Sorpresa al Pavese Festival, di Enrica Bocchio

Sorpresa al Pavese Festival: Alessandro Haber si è presentato in carrozzina, poi spostato di peso su una seggiolina da cui non si è più mosso. Alternava la lettura di Pavese alle esibizioni del trio elettroacustico di Omar Pedrini.

Risultato: la chitarra solista era male amplificata e si sentiva a malapena, quella di Pedrini veniva “zappata” anziché accarezzata e praticamente l’effetto era quello di antica memoria del gruppo di ragazzi con la chitarra in spiaggia davanti al falò, anche se si capiva che avevano per lo meno provato il repertorio, anzi “impressioni di settembre” è stata più gradevole che non dalla PFM.

Ma Haber nooo, Haber non ha dimostrato nessun rispetto per il prossimo, nessuna serietà, nessuna preparazione. Sei in grado di lavorare, non ci puoi marciare in questo modo, mandando in merda (vocabolo da lui usato almeno una decina di volte) persone presenti, poeti, disprezzando il senso di quello che stai leggendo, denunciando improvvisazione, distorcendo la frase poetica, travisando la finalità della serata.

E poi parolacce, gestacci, da bambini che si sentono emancipati… Come non bastasse ha voluto cantare tre canzoni giurando sulla figlia (era il caso?) di non averle provate prima (credibilissimo) una delle quali era di Tenco. Meglio che mi fermi qui.

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