VICINIORE, Cesare Bocci

VICINIORE

Che la curva del mio collo

ti sia appoggio.

Lenta potrà carezzarti la mia mano

e apprezzar della seta il tatto.

Riescano poi le mie dita

a dar un senso alla cecità

a vibrar con le tue corde

a sfiorare continue

il sommo del tuo petto.

Diventami la pineta

di un’alba pura azzurrina

di petali rifugiati nel cisto

dell’alterno dondolio delle cutrettole.

Accogli la mia meraviglia:

laggiù, tiepide,

spiccano le desolate spiagge,

attendono che a irrorarle

sia il nostro amore.

cesare bocci

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