“Identità” di Curzi James

(Foto del web)

Identità.

La società odierna – in attuale fase di ristrutturazione verticale – si sta sviluppando sull’onda della fobia del “diverso”, che, fatte le dovute e rilevanti eccezioni, non si manifesta più come nei secoli passati con l’odio conscio verso ciò che è differente da noi, ma, con l’odio verso chi pone in rilievo tali diversità; e sotto il velo dell’amore comunitario, nell’annullamento delle peculiarità individuali che caratterizzano gli uomini. Appagando così, in un colpo solo, due obbiettivi: da un lato l’imposizione della propria visione del mondo al prossimo, in particolar modo da  parte delle èlites; e su un piano più profonodo – avvolto dalla rimozione – il bisogno infantile di rendere l’altro uguale a se stessi, così da azzerare i processi psico-biologici di separazione e individuazione, a favore di una regressione nell’abbandono al sentimento oceanico di fusione con il mondo (degradato al rango di feticcio materno). Tutto questo nel disperato tentativo di superare la paura dell’isolamento che necessariamente l’uomo deve affrontare per costruirsi un’identità solida.
Identità, senza la quale non può esistere amore verso il prossimo.
Dove non vi è identità albergano odio e paura, non amore.

Identità non è xenofobia.

Nessuno che abbia un minimo di buon senso riproporrebbe un ritorno all’affermazione narcisistica dell’Io, nè a livello spirituale nè a livello sociale come struttura cardine delle “nazioni”. Nonostante ciò, chiunque si provi a dissentire dall’ordine globalista imperante, e a nominare con accezione positiva il termine “Identità”, viene accusato di essere portatore di una visione del mondo retrograda, che esporrebbe al rischio di un ritorno ai nazionalismi caratterizzati dal culto ossessivo delle identità, e volontà di potenza sulle altre nazioni con politiche che calcherebbero la scia della xenofobia. Questo ovviamente esporrebbe il mondo intero a tensioni tra Stati estremamente rischiose, visto soprattutto il livello di potenziale distruttivo raggiunto dagli armamenti attuali.
Esiste però un’alternativa tra quella che io definisco “fobia dell’identità” e l’affermazione narcisistica di essa.
La vera alternativa non è tra nazionalismi e globalismi. Ma tra piano orizzontale con decentramento del potere socio- economico, e piano verticale con potere accentrato in oligopoli.
Possono benissimo coesistere identità e multietnia, così come identità e forme di governo globali. Anzi, è prerequisito per l’esistenza stessa del concetto di multietnia – facilmente ricavabile dalla semantica lessicale stessa del termine – la preservazione dei caratteri peculiari di ogni singola etnia.
Che si tratti di un potere globalista o nazionalista/sovranista, nel momento in cui tale potere sovrasta le popolazioni
– elevandosi con fanatismo al pari di qualunque retrograda ideologia religiosa –  tramite processi di esautorazzione dei meccanismi democratici, la differenza tra queste due forme di governo (globalista e sovranista) viene de facto annullata.
Su questo argomento, ovvero sulle vere alternative che la classe dominante e gli intellettuali degradati al rango di loro maggiordomi non vogliono proporci – per timore che i popoli si destino dal letargo – sarebbe auspicabile riprendere in mano alcuni studi (molto in voga tra gli anni 60′ e 80′) tra le frange degli umanisti radicali, che sia in ambito romantico/conservatore, che socialista/progressista, si sono sforzati di teorizzare forme di società globalizzate che rispettino le identità dei singoli e delle comunità. Società comunitarie, democratiche, strutturate su l’adeguata miscela di centralizzazione e decentralizzazione del potere.
A sostegno di quanto affermato precedentemente riporto alcune frasi del noto psicoanalista/sociologo Erich Fromm:

<<Occorre risolvere il problema di come continuare la produzione industriale senza ricorrere a una centralizzazione totale, vale a dire senza sfociare nel fascismo vecchio stampo o, più probabilmente, in un fascismo tecnologico dal volto sorridente>>.

<< Occorre combinare la pianificazione a tutti i livelli con un alto grado di decentralizzazione, rinunciando all'<<economia di mercato libero>>, che del resto è ormai largamente fittizia>>.

(E.Fromm – “Avere o essere?” – IX Caratteristiche della nuova società)

(Erich Fromm)

Sul piano individuale, l’alternativa tra identità e non identità non esiste. Senza identità sorge la paura della disintegrazione del sè.
Con una concezione del senso di identità basato su valori narcisistici, a cui ci si aggrappa come ad un oggetto da possedere, si vive come rinchiusi all’interno di una prigione asettica; e tale condizione non può far altro che produrre nell’individuo noia e terrore dell’isolamento.
Amore e identità devono per forza di cose poter coesistere, pena, la paura della perdita del sè o il terrore dell’isolamento.

Poiché in sociologia viene definito “carattere sociale” la somma dei punti comuni dei caratteri individuali, questi “assunti”, in qualche modo, con gli ovvi e dovuti riadattamenti, devono coesistere anche su larga scala.
Se così non sarà avremo una società composta da individui affetti da patologie  psichiche di vario tipo, e conseguentemente una società affetta dalle stesse patologie, che divene essa stessa matrice di altrettanti individui malati.
Amare il “diverso” è unione con esso e preservazione della sua “specifica” e “singolare” diversità.

▪︎James Curzi

(Foto tratta da mariumblog.it)

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