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Museo Gambarina Alessandria: UFO LUDICO

Lo sapevate che il frisbee, ancor prima di chiamarsi così, fu inventato negli Stati Uniti da due veterani della seconda guerra mondiale? Era il 1948 e lo battezzarono Flyin’-Saucer (disco volante), ispirandosi al nome che i giornali utilizzavano per identificare quegli strani oggetti che la gente aveva iniziato a vedere nei cieli di tutto il mondo.

Da oltre settant’anni UFO, astronavi fantasmagoriche, E.T. in cerca di casa e invasori spaziali hanno popolato il nostro immaginario e il mondo dei giocattoli, ma anche tutto ciò che attiene al divertimento.

Per percorrere i sette decenni di “contaminazioni” aliene, il Centro Italiano Studi Ufologici (CISU) propone presso il Museo Etnografico “C’era una volta”, Piazza della Gambarina, Alessandria, la mostra tematica:

UFO LUDICO

Dal 24 settembre al 30 ottobre

Da un’idea di Paolo Toselli

L’invito per l’inaugurazione è alle ore 18.00 di sabato 24 settembre

Con l’occasione, sarà anche presentato in anteprima il libro con analogo titolo che racconta e illustra le invasioni “aliene” nel mondo dei giochi dagli anni ’50 ai giorni nostri.

Ingresso libero tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00, 

escluso la domenica mattina.

Su appuntamento, potranno essere disponibili visite guidate alla mostra per scolaresche.

I più curiosi cono invitati domenica 2 ottobre, alle ore 17.00, sempre presso il Museo, per la conferenza 

“Gli UFO: solo giochi?”

con Danilo Arona, Fulvio Gatti e Paolo Toselli

Domenica 9 ottobre, dalle ore 16.00, i più giovani potranno partecipare all’evento “Giochiamo con gli UFO”, un pomeriggio all’insegna del sano divertimento con giochi all’aperto e altri passatempi.

Per informazioni sulla mostra e gli eventi correlati:

MUSEO GAMBARINA

Tel. 0131-40030 – museogambarina6@gmail.com

http://www.museodellagambarina.com

Tre mesi… di Lorenzo Rossomandi – Scritti

Tre mesi…

(Non andate a leggere il finale…altrimenti salta la sorpresa)

Solo dopo tre mesi dalle elezioni già era stata istituita un’autorità di controllo dei media.

Molti non rimasero sorpresi dal fatto che fosse successo, ma dalla velocità con cui lo avessero fatto.

Ma non fu l’unica cosa che fecero, ovviamente.

In pochi mesi modificarono la Corte Costituzionale e misero pesantemente mano sul potere giudiziario indebolendolo.

Non solo, dopo due anni, forti dei due terzi dei seggi nel parlamento, modificarono la Costituzione togliendo la parola “Repubblica” dalla denominazione.

Cosetta da poco?

Mica tanto…

Riformarono anche l’istruzione e il sistema dell’informazione, rendendoli più malleabili dal potere centrare. Non contenti misero dei pesanti vincoli alle libertà individuali appesantendo l’intolleranza verso l’omosessualità, verso le diverse etnie e le minoranze.

Infine, e non poteva essere altrimenti, riscrissero la legge elettorale, blindando di fatto il loro potere assoluto.

«Seeee» direte voi «e tutto questo senza l’intervento dell’Europa?»

Certo, l’Europa mandò i suoi moniti…

Ma loro se ne fecero beffe e, approfittando di una nuova pandemia, chiesero ancora più poteri. E ovviamente l’ottennero da un parlamento completamente assoggettato al potere centrale. Istituirono un governo assoluto senza limiti di tempo, inasprendo ancor di più l’odio è l’intolleranza verso i migranti provenienti da paesi poveri e in guerra e verso chiunque manifestasse volontà di transizione di genere o altre preferenze rispetto alla rigida visione della famiglia tradizionale.

Insomma una vera e propria crociata verso le minoranze e i più deboli.

Avrete pensato che tutta questa sia una nostra previsione pessimistica dell’Italia del dopo 25 settembre, vero?

E invece no!

È la storia reale dell’Ungheria dal 2010 ad oggi.

“Chi sapete voi” sono solo loro amici…

…per ora!

Vogliamo che diventino anche fedeli alleati al tavolo dei leader d’Europa?

Cellelager (1917-1918) – (Prigionieri nel lager di Celle).

Da Frida la loka ( Lombardia)

Ugo Betti, Canzonetta da Il re pensieroso (I strofa)
Libreria multimediale WordPress

Fanciullezza perduta - da Frida la loka.

Dove la giovinezza fresca e tutta da scoprire svanisce in un'attimo quando; al posto di soldatini di piombo, allora facevano finta di fare una guerra e oggi si trovano con il piombo in mano; per altri scopi, ignari e increduli.

E si chiedono perché sono lì, perché non è più un gioco che prima, il gruppetto finiva in tarda serata con una bella partita di calcio.
Si davano di santa ragione pur di vincere!; mentre rincasando si abbracciavano e con la palla per terra qualcuno la portava a calci sollevando la polvere.
Tutti amici, nessuna perdita, nessun ferito.

Domani sarà un'altro giorno, sarà bello! Tocca partita con le biglie...

Tua.

15 settembre, 2022

http://fridalaloka.com

Nuovo ‘look’ per il David di Michelangelo, inaugurata l’illuminazione artistica

Nuovo ‘look’ per il David di Michelangelo, inaugurata l’illuminazione artistica

Il progetto è firmato da Enel. Durante il giorno l’illuminazione artificiale si aggiunge a quella naturale

13-09-2022 16:39 Cultura Diego Giorgi Agenzia DIRE

FIRENZE – È stata inaugurata ieri sera, nella tribuna della Galleria dell’Accademia di Firenze, la nuova illuminazione del David di Michelangelo. Con “Luci sul David” si conclude il progetto, promosso da Enel e realizzato ex-novo da Enel X, per dotare tutte le opere del museo di un’innovativa illuminazione artistica, con un’attenzione particolare al risparmio e all’efficienza energetica, attraverso l’utilizzo di tecnologie di ultima generazione a Led. L’inaugurazione si è svolta alla presenza di Cecilie Hollberg, direttrice dell’Accademia, di Massimo Osanna, direttore generale musei, e di Nicola Lanzetta, direttore Enel Italia. L’evento ha celebrato anche due importanti ricorrenze che cadono nel 2022: i 140 anni del David all’interno della Galleria ed i 60 anni di Enel. 

Le luci a led avvolgeranno totalmente il David

Nel dettaglio, si spiega, “il progetto di illuminazione vuole riportare la dinamicità della luce del sole nella Tribuna del David. I corpi illuminanti di nuova generazione, a led, sono dotati di un’apertura del fascio tale da avvolgere totalmente il Davide lasciare in secondo piano il resto dello spazio che lo accoglie, che è dotato invece di un sistema di illuminazione artificiale e a regolazione separata. Durante le ore diurne, l’illuminazione artificiale si va ad aggiungere a quella naturale proveniente dal lucernario che consente una lettura dei dettagli del capolavoro michelangiolesco completamente nuova e vicina alle origini. Il sistema artificiale regola la variazione del colore durante le ore del giorno: i proiettori hanno diverse temperature di colore in modo che si possa osservare il David non solo illuminato da varie prospettive, ma anche con diverse tonalità di luce bianca”. Per illuminare la galleria dei Prigioni, invece, si è optato per un’illuminazione a proiezione dalla cornice presente su entrambi i lati della Galleria.

LEGGI ANCHE Al Museo Archeologico di Reggio Calabria è sfida tra titani: il confronto Bronzi di Riace-David

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Linfoma e protesi al seno, il Ministero: “Il rischio è legato all’impianto, ma l’origine è da chiarire”

Linfoma e protesi al seno, il Ministero: “Il rischio è legato all’impianto, ma l’origine è da chiarire”

Il numero di casi è esiguo, ma il dicastero sta finanziando una ricerca

14-09-2022 12:47 Donne Silvia Mari Agenzia DIRE

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ROMA – “Si ipotizza che alla base possa esserci un processo infiammatorio cronico che potrebbe a sua volta essere innescato da alcuni tipi di testurizzazione tipici di alcune protesi o da un microfilm batterico presente sulla superficie dell’impianto”. E’ questo che riporta il Report del ministero della Salute, diramato al termine delle fase pilota del Registro nazionale sulle protesi al seno, relativamente al presunto legame tra questi dispositivi medici e il rischio di linfoma anaplastico a grandi cellule (il BA-ALCL), una patologia “la cui eziopatogenesi resta ancora da chiarire”, si legge. Il ministero si fa parte attiva di studio e sta finanziando, come il documento riporta, una ricerca per capire perchè “con uno stesso tipo di protesi solo pochissimi soggetti sviluppino” questo tipo di linfoma.
Da oggi quindi questa tipologia di linfoma diventa in certo senso “un rischio” legato alla chirurgia che utilizza le protesi mammarie ed è contemplato nel consenso informato.
Nel registro, attivo da marzo 2019, risultano inseriti “3 casi di BA-ALCL” e “negli ultimi 10 anni, a febbraio 2022, ne risultano notificati al ministero 79”. L’insorgenza della malattia arriva a una media di 7,7 anni e il sintomo è il “sieroma periprotesico”, diagnosticabile con un’ecografia. L’incidenza è “molto variabile” e va da “1 caso su 3.817 a 1 su 30.000”. La variabile è legata al tempo di vita della protesi e alla tipologia di protesi impiantate.
“Nell’esperienza italiana il 90% delle pazienti è guarito” e su 35 milioni di protesi impiantate nel mondo il numero di casi resta basso, ma, si legge ancora, “la mancata significatività dell’esiguo numero di casi non esime il ministero della Salute dal continuare a studiare questa patologia”, soprattutto per gli aspetti ancora da chiarire e la massima autorità italiana a tal fine è infatti operativa in una task force internazionale che fa monitoraggio, raccoglie e studia i dati relativi alla patologia.

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Sulla Tiburtina Stefano Sollima batte il ciak di ‘Adagio’ con Favino, Servillo e Mastandrea

Sulla Tiburtina Stefano Sollima batte il ciak di ‘Adagio’ con Favino, Servillo e Mastandrea

Il nuovo film del regista della serie ‘Romanzo criminale’ chiude la trilogia criminale romana iniziata con ‘A.C.A.B.’ e proseguita con ‘Suburra’

14-09-2022 17:21 Costume e Spettacolo Redazione Agenzia DIRE

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ROMA – Dopo ‘Soldado’ e ‘Senza rimorso’, Stefano Sollima torna a girare in Italia. E lo fa con ‘Adagio‘, che vede tra i protagonisti Pierfrancesco FavinoToni ServilloValerio Mastandrea e Adriano Giannini. Scritto da Stefano Bises e Sollima, le riprese del film sono iniziate in questi giorni a Roma e si svolgeranno per circa nove settimane. Questa mattina alcune strade interne a via Tiburtina si sono ‘svegliate’ con il ciak del regista delle serie ‘Romanzo Criminale’ e ‘ZeroZeroZero’. Sul set, come mostra il video, gli attori Servillo, Giannini e Francesco Di Leva.


L’ULTIMO CAPITOLO DELLA TRILOGIA CRIMINALE ROMANA

“Sono impaziente ed entusiasta di tornare finalmente a raccontare la mia cittàdopo tutti questi anni. Roma è cambiata e anche io. ‘Adagio’ è una storia crepuscolare di vendetta e redenzione, giusta per essere l’ultimo capitolo della mia trilogia criminale romana (iniziata nel 2012 con ‘A.C.A.B.’ e proseguita nel 2015 con ‘Suburra’, ndr)”, ha dichiarato il regista in una nota. ‘Adagio’ è prodotto da Lorenzo Mieli per The Apartment, società del gruppo Fremantle, Stefano Sollima per AlterEgo, con Vision Distribution.

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“Sono molto felice di produrre questo film con Stefano Sollima. Ho sempre ammirato come riesca a entrare con il cinema nelle oscure profondità delle realtà criminali e sociali del nostro Paese (e non solo). E quando mi ha proposto questo ultimo atto della sua trilogia su Roma, l’ho trovato non solo un film bellissimo, ma anche, ora più che mai, importante e necessario”, ha detto in una nota Mieli.

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Alessandria: Al  via i lavori di manutenzione e riqualificazione del parco giochi Borsalino

Alessandria: Al  via i lavori di manutenzione e riqualificazione del parco giochi Borsalino

di Pier Carlo Lava

Alessandria, nell’ambito di un piano dell’Assessore ai lavori pubblici Michelangelo Serra finalizzato e riqualificare e mettere in sicurezza tutti i parchi giochi alessandrini, ieri sono iniziati i lavori anche nel parco giochi del villaggio Borsalino in via Don Giovine.

Lo stesso versava da anni in stato di degrado ed era potenzialmente pericoloso in particolare nella recinzione, dove i soliti vandali avevano rimosso diverse parti della recinzione lasciando lunghi chiodi scoperti e mettendo quindi a rischio l’incolumità dei bambini.

Al momento la stessa è stata rimossa e sostituita con una nuova solida e decisamente colorata, che oltre a migliorare la sicurezza piacerà certamente ai bambini. 

Restano ancora da fare gli interventi di riqualificazione dei giochi, la messa a dimora di alcune piante mancanti e la verifica dello stato di alcune panchine, lavori che presumiamo verranno fatti nei prossimi giorni.

Il parco giochi da alcuni anni non veniva più frequentato per i motivi sopra citati, ora non appena i lavori saranno terminati siamo certi che lo sarà nuovamente.

Arquata Scrivia: Riparte l’Ar.Qua.Tra. che non t’aspetti!

Riparte l’ Ar.Qua.Tra. che non t’aspetti!

Il Comune di Arquata Scrivia sta lavorando insieme a volontari ed associazioni all’atteso evento  Ar.Qua.Tra. , Artigianato Qualità Tradizione, alla 14esima edizione, che si svolgerà il prossimo 18 settembre. “Un viaggio tra Gusto, Cultura, Passione”, tante le novità, rivolte proprio a tutti.  Una mostra inedita sui “Tesori culturali” verrà allestita con l’aiuto del Servizio Civile nel Palazzo Spinola. Il tema del patrimonio culturale é di grande attualità. Questo cambiamento di visione deve  allontanare da una certa idea che vede la cultura come un qualcosa per pochi e di elitario: la Cultura é un bene che deve essere messo a disposizione di tutti. L’Amministrazione Comunale sente da sempre la necessità di costituire tassello su tassello un mosaico, via via più completo, del patrimonio culturale locale.

In piazza Bertelli ci sarà l’Accademia dei giochi antichi, riproduzioni fedeli, che grandi e piccini potranno sperimentare; in via Interiore invece troveremo gli artigiani e i mestieri del passato, le esposizioni artistiche, Arquator con i presepi e sulla gradinata si esibiranno le straordinarie Arcobalene e i Buena Onda

Potrete  passeggiare in via Libarna tra negozi, bancarelle, visitare  atelier e partecipare a interessanti laboratori. 

Immancabile un percorso nel gusto: si avrà  la possibilità di conoscere e degustare i vini presso la Soms ed assaggiare le specialità della tradizione nell’Isola Gastronomica dalla Lea,  curata  dalle Associazioni.

Botteghe aperte con la loro cortesia, i loro prodotti sempre più interessanti e tutta la passione dei commercianti arquatesi.

A partire dalle ore 18 poi, prenderà vita uno inedito “ArquaGIOVANE”, a cura dei mitici locali arquatesi  “Music & Food”  fino alle 24.  

Nicoletta Cucinella, Vicesindaco e Assessore a Cultura e Promozione del Territorio, afferma: “Siamo molto emozionati nel pensare a questo evento che finalmente riparte alla grande e con tanto entusiasmo; abbiamo rivisitato questo format, riprendere le fila di tutto non è per niente facile: abbiamo voluto camminare sul solco della tradizione con uno sguardo al nuovo  e ci pare la scelta giusta. Non poteva che essere così visto che i nostri Consiglieri giovani Lasagna e Di Modugno si stanno impegnando a fondo e per questo tutti noi vogliamo ringraziarli. Ovviamente estendiamo i ringraziamenti ad ogni volontario, grazie davvero! “.

Arquata c’è … e voi? 

MONFRA JAZZ FEST: BACI IN MUSICA ALLA PASTICCERIA NININ PER COLAZIONE 

MONFRA JAZZ FEST: BACI IN MUSICA ALLA PASTICCERIA NININ PER COLAZIONE 

Ultimi concerti per il Monfrà Jazz Fest, una coda davvero gustosa della manifestazione cominciata ai primi di giugno, considerando che il primo sarà il 17 settembre alla Pasticceria Ninin di Piazza Martiri della Libertà n.10 a Casale Monferrato. 

Il concerto degustazione ha per titolo “Un bacio a colazione” e l’ora si presta: sarà infatti alle 10.30 del mattino. Un momento perfetto per iniziare la prima giornata della 61° Festa del Vino del Monferrato Unesco che si tiene in città.

Il concerto è anche l’occasione per presentare il nuovo dolce Bacio della Pasticceria Ninin e ovviamente il bacio è anche il filo conduttore di tutte le note che accompagneranno questo momento: 12 “baci musicali” scelti tra le più belle ballate e standard jazz interpretati dal Perilli Vercesi duo.

Interpreti saranno Laura Perilli, Voce e Ukulele e Martino Vercesi alla Chitarra. 

Laura Perilli – Cantante dalla voce raffinata e persuasiva, particolarmente adatta sia al repertorio degli “standard” del jazz americano che alla bossanova brasiliana. I suoi riferimenti: Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan e parlando di artiste contemporanee Dee Dee Bridgewater, Diana Krall, l’italiana Rossana Casale, Roberta Gambarini e Ada Montellanico. Nel 2006 è stata selezionata come voce del Berklee Award Group Award per l’edizione 2006-2007 di Umbria Jazz Winter. Attiva soprattutto nel circuito jazz laziale e lombardo, collabora con Alessandro Fraternali, Alessandro Tomei, Paride Furzi, Matteo Camera, Tazio Forte, Martino Vercesi, Gabriele Pelli, Marcello Testa, Marcello Turcato, Tito Mangialajo Ranzer, Gigi Andreone, Renato Tassiello, Andrea Rogato (con questi ultimi per la “Orange Blues Band”). Grazie alle collaborazioni con il chitarrista Peter Autschbach ha anche pubblicato un cd nel 2009 (Summer Breeze). Ukulele Fairy Tales il suo ultimo progetto discografico di classici jazz/blue.

Martino Vercesi – È considerato uno dei più interessanti e versatili chitarristi italiani. Oltre alle doti tecnico-strumentali in lui si esprime una profonda conoscenza del linguaggio jazz e una personalità forte e definita, che fa di lui solista d’eccezione e nel contempo accompagnatore di rara sensibilità. Ha scritto “A Method For Modern Guitar” pubblicato nel 2006 da Sinfonica Jazz. Ha suonato in numerosi teatri tenendo recital solistici di chitarra classica. Ha collaborato con diversi musicisti di chiara fama nazionale come Luigi Bonafede, Tony Arco, Giovanni Falzone, Marco Vaggi, Sandro Cerino, Fabrizio Trullu, Ares Tavolazzi, Luca Dell’Anna, Mauro Battisti, Walter Calloni, Marcello Testa, Marco Micheli, Ferdinando Faraò, Danilo Gallo fra gli altri. Ha suonato presso alcuni dei più importanti teatri e jazz club nazionali e internazionali come Blue Note Milano, Auditorium “G.Verdi” Milano, Porgy and Bess Vienna, Jazz Club Chur, Jazz Club Torino. Ha suonato in diretta radio, e ricevuto lusinghe recensioni su riviste specializzate. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni sia come solista che come sideman.

Per assistere al concerto la prenotazione è gradita al 345 5145878.

L’evento è in collaborazione con: Comune di Casale Monferrato, Pasticceria Ninin, Festa del Vino.

Vie del Sale’, online il nuovo sito. Nasce il percorso escursionistico. ​ ‘La Mulattiera dell’Olio’ e il video-documentario​ 

‘Vie del Sale’, online il nuovo sito. Nasce il percorso escursionistico

​ ‘La Mulattiera dell’Olio’ e il video-documentario​ 

Sarà online venerdì 16 settembre il nuovo sito internet delle ‘Vie del Sale’, percorsi escursionistici che dalla Pianura Padana e dalle Valli Piacentine raggiungono la costa Ligure. Il progetto (https://www.leviedelsale.org) è curato da “La Pietra Verde”, associazione di promozione sociale nata nel 2001 che opera nell’ambito dell’escursionismo, dell’educazione ambientale e della promozione e valorizzazione del territorio che comprende le Province di Alessandria, Pavia, Piacenza e Genova. Le ‘Vie del Sale’ sono antichi percorsi che si snodano tra Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Liguria in una terra di passaggio, anticamente frequentata da mercanti e mulattieri, e mettevano in comunicazione la Pianura Padana e le valli dell’entroterra con il Mar Ligure per l’approvvigionamento del preziosissimo sale utilizzato per la conservazione dei cibi. Il commercio del sale tra la costa ligure e la pianura padana si sviluppò fin dall’epoca romana attraverso una fitta rete di piste e strade di crinale che mediante alcuni passi storici (gioghi) permettevano il trasporto di questo prodotto indispensabile per la sopravvivenza di uomini e animali.

I percorsi e il ‘passaporto’

Il sito propone differenti percorsi, completi di descrizioni dettagliate delle singole tappe (lunghezze, dislivelli, altimetrie), punti di interesse, punti di ristoro e per l’acqua, strutture ricettive per il pernottamento e per i pasti, tracce Gps (per la loro realizzazione è stato utilizzato il programma Garmin Base Camp), informazioni logistiche (come arrivare e tornare con i diversi mezzi di trasporto), principali luoghi di interesse che si incontrano lungo il cammino, cenni storici sull’origine delle varie ‘Vie del Sale’.

Il progetto è stato condiviso con numerosi organismi associativi nell’ambito dell’attività escursionistica (Cai Sezione di Tortona, Cai Sezione di Piacenza, Federtrek Escursionismo e Ambiente, Turisport Europe, Progetto Italia, Gaep – Gruppo Alpini Escursionisti Piacentini, Appennino Trekking), le Camere di Commercio e numerosi enti locali coinvolti attraverso la concessione del patrocinio e, nel caso dell’ente camerale di Alessandria ed Asti, di un contributo a sostegno dell’iniziativa.

Non manca il “passaporto del camminatore” che testimonia il viaggio. Il documento identificativo certifica il passaggio dell’escursionista lungo queste vie e sulla credenziale sono riportati i timbri e le date dei luoghi visitati e le strutture di ospitalità in cui si è stati accolti. «Questa timbratura – spiegano i responsabili dell’associazione – può essere emessa anche da attività commerciali come bar o negozi e favorisce l’accesso alle strutture che accolgono i camminatori. Sono state inoltre realizzate la spilla da appuntare sullo zaino e la T-shirt con il logo distintivo di questi cammini».

Le nuove sette tappe

Sulla scia dei risultati raggiunti da ‘Le Vie del Sale – dalla Pianura Padana al Mar Ligure’, realizzato nel 2021 e che ha preso in considerazione la ‘Via del Sale’ che da Varzi raggiunge la località di Portofino, quella che da Tortona raggiunge anch’essa Portofino e la ‘Via Piacentina’ che da Travo raggiunge Genova, negli ultimi mesi «abbiamo ampliato il progetto legato ai cammini escursionistici – spiega Riccardo Rancan, referente del progetto – includendo un percorso che, dalle Valli Piacentine, raggiunge la costa Ligure. Si chiama ‘La Mulattiera dell’Olio – Il Cammino da Bobbio a Levanto’ e si sviluppa in sette tappe attraversando il territorio appenninico compreso tra la Val Trebbia e la costa ligure delle Cinque Terre, che un tempo era solcato dalle carovane di mulattieri impegnati negli scambi commerciali tra la pianura ed il mare». I contenuti delle pagine web della ‘Mulattiera dell’Olio’ saranno raccolti e organizzati anche per la realizzazione di una pubblicazione tascabile, analoga a quella già disponibile per la sezione delle ‘Vie del Sale dalla Pianura Padana al Mar Ligure’.

Sempre venerdì 16 settembre sarà pubblicato il video-documentario ‘La mulattiera dell’Olio’, realizzato da Michele Ferroni per l’associazione “La Pietra Verde”, che racconta la sua esperienza lungo l’affascinante percorso, che permetterà «di immedesimarsi e scoprire questi territori meravigliosi». Il video sarà pubblicato sul canale YouTube di Michele Ferroni https://www.youtube.com/c/MikefC, sul sito internet delle Vie del Sale https://www.leviedelsale.org, sul sito internet e sui canali social de “La Pietra Verde”. Ferroni, genovese, rapper, cantautore e tecnico del suono, è appassionato dei cammini e amante del territorio Appenninico. In passato ha realizzato un video sull’alta via dei monti liguri.

Per ulteriori informazioni: associazionepietraverde@gmail.com, telefono 339 – 6969819.

L’associazione

“La Pietra Verde” con gli istruttori Iwe (Istruttori di Walking Ecoconsapevole) accompagna gruppi di persone o scolaresche su itinerari appositamente studiati, con particolare riferimento alla botanica, alla paleontologia, alla zoologia, organizza uscite all’esplorazione di luoghi di interesse naturalistico o storico, progetta uscite di trekking diversificate in base alla difficoltà anche di più giorni, e di Walking urbano alla scoperta di città d’arte, borghi medievali, piazze e monumenti. Si occupa inoltre di progetti di didattica ambientale nelle scuole e della tracciatura e manutenzione delle reti sentieristiche presenti in zona, georeferenziando e mettendo a norma Cai i vari percorsi individuati. La sede legale dell’associazione è il Rifugio Escursionistico Piani di San Lorenzo, frazione Pallavicino di Cantalupo Ligure. La struttura è direttamente gestita da “La Pietra Verde”.

In treno, metro e bus senza mascherina: 81 mila euro di multe

In treno, metro e bus senza mascherina: 81 mila euro di multe

Le sanzioni per il mancato rispetto dell’obbligo di mascherina sui mezzi pubblici hanno riguardato utenti ma anche autisti

12-09-2022 16:23 Abruzzo Redazione Agenzia DIRE

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ROMA – Utenti, ma anche autisti, che viaggiavano in metro o in treno senza indossare la mascherina Ffp2: nei giorni scorsi sono state 203 le violazioni amministrative contestate dai Carabinieri del Nas che hanno portato a multe e sanzioni per un totale di 81 mila euro.

TRENI, BUS E METRO

Gli interventi, condotti unitamente ai Carabinieri dell’Arma territoriale, hanno riguardato3.058 veicoli adibiti al trasporto, tra autobus urbani ed extraurbani (65%), metropolitane (12%), collegamenti ferroviari locali e di navigazione (23%), interessando la verifica di oltre 30 mila utenti a bordo degli stessi.
Sono state contestate 203 violazioni amministrative nei confronti di utenti ed autisti, che si trovavano a bordo privi di mascherina o in assenza di idonea mascherina filtrante (Ffp2 o classe superiore), per un ammontare complessivo di 81mila euro di sanzioni.

LEGGI ANCHE: Si torna a scuola, il 92% festeggia l’addio alla mascherina

MULTATI ANCHE AUTISTI E MINORENNI

Le verifiche hanno determinato l’emersione di due aspetti rilevanti riconducibili a: la presenza di 11 autisti e guidatori dei mezzi che svolgevano il proprio incarico senza indossare la prevista mascherina, nonostante il ruolo svolto come operatore di un servizio pubblico; l’accertamento di 31 minori, pari al 15% delle persone sanzionate, risultati privi di mascherina, incuranti della normativa e del rispetto a favore della collettività al fine di ridurre il rischio di contagio.

I controlli sono stati effettuati nel corso degli ultimi giorni da parte del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute d’intesa con il ministero della Salute: si è trattato di una campagna di controlli a livello nazionale al fine di verificare l’osservanza dell’obbligo di indossare la mascherina all’interno dei servizi di trasporto pubblico, allo scopo di tutelare la salute degli utenti, anche in considerazione della ripresa delle attività lavorative e della attuale situazione epidemiologica.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Il regista Jean-Luc Godard «è ricorso al suicidio assistito. Non era malato, era semplicemente esausto»

Il regista Jean-Luc Godard «è ricorso al suicidio assistito. Non era malato, era semplicemente esausto»

Date: 13 settembre 2022 Author: irisgdm

di Redazione Spettacoli

Il quotidiano Libération ha spiegato che il maestro francese, 91 anni «aveva deciso di farla finita e ci teneva a rendere nota la sua decisione

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Il regista Jean-Luc Godard, scomparso ieri a 91 annisarebbe ricorso al suicidio assistito in Svizzera «riuscendo finalmente a portare a termine le sue convinzioni». A rivelarlo è il quotidiano francese Libération che oggi ha dato la notizia della sua morte, smentendo così che Godard sia morto a Parigi, come era stato diffuso inizialmente. Il regista «non era malato, era semplicemente esausto», ha detto un amico di famiglia a Libération: «Aveva quindi deciso di farla finita – spiega il giornale, aggiungendo che un’altra persona vicina al regista ha confermato il suicidio assistito -, era una sua decisione ed era importante che la rendesse nota». La moglie Anne-Marie Miéville e i produttori hanno confermato la sua morte oggi in tarda mattinata, spiegando che si è «spento serenamente nella sua casa circondato dai suoi cari» a Rolle, sulle rive del lago di Ginevra.

In un’intervista del 2014, d’altra parte, il regista si era detto favorevole al suicidio assistito, spiegando di non voler passare gli ultimi giorni della sua vita impossibilitato a muoversi: «Non ho l’ansia di proseguire ad ogni costo. Se sono troppo malato, non ho alcuna voglia di venire trascinato su una cariola…», aveva detto a margine del festival di Cannes alla trasmissione «Pardonnez-moi» della Radiotelevisione svizzera RTS. A domanda diretta sull’eventualità di ricorrere al suicidio assistito, aveva risposto «sì», aggiungendo che «per il momento» questa scelta «è ancora molto difficile». E poi aveva continuato: «Chiedo spesso al mio medico, al mio avvocato, così, “se venissi a chiedervi dei barbiturici (…), della morfina, me li dareste ?”… Non ho ancora avuto una risposta positiva»

Articolo tratto dal ” Corriere della sera”

Addio Jean-Luc Godard, regista contro fino all’ultimo respiro

di Claudia Catalli

Si spegne a 91 anni il cineasta simbolo della Nouvelle Vague e di un cinema opposto al mainstream, aperto all’indefinito, alla libertà e alla sperimentazione visiva

13 SETTEMBRE 2022

https://espresso.repubblica.it/idee/

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Vale la pena dirlo subito, Jean-Luc Godard avrebbe detestato i fiumi di inchiostro che stanno scorrendo su di lui per ricordarlo, per commemorarlo, per rendere l’ultimo omaggio a un cineasta che, senza mezzi termini, ha fatto la storia del cinema mondiale (oltre che della Nouvelle Vague). Li avrebbe destati come in vita detestava mostrarsi in pubblico, cosa che da almeno quarant’anni evitava scientemente: si guardava bene dal presenziare ai festival, non si degnava di ritirare neanche i premi più prestigiosi, dall’Oscar alla carriera del 2011 all’ultima Palma d’oro speciale per Le livre d’image nel 2018.

Respingente, e mai compiacente, non faceva come quei cineasti rancorosi che riempiono i colleghi di critiche e si sperticano nelle polemiche sul ‘sistema’, salvo poi, alla prima occasione, farsi fotografare in ogni dove, banchettare alle feste degli addetti ai lavori o smaniare per ricevere il più misero riconoscimento. Godard no, si era veramente ritirato dalla vita pubblica e viveva isolato in Svizzera, a Rolle, borgo svizzero sulle rive del lago Lemano.

Proprio nell’era del trionfo dell’apparire e della visibilità ad ogni costo, un cineasta famoso in tutto il mondo sceglie l’anonimato, l’eremitaggio, quasi l’invisibilità, con la scusa famosa del «Vado in periferia per ritrovare il mio centro». A lavorare in effetti continua, mettendosi alla prova fino all’ultimo, sperimentando video e nuove tecnologie e facendosi nel frattempo terra bruciata con colleghi ed ex amici.

Spicca su tutti François Truffaut, con cui tanto aveva condiviso negli anni di gioventù, che rinnegò accusandolo di essere l’ennesimo servo del sistema, piegato alle logiche del mainstream, se non addirittura il più “bugiardo” di tutti. Un’accusa che Truffaut gli rilancerà come un boomerang, scrivendogli senza giri di parole: «Sento arrivata l’ora di dirti che secondo me tu ti comporti come una merda (…) La tua parte – perché si tratta appunto di una parte – all’epoca consisteva ancora nel coltivare la tua immagine sovversiva, da qui la scelta di una frasettina ben piazzata. (…) Godard è sempre Godard e tutto va come previsto, tu resti sul tuo piedistallo (…) Sei come Ursula Andress, un’apparizione di quattro minuti, il tempo di far scatenare i flash, due o tre frasi a sorpresa e via, di ritorno a un comodo mistero”.

Chi scrive è sempre rimasta affascinata dalla ferocia della lotta artistica e politica con cui si sono massacrati, a mezzo lettera, i cineasti francesi che hanno più di tutti influenzato il nostro immaginario (carteggio recuperabile su “François Truffaut, Correspondence 1945-1984”). Del resto per Truffaut il cinema era un mezzo per “migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, prolungare i giochi dell’infanzia”, per Godard essenzialmente “lo strumento ideale per pensare”, al di là di ogni moralismo e intento didascalico.

Cinema inteso come una sorta di farmacologia dell’esistenza, non tesa alla narcolessia o all’anestesia, bensì alla sperimentazione e previsione efficace delle molteplici psicopatologie che attraversano l’animo umano.

Un cinema contagiato dalle aporie, pronto a lasciare spazio all’indefinito, al non detto, all’inconscio, alla creazione di un qui e ora irripetibile e tuttavia riproducibile. E all’improvvisazione, persino per il suo film-manifesto, quello che non a torto è considerato il suo capolavoro, “Fino all’ultimo respiro” (che già all’epoca fece impazzire, tra gli altri, Sartre e Cocteau).

Il protagonista maschile Jean-Paul Belmondo raccontava di aver amato soprattutto l’idea di libertà totale nella direzione di Godard, quella licenza a lasciarsi andare completamente all’ignoto, e dunque all’istinto. «Il giorno prima delle riprese chiesi a Godard se almeno avesse un’idea di ciò che volesse fare. Mi diede una risposta che mi riempì di entusiasmo e che non dimenticherò mai: “No”».

La morte di questo regista mi ha spiazzata, non avendo potuto fare un articolo di mio pugno, ho fatto un copia e incolla dal Corriere della sera e da Repubblica.

Una morte che mi basisce perchè ha scelto di morire senza nessuna patologia, semplicemente stufo di vivere. Si ha a che fare spesso con persone che hanno superato gli anta, ma tutti amano la vita e non vorrebbero mai lasciarla, anche i più provati! Mi domando cosa è quella linea che a un certo punto di spezza e ti fa desiderare la morte? Purtroppo nella mia vita ho conosciuto persone che si sono suicidate, a distanza di anni ancora ci domandiamo, perchè? Di solito chi compie un azione cosi estrema certamente non l’annuncia! Il corriere della sera afferma che si è spento serenamente, suicidio assistito, circondato dai suoi cari. Mi mettono paura gli uomini che decidono di avere potere di vita e di morte, e non mi riferisco a chi soffre da anni immobile nel letto, tra atroci sofferenze! Siamo padroni di ogni cosa che ci circonda, facciamo quello che ci pare con le foreste, con i più deboli, facciamo morire di sete una bambina di 4 anni, che voleva solo bere per vivere. Decidiamo chi deve vivere, chi deve morire, chi siamo? Dove arriveremo? fino a che punto ci spingeremo per essere Dio? Art. di Marina Donnarumma

L’Italia sono anch’io, incontro con Sabrina Efionayi e Anna Osei giovani scrittrici

Sabato 17 settembre ore 17.30c/o Sala Multimediale Laboratorio Civico ANPI/CGIL – via Faa di Bruno 39

L’Italia sono anch’io

Incontro con Sabrina Efionayi e Anna Osei giovani scrittrici

Conduce Zoe Kandil

L’intervista a due giovani scrittrici, Sabrina Efionay e Anna Osei, condotta da una giovane universitaria Zoe Kandil, che ha collaborato al progetto Nello specchio del tempo”, per dare voce alle seconde generazioni, anche attraverso la tavola rotonda che vedrà in un secondo tempo coinvolti l’Assessora alle Politiche giovanili e multiculturalità del Comune di Alessandria, Vittoria Oneto, il dirigente scolastico Michele Maranzana e il rappresentante del Forum Tavolo Migranti di Casale M. Claudio Debetto.

Sabrina Efionayi è una giovane autrice e podcaster di origine nigeriana nata e cresciuta in provincia di Napoli. Cresciuta con il peso della discriminazione, vittima di uno sguardo che l’ha fatta sentire diversa per il colore della pelle, Sabrina ha iniziato a scrivere alle scuole superiori con lo pseudonimo di “Sabrynex”, raccontando storie di ragazze bianche, lontane dalla sua verità. 

Sono nata a Castel Volturno nel 1999 da madre nigeriana ma cresciuta in una famiglia napoletana a cui sono stata affidata a pochi giorni dalla nascita. Studio Culture digitali e della comunicazione presso l’Università Federico II di Napoli, mi sono sempre interessata ai temi della discriminazione, razzismo e disuguaglianze sociali. A sedici anni ho iniziato la pubblicazione dei miei tre romanzi per la Rizzoli, OVER (2016) OVER 2 (2016) e #TBT Indietro non si torna (2017). Ho deciso successivamente di lasciare i romanzi young adult e di cimentarmi in una scrittura più realistica e autobiografica, che possa dare voce  ai ragazzi italiani nati da genitori stranieri che non vengono riconosciuti in quanto tali.”

Racconta la sua storia nel libro “Addio, a domani”, edito Einaudi e nel suo podcast “Storia del mio nome”, prodotto da Chora Media.  

“Addio a domani” è un romanzo autobiografico. è la storia di una ragazza con due madri, una biologica e l’altra affettiva e due famiglie: una in Italia e l’altra in Nigeria. È il racconto della costruzione di un’identità, punto di incontro tra due culture. 

Anna Osei, giovane autrice mantovana, classe 1999, conclusa la maturità si trasferisce nel Regno Unito, dove risiede attualmente, per studiare e laurearsi in Diritto Internazionale. Nel 2017 ha pubblicato per Europa Edizioni il libro autobiografico Destinazione sostanza. Nel 2021 è uscito per Mondadori Sotto lo stesso sole, un romanzo in cui le esperienze vissute dalla protagonista, la ventenne Marlene, aprono spaccati su temi come il razzismo, la discendenza e l’innamoramento.

“Il titolo è per me molto importante: viviamo in una società in cui continuiamo a dirci “siamo tutti uguali”. In realtà penso che questa frase discrimini: è giusto mettere in risalto le nostre diversità sotto lo stesso sole, l’unica cosa che ci accumuna è che siamo sotto lo stesso sole, è la nostra unica costante. Anche nel libro si tratta di differenze: economiche, sociali, culturali: dobbiamo renderle speciali ricordandoci che l’unica cosa che ci accomuna è che viviamo sulla stessa terra e vediamo il sole sorgere e tramontare.”

Venerdì 16 settembre si apre ufficialmente la 61a Festa del Vino del Monferrato Unesco

Venerdì 16 settembre si apre ufficialmente la 61a Festa del Vino del Monferrato Unesco

Nel fine settimana Casale Città Aperta, mercatini, mostre, musica e fuochi d’artificio

Si aprirà alle ore 18,00 di venerdì 16 settembre la sessantunesima Festa del Vino del Monferrato Unesco, di Casale Monferrato. Evento atteso da due anni, dopo lo stop forzato per la pandemia.

Una festa che porterà al Mercato Pavia le eccellenze enogastronomiche monferrine, e non solo, con oltre venti aziende vitivinicole e oltre trenta Pro Loco che proporranno gustosi piatti venerdì 16 e 30 settembre dalle 18,00 alle 24,00 e sabato 17 settembre e 1° ottobre e domenica 18 settembre e 2 ottobre dalle 10,00 alle 24,00 con orario continuato.

I posti a sedere disponibili sono 4 mila, ma sarà possibile anche il servizio da asporto per potersi portare direttamente a casa le tipicità del territorio. Per conoscere i menu, le aziende e tutte le iniziative legate alla Festa del Vino del Monferrato Unesco è possibile consultare il sito http://www.festadelvinodelmonferrato.it.

Venerdì 16 protagonista anche il Castello del Monferrato, che sarà per tutto il mese al centro di iniziative ed eventi legati al vino. Alle ore 16,00 si inaugurerà l’attesa mostra Il rosso e l’oro: i colori del vino nell’arte di Colombotto Rosso, la mostra allestita nelle sale del secondo piano in collaborazione con il Comune di Pontestura e che rimarrà aperta, a ingresso gratuito, fino al 25 settembre i sabati e le domeniche dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.

Come ha spiegato la curatrice Milena Zanellati: «Il rosso e l’oro, i colori del nostro vino, del vino del nostro Monferrato. Il rosso che rappresenta la passione, l’amore, il dolore, il tramonto; l’oro che rappresenta la regalità, l’eccellenza, l’opulenza… colori che troviamo nei nostri vini e che spesso troviamo abbinati all’arte. Ed è proprio questa declinazione che andiamo a proporre: i colori del vino nell’arte di Colombotto Rosso, con i rossi sanguigni e i fondi oro degli anni Novanta».

La giornata si concluderà con il concerto dei Voglio Tornare Negli Anni 90 in piazza Castello: ballerine, Dj, frontman, mascotte e tantissimi effetti speciali a partire dalle 22,30 per una serata all’insegna della musica.

Giornata ricca di appuntamenti anche quella di sabato 17, a partire dall’edizione speciale di Casale Città Aperta, l’iniziativa per ammirare i principali monumenti e musei cittadini che proseguirà anche nella giornata di domenica, con la possibilità di partecipare a una passeggiata con i volontari di Orizzonte Casale alle ore 15,30 con partenza dal chiosco di piazza Castello. Info su http://www.comune.casale-monferrato.al.ti/cca.In piazza Mazzini, invece, appuntamento mensile dalle 8,00 alle 19,00 con il mercatino biologico Il Paniere, con un’edizione speciale dedicata ai vini biologici del territorio, mentre nei vicini Portici lunghi di via Roma ci sarà l’ormai tradizionale Tavolozza settembrina del Circolo Ravasenga, con l’esposizione dalle 10,00 alle 19,00 delle opere di Accornero Ernesto, Aimo Pierfranco, Arjuna Manu, Berruti Francesco, Carelli Ivaldo, Cavalli Gianpaolo, Cici Simona, D’Adda Giuliana, Defrancisci Giovanna, Enrico Paolo, Gamba Carla, Ippolito Leonardo, Marotto Raffaella, Morbello Franco, Nardin Alessandro, Oppezzo Ermes, Patrucco Massimo, Pelizzaro Maria, Peruggia Nicoletta, Pessina Fernanda, Roggero Maria Rosa, Sperone Enrico, Scagliotti Guglielmina, Talio Maria Pia, Zannol Piero.

Nell’ex chiesa della Misericordia, in piazza San Domenico, proseguirà nel fine settimana Un artigiano pittore il percorso espositivo dell’artista Renzo Rolando aperto fino 18 settembre il sabato dalle 16,00 alle 19,00 e la domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,00.

E sempre a proposito di mostre, al Castello del Monferrato, oltre al percorso dedicato a Colombotto Rosso, proseguirà nella sede del Centro Doc Paolo Desana la mostra Vigneti e vendemmia in Monferrato, l’esposizione di fotografie a cura del Circolo Culturale Piero Ravasenga che resterà aperta fino al 25 settembre i sabati e le domeniche dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.

Stessi orari per la nuova mostra di Maria Rita Vita che inaugurerà alle ore 17,00 di sabato nel Salone Marescalchi dal titolo VitaVentidue, curata da Luisa Pavesio. Evento che sarà annunciato e preceduto da un flash mob a cura della Compagnia di danza flamenca Asd Genova Flamenco, fondata dalla nota danzatrice andalusa Carmen Valverde e attualmente guidata dalla figlia Bruna Learchi. Lo spettacolo si svolgerà nel cortile interno della fortezza. 

A seguire la performance di Alex Leon, violinista italo-romeno che eseguirà brani di sua creazione e la proiezione del cortometraggio Lady Lady Lady del regista genovese Gabriele Massardo. All’inaugurazione sarà presente anche l’enologo Donato Lanati.

La mostra resterà aperta fino al 02 ottobre i giovedi e i venerdi dalle 15.00 alle 18.00, i sabati e le domeniche dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.

Alle ore 19,00 nel Chiostro di Santa Croce tappa casalese del festival Fragole e Pomodori – incontri, spettacolo e ciboche prevede l’apertura musicale degli alunni del conservatorio Vivaldi Cecilia De Lazzaro, Jessica Briasco e Francesca Pia Roca in Mondine, sempre e, a seguire, lo spettacolo di danza e teatro L’altra parte del filo a cura della Asd Arabesque.

Il primo sabato della Festa del Vino del Monferrato Unesco si chiuderà alle 23,30 con i fuochi d’artificio dell’atteso spettacolo piromusicale che avvolgerà il Castello del Monferrato.

Domenica 18 torna  dalle 9,00 alle 19,00 il mercatino Doc Monferrato – Tipico & Shopping organizzato dal Consorzio Casale C’è in collaborazione con Botteghe Storiche nelle vie del centro storico.

Vie del centro che accoglieranno in mattinata anche i passeggeri del treno storico che giungerà da Milano a Casale Monferrato, via Mortara. Biglietti ancora disponibili alla pagina http://www.vivaticket.com/it/ticket/treno-storico-milano-casale-a-r/187734. Un’iniziativa organizzata dal Comune in collaborazione con la Fondazione Fs.

Il Castello del Monferrato sarà anche per la giornata di domenica il centro di eventi legati al vino e all’enologia, a partire dal primo appuntamento di La Doc è nata in Monferrato, racconti e proiezioni video sulla grande storia della Doc a cura del Comitato Casale Monferrato Capitale della Doc. Nel Salone Marescalchi alle 10,30 si parlerà di Il Monferrato è il circondario più vitivinicolo del Regno Sabaudo.

Alle 17,00, questa volta nel salone del secondo piano, sarà presentato il libro di Roberto Tentoni Piero Amarotto – Il gusto per la vita, una vita per il gusto. Come si legge nella quarta di copertina: «Ci sono momenti e parole che rappresentano una pietra miliare nell’esistenza di una persona, occasioni che non si dimenticheranno mai più, che restano una spinta costante a fare bene e a migliorare, un conforto nei giorni bui».

Nell’ex Cappella, infine, alle ore 18,30 incontro dedicato alla cultura del vino del Monferrato nelle sue varie sfaccettature, con degustazione alla cieca, organizzato in collaborazione con Assessorato all’Agricoltura, Consorzio Colline Monferrato Casalese e Delegazione di Casale Monferrato dell’Associazione Italiana Somellier.

In questo primo appuntamento, dal titolo Bollicine del Monferrato, si scoprirà come il Monferrato, terra di vini rossi, negli ultimi anni presenta svariate versioni di vini spumante che possono competere con le analoghe tipologie blasonate.

Degustazione “alla cieca” di tre spumanti del Monferrato e un intruso “illustre” di una zona vocata d’Italia. In abbinamento la Muletta Valle dei Frati. Al termine presentazione di: I Crù di Enogea – zone e vigneti del Monferrato casalese e Corso Primo livello Ais Casale.

Info, costi e prenotazione (obbligatoria entro il 16 settembre): info@vinimonferratocasalese.it o Whatsapp 340 9443635.

Domenica, infine, giornata dedicata al MonferVINUM – Enotrekking in Monferrato, le passeggiate tra le vigne promosse dall’Ecomuseo della Pietra da Cantoni, con incontri in cantina con i produttori e degustazioni dei vini monferrini. Il primo appuntamento sarà alle 10,00 con partenza dall’Azienda agricola Cascina Allegra di località Cascina Serra dei Monti di Ottiglio. Per info, costi e prenotazioni 348 2211219 o info@ecomuseopietracantoni.it – chebisa@virgilio.it.

Per rimanere aggiornati sulla Festa del Vino del Monferrato Unesco e le iniziative in programma nel mese di settembre in città: http://www.festadelvinodelmonferrato.it

Casale Monferrato, 13 settembre 2022

Il presente comunicato è redatto in modo impersonale (senza nomi e virgolettati) secondo quanto disposto dall’art.9 c.1 della legge n° 28 del 22 febbraio 2000 in tema di par condicio nei periodi pre-elettorali.

Sorpresa al Pavese Festival, di Enrica Bocchio

Sorpresa al Pavese Festival: Alessandro Haber si è presentato in carrozzina, poi spostato di peso su una seggiolina da cui non si è più mosso. Alternava la lettura di Pavese alle esibizioni del trio elettroacustico di Omar Pedrini.

Risultato: la chitarra solista era male amplificata e si sentiva a malapena, quella di Pedrini veniva “zappata” anziché accarezzata e praticamente l’effetto era quello di antica memoria del gruppo di ragazzi con la chitarra in spiaggia davanti al falò, anche se si capiva che avevano per lo meno provato il repertorio, anzi “impressioni di settembre” è stata più gradevole che non dalla PFM.

Ma Haber nooo, Haber non ha dimostrato nessun rispetto per il prossimo, nessuna serietà, nessuna preparazione. Sei in grado di lavorare, non ci puoi marciare in questo modo, mandando in merda (vocabolo da lui usato almeno una decina di volte) persone presenti, poeti, disprezzando il senso di quello che stai leggendo, denunciando improvvisazione, distorcendo la frase poetica, travisando la finalità della serata.

E poi parolacce, gestacci, da bambini che si sentono emancipati… Come non bastasse ha voluto cantare tre canzoni giurando sulla figlia (era il caso?) di non averle provate prima (credibilissimo) una delle quali era di Tenco. Meglio che mi fermi qui.

Sguardo animale, di Flavia Sironi

Sguardo animale, di Flavia Sironi

Date: 12 settembre 2022 Author: irisgdm

Flavia Sironi

https://www.facebook.com/reel/807353990393887

Vuoi conoscere la disciplina dog Trail e canicross? Vieni a trovarci!

Domenica 9 ottobre 2022 a Valcava Comune Di Torre Dè Busi in provincia di Bergamo si terrà la terza edizione della gara di dog trail CSEN.

Prima della partenza ci sarà un’accurata visita veterinaria, ricordate di portare i libretti per il controllo del microchip. La visita verrà fatta anche a fine gara.

Gli atleti partiranno da piazza San Rocco alle ore 9,30.

Il percorso, di 13 chilometri con dislivello positivo di 850 metri, si svilupperà lungo bellissimi sentieri escursionistici.

Il punto più alto che si raggiungerà è di 1432mslm sulla vetta Monte Tesoro.

Lungo il percorso sono previsti 2 punti di ristoro ed 1 alla fine della gara.

Il percorso sarà segnalato con balise, frecce, e bolini rossi tracciati con vernice ad acqua.

Saranno presenti numerosi volontari lungo tutto il tragitto onde indirizzare e, in caso di necessità, aiutare i partecipanti.

Quest’anno gli organizzatori, per il piacere di tutte le persone che non fanno agonismo ma semplicemente amano passeggiare in compagnia del proprio quattro zampe e una coda, hanno organizzato un dog trekking naturalistico in collaborazione con ASD Centro Cinofilo Spirito Libero, ovvero una passeggiata di gruppo accompagnati da istruttori della disciplina ed educatori cinofili.

Il percorso sarà di 8 chilometri con un dislivello positivo di 432 metri sempre lungo bellissimi sentieri escursionistici.

In palio ci saranno 3 pettorali gratuiti a chi scriverà per primo all’indirizzo dogtrail.canicross.lecchese@gmail.com con la dicitura: Trofeo Spirito Libero.

Per ogni atleta ci sarà un ricco pacco gara contenente: sacca porta scarpe loggata Dog TCL, vasetto di miele artigianale, birra artigianale, t-shirt dell’evento, e una simpaticissima sorpresa per i veri protagonisti della manifestazione gli atleti a 4 zampe e una coda.

Saranno premiati i primi 5 uomini e le prime 5 donne.

Verrà inoltre premiato il gruppo più numeroso con il trofeo Spirito Libero.

Ci saranno anche altre premiazioni a sorpresa.

Servizi disponibili: area camper su prenotazione, 2 ristoranti convenzionati, 1 bar, ampio parcheggio gratuito.

Servizi offerti dall’organizzazione: 3 fotografi lungo il percorso, 1 fotografo dedicato per foto ritratti nella location, massaggiatore per gli atleti.

Inutile dire che vi aspettiamo numerosi!

Troverete tutte le informazioni sul sito:https://m.facebook.com/story.php…#sguardoanimalediflaviasironi#flaviasironi#canidiinstagram#sguardoanimale#camminacolcane#caniche#canibellissimi#giornatamondialedellafisioterapia#canifelici#giornatamondiale#canifelici#canibelli#sportcinofili#canicross

Canicross Italia CSEN Istruttore canicross Luca Pilato

Sguardo animale di Flavia Sironi

Pallavolo: impresa Italia, è campione del mondo – Ansa.it

https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/pallavolo/2022/09/11/pallavolo-impresa-italia-e-campione-del-mondo_8f39abf9-b2ba-42b3-9b53-3e27ec7d0b54.html

Dopo 24 anni l’Italia torna campione del mondo di pallavolo.

E come nel 1998 Feridnando De Giorgi c’è.

Allora era giocatore, oggi è l’allenatore della squadra che ha dominato dal primo all’ultimo incontro il mondiale e piegato in finale a Katowice, i padroni di casa della Polonia che inseguivano il terzo titolo iridato di fila. L’Italia vince in rimonta. Dopo aver perso il primo set i ragazzi di De Giorgi hanno preso campo e dominato la gara. Alla fine è 3-1 per gli azzurri (22-25, 25-21, 25-18, 25-2). Dopo l’oro europeo di un anno fa, proprio in Polonia i ragazzi di De Giorgi compiono l’impresa e conquistano il quarto mondiale della storia dell’Italvolley. E domani, al ritorno in Italia la nazionale sarà ricevuta dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Alla Spodek Arena di Katowice, davanti a oltre 10mila tifosi polacchi, gli azzurri sfidano la Polonia che è reduce da due Mondiali consecutivi vinti, entrambi in finale contro il Brasile.

Il punto di vista – “Piero ed Elisabetta la conclusione di un’Era” – di Mariantonietta Valzano

Il punto di vista – “Piero ed Elisabetta la conclusione di un’Era” – di Mariantonietta Valzano

Pubblicato il 11 settembre 2022 da culturaoltre14

lente ingrandimento

“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano

Un mese fa abbiamo salutato Piero Angela, un alfabetizzatore scientifico che, come il maestro Manzi, ha formato almeno 5 generazioni di italiani. Con il suo linguaggio semplice e chiaro induceva gli spettatori ad essere curiosi e attenti. Col tempo era diventato un sigillo di scientificità della conoscenza. Non di rado, infatti, l’intercalare comune era “Lo ha detto Piero Angela” e non era più discutibile.

Non so perché ma è stato per me come perdere uno di famiglia, un pezzo di vissuto personale. Come molti sono cresciuta a pane e Superquark, molto della mia metodologia d’insegnamento ha attinto nel suo esempio: spiegare in modo semplice argomenti difficili. Questo assunto è il fondamento della Fisica della Matematica, discipline che di solito sono ostiche, ma che Piero Angela ha saputo far “piacere” a milioni di ragazzi…anche a ex ragazzi come me, che a mia volta ho cercato e cerco di appassionare i miei studenti allo studio di argomenti inusuali per una scuola primaria, come le particelle elementari.
Vederlo l’ultima volta è stato un preludio della sua mancanza, perché sebbene avesse in video lo stesso modo rassicurante, con cui ci ha mostrato le meraviglie della natura  per decenni e nonostante la sua forza e tenacia, era percepibile la sua fragilità. In quel momento un velo di tristezza ha attraversato i miei ricordi.
Dall’ Esploriamo il corpo umano agli esperimenti di fisica, passando per le Pillole di storia e i ricchi documentari sull’etologia e zoologia, la sua impronta è stata fondamentale per la mia curiosità affamata di sapere. Inoltre, ho avuto la possibilità di assistere alla rappresentazione storica digitale del Foro di Cesare e il Foro di Augusto qui a Roma, opere magiche della tecnologia che ti riportano indietro e mostrano realtà che si leggono solo sui libri di storia, rendendone tangibile la veridicità. Credo che solo uno spirito geniale poteva partorire un simile idea, catturando ogni sera tanti spettatori e visitatori romani e non romani, che restano intrappolati nel fascino della Città Eterna proprio grazie a questo modo di illustrare e spiegare come mai nessuno ha fatto.
e mentre attraverso i ricordi di antichi fasti sento la sua voce, pacata e rassicurante…umile, che mi racconta chi ha calcato le pietre della mia città prima di me… lasciandomi incantare dai colori e dai monumenti che credevo di conoscere ma che ora riscopro e riassaporo….
Probabilmente non sarà abbastanza dire grazie a questo uomo, alacre per la sua simpatia e acuto per la sua intelligenza, un antesignano a cui è stato sempre a cuore il futuro del nostro Paese, fino al suo ultimo lascito, un testamento spirituale che sprona tutti a fare il nostro per un domani migliore.

E adesso se n’è andata anche la Regina Elisabetta II…e la monarchia inglese non sarà più la stessa. Pochi giorni fa è stata divulgata la foto in cui il suo sorriso e la sua cordialità illuminavano una Regina che con giacchino di lana e gonna tartan accoglieva il nuovo primo ministro Liz Truss. Unico particolare quella macchia violacea sulla mano destra che tradiva l’inevitabile somministrazione delle cure. Forse è stato il suo commiato al popolo con il suo ultimo atto di responsabilità alla quale non si è sottratta, ricca del suo vissuto secolare in cui ha dato il suo contributo dal servire l’esercito durante la Seconda Guerra Mondiale al servire il suo popolo fino alla fine, dimostrando che seppure privilegiata ha fatto il suo dovere. Sicuramente non è stata una vita scevra di errori, ma chi non ne commette germinati nella finitudine umana dobbiamo farci i conti quotidianamente tutti e ogni giorno, ma il suo pregio è stato il reagire, facendo atto di umiltà ove fosse necessario come quando chinò il capo davanti al feretro di sua nuora Diana.
Elisabetta è stata anche la nonna simpatica che si paracaduta con James Bond e prende il tè con l’orsetto Paddington, ma anche la solida Regina che tiene il timone a dritta della sua famiglia nel rappresentare il suo regno, traghettandolo tra tempeste di vario tipo: da tragedie e lutti familiari a crisi economiche e il covid. Il suo will meet again del suo discorso durante la pandemia ha avuto lo stesso effetto del discorso del Re Giorgio, suo padre, durante il conflitto mondiale: era con i suoi sudditi accanto a loro.
Chiunque seguirà, anche facendo del meglio, non potrà eguagliare la sua figura. Come disse Wiston Churchill: “L’Inghilterra nella sua storia ha avuto due Regine che sono state di gran lunga migliori dei Re a cui hanno preceduto o succeduto, sono certo che Elisabetta sarà la terza in grandezza e lungimiranza”.
E la storia gli ha dato ragione.
Ora siamo alla fine di un’Era, un nuovo corso che si apre con una guerra in corso alle porte d’Europa e con tante altre iniziate e mai finite, con una crisi pandemica che, a mio parere, non è definitivamente alle spalle e una crisi energetica – economica – ambientale che inizia a decimarci. Talvolta i segni dei tempi ci lasciano un vuoto sia fisico che interiore, che nonostante il frastuono del mondo ci travolga quotidianamente, noi sentiamo benissimo con tutti i nostri sensi. È un segno delle cose che cambiano e che ci lasciano un senso di abbandono e ci invitano ad una rinascita, perché non possiamo mai dimenticare che nella nostra fragile umanità coi cresciamo e ogni volta rinasciamo, lasciando nel sacco del passato che ci portiamo in spalla ciò che abbiamo fatto, mentre guardiamo avanti e sogniamo ciò che volgiamo fare.
Speriamo che in questo nuovo percorso che ci aspetta si possa consolidare quel valore umano di solidarietà e spirito di convivenza condivisa che è insita nel valore sociale della nostra specie, per un futuro migliore …per tutti, dove ognuno deve fare la sua parte, come ha fatto Piero Angela, e ognuno deve essere responsabile …magari con un pizzico di simpatia, come la Regina Elisabetta II.
Mariantonietta Valzano

“L’EQUILIBRIO di BEN-ESSERE”: La riforma psichiatrica – Considerazioni a 45 anni dalla Legge n.180 – a cura di CIPRIANO GENTILINO

“L’EQUILIBRIO di BEN-ESSERE”: La riforma psichiatrica – Considerazioni a 45 anni dalla Legge n.180 – a cura di CIPRIANO GENTILINO

Pubblicato il 20 giugno 2022 da culturaoltre14

rubrica di Cipriano Gentilino

Le mie impronte digitali

prese in manicomio

hanno perseguitato le mie mani

come un rantolo che salisse la vena della vita,

quelle impronte digitali dannate

sono state registrate in cielo

e vibrano insieme ahimè alle stelle dellOrsa Maggiore.”

Alda Merini

La storia della cura della follia è complessa e molto influenzata dalle culture e conoscenze delle epoche e dei luoghi.

In Europa solo a partire dal 1600 il trattamento iniziò ad essere considerato da un punto di vista sociale e fu così che folli diventarono tutti coloro che, ritenuti una minaccia per la società, furono da allontanare, rimuovere e rinchiudere in una unica struttura per malati mentali, poveri, vagabondi, criminali, dissidenti.

Una delle prime case sorte allo scopo fu l’Hospital General di Parigi, fondato nel 1656. Qui le persone venivano rinchiuse non per prendersi cura di loro ma solo per essere escusi e controllati con la ipocrita finalità della correzione morale.

Fu solo in seguito alla nascita del pensiero illuminista che la concezione legata alla malattia mentale iniziò a mutare e iniziarono ad essere messe in atto pratiche per combattere la follia.

Un passo avanti dalla esclusione-correzione alla normalizzazione dalla malattia mentale che continuava però ad essere incomprensibile.

I metodi di cura restavano infatti disumani perché i folli erano considerati incapaci di dominare i propri istinti e si riteneva che per combattere la follia occorresse utilizzare mezzi quali l’intimidazione e la paura, allo scopo di dominare le persone e convincerle del fatto che non potessero continuare ad agire come volevano.

Nonostante questo o per questo Pinel libera i malati mentali nell’ospedale della Salpêtrière nel 1795 e questo segna un passaggio significativo nello sviluppo della Psichiatria .

Altre teorie e cure si susseguirono centrate spesso nei tentativi di cura attraverso la provocazione di vari tipi di shock durante i perduranti internamenti.

Un cambiamento radicale si ebbe tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 con la nascita della psicoanalisi alla quale si deve il merito di aver posto l’attenzione sulla necessità di capire il sintomo più che di reprimerlo integrando alla visione biologica quella psicologica.

In Italia, all’epoca, la gestione dei manicomi era affidata perlopiù alle cure di frati e suore fino a quando nel 1904 non si riuscì ad avere un quadro normativo omogeneo che regolò la gestione dei manicomi e che restò in vigore fino al 1978 lasciando però il manicomio luogo di controllo e di ordine.

Fu solo nella seconda metà degli anni ’50, anche grazie a Ronald Laing e alle sue opere, che si iniziò, in Europa, a condannare i manicomi come luoghi in cui le persone perdevano la propria identità.

Mentre solo a partire dal 1968 con la legge 431, in Italia, si iniziò a prevedere il ricovero volontario e vennero istituiti centri di igiene mentale a livello provinciale.

La legge 349 del 1977 invece iniziò a considerare la tutela della salute quale diritto fondamentale e considerare la necessità di creare un Servizio Sanitario, in grado di affrontare la malattia mentale in un’ottica completamente nuova.

Mentre però la legislazione progrediva verso norme più rispettose della persona malata  lo stato reale di molti manicomi toccava livelli di degrado non tollerabili in una società civile e, in contemporanea, sul piano della ricerca scientifica e della pratica psichiatrica Basaglia, direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia. muoveva una critica radicale nei confronti dei manicomi.

Partendo dalla teoria di Sigmund Freud, cominciò a sostenere che il rapporto tra terapeuta e paziente dovesse basarsi su presupposti diversi.

Modificò i metodi di cura applicati in quel periodo.

In primo luogo fece eliminare la terapia elettro-convulsivante e incoraggiò un nuovo tipo di approccio relazionale tra malato e operatore psichiatrico.

Quest’ultimo consisteva nel creare una relazione di maggiore vicinanza emotiva volta alla restituzione di socialità, diritti e umanità al sofferente; un approccio alla cura della malattia mentale fenomenologico ed esistenziale in netta contrapposizione a quello positivistico della medicina tradizionale vigente all’epoca.

Franco Basaglia, dunque, tradusse tutto questo in un’idea pratica del tutto innovativa che verteva nella trasformazione dei manicomi in comunità terapeutiche.

In una comunità dove i medici, gli operatori e i pazienti possedevano pari dignità e pari diritti; i rapporti non erano più verticali, bensì orizzontali privilegiando la collaborazione tra pari. Il malato, inoltre, non è considerato come un reietto, bensì come una persona da aiutare, recuperare e riabilitare. Quindi, in questo modo, al malato era concessa maggiore dignità e una migliore prospettiva di cura da condividere con coloro che inizialmente lo avevano ripudiato e allontanato.

Basaglia raggiunse lo scopo della reintegrazione sociale dei malati e fece notare a tutti l’inconsistenza di un processo volto alla discriminazione e disumanizzazione dell’essere umano.

All’epoca la forza innovativa della pratica basagliana e gli scandali sul degrado di molti manicomi spinsero alcune forze politiche ad organizzare un referendum sulla chiusura mentre peraltro era già in preparazione la legge di riforma sanitaria, la 833, che integrava finalmente la psichiatria prevedendo un passaggio graduale verso la chiusura dei manicomi.

Il referendum, in un periodo non facile per la politica italiana, si concluse per la chiusura delle strutture manicomiali. Fortunatamente. Perché se i cittadini si fossero espressi per il no, avrebbero fermato, per molti e molti anni, quello che il parlamento stava già prevedendo.

Il risultato del referendum portò al rischio di una vacatio legis e alla necessità di stralciare quanto inerente alla salute mentale dalla riforma sanitaria che è stata approvata in seguito.

Nacque così la legge 180, nota come legge Basaglia, che rivoluzionò il modo di concepire la malattia mentale e i principi della quale sono in sintesi:

– il divieto di costruire nuovi manicomi e la graduale chiusura di quelli esistenti.

– il trattamento sanitario deve essere volontario e solo in alcuni casi particolari può essere obbligatorio (TSO)

– Il malato resta in ospedale solo per un breve periodo di tempo e solo a causa di situazioni di emergenza, difficilmente gestibili dalla persona stessa o dalla famiglia.

La legge prevedeva inoltre che le Regioni individuassero le strutture adeguate per la tutela della salute mentale; ma queste si rivelarono, per la maggior parte, del tutto impreparate a gestire un cambiamento così grande e impegnativo sul piano culturale, strutturale, organizzativo, economico e politico.

La rete dei servizi sul territorio era infatti tutta da costruire.

Solo all’inizio degli anni 90, ben 15 anni dopo la legge 180, si iniziò ad intravedere qualche cambiamento anche nelle regioni meno attive, con l’inizio della territorializzazione, l’apertura dei centri di salute mentale nei distretti sanitari e, finalmente, l’assunzione di personale sanitario.

E solo nell’aprile 1994, venne approvato anche il Progetto Obiettivo Tutela Salute Mentale in cui, per la prima volta, vennero individuate le strutture e i servizi psichiatrici presenti sul territorio; si procedette altresì ad una diversificazione delle competenze professionali delle persone che lavoravano nel campo, per consentire loro di gestire meglio i sempre più complessi incarichi affidati, con l’obiettivo principale di promuovere, attraverso lo scambio di esperienze professionali differenti, pratiche volte a superare qualsiasi forma di oppressione e di violenza (azione coordinata e integrata di servizi psichiatrici con altri servizi socio sanitari come, ad esempio, consultori e Servizi per le Tossicodipendenze). Tutto questo doveva essere realizzato attraverso la partecipazione ai processi di cura dei pazienti e dei familiari, per ridurre al minimo il ricovero in struttura, attraverso interventi ambulatoriali e domiciliari, che comprendevano anche la ricerca programmata di inserimenti formativi e lavorativi e la promozione di programmi con obiettivo primario la socializzazione.

Dal 31 marzo 2015 sono infine ufficialmente chiusi gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (O.P.G.) ed è tuttora in corso un lento passaggio a delle strutture alternative denominate R.E.M.S. (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza). Tale cambiamento è stato pensato per umanizzare lo sconto della pena nelle persone già “condannate” da un disturbo psichiatrico.

Insomma, una strada lunga e tortuosa, piena di ostacoli.

Ad oggi sono stati sicuramente compiuti numerosi passi avanti ma ci sono ancora molti aspetti da definire e molti stereotipi da sradicare connessi alla sofferenza mentale, pregiudizi che favoriscono l’insorgere di immagini che etichettano i pazienti come categoria a parte, divisa dai normali.

È stato attivato infatti un sistema assistenziale all’avanguardia che ha rappresentato quarant’anni fa un grande avanzamento ma che sembra purtroppo essersi in parte arenato di fronte a molte antiche e recenti difficoltà.

Se da una parte la delega della gestione della sanità alle regioni dovrebbe permettere una programmazione sempre più aderente alla necessità territoriali dall’altra una eccessiva diversificazione delle politiche regionali e gli interessi di potere politico non sempre hanno portato a scelte efficaci e efficienti.

Il passaggio della dominazione sulla salute pubblica dalla università alla politica certamente non ha contribuito ad autonomizzare il settore sanitario pubblico come era nelle premesse dichiarate con la approvazione della 833.

Il sistema pubblico italiano di assistenza in salute mentale, attualmente, ha forti differenze geografiche di attuazione e di risorse finanziarie, di strutture e di personale disponibile; anche all’interno di una stessa regione vi sono spesso realtà locali molto differenti, sia di strutture sia di personale. Ciononostante, si potrebbe sostenere che, pur sotto sforzo, nel complesso il sistema dell’assistenza territoriale in salute mentale abbia comunque compiuto in questi quarant’anni grandi passi avanti rispetto al precedente assetto “manicomiale”.

Vi è stato un innegabile successo nell’eliminazione di istituzioni totali come i manicomi e nella realizzazione di una rete assistenziale regionale territoriale, diversamente funzionante a seconda di vari fattori ma comunque presente, che ha posto l’Italia in una posizione di avanguardia nel mondo. Tuttavia, all’impianto e all’impegno degli operatori sanitari in tutti questi anni non è sempre corrisposto una messa a disposizione di mezzi e strumenti per perseguire e raggiungere gli obiettivi previsti e desiderati.

Si potrebbe anche aggiungere che negli ultimi decenni vi sono stati cambiamenti sociali, epidemiologici e dei bisogni che possono mettere in difficoltà disposizioni di legge “pensate” per realtà di quasi mezzo secolo addietro.

Cambiamenti ai quali sarebbe necessario dare risposte nuove che, integrando le migliori esperienze territoriali e comunitarie, riuscissero a riproporre la sofferenza mentale come problema sociale di massima  importanza sanitaria, civile ed economica con forze nuove in grado di destrutturare in continuazione le nuove istituzionalizzazioni nelle strutture comunitarie, nei centri diurni e nei centri di salute mentale causate, non solo dalla normale dinamica di ogni istituzione, ma anche per la cronica carenza di personale, per la necessità, spesso dimenticata, di supervisione agli operatori,  di una reale formazione continua sul campo , di pratiche di socializzazione e di educazione sanitaria .

È necessario un nuovo entusiasmo che, a seguito di progressi scientifici, caratterizzi nuovi modelli organizzativi in grado di garantire la maggiore serenità possibile ai pazienti, ai loro familiari, ai loro colleghi, ai loro amici praticando una psichiatria che dia risposte esaustive e concrete sia sul piano psicologico che su quello della integrazione e del lavoro.

Tenendo sempre presente le parole di Basaglia sulla legge che porta il suo nome:

“E’ una legge transitoria, fatta per evitare il referendum, e perciò non immune da compromessi politici. Ora bisognerà lottare perché nella discussione sulla riforma sanitaria tanti aspetti farraginosi, ambigui, contraddittori di questa legge siano portati alla ribalta e cambiati. …  Ma attenzione alle facili euforie. Non si deve credere daver trovato la panacea a tutti i problemi dellammalato di mente…”

Cipriano Gentilino
Psichiatra

MA NON È CHE IL SUPERBONUS SI CONTRASTA SOLO PERCHÉ È DEL M5S?

Facciamo un eccezione alla nostra linea editoriale, ma visto che tutti gli altri partiti sono contro… forse ne vale a pena…

MA NON È CHE IL SUPERBONUS SI CONTRASTA SOLO PERCHÉ È DEL M5S?

Supermalus.

Di Marco Travaglio

Alla festa del Fatto mi avvicina un gruppo di piccoli imprenditori edili, che stanno costituendo insieme a diversi cittadini un comitato per una ”class action” contro lo Stato sul Superbonus 110%.

E chiedono aiuto.

Hanno aperto cantieri per adeguare ambientalmente casette e appartamenti, hanno iniziato a lavorare in base a un preciso impegno dello Stato, poi quello stesso Stato – siccome era cambiato il governo, dal Conte-1 al Draghi – ha cambiato le carte in tavola, violando l’impegno.

E ha preso a sabotarli in ogni modo sulla cessione dei crediti, danneggiando per giunta le imprese più piccole e le famiglie meno facoltose. Uno scandalo a cielo aperto: non c’è nulla di più grave di uno Stato che tradisce i patti stipulati con i cittadini.

Altro che disaffezione, antipolitica, astensionismo.

Motivi di merito non ce ne sono: il Superbonus, ideato dal sottosegretario 5S Fraccaro, conviene a tutti: Stato, imprenditori e cittadini, a prescindere dal reddito, perché rilancia l’edilizia in crisi, crea posti di lavoro, riduce le emissioni di C02, fa risparmiare energia, trasforma le città in direzione ecologica, fa volare il Pil e il gettito fiscale.

Infatti piace a tutti: Confindustria, sindacati, famiglie, destra, centro e sinistra. Nessun partito si oppone e in Parlamento tutti, almeno a parole, sostengono da mesi che i crediti fiscali vanno sbloccati per far riprendere e terminare i lavori a chi è in mezzo al guado.

Eppure il governo, cioè Draghi (il Consiglio dei ministri è pura finzione: comanda il Migliore solo al comando), continua pervicacemente a opporsi.

Anche a costo di mentire con veline false che accusano i 5Stelle di bloccare con emendamenti sblocca-Superbonus (presentati peraltro da quasi tutti i partiti) il dl Aiuti-bis, rubando 17 miliardi di sostegni agli italiani: ma tutti sanno che i decreti sono leggi che entrano immediatamente in vigore, quindi nessuno sta bloccando nulla, a meno che il decreto sia bocciato in Parlamento in sede di conversione in legge (e non lo è stato né lo sarà).

Il Pd, pur favorevole a sbloccare la cessione dei crediti, ripete a pappagallo le panzane di Palazzo Chigi come se il Superbonus fosse una fisima di Conte, e non una legge dell’intero suo governo, inclusi i ministri del Pd, in primis quello dell’Economia Gualtieri che ne costruì gli strumenti finanziari.

Così si usano cinicamente decine di migliaia di imprese e famiglie in difficoltà per bieche manovre elettorali.

È questa la neutralità di un governo dimissionario delegato agli “affari correnti” (inclusi 10-20 miliardi di nuove spese militari)?

Si abbia almeno il coraggio di dire, a quelle imprese e a quelle famiglie, la verità: “Cari amici, il Superbonus è un’ottima idea, ma purtroppo è venuta ai 5Stelle, quindi dobbiamo affossarla”.

Così tutti capirebbero tutto.

“Fino a quando la mia stella brillerà”, di Liliana Segre

Liliana Segre

dalla pagina Facebook di Enrica Bocchio

Ad Auschwitz superai la selezione per tre volte. Quando ci chiamavano sapevamo che era per decidere se eravamo ancora utili e potevamo andare avanti, o se eravamo vecchi pezzi irrecuperabili. Da buttare. Era un momento terribile. Bastava un cenno ed eri salvo, un altro ti condannava. Dovevamo metterci in fila, nude, passare davanti a due SS e a un medico nazista. Ci aprivano la bocca, ci esaminavano in ogni angolo del corpo per vedere se potevamo ancora lavorare. Chi era troppo stanca o troppo magra, o ferita, veniva eliminata. Bastavano pochi secondi agli aguzzini per capire se era meglio farci morire o farci vivere. Io vedevo le altre, orrendi scheletri impauriti, e sapevo di essere come loro. Gli ufficiali e i medici erano sempre eleganti, impeccabili e tirati a lucido, in pace con la loro coscienza. Era sufficiente un cenno del capo degli aguzzini, che voleva dire “avanti”, ed eri salva. Io pensavo solo a questo quando ero lì, a quel cenno. Ero felice quando arrivava, perché avevo tredici anni, poi quattordici. Volevo vivere. Ricordo la prima selezione. Dopo avermi analizzata il medico notò una cicatrice. «Forse mi manderà a morte per questa…» pensai e mi venne il panico. Lui mi chiese di dove fossi e io con un filo di voce ma, cercando di restare calma, risposi che ero italiana. Trattenevo il respiro. Dopo aver riso, insieme agli altri, del medico italiano che mi aveva fatto quella orrenda cicatrice, il dottore nazista mi fece cenno di andare avanti. Significava che avevo passato la selezione! Ero viva, viva, viva! Ero così felice di poter tornare nel campo che tutto mi sembrava più facile. Poi vidi Janine. Era una ragazza francese, erano mesi che lavoravamo una accanto all’altra nella fabbrica di munizioni. Janine era addetta alla macchina che tagliava l’acciaio. Qualche giorno prima quella maledetta macchina le aveva tranciato le prime falangi di due dita. Lei andò davanti agli aguzzini, nuda, cercando di nascondere la sua mutilazione. Ma quelli le videro subito le dita ferite e presero il suo numero tatuato sul corpo nudo. Voleva dire che la mandavano a morire. Janine non sarebbe tornata nel campo. Janine non era un’estranea per me, la vedevo tutti i giorni, avevamo scambiato qualche frase, ci sorridevamo per salutarci. Eppure non le dissi niente. Non mi voltai quando la portarono via. Non le dissi addio. Avevo paura di uscire dall’invisibilità nella quale mi nascondevo, feci finta di niente e ricominciai a mettere una gamba dietro l’altra e camminare, pur di vivere. Racconto sempre la storia di Janine. È un rimorso che mi porto dentro. Il rimorso di non aver avuto il coraggio di dirle addio. Di farle sentire, in quel momento che Janine stava andando a morire, che la sua vita era importante per me. Che noi non eravamo come gli aguzzini ma ci sentivamo, ancora e nonostante tutto, capaci di amare. Invece non lo feci. Il rimorso non mi diede pace per tanto, tanto tempo. Sapevo che nel momento in cui non avevo avuto il coraggio di dire addio a Janine, avevano vinto loro, i nostri aguzzini, perché ci avevano privati della nostra umanità e della pietà verso un altro essere umano. Era questa la loro vittoria, era questo il loro obiettivo: annientare la nostra umanità.”

Liliana Segre

“Fino a quando la mia stella brillerà”

Era il 1979, avevo 12 anni ed ero razzista, di Lorenzo Rossomandi – Scritti

Era il 1979, avevo 12 anni ed ero razzista.

Ovviamente non lo sapevo, ma lo scoprii quell’estate.

A mia, parziale, discolpa posso dire solo che in Italia all’epoca non c’erano neanche i “vu’ comprà”.

Grazie anche al fatto che avessi due zie in Australia (Sydney per la precisione) mio padre mi mandò laggiù per le vacanze estive.

E grazie al fatto che una delle due insegnasse in una scuola pubblica mi sono fatto anche qualche giorno di scuola “australiana”.

“Scuola australiana”, insomma.

Bianchi, neri, gialli, marroncini, un po’ anche rossi. Insomma. Un arcobaleno di colori che mi stupirono.

Beh. Ho deciso di essere sincero e lo sarò. I neretti mi facevano un po’ senso… neri, con il naso schiacciato e grossetto, i palmi delle mani chiari con le pieghe scure.

Insomma via…spero che non facciate troppo i puristi. Per un dodicenne, italiano nel 1979 non poteva essere che una cosa strana.

Ma mi ricordo un giorno. Eravamo fuori, nel piazzaletto esterno della scuola, nell’ora del lunch.

5 minuti per inghiottire un “meat pie” e un po’ di succo di frutta. E via!

a giocare a “soccer”. In italia ero un mediocre giocatore di calcio, ma lì potevo fare il Pelé della situazione. Ma ancora nessuno mi conosceva. Ad inizio partita si facevano le squadre. Ne più ne meno di come facevamo in Italia, i capitani scelgono i giocatori, uno per volta a turno. Si comincia. Parte il primo capitano e sceglie Tommy il neretto. L’altro capitano sceglie un altro. Tocca di nuovo al primo. Prima ancora che alzi la testa per guardare i candidati, Tommy gli salta quasi addosso urlandogli “Lorenzo! Lorenzo!” con quella zeta dolce che pronunciano gli anglofoni. Il capitano non può fare a meno di scegliermi.

Gli ero grato per la fiducia.

La partita fu uno spettacolo. Vabbè… più volte, io e Tommy, ci siamo dati il dieci. Io con la mia manina bianca.

Lui con la sua bicolore.

Alla fine persino un abbraccio.

Nei giorni successivi ci siamo cercati. Siamo diventati amici. Abbiamo parlato, giocato assieme. Lui mi ha difeso diverse volte da qualche facinoroso. Io gli insegnai a palleggiare.

Fu strana quella vacanza.

Partii che non sapevo di essere razzista. Scoprii di esserlo e in pochi minuti mi resi conto di non esserlo più.

E che non lo sarei mai più stato in vita mia.

Un altro 11 settembre: nel 1973 inizia nel sangue la dittatura di Pinochet, in Cile, di Cinzia Perrone – Autrice

Un altro 11 settembre: nel 1973 inizia nel sangue la dittatura di Pinochet, in Cile

Tutti ricordano l’11 settembre 2001 per le Torri Gemelle, ma altrettanto drammatico fu l’11 settembre del Cile, nel 1973, quando iniziò la dittatura di Pinochet.

L’11 settembre è un giorno che non rievoca soltanto l’attacco alle Torri gemelle di New York del 2001. È anche il giorno in cui avvenne il golpe in Cile, 28 anni prima, quando il popolo cileno si risvegliò sotto una cruenta dittatura militare di Pinochet, durata poi 17 anni. L’ultimo atto del primo governo socialista regolarmente eletto del Sudamerica si consumò in sole sette ore, dalle 6:30 del mattino dell’11 settembre 1973, momento in cui al presidente Salvador Allende (1908-1973), fu comunicata la sollevazione delle forze armate, alle 13:30, quando giunse l’annuncio ufficiale della sua morte.

Tutto iniziò il mattino dell’11 settembre 1973, giorno in cui il Cile entrò nella sua stagione più buia. L’ordine partì all’alba: i cacciabombardieri dovevano colpire La Moneda, il palazzo presidenziale e sede del governo cileno, a Santiago. Quel giorno l’edificio si era ritrovato circondato dai carri armati del generale Augusto Pinochet (1915-2006), che pretendeva le dimissioni di Salvador Allende, il primo presidente socialista del Cile, democraticamente eletto. I militari golpisti ordinarono che il palazzo venisse evacuato entro le 11, altrimenti sarebbe stato attaccato.

La risposta di Allende, fu trasmessa da Radio Magallanes: “Non mi dimetterò. Pagherò con la mia vita la lealtà della gente”, dichiarò il presidente asserragliato nel palazzo con elmetto in testa e un fucile kalashnikov a tracolla, regalo di Fidel Castro. Le forze di Allende resistettero fino alle 13:45, quando le unità speciali alla fine presero d’assalto il palazzo. Alle 14:00 si udì l’ultimo sparo: Allende si era dato la morte col fucile dell’amico cubano. Vedendo il corpo, il generale Palácios, uno dei leader golpisti, avvertì il quartier generale della Guarnigione di Santiago: “Missione compiuta. Moneda presa. Presidente morto”.

Con queste funeste parole iniziarono 17 anni di feroce dittatura.

Cucina: Agnolotti piemontesi – Agnolotti del plin o al plin

Me Piemont

Agnolotti piemontesi

Gli agnolotti piemontesi, o più semplicemente agnolotti (agnolòt o gnolòt in piemontese), sono una specialità di pasta ripiena tradizionale del Piemonte, e in particolare, della zona dell’Astesana e del Monferrato, nelle province di Alessandria e Asti, ma diffusa in tutta la regione. Esistono varianti degli agnolotti, tra cui gli agnolotti pavesi, che si differenziano per il ripieno a base di stufato.

L’origine del nome è incerta: la tradizione popolare identifica in un cuoco monferrino di nome Angiolino, detto Angelòt, la formulazione della ricetta; in seguito la specialità di Angelòt sarebbe diventata l’attuale Agnolotto. Un’altra teoria più moderna fa derivare il nome dal piemontese anolòt che nient’altro era che un ferro adoperato per tagliare questa pasta a forma di anello, che a detta di alcuni era appunto la forma primitiva che assunsero gli agnolotti.

La forma tradizionale è quadrata, con il ripieno racchiuso da due sfoglie di pasta all’uovo. La caratteristica principale dell’agnolotto piemontese rispetto alle altre specialità di pasta ripiena del resto d’Italia è l’utilizzo di carne arrosto per il ripieno.

Caratteristici della zona delle Langhe e del Monferrato sono gli agnolotti del plin o al plin, di piccole dimensioni e forma perlopiù rettangolare (il termine deriva appunto dal “plin”, ovvero il pizzicotto che viene dato per chiuderlo). Unici in tutto il Piemonte, e tipici del paese di Calliano in provincia di Asti, sono gli agnolotti d’asino, che si caratterizzano, a differenza di quelli standard, per avere il ripieno di carne d’asino.

Agnolotti del plin o al plin

Sia gli agnolotti piemontesi che gli agnolotti del plin sono inseriti nell’elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali italiani, stilato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e quindi tutelati secondo un disciplinare della Regione Piemonte. Pur potendo essere cucinati in diversi modi, sono quattro le ricette tradizionali:

con sugo di carne arrosto.

con burro, salvia e formaggio grana.

con ragù di carne alla piemontese.

in brodo di carne.

nel vino (solo in alcuni paesi dell’Alto Monferrato).

La ricetta classica non prevede la creazione di agnolotti piemontesi di magro: nel raro caso vengano prodotti, sono comunque denominati ravioli; allo stesso modo sono denominati ravioli gli agnolotti piemontesi contenenti un ripieno a base di fontina, comuni nel Canavese e nella Valle d’Aosta.

L’agnolotto è un piatto classico della cucina popolare piemontese: è infatti consuetudine utilizzare per il ripieno gli avanzi di arrosto dei giorni precedenti, triturati e mescolati fra loro, insieme a verdure, formaggio o altri ingredienti. Considerando questa origine risulta improprio parlare di una ricetta tradizionale per il ripieno, in quanto questo variava in relazione agli avanzi a disposizione; il fatto che questa sia da considerare l’origine più genuina dell’agnolotto è attestata dall’utilizzo del sugo d’arrosto per il condimento: questa ricetta infatti prevede di riutilizzare non solo la carne avanzata, ma anche l’intingolo dell’arrosto, coerentemente con la tradizione contadina che prevede di evitare ogni spreco.

(Fonte: Wikipedia)

«Il Guarracino» di Mimmo Mòllica e l’invasione di 200 nuovi pesci del Mediterraneo

«Il Guarracino» di Mimmo Mòllica e l’invasione di 200 nuovi pesci del Mediterraneo

Uno studio coordinato dal Cnr di Ancona ricostruisce la ‘storia’ delle invasioni biologiche nel mare nostrum, negli ultimi 130 anni. Circa 200 nuove specie ittiche sono oggi presenti, in conseguenza del cambiamento climatico. «La filastrocca del Guarracino» ebook di Mimmo Mòllica, descrive lo scenario di una celebre canzone napoletana di ignoto del ‘700, nella quale i pesci prendono parte ad una contesa amorosa, scontrandosi in una lotta apparentemente violenta, eppure divertente e godibile. Se la violenza deve essere raccontata così come essa si abbatte sull’ambiente, sul nostro Pianeta e sui nostri mari, non è certo la guerra del Guarracino. 

La rivista ‘Global Change Biology’ ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca, coordinata dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine del Cnr di Ancona, che ricostruisce la ‘storia’ delle invasioni biologiche nel mare nostrum, negli ultimi 130 anni, abitato da circa 200 nuove specie ittiche, in conseguenza del cambiamento climatico. 

Sono centinaia le specie esotiche che fanno oggi del Mar Mediterraneo “la regione marina più invasa al mondo”. La ricerca,  pubblicata sulla prestigiosa rivista Global Change Biology, ricostruisce tale ‘storia’ per le specie ittiche introdotte a partire dal 1896.

“Lo studio (coordinato dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine (Cnr-Irbim) di Ancona, ndr)  dimostra come il fenomeno abbia avuto un’importante accelerazione a partire dagli anni ’90 e come le invasioni più recenti siano capaci delle più rapide e spettacolari espansioni geografiche”, spiega Ernesto Azzurro del Cnr-Irbim e coordinatore della ricerca. 

“Da oltre un secolo, ricercatori e ricercatrici di tutti i paesi mediterranei hanno documentato nella letteratura scientifica questo fenomeno, identificando oltre 200 nuove specie ittiche e segnalando le loro catture e la loro progressiva espansione. Grazie alla revisione  di centinaia di questi articoli e alla georeferenziazione di migliaia di osservazioni, abbiamo potuto ricostruire la progressiva invasione nel Mediterraneo”. Tale processo ha cambiato per sempre la storia del nostro mare.

Gli effetti ambientali e socio-economici di queste ‘migrazioni ittiche’ in parte “costituiscono nuove risorse per la pesca, ben adattate a climi tropicali e già utilizzate nei settori più orientali 

del Mediterraneo”, spiega il ricercatore Cnr-Irbim. “Allo stesso tempo, tuttavia, molti ‘invasori’ provocano il deterioramento degli habitat naturali, riducendo drasticamente la biodiversità locale ed entrando in competizione con specie native, endemiche e più vulnerabili”. 

«La filastrocca del Guarracino», storia di pesci e di coltello

Ecco. La ‘storia’ si ripete e richiama il tema de «La filastrocca del Guarracino», storia di pesci e di coltello tra spose promesse e chi non le mantiene, titolo dell’ebook di Mimmo Mòllica. “Lo Guarracino” è una celebre canzone napoletana di autore ignoto del ‘700 che narra la surreale vicenda amorosa tra il coracino e una sardina, pesci dalla vita semplice e dagli amori complicati.

Il «Guarracino» (coracino), in cerca di una moglie, si innamora della Sardella, già fidanzata (o promessa) all’Alletterato (tonnetto alletterato), un pesce della famiglia dei tunnidi, certo assai più bello e forte del coracino. Lo Guarracino rientra nel repertorio della canzone popolare napoletana e racconta in maniera mirabile e geniale una vicenda amorosa di pesci e di mare per molti versi surreale, in una chiave divertente e fantastica, enumerando in lingua napoletana numerose varietà di pesci, la cui identificazione è stata oggetto di sfida tra studiosi, biologi marini, naturalisti ed esperti di fauna marina.

Benedetto Croce. una fantasia graziosa

Benedetto Croce definì Lo Guarracino “una singolare fantasia, capricciosa e graziosa e di un brio indiavolato”. Gino Doria la classificò “fra le cose più fresche, più festive, più colorite, più saporose e sarei a dire più odorose, della poesia semipopolare o semidotta che dir si voglia”. Mimmo Mòllica ha voluto proporre la sua versione in lingua italiana de “Lo Guarracino”. I pesci che prendono parte alla contesa amorosa si scontrano in una lotta apparentemente violenta, eppure divertente e godibile perché possibile solo nell’immaginazione dell’autore. Una lotta che può dare l’dea della forza dell’amore ma pure di passioni come la gelosia e l’appartenenza. La guerra tra pesci fa parte di una fantasiosa pantomima godibile e geniale.

Se una guerra è in atto, se la violenza deve essere raccontata così come essa si abbatte sull’ambiente, sul nostro Pianeta e sui nostri mari, non è certo la guerra del Guarracino. Così il canto (o filastrocca) riveste interesse scientifico, e didattico, sollecitando una serie di (amare) considerazioni sulla salvaguardia dell’ecosistema marino come patrimonio troppo spesso maltrattato e minacciato.

LA GUERRA DEL GAS PER FAR FUORI LE RINNOVABILI, di Mauro Coltorti

LA GUERRA DEL GAS PER FAR FUORI LE RINNOVABILI

Stiamo andando incontro al razionamento del gas perché, comprensibilmente Putin minaccia di chiudere i rubinetti se non saranno tolte le sanzioni contro Mosca. Il Mite ha appena pubblicato il piano che prevede la riduzione dell’orario del riscaldamento condominiale di un’ora e del termostato da 20 a 19 gradi. E anche per l’acqua chiederanno sacrifici alla popolazione. Ma dubito che saranno sufficienti perché chi è in crisi mistica è il nostro tessuto industriale ed in particolare le imprese energivore. Tutto questo mentre è evidente che nel corso degli ultimi anni l’Unione europea abbia sbagliato completamente le sue scelte che hanno inciso sulla determinazione del prezzo del gas. Prima del 2013 infatti i prezzi del gas erano stabiliti in contratti a lungo termine quindi estremamente stabili, mentre poi si è via via passati al prezzo spot della borsa olandese (TTF), aprendo al libero mercato soggetto però a fortissime speculazioni. Inoltre il gas che arrivava dalla Russia, prima del conflitto e della crisi energetica causata dalla pandemia (perchè con la ripresa il mercato cinese che paga di più si è “preso” le nostre forniture determinando l’innalzamento dei prezzi), era molto più conveniente di quello Usa. Ma gli Stati Uniti avevano deciso con Trump nel 2019 di aumentare del 50% le esportazioni di gas. Venerdì ci sarà un nuovo consiglio europeo: dopo l’accordo Parigi Berlino per lo scambio gas/nucleare, Draghi spera che l’intesa sul tetto al prezzo del gas sia più vicina, ma intanto l’Italia va a tutto carbone: le centrali sono spinte al massimo per risparmiare metano mentre si parla di recuperare risorse da destinare agli aiuti alle imprese dai decreti attuativi scaduti o inattuati. Sacrosanti gli aiuti alle imprese, ma scommetto che tra i decreti che salteranno ce ne saranno molti che riguardavano le rinnovabili e le comunità energetiche. Sembra quasi che la crisi venga usata come scusa per fermare la transizione ecologica e insistere con le fonti fossili. Perché non si negozia con urgenza la separazione del prezzo delle rinnovabili da quello del gas? E soprattutto aspettiamo di vedere investimenti sostanziali per le rinnovabili che dovrebbero sostituire quanto prima il gas. Ma sono mesi che si sarebbe dovuto lancirae massicci investimenti sulle rinnovabili. Li avete visti voi? A pensar male si fa peccato, diceva Andreotti, ma spesso ci si indovina. Ma vogliamo ancora sostenere il governo dei migliori? “Ma de che?” dicono a Roma

ll problema di fondo è che il realismo terminale è la rappresentazione narrante di un’umanità sconfitta, di Tania Di Malta

ll problema di fondo è che il realismo terminale è la rappresentazione narrante di un’umanità sconfitta. Per questo, per esempio, parlare di realismo terminale a braccetto con il potere è un ossimoro. D’altra parte farsi vedere davanti ad una fabbrica o un carcere, a differenza del secolo scorso, viene tacciato di populismo e ricerca di consensi. Cosa rimane? Forse il verso ed il silenzio. Non so, davvero non so. In questi anni di lavoro nel realismo terminale ho cercato di mostrarmi senza veli, con tutti i miei innumerevoli difetti, terribilmente imperfetta come questo mondo. Unico lusso che mi sono concessa è quello di essere sincera fino alla scarificazione e giusta per quello che ho potuto. Ne sono uscita con la schiena traforata come un colabrodo, ma in piedi. Ma niente vittimismi, il realismo terminale racconta proprio questa trasformazione epocale che ci vuole ammassati e paradossalmente soli, abbracciati agli oggetti che intanto hanno imparato a parlare di umanità meglio di quanto siamo stati capaci noi.

Domani ad Acqui Terme, se vorrete, parleremo di questo. Il Gommone Forato parla una lingua che senza sensazionalismi cerca di raccontare il grande smarrimento. I testi poetici si avvalgono della similitudine rovesciata ideata da Guido Oldani e di una consapevolezza delle trasformazioni epocali che stiamo vivendo a cui lui ha dato un nome: Realismo Terminale, di cui Giuseppe Langella è stato grande interprete. Io ho fatto del mio meglio, lavorando tanto, ma sono e rimarrò sempre una figura secondaria rispetto alle logiche standard. Continuerò questo viaggio con la consapevolezza di quello che rimarrà di me: un piè di pagina, forse, ma si prosegue!

#TaniaDiMalta

#RealismoTerminale

Il catalogo “Poetica del ricordo” di Bagliano: un innovativo artistico alla vita

Bagliano, un inno artistico alla vita con il catalogo “Poetica del ricordo”.
L’arte è uno strumento potente di rielaborazione e cura.
Nell’arte significati ed emozioni vengono plasmati dall’occhio di chi osserva, senza giudizio. Resta solo la forza delle immagini e la loro capacità di comunicare.
È per questa ragione che il progetto della Casa Funeraria Bagliano, inaugurata nel 2016 ad Alessandria, si è arricchito in questi anni di un allestimento artistico unico nel suo genere e oggi al centro di un’iniziativa di valorizzazione.
In occasione dei festeggiamenti per il centenario dell’azienda, gli amministratori hanno deciso, infatti, di realizzare un catalogo di tutte le opere presenti nella Casa.
Si tratta di sculture e dipinti che celebrano la vita, in forte connessione con l’energia vitale frutto della creatività degli artisti. La pubblicazione, intitolata “Poetica del ricordo”, le racconta in modo empatico ed emozionale.
In ciascuna delle 10 sale – Stanza della Crisalide, del Volo, del Sole, della Sorgente, dei Germogli, dell’Albero, del Vento, della Foresta, del Mare, delle Foglie – sono racchiuse opere della natura. La Hall ospita due splendide urne funerarie realizzate da Dino Maccini; nel giardino ci sono due quadri di Gelindo Crivellaro e di Michele Fiocco. In quest’ultimo – “Il Nero” – le mille sfumature dell’ocra, graffi e incisioni riproducono forme, disegni, una storia. Gli sguardi più attenti scorgeranno anche un cuore.
Nel salone è esposto un dipinto su tela che rappresenta l’idea dell’infinito. Non può essere altro ad avere guidato gli autori, i detenuti del carcere di S. Michele, nell’uso delle sfumature dei colori decise e frammentate, sovrapposte e definite, smarginate ed esplose.
Le foto del catalogo sono state realizzate da Di Luce e D’Ombra. Il progetto editoriale è a cura di Housedada.
Il catalogo sarà stampato in 100 copie numerate e sarà visibile e consultabile presso le sale della Casa Funeraria.
“Da cent’anni noi Bagliano condividiamo ogni giorno con la morte. Abbiamo imparato a conoscere le metamorfosi che avvengono nelle ore in cui accompagniamo qualcuno nell’ultimo tratto di strada – dichiarano gli amministratori Marco e Davide Bagliano. Respiriamo un senso inafferrabile della morte, profondamente legato alla vita. Con questo catalogo proponiamo un percorso che tenta di abbracciare il senso universale dell’esistenza, attraverso il talento dei Maestri che hanno interpretato con i loro stili l’iconografia dell’arte funeraria. Siamo molto contenti di questa pubblicazione perché è la celebrazione di un piccolo, grande traguardo. Sin dall’inizio è stata una sfida creare questo connubio con l’arte e il colore, altro elemento predominante della Casa Funeraria, ma abbiamo sempre creduto nella validità del progetto. Vedere oggi nero su bianco il lavoro di questi anni e renderlo ancora più fruibile è motivo di orgoglio”.