nei livelli strutturati della nostra società attuale. Questa mia qualità mi permette di cimentarmi anche in generi diversi, dal noir alla fantascienza, intesi come sottogeneri del surrealismo. Non è detto che in futuro io non proponga qualcosa di mieloso se utile a comunicare qualcosa! Ora che me lo hai suggerito… C’è molto da rivelare al lettore perché possa essere sollecitato a sua volta nello scoprire che la vita non va vissuta in una continua zona di confort; non c’è sviluppo se si asseconda sempre e soltanto il proprio desiderio di ricevere ciò che è comodo percepire. Ecco perché i libri che scrivo, così come i miei racconti che ho sempre scritto, sin da ragazzo a oggi, e che sto raccogliendo per la mia prossima uscita, scuotono le fondamenta della realtà illusoria in cui viviamo.
Cosa pensi di te?
Uh!? Interessante. Cosa penso di me? Nella terza domanda mi chiedevi quanto c’è di me nei miei libri. Ebbene sì! C’è tutta la mia esperienza dei continui cambiamenti che mi hanno portato a essere la persona che sono stato, che sono e che sarò. Sono il continuo risultato delle mie stesse provocazioni, dei miei errori e dei continui discernimenti sul divenire perché io possa procedere in contatto con la parte più profonda del mio ‘io’, inteso come il potenziale della mia frazione di anima dell’unità persa, dispersa nel Grande Mare dove tutti nuotiamo. Per questo sento di avere grande senso di responsabilità verso la collettività. Se guardo invece alla mia persona nella sua individualità terrena, mi fa sorridere perché ne colgo le sue vulnerabilità e le sue qualità. Mi diverto perché ho sempre qualcosa da correggere dentro di me. Mi sento come il cubo di Rubik con i colori che vanno rimessi in ordine in ogni lato. A volte sento di esserci vicino, ma poi basta una reazione impulsiva per mettere in discussione la centratura. E allora riparte un gran lavoro sul perché, come, quando e dove per evitare che riaccada. È già buona cosa che io me ne accorga e che ci rida ogni volta sopra. Come dire… non mi annoio mai con me stesso!
In ogni cosa che fai metti il tuo massimo, per fare così non trascuri nulla?
Beh… Qualcosa va sacrificato. A volte è il tempo necessario, a volte gli affetti. Tendo a organizzarmi per priorità cercando di accontentare tutti, me compreso. Non sempre ci riesco, ma chi mi capisce sa perdonarmi. Sono i miei parenti stretti, gli amici, gli affetti. Chi sa del mio costante impegno, comprende la mia generosità. Quello che perdo nel tempo, ho scoperto essere le relazioni pretenziose che rubano energia e attenzione agli altri, ritenendosi più importanti.
ritornando sui tuoi libri, scrivi storie particolari, distopiche, penso anche proiettate in un futuro non molto lontano. Secondo te siamo già in questo futuro dove l’uomo è inebetito , globalizzato, spersonalizzato?
HYPNOS è un romanzo distopico. È una metafora del nostro presente dove i socials attuali vengono sostituiti da un’unica applicazione onirica chiamata appunto HYPNOS, dentro cui gli utenti condividono i propri sogni. È il controllo delle menti di chi ha interesse a uniformare il consumatore per diventare consenziente e accomodante. Cosa c’è di diverso dalla nostra realtà attuale? Nulla! Viviamo già nella finzione perché siamo tutti condizionati dal nostro bisogno di condividere le nostre illusioni o apparenze di una vita migliore di quella che viviamo.
È la trappola del nostro software mentale che ci spinge a cercare il piacere e a fuggire dal dolore, riducendo il nostro libero arbitrio a metà delle possibilità e quindi a cogliere la realtà non nella sua totalità. Ecco perché la nostra esperienza di vita terrena è illusoria quando non comprendiamo come avvengono le scelte! Il romanzo esaspera la situazione attuale dove la bramosia del piacere agisce sempre e soltanto nel proprio interesse. Per i grandi gruppi economici, e quindi dei soci azionari, il piacere deriva dal profitto e, quindi, dai dividendi che permesso tacitamente perché in tanti investono sui titoli, piccoli e grandi risparmiatori. Siamo complici del nostro sfacelo. I socials, oggi, limitano le informazioni attraverso l’oscuramento di post anti conformisti per indirizzare il nostro pensiero in una unica opinione di massa assecondante e soprattutto non critica.
Attenzione, il pensiero unico di un ordine nuovo globale non significa intento comune. C’è una grande differenza! L’intento può essere benevolo anche se i pensieri sono diversi, mentre il pensiero unico limita ogni intenzione nel ristretto raggio di azione, dove i poteri economici hanno interesse a indirizzare il consumatore. È la logica del gregge di pecore e capre rinchiuse nei recinti del mercato, dove la ‘mano invisibile’ suggerita da Adam Smith di un controllore automatico (o divino per chi crede) dei prezzi e della qualità dell’offerta è diventata l’estensione del lungo braccio della speculazione finanziaria, non di certo altruistica. Quale è il rischio descritto in HYPNOS? La tecnologia odierna è già in grado di riconoscere le aree del cervello attivate in base a una parola o una immaginazione attraverso il flusso di sangue rilevato dalla risonanza magnetica. Gli esperimenti hanno dimostrato che anche alcuni pazienti in coma vivono le stesse sollecitazioni di esseri attivi. Inoltre si è riusciti a immettere segnali visivi, al momento ancora alonati, a chi ha limitazioni visive.
Siamo agli inizi della nuova rivoluzione connettiva biofisica esterna-interna che passerà dagli stimoli alle sollecitazioni del cervello, una volta compreso pienamente come avviene a livello infinitesimale il flusso visivo e acustico (i due sensi principali). Non ci vorrà molto perché si possano cogliere le prime immagini dei sogni. In HYPNOS descrivo il grande flusso di denaro riversato nella prossima frontiera comunicativa perché asseconderà il desiderio di poter cogliere ogni scelta, addirittura nel subconscio, quando ancora deve diventare conscio, anticipando il volere del consumatore e, da lì, potendo condizionarne il desiderio con il giusto innesto di immagini subliminali.
Quale è la parte oscura di te e che ti fa paura?
La mia parte oscura è l’ego che ognuno di noi ha dentro di sé. Riconoscerlo è fondamentale per liberarsi dai condizionamenti delle nostre pulsioni o attitudine distruttive che non ci consentono una disponibilità amorevole verso l’altro e una corretta interazione con la natura benevola e circolare. È un processo molto difficile poiché quando cerchiamo la nostra parte oscura lo facciamo, appunto, con la nostra ragione controllata dal nostro ego; esso non ammetterà mai i propri difetti ma solo quelli degli altri. Si confonde con il tuo ‘io’ soggiogato dal suo potere.
Scoprire che l’ira, l’avarizia, la superbia (presunzione, arroganza), invidia (gelosia), l’accidia, la lussuria e la gola sono i suoi piaceri che alimentano la sua forza, comprendi il disastro di ogni esistenza terrena piombata nell’oscurità sotto la sua manipolazione. Non ne ho più avuto paura dopo averlo riconosciuto dentro di me, ho lavorato molto sulla sua attitudine e oggi so domarlo abbastanza bene. Non abbasso mai la guardia e mi pongo sempre nel dubbio poiché il mio ego esterna ancora qualche stupida reazione, ricordandomi che non ho raggiunto la perfezione. In questi casi, cerco di comprendere quale sia stato lo stimolo a scatenare la sua reazione per evitare che possa accadere di nuovo. Oggi mi è pure simpatico e ci rido sopra.
Stai bruciando tantissime tappe, sempre con il tuo incredibile entusiasmo e vivacità, sei una fonte inesauribile che zampilla dovunque, il tuo fine? I tuoi desideri, i tuoi sogni veri
Il mio fine? Ne ho fatto la mia missione verso gli altri e questo mi da grande motivazione. Scrivo per comunicare ciò che mi giunge per ispirazione. Lo faccio con le mie qualità narrative con il fare di un canale ricevente e trasmittente allo stesso tempo. Non mi considero un sognatore. Sono più un visionario, se devo trovare un termine che mi si addice: sono più che certo che l’umanità arriverà alla perfezione. Utopia e anarchia, oggi guardate con sospetto, verranno raggiunte ad un livello umano evolutivo altissimo nei prossimi secoli.
Abbiamo due vie per riuscirci: attraverso la consapevolezza dell’amore e la responsabilità verso l’altro ed evitare ogni disastro, oppure subire il continuo dramma delle proprie illusioni, dei propri insuccessi con i conseguenti contraccolpi fino ad obbligarci al conseguimento, ma con continua sofferenza. Io agisco nell’ambito della prima soluzione perché eternamente più piacevole…
Jean Crhistophe Casalini. La Felicità
Vorrei conoscere il tuo concetto di felicità.
Siamo talmente immersi in noi stessi, che limitiamo il concetto solo nelle cose terrene. Ero così anche io, intrappolato nel mio desiderio del piacere, convinto che fosse la chiave della felicità, poiché entrambi il ‘piacere’ e la ‘felicità’ sono appaganti. Ma hanno una terribile e temibile differenza. Mentre la felicità è un’onda lunga di gioia, il piacere ha un decadimento molto veloce, una volta soddisfatto. Si finisce per cercarlo di nuovo credendo che la somma dei picchi emotivi del piacere ripetuto possa emulare la felicità, ma ogni volta si rimane con la delusione nel sentire la mancanza riaffiorare nuovamente.
Sono per esempio: la trappola dell’alcol, delle droghe, del sesso, del lavoro eccessivo, del guadagno! Sono tutte assuefazioni che portano alla distruzione di sé stessi e del tuo mondo attorno. Il mio concetto? È quello che molti insegnamenti spirituali suggeriscono: la felicità è nella connessione con gli altri, quando ti prodighi per esaltare le qualità degli altri. È un livello di elevazione dove non esiste la competizione, questa così osannata nelle economie legate al denaro. In termini economici potremmo parlare di circolarità, di eguaglianza di forma e rispetto con la natura che ha cicli circolari, dove ogni elemento si contribuisce per sostenere l’altro in un reciproco equilibrio. La felicità si percepisce nella collaborazione, nella mutua responsabilità fino all’intento comune benevolo per arrivare all’unità dove il grado di felicità più elevato sfocia alla gioia eterna.
Sublime concetto di felicità, in cui io aggiungerei, io inguaribile romantica la frase di Hermann Hesse” Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto dell’anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita: Felice è dunque chi è capace di amare molto. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è il desiderio divenuto saggezza; l’amore non vuole possedere, vuole soltanto amare”
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché sin da quando ero bambina mi hanno sempre tenuto compagnia non facendomi mai sentire sola. Hanno sempre ascoltato tutti i miei problemi con estrema attenzione senza mai dare alcun segno di noia o di disappunto.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché accanto a loro ho avuto la fortuna di sviluppare tantissime difese immunitarie che mi hanno permesso di vivere una vita sana lontana da medici curanti, farmaci e allergie.
Flavia Sironi
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché in un momento difficilissimo della mia vita, quando ho perso tutto casa compresa, mi sono sempre stati accanto con l’amore immutato nonostante la loro pappa fosse meno ricca e gustosa, nonostante avessi meno tempo da dedicare loro, nonostante fossi spesso nervosa e piagnona. Al contrario di alcune persone che sono fuggite per paura chiedessi loro qualcosa, mi sono sempre stati vicino. Mi hanno dato forza e coraggio per rialzarmi da terra, ricominciare e tirare avanti.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché nelle notti fredde riscaldano il mio corpo appiccicandosi come cozze al mio.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché sono allegri, buffi, simpatici e mi fanno divertire.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché conoscono il significato della parola empatia e la applicano in continuazione.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché quando piango e ho bisogno di conforto si radunano attorno a me e con i loro nasi umidi e la loro lingua calda asciugano le mie lacrime.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché quando canto mi accompagnano con ululati gioiosi saltandomi addosso.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché nonostante dia loro nomi buffi, a volte persino ridicoli, non si lamentano mai e mi rispondono sempre con entusiasmo.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶, una in particolare Havana, perché con la loro voglia di correre mi hanno portato a fare risultati mai sperati. Con Havana due Campionati Italiani vinti, due partecipazioni al Campionato Europeo con la Maglia Azzurra della Nazionale Italiana di Canicross.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché con loro faccio una vita libera, all’aria aperta e partecipo ad eventi legati al mondo della cinofilia.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché facendo ciò che faccio conosco sempre persone interessanti con le quali molto spesso collaboro, organizzo, o semplicemente do loro una mano e loro la danno a me.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché ogni giorno quando mi sveglio accolgono la mia giornata e ogni notte vegliano il mio sonno.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché quando rientro mi accolgono come se non mi vedessero da mesi e mi fanno sentire finalmente a casa.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché sopportano le mie lune, il mio carattere mutevole, la mia originalità, la mia rabbia, il mio nervosismo, la mia ansia. (Ovviamente, sia ben chiaro, non scarico questi nefasti sentimenti sui loro corpi ma sbatto porte, urlo, pesto i piedi). Loro mi guardano dispiaciuti con testa bassa e occhi smarriti.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗶 perché mi sono sempre grati di tutto ciò che offro loro, della vita che regalo loro, del cibo che dono loro, delle cure che ho per loro. E’ da tutti i miei cani che ho imparato il significato esatto della parola gratitudine, sono a loro grata anche per questo.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché sanno sempre attendere il momento giusto.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché con le loro fusa cadenzate cullano il mio sonno rilassando i miei nervi.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché tengono lontano dalla mia casa animaletti indesiderati.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché sono molto belli, oserei dire perfetti.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché quando ho male a qualche parte del corpo, soprattutto lo stomaco, si sdraiano sulla parte dolente attenuando o addirittura annullando il male.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché con le loro giravolte e le loro scorribande mi fanno divertire.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché nonostante i nomi buffi o addirittura ridicoli che invento per loro non mi portano rancore e quando li chiamo, se ne hanno voglia, vengono da me.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché conoscendoli a fondo comprendo ogni giorno il grande significato della parola libertà.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché mi dimostrano cos’è l’amicizia facendomi sentire loro amica.
𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗺𝗶𝗲𝗶 𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 perché, a modo loro, mi sono grati di tutto ciò che offro loro.
Mi piacerebbe sapere i vostri motivi per i quali siete grati ai vostri animali.
CAMPIONATO MONDIALE DEL PESTO, VINCE LA STUDENTESSA CAMILLA PIZZORNO
Sfidanti da ogni angolo del mondo, a trionfare è la genovese e più giovane della gara
Camilla Pizzorno vince il Campionato
Frequentando il corso di giornalismo presso l’Università di Genova, ho avuto la possibilità di poter scrivere in prima persona articoli che trattano gli eventi più significativi della zona. Attrezzata di carta e penna, sono riuscita ad intervistare in esclusiva la vincitrice del Campionato Mondiale del Pesto. Con questo articolo voglio portarvi con me alla scoperta di tradizioni familiari e ricette segrete tra il profumo del basilico.
Il pesto più buono del mondo lo prepara Camilla Pizzorno, 22 anni, studentessa universitaria di psicologia, residente a Pegli. È la terza donnae la ragazza più giovane nella storia a vincere il Campionato Mondiale del Pesto Genovese, che è tornato dopo 2 anni di assenza, causa Covid. Camilla ha sbaragliato i cento concorrenti provenienti da tutto il mondo, sabato 4 giugno, sfidandosi a colpi di pestello nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Hanno partecipato adulti, bambini e addirittura un robot, grazie al contributo dell’Istituto Italiano di Tecnologia: Robo Twin, caratterizzato da un sistema di movimentazione composto da due braccia robotiche dotate di mani poliarticolate e muscoli artificiali che per la prima volta nella storia si è cimentato con la preparazione della storica salsa genovese.
Robo Twin
Si sono sfidati concorrenti provenienti da Cambogia, Camerun, Giappone, Guinea, Messico, Moldavia e Stati Uniti, alla presenza di trenta giudici selezionati per esperienza, competenza e attivismo nel mondo del food e della promozione territoriale, e tanti illustri ospiti, ma i veri protagonisti sono i sette ingredienti “magici” uguali per tutti, un mortaio e il pestello.
La più giovane concorrente in gara vince con due ingredienti segreti “lo faccio con amore e divertendomi”, dedicando la vittoria alla nonna che le ha insegnato da bambina la passione per il pesto genovese “ricordo ancora quando mi veniva a prendere a scuola alle elementari, mi portava a casa e nella sua cucina preparavamo il pesto con il suo grosso mortaio. La guardavo affascinata, rappresentava un momento per stare insieme”.
Una tradizione di famiglia, tanto che il padre aveva già partecipato ad altre edizioni del campionato, nel 2016 e nel 2018, arrivando due volte secondo. Lei lo ha superato: “Adesso il pesto a casa lo farò solo io – ha detto al termine della premiazione – Qual è il segreto del mio pesto? I segreti non vanno mai rivelati”. Inattesa la vittoria dato che il mondo delle cucina non le appartiene, ma da vera genovese è cresciuta tra basilico e mortaio.
Il “trofeo”
“Il pesto è la salsa più conosciuta al mondo dopo quella al pomodoro – commenta il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – non possiamo parlare di un semplice condimento ma di una bandiera non solo della Liguria ma del nostro Paese, perché all’interno dello scrigno del mortaio c’è il profumo e il sapore della nostra terra”. Il Campionato si svolge una volta ogni due anni e il vincitore viene selezionato tra i cento finalisti mondiali. Sarà dunque un compito importante per Camilla che diventa così la portavoce del pesto in tutto il mondo: “spero di adempiere questo ruolo al meglio” spiega emozionata, dovendo partecipare come giudice alle selezioni dei prossimi finalisti, una grande responsabilità rappresentando la Liguria e sopratutto Genova.
La società odierna – in attuale fase di ristrutturazione verticale – si sta sviluppando sull’onda della fobia del “diverso”, che, fatte le dovute e rilevanti eccezioni, non si manifesta più come nei secoli passati con l’odio conscio verso ciò che è differente da noi, ma, con l’odio verso chi pone in rilievo tali diversità; e sotto il velo dell’amore comunitario, nell’annullamento delle peculiarità individuali che caratterizzano gli uomini. Appagando così, in un colpo solo, due obbiettivi: da un lato l’imposizione della propria visione del mondo al prossimo, in particolar modo da parte delle èlites; e su un piano più profonodo – avvolto dalla rimozione – il bisogno infantile di rendere l’altro uguale a se stessi, così da azzerare i processi psico-biologici di separazione e individuazione, a favore di una regressione nell’abbandono al sentimento oceanico di fusione con il mondo (degradato al rango di feticcio materno). Tutto questo nel disperato tentativo di superare la paura dell’isolamento che necessariamente l’uomo deve affrontare per costruirsi un’identità solida. Identità, senza la quale non può esistere amore verso il prossimo. Dove non vi è identità albergano odio e paura, non amore.
Identità non è xenofobia.
Nessuno che abbia un minimo di buon senso riproporrebbe un ritorno all’affermazione narcisistica dell’Io, nè a livello spirituale nè a livello sociale come struttura cardine delle “nazioni”. Nonostante ciò, chiunque si provi a dissentire dall’ordine globalista imperante, e a nominare con accezione positiva il termine “Identità”, viene accusato di essere portatore di una visione del mondo retrograda, che esporrebbe al rischio di un ritorno ai nazionalismi caratterizzati dal culto ossessivo delle identità, e volontà di potenza sulle altre nazioni con politiche che calcherebbero la scia della xenofobia. Questo ovviamente esporrebbe il mondo intero a tensioni tra Stati estremamente rischiose, visto soprattutto il livello di potenziale distruttivo raggiunto dagli armamenti attuali. Esiste però un’alternativa tra quella che io definisco “fobia dell’identità” e l’affermazione narcisistica di essa. La vera alternativa non è tra nazionalismi e globalismi. Ma tra piano orizzontale con decentramento del potere socio- economico, e piano verticale con potere accentrato in oligopoli. Possono benissimo coesistere identità e multietnia, così come identità e forme di governo globali. Anzi, è prerequisito per l’esistenza stessa del concetto di multietnia – facilmente ricavabile dalla semantica lessicale stessa del termine – la preservazione dei caratteri peculiari di ogni singola etnia. Che si tratti di un potere globalista o nazionalista/sovranista, nel momento in cui tale potere sovrasta le popolazioni – elevandosi con fanatismo al pari di qualunque retrograda ideologia religiosa – tramite processi di esautorazzione dei meccanismi democratici, la differenza tra queste due forme di governo (globalista e sovranista) viene de facto annullata. Su questo argomento, ovvero sulle vere alternative che la classe dominante e gli intellettuali degradati al rango di loro maggiordomi non vogliono proporci – per timore che i popoli si destino dal letargo – sarebbe auspicabile riprendere in mano alcuni studi (molto in voga tra gli anni 60′ e 80′) tra le frange degli umanisti radicali, che sia in ambito romantico/conservatore, che socialista/progressista, si sono sforzati di teorizzare forme di società globalizzate che rispettino le identità dei singoli e delle comunità. Società comunitarie, democratiche, strutturate su l’adeguata miscela di centralizzazione e decentralizzazione del potere. A sostegno di quanto affermato precedentemente riporto alcune frasi del noto psicoanalista/sociologo Erich Fromm:
<<Occorre risolvere il problema di come continuare la produzione industriale senza ricorrere a una centralizzazione totale, vale a dire senza sfociare nel fascismo vecchio stampo o, più probabilmente, in un fascismo tecnologico dal volto sorridente>>.
<< Occorre combinare la pianificazione a tutti i livelli con un alto grado di decentralizzazione, rinunciando all'<<economia di mercato libero>>, che del resto è ormai largamente fittizia>>.
(E.Fromm – “Avere o essere?” – IX Caratteristiche della nuova società)
(Erich Fromm)
Sul piano individuale, l’alternativa tra identità e non identità non esiste. Senza identità sorge la paura della disintegrazione del sè. Con una concezione del senso di identità basato su valori narcisistici, a cui ci si aggrappa come ad un oggetto da possedere, si vive come rinchiusi all’interno di una prigione asettica; e tale condizione non può far altro che produrre nell’individuo noia e terrore dell’isolamento. Amore e identità devono per forza di cose poter coesistere, pena, la paura della perdita del sè o il terrore dell’isolamento.
Poiché in sociologia viene definito “carattere sociale” la somma dei punti comuni dei caratteri individuali, questi “assunti”, in qualche modo, con gli ovvi e dovuti riadattamenti, devono coesistere anche su larga scala. Se così non sarà avremo una società composta da individui affetti da patologie psichiche di vario tipo, e conseguentemente una società affetta dalle stesse patologie, che divene essa stessa matrice di altrettanti individui malati. Amare il “diverso” è unione con esso e preservazione della sua “specifica” e “singolare” diversità.
La ricerca torna in tavola. Nei bar e ristoranti di Alessandria si fa sensibilizzazione sui linfomi con il progetto di FIL e Ascom.
Ad Alessandria “C’è più gusto con la ricerca”! Torna oggi, 15 settembre – Giornata Mondiale per la consapevolezza sul Linfoma – l’iniziativa promossa da Fondazione Italiana Linfomi e Ascom-Confcommercio Alessandria, con il patrocinio del Comune di Alessandria e il supporto di sponsor privati, per coinvolgere e sensibilizzare la città su un tema difficile e importante quale la lotta ai linfomi. Patologia onco-ematologica tra le più diffuse, i linfomi in Italia colpiscono ogni anno circa 15.000 persone, con un’incidenza di 40 nuovi casi al giorno, quasi2 ogni ora. Rispetto ad altre forme tumorali, consentono spesso alte probabilità di guarigione se il paziente riesce ad essere curato con i farmaci e con gli schemi terapeutici più appropriati. Di qui l’importanza fondamentale della ricerca.
Settembre è il mese dedicato a questo impegno.
Per il secondo anno, una rete di bar e ristoranti“Amici di FIL” dedicano una proposta dei loro menù alla ricerca sui linfomi. Scegliendo il “piatto/cocktail della ricerca” i cittadini possono prendere parte al progetto e contribuire alla raccolta fondi in favore della Fondazione. Il ricavato, infatti, sarà devoluto a FIL. L’iniziativa è in programma dal 15 settembre al 15 ottobre.
La Fondazione
La Fondazione Italiana Linfomi è un’organizzazione nazionale, con sede ad Alessandria, nata nel 2010 dalla naturale evoluzione di un gruppo di cooperazione spontanea tra clinici e ricercatori impegnati nello studio e nella terapia dei linfomi. Conduce studi clinici per migliorare diagnosi, terapie e qualità di vita dei pazienti affetti da linfoma. Dall’inizio della sua attività, FIL ha coinvolto circa 10.000 pazienti in progetti di ricerca e condotto oltre 90 studi. Vi aderiscono oltre 150 centri onco-ematologici di ricerca e cura sul territorio italiano, tra cui l’Ospedale Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria, con il reparto di Ematologia diretto dal Prof. Marco Ladetto, Vice Presidente della Fondazione.
“Da sempre centro FIL, l’ospedale di Alessandria vanta una collaborazione proficua con la Fondazione, che si traduce in numerosi protocolli di ricerca sui linfomi e in un’attenzione speciale verso i pazienti – dichiara il Prof. Marco Ladetto, Direttore SCDU Ematologia dell’Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio e C. Arrigo di Alessandria e Vice Presidente della Fondazione. Dal 2010 ad oggi ha partecipato a una cinquantina di studi promossi dalla Fondazione Italiana Linfomi, arruolando circa 300 pazienti, e ha collaborato a numerose pubblicazioni scientifiche. Progetti come ‘C’è più gusto con la ricerca’ ci consentono di portare il tema della ricerca scientifica tra le persone, per sensibilizzarle e far conoscere l’attività di una realtà d’eccellenza del territorio, ancora poco nota. Ringraziamo l’Ascom, l’amministrazione comunale e i partner commerciali che sono oggi al nostro fianco e invitiamo tutti i cittadini a prendere parte all’iniziativa nei prossimi giorni”.
“Aver pensato al titolo del progetto introducendo il binomio ‘gusto e ricerca’ è sicuramente una scelta molto suggestiva, ma anche carica di significati sociali. Come Amministrazione Comunale, dice il Vice Sindaco di Alessandria, ci sentiamo di condividere pienamente questa manifestazione, ma anche il modo creativo con cui a livello locale tanti operatori aderenti hanno deciso di partecipare. La rilevanza sociale di “C’è più gusto con la ricerca,” sta proprio in questo invito a considerare l’importanza della ricerca grazie ad un sostegno che auspico essere ampio, condiviso e consapevole. Un grazie agli aderenti, a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione di questa iniziativa e al costante impegno della Fondazione Italiana Linfomi”.
L’iniziativa
Il progetto “C’è più gusto con la ricerca” coinvolge quest’anno 14 locali, con le seguenti proposte gastronomiche:
Arterìa (via Vescovado, 18) – Hamburger di fassona e patatine
Bar Gipsy’s (via Galvani, 12 ) – Aperol Spritz
Bio Cafè (via Erba, 12) – Girella di farro e caffè biologico
Bistrot Cavour (Via Cavour, 34) – I rabaton del Bistrot
Caffè Alessandrino (piazza Garibaldi, 39) – Agnolotti di stufato
Hop Mangiare di Birra (via Arnaldo da Brescia, 13) – Hamburger IO RICERCO (burger di chianina 200 g, lardo d’Arnad, granella di nocciole, funghi porcini, salsa cheddar)
Il Gallo d’oro (via Chenna, 44) – Risotto crema di rapa rossa e spuma di caprino
Il Moscardo (via Volturno, 20) – Agnolotti di stufato bio
Inn Ale Café (via Dante, 45) – Cocktail Rosmary (gin, succo di pera e acqua di rosmarino)
La Poligonia (via Poligonia, 50) –Piatto Marrakech (straccetti di pollo alle spezie tostate marocchine su verdure povere accompagnati da tajine di riso rosso della Camargue)
Pizzeria M. Condurro Antica pizza forcella dal 1937 (via Erba, 4) – Pizza al pesto / Dolce Jendy
Timo e Rosmarino (via Alessandro III, 26) – Millefoglie di baccalà mantecato e pasta fillo con verdure marinate
Vesuvio (via Vochieri, 63) – Pennette al salmone
“Bar e ristoranti sono da sempre luoghi di convivialità, di relazione e di scambio e possono, anche per la loro capillarità sul territorio, portare un significativo contributo per sensibilizzare le persone sul tema della ricerca scientifica per la cura dei linfomi. – dichiara Alice Pedrazzi, Direttore Confcommercio della provincia di Alessandria – E’ già il secondo anno in cui si ripete l’iniziativa “C’è più gusto con la ricerca” e siamo lieti di contribuire nuovamente, insieme ai nostri Soci, alla diffusione di un messaggio così importante. Invitiamo la cittadinanza e tutti coloro che vogliono sostenere la Fondazione Italiana Linfomi, realtà nazionale con sede ad Alessandria che svolge un importantissimo lavoro a favore della popolazione, a visitare i locali aderenti scegliendo le proposte dedicate”.
L’iniziativa è realizzata con il supporto di alcuni sponsor: Centrale del Latte di Alessandria e Asti, Grissitalia, Sasquatch, UnipolSai Assicurazioni Muda & Partners.
Una lotteria benefica per sostenere la ricerca indipendente
Contestualmente al lancio della campagna di sensibilizzazione nei bar e ristoranti di Alessandria, la Fondazione presenta oggi un’altra iniziativa: la lotteria benefica “Un cuore per la ricerca” che mette in palio 15 premi tra cui un IPhone 13, una borsa griffata, un diamante, esperienze gastronomiche e sportive.
I 10.000 biglietti stampati sono in vendita al costo di 2,50 € l’uno, fino al 15 dicembre, presso la sede operativa FIL a Palazzo Pacto in Spalto Marengo 44, ad Alessandria.
L’estrazione finale avverrà il giorno 11/01/2023 alle ore 18, presso la sede operativa della FIL (Spalto Marengo 44 – Alessandria).
La Lotteria è finalizzata al sostegno dei progetti di ricerca scientifica indipendente promossi dalla Fondazione, cioè quelli che abitualmente non godono del supporto dell’industria farmaceutica. I fondi serviranno, in particolare, a finanziare nuovi protocolli per migliorare le possibilità di cura dei giovani pazienti e la qualità di vita dei pazienti che sopravvivono a un linfoma.
Di seguito l’elenco completo dei premi:
Apple IPhone 13 256 GB colore nero “Midnight”
Borsa Max Mara ANNAS
Diamante NEWBRIL da 25 punti
Tostapane “Smeg” due fette, colore rosso
Spremiagrumi Pure Juice One JMP400WH Kenwood
Cena per due da Ristorante “La Fermata” a Spinetta Marengo (AL)
Cena per due da Ristorante “Anna Ghisolfi” a Tortona (AL)
Bottiglia da 100 ml di Aceto Balsamico di Modena Extra vecchio “Acetificio Carandini”
Buono per un Bike Tour a cura di Lifebike
Box quindici prodotti “Latteria Soresina”
Box dieci prodotti “Latteria Soresina”
Scatola da 1400 gr di “Baci Gallina”, della Pasticceria Gallina di Alessandria
Bottiglia Grappa Mazzetti “Antica Distilleria Di Altavilla”
Due confezioni Matita di Lavignone – Barbera d’Asti DOCG “Pico Maccario”
Due candele di cera vegana da 180 gr ciascuna, fragranze ambra e gelsomino, realizzate a mano da “La Soffitta di Sil”
Il Regolamento della lotteria è pubblicato sul sito filinf.it.
Per maggiori informazioni sulla lotteria e sull’iniziativa “C’è più gusto con la ricerca” si può inviare una mail all’indirizzo comunicazione@filinf.it o chiamare gli Uffici FIL allo 0131 033152.
Alessandria: Molti pensano e scrivono che in Italia non abbiamo la libertà, certo qualche condizionamento esiste come del resto in tutti i Paesi occidentali del mondo, ma se proviamo a metterci nei panni di chi vive in taluni Paesi dove non esiste la democrazia, o si muore di fame, o sotto le bombe per la guerra, credo che ci dovremmo rendere conto che in fondo noi non stiamo tanto male, questo ovviamente non vuol dire che non dobbiamo lottare per migliorare ulteriormente la nostra Democrazia!, o quantomeno per evitare che si trasformi in altro…
Relazioni che possono «ingrassare», di Mariangela Ciceri
Nonostante per molti relazionarsi rappresenti una fatica quotidiana, viviamo di relazioni.
Alessandria: Ci relazioniamo con gli amici, con i conoscenti, con i colleghi, con i genitori degli amici dei nostri figli, con i figli stessi, con il partner, con la cassiera del supermercato che incrociamo più spesso di altre, con il dentista e perfino con chi, in auto, ci taglia la strada non rispettando il nostro diritto di precedenza.
Quando i rapporti sono superficiali, occasionali, minimi e le regole prevedono che ci possa ritirare dalla relazione, l’equazione potrebbe essere: tu, non mi piaci, mi deludi, mi ferisci = io mi allontano da te.
Una strategia valida che a volte non è possibile o facile mettere in atto e usare.
Pensiamo alle relazioni obbligate con persone che percepiamo come invadenti, giudicanti, inopportune, sfacciate, arroganti, ma a cui non possiamo (oppure non vogliamo) sottrarci.
Di fronte all’impossibilità di farlo, diamo vita a una delle più frequenti illusioni: lui, lei, loro cambieranno. E così mentre si attende che il miracolo avvenga, restiamo «sospesi», fermi sperando che gli altri facciano quello che sentiamo e crediamo, essere meglio per noi.
Le attese però, come ben sappiamo, logorano.
Il tempo si ferma, ristagna, le aspettative creano ingorghi mentali e ci ritroviamo a dover colmare tempo e spazio.
Le statistiche dicono che una delle modalità con cui cerchiamo di contenere o arginare l’attesa che tutto migliori e che le situazioni cambino è mangiando.
Assaggiare un biscotto, portarsi alla bocca una caramella, non resistere al secondo, terzo, cioccolatino, può aiutare. Può farci sentire meglio. Meno soli. Più forti. Persino più sicuri, perché ci offrono una consolazione fittizia, ma che in quel momento è l’unica che abbiamo.
Tuttavia se siamo nella situazione in cui abbiamo SEMPRE bisogno di sperare che il contesto fatto di vissuti, incontri e relazioni cambi, oppure viviamo in perenne attesa del consenso degli altri o del loro giudizio positivo per non essere (o sentirci) imperfetti, sottomessi, dipendenti, condizionati allora è bene chiedersi: come e quando è iniziato tutto questo? Cosa succede in me quando l’altro mi delude? Cosa provo? Quali paure attiva? Come posso sostituire l’aspettativa delusa in modo da riconoscermi io pregi e valori?
Sperare che gli altri ci amino incondizionatamente, quando noi primi non ci riconosciamo il diritto di essere amati, significa consegnare a loro il controllo della nostra vita.
Il cibo allora diventa il surrogato di quello che vorremmo essere e non siamo, di quello che gli altri dovrebbero darci e non ci danno, ma anche una modalità rapida e meno dolorosa di altre, per mettere a tacere disagi, confitti e bisogni. Proprio quelli che invece varrebbe la pena imparare ad ascoltare.
Sono psicologa clinica e forense. Come clinica mi occupo di consulenza e supporto psicologico sia individuale che di coppia, di psicodiagnostica, di sostegno alla genitorialità, di psico-geriatria, di orientamento scolastico e professionale. Come libera professionista in ambito giuridico e forense il mio ruolo è quello di consulente nella valutazione del danno psichico dovuto ad eventi traumatici, di valutazione delle competenze genitoriali in caso di separazione e divorzio, di mediazione familiare. Conduco inoltre laboratori di comunicazione, psicologia sociale, uso della scrittura come strumento di consapevolezza e problem solving, al fine di facilitare il superamento di criticità emotive.
Dopo ‘E…stateingioco 2022’ e la pausa estiva, dal 19 settembre la Ludoteca Comunale ‘C’è Sole e Luna’, in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Alessandria, riapre le sue porte al pubblico con un NUOVOORARIO, che prevede l’accoglienza dei bambini della fascia 0-4 anni nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 10 alle ore 12, quella della fascia 5-7 anni nella giornata di martedì e quella degli 8-11 anni nella giornata di giovedì dalle ore 16 alle ore 18:30.
Al nuovo orario si aggiunge un nuovo Programma: “LEGGERMENTE” – Autunno 2022, che partirà con il primo appuntamento venerdì 23 settembre alle ore 18:30, con lo spettacolo teatrale ‘LA COMPAGNIA DEGLI SPINOCCHIATI’ a cura della compagnia “Il Melarancio”, presso Piazza Santa Maria di Castello, per i bambini dai 6 agli 11 anni.
Altro evento teatrale in programma invece per i più piccini, dai 3 ai 5 anni, dal titolo ‘I PERCHE’ DEI BAMBINI’, a cura della compagnia Stilema, è previsto per venerdì 7 ottobre presso l’‘Anfiteatro’ di Parco Carrà alle ore 10:30.
“Lo spettacolo è una consuetudine che arricchisce il programma della Ludoteca – sottolinea l’Assessora alle Politiche Giovanili – accanto ad una serie di proposte ludico-creative, volte a far vivere esperienze in cui corpo, mente ed emozioni si incontrano, accompagnando piccoli e grandi utenti nella propria crescita”.
Ecco dunque le proposte:
per i bambini da 0 a 3 anni sono previsti – ‘Passo dopo passo’, creazione di un bagaglio motorio-emotivo, a cura di Andrea Bruni, preparatore atletico, tutti i lunedì dal 3 al 24 ottobre (4 incontri) dalle 11 alle 12, e ‘Giochi di luce’, laboratorio ludico-creativo rivolto a mamma-bambino, a cura delle animatrici della Ludoteca, tutti i venerdì dal 4 al 25 novembre (4 incontri) dalle 10 alle 11;
per i bambini dai 5 ai 7 anni: ‘PassoEnergeticooo!’, percorsi motori con Diego Fuiano, preparatore sportivo, tutti i martedì dal 4 al 25 ottobre(4 incontri) dalle 16:45 alle 18:15 e ‘Impronte e…via’, laboratorio creativo-espressivo a cura di NunziaCastiglione, atelierista, tutti i martedì dall’8 al 29 novembre dalle ore 17 alle ore 18;
infine per i bambini dagli 8 agli 11 anni – ‘Livello Avanzato: Ludoteca’, interazioni e scambi tra videogiochi e giochi reali a cura di Mattia Silvani,animatore ed esperto di gioco, tutti i giovedì dal 6 ottobre al 24 Novembre(7 incontri)dalle ore 16:45 alle ore 18:15.
Nella stagione autunnale non poteva mancare ‘Halloween Park’, festa di Halloween a cura di Mattia Silvani, prevista per giovedì 27 ottobre dalle ore 16:45 presso i ‘Giardini Pittaluga’ di via Cavour, per i bambini dai 6 agli 11 anni.
Infine due gite, una presso l’‘AstroBioParco Oasi’ di Felizzano sabato 22 ottobre, per i bambini dai 4 ai 5 anni e l’altra presso l’‘Acquario di Genova’ sabato 5 novembre,per bambini dai 6 agli 11 anni, che contribuiranno a far vivere esperienze nuove all’insegna dell’autonomia, della socializzazione e di tanto divertimento.
Segnaliamo che i percorsi motori proposti rientrano nell’ambito del progetto ‘Pedibus’, in collaborazione con il Servizio Sistema Educativo Integrato del Comune di Alessandria.
Ricordiamo infine che per frequentare la Ludoteca ‘C’è Sole e Luna’, che abilita anche al prestito di libri e dvd, occorre l’iscrizione, il cui costo è di € 50 all’anno e che i bambini, fino a 4 anni, devono essere accompagnati da un genitore o da un adulto di riferimento.
Per ulteriori informazioni sulla ludoteca e su prenotazioni, costi e disponibilità potete contattare:
Ludoteca ‘C’è Sole e Luna’, Via Verona 103 – Alessandria
A proposito di banchi a rotelle facciamo chiarezza
a cura di Pier Carlo Lava
Come al solito in Italia la disinformazione più o meno voluta genera confusione e ovviamente è prontamente strumentalizzata dai politici di vari schieramenti con perdite di tempo, inutili polemiche sui social e i relativi danni. Ecco perché almeno per quanto possibile occorre fare un minimo di chiarezza.
I banchi a rotelle unitamente a lavagne LIS e altri materiali fanno parte di un finanziamento europeo.
I presidi hanno avuto facoltà di accedere a questi finanziamenti per ì propri istituti e decidere in autonomia se ne avevano bisogno oppure no.
Il finanziamento non è destinato ad altro, se non si vogliono banchi e quant’altro previsto lo si perde.
Così dichiara Chiara M. Ballarin Consulente in almeno 10 istituti: di sedie a rotelle ne ho viste uno solo in uno.
Lo sapevate che il frisbee, ancor prima di chiamarsi così, fu inventato negli Stati Uniti da due veterani della seconda guerra mondiale? Era il 1948 e lo battezzarono Flyin’-Saucer (disco volante), ispirandosi al nome che i giornali utilizzavano per identificare quegli strani oggetti che la gente aveva iniziato a vedere nei cieli di tutto il mondo.
Da oltre settant’anni UFO, astronavi fantasmagoriche, E.T. in cerca di casa e invasori spaziali hanno popolato il nostro immaginario e il mondo dei giocattoli, ma anche tutto ciò che attiene al divertimento.
Per percorrere i sette decenni di “contaminazioni” aliene, il Centro Italiano Studi Ufologici (CISU) propone presso il Museo Etnografico “C’era una volta”, Piazza della Gambarina, Alessandria, la mostra tematica:
UFO LUDICO
Dal 24 settembre al 30 ottobre
Da un’idea di Paolo Toselli
L’invito per l’inaugurazione è alle ore 18.00 di sabato 24 settembre
Con l’occasione, sarà anche presentato in anteprima il libro con analogo titolo che racconta e illustra le invasioni “aliene” nel mondo dei giochi dagli anni ’50 ai giorni nostri.
Ingresso libero tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00,
escluso la domenica mattina.
Su appuntamento, potranno essere disponibili visite guidate alla mostra per scolaresche.
I più curiosi cono invitati domenica 2 ottobre, alle ore 17.00, sempre presso il Museo, per la conferenza
“Gli UFO: solo giochi?”
con Danilo Arona, Fulvio Gatti e Paolo Toselli
Domenica 9 ottobre, dalle ore 16.00, i più giovani potranno partecipare all’evento “Giochiamo con gli UFO”, un pomeriggio all’insegna del sano divertimento con giochi all’aperto e altri passatempi.
Per informazioni sulla mostra e gli eventi correlati:
Ugo Betti, Canzonetta da Il re pensieroso (I strofa)Libreria multimediale WordPress
Fanciullezza perduta - da Frida la loka.
Dove la giovinezza fresca e tutta da scoprire svanisce in un'attimo quando; al posto di soldatini di piombo, allora facevano finta di fare una guerra e oggi si trovano con il piombo in mano; per altri scopi, ignari e increduli.
E si chiedono perché sono lì, perché non è più un gioco che prima, il gruppetto finiva in tarda serata con una bella partita di calcio. Si davano di santa ragione pur di vincere!; mentre rincasando si abbracciavano e con la palla per terra qualcuno la portava a calci sollevando la polvere. Tutti amici, nessuna perdita, nessun ferito.
Domani sarà un'altro giorno, sarà bello! Tocca partita con le biglie...
FIRENZE – È stata inaugurata ieri sera, nella tribuna della Galleria dell’Accademia di Firenze, la nuova illuminazione del David di Michelangelo. Con “Luci sul David” si conclude il progetto, promosso da Enel e realizzato ex-novo da Enel X, per dotare tutte le opere del museo di un’innovativa illuminazione artistica, con un’attenzione particolare al risparmio e all’efficienza energetica, attraverso l’utilizzo di tecnologie di ultima generazione a Led. L’inaugurazione si è svolta alla presenza di Cecilie Hollberg, direttrice dell’Accademia, di Massimo Osanna, direttore generale musei, e di Nicola Lanzetta, direttore Enel Italia. L’evento ha celebrato anche due importanti ricorrenze che cadono nel 2022: i 140 anni del David all’interno della Galleria ed i 60 anni di Enel.
Le luci a led avvolgeranno totalmente il David
Nel dettaglio, si spiega, “il progetto di illuminazione vuole riportare la dinamicità della luce del sole nella Tribuna del David. I corpi illuminanti di nuova generazione, a led, sono dotati di un’apertura del fascio tale da avvolgere totalmente il Davide lasciare in secondo piano il resto dello spazio che lo accoglie, che è dotato invece di un sistema di illuminazione artificiale e a regolazione separata. Durante le ore diurne, l’illuminazione artificiale si va ad aggiungere a quella naturale proveniente dal lucernario che consente una lettura dei dettagli del capolavoro michelangiolesco completamente nuova e vicina alle origini. Il sistema artificiale regola la variazione del colore durante le ore del giorno: i proiettori hanno diverse temperature di colore in modo che si possa osservare il David non solo illuminato da varie prospettive, ma anche con diverse tonalità di luce bianca”. Per illuminare la galleria dei Prigioni, invece, si è optato per un’illuminazione a proiezione dalla cornice presente su entrambi i lati della Galleria.
ROMA – “Si ipotizza che alla base possa esserci un processo infiammatorio cronico che potrebbe a sua volta essere innescato da alcuni tipi di testurizzazione tipici di alcune protesi o da un microfilm batterico presente sulla superficie dell’impianto”. E’ questo che riporta il Report del ministero della Salute, diramato al termine delle fase pilota del Registro nazionale sulle protesi al seno, relativamente al presunto legame tra questi dispositivi medici e il rischio di linfoma anaplastico a grandi cellule (il BA-ALCL), una patologia “la cui eziopatogenesi resta ancora da chiarire”, si legge. Il ministero si fa parte attiva di studio e sta finanziando, come il documento riporta, una ricerca per capire perchè “con uno stesso tipo di protesi solo pochissimi soggetti sviluppino” questo tipo di linfoma. Da oggi quindi questa tipologia di linfoma diventa in certo senso “un rischio” legato alla chirurgia che utilizza le protesi mammarie ed è contemplato nel consenso informato. Nel registro, attivo da marzo 2019, risultano inseriti “3 casi di BA-ALCL” e “negli ultimi 10 anni, a febbraio 2022, ne risultano notificati al ministero 79”. L’insorgenza della malattia arriva a una media di 7,7 anni e il sintomo è il “sieroma periprotesico”, diagnosticabile con un’ecografia. L’incidenza è “molto variabile” e va da “1 caso su 3.817 a 1 su 30.000”. La variabile è legata al tempo di vita della protesi e alla tipologia di protesi impiantate. “Nell’esperienza italiana il 90% delle pazienti è guarito” e su 35 milioni di protesi impiantate nel mondo il numero di casi resta basso, ma, si legge ancora, “la mancata significatività dell’esiguo numero di casi non esime il ministero della Salute dal continuare a studiare questa patologia”, soprattutto per gli aspetti ancora da chiarire e la massima autorità italiana a tal fine è infatti operativa in una task force internazionale che fa monitoraggio, raccoglie e studia i dati relativi alla patologia.
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ROMA – Dopo ‘Soldado’ e ‘Senza rimorso’, Stefano Sollima torna a girare in Italia. E lo fa con ‘Adagio‘, che vede tra i protagonisti Pierfrancesco Favino, Toni Servillo, Valerio Mastandrea e Adriano Giannini. Scritto da Stefano Bises e Sollima, le riprese del film sono iniziate in questi giorni a Roma e si svolgeranno per circa nove settimane. Questa mattina alcune strade interne a via Tiburtina si sono ‘svegliate’ con il ciak del regista delle serie ‘Romanzo Criminale’ e ‘ZeroZeroZero’. Sul set, come mostra il video, gli attori Servillo, Giannini e Francesco Di Leva.
L’ULTIMO CAPITOLO DELLA TRILOGIA CRIMINALE ROMANA
“Sono impaziente ed entusiasta di tornare finalmente a raccontare la mia cittàdopo tutti questi anni. Roma è cambiata e anche io. ‘Adagio’ è una storia crepuscolare di vendetta e redenzione, giusta per essere l’ultimo capitolo della mia trilogia criminale romana (iniziata nel 2012 con ‘A.C.A.B.’ e proseguita nel 2015 con ‘Suburra’, ndr)”, ha dichiarato il regista in una nota. ‘Adagio’ è prodotto da Lorenzo Mieli per The Apartment, società del gruppo Fremantle, Stefano Sollima per AlterEgo, con Vision Distribution.
“Sono molto felice di produrre questo film con Stefano Sollima. Ho sempre ammirato come riesca a entrare con il cinema nelle oscure profondità delle realtà criminali e sociali del nostro Paese (e non solo). E quando mi ha proposto questo ultimo atto della sua trilogia su Roma, l’ho trovato non solo un film bellissimo, ma anche, ora più che mai, importante e necessario”, ha detto in una nota Mieli.
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ROMA – Utenti, ma anche autisti, che viaggiavano in metro o in treno senza indossare la mascherina Ffp2: nei giorni scorsi sono state 203 le violazioni amministrative contestate dai Carabinieri del Nas che hanno portato a multe e sanzioni per un totale di 81 mila euro.
TRENI, BUS E METRO
Gli interventi, condotti unitamente ai Carabinieri dell’Arma territoriale, hanno riguardato3.058 veicoli adibiti al trasporto, tra autobus urbani ed extraurbani (65%), metropolitane (12%), collegamenti ferroviari locali e di navigazione (23%), interessando la verifica di oltre 30 mila utenti a bordo degli stessi. Sono state contestate 203 violazioni amministrative nei confronti di utenti ed autisti, che si trovavano a bordo privi di mascherina o in assenza di idonea mascherina filtrante (Ffp2 o classe superiore), per un ammontare complessivo di 81mila euro di sanzioni.
Le verifiche hanno determinato l’emersione di due aspetti rilevanti riconducibili a: la presenza di 11 autisti e guidatori dei mezzi che svolgevano il proprio incarico senza indossare la prevista mascherina, nonostante il ruolo svolto come operatore di un servizio pubblico; l’accertamento di 31 minori, pari al 15% delle persone sanzionate, risultati privi di mascherina, incuranti della normativa e del rispetto a favore della collettività al fine di ridurre il rischio di contagio.
I controlli sono stati effettuati nel corso degli ultimi giorni da parte del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute d’intesa con il ministero della Salute: si è trattato di una campagna di controlli a livello nazionale al fine di verificare l’osservanza dell’obbligo di indossare la mascherina all’interno dei servizi di trasporto pubblico, allo scopo di tutelare la salute degli utenti, anche in considerazione della ripresa delle attività lavorative e della attuale situazione epidemiologica.
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Ancora una volta l’estate li ha visti, i senzatetto, andare in giro per le strade alla ricerca di un po’ d’ombra per ripararsi da un caldo soffocante che ha oppresso tutti con temperature record. Un’estate torrida, sotto tanti punti di vista, che non ha risparmiato disagi e ha accresciuto le difficoltà di chi vive senza dimora e in stato di assoluta indigenza. Purtroppo, ai margini di una società che si professa civile, si consuma la vita di chi dorme davanti alle vetrine lussuose di negozi alla moda, di chi si trascina tra la gente, frettolosa e impegnata, ed è tuttavia invisibile, come se fosse solo un refolo d’aria dall’odore sgradevole. Sono sempre più indignata quando ascolto e leggo le vicende di queste persone che hanno lasciato alle spalle una vita “normale”, per eventi drammatici che stravolgono e annientano, affrontando una condizione di non appartenenza, di non esistenza, prostrandosi ai piedi di un’umanità indifferente che non li vede, o non vuole vederli. Ma d’altra parte, si vive meglio pensando solo a sé stessi, vagando all’interno del proprio orticello, al riparo dal freddo e al riparo dal caldo. Frugando tra i loro stracci, si trovano ricordi, traumi, dolori che diventano uno stigma e segnano irrimediabilmente un’esistenza alla deriva. Non si può comprendere – se non si prova – quanto possa essere avvilente attendere, in fila, un sacchetto con i viveri, che la carità dispensa con uno sguardo benevolo e quanto sia umiliante tendere una mano per chiedere l’elemosina all’ “altro” che, pur avendo le stesse caratteristiche anatomiche, ha la fortuna di vivere alla luce del sole e non nel tunnel della miseria, nei vicoli, nelle stazioni, sui marciapiedi che diventano deserti di anime disperate che la luna, soltanto la luna, a volte, illumina nello squallore di notti buie.. Intanto, mentre rimbalzano di piazza in piazza promesse e programmi di super uomini rampanti, in tutto il paese la povertà aumenta, si incrementa di nuovi emarginati che vengono dimenticati ai bordi di una società che tira dritta e non si ferma e non porge una mano. La sola piccola luce che illumina gli invisibili è rappresentata dall’opera di volontariato svolta da persone che finiscono con l’assumere le sembianze di angeli, guadagnando la fiducia dei derelitti, portando la speranza di un calore che ricorda quello della famiglia ormai perduta. Ancora oggi è deprimente notare quanta differenza ci sia tra chi gode di un benessere esagerato e chi non ha neanche la possibilità di mangiare, tra chi ha dimore di sogno e tavole opulente e chi si rigira in un cartone tra briciole di un pasto improvvisato, e la sorpresa più grande è che la gente passa, indifferente, e non si chiede nulla, come se tutto ciò fosse normale.
Concludo citando Dostoevskij in “Umiliati e offesi”: “Basta una piccola luce per cancellare le ombre più profonde”. Maria Rosaria Teni
Bagliano, un inno artistico alla vita con il catalogo “Poetica del ricordo”. L’arte è uno strumento potente di rielaborazione e cura. Nell’arte significati ed emozioni vengono plasmati dall’occhio di chi osserva, senza giudizio. Resta solo la forza delle immagini e la loro capacità di comunicare. È per questa ragione che il progetto della Casa Funeraria Bagliano, inaugurata nel 2016 ad Alessandria, si è arricchito in questi anni di un allestimento artistico unico nel suo genere e oggi al centro di un’iniziativa di valorizzazione. In occasione dei festeggiamenti per il centenario dell’azienda, gli amministratori hanno deciso, infatti, di realizzare un catalogo di tutte le opere presenti nella Casa. Si tratta di sculture e dipinti che celebrano la vita, in forte connessione con l’energia vitale frutto della creatività degli artisti. La pubblicazione, intitolata “Poetica del ricordo”, le racconta in modo empatico ed emozionale. In ciascuna delle 10 sale – Stanza della Crisalide, del Volo, del Sole, della Sorgente, dei Germogli, dell’Albero, del Vento, della Foresta, del Mare, delle Foglie – sono racchiuse opere della natura. La Hall ospita due splendide urne funerarie realizzate da Dino Maccini; nel giardino ci sono due quadri di Gelindo Crivellaro e di Michele Fiocco. In quest’ultimo – “Il Nero” – le mille sfumature dell’ocra, graffi e incisioni riproducono forme, disegni, una storia. Gli sguardi più attenti scorgeranno anche un cuore. Nel salone è esposto un dipinto su tela che rappresenta l’idea dell’infinito. Non può essere altro ad avere guidato gli autori, i detenuti del carcere di S. Michele, nell’uso delle sfumature dei colori decise e frammentate, sovrapposte e definite, smarginate ed esplose. Le foto del catalogo sono state realizzate da Di Luce e D’Ombra. Il progetto editoriale è a cura di Housedada. Il catalogo sarà stampato in 100 copie numerate e sarà visibile e consultabile presso le sale della Casa Funeraria. “Da cent’anni noi Bagliano condividiamo ogni giorno con la morte. Abbiamo imparato a conoscere le metamorfosi che avvengono nelle ore in cui accompagniamo qualcuno nell’ultimo tratto di strada – dichiarano gli amministratori Marco e Davide Bagliano. Respiriamo un senso inafferrabile della morte, profondamente legato alla vita. Con questo catalogo proponiamo un percorso che tenta di abbracciare il senso universale dell’esistenza, attraverso il talento dei Maestri che hanno interpretato con i loro stili l’iconografia dell’arte funeraria. Siamo molto contenti di questa pubblicazione perché è la celebrazione di un piccolo, grande traguardo. Sin dall’inizio è stata una sfida creare questo connubio con l’arte e il colore, altro elemento predominante della Casa Funeraria, ma abbiamo sempre creduto nella validità del progetto. Vedere oggi nero su bianco il lavoro di questi anni e renderlo ancora più fruibile è motivo di orgoglio”.
EVENTI IN TUTTE E TRE LE SEDI PER FESTEGGIARE LA SCIENZA.
Dal 23 al 30 settembre il Science Slam, il PhD Day, UPO Junior, la Notte della Ricerca e altro.
L’Università del Piemonte Orientale ha presentato oggi in conferenza stampa la prima edizione della Settimana della Ricerca: una novità di assoluto valore nell’offerta di eventi dell’UPO, fortemente promossa dal rettore prof. Gian Carlo Avanzi, nata dall’urgenza di avvicinare i non esperti alla cultura scientifica per capire meglio i problemi della quotidianità e dal desiderio delle ricercatrici e dei ricercatori di mettere a disposizione le loro conoscenze.
L’Ateneo partecipa da diciassette anni alla Notte europea dei Ricercatori e ha già testato in più occasioni l’“Università dei Bambini” e le presentazioni delle/dei PhD, coloro che hanno conseguito il dottorato di ricerca. Da quest’anno si aggiungono nuove proposte che, insieme agli eventi già noti, sono state raccolte in un unico contenitore. È una festa della scienza per il Piemonte orientale, realizzata con il sostegno delle Città di Alessandria, Novara e Vercelli, della Fondazione Compagnia di San Paolo e di Buzzi Unicem, cui hanno aderito circa 230 animatori, tra docenti, PhD, dottorandi/e, studentesse e studenti e staff dell’UPO. Tutti i dettagli sono descritti nel sitohttps://settimanaricerca.uniupo.it.
La Settimana della Ricerca si svolgerà dal 23 al 30 settembre 2022, con un’anticipazione giovedì 22. Dalle ore 10 il Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica (DISSTE) celebrerà il convegno “Riflessioni sull’Open Access tra opportunità e problemi” nell’aula magna del Polo universitario di Vercelli (Cripta di S. Andrea). L’ingresso è libero e non c’è bisogno di prenotarsi.
Venerdì 23, la prima grande novità. Al Broletto di Novara (in caso di maltempo nel Salone dell’Arengo), a partire dalle ore 20.30 si svolgerà “UPO Science Slam”, un evento di divulgazione scientifica e di intrattenimento nato in Germania, presto diffusosi in Europa ma poco conosciuto in Italia. Quindici giovani ricercatrici/ricercatori, selezionate/i tra 71 candidati, gareggiano nel presentare un proprio lavoro di ricerca in tre minuti. Il pubblico, presente e collegato in streaming, voterà la miglior presentazione. Il voto del pubblico sarà aggiunto a quello di una giuria di dodici esperti/e per determinare la classifica finale. Si può accedere liberamente al Broletto per assistere al Science Slam senza prenotazione; chi lo segue da casa, troverà le modalità di collegamento e di votazione sul sito.
Di nuovo a Vercelli, lunedì 26 settembre, presso l’aula magna del Complesso S. Giuseppe, alle ore 15, tornerà il “PhD Day – Giornata del Dottorato di Ricerca”, coordinato dal prof. Luigi Panza, presidente della Scuola di Alta Formazione di Ateneo (SAF). L’evento sarà animato da sette dottorandi/e UPO che presenteranno i propri lavori di ricerca. Li precederà l’ospite d’onore, il professor Luigi Strippoli dell’Università di Bologna, con una lectio magistralis su “Jérôme Lejeune, la scoperta della trisomia 21 e la ricerca di una cura per la sindrome di Down”. L’ingresso è libero, senza bisogno di prenotazione. Nella stessa giornata, sempre presso il Complesso S. Giuseppe, sarà inauguratoalle ore 17.45 il centro BUILT – Buzzi Unicem Information Lab and Technology (accesso su invito). Il nuovo centro di ricerca, informazione e tecnologia del Gruppo Buzzi Unicem, partner privilegiato di UPO, organizzerà poi un pomeriggio di “porte aperte” giovedì 29 dalle 15 alle 18.
Da martedì 27 a giovedì 29 si svolgerà in tutte e tre le sedi dell’Ateneo “UPO Junior”, un “classico” molto atteso dalle bambine e dai bambini e dalle/dagli insegnanti. Nato come spin-off della Notte dei Ricercatori, che da sempre ha avuto l’Università per i Bambini come sua parte integrante, UPO Junior è stato potenziato, con nuova veste, nuova formula, calendario più ricco e articolato sulle tre città. L’evento è dedicato alle scuole primarie e secondarie di primo grado. I laboratori di UPO Junior si terranno martedì 27 a Novara presso il Campus Perrone, mercoledì 28 ad Alessandria nella sede di Palazzo Borsalino, giovedì 29 a Vercelli nel Complesso S. Giuseppe. Le scuole devono prenotare le attività telefonando al numero 320 1849372 oppure 0161 261524.
La settimana culminerà venerdì 30 settembre ad Alessandria, presso la sede del DISIT, con l’evento-clou: la XVII edizione della Notte della Ricerca, dedicata quest’anno al tema “Scienza, guerra e pace”. Il comitato organizzatore, presieduto dallo stesso Rettore, ha commentato così la scelta dell’argomento di quest’anno: «Nell’opinione comune scienza e guerra sono in stretta relazione. La scienza fornisce alla guerra armi sempre più sofisticate, ormai dotate di intelligenza artificiale; molte scoperte scientifiche sono nate dalla necessità di nuovi strumenti bellici e le/gli scienziate/i coinvolte/i nel settore hanno sempre ottenuto cospicui finanziamenti. Eppure lo statuto della scienza trasuda l’impegno per mantenere la pace e il rispetto dei diritti umani. Lo stesso metodo scientifico si basa sulla condivisione, sulla trasparenza, sulla collaborazione tra le/gli scienziate/i. Quale posizione deve tenere la scienza in questa difficile ricerca di equilibrio? Quali responsabilità hanno le/gli scienziate/i? Esiste, è conosciuta e condivisa l’etica della scienza?»
Queste domande avranno una prima risposta con il keynote speech del generale Paolo Capitini, celebre analista militare con lunghissima esperienza in missioni all’estero, docente di Storia militare alla Scuola Sottufficiali dell’Esercito di Viterbo e all’Università della Tuscia, ospite di numerose trasmissioni televisive. Il titolo del suo intervento è «Scienza e guerra. Luce e tenebra». Parlerà dunque di questo dualismo inconciliabile e inseparabile, un po’ come yin e yang nell’animo umano: tendere al bene, ma fare comunque il male, giustificandolo con la necessità o il presentarsi di un pericolo maggiore. Raccoglieranno gli spunti le nostre ricercatrici e i nostri ricercatori, che hanno preparato 2 tavole rotonde, 4 conferenze, 2 laboratori, 2 dialoghi, 1 mostra, 1 simulazione e 10 video. L’ingresso è libero, ma è necessario prenotarsi alle attività, utilizzando il modulo che si trova sul sito.
La Settimana della Ricerca è infine arricchita dal Congresso “AGING Project UPO”, che si svolgerà a Novara da giovedì 29 a venerdì 30 settembre. Dedicato al tema “Invecchiamento sano e attivo, dalla ricerca alle prospettive di cura”, il congresso è il primo momento in cui l’Università del Piemonte Orientale presenta e discute i risultati e le prospettive del progetto di eccellenza del Dipartimento di Medicina Traslazionale, che dal 2018 si propone di affrontare la sfida, scientifica e sociale, dell’invecchiamento. Le prime due giornate del Congresso (29 e 30 settembre) si rivolgono a professionisti sanitari e ricercatori, con sessione plenarie e parallele. La giornata del 1° ottobre, invece, si rivolge alla cittadinanza, con incontri dedicati alla promozione di uno stile di vita sano e allo sviluppo di una maggiore consapevolezza sui temi della salute. Tutte le iniziative si trovano sul sito https://agingproject.uniupo.it.
Correva l’anno 1968; Il giorno successivo all’assassinio di Martin Luther King Jr. Un 4 aprile; per spiegare in modo semplice e chiaro ai bambini il tema delle differenze razziali e il processo di discriminazione basato su caratteristiche fisionomiche, Jane Elliott insegnante elementare, educatrice dell’antirazzismo, femminista e attivista dei diritti LGBT, condusse un famoso esperimento.
Il paradigma del gruppo minoritario.
Conosciuto come “blue eyes/brown eyes”. L’idea era quella di dimostrare ai bambini che una differenza qualsiasi avrebbe potuto separarli e metterli l’uno contro l’altr o.
Decise così di basare l’esperimento sul colore degli occhi. Il primo giorno dichiarò ai suoi alunni che i bambini con gli occhi chiari erano “superiori” agli altri con gli occhi scuri; portò dei collari marroni e chiese ai bambini con gli occhi chiari di metterli al collo dei loro compagni con gli occhi scuri come metodo per identificare facilmente la “minoranza”.
Poi diede ai bimbi con gli occhi chiari dei privilegi, ad esempio rispetto alle porzioni a pranzo, l’accesso alla nuova palestra, cinque minuti aggiuntivi di intervallo, essere seduti nelle prime file in classe, ecc. I bambini “privilegiati” vennero poi incoraggiati a giocare solo tra di loro; Jane Elliott inoltre non permetteva agli studenti dei due gruppi di bere dalla stessa fontanella e spesso rimproverava quelli con gli occhi scuri se non seguivano le regole dell’esercizio o facevano errori.
Inizialmente ci fu molta resistenza tra i bambini che appartenevano al gruppo minoritario e quindi Jane Elliott mentì ai bambini dicendo che la melanina era legata all’intelligenza e che quindi era realmente un dato che indicava la superiorità degli altri bambini.
In poco tempo i bambini con gli occhi azzurri divennero sempre più arroganti e prepotenti. I loro voti erano migliori e completavano compiti di matematica e di lettura che in passato non erano riusciti a portare a termine. I bambini con gli occhi scuri iniziarono ad essere più timidi e servili, ottenevano punteggi inferiori nei test e addirittura si isolavano durante l’intervallo.
Il giorno successivo Jane Elliott ribaltò l’esercizio, dichiarando superiori gli allievi con gli occhi scuri e questi ultimi si comportarono in maniera molto simile a come fecero i loro compagni con gli occhi chiari il giorno prima. Alla fine per riflettere sull’esperienza appena vissuta chiese a tutti i bambini di scrivere cosa avevano imparato.
Voleva far provare alla sua piccola città di provincia, composta esclusivamente di studenti bianchi, l’esperienza di camminare nei “mocassini di un bambino di colore” per un giorno. Perciò, iniziò la sua lezione con questa preghiera, unendo entrambi argomenti; i nativi americani e gli afroamericani.
“Oh grande spirito, trattienimi dal giudicare un uomo finché non avrò camminato nei suoi mocassini.” (Preghiera Sioux)
Il paradigma del gruppo minoritario ha dato vita a un metodo applicato dalla psicologia sociale. Esso si basa sulla determinazione di differenze tra soggetti, al fine di stabilire gruppi distinti. Si tratta di una tecnica che serve a dimostrare quanti criteri di differenziazione sono necessari per creare gruppi distinti e, sulla base di ciò, analizzare il comportamento dei soggetti.
Il 15 dicembre 1970 dimostrò quest’esperienza ad educatori adulti presso la Casa Bianca, in occasione della White House Conference on Children and Youth.
Questo fatto accaduto in un periodo farnetico in quelli anni, conferma tuttora che la società non è cambiata un granché. E l’ho dimostra il comportamento di semplici bambini, piccoli, senza pregiudizi finché, sono messi alla prova; questo mi porta a riflettere inevitabilmente sul comportamento degli adulti, che con l’aggravante di una pienezza d’informazione/disinformazione, fanno sì che le situazioni a livello umano, sociale non cambino.
Nimbus si preparano da tempo, radunandosi e preparandosi ad uno sciopero o rivolta, non saprei di preciso; che non può ni deve andare ad oltranza, si devono far vedere, si devono far sentire. Sonno pronte, cariche, gonfie di rabbia contenuta fin da tropo tempo. Era questione di tempo e si farebbero vive.
Non sono sole; un frastuono gli accompagna da dietro, come il “cacerolazo” che si fece sentire ovunque, da nord a sud, da est ad ovest, in un’ Argentina martoriata, violentata, saccheggiata impunemente; dove ogni utensile di cucina diventò strumento di protesta; mestolo di legno contro una pentola, due coperchi a modo di piatti in lata da scagliasi uno contro l’altro e far suonare il più forte possibile, d’un balcone, d’una casa, una, mile!!!
Ed il caos arriva, prima o poi, l’ultima goccia contenuta nelle buffe bolle di forma indefinita e d’un denso bianco, da il via, soltanto l’ultima goccia. Sembrerebbe inocua, ma non è da sola… sono tante, disperse dappertutto; questione di tempo e saranno finalmente tutte insieme e proclameranno ad alta voce, quello non dicono da tanto tempo.
Aspettiamo con ansia, questo momento di ribellione, che bagnino le anime impure e avare; che trascini feroce la cattiveria umana; che lavi i peccati commessi di coloro che in nome di ” lesa umanità ” perpetra dietro le quinte spilorcie e menefreghiste idee. Que non sono degni dell’acqua benedetta; acontententatevi con questa, ch’è già un gran dono.