Coldiretti. Gas: contro il caro bollette 1 su 5 ha già rinunciato ai fornelli, i consigli antispreco

I cuochi contadini di Campagna Amica hanno realizzato un vademecum per risparmiare

Gas: contro il caro bollette 1 su 5 ha già rinunciato ai fornelli, i consigli antispreco

Cittadini e aziende sono in grave difficoltà, subito intervento a livello nazionale ed europeo

Con la crisi energetica e i rincari in bolletta quasi un alessandrino su cinque (19%) per risparmiare ha già rinunciato ai fornelli, cucinando di meno e indirizzandosi verso pietanze che non necessitano di essere cotte. E’ quanto emerge da un sondaggio Coldiretti sull’impatto del caro energia i cucina dove un altro 53% ha adottato comunque accorgimenti per coniugare la voglia di continuare a portare in tavola cibi cotti con la necessità di ridurre l’impiego dei fornelli, contribuendo alla campagna per il risparmio energetico lanciata dal Governo con il decreto del ministro Cingolani. Solo il 27% dei cittadini dichiara di non aver cambiato le proprie abitudini di consumo in cucina.

Per sostenere l’impegno dei cittadini per il risparmio i cuochi contadini di Campagna Amica hanno preparato un vademecum che va dal fare attenzione all’uso delle stoviglie al modificare tempi e modalità di cottura.

“Meglio usare pentole che consentono il risparmio di energia come quella a pressione o per cotture plurime (bollitura e vapore) e utilizzare il coperchio quando è possibile. Importante anche utilizzare il fornello adeguato alle dimensioni della pentola che si sta utilizzando e verificare che la fiamma del fornello sia di colore blu, che indica efficienza nella combustione – ha affermato Stefania Grandinetti, cuoco contadino di Campagna Amica e presidente provinciale Terranostra -. Ridurre la cottura dei cibi per gustare bocconi più croccanti, al dente, leggermente al sangue vuol dire ingerire cibi con un più alto contenuto di nutrienti, assaporarne gli aromi originari degli ingredienti e soprattutto masticare di più aiutando moltissimo la digestione. Per gli alimenti che, per sicurezza alimentare, è meglio servire ben cotti, come pollo e uova, preferire ricette che permettano cotture veloci. Quando si utilizza il forno si possono pianificare più infornate, cuocendo contemporaneamente più pietanze facendo attenzione ai vari gradi di cottura, oppure infornare di seguito piatti diversi sfruttando la temperatura già raggiunta dal forno”.

Ma è possibile risparmiare anche l’energia elettrica, magari scegliendo di scongelare i cibi togliendoli qualche ora prima dal congelatore invece di utilizzare il forno a microonde o usando per la preparazione dei cibi gli attrezzi manuali come frusta e cucchiai invece del frullino elettrico. 

Consigli pratici per fronteggiare una situazione che necessita però di un intervento a livello nazionale ed europeo per sostenere i cittadini e le aziende.  

“Con i rincari energetici che stanno facendo esplodere le bollette di famiglie e imprese, occorre innanzitutto mettere un tetto al prezzo di tutto il gas che entra in Europa, non solo a quello proveniente dalla Russia – ha aggiunto il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco -. Come Coldiretti abbiamo già chiesto al Governo di dare risposte ai bisogni delle nostre imprese ma queste risposte devono venire anche dall’Europa perché non è accettabile in un momento di gravissima crisi prevalgano gli egoismi. Con la beffa che le nostre aziende si trovino a subire, oltre all’aumento dei costi, anche la concorrenza sleale da parte di Paesi come l’Olanda o la Germania, che ha annunciato un piano nazionale di sostegno al proprio sistema economico”. 

“Ma occorre lavorare anche per l’autosufficienza energetica, incentivando l’installazione dei pannelli fotovoltaici sui tetti per stimolare la produzione di energia rinnovabile nelle aziende agricole, superando a livello europeo il limite dell’autoconsumo come barriera agli investimenti agevolati – ha concluso il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco -. Ed è importante anche supportare la produzione di biogas e biometano, arrivando ad immettere nella rete fino a 6,5 miliardi di metri cubi di gas “verde” da qui al 2030, e potenziare la capacità estrattiva che nel nostro paese si è ridotta dei 3/4 negli ultimi decenni. E possiamo fare anche a meno dei fertilizzanti prodotti proprio a partire dal gas, puntando su quelli organici e, in particolare, sul digestato, facendo chiarezza sulla possibilità di utilizzo ed eliminando la soglia dei 170 chilogrammi di azoto per ettaro all’anno”.

L’attività di trasformatori “fai da te”, comunque comporta l’osservanza di precise regole in quanto la sicurezza degli alimenti conservati parte dalla qualità e sanità dei prodotti utilizzati, ma non può prescindere da precise norme di lavorazione che valgono per il settore agroindustriale, ma che devono valere anche per i consumatori casalinghi, soprattutto nella fase della sterilizzazione.

Valeria Bianchi Mian: Sto per addentrarmi su un terreno minato, lo so, lo so

Sto per addentrarmi su un terreno minato, lo so, lo so.

Però due parole, a distanza di qualche settimana dalle elezioni, le devo dire. Solo ed esclusivamente sul fatto “prima donna che”. Preciso che assolutamente son lontana dal partito della signora M., neh. Osservo un attimo da nembi e cirri, da punti di vista che non c’entrano una virgola con la politica. Son psicologa e un po’ poeta, quindi il neurone mi parte alla ricerca di armonie. Allora. Questa signora è nata il 15 gennaio. Sapete cosa significa? Che noi Capricorno, arranca arranca, allena allena, e daje e daje, festina lente, attendi e scatta, prima o poi, con coda di pesce e corna di caprone un posticino al sole ce lo pigliamo. Solo questo. Olio di gomito e tenacia nel biberon. Dopo di che, il decretare se sia una cosa femminista o meno l’avere o non avere la tipa al governo è questione che non ho ancora risolto nelle mie sinapsi.

Il dolore s’ incarna, Annamaria Latini

Foto Rai News

Marche, 15/ 09/2022 (alluvione) Annamaria Latini

Il dolore s’ incarna

Nell’ infausta sorte
avida notte a brandelli
e la morte e l’amore incedono..
La putrida acqua
ingoia gl’ affetti più cari,
e l’allegria degl’ amori nascenti
giace, sconfitta.

Il dolore s’ incarna!

Profumo d’ amata terra
con amore custodita;
gingilli sepolti
d’ infanzia gioiosa;
suggellati argomenti
ad honorem,
or, inesorabilmente recisi.

Il dolore s’ incarna!

Sulla traiettoria ancor vitale,
il coraggioso pensier giovanile
azione celere diviene,
e con purezza d’intenti
travolge le” barriere”.

È umile operosità,
della Speranza,
preziosa Virtù !

Annamaria Latini
Diritti riservati
L1941/ 633

Racconti: UNA SEMPLICE VOLONTA’, Roberto Busembai

UNA SEMPLICE VOLONTA’

Oggi volevo promuovere una parola, “Pace” ,un termine molto usato solo per appariscenza e democratica esigenza, un termine che della sua vera sostanza e importanza ormai non esiste assolutamente coscienza alcuna che la nomini. Non ho sentito nessuno, ancora, parlare volutamente e con assoluta credibilità e caparbia fermezza , gridare, sottoscrivere, urlare, dibattere, considerare, vagliare, ponderare, manifestare, il vero significato della parola “Pace”.

Tutti, in assoluta riserva, ne parlano e nominano, quasi sottovoce, quasi fosse un termine scabroso, offensivo, la “Pace” solamente per un libero pensiero particolare, o solo ( e purtroppo) per adeguarsi alla massa, piena di false retoriche e falsi pensieri. Non c’è Stato nel mondo, non c’è nessun potere religioso, non c’è nessuna forza politica, non c’è nessun uomo di prestigio e importanza che si dibatta e contribuisca perchè il termine non sia solo un quattro parole vane ma sia una forza umana totalitaria. Voglio promuovere la “Pace” perchè possa entrare davvero negli animi e nelle coscienze di ognuno, che entri come una spada tagliente nel cuore e illumini ogni possibile entità di potere perchè possano “democraticamente” vagliare e studiare, volere e stra volere un compromesso basato sugli abbandoni economici personali e vagli invece una equa e pacifica distribuzione nel rispetto della vita e delle persone, quali esse siano, razza, ceto e colore!

Utopia? Non credo, solo perchè la guerra è economicamente più conveniente? Ma allora che senso ha parlare di figli, famiglie, rispetto dell’ambiente, ecc ecc…..sono cose che si disintegrano da sole, non posso convivere con una coscienza e volontà di guerra….sono davvero un controsenso, o si desidera il rispetto della vita oppure diciamolo chiaramente che si vuole la fine di questa meravigliosa avventura che è stata l’uomo sul pianeta terra. Il futuro? Solo con la vera e assoluta Pace se ne può davvero parlare e intravvedere. Promuovere la Pace in ogni cosa, in ogni pensiero e in ogni azione, deve partire da tutti e per tutti, se (e sottolineo davvero questo se) desideriamo davvero il proseguo della Vita.

Busembai Roberto (errebi)

Immagine web: Digital art

Racconti: L’”Uomo dalla Maschera di Ferro”, di Anselmo Pagani

Sull’”Uomo dalla Maschera di Ferro” sono state scritte varie opere teatrali e circa duecento fra romanzi e saggi, ma anche girati numerosi film, l’ultimo dei quali con Leonardo Di Caprio come attore più famoso.

Quello che ai più potrebbe sembrare il protagonista di una storia inventata, è però un personaggio realmente esistito, anche se su di lui andrebbe sfatata tutta una serie di leggende che, per ragioni di botteghino, Hollywood ci ha costruito sopra, al pari di scrittori importanti come Dumas, nel “Visconte di Bragelonne”, e Voltaire, nel suo “Le siècle de Louis XIV”.

Vero è che sull’identità dell’uomo celato dietro a quella maschera e morto nel carcere parigino della Bastiglia nel novembre del 1703 all’età di sessant’anni circa, di cui gli ultimi trentaquattro trascorsi in detenzione, ci sono ben poche certezze.

Lo si vide per la prima volta nel 1687 a Grasse, nelle Alpi Marittime, quando durante una sosta del suo lungo trasferimento dal forte di Exilles a quello dell’isola di Santa Margherita, davanti a Cannes, uscì a prendere una boccata d’aria dalla portantina che lo stava trasportando sotto la sorveglianza di una quarantina di guardie, aventi l’ordine di sparargli alla testa qualora avesse parlato per dire qualsiasi cosa al di fuori delle sue necessità primarie.

Per la sorpresa di chi se lo trovò davanti, il suo volto era coperto da una maschera di ferro, che risaltava su un corpo atletico e più alto della media.

Viaggiava al seguito del suo carceriere, Monsieur de Saint-Mars, ex-moschettiere ed amico di Dartagnan, che nel 1665 era stato nominato governatore della fortezza di Pinerolo, allora enclave francese in Piemonte, per poi passare ad Exilles, quindi a Santa Margherita e infine alla Bastiglia, a far data dal 1698.

Il “Re Sole” aveva disposto che soltanto lui avesse la custodia di quel prigioniero così strano, che lo seguiva come fosse un cagnolino al guinzaglio, venendo da lui trattato con tutti i riguardi a condizione però che rispettasse un certo numero di regole, in primis quella di mostrarsi agli estranei sempre col volto mascherato e mantenere il riserbo più assoluto sulla propria identità, pena la morte.

Persino dopo il suo decesso, la camera che occupava alla Bastiglia fu svuotata e ridipinta, il pavimento rifatto e i mobili bruciati, affinché non restasse il minimo ricordo di lui, del quale però s’iniziò apertamente a parlare soltanto dopo la scomparsa di Luigi XIV, facendo circolare le ipotesi più disparate sulla sua identità.

Se Voltaire, per esempio, sostenne che si trattasse del fratello naturale del Re Sole, frutto dell’amore adulterino di sua madre Anna d’Austria col Card. Mazzarino, altri affermarono che ne fosse addirittura il gemello.

Queste ipotesi paiono però destituite di fondamento, non fosse altro perché all’epoca i parti delle regine avvenivano di fronte ad un ampio pubblico costituito da dottori, levatrici, dame di compagnia e sacerdoti, che dovevano per l’appunto testimoniare che il neonato era davvero il frutto di quel grembo regale.

E’ anche da escludere che si trattasse di un figlio naturale di Luigi XIV, perché il prolifico sovrano di figli nati da relazioni adulterine ne ebbe sedici, tutti riconosciuti, e non si capisce dunque perché avrebbe dovuto nascondere il diciassettesimo.

Gli storici contemporanei sono piuttosto propensi ad identificare quello sfortunato con uno dei non molti detenuti presenti nella fortezza di Pinerolo durante il governatorato di Monsieur de Saint-Mars, tutti perfettamente noti.

Fra di loro, eccettuati morti e pazzi, il nome di Eustache Dauger risulta il più probabile.

Arrestato a Calais nel 1669, quest’ultimo fu condotto a Pinerolo sotto eccezionali precauzioni di sicurezza, forse perché a conoscenza di qualche indicibile segreto di Stato probabilmente relativo ai retroscena del trattato di Douves, da poco siglato fra Francia e Inghilterra.

A Pinerolo, Dauger fu messo al servizio di un altro prigioniero illustre, l’ex-ministro delle Finanze Nicolas Fouquet, caduto in disgrazia presso il Re e condannato a scontare l’ergastolo in quel luogo lontano affinché non spifferasse in giro tutto quello che sapeva sul giro di corruzione e tangenti che, insieme a lui, aveva coinvolto il potente Card. Mazzarino e, in ultima analisi, anche il Re.

E’ possibile dunque che i due carcerati, nelle loro chiacchiere, si siano scambiati le scottanti rivelazioni che, se il Fouquet si portò nella tomba nel 1680, condannarono invece il Dauger ad una morte virtuale.

Infatti, affinché non raccontasse ad altri prigionieri o alle guardie carcerarie i segreti suoi e dell’amico, si fece circolare la notizia che fosse stato liberato, quando invece s’era deciso di rubargli l’identità coprendogli il volto con quella maschera.

Fu così che negli ultimi vent’anni circa della sua esistenza, per quei pochi che ebbero a che fare con lui, egli fu “le prisonnier dont le nom ne se dit pas” (cioè “il prigioniero di cui non si pronunzia il nome”) meglio conosciuto dai posteri come “l’Uomo dalla Maschera di Ferro”.

(Testo di Anselmo Pagani)

Libri: FU SERA E FU MATTINA, Ken Follett

FU SERA E FU MATTINA

di Ken Follett

È il prequel de “i pilastri della terra”, e la saga intera dei protagonisti di Kinsbridge, è la garanzia di una lettura scorrevole e avvincente

Il basso medioevo è un periodo oscuro, dove si scriveva poco, non si lasciava tante opere ai posteri, anche se alcune consuetudini sono ancora vive, tipo entrare nelle case altrui e aspettarsi vitto e alloggio, o alcune stupide credenze mediche che sono più che altro supestizioni(lo fanno ancora in tanti, credetemi)

L’unica cosa è che l’intreccio delle vicende dei protagonisti è molto simile a quello de “i pilastri della terra”: Aliena e Ragna, Jack e Edgar, chiesa e ponte che bruciano, vescovi corrotti, piccoli monaci che cambiano il mondo

Ma ripeto: Ken Follett è una garanzia

Cuneese al rum

Me Piemont: Cuneese al rum

Il cuneese al rum è un tipo di cioccolatino formato da due cialde di meringa che racchiudono una crema pasticcera al cioccolato fondente e rum, il tutto rivestito da uno strato di cioccolato fondente, che si produce a Cuneo. Solitamente è avvolto in carta rossa con scritte dorate.

Il cuneese al rum venne inventato da Andrea Arione, primo proprietario dell’omonimo negozio-bar, il quale decise di proteggere la sua creazione registrandola con il Brevetto per Marchio d’Impresa. Oggi, tale cioccolatino viene imitato in tutta la provincia, ma la ricetta originale è custodita dai proprietari del negozio-bar Arione.

L’8 maggio 1954 Ernest Hemingway sostò a Cuneo circa un’ora per recarsi nel negozio-bar Arione e acquistare i Cuneesi al rum per la moglie in vacanza a Nizza.

Versioni

Nonostante il principale e storico cioccolatino sia il Cuneese al rum, è possibile trovarlo in diverse versioni, con e senza liquori. Esso è, infatti, disponibile anche ai gusti Grand Marnier, nocciola, crema di marroni, cremino.

(Fonte: Wikipedia)

L’AMORE E’ … Paola Varotto

L’AMORE E’ …

L’amore a volte

è amare qualcuno

che non ti amerà mai

e allora tieni per te

tutte le parole che

non potrai mai dire…

E passi i tuoi giorni

su nuvole di sogni

costantemente infranti

su spigoli di felicità

sempre appuntiti che

tagliano lasciando lividi

perchè ti ricordano

un amore che… non ha vita!

E allora immergi il tuo dolore

in acque gelide

per congelare i pensieri

perchè lasciarli andare… è sconfitta!

E scivoli in anfratti

sempre più stretti

dove il sole non entra…

Dove regnano strisce argentee

che ti legano le mani

che vorrebbero

accarezzare un volto

indovinarne i contorni

imprimerlo sulle dita

per poterlo guardare

quando la nostalgia

stritola il cuore…

L’amore è…

l’ostinata, terribile egoista,

brutale mancanza che

non mi abbandona!

©copyright legge 633/1941

Paola Varotto

Libri: Il Gioco, Giovanni Floris

Quando Rossella Catrambone, studentessa modello, scompare, i sospetti della polizia si appuntano sui due bulli dell’ultimo banco: Mansur detto Momo, italiano di seconda generazione, e Francesca, colonna dell’estrema destra del quartiere periferico di Torre Bruciata. Il loro professore di lettere, Paolo Romano, non è della stessa idea e decide di scoprire la verità.

I giorni passano, la ragazza non ricompare e si accumulano indizi inquietanti quanto stranamente letterari: una pista porta a Edgar Allan Poe, una a Giordano Bruno, una ai surrealisti… intanto, il professor Pastore, il complottista della scuola, è convinto che la chiave di tutto sia nascosta nei sotterranei del Vaticano.

È solo l’inizio di una pericolosa caccia al tesoro a cui i tre saranno costretti a giocare. Li salveranno i libri, o sono proprio le parole a uccidere?

Un giallo, un complotto, una commedia dal ritmo incalzante, un percorso scanzonato ma ricco di cultura che attraversa un secolo di letteratura: questo romanzo multiforme è in se stesso un gioco che non finisce mai di sorprendere.

#IlGioco è disponibile in libreria e su tutti gli store online.

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Chiamami amore, Giuseppe Pippo Guaragna

Chiamami amore

Siamo soli stasera è fatta notte,

risplendono le stelle come sempre,

e non si muove l’aria né una foglia

solo si sente il bubolio d’un gufo.

Poi da Levante un refolo di vento,

il profumo del caprifoglio in fiore,

ci avvolge come un manto di velluto

mentre la luna brilla e ci fa luce.

Notte di plenilunio, è luna piena,

la pallida signora tesse trame

d’opalina, d’argento e d’oro antico,

e noi dalla magia siamo stupiti.

Io ti guardo con occhi innamorati

perdendomi nei tuoi, azzurri e chiari,

e tu sorridi, m’offri le tue labbra

come ciliegie maturate al sole.

Ti bacio, t’accarezzo, siamo soli

in questa immensità che ci rapisce,

il tempo scorre sulla nostra pelle,

racchiusi in una bolla d’infinito.

E tu, se vuoi, chiamami ancora amore,

l’amore non ha tempo e non ha fine,

è casa ed è rifugio, albergo, ostello,

in questo mondo ostile ed impazzito.

In questa notte colma di mistero,

chiamami ancora amore in un sussurro.

9 Ottobre 2022

Oggi a Masera l’ultimo saluto a Franco Sgrena. Così ho ricordato mio papà, Giuliana Sgrena

Oggi a Masera l’ultimo saluto a Franco Sgrena. Così ho ricordato mio papà.

«Perdere un padre è sempre dolorosissimo, nel perderne uno come il tuo c’è anche più tristezza e però fierezza per come è stato» questo è il messaggio che mi ha mandato ieri Luciana Castellina. E, infatti la tristezza, il dolore per la perdita si accompagnano alla fierezza per quello che mio papà è stato e ha rappresentato.

Tanti di coloro che sono venuti a salutarlo mi hanno detto se ne va un pezzo di storia, in un momento in cui ci sarebbe più che mai necessario mantenere la memoria, la testimonianza viva di quella che è stata la lotta per la liberazione del nostro paese dal nazi-fascismo.

Franco Sgrena era una istituzione di Masera e non solo, soprattutto, mi hanno detto, non era solo tuo padre. Questa frase insieme alla commozione di chi la pronunciava – e non erano persone della mia età ma più giovani – mi ha resa particolarmente orgogliosa. La capacità di parlare ai giovani, di trasmettere valori non è da tutti.

Io sono orgogliosa di essere la figlia di Franco Sgrena, partigiano, contrabbandiere, ferroviere, comunista, sindacalista, che non si è mai arreso.

Se sono quella che sono, se ho potuto fare la vita che ho fatto è grazie a lui e anche a mia mamma Netta, come tutti la chiamavano, che è diventata Antonietta solo durante il mio rapimento. Ho avuto la fortuna di avere avuto genitori eccezionali e per lungo tempo. Non posso parlare di mio papà senza ricordare anche mia mamma; lui aspetto da duro, coerente, inflessibile, lei dolce e disponibile, ma molto forte sotto la sua apparente debolezza. La dignità era di entrambi. La coerenza che ho ereditato è quella che mi ha salvata nei momenti più difficili.

Quando sono nata mio papà non mi ha guardata per tre giorni perché ero una femmina e non poteva chiamarmi Ivan come il suo compagno georgiano che era morto combattendo accanto a lui quando, da partigiani, difendevano la val Cannobina. Forse anche per dimostrare quanto può valere una femmina sono diventata così testarda.

Mio papà era innanzitutto un partigiano e per questo sono cresciuta a pane e resistenza, resistenza declinata nei valori di libertà, giustizia solidarietà e laicità. Valori non scontati negli anni Cinquanta, soprattutto quando mi sono trovata a frequentare la scuola elementare in una classe gestita da una suora, ma era la scuola pubblica e non avevo scelta. Anche se ogni giorno la suora faceva pregare tutta la classe per la compagna Giuliana, costretta a vivere in una famiglia di comunisti, sotto accusa era mio papà perché la mamma era considerata una vittima, come me, ma io avrei dovuto redimermi facendomi suora, ma poi mi sono liberata diventando atea. Erano anni difficili, in attesa di un lavoro stabile, che sarebbe arrivato con l’assunzione nelle ferrovie, mio papà aveva fatto diversi lavori, soprattutto contrabbandiere. Un lavoro legittimato dalla necessità e dal fatto che gli spalloni conoscendo bene il territorio avevano fornito un grande aiuto quando erano entrati a far parte della resistenza, anche accompagnando ebrei oltre confine.

Spesso le difficoltà quotidiane del dopo guerra le abbiamo superate con il lavoro di mia mamma che era una sarta molto apprezzata e cuciva giorno e notte. Per necessità e anche per l’attesa snervante del papà contrabbandiere, si temeva sempre il peggio.

Mio papà ossessionato dalla coerenza con i valori della resistenza e dell’essere comunista ai tempi del Pci, anteponeva sempre i bisogni degli altri ai nostri, che eravamo considerati dei privilegiati, con la costernazione della mamma. La nostra casa è sempre stata aperta e lo è stata fino ad oggi. Casa nostra era alternativamente bivacco per gli spalloni che tornavano dalla montagna o sede politica per richieste di aiuto, distribuzione di volantini o dell’Unità.

Il primo maggio 1973 è stato invitato a Mosca come uno dei segretari di sezione del Pci con un rapporto tra popolazione e iscritti al partito più alti. Inutile raccontare il dramma della morte di Berlinguer e della fine del Pci, condiviso da molti compagni. Ha poi militato nel Pdci. Alla fine, nonostante le disillusioni, ha sempre mantenuto il suo impegno politico leggendo e informandosi.

Anche perché il suo impegno si estendeva a livello locale nella partecipazione all’amministrazione comunale più all’opposizione che nella maggioranza o nella Comunità montana e poi nel sindacato dei ferrovieri all’interno della Cgil.

Senza dimenticare il suo passato da spallone e quello che aveva rappresentato in una zona di confine come la nostra, aveva raccolto le firme per una statua e alla fine è nato il museo degli amici dello spallone, di cui vi parlerà Patrizia.

I miei genitori hanno dovuto affrontare due grandi e drammatiche prove, nel 2005 il mio rapimento, con l’assedio dei giornalisti che avevano invaso i loro spazi privati senza nessun rispetto per il dolore. Quella prova è stata superata con la mia liberazione anche se la morte di Calipari ha segnato con un lutto quella libertà.

Estremamente più drammatica e dolorosa è stata però la morte di mio fratello Ivan, un lutto che mia mamma non ha mai superato e ha segnato profondamente mio papà. Poi la morte della mamma, dopo 73 anni di vita insieme, è stato un duro colpo.

Negli ultimi anni con la malattia della mamma e poi sua, abbiamo intensificato molto il nostro rapporto. Abbiamo discusso di politica ma anche e soprattutto della resistenza della repubblica dell’Ossola. Lui non aveva mai nascosto il suo essere ribelle sempre e comunque, che l’aveva portato fin da piccolo ad essere contro i fascisti e i loro diktat e a compiere gesti che poi gli si sarebbero ritorti contro. Con amici e conoscenti ha passato le ore a raccontare episodi di quegli anni, è andato nelle scuole e ha rilasciato interviste per gli studenti che facevano le tesi sulla resistenza. Ha sempre mantenuto uno spirito critico, non si è mai fossilizzato sulle sue posizioni, nonostante le sue convinzioni

Se ne va un pezzo di storia vissuta, di memoria, un punto di riferimento, una persona coerente e resta una eredità da condividere.

Ringrazio tutti i presenti ma anche coloro che sono passati nei giorni scorsi a salutare mio papà perché la manifestazione di stima, di affetto, di partecipazione al dolore mi aiuteranno a superare questo distacco.

Paste di meliga

Me Piemont: Paste di meliga

Le paste di meliga (in piemontese paste ‘d melia) sono un biscotto frollino tipico del Piemonte, in particolare delle Valli di Lanzo, del cuneese, del biellese e bassa Val di Susa.

Sono dolci a base di farina di frumento, farina di antico mais piemontese (melia o meira in piemontese), burro, zucchero, miele, uova e scorza di limone.

Cenni storici

Di origine antica, si vuole che siano nati per necessità di fronte ad un cattivo raccolto che aveva fatto salire alle stelle il prezzo del frumento. I fornai cominciarono quindi a mescolare il fior di farina (oggi definito farina 00) con il frumento di mais, cioè con la farina ricavata dal mais macinata finissima, del tipo non utilizzabile per la polenta ma destinata a confezionare dolci. La peculiarità della macinazione molto fine favorisce la realizzazione di un biscotto dal gusto particolarmente definito e di struttura molto friabile.

(Fonte: Wikipedia)

Istanti ripetuti, di James Curzi

“La vita umana è racchiusa da una superficie curva, un luogo dei punti equidistanti da un punto interno detto centro. Una sfera in cui non esistono scansioni definite dei tempi evolutivi dell’individuo; non a caso la nostra morte somiglia moltissimo al nostro principio. Originati nel buio del grembo materno, al buio ritorniamo. Si nasce minuscoli, e minuscoli si muore.

Mi sia concessa la licenza di decontestualizzare a mio “servigio” le affermazioni del noto psicoanalista inglese Donald Winnicott, fatte nella conferenza in onore di David Wills (che tra l’altro condivido anche in “stricto sensu”):

“Gran parte della crescita è crescita verso il basso. Se vivrò abbastanza a lungo, spero di rimpicciolire e diventare abbastanza piccolo per passare attraverso quel forellino che viene chiamato morte”.

La nostra vita è costituita da una moltitudine di istanti ripetuti, da fasi evolutive interrotte e riprese con moto alternato, da tappe lasciate indietro, ostacoli non superati, gioie e dolori: condizionamenti positivi e negativi che assumono un ordine inconscio a noi sconosciuto; ma che altresì, determina tutta la nostra esistenza rendendola simile ad un eterno Déjà vu.

Forse anche per questo a volte ci riteniamo eterni… Perché tutto sembra ritornare, non morire mai.

I miei istanti ripetuti purtroppo sono la mia maledizione. Ma il libro tratta anche

– tramite l’uso del verso e la sequenzialità dei brani – di come interrompere alcune determinazioni malevole mediante la conoscenza delle loro cause; e autodeterminarsi, per quanto possibile, nella direzione di una coazione a ripetere di istanti ripetuti che seguano il segno della letizia.”

Sincero e semplice, Cesare Moceo

E così mi andai a nascondere proprio là dove credevo di poter risplendere.

Sincero e semplice,

sento ancora in me

le voci delle nostalgie

da cui nel tempo

mi sono autoescluso;

un passato improvvisato ma ardito,

racchiuso in una valigia di cartone

piena di sogni,

che rimane solo mio,

a ricordarmi che la vita

non è altro

che il piacere di un sorriso.

E così pensai bene

d’andarmi a nascondere

proprio là,

dove potevo risplendere.

.

Moces 69N @ t.d.r

VICINIORE, Cesare Bocci

VICINIORE

Che la curva del mio collo

ti sia appoggio.

Lenta potrà carezzarti la mia mano

e apprezzar della seta il tatto.

Riescano poi le mie dita

a dar un senso alla cecità

a vibrar con le tue corde

a sfiorare continue

il sommo del tuo petto.

Diventami la pineta

di un’alba pura azzurrina

di petali rifugiati nel cisto

dell’alterno dondolio delle cutrettole.

Accogli la mia meraviglia:

laggiù, tiepide,

spiccano le desolate spiagge,

attendono che a irrorarle

sia il nostro amore.

cesare bocci

OGGI, Daniela Patrian

OGGI

Solo nelle spericolate geometrie

trovo prospettive che mi saziano;

in controluce disegno il respiro,

penso ad arrotolare le onde

sciogliere le stringhe,

riprendere la vita.

Accudisco un sorriso nuovo

dei giorni imbavagliati.

Abbraccio voglie sconfinate e canti di sirene

che solfeggiano nel cuore.

La mente cerca

quel che l’anima sedotta brama;

intravedo il passaggio del tempo.

sotto un cielo fermo, stellato;

imparo a vedere.

Daniela Patrian

SPIAGGIA DESERTA D’OTTOBRE, Oana Lupascu

SPIAGGIA DESERTA D’OTTOBRE

Il sole è stanco, pallido

E spente le parole

Sulle mie labbra asciutte

Che il vento sfiora soltanto

Baciare non sa

Timido inganno

Rimpianto

Fruscio di onde

Battito di ali

E cielo in tempesta

Nessuno parla al mio cuore

Sembra già inverno

E rimaniamo così, soli

In un nido di spine

Io e i miei sogni

Abbracciati

E vestiti di pioggia

Oana Lupascu

10 ottobre 2022

DIETRO LE SBARRE, Miriam Maria Santucci

DIETRO LE SBARRE

Ho costruito un giardino dentro il cuore

e decine di finestre spalancate

da cui poter vedere ed ammirare

il nascere e il vivere di un fiore,

il volteggiare lieve di farfalle

sfiorate da manine di bambini

e tra i rami attorcigliati del roseto

il lieto cinguettio degli uccellini.

Un minuscolo angolo segreto

per nutrire il mio spirito assopito,

un giardino calmo e luminoso

per sentirmi in sintonia con l’infinito.

#MiriamMariaSantucci

#oltreiconfinidelcieloedelmare

#leimprontedellavita

#ilsentierodeldestino

#lalucedeipensieri

#oltrelorizzonte

#GORA_Appuntidiuninfanzianeldopoguerra

(foto web)

Riflessioni: Impara a contare solo su te stessa, Anna Nardelli

Impara a contare solo su te stessa.

Impara a non affidarti a nessuno e persegui ciò che vuoi essere, ciò che sogni senza farti bloccare da nessuno, soprattutto da te…

Impara a guardare oltre e non soffermarti sperando di essere aiutata, ti diranno che sono con te, ma non lo saranno mai realmente. Quindi conta solo su di te, nessuno potrà farlo solo te potrai e dovrai contare sulle tue forze, dovrai imparare a vivere e ad essere decisa su ciò che vuoi fare.

Quindi tira su le maniche e lascia tutto indietro guardando l’oggi perché dei se, dei ma, del ieri, non fanno più per te e così nel momento in cui avrai imparato a contare sempre e solo sul tuo io andrai via per la tua strada per sempre.

Anna Nardelli

10-06-2019

ATTESE, Paola Varotto

ATTESE

Sono rimasta in attesa

davanti alla porta del tuo cuore

che, non si è aperta.

Ho lottato per un sogno

ma quel sogno si è strappato

gettando brandelli di noi

sulla strada delle nostre vite

diverse ed uguali

per il nostro sentire.

L’amore non finisce

anche quando “non nasce”.

Ritorna e ti cammina dentro

inciampa nei ricordi

che lasciano graffiti

nelle nostre anime.

Vorrei guardarti dentro

oltre la pelle

Abitare nei tuoi occhi

per scoprire quel che vedi.

Per beffare questa vita

che invecchia prima di noi.

E allora ci avanzano

sorrisi,

baci, abbracci

che, non sappiamo a chi dare.

Ci rifugiamo nei versi

ci nascondiamo

fra le righe di una poesia

cercando fra le parole

un bacio negato!

©Copyright legge 633/1941

Paola Varotto

Racconti. Maria Clausi: LA SUPERBIA? UN MALE INCURABILE!

LA SUPERBIA? UN MALE INCURABILE!

Mia madre mi recitava sempre questo antico proverbio: “La superbia partì a cavallo e tornò a piedi”. E aggiungeva sempre che dovevo stare lontana dalle persone superbe perché sono persone negative e, dunque, nocive per l’anima!

Mia madre aveva ragione. Lei non era una persona dotata di istruzione, ma aveva una straordinaria saggezza. Molti dei suoi insegnamenti li ho ritrovati nella Bibbia o in opere di letteratura come I Promessi sposi del Manzoni.

La saggezza può essere o, meglio, è più grande dell’istruzione. L’istruzione, difatti, è come un abito bello e di buona qualità, ma se non usato nel modo giusto non serve. Si pensi ad un abito di alta moda che è di due taglie superiori alla nostra: in tal caso, seppure bello e di valore, ci viene impossibile indossarlo!

Ebbene, molte persone usano il loro sapere solo come strumento per ergersi ad inquisitore e per denigrare e ridicolizzare coloro che ritengono di condizione inferiore alla loro: un tale uso del sapere è semplicemente mostruoso!

Ci sono persone che salgono in cattedra e da lì non scendono più: credono di avere una sorta di autorizzazione a tempo indeterminato a impartire insegnamenti, quelli che, a loro giudizio, sono gli unici validi perché la validità è stata da loro stabilita.

Credono di avere in mano tutto il sapere di questo mondo, l’unico valido, l’unico incontrastabile, e guai a contraddire il loro pensiero: una sorta di lesa maestà!

Le persone superbe sono facilmente riconoscibili e tutte accomunate dalle stesse, identiche caratteristiche: sono prive di altruismo, sono prive di bontà, sono prive di comprensione verso gli altri, sono prive di qualsiasi capacità di amare il prossimo, cercano di ammantarsi di una umiltà che presto si rivela falsa …

Il superbo è colui che mai è capace di ammettere i propri sbagli; colui che mai è capace di chiedere perdono; colui che per giustificare il proprio operato deve continuamente denigrare l’operato altrui; colui che deve continuamente sminuire gli altri per poter dimostrare il proprio valore; colui che deve trovare negli altri sempre il lato negativo; colui che deve continuamente alimentare il proprio egoismo e per farlo deve andare alla ricerca continua delle lusinghe altrui …

Che dire? Cosa ci sarà dietro la superbia? Un vissuto traumatico? Un difetto “di fabbrica”? Una anomalia del carattere? Difficile rispondere. Per me è un male, un male incurabile: difficilmente “guarisce” chi ne è affetto! E non si dimentichi che la superbia è il peccato più amato dal diavolo e più odiato da Dio!

MC

MI MANCHI, Alberta Scarpetta

MI MANCHI

Amore oggi sento fortemente la tua mancanza.

Ti sento tanto lontano e ne provo un dolore quasi fisico.

Vorrei averti qui vicino a me sentire le tue braccia che mi stringono, le tue mani che mi accarezzano il viso dolcemente.

Vorrei specchiarmi nei tuoi occhi e agganciarli ai miei in un lungo sguardo d’amore.

Ma non vi in me nessun desiderio carnale ma solo un sentimento fatto di voglia di condivisione, di intesa mentale, di fusione di anime, di diventare tutt’uno.

Ho voglia di tenerezza !

Mi manchi ..

A.S.

70ttobre2022

Libri: Il Partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio

Giuseppe Marletta

Buon pomeriggio.

Segnalo alla Vs. attenzione “Il partigiano Johnny”, il capolavoro di Beppe Fenoglio, romanzo pieno di antiretorica sulla Resistenza italiana sia per il contenuto che per la forma.

È fortemente autobiografico, in quanto molte vicende sono vissute in prima persona, e descrive la vita di un partigiano delle langhe piemontesi nella lotta contro le forze nazi-fasciste.

Johnny è un uomo alla perenne ricerca di una ragione ed una verità e, suo tramite, Fenoglio analizza tutta la condizione umana, con estrema semplicità.

Il lessico è accattivante, con frequente ricorso all’inglese oltre che a neologismi per superare alcune asperità dell’italiano.

Fenoglio, tramite le gesta di Johnny, fa diventare protagoniste le debolezze e le sconfitte dell’uomo, poiché lo conducono infine verso la libertà.

Da leggere assolutamente!

SOGNI NEL CASSETTO (Acrostico) Anna Monteleone

SOGNI NEL CASSETTO (Acrostico)

Sogni nascosti nel cuore

Ognor zampillano al sole

Grande è il tempo vissuto

Non l’anima che è giovane ancora

I capelli son sempre più bianchi

Nel volto i segni profondi degli anni

E intanto scema piano la vita

Lontani appaiono sprazzi felici

Certezze del doman sono vuote

Assai triste appare il futuro

Sempre indietro si volge il pensiero

Sonno avvolge sapere e memorie

Estranea appare la vita passata

Tempo in un attimo sembra passato

Tra lavoro e fatiche impegnato

Or tanto stanco volge alla fine

(Acrostico a.m.)

SAPERSI LEGGERE, Roberto Busembai

SAPERSI LEGGERE

Sapersi leggere

dentro le parole

quelle furtive, incerte o impulsive,

è come accendere

un turbinio di luci

e vederle immense e sfocate,

son tutte indotte nella

stessa identica strada,

ma non tutte arrivano

alla fine.

Sapersi leggere dentro

con cura e devozione,

il cielo sarebbe pieno di stelle

pur con le nuvole

che tentano di coprirle.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web